17 Feb 2025
Passi in cantina

Italian Taste Summit

Due giorni ad alto tasso di business per le aziende vitivinicole italiane

Ogni iniziativa che mi propone l’amica Giordana Talamona racchiude – ormai lo so per certo – originalità, spontaneità e concretezza. L’Italian Taste Summit in cui mi ha coinvolta ad inizio febbraio ne è stata l’ennesima conferma.

Italian Taste Summit

Il 3 e 4 febbraio al Borgo Machetto Country Club & Golf di Desenzano, sulla sponda bresciana del lago di Garda, i rappresentanti di 55 aziende vitivinicole da tutta Italia hanno conosciuto decine di buyer esteri in una sorta di “business speed dating”, con incontri pianificati in base agli obiettivi commerciali da raggiungere.

Fondato e coordinato dall’economista, broker ed esperta di marketing Joanna Miro, l’Italian Taste Summit è diventato negli anni un punto di riferimento imprescindibile per le aziende italiane che puntano all’internazionalizzazione con progetti su misura, coraggiosi e liberi da preconcetti.

Innovazioni lucide ed ambiziose che hanno portato Joanna Miro ad essere definita la “Elon Musk del vino”.

Con il gigante dell’industria mondiale delle tecnologie Joanna ha in comune la sindrome di Asperger, su cui lei stessa ammette

La diagnosi che ho ricevuto quasi un anno fa che mi ha sconvolta, ma mi ha permesso di comprendere e ottimizzare molte cose. La mia iper-percezione e la mia iper-elaborazione mi permettono di cogliere i minimi dettagli e le interconnessioni invisibili ai più, e di elaborare il tutto in chiave nuova, prediligendo un approccio strategico e analitico.

Secondo la visione di Joanna Miro sul futuro del vino italiano, per attrarre le nuove generazioni ed ottimizzare i fatturati, le grandi aziende dovrebbero sfruttare la nuova legge sui vini dealcolati, e quelle medio-piccole dovrebbero concentrarsi sulle esperienze in cantina, sull’enoturismo e sulla vendita diretta, che offrono margini di guadagno superiori rispetto alle transazioni gestite da intermediari.

Quest’ultima strategia impone l’organizzazione di un’adeguata accoglienza, facile reperibilità on e off line, capacità di fidelizzazione con modalità semplici e dirette che sappiano trasmettere in modo autentico e coinvolgente la cultura e la storia del Made in Italy, come parte integrante e imprescindibile della nostra tradizione vitivinicola. Di questo tipo di approccio abbiamo parlato ancora dalla prima edizione di Italian Taste Summit, di “rural chic” e dell’identitarietà. All’epoca questo poteva essere un booster per la crescita, mentre oggi è diventata l’essenza per difendere e far crescere i fatturati in un’epoca di attacco multiplo al Vino. Il vino è cultura e patrimonio della nostra storia ultramillenaria senza pari.

A confermare il potenziale dell’accoglienza in cantina ci sono anche i dati della ricerca di Nomisma Wine Monitor, promossa dall’Osservatorio nazionale del Turismo del Vino 2024. Oggi l’enoturismo italiano vale 2,9 miliardi di euro, contro i 2,5 del 2023 (+16%), con una spesa media del turista del vino che arriva fino a 400 euro.

L’enoturismo rappresenta dunque, oggi più che mai, una delle chiavi fondamentali per il futuro del settore vinicolo italiano secondo Joanna Miro, che negli anni ha portato molte aziende vitivinicole italiane a prosperare nei contesti internazionali.

La forza del suo format Italian Taste Summit risiede nell’approccio altamente personalizzato, che si adatta alle specifiche esigenze di ogni produttore, il quale ottiene la possibilità di trovare gli sbocchi commerciali più interessanti per le proprie etichette, dai mercati emergenti dell’America Latina, come Messico e Brasile, a quelli più maturi europei, dall’Ovest all’Est, con particolare attenzione riservata a questa seconda area.

 

Incontri one-to-one ad altissima selezione, dunque, ma non solo: alcune aziende hanno avuto, inoltre, l’opportunità di essere le protagoniste delle Masterclass riservate alla stampa italiana e internazionale durante l’intero pomeriggio di lunedì 3 febbraio. In tutte ho trovato un approccio alla cultura vitivinicola ed enogastronomica davvero brillante. Il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato ha intervallato la presentazione dei produttori vinicoli del territorio di Cocconato con una degustazione di formaggio Roccaverano DOP, fresco e semistagionato, prodotto da latte crudo intero di capra delle razze Roccaverano, Camosciata Alpina e loro incroci.  L’alimentazione degli animali, il cui pascolo è obbligatorio da marzo a novembre, esclude categoricamente mangimi OGM e deve provenire per almeno l’80% dal territorio di produzione: 10 comuni della provincia di Asti e 9 comuni della provincia di Alessandria, nella zona più orientale delle Langhe. Fresco o stagionato, il sapore del Roccaverano DOP varia da delicato con sentori di yogurt se prodotto da una decina di giorni a piccante, se supera i 3 mesi di stagionatura.

Italian Taste Summit

I vini accostati ai formaggi erano davvero tantissimi (Barbera, Bonarda, Grignolino, Albarossa…), quindi, per non scontentare nessun produttore, v’invito a conoscerli uno ad uno sul sito del Consorzio Cocconato.

Poi è stato il turno della Malvasia Emilia IGT nelle varie interpretazioni delle Tenute Venturini Foschi di Parma. Il loro Gemma IGP Emilia Bianco bio 2021 è composto al 100% da Malvasia Bianca di Candia Aromatica, un antico vitigno di origine greca presente nel Ducato di Parma dai tempi di Maria Luigia. La vinificazione delicatissima preserva gli aromi naturali dell’acino, con note vegetali di rosmarino, menta ed erbe aromatiche.

Talamonti

Siamo poi scesi nell’Italia centrale per apprezzare i Cru abruzzesi di Loreto Aprutino della Tenuta Talamonti, con la sua preziosa verticale di Trebbiano d’Abruzzo DOC Aternum 2019, 2018 e 2017. I 7 mesi in barrique francesi – confermo – raggiungono lo scopo dichiarato in degustazione: tutti i profumi ereditati dalla biodiversità unica di quel territorio maturano in un trionfo di zafferano, salvia, fieno e… panbrioche!

Volta

Da lì siamo risaliti di nuovo in Emilia Romagna, per apprezzare le “Cinque Sfumature di Eleganza Effervescente” di Cantina della Volta, riconosciuta da tutte le guide per la scelta straordinaria e distintiva  di produrre metodo classico da Lambrusco di Sorbara. Ho amato il rubino brillante, le catenelle di perlage delicate, il fruttato succoso e la chiusura pulita del CDV Brutrosso 2018, con 60 mesi sui lieviti e sboccatura a luglio 2024.

Ho concluso questa splendida giornata con il Party serale ed il menu firmato dagli chef Maria Creschini e Ilario Corbellini, formulato per esaltare i vini di altrettanto prestigiose cantine, come La Versa, La Marca, San Salvatore 1988, Cantina di Casteggio, e Ronco Margherita. Nell’elegante atmosfera di Borgo Machetto Country Club & Golf di Desenzano, che nasce su un antico podere del XVI secolo immerso in un parco di 180mila metri quadrati, il pubblico internazionale ha potuto immergersi nell’autentico stile di vita italiano, con l’enoturismo come chiave di volta per valorizzare il Made in Italy nel suo complesso.

Sono felice che Giordana Talamona mi abbia coinvolta nell’Italian Taste Summit: questo appuntamento è un’occasione unica per dare voce a produttori straordinari e raccontare le loro storie, la loro passione e la visione innovativa che anima il settore.

 

Adele Gorni Silvestrini

Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini

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