24 Ott 2026
Le scoperte enoiche di Benny

La Barbera secondo Vinchio Vaglio

Natura, memoria storica e la sfida del tempo nel calice. Nel secondo e conclusivo capitolo del suo reportage per Wine Tales Magazine, Benedetta Costanzo ci porta nel cuore della Riserva della Val Sarmassa tra la storia di “Ulisse”, la poesia dei “Nidi” e la leggenda de I Tre Vescovi. Dopo una suggestiva merenda sinoira al Casotto e l’assaggio in cantina, il racconto si snoda attraverso un’esclusiva masterclass di otto Barbere guidata dall’enologo Matteo Laiolo: dalle espressioni più giovani ai cru del Nizza, fino alle straordinarie annate storiche capaci di sfidare il tempo.

Come vi avevo promesso nella prima parte del nostro racconto su Vinchio Vaglio (leggi qui il primo capitolo), lasciamo alle spalle le tappe di Asti e Nizza Monferrato per immergerci nel cuore verde di questo territorio. Ma c’è un risvolto umano e letterario che rende questi boschi ancor più speciali. Questa terra è stata la culla della Resistenza partigiana .Chi sceglie di esplorare questo angolo di Piemonte scopre un territorio che non offre soltanto vigneti d’eccellenza, ma custodisce le radici profonde della storia.

Tra i boschi di “Ulisse”: Lo spirito combattivo della Resistenza

La Val Sarmassa è stata infatti il teatro della Resistenza partigiana e il luogo dell’anima di Davide Lajolo, celebre scrittore, giornalista e politico nato proprio a Vinchio nel 1912, noto con il nome di battaglia di “Ulisse”. È tra questi boschi e al riparo dei tipici “casotti” agricoli, come il famoso Casotto di Ulisse a Monte del Mare, primo punto di contatto con le brigate partigiane, che si è alimentata la lotta per la libertà.

“Vinchio è il mio Nido”

“Vinchio è il mio Nido”: è questa celebre frase di Davide Lajolo ad aver ispirato uno dei progetti di accoglienza e tutela ambientale più poetici del Monferrato. Per dare forma a questo sentimento di profonda appartenenza, la cooperativa Vinchio Vaglio ha acquistato una porzione di bosco attigua alla cantina e confinante con la Riserva della Val Sarmassa, ripristinando l’antico sentiero e collegandolo con la Big Bench di Vinchio in un unico, grande abbraccio naturalistico. E’ questo il percorso che abbiamo fatto tutti insieme scoprendo la storia dei tre Vescovi e tanto altro ancora. Ma andiamo con ordine.

La storia di come sono nati questi “Nidi” merita di essere raccontata. L’idea è nata da un’intuizione del Presidente Lorenzo Giordano, subito trasformata in uno schizzo programmatico disegnato d’impulso su un semplice tovagliolo di carta dall’architetto Andrea Capellino durante una lunga e conviviale degustazione, ovviamente a base di Barbera!

Quel disegno si è trasformato in strutture uniche: sculture in salice intrecciato rigorosamente a mano che avvolgono e proteggono i tavoli da picnic dal sole e dal vento. Le loro aperture strategiche permettono di godere di una vista mozzafiato sui vigneti e sulle colline Patrimonio UNESCO, regalando al visitatore un’atmosfera intima, raccolta e familiare. I “Nidi” sono il simbolo plastico della volontà di Vinchio Vaglio di proteggere la propria terra e custodire le tradizioni con lo sguardo sempre rivolto al futuro.

La merenda sinoira al Casotto di Ulisse

La nostra passeggiata tra le vigne e i sentieri della riserva ha trovato il suo momento più conviviale proprio al Casotto di Ulisse. Arrivati lassù, la vista che si è aperta davanti ai nostri occhi era semplicemente mozzafiato. Un mare di colline pettinate a vite che si perdeva all’orizzonte sotto la luce del Monferrato. Ad attenderci per la celebre merenda sinoira c’era una tavola che profumava di accoglienza autentica, ricca di torte salate fatte in casa, salumi locali e formaggi tipici.  Ad accompagnare i primi calici festosi: un fresco Alta Langa DOCG e un’esuberante Barbera spumantizzata, perfetta per brindare alla bellezza del luogo.

I miei ricordi sono volati subito alle estati trascorse in Val Casotto da Beppino Occelli, in un periodo della mia vita in cui il Piemonte e le sue colline sono stati per me una vera e propria casa. Un luogo dell’anima dove ho stretto amicizie preziose e mosso passi fondamentali per imparare a riconoscere e ad amare i cibi e i vini di questa terra. Ritrovare proprio lì, tra le mani, un tassello di quel mondo attraverso un formaggio come il Cusié di Occelli affinato nelle vinacce di Barbera mi ha regalato un’emozione intima e fortissima, unendo in un solo assaggio memoria personale e passione enogastronomica.

I tre Vescovi
La leggenda de “I Tre Vescovi”

Proseguendo lungo il cammino, Maddalena ci ha affascinato raccontandoci la storia che si cela dietro a uno dei nomi più iconici della cantina: “I Tre Vescovi”. La leggenda affonda le radici nella storia locale, quando ai confini tra le diocesi di Acqui, Alessandria e Asti sorgeva un punto di incontro simbolico. Si narra che i tre Vescovi si ritrovassero proprio in questo incrocio di confini per discutere questioni territoriali e pastorali, sedendosi ciascuno all’interno della propria giurisdizione attorno a un unico tavolo per brindare con il vino del posto.

Questa affascinante memoria storica dà il nome al Barbera d’Asti Superiore DOCG “I Tre Vescovi”, un vino che rappresenta una vera e propria colonna portante della produzione di Vinchio Vaglio.

Direttore Marco Giordano
La visita in cantina: Gestione dei grandi numeri e il fascino dell’assaggio da vasca

Conclusa la merenda al casotto, l’esperienza si è trasferita negli ambienti produttivi dello stabilimento, dove a guidarci sono stati il Direttore Marco Giordano e l’enologo Matteo Laiolo. È stato un passaggio tecnico estremamente stimolante. Non mi capita spesso di visitare strutture cooperativistiche di queste dimensioni, caratterizzate da dinamiche organizzative complesse e da una gestione dei volumi che richiede rigore, precisione e una tecnologia all’avanguardia.

Ma al di là della scala produttiva, c’è un momento che, da sommelier e da appassionata, continua a conquistare la mia curiosità e a riempirmi di profonda gratitudine: l’assaggio direttamente da vasca. Degustare la Barbera ancora in divenire è stato un esercizio didattico ed entusiasmante, Si riusciva a cogliere il profilo sensoriale primario, con la sua verve acida ancora scattante, un frutto croccante e quella piacevole ruvidezza giovanile ma di impeccabile pulizia tecnica. Questo assaggio vivo ha acceso ancora di più la curiosità per la masterclass che sarebbe seguita.

Breve guida per comprendere la Barbera

Prima di immergerci negli assaggi e seguire passo dopo passo la nostra masterclass, è utile fissare alcuni punti chiave per chi desidera approcciarsi a questo vitigno e comprenderne fino in fondo l’anima e l’evoluzione nel calice.

La Barbera è un vitigno unico e affascinante nel panorama enologico italiano, caratterizzato da una straordinaria combinazione strutturale. Possiede infatti un’acidità fissa spiccata (guidata da un’elevata presenza di acido malico e tartarico) abbinata a un apporto di tannini da vinaccia estremamente contenuto. Questa sua naturale freschezza acida è la vera spina dorsale del vino. Gli dona slancio, una beva scattante e un’innata vocazione gastronomica, rendendolo un autentico jolly a tavola, capace di sgrassare anche i piatti più ricchi. Al tempo stesso, la Barbera è una varietà generosa che accumula zuccheri con grande facilità, dando vita a gradazioni alcoliche importanti. La componente alcolica gioca un ruolo fondamentale nell’architettura del vino. Avvolgenza e calore, se ben integrati, bilanciano perfettamente la spinta acida, regalando al palato un equilibrio armonioso e appagante.

La Masterclass

Ed eccoci finalmente seduti alle nostre postazioni, con i calici schierati e quella stimolante sensazione di attesa che precede ogni grande degustazione. Davanti a noi, guidati dal racconto dell’enologo Matteo Laiolo, una batteria di ben otto etichette pronte a tracciare la vera carta d’identità della Barbera firmata Vinchio Vaglio. Una progressione calibrata che parte dalle interpretazioni più giovani e fragranti, attraversa i cru e le riserve, fino al gran finale dedicato alle vecchie annate.

Sorì dei Mori 2025 Barbera d’Asti DOCG

Il nostro percorso degustativo parte dalla versione più fresca e immediata, concepita per valorizzare la schiettezza del vitigno d’annata. E il Sorì dei Mori 2025 Barbera d’Asti DOCG ne è un esempio perfetto! È vinificato esclusivamente in acciaio a temperatura controllata per preservare intatti gli aromi primari dell’uva ed evitare estrazioni tanniche eccessive. Il risultato nel calice è pura fragranza: un frutto rosso croccante che richiama la marasca, la ciliegia e la prugna fresca, impreziosito da una bevibilità che ti invita subito all’assaggio successivo. Rispecchia anche un’annata molto equilibrata in cui l’uva ha raggiunto una buona maturazione.

“I Tre Vescovi” Barbera d’Asti Superiore DOCG 2022

Proseguiamo con il secondo vino, “I Tre Vescovi” Barbera d’Asti Superiore DOCG 2022, la cui storia di “confine” ci era stata raccontata poco prima da Maddalena. E’ frutto di una selezione nei vigneti collinari più vocati dei comuni di Vinchio, Vaglio Serra, Nizza Monferrato e aree limitrofe. Con questo calice la Barbera rivela una profonda metamorfosi, introducendoci al ruolo chiave della maturazione fenolica e del passaggio in legno. Nei grandi vini da Barbera, la struttura e la trama tannica derivano sia dal raggiungimento della piena maturazione dei vinaccioli, sia dall’uso sapiente del rovere (in questo caso circa 12 mesi tra botti grandi e barrique). Questo affinamento dona tannini di cessione indispensabili per “vestire” la spiccata freschezza del vitigno, arrotondando il sorso e conferendogli una complessità avvolgente.

Nel calice, l’annata 2022 sfoggia un colore rosso rubino intenso con sfumature granate. Al naso regala un bouquet ampio in cui il frutto rosso maturo, come prugna e ciliegia, si fonde con garbo a percezioni speziate e tostature leggere. In bocca emerge un sorso rotondo e pieno, ma sempre sorretto da quella viva spina acida che regala equilibrio, eleganza e promette longevità.

Vigne Vecchie 50° e l’impronta del suolo

Con il terzo vino entriamo in una dimensione davvero speciale. Il Vigne Vecchie 50° Barbera d’Asti DOCG 2023, un’etichetta nata per celebrare il cinquantenario della cantina ha la particolarità di essere affinato esclusivamente in acciaio, dimostrando in modo lampante quanto la Barbera sappia essere un vitigno camaleontico. Qui non abbiamo la mediazione del legno, e quiindi complessità, una concentrazione naturale e la pulizia espressiva derivano unicamente dalla saggezza di ceppi storici di mezzo secolo, radicati in un terroir specifico.

I terreni della Val Sarmassa, di origine pliocenica, sono infatti costituiti dalle celebri sabbie astiane intercalate da limi e argille calcaree. La presenza di queste antiche sabbie marine ricche di fossili dona al vino una straordinaria sapidità, un’eleganza aromatica e una nota minerale distinta, mentre l’argilla garantisce struttura e corpo. Le radici profonde delle vecchie vigne riescono ad attingere nutrimento negli strati più reconditi del suolo, garantendo un perfetto equilibrio anche nelle annate più calde.

Nel calice, il Vigne Vecchie 50° sfoggia un vivace colore rosso rubino con riflessi violacei e regala al naso profumi intensi di frutta matura. Al palato è un sorso pieno, asciutto e profondamente sapido. Un grande vino, assolutamente degno del suo nome. La sera prima avevo già avuto il privilegio di degustare la versione 2022, e poterne rileggere le sfumature a così breve distanza, cogliendo l’identità e la diversa impronta del millesimo mi parla della sua potenza espressiva.

Verso l’apice della denominazione: Nizza DOCG

Non tutti sanno che la storia del Nizza nasce ufficialmente nel 2000 come sottozona della Barbera d’Asti Superiore (allora DOC e dal 2008 DOCG). Dopo quattordici anni di costante crescita e consapevolezza del proprio terroir, nel 2014 ha compiuto il salto definitivo. Si è staccata dalla denominazione madre conquistando un’autonomia totale ed elevandosi a Nizza DOCG, oggi considerata uno dei vertici qualitativi delle espressioni di questo vitigno.

Questa denominazione si regge su un disciplinare dai parametri particolarmente rigorosi, pensato per garantire una spiccata concentrazione e valorizzare solo i vigneti più vocati. Le rese sono infatti contenute entro un massimo di 7 tonnellate per ettaro (inferiori perfino a quelle di denominazioni storiche come il Barolo) e le vigne devono sorgere esclusivamente su versanti collinari con esposizioni favorevoli (tra sud-est e sud-ovest), con il divieto assoluto di impianto sui versanti esposti a nord.

Anche i tempi di affinamento riflettono questa ricerca di misura e longevità. Il disciplinare impone un minimo di 18 mesi di maturazione per il Nizza (di cui almeno 6 in legno) che salgono a ben 30 mesi per la versione Riserva (con un passaggio minimo di 12 mesi in botte). Un quadro normativo severo che si traduce nel calice in una straordinaria armonia tra struttura, eleganza e capacità di evolvere nel tempo.

La nobiltà del Laudana DOCG 2022

Nasce dall’esposizione a sud-ovest del Bricco Laudana, crinale simbolo di Vinchio le cui vigne cinquantenarie fecero registrare nel 1989 la quotazione record all’Asta della Barbera d’Asti. La fermentazione prevede dieci giorni di macerazione con temperature tra 24 e 29 °C per la massima estrazione polifenolica. Segue la malolattica in acciaio e un affinamento di 18 mesi diviso tra botti da 75 hl e barrique di vari passaggi, prima di un mese in cemento e un anno finale in bottiglia.

Portando al naso e al palato questo primo Nizza, la prima riflessione è quasi un sospiro di sollievo. Non c’è traccia di quell’eccesso di legno che, per un certo periodo, ho purtroppo ritrovato in molte interpretazioni della denominazione, che appiattisce la bevibilità e snatura la spinta acida del vitigno. Qui il rovere interviene con discrezione e garbo, vestendo la spina acida senza mai prevaricare la fragranza del frutto e la minerale identità del suolo pliocenico.

Un Nizza di splendido respiro gastronomico, ideale con brasati, cacciagione e formaggi stagionati, capace di esaltare la complessa tradizione del fritto misto alla piemontese con i suoi tagli di animelle, cervella e fegato.

Vigne Vecchie 2021 Barbera d’Asti Superiore DOCG

Nel 1987, mentre si tendeva a espiantare le vecchie vigne, un’intuizione dell’enologo Giuliano Noè, considerato uno dei padri della Barbera, spinse la cantina a selezionare i vigneti dei soci con oltre cinquant’anni d’età. Nacque così il “Vigne Vecchie”, sostenuto da regole ferree: vendemmia manuale in cassette traforate e vinificazione dedicata. Oggi quei ceppi superano gli ottant’anni; producono pochissimi grappoli, remunerati ai viticoltori con la massima attenzione per preservare questo patrimonio storico.

Dopo la malolattica in acciaio, il vino affina per circa 16 mesi in barrique e tonneau da 500 litri (in gran parte legno nuovo e una quota di secondo passaggio), per poi sostare un mese nel cemento e completare l’evoluzione con un anno e mezzo di affinamento in bottiglia. La versione Superiore 2021 conferma la solida architettura e la profondità sapida di un grande classico aziendale, sfoderando concentrazione e una tessitura di grande eleganza. Un sorso di struttura, perfetto per accompagnare primi piatti con ragù di carne o funghi e secondi di cacciagione.

Screenshot
Sei Vigne Insynthesis 2019 Nizza Riserva DOCG

Con questo vino la degustazione cambia nettamente registro, raggiungendo un vertice di grande intensità. Nata nel 2001 dall’idea di selezionare ogni anno le sei migliori parcelle della cooperativa per farne sintesi qualitativa, questa icona si fregia, proprio a partire da questo millesimo, della denominazione Nizza Riserva DOCG.

Qui la vinificazione guarda alla massima densità: l’evoluzione e persino la malolattica avvengono spontaneamente in barrique nuove di rovere. Il risultato nel calice è un vino profondo, balsamico e tridimensionale, capace di coniugare la potenza concentrata dei vecchi ceppi con una certa maestosità. Non è, tuttavia,  il mio preferito, perché lo trovo molto carico e forse toglie eleganza al sorso. Forse il tempo aiuterà a snellirne il profilo. Certamente è una versione che rispecchia lo stile preciso del Nizza Riserva, pensata per una longevità importante.

La prova del tempo: Vigne Vecchie 2009 Barbera d’Asti Superiore DOC

E proprio prima del sipario finale, la cantina ci ha regalato un momento di autentico privilegio: l’apertura non casuale, ma fortemente voluta, del Vigne Vecchie 2009 (quando la denominazione recitava ancora la menzione DOC). Un assaggio pensato per dimostrare come, già diciassette anni fa, la filosofia produttiva avesse individuato la giusta misura espressiva, lontana da ogni sterile eccesso. Al naso il vino rivela un’evoluzione misurata, elegante e di grande classe, ma è al palato che compie il vero prodigio. Ritrova intatta quella gustosità, quella spinta fresca e reattiva che aveva già caratterizzato le versioni più giovani. Un sorso indubbiamente evoluto, profondo e tridimensionale, ma pur sempre fedele a se stesso. È la firma inconfondibile di Vinchio Vaglio, la dimostrazione vivente di come la Barbera, quando nasce dalla sapienza e da vigne vecchie, sappia attraversare il tempo senza perdere la propria anima originaria.

Sei Vigne Insynthesis 2004 Barbera d’Asti Superiore DOCG

E se il Vigne Vecchie 2009 ci aveva già sorpresi, la vera chiusura che ci ha lasciati per un attimo in silenzio a meditare se l’è conquistata la Sei Vigne Insynthesis 2004.

A ben ventidue anni dalla vendemmia, il naso richiama per certi versi la traccia della 2019, con terziari di legno, cuoio e spezie scure, ovviamente molto più evoluti e stratificati dal tempo. Ma la vera sorpresa arriva puntualissima all’assaggio. Infatti è in bocca che si compie la magia e abbiamo la prova tangibile di come la Barbera sappia affrontare un viaggio così lungo senza perdersi nell’evoluzione.

Il sorso non rimane fermo nel calice a fare da comparsa mentre se ne parla: scalpita, spinge su una freschezza viva e dinamica che ci fa continuare a bere. Un vino da godere fino all’ultima goccia, che dimostra come l’energia del frutto e la naturale spina acida di Vinchio Vaglio sappiano scortare il tempo con straordinaria disinvoltura.

Un arrivederci con vista e la promessa dei funghi

A coronamento di questo inteso percorso sensoriale, la giornata si è conclusa con un ultimo light lunch affacciato su una vista collinare semplicemente incredibile, immersi in un’atmosfera calda e rilassata. Tra un ultimo calice e i saluti affettuosi, ci siamo lasciati con una promessa sottintesa e ben precisa. Ritornare in autunno, quando i boschi della riserva si tingono di caldi colori e la tavola si arricchisce dei profumi inebrianti dei funghi e dei tartufi del territorio. Non so se ci riuscirò, ma la voglia è tanta!

Riflessioni di viaggio

Tornare a casa da un’esperienza del genere lascia dentro un bagaglio ricco di consapevolezze. La prima è che il Piemonte del vino non si esaurisce affatto nella sola pur celebre cartolina delle Langhe. Esiste un Monferrato vivo, autentico e ricco di storia che ha tantissimo da raccontare, trasmettere ed emozionare a chiunque decida di esplorarlo con curiosità.

La seconda grande certezza riguarda proprio la Barbera. Questo vitigno straordinario si rivela un autentico jolly della viticoltura italiana. Sa essere agile, fragrante e piacevolmente beverino nelle sue versioni più giovani; sa trasformarsi nel compagno gastronomico ideale per eccellenza a tavola. Eppure, quando si selezionano le vigne più vecchie e i cru più vocati, sa sfidare il tempo senza alcuna timidezza, regalandoci bottiglie capaci di evolvere per decenni con nobiltà e fierezza. Vi invito davvero di cuore a mettervi in viaggio verso questi luoghi, a calpestare la terra scoscesa della Val Sarmassa, a lasciarvi avvolgere dalla magia dei Nidi e ad assaggiare tutto ciò che Vinchio Vaglio rappresenta. Una storia fatta di persone, di cooperazione virtuosa e di un amore viscerale per la propria terra. Sono certa vi conquisterà! Intanto un ultimo brindisi e… al prossimo viaggio enoico! Cin cin!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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