30 Mar 2026
Dal vino in poi

Pasqua e Io Vino

 

Il 15 marzo si è svolta, al Courtyard by Marriott Roma Central Park, la nona edizione di IO VINO, evento dedicato ai vitigni autoctoni di Marche e Campania, organizzato da Manilo Frattari e Romina Lombardi. Sottolineo ed evidenzio con molto piacere che erano presenti anche prodotti enoici ottenuti da vitigni internazionali o non autoctoni di eccellente valore.

Pasqua si avvicina e allora racconto gli assaggi che mi sono piaciuti di più delle due splendide regioni  per tipologia di vino.

Per gli abbinamenti,  vi sfido a provarne vari  a seconda delle vostre tradizioni familiari e locali, o anche divertirvi in una bella sfida enologica con i commensali.

 

BOLLICINE

Pasqua e Io VinoIniziamo da “JR” Asprinio Brut Metodo Charmat di Carlo Menale

Siamo ad Aversa, nel Casertano, zona celebre soprattutto per la mozzarella e per il vitigno Asprinio. Il nome di quest’ultimo sembra derivare dall’alta acidità delle uve ed è molto particolare la forma di coltivazione della vite che risale agli Etruschi: l’alberata aversana, localmente chiamata “vite maritata“.

Le viti sono maritate, attraverso corde di ferro zincato, con gli alberi di pioppi e quindi si sviluppano in altezza. Questo comporta, oltre a una visione scenografica di effetto, una enorme fatica nella gestione dei vigneti e nella vendemmia.

La storia dell’azienda inizia con il padre di Carlo Menale, Mimi’ il “Kant’njere” che aprì una cantina nel centro storico di Aversa.  Poi l’attività è continuata con il figlio Carlo nella casa paterna, nella cava in tufo, scavata dagli scalpellini a inizio Novecento e profonda quindici metri.

JR è un richiamo a Junior, il figlio di Carlo; lo spumante è caratterizzato da note intense agrumate e di fiori bianchi, seguite da una grande freschezza.

Ci spostiamo a San Costanzo, in provincia di Pesaro e Urbino, dove si trova SorRico. Il nome dell’azienda è un omaggio al Signor Enrico, nonno dei quattro cugini, Francesco, Giovanna, Massimiliano e Roberta, che la conducono.

La vicinanza al Mar Adriatico, garantisce una continua ventilazione sui filari delle viti e assicura un riparo naturale da molti insetti e parassiti potenzialmente pericolosi per le uve.

Il Biancame, o Bianchello, si narra che debba il suo nome al colore pallido della buccia e che abbia causato, poiché consumato in grandi dosi, la sconfitta di Asdrubale, fratello di Annibale, sulle rive del fiume Metauro.

Da questo vitigno si ottiene il “Tribolla“, Bianchello del Metauro Spumante DOC, Metodo Classico con affinamento sui lieviti per 18 mesi.

Sentori di crosta di pane, anticipano un gusto cremoso con leggera nota finale sapida.

 

BIANCHI

A Contrada Arsicci, frazione di Apiro, nel Maceratese, si trova Fattoria Nanni’, nomignolo di Giovanni Piersigilli  che negli anni Sessanta iniziò a piantare le viti qui, vicino al Monte San Vicino.

Oggi Roberto Cantori controlla e monitora personalmente tutte le fasi di vinificazione delle uve.

Pasqua e Io Vino“Origini” è un Verdicchio Castelli di Jesi Riserva Classico DOCG. Il nome è dovuto al vigneto,  piantato nel 1967, da cui ha origine il vino.

Odori eleganti di pesca, albicocca ed erbe aromatiche, sono seguiti da un gusto in cui predomina una freschezza molto piacevole e persistente.

“Madrerata” è un Ribona Colli Maceratesi DOC. Sorpresa finale perché mentre andavo via sono stata invitata ad assaggiarlo e ne sono rimasta colpita. Il nome è un omaggio a Macerata, considerata terra madre da Roberto Cantori. È un vino vibrante, con note erbacee delicate e un sorso con finale agrumato.

Le etichette, molto particolari, sono opera dell’artista Francesca Ballarini.

Ci spostiamo a Montemiletto, in Irpinia, in provincia di Avellino, a 550 metri sul livello del mare. Qui ha sede Tenuta del Meriggio, nome scelto dai coniugi Bruno Pizza e Nunzia Guerriero, per richiamare l’atmosfera rarefatta e romantica dei pomeriggi estivi del Sud Italia.

I vigneti sono sparsi nelle aree limitrofe e attraverso la zonazione, si enfatizza ancora di più la peculiarità dei vitigni autoctoni coltivati.

“Colle delle Ginestre” Fiano di Avellino Riserva DOCG è un vino con note di mela, pera ed erbe balsamiche; il gusto è fresco e persistente.

 

ROSATI

Andiamo in provincia di Ancona, per l’esattezza a Casenuove di Osimo, da Corinaldesi Vignaioli Artigianali, giovane azienda focalizzata su vini di nicchia, al di fuori delle DOC regionali.

Il “Fori Lesto” è un Marche Rosato IGT, Merlot 70% e Montepulciano 30%.

Il nome è un’espressione dialettale che significa fuori velocemente e richiama il contatto brevissimo delle bucce col mosto.

Melograno e fragoline di bosco emergono subito all’olfatto, seguite da un sorso molto fine.

Il secondo rosato è prodotto a Sessa Aurunca, nel Casertano, dove si trova Masseria Felicia.

Nel 1995 Alessandro Brini e Giuseppa Ruggiero  ristrutturano un vecchio casale di famiglia e reimpiantano una vigna. Poi l’azienda, con la gestione della figlia Maria Felicia Brini, si è specializzata soprattutto, ma non solo fortunatamente, su un vino rosso con una storia molto antica, di cui parlerò tra poche righe.

Oggi Masseria Felicia è guidata da Fabrizio e Alice Fiorenza, marito e figlia di Maria Felicia.

“Rosalice” Roccamonfina IGT è ottenuto da Aglianico. Note di lamponi e ribes rossi anticipano un gusto fresco con una nota finale leggermente sapida.

 

ROSSI

Come anticipato, restiamo sempre qui, nella zona del Monte Massico. Secondo la mitologia, Bacco, il dio del vino, creò molti vigneti alle pendici del monte: la zona era chiamata Ager Falernus, da cui si otteneva il famoso Falernum, bevuto dai Romani più abbienti.  Dopo la caduta dell’Impero Romano, ha avuto un declino fino alla fine degli anni Ottanta, quando fu creata la denominazione Falerno del Massico DOP.

E ho assaggiato proprio questo vino, Aglianico 80% e Piedirosso 20%. Sentori balsamici e speziati, seguiti da un sorso morbido e rotondo, denotano un nettare divino strutturato, complesso e potente, con lunga evoluzione.

Ci spostiamo nel Beneventano, a Castelvenere, da Alexia Capolino Perlingieri.

Pasqua e Io VinoNel 2003 Alexia ha ripreso l’attività familiare e l’ha portata a livelli molto alti. I vigneti sono a Solopaca, in zona collinare.

“Sciascì” Campania IGT Sciascinoso è ottenuto da questo vitigno autoctono campano, il cui nome deriverebbe dalla forma dialettale schiaccioso, con riferimento alla forma dell’acino.

All’olfatto emergono frutti rossi, viole del pensiero e note speziate. Il gusto è morbido.

Originale l’iniziativa dell’azienda di creare un segnalibro con dettagli per ogni vino prodotto.

L’ultimo assaggio è un prodotto marchigiano di Montecassiano (MC), dove si trova l’azienda La Lepre e la Luna, il cui nome rimanda a una leggenda orientale, alle tante lepri presenti in zona e alla luna piena presente, quando Roberta Palmieri e la sua famiglia hanno visto il terreno per la prima volta. L’attività è stata avviata nel 2015 e l’affinamento in terracotta caratterizza tutti i vini prodotti.

“Commenda 64”, dal nome della strada in cui ha sede l’azienda, è il vino degustato ottenuto da Grenache. Molto elegante al naso, con note delicate di ciliegie ed erbe aromatiche, e morbido al palato. Etichetta particolare con un vero petalo di rosa, fiore molto importante nelle vigne, spesso presente all’inizio dei filari, perché attraverso il monitoraggio del suo aspetto, è possibile prestare attenzione all’eventuale presenza di parassiti sulle uve.

Ecco, il viaggio vinicolo in queste due regioni è terminato e spero che i miei assaggi possano guidarvi nel pranzo pasquale e non solo, magari anche in altre occasioni.

Menzione speciale all’organizzazione dell’evento, sia per il posto, che per la scelta delle aziende presenti.

 

Buona Pasqua!

 

Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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