W Il Pinot Noir
Care lettrici e cari lettori, inizio questo nuovo articolo, con una confessione: il Pinot Noir è uno dei miei vitigni preferiti.
Originario della Francia, per l’esattezza nella regione Borgogna, è, oggi, coltivato in molti Paesi e, nonostante sia delicato, per la sua buccia sottile, e quindi complicato da gestire anche per i repentini cambiamenti climatici, sta offrendo sempre più soddisfazioni, adattandosi perfettamente nelle diverse zone in cui si trova. Il suo nome, pinot, è dovuto alla forma del grappolo, piccolo, chiuso e compatto, simile a una pigna, che in francese è appunto pinot.
Quindi, quando ho letto che a Roma, nel quartiere Talenti, nell’enoteca dello Zio d’America, situata al piano superiore e contigua al ristorante L’OZIO Ristora, ci sarebbe stata una degustazione dedicata solo al Pinot Noir, mi sono iscritta immediatamente!

Da poco i locali sono stati rinnovati e siamo stati accolti da alcuni giovani e promettenti ragazzi, molto professionali. Uno di loro, Emanuele Di Caro, bravissimo sommelier, ha introdotto la serata, spiegando, in maniera molto chiara, il vitigno e la sua predilezione per zone ventilate e soleggiate, con forte escursione termica e sempre vicino a corsi d’acqua.
Abbiamo poi assaggiato tre vini provenienti da tre Paesi diversi.
Andiamo con ordine di degustazione.
Sancerre AOP La Poussie “Vieilles Vignes”, Baron de Ladoucette 2022.
Partiamo dalla Francia, ma non dalla regione che ha dato i natali al Pinto Noir, bensì dal comune di Sancerre, famoso soprattutto per i Sauvignon Blanc, ma da cui hanno origine anche altri vini molto buoni, celebrati dallo scrittore Honoré de Balzac nell’Ottocento.
Ci troviamo nella Valle della Loira, dove scorre l’omonimo fiume, e la famiglia Ladoucette opera nella viticoltura da molto tempo, acquisendo, nel corso degli anni, nuove proprietà in altre zone vinicole francesi (Champagne, Pouilly Fuissé, etc…).
Il vino assaggiato è ottenuto da vigne vecchie (vieilles vignes), coltivate su terreno calcareo, che assicurano una bassa resa e qualità eccelsa. Affinamento in barrique di 12 mesi.
Al naso emergono sentori delicati di mirtilli neri e more, seguiti da freschezza e una leggera sapidità finale. Sicuramente ha ancora un potenziale evolutivo di qualche anno, è una bottiglia da condividere con amici, per trascorrere momenti belli e spensierati.
E come non abbinare queste sensazioni al delizioso “Il Pranzo di Babette”, film diretto da Gabriel Axel del 1987?
Cloudy Bay New Zealand 2017
Ci trasferiamo nell’emisfero australe, in Nuova Zelanda, il Paese la cui conformazione geografica ricorda la nostra penisola al contrario.
Cloudy Bay si trova nell’Isola del Sud e prende il nome dalla baia del fiume Wairau e fu chiamata così da James Cook nel 1770. L’azienda è stata fondata nel 1985 da David Hohnen e l’enologo Kevin Judd. Entrambi intravidero subito il potenziale vinicolo della zona, soprattutto a Marlborough, area divenuta successivamente famosa nel mondo soprattutto per i Sauvignon Blanc. L’altra proprietà è a Central Otago, a circa 700 km più a sud.
Nella gestione dei vigneti, c’è un forte orientamento alla sostenibilità, infatti la tenuta è tra i membri fondatori del Sustainable Winegrowing New Zealand, progetto nato nel 1995, che mira a migliorare costantemente le pratiche in vigna e in cantina, per assicurare una sempre maggiore salvaguardia dell’ambiente.
Fortunatamente, qui si producono anche ottimi Pinot Noir, che è coltivato in terreni argillosi nelle Southern Valleys. Il vino degustato, con affinamento in barrique di 12 mesi, ha note intense di frutti rossi, lamponi e ribes, con lievi accenni di vaniglia e grande equilibrio.
Un abbinamento dovuto è alla trilogia “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien, che è stata portata sul grande schermo da Peter Jackson, che ha ambientato i film soprattutto in questo Paese.
“Sanct Valentin” Riserva 2021, St. Michael-Eppan (San Michele Appiano)
Con l’ultimo vino assaggiato rientriamo in Italia ad Appiano sulla Strada del Vino, in Trentino Alto-Adige. Siamo di fronte a un’azienda storica, una cooperativa di circa 320 soci, dove modernità e tradizione vanno di pari passo per garantire una produzione eccellente nelle varie linee vinicole. Si presta molta attenzione alle uve, specialmente con il diradamento mirato dei grappoli.
La cantina offre ai visitatori anche l’emozione di vedere nelle barricaie quattro botti antiche, su cui sono state raffigurate eventi storici che partono dal 1907.
I vigneti di Pinot Noir sono tra i 400 e i 700 metri sul livello del mare, con suolo ricco di ghiaia e calcare, dove si percepiscono gli influssi del fiume Adige e dell’Ora del Garda, il vento che trae origine dal Lago di Garda e si diffonde nelle zone limitrofe.
Tutte queste caratteristiche, grazie anche agli enologi – fino al 2024 il celebre Hans Terzer, punto di riferimento nella zona e oggi Jakob Gasser, che è stato suo collaboratore – portano a vini eleganti, armonici, come quello che ho degustato.
Sanct Valentin, è una linea caratterizzata da: bottiglie ottenute da vigneti selezionati delle zone più vocate; produzione molto limitata; selezione accuratissima delle uve.
La Riserva 2021, affinata per 12 mesi in barrique e tonneau e poi in botti di cemento per 24 mesi, ha un tannino molto morbido, avvolgente anticipato da odori in cui predominano rimandi a ribes neri, viole del pensiero, chiodi di garofano, cannella e leggere note di tostatura.
Abbinamento al quadro più famoso, San Michele Arcangelo, dipinto da Guido Reni, che raffigura l’arcangelo, a cui è dedicata la chiesa parrocchiale di Appiano, che sconfigge Satana.
Questo capolavoro è stato dipinto nel 1635 e si può ammirare a Roma, in Via Veneto, nella chiesa di Santa Maria Immacolata Concezione dei Cappuccini.
A questa bellissima carrellata, aggiungo però un altro assaggio di Pinot Noir, che ho fatto di recente in un ristorante romano, Osteria Poerio, posto in cui si mangia molto bene e che ha un’ottima cantina anche di distillati.
Questa volta sono andata negli Stati Uniti, per l’esattezza in Oregon, area della West Coast, sopra la California, che sta diventando celebre proprio per la produzione di vini ottenuti da questo vitigno.
Willamette Valley, 2021, nome della valle in cui scorre il fiume omonimo, nei dintorni di Dundee, è del Domaine Roy & Fils, fondata nel 2012 da Marc-André Roy and Jared Etzel, che continuano l’attività dei loro padri, viticoltori, Robert Roy and Michael Etzel.
Obiettivo: intervento minimale per creare vini puri e trasparenti, testimoni della terra da cui provengono.
Il vino bevuto, affinato per 11 mesi in botti di rovere, è ottenuto da vigneti coltivati in due proprietà vicine, Iron Filbert Vineyard e Quartz Acorn Vineyard. Sentori intensi di ciliegie e more, sono seguiti da un palato in cui predominano freschezza e persistenza.
Concludo con l’abbinamento a un film americano in cui il Pinot Noir era spesso nominato: “Sideways” di Axander Payne del 2004.
Spero di avervi trasmesso la mia passione per quest’uva, difficile da gestire, ma che regala grandi emozioni una volta trasformata nel prezioso nettare.
Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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