Torna il Bagna Cauda Day ad Asti, in Piemonte e nel mondo Arrow Right Top Bg

6 Novembre, 2025

Torna il Bagna Cauda Day ad Asti, in Piemonte e nel mondo

  La più grande bagna cauda collettiva planetaria torna ad animare l’autunno con la sua tredicesima edizione, distribuita su due weekend: 21-23 e 28-30 novembre, seguita dalla “Bagna della Merla” dal 28 gennaio al 1° febbraio 2026.   Oltre 150 locali tra ristoranti, cantine storiche, osterie e agriturismi offriranno più di 30.000 posti a tavola per celebrare questo rito piemontese di convivialità e tradizione, promosso dall’Associazione culturale Astigiani. Gli utili del progetto sono destinati a solidarietà e tutela ambientale. L’evento si espande globalmente raggiungendo anche città come Shanghai, New York, Londra, Australia e Giappone con presenze di comunità piemontesi all’estero. Lo slogan 2025 “Usiamo la testa” si riflette nel nuovo Bavagliolone in stoffa, disegnato da Raffaele Iachetti: una grande testa d’aglio che invita a riflettere con ironia e profondità. La tradizione prosegue con la Carovana della Bagna Cauda: sabato 22 novembre, partendo da Liguria, auto storiche attraverseranno località celebri per i loro ingredienti, portando ad Asti un carico simbolico di olio taggiasco, acciughe e ingredienti locali, culminando con l’accensione del grande fujot olimpico in piazza. La partecipazione è semplice, con locali aderenti consultabili su www.bagnacaudaday.it, e vari percorsi di gusto identificati da “semafori del gusto” che classificano le versioni classica, “eretica” e “atea” della bagna cauda. Accanto al rito gastronomico, Bagna Cauda Day è iniziativa di solidarietà, cultura slow, educazione alimentare nelle scuole con il progetto “Bagna alla lavagna” e ambiente, con il sostegno alla crescita del Bosco degli Astigiani su cinque ettari a Viatosto. La Redazione
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Il Consorzio Lugana DOC lancia “Lugana Lab”: un nuovo percorso formativo per l’enoturismo e lo sviluppo del territorio Arrow Right Top Bg

6 Novembre, 2025

Il Consorzio Lugana DOC lancia “Lugana Lab”: un nuovo percorso formativo per l’enoturismo e lo sviluppo del territorio

  Il Consorzio di Tutela del Lugana DOC, in collaborazione con Wine Meridian, presenta Lugana Lab, un laboratorio esperienziale e dinamico pensato per accompagnare le aziende consorziate nello sviluppo dell’accoglienza enoturistica e non solo.   L’iniziativa non si limita alla formazione tradizionale, ma offre uno spazio di confronto, sperimentazione e crescita condivisa. Partendo dall’enoturismo, ambito nel quale il Lugana ha dimostrato grande sensibilità, Lugana Lab si propone come strumento strategico per il posizionamento delle cantine sul mercato e la valorizzazione integrata del territorio. Edoardo Peduto, Direttore del Consorzio L’enoturismo non è più un’attività collaterale ma un asse fondamentale per lo sviluppo delle aziende e del territorio. Vogliamo fornire competenze operative concrete, stimolare sinergie tra i produttori e creare una comunità professionale coesa. Lugana Lab: calendario e struttura Il percorso prevede quattro appuntamenti tra ottobre e dicembre 2025: 20 ottobre: Gestione ottimale del business enoturistico, con focus su accoglienza, organizzazione, spazi e proposta integrata. 10 novembre: Attrarre nuovi enoturisti, strategie di visibilità digitale, collaborazioni con tour operator e network. 27 novembre: Fidelizzazione, CRM, mailing, raccolta dati e community building per trasformare i turisti in ambasciatori del brand. 1° dicembre: Vendita diretta e D2C, best practice per usare l’enoturismo come leva commerciale sostenibile. Gli incontri includono momenti teorici, casi studio, lavori di gruppo, simulazioni e attività pratiche sul campo. Le aziende che completeranno il percorso riceveranno un manuale digitale dedicato all’enoturismo e i profili più attivi potranno essere selezionati per iniziative promozionali con tour operator e buyer. Il valore del territorio Lugana DOC Il Lugana DOC nasce sulle colline del Lago di Garda, dove il terreno e il clima favorevoli valorizzano la Turbiana, uva autoctona protagonista di vini freschi, eleganti e longevi. Con 2.600 ettari e 214 produttori, esporta oltre il 60% in 65 paesi, distinguendosi per varietà espressive che vanno dalle giovani versioni fresche alle riserve più complesse. Il Consorzio promuove pratiche di sostenibilità e un turismo enologico innovativo, con esperienze immersive in cantina e percorsi certificati, facendo del territorio una meta ideale per appassionati di vino, cultura e benessere. La Redazione
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STAPPA-LA. La Fiera dove Vino, Cibo e Persone sono protagonisti. Arrow Right Top Bg

6 Novembre, 2025

STAPPA-LA. La Fiera dove Vino, Cibo e Persone sono protagonisti.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 19 Ottobre presso l’Hotel NH COLLECTION CENTER ROMA CENTRO di Roma è antata in onda STAPPALA-FIERA, Evento dedicato ai professionisti del settore che ha riunito sotto lo stesso tetto una ventina di Produttori indipendenti. STAPPA-LA è un’agenzia di distribuzione ma anche e soprattutto un progetto enogastronomico itinerante che si propone di mettere sotto i riflettori la Qualità, il vino, il cibo e le persone. Un pomeriggio intenso, direi “a misura di assaggio”, con tante cose in cui ficcare il naso e tante facce con cui scambiare opinioni e da cui imparare. Nel complesso, assolutamente “buona la prima” ma, nella mia infinita cattiveria, un buffetto bonario agli organizzatori mi sento di darlo comunque: gli spazi!!! Per la prossima volta cercate di prevedere qualche metroquadro in più, mica tanti…qualcuno. GLI ASSAGGI Come accennatoVi c’era tanto da assaggiare ma non quel “troppo” che di solito stroppia nelle grandi manifestazioni e soprattutto: C’ERANO I PRODUTTORI! Proprio loro, a metterci la faccia oltre che il vino! E così, più che a quello che c’era nel bicchiere mi sono dedicato a quello che l’uomo aveva da dire e… È stato un pomeriggio intenso. Dalla cinquantina di vini assaggiati ho estrapolato la mia ormai consueta lista di “consigli”, una TOP TEN davvero interessante che come sempre Vi invito a criticare, ampliare con i Vostri consigli e…condividere. – COLLINE PESCARESI IGT ROSSO “COSÌ È” 2022, SPERANZA (ABRUZZO): il racconto di questo Montepulciano è tutto nel suo nome, “COSÌ È”, semplice, senza iperboli. Terroso e boschivo come da vitigno e tradizione, non nasconde gli spigoli vegetali dietro sofismi di frutta. Racconta la marasca e lascia l’amarena agli enofighetti, e lascia spazio anche a quella carruba che è apoteosi di semplicità. Sorso fresco, pulito, scorrevole. Di cosa sa? Di sincerità e contadina eleganza. Se dovessi fargli un complimento lo definirei “quotidiano”, una prescrizione medica per le chiacchiere e il sorriso. 87 Punti con forse un +. – CALABRIA IGT BIANCO “GRECO” 2024, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un naso che punta sui grandi profumi, quelli vegetali, quelli delle erbe aromatiche, del tè, dei fiori bianchi accompagnati da una ventata di mare tra albicocche e gelsomini. Trentasei ore sulle bucce rendono tannico anche il Greco (che non lo è), ed è un piacere stupirsene mentre si apprezza la materia del sorso, il suo slancio, la sua decisa sapidità. Quasi tedesco, decisamente calabrese. 88- Punti. – CALABRIA IGT BIANCO “PARTICELLA CINQUANTOTTO” 2023, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un olfatto complesso e difficile da inquadrare, con quell’idrocarburo iniziale che fa tanto Germania ma che poi si mette alla guida di una “Alfasud” di frutta gialla, agrumi, macchia mediterranea, zafferano, frutta secca. Sorso di grande freschezza e concentrazione (vendemmia 28 Luglio!!!), decisamente sapido e con un lunghissimo finale in cui l’azzurro del mare incontra il giallo dello zafferano. 89– Punti. – CALABRIA IGP MANTONICO “AUTORITRATTO” 2022, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un naso appena ridotto che in realtà aumenta il fascino di un vino che, se fosse un colore, sarebbe “giallo”, di pesca, di melone, di albicocca, di piccante mostarda. Poi mandarini, gelsomini, note erbacee. Sorso ampio e profondo, glicerico, di svettante acidità e marina salinità, impreziosito da una stuzzicante parure di tannini. Un vino difficile, per alcuni forse ostico, di certo trasversale e imperdiBBile! 88++ Punti. – CALABRIA IGT BIANCO “CHEIRAS”, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): in parte appassito in pianta, costretto per 90 giorni sulle proprie bucce mostra tra importanze di pesca matura (e anche disidratata) una macchia mediterranea graffiante e amaritudini speziate di quasi vermouth sottese ad aspettate dolcezze. In bocca, mentre cala l’asso di una sapidità profonda, ammicca al peccato con quel poco di zucchero che rende l’assaggio una lunga, piacevolissima tortura. Un vino che fa pensare forte, un vino per il “dopocena”. A buon intenditor… 89 Punti, magari con un +. – VINO DA TAVOLA “FORASTERO” 2017, BRAMA (CAMPANIA): Sangiovese di Campania, figlio della libertà d’impianto degli anni ’70, “forestiero” (forse) come i cugini “SPARAPOSA” (Barbera) e “SANACORE” (Petit Verdot) che Vi invito comunque ad assaggiare). In terra d’Aglianico, questo vino rivendica a spada tratta una toscanità di cui sono ormai dimentichi fin troppi Sangiovese della terra di Dante ma lo fa con la calma ostentata della borghesia campana. Al naso spaventa digrignando denti vegetali e travia con una lingua rossa di frutto succoso e il sinuoso movimento di fianchi di spezie d’Oriente. In bocca mostra polso e materica sostanza in un sorso che è lama a doppio filo di freschezza e tannini, una spada che in questa annata sembra fatta più per colpire che per nominare cavalieri ma che difende con forza il territorio. Un Sangiovese maschio come solo una femmina sa essere. 87++ Punti. – COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO “PIETRE LEVATE”, PIETRE LEVATE (CAMPANIA): dall’uovo una sorpresa, un Aglianico cui non importa voler scimmiottare quel Piemonte cui viene spesso paragonato. Sciorina con carnascialesca irriverenza campana piccoli frutti scuri, alloro, tè, ginepro, un ché di vulcanico e, mi azzardo a dire, per la prima volta in tanti anni di bicchieri annusati, cardamomo (ma non andate a dirlo in giro altrimenti perdo la faccia). In bocca mantiene le distanze, evita svenevolezze e graffia con unghie green prima di accarezzare con la polpa del frutto, mescola freschezza e sapidità con sapienza di druido aggiungendo qua e là pizzichi di ginepro e cumino mescolati al tannino con rustica sapienza. Un Aglianico che… 88 Punti. – CAMPANIA IGT FIANO “CAPODANIELLO” 2021, BALDASSARRE FIORENTINO (CAMPANIA): “bottiglia 234 di 863”, coì recita la retroetichetta… Beh, prendete quello che sapete del Fiano (e magari di quelli della Costiera) fatene una bella palla e dategli un calcio. Renano sin dal vetro che lo contiene, sciorina stranezze d’agrume, erbe selvatiche, fiori delicati e succosità esotiche e di pesca ma soprattutto caramello bruciato, arancia candita…precursori di un idrocarburo che Vi pentirete di aver abortito stappando troppo presto ‘sta bottiglia. In bocca ha personalità e decisione, spiccata acidità e animo iodato. Quasi irruento suggerisce presto la calma e l’attesa di qualche grado in più per riflettere sulle riproposizioni olfattive e aggiungere fieno e miele suggeriti dall’acacia che lo ha custodito, preziosità di spezie e una chiusura fumosa e wagneriana. Nonostante i peccati di gioventù gli darei 90 Punti ma…assaggiatelo (se lo trovate) e fatemi sapere. – SFORZATO DI VALTELLINA DOCG 2021, ALFIO MOZZI (LOMBARDIA): colpiscono subito le note vegetali, quasi ortolane di anche lattuga, quasi che per scherzo le ricchezze fruttate di prugna secca, amarena e frutti di bosco vogliano giocare a nascondino. Poi arriva lo scuro della china, del ginepro, della liquirizia, del pepe, dei chiodi di garofano, la grassezza amaricante del cacao. In bocca è caldo e profondo, ha carattere e grinta da vendere; austero senza farlo pesare racconta i tannini e la mineralità un po’ scorbutica e chiusa della Valtellina. Chiude sottolineando note boschive di terra umida e funghi senza dimenticarsi di far filtrare un raggio di luce di piccante intensità. 88+ Punti. – COSTA TOSCANA IGT CILIEGIOLO 2021, SENZA RETE (TOSCANA): un ciliegiolo figlio della Maremma Toscana, “SENZA RETE” e “senza niente” (controllo della temperatura, solfiti…). Si muove scaltro sul filo del difetto, con quel naso appena “pollaiolo” a precedere l’impeto dei frutti rossi. In bocca mostra contadina baldanza, freschezza e succo da vendere. Interessantissimo. 87 Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO “PERSCHERS” 2015, CASCINA ALBANO (PIEMONTE): beh, 102 mesi non sono pochi e sicuramente non sono uno “scherzo” ma… Il naso sembra raccontare il contrario, confondendoVi le idee e presentandoVi un vino esuberante come un Metodo Martinotti ma profondo come solo le Langhe sanno essere. Ha l’anima amaricante dell’Arneis, con quell’armellina difficile da nascondere ma che qui lo Chardonnay riesce a domare con sabauda rigorosità. La crosta di pane è un afflato sullo sfondo di un palcoscenico sul quale danzano frutta secca e croissant salati e che abbraccia anche i tropici. In bocca l’effervescenza riempie il palato e veicola i rimandi olfattivi sottolineando freschezze agrumate e amaritudini di salvia e mandorla. Corretto? Forse no, ma sicuramente identitario. 87- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli organizzatori di questa new entry nel panorama degli appuntamenti enoici della Capitale, GRAZIE e COMPLIMENTI per essere riusciti a mettere insieme un’Italia del vino completa e diversa dal solito evidenziando l’impegno nella ricerca e la voglia comunicare, condividere e connetere. BRAVI e…ci si vede alla prossima.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Ritorna “IO VINO 2026” a Roma, la IX edizione dedicata ai vitigni autoctoni di Marche e Campania Arrow Right Top Bg

5 Novembre, 2025

Ritorna “IO VINO 2026” a Roma, la IX edizione dedicata ai vitigni autoctoni di Marche e Campania

  Si apre la nona edizione di “IO VINO 2026”, evento unico e riservato alla selezione dei vitigni autoctoni delle regioni Marche e Campania.   La manifestazione si terrà nella consolidata location del Courtyard by Marriott Roma Central Park e rappresenta un punto di riferimento per operatori, esperti e comunicatori del vino, tutti impegnati a promuovere vignaioli e varietà territoriali della dorsale Appenninica centrale. Un format che celebra territori e varietà ampelografiche Nata nel 2016 da Romina Lombardi e Manilo Frattari, IO VINO continua a raccontare la tradizione umana e vitivinicola delle Marche e della Campania, territori ricchi di storia e un importante capitale ampelografico ancora autentico. L’edizione 2026 prevede tre masterclass dedicate a vitigni autoctoni rappresentativi: Il Sciascinoso per la Campania, curato da Alessandro Marra, esperto di settore e curatore della guida Slow Wine Campania. Il Grenache del Piceno per le Marche, con Pierpaolo Rastelli, critico enogastronomico e responsabile guida Gambero Rosso Marche. La nuova masterclass “Pietanze territoriali in abbinamento”, condotta da Romina Lombardi in collaborazione con autorevoli giornalisti, dedicata alla valorizzazione dei prodotti e tradizioni regionali attraverso degustazioni guidate. Premi e riconoscimenti Alessio Pietrobattista, coordinatore dei riconoscimenti IO VINO, assegnerà i premi: “Premio della Critica – Miglior Sciascinoso 2026” “Premio della Critica – Grenache del Piceno 2026” “Premio del Pubblico – Miglior Cantina 2026” Filosofia e obiettivi La manifestazione celebra l’identità dei vitigni autoctoni, rafforza la comunicazione fra produttori, esperti e appassionati e sostiene la crescita di un network territoriale di alta qualità. WineTales Magazine è media partner dell’evento La Redazione
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It’s Time for Wine, al via il tour nelle enoteche umbre Arrow Right Top Bg

5 Novembre, 2025

It’s Time for Wine, al via il tour nelle enoteche umbre

  Torna per la terza edizione “It’s Time for Wine”, il ciclo di degustazioni dedicato ai vini umbri di qualità organizzato da Umbria Top in collaborazione con MTV Umbria.   Sei enoteche della regione ospiteranno fino al 16 novembre corner promozionali e degustazioni gratuite curate dagli enotecari, con la possibilità di partecipare a degustazioni guidate dal critico enogastronomico Antonio Boco e dai produttori. L’iniziativa punta a valorizzare le denominazioni umbre, avvicinando il pubblico alla conoscenza e alla cultura del vino regionale con attenzione alle nuove generazioni. Novità 2025 è la rassegna speciale “Passiti, liquorosi e muffe nobili verso le stelle”, che propone due appuntamenti con vini dolci abbinati a menu a cinque portate ideati dagli chef stellati Luca Vissani di Casa Vissani e Giulio Gigli del Ristorante UNE. Gli eventi saranno condotti dalla giornalista enogastronomica Francesca Granelli. Calendario It’s Time for Wine 2025 20–26 ottobre: Lago Trasimeno, Castiglione del Lago – Trebbiano Spoletino alle enoteca Il Cantinone 25 ottobre: Amelia – Sangiovese all’Emporio Vini e Specialità 27 ottobre–2 novembre: Orvieto, Enoteca La Loggia (30/10) – Montefalco Sagrantino DOCG 3–9 novembre: Foligno, Perugia – vini rosati all’Enoteca Giò (07/11); Ciliegiolo all’Enoteca Bernetti (08/11) 10–16 novembre: Terni, Enoteca Le Clos (14/11) – Grechetti 23 ottobre e 27 novembre: gli appuntamenti stellati a Casa Vissani e Ristorante UNE Gli eventi iniziano alle 18, sono gratuiti e si svolgono su prenotazione tramite le enoteche. Le cene stellate si prenotano direttamente presso i ristoranti. Umbria Top e il sostegno alla qualità Le iniziative si inseriscono nel progetto di promozione delle produzioni certificate umbre, promosso dalla Cooperativa UmbriaTop Wines nell’ambito della misura CSR Umbria 2023–2027, con intervento SRG10. La Redazione
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Consorzio Garda DOC: low alcol e cremant, approvate le modifiche al disciplinare di produzione Arrow Right Top Bg

5 Novembre, 2025

Consorzio Garda DOC: low alcol e cremant, approvate le modifiche al disciplinare di produzione

  Con il decreto ministeriale del 24 settembre 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 ottobre, sono state approvate importanti modifiche al disciplinare di produzione della Denominazione di Origine Controllata Garda DOC. Le novità sono concepite per rafforzare la competitività della denominazione, unendo innovazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio millenario.   Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda DOC Questo aggiornamento rappresenta un passaggio strategico che risponde alle nuove esigenze del mercato e dei consumatori, sempre più attenti a vini identitari, versatili e contemporanei. Rafforza l’identità del Garda DOC e amplia le potenzialità produttive e commerciali, mantenendo il legame con il territorio. Novità principali delle modifiche Introduzione del Garda Müller Thurgau, nelle versioni vino, frizzante e spumante. Inserimento del Garda Rebo nella categoria vino fermo. Aggiunta per le tipologie spumante e frizzante delle specificazioni di vitigno “Garganega” e “Chardonnay”. La Garganega, principale varietà autoctona bianca, potrà ora essere commercializzata in versione low alcol con titolo alcolometrico di 9% vol., prima DOC italiana di vino fermo a bassa gradazione alcolica. Per i rosé spumante e frizzante debutta la specificazione “Corvina”, valorizzando la varietà autoctona gardesana. Introduzione del Pinot Grigio Ramato Rosato, interpretazione moderna di uno dei vitigni simbolo del Nord Italia. Inserimento del termine “Cremant” per la categoria spumante, avvicinando i vini gardesani agli standard europei di eccellenza. Territory e produzioni Il disciplinare estende la zona di produzione fino a una parte del comune di Castenedolo (BS) e permette l’utilizzo di tutti i contenitori conformi alle normative europee per il condizionamento. Il Garda DOC si sviluppa in un territorio collinare unico tra Lombardia e Veneto, protetto dalle montagne e affacciato sul Lago di Garda, nelle province di Brescia, Mantova e Verona. La denominazione, riconosciuta nel 1996 e operante erga omnes dal 2016, oggi conta 250 produttori impegnati nella valorizzazione delle uve autoctone e internazionali. La Redazione
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Ritorna “IO VINO 2026”: al centro della capitale la IX edizione Arrow Right Top Bg

5 Novembre, 2025

Ritorna “IO VINO 2026”: al centro della capitale la IX edizione

  È ufficiale il ritorno della nona edizione di “IO VINO 2026”, l’unico evento esclusivo dedicato alla selezione dei vitigni autoctoni delle Marche e della Campania.   L’appuntamento è per domenica 15 marzo 2026 presso la riconfermata location Courtyard by Marriott Roma Central Park. L’evento, nato nel 2016 per iniziativa di Romina Lombardi e Manilo Frattari, è ormai un punto di riferimento per operatori, esperti e comunicatori del mondo del vino, con l’obiettivo di valorizzare vignaioli e varietà originarie dell’Appennino centrale. La manifestazione celebra la profonda identità umana e il patrimonio ampelografico delle due regioni, riconosciute a livello nazionale e internazionale per la loro viticoltura storica e di qualità. Sono previste tre masterclass focalizzate su vitigni autoctoni rappresentativi: Lo Sciascinoso per la Campania, con Alessandro Marra, esperto e curatore della guida Slow Wine Campania; Il Grenache del Piceno per le Marche, con Pierpaolo Rastelli, critico e responsabile guida Gambero Rosso Marche; “Pietanze territoriali in abbinamento”, condotta da Romina Lombardi con giornalisti enogastronomici, dedicata al dialogo tra cucina e territorio. Alessio Pietrobattista coordinerà l’assegnazione dei premi: “Premio della Critica – Miglior Sciascinoso 2026” “Premio della Critica – Grenache del Piceno 2026” “Premio del Pubblico – Miglior Cantina 2026” La filosofia dell’evento rafforza l’identità dei vitigni autoctoni e promuove un network di comunicazione e opportunità tra produttori e appassionati. WineTales Magazine è media partener dell’evento La Redazione
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Barbera d’Asti Wine Festival: grandi protagonisti per le masterclass dal 7 al 10 novembre 2025 Arrow Right Top Bg

5 Novembre, 2025

Barbera d’Asti Wine Festival: grandi protagonisti per le masterclass dal 7 al 10 novembre 2025

  Asti torna protagonista dal 7 al 10 novembre con il Barbera d’Asti Wine Festival, evento promosso dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato che celebra l’autenticità del territorio tra degustazioni, incontri e approfondimenti dedicati ai grandi vini piemontesi.   Quattro giornate ricche di appuntamenti immersivi in Piazza Alfieri, dove produttori, esperti e appassionati vivranno l’esperienza del vino Barbera e delle sue denominazioni. Masterclass esclusive: domenica 9 e lunedì 10 novembre Presso la Camera di Commercio di Alessandria-Asti, si terranno quattro masterclass con grandi nomi dell’enologia internazionale: Domenica 9 novembre, ore 11:30
“Le grandi annate della Barbera d’Asti DOCG” con la giornalista Veronika Crecelius, firma della rivista tedesca Weinwirtschaft, che guiderà un viaggio tra tempo e territorio per raccontare l’evoluzione del vitigno simbolo del Monferrato. Domenica 9 novembre, ore 13:30
“Stile Barbera, ricerca di bevibilità” con Aldo Fiordelli, noto critico di James Suckling, che offrirà una panoramica su uno dei vitigni più rappresentativi e affascinanti del territorio. Domenica 9 novembre, ore 15:30
“Il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG: stili, annate e territorio” con l’enologo e Master of Wine Pietro Russo, che esplorerà tradizione e modernità, con attenzione a vini eleganti e contemporanei. Lunedì 10 novembre, ore 10:00
“Barbera, vitigno gentile. L’eleganza e la qualità nella Barbera d’Asti DOCG” con Costantino Gabardi, consulente internazionale e degustatore, che metterà in luce la raffinatezza e complessità del vitigno simbolo della zona. Eventi collaterali e momenti di festa Il festival prende il via venerdì 7 novembre alle ore 18:00 con il talk inaugurale “Sorsi di Futuro: sostenibilità, giovani e territorio di vino”, moderato dal vicedirettore de La Stampa Federico Monga. Interverranno il presidente Vitaliano Maccario, lo chef stellato Antonino Cannavacciuolo, Stevie Kim (founder di Italian Wine Podcast) e firme autorevoli del giornalismo piemontese. Sabato 8 novembre è dedicato allo show cooking con lo chef stellato Gianluca Renzi, seguito da un aperitivo sensoriale. Domenica 9 e lunedì 10 novembre, Piazza Alfieri e il centro storico di Asti ospiteranno i banchi d’assaggio dei produttori, aperti al grande pubblico. Le serate di sabato e domenica saranno animate da musica con deejay set e cocktail station, offrendo un’esperienza conviviale e contemporanea per vivere la versatilità dei vini del Monferrato anche nella mixology. Lunedì 10 novembre sarà riservato a operatori, stampa e buyer, con incontri professionali in Piazza Alfieri. Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato Fondato nel 1946, il Consorzio tutela 13 denominazioni con oltre 430 aziende associate, lavorando per promuovere la qualità e la diffusione dei vini del territorio sui mercati nazionali e internazionali. La Redazione
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5 Novembre, 2025

Terracanta: il vino che nasce abbracciato dalla terra

Tra i campi di Ardea, dove la terra è antica e la luce ha il colore dell’alba, il vino non si produce: si accompagna. Si chiama Terracanta, ed è più di una cantina: è un progetto di vita, un’idea condivisa, una visione che affonda le radici nella storia e cresce nutrendosi di terra, sole e rispetto. Arrivo alle prime ore del mattino in queste bellissime campagne alle porte di Ardea e ad accogliermi ci sono Carlo e Lucia, anime e braccia di questo sogno. Sono loro, soli, a occuparsi di tutto. Produttori, custodi, vignaioli e narratori. Terracanta è la loro visione, nata da un’eredità familiare che risale al 1959, quando il nonno di Carlo, Vincenzo Ceglia, decise di ritirarsi in campagna ad Ardea, lasciandosi alle spalle la città e dando vita all’azienda agricola Ceglia. Con la moglie Nina piantò quattordici ettari di vigneto DOC e un ettaro di uliveto. Quando la malattia lo costrinse a fermarsi, fu la figlia Angelina a raccogliere il testimone. Angelina trasformò la difficoltà in seme. Nel 1982 piantò sette ettari di kiwi, lasciando quattro ettari di vigna. Gli inizi non furono facili, ma tutto cambiò quando incontrò Angelo Bertea, guida e ispirazione: attraverso di lui, Angelina conobbe l’agricoltura biodinamica e l’antroposofia, seguendo i corsi del professor Sbardelli. Aveva capito che la terra andava risanata. Cominciò così a seminarla con erbai da 25 specie diverse, restituendole equilibrio, vita e dignità. Nel 2018 Carlo e Lucia prendono in affitto l’azienda e decidono di proseguire quel cammino: non solo coltivare, ma farlo con consapevolezza. Nel 2019 nasce l’idea di Terracanta, la cantina, e nel 2020 esce la prima annata. I loro vini naturali provengono da agricoltura certificata biologica e biodinamica, senza rame, senza interventi invasivi, con fermentazioni spontanee e maturazioni in qvevri, anfore georgiane interrate che affondano nel suolo come radici. Cammino con Carlo tra quindici ettari di terreno, dove convivono kiwi, ulivi e vigna. Lucia è tra i filari, si occupa della potatura verde: alleggerisce, osserva, cura. La biodinamica non è un metodo, è una filosofia. E qui ogni pianta, ogni fiore, ogni campo racconta di ascolto e armonia. Passeggiare per queste vigne, fermarmi ad ammirare i fiori degli alberi di kiwi, guardare le piccole piante di montepulciano della nuova vigna, farmi sfiorare i capelli dai rami degli ulivi è qualcosa di affascinante e magico. Entro in cantina e mi fermo. Dodici anfore georgiane, alte quasi tre metri, rivestite all’esterno di malta bianca e all’interno di cera d’api, emergono dal pavimento come cuori sotterranei. Carlo mi racconta la loro scelta: quando si sono chiesti quale fosse il contenitore migliore per far nascere i loro vini, sono andati alle origini del vino stesso: la Georgia. Lì, da millenni, l’uva fermenta insieme a vinacce e raspi in anfore completamente interrate, i qvevri, oggi riconosciuti patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Sollevo il coperchio di un anfora, faccio luce con il cellulare e ammiro la sua bellezza dall’alto. Pensare che il vino nasce lì, sotto terra è davvero affascinante. Il processo è naturale e potente: la fermentazione spontanea avviene nel grembo della terra. Il vino si affina direttamente nelle anfore, dove le bucce e i solidi si depositano sul fondo fino alla svinatura. Non ci sono chiarifiche, né filtrazioni. Solo pazienza, rispetto e fiducia. Carlo racconta che questa soluzione, nata nei secoli per nascondere il vino durante le guerre, si rivela oggi tecnicamente perfetta: la terracotta isola termicamente e consente una micro-ossigenazione simile al legno, ma senza alterazioni aromatiche. E poi c’è un significato più profondo: è la stessa terra in cui crescono le vigne a custodire il vino, in un abbraccio che per Carlo e Lucia è anche simbolico: «È un po’ come se fosse il nostro abbraccio».   Con Carlo andiamo a sederci sotto un bellissimo pergolato da cui si ammira la maestosa piscina. Le bottiglie sono posizionate sul tavolo insieme ad un contenitore in terracotta con dei tarallini che saranno compagni di viaggio di questa degustazione. Guardo Carlo mentre con maestria apre la prima b Vallecacia è il vino che apre il racconto, quello che Carlo sceglie per iniziare la degustazione “con delicatezza”.
È un blend composto da malvasia puntinata e malvasia di candia, due vitigni che sul terreno vulcanico respirano salinità e luce, e regalano un sorso gentile, ma non timido.
All’olfatto, Vallecacia colpisce con note floreali bianche, quasi eteree: biancospino, camomilla, fiori di campo. Poi arrivano i sentori fruttati, di pesca bianca, pera matura, con un accenno agrumato che ricorda il cedro e la scorza di limone. Sul finale, una lieve nota erbacea e una mineralità fumé, figlia della terra vulcanica. In bocca è un vino equilibrato, elegante, con un sorso pulito e diretto, che si distende con eleganza. La freschezza accompagna tutto l’assaggio, mentre il corpo resta sottile, snello, ma avvolgente. Il finale è sapido, persistente, con una chiusura leggermente mandorlata che invita a un altro sorso, e poi a un altro ancora. Vallecacia non urla. Sussurra. È un vino che ama chi ha tempo di ascoltare, proprio come la terra che lo ha generato. Il secondo vino che Carlo apre è Nina è un rifermentato in bottiglia, spontaneo e autentico, come la donna da cui prende il nome: la nonna di Carlo, grande amante delle ortensie. Non a caso, sull’etichetta una donna dai capelli ricci floreali sorride, simbolo di cura e bellezza semplice. È composto per il 90% da trebbiano e 10% da malvasia di candia, uve che raccontano il territorio e lo vestono di vivacità. La seconda fermentazione avviene grazie a mosto congelato della stessa annata, innescando bollicine fini e persistenti. Non c’è sboccatura, e sul fondo della bottiglia restano i residui, a testimonianza di una lavorazione integra e naturale. A differenza del primo vino che aveva tappo in sughero qui il tappo è a corona proprio per via delle bollicine. All’olfatto, Nina è fragrante e fresca: profuma di fiori bianchi, mela verde, lievito, con accenti di crosta di pane e agrumi gialli. La bollicina esalta i profumi senza sovrastarli, portando al naso una sensazione di semplicità rustica e sincera. In bocca è un vino schietto, vivace, con un sorso asciutto e agrumato, che chiude su note di erbe spontanee e una piacevole sensazione salina. È un vino che accompagna volentieri una tavola contadina, con pane e formaggi, o piatti vegetali, ma anche momenti leggeri tra amici, all’ombra di una pergola o in riva al mare. Nina è memoria che fermenta. È la nonna, i suoi fiori, le sue mani. È la vitalità racchiusa in un gesto antico: quello di lasciare che il vino viva, anche dopo la bottiglia. Angelina non è solo un vino: è un testamento liquido, un gesto di gratitudine. Porta il nome della mamma di Carlo, la prima della famiglia a credere nella biodinamica, quando ancora era una scelta rara, coraggiosa, quasi visionaria. Non a caso, l’etichetta è un omaggio a quella visione: un richiamo diretto alla biodinamica, tra terra, luna e spirito. È un vino ottenuto da trebbiano in purezza, ma ciò che lo distingue è il processo di macerazione, che gli conferisce corpo, struttura e una carica espressiva potente. Le bucce restano a contatto con il mosto per un tempo prolungato, arricchendo il vino di colore, tannini e carattere. All’olfatto, Angelina è profonda e avvolgente: note di erbe officinali, fiori secchi, agrumi canditi, albicocca disidratata, ma anche accenni di curcuma, zafferano e resine. È un vino che ti obbliga a fermarti, ad annusare più volte, a lasciarti coinvolgere. In bocca è un vino strutturato, salino, deciso, con una trama tannica lieve ma presente, un’acidità viva e una lunga persistenza che accompagna con lentezza e consapevolezza. Il sorso è terroso e solare allo stesso tempo, come la donna a cui è dedicato. È una chiusura che lascia il segno, un commiato che somiglia a un abbraccio pieno, rotondo, indimenticabile. Angelina è radice e visione, memoria e orizzonte. È un vino che parla al presente con la voce del passato, e che ricorda a chi lo beve che ogni gesto agricolo può essere atto d’amore. I vini di Terracanta non si impongono, si rivelano. Non cercano di stupire, ma di restare. Sono vivi, in continua evoluzione, portano intatta la vitalità della vigna nella bottiglia. Bere un loro vino è un gesto che invita al raccoglimento, al rispetto, alla gratitudine. In un mondo che corre, Terracanta è una scelta controcorrente. È il tempo del vino che torna a essere tempo umano. È un atto d’amore verso la terra. È il buon vivere che diventa realtà, sorso dopo sorso. Dopo la degustazione, la passeggiata con Carlo tra i campi è stata come un ritorno all’origine di tutto. Ho ammirato i fiori di kiwi, così effimeri e delicati, promesse silenziose di frutti futuri. Ho respirato il profumo delle piante officinali, sfiorato i rami carichi degli ulivi antichi, che mi hanno toccato la testa come a benedire il mio passaggio. Ho abbassato il capo per attraversare i filari, come si fa davanti a qualcosa di sacro. In quel momento, ho capito davvero cos’è Terracanta: non solo una cantina, ma una terra che canta davvero, che sussurra storie di famiglia, di radici, di futuro. Una terra viva, coltivata con amore, che ti accoglie e ti cambia. Un luogo dove il vino non si produce: si ascolta. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
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