Paternoster: 100 anni di Vulture. Una storia di famiglia, territorio e visione Arrow Right Top Bg

1 Novembre, 2025

Paternoster: 100 anni di Vulture. Una storia di famiglia, territorio e visione

  Fondata nel 1925 a Barile, in Basilicata, la cantina Paternoster è tra le realtà più storiche e riconosciute del Sud Italia, simbolo dell’Aglianico del Vulture.   Attualmente guidata dalla quarta generazione con l’enologo Fabio Mecca Paternoster e parte del gruppo Tommasi Family Estates dal 2016, Paternoster celebra cento anni di attività, un traguardo che coniuga orgoglio familiare e innovazione. Fabio Mecca Paternoster Questo centenario rappresenta un momento personale e un nuovo inizio. La nostra storia è quella di una famiglia e di un territorio che hanno creduto nel Vulture quando pochi lo facevano. Celebriamo il passato con lo spirito pionieristico di mio bisnonno Anselmo, ma con strumenti e visioni nuove. Giancarlo Tommasi, enologo e direttore tecnico di Tommasi Family Estates Il centenario rispecchia la filosofia della nostra famiglia: valorizzare territori autentici con ricerca e investimenti per costruire il futuro. Il Vulture è una potenzialità straordinaria, e Paternoster ne resterà il riferimento. Il progetto “Cantina del Barone Rotondo” e il nuovo polo di accoglienza sono nati proprio per questo. La Cantina del Barone Rotondo, antica neviera seicentesca scavata nella roccia vulcanica, è oggi cuore simbolico della tenuta. Da qui nasce anche Barone Rotondo, Aglianico del Vulture Superiore DOCG. Prodotto da vigneti storici a 600 metri d’altitudine, è frutto di viticoltura manuale, con un affinamento in legno, acciaio e bottiglia che esprime eleganza e potenza. Limitato a 2.500 bottiglie, simboleggia il dialogo tra radici e futuro. Il 2025 ha visto anche l’avvio di un progetto di rinnovamento della sede Paternoster, con un polo di accoglienza per valorizzare il turismo in crescita dal vicino Matera e dalla Puglia, promuovendo il Vulture nel panorama enoturistico del Sud Italia. Il nuovo sito internet racconta la cantina tra tradizione e modernità, attraverso immagini e storie. Nei prossimi mesi si susseguiranno eventi dedicati al territorio e alla comunità del vino, a partire dall’8 novembre con un Open Day dedicato alla storia e alle radici di Paternoster. TOMMASI FAMILY ESTATES Tommasi è un protagonista storico della Valpolicella e non solo, con otto tenute in sette regioni diverse d’Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, passando per la Toscana, la Puglia, l’Umbria, la Basilicata e il Friuli Venezia Giulia. Il gruppo promuove grandi vini valorizzando ogni singolo territorio e accompagna il percorso con progetti culturali e di sostenibilità. La Redazione
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Al Concours Mondial de Bruxelles grande trionfo della Sicilia Arrow Right Top Bg

1 Novembre, 2025

Al Concours Mondial de Bruxelles grande trionfo della Sicilia

  Catania ha ospitato lo scorso settembre l’ultima sessione delle quattro previste, dedicata ai vini dolci e fortificati. Al concorso hanno partecipato 350 vini provenienti da 37 paesi diversi e la Sicilia si è particolarmente distinta nelle medaglie ottenute.  Un gotha di 40 giurati di fama mondiale tra giornalisti, operatori e formatori provenienti da Europa, Asia, USA, ha trasformato la Sicilia in un osservatorio privilegiato sul vino mediterraneo. Vini come il Marsala e il Passito di Pantelleria si sono dimostrati versatili e capaci di rinnovamento. L’organizzazione del Concours è stata curata dal Dipartimento Agricoltura della Regione Sicilia, con l’IRVO come ente attuatore. L’Assessore Regionale all’agricoltura ha annunciato che il lavoro proseguirà per ottenere il riconoscimento UNESCO per i vini della Sun Belt Zone che vede il marsala tra i protagonisti. Il 2025 si sta dimostrando infatti un’annata importante per la Sicilia in particolare per il riconoscimento dei vini fortificati – tra cui il Marsala –  come patrimonio immateriale UNESCO. Queste eccellenze enologiche del Mediterraneo appartengono alla Sun Belt Zone che si estende lungo il 38° parallelo, dal Portogallo alla Grecia. Il Marsala rappresenta un unicum grazie al clima favorevole della sua area di produzione che contribuisce alla maturazione di uve particolarmente zuccherine, base per vino ad alta gradazione alcolica. La candidatura per il riconoscimento UNESCO è fondamentale per contrastare il calo dei consumi dei vini fortificati. L’iniziativa è stata accolta prontamente dal Dipartimento Agricoltura della Regione Sicilia che ha avviato un iter finalizzato alla creazione di un network europeo dei vini fortificati. La creazione della rete europea dei vini fortificati è un presupposto propedeutico alla valorizzazione queste produzioni, assicurando loro un riconoscimento globale . A supporto di questa iniziativa è stato coinvolto appunto il Concours Mondial de Bruxelles con il compito di costruire una rete tra i produttori delle regioni coinvolte. E’ importante evidenziare l’importanza storica di questi vini la cui tradizione risale a circa 250 anni . Ripercorrendo le origini del Marsala non possiamo dimenticare il ruolo determinante dei mercanti inglesi  – di cui ho già Parlato in un articolo precedente   https://winetalesmagazine.com/blendnews/cera-una-volta-storia-di-un-vino/ – e della famiglia Florio nello sviluppo del settore vitivinicolo siciliano. E ‘necessario restituire la giusta dignità a questo vino destinato una volta solo alla cucina e oggi il Consorzio strade del vino – https://winetalesmagazine.com/blendnews/a-colloquio-con-il-presidente-lombardo-per-celebrare-la-rinascita-della-federazione-strada-del-vino-terre-doccidente/ – sta lavorando per restituirgli il poste che merita come simbolo identitario e culturale. Un vero trionfo, sedici medaglie ottenute tra cui il Trofeo Rivelazione Vini Fortificati. Di queste il vero trionfo lo ha ottenuto il Marsala Doc . Queste le medaglie siciliane Gran medaglie d’Oro Ben Rye 2022 – Donnafugata ( Passito di Pantelleria DOC) Marsala Superiore Ambra 2011 – Cantine Lombardo Single Barrel N° 018 2005 – Cantine Pellegrino ( Marsala Doc) che ha ottenuto anche il titolo Rivelazione Internazionale Vini Fortificati 2025. Single Barrel di Cantine Pellegrino è l’unico vino italiano a conquistare il prestigioso titolo così da esaltare l’unicità di ogni singola botte custodita nelle storiche cantine. Il Marsala si conferma così ancor più nella Storia continuando a sorprendere e stupire.   Medaglie d’Oro Marsala Semisecco Superiore Riserva 2013 – Cantine Florio Marsala Semisecco Superiore Riserva 2008 – Cantine Florio Marsala Vergine Stravecchio Oro Secco 2001 – Cantine Lombardo Marsala Vergine Riserva 2010 – Curatolo Arini Marsala Superiore Ambra Dolce 2004 – Intorcia Heritage Nes 2023 – passito di Pantelleria Doc – Cantine Pellegrino   Il programma ha previsto quattro giornate di degustazioni, masterclass, e incontri tematici. Complessivamente la Sicilia ha presentato al mondo una tela che unisce Marsala, Pantelleria, Lipari, Noto e Siracusa. Il Concours ha dunque consacrato l’isola a crocevia internazionale del vino; un territorio che dal vulcano al mare diventa inclusivo e accogliente.   Katia Manenti La Redazione
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Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto Madeleine Arrow Right Top Bg

31 Ottobre, 2025

Filippo Signorini. Rêver Ouanalao Saint Barth, lo Champagne dell'effetto Madeleine

  Sapete cosa è l’effetto Madeleine di Marcel Proust? Che lo conosciate o meno, seguitemi fino in fondo. Non ve ne pentirete. Quando alle scuole elementari si studiava la storia, arrivava prima o poi il momento di Cristoforo Colombo e della scoperta delle Americhe. Ricordo ancora oggi la drammatica narrazione del maestro che al grido di “terra, terra!” si rallegrava perché Colombo si salvava dalle ire funeste di un equipaggio stressato dal lungo viaggio e pronto ad ammutinarsi.  Senza grandi enfasi e con voce quasi assente, il maestro aggiungeva che non era sbarcato in America ma in un’isola che chiamò San Salvador.  In realtà si chiamava Guanahani, nelle Bahamas. Era il 12 ottobre 1492. A quel viaggio ne seguirono altri: 1493, 1498 e 1502 ma solo nel corso del secondo, nel 1498, arrivò sulla terraferma in Venezuela.  In quello stesso viaggio sbarcò a Ouanalau, una meravigliosa isola dei Caraibi Orientali, che ribattezzò Saint Barhtélemy in onore a suo fratello Bartolomeo. Saint Barhtélemy è certamente più conosciuta come Saint Barth. Un luogo di classe e charme dove ricchi nababbi provenienti da ogni parte del mondo, vanno a godere delle bellezze di un’isola incantata. Ford, Rothschild e Rockfeller bastano come nomi per inquadrare Saint Barth? Eppure, se googoliamo (che strano neologismo…) per cercare informazioni su Saint Barth, occorre scrollare parecchio nelle pagine perdendosi tra costumi da bagno del brand MC2 Saint Barth. Potere del SEO/SEM da un lato, insofferenza nella troppa pubblicità dall’altra. Cosa è allora Saint Barth? Dipende. Per alcuni è un luogo di villeggiatura. Per altri una passerella necessaria. Per Filippo Signorini è casa. La cosa che amo di più in senso assoluto, il posto dove io sono più felice in senso assoluto è Saint Barth.  La prima volta di Filippo a Saint Barth è nel 1996, 503 anni dopo Cristoforo Colombo. Aveva quindici anni e non parlava inglese. La mamma, francese ma trapiantata in Italia, cercava un posto sicuro per i due figli di 15 e 13 anni. Che fosse in Francia e senza criminalità. Cosa può volere se non questo una mamma per stare con due bambini quando il marito è impegnato con il lavoro? Voleva infatti che i figli crescessero in un luogo caldo e sicuro mantenendo la cultura francese. Cinque mesi l’anno a Saint Barth per poi tornare a Monza. Si studiava a distanza e gli esami in Italia.  Una famiglia ovviamente agiata quella di Filippo anche se la persona che ho conosciuto non ostenta e fa della sobrietà un suo stile di vita. Quello che mi aveva colpito ai tempi è che non c’era tutto questo lusso che vediamo oggi. C’erano le Mini Mok, l’Eden Rock era un hotel ancora tutto di legno conservando lo stile della vecchia residenza del primo sindaco di Saint Barth. La luce c’era e non c’era. I lampioni funzionavano e non funzionavano. Tutto era molto sauvage, selvaggio. Quello che ancora oggi mi piace è l’atmosfera di essere in Francia perché siamo in Francia, è che mi sento a casa, mi sento sicuro, mi sento nel mio paese.  Una casa cambiata nel tempo per via dei tanti piccoli novelli Cristoforo Colombo che invasero questa e le tante isole dei Caraibi e di tutto il Centro America trasformandole in parchi divertimento per ricchi. Benessere per tutti si o forse una diversa forma di schiavitù per chi povero era e povero è rimasto. Con qualche luccichio in più per via dei tanti locali e hotel sorti nel tempo. Filippo avvolge il nastro dei ricordi con una certa dose di tristezza che comunque non altera il senso di casa che ha nel cuore.  Si andava in un posto per comprare l’acqua che ora non c’è più perché si va al supermercato. I taxi non c’erano. Ora ci sono i taxi Porsche.  Lo sfarzo che disturba. La spettacolarizzazione di un luogo che sembra una vecchia signora ritoccata chirurgicamente. Non è snobismo ma tristezza per una casa colorata con un colore che non si vuole.  Un approccio culturale per Filippo che con la sua inflessione marcatamente francese sembra uscito direttamente dal copione di un film. È figlio di un’epoca dove la lingua francese era quella che si doveva studiare per accedere alle grandi università oltre che per stare in società. L’inglese? Roba per altri.  Il mondo di lingua francese mi è sempre appartenuto. Io dico sempre che ho il cuore italiano ma l’anima francese. Sono fiero della mia anima francese perché amo l’Italia quanto la Francia. Un cuore spaccato in due. Spaccato in due se non in tre. La Francia, l’Italia, Saint Barth.  Eppure Filippo ha vissuto in Belgio, in Argentina, in Canada, in Francia ma Saint Barth è sempre stato il suo rifugio. Il luogo dove fuggire per ritrovare se stesso e il suo passato. Non chiamatelo snobismo. Ognuno di noi ha un posto così. Può essere casa, casa dei nonni, casa al mare. Cosa importa dove è. Cosa importa quanto grande o piccola sia. Ciò che importa è il perché siamo legati a quel luogo. I sentimenti che indissolubilmente fanno parte di noi, lì. Da soli o con quel qualcuno che comprende cosa significa per noi.  Saint Barth è una costante della mia vita. Andavo appena potevo ed è sempre stato un momento di piacere estremo. È il mio paese. La vita di tutti i giorni può essere banale qualunque cosa si faccia. Alla fine, è sempre la stessa. Anche se l’azienda nella quale doveva lavorare era quella di famiglia.  L’utilizzo del verbo dovere non è casuale. Filippo doveva lavorare in quella del padre. Non so se una sorta di riconoscenza o di necessità ma l’impressione che ho avuto è che sentisse come un obbligo senza che nessuno glielo avesse imposto. Vendevo prodotti per ufficio. Poi vedevo la linea Saint Barth che è di un amico di mia sorella che dopo essere venuto a volta Saint Barth ritornò a casa dicendo alla madre: facciamo i costumi Saint Barth. È diventato un colosso da 88 milioni di euro. Allora ho detto alla mia famiglia: facciamo lo champagne per gli americani perché tutto ciò che è Saint Barth si vende. Non chiamatela noia di chi è sempre vissuto in un contesto particolare. Le ragioni sono più profonde e intimamente legate proprio a Saint Barth. Magari alla voglia di ritirarsi li per sempre senza smettere comunque di far qualcosa di bello e interessante.  Non è ricerca di successo, non è fuggire alla noia, non è darsi un tono. È la profondità di amore per un luogo incantato che si unisce ad una sottesa repulsione per una attività che non gli si addice. È come quando ti regalano un abito bellissimo che ti sta anche benissimo perché gli altri ti dicono che ti sta benissimo. Ma non lo senti tuo. Non ti senti a tuo agio. Hai bisogno di una maglietta e un paio di pantaloncini per sentirti te stesso. Ma senza rinnegare nulla di ciò che si è e si è costruito. Anzi, grande riconoscenza alla famiglia e al padre. Ha dato da mangiare alla famiglia ma coi tempi è diventato sempre più complicato. Sono arrivate le multinazionali e i piccoli venivano assorbiti. Avevamo comprato anche una società a Roma da una signora che poi morì. Tu devi sapere che sono vittima di una disgrazia in Brasile. Un naufragio. Nel 1998 ero li ad una convention per conto di mio papà. Ero stato affidato alla signora perché non ero ancora maggiorenne. Eravamo andati in spiaggia con tutto il gruppo per fare il bagno e la corrente era talmente forte che ci ha trascinati via. Lei mi diceva: ti devi salvare la vita, ti devi salvare la vita. Non pensare a me, salvati la vita. Sono stato salvato da un pescatore che passava di li e ricoverato all’ospedale San Raffaele. Pensa a te, un distaccamento San Raffaele di Milano a Salvador de Bahia. Questa donna è morta e io ho raccontato la sua storia fino all’ultimo.  Aveva tre figli e il papà di Filippo acquistò l’azienda per garantire loro un futuro visto che lavoravano già nella stessa azienda ancorché alle prime armi.  Una azienda nella quale anche Filippo ha lavorato fino al 2020. Quando poi ha detto basta. Aveva bisogno di altro. Aveva bisogno di creare la sua linea di Champagne Saint Barth. Già so cosa starà pensando qualcuno. Ecco qui uno sprovveduto che non sapendo nulla di vino e di Champagne ha voluto farsi il suo giocattolino con i soldi di papà. Mi spiace per questi malpensanti, ma non è per nulla così perché chi vuole un giocattolino, nemmeno se ne occupa e quando lo fa, è meglio che non ci metta le mani. Filippo ha pensato e curato il suo progetto imprenditoriale nei minimi dettagli.  Non si può produrre uno Champagne se non nello Champagne. Occorreva così un récoltant manipolant e l’ha trovato in Sylvain Pienne a Monthelon, nel cuore de la Marne.  Non c’era una etichetta Saint Barth e l’ha creata omaggiando l’isola con il colore turchese del mare dei Caraibi. Non c’era un brand e l’ha creato usando Rêver Ouanalao dove Ouanalao era l’antico nome di Saint Barth e Rêver il sogno. Il sogno di Saint Barth. Il sogno di Filippo Signorini. Come si gestisce però il lusso per uno Champagne? Non certo con il prodotto visto che di Champagne ve ne sono una infinità (oggi si contano circa 16.000 vigneron e 320 produttori). Serviva qualcosa di unico e speciale e questo non poteva che essere il servizio.  Se il tempo è il lusso del ventunesimo secolo, Filippo lo ha interpretato al meglio riuscendo a consegnare direttamente a casa le bottiglie in massimo ventiquattro ore e con un imballo così sicuro da richiede forza e tenacia per aprirlo.  Ma non solo a casa. Ovunque ci si trovi. Anche in barca dove deve arrivare già refrigerato. Per soddisfare clienti ricchi e viziati? Anche. Ma che c’è di male? Le persone a Saint Barth vogliono tutto per ieri. L’influenza americana nel lavoro è pazzesca perché gli americani, che sono i nostri migliori clienti, ci hanno insegnato come si lavora con il servizio. Se tu sei in casa e non hai voglia di far da mangiare tiri su la cornetta arriva il cuoco in 20 minuti prima con stoviglie e tutto, ti fa mangiare, sparisce e porta via tutto Hai voglia di farti un massaggio? Tiri su la cornetta e in 10 minuti c’è il massaggiatore a casa. Hai voglia di farti i capelli e non hai voglia di andare dal parrucchiere? Arriva il parrucchiere a casa.  Il servizio. Quello che in Italia pensiamo non sia così realmente importante, all’estero è persino più importante del prodotto. Non fosse altro perché si è capito che se non hai il piacere dei goderti qualcosa esattamente quando ne hai voglia e devi dunque attendere, allora il tempo è davvero sprecato. Va bene il servizio ma lo Champagne?  Io l’ho trovato grassamente piacevole.  Io ho avuto modo di assaggiare la versione Tradition, un Brut con il 50% di Meunier, 30% di Chardonnay e 20 di Pinot Noir. L’aggettivo che mi è subito venuto in mente è stato: facile. Difficilmente ci si imbatte infatti in uno Champagne che vuole essere godimento puro senza perdersi in tanta complessità. Ecco, Tradition è proprio così. Mi ha meravigliato perché il perlage è sembrato così inesistentemente fine da perdersi nella luminosità del calice. Poi pochi ma essenziali effluvi che parlano di zest di limone, fragoline di bosco, burrosa pasticceria, gesso, agrumi e tanto minerale. È il Meunier che sembra prevalere sugli altri partecipanti all’opera. Una partecipazione che diventa alternanza in bocca perché qui è lo Chardonnay a dettare legge. Per una volta il Pinot Noir non è protagonista se non in una sorta di grassezza e cicciosità di Tradition. Incredibile la sapidità e quel perlage la cui finezza sbalordisce.  Piacevolissimo il finale con una bocca che rimane fruttata e pulitissima: non imbalsamata come accade per altri Champagne. Sapete con cosa ho voluto provare il Tradition? Non ci credereste mai lo so ma l’ho abbinato ad un semplice prosciutto cotto del supermercato (un signor prosciutto cotto però, il San Giovanni). Il risultato? Da Dio! Questa è la dimostrazione non solo come non occorra aspettare una occasione importante per aprire una bottiglia di Champagne ma di come serva averla in barca il prima possibile! Cominciamo mi sono detto. Piano piano come quando tu apri una bottega: piano piano fai le cose una alla volta, vedi come vanno. Adesso facciamo le esperienze di champagne. Portiamo lo champagne in Guadalupa partendo con l’Air France. Facciamo le degustazioni degli Champagne in Guadalupa con sette partecipanti. Io regalo un’emozione. Io ti regalo la mia esperienza, il mio sogno, ti regalo la mia compagnia, i miei racconti, la mia vita. Questo, io ti trasmetto con il mio champagne: ti trasmetto la mia vita, quello che io faccio, quello che ho fatto, quello che sono.  La conversazione con Filippo è scorrevole, divertente, leggera. Il suo affascinante accento francese rende le idee, la narrazione delle esperienze, i ricordi, profondamente leggeri ed ammalianti. Profondità e leggerezza insieme sembrerebbero un ossimoro, eppure è così che li ho trovati. I suoi racconti come i progetti, nonostante siano meditati e attentamente studiati, sembrano bolle di sapone che galleggiano leggere nell’aria. Non sono vuote, non c’è aria all’interno. Ci sono caldi ricordi e concreti progetti frutto di una visione che non lascia nulla al caso. Una ardente passione che è energia propulsiva. La passione è il ritmo della sua vita. Un sentimento, un approccio mentale che lo conduce a pensare come i sogni si possano realmente avverare. Ma solo lavorando duro e Filippo in questa avventura sta impegnando tutte le sue risorse fisiche e mentali. Oltre che economiche. Ci crede e ci crede fermamente. Sapendo che occorre impegno. Tanto impegno. Quando non è a Saint Barth, vive in Valsassina, vicino il lago. Qui ci sono ancora altri ricordi. Quelli della nonna che voleva una casa in campagna fuori Milano poi venduta alla famiglia Berlusconi. Quelli della casa, costruita dal padre, dove attualmente vive con la moglie. Una grande casa dove Filippo vive da solo fino al giovedì quando la moglie lo raggiunge da Milano. Non è un mondo dorato. Si, magari lo è all’apparenza, per chi non si accontenta della superficie. In lui colgo un senso di tristezza quando mi dice che non avendo figli, il suo sogno si concluderà con lui. Un senso di tristezza che dura meno di una folata di vento. Sono i ricordi felici di Saint Barth che spazzano via tutti gli altri. Sono i pensieri felice di Peter Pan a farlo volare verso luoghi lontani eppure così vicini. Penso di essere una persona con capacità normali. Cerco di sforzarmi di capire dove va il mondo perché non è il mondo che viene incontro a me, ma sono io al servizio del mondo che cambia. La vita un pò come tante finestre: se le lasci socchiuse, non passa l’aria me se le spalanchi, tutto entra.  Filippo è una finestra delle emozioni completamente aperta, spalancata. I suoi sono racconti che riescono a trasportare verso Saint Barth, tra le sue strade, all’ombra degli alberi, nelle ville dei suoi amici. Gli odori, la musica, il calore del sole. Una esclusività spartana che sa di vita vera, non luccicante anche se comunque lussuosa. Di quel lusso che non deve ostentare ma vivere e godere delle possibilità che la vita, in qualche modo, ha regalato.  Mi piacerebbe portare più italiani possibili, insomma perché possano capire cosa è Saint Barth. Quella autentica, quella dove vado alle sei del mattino, al mercato del pesce. Chiacchiero, faccio la mia chiacchierata, bevo il caffè con i locali, sosto all’ombra degli alberi con le bacche dell’eterno sonno (perché se le mangi dormi), fumo una sigaretta mentre la tartaruga che mi passa vicino. Insomma, le esperienze che sono quelle di uno scorrere lento della vita e che sanno di unicità. L’unicità di un lusso che non ha nulla di sfrenato. Neanche nello Champagne Saint Barth che è pur sempre uno Champagne ma per Filippo sembra solo essere un pretesto per poter parlare dell’isola che è e sarà nel suo cuore. Un luogo dove vivere una vita che sente veramente sua. Libera da sovrastrutture e cicli frenetici. Libera da convenzionalisimi e inutilità. Essenziale e definitiva. Lo Champagne Saint Barth, la voglia di far funzionare questo sogno donando sogni è un modo per essere sempre, costantemente, li. Non da solo, ma con chi ha voglia di essere parte del suo sogno inoculandone il suo amore smisurato. Dividere e condividere il suo pezzo di cuore. Dalla villa sul lago di Como, che sembra quasi essere una prigione dorata, un luogo temporaneo e di passaggio, Filippo guarda fuori dalla finestra. Sono certo che la sua mente non è più qui ma a Saint Barth.  Ancora non abbiamo però parlato dell’effetto Madeleine e cosa c’entri con Filippo Signorini. L’effetto Madeleine è un pensiero di Marcel Proust tratto dal libro Alla ricerca del tempo perduto e più precisamente dal primo dei sette volumi dell’opera, Dalla parte di Swann.  Proust racconta di come un odore, un sapore, un gesto o un oggetto possa innescare un ricordo vivido e intenso derivante del passato. Così intenso da diventare irrefrenabile. Trovo che l’effetto Madeleine racchiuda perfettamente il pensiero e l’animo di Filippo con la sua voglia di condividere, attraverso lo Champagne Rêver Ouanalao, non solo i ricordi ma l’irrefrenabile voglia di Saint Barth. Insomma, la sua Madeleine.   Il y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n’était pas le théâtre et le drame de mon coucher, n’existait plus pour moi, quand un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques.
Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause.
Il m’avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu’opère l’amour, en me remplissant d’une essence précieuse : ou plutôt cette essence n’était pas en moi, elle était moi. J’avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel.
D’où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu’elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu’elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D’où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l’appréhender ?   Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo.
E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa.
E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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Aspettando ViniAmo … Attendere non è mai stato così gustoso … Il 15 Novembre 2025 a Roma Arrow Right Top Bg

30 Ottobre, 2025

Aspettando ViniAmo … Attendere non è mai stato così gustoso … Il 15 Novembre 2025 a Roma

  Un giorno, 3 Masterclass, oltre 80 espositori e centinaia di etichette pronte a raccontare l’Italia del vino in un brindisi memorabile, accompagnato da assaggi gastronomici che conquistano. Aspettando ViniAmo …  è l’anteprima del Wine Tasting della Capitale: una giornata di degustazioni, incontri e convivialità, in cui le eccellenze enogastronomiche italiane si danno appuntamento per celebrare la cultura del vino e l’arte del gusto. Organizzato da Minelli Wine Events, l’evento accende i riflettori su cantine, produttori e territori straordinari, anticipando l’atteso appuntamento primaverile con il grande evento ViniAmo.   IL PROGRAMMA DI ASPETTANDO VINIAMO … Aspettando ViniAmo … è vino e molto di più. Un evento goloso sotto tanti aspetti, location, servizi e assaggi. E’ facile partecipare! Sabato 15 Novembre 11:30 –20:30 Ingresso banchi d’assaggio: 25€ Ridotto: 20€ (sommelier, studenti tesserati, gruppi 8+) LE MASTERCLASS DI ASPETTANDO VINIAMO … Un giorno ricco di assaggi e di incontri con vini e produttori unici. Tre racconti memorabili per vini che lasciano il segno. Scegli il percorso che più ti affascina  ma affrettati, i posti nelle tre masterclass sono limitati e le prenotazioni terminano il 7 novembre.   Amarone Sabaini: tradizione e modernità a cura di Ivan Vellucci (Wine Tales Magazine) Ore 12.00 – 13.30 SALA EUR – Hotel Cristoforo Colombo, Roma Storia, qualità e passione. Cantina Sabaini è tradizione tramandata tra generazioni a partire dal 1800 fino ai giorni d’oggi con Riccardo ed Alberto; è amore profondo per la Val d’Illasi, territorio delle DOC Valpolicella e Soave nonché della DOCG Amarone. È cultura e raffinata arte del vino grazie al titolare Adolfo e alla moglie Mirca. Crediamo fortemente nelle nostre origini, nei saldi principi legati alla famiglia, nella tradizione che sa di storia, nella terra che coltiviamo ogni giorno. Riccardo Sabaini. 6 tenute per un totale di 115 ettari a costituire un caleidoscopico mosaico di suoli, esposizioni, altitudini utili a valorizzare ogni singola specificità di un terroir unico. Degustazione con verticale di Amarone della Valpolicella DOCG, annate:
2020 (4*) – 2019 (5*)– 2018 (4*) – 2015 RISERVA (5* E) Importo: 40 euro Operatori e stampa: 20 euro   Nebbiolo a Mucchietti – Cantina Piazzo Comm. Armando a cura di Ivan Vellucci (Wine Tales Magazine) Ore 14.30 – 16.00 SALA EUR – Hotel Cristoforo Colombo, Roma In degustazione: Ritorno in Alta Langa DOCG Chardonnay e Pinot noir (Bollicina) MasSim (Nebbiolo Metodo Classico) Barbaresco Rizzi Vigna Fratin Barolo Valente Barolo Vigna Sottocastello Barbaresco Riserva Vigna Giaia Un viaggio tra sei vini che raccontano le Langhe e la storia di una famiglia che, da oltre 50 anni, trasforma piccoli inizi in grandi tradizioni.
Il nome “Mugiot”, in piemontese “mucchietto”, era il soprannome del fondatore Armando Piazzo ed oggi il nome di uno dei suoi vigneti più pregiati. In una storia tutta da raccontare, Piazzo custodisce un caleidoscopio di terreni sparsi per le Langhe così da esaltare le differenze di ogni singola etichetta. Importo: 45 euro Operatori e stampa: 20 euro Incontro tra i Vitigni Francesi e la Costa Toscana a cura di Roberta Marchese Ragona,condurrà Daniele Becchi, direttore del consorzio Scopri le sfumature di un territorio unico nella Masterclass dedicata ai vini delle denominazioni Suvereto DOCG, Val di Cornia DOC, e Rosso della Val di Cornia DOCG, tutelate dal Consorzio Suvereto e Val di Cornia. Un viaggio sensoriale di un’ora e mezza attraverso interpretazioni di grande carattere, radicate in un’area che fonde vitigni autoctoni come il Sangiovese con varietà internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot. Durante la degustazione guidata, esploreremo l’identità profonda di questi vini, espressione di un territorio dove la viticoltura è cultura e visione condivisa. Un’occasione imperdibile per appassionati e professionisti per comprendere l’evoluzione stilistica e qualitativa della Val di Cornia, oggi sempre più protagonista tra i grandi territori del vino toscano. Lasciati guidare da un racconto di territorio, tradizione e innovazione attraverso ogni calice, tra Francia e Toscana… Ore 17.00 – 18.30 SALA EUR – Hotel Cristoforo Colombo, Roma Consorzio Suvereto e Val di Cornia Ben 8 vini da degustare racconteranno il territorio:
Petra Toscana ITG Merlot ‘Quercegobbe’ 2023 Terravita Toscana ITG sangiovese ‘Aimat’ 2022 San Rocco Costa Toscana ITG Syrah ‘Sedici Agosto’ 2022 Tenuta La Batistina Suvereto DOCG Cabernet Sauvignon ‘Quantisassi’ 2022 Poggio Banzi Costa Toscana Sangiovese 2021 La Fralluca Costa Toscana Syrah ‘Pitis’ 2020 Bulichella Suvereto DOCG Cabernet Sauvignon ‘Coldipietrerosse’ 2020 Gualdo del Re Costa Toscana Sangiovese 2019 Importo: 40€ Operatori e stampa: 20 euro COME PARTECIPARE ALLE MASTERCLASS Per assicurarsi un posto alle Masterclass è obbligatoria la prenotazione,  con pagamento anticipato entro il 7 novembre 2025. Per le prenotazioni, scrivere a: minelliwine.events@gmail.com masterclass@minelliwineevents.it Per il pagamento versare la quota tramite bonifico a: Stefano Minelli – IBAN IT05W0200805211000102556265
Causale: indicare il nome della masterclass (es. Masterclass Amarone / Masterclass Barolo Barbaresco / Masterclass Toscana).
Solo il pagamento garantirà la partecipazione. CANTINE E AZIENDE PARTECIPANTI Aspettando ViniAmo … è un viaggio tra le eccellenze vitivinicole italiane, dal Friuli alla Sicilia. S e non sai da che parte iniziare, dai un’occhiata al lungo elenco dei produttori presenti:   Di Gaspero (Friuli) Maso Furli (Trentino-Alto Adige) Cantina Sabaini (Veneto) La Romiglia (Veneto) Azienda Vitivinicola Piazzo (Piemonte) Giacomo Barbero (Piemonte) Gozzelino (Piemonte) Ferrero Cristian (Piemonte) Tenuta Maffone (Liguria) Cantina Messori (Emilia Romagna) Castagnini Vini Apuani (Toscana) Cantina Fassati (Toscana) Innocenti (Toscana) Cantina Pomario (Umbria) Cantina Tenuta di Saragano (Umbria) Società Agricola Mita (Lazio) Piana dei Castelli (Lazio) Azienda Agricola Deanike (Lazio) Azienda Agricola Debora Castelli (Lazio) La Corte dei Greci (Lazio) Cantina il Bottino (Lazio) Tenuta Ronci (Lazio) Cantina Raparelli (Lazio) Nevi Antolini (Lazio) Le Cime Basse (Marche) Cantina Vezzoso (Campania) Vitivinicola Iovino (Campania) Barbato 1907 (Campania) Cantine Vitematta (Campania) Cantina Ocone (Campania) Azienda Agricola Torricino (Campania) Aroma Winery (Campania) Azienda Agricola San Giovanni (Campania) Azienda Le Grazie (Campania) Azienda Agricola Sorelle Pepe (Puglia) Terre di Maria (Puglia) Tenuta Donna Donata (Puglia) Giancarlo Ceci (Puglia) Agri Girardi (Puglia) Leonardo Pallotta (Puglia) Tenuta Santoro (Calabria) Vino Nibali (Sicilia) Tenute Foti Randazzese (Sicilia) Vigna Nica (Sicilia) Cantina Crisponi (Sardegna) Siddura (Sardegna) ASSOCIAZIONI, DISTRIBUTORI E PARTNER   Associazioni/Consorzi: Wine Specialists Council – Moscato di Trani (Puglia) Consorzio Suvereto DOCG e Val di Cornia DOC (Toscana)   Distributori/Enoteche Online: Divina Italia  in collaborazione con Concours Mondial de Bruxelles Stappando.it Mazzolada Lidia & Amato Merlotta Apollonio Borgo Antico Cantina Li Seddi   Extra Vino: Azienda Agricola Marco Cacioni – Terra e Sassi (olio) Pozzo Serpi (olio) Carichissimo Partner (caffè) Api e Miele Cardinali Andrea (miele) Aroma Winebar & Enoteca (gin e vermouth) Bepi Tosolini (liquori e distillati) Nativa Bio (creme spalmabili) MostoItaliano (birra) Tenimenti Marotta (olio, Vermouth, Composte, Nettari) Sponsor Gastronomico: Da Norcia per voi – Fraschetti – Le Norcinezze Romizza (pizza) Sponsor Tecnico: Pan de Roma – Salpa (lievitati/snack) Sponsor: I Segreti in un Calice di Roberta Marchese Ragona   Una lista che si amplia e si arricchisce giorno dopo giorno fino al grande evento.   ASPETTANDO VINIAMO … PERCHÉ I VINI SPECIALI VANNO CELEBRATI TUTTO L’ANNO L’evento è organizzato da Minelli Wine Events, il progetto di Stefano Minelli che valorizza la cultura del vino in modo inclusivo, entusiasmante e consapevole. Anno dopo anno, il concept di ViniAmo conquista il palato – e tutti i sensi – di esperti e appassionati, grazie alla selezione di vini di nicchia, capaci di stupire ed emozionare. Il giorno di Aspettando ViniAmo … è da cogliere al volo: segnalo in agenda!   Contatti & Informazioni Stefano Minelli: 338 3046072 minelliwine.events@gmail.com https://minelliwineevents.it/ Per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a: giuliaferrero.press@minelliwineevents.it Per tutti gli operatori del settore (ristoratori, enoteche, rappresentanti commerciali, agenti, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a: operatori@minelliwineevents.it Per la conferma dell’accredito per stampa e operatori è necessaria la mail di conferma da parte dell’organizzazione. La Redazione
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DOCTOR WINE 2026 Arrow Right Top Bg

30 Ottobre, 2025

GUIDA ESSENZIALE AI VINI D'ITALIA. L'Edizione 2026 della Guida di Doctor Wine.

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 11 Ottobre le ampie sale dello SPAZIO 900 all’EUR (Roma) hanno ospitato la presentazione romana della 12a Edizione della GUIDA ESSENZIALE AI VINI D’ITALIA, seicentotrentapagine di assaggi firmati da DOCTOR WINE (al secolo Daniele Cernilli) e dai suoi collaboratori. Quella di Cernilli è una guida che celebra il vino ma non solo, scopre cantine e territori, racconta storie di uomini e di lavoro, prova a essere meno “aulica” e fine a se stessa, vuole essere uno strumento utile a chi il vino lo compra e lo beve ma anche a un comparto che in Italia (e non solo) arranca un po’, complici molti fattori, ivi compresi i voli pindarici che quelli che chi del vino scrive (mi ci metto pure io) fanno fare, giri di parole per raccontare una cosa in fin dei conti semplice, fatta con le mani sporche e la schiena piegata da chi non ha paura e vergogna di faticare per il nostro piacere edonistico. GLI ASSAGGI C’era tanto, troppo in cui ficcare il naso, era evidente, si sapeva. Tanta gente, lunghe file ai tavoli dei nomi più in vista… Ho lasciato i miei programmi nello zaino e mi sono lanciato allo sbaraglio, inseguendo fortuna, sfruttando tempi morti, approfittando di distrazioni ma anche aspettando pazientemente. Sono riuscito a chiacchierare (miracolosamente) a conoscere, ad approfondire. Ho trovato ovunque Qualità, magari non sempre emozioni ma comunque rispetto per il Territorio e grande lavoro. Tra i circa 80 vini degustati ne ho scelti cabalisticamente diciassette da sottoporre alla Vostra attenzione; il criterio, per quanto rigoroso, è pur sempre personale, Vi invito dunque a criticare le mie scelte, a suggerirmi altri percorsi e, come sempre a essere curiosi e condividere. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL CHARDONNAY “VIGNA CRIVELLI” 2022 RISERVA, PETER ZEMMER (ALTO ADIGE): al naso è un susseguirsi di sportellate: fresca scorza di cedro vs. timida camomilla. Mela Fuji matura vs. gelsomino, misteri speziati d’Oriente vs. mughetti, in una atmosfera di grande freschezza, dominata dal profumo di ciottoli di fiume di cui sembra di sentire anche il rumore. In bocca dominano freschezza e mineralità, spezie e pietre battono cassa mentre dolcezze di pera matura e cedro riequilibrano un assaggio dal finale quasi infinito. 92 Punti. – COLLIO DOC BIANCO 2022 RISERVA, ZUANI (FRIULI VENEZIA GIULIA): è una guida rossa quella che introduce la regalità tropicale dell’olfatto, un nobile tappeto di dolcezze esotiche e freschezze d’agrume impreziosito di gemme balsamico-vegetali che raccontano erbe fini e gelsomino. E in una atmosfera tra il pirico e il fumé avvicinate il calice alle labbra… Sorso nobile ma affatto supponente, che propone acuti di freschezza e mineralità per snellire la sontuosa, glicerica morbidezza. E mentre aspettate che i ricordi si spengano, dimenticate la fretta e soppesate sensualità d’acacia e marina sapidità. 90+ Punti. – GARDA DOP METODO CLASSICO EXTRA BRUT “CASTEL GUELFO RISERVA DEI FONDATORI” 2009, PERLA DEL GARDA (LOMBARDIA): come nei paesaggi catturati da Ansel Adams, luci ed ombre riempiono la stampa accendendo emozioni e fantasia. Il naso è un gioco a rincorrersi di tostature di nocciole e pane integrale, di freschezze d’arancia e dolcezze d’albicocca (anche candita), i tropici del mango, dell’ananas e della banana precedono la pasticceria di mandorle e cioccolato e la mineralità sa di quasi vulcano. In bocca l’elegantissima effervescenza fonde freschezza, struttura, sapidità e morbidezza in un tutt’uno dal quale spicca, nell’allungo, il dualismo tra le dolcezze della mela e della pera e la dura presenza della selce. 91 Punti. – BAROLO DOCG LAZZARITO 2021, VIETTI (PIEMONTE): del bosco ha le bacche scure e i funghi, i mirtilli, le cortecce… Poi sono soffi balsamici di menta ed eucalipto, note di china e liquirizia, cuoio e tabacco, un ché di noce… In bocca accarezza e seduce, raffinato, mai supponente, propone tannini invidiabili e schegge di ferro quasi a voler strizzare l’occhio al Piemonte industriale più che a quello sabaudo. Profondo, complesso, ripropone pepe e ginepro e chiude (ma…chiude?) sottolineando mineralità. 90 Punti di pura eleganza. – TOSCANA IGT ROSSO “SOGNO MEDITERRANEO” 2023, TENUTA CASADEI (TOSCANA): quasi tutto Syrah (ma quasi), quasi quanto dimentico dei suoi estremi di spezia e frutto. Cala l’asso della terra, del pietrisco, del ferro e di un sale che rimanda quasi all’oliva nera. Cioccolato fondente, prugna e pepe mescolano poi le carte e allora cercate conforto nel sorso. Giovane e irruento, teso, affilato, una scudisciata di freschezza sui graffi lasciati nella pelle dalle unghie di tannini fuori ordinanza. Da bere ascoltando “NOTHING’S” GONNA HURT YOU BABY” dei CIGARETTES AFTER SEX. 91 Punti di puro erotismo. – TRENTO DOC “TRACCE” 2012 RISERVA, MOSER (TRENTINO): beh, se Francesco era uso lasciarne sulla strada (o su quella pista di Città del Messico tatuata ora sull’etichetta di 51,151), sembra che ora tocchi a Matteo e Carlo marcarle in Val di Cembra spingendo sui pedali di un affinamento che portato a 132 mesi è salita ripida, che dopo la curva non spiana e fa mettere il piede a terra a molti. Summa di quanto imparato dall’Azienda e di quanto offerto dalla terra, questo spumante chiede attenzione al cervello più che ai sensi. Scartate la frutta gialla, ancor più quella tropicale candita, cercate il mallo di noce, il pane di segale, i biscotti alle mandorle e le nocciole, soffermatevi su quel pietrisco spezzato che sa di polvere pirica, di peneplanazione e vita nuova. In bocca esprime cremosità commovente e perfetta orchestrazione fresco-sapida, mai un cedimento, mai un “di troppo”, agile come un 34×32. Un sorso che scorre libero, come i pensieri e legato, come la storia. 91+ Punti (ma forse di più). I QUASIQUASI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “BINOMIO” 2021, FATTORIA LA VALENTINA (ABRUZZO): naso boschivo, che regala sensazioni di bacche scure e frutti di rovo, resina e terra umida, fruttata sostanza di prugna e misteri d’Oriente firmati da tè, e spezie scure. Nebbie balsamiche introducono un sorso di grande freschezza, che a calore e morbidezza contrappone tannini vocianti e sapidità in crescendo. Lungo e coerente il finale. Davvero un bel vino. 89- Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL BIANCO “GRANDE CUVÉE BEYOND THE CLOUDS” 2022, ELENA WALCH (ALTO ADIGE): naso di grande impatto e grassa presenza, giocato subito su dolcezze di mela Golden e frutta candita e poi allargato a rocciosa mineralità intrecciata a sensazioni di erbe alpine e toni fumé o addirittura pirici. Il sorso è un’esplosione che frammenta e confonde laceranti schegge minerali e brandelli di cremose morbidezze, ricordando candite esoticità e lasciandoci con la voglia di un quid di freschezza in più. 88++ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL PINOT NERO “VIGNA KOFL” 2022 RISERVA, PETER ZEMMER (ALTO ADIGE): dal lampone all’amarena passando per il mirtillo, poi un bosco di balsamiche freschezze, fitto di aghi di pino, resine e cortecce, fresco di felci e scorza d’arancia, scuro di spezia, liquirizia e piode appena spaccate. Sorso alpino e silvestre, profondamente minerale, finemente tessuto nella trama tannica, verticalmente fresco, profondamente minerale, lungo e…intrigante. 88++ Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “SEQUOIA” 2023 RISERVA, FONZONE (CAMPANIA): olfatto conturbante, suadente mix di sulfurea mineralità e calore di messi al sole, sottili amaritudini di nocciola e mandorla e dolcezze d’albicocca e vaniglia, semplicità di fiori di campo e freschezze di mandarino. In bocca ripropone e amplifica, sottolinea la frutta ma dal coro degli altri descrittori lascia che si distinguano bene le voci dell’agrume, della mandorla e delle erbe aromatiche. Lungo il finale a rimarcare freschezza e minerale sapidità. 89++ Punti. – GRECO DI TUFO DOCG “OIKOS” 2023, FONZONE (CAMPANIA): propone subito note balsamico amaricanti di timo, rosmarino e salvia, quasi a contrastare le dolci grassezze di mela e pesca mature che precedono dolcezze pasticcere e gialle florealità. Sorso dominato dalle dolcezze fruttate cui seguono i rimandi agli altri descrittori, che appare da subito di grande, apparentemente eccessiva morbidezza ma che pazienza e lungo, fresco e mineralmente sapido finale riequilibrano perfettamente. 89- Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI ROSSO “SANTUARI” 2021 RISERVA, VALENTINO BUTUSSI (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Cabernet Sauvignon che sembra rifuggire la luce del frutto e rifugiarsi in un bosco fitto e intricato, umido di humus, punteggiato di piccoli frutti neri, balsamico di toscano tenuto tra i denti, sporco di grafite, speziato… Il sorso è decisamente scorrevole, fresco a sottolineare l’ombra della selva; sul palato i tannini si muovono intriganti, carezzevoli ma di ruvida mano e s’allunga sapido bacchettandoci per non aver fatto attenzione alle virgole di peperone verde e a mineralità insolitamente vulcaniche. 89– Punti – BARBARESCO DOCG 2022, GIUSEPPE CORTESE (PIEMONTE): olfatto di animo raffinato e sabaudo, scuro di camino e di bosco, luminoso e birbante di ciliegia sotto spirito, sacrale d’incenso… Il sorso è invece sanculotto, e discorsivo, di diretta e affilata freschezza e tannini disegnati. È lungo…moooltooo luuungooo. Un vino di disarmante semplicità, davvero bello. 88++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE SAN CASCIANO “ZAC” 2020, PRINCIPE CORSINI VILLA LE CORTI (TOSCANA): parco nel raccontare la frutta, sembra concentrarsi più sui toni scuri di un bosco legnoso e terragno, sulla liquirizia e sul cuoio. Certo la ciliegia non manca, certo c’è dell’aspro di melagrana, ma ci sono anche la noce e il caffè. Decisamente più luminoso il sorso, scorrevole e rallegrato (qui si) dalla tesa freschezza fruttata, dai tannini chiacchierini e da un tocco di sanissima rusticità toscana racchiusa nell’ultimagoccia che sporca il bicchiere. 89– Punti e tantatanta simpatia. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “ASSAI” 2022, TERRA DI SETA (TOSCANA): inizialmente soggiogato da un alcol monello si distende dopo qualche giro di calice spandendo nette note balsamiche ad aprire naso e polmoni. Ciliegia, erbe mediterranee, sottigliezze di spezia e semplicità di fiori di campo completano un quadro olfattivo di complessità da sfogliare. In bocca, pur non mancando il calore, è la freschezza a farla da padrona, supportata dai piacevolissimi tannini e da una sapidità che aumenta vieppiù la dinamica scorrevolezza del sorso. Un Chianti di complessa semplicità che offre “ASSAI”. 89 Punti (p.s. nel caso Vi interessasse è anche Kosher). – CHIANTI RUFINA DOCG “VIGNETO LASTRICATO” TERRAELECTAE 2020 RISERVA, CASTELLO DEL TREBBIO (TOSCANA): visciole e ciliegie sotto spirito s’accompagnano a note boschive di foglie secche e umide felci, humus e resina; poi la gentilezza delle rose e una nota di cuoio in chiusura. Sorso teso ed energico, che alla bella freschezza accosta tannini ancora imbrigliati. S’ha da fare, ma si farà. 89+ Punti. – VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO DOCG “MADONNA DELLA QUERCE” 2019, DEI (TOSCANA): certo s’affanna a nascondere i suoi 16° alcolici dietro quelle ciliegie nere che, inevitabilmente, diventano sotto spirito o il ripieno di un boero. Poi s’adatta, accenna al bosco e ai funghi, lascia spazio alle spezie dolci e si distende evidenziando erbe aromatiche, alloro, pepe, ginepro e macchia mediterranea lasciando al pot purrì di fiori secchi il compito di chiudere i giochi con l’olfatto. In bocca è profondo, fresco quanto serve, saporito e poggia il rimarchevole allungo sulle solide fondamenta tanniche. 88 Punti e il mio personalissimo premio CHETTEPOSSINO. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Daniele Cernilli per avermi ospitato ancora una volta, è stato un pomeriggio impegnativo ma prezioso; GRAZIE a tuti i Produttori che hanno avuto la pazienza di dedicarmi il loro tempo in aggiunta i frutti del loro lavoro e GRAZIE a Voi che avete voluto dedicare dieci minuti del Vostro tempo per leggermi fino a qui. Io ho messo già in agenda l’appuntamento per l’anno prossimo, quello con una 13a Edizione che, per chi ci crede, pareggerà il conto con i diciassette assaggi di quest’anno. Vi aspetto Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Torna il Barbera d’Asti Wine Festival: dal 7 al 10 novembre 2025 un viaggio tra giovani, sostenibilità e grandi degustazioni Arrow Right Top Bg

29 Ottobre, 2025

Torna il Barbera d’Asti Wine Festival: dal 7 al 10 novembre 2025 un viaggio tra giovani, sostenibilità e grandi degustazioni

  Asti si prepara a ospitare la seconda edizione del Barbera d’Asti Wine Festival, che si terrà dal 7 al 10 novembre 2025 in Piazza Alfieri. Dopo il successo della prima edizione, l’evento diffuso torna con un programma ancora più ricco, pensato per unire tradizione, innovazione e sostenibilità in un’esperienza completa dedicata alle eccellenze enologiche del territorio.   Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: Il Barbera d’Asti Wine Festival rappresenta per noi una manifestazione capace di attirare sul nostro territorio e sul vitigno Barbera un pubblico variegato e internazionale. Questa è un’occasione unica per promuovere l’identità e il prestigio della Barbera e delle nostre denominazioni – 4 DOCG e 9 DOC – elevandone la visibilità a livello mondiale. Oltre agli appassionati, sarà un momento prezioso per operatori e stampa per approfondire la conoscenza del Monferrato e della sua straordinaria vocazione vinicola. L’evento si aprirà venerdì 7 novembre con un talk istituzionale dedicato alla sostenibilità, con la partecipazione di relatori esperti, stampa specializzata, autorità e opinion leader del settore. Sabato 8 novembre vedrà protagonisti uno show cooking di un ristorante stellato e l’apertura del Banco Istituzionale con le aziende presenti, che esporranno le loro etichette e denominazioni. La sera sarà all’insegna di un aperitivo sensoriale con degustazioni alla cieca di Barbera, Albarossa, Albugnano, Freisa, Grignolino, Ruchè, accompagnate da proposte gastronomiche stagionali. Domenica 9 novembre, in Piazza Alfieri, il pubblico potrà partecipare a due turni di degustazione, incontrare i produttori, o lasciarsi guidare da sommelier esperti per esplorare tutte le sfumature delle denominazioni coinvolte. Anche sabato e domenica, dalle 18.30, il Banco Istituzionale sarà gestito da sommelier abbinato a proposte gastronomiche. Non mancheranno masterclass tematiche con giornalisti prestigiosi, riservate sia alla stampa sia agli appassionati. La chiusura del Festival, lunedì 10 novembre, sarà dedicata a operatori del settore e stampa, con visite in cantina focalizzate su aziende sostenibili e guidate da giovani imprenditori. Il Consorzio e il territorio protagonista Il festival è promosso dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in collaborazione con Go Wine, un evento diffuso che unisce vino, territorio e comunità. Grande attenzione sarà riservata alla sostenibilità ambientale e sociale, alla valorizzazione dei giovani produttori e alla costruzione di un dialogo consapevole tra nuove generazioni e cultura del vino. L’iniziativa fa parte del progetto co-finanziato dall’Unione Europea Born Sustainable, che unisce i consorzi di Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Roccaverano DOP e Conegliano Valdobbiadene Prosecco. Informazioni e contatti 📍 Asti | 📅 7-10 novembre 2025
📧 Ufficio stampa: bvianello@hopscotch.one
🌐 https://www.gowinet.it/evento/barbera-wine-festival-ii-ed-dal-7-al-10-novembre-ad-asti/
📸 Instagram: @consorziobarberaastimonferrato La Redazione
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Apre oggi Cibus Tec Forum 2025: Parma al centro dell’innovazione alimentare europea Arrow Right Top Bg

29 Ottobre, 2025

Cibus Tec Forum 2025: Parma al centro dell’innovazione alimentare europea

  Prende il via alle Fiere di Parma Cibus Tec Forum 2025, l’evento dedicato all’innovazione nel settore agroalimentare organizzato da Koeln Parma Exhibitions (KPE), joint venture tra Koelmesse e Fiere Parma.   Con oltre 200 espositori, di cui il 25% dall’estero, il forum concentra le eccellenze della tecnologia per l’industria alimentare e delle bevande, con focus su sostenibilità, ricerca e sicurezza degli approvvigionamenti. Non un semplice evento fieristico, ma un vero laboratorio di idee dove imprese, startup e istituzioni si confrontano sulle sfide globali del food e del foodtech. In contemporanea si svolge Labotec 2025, prima fiera italiana dedicata a tecnologie e servizi per laboratori e analisi, con un ricco programma di conferenze e workshop. Conferenza inaugurale e temi chiave La conferenza di apertura ha affrontato la rivoluzione in atto nel comparto agroalimentare, con particolare attenzione alla scarsità delle risorse, alle strategie di sostenibilità e alle innovazioni tecnologiche come l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e le biotecnologie. Esperti di PwC e Nomisma hanno presentato analisi sulle prospettive di crescita e sui modelli produttivi sostenibili. Alla tavola rotonda hanno partecipato rappresentanti istituzionali e figure di spicco dell’industria alimentare provenienti da Commissione Europea, Assolatte, ASSICA, Agugiaro & Figna Molini e Parlamento Europeo. Innovazione e formazione Il forum offre una vasta esposizione di attrezzature per la trasformazione, confezionamento, etichettatura, automazione digitale e controllo processi. Una startup area riunisce realtà innovative del FoodTec, mentre la Talent Academy, realizzata in partnership con Cisita Parma, promuove il dialogo tra imprese e alta formazione con focus su tecnologie alimentari 5.0, collaborazione uomo-macchina e nuove skill. Networking internazionale Grazie alla collaborazione con ICE-Agenzia, l’evento ospita buyer top provenienti da Europa Orientale e Balcani (Bosnia-Erzegovina, Polonia, Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia del Nord), partecipanti a incontri con le aziende. Sponsor e celebrazioni Sponsor Platinum è CFT, player internazionale con radici nella Food Valley, noto per soluzioni innovative “chiavi in mano”. La manifestazione celebra anche il 40° anniversario di Cibus, con la pubblicazione del volume “CIBUS40” dedicato alle storie e sfide della filiera italiana. La Redazione
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Il fascino dell’autunno incontra i grandi vini di Taste Alto Piemonte a Stresa Arrow Right Top Bg

29 Ottobre, 2025

Il fascino dell’autunno incontra i grandi vini di Taste Alto Piemonte a Stresa

  Un racconto che si snoda attraverso masterclass, percorsi enogastronomici e collaborazioni tra sapori, natura, sport ed esperienze uniche.   Il Lago Maggiore torna a tingersi dei colori dell’autunno e dei grandi vini con l’ottava edizione di Taste Alto Piemonte, la manifestazione più importante dedicata alle denominazioni dell’Alto Piemonte, in programma il 9 e 10 novembre 2025 nella splendida cornice del Grand Hotel des Iles Borromées di Stresa. Organizzato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, l’evento si conferma punto di riferimento per la promozione di un territorio che unisce paesaggi unici, tradizione e una rara eleganza enologica. Oltre cinquanta produttori, ambasciatori delle dieci denominazioni tutelate – da Gattinara a Ghemme, Lessona a Boca – offriranno un viaggio sensoriale tra i suoli vulcanici e i microclimi caratteristici dei Nebbioli di questa terra. Andrea Fontana, presidente del Consorzio, sottolinea: Taste Alto Piemonte è un’occasione fondamentale per promuovere il nostro territorio, non solo in Italia ma anche oltre i confini nazionali, verso Svizzera, Germania e Francia. Lorella Zoppis, vicepresidente, aggiunge: Portare Taste sulle sponde del Lago Maggiore è un segnale forte: un dialogo con un pubblico più ampio e internazionale. Questa edizione farà conoscere le diverse anime delle nostre denominazioni e offrirà un’esperienza autentica e immersiva. L’evento aprirà domenica 9 novembre dalle 11 alle 20 e proseguirà lunedì 10 dalle 10 alle 19 con banchi d’assaggio aperti a stampa, operatori e appassionati. Accanto alle degustazioni curate da AIS Piemonte, si terranno cinque masterclass dedicate ai Nebbioli e varietà autoctone, con una speciale collaborazione con il Consorzio Tutela Vini del Sannio, per un dialogo unico Nord-Sud. Sarà allestita un’enoteca temporanea per acquistare i vini in degustazione, mentre i produttori racconteranno legami tra vino, territorio e comunità. L’ingresso ai banchi istituzionali sarà gratuito per operatori previa registrazione sul sito ufficiale. Dal 27 ottobre al 9 novembre, le Wine Weeks animeranno Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola con ristoranti, osterie, wine bar e vinerie che proporranno vini delle denominazioni dell’Alto Piemonte, trasformando il territorio in un itinerario di gusto corale. Non mancheranno collaborazioni speciali con turismo, sport e natura: i viaggiatori del Treno del Foliage avranno uno sconto all’ingresso mostrando il biglietto, mentre la Lago Maggiore Marathon include un buono omaggio per Taste Alto Piemonte nella mattinata di domenica. Main sponsor: Enartis. Media partner: La Stampa. Partner tecnici: AIS Piemonte, Ferrovia Vigezzina Centovalli, RINA, Caleffi Hydronic Solutions, Wolf System, Amorim Cork Italia, Fratelli Francoli Distillerie, Acqua Valverde, Assicusio. Taste Alto Piemonte è un racconto collettivo di colline e vigne sospese tra Alpi e lago, dove Nebbiolo e altre varietà autoctone danno vita a vini eleganti e identitari, confermando il valore centrale dell’Alto Piemonte nell’enologia italiana. Informazioni e contatti Biglietti e accrediti su www.tastealtopiemonte.it
Segreteria organizzativa: info@tastealtopiemonte.it – M. +39 340 4921145 La Redazione
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29 Ottobre, 2025

L’arte di Mauro Reggio incontra il vino. Un viaggio sensoriale a Palazzo Marulana

Ci sono giornate in cui i social smettono di essere soltanto un luogo virtuale e diventano occasione di incontri reali, autentici. È stato così quando ho conosciuto su Instagram Ilenia Bocci, sommelier e wine educator, che mi ha invitato a Roma per scoprire un progetto capace di unire vino, cultura, arte e fiori eduli.Scendo dal treno che da Latina mi ha portato a Roma e mi incammino verso via Merulana. Lungo il percorso attraverso i giardini di Piazza Vittorio, che non avevo mai visto prima: un’oasi verde nel cuore della città, capace di sorprendermi con la sua bellezza inattesa. Resto affascinato da quel luogo, quasi un preludio poetico alla giornata che mi aspetta. L’appuntamento è a Palazzo Merulana, in occasione dell’opening della mostra del pittore Mauro Reggio, organizzata da Valeria Rufini Ferranti con la collaborazione di Medina Art Gallery, la cui responsabile e direttrice è Palma Costabile. Entrato in questo bellissimo palazzo, dopo aver dato il mio nominativo alla reception, vengo invitato a prendere l’ascensore e salgo fino al top floor, dove trovo Ilenia ad aspettarmi. Mi accoglie con un sorriso e subito mi presenta suo marito, Lorenzo Tanfani, che mi stringe la mano e mi sorride.
Mi volto verso Ilenia e, sorridendo, le dico: «Ecco come passare da Instagram al mondo reale». Ridiamo insieme, poi ci dirigiamo verso la mostra e, osservando i primi quadri, le chiedo subito: «Raccontami di Vinopoliter, del tuo progetto».
Ilenia inizia a raccontarmi il suo mondo: Vinopoliter è un progetto di educazione al vino con lo scopo di ridisegnare le regole di apprendimento attraverso la pratica e l’allenamento non convenzionale dell’analisi sensoriale. Le sue parole catturano subito la mia attenzione. Per me il vino non si impara sui manuali» mi spiega, ma con l’esperienza diretta. Degustare, giocare, sperimentare: è questo che rende tutto vivo. La ascolto con interesse e lei continua, appoggiandosi a un concetto che la appassiona. «Sai, la famosa ruota degli aromi? Io l’ho sempre trovata una bussola utile, ma al tempo stesso limitante. I vini custodiscono una varietà di profumi molto più ampia di quella che viene incasellata negli schemi. Bisogna allenare i sensi ad andare oltre». Annuisco, incuriosito, e le chiedo come riesca a trasmettere tutto questo nei suoi corsi. Attraverso gli abbinamenti risponde con entusiasmo. È la parte più ludica del mio lavoro. Io cerco sempre accostamenti non scontati: perché ogni persona ha i suoi gusti, e per scoprirli serve ascolto. Non do regole, creo esperienze. La sua passione mi coinvolge e mi fa sorridere: in quelle parole percepisco l’idea che il vino non sia un dogma, ma un dialogo continuo tra chi lo produce, chi lo serve e chi lo assaggia. Oggi mi trovo qui perché con Vinopoliter Ilenia dà vita anche ad eventi in cui il gusto per l’estetica si fonde con i sapori. Per l’opening della mostra di Mauro Reggio, ha scelto di approfondire l’identità e le origini dell’artista selezionando i vini delle cantine dei Castelli Romani — Cantina Raparelli e i Rossi di Medelana — in abbinamento a un elemento enogastronomico unico: i fiori eduli di Nature Concrete, che conosco molto bene. Mentre ci soffermiamo davanti all’opera raffigurata anche sull’invito della mostra, scopro che si intitola Gazometro. Proprio in quell’istante ci raggiungono Valeria Rufini Ferranti, Mauro Reggio e Palma Costabile, con la sua naturale eleganza nell’accogliere gli ospiti. Ilenia, con un sorriso, mi presenta a tutti, e io a mia volta mi presento a loro. Valeria, cogliendo il mio sguardo quasi interrogativo, sorride e spiega: «In quest’opera Mauro ritrae il paesaggio urbano come isole architettoniche sospese, prive di presenza umana. Il soggetto è proprio un gazometro: una struttura industriale, cilindrica e scheletrica, che qui diventa protagonista assoluto, isolato nel cielo come un monumento moderno». Accanto a lei, Palma Costabile aggiunge con voce pacata: È affascinante come Mauro riesca a trasformare un elemento industriale in icona poetica. Questo Gazometro non parla solo di architettura, ma diventa metafora di resistenza e memoria, un simbolo che continua a vivere nel nostro immaginario collettivo. Dopo aver condiviso ancora qualche riflessione, rivolgo un sorriso di ringraziamento a Ilenia e a Palma, certo che le rivedrò ancora. Valeria mi invita con naturalezza a seguirla, e insieme a Mauro iniziamo a percorrere la sala. C’è in lei un modo di accompagnarmi che non è solo fisico ma narrativo: passo dopo passo mi introduce con passione nell’universo creativo di Mauro. Secondo Giordano Bruno Guerri, mi racconta, la sua avanguardia ricorda quella di D’Annunzio: entrambi mossi dall’amore per il bello e per la classicità, capaci di creare nuove forme senza tradire le radici. Ci soffermiamo davanti a un’altra tela, che raffigura il Pantheon. Valeria, indicando la composizione, osserva: È riconoscibile dall’oculo centrale e dalla sequenza regolare di cassettoni geometrici che degradano verso l’alto. Nell’estetica di Mauro pittura, scultura e architettura sono inscindibili. La sua avanguardia non è ribellione, è accostamento, orizzonte, forma. È bellezza pura. Mauro interviene con naturalezza, come se lasciasse fluire i pensieri direttamente dalle sue tele: «Ho preso spunto da icone architettoniche di Roma, trasformandole in immagini sospese, essenziali, svuotate dalla presenza umana. Qui, l’oculo è rappresentato con un cerchio arancione acceso: non più un semplice foro architettonico, ma quasi un sole astratto che illumina dall’interno». La sua voce si fa più intensa, come se rivelasse un segreto custodito a lungo: «Nelle mie opere non c’è l’uomo, ma ciò che ha costruito per durare. L’architettura è il miracolo della speranza che attraversa il tempo». A quel punto Valeria, con lo sguardo rivolto alla tela, mormora quasi come a sé stessa: È incredibile… l’opera osserva chi la osserva, invertendo i ruoli. Dopo un cordiale scambio di sorrisi e strette di mano, mi congedo da Valeria e Mauro e raggiungo Ilenia, che mi conduce verso un grande tavolo conviviale. Qui trovo Michelangelo e Amelie, già immersi in una degustazione. Le chiedo di accompagnarmi in questo viaggio tra vino e fiori: Ilenia prende un calice, lo riempie con un Vermentino delle Cantine Raparelli, e intanto Michelangelo mi porge sulla mano un fiore, spiegandomi con entusiasmo l’abbinamento che ha studiato insieme a lei. Michelangelo interviene sorridendo: È incredibile come il fiore non accompagni soltanto, ma trasformi il sorso. Amelie annuisce, aggiungendo: È come un dialogo tra natura e cultura, tra fragilità e forza. Porto il calice al naso e respiro lentamente i profumi. Michelangelo mi invita a seguire i suoi passaggi: Assaggia prima il vino, senza fretta. Obbedisco, bevo un sorso e lo lascio scivolare sul palato: è fresco e vibrante, con una nota minerale che si apre al gusto. Poi, seguendo le sue indicazioni, prendo il fiore, lo mastico lentamente e ascolto la loro spiegazione: la dolcezza vegetale esalta la mineralità del vino, creando un intreccio sorprendente, un equilibrio nuovo. Dopo aver assaporato fino in fondo il fiore e terminato il calice, poggio il bicchiere sul tavolo e li guardo uno ad uno, quasi a ringraziarli silenziosamente per questa magica esperienza. La mostra, i calici, i fiori. Tutto sembra intrecciarsi in un’unica esperienza dove arte ed enogastronomia non si sfiorano soltanto, ma si completano. Sorrido a Michelangelo e Amelie, e con gratitudine confesso: «Da voi avevo provato solo la degustazione dei fiori, ma oggi, unendoli al vino, l’esperienza è diventata sublime, unica, emozionante». Li abbraccio con affetto, promettendo che ci rivedremo presto. Poi stringo in un abbraccio anche Ilenia e Lorenzo, ringraziandoli per avermi invitato e per avermi fatto vivere un pomeriggio che non è stato soltanto cultura, ma poesia: perché unire quadri, vino e fiori significa trasformare la bellezza in poesia pura. Prima di andare via, raggiungo Mauro Reggio, Valeria Rufini e Palma Costabile: mi complimento con Mauro per la forza evocativa delle sue opere, ringrazio Valeria e Palma per la sensibilità e la bravura con cui hanno dato forma a un pomeriggio tanto intenso, capace di restare impresso come un ricordo luminoso, ricco di esperienze e di emozioni. Come scrive giustamente Valeria nel comunicato stampa: «la costruzione serve a tener su, ma l’architettura serve a commuovere». E forse è proprio questa la sensazione che porto a casa: la commozione di un’estetica che si fa emozione, di un’arte che non si limita a mostrarsi ma entra dentro, lasciando un ricordo che continua a vibrare. È la nostalgia di un momento che vorrei rivivere, perché, per un pomeriggio, bellezza e poesia hanno parlato la stessa lingua. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
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