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19 Marzo, 2025
Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua
Nel cuore verde dell’Umbria, tra le colline di Montefalco, sorge una cantina il cui nome evoca storie di esorcismi e demoni. Scacciadiavoli.
La cantina fu fondata nel 1884 dal visionario Principe Ugo Boncompagni Ludovisi, la sua è una storia che mescola leggenda e innovazione.
L’azienda vitivinicola in perfetto stile francese, in pochi anni, divenne icona di modernità tecnologica ed eccellenza enoica del territorio umbro. Il nome Scacciadiavoli deriva dal toponimo dove sorge l’azienda. Il territorio è ricco di leggende e superstizioni: negli immediati dintorni della Cantina troviamo persino un «Ponte del Diavolo», struttura romana del II sec. a.C. un tempo lungo un diverticolo della consolare Flaminia.
La leggenda narra di una giovane posseduta da spiriti maligni, liberata grazie ad un esorcista locale che utilizzò il vino del posto nei suoi rituali. Da questo episodio la cantina prese il nome “Scacciadiavoli”, letteralmente scaccia demoni. Un nome che, diciamolo, mette subito in chiaro che qui il vino ha poteri quasi soprannaturali.
In questo luogo così mistico, in una corte che ti ammaglia appena varchi la soglia del cancello, mi viene incontro Monica che sarà la mia guida e testimone della mia visita in cantina. Monica facendomi accomodare all’interno della cantina mi narra le tante storie di questa magica cantina.
Non è solo il folklore a rendere unica questa cantina. Il Principe Boncompagni Ludovisi, dopo esperienze a Bordeaux, decise di creare uno stabilimento vinicolo all’avanguardia per l’epoca con 100 ettari di vigneti coltivati a Sangiovese, Malvasia e Trebbiano Dorato. Un progetto ambizioso che ha gettato le basi per la produzione di vini di alta qualità.
La storia di questa cantina si fonda con la leggenda anche la Madonna del Soccorso detta anche Scacciadiavoli è una icona qui venerata già nel Rinascimento. E ci piace pensare che anche l’utilizzo rituale del Sagrantino, per secoli vino da messa, abbia contribuito all’appellativo mantenuto dal Principe al momento della fondazione, ed anzi scelto per i suoi vini: Scacciadiavoli, appunto.
Dal1954 la famiglia Pambuffetti di Foligno, noti industriali nel settore agroalimentare, si insedia a capo dell’azienda: Ad acquisirla, Amilcare, che da ragazzo, appena quattordicenne, aveva lavorato nella tenuta come fattore. La famiglia ha portato avanti la tradizione con passione e dedizione.
Ai figli Alfio, Settimio e Mario, che dal 1977 portano avanti le attività paterne, seguono, nel 1992, i legittimi eredi di Settimio, i fratelli Amilcare, Carlo e Francesco. Oggi Amilcare e Carlo, insieme a Liù e Iacopo Pambuffetti (figli di Amilcare e Francesco), guidano la Cantina Scacciadiavoli mantenendo vivo il profondo legame con le origini: il fil rouge con le origini dell’azienda realtà tra le più nobili e identitarie dell’enologia umbra non si è mai spezzato, e la tradizione è più viva e moderna che mai: saranno i primi, nel 2005, a vinificare con il metodo classico un vitigno autoctono a bacca rossa, producendo Brut e Rosè base sagrantino. Oggi la quarta generazione continua a produrre vini che non solo scacciano i demoni interiori, ma conquistano anche i palati più esigenti.
Una bellissima azienda che si estende su 130 ettari di superficie, di cui 40 impiantati a vigneto in perfetta simbiosi con il paesaggio che abbraccia i Comuni nella Denominazione Montefalco DOC e DOCG e Spoleto DOC. I vitigni più coltivati sono il Sagrantino e il Sangiovese, ma anche il Grechetto e il Trebbiano Spoletino.
Dal 2000, la tenuta Scacciadiavoli è stata interamente ristrutturata conservando gli elementi architettonici originali, profondamente rinnovata dal punto di vista tecnologico e ammodernata nelle attrezzature. Il ricorso alla viticoltura di precisione le consente di applicare una gestione sito-specifica nel vigneto migliorando il processo decisionale sulle scelte agronomiche da compiere.
Nel 2023 l’avventura delle bollicine giunge al culmine con l’acquisizione di una marca di Champagne: Marie Clugny
Monica mi porta all’esterno e inizia a mostrarmi la cantina, un edificio di quattro piani di cui uno interrato, è composta da due strutture gemelle con tetti a capanna sostenuti da ampi soffitti a capriate, più un corpo aggiunto di minore altezza. Nel retro, la costruzione è incassata nel fianco di una collinetta da cui si accede all’ultimo piano attraverso due grandi porte: è proprio lo sfruttamento del dislivello naturale del terreno che dà la misura dell’arguzia e dell’ingegnosità progettuale della costruzione sin dal suo concepimento, a fine 800. Nel periodo della vendemmia, infatti, l’uva raccolta veniva spremuta e torchiata in strutture alle spalle dell’edificio e il mosto, per mezzo di passerelle, era travasato all’interno di contenitori all’ultimo piano. A fermentazione ultimata, il vino scorreva attraverso dei canali raggiungendo il piano inferiore ove avveniva la maturazione in botti da 50 e 100 tonnellate. Dopodiché, sempre per gravità, era trasferito in botti più piccole nel piano terra e in quello interrato, dove veniva conservato il vino da invecchiare. Una cantina che sicuramente affascina il visitatore per la sua bellezza ricca di storia, non c’è passo che faccio che non calpesto qualcosa che ha anni e anni di storia. Suggestiva alla vista, con le sue botti avvolte da pareti antiche e strutture in ferro battuto che danno risalto alla vista e poi l’aria che si respira è davvero suggestiva.
Con Monica mi reco nel piano interrato dove avviene l’invecchiamento del Montefalco Sagrantino, sia secco che passito, dove è presente una vasca in cemento del 1909 ancora funzionante, uno dei primi esempi di utilizzo del cemento nel settore enologico. In quest’ultima solitamente viene conservato il Montefalco Rosso, dopo il passaggio nel legno per un anno e prima dell’imbottigliamento.
Torniamo in cantina e Monica mi fa accomodare per poter iniziare la degustazione dei loro vini. Inizia con il presentarmeli. La cantina Scacciadiavoli produce una vasta gamma di vini rossi, vini bianchi, spumanti a base di Sagrantino e una grappa da vinacce di Sagrantino. Tra i rossi vi sono il Montefalco Sagrantino DOCG, il Montefalco Sagrantino Passito DOCG, il Montefalco Rosso DOC e l’Umbria Rosso IGT. Tra i bianchi, il Montefalco Bianco DOC, il Montefalco Grechetto DOC e lo Spoleto DOC Trebbiano Spoletino. Dal 2005 l’azienda produce anche lo Spumante Pas Dosé Metodo Classico Bianco ed il Rosé da uve Sagrantino, oltre che la Grappa di Sagrantino.
Inizio con il bere il Montefalco Sagrantino Docg che si distingue per il suo colore profondo e un bouquet aromatico che spazia dai frutti rossi maturi a note speziate e balsamiche. Al palato offre una struttura ricca e tannini ben integrati, perfetto per chi cerca un vino con carattere.
Arriva il Montefalco Grechetto Doc. Un vino che con il suo colore giallo canarino dai riflessi verdolini, cattura immediatamente l’attenzione. Al naso si apre con profumi freschi e fruttati, dominati da note di frutta a polpa bianca come pera e pesca, accompagnate da sentori floreali di fiori bianchi e gialli. In bocca, si distingue per un ottimo equilibrio tra freschezza, acidità e morbidezza, con un retrogusto fruttato lungo e persistente. Un vino che esprime al meglio il carattere del Grechetto umbro.
Monica per concludere i bianchi mi versa lo Spoleto Doc Trebbiano Spoletino, uno dei miei uvaggi preferiti. Un vino che dimostra come l’Umbria possa sorprendere anche con i bianchi, sfatando il mito che solo i rossi dominano questa terra. Nel calice, si presenta con un colore giallo paglierino brillante, arricchito da lievi riflessi dorati, segno di una maturazione attenta e di una vinificazione curata.
Al naso è un esplosione di profumi che sfidano le aspettative. Note di spezie fresche come paprika e pepe bianco si intrecciano con sentori di erbe officinali e frutta secca, creando un bouquet aromatico complesso e intrigante. In bocca la vera sorpresa: una freschezza vibrante sostenuta da un’acidità vivace che rende ogni sorso una scoperta. La persistenza è notevole, con un retrogusto che richiama le note speziate e fruttate percepite al naso. Per me questo vino è la dimostrazione che l’Umbria sa come giocare fuori dagli schemi, offrendo un bianco che può tranquillamente rubare la scena ai più blasonati rossi della regione, non mi sono fermato al primo bicchiere ma ho chiesto il bis.
Ah, lo Spumante Pas Dosé è un vino che sfida le convezioni, trasformando l’austero Sagrantino in una bollicina sorprendente. Questo metodo classico combina il 50% di trebbiano spoletino e il 50% di sagrantino.
Un perlage fine e persistente, al naso si viene accolti da aromi di camomilla, frutta a polpa bianca e delicate note di pasticceria, complesso ricco e persistente dove le spezie non mancano.
In bocca emergono sapori di agrumi canditi, vaniglia e una lieve sfumatura di mandorla amara, il tutto sostenuto da un’acidità vivace che dona freschezza. Il colore giallo oro con riflessi carichi di color oro , buona spuma. La struttura tannica tipica del Sagrantino si integra armoniosamente con le bollicine, offrendo una piacevole sensazione di pienezza e complessità. Sicuramente questo spumanete rappresenta una rivisitazione audace delle tradizioni umbre, dimostrando che anche i vitigni più robusti possono rivelare un lato elegante e festoso.
Non meno intrigante è lo Spumante Brut Rosè di cui mi innamoro perdutamente e Monica mi regala una bottiglia. Ottenuto da uve 100% sagrantino. Con il suo rosa intenso e un perlage raffinato seduce con profumi di mela rossa e una vivacità che rende ogni sorso un’esperienza festosa.
Ovviamente la degustazione non può concludersi senza che mi sia versato il sagrantino passito docg.
Un vino che incarna l’essenza dell’Umbria, unendo tradizione e carattere in un sorso avvolgente. Nel calice si presenta con un profondo rosso rubino, impreziosito da riflessi violacei che ne esaltano la vivacità. Al naso offre un bouquet intenso e complesso: composte di mora e fichi si mescolano a note di caggè tostato e fiori viola canditi, creando un profilo aromatico ricco e invitante. In bocca la dolcezza avvolgente è bilanciata da una struttura tannica ben definita e da un’acidità rinfrescante. I sapori della frutta matura si fondono con spezie esotiche offrendo una persistenza gustativa che invita alla meditazione.
Visitare questa cantina significa immergersi in un’atmosfere dove storia e modernità si incontrano. La visita guidata di Monica mi ha offerto un viaggio attraverso le antiche strutture e le moderne tecnologie di vinificazione, e sicuramente la degustazione che ho avuto il piacere di vivere potrebbe scacciare anche i demoni più ostinati.
Di cantine ne ho visitate tante ma Scacciadiavoli non è solo una cantina, ma un luogo dove il vino diventa leggenda, capace di esorcizzare le giornate più grigie e trasformarle in momenti di pure estasi enologica.
Roberto Silvio De Pascale
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Il buon vivere
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18 Marzo, 2025
Umbria Top a Prowein 2025
Alla fiera di Düsseldorf, masterclass e Walk Around Tasting per scoprire l’eccellenza enologica umbra. Così come lo scorso anno, espositore speciale accanto alle aziende socie di Umbria Top, Promocamera – Camera di Commercio dell’Umbria
Umbria Top torna protagonista a ProWein 2025, in programma a Düsseldorf dal 16 al 18 marzo, con due appuntamenti di rilievo organizzati in collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Con la cooperativa delle cantine umbre saranno presenti sei aziende di eccellenza: Chiorri, Berioli, Fattoria Le Poggette, Moretti Omero, Blasi Cantina e Tudernum, pronte a rappresentare il territorio e la qualità della produzione vitivinicola regionale. Il presidente di Umbria Top Massimo Sepiacci Partecipare a ProWein è per noi sempre occasione di visibilità internazionale in particolar modo per le aziende che hanno storicamente particolari sbocchi commerciali in Germania. L’Umbria ha un patrimonio vitivinicolo straordinario, che merita di essere raccontato e valorizzato. Attraverso la masterclass e il Walk Around Tasting, vogliamo offrire ai professionisti del settore un’esperienza unica e autentica alla scoperta della nostra terra e dei nostri vini. Domenica 16 marzo alle ore 12, all’interno dell’area ICE nel Padiglione 15, stand F68, si terrà la masterclass intitolata “Umbria – The Hidden Gem”. L’evento sarà condotto dal rinomato sommelier di Meininger, Sebastian Bordthäuser: un’occasione unica per scoprire l’eccellenza enologica della regione, attraverso una selezione di vini rappresentativi del territorio umbro. La masterclass è aperta a un massimo di 40 partecipanti ed è possibile iscriversi attraverso il seguente link: https://www.ice.it/en/markets/germany/meet-italy-prowein-2025. Subito dopo la masterclass, dalle ore 13 alle 14 Umbria Top proporrà un esclusivo Walk Around Tasting guidato da Georgia Panagopoulou, nota nel mondo del vino come wine.gini. Il tour si svolgerà presso lo stand Umbria Top e sarà un’esperienza immersiva dedicata a un gruppo selezionato di 15 partecipanti, che avranno l’opportunità di degustare due vitigni rappresentativi della produzione storica regionale, il Grechetto e il Sagrantino, nelle loro denominazioni Umbria IGT e Montefalco Sagrantino DOCG, in linea con il tema del 2025 “Radici” che valorizza la storicità della tradizione vinicola umbra in collegamento con la modernità delle interpretazioni di stili e vitigni. Così come lo scorso anno, espositore speciale accanto alle aziende socie di Umbria Top, Promocamera – Camera di Commercio dell’Umbria: saranno presentati i vincitori del Concorso Enologico Regionale 2025 “L’Umbria del Vino”. La rappresentatività dei vini umbri presenti al ProWein sarà dunque ampliata tramite una vetrina delle etichette vincitrici, tra bianchi, rossi rosati, spumanti di qualità, dolci. La presenza di Promocamera apre anche per quest’anno un programma di collaborazioni che sostiene il comparto con attività promozionali dei vini di qualità. Umbria Top conferma così il suo impegno nella promozione internazionale delle eccellenze vinicole umbre: prossimo appuntamento, Vinitaly 2025. Simone Angelone
La Redazione
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Umbria Top torna protagonista a ProWein 2025, in programma a Düsseldorf dal 16 al 18 marzo, con due appuntamenti di rilievo organizzati in collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Con la cooperativa delle cantine umbre saranno presenti sei aziende di eccellenza: Chiorri, Berioli, Fattoria Le Poggette, Moretti Omero, Blasi Cantina e Tudernum, pronte a rappresentare il territorio e la qualità della produzione vitivinicola regionale. Il presidente di Umbria Top Massimo Sepiacci Partecipare a ProWein è per noi sempre occasione di visibilità internazionale in particolar modo per le aziende che hanno storicamente particolari sbocchi commerciali in Germania. L’Umbria ha un patrimonio vitivinicolo straordinario, che merita di essere raccontato e valorizzato. Attraverso la masterclass e il Walk Around Tasting, vogliamo offrire ai professionisti del settore un’esperienza unica e autentica alla scoperta della nostra terra e dei nostri vini. Domenica 16 marzo alle ore 12, all’interno dell’area ICE nel Padiglione 15, stand F68, si terrà la masterclass intitolata “Umbria – The Hidden Gem”. L’evento sarà condotto dal rinomato sommelier di Meininger, Sebastian Bordthäuser: un’occasione unica per scoprire l’eccellenza enologica della regione, attraverso una selezione di vini rappresentativi del territorio umbro. La masterclass è aperta a un massimo di 40 partecipanti ed è possibile iscriversi attraverso il seguente link: https://www.ice.it/en/markets/germany/meet-italy-prowein-2025. Subito dopo la masterclass, dalle ore 13 alle 14 Umbria Top proporrà un esclusivo Walk Around Tasting guidato da Georgia Panagopoulou, nota nel mondo del vino come wine.gini. Il tour si svolgerà presso lo stand Umbria Top e sarà un’esperienza immersiva dedicata a un gruppo selezionato di 15 partecipanti, che avranno l’opportunità di degustare due vitigni rappresentativi della produzione storica regionale, il Grechetto e il Sagrantino, nelle loro denominazioni Umbria IGT e Montefalco Sagrantino DOCG, in linea con il tema del 2025 “Radici” che valorizza la storicità della tradizione vinicola umbra in collegamento con la modernità delle interpretazioni di stili e vitigni. Così come lo scorso anno, espositore speciale accanto alle aziende socie di Umbria Top, Promocamera – Camera di Commercio dell’Umbria: saranno presentati i vincitori del Concorso Enologico Regionale 2025 “L’Umbria del Vino”. La rappresentatività dei vini umbri presenti al ProWein sarà dunque ampliata tramite una vetrina delle etichette vincitrici, tra bianchi, rossi rosati, spumanti di qualità, dolci. La presenza di Promocamera apre anche per quest’anno un programma di collaborazioni che sostiene il comparto con attività promozionali dei vini di qualità. Umbria Top conferma così il suo impegno nella promozione internazionale delle eccellenze vinicole umbre: prossimo appuntamento, Vinitaly 2025. Simone Angelone
La Redazione
18 Marzo, 2025
Famiglie Storiche annuncia l'ingresso di Bertani nell'Associazione
Il 2025 si apre con un’importante novità per Famiglie Storiche, l’associazione nata nel 2009 dall’unione di dieci storiche cantine della Valpolicella, che oggi conta tredici soci e conferma il proprio impegno nella valorizzazione dell’Amarone e del territorio.
Famiglie Storiche comunica l’uscita dell’azienda Venturini dalla compagine sociale e l’ingresso di Bertani, parte di Angelini Wines & Estates. Pierangelo Tommasi, presidente di Famiglie Storiche A nome di tutti i soci desidero ringraziare la Famiglia Venturini per il contributo dato in questi anni all’associazione, nel pieno rispetto della loro scelta di proseguire il proprio percorso al di fuori del gruppo. A loro va il nostro augurio di continuare con successo il prezioso lavoro portato avanti finora. Allo stesso tempo, esprimiamo grande soddisfazione nell’accogliere Bertani tra i membri di Famiglie Storiche: un marchio di riferimento per la Valpolicella e per l’Amarone, che porterà ulteriore valore al nostro impegno comune. La nostra associazione è composta da aziende che, attraverso la loro storia e il lavoro quotidiano, custodiscono e promuovono l’identità di questo territorio straordinario, condividendo l’obiettivo di valorizzare l’Amarone in Italia e nel mondo.
Con questa nuova adesione, Famiglie Storiche rafforza il proprio percorso, mantenendo vivo il dialogo e la collaborazione tra alcune delle realtà più rappresentative della Valpolicella, nel segno della qualità e della promozione del vino simbolo del territorio. FAMIGLIE STORICHE L’associazione Famiglie Storiche nasce nel giugno del 2009 dall’unione di dieci importanti cantine della Valpolicella, rinomata zona di produzione vitivinicola del veronese. Oggi l’associazione conta 13 soci: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato.
Si tratta di 13 cantine appunto storiche, che da generazioni producono vini apprezzati in tutto il mondo, Amarone in primis. Parallelamente, le Famiglie Storiche sono anche ambasciatrici della Valpolicella, una delle zone di produzione vitivinicola italiane più apprezzate a internazionale. Dal 2010 l’associazione è diventata proprietaria dell’Antica Bottega del Vino, locale nel cuore di Verona, nato addirittura nel Cinquecento. Ancora oggi l’Antica Bottega è uno dei locali più famosi e prestigiosi del veronese.
La storia delle Famiglie Storiche nasce da un minimo comun denominatore – la produzione dell’Amarone – e da una visione identitaria del territorio. Una visione basata su storia, artigianalità, legame col territorio e volontà di aumentare la conoscenza a livello nazionale e internazionale dei vini prodotti in Valpolicella, Amarone in primis. La Redazione
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Famiglie Storiche comunica l’uscita dell’azienda Venturini dalla compagine sociale e l’ingresso di Bertani, parte di Angelini Wines & Estates. Pierangelo Tommasi, presidente di Famiglie Storiche A nome di tutti i soci desidero ringraziare la Famiglia Venturini per il contributo dato in questi anni all’associazione, nel pieno rispetto della loro scelta di proseguire il proprio percorso al di fuori del gruppo. A loro va il nostro augurio di continuare con successo il prezioso lavoro portato avanti finora. Allo stesso tempo, esprimiamo grande soddisfazione nell’accogliere Bertani tra i membri di Famiglie Storiche: un marchio di riferimento per la Valpolicella e per l’Amarone, che porterà ulteriore valore al nostro impegno comune. La nostra associazione è composta da aziende che, attraverso la loro storia e il lavoro quotidiano, custodiscono e promuovono l’identità di questo territorio straordinario, condividendo l’obiettivo di valorizzare l’Amarone in Italia e nel mondo.
Con questa nuova adesione, Famiglie Storiche rafforza il proprio percorso, mantenendo vivo il dialogo e la collaborazione tra alcune delle realtà più rappresentative della Valpolicella, nel segno della qualità e della promozione del vino simbolo del territorio. FAMIGLIE STORICHE L’associazione Famiglie Storiche nasce nel giugno del 2009 dall’unione di dieci importanti cantine della Valpolicella, rinomata zona di produzione vitivinicola del veronese. Oggi l’associazione conta 13 soci: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato.
Si tratta di 13 cantine appunto storiche, che da generazioni producono vini apprezzati in tutto il mondo, Amarone in primis. Parallelamente, le Famiglie Storiche sono anche ambasciatrici della Valpolicella, una delle zone di produzione vitivinicola italiane più apprezzate a internazionale. Dal 2010 l’associazione è diventata proprietaria dell’Antica Bottega del Vino, locale nel cuore di Verona, nato addirittura nel Cinquecento. Ancora oggi l’Antica Bottega è uno dei locali più famosi e prestigiosi del veronese.
La storia delle Famiglie Storiche nasce da un minimo comun denominatore – la produzione dell’Amarone – e da una visione identitaria del territorio. Una visione basata su storia, artigianalità, legame col territorio e volontà di aumentare la conoscenza a livello nazionale e internazionale dei vini prodotti in Valpolicella, Amarone in primis. La Redazione
18 Marzo, 2025
Si è chiusa Rome Wine Expo giunta alla IV edizione
Si è appena conclusa la IV edizione di ROME WINE EXPO, il grande evento del vino di Roma organizzato da Riserva Grande, che per ben tre giorni, dall’8 al 10 marzo 2025, ha mandato in scena presso il Grand Hotel Palatino la cultura della qualità, con banchi di assaggio e masterclass di produttori di vino dell’Italia e del mondo.
La manifestazione ha ottenuto un ottimo successo. Tra banchi d’assaggio singoli e condivisi, ha visto la presenza di 78 espositori, provenienti da tutta Italia ma anche dalla Catalogna e dalla Georgia, per un totale di circa 400 etichette in degustazione.
Grande rilevanza è stata attribuita quest’anno alla produzione vitivinicola del Lazio, regione sin dalla prima edizione protagonista della manifestazione, alla quale quest’anno sono state dedicate ben tre masterclass di approfondimento ed un’intera sala dedicata, per valorizzare la presenza di 34 aziende espositrici provenienti da tutta la regione, incluse alcune aziende del Consorzio Roma Doc e le aziende aderenti alla Rete d’Impresa di Filiera dei Castelli Romani V.I.P. (Vino, Innovazione e Pane).
Nei tre giorni di programma, tra masterclass ed accesso alla sala di degustazione, hanno partecipato circa 600 visitatori, inclusi circa 200 operatori tra media/stampa e soprattutto Horeca, in questa edizione particolarmente numerosi.
LE MASTERCLASS
Uno degli obiettivi raggiunti dall’evento è stato quello di ottenere la grande partecipazione di visitatori privati e di operatori in di tutte le numerose masterclass (ben sette), soprattutto in considerazione sia del grande numero di approfondimenti proposti, che dei temi trattati: dalle tante sfumature dei vini a denominazione Roma Doc; al Riesling tedesco, ai grandi Bianchi Piceni; all’abbinamento cibo vino di prodotti a km 0 della Rete d’Impresa dei Castelli Romani V.I.P; alla scoperta di tre territori veneti d’eccellenza Valpolicella, Soave e Breganze; all’analisi della produzione BIO, Biodinamica e Sostenibile.
Marco Cum, direttore della manifestazione
Si è conclusa con grande soddisfazione la quarta edizione di Rome Wine Expo 2025. L’evento è stato organizzato da me e da tutto il mio staff con grande impegno, al fine di celebrare la cultura del vino, con un focus sulla qualità delle produzioni italiane e internazionali, finalità che ritengo pienamente realizzate. L’obiettivo primario era quello di offrire un’esperienza di qualità sia per gli appassionati che per gli operatori di settore, che in questa edizione si sono presentati particolarmente numerosi, specialmente gli operatori Ho.Re.Ca. Abbiamo assistito a una grande partecipazione, grazie a un programma ricco di degustazioni, masterclass e concorsi. L’attenzione è stata rivolta in particolare alla valorizzazione del territorio laziale, con un focus sulle produzioni locali e sui ristoratori che le promuovono. L’evento ha rappresentato un’occasione unica per scoprire le eccellenze del panorama vinicolo italiano e internazionale, con un occhio di riguardo alla sostenibilità e alla biodiversità. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa edizione e vi aspetto numerosi per la prossima.
CONCORSI E I PREMI DI ROME WINE EXPO 2025
Anche nel corso di questa IV edizione, nel corso della giornata dedicata agli operatori, lunedì 10 marzo, sono stati proposti i due concorsi già indetti con successo in precedenza, oltre ad un nuovo riconoscimento di grande valore
IL PREMIO LAZIO TERROIR AMBASSADOR
Quale novità assoluta di questa edizione e in considerazione del focus particolare riservato alla regione che ospita la manifestazione, sono stati premiati in tarda mattinata i “LAZIO TERROIR AMBASSADORS di RWE 2025”, ovvero alcuni esercizi commerciali della regione (ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, enoteche) che maggiormente supportano e valorizzano la produzione vinicola e gastronomica laziale, in base a criteri di qualità e quantità dei prodotti proposti. Per la selezione sono stati considerati anche criteri generalmente riconosciuti dalle più importanti guide di settore.
LA LISTA DEI “LAZIO TERROIR AMBASSADORS DI RWE 2025”
RISTORANTI DI ROMA E PROVINCIA
Baccano Roma
Belvedere (Frascati)
Cacciani (Frascati)
Contatto (Frascati)
Convivio Troiani
Enoteca Del Gatto
Ercoli 1928
Fortunato al Pantheon
Il Bacaro Roma
Il Sorpasso
La Foresta (Rocca Di Papa)
La Matricianella
Li Somari (Tivoli)
Luciano Cucina Italiana
Osteria Della Trippa
Osteria Palmira
Poldo E Gianna
Ristorante Livello 1
Trattoria Della Fortuna (Monterotondo)
Voglia Trattoria Contemporanea
Vynique Enoteca Regionale del Lazio
MENZIONI SPECIALI
Stellati
Glass Hosteria
Idylio By Apreda
World Wide Ambassador
Trapizzino
Enoteca Online
Rgs Vini
RISTORANTI ED ENOTECHE DELLA TUSCIA
Agriturismo Il Casaletto – Grotte Santo Stefano (VT)
Enoteca Quattroruote – Montalto di Castro (VT)
Osteria Del Vecchio Orologio – Viterbo
Il Calice E La Stella – Canepina (VT)
Trattoria Del Cimino – Caprarola (VT)
Tenuta Il Radichino – Ischia di Castro (VT)
Ristorante Livello 1 – Montalto di Castro (VT)
RISTORANTI DI RIETI
Ristorante La Trota – Rivodutri (RI)
Nel pomeriggio di lunedì 10 marzo sono stati poi premiati i vini selezionati in base a categorie prestabilite da un panel di degustatori professionisti e dai partecipanti all’evento:
LE ECCELLENZE
Il premio di grande qualità riconosciuto alle prime cinque etichette di maggior pregio prodotte dalle aziende espositrici che hanno inviato i propri campioni in precedenza, valutati e selezionati grazie alla valutazione di una giuria tecnica di esperti.
MIGLIOR VINO SPUMANTE
Metodo Classico Pas Dosé Incanto – SANT’ANNA DEI BRICCHETTI (Piemonte)
Prosecco Superiore Docg Canago ’23 – CASTELLALTA (Veneto)
Strappo alla Regola Metodo Classico Brut – CANTINA LE MACCHIE (Lazio)
Spumante Metodo Classico Brut – MARCO SERRA (Lazio)
Brut Rosè Millesimato ’22 – AGRICOLA TT (Piemonte)
MIGLIOR VINO BIANCO
Offida Pecorino Navicchio ’23 – IL CONTE DI VILLAPRANDONE (Marche)
Bosco delle Betulle ’23 – QUOTA ROSA (Lazio)
Isonzo Chardonnay ’21 – VIGNIS DI MARIAN (Friuli Venezia Giulia)
Malvasia Puntinata ’22 – TENUTA IACOANGELI (Lazio)
Roma Dop Bellone ’23 – CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA (Lazio)
MIGLIOR VINO ROSATO
Rosato Torre Kalena ’22 – STEIGER-KALENA (Molise)
Rosato Macchia Grande ’23 – QUOTA ROSA (Lazio)
Rosato Temula ’23 – GAFFINO (Lazio)
Rosato Duchessa Livia ’23 – CANTINA COSTANTINI (Lazio)
Rosato Estra ’24 – SCARPELLO (Puglia)
MIGLIOR VINO ROSSO
Malvasia Nera Moramora ‘23 – CANTINE PAOLOLEO (Puglia)
Rosso Veronese Italo ’22 – TERRE DI RIZZATO (Veneto)
Pantarei ‘22 – CENTOMANI (Toscana)
Roma Doc Rosso Riserva ‘19 – POGGIO LE VOLPI (Lazio)
Roma Doc Rosso Silicea ‘22 – BORGO DEL CEDRO (Lazio)
MIGLIOR VINO DOLCE
Vinsanto del Chianti Classico ‘16 – LA MONTANINA (Toscana)
Torcolato ‘19 – COL DOVIGO (Veneto)
Moscato D’Asti Docg – SANT’ANNA DEI BRICCHETTI (Piemonte)
Passito di Malvasia ‘22 – MARCO SERRA (Lazio)
Cannellino di Frascati Docg ‘24 – TORRE DEI FALCHI (Lazio)
CATEGORIA SPECIALE VINI GEORGIANI
BEST WHITE/AMBER GEORGIAN WINE
Rkatsiteli ’21 – GVINIA WINES (Aspindza)
Kisi-Mzvane Qvevri Wine ’21 – SHALOSHVILI CELLAR (Kvareli)
Kisi ’22 – NINO MERIS (Tbilisi)
Kisi Sister Wine ‘23 – KARDENAKHULI (Kakheti)
Tsitska-Tsolikouri ’22 – GVAZI (Tiblisi)
BEST RED GEORGIAN WINE
Saperavi Reserve ’21 – MARBANO WINERY (Bolnisi)
Danakharuli ’21 – MARANI SEVSAMORA (Kartli)
Buza ‘19 – GURAMISHVILI’S MARANI (Kartli)
Saperavi Classic ’24 – AKURELI (Telavi)
Saperavi ‘22 – BOSTOGANA (Dedoplistskaro)
IL WINE CHALLENGE
At last but not least, lunedì 10 sono anche stati presentati i risultati del WINE CHALLENGE, ovvero i tre migliori vini per categoria, selezionati nel corso delle prime due giornate dell’evento da tutti i partecipanti (wine-lovers, operatori, sommelier), che hanno segnalato le proprie preferenze per iscritto. Una selezione determinata dunque “Vox populi, vox Dei”, ovvero frutto dei giudizi popolari delle persone in sala, più o meno esperte, che proprio per questo devono essere ritenuti estremamente validi e importanti.
LA LISTA DEI “RWE 2025 CHALLENGE BEST WINES”
BEST SPARKLING WINES
Metodo Classico Extra Brut Incanto – SANT’ANNA DEI BRICCHETTI (Piemonte)
Spumante Pecorino Brut Velico– TERRE D’ERCE (Abruzzo)
(EX AEQUO) Alta Langa Docg Millesimato ’22 – AGRICOLA TT (Piemonte)
Prosecco Superiore Docg Canago ’23 – CASTELLALTA (Veneto)
BEST WHITE WINES
1° Hermes Diactoros II Bianco ’22 – ÔMINA ROMANA (Lazio)
2° Vespaiolo ’23 – COL DOVIGO (Veneto)
3° Suggestioni ’23 – SANT’ANNA DEI BRICCHETTI (Piemonte)
BEST ROSE’ WINES
Rosato Torre Kalena ’22 – STEIGER-KALENA (Molise)
7cento20 Rosato ’23 – CANTINA GENTILE (Puglia)
Zefiro ’23 – SANT’ANNA DEI BRICCHETTI (Piemonte)
BEST RED WINES
Primitivo di Gioia del Colle Dop Turitto 2018 – CANTINA GENTILE (Puglia)
Aglianico del Taburno Rosso Docg Aeterno ’19 – CANTINE DEL MARESCIALLO (Campania)
Terra ’23 – BARBADORO (Sicilia)
BEST SWEET WINES
Torcolato 2019 – COL DOVIGO (Veneto)
Gewürztraminer “Scarpe Toste Unplugged” Orange Wine ‘23 – CANTINA LE MACCHIE (Lazio)
Passito di Primitivo Krikò ’21 – PAOLOLEO (Puglia).
Al prossimo anno!
La Redazione
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18 Marzo, 2025
Senza vento
Per quanto mi riguarda non credo molto alle parole e in special modo alle mie, preferisco fare bolle di sapone, sono leggere allegre e poi scoppiano F. Levini
Nessuno dice più Cala la Notte. Nessuno dice A Domani. Nessuno parla di ieri o misura il tempo delle giornate. Non si affanna per la primavera o l’autunno, per l’estate e l’inverno, né per aurora né per vespro, per vita o per morte.
Ci sono momenti in cui ci sentiamo come navi alla deriva in un oceano senza fine, Senza Vento che ci guidi. È in quei momenti neri che scopriamo la forza di ascoltare, e ritrovare la nostra rotta. La capacità di cambiare, di trasformare le difficoltà in crescita e di guardare l’orizzonte con occhi nuovi, è ciò che ci rende unici. L’essenza dell’essere umano risiede nella sua spinta a cercare significato, nell’intuizione che il viaggio conti tanto quanto l’arrivo. È un richiamo a non lasciare che il caos e l’apatia ci fermino, ma a navigare con uno scopo, ripensando la connessione. Progettare il caos manifesta la volontà utopistica di mettere ordine nel disordine per eccellenza. Ogni passo, ogni scelta, ogni respiro è un nuovo atto: quello di continuare a navigare, anche Senza Vento, verso un qualcosa, è un atto di forza
È come un nero assoluto, sostanza chimica o elemento della natura che sia, che parla di energia del suo riflesso che sprofonda nelle tenebre, allegoria di vita e di morte, traslazione emozionale di sensazioni e percezioni contrastanti. Il nero non è sempre così crudele e minaccioso come lo narrano e spesso figurano. Ha in sé una forza di cui siamo preconcetti e affascinati nello stesso tempo, è un abisso da cui si può risalire, un passaggio obbligato della nostra esistenza. Dobbiamo attraversare le tenebre per conquistare la luce, è così la narrazione, ma questo non è uno stato fisico e intuitivo, ma una suggestione spirituale. Però, forse non è più tempo nemmeno per queste riflessioni, forse lo scintillio di tante informazioni ha preso il posto dell’innocenza e del suo chiarore. O magari abbiamo compreso oltre? Abbiamo compreso che il bianco non è sempre bianco e il nero non sempre, soltanto, nero. Che siamo in tanti e non c’è posto per tutti, almeno attorno a quella umile tavola di quel “pranzo mistico” che fu di Chiara e Francesco. Così forti così santi, talmente lontani ormai da questo presente travolgente, riempito di tutto ciò che è senz’anima e svuotato da ogni volontà di riflessione, immaginazione e intuizione. Vorrei scorgere da qualche parte, o in me, solo un briciolo della speranza, della certezza. Sappiamo davvero in cosa credere? Anzi, se credere, o il caos sta riprendendo i suoi spazi, a questo cosmos così imperfetto. Eppure, difronte a me ho ancora questo perfetto, assolutamente sublime nero.
È Senza Vento, in un pomeriggio nero sublime di Bologna che arriviamo Al Risanamento in Via Zamboni. L’Enoteca nata da un’idea di Francesco Barsotti è orientata alla valorizzazione delle piccole realtà italiane e francesi, spaziando dalle etichette sofisticate al fascino del vino realizzato da piccoli produttori; con una selezione singolare e ricercata. Tra questi Champagne Florence Duchêne Brut Reserve Uve 50% Meunier 50% Pinot Noir. Cuvée importata direttamente dall’enoteca. Uno Champagne dal fine perlage, persistente, con sentori complessi di frutti rossi, ben equilibrato e con un finale leggero dalle note croccanti. Florence Duchêne, enologa di talento, padre Vigneron e madre filippina, ha scelto sin dal 2013 una viticoltura sostenibile, che conferisce una particolare autenticità ai suoi Champagne della Vallee de la Marne ricchi e nervosi, lavorando con un mantra ben preciso:
Ho sempre pensato che lo Champagne debba essere per il vino quello che l’haute couture è per la moda
Uno Champagne che è una moderna Camera delle Meraviglie (Wunderkammer) dove aroma e gusto si incontrano, creando un dialogo che esplora la meraviglia della natura e il linguaggio senza tempo dei profumi. Dove la bellezza è un concetto in antitesi con il caos, non è statica ma in continuo movimento. L’imperfezione diventa armonia, la diversità una ricchezza e l’inclusione un ideale.
Senza Vento la memoria, il più delle volte, oltre ad essere una bussola, un intreccio di radici che ci accompagna sempre, ovunque andiamo, diventa il luogo ideale in cui possiamo rifugiarci, in cui ritroviamo quasi tutto quello che ci è capitato, e tornarci ogni tanto è come rileggere lo stesso libro quando sei solo un bambino, poi quando sei adolescente, e infine da adulto. Quel luogo cambia, si adatta al nostro presente, quale che sia, e somiglia sempre a quello di cui abbiamo bisogno nel momento in cui ci torniamo. Forse mai ci appartenemmo, io mai appartenni a lei e lei mai appartenne a me, ma fummo senza dubbio per sempre l’uno per l’altro.
E Tu?
Continui a sentire il vuoto?
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Mescita di circa 20 prodotti: Bollicine italiane e Francesi, quest’ultime importate direttamente dall’Enoteca. Vini Fermi Bianchi, Rossi e Rosati Italia ed estero (Francia, anche in questo caso importati direttamente dall’Enoteca).
Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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17 Marzo, 2025
Grande successo per mareMMMa, la Natura del vino
La più grande selezione di etichette del territorio si conferma essere appuntamento molto atteso dal settore
Oltre mille persone, tra professionisti e appassionati, hanno partecipato ieri alla sesta edizione di mareMMMa, la Natura del vino andata in scena nell’ormai tradizionale location del salone centrale del Granaio Lorenese di Spergolaia.
È stata davvero un’edizione da record, con un’incredibile selezione delle referenze di tutte le DOC e DOCG della Maremma Toscana – Maremma Toscana, Montecucco e Morellino di Scansano –; presenti ben 123 Aziende con 587 etichette in degustazione.
L’evento è stato fortemente voluto dai rispettivi Consorzi di Tutela e il riscontro da parte del pubblico ha confermato che si tratta ormai di un appuntamento consolidato e unico nel suo genere per la vasta e variegata proposta di etichette. L’idea è di replicare in autunno a Firenze riproponendo il format di successo del Granaio ad Alberese, proprio per soddisfare le tante richieste da parte di enotecari, ristoratori, sommelier e distributori.
La sinergia tra i Consorzi delle tre Denominazioni sta portando il settore ad interessarsi sempre di più a questo territorio vitivinicolo dove terroir e climi estremamente diversi si ritrovano nelle sfaccettature dei vini rossi, bianchi e rosati.
I Consorzi di Tutela:
CONSORZIO TUTELA VINI DELLA DOC MAREMMA TOSCANA
Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana nasce nel 2014 dopo il conferimento della stessa DOC con l’obiettivo di promuovere la qualità dei suoi vini e garantire il rispetto delle norme di produzione previste dal disciplinare, dedicandosi, inoltre, alla tutela del marchio e all’assistenza ai soci sulle normative che regolano il settore. Oggi il Consorzio conta 473 aziende associate che vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini – per un totale di più di 7 milioni e mezzo di bottiglie prodotte all’anno. La DOC Maremma Toscana si conferma essere tra le più dinamiche, con una crescita dell’imbottigliato costante grazie soprattutto al traino del Vermentino. Il Consorzio opera nell’intera provincia di Grosseto, una vasta area nel sud della Toscana che si estende dalle pendici del Monte Amiata e raggiunge la costa maremmana e l’Argentario fino all’isola del Giglio. Ai vitigni autoctoni – Vermentino, Ciliegiolo, Canaiolo nero, Alicante, Sangiovese, Pugnitello, Trebbiano, Ansonica, Malvasia –, si sono affiancate varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah, Viognier, Sauvignon, Chardonnay e Petit Verdot.
Sito web: www.consorziovinimaremma.it
Facebook: https://it-it.facebook.com/ConsorzioViniMaremmaToscana/
CONSORZIO TUTELA VINI MONTECUCCO
I vini del Montecucco, territorio che prende vita laddove le morbide forme della Maremma Toscana lasciano rapidamente il passo alle pendici del Monte Amiata, nascono dalle uve coltivate con passione nei 7 comuni della denominazione di origine controllata e garantita, la DOCG in vigore da settembre 2011: Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. La Denominazione, con le sue 68 aziende associate, punta a uno sviluppo che possa coniugare gli aspetti produttivi con quelli promozionali e turistici del territorio: la zona, altamente vocata alla produzione del Sangiovese, gode di condizioni climatiche estremamente favorevoli, vicino al Mar Tirreno – da cui dista solo pochi km in linea d’aria – e all’ormai spento vulcano Amiata, che con i suoi 1.738 metri di altezza domina tutto il territorio compreso tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Qui si sono succeduti Etruschi, Romani, Longobardi, monaci benedettini, dominio senese e la famiglia dei Medici: una stratificazione storica che ha lasciato tracce indelebili e testimonianze che ancora oggi sono visibili nei borghi, negli stupendi agriturismi e nelle dimore d’epoca, nella produzione di olio e, soprattutto, di vino.
Sito web: www.consorziomontecucco.it
Facebook: https://www.facebook.com/MontecuccoSangioveseDocg/
CONSORZIO TUTELA MORELLINO DI SCANSANO
Riconosciuto denominazione di origine controllata nel 1978, il Morellino di Scansano ha da poco festeggiato i suoi primi 40 anni. In questo periodo molto è stato fatto per la sua valorizzazione, in virtù delle sue qualità intrinseche e della crescente rinomanza internazionale, tanto da ottenere nel 2006 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, a partire dalla vendemmia 2007.
Attivo in questa opera di promozione e tutela il Consorzio Tutela Morellino di Scansano, nato nel 1992 per volontà di un piccolo gruppo di produttori. Nel corso degli anni il Consorzio è andato man mano ampliando il comparto associativo, fino ad accogliere più di 200 soci, oltre 90 dei quali con almeno una propria etichetta di Morellino di Scansano sul mercato.
Sito web: www.consorziomorellino.it
Facebook: https://www.facebook.com/ConsorzioTutelaMorellinoDiScansano
La Redazione
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17 Marzo, 2025
Tutti i numeri di una grande edizione de La Prima dell'Alta Langa
1700 PROFESSIONISTI ACCREDITATI, 82 PRODUTTORI, 200 DIVERSE CUVÉE
LA DEGUSTAZIONE ANNUALE DELLE ALTE BOLLICINE PIEMONTESI ALLA CENTRALE DI NUVOLA LAVAZZA DI TORINO È STATA LA MIGLIORE DI SEMPRE
Ventimila brindisi a La Prima dell’Alta Langa, settima edizione della degustazione annuale organizzata dal Consorzio Alta Langa, la più grande di sempre per numero di produttori presenti, etichette di Alte Bollicine Piemontesi in assaggio (200), professionisti accreditati (circa 1700).
La cornice de La Centrale di Nuvola Lavazza a Torino, vestita con i colori vivaci del visual ufficiale della manifestazione, ha accolto praticamente tutte le aziende che ad oggi aderiscono al Consorzio, ben 82: Abrigo Fratelli, Agricola Brandini, Agricola TT, Anna Maria Abbona, Araldica Il Cascinone, Banfi, Bel Colle, Beppe Marino, Bera, Borgo Maragliano, Bosca, Bricco Maiolica, Ca’ Bianca, Cantina Alice Bel Colle, Cantina Clavesana, Cantina Vallebelbo, Cantina Vinchio Vaglio, CarlindePaolo, Casa E. di Mirafiore, Cascina Bretta Rossa, Cascina Cerutti, Cascina Fonda, Cascina Galletto, Cavallero, Cerrino, Cerutti, Colombo, Contratto, Coppo, Cortino, Cuvage, Daffara & Grasso, Deltetto, Enrico Serafino, Ettore Germano, Ferraris Agricola, Fontanabianca, Fontanafredda, Fratelli Grimaldi, Gallo, Gancia, Garesio, Ghione, Giulio Cocchi, Isolabella della Croce, Ivaldi, La Fusina, La Torre di Castel Rocchero, LHV Avezza, Marcalberto, Marco Capra, Mario Giribaldi, Marziano Abbona, Massimo Rivetti, Matteo Correggia, Mauro Sebaste, Michele Mascarello & Figli, Monsignore, Paolo Berutti, Pasquale Pelissero, Pecchenino, Pianbello, Piazzo Comm. Armando, Podere Gagliassi, Poderi Colla, Poderi Vaiot, Rapalino Fratelli, Rizzi, Roberto Garbarino, Roccasanta, San Biagio, San Silvestro, Sara Vezza, Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto, Tenuta Langasco, Tenuta Rocca, Tenuta Santa Maria del Garino, Terrabianca, Terre del Barolo, Tosti1820, Vite Colte.
Nel corso di questo evento straordinario, l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni ha proclamato l’Alta Langa DOCG “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025.
L’assessore Bongioanni
Un plauso alla presidente Castelletta e al direttore Rossino per il loro impegno e a tutti i produttori per un coraggio che ha del visionario. L’Alta Langa oggi rappresenta il successo di una sfida iniziata nel 1992 con i primi ettari sperimentali, coronata dalla Docg nel 2002 e in costante crescita perché ha puntato sulla qualità che è ciò che i mercati chiedono al Piemonte. Ci sono tutti i presupposti perché diano ragione alle giuste attese di un’ulteriore, grande espansione per questo vino straordinario.
La Pesidente del Consorzio Alta Langa Mariacristina Castelletta
L’Alta Langa Docg è il metodo classico più antico d’Italia, nato in Piemonte a metà dell’800. È inoltre l’unica denominazione piemontese interamente dedicata al metodo classico, frutto di una lunga sperimentazione avviata negli anni Novanta. Un percorso ambizioso in cui la Regione Piemonte ha giocato un ruolo da protagonista, sostenendo le cantine produttrici di bollicine e i primi, audaci viticoltori che hanno creduto in questa sfida. La lungimiranza e l’orgoglio piemontese hanno guidato la realizzazione di uno spumante metodo classico di altissima qualità, capace di esprimere al meglio le straordinarie potenzialità di un territorio che si estende su tre province, Asti, Cuneo e Alessandria, verso il quale il Consorzio sente una forte responsabilità. L’Alta Langa Docg non è stato solo un nuovo vino: è stata una visione, un progetto e, soprattutto, una scommessa vinta, che rende fieri e orgogliosi tutti noi piemontesi. Oggi più che mai possiamo dirlo: Alta Langa Docg, orgoglio piemontese.
Ottima partecipazione per i seminari di approfondimento che hanno arricchito la manifestazione. Grande successo per la conferenza che ha visto dialogare il direttore della ristorazione di Villa Crespi*** Massimo Raugi, ospite d’eccezione a La
Credo nell’Alta Langa c’è moltissimo potenziale di crescita ed è un piacere avere questi vini nella nostra carta. L’Alta Langa DOCG ha dalla sua un disciplinare unico, che è il suo principale carattere distintivo. È un vino che ha moltissimo da raccontare.
Di grande rilievo gli interventi degli storici del vino Pierstefano Berta e Giusi Mainardi sulle origini e lo sviluppo del metodo classico più antico d’Italia e del dottore in Scienze Naturali ed esperto di geologia Edmondo Bonelli a proposito dei suoli dell’Alta Langa, seguiti da un pubblico interessato e partecipativo. Le partnership con S.Bernardo e Artimestieri ONLUS con il progetto “SALVA IL TAPPO!” hanno consentito nel corso dell’evento, rispettivamente, il completo recupero delle bottigliette “ELY” in plastica 100% riciclata e di tutti i 1600 tappi di sughero usati dai produttori, materiali che saranno interamente avviati al riciclo. Altri partner di questa edizione sono stati Crudo di Cuneo DOP, Roccaverano DOP, Il Pane Caldo del Mattino e AIS Piemonte La Redazione
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Di grande rilievo gli interventi degli storici del vino Pierstefano Berta e Giusi Mainardi sulle origini e lo sviluppo del metodo classico più antico d’Italia e del dottore in Scienze Naturali ed esperto di geologia Edmondo Bonelli a proposito dei suoli dell’Alta Langa, seguiti da un pubblico interessato e partecipativo. Le partnership con S.Bernardo e Artimestieri ONLUS con il progetto “SALVA IL TAPPO!” hanno consentito nel corso dell’evento, rispettivamente, il completo recupero delle bottigliette “ELY” in plastica 100% riciclata e di tutti i 1600 tappi di sughero usati dai produttori, materiali che saranno interamente avviati al riciclo. Altri partner di questa edizione sono stati Crudo di Cuneo DOP, Roccaverano DOP, Il Pane Caldo del Mattino e AIS Piemonte La Redazione
17 Marzo, 2025
Borgo del Cedro. L’invito a riscoprire il Lazio
Monte Porzio Catone, che meraviglia! Un angolo del Lazio dove le vigne si arrampicano con la stessa determinazione di un romano in cerca del miglior caffè. E proprio qui, tra colline che sembrano dipinte da un artista new age ed eccentrico, sorge l’azienda Borgo del Cedro e su queste colline che Sara, una ragazza bellissima e giovanissima, con un sorriso da cartolina mi viene incontro, mi saluta con affetto e mi invita a scoprire il suo mondo. L’azienda agricola nasce nel 2019 grazie alla determinazione di Sara e sua sorella Giulia Costantini e Borgo del Cedro diventa la risposta enologica a chi pensa che il Lazio sia solo sinonimo di Frascati e carbonara.
Con 8 ettari di vigneti sparsi tra Monte Porzio Catone, Monte Compatri e Roma, le sorelle hanno deciso di dare una scossa al panorama vinicolo locale, coltivando varietà come Montepulciano, Syrah e la meno conosciuta ma affascinante Malvasia Puntinata.
Il vigneto aveva un vecchissimo borgo abbandonato e un cedro libanese bellissimo e altissimo al centro del borgo motivo per cui è stato dato il nome di Borgo del Cedro all’azienda.
Nel 2019 Sara appena aperta l’azienda ha piantato un cedro libanese che oggi ha 4 anni e mezzo e svetta davanti ai miei occhi, bellissimo e suggestivo in questo scorcio di Lazio.
Nei primi 3 anni di produzione vende le uve e si dedica alla sistemazione del vigneto. Ma con la vendemmia 2022 inizia l’avventura nel mondo del vino e decide di imbottigliare le prime bottiglie e diventa la prima annata per tutte e quattro le referenze del borgo del cedro.
Seduto qui mentre i miei occhi sono attratti da bellissimi filari, Sara mi presente le sue 4 referenze, che dire, bottiglie davvero bellissime per una realtà così giovane. Sono attratto dalle grafiche e Sara mi dice che sono state tutte realizzate a mano da lei, bellissime e direi uniche.
Ci sono due linee differenti, la prima linea Filiae e Parentes è dedicata alla famiglia e hanno etichetta simili.
Il Frascati Superiore DOCG in Filiae, dal Latino “Figlie”, con i volti di Sara e Giulia che guardano al futuro dell’agricoltura. Un gioiello che merita molta attenzione. È un frascati superiore che sembra voler riscrivere le regole del gioco.
Dimenticate quei bianchi insipidi che popolano gli scaffali dei supermercati; questo vino è un vero e proprio schiaffo ai palati annoiati. Al naso ti accoglie con delicate sfumature floreali e di pesca, quasi a sussurrarti all’orecchio che l’estate è appena iniziata. Ma è al palato che questo vino mostra il suo vero carattere: un sorso succoso, voluttuoso, che ti avvolge e ti fa chiedere perché mai dovresti accontentarti di bere un solo bicchiere. È un vino che ti prende per mano e ti porta in un viaggio attraverso vigneti assolati di Monte Porzio Catone, facendoti dimenticare lo stress della vita quotidiana. E’ un vino che diventa un’esperienza, una dichiarazione d’intenti da parte di Sara e Giulia. Un invito a riscoprire il Frascati attraverso una lente nuova, fresca e irriverente. Se pensavi di conoscere il Frascati preparati ad essere piacevolmente smentito.
Fantastico con primi piatti a base di molluschi e crostacei, grigliate di mare e si sposa alla perfezione con un piatto della tradizione: la gricia.
E chi pensa che il vino rosso non abbia spazio nel Lazio sarà smentito dal Rosso Lazio igp Parentes, dal Latino “Genitori”, con i volti di Fulvia e Lorenzo, per loro fonte di ispirazione e ammirazione. Un blend di Cesanese e Syrah, questo vino rosso è l’accompagnamento perfetto per una serata in cui vuoi impressionare gli amici senza sembrare troppo pretenzioso.
Un vino che con la sua struttura e morbidezza, si sposa alla perfezione con un brasato succulento, esaltando i sapori ricchi e profondi del piatto. Questo vino frutto della passione di Sara e Giulia, rappresenta un’interpretazione moderna dei vitigni autoctoni del Lazio. Al naso, offre un bouquet complesso di frutti rossi maturi, spezie dolci e una leggera nota tostata, quasi a ricordare una serata davanti al camino. Al palato la sua struttura avvolgente e i tannini vellutati creano un equilibrio perfetto tra la potenza e eleganza rendendolo un compagno ideale per piatti robusti e saporiti. Sicuramente è un vino che mi ha sorpreso e conquistato, dimostrando come la tradizione vinicola del Lazio possa essere reinterpretata con creatività e passione.
La seconda linea invece è dedicata al vulcano, e abbiamo Topho, dal latino “Tufo”, ceneri provenienti da esplosioni vulcaniche, che caratterizzano i loro vigneti, un Roma doc malvasia puntinata 100%. Già dal suo nome evoca antiche pietre vulcaniche. Al naso questo vino è un’esplosione di fiori di tiglio, ananas e pesca noce, con un accenno di mandorla fresca che ti fa venire voglia di un aperitivo all’ombra di un cedro secolare. In bocca, il sorso è piacevole e fragrante, con un finale che lascia un leggero calore alcolico e una dolcezza fruttata che ti fa pensare: Un altro bicchiere, grazie e se mi da anche la bottiglia sono più felice!
Ideale per zuppe di pesce, grigliata di carne bianca, formaggi freschi e abbinamento della tradizione laziale: Cacio e Pepe.
E per concludere abbiamo Silicea, dal Latino “Basalto”, roccia vulcanica formatasi dalla solidificazione del magma, molto presente nei loro vigneti, un Roma doc rosso che incarna l’audacia e la raffinatezza del Lazio. Questo vino, frutto di un sapiente blend di uve Montepulciano e Syrah, si presenta con un colore rosso intenso dai riflessi violacei, promettendo profondità e carattere sin dal primo sguardo. Al naso offre un bouquet ben equilibrato, dove le note floreali si intrecciano armoniosamente con sentori fruttati e speziati. È come passeggiare in un bellissimo giardino fiorito al tramonto, con l’aria intrisa di profumi avvolgenti. In bocca questo vino rivela una struttura piena e una personalità decisa. I tannini sono presenti ma ben integrati, conferendo al vino una piacevole rotondità. Il finale è persistente, lasciando una scia di sapori che invitano a un nuovo sorso. Sicuramente un vino che rappresenta in modo autentico il territorio laziale, un vino che sa sorprendere e conquistare con la sua eleganza e complessità. Un vino che saprà sorprenderti con Pecorini di media stagionatura, spezzatini, brasati e non può mancare un inno alla tradizione: abbacchio alla scottadito
Borgo del Cedro non è solo una azienda ma una dichiarazione d’intenti. Un invito a riscoprire il Lazio attraverso calici che raccontano storie di passione, innovazione e perché no un pizzico di irriverenza data dall’essenza di Sara abile e simpaticissima padrona di casa. Una azienda giovane, ma con una grande storia che sicuramente saprà scrivere la storia vinicola laziale e continuerà a sorprenderci con le idee di Sara e Giulia.
Roberto Silvio De Pascale
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Il buon vivere
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16 Marzo, 2025
Rabbia Diversità incontra Cantina Villa Gianna
Continua il meraviglioso connubio tra arte e vino, vino e arte.
Chi venga prima non lo so e forse non è neanche importante. Quel che è importante è che il vino si possa degustare insieme ad altre persone così come è importante che si possa parlare di vino con altre persone.
L’occasione stavolta è stata la mostra Rabbia Diversità, presso Area Contesa Arte di via Margutta a Roma.
Teresa M. Zurlo, affiancata dalla Direttrice Artistica Tina Zurlo, ideatrici della
Mostra, dalla Madrina Adriana Russo e dai Critici d’Arte Alfio Borghese e Mario Salvo ha presentato la Rassegna nella Sala Picasso e la Personale Amica Carissima… di Maria Luisa Segura nella Sala Chagall. La normale diversità ha ispirato gli accostamenti di vini di un territorio magico ancorché sottovalutato da un punto di vista vitivinicolo. Normale diversità. Perché, ogni romano che si dica tale non ha certamente mancato di andare al mare in terra pontina: Circeo, Sabaudia, Terracina. Il mare meraviglioso che incanta come incantava la Maga Circe, distoglie forse l’attenzione dalla terra. Quella terra che, baciata dal sole e accarezzata dai venti del mar Tirreno, una volta palude, oggi fertile terreno, dona rigogliosità e magica complessità all’uva. Nascono così vini pazzeschi meritevoli di essere scoperti e goduti a pieno. Cantina Villa Gianna produce da anni vini eccellenti affiancando vitigni locali come il Moscato di Terracina a grandi classici internazionali come lo Chardonnay. Per valorizzare la diversità abbiamo dunque scelto di abbinare due espressioni di Chardonnay: le bollicine brut da metodo Charmat e il Bianco di Caprolace, Chardonnay fermo. Il terreno in parte argilloso, in parte sabbioso donano grande finezza. I venti del mare aggiungono una incredibile sapidità. Ecco dunque che la diversità del territorio diventa unicità. Le dune del Parco Nazionale del Circeo si fondono nel mar Tirreno e i terreni bonificati da arditi contadini danno vita a due vini che meritano solo di essere ammirati come opere d’arte. O perlomeno bevuti insieme ad esse. Diversi con rabbia. Quella rabbia derivante dal non essere noti nemmeno a quelle migliaia di romani che andando verso il mare, poco dopo Latina, guardano quel cartello che indica Cantina Villa Gianna, accelerano per la fretta di arrivare al mare. Eppure, per ammirare le spiagge in tutto il loro splendore, occorre attendere il tramonto, quando il sole va a morire nel mare di una morte dolce e suadente. Come questi vini. Scopriteli come scoprite le fantastiche opere d’arte che Area Contesa sa esprimere. A proposito, lo sapevate che Caprolace è il nome del lago costiero che separa Sabaudia dal mare? Andateci all’alba e ammirate il sole che sorge dietro il monte Circeo dal ponte che porta al mare. Andateci al tramonto, quando il profilo della Maga si colora di rosso. Ne rimarrete così incantati così da capire la magia della maga. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Mostra, dalla Madrina Adriana Russo e dai Critici d’Arte Alfio Borghese e Mario Salvo ha presentato la Rassegna nella Sala Picasso e la Personale Amica Carissima… di Maria Luisa Segura nella Sala Chagall. La normale diversità ha ispirato gli accostamenti di vini di un territorio magico ancorché sottovalutato da un punto di vista vitivinicolo. Normale diversità. Perché, ogni romano che si dica tale non ha certamente mancato di andare al mare in terra pontina: Circeo, Sabaudia, Terracina. Il mare meraviglioso che incanta come incantava la Maga Circe, distoglie forse l’attenzione dalla terra. Quella terra che, baciata dal sole e accarezzata dai venti del mar Tirreno, una volta palude, oggi fertile terreno, dona rigogliosità e magica complessità all’uva. Nascono così vini pazzeschi meritevoli di essere scoperti e goduti a pieno. Cantina Villa Gianna produce da anni vini eccellenti affiancando vitigni locali come il Moscato di Terracina a grandi classici internazionali come lo Chardonnay. Per valorizzare la diversità abbiamo dunque scelto di abbinare due espressioni di Chardonnay: le bollicine brut da metodo Charmat e il Bianco di Caprolace, Chardonnay fermo. Il terreno in parte argilloso, in parte sabbioso donano grande finezza. I venti del mare aggiungono una incredibile sapidità. Ecco dunque che la diversità del territorio diventa unicità. Le dune del Parco Nazionale del Circeo si fondono nel mar Tirreno e i terreni bonificati da arditi contadini danno vita a due vini che meritano solo di essere ammirati come opere d’arte. O perlomeno bevuti insieme ad esse. Diversi con rabbia. Quella rabbia derivante dal non essere noti nemmeno a quelle migliaia di romani che andando verso il mare, poco dopo Latina, guardano quel cartello che indica Cantina Villa Gianna, accelerano per la fretta di arrivare al mare. Eppure, per ammirare le spiagge in tutto il loro splendore, occorre attendere il tramonto, quando il sole va a morire nel mare di una morte dolce e suadente. Come questi vini. Scopriteli come scoprite le fantastiche opere d’arte che Area Contesa sa esprimere. A proposito, lo sapevate che Caprolace è il nome del lago costiero che separa Sabaudia dal mare? Andateci all’alba e ammirate il sole che sorge dietro il monte Circeo dal ponte che porta al mare. Andateci al tramonto, quando il profilo della Maga si colora di rosso. Ne rimarrete così incantati così da capire la magia della maga. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969