Il vino per la festa del papà? Il Fornetto 2023 di Cavazza, l'identità dei Colli Berici Arrow Right Top Bg

13 Marzo, 2025

Il vino per la festa del papà? Il Fornetto 2023 di Cavazza, l'identità dei Colli Berici

Un rosso Doc che, con le sue note avvolgenti, è un’emozione da condividere La Festa del Papà è un’occasione speciale, un momento per celebrare l’affetto e la gratitudine verso una figura che spesso esprime amore più con i gesti che con le parole. E quale modo migliore per festeggiarlo se non con un vino capace di evocare calore, eleganza e tradizione? Cavazza propone il Fornetto Rosso Colli Berici Doc 2023, un rosso intenso e avvolgente, ideale da regalare o da stappare per un brindisi in famiglia. Dall’annata 2023 il Fornetto ha acquisito una nuova identità diventando Rosso Colli Berici Doc, dopo essere stato a lungo Rosso Veneto Igt. Una scelta che rafforza il legame con il territorio, valorizzando le peculiarità di una zona da sempre vocata alla viticoltura I vigneti della famiglia, esposti a sud e caratterizzati da un terreno calcareo, donano al vino un profilo ricco e strutturato, con sfumature uniche che raccontano la storia e la passione di generazioni. Il Fornetto 2023 nasce da un blend raffinato: 60% Merlot, 25% Tai Rosso e 15% Syrah. Le uve, selezionate e raccolte a mano, subiscono una macerazione accurata per estrarre al meglio aromi e struttura. L’affinamento in legno per sei mesi conferisce al vino una profondità aromatica che si traduce in un bouquet speziato e complesso, un colore rubino intenso e un sorso morbido ed equilibrato. Con una gradazione di 13,5%, questa etichetta si rivela un compagno ideale per i momenti di condivisione e convivialità: un vino che parla di famiglia, di radici e di calore. Perfetto da abbinare a piatti di carne, formaggi stagionati o semplicemente da gustare in buona compagnia, il Fornetto 2023 è l’espressione autentica di un territorio e del sapere artigianale della famiglia Cavazza. Il brindisi per Festa del Papà? È con il Fornetto Rosso Colli Berici Doc 2023 – forte, elegante e avvolgente – più di un vino, è un’emozione da condividere, che racchiude in sé l’essenza dell’amore paterno.   La Redazione
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13 Marzo, 2025

Per i distributori il fine guerra in Ucraina aumenterebbe l'export del 20%

Edoardo Freddi International: ‘Forte potenziale di crescita anche nei paesi limitrofi come Bielorussia, Kazakistan e Azerbaigian (+30%)’   La prospettiva di una pace duratura tra Ucraina e Russia potrebbe rappresentare un’importante opportunità per il settore vinicolo italiano, favorendo una significativa ripresa delle esportazioni verso questi mercati. Secondo i dati dell’Osservatorio EDOARDO FREDDI INTERNATIONAL sui trend dell’export di vini italiani nel mondo, la fine della guerra favorirebbe un incremento dell’export del 20% nel giro di pochi mesi. Prima del conflitto, nel 2021, l’Italia esportava vino in Russia per un valore di 345 milioni di euro, registrando un incremento del 18% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni verso l’Ucraina ammontavano a 56 milioni di euro, con una crescita del 200% negli ultimi cinque anni. Durante il conflitto, nonostante le difficoltà logistiche e le sanzioni, le esportazioni di vino italiano verso la Russia hanno mostrato resilienza. Nel 2022, le esportazioni sono cresciute di circa il 15%, con i vini frizzanti che hanno rappresentato oltre la metà delle vendite. Tuttavia, l’Ucraina ha subito una contrazione delle importazioni di vino italiano, con una diminuzione del 35,5% nel 2022, attestandosi a 35,8 milioni di euro. Con la fine del conflitto, secondo EFI, prima realtà italiana di export management del settore vinicolo, la domanda tornerà a crescere rapidamente, consentendo all’Italia di riconquistare le quote di mercato perse e rafforzare la propria presenza nell’Europa orientale. Oltre a Russia e Ucraina, la stabilizzazione dell’area potrebbe generare un effetto positivo anche su mercati limitrofi che, negli ultimi anni, hanno dimostrato un forte potenziale di sviluppo. Bielorussia: pur essendo un mercato più piccolo, ha registrato una crescita costante e secondo Osservatorio EDOARDO FREDDI INTERNATIONAL sui trend dell’export di vini italiani nel mondo potrebbe espandersi a un ritmo del 20-25% annuo. Kazakistan: la sua economia in forte espansione ha portato a un incremento delle importazioni di vino italiano del 25% negli anni pre-conflitto. Azerbaigian: emergente come destinazione per i vini di fascia premium, con un potenziale stimato tra 10 e 15 milioni di euro annui. Edoardo Freddi, ideatore dell’Osservatorio EDOARDO FREDDI INTERNATIONAL sui trend dell’export di vini italiani nel mondo, ha così commentato: “Tuttavia, la ripresa delle esportazioni non sarà immediata né priva di sfide. Le aziende italiane dovranno affrontare la ricostruzione delle reti di distribuzione, in parte smantellate a causa della guerra, e adattarsi a nuove normative doganali e sanitarie che potrebbero emergere nel periodo post-bellico. Inoltre, la concorrenza con produttori francesi e spagnoli sarà ancora più intensa, con una corsa generale alla riconquista delle quote di mercato. Per avere successo in questo scenario in evoluzione, le aziende vinicole italiane dovranno puntare su flessibilità nei formati, capacità di adattarsi ai gusti locali, e strategie di marketing digitale innovative per riconnettersi con i consumatori e rafforzare la propria posizione nei mercati chiave. Un approccio strategico e dinamico potrebbe trasformare la ripresa in una vera opportunità di crescita per il vino italiano a livello internazionale”. La Redazione
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13 Marzo, 2025

ProWein 2025: il vino siciliano vince le sfide globali con la qualità

  Dal 16 al 18 Marzo appuntamento a Düsseldorf. L’Europa è il principale mercato di esportazione per il 95.7% delle imprese di Assovini Sicilia Giunta alla trentunesima edizione, ProWein, la più importante fiera al mondo di vini, distillati e bevande alcoliche con sede a Düsseldorf, si conferma un appuntamento strategico. Un gruppo di sei aziende associate Assovini sarà presente nell’Area Sicilia gestita dall’Irvo (Istituto regionale del vino e dell’olio). Anche nel 2025 alla ProWein sarà rappresentata la grande varietà dell’industria internazionale dei vini e dei liquori. Con il motto “Discover the Taste of Tomorrow“, dal 16 al 18 marzo, i padiglioni dell’ente fieristico Messe Düsseldorf ospiteranno circa sei mila espositori e quattrocento aree vitivinicole, oltre 50.000 professionisti del settore del vino e dei liquori provenienti da tutto il mondo e sessanta paesi rappresentati. In programma il 17 marzo alle ore 11:30 (Hall 16/F69 IRVO), la conferenza stampa sul progetto Innonda, lo studio sulle strategie enologiche per la produzione sostenibile ed innovativa del vino Nero d’Avola, promosso in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e quattro aziende associate Assovini Sicilia. Nonostante le sfide globali che riguardano anche il mondo vitivinicolo, il mercato estero rimane una destinazione strategica per le imprese associate. Secondo il report dell’Università di Messina che ha coinvolto le aziende di Assovini Sicilia, l’Europa si conferma il principale mercato di esportazione per il 95.7% delle imprese, sottolineando la forte integrazione del vino siciliano nel continente. Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia. Per le nostre aziende, la fiera ProWein rappresenta un’occasione importante di confronto e un’opportunità commerciale unica. Il nostro obiettivo è di continuare a promuovere la qualità dei nostri vini nel mercato estero, oggi minacciato dalla scure dei dazi e dalla flessione dei consumi. Il vino siciliano può vincere le sfide globali solo con la qualità e la varietà che contraddistingue la nostra produzione vitivinicola. La lista delle aziende associate e presenti nell’area Sicilia (Hall 16/F69 IRVO): Alessandro di Camporeale, Baglio di Pianetto, Baglio Oro, Feudo Solaria, Firriato, Tenute Nicosia. La lista delle aziende di Assovini Sicilia presenti alla ProWein: Cusumano, CVA Canicattì, Donnafugata, Duca di Salaparuta, Gorghi Tondi, Musita, Planeta, Rallo, Cantine Settesoli, Dei Principi di Spadafora, Cantine Pellegrino.   La Redazione
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13 Marzo, 2025

CHIANTI CLASSICO 2025: le anteprime (ma non solo)

IL COSA E IL DOVE All’interno della settimana dal 14 al 21 Febbraio 2025, quando la Toscana del vino ha presentato al pubblico le proprie anteprime, i giorni 17 e 18 sono stati dedicati al Chianti Classico, da anni attore protagonista nel panorama enoico nazionale. È stato dunque così che la STAZIONE LEOPOLDA di Firenze si è riempita di un numero impressionante di operatori del settore, giornalisti e semplici enoappassionati desiderosi di confrontare le nuove annate con le precedenti in cerca di identità climatico-territoriali e/o internazionalizzazioni sempre in agguato.   GLI ASSAGGI La mia giornata di assaggi è iniziata presto e si è chiusa tardi, complice anche l’imprevista impossibilità di effettuarli cona la relativa calma consentita dai tavoli riservati alla stampa. “Costretto” dunque ad affrontare i marosi della folla ho cercato di risalire la corrente evitando quanto più possibile le rapide delle lunghe code che assediavano i Produttori più “in”, cercando di non deviare troppo dal percorso prestabilito, ficcando il naso negli angoli e seguendo l’occhio che puntava etichette finalmente “azzardate” anche nella Denominazione più iconica. Ne è risultato uno zigzagare interessante fatto più di chiacchiere con il Produttore che di bicchieri pieni, un tour che ha confermato le mie idee sulla complessità di una DOC che, tra vini d’annata, riserve, singole vigne e grandi selezioni sembra non aver trovato ancora pace. L’assaggio delle annate 2021 e 2022 ha dimostrato come ci sia una sorta di complessivo dualismo che, se da una parte tende al racconto dettagliato di un Territorio, dall’altra risente dell’attrazione inesorabile verso il “canto delle sirene” internazionale. Per quanto riguarda le “anteprime” delle annate 2023 e 2024 (molto spesso rappresentate da “campioni di botte”) beh, non mi sento ancora in grado di formulare giudizi. Nel complesso si trattava di vini succosi e in alcuni casi davvero irresistibili ma le mie modeste conoscenze (e quella sorta di innata ritrosia nei confronti del Sangiovese) non mi consentono di valutare i vini per quello che saranno dopo il meritato esilio in vetro. Detto questo, Vi propongo la mia consueta e personalissima “classifica”, una TOP TEN e qualche “disco caldo” di etichette elencate nella casualità del mio intricato ordine di assaggio. Voi dategli una letta, prendete spunto, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. I PEZZI DA NOVANTA -CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “IL CROCINO” TENUTA FIZZANO 2022, ROCCA DELLE MACIE: due sono i piani colorati sui quali si dipana l’olfatto. Il rosso: quello dei piccoli frutti, delle ciliegie e dei fiori (appassiti, però); e il nero: quello delle spezie, del sottobosco ombroso, umido (funghi compresi), del tabacco… Poi un soffio balsamico introduce un sorso glicericamente caldo, rotondo, elegantissimo, che nell’allungo ha continui sussulti di freschezza e tannini ricamati. Lungo da stare ancora a parlarne. Se doveste credere che dalle sabbie nascano vini “scarichi” beh…cambiate idea. Da bere ascoltando CROSSROADS di ERIC CLAPTON. 90 Punti (ma, forse, 91). – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “SERGIO ZINGARELLI” 2021, ROCCA DELLE MACIE: un olfatto elegante che racconta il maturo dei frutti neri per sterzare poi sulle freschezze del sottobosco, verde e arruffato e sulle incursioni balsamiche e minerali. In bocca c’è sostanza da vendere e ci vogliono tannini inconsueti per domarla. Equilibrio gustativo da Haute Couture per un vino che, se mi piace meno del precedente, si merita almeno un punto in più dello stesso. 92 Punti. – TOSCANA IGT BIANCO “CAMPINOVI” 2021, DIEVOLE: subito fresco amaricante di sambuco, erbe di campo e scorza d’agrume, si scuote all’improvviso raccontando l’opposto calore del fieno al sole, della camomilla e della frutta (ahimé) esotica. La salina mineralità collega l’olfatto a un sorso agilissimo e privo di cedimenti che chiude su belle freschezze mentolate seppur venate di caramellosa dolcezza. Da bere ascoltando ROCK ME AMEDEUS di FALCO. 90 Punti (ma potrebbero essere di più) e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA SESSINA” 2020, DIEVOLE: cercavo il sole e il frutto e invece ho trovato il temporale, la ruggine, l’umido del bosco, la liquirizia, la grafite e un lungo corredo di spezie… Un’atmosfera cupa che l’agrume e le balsamicità mentolate alleggeriscono spingendo al sorso. Sorso maschio e sostanzioso per il quale la delicatezza dei tannini sembra quasi fuori posto. Elegante la morbidezza, lungo e coerente il finale. Che volete di più?! 91 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “STRADA AL SASSO” 2022, TENUTA DI ARCENO: balsamicità di finocchietto selvatico, tabacco e china introducono un sorso che non dimentica eleganze floreali e freschezze d’agrume prima di chiudere sulle dure note del ferro e dell’oliva nera. Sorso di grande impatto ma mai sopra le righe, con sapidità e tannini in bella evidenza, freschezza a rimorchio e un finale instancabile. 92 Punti (almeno), e considerate che io non amo il Sangiovese.   – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “CAMPOLUPI” 2022, TENUTA DI ARCENO: olfatto più complesso del precedente, forse un po’ arruffato ma proprio per questo affascinante. Un intrico di erbe aromatiche, frutti di bosco in confettura, humus, felce, spezie d’Oriente, mentuccia… Anche il sorso sembra voler raccontare tutto e tutto insieme, una sorta di irruenza contadina che la pazienza dell’assaggio placa definendo con cura la riproposizione dei descrittori olfattivi in un finale di invidiabile lunghezza. 92 Punti (con molta simpatia). Da segnalare assolutamente i “campioni di botte” 2023 e 2024 del Chianti Classico golosi e spiazzanti (soprattutto la 2024) che meriterebbero assaggi più attenti e che aspetto alla prova del tempo. – CHIANTI CLASSICO DOCG “CAMPIONE DI BOTTE” 2024, FATTORIA SAN GIUSTO A RENTENNANO: olfatto impertinente. China e anice che strillano, le erbe aromatiche che non vogliono essere da meno, more e visciole che parlottano e, sullo sfondo, corteccia e tabacco. Sorso urgente, di tagliente freschezza e tannino rudemente solleticoso. Un sorso non Vi basterà e una bottiglia nemmeno, per berlo vorrete la cannuccia. Da bere ascoltando IL BANDITO E IL CAMPIONE di FRANCESCO DE GREGORI. Quello che sarà non lo so e non mi importa, qui e ora 90 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “SANGIÒ” 2022, MONTE BERNARDI: un olfatto “toscanaccio” e irriverente, che vive di ruvidi contrasti tra le amaricanti vegetalità delle erbe aromatiche, le timide gentilezze dei fiori di campo e le succose dolcezze dell’arancia. Il sorso è un campione di scorrevolezza, un vero “succhio” di frutta reso vieppiù irresistibile da un tannino di rustica spontaneità e da un allungo che sottolinea il sale della terra. Da bere ascoltando ST. ANGER dei METALLICA. Gli do 90 Punti usando il cervello, perché se dovessi dar retta al cuore sarebbero 93. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2021, TOLAINI: olfatto complesso che racconta ombre di sottobosco, frutti di rovo spine comprese, erbe aromatiche, mineralità ferrosa e succose freschezze d’arancia. Sorso sportivo, di freschezza e sapidità motivanti, tannini ben vestiti e lungo finale. 92 Punti.   – CHIANTI CLASSICO DOCG 2023, LUIANO: al naso lascia immaginare le freschezze rustiche e umide dei casali avvolti nelle brume mattutine prima che esca il sole e si colori del rosso delle ciliegie, dei lamponi e dei fiori raccolti a mazzo. In bocca i tannini morbidi e solleticanti e il lungo, coerente e fumoso finale fanno dimenticare un incipit gustativo che m’aspettavo più d’impatto. 90+ Punti.   I QUASIQUASI – CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, TORCILACQUA: è il primo assaggio della giornata e se il buongiorno si vede dal mattino… Il Sangiovese in acciaio, il Merlot in tonneaux, il tutto in bottiglia e poi nel bicchiere. Un naso green di macchia mediterranea ed erbe di campo, la visciola come frutto rustico, cedro e arancia a rilanciare la freschezza, la liquirizia e le spezie a far schioccare la lingua. Sembra tanto, ma la parola d’ordine di questo vino è “SEMPLICITÀ” e se il sorso, succoso e pulito lo dimostra la ruvida carezza del tannino e la chiusura profondamente salina lo confermano. Compratene una cassa, non Vi basterà. Da bere ascoltando TRANS EUROPA EXPRESS dei KRAFTWERK. 90- Punti, ma solo perché ha avuto la “sfortuna” di essere stato il primo (lo devo riassaggiare, ASSOLUTAMENTE!). – CHIANTI CLASSICO DOCG “VIGNA BARBISCHIO” 2022 RISERVA, MAURIZIO ALONGI: singolarmente verde e “ortolano” al primo naso, rivela poi un animo scuro e boschivo fatto di resine balsamiche e radici. Non manca la ciliegia matura ben condita di amaritudini di liquirizia e rabarbaro e poi quella carezza rustica che… Sorso deciso, con le morbidezze che si affannano a bilanciare gli acuti fresco-sapidi. Davvero ben tessuti i tannini e lungo il finale che sa di frutta e contadina eleganza. Gli manca davvero un niente per arrivare a 90 Punti, ma qualcosa gli manca. – CHIANTI CLASSICO DOCG “(N)UOVO” 2021, POGGERINO: un Chianti davvero con i piedi per terra! Che di questa ricorda i colori e profuma senza dimenticarsi di sfumature umide e fungine, ricorda grafitiche mineralità e catrame ma non rifugge il rosso del mirtillo succoso. Fresco e maledettamente secco lascia che sia la ruvida, cementizia mineralità a farVi salivare e scuotere la testa in cerca delle gentilezze dei frutti rossi e ad accompagnarVi in un finale di deliziose amaritudini. 90 Punti? Forse. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2022, CASTELLINUZZA E PIUCA: fresco e profumato e “colorato” si destreggia tra petali di rosa, pesca gialla, mela rossa, il viola dell’amarena… Sorso saporito e beverino continuamente ravvivato dai solleticanti tannini e un finale saporito che è tutto un programma. Non servono iperboli per fare un gran vino. 90- Punti. Da sottolineare la succosità del “campione di botte” 2024 che Vi fa venir voglia di berlo con la cannuccia. GLI ALTRI – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LORENZO” 2021, LE FILIGARE: se il naso non è propriamente “brillante”, il fatto di presentarlo con maschia decisione lo rende sicuramente d’impatto. Propone amaricanti vegetalità di nespola acerba e sfalci recenti; poi è la volta delle freschezze di mela verde croccante prima delle note scure della frutta appassita (prugne e uvetta) e della chiusura floreale e luminosa. E in bocca è ancora l’animo vegetale ad aprire le danze, supportato da tannini che non temono di entrare a gamba tesa per supportare le dolcezze acidule dei piccoli frutti rossi ancora acerbi. Chiude su amaritudini di china e caffè con un ahimè per essere troppo giovane. 89 Punti per adesso, ma ne metto in agenda assaggi futuri. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “BADIÒLA” 2021, CASTELLO DI FONTERUTOLI: tre cloni di Sangiovese, tre selezioni massali ei vigneti più alti per un vino che dispensa freschezze a piene mani. Sa di muschio e sottobosco, di abeti profumati e frutti di rovo. E poi pepe nero, cuoio… In bocca è l’archetipo dell’equilibrio, nulla fuori posto, freschezza, sapidità, tannini, tutto da manuale (fin troppo, forse) e con un lungo finale che sa anche di tavolato scricchiolante. 89- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “L’AURA” 2023, QUERCETO DI CASTELLINA: olfatto gioioso, coinvolgente, intrigante… Con l’appeal del vero succo di frutta rivela freschezze di fragola e marasca, soffi aromatici di alloro e anice e poi un più intimistico quadro di terra disseccata, cioccolato e spezie dolci. Il sorso è di marina salinità, quasi piccante, segue pedissequamente l’olfatto accennando al pellame nel finale e ribadendo in quello la sua profonda sapidità. 89 Punti e tutta la mia simpatia. – CHIANTI CLASSICO DOCG “LAVORO” 2022, OLIVIERA: un vino che è un libro aperto sulla terra e che profuma di questa e dei suoi frutti accantonando quella spezia che spesso sembra essere quasi obbligatoria. Il sorso è la naturale continuazione dell’olfatto, succoso, rilassante, gioioso e gioviale, ispira chiacchiere e risate mentre ci si riposa dopo una lunga giornata di mani sporche. 89 Punti.   – CHIANTI CLASSICO DOCG “RETROMARCIA” 2014, COLLE BERNARDI: un vino garbato, dal naso dettagliatissimo, specchio di una annata non facile e di un’idea di tradizione nell’esporre le peculiarità del Territorio di Panzano. Non il calore e il colore della Conca d’Oro, ma la freschezza di un colle erboso, i fiori, le ciliegie, le arance… Rustico quanto la terra richiede, misterioso di anice e cannella… Il sorso è fresco e succoso, arzillo nonostante l’età. Saranno i tannini dalle mani callose, sarà quella cicatrice sapida che lascia Panzano, sarà quella dolcezza affatto celata del frutto… Un vino cosmopolita, un vino toscano. 89 Punti con forse un +. Meriterebbe certo un assaggio anche il CHIANTI CLASSICO DOCG 2021 RISERVA che all’idea dell’etichetta “base” aggiunge un tocco di gentile eleganza (che io, però, nella mia infinita cattiveria, non c’avrei messo). Lo riassaggerò, con la scusa di…volerlo riassaggiare. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “OTTANTUNO” 2021, LUIANO: un olfatto “total black” vestito di prugne e susine, liquirizia e ginepro. Poi ferro, cuoio e freschezze di lavanda e salvia. Anche l’assaggio sembra rifuggire la luce financo nei cupi tannini. Chiude rinfrescando il palato con note erbacee ma lo fa un po’ troppo bruscamente, peccato. 89 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE! Al CHIANTI CLASSICO per avermi ospitato, a tutti i Produttori che mi hanno sopportato (in particolar modo a quelli che, per esigenze di spazio, non sono stati ricambiati con le mie parole) e a Voi che avete avuto il buon cuore di leggermi fino a qui. E poi al lavoro! È stato impegnativo mettere nero su bianco questo report ma mi aspetta un lavoro altrettanto duro per raccontarvi dell’ALTRA TOSCANA. Appuntamento alla prossima settimana. Roberto Alloi VINODENTRO  
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Andreola conquista il Best of show Prosecco al prestigioso Mundus Vini 2025 Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2025

Andreola conquista il Best of show Prosecco al prestigioso Mundus Vini 2025

  Nuovo prestigioso riconoscimento per Dirupo Valdobbiadene DOCG Brut 2023 di Andreola, che si è aggiudicato il titolo di Best of Show Prosecco al Mundus Vini Spring Tasting 2025, tra le competizioni enologiche più rinomate a livello internazionale. Organizzato in Germania da Meininger Verlag GmbH, Mundus Vini premia ogni anno le eccellenze del panorama vitivinicolo mondiale, valutando i vini in concorso attraverso un’attenta degustazione da parte di una giuria di esperti. Il titolo di Best of Show viene assegnato esclusivamente al vino che ha ottenuto il punteggio più alto nella sua rispettiva categoria, decretandone l’assoluta qualità e distintività. Stefano Pola, titolare della cantina Essere riconosciuti in un contesto così prestigioso non è solo un traguardo, ma uno stimolo a continuare su questa strada con ancora più determinazione. Mirco Balliana enologo dell’azienda Questo premio rappresenta un’importante conferma del valore del Valdobbiadene DOCG e della nostra costanza. Il Valdobbiadene DOCG è frutto di un lavoro meticoloso in vigna e in cantina, dove ogni scelta è guidata dal rispetto per il territorio e dalla ricerca della massima espressione qualitativa. Il Dirupo Valdobbiadene DOCG Brut 2023, espressione dell’eleganza e della finezza che caratterizzano il Valdobbiadene DOCG, si conferma dunque come una delle referenze di punta del Valdobbiadene DOCG, ribadendo la capacità della cantina Andreola di valorizzare al massimo il proprio territorio. La cerimonia ufficiale di premiazione si terrà in occasione di ProWein 2025, domenica 16 marzo alle presso lo stand di Meininger Verlag (Padiglione 4 / A52), dove verrà consegnato il riconoscimento. Con questo premio, Andreola continua a portare avanti la sua visione di Valdobbiadene Docg, espressione autentica del territorio, tra tradizione, ricerca e una costante tensione verso l’eccellenza.   www.andreola.eu https://www.instagram.com/andreola_valdobbiadenedocg/?hl=it La Redazione  
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12 Marzo, 2025

Viti dimenticate: la sfida dei produttori biodinamici Demeter per recuperare le radici del vino è anche culturale

  Il recupero dei vitigni autoctoni rappresenta un aspetto fondamentale per la valorizzazione del territorio e la tutela della biodiversità. Queste varietà, frutto di secoli di adattamento all’ambiente circostante, custodiscono l’identità culturale e agronomica delle regioni vinicole italiane e salvaguardarle non significa solo preservare la storia del vino, ma anche offrire un modello di agricoltura sostenibile, resiliente ai cambiamenti climatici. Per questa ragione i vignaioli biodinamici Demeter si impegnano nel recupero dei “vitigni dimenticati”, spesso a rischio d’estinzione. E lo fanno anche nell’ambito delle Comunità biodinamiche regionali, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove le antiche vigne divengono simbolo della storia delle comunità locali. Copyright: Eva Wolf Il tema è stato affrontato durante un incontro organizzato da Demeter Italia nell’ambito della Slow Wine Fair, dal titolo “Viti dimenticate: la passione dei vignaioli biodinamici Demeter recupera le varietà autoctone”. L’appuntamento – moderato da Michele Lorenzetti, enologo, viticoltore e consulente in viticoltura biodinamica – ha visto protagonisti produttori certificati Demeter impegnati nella riscoperta e nella valorizzazione del patrimonio vitivinicolo italiano. Gli esperti di viticoltura biodinamici si fanno dunque portavoce di un percorso per il recupero di vitigni storici. Il valore della biodiversità in viticoltura Francesco Bordini, agronomo e vignaiolo biodinamico, titolare di Villa Papiano Modigliana (FC), parla delle vigne antiche come vere e proprie “Arche di Noè” per la conservazione del germoplasma antico e locale. In modo particolare si sofferma sulle vigne pre-fillossera capaci di difendere la biodiversità genetica: Dalla crisi della fillossera, avvenuta oltre un secolo fa –molte varietà sono andate perdute. Oggi, recuperare e reintrodurre queste varietà significa garantire stabilità ai vigneti, resistenza ai cambiamenti climatici e una maggiore complessità nei vini La storia della viticoltura italiana dimostra inoltre come il concetto di mono-varietale sia relativamente recente perché, in passato, vitigni come il Trebbiano, il Ciliegiolo o il Negretto venivano coltivati insieme, creando blend naturali che contribuivano all’equilibrio del vino. Queste varietà, un tempo trascurate per la loro scarsa resa alcolica oggi tornano di grande attualità, permettendoci di produrre vini con un minore tenore alcolico senza interventi artificiali. In più, i vitigni autoctoni si sono già adattati al loro ambiente naturale e richiedono meno trattamenti, contribuendo a una viticoltura più sostenibile. Copyright: Yool GmbH & Co. KG Un’eredità culturale da preservare Danila Mongardi, vignaiola e titolare dell’azienda agricola “Al di là del Fiume” di Marzabotto (BO), ricorda come nell’Ottocento la sola area bolognese contasse oltre 80 varietà autoctone, molte delle quali scomparse a causa della fillossera. Recuperare questi vitigni significa ridare voce alla nostra storia e alle nostre radici contadine. L’Albana e la Barbera erano il cuore della viticoltura locale, affiancate da ecotipi minori come Montuni, Aglionza e Sciaslà, che donavano aromi unici ai vini. Ripartire da queste varietà significa anche riscoprire un legame profondo con il territorio e anche con noi stessi, perché essendo piante in grado di crescere e prosperare nel proprio ambiente anche di fronte alla difficoltà, hanno qualcosa da insegnarci. Copyright: Yool GmbH & Co. KG La prospettiva economica: un’opportunità di mercato Secondo Paride Benedetti, agronomo e vignaiolo, titolare della Tenuta Santa Lucia di Mercato Saraceno (FC), il recupero delle varietà locali è un tema interessante per la sostenibilità economica, perché il recupero di varietà locali può rappresentare un valore aggiunto per il mercato del vino. Un vitigno autoctono non ha concorrenza. Presentarlo all’estero significa offrire un prodotto unico, con una forte identità territoriale e una capacità distintiva sul mercato. Nel Cesenate Benedetti si è impegnato per recuperare il vitigno “Famoso” (Famous), un’antica varietà a bacca bianca che dopo anni di oblio è stata riscoperta e valorizzata con successo. L’impegno dei viticoltori biodinamici nel recupero delle varietà autoctone si basa su una filosofia agricola che privilegia il rispetto della terra e la riduzione dell’intervento umano in vigna, promuovendo un modello collettivo che valorizzi le peculiarità di ogni area e garantisca un futuro più resiliente e sostenibile per la viticoltura. Giovanni Buccheri, Direttore di Demeter Italia Il terroir è fatto di uomini. Conservare le varietà autoctone significa custodire la nostra storia, il nostro paesaggio e la nostra cultura. La viticoltura biodinamica non è solo un metodo agricolo, ma una visione olistica che ci permette di interpretare la complessità della natura e di valorizzare le caratteristiche uniche dei nostri vitigni.   La Redazione
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Bodega El Grifo Lanzarote. La Bodega più antica delle Isole Canarie Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2025

Bodega El Grifo Lanzarote. La Bodega più antica delle Isole Canarie

  Di dove sei?
Sono di Napoli
Ah il Vesuvio, i Campi Flegrei, ma non hai paura? Io sono, figlio fiero di questa terra. La paura? I nostri genitori non ci insegnano ad aver paura, non hanno mai usato questo termine, per tanto, la paura, anche se è un sentimento innato nell’uomo, o il concetto che esprime il dover trasmettere paura, è una cosa che non ci appartiene. Noi, “O’ Gigant Buon” (il gigante buono, cosi viene chiamato il Vesuvio), oppure la Solfatara dei Campi Flegrei con il suo bradisismo, li rispettiamo, sono li come cornice alla nostra vita e ci ricordiamo di loro solo se qualcuno ce lo ricorda, o se arriva qualche scossa. La vita di chi vive in questi territori è intensa, però non è quell’’intensità da stress lavorativo, o della routine quotidiana, qui si vive inconsciamente, sapendo che oggi è oggi, domani chi lo sà, chi vive qui, raccoglie sempre il massimo da tutte le giornate. Ogni giorno è l’ultimo, ma non vissuto come esistenza sulla terra, ma come obbiettivo per fare ciò che di solito nella vita si rimanda. Abbracciare una mamma, prendere il caffè con un amico, fare quella telefonata che si è rimandata per troppo tempo. Noi siamo figli dell’oggi e non del domani, viviamo intensamente il presente, il futuro non è che non ci appartiene, o non siamo bravi a programmarlo, ma siamo troppo concentrati ad essere felici oggi e se domani continueremo ad esserlo, saremo ancora più felici. Questa ampia è doverosa premessa, nasce per introdurvi un territorio vulcanico come la mia Napoli, un’altra terra dove i vulcani scandiscono il ritmo del tempo, modificano territori e condizionano gusti. Oggi vi porto a Lanzarote, alla scoperta della cantina più antica delle Isole Canarie. Signori e Signore Bodega El Grifo e a presentarci la Bodega troviamo Stefano Crumeni, italiano che lavora da anni alle Canarie e si occupa del commerciale della Bodega. Ciao Stefano, innanzitutto desidero ringraziarti per il tempo che mia hai concesso e per la pazienza. Puoi raccontarci qual è la storia della Bodega El Grifo e come è diventata una delle più antiche delle Isole Canarie? Giovanni grazie a te per aver pensato a Bodega El Grifo per il tuo racconto ed un saluto a tutti i lettori. Il Grifo fu fondato nel 1775 pochi anni dopo l’eruzione del vulcano Timanfaya . Ininterrottamente ha prodotto vino da quell’anno fino ad oggi. Nel 2025 compie 250 anni di storia e innovazione, siamo i pionieri del vino nelle isole canarie. Raccontaci, come mai questo nome ovvero El Grifo? Il nome proviene dalla zona dove sorge la cantina, prima delle grandi eruzioni c’erano poche case sparse di agricoltori. Giovanni : Quali sono le principali varietà di uva coltivate nei vostri vigneti? L’uva più coltivata nelle nostre vigne a piede franco è la Malvasia vulcanica. Varietà autoctona. Abbiamo anche una parte secolare con piante centenarie di Moscatel di Alessandria. I viticoltori locali lavorano anche le uve Listan negro, Listan blanco e Vijariego Io ho avuto la possibilità di assaggiare i vostri vini ovviamente e ne sono rimasto colpito. Puoi spiegarci le tecniche di coltivazione utilizzate per proteggere le viti dai venti forti? Certo. La tecnica di coltivazione e’ abbastanza particolare per raggiungere la terra fertile coperta della lava si creano dei buchi nella cenere vulcanica. Per proteggere le piante dal vento si realizzano dei muri a secco con le pietre del vulcano. Quali sono le caratteristiche uniche del terroir di Lanzarote che influenzano la produzione del vino? Possiamo dire che le principali caratteristiche del nostro terroir sono la mineralità e la salinità che si trovano nei nostri vini come caratteristica distintiva. Avete vini premiati? Cosa li rende così speciali? I nostri vini piu premiati sono MALVASIA LIAS, MALVASIA COLECCION, TINTO ARIANA. A renderli speciali è il tipo di uva che si utilizza, dagli aromi che sprigiona il vino, frutta tropicale, aromi floreali etc.e sbuffi sulfurei. Quali sono le principali sfide che affrontate nella produzione del vino in un ambiente vulcanico? Diciamo pure che negli ultimi anni ciò che è diventata una vera e propria sfida è il cambiamento climatico, il terroir non rappresenta una sfida ma una possibilità di produrre vini unici, si cerca di vendemmiare in inverno per cercare di avere più acqua disponibile per le piante. Quali sono i progetti futuri della Bodega El Grifo? Ci saranno tante novità e tanti progetti futuri. Tra i più importanti, posso spoilerare la totale produzione ecologica, la sostenibilità della cantina senza emissioni, vinificazioni in Anfora e sfere di cemento. Abbiamo in atto uno studio riguardante il cambio climatico, ci siamo resi conto che se anticipiamo la potatura a settembre delle piante e raccogliamo le uve in inverno otteniamo dei buoni risultati in un momento dell’anno dove abbiamo un poco piu di acqua. Quali sono le pratiche sostenibili adottate dalla bodega per la produzione del vino? La cantina produce energia elettrica con pannelli solari, lavoriamo con ORESTEO un impianto di recupero del CO2 per non disperdere nell’aria. Come influisce il clima di Lanzarote sulla qualità e il gusto dei vostri vini? Lanzarote ha un clima arido semidesertico quindi influisce tanto la mancanza d’acqua negli zuccheri del mosto. Facendo una considerazione scontata, ovvero, l’invasione di turismo che le Isole Canarie stanno affrontando nelì’ultimo perido, la Bodega offre esperienze enoturistiche particolari, come passeggiate nei vigneti o cene in cantina? Ovviamente, grazie per avermi dato la possibilità di parlarne, brevemente, offriamo visite in cantina in 5 lingue, degustazioni di vino guidate dal nostro personale. Pefetto Stefano, direi una breve ma intensa chiacchierata. Non ci resta che salutarci e darci appuntamento in Bodega. A nome di Bodega El Grifo, ti ringraziamo Giovanni per aver pensato a noi, un saluto a tutti i tuoi lettori. Vi Aspettiamo a Lanzarote2. Non ci resta che salutarci con la raccomandazione, che se dovesse passare per Bodega El Grifo a Lanzarote, dite che vi manda Mister Wine. Seguitemi perchè i miei articoli Song O’Terremot!!! (trad.Sono il terremoto, modo di dire a Napoli di una cosa che ti colpisce e sconvolge nel senso positivo).   Mi trovi su Instagram  Quelle curiose esplorazioni
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11 Marzo, 2025

Veronafiere: al via Vinitaly India a New Delhi

100 operatori e buyer invitati anche a Verona per la 57° edizione del Salone Internazionale del vino L’India entra nel piano di sviluppo internazionale del brand fieristico di promozione del vino italiano con la prima edizione di Vinitaly India Roadshow, in programma domani all’hotel Vivanta Dwarka a New Delhi. Organizzato da Veronafiere in collaborazione con la Camera di commercio indiana (Icc) e il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi, Vinitaly India Roadshow si presenta con una selezione di 12 player rappresentativi dell’offerta enologica del nostro Paese, tra cui le collettive di Piemonte Land of Wine (che raduna i 14 Consorzi piemontesi del vino), Italia del vino Consorzio (23 aziende da 16 regioni), Angelini Wines & Estates (con le sue tenute produttive in 4 regioni) e Uvaitaly (11 produttori da 5 regioni). In programma nella giornata di domani incontri b2b con 100 operatori tra importatori, responsabili liquor store e manager dell’horeca già accreditati e profilati anche dalla Camera di commercio indiana e che amplieranno gli inviti alla 57ª edizione di Vinitaly (a Verona dal 6 al 9 aprile). Il presidente di Veronafiere SpA, Federico Bricolo In un contesto di guerre commerciali in forte ascesa guardiamo con interesse la partnership strategica tra India e Unione Europea annunciata pochi giorni fa. Ad oggi le vendite di vino italiano in India sono marginali se confrontate con il business complessivo dei nostri prodotti nel mondo, che nel 2024 hanno superato gli 8 miliardi di dollari di export. Ma siamo convinti che l’India possa rappresentare un mercato di sbocco sempre più importante per una bevanda, come il vino, da sempre simbolo di moderazione nei consumi di alcol. Il nostro Osservatorio Unione italiana vini-Vinitaly stima, infatti, una crescita dei consumi del 40% tra il 2024 e il 2028. Una prospettiva che, grazie ai nuovi accordi bilaterali, potrebbe riservare incrementi maggiori. Il direttore generale di Veronafiere SpA, Adolfo Rebughini. Con Vinitaly rappresentiamo il vino italiano e il principale Paese produttore al mondo per varietà che è l’Italia. La nostra fiera è il primo evento al mondo di promozione del vino italiano con 90mila operatori dei quali oltre un terzo provenienti da 140 nazioni in media ogni anno a Verona. A Vinitaly i buyer indiani sono già ospiti fissi, oltre un centinaio quelli presenti all’ultima edizione, ma non basta: auspichiamo di rendere la partecipazione sempre più centrale. Siamo qui, infatti, per promuovere il vino italiano con alcune compagini di primaria importanza, ma anche per alzare il livello di partnership con un rapporto continuativo e preferenziale con l’obiettivo di selezionare e attirare sempre più operatori professionali al Vinitaly. L’India è un Paese in forte crescita economica e conosce meglio di altri tra quelli asiatici la cultura e le tradizioni occidentali, che in parte già condivide. A fare da prologo a Vinitaly India Roadshow, la cena in programma questa sera presso l’Ambasciata d’Italia a New Delhi in cui sono previsti gli interventi dell’Ambasciatore Antonio Bartoli e Vas Shenoy, Chief Representative for Italy Indian Chamber of Commerce, seguiti dal videomessaggio del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e dai saluti di Federico Bricolo, presidente Veronafiere, Abhyuday Jindal, presidente Icc, Matteo Gelmetti, vicepresidente Veronafiere, Adolfo Rebughini, direttore generale Veronafiere e Rajeev Singh, direttore generale Icc. Per quanto riguarda il mercato, il vino italiano in India esprime un valore al dettaglio di 33 milioni di dollari statunitensi (tasse incluse) con una quota di mercato sull’import che sfiora il 17%. Si tratta del terzo fornitore a valore in un mercato da 418 milioni di dollari, dominato in volume dai vini domestici (77%) che rappresentano una quota a valore del 50%. A volume l’Italia rappresenta il secondo player dei prodotti d’importazione con circa un milione di litri, mentre a valore è dietro ad Australia (share al 30%) e Francia (19%). La criticità è data dal posizionamento del vino tricolore, per il 70% legato a prodotti entry level, con la Francia che presidia il segmento premium. In forte crescita, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr, la tipologia spumanti italiani, che entro il 2028 vedrà raddoppiare le proprie vendite raggiungendo quota 20 milioni di dollari. Numeri questi destinati a una sostanziosa revisione al rialzo una volta finalizzato l’accordo di libero scambio annunciato dal primo ministro indiano, Narenda Modi, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la cui firma è prevista entro la fine di quest’anno. Partecipanti Vinitaly India Roadshow 2025: Maria Faretra (Puglia) Foss Marai Spumanti Valdobbiadene (Veneto), Uvaitaly, Cantina Scriani (Veneto), Hadrianum (Abruzzo), Boschetto Campacci (Toscana), Angelini Wines & Estates, Masciarelli (Abruzzo), Giuseppe Cortese (Piemonte), G.D. Vajra (Piemonte), Italia del vino Consorzio e Piemonte Land of Wine.     La Redazione
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11 Marzo, 2025

I giovani e il vino. Facciamo una riflessione

I giovani non bevono più vino.
Il consumo di vino tra i giovani sta diminuendo.
I giovani bevono altro. Sono tutti epiteti che abbiamo letto e sentito nel corso del tempo. Fior di studi, provenienti chissà da dove, hanno evidenziato queste tendenze. Una sorta di epitaffio scritto sul mondo del vino dovuto ad una mancanza di attenzione da parte delle giovani leve sul prodotto più importante del panorama agricolo italiano. Una filiera che secondo questi studi rischia di andare in crisi in poco tempo. Se non già in crisi da tempo. Si parla di filoni statistici piuttosto che di eccessivi prezzi delle bottiglie al ristorante. Nessuno però si è però mai interrogato su cosa vedano i giovani in una bottiglia di vino né su quali siano i gusti e le tendenze dei giovani. Si è anche affermato che i vini dealcolati possano essere la soluzione al problema. Perché faccio questa premessa? Perché credo che niente di tutto ciò sia più sbagliato e privo di fondamento reale. È senz’altro vero che una rondine non fa primavera o che non ci sono più le mezze stagioni, ma è altrettanto vero che quando ci si trova a manifestazioni come Vini Selvaggi, queste che possono essere delle certezze si sgretolano miseramente. Mi sono trovato a Vini Selvaggi a Roma lo scorso fine settimana e quello che ho visto mi ha fatto molto riflettere. Stiamo parlando di una manifestazione che tratta unicamente vini naturali, intendendo per questi vini che non hanno subito processi chimici o in qualche modo goduto (si fa per dire) di supporto chimico. Non si utilizza in vigna alcun tipo di sostanza chimica, c’è un uso ridotto della solforosa, ci sono lieviti assolutamente indigeni. Insomma, qualcosa di un po’ più stringente rispetto alla biodinamica che a parlare con gli operatori, quasi tutti ripudiano e rifuggono. Qual è la cosa che mi è balzata agli occhi in questa manifestazione? Immaginate di essere in una grande struttura nella quale generalmente si tiene un mercato: grandi spazi, grandi altezze. Al posto delle bancarelle della frutta e verdura, tanti banchetti con altrettanto produttori di vino naturale. Chi si aggirava tra questi banchetti erano nella quasi totalità ragazzi. Sorridenti, attenti, interessati a parlare con i produttori anch’essi giovani e in qualche caso, di una certa età votati alla viticoltura naturale. Calici che si alzavano, bicchieri che si svuotavano, bottiglie che versavano vino tanta allegria. Tanta voglia di conoscere, tanta voglia di sperimentare vini che non puzzano più, che sono decisamente interessanti ed identitari, che riescono a promuovere il territorio e i vitigni, che sono in grado di esprimere sensazioni anche molto particolari. Non vi sono solamente vini di pronta beva e immediati ma anche sperimentazioni, nemmeno tanto tali, di utilizzo di anfora, botte, barrique, tonneaux. Tecnica e semplicità applicate alla produzione del vino. L’autoreferenzialità del vino e in qualche modo la mancata voglia di sdoganare un prodotto considerato aristocratico da un lato ed elevato dall’altro, l’utilizzo di termini roboanti e altisonanti, le master class piene di parole prive di qualunque empatia e altrettanta voglia di avvicinare le persone “normali” al mondo del vino. Ecco tutto questo genera l’allontanamento dei giovani al vino. Ascoltavo i dialoghi tra i produttori e ragazzi a Vini Selvaggi ammirando i tratti semplici delle storie. Vignaioli, persone semplici che hanno dedicato la propria vita al vino. C’è chi abbandonato il proprio lavoro per dedicarsi alla campagna, c’è chi ancora non lo abbandonato ma ci sta pensando, c’è chi ha ricevuto il testimone dai genitori virando completamente la metodologia, c’è chi è semplicemente andato in continuità. Tutti accomunati dalla voglia di produrre vini semplicemente complessi. Dove la complessità è nelle proprie storie, nei sentimenti, nella vita. Riuscire a portare all’interno delle bottiglia la propria anima così da rendere ogni vino diverso dall’altro e dallo stesso dell’anno precedente. Vini che cambiano anche nei pochi minuti di una chiacchierata. Semplicità e complessità intrinseca ma non estrinseca. La voglia di semplificare non è banalizzare ma tornare alle basi del vino. Una spremuta di uva che ha subito il minor numero di trattamenti per essere solo quello che può essere. Non quello che la commercializzazione vuole che sia. Da un vitigno che non ha le caratteristiche di longevità non si può pretendere che un vino semplice. Utilizzare eccessivamente la botte vuol dire camuffare il vino. Utilizzare la chimica vuol dire correggerlo commettendo un abominio. Nei vini che ho assaggiato non ci sono sensazioni di artefazione chimica. Semmai di semplice tranquillità.  Vini che possono essere bevuti quasi come fosse una birra. Senza sovrastrutture. Senza grandi pensieri. Senza grandi riflessioni su quello che può essere un sentore piuttosto che un retrogusto. Non serve farsi venire idee e su quello che è il retropensiero del vignaiolo che ha creato questo vino né inventare storie. Semplicità. Voglia di trovare nel vino il puro godimento istantaneo. Una bottiglia che deve essere aperta e non conservata perché la vita è adesso. Oggi. Non domani, non dopodomani, non fra qualche anno. Questo modo di pensare dei giovani è un modo che rispecchia la società moderna dove i ragazzi non vogliono perdere tempo nell’investire nel futuro. Sanno che la vita è adesso e ora. Oggi voglio vivere quello che posso vivere non fra qualche anno. Noi avevamo questa voglia di pensare al futuro, forse perché c’erano le condizioni per un futuro possibile. Io andrò, forse, in pensione a 67 anni. Un ragazzo che comincia a lavorare oggi non sa quando andrà in pensione e se vi andrà. Allora perché investire nel futuro quando invece posso godermi l’attimo adesso? La stessa cosa è nel vino. Ho una bottiglia, la strappo me la bevo con gli amici senza tante sovrastrutture, senza la necessità di aspettare domani o il prossimo anno. Senza la necessità di farla stare ferma per chissà quanto tempo, perché maturi. La voglio adesso. La voglio bere adesso. Ne voglio godere adesso. Voglio una bottiglia che abbia il giusto costo. Quello che serve per remunerare quel vignaiolo che con tanta dedizione per la vita e per ciò che lo circonda, lo ha prodotto. Ha avuto rispetto per tutto. Anche per me. Ecco, i giovani hanno bisogno di questo e se non lo si capisce allora abbiamo fallito tutti.     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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