Lugana DOC protagonista a Prowein: il Consorzio porta la qualità del vino bianco icona del Lago di Garda nel mondo Arrow Right Top Bg

16 Marzo, 2025

Lugana DOC protagonista a Prowein: il Consorzio porta la qualità del vino bianco icona del Lago di Garda nel mondo

  Un’opportunità per rafforzare la presenza del Lugana in Germania, primo mercato di riferimento, con ricadute positive sull’enoturismo. Il Consorzio Tutela Lugana DOC tornerà in prima linea a Prowein, fiera internazionale del settore vinicolo, che si terrà a Düsseldorf dal 16 al 18 marzo 2025. Con oltre 6.000 espositori e circa 60.000 visitatori annui provenienti da 140 paesi, Prowein rappresenta un palcoscenico importante per presentare il Lugana DOC a una platea di operatori qualificati. Il Consorzio avrà uno stand istituzionale nel Padiglione 15, Stand A66, dove saranno in degustazione circa 40 etichette di produttori diversi. L’obiettivo è trasmettere la qualità e i valori della Denominazione ad un parterre di professionisti del settore vitivinicolo, sia dai paesi DACH (Germania, Austria e Svizzera) sia dal resto del mondo. Edoardo Peduto, Direttore del Consorzio Tutela Lugana Doc. Prowein è un’ulteriore occasione per consolidare la nostra presenza in Germania, un mercato che continua a dimostrarsi interessato al nostro prodotto. Il Lugana, infatti, è un vino che trova una grande affinità con i consumatori tedeschi, soprattutto in un momento di evoluzione delle abitudini di consumo. Rileviamo, inoltre, un crescente afflusso di visitatori provenienti da Germania, Austria e Svizzera, un dato che conferma la nostra area come una delle principali destinazioni turistiche italiane. Non mancheranno alcuni appuntamenti esclusivi per i professionisti del settore: domenica 16 marzo sono in programma una masterclass con la testata Falstaff alle ore 14.00 presso il loro stand (Hall 4 C40) e una sessione con ICE dedicata ai buyers esteri alle 16.30 nella lounge (Hall 15 F68). Durante le giornate di fiera saranno inoltre previsti dei tour guidati con operatori del settore. Lunedì 17 marzo, infine, alle ore 13.30, sarà possibile partecipare all’aperitivo “From 2000 to 2023: a Selection of the Best Vintages of Lugana” presso lo stand A66 del Consorzio (padiglione 15): un excursus tra le vecchie annate, per dimostrare che il Lugana non è solo un vino fresco e di facile beva, ma riesce a evolvere in complessità e profondità nel tempo. Un mercato di riferimento in evoluzione: i numeri del vino in Germania Nonostante una flessione generale del mercato, la Germania si attesta come il quarto paese al mondo per consumo di vino e il secondo maggiore acquirente di vino italiano. Il 2024 ha visto una leggera contrazione, con un calo dello 1% in volume ma un incremento del 1% in valore per le esportazioni italiane di vino. Tra i preferiti dei consumatori tedeschi, proprio il Lugana, a conferma della qualità e della crescente notorietà dei vini della denominazione.[1] Sempre nel 2024, il valore delle importazioni di vino in Germania da 64 paesi ha raggiunto i 1,172 miliardi di euro, segnando un calo del 9,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’Italia si conferma al primo posto tra i fornitori, con un valore di 686 milioni di euro[2]. In un contesto di continua evoluzione del mercato, appare dunque fondamentale per il Consorzio Tutela Lugana DOC sostenere e rafforzare la crescita ottenuta finora: la partecipazione a eventi di rilevanza internazionale come Prowein rappresenta un’opportunità strategica per rafforzare i legami con i mercati che contribuiscono in modo significativo all’economia del territorio, consolidando la reputazione del Lugana come simbolo di qualità e tradizione.   [1] Fonte: Wein Plus [2] Fonte: UIV – Unione Italiana Vini   La Redazione
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Ado Abruzzo, lo studio del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo sulla vocazionalità viticola dell’Abruzzo Arrow Right Top Bg

16 Marzo, 2025

Ado Abruzzo, lo studio del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo sulla vocazionalità viticola dell’Abruzzo

  A Villa Maria presentati i risultati del progetto Più di 155 mila appezzamenti, per un totale di 33.964 ettari vitati, con 118 varietà. Di queste, il vitigno Montepulciano presenta oltre il 52 per cento dell’intero vigneto Abruzzo, seguito dal Trebbiano toscano con circa il 14% e poi Trebbiano Abruzzese, Pecorino, Chardonnay e gli altri. Sono alcune delle primissime informazioni venute fuori da Ado Abruzzo, “Areali delle quattro D.O. Abruzzo per una caratterizzazione moderna”, lo studio sulla caratterizzazione dei territori delle quattro denominazioni a valenza regionale, presentato questo pomeriggio a Francavilla al Mare. A condurlo è stato il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, con Ager (Agricoltura e ricerca) e le aziende agricole Chiara Ciavolich, Francesco Labbrozzi, Sandro Polidoro, Tenuta i Fauri e Fratelli Cimini, con fondi del dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, nell’ambito del programma di sviluppo rurale 2014/2024 con misure a sostegno della costituzione e della gestione dei gruppi operativi del PEI (Partenariato Europeo per l’Innovazione) in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura. Attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie basate sulla georeferenziazione delle informazioni e sull’utilizzo dei big data e in particolare l’impiego della piattaforma Enogis, capace di integrare diversi strati informativi, sono state individuate le vocazionalità viticole ed enologiche dei vari territori interessati. Il presidente Alessandro Nicodemi Il lavoro che è stato svolto con questo progetto è preciso e puntuale ed è denso di dati capaci di fornire un’immagine dettagliata di tutto il territorio. Il plauso va all’ufficio tecnico del Consorzio e a tutti i partner che hanno lavorato in tutto questo primo anno con grande attenzione. Il risultato è visualizzabile da tutti attraverso una mappa intuitiva che può fornire informazioni davvero preziose nelle scelte agronomiche e produttive. Tutto questo non può che concorrere alla valorizzazione della qualità dei vini della nostra regione, ma anche a ridurre i rischi che possono derivare da scelte aziendali sbagliate. Nella prima fase di lavoro sono stati mappati i vigneti partendo dallo Schedario viticolo delle aziende abruzzesi relativi all’anno 2023 fornito dalla Regione Abruzzo. Una volta georeferenziati i vigneti, sono stati caricati in webGis i dati relativi alla “Carta dei suoli della Regione Abruzzo – A.R.S.S.A.” ossia la cartografia dei suoli dell’intero territorio della Regione Abruzzo in scala 1:250.000 realizzato attraverso la sintesi dei dati raccolti nel periodo 1994 – 2006 (regione, sistemi e sottosistemi) – http://geoportale.regione.abruzzo.it/.  Utilizzando i dati satellitari del progetto europeo Copernicus rielaborati a 2 km dalla fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, sono state realizzate mappe climatiche basate sui dati degli ultimi 22 anni (2001-2022) ed i principali indici meteo-climatici per ipotizzare le zone climatiche più o meno adatte alla produzione di vini di qualità: con l’indice di Winkler ad esempio si possono individuare i vitigni più adatti per ciascuna zona, mentre con l’indice De Martonne, sono state identificate le zone  favorevoli alla viticoltura in relazione al bilanciamento tra temperatura e precipitazione. In Abruzzo l’indice è superiore a 20, il che indica complessivamente un clima sub-umido e quindi adatto alla coltivazione della vite. Grazie alla disponibilità del dipartimento Agricoltura della Regione sono stati intrecciati nella piattaforma i risultati delle 47 stazioni automatiche di monitoraggio agro-climatici e tutte visualizzabili in tempo reale. Infine sono stati caratterizzati i territori, per ogni delimitazione territoriale (regione, provincia, sottozone, comuni) elaborando statistiche sulla distribuzione dei suoli e di altre caratteristiche quali l’esposizione dei vigneti, l’altitudine, la pendenza media.   La Redazione Tutti gli strati informativi sono stati caricati sia sul sito del consorzio che sul sito https://abruzzodoc.enogis.it/mappe_abruzzodoc/wsgi e sono consultabili liberamente. Inoltre è stato sviluppato un apposito modulo che prevede la possibilità di visualizzare le unità vocazionali, e fornisce sulla mappa consigli utili per creare l’impianto più adatto.
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16 Marzo, 2025

La vipera e il mare

  C’era una volta una Vipera di nome Abraxas che si era innamorata delle acque cristalline di una piccola isoletta siciliana a 65 km a nord est della Tunisia, un luogo incantevole di origine vulcanica con acque calde e soffioni di vapori, paradiso perfetto per far innamorare una giovane e vibrante Vipera…un’isoletta che porta il nome di Pantelleria. Questo “racconto di vino” ci piace iniziarlo così, perché del resto a noi piace far diventare ogni prodotto una favola. Abraxas in realtà non è altro che il nome della cantina della quale parliamo oggi e Vipera è il nome del suo fiore all’occhiello, un pregiato Nero D’avola in purezza, raccolto in vendemmia tardiva, che ci ha letteralmente stregato durante la serata di presentazione svolta lo scorso febbraio presso la prestigiosa location Obicà Cusani a Milano. Ma andiamo con ordine, perché di cose da dire ne abbiamo davvero tante…partiamo dalla prima: la cantina! Il nome Abraxas fa riferimento ad una sorta di semi-divinità, a metà tra l’umanità e il Dio Sole, capace con i suoi incantesimi di ammaliare e ricreare atmosfere magiche proprio come un buon bicchiere di vino, un nome magnetico per una cartina che la famiglia Scuderi ha preso in gestione dallo scorso 2020 con l’obiettivo di farla crescere per importanza e qualità all’interno del patrimonio ampelografico italiano. La cantina è la più alta dell’isola e sorge a circa 600 metri di altezza, adagiata sui pendii di Montagna Grande e costruita secondo l’antica tradizione vinicola pantesca per esaltare tutta la qualità dei vini ed assicurare un processo di maturazione efficace. Dedicheremo prossimamente un articolo a questo tipo di coltivazione, così unica ed eroica, che il 26 novembre del 2014 a Parigi è stata dichiarata dall’Unesco, patrimonio immateriale dell’umanità. La cantina si estende per circa 40 gli ettari coltivati a vite, che rappresentano la superficie più estesa tra le cantine che risiedono sull’isola di Pantelleria. In questo territorio, trovano spazio vitigni autoctoni e alloctoni distribuiti a diverse alture. Dalla vigna di zibibbo (o Moscato d’Alessandria) situata a Bukkuram, a due passi dal mare e nella parte dell’isola che si affaccia sull’Africa, fino alle alture di Vipera e Randazzo, per vini che sono l’espressione dell’anima più pura e autentica dell’isola di Pantelleria. Tanti diversi vitigni rendono Abraxas incredibilmente unica: Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Sirah, Cabernet Franc, Grenache, Carignano, Malbec, Mondese, Petit Manseng, Gros Manseng, Merlot e Viognier La filiera è sostenibile e davvero corta infatti dalla coltivazione dei vitigni, fino alla vinificazione e all’imbottigliamento avviene tutto sull’isola di Pantelleria. Dopo aver raccontato la cantina passiamo ai vini, i veri protagonisti della serata di degustazione e cominciamo dal principe indiscusso dei prodotti della cantina Abraxas: il naso. Se tutte le cose diventassero fumo, sarebbero i nasi a conoscerle. Queste parole del “pensatore oscuro” (uno dei maggiori pensatori presocratici) che conosciamo meglio con il nome di Eraclito e noi le vogliamo rivisitare per spiegare meglio il concetto del “naso” di questi vini, così:  Se tutte le bottiglie diventassero senza etichetta, sarebbero i nasi a conoscere i vini di Abraxas. È proprio il naso una caratteristica inconfondibile dal bianco al rosato, passando per le il rosso e il celeberrimo passito che a Pantelleria trova una delle sue massime espressioni mondiali. Un naso sempre intenso in ogni prodotto, un naso sempre pieno di sentori, un naso che ti fa viaggiare tra le scogliere a picco sul mare, che ti immergere nel laghetto delle Ondine che ti fa passare sotto l’arco dell’Elefante e che ti fa sentire la profondità della grotta di Benikula…un naso che è un marchio di fabbrica che come detto abbiamo ritrovato con diverse sfumature su ogni vino che abbiamo bevuto, ma ancora una volta andiamo con ordine e partiamo dal primo: Alsine è stato il primo vino un Pantelleria Bianco DOC 2023 realizzato con i vitigni: Zibibbo 85% Viogner 15% Le uve vengono raccolta a mano in cassette nel periodo tra fine agosto inizio settembre ovvero quando hanno raggiunto il giusto rapporto tra il grado zuccherino e l’acidità. Una beva perfetta per aprire un pasto o accompagnare un buon primo a base di pesce, un po’ corto in bocca, ammalia però al naso, grazie a sua maestà il Viogner che regala sempre emozioni intense. In ordine sparso e dopo aver degustato un buon rosè ci soffermiamo a raccontarvi il re dei vini (per noi) della cantina: La Vipera! Perché il re? Perché un Nero D’avola in purezza così è difficile da trovare e perché ci ha conquistato per naso ed intensità alla beva. Abbiamo già detto che viene ottenuto da un solo vitigno (il Nero d’Avola) le uve vengono raccolta nella seconda/terza decade di ottobre, in cassetta rigorosamente a mano dopo un periodo di leggero appassimento in pianta. Nella stessa giornata vengono tutte lavorate in cantina. Le uve arrivate in cantina, leggermente appassite vengono accompagnate in serbatoi in acciaio. La macerazione dura circa 30 giorni alla temperatura controllata. Alla svinatura solo il mosto fiore e leggermente quello leggermente pressato vengono uniti in serbatoio più piccoli ove si avvia alla completa fermentazione malo lattica. Leggero passaggio in legno ed affinamento in bottiglia per 30 giorni.  Nel naso esplodono letteralmente cesti di frutta rossa, note di fragole e cassis, e poi quell’inconfondibile nota balsamica e speziata che lo rende armonico. In bocca mantiene le aspettative con un corpo deciso, molto persistente, leggermente tannico, un perfetto equilibrio sia per tannicità che per freschezza. Lo abbiamo accompagnato ad un’altra eccellenza della famiglia Scuderi presente alla serata la regina di tutte le carni italiane: “La chianina” della Tenuta La Fratta di Sinalunga una piccola ed affascinante cittadina nei pressi di Siena, potremmo parlare per pagine e pagine della bontà di questa carne, ma dobbiamo andare avanti e parlarvi degli ospiti d’onore con il quale abbiamo chiuso la serata: i passiti. Di tutti quelli degustati, vogliamo raccontarvi il Don Achille, un Passito di Pantelleria DOC 2014 ottenuto da Zibibbo in purezza. Le uve vengono fatte appassire in appositi appassitoi sfruttando solo il calore del sole. La raccolta è manuale e dopo circa tre/quattro settimane di appassimento naturale le uve destinate alla vinificazione nella propria cantina. Le prime uve arrivate in cantina, si avviano alla fermentazione alcolica ed una volta terminata le uve appassite vengono ulteriormente selezionate, e messe a macerare. Dopo 2 mesi di macerazione la parte liquida viene messo ad affinare in legno di rovere. Qui c’è poco da dire in termini organolettici è una pura esplosione in bocca ed al naso…il miglior modo di chiudere la serata di degustazione ed alla fine “La Vipera” non ci ha morso ed è tornata a dominare i mari cristallini di Pantelleria…e vissero tutti felici e contenti come del resto ogni fiaba che si rispetti deve finire.   Elisa Pesco        
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16 Marzo, 2025

Vecchie Terre di Montefili è Anfiteatro: il simbolo di un'eredità senza tempo

50 Anni di un vigneto straordinario: la leggenda di Anfiteatro Vecchie Terre di Montefili è Anfiteatro. Questo vino ha sempre rappresentato l’espressione più profonda dell’azienda, il simbolo di un viaggio iniziato nel 1975 con la piantumazione della sua prima vigna. Quest’anno, Montefili celebra con orgoglio il 50° anniversario di questo sito straordinario, testimone vivente di mezzo secolo di dedizione, cura meticolosa e rispetto assoluto per la terra. Un Vigneto che Racconta una Storia, un Ecosistema Vivo Adagiata a 500 metri sul livello del mare, la vigna di Anfiteatro è un luogo di rara bellezza e incredibile energia. Qui, le viti affondano le loro radici in suoli ricchi di Galestro, una composizione sassosa e ben drenante che favorisce la profondità e la complessità del vino.
Il microclima unico – con giornate calde tipicamente toscane e notti fresche – garantisce un Sangiovese di straordinaria finezza, equilibrio ed eleganza. Anfiteatro è molto più di un vigneto: è un ecosistema vivo, il cuore pulsante di Montefili. Simbolo della sinergia perfetta tra terra e vite, tra tradizione e visione, questa vigna è stata preservata con un rigoroso processo di selezione massale, per garantire che il suo patrimonio genetico venga tramandato intatto alle future generazioni. Un testimone di longevità e finezza, il Sangiovese di Anfiteatro resiste in modo eccezionale al passare del tempo. Degustare un’annata 2015 oggi significa scoprire un vino di grande profondità e struttura, mentre una 2008 svela un’evoluzione straordinaria, con sfumature complesse e stratificate—la prova dell’eccezionale capacità di invecchiamento di Anfiteatro. Serena Gusmeri, enologa di Vecchie Terre di Montefili. La vigna di Anfiteatro è un’eredità che curiamo con un’attenzione meticolosa: ogni ceppo viene seguito con scrupolo, nel rispetto della sua età e del suo equilibrio naturale. La nostra filosofia è quella di ascoltare la vigna e accompagnarla nel suo ciclo, senza forzature, per ottenere un Sangiovese che sia pura espressione del suo terroir.
Un Vino che guarda al Futuro. Anfiteatro non è solo un vino: è l’anima di Montefili, una testimonianza di passione che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. Con la sua struttura raffinata, acidità vibrante e profondità aromatica, Anfiteatro è un Sangiovese di potenza ed eleganza.
Le sue note di ciliegia nera matura, erbe selvatiche, violetta e spezie sottili si intrecciano armoniosamente, evolvendo nel tempo in un vino di straordinaria complessità. Con 50 anni di esperienza e dedizione, Vecchie Terre di Montefili continua il suo impegno per l’eccellenza, custodendo con orgoglio questo angolo straordinario del Chianti Classico. La storia di Anfiteatro non è solo un racconto del passato, ma una promessa per il futuro: affinché questo vino iconico resti un ambasciatore senza tempo del suo terroir. La Redazione  
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15 Marzo, 2025

A Calangianus torna la Fiera delle eccellenze enogastronomiche

Tutte le novità della terza edizione Calanginaus, Padiglione Fieristico EXPO 22-23 marzo 2025 Lunedì 24 marzo 2025  B2B per aziende del settore Torna a Calangianus la Fiera delle eccellenze R.E.T.E. (Ricerca Eccellenze Territoriali Enogastronomiche), l’evento dedicato a valorizzare le eccellenze enogastronomiche locali attraverso degustazioni, workshop tematici e dimostrazioni. La fiera giunge quest’anno alla terza edizione e si svolgerà con il patrocinio del Comune di Calangianus e grazie al contributo della ProLoco di Calangianus presso gli spazi del Padiglione Fieristico EXPO sabato 22 e domenica 23 marzo 2025. Lunedì 24 marzo la giornata sarà dedicata agli appuntamenti B2B per le aziende del settore. Dopo i significativi risultati dell’edizione dell’anno scorso, che ha registrato più di 3000 presenze e 40 aziende partecipanti, l’evento organizzato dall’associazione Behind the Drink, si ripropone con alcune novità significative. Ancora una volta Calangianus ospiterà il meglio del mondo produttivo da tutta la Sardegna. Cibo, vino, liquori saranno al centro di un viaggio tra le eccellenze locali durante il quale sarà possibile incontrare i produttori, conoscerne il lavoro, assaporarne e acquistarne i prodotti. La Fiera si contraddistingue per essere l’unico evento in Gallura interamente dedicato alla filiera della produzione enogastronomica ed artigianale e per offrire la possibilità ai visitatori non solo di degustare ma anche di acquistare direttamente dal produttore. R.E.TE. inizierà con il convegno tematico dedicato ad approfondire gli sviluppi contemporanei della produttività locale, previsto nell’aula consiliare del Comune. L’evento sarà arricchito da masterclass e convegni tematici durante i quali si potranno conoscere da vicino le fasi di produzione delle eccellenze o il loro utilizzo nella preparazione di piatti. Tra le novità la giornata dedicata agli appuntamenti B2B, aperta al solo personale del settore, in programma lunedì 24 marzo 2025. Le aziende partecipanti potranno incontrarsi e iniziare a dar vita a partnership e collaborazioni. La terza edizione di R.E.T.E., inoltre, vede un’importante collaborazione con il GAL Alta Gallura, che per l’occasione avrà una serie di postazioni dedicate per far conoscere i suoi progetti di valorizzazione del territorio e presentare le aziende da esso sostenute. Quest’anno, inoltre, Radio Sintony sarà la radio ufficiale dell’evento. Novità dell’edizione 2025 sarà l’app studiata appositamente per l’evento con molteplici funzionalità. I visitatori avranno a propria disposizione la mappa degli stand, le info sugli espositori, e un sistema per valutarli. Potranno inoltre trovare il programma dell’evento e iscriversi alle masterclass. L’applicazione sostituirà la tessera per il cashless, una scelta ecologica per rendere la fiera ancor più sostenibile. La Fiera R.E.T.E. vuole essere al passo con i tempi e più facilmente fruibile da un punto di vista pratico e logistico. Emanuele Biancu, project manager dell’evento. Pensiamo che il 2025 sarà un ulteriore anno di sviluppo e crescita per la fiera. Di anno in anno infatti perfezioniamo e innoviamo l’evento. L’obiettivo principale è sempre quello di promuovere e valorizzare le eccellenze del territorio e creare una rete tra produttori, rivenditori, personale horeca e distributori ma anche tra enti privati e pubblici. Piero Loriga e Lorenzo Manconi, ideatori dell’evento Nei primi due anni abbiamo visto come in tre giorni si possa creare un momento concreto per piccoli e medi produttori che li aiuta a sviluppare canali stimolanti di vendita e di partnership. Novità anche per quanto riguarda l’assegnazione dei premi per le migliori postazioni delle aziende, suddivise per categoria. R.E.TE. 2025 è organizzato grazie al patrocinio del Comune di Calangianus e il contributo della ProLoco di Calangianus, e in collaborazione con il GAL Gallura, il sostegno di sponsor quali Nieddu Trasporti e Silvio Carta. Radio Sintony è radio ufficiale dell’evento.   R.E.T.E. 2024. – Terza edizione della Fiera delle eccellenze enogastronomiche Calangianus, Padiglione Fieristico  EXPO, Via Dante Alighieri, 14 Sabato 22 marzo 2025 dalle ore 11.30:  fiera, convegno e workshop Domenica 23 marzo 2025 dalle ore 10.30: fiera e workshop Lunedì 24 marzo 2025: B2B per aziende del settore   Ulteriori informazioni: r.e.t.e.calangianus@gmail.com La Redazione
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15 Marzo, 2025

I Vini del Grande Vulcano

  I Vini del Grande Vulcano laziale è il titolo della manifestazione organizzata per il prossimo 22 marzo dalla Fisar Roma e Castelli Romani e che avrà luogo a Frascati. Obiettivo dell’evento è valorizzare e promuovere il vino del territorio a partire dal suo prodotto per antonomasia, il Frascati che, nella versione superiore, è una delle tre Docg della Regione Lazio. Un evento importante per un territorio conosciuto, storicamente, più per la capacità di produzione che per i suoi aspetti qualitativi e che invece ha in sé aspetti di caratterizzazione produttiva non facilmente riscontrabili su altri territori della nostra penisola. Ne è segno l’alta adesione da parte delle cantine che caratterizzano il territorio di Frascati e Castelli Romani: oltre 40 le realtà che esporranno nei banchi d’assaggio i propri vini e che caratterizzeranno la manifestazione a testimonianza di una presenza produttiva che negli ultimi dieci anni ha fatto della vinificazione di qualità un emblema di questo territorio che ha nelle sue caratteristiche geologiche un aspetto estremamente rilevante dal punto di vista della coltivazione vitivinicola. In un territorio nazionale, l’Italia, che ha una biodiversità se non unica al mondo almeno unica a livello europeo, una diversità di vitigni che non ha concorrenti nell’intero pianeta, la viticoltura di questa zona si fonda su un processo geologico che ne caratterizza le basi. L’area dei Castelli Romani e del Lazio più in generale si caratterizza perché testimonianza e frutto di una attività vulcanica primordiale che ne ha condizionato la realtà territoriale. I vitigni dell’aerale di Frascati e dei Castelli Romani si radicano nei resti di eruzioni vulcaniche di grande potenza e rilevanza capaci di rivoltare e portare in superficie le presenze minerali e molecolari presenti nel nocciolo del nostro pianeta. Sulle “caldare” di questo Grande Vulcano posano le radici dei vitigni del Lazio e in particolare di Frascati e dei Colli Romani. All’attività geologica della Terra primordiale, ma anche a quella attuale, dobbiamo la fertilità del nostro pianeta e, in parte concorrente, alla vita. La capacità del genere umano di affinare la cultura del fare, in questo caso del vinificare, non sarebbe in grado di sostituirsi a questa ancestrale realtà che è il nostro territorio. È con queste premesse, questa volontà di far conoscere, che nasce I vini del Grande Vulcano laziale, perché si possano apprezzare al meglio i prodotti, conoscendone le premesse. Ad aiutare a comprendere questa realtà la Masterclass del sommelier Francesco Radiciotti che vi accompagnerà alla scoperta del Luna Mater di Fontana Candida. Il “Luna Mater” è un vino simbolo del recupero della grande tradizione vitivinicola del Frascati. Dalla selezione dei vigneti, tutti con un’età media di oltre cinquant’anni, alla vendemmia, rigorosamente manuale e cadenzata nel tempo in base al perfetto grado di maturazione di ogni vitigno. La masterclass ci proporrà una verticale di questo prodotto proponendo le vendemmie 2021, 2019, 2017, 2015, 2012, 2008 a dimostrazione che il Frascati Superiore Docg non è esclusivamente un vino da “pronta beva”, ma è capace di affinare nel tempo e di reinventarsi con il passare degli anni. I Vini del Grande Vulcano Laziale, sabato 22 marzo, Mura del Valadier, Frascati H 14.00 presentazione alla stampa (ingresso gratuito alla manifestazione previa registrazione a prenotazioni@fisar-roma.it specificando la testata) h.15-22 apertura banchi d’assaggio h 15.00-17.00 Masterclass Luna Mater (ingresso gratuito alla stampa previa indicazione in fase di accredito e fino esaurimento posti) Per maggiori informazioni www.fisar-roma,it La Redazione
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15 Marzo, 2025

Villa Simone. Il Frascati a Monte Porzio Catone

  Nel cuore dei Castelli Romani, tra le dolci colline di Monte Porzio Catone, si trova Villa Simone, una delle realtà più rappresentative del panorama enologico laziale. Qui dopo aver varcato i cancelli dell’azienda trovo ad accogliermi sorridente, Sara, figlia di Lorenzo titolare della cantina. Villa Simone è un’azienda che da anni porta avanti una filosofia produttiva basata su qualità, tradizione e valorizzazione del territorio. Sara prima di farmi entrare in cantina mi porta sulle vigne per fami conoscere il territorio, dove nascono i loro vini e per raccontarmi di questo posto così magico Con piacere ascolto Sara raccontarmi di Monte Porzio Catone un’area dalla grande vocazione vitivinicola, con terreni di origine vulcanica che conferiscono ai vini freschezza, mineralità e complessità aromatica. In fin dei conti, ll terreno dell’area dei Castelli Romani è Vulcanico. In particolare, i vigneti delle denominazioni del Frascati insistono sul versante nord/est del vulcano laziale. Tutti i materiali generati da questo Vulcano conferiscono caratteristiche diverse ma riconducibili in particolare nella sapidità e mineralità dei vini. Il territorio è estremamente eterogeneo, ogni collina ha una diversa composizione che varia in percentuale: tra tufi, pozzolane, rocce laviche, pomici, ceneri e peperini. La loro famiglia ha circa 24 ettari vitati , di cui la maggior parte nel comune di Monte Porzio Catone, dove siamo ora e dove mi trovo ad ammirare i filari. Alcune vigne nel comune di Roma e un vigneto a Frascati (a circa 400 mt dalla cattedrale di frascati ). La varietà principalmente coltivata è la Malvasia del Lazio (o puntinata), a seguire abbiamo Malvasia di Candia, Trebbiano, Bellone, Bombino, Greco e Greche o. Per quanto riguarda i Rossi principalmente Cesanese e Nero Buono. Villa Simone ha saputo interpretare queste caratteristiche unendo tecniche tradizionali e innovazione enologica, mantenendo il legame con le radici storiche della viticultura locale. Entriamo in cantina e seduto comodamente in un posto davvero unico, con pietre a vista, suggestivo, dove inizierà la mia degustazione ascolto la storia della cantina. Nei primi anni Ottanta Piero Costantini acquista nel comune di Monteporzio Catone, nel cuore della tradizione viticola del Frascati le vigne che furono del Cardinal Pallotta con l’intento di produrre un vino di alto prestigio capace di tener testa alle più grandi qualità enoiche del nord. La strada intrapresa era lunga e difficile minata dalla tentazione di un mercato facile ma di sicuro insuccesso. La prima cosa fu di reimpiantare nuovi vigne inserendo le varietà minori come la Malvasia del Lazio, a scapito di quelle più produttive ma di qualità nettamente inferiori, coltivandole a controspalliera con sistemi di potatura corta in modo da ridurne drasticamente la produttività. Il papà di Sara, Lorenzo Costantini, rinomato enologo e appassionato dei vini laziali, crede moltissimo nel Frascati e nelle sue grandissime potenzialità. Lorenzo ritiene che il terreno del Vulcano Laziale, renda unici i vini prodotti in questa zona e che il clima favorisca la perfetta maturazione delle uve. La vocazionalità pedoclimatica trova la sua massima espressione nella coltivazione della varietà autoctona per eccellenza: la Malvasia del Lazio La famiglia di Sara da anni si impegna per favorire la valorizzazione del loro territorio, del patrimonio enogastronomico e storico-artistico. Collaborano con enti, associazioni e consorzi, promuovendo il lavoro di squadra sul territorio regionale. Inoltre, hanno delle convenzioni con tutte le università di Roma (e Viterbo), e con diverse scuole superiori (agrarie e alberghiere), mettendosi al servizio dei ragazzi. Siamo in cantina stiamo per iniziare la degustazione dei loro vini e i profumi avvolgono l’aria in un dolce abbraccio. I profumi sono eleganti di note fruttate e floreali con ricordi di pera e fiori bianchi (a seconda dell’annata se calda o fredda possiamo trovare note più o meno minerali, più o meno balsamiche). Al palato sono vini sapidi, di buona struttura, con un ottimo ritorno delle note olfattive. Il vitigno u lizzato in percentuali maggiori è la Malvasia del Lazio Dal 2017 producono anche una Malvasia del Lazio in purezza in versione secca e passito, e negli ultimi anni producono anche uno spumante metodo charmat sempre a base di Malvasia del Lazio. La degustazione inizia con Villa dei Preti frascati docg superiore del 2023 13,5%, zona produttiva Monteporzio, malvasia del Lazio 80%, malvasia di Candia 15%, trebbiano 3%, bombino 2%. Un vino nato in un terreno vulcanico ad una altitudine di 420 metri, il sistema di allevamento è il guyot, ha una maturazione in acciaio di 4 mesi, una permanenza sui lieviti di 3 mesi e un affinamento in bottiglia di 4 mesi. Il terreno è vulcanico, poco profondo e ricco di scheletro. L’altitudine e l’esposizione conferiscono una notevole fragranza aromatica e la particolare natura del terreno eleganti note minerali. E’ un vino dal color giallo paglierino con riflessi verdognoli. I profumi sono eleganti di note fruttate e floreali con ricordi di pera e fiori bianchi. Al palato è sapido, di buona struttura, con un ottimo ritorno delle note olfattive. Un vino che ritengo perfetto con i frutti di mare in particolare i crostacei, ideale con primi piatti a base di verdura, interessante provare ad accompagnarlo con uova e carni bianche. La temperatura di servizio consigliata 12°/14°. Ora Sara mi versa Vigneto Filonardi cru 2023 riserva, frascati superiore 13%  qui malvasia Lazio 70 % malvasia Candia 30%. Anche il terreno di questo vino è vulcanico a 380 metri con sistema di allevamento guyot e cordone speronato. Affina sui lieviti per 6 mesi, seguiti da 6 mesi di bottiglia. Viene commercializzato a partire dal 1 novembre dell’anno successivo alla vendemmia. E’ un vino dal color giallo paglierino. I profumi sono fini e intensi di frutta matura e spezie. Al palato è sapido di ottima struttura con un ritorno di forte mineralità. E’ un vino eclettico che sposa elegantemente tutta la cucina romana, grigliate e formaggi. Da provare sicuramente  con molluschi e pesce affumicato. Temperatura di servizio consigliata 14/16°. Nell’archivio di stato a Roma, busta 1286 del 1806, si legge “i Filonardi, patrizi romani, ebbero molte proprietà e casali in questa zona, ma il casale intestato a loro si trova compreso tra Massarosa e Torricella. Qui Natale Filonardi produceva le migliori trenta bottiglie di vino della zona”. Ad oggi è uno dei pochi Crú di Frascati riconosciuto e certificato dagli organi di controllo. Il Vigneto Filonardi si trova su di una ripida collina. Il terreno risulta particolarmente ricco di microelementi , in par colar modo di metalli di evidente origine vulcanica. Sono presenti Malvasia del Lazio, Malvasia di Candia, Trebbiano e Greche o coltivati tutti a guyot. Ora invece mi trovo a bere un vino con una grande storia, la Torraccia 2022. Le prime etichette prodotte da Piero Costantini, risalgono agli anni settanta, quando dai vigneti di famiglia, produceva il Rosso Piceno “La Torraccia”, annoverato tra i migliori vini del mondo nel catalogo Bolaffi di Luigi Veronelli. Lo stesso spirito di un tempo contraddistingue oggi la produzione di questo vino. Rosso rubino intenso, naso elegante che ricorda frutti rossi sotto spirito e spezie dolci. In bocca è strutturato e ben bilanciato. Si abbina con carni rosse grigliate, arrosti di agnello o di maiale e formaggi di media stagionatura. Ha una maturazione in legno di 12 mesi prima di un affinamento in bottiglia di 6 mesi. Temperatura di servizio consigliata 18°. Concludiamo questa ottima degustazione con il loro vino dolce, il Cannellino Frascati passito, vendemmia tardiva 2019. Ormai è una rarità, un vino “in via d’estinzione”, tenuto in vita da pochissimi produttori e destinato ad altrettanti appassionati. Questa perla enologica del Frascati , ha una storia secolare: la tradizione voleva che le vigne vecchie e poco produttive, venissero raccolte per ultime, posticipando la vendemmia a Novembre; i grappoli così raccolti , risultavano integri ma appassiti, dando vita ad un vino con un’alta concentrazione di zuccheri residui. La vendemmia si effettua a Novembre, in piccole casse e, con gradazioni zuccherine che superano i 330 gr/l. Dal colore oro acceso si distingue per un profumo intenso e vigoroso in cui si riconoscono frutti a polpa gialla, miele e frutta secca; in bocca risulta di un dolce opulento, molto elegante e gradevole. È un ottimo vino da meditazione e trova un felice abbinamento con la pasticceria secca e le crostate di frutta. Per gli intenditori è superbo con formaggi for anche erborinati . Temperatura di servizio consigliata 14°/16°. Villa Simone è sicuramente un punto di riferimento imprescindibile  per chi vuole conoscere il meglio della viticoltura dei Castelli Romani. Una cantina che racconta il Lazio attraverso i suoi vini, con un perfetto equilibrio tra la storia e la modernità. Un sorso di Frascati Superiore, e il viaggio tra le colline vulcaniche di Monte Porzio Catone ha inizio. Sicuramente degustarlo qui in cantina in compagnia regalerà momenti indimenticabili.     Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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Vini Alto Adige: tutto pronto per il Prowein Arrow Right Top Bg

14 Marzo, 2025

Vini Alto Adige: tutto pronto per il Prowein

Saranno 40 i produttori presenti con il Consorzio   Dal 16 al 18 marzo i vini altoatesini confermano la loro presenza al ProWein di Düsseldorf che, assieme a Vinitaly e a Wine Paris, resta uno degli appuntamenti imprescindibili per il settore. I produttori dell’Alto Adige porteranno in scena, ancora una volta, la grande varietà vitivinicola che contraddistingue questa regione: una terra di grandi bianchi che, al tempo stesso, è un’eccellenza e sinonimo di alta qualità anche nel panorama dei vini rossi. Il presidente del Consorzio Vini Alto Adige, Andreas Kofler,  aggiungendo una riflessione sullo slogan pensato per questa edizione di ProWein – Red, White, Wow – Cheers to Alpine Vibes! Questa fiera è un appuntamento consolidato nel nostro calendario annuale, nonostante i cambiamenti costanti del settore, poiché la Germania continua ad essere per noi uno dei principali mercati di esportazione. L’effetto Wow che racconteremo a Düsseldorf è il risultato della perfetta interazione tra l’altitudine alpina, il sole mediterraneo e l’approccio sartoriale dei produttori. La varietà dei terreni, la gamma da 200 a oltre 1000 metri di altitudine e l’attenta selezione dei vitigni per ogni località ci consentono di proporre vini freschi, precisi e pieni di carattere Nel grande spazio consortile, organizzato da IDM Alto Adige (Padiglione 15 / Stand D06), ci saranno infatti 40 produttori tra cantine, tenute vinicole e vignaioli indipendenti pronti ad accogliere operatori e giornalisti e a raccontare i loro vini. Lunedì 17 marzo, a partire dalle ore 18, ci sarà anche un Big Bottle Get Together allo stand, con i vini in formato magnum e musica, per degustare in un clima più rilassato. Appuntamento a ProWein con i Vini Alto Adige.   La Redazione
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14 Marzo, 2025

Avenida Calò. Chiara e Francesco, in Italia come arrivo

  Behind every great man is a great woman
Dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna.  È una frase attribuita alla scrittrice inglese Virginia Wolf per rivendicare il ruolo delle donne nei successi degli uomini. Lei, impegnata nella lotta per la parità di diritto tra i sessi, fu bersagliata dalle femministe moderne per l’uso di quel “dietro” invece di un più corretto e confortevole “a fianco”. Troppo facile fare le sofisticate ai giorni d’oggi. Promuovere la parità dei diritti nei primi anni del 900, era tutt’altra cosa.  Un essere umano, per essere grande ha bisogno di qualcuno al suo fianco che abbia perlomeno la medesima statura. Solo in questo modo si realizzano le grandi cose, i grandi progetti. Non c’è mai una singolarità ma una somma di idee che diventano eccezionali. Una sorta di moltiplicatore esponenziale fatto non solo di cose tangibili ma anche di quel sostegno mentale ed emotivo necessario affinché si realizzino i sogni. Non c’è un protagonista. O meglio c’è un protagonista visibile e uno meno visibile.  E tu, cosa vorresti fare?
Non lo so
Avrai qualche idea
Vorrei soltanto scrivere È un dialogo tratto dal libro autobiografico di J.R. Moerhinger, The Tender Bar. Il bar delle grandi speranze. Moerhinger è considerato forse il più grande gosthwriter dei giorni d’oggi. A lui si deve il successo di Open, la biografia di Andrè Agassi e di Spare, il libro che in un solo giorno ha venduto quattrocentomila copie narrando del Principe Harry.  Un gosthwriter sta dietro le quinte e vi rimane senza mai apparire. Scrive immedesimandosi completamente nella vita di qualche altro prendendone parte se pur marginalmente e per un breve periodo. Poi, una volta pubblicata l’opera, assiste al successo senza alcuna possibilità di farne parte. Va bene così. Nessun rimpianto. Nessuna invidia. Ciò che manca probabilmente ad un gosthwriter è la voglia di supportare il suo cliente, incitarlo a fare sempre di più e meglio.  Se però si fondono in una medesima persona il gosthwriter e colei che sta dietro, pardon, al fianco di una persona speciale, si ottiene Chiara Maggi. Eh lo so che vi dirà poco questo nome. Magari, se siete amanti della buona, anzi dell’ottima pizza napoletana il nome di Francesco Calò vi sarà maggiormente familiare.  Francesco è artista indiscusso della pizza. Non un semplice pizzaiolo, uno chef della pizza. Impasto, materie prime, tecnica. Ogni cosa studiata per essere incredibile. Chiara è colei che abilita l’opera di Francesco ad essere conosciuta ed apprezzata.  Una coppia perfetta. Pugliese. Di Oria, piccolo paese in provincia di Brindisi posto al centro della strada di collegamento tra Taranto e la stessa Brindisi.  Già questo ai puristi della pizza napoletana, ne sono certo, farà storcere il naso.  Oddio, a pensarci bene, anche io sono un purista della pizza napoletana.  Al tempo, io lo sono del tipo di pizza non della provenienza. Non è che la provenienza napoletana deve per forza essere un fattore dirimente. Se uno è bravo, lo è da qualunque parte del mondo provenga. Solo dopo aver assaggiato quella di Francesco Calò ho deciso di scrivere questo pezzo. Non conosco Francesco ne lo ho mai conosciuto. Sono andato casualmente alla sua pizzeria a Roma, Avenida Calò, con mia moglie e ho trovato una pizza così seducente e al tempo stesso concreta che ho pensato non potesse non avere dietro una storia fantastica. Chi ho conosciuto in pizzeria è Chiara, la moglie di Francesco. Con lei abbiamo iniziato a chiacchierare e, devo dir, mai punto di vista fu meglio azzeccato. Chiara e Francesco. Francesco e Chiara. Insieme da quasi venti anni. Originari di Oria, un piccolo paesino in provincia di Brindisi. Lo trovate al centro del tacco d’Italia giusto nel mezzo della direttrice Taranto-Brindisi. La loro avventura inizia quando Francesco, decide di andare via dalla Puglia alla volta di Londra. Una nuova avventura. Una nuova vita. Un modo per mettersi alle spalle le delusioni di un progetto non andato per il verso giusto. E non per demerito suo.  Francesco Calò è figlio di panificatori di Oria. Un piccolo forno. Di quelli di paese dove tutti vanno a prendere il pane.  Ricordo ancora quando nonno Antonio mi mandava a prendere il pane con la bicicletta. Avrò avuto cinque anni. Saltavo in sella alla Graziella e andavo al forno di Tonino Cappabianca. Arrivato li, chiedevo la pagnotta da un kg di pane cafone, me la incartavano in quella carta paglia marrone tendente al giallo, risalivo in sella alla Graziella tenendo il pane sotto l’ascella alla francese e via. Mai pane fu più buono.  Siamo insieme da 19 anni. Quando ci siamo conosciuti ero al quarto liceo e lui si era diplomato al linguistico. Non ha voluto continuare gli studi perché c’era il panificio di famiglia. Un buchetto ma non so quanto pane sfornassero al giorno. I nonni avevano alzato non so quanti palazzi con una piccola bottega.  I tre figli Calò lavorano tutti nel panificio. Ma non era la vita che voleva Francesco. Dormi di giorno, lavori di notte. Una vita invertita. Si arruola in marina fino a che il papà non gli chiede di tornare per ampliare il panificio.  Eh l’invidia… L’invidia fa brutti scherzi. Non si sa come mai ma fino a quando il forno era piccolo e poco appariscente, i guadagni ci sono. Quando si prova ad ingrandirsi, le cose vanno male. Comune se la grandezza spaventasse. Iniziano i problemi di gestione familiare. Francesco voleva cambiare la tipologia di lavoro. L’attenzione alle materie prime. I nuovi prodotti. Va tutto in tilt e Francesco capisce che senza un cambio di direzione forte, le cose precipiteranno. I genitori non ascoltano il figlio. Spesso capita… Non passa un anno che il panificio chiude. Una sofferenza predetta, un appello rimasto inascoltato. Una delusione che colpisce Francesco, che pure si era dato da fare con idee innovative ed una spiccata predilezione per la pizza, che lo segna.   In un paese piccolo, l’innovazione non poteva avere senso. Non solo per motivi di mentalità ma banalmente per problemi di numeri.  Quando Francesco capisce che deve andare via, la sua fortuna è trovarsi accanto una donna, Chiara, che gli prende la mano e gli dice “tranquillo, andiamo”. Scelgono di andare a Londra. Li ci sono tante opportunità. Occorre solo crederci e coglierle. Un giorno salutò un suo cliente che lavorava a Vienna. Era un carabiniere di stanza all’ambasciata a Vienna. Gli disse, ti saluto perché la prossima volta che tornerai (tornava sempre per fare scorpacciate di prodotti pugliesi) non mi troverai perché me ne vado a Londra. Galeotta fu questa conversazione perché il carabiniere disse: ma cosa vai a fare a Londra, è una jungla. Devi venire a Vienna che è una città stupenda e ricca di opportunità Francesco rimane colpito da questa idea. Anche perché Londra da un lato affascinava, dall’altro spaventava. Il salto da Oria a Londra non era poi così banale.  Disse sai che c’è? Andiamo a vedere Vienna. Partimmo per una settimana a Vienna. Francesco ebbe subito delle proposte lavorative. Gli piacque subito la città e disse “restiamo a Vienna”. A Vienna ci siamo rimasti cancellando i voli per Londra. Le difficoltà iniziali sono state pazzesche. Anche con la lingua che è il tedesco. La cultura è più glaciale. Almeno quindici anni fa. Via Toledo a Vienna   Chiara è laureata in lingue ma, sfortuna vuole, non ha studiato il tedesco. Francesco ha imparato l’arte della panificazione nel forno di famiglia e si è dedicato alla pizza. Vienna è una città bellissima e con tante possibilità ma per due ragazzi che vengono da un paesino della Puglia, niente è semplice.  Io mi ero laureata in lingue ed avevo la passione dell’estero. Gli dico: io me ne voglio andare. Così partiamo e andiamo. Partiamo con pochi spicci in tasca.  Francesco è l’artista, lei è la voce narrante, il sorriso che ti accoglie in sala, la lavoratrice dietro le quinte.  Quando si assiste ad una sfilata di moda, abiti e modelle sono al centro della passerella a prendersi gli applausi. Poi esce lo stilista e ancora più applausi. Spesso ci si dimentica che se tutto è andato per il verso giusto ovvero la sequenza degli abiti, la musica di sottofondo, le luci, il colore della stessa passerella, la numerosità e qualità del parterre (e si potrebbe andare avanti per molto ancora) è perché sono sono stati scelti e gestiti in un modo tale da generare applausi.  Ma applausi non se ne prende chi ha gestito tutto. Al limite, qualche volta, si ringrazia l’organizzazione.  Chiara e Francesco sono sul medesimo piano. Anche se Chiara vuole stare nelle retrovie. Una scelta che solo una persona dotata di grande personalità può compiere.  Abbiamo lavorato tanto. È un film quello che abbiamo fatto. Per i primi 4 anni ha fatto tanta gavetta in altre pizzerie. Essendo già nato nella imprenditoria con l’attività di famiglia, voleva mettersi in proprio. Costi proibitivi.   Ci compensiamo molto. Ci siamo trovati a lavorare insieme. Ho sempre pensato di mantenere vita privata e di coppia separati. Lui ha iniziato il suo percorso professionale, io il mio. Ho cercato di fare quello che mi piaceva mantenendo il mio curriculum di studi. Chiara non è una di quelle persone che si adagiano, si accontentano o si mettono in modalità stand by. Attiva, propositiva, positiva. Di stare ferma a fare la casalinga, non è proprio il tipo. Ha studiato e vuole mettere a frutto i suoi sacrifici. Francesco da una parte con il suo lavoro, lei con il suo. Sceglie di lavorare nell’hospitality, nella organizzazione eventi. Marketing insomma.  Sono laureata in lingue ma non parlavo tedesco. Ho dovuto faticare senza sapere la lingua del posto. C’è stata tanta determinazione e caparbietà.  Due ragazzi con tante belle speranze che incontrano, come è normale che sia, tante difficoltà in un paese straniero. Si fa la gavetta però. Si guadagna poco e si mettono da parte i soldi. Un progetto di vita e professionale. Solo quando si ha questo vale la pena di fare i sacrifici.    Francesco partecipando ad alcuni bandi ha avuto accesso ai fondi per aprire una propria attività.  Mi chiese di lavorare insieme anche se ero terrorizzata all’idea di dover rinunciare alla mia indipendenza lavorativa. Gli risposi: no guarda, tu fai quello che devi fare, io ci sono ma ho anche il mio lavoro. Sembra il sogno che si realizza. Almeno quello di Francesco. Una pizzeria tutta sua con la quale portare i sapori dell’Italia a Vienna.  Quante volte ho sentito questa frase e quante volte ho visto i locali adattarsi ai gusti locali per sopravvivere. Già, per sopravvivere occorre venir meno al progetto iniziale. Capita e capita di sovente. Francesco però non ci sta.  Quando abbiamo aperto l’attività a Vienna non è stato per niente facile. I primi mesi li abbiamo passati in bianco. Reduci dalla esperienza negativa in Puglia, un locale estremamente bello, un menu spaziale, una pizza eccezionale ma con un contesto difficile. Inflazionato in termini di gusti e sapori e di tanti pizzettari che con la tradizione non avevano nulla a che fare.  Perseverare con la propria idea. Quando la si ritiene valida e vincente occorre andare avanti capendo come mettere a terra tuta la forza propulsiva della quale si dispone.  Francesco era in acque non tranquille. La paura di poter sfiorare un secondo fallimento era li. Latente. La pizzeria non decollava. I numeri non arrivavano nonostante le recensioni importanti e i clienti soddisfatti. Ma il locale era grande e necessitava di volumi. Io gli ho sempre detto continuo a lavorare dove lavoro ma ti gestisco il marketing. Pizza fantastica, menù eccezionale, abbinamenti con vini di livello invece che con la solita birra. Insomma c’era tutto per poter scrivere una storia di successo. Recensioni positive incluse.  Una idea nuova e buona si vende da sola. Fu la frase che fece scatenare come una pazza un direttore marketing quando un mio collega novellino provò a parlare di un prodotto nuovo. Mai cosa fu ed è più sbagliata. Se fai qualcosa di nuovo e di buono, devi comunicarla al mondo altrimenti la sai solo tu! La fortuna di Francesco è quella di avere vicino una compagna come Chiara. Una che sa e che osa. Un giorno gli dico: quanti soldi abbiamo in banca? Lui mi dice: che domanda mi fai. Non ce ne sono tanti. Ti devo fare una proposta gli rispondo. Facciamo un investimento in termini di pubblicità e sono sicura che ci convertirà qualcosa. Con molta paura, perché se avessimo fallito ci saremmo giocati i soldi e non avremmo avuto spiagge dove correre, lui mi dice: a te la responsabilità. Se sei convinta di quello che dici, usali. Se pensi che poi non ritornano, non lo fare perché poi siamo a zero. L’idea di Chiara, tanto folle quanto azzeccata, è di mettere la pubblicità della pizzeria nell’area Schengen dell’aeroporto di Vienna.  Ero sicura avrebbe convertito. Costava tantissimo. Ci sono stati i primi incrementi. Iniziamo a lavorare e bene. Potevamo pagare tutto. Eravamo contenti. Io continuavo a fare il marketing raccontando sempre la nostra storia. Il prodotto soprattutto. L’anima del brand è Francesco e il prodotto. Francesco si specializza in tante pizze. Fa master su master. Diventa istruttore. Io sono la prima fan che lo sostiene. Ho sempre creduto fermamente lui abbia un talento innato. Vado a mangiare la pizza e quando trovo una buona pizza lo dico. Ma per il paragone ho sempre visto la maestria, la tenacia, la caparbietà.  Via Toledo. Questo il nome della pizzeria di Vienna. Anzi, Enopizzeria. Che già spiegare ad un austriaco cosa volesse dire “Enopizzeria” deve essere stata una impresa. Aggiungere poi il gusto italiano a palati poco inclini a sapori autentici e distanti, un incubo. Via Toledo è stata aperta lo stesso anno che è nata nostra figlia. Ho partorito a luglio e mia figlia aveva due giorni di vita. Francesco era affianco a me stremato che seguiva gli architetti. A novembre apriamo e lui ha sacrificato il periodo più bello della bambina per perseverare il suo obiettivo: prendermi quello che in Puglia mi hanno tolto. Un sentimento di Rivalsa e rivincita.  Chiara è una donna forte e determinata ma l’essere fan di Francesco la porta a guardare il marito con un amore così grande che vederlo crescere e realizzato diventa gioia pura. Non ci sono gelosie verso la carriera dell’altro. È partecipazione. È vicinanza. È compenetrazione in un progetto che non è di business ma di vita. Amore puro Poi le cose avvengono così per caso. Oppure no. Vallo a capire. Di certo, quando hai vicino una persona come Chiara che fa della curiosità e della capacità di guadare oltre un suo tratto caratteristico, forse il caso non esiste.  Si parlava di questo Campionato di Pizza doc che c’era a Nocera. Gli dissi: perché non vai a fare il campionato? Altra dimostrazione di amore. Un vero stimolo verso la sua consacrazione. Non una semplice scommessa ma qualcosa di più. Ci credeva più Chiara che Francesco. Tu sei pazza. Ci sono napoletani. Se mi presento pugliese, da Vienna, figurati. Cosa vuoi portare a casa? Ci devi credere. Tu sei bravo. Vacci comunque. Se porti qualcosa a casa, bene, altrimenti ti sei fatto comunque una esperienza. Prima che partisse era sempre incerto. Il giorno prima non voleva partire. Diceva che il locale aveva bisogno di lui. Adesso sta lavorando. Io gli dicevo ma vai. Non scocciare. Senza aspettative. Cosa fa una donna che ama? Crea le condizioni perché il proprio amore possa trovare la felicità attraverso la serenità. Nessuna pressione. Nessun ostacolo. Tanta partecipazione e complicità.  Ero con lui e la bimba era con noi. Alla serata della premiazione. 350 partecipanti e una giuria nascosta. Francesco gareggiò su due o tre categorie. La premiazione iniziò alle 7 e alle 9 il nome di Francesco non veniva mai chiamato. Francesco ci rimase male.  Sembra dura la sconfitta. Arrivano le nubi peggiori. Quelle che ti fanno dubitare di tutto e di tutti gli sforzi fatti. Ma nemmeno ci credeva, come avrebbe potuto vincere? Poco prima della conclusione annunciano la premiazione più ambita quella del miglior pizzaiolo italiano nel mondo. Le speranze erano nulle fino a quando sentiamo Francesco Calò sul palco. Il che io lo guardo e gli dico: hai visto? Lui sale e prende la coppa bellissima. Una serata stupenda che porto nel cuore.  Un vero effetto wow. Un fulmine a ciel sereno. Una vita che cambia. Almeno non subito. Ti sembra di toccare il cielo con un dito per una realizzazione personale. Non pensi a se e come questa cosa possa cambiarti effettivamente la vita. Sei il numero uno. Solo che ancora non lo sai. Avenida Calò a Roma Eravamo in aereo con questa coppa enorme. Eravamo partiti attivando tutti i canali social, le press release. Un orgoglio da festeggiare a Vienna. All’epoca lavoravo per Hilton ed ero event manager mantenendo la seconda vita nel marketing di Francesco. Il giorno dopo il telefono inizia a squillare come non mai. Era qualcosa di incontenibile. Le testate giornalistiche, le radio. Tutti volevano fare le interviste. Non potevo stare al telefono mentre lavoravo. Quella mattina io andavo e venivo dal bagno dove rispondevo alle chiamate. Penso proprio che il momento fosse quello.  Esco dall’hotel per andare a prendere la bambina all’asilo e Francesco mi chiama allarmato perché non ce la fa più a prendere ordinazioni. Poi riceve una chiamata da una nostra cliente che non sapevamo fosse giornalista. Lavorava per Heute che è una delle testate più importante di Austria. Le loro copie sono nella metro di Vienna. Si congratulava con lui e gli preannunciava un articolo sul giornale. Annunciare ai viennesi che avevano sotto casa il miglior pizzaiolo del mondo non poteva che generare una inferno positivo. Una presa d’assalto.  Cinquanta metri di fila e abbiamo dovuto bloccare le prenotazioni. Chi prima arrivava aveva un’ora di tempo per mangiare. La gente arrivava con poster di Francesco per un autografo. Poi è arrivata la tv austriaca e la rai.  Se ci credi, perseveri e, soprattutto, ti impegni, i risultati arrivano. Ma non se sei da solo. Non se non hai chi crede in te. Chi ti supporta nei momenti bui. Il campionato è stato un faro importante perché poi l’attenzione sulla realtà viennese è arrivato.  Quando hai il faro puntato e ciò che fai è di alta qualità, non possono che arrivare altri riconoscimenti. Dall’essere inserito, al secondo posto, tra le 50 pizzerie migliori di Europa alla migliore carte dei vini. Premi in tante classifiche. Effetto wow che va gestito senza montarsi la testa.  Ho dato le dimissioni da Hilton nel 2019. Dovevo prendere in mano tutta la comunicazione di Francesco e di Via Toledo. Chiara è l’esatta dimostrazione di come possa essere fondamentale comunicare ed occuparsi del marketing. Perché le cose non arrivano mai da sole. Mai. Abbiamo aperto dei pop up a Belgrado e a Dubai. Siamo stati due anni a Dubai dunque tornati a Vienna perché occorreva un refresh al locale e sistemare alcune cose. Poi abbiamo detto cosa facciamo? Da pugliesi il sangue pizzica. Non ci piace arenarci e stare nelle comfort zone. Eravamo stanchi dalle vita di Vienna. Una città con un potenziale pazzesco ma con una cultura che deve essere tua. Scappavamo il we. Volevo andare in Spagna dove avevo vissuto per l’Erasmus o aprire un altro locale a Vienna. Qui non abbiamo trovato quello che cercavamo. Quando è arrivata nostra figlia Francesco aveva neanche 30 anni e io 27.  La mancanza dell’Italia è tanta. C’è poco da fare. Mancano le piccole cose che all’estero non puoi trovare. Ma non per Chiara che di tornare in Italia non aveva granché voglia. In fondo la bambina era stata sempre all’estero. Madrid poteva essere la scelta giusta.  Avevo trovato la scuola a Madrid. Cercavo casa. Avevamo contattato agenzie per il locale che volevamo noi nella zona che volevamo noi. Ma non usciva. La scelta fu di spostarci comunque a Madrid per far iniziare la scuola alla bambina e poi trovare sul posto tutto. Spesso la storia si ripete. Per qualche inspiegabile motivo, la storia ritorna. Quasi inaspettatamente.  Eravamo ad Ostuni in Puglia in vacanza. Ero al telefono con un agente di Madrid. Francesco riceva una chiamata, si allontana e ritorna e mi fa: amò ti devo parlare. Anche io, c’è qualcosa che si sta smuovendo su Madrid. Aspetta non hai capito risponde lui. In che senso? Ho trovato il locale giusto. Ero convinta fosse Madrid. Lui dice. Il locale giusto, piccolo come voglio io, nella zona dove voglio io. A Roma nord Boooom. Il cielo di Roma, l’aria di Roma, la gente di Roma. Vuoi mettere Roma con qualunque città del mondo? Sta cadendo la notte
sopra i tetti di Roma
tra un gatto che ride e un altro che sogna
di fare l’amore.
Sta cadendo la notte
senza fare rumore
sta passando una stella
sui cortili di Roma
e un telefono squilla
nessuno risponde
a una radio che parla
e’ vicina la notte
sembra di accarezzarla.
Amore vedessi
com’e’ bello il cielo
a via Margutta questa sera
a guardarlo adesso
non sembra vero che sia lo stesso cielo
dei bombardamenti, dei pittori
dei giovani poeti e dei loro amori
consumati di nascosto
in un caffe’ Il trip è partito e mi è venuta in mente questa canzone parlando con Chiara. Via Margutta, di Luca Barbarossa. Anno 1987. Descrive con una leggera, quasi struggente melodia Roma di notte.  Anche se Roma nord è un’altra cosa, lo so. Forse non tutti lo sanno. Roma nord è una città diversa dalla Roma che tutti conoscono. Uno spicchio di città compreso tra il Grande Raccordo Anulare, la via Cassia, la via Flaminia e la via Trionfale che arriva fino ai Parioli. Non andate oltre. Qui le persone sono diverse. Federico Moccia le descrive bene nel libro La ragazza di Roma nord. Non un capolavoro ma un modo per capire cosa vuol dire vivere qui. Ho trovato Avenida Calò quasi per caso. Volevo una pizzeria napoletana a Roma. Una che non conoscevo. Mia suocera sa della mia passione per il cibo e il vino e mi inonda di nuove proposte. Tra le quali quella di Avenida Calò. L’unico giorno libero della babysitter è lunedì. Ok la pizzeria è aperta. Si trova al Flaminio, un bel quartiere di Roma Nord, proprio a ridosso dello Stadio Olimpico. Prenoto per poi accorgermi che c’è la partita della Roma. Poco male, andiamo con lo scooter e pazienza se mia moglie protesterà un pò per via del casco.  Arriviamo, veniamo accolti da una simpatica e cordiale ragazza che ci propone il menù degustazione. Propone un abbinamento con il vino ma le dico che ci penso io. Mia moglie le sussurra che sono un giornalista sommelier e lei si ritira quasi mestamente. Chiedo una bottiglia di bollicine. Un Crémant D’Alsace Blanc de Blancs Vincent Stoeffler. Chardonnay, Pinot Nero, Riesling. Perfetta per la cena. Avrei voluto un pas dosè ma era purtroppo terminato Il menù degustazione è un tripudio di sapori che danzano su fritti e tranci di pizza presentati in maniera molto innovativa, a tratti barocca. Accomunati dalla voglia di stupire. Ma con classe. Gli impasti sono soffi di scirocco, il vento caldo che arriva da sud. Le materie sono scelte con estrema cura e gli abbinamenti che possono sembrare azzardati, si dimostrano invece azzeccatissimi. Ho amato la semplice marinara per la qualità delle materie prime, per la nuvola dell’impasto, per quel pomodoro con il giusto compromesso tra dolcezza e acidità: la prossima volta che ci torno, ne prendo una intera. Ma come potrei rinunciare alla Margherita che diventa poesia e alla Salsiccia e Friarelli che si scioglie in bocca senza che te ne accorgi per via delle sue tre consistenze. Il trancio con il tartufo si trasforma da esercizio stilistico in una scatenata pizzica salentina.  Tutto è studiato e testato. Sì capisce benissimo che c’è qualcosa di speciale nella costruzione della pizza. Qualcosa di attento e meticoloso. Attento e meticoloso come è il servizio. Siamo seguiti per tutta la cena in maniera costante e discreta. Poi ad un tratto si materializza Chiara. È li che decido di scrivere questa storia. Ma glielo dico solo dopo aver pagato il conto. Non prima di aver mangiato anche il dolce. Fritto ovviamente ma con quel senso di soffice leggerezza che ha accompagnato l’intera cena.  Ho sempre sostenuto che la qualità della pizza si capisce solo il giorno dopo e, visto che questo articolo è scritto giorni dopo, posso senz’altro affermare che la pizza di Francesco è una delle più digeribili abbia mai assaggiato.   Roma sia in fin dei conti. Roma non è un passaggio. È un arrivo. Siamo partiti essendo niente e nessuno con due spicci in tasca. Abbiamo fatto passi avanti pazzeschi e l’Italia è un arrivo. Con la voglia di fare bene anche qui. Non escludo che possiamo fare altro altrove perché Francesco ha tantissime richieste che spesso ha rifiutato. Lui ci mette la faccia e crede nella qualità assoluta del suo prodotto. Non comprometterebbe mai la qualità. La forza di uno chef è quella del creare un team coeso e un metodo di lavoro replicabile. Solo in questo modo si possono gestire locali a distanza. La voglia sopita di espansione. Senza eccedere per non compromettere la qualità. Nuove idee e progetti. Nuove opportunità. Tutto con un format particolare che prevede anche vini di qualità che si legano, spesso solo per suggestione, alla pizza. Anche perché se si vuole la pizza con la birra, comunque c’è. Non si toglie nulla al format tradizionale e comune della pizzeria. Semmai si aggiunge qualcosa.  Noi siamo contenti dell’accoglienza che Roma ci ha riservato. Siamo convinti del nostro e di ciò che facciamo. Questo non significa piacere in assoluto. La cucina è degustibus. Se parliamo di obiettività, quello che facciano è identitario. Quando ha vinto il campionato ha creato un blend. Il fatto di conoscere le diverse tipologie di farina grazie alle sue radici gli ha fatto dire: mo basta, mi sono stancato di sentir dire la gente che la pizza gonfia. Io mi creo il mio blend. Una mossa parzialmente controcorrente quella di Francesco. Soprattutto quando vinci un campionato e gli sponsor correrebbero per essere rappresentati. La creazione di un proprio blend di farine a marchio registrato non lo lega a nessun produttore ma rende la sua pizza riconoscibile, identificabile.  Io sono appassionata di vini. Semplice appassionata. Volevo sdoganare il fatto che per bere del buon vino si debba mangiare solo piatti particolari e non vino? Volevamo elevare il concetto di pizza nonostante questa sia popolare. Abbiamo la marinara a 7 euro. Fatta con pomodoro buono.   Pizza e vino. Enoteca. Enopizzeria. Qualcosa che a Vienna hanno dovuto spiegare. Non a Roma. Anche se a Roma non ci sono, ancora, i vini della carta di Vienna. Nemmeno tutte le pizze.  A Vienna è difficile ma abbiamo una carta vini molto pesante. Vini prestigiosi e pesanti. I palati prevedono gusti particolari. Ci sono due pizze che non abbiamo ancora qui al menù perché più care. Una con il tartufo bianco, pizza Magnatum. È una pizza studiata con sapori calibrati e bilanciati. Super complessa. C’è il burro alla nocciola, gli spinaci cotti nel brodo di gallina, il tuorlo d’uovo a pasta gialla, il tartufo bianco pico magnatum, ecc. Noi la abbiniamo al vino più caro della carta di Vienna che è il Barabaresco di Gaja.  Abbinamenti di suggestione. Abbinamenti che portano la pizza ad un livello alto. Perché in fondo fossilizzarsi su abbinamenti canonici? Certo, non si rispetteranno appieno le regole della sommelerie, ma quelle della eleganza, esclusività, innovazione, lusso, certamente si. Chiara e Francesco. Non ci sarebbe una Via Toledo e una Avenida Calò senza uno dei due. O se non altro non sarebbero così come sono. Magari la pizza sarebbe lo stesso buona senza Chiara ma mancherebbe il suo sorriso in sala.  Sono sempre stata e continuo a restare dietro la quinte. Tutto quello che ho comunicato non l’avrei comunicato senza Francesco. Io sto bene perché non sono io la star. Molti non riescono a capirlo. Per me è riduttivo.  Si potrebbe dire che se ci fossero più donne come Chiara, forse ci sarebbero più uomini di successo. Sarebbe una frase profondamente sbagliata poiché non è un tema di uomini e donne e di donne che si fanno un passo indietro rispetto al marito. Si tratta di due persone, una coppia che si ama che fa della loro forza comune il segreto del successo. Quello di una famiglia. Poco conta chi sta dinanzi ai riflettori. Quello è solo il mezzo per raggiungere lo scopo. La soddisfazione non è del singolo ma, mai come in questo caso, della squadra.  Francesco e la sua arte si uniscono alle altrettanto importanti abilità di Chiara di comunicare guardando oltre.  Insieme sono Avenidà Calò. Oltre che Via Toledo. E chissà cos’altro!   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969    
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