Scegli la rubrica
Scegli una categoria
- Acini Rari
- Archivio
- BlendNews
- Bollicine e dintorni
- Buongiorno in Vigna
- Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero
- Confine Liquido
- Dal vino in poi
- Degustazioni Artificiali
- Diario di un sommelier
- Editoriale
- El Gottin
- Food&Life
- Identità in fermento
- Il buon vivere
- Il taccuino delle gite (fuori porta)
- Il viaggio di Francesca
- Il viaggio di Orfeo
- Il Vino in una stanza
- Il vino secondo Mario
- In legge veritas
- InternazionalMente
- Itinerari diVini
- L'ABC della Degustazione
- Le Bischerate di un Sommelier
- Le scoperte enoiche di Benny
- Le storie di Wine in Venice
- Live from
- Oltre la carta dei vini
- Oltre le sensazioni del vino
- Passi in cantina
- Percorsi d'assaggio
- Provato per Voi
- Quelle curiose esplorazioni
- Racconti diVini
- Radici di vino
- Riccio Viticcio
- Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino
- Salotto diVino
- Senza etichetta
- Speciale Vinòforum
- Suggestioni di Vino
- The Voice of Blogger
- Vigne e orizzonti
- Vino e dintorni
- Vinodentro
- Wine Hunter Stories
- WineKult
22 Marzo, 2025
Ars Sine Finibus: l’arte sostenibile tra Italia e Slovenia
Ars Sine Finibus è il nuovo progetto artistico transfrontaliero che unisce l’Italia e la Slovenia, nato in collaborazione tra Galleria MAG di Como, Studio Giorgio Celiberti di Udine e le case vinicole Gradis’ciutta di San Floriano (GO) e Sinefinis D.o.o., di Kojsko (SLO) vogliono trasformare i vigneti del Collio e di Brda in un museo a cielo aperto. L’iniziativa si propone di promuovere l’arte sostenibile attraverso installazioni e sculture realizzate con materiali di recupero, celebrando il connubio tra natura e cultura.
Un elemento chiave del progetto è il concorso 30 Under 35, che coinvolgerà 30 giovani artisti emergenti, suddivisi in coppie miste italo-slovene. I partecipanti avranno l’opportunità di creare opere uniche che verranno esposte nei vigneti e saranno liberamente visitabili dal pubblico. L’obiettivo è non solo valorizzare la creatività emergente, ma anche rafforzare il dialogo culturale tra i due Paesi, stimolando una nuova generazione di artisti con una visione autenticamente europea.
Gli artisti interessati, di età compresa tra i 18 e i 35 anni e residenti in Italia o Slovenia, possono candidarsi seguendo le istruzioni disponibili sul sito ufficiale. Il termine per le iscrizioni è fissato al 6 aprile 2025.
Il progetto è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti (Small Project Fund) GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 e gestito dal GECT GO.
Per maggiori informazioni e per partecipare alla call, visita: https://sinefinis.com/ars-sine-finibus/.
La Redazione
Leggi
22 Marzo, 2025
ArviSionàdu. Il destino nel suo nome antico "segnato di bianco"
Dite la verità winelovers e appassionati, quante volte avete sentito parlare di questo millenario vitigno autoctono Sardo? E chi poteva presentarvelo se non colui al quale è stata dedicata una rubrica dal nome Quelle curiose esplorazioni?
Oggi la mia curiosità mi riporta in Sardegna, la mia seconda casa, per parlarvi di un vitigno più unico che raro, l’Arvisionadu.
Esiste una cantina in località Benetutti, che porta proprio il suo nome, Cantina Arvisionadu, che nasce con l’obiettivo di produrre vini di qualità e in particolare di valorizzare questo vitigno a bacca bianca dal nome particolare, appunto l’Arvisionadu. Un Unicum scientificamente documentato, coltivato dalla Cantina Arvisionadu che ha sede legale ad Olbia, ma i vigneti sono a Benetutti, località Luzzanas, nel Goceano, il cuore della Sardegna Centro Settentrionale, della quale racchiude profumi e sapori più genuini.
La Cantina nasce con l’obiettivo di produrre vini di qualità e di valorizzare il vitigno autoctono storico, appunto l’Arvisionadu, fra i più rari e antichi della Sardegna, fino a pochi anni fa quasi in via di estinzione. Il territorio, pregno di archeologia, sorgenti termali con il vitigno storico arvisionadu sono le principali peculiarità di Benetutti. La zona da sempre abitata per la fertilità del suolo, ha rilevanti testimonianze storico archeologiche: la Domus de Janas di Luzzanas, un ipogeo datato 6000 anni fa, con inciso in una parete un labirinto, le sorgenti termali Romane di Aquae Lesitanae, le monete romane trovate al momento dell’impianto del primo vigneto negli anni 50, ne sono un esempio. Vi scorre l’appena nascente fiume Tirso, il nome dal simbolo di Bacco, un auspicio per i nuovi vini prodotti dagli antichi romani da uve di vitis vinifera, uno è l’Arvi-Sionadu dal latino albu-signatu, di bianco segnato, per ricordare le cose buone. La sua diffusione è limitata a circa 20 ettari, la maggior parte piccoli vigneti familiari. A Benetutti se ne coltivano biologicamente 3 ettari: la Cantina è tra i maggiori produttori al mondo. Il profilo genetico è un unicum certificato dal CREA di Asti dal DBTS di Milano-Bicocca e da Agris Sardegna e pertanto è opportuno considerarlo un vero è proprio “Unicum”.
Ha superato il corso dei secoli, è sopravvissuto alla fillossera, ma era fino a pochi anni fa a un passo dall’estinzione: l’azienda l’ha fatto rinascere a nuova vita coinvolgendo le migliori competenze del comparto, quasi novelli Arvisionauti alla ricerca del vitigno unico. Le vigne, con al centro la cantina interrata, si trovano in località Luzzanas, terreno siliceo e argilloso, con le vicine acque sulfuree che affiorano dalle viscere della terra, altezza media di 350m. sensibili alle escursioni termiche, un’enclave dove l’Arvisionadu trova il suo Habitat naturale.
Produzione media è sotto i 60 quintali per ettaro. I vari appezzamenti del vigneto sono inframezzati da zone verdi di olivastri e antichi ulivi, tra rocce granitiche affioranti. La coltivazione è nel totale rispetto dell’ambiente, indispensabile premessa per ottenere un elevato livello qualitativo. Il processo di vinificazione che si segue è attentissimo, si segue con cura ogni fase della vinificazione e all’utilizzo controllato della tecnologia, unito alla tradizione per proteggere e valorizzare le caratteristiche uniche dei grappoli per esprimere al massimo tutte le finezze e le purezze del territorio. La raccolta dei grappoli è manuale e avviene a perfetta maturazione, la loro scrupolosa selezione, garantisce la qualità delle uve che vengono pressate in modo soffice appena raccolte.
La storia di questo meraviglioso vitigno è molto interessante e curiosa, ArviSionàdu o ArveSiniàdu o Albu-Signàdu, nome composto da Arvu e Signadu (di Bianco segnato in lingua Sarda) dal latino Albu Signatu, segnato con un fiocco bianco, col gesso, come facevano gli antichi romani (che avevano scoperto le acque termali curative di Benetutti, confinanti con la vigna di Luzzanas) per segnare le cose buone, dando loro una certificazione di qualità: Arvi-Sionádu, diventato nome distintivo, tale é giunto fino a noi. Lo studioso sassarese, Manca dell’Arca (1780) descrivendo le varietà di viti allora coltivate, lo chiama Arvu siniadu, dai grani prolungati e rari. Cettolini (1897) gli dà il nome di Arvusiniagu, il Cara, nel 1909, di Alvu-Signadu. Questa la certificazione del progetto Akinas coordinato da Agris Sardegna con il contributo di CREA-ENO di Asti, DBTBS Università Milano Bicocca aAerma: Corrispondenze italiane ed estere accertate per profilo genetico: nessuna. Vitigni che condividono almeno un allele per locus con quella in oggetto: nessuno.
Per questo vitigno non è stata trovata nessuna varietà corrispondente nelle banche dati disponibili, e pertanto è opportuno considerarlo un Unicum. Il destino nel suo nome antico segnato di bianco quasi come una veste che lo distinguesse dagli altri.
La visita alla cantina inizia proprio con il racconto di una storia affascinante che attraverso i secoli continua a vivere in ogni calice. Sono visibili i ruderi venuti alla luce nella preparazione del terreno per l’impianto della prima vigna negli anni Cinquanta. Le monete romane trovate furono donate al Museo di Cagliari. Ai margini del vigneto un nuraghe con all’interno della cortina una suggestiva fonte di tracimazione. Si può ammirare il panorama di tutto il Goceano da sempre abitato per la mitezza del clima e la fertilità del suolo, ricco di siti storici archeologici, famosa la vicina Domus de Janas di Luzzanas con nella parete il graffito di un labirinto, cerchi concentrici misteriosi incisi 6000 anni fa.
La coltivazione è attualmente biologica. L’idea di salvare il vigneto è di due amici e colleghi primari medici, amanti del buon vino: Angelo Taborelli e Pino Mulas col figlio Gianluca, spinti dalla bellezza dei luoghi, dal ricordo della festa contadina quando fu impiantato il primo vigneto negli anni 50 e la sfida di produrre un vino unico al mondo, da un vitigno mai dimenticato ma mai degnamente valorizzato. Se ne parla e si scrive tanto dei vitigni autoctoni storici della Sardegna, come l’Arvisionadu, ma a coltivarli, valorizzarli sono in pochi, ma decisi e li coltivano con passione ed amore.
La coltivazione è quasi sempre biologica, la produzione e la resa limitate, la vendemmia sempre manuale: insomma si punta tutto sulla qualità, e non poteva essere diversamente. In tanti incoraggiano e ammirano chi con tenacia valorizza e recupera vitigni quasi estinti, ma poi la legge del mercato non fa sconti, la pubblicità e la presenza alle manifestazioni vinicole ha dei costi difficili da sostenere, i vigneti sono spesso impiantati in zone difficili da raggiungere a causa delle strade di penetrazione agricole lasciate in abbandono, dove quasi sempre non arriva l’acqua pubblica per poter irrigare in caso di necessità.
Difficile, se non quasi impossibile organizzare una nuova strada del vino che forse servirebbe a complicare ulteriormente la già complicata e troppo variegata viabilità dei vini nata per facilitare la conoscenza dell’enologia sarda. Il vitigno Arvisionadu, coltivato da sempre nel Goceano, antichissimo, è solo grazie alla costanza dei motivati piccoli produttori, come la Cantina Arvisionadu, che ha ottenuto riconoscimenti esaltanti in ambito regionale, nazionale ed internazionale, grazie anche all’attenta cura e professionalità dell’enologo Dr. Andrea Pala, presidente dei Giovani enologi Italiani e premiato come migliore giovane enologo.
L’Arvisionadu offre un profilo organolettico unico e affascinante. Ecco alcune delle sue note di degustazione tipiche:
Colore: Giallo dorato brillante, talvolta con riflessi smeraldini.
Profumi: Al naso emergono sentori di fiori gialli come elicriso e camomilla, accompagnati da note di erbe aromatiche locali, come finocchietto selvatico e anice stellato. Si possono percepire anche accenni di frutta a polpa bianca, albicocca e frutta secca.
Gusto: In bocca è fresco, sapido ed equilibrato, con una buona persistenza. La sua acidità vivace lo rende un vino giovane e dinamico, ma con una struttura solida che può evolvere nel tempo.
Caratteristiche uniche: Alcune versioni affinate in legno presentano morbidi accenni tannici e una maggiore complessità aromatica.
Questo vitigno millenario, coltivato con cura e spesso in regime biologico, riesce a catturare l'essenza del territorio sardo, rendendolo un vero gioiello enologico.
Con il suo profilo fresco, sapido ed elegante, è un compagno ideale per molti piatti, specialmente quelli che valorizzano la tradizione culinaria sarda.
Ecco alcune idee per abbinarlo al meglio:
Antipasti: Si sposa bene con formaggi freschi o a media stagionatura, come la ricotta mustia o il pecorino sardo dolce. Ottimo anche con antipasti di mare, come carpacci di pesce spada o gamberi.
Primi piatti: Perfetto con piatti a base di pesce o verdure, come i malloreddus al sugo di frutti di mare o risotti agli asparagi. Anche i culurgiones di patate conditi con burro e salvia trovano un abbinamento sorprendente.
Secondi piatti: Ideale per pesce grigliato, come orata o spigola, oppure per carni bianche leggere, come pollo arrosto alle erbe aromatiche.
Piatti della tradizione: Ottimo con piatti sardi tipici, come la fregola ai frutti di mare o il porceddu accompagnato da contorni freschi.
Dolci: Per il suo carattere versatile, può accompagnare dolci a base di mandorle o miele, come le seadas, grazie alla loro armonia con le note floreali del vino.
Questo vitigno sa catturare l’essenza della cucina mediterranea e si presta a esaltare sapori autentici e genuini.
Cosa aspetti? Ricordate se vi trovate a visitare la cantina, ditegli che vi mando io.
Sono Giovanni Scapolatiello, il Sommelier Napoletano, curioso, ti sfido a trovare un altro vitigno unico come unica è la Sardegna.
Mi trovi su Instagram
Quelle curiose esplorazioni
Leggi
21 Marzo, 2025
Vini e vignaioli italiani uniti in Untold. La prima guida ai distretti del vino
Ritorna “Untold – Quello che non è stato ancora detto del vino”, l’unica guida dedicata ai distretti del vino italiano per raccontare vignaioli, produzioni autoctone e le cantine più esclusive dell’Italia del vino.
La pubblicazione, ideata dal team Decanto, raggruppa le etichette che innalzano il valore della tipicità regionale, dell’identità territoriale e le interpretazioni degli areali vocati alle produzioni autoctone monovitigno. Dopo il grande successo della prima edizione che ha registrato numeri importanti per l’editoria del vino italiano, con la partecipazione di 550 aziende e 1508 campioni in assaggio Untold, si riaprono gratuitamente le adesioni alle cantine nazionali. Le iscrizioni sono ufficialmente aperte a tutte le realtà vitivinicole che vogliono entrare a far parte della prima pubblicazione italiana che mette insieme vino, turismo e design in formato cartaceo e digitale. E’ possibile inviare la candidatura entro e non oltre il 20 aprile compilando il modulo dal link al sito decanto.wine (https://decanto.wine/untold-linee-guida/#Come_Partecipare) oppure scrivendo a info@decanto.wine per ricevere ulteriori informazioni.
I campioni saranno valutati alla cieca e orizzontalmente da una commissione altamente specializzata e rappresentata da enologi, giornalisti e operatori di settore, assieme a figure tecniche impegnate per selezionare le realtà che meglio esprimono terroir, vitigno, annata, inseguendo il parametro qualitativo e i principi della tradizione. Il progetto editoriale è incentrato sui vini che esprimono in maniera autentica il terroir di provenienza e le aziende in grado di proporre un turismo enogastronomico esperienziale.
I risultati e gli esiti saranno annunciati nella presentazione della seconda edizione e in occasione della cerimonia di premiazione per i vini delle categorie “Migliori Vini – Tre Cavatappi”, “Migliore Rapporto Qualità – Prezzo”, “Miglior Vino da Evoluzione”, “Miglior Vino Gastronomico”, “Vino più originale” e per le aziende vitivinicole delle sezioni “Migliore Cantina”, “Migliore Cantina Emergente”, “Migliore Cantina da Visitare”, “Migliore Cantina a conduzione familiare”. Inoltre, anche quest’anno, una giuria formata da designer e artisti italiani assegnerà il premio “Migliore Etichetta” per decretare le migliori etichette in base ai criteri di concept e innovazione, enfasi ed equilibrio, consistenza e contrasto, gerarchia e chiarezza. Inoltre, Untold conferirà il premio “Cellar Door” alle aziende attive nel settore della ristorazione che offrono studiate carte dei vini e meglio esprimono varietà geografica, numero di referenze, tipicità regionale, ordine design e fruibilità.
Da quest’anno, Untold affianca al mondo del vino quello del travel, aprendo nella seconda edizione, la promozione dell’hospitality e percorsi di enoturismo integrato al territorio, esperienziale e gastronomico, inserito nella sezione “On Tour”, archivio dedicato alle aziende che meglio esprimono i criteri di accoglienza accessibilità, servizi offerti, posizione geografica.
La Redazione
Leggi
21 Marzo, 2025
Conti d’Attimis Maniago. Fabio, un passo per volta
‘O sanghe. Il sangue.
Nella smorfia napoletana il sangue fa 18 e il 18 è, notoriamente(!), tra due numeri particolari con altrettanto particolari significati: Il 17, la disgrazia; il 19, la risata. Meraviglioso a pensarci bene. Il 17, la disgrazia, richiama la morte; il 19, la risata, la gioia di vivere, la vita stessa. Il sangue è scorre tra la vita e la morte, tra l’abisso dell’oblio e la voglia di vita pura. Senza sangue si va verso il 17, con il sangue che pulsa nelle vene, verso il 19. Ed è per questo che il sangue è vita. Quella che si trasmette di generazione in generazione. Contraddistingue una famiglia, una stirpe. Financo la cittadinanza come vuole lo Ius sanguinis.
Ora vi starete chiedendo dove voglia andare a parare con questa premessa. Beh, nella vita ci sono delle coincidenze. Quelle che fanno si che un particolare non sia messo li per caso. Magari è un vero caso, però quando lo si nota, gli si da un significato particolare.
Io sono la diciottesima generazione che lavora in azienda qui a Buttrio. L’azienda è nata il 15 febbraio 1585 a seguito di un matrimonio, quando Lavinia Freschi di Cuccagna sposa un uomo che si chiama Pompeo di Maniago. Lei porta in dote l’azienda come casa forte ovvero struttura a difesa del castello che passava di linea maschile
Fabio d’Attimis Maniago è la diciottesima generazione di una nobile famiglia, i Conti d’Attimis Maniago, una azienda che produce vino dal più di 500 anni in quel di Buttrio, un piccolo comune a pochi km a sud est di Udine. Una sorta di avamposto delle colline che salgono fino all’Abbazia di Rosazzo per poi sconfinare in Slovenia. Il Friuli, quello vero.
Qui si è sempre fatto vino anche se abbiamo notizie da quando le terre entrano in possesso della famiglia. Se uno fa attenzione sulla bottiglia è citato un estratto del nostro archivio che dice che già nel 1524 si faceva vino. Il 21 giugno del 1524 un vasel di vino è stato venduto da un oste del quartiere di Udine, borgo Acquilea.
Avete mai visto qualche film della saga di Harry Potter? Il maghetto uscito dalla penna di quel genio letterario che è J.K. Rowling? Orbene, ad Hogwarts, la scuola di magia, appesi alle pareti c’erano distese di quadri fatati cha si animavano a loro piacimento. Non c’è da stupirsi quando si parla di maghi e magia.
Cosa c’entra Harry Potter con d’Attimis Maniago?
Fabio, ecco cosa c’entra. Lo guardi e, barba a parte, è lui, il maghetto di Harry Potter. Non solo per l’aspetto fisico che lo potrebbe anche accostare (ma solo da un punto di vista visivo) a Nanni Moretti, ma anche e soprattutto perché sembra quasi fuori posto, come membro di una casata nobile, ad occuparsi di vino. Il suo aspetto minuto. Lo sguardo attento dietro gli occhiali. Il sorriso delicato. I modi di fare colmi di gentilezza e affabilità.
Ecco, sembra. Perché poi ad essere attenti si capisce quanto un ragazzo di quasi ventotto anni abbia più cognizione di causa di persone con più vendemmie sulle spalle.
Sarà che è cresciuto in cantina. Tra filari e botti respirando, ancor prima del latte, gli effluvi del vino.
Quando sono arrivato in azienda, tre anni fa dopo aver studiato economia a Trento e poi lavorato per un periodo da Lunelli in Ferrari, ho controllato e visto il materiale pre esistente per farlo mio. Ho trovato una vecchia intervista del 2001. Io sono del 1997 e avevo quattro anni. Il giornalista raccontava della visita in cantina seguito da mio papà e ad un certo punto arrivano nella zona delle barrique. È un racconto. Il giornalista scrive che stavamo guardando le botti e mi spiegavano delle botti, delle preferenze per le tostature ecc. Poi, dietro una barrique ho notato che c’era una macchinina. Papà si è scusato ma io gli ho detto di non doversi scusare perché se i figli giocano già nella barricata in tenera età, crescono bene. Noi abitiamo in azienda. Per me è sempre stato un viavai di botti, trattori, vino. Giocavo in cantina. Non mi è mai stato detto che avrei dovuto fare questo. È stato tutto naturale.
Una persona posata e che posa le parole. Non le pesa. Le mette giù con garbo e delicatezza come se fossero pesate. C’è educazione e rispetto nelle sue parole. Educazione che deriva probabilmente dalla famiglia e dal contesto. Rispetto per ogni cosa che ha intorno e per la responsabilità che in qualche modo sente su di se. Portare avanti una azienda che ha così tanti anni è un onore e, soprattutto, un onere.
Ho un fratello minore che sta studiando enologia a Milano. Dell’azienda si è occupato oltre papà e nonno anche lo zio Gianfranco. È stato forse il primo che ha dato impulso alle attività. Ho avuto poco modo di conoscerlo per una questione anagrafica.
Anche se può sembrare anomalo, Conte d’Attimis Maniago è una azienda a conduzione familiare dove tutti fanno tutti e tutti hanno fatto. Lo spirito friulano in fondo.
Io mi occupo prevalentemente di estero perché prima di cominciare l’università ho fatto due anni in Inghilterra. Parlo inglese e tedesco. Papà è più di vecchia scuola perché parla il Francese che poi è la lingua del vino. Quando si parla con un distributore o un ristoratore, noi abbiamo circa ventitré tipologie di vino. Il Pinot Grigio ad esempio noi lo proponiamo in bianco e in ramato. La Ribolla Gialla ferma, Charmat e Metodo Classico. Far assaggiare tutto ad un cliente è un lavoro lungo dunque occorre intuire le esigenze del cliente. Magari gli faccio una pre selezione utile a non sbattere la testa. Ma siamo una azienda famigliare dunque faccio tutto. L’altro giorno ero a caricare cartoni per una spedizione.
Si direbbe che Fabio è uno di quei ragazzi con la testa sulle spalle. Non si scompone. Non ha tentennamenti. È deciso mantenendo comunque un aplomb invidiabile. Di certo non c’è nulla fuori posto in lui e nelle sue parole. Agisce solo quando sa di poter apportare un contributo. Grande saggezza!
Non ho una preparazione tecnica e sono molto sincero sulla cosa. Non mi sento a mio agio a influire nelle scelte tecniche. Però devo esprimere una opinione perché è necessario capire come si sta lavorando. Altrimenti tanto vale vendere CocaCola.
Deve esserci un legame con ciò che si produce. Andare a vedere cosa accade in campagna è fondamentale e Fabio non si tira indietro. Al contempo sa che poi, per intervenire, servono persone competenti. Lui lascia fare. Rispettando i ruoli.
Anche questo è educazione e rispetto per una azienda che ha fatto della sperimentazione, dunque della valorizzazione delle competenze, un vero Credo.
Siamo stati tra le prime azienda ad avere dei cantinieri in cantina. Tra i primi ad avere un enologo laureato che sapeva fare il vino da un punto di vista tecnico. Siamo stati tra i primi ad utilizzare la temperatura controllata nella fermentazione. Oggi immancabile ma negli anni 40 e 50 non era cosi scontato. Siamo stati tra i primi ad avere una linea di imbottigliamento fissa. Si sperimenta. Alcune cose vengono bene altre non necessariamente bene. Avevamo sperimentato la temperatura alta per fare invecchiare prima il vino. Oggi sappiamo che non si può fare ma lo sappiamo solo sperimentando.
Stessa cosa con la vendemmia meccanica. Siamo stati i primi in regione a comprare una vendemmiatrice meccanica perché all’epoca non si sapevano gli effetti sulla qualità della vita, sulla longevità del raccolto. Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e coinvolgendo negli studi l’istituto di Conegliano. Adesso sappiamo come muoverci. L’esperienza secolare è il vero asset di questa azienda. Una tradizione molto lunga.
Sperimentare. Certo, non è semplice farlo quando si è una piccola azienda, magari a conduzione completamente familiare. Se sei grande, almeno per il territorio che ti ospita, allora puoi fare tanto. Sì dovrebbe utilizzare il “devi”. Ma nulla è dovuto a questo mondo. Ci si affida alle persone illuminate che si incontrano sul proprio cammino.
Già nel 1630 abbiamo documenti del Conte Paolo di Magnago che ristruttura vigenti e rifà gli impianti secondo quelli che erano i dettami dell’epoca. Quella che posso definire la storia più importante, anche se è difficile parlare di storia per una azienda che ne ha tanta, è il ventesimo secolo. Dal 1900 si comincia a parlare di vino e coltivare il vigneto in maniera più scientifica. Io sono la diciottesima generazione ma il nostro enologo Francesco Spitalieri e figlio del nostro precedente enologo. Una persona che entra in azienda sapendo già tutto. Sa come si è sviluppata in un certo modo. Una visione più profonda.
Un senso di famiglia allargato che si unisce a praticità e continuità. Un modo perché ciò che fa parte della Storia non si fermi in una sorta di flusso senza fine. Succedeva spesso nell’antichità. Bello, per certi versi, sapere che accade anche oggi.
Quando si parla di sperimentazione si ha la percezione sia qualcosa che rimane a chi la fa traendone i benefici. Non fosse altro perché richiede tempo e denaro. Per Fabio e la sua famiglia è invece voluto dire mettere a disposizione della comunità ciò che si è scoperto.
Condividere dopo aver sperimentato.
A livello dimensionale andrebbero messi degli asterischi. Per il Friuli cominciamo ad essere una azienda con una superficie interessante. Non sarebbe cosi in Veneto. Eravamo a cena tre produttori veneti e tre friulani. Chiacchieravano e dicevano: quella è una cantina piccola fa solo un milione di bottiglie. Ci siamo guardati e abbiamo alzato le spalle.
I vini della Conti d’Attimis Magnago, come da tradizione friulana sono per la quasi totalità monovarietali.
Poi qualche blend lo facciamo. Il Brolio 80% Friulano e Pinot Bianco lo volevo per valorizzare i vigneti dell’azienda che hanno in media 45 anni. Abbiamo un impianto di Merlot del 1929 e non ho alcuna intenzione di espiantarlo anche se è un problema con il trattore. Abbiamo un vecchio vigneto di Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia vendemmiamo tutto assieme e vinifichiamo con la stessa massa. È stato un assaggio continuo coinvolgendo tutta la famiglia.
Questo è il Brolio. Ronco Brolio per la precisione. Un vino che ammiri già nel calice per quel suo giallo paglierino che vorrebbe essere dorato. Ma è un friulano e non deve certo farsi bello. È sostanza e questo deve dimostrare. Anche il passaggio in botte non lo scalfisce. Lo rende certo più rotondo anche nei sentori ma poi arriva la mineralità a dirti da dove proviene. La paglia, il fieno, il timo, la salvia, l’acacia. Tutto ricorda la campagna e quelle latitudini. La botte ha donato sentori di camomilla e del limone trasformato in lime, gli aghi di pino che il vento trasporta, il legno del cedro che si tende. Sentori che cambiano ad ogni sorso così che la bocca deve urlare per ricevere.
Il sorso è avvolgente e verticale. All’inizio l’ampiezza predomina sapendo di ambra antica e legni speziati. Poi trascina giù in verticale verso freddi abissi. Più che un’onda, un placido torrente che termina in una cascata, dura e verticale, a precipitare verso il basso per poi riemergere e continuare il viaggio. Come un docile compagno che non continua a stupire, ad ammaliare e a mutare ogni volta che si assapora.
La Ribolla Gialla in purezza sa di Friuli dalla bottiglia, al calice, al naso, all’assaggio. Un percorso imprescindibile e ben realizzato.
I sentori di agrumi, fieno appena tagliato, i frutti tropicali si fondono con la minerale balsamicità per un bouquet semplice e preciso. Senza fronzoli ma efficace. La pesca bianca, il timo, la salvia e la mentuccia, nobilitano, rinfrescano. Aggiungono qualcosa in maniera leggera ed elegante per poi ritrovarsi nel sorso che sa quasi di limone affumicato. Fresco e con una bella persistenza a stuzzicare il palato grazie a quella mineralità già evidente al naso.
Infine il Tazzelenge che sa in tutto e per tutto di Friuli per quel carattere intenso e duro. Ma che sa sciogliersi in un caldo abbraccio. Sono sempre stato affascinato da questo vino già dal significato tagliente del nome. Si adatta perfettamente al Friuli. Ma solo se non lo conosci e non conosci le persone. Già, perché quella asprezza è solo apparente, superficiale. C’è bisogno di conoscenza, frequentazione, tempo. Ecco allora che il Tazzelenghe di Conte d’Attimis Maniago aspetta a lungo in botti prima di essere considerato pronto. Anche se pronto per un Tazzelenghe vuol dire poco e molto.
Già il naso infatti lascia intravedere qualcosa di succoso e fine ma aspro con le fragoline di bosco, l’arancia rossa e la pesca. Certo, c’è il balsamico ad amplificare ma poi, quando non te lo aspetti, arrivano note quasi burrose di cannella, noce moscata, liquirizia, cioccolata. La ciliegia emerge prepotente insieme alla erbe alpine che si confondono in un mazzolin di fiori. Sono quasi in confusione per un Tazzelenghe se devo dirla tutta. Confusione che ridiventa certezza al sorso. È lui, è il Tazzelenghe, con il tannino che spinge e la freschezza che si fa sentire. Però poi la sensazione è quella di una caramella balsamica. Avete presente quelle caramelle dure che conservano all’interno un succo di incredibile piacevolezza? Si esatto, di quelle per le quali il morso è quasi un obbligo visto che non si riesce a succhiarle fino a rendere l’involucro così sottile da romperlo.
Arriva l’apoteosi della ciliegia e della fragola pulita dalla freschezza e ruvidità del tannino nonché dalla marcata mineralità. La persistenza non può che essere lunga ma ciò che mi rimane in bocca è una piacevolissima sensazione: come quei rossetti alla ciliegia e fragola che rimangono impressi nella memoria dopo un lungo bacio.
Determinato, deciso ma con emozioni piacevolissime.
La vasta produzione avviene grazie ad una tenuta di ben 86 ettari che ha assoluto bisogno di persone. Competenti e appassionate.
O salgo sul trattore o mi metto sul computer. Poi ci sono le competenze. Uno non può essere laureato in economia, marketing, agronomia, enologia, ecc
Una persona saggia nonostante la sua giovane età. Sì capisce che viene da una famiglia posata e con i piedi ben piantati per terra. La necessità di portare avanti un lavoro e una azienda senza possibilità di fallire. Nemmeno contemplata. Non esiste che una tenuta che ha quasi seicento anni possa in qualche modo fallire. Non è possibile. Anche se ventitré etichette sono davvero un pò troppe da gestire.
Sono troppe si. Non ho nessun problema ad ammetterlo. È frutto di una viticoltura che è da poco tempo improntata a vino di qualità. C’è stato un momento che occorreva capire cosa potesse esprimersi meglio qui. Se mi sposto di cinque km le condizioni climatiche e di terreno possono cambiare drasticamente. La scelta che prendo qui non è detto che si applichino altrove.
Sperimentazione anche in questo ovviamente. Un modo per capire cosa il territorio potesse offrire.
Sono venti anni che lavoriamo lentamente per sfoltire. Un lavoro iniziato da mio padre quando è entrato in azienda. Ha eliminato il rosato, il Traminer. L’ultimo decesso è stato lo Chardonnay.
Due linee ben distinte, Conte d’Attimis Maniago e Casali Maniago che sono emanazioni della conformità stessa del territorio. Vitigni tipicamente territoriali come Friulano, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, Malvasia istriana tra i bianchi; Refosco, Schioppettino, Tazzelenghe tra i rossi, che si affiancano agli internazionali Sauvignon, Pinot Grigio, Merlot, Cabernet, Pinot Nero. Ovviamente non può mancare il Picolit. Siamo sempre in Friuli.
La nostra azienda si articola in un corpo unico che si divide in due pendii con composizione diversa. La parte di collina che è la tipica Ponca friulana e quella pedecollinare che ha una prevalenza di argille. Due terreni diverse e due tipologie diverse. Queste hanno dato luogo a due linee diverse con due etichette diverse per non creare confusione.
Nessuna voglia di espandersi. Nessuna necessità di andare alla ricerca di particolari cru o vitigni. Ce ne è a sufficienza. Anzi, sarà un processo di focalizzazione territoriale. Come è giusto che sia.
Lentamente elimineremo tutte le varietà internazionali per dare risalto a quelli autoctoni. Poi arriveranno i cru.
Fabio si dimostra sempre più lineare e posato. Nessun tipo di follia, grilli per la testa o alzate di ingegno. Il carattere è quello della famiglia e, come dice lui stesso La mela non cade lontano dall’albero. Ha preso una sorta di testimone dal padre. Un testimone che lui stesso dovrà custodire e consegnare. Continuità. Questo si richiede a chi fa parte di una famiglia con una storia come quella dei d’Attimis Magnago. Si può avere una visione diversa ma magari rimane nel cassetto. Solo così non si stravolge il percorso. Una sorta di crescita sobria, di quelle che avvengono senza che nessuno se ne renda veramente conto.
Quando si parla di un vino ci sono tre fattori che determinano il risultato. Il clima e sulla superficie è molto uniforme. Il terreno e abbiamo già parlato anche se ci sarebbe da parlare dell’altitudine. Poi l’uomo. La nostra produzione è diversa da altri. Ho una idea di cosa deve essere il friulano per come si esprime qui. C’è sempre una fortissima impronta stilistica data dalla azienda.
Fabio si trova a suo agio perfettamente in tutto ciò. Il futuro lo vede in continuità. Il lavoro su una azienda storica è rimanere coerenti con il passato ma sempre aggiornati. La storia si evolve.
Noi facciamo circa trecentocinquantamila bottiglie su entrambe le linee e se qualcuno mi dice come sta andando il mercato io gli dico di chiedere a qualche altro perché certamente non posso influire. Il trenta per cento venduto fuori Italia. Per una azienda storica la crescita è lenta ma costante. Un perimetro definito che è la storia e da li non si esce. Rimanere cosi come si è evolvendosi. Senza stravolgere la storia.
Una storia che deve, necessariamente, continuare. Fabio lo sa e lo vive senza alcun tipo di costrizione. È la sua famiglia. È la sua vita.
Tra venti anni mi vedo con i capelli più bianchi. Sempre qui a fare più o meno questo. Pensando a chi viene dopo di te. Un passo alla volta.
Un passo per volta. Per altri 500 anni.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
20 Marzo, 2025
Antica Bottega del Vino da Verona a Cortina d’Ampezzo
L’iconico locale porta la sua filosofia enogastronomica nel cuore delle Dolomiti con una nuova apertura firmata da Famiglie Storiche
Cortina d’Ampezzo si sta preparando a diventare la capitale mondiale dello sport invernale con i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026. In questo contesto di forte sviluppo, l’Antica Bottega del Vino, storico locale veronese di proprietà di Famiglie Storiche e baluardo della cultura del vino in città, annuncia un importante investimento: l’apertura di un nuovo ristorante nel centro storico della Regina delle Dolomiti, prevista per la stagione invernale 2025-2026.
Celebre per la sua carta dei vini da record – considerata tra le 96 migliori al mondo e premiata per il ventunesimo anno consecutivo con il Grand Award di Wine Spectator – l’Antica Bottega del Vino è di proprietà di dieci Famiglie Storiche, custodi della tradizione enologica dell’Amarone (Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi e Zenato). La sua carta dei vini accoglie oggi circa 21 mila referenze con una grande profondità di annate, rendendola così un modello di eccellenza ed esclusività che i cultori del vino di tutto il mondo presto potranno apprezzare anche nel cuore delle Dolomiti.
Sabrina Tedeschi, Presidente dell’Antica Bottega del Vino
Questo investimento rappresenta un’importante opportunità per la nostra realtà. Il ristorante a Cortina sarà la vetrina internazionale d’eccellenza per raccontare e promuovere la tradizione di quella che è considerata da molti una pietra miliare dell’enogastronomia veneta.
L’apertura si inserisce in un momento di grande fermento per la località ampezzana che sta diventando il nuovo “place to be” italiano in vista delle future Olimpiadi. Oggi la città accoglie già la realizzazione di importanti lavori di riqualificazione delle infrastrutture sportive e di quelle destinate all’accoglienza di prestigio, oltre a numerosi progetti di viabilità che renderanno la Perla delle Dolomiti il fulcro dell’ospitalità montana e sportiva dei prossimi anni.
Il Direttore Luca Nicolis
Siamo entusiasti di portare l’eredità storica di uno dei punti di riferimento per l’enogastronomia della città scaligera in un centro di prestigio come Cortina che, con le Olimpiadi 2026, sarà sotto i riflettori del mondo intero. l nuovo locale sarà un vero e proprio prolungamento dell’esperienza veronese: la stessa garanzia e sicurezza che hanno reso celebre l’Antica Bottega del Vino verranno riproposte in una cornice diversa: la continuità è la chiave.
Antica Bottega del Vino
Nata nel 1500 durante la Repubblica di Venezia, Antica Bottega del Vino prende il suo attuale nome nel 1890 con i Fratelli Sterzi, che mantengono l’affascinante stile ottocentesco, caldo e caratteristico che vediamo ancora oggi. Il locale diventa così uno dei punti di riferimento per la scena culturale di fine Ottocento e per gli amanti del vino, accogliendo ai suoi tavoli poeti, musicisti, letterati e artisti come Boccioni, ma anche giornalisti che vi si rifugiavano dopo una giornata in redazione. Nel 1957 il locale venne acquistato dalla famiglia Rizzo-Grigolo e si concentrò soprattutto sull’attività di ristorazione fino al 1987 quando arrivarono sulle scene Severino Barzan, che successivamente portò il modello della Bottega a New York con Giovanni Pascucci suo socio. La proprietà nel 2010 passa nelle mani delle allora undici Famiglie Storiche, che acquisiscono la Bottega del Vino salvaguardando la tradizione enologica del luogo simbolo di Verona.
Famiglie Storiche
Famiglie Storiche è un’Associazione nata nel giugno del 2009 dall’unione di dieci storiche cantine della Valpolicella e che oggi, con l’uscita di Venturini e l’arrivo di Bertani, conta tredici soci: Allegrini, Begali, Bertani, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, e Zenato. Tutti i membri sono prestigiose aziende vitivinicole che da generazioni sono testimoni attive del “mondo Amarone” e che condividono la stessa visione, basata su storia, artigianalità, legame col territorio e volontà di aumentare la conoscenza nazionale e internazionale dei vini prodotti in Valpolicella. Dieci aziende di Famiglie Storiche sono oggi proprietarie dell’Antica Bottega del Vino di Verona.
Simone Giramondi
Leggi
20 Marzo, 2025
Il Fiano parla toscano
Sterpeti: la nuova espressione di Tenuta Il Quinto che racconta il Fiano in Toscana
Se il Fiano potesse parlare, oggi avrebbe un leggero accento toscano. Tenuta Il Quinto lancia questo mese il suo nuovo vino bianco, Sterpeti, frutto di un progetto visionario che unisce tradizione e innovazione vitivinicola.
La famiglia proprietaria di Tenuta Il Quinto ha sempre nutrito una profonda passione per il Fiano, vitigno nobile e identitario del sud Italia. Quando si è presentata l’opportunità, non ha esitato a piantare quattro ettari di questa varietà nel cuore della costa toscana, nella località di Sterpeti, dove sorge la tenuta, sfidando le convenzioni e puntando sulla straordinaria capacità di adattamento di questo vitigno.
Valentina Del Bello, enologa da sempre a Tenuta Il Quinto
Il Fiano è noto per la sua coltivazione in Irpinia, dove il Fiano di Avellino DOCG è un punto di riferimento. Cresce bene su terreni vulcanici e in climi freschi, ma in Maremma la sfida è diversa: esposizione e gestione della chioma sono essenziali per preservarne la complessità. Grazie alla sua acidità naturale e alla maturazione tardiva, riusciamo a vendemmiarlo a settembre, tra i primi rossi e le Syrah, mantenendo freschezza ed equilibrio. I grappoli sono di dimensioni medio piccole, dalla buccia spessa. Noi lo coltiviamo a guyot per garantire una produzione più costante negli anni.
Vittoria Saby, proprietaria di Tenuta Il Quinto
Ci affascina la complessità che i vini bianchi possono sviluppare con l’affinamento. Con Sterpeti pensiamo di avere il tipo di prodotto con il potenziale giusto per rispondere a questa sfida
Il microclima temperato e la brezza marina favoriscono un’espressione elegante e minerale, conferendo a Sterpeti un’identità unica. In un’epoca in cui il cambiamento climatico impone nuove strategie ai viticoltori, la scelta del Fiano in Toscana si rivela particolarmente lungimirante. Si tratta infatti di una varietà naturalmente resistente alle alte temperature, capace di mantenere freschezza ed equilibrio anche nelle annate più calde. Un perfetto esempio di come la viticoltura possa evolversi per affrontare le sfide del futuro.
Sterpeti, il Fiano di Tenuta Il Quinto, si presenta con una vibrante acidità, una struttura avvolgente e un profilo aromatico in cui spiccano note di agrumi, fiori bianchi e mandorla. Un vino che racconta la storia di una famiglia, di un territorio e di un percorso in continua evoluzione.
Damiano Antonelli
Leggi
20 Marzo, 2025
L'ALTRA TOSCANA 2025
IL COSA E IL DOVE
Il 20 Febbraio scorso, un’ALTRA TOSCANA (posto che ne esista una) ha presentato a un nutrito gruppo di giornalisti e addetti del settore le proprie novità.
Una Toscana fatta di 13 Consorzi tra Dop e IGT che racconta Territori diversi da quelli comunemente battuti dagli assaggi dei più, che spazia dal mare all’aria frizzante delle Alpi Apuane e che sa in molti casi sorprendere.
GLI ASSAGGI
Avevo tempo a disposizione e intenzioni bellicose e dunque ho assaggiato tanto (il “quanto ho il pudore di non dirvelo) ma assolutamente non tutto.
Viaggiando a bordo dei tanti bicchieri ho avuto conferme e sorprese (non sempre positive) e sono riuscito a lanciare uno sguardo abbastanza d’insieme sulle poliedriche interpretazioni enoiche di una Regione vasta e variegata.
Ho voluto approfondire il discorso “Syrah di Cortona”, rinfrescarmi le idee su Rufina, tenere i piedi per terra in quel della Maremma, sfogliare il Sangiovese senza dimenticarsi che a Carmignano gli internazionali sono importanti, rinfrescarmi le idee con 4 batterie di vini bianchi e sorvolare presto (ahimè) sui rosati.
Rispetto allo scorso anno mi è sembrato di poter apprezzare una crescita identitaria in quelle produzioni (e non sono poche) che ancora sembrano avere qualche remora a staccarsi dalla Toscana dell’immaginario comune ma, non essendo un gran conoscitore della regione, forse è solo un’impressione.
Comunque, se è stato impegnativo assaggiare, lo è stato di più mettere nero su bianco i miei soliti consigli.
Adesso tocca a voi darVi da fare!
Vi lascio dunque alla mia ormai solita classifica (stavolta un po’ più lunga del normale), una “TOP TEN” cui ho accostato ben 18 etichette che hanno soltanto sfiorato i 90 Punti.
L’invito è sempre quello: leggete, assaggiate, criticate, suggerite e…condividete.
I PEZZI DA NOVANTA
– CARMIGNANO DOCG 2022, TENUTA LE FARNETE: scuro e mentolato aggiunge cioccolato al balsamico per darsi un’idea di After Eight prima di raccontare di more mature, amarene succose e spezie dolci.
Sorso caldo e velocissimo nel volerne una replica, che evidenzia tannini forse fin troppo eleganti e con un finale che è un panorama sui descrittori olfattivi.
90 Punti.
– VINSANTO DI CARMIGNANO DOC 2017 RISERVA, TENUTA DI CAPEZZANA: un olfatto che è battaglia.
Dolcezze e sottili amaritudini combattono in campo aperto.
Cotognata vs. scorza d’agrume candita, fichi secchi vs. mallo di noce…
Poi miele di castagno e crème brulée si alleano e tirano dalla loro anche il tabacco per nascondere un’idea di oliva nera che prova ad alzare la testa.
Il sorso è un matrimonio d’amore tra dolcezza e acidità, un idillio senza fine con un lungo finale tra mandorle pasticcere e spezie d’Oriente.
93 PUNTI.
– CHIANTI RUFINA DOCG “VIGNA ALLA STELE” TERRAELECTAE 2020 RISERVA, FRASCOLE: profuma di rose e di viole, ma anche di pendii erbosi e caprette, di china e di inchiostro, di more, di legni nobili e cacao.
Sorso ricco di polpa, sostanzioso, profondo, con i tannini a vivacizzare e l’arancia sanguinella a chiudere (senza dimenticarsi delle amaritudini di cacao).
91+ Punti.
– CORTONA DOC SYRAH “KLANIS” 2021, DAL CERO TENUTA MONTECCHIESI: immaginate di cadere in un fitto cespuglio di rosmarino e di alzare la testa per scrutare l’orizzonte…
Vedrete, neppure troppo lontano, un camino, e il vento vi porterà assieme al fumo il respiro dell’anice, la gentilezza delle rose, sottigliezze di pepe e freschi rintocchi di timo e lavanda.
Sorso che regala calore, sostanza, il ritmico tamburellare di decisa sapidità e tannini adeguati e un finale lungo da doverne parlare.
Da bere ascoltando THE RIVER di BRUCE SPRINGSTEEN.
91 Punti e il mio premio “SURPRAIS”.
– CORTONA DOC SYRAH “IL CASTAGNO” 2022, FABRIZIO DIONISIO: meno boschivo di quanto lo ricordassi nell’annata precedente propone un naso di ingarbugliate freschezze balsamiche e l’invito a districarne i dettagli.
Ecco allora comparire l’After Eight e le violette, il mirtillo e la scorza d’arancia, il tabacco e l’eucalipto, la liquirizia, il cassis.
La mineralità è un soffio che invita a quel sorso che trovate abbraccioso e suadente.
Vestito di elegantissimi tannini danza senza inciampi sul palcoscenico della sapidità e della freschezza e lascia che il sipario si chiuda ricordando frutta e balsamicità.
90 Punti.
– CORTONA DOC SYRAH “CUCULAIA” 2020, FABRIZIO DIONISIO: non può mancare il bosco che cela il cuculo, ma qui siamo al suo limitare cespuglioso, ricco di piccoli frutti di cui fare deliziose marmellate; e se non mancano i fiori rossi, le spezie e le freschezze balsamiche, sono le scure note del caffè tostato ad avere l’ultima parola.
Il sorso ha le spalle del taglialegna, la sua ascia di tannini affilata di freschezza e il calore del fuoco davanti cui sedersi a fine giornata.
Un vino di grande sostanza.
Da bere ascoltando GIMME SHELTER dei ROLLING STONES.
90 Punti.
– MAREMMA TOSCANA DOC CILIEGIOLO BIO “RINO” 2023, ALBERTO MOTTA: subito solare, profuma di gerani e frutta rossa croccante.
Si scurisce poi, mostrando il lato oscuro di una luna speziata e ferrosa, balsamica di tè, liquirizia ed eucalipto, amaricante di china e rabarbaro.
Succoso, spigliato, leggero, fresco, sapido, gustosissimo, dissetante…cercatene voi altre.
Da bere ascoltando E CANTAVA LE CANZONI di RINO GAETANO.
90++ Punti.
– MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG 2019, PODERE MONTALE: se non mancano le ciliegia e i frutti di bosco, sorprende per quella sua anima ortolana che rivela sedano rapa, ravanello e lattuga prima di chiudere su timo e salvia accennando pure a un ché di cannella.
Sorso morbido, ravvivato costantemente dai tannini ben tessuti e che, in bella progressione, ripropone nel finale i descrittori olfattivi.
90+ Punti.
– MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG “AD AGIO” 2019 RISERVA, BASILE: forse non centratissimo (oppure troppo), propone al naso un nodo gordiano di vulcanica mineralità (manca solo Belzebù), vegetalità balsamiche, spezie d’Oriente, frutta rossa sotto spirito e agrumi, tostature…
Ho dimenticato qualcosa?
In bocca è dinamico, scattante, mostra freschezza esuberante e sapidità aggrappata, tannini intriganti e succosità d’arancia si danno la mano e, nel lungo finale, rispolvera il tabacco e la frutta ubriaca.
92 Punti.
– TOSCANA IGT ROSSO “TRESSE ANFORA” 2021, ARRIGHI: olfatto di complessità disarmante, sa di mare ma s’aggrappa alla terra (sarà per via dell’anfora?), ci trovate le alghe, i banchi di pesce azzurro, i muscoli…
Ma anche le olive nere, il mallo di noce, il bosco resinoso con i suoi piccoli frutti, il pepe…
In bocca si impone senza invadere mostrando eleganza non sospetta e attesa agilità, educatissimo nel solleticare con i tannini (nonostante il Sagrantino) e intrigare con le spezie.
Chiude ferroso, di quasi ruggine se penso al mare, a sottolineare con orgoglio il Territorio da cui nasce.
Da bere ascoltando HEY HEY, MY MY (INTO THE BLACK) di NEIL YOUNG.
91 Punti? Almeno!
– TOSCANA IGT ROSSO “SIEPI” 2022, CASTELLO DI FONTERUTOLI: meno d’impatto rispetto all’annata precedente propone con cura lo scuro delle spezie e l’ombra di un sottobosco illuminato poi dai piccoli frutti.
Lascia poi che l’attenzione si sposti a Oriente, verso i legni esotici e il tè prima di chiudere su freschezze di erbe aromatiche e brezze balsamiche.
Sorso di mirabile coerenza ed equilibrio, privo di incertezze e con un finale senza fine che sa di china e campagna.
90 Punti.
– TOSCANA IGT ROSSO “GIUSTO DI NOTRI” 2023, TUA RITA: cercateci quello che volete, lo troverete sicuramente!
Il mio sentiero mi ha fatto incontrare frutti e funghi nel sottobosco, il selvatico della cacciagione al suo limitare, la freschezza dissetante dell’arancia amara e quella grassa dell’After Eight, le spezie del lontano oriente, e il ferro delle miniere.
Difficile portare il peso della propria nobiltà con tanta leggerezza!
Mai sopra le righe, quasi dimesso eppure di imbarazzante presenza.
Fresco e sapido quanto vorreste torna a nascondersi nel bosco nell’infinita chiusura lasciandoVi di stucco prima che Vi lanciate di nuovo al suo inseguimento.
Da bere ascoltando FIRST WE TAKE MANHATTAN di LEONARD COHEN.
94 Punti (e, forse, sono pochi).
I QUASIQUASI
– CARMIGNANO DOCG 2022 RISERVA, PIAGGIA: more mature come se piovesse, confettura di ciliegie e poi balsamicità di tabacco, mentolo, alloro e ginepro su uno sfondo di terra umida e resina.
In bocca il sale lo rende quasi piccante, i tannini fanno bella mostra di sè e la freschezza giova a un allungo speziato e boschivo.
90- – Punti.
– CARMIGNANO DOCG “IL CIRCO ROSSO” 2021 RISERVA, FABRIZIO PRATESI: profuma di legni nobili e di un Oriente che è spezie, tappeti e narghilè.
Il sorso riempie senza stancare e freschezza e tannini rendono dinamica la beva e allungano l’elegante finale.
Quasi 90 Punti.
– CORTONA DOC SYRAH “APICE” 2021, STEFANO AMERIGHI: davvero mi sembra un peccato averlo tolto così giovane dal suo esilio in vetro.
Si, perché adesso è tutto freschezze e smancerie, il bosco, l’eucalipto, i piccoli frutti, l’amarena in confettura l’unica concessione al tempo che matura.
Ma c’è un resto di mistero, e di attesa, l’Oriente dei tappeti volanti e la poltrona polverosa davanti al camino.
Il sorso impattante ma di inesorabile delicatezza.
È fortuna di freschezza e tannini, ché altrimenti sazierebbe senza dissetare.
E dunque lo bevete e lo ribevete, un succo di terra che è frutta croccante e schegge di grafite.
Da bere ascoltando SHE SELLS SANCTUARY dei THE CULT.
Onestamente vale 89 Punti ma mi viene voglia di indossare il passamontagna e dargliene 3 di più (magari un’altra volta, con la scusa di assaggiarlo con più calma).
– CORTONA DOC ROSSO “CASTORE” 2023, VINCIARELLI CHIARA: tra ciliegie e amarene sotto spirito si fa strada, con delicatezza e senza vergogna, una intrigante nota foxy che stempera la campestre gentilezza delle violette che colorano il prato.
In chiusura soffi balsamico-mentolati rinfrescano ulteriormente il naso e introducono un sorso fresco e disteso, con tannini in tacco dodici che slanciano la sottile speziatura orientale.
90- Punti.
– MAREMMA TOSCANA DOC ROSSO “BALLA LA VECCHIA” 2023, SAN FELO: i piccoli frutti di bosco, i fiori rossi, un accenno fragoloso e poi il nero delle prugne e del tè senza dimenticarsi di legni nobili e di quella rusticità maremmana che lo mantiene con i piedi per terra.
Sorso succoso e leggiadro, tannicamente intrigante, con un finale dall’anima sapida e un bel futuro davanti.
90- Punti.
– MAREMMA TOSCANA DOC VERMENTINO “UNNÈ” 2020, POGGIO LEVANTE: un profilo olfattivo che urla freschezze mentolate e resinose e un frutto forse timido di levarsi al di sopra di quell’atmosfera fumosa e fungina che sa di mistero.
Sono sottili sfrucugli di pepe bianco a rendere urgente quel sorso agile e privo di cedimenti, sostenuto da puntelli salati, graffiato dalle amaritudini di timo e che, nella lunga chiusura, lascia percepire la freschezza del sacchetto di lavanda nel cassetto della nonna.
90 Punti…QUASI (ma solo perché sono cattivo e l’essere stato uno dei primi assaggi non lo ha aiutato).
– MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG “CARTACANTA” 2021, BASILE: una bella collezione di frutti rossi non riesce a distogliere l’attenzione da quell’oriente di curcuma e ancor meno da quel sottobosco terroso e dalle erbacee amaritudini di menta, salvia e timo.
Sorso definito e privo di inutili appesantimenti, agilissimo nel riproporre i descrittori olfattivi e con un finale in cui la piccante peposità e l’eucaliptica freschezza prendono per mano gli stuzzicanti tannini.
90 Punti no, ma poco meno.
– MONTECUCCO SANGIOVESE DOCG “VIGNA ALLEGRA” 2019 RISERVA, LA BANDITACCIA: scuro e boschivo racconta corteccia umida, terra smossa e cespugli intricati.
Scure le spezie, grafitica la mineralità, arrugginito il ferro della lama che taglia la succosa arancia rossa.
Chiude con una presa di tabacco e lascia che il sorso scorra e disseti riassumendo, tra tannini e balsamici ricordi, il “quanto” aveva caratterizzato l’olfatto.
89++ Punti.
– TOSCANA IGT ROSSO “CAMPORA” 2016, FALCHINI: del bosco ha la resina, le foglie secche, i rovi (ma pochi frutti).
Poi spinge forte sulle note balsamiche di tè, tabacco e china senza dimenticarsi della grafitica mineralità e delle spezie.
Il sorso veste il “pinguino” con tanto di tuba ma è tuto un po’ stropicciato, a dissimulare l’eleganza ed avvicinarsi alla terra.
Grande freschezza, tannini impeccabili e un lungo finale chiudono l’assaggio di un vino quasi perfetto (per fortuna o purtroppo solo “quasi”).
Da bere ascoltando ALMOST PERFECT dei PRETENDERS.
90- Punti.
– COSTA TOSCANA IGT BIANCO “LA REGOLA BIANCO” 2021, PODERE LA REGOLA: fumo, idrocarburi, finocchietto selvatico, anice, mentuccia questo l’incipit vibrante di un vino che poi racconta anche di dolcezze di mela farinosa, piccantezze zenzerose e un mannaggia di esotico.
Il sorso strilla sale sulle labbra e lenisce il palato con calore e dolcezze di spezia.
In chiusura si riaffacciano i tropici e s’intravede un ché grassezza.
90- – Punti.
– TOSCANA IGT ROSSO “COMMENDATOR ENRICO” 2019, LORNANO: naso ricco e complesso che comunica fiori secchi e ciliegie mature, freschezze di agrume amaro e mentolo, china, cuoio e ferrosa atmosfera.
Sorso sostanzioso ed equilibrato, molto coerente con l’olfatto e con un finale di grande soddisfazione.
89+ Punti.
– TOSCANA IGT ROSSO “GAMO” 2023, MAESTÀ DELLA FORMICA: un vino per chi ama il vino, quello vero, quello che mette allegria.
Un concentrato di vitigni e profumi, anche strani i primi, semplici e definiti i secondi.
C’è un po’ di tutto, i fiori, la frutta, le spezie…ma è tutto quasi defilato, una 2chorus line” che quasi non riesce a bucare il protagonismo di quell’iniziale riduzione che anziché “difetto” è caratteristica.
Forse è perché qui conta il sorso, quel tannino sottile e tattile, fine come la cipria, una delicatezza che quasi spaventa di fronte alla cavernicola profondità della mineralità marmorea.
Da bere ascoltando ANTS MARCHING della DAVE MATTEWS BAND.
90- Punti e tanta voglia di riassaggiarlo con un po’ di vetro in più.
– TOSCANA IGT BIANCO “ORO” 2021, MONTECHIARI: un naso complesso che regala profumi di caramella mou, quelle “Quality Street” degli anni ’70, di acacia, di camomilla, cannella, chiodi di garofano e un’interessantissima nota di oliva candita.
La sottile riduzione gli conferisce un tocco di contadina identità e spinge all’assaggio.
Un sorso di freschezza tagliente, che mette sui due piatti della bilancia morbidezze e sapidità lasciando la stadera in quasi perfetto equilibrio.
Chiude ricordando al palato frutta gialla matura e frutta secca e a Voi di tenerne una bottiglia di scorta.
90- – Punti.
– COSTA TOSCANA IGT SANGIOVESE “SOLENIDA” 2019, TENUTA PODERNOVO: un naso tutto freschezze, ricco di chinotto, resine boschive, soffi mentolati, carcadè, arancia e chi più ne ha più ne metta.
C’è poi un ché di cacao e la chiusura minerale introduce a un sorso di notevole eleganza, correttissimo equilibrio e grande freschezza.
I tannini tessono un prezioso arazzo e la sapidità regola la progressione del lunghissimo finale.
90- Punti.
– TOSCANA IGT TREBBIANO, SAUVIGNON, GRECO “ISOLINA” 2023, SASSOTONDO: intenso nelle sue note di curry, pesca bianca e buccia di mela accostate a soffi di fieno e mandorla tostata.
Il mare è più che uno sfondo iodato e prelude a un sorso nel quale la grande freschezza viene bilanciata magistralmente dalle gliceriche note di mela macerata e miele.
90 Punti? Non pieni, ma quasi.
– TOSCANA IGT BIANCO “NUMERO SEI” 2022, SASSOTONDO: bellissimo l’accostamento dei gerani che adornano il balcone con lo iodio di un mare che è presenza viva (con tanto di pesci, affumicati però).
Poi sono dolcezze di miele, di mandorla di tigli e di frutti gialli maturi.
Sorso coerente, freschissimo, sapido a pareggio e molto lungo.
89+ Punti.
– TOSCANA IGT CABERNET FRANC 2020, TENUTA DI VAIRA: orgogliosamente scuro, di corteccia, china, more in confettura…
Ombroso di macchia mediterranea, resinoso, balsamico di tabacco…
Il sorso appare più accondiscendente dell’olfatto, avvolgente, brillante nel mostrare freschezza e sapidità e con una chiusura lunga e non dimentica della vegetale amaritudine del viticcio.
90- Punti.
– TOSCANA IGT ROSSO “MIGLIORÈ” 2020, VALLEPICCIOLA: intensamente vegetale racconta di mentuccia, alloro, felci, funghi, macchia mediterranea e terra umida prima di presentare il frutto nero della prugna e della mora e dilungarsi su ricordi grafitici.
Sorso potente e glicerico compensato con qualche affanno dalla grande freschezza e dai tannini elegantemente tessuti.
Lungo da lasciare a bocca aperta.
Non gli do 90 Punti perché sono cattivo e perché…dovrei riassaggiarlo per dire perché.
E QUINDI?
E quindi un sentito ringraziamento a quanti hanno contribuito alla riuscita di un Evento organizzato alla perfezione (forse se i tavoli fossero da 5 anziché da 6 ci sarebbe un pochino di spazio in più per scrivere), ai tanti sommelier che hanno percorso chilometri per soddisfare le nostre richieste e, soprattutto a tutti i Produttori che hanno saputo regalarmi una giornata davvero emozionante.
Appuntamento al 2026
Roberto Alloi
VINODENTRO
Leggi
19 Marzo, 2025
Vistorta e Fai insieme per le giornate di primavera
Sabato 22 e domenica 23 marzo un weekend dedicato alla scoperta della storica tenuta della famiglia Brandolini d’Adda a Sacile (PN), con visite guidate e assaggi dei vini dell’azienda.
Anche quest’anno Vistorta rinnova il suo impegno a favore del patrimonio culturale e paesaggistico italiano supportando il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano in occasione delle Giornate di Primavera. Sabato 22 e domenica 23 marzo la tenuta di Vistorta aprirà alcuni dei suoi spazi al pubblico, offrendo un ricco programma di visite guidate ed eventi speciali per celebrare la bellezza e la storia del territorio, il tutto accompagnato dai vini della sua azienda vitivinicola.
Un appuntamento atteso che permette ai visitatori di scoprire uno dei gioielli più affascinanti del Friuli Venezia Giulia. Situata nel borgo di Vistorta (PN) a Sacile, è infatti una dimora storica di stile neoclassico completata nel 1872 e circondata da un magnifico parco di sette ettari, progettato negli anni ’60 dal celebre paesaggista inglese Russell Page. Di proprietà della famiglia Brandolini d’Adda dal 1780, la villa è il cuore di una tenuta votata alla viticoltura biologica e alla conservazione del paesaggio. Il parco, ricco di alberi secolari e specchi d’acqua, è parte del circuito Grandi Giardini Italiani. Un luogo dove storia, natura e tradizione agricola si fondono armoniosamente, rendendolo una delle gemme del Friuli Venezia Giulia
Durante le due giornate, sarà possibile partecipare a percorsi guidati alla scoperta della storia della tenuta, tra natura e architettura, e approfondire il legame tra Vistorta e la tutela del patrimonio ambientale.
Sabato 22 e domenica 23 marzo saranno dedicate alle visite guidate del parco e della tenuta, disponibili dalle 9:00 alle 18:00. I visitatori potranno esplorare giardini, alberi monumentali e parte della storica dimora attraverso percorsi immersivi della durata di circa 40 minuti.
Le Giornate di Primavera del FAI rappresentano un’opportunità unica per scoprire luoghi di straordinaria bellezza, spesso non accessibili al pubblico, e per contribuire alla missione della Fondazione nel preservare e valorizzare il patrimonio storico e ambientale del nostro Paese come la tenuta di Vistorta, offrendo un’immersione nella storia, nell’architettura e nella tradizione del territorio.
Tutti gli appuntamenti sono gratuiti e non richiedono prenotazione.
Elisa Pesco
Leggi
19 Marzo, 2025
Nuova visual identity per XtraWine, l’esclusivo Wine Club online
La strategia di rebranding lascia il segno con il nuovo logo, il sito rinnovato e molto altro da scoprire
XtraWine, l’esclusivo Wine Club online con una curata selezione di etichette italiane e internazionali, rivoluziona la sua presenza sul mercato con una nuova visual identity e un restyling completo: un nuovo logo, un sito rinnovato e lo sviluppo di un loyalty program. L’iniziativa rappresenta il primo grande cambiamento dell’azienda, nata nel 2009 da un gruppo di amici appassionati di fine wine, dopo l’ingresso di Made In Italy Fund, il primo fondo di Private Equity italiano dedicato a investimenti nei settori del food&wine, fashion, design e beauty.
L’obiettivo della nuova identità visiva è comunicare con maggiore efficacia i valori di XtraWine e riunire coloro che cercano lo straordinario, nel gusto, nel servizio, nell’esperienza. La selezione delle etichette è vasta e curata per soddisfare tutti i palati e le preferenze, con un approccio impeccabile al servizio per garantire l’eccellenza. Ogni bottiglia è scelta meticolosamente e, come i migliori padroni di casa, l’experience di acquisto è personalizzata e perfezionata con la cura e la raffinatezza di un vero intenditore.
Tante sono le novità introdotte: in primis il nuovo logo, più stilizzato e graficamente studiato, contraddistinto dal colore rosso desaturato a ricordare quello del vino, e dai simboli del calice e del colletto della camicia da sommelier, che ben si legano al tema del fine wine. Si passa poi al rinnovamento del sito web, che non solo ha una nuova veste grafica accattivante ed elegante, e una maggiore responsiveness per adattarsi a tutti i dispositivi, ma si propone come contenitore di indicazioni dettagliate sulle oltre 10.000 etichette – alcune delle quali considerate rarità da collezione o sconosciute ai più – diventando una vera e propria fonte di informazioni per i clienti.
Il nuovo sito permette, inoltre, di avere un approccio tailor made grazie alla segmentazione, andando a definire di volta in volta strategie mirate segmentando clienti e potenziali clienti per mercato, per spesa, per interessi e per segmenti di pubblico specifici.
Lo standard di XtraWine è l’eccellenza, dalle etichette più pregiate al servizio più impeccabile, assicurando che ogni momento sia raffinato. Questo è il posto dove appartengono gli intenditori: l’Xclusive Wine Club. Più che un semplice accesso, l’iscrizione è un invito a esplorare un mondo di selezioni e a sperimentare il vino al suo massimo livello. Nel corso dell’anno verrà, inoltre, presentato e sviluppato un loyalty program pensato per coloro che amano il fine wine, legati da una passione condivisa e dal gusto per l’Xtra-Ordinary-Wine.
Nicolò Grange, CEO di XtraWine.
Puntiamo ad aumentare le prospettive di business dell’azienda e a migliorarne l’appetibilità sul mercato, continuando l’espansione a livello internazionale e raggiungendo nuovi segmenti di pubblico. Per questo abbiamo deciso di rinnovare il nostro sito web, rendendolo responsive e più accattivante da navigare, il nostro obiettivo è rendere la scelta e l’acquisto dei prodotti più semplice e piacevole. Oggi XtraWine è presente in 40 paesi ed è un nome di fiducia tra intenditori. Il rebranding è solo l’inizio, nel corso dell’anno abbiamo pianificato il lancio di diversi progetti. La personalizzazione e l’esclusività dell’esperienza di acquisto del cliente fanno la differenza in questo settore, per questo vogliamo aprire nuove strade per la crescita e l’innovazione.
In questo nuovo anno l’azienda punta ad ampliare il suo target di appassionati di fine wine grazie al proprio catalogo che include rarità e vini da collezione, ponendosi come partner di fiducia per il cliente, favorendo un approccio tailor made all’acquisto online di vini pregiati. Dalla selezione alla consegna, ogni dettaglio è pensato per offrire al consumatore una experience straordinaria.
La Redazione
Leggi