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2 Marzo, 2025
Assovini Sicilia promuove la Sicilia come wine destination
L’associazione presenterà al Wine Tourism Expo di Valladolid l’offerta enoturistica delle sue aziende: l’84.8% ha già implementato servizi nel campo dell’accoglienza e ospitalità
Itinerari, percorsi enoturistici, wine experience. L’offerta enoturistica degli associati Assovini Sicilia sarà presentata nel corso della Fiera Internazionale dell’Enoturismo FINE, dal 5 al 7 Marzo a Valladolid, in Spagna. La sesta edizione del Wine Tourism Expo si conferma un evento strategico per i professionisti del settore e un’occasione di confronto attraverso conferenze, tavole rotonde, workshop che analizzeranno i diversi modelli di marketing e le storie di successo sviluppate da cantine e territori in diversi paesi. Assovini Sicilia, oltre alla valorizzazione della produzione di qualità delle cantine associate, punta alla promozione delle wine destination come patrimonio integrato all’offerta turistica e culturale e come volano per l’economia dell’isola.
Per le cento cantine di Assovini Sicilia, l’enoturismo rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’unione tra passione per il vino e la scoperta del territorio. Secondo il Report 2024 di Assovini Sicilia, curato dall’Università di Messina, l’84.8% delle imprese associate ha già implementato servizi enoturistici nella propria azienda. I dati confermano che l’enoturismo nelle imprese vitivinicole di Assovini si estende oltre la semplice degustazione di vini, includendo strutture ricettive, per offrire così un’immersione completa nel territorio e un’offerta variegata e diversificata. Completano l’offerta enoturistica le diverse wine experience. Con il 91% che offre visite guidate della cantina e del processo produttivo, il visitatore ha la possibilità di conoscere realmente il ciclo di vita, dalla vigna alla tavola. Il wine trekking è invece proposto dal 30% delle imprese: è un modo per connettere l’enoturista alla natura e al terroir, per creare un rapporto autentico con le risorse del luogo. Il 15% permette inoltre agli enoturisti di partecipare alla vendemmia, offrendo loro la possibilità di riscoprire le pratiche enologiche più antiche e tradizionali.
Ma l’impegno delle imprese vitivinicole di Assovini si pone come obiettivo anche quello del legame con la tradizione enogastronomica e con la cultura. Lo confermano i dati del Report: il 26% delle aziende offre corsi di cucina per sperimentare la gastronomia regionale, nell’ottica della sostenibilità e della tutela della biodiversità, mentre il 46% promuove concerti ed eventi culturali in cantina. Infine, il 10,9% ha un ristorante all’interno della cantina e il 19,6% dispone di una struttura ricettive come camere o wine resort.
Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia
Oggi, l’enoturismo delle aziende siciliane non ha solo l’obiettivo di integrare gli introiti e di aumentare la conoscenza del marchio, ma soprattutto di promuovere una sana cultura del vino e di creare un’esperienza memorabile per il cliente. Si tratta di un’opportunità unica per la Sicilia e un’occasione per condividere la nostra offerta enoturistica che non si limita solo alla degustazione ma è integrata nel territorio coinvolgendo diversi elementi come la cultura, la gastronomia e la natura. Il vino, per la sua capacità simbolica e di sintesi, rivela la sua unicità nel narrare territori, storia, persone, diventando ambasciatore dei luoghi
Durante l’evento, buyer e visitatori avranno l’opportunità di scoprire l’offerta enoturistica delle diverse zone vitivinicole di Spagna, Francia, Portogallo e Italia. La fiera prevede anche un programma di conferenze, tavole rotonde e workshop che analizzeranno i modelli di marketing e le storie di successo sviluppate da cantine e territori nei vari Paesi e metteranno in contatto buyer e seller attraverso incontri B2B.
La Redazione
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1 Marzo, 2025
Di Rienzo al Pantheon
Al Pantheon la sera si vedono le attrici. Si parla con gli amici a tarda primavera. Al Pantheon by night si rompono i bicchieri. Ci sono gli stranieri, oh yes, okay, all right. Il Pantheon è famoso, ci sono due bar ai lati. E son sempre affollati anche il giorno di riposo. Roberto Benigni
Roma, città eterna. Qui ogni sampietrino ha visto più cose di quante noi potremmo mai raccontare. E proprio davanti al monumento dei monumenti, il Pantheon, si quell’edificio che ha visto passare più imperatori, papi e influencer di qualsiasi altro al mondo c’è il Ristorante Di Rienzo, uno dei due bar della canzone di Benigni. Un ristorante con una vista che da sola vale il prezzo del biglietto.
Un ristorante che ha una storia che non tutti hanno, fondato nel 1952 nella storica piazza della Rotonda, con il Pantheon a fare da maestosa cornice. Nasce dalla visione di Michele Di Rienzo che rivelò una vecchia latteria trasformandola in un simbolo della Roma che evolveva. Grazie alla sua ambizione e alla dedizione della giovane moglie Adua, il locale subì una straordinaria metamorfosi dapprima diventò un caffè romano come nella canzone, punto di riferimento della Dolce Vita e icona di un’epoca per poi affermarsi come ristorante di grande charme e prestigio.
Ad accogliermi come se stessi entrando in una bellissima casa signorile ci sono Gabriele e Marianna che con la loro verve e simpatia mi fanno già sentire a casa. Mi mostrano il loro locale, i marmi che impreziosiscono le sale, gli arredi e mi invitano ad accomodarmi per gustare le loro prelibatezze lasciandomi ammirare un monumento che da solo vale la visita.
Accomodarsi in questo ristorante significa prendere posto nella storia. Non so se sia più antico il Pantheon o la ricetta della carbonara che questa sera non mangerò sicuramente. Ma in entrambi i casi ci troviamo davanti a capolavori. Il menù è un omaggio alla tradizione romana, ma senza quella pesantezza da turista che spesso infesta i ristoranti con vista da cartolina.
Antipasto: un’introduzione da manuale. Mi arriva un bellissimo piatto con del carpaccio di salmone con olio al basilico e latte marinato nella soia. Il latte marinato un colpo di genio. Il benvenuto che sicuramente mi merito. Un perfetto equilibrio tra delicatezza e carattere. Il salmone di ottima qualità si scioglie in bocca, mentre l’olio di basilico aggiunge una nota erbacea fresca che esalta senza coprire. Il vero colpo di scena? Il latte marinato alla soia: un tocco umami che avvolge il palato con eleganza, senza strafare. Un piatto che gioca sulla semplicità degli ingredienti ma con un risultato di grande finezza. Decisamente un antipasto che vale la pena assaggiare, con una vista così che toglie il respiro e sicuramente dell’ottimo vino bianco ad accompagnarlo.
Primi piatti: con disinvoltura mi viene servito un risotto agli scampi con pistacchio che grida vendetta. Quante volte ho visto risotti così con la classica cremina quasi arancione e uno scampo perso nel riso come un figlio abbandonato? Qui tutta un’altra storia, lo scampo c’è a piccoli pezzi e accompagna il risotto come il marito all’altare la moglie. Un piatto che seduce al primo assaggio. La mantecatura è impeccabile, cremosa senza eccessi, con il riso che mantiene la giusta consistenza, né troppo al dente né molle. Gli scampi regalano una dolcezza raffinata, mentre il pistacchio, croccante e aromatico aggiunge profondità e un tocco di eleganza senza sovrastare il piatto. Un connubio riuscito, dove ogni ingrediente ha il suo spazio e dialoga armoniosamente con gli altri. Gustarlo con la vista al Pantheon? Esperienza quasi mistica.
Ma la degustazione non è tale se il cameriere non ti serve almeno un altro primo e così arrivano delle linguine con pachino e calamari abbelliti da dei calamari fritti. Questo piatto è un omaggio al Mediterraneo con vista sulla storia. La pasta cotta alla perfezione, avvolta in un sugo di pachino dal sapore vivace e leggermente dolce, che bilancia con maestria la sapidità naturale dei calamari.
Il vero colpo di scena? I calamari fritti in topping: croccanti, dorati al punto giusto, aggiungono quella nota di contrasto tra morbidezza e croccantezza che rende il piatto intrigante e completo. Ogni boccone racconta mare e sole, con un equilibrio che non stanca mai. Un primo piatto che non solo soddisfa ma conquista.
Mi lasciano sorseggiare il mio vino bianco mentre il mio sguardo è conquistato dalla bellezza del Pantheon e l’udito catturato dagli schiamazzi dei turisti che si accalcano per scattare foto. In questo momento di estasi e tranquillità arriva un piatto che grida vendetta. Una bellissima orata cucinata alla siciliana. Un piatto che parla di mare, sole e tradizione. Il pesce, cotto con precisione millimetrica, mantiene una carne morbida e succosa, mentre il condimento alla siciliana, con pomodorini, olive e capperi regala un’esplosione di sapori mediterranei perfettamente bilanciati tra dolcezza, sapidità e un leggero tocco acidulo. Ogni boccone è un viaggio tra le coste siciliane, con il Pantheon a fare da scenografia d’eccezione. Un piatto che rispetta la semplicità della cucina italiana ma con quel tocco di sapore che lo rende memorabile. E su questo piatto il bianco che lo accompagna scende come l’acqua sotto la doccia la mattina appena svegli.
Per concludere questo viaggio mi lascio sedurre dalla loro pasticceria rigorosamente fatta in casa. E non può non arrivarmi un tiramisù con fragole e frutti di bosco. Una rivisitazione fresca e golosa del classico dolce italiano. La crema al mascarpone è soffice e avvolgente, con una leggerezza che non sacrifica affatto la golosità. Le fragole e i frutti di bosco, con la loro dolce acidità spezzano la ricchezza della crema e aggiungono un tocco vivace, rendendo ogni cucchiaiata equilibrata e mai stucchevole. Il savoiardo perfettamente inzuppato nel caffè ma ancora consistente raccoglie tutti i sapori in un’armonia perfetta. Un dessert che riesce a essere indulgente e rinfrescante allo stesso tempo, perfetto per chiudere una cena, ma la mia cena si chiude con una sorpresa perché arriva un piatto con dei bicchierini di mascarpone cioccolato e lingue di gatto, il colpo di grazia per fartene andare via con qualche chilo di troppo. Bicchierini che diventano piccoli scrigni di pura golosità. La crema al mascarpone è vellutata, ricca ma non stucchevole, con una consistenza che accarezza il palato senza appesantire. Le lingue di gatto, croccanti e friabili, aggiungono il giusto contrasto trasformando ogni boccone in un gioco e poi le scaglie di cioccolato completano l’esperienza con un tocco di intensità aromatica, spezzando la dolcezza con il loro retrogusto leggermente amaro. Sicuramente la parte divertente è stato inzuppare le lingue di gatto nei bicchierini e sporcarsi la bocca di mascarpone.
Mangiare da Di Rienzo non è stata solo un’esperienza gastronomica, ma un viaggio tra sapori autentici e storia millenaria. Qui la cucina romana e mediterranea viene esaltata con rispetto e precisione, senza inutili artifici, ma con la cura di chi sa che la qualità parla da sola. Il tutto servito con una vista che da sola vale il conto.
Se cercate un posto dove il buon cibo incontra il fascino terreno di Roma, accomodatevi. Con un calice di vino in mano e il Pantheon davanti agli occhi, l’unico problema sarà trovare la forza di alzarsi da tavola.
Roberto Silvio De Pascale
Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina
Il buon vivere
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28 Febbraio, 2025
Stefano Minelli. L’uomo, l’organizzatore gentile
Non c’è segno esteriore di cortesia che non abbia una profonda base morale (…) C’è una cortesia del cuore che è vicina all’amore. Da essa la più conveniente cortesia del comportamento esteriore deriva (J.W.Goethe)
Ho conosciuto Stefano Minelli per caso. È stata, da subito, una di quelle persone che ti fanno subito simpatia senza che te ne spieghi il perché. Mi ha immediatamente colpito la sua gentilezza. Una dote che è difficile da spiegare senza viverla.
La gentilezza di una persona è nei modi prima, negli atteggiamenti dopo. Nelle parole certo e solo in fine, nei fatti. Quando si realizza un filotto del genere, allora si è in presenza di vera rarità. Anche perché, in un mondo digitale fatto di relazioni digitali, spesso ci si dimentica delle persone, di quegli esseri umani che sono dall’altra parte dello schermo in chissà quale parte del globo. Abbiamo dimenticato come essere gentili, cosa voglia dire mostrare interesse, attenzione e rispetto per gli altri. Un imbarbarimento delle relazioni lontano anni luce da quando ci si frequentava per davvero, quando se volevi dire ti amo ad una ragazza dovevi farlo guardandola negli occhi e quando un amore finiva rimaneva una questione privata.
Poi, ci sono persone come Stefano Minelli che con il digitale ha poco a che fare. Sia perché non è per nulla un nativo digitale, sia perché lui è persona che ama le relazioni. Quelle vere e che coltiva. Con la gentilezza.
A guardarlo Stefano appare una sorta di gigante buono. Massiccio come uno che ha fatto tanto sport nella sua vita. Volto che esalta la sua “ovalità” (si può dire?) per via della totale assenza di capelli (magari sarà per questa comunanza che mi fa simpatia, vallo a sapere).
Affabile, simpatico, energico ed energetico. Oltre che loquace.
Un sano entusiasmo lo contraddistingue. Contagiante devo dire visto che Stefano sente fortemente il bisogno di condividere le proprie idee in una sorta di generosità gentile.
Con un milione di difetti che penso di avere ritengo di essere sostanzialmente una brava persona. Semplice ma ambiziosa. Corretta. Molto trasparente e che si è trovata in questo mondo a 59 anni, ne faccio 60 il 30 maggio, dopo diverse vite professionali.
Mamma sarda. Papà umbro. Nato a Roma in zona San Giovanni e vissuto a Monte Sacro. Scuole al quartiere Trieste. Famiglia non certamente ricca e trapiantata a Roma. Anche perché un tempo ci si spostava (un tempo si faceva…) nella capitale per lavoro. Non certo perché si era nobili. Quelli, erano da generazione ben piantati a Roma.
Stefano insomma è un romano de Roma. Come in genere si dice.
Con un papà che lavorava sempre, cosa forse inusuale ai tempi del mito del lavoro statale, Stefano non poteva far altro che legarsi agli altri componenti della famiglia. Come lo zio. Venti anni più grande di lui. Poca differenza ma sufficiente affinché potesse diventare un modello. E meno male che lo zio era uno sportivo di quelli veri. Avere un modello diverso negli anni settanta avrebbe portato tutt’altri interessi.
Non avendo un sentiero segnato visto che i miei avevano origini umili, avevo come riferimento lo zio. Un laureato, uno sportivo. Un fisico eccezionale. Un riferimento perfetto. Interagivo più con lui che con mio padre che lavorava sempre. Lo zio aveva venti anni più di me dunque stavamo insieme sempre. La classica vita di quartiere non l’ho mai fatta perché ho fatto sempre sport. Non ho mai bighellonato.
Una famiglia impegnata a livello sportivo. Di quelle che credono fortemente nei valori dello sport e di come questi possano essere poi applicate alla vita sociale di tutti i giorni.
Mi ci ritrovo fortemente anche io. Mio papà insisteva perché facessi sport e grazie a lui sono cresciuto sano in anni dove era facile lasciarsi prendere dalla noia e cadere nei tranelli della società nella quale in molti si sono persi. Mi costrinse letteralmente a praticare nuoto perché lo riteneva fondamentale. Lo maledissi. Era uno sport che odiavo. Poi sono diventato giocatore di pallanuoto prima, istruttore di nuoto poi. I casi della vita. Non l’ho mai ringraziato quanto avrei dovuto.
I cugini sono allenatori di sci. Il cugino grande faceva le gare con Tomba. Lui arrivava sedicesimo e Tomba primo. Lui da cittadino di Roma arrivava a sciare a quei livelli. Quando non arrivi e cresci, diventi allenatore. Si sciava ad Ovindoli
Ammazza come pizzica!
Aho, ma stamo sue Dolomiti, mica a Grottaferata sa..
Aho che cojoni, ‘n finiva mai sto viaggio! Se davate retta a me co tre quarti d’ora stavamo a Ovindolo.
A papà, che palle che sei co’ st’Ovindolo però eh!
Artu’, ma invece de baccaia’ ma perché non vai a chiaMa’ un facchino?
Ah io vado a chiama’ il facchino, m’ hai detto de compra’ il borzello a liscia de fa’ il signore e fallo chiama’ da tu madre, ma che fa tu madre, aho magna?
Ma che sei nervoso?
So’ nervoso? Ma io a neve ‘a odio, so’ nervoso?! C’è poco da fare. Ci sono cose che mi fanno scattare altro in mente. Una sorta di interruttore in grado di aprire pagine della memoria come fosse una seduta di ipnosi. Ovindoli anzi, Ovindolo vuol dire Vacanze di Natale. Il vero e solo Vacanze di Natale. Quello di Carlo Vanzina, anno 1983. Nella scena Arturo Marchetti alias Mario Brega arriva a Cortina con la moglie Erminia (Rossana di Lorenzo), figlio Mario (un giovanissimo Claudio Amendola) e suocera Costanza (Franca Scagnetti) arrivano all’hotel Fanes di Cortina… Pura poesia. Meglio non divagare. Il punto che a quel tempo, per sciare, c’era solo Ovindoli. E manco tutto l’anno. Così, giocoforza occorreva fare altro a Roma. Il mio sport era il tennis. In parallelo allo sci. Ho giocato anche a calcio ecc. Ero talentuoso ma non mi allenavo per via dello studio. Adesso meno male che mio figlio si allena. Ero un velocista e facevo velocità. Dal basket alla pallamano. Una esperienza familiare di olimpionici nella equitazione. Per come la vedo io mi ha aiutato nella vita. Equilibrio, disciplina. Equilibrio e disciplina. Comprendo bene queste due caratteristiche. Mi ci ritrovo perfettamente. È quello che lo sport mi ha insegnato in tanti anni di pratica. Sconfitte tante. Soddisfazioni meno. Ma quando si arrivava alla fine di un allenamento sfiniti, cotti e con i dolori dappertutto, si respirava a polmoni pieni facendo entrare così tanta aria che ci si sentiva dei giganti. Bastava quello per essere felici. Poi con mio fratello svaligiamo il frigo per la fame e mamma si disperava! Ho fatto tennis a livello agonistico ma non facevo tornei. Mi allenavo con gente di livello alto ma non mi dedicavo, per via degli studi. La priorità era lo studio. Ho fatto economia e commercio.. Anche questo insegna, anzi, insegnava lo sport. Quello vero. Potevi essere un talento ma con lo sport non ci si arricchiva. Dunque doveva essere un modo per essere sani di testa e corpo non per farne una professione. Mens sana in corpore sano. Ora non è che Stefano fosse (e sia anche oggi) uno poco godereccio. Al contrario. Il buon vivere legato al buon cibo e al vino, non potevano no far parte della sua vita. È così che nel periodo dell’università si appassiona al mondo del vino. Il classico giro per le cantine fuori porta si trasforma piano piano in passione. Lasciata un attimo in sordina sempre sacrificata sull’altare della laurea. Che arriva insieme al lavoro. Avevo un ottimo lavoro dopo la laurea. Undici anni alla Fondazione Olivetti. Prima come amministrativo, poi come direttore amministrativo infine come direttore generale. Un ambiente molto radical chic. La formazione e lo sport mi consentiva di muovermi bene potendo dialogare con l’amministratore delegato cosi come con il tifoso della curva. Una caratteristica che riconosco a Stefano. La capacità di dialogare con tutti usando la stessa gentilezza. Senza distinzione. Senza centellinarla con chicchessia. La Fondazione Olivetti, nata nel 1962 per volere della famiglia di Adriano Olivetti, è una associazione no profit volta a mantenere alti i valori che l’Olivetti stessa ha rappresentato nella storia imprenditoriale d’Italia. Per fare questo occorreva e occorre creare e mantenere un filo rosso con le istituzioni a tutti i livelli. La presidente era Laura Olivetti (figlia di Adriano). Le organizzavo vari simposi. Erano molto goderecci. Andavo da Limata e da Roscioli per organizzare feste in Fondazione con personaggi così famosi tanto da toglierti la salivazione. Poi bevevano e diventavano normali. Attori, ministri, personaggi importanti. Come i vecchi amori che, per dirla come l’ha scritta un cantautore romano Certo amori,
Fanno dei giri immensi e poi ritornano Torna a bussare l’amore per il vino che non può che sfociare in un corso da sommelier. Una passione per il vino che è cresciuta fino al corso da sommelier che mi ha aperto il mondo. Ho capito il vino. Ho messo in pratica con questo corso tutto ciò che è cultura del vino. Era il mio obiettivo. Non un discorso economico ma culturale I tasselli nella vita trovano sempre un posto dove essere collocati. È solo una questione di tempo. Serve attendere e serve essere preparati. Anche alle cose che possono sembrare brutte. Perlomeno per chi non ha spirito di iniziativa e non gode di animo positivo. Il lavoro alla Fondazione si interruppe perché erano finiti i soldi. È stata una esperienza impagabile che mi ritrovo anche ora. Li ero il dottor Minelli che diventava Stefano in altri contesti. Dopo essere stato Direttore Generale della Fondazione Olivetti per quattro anni, finisce l’esperienza così da aprirne altre che non si rivelano proprio il massimo della vita. In fondo, il livello non poteva essere commisurabile. Non potevano che finire con tanta forza e determinazione. Mi dissero: saremmo contenti di averla come direttore generale. Però non abbiamo soldi e lo stipendio lo deve trovare lei con il fundrising. Andai via Nessuna paura. Nessuna esitazione. Un salto nel vuoto per certi versi. Però è così che fanno le persone che sanno di poter fare qualcosa di diverso innamorandosi ogni volta di ciò che si sta facendo. Aprire un cassetto, trovare un sogno riposto li tempo prima, provare a realizzarlo. Qualcuno l’ho realizzato, qualcuno meno. C’è sempre questo percorso di arricchimento continuo. Un percorso che ancora continua e se me ne daranno la possibilità continuerà ancora. Senza mollare ovviamente. Che poi è il vero insegnamento dello sport. Continuare ad insistete per raggiungere i sogni è figlio di una mentalità che acquisisci con lo sport. Non c’è dubbio. Mi dovevo inventare un lavoro. Mi piaceva il vino ed ero un appassionato con il sogno nel cassetto di aprire una vineria bistrot. La aprì. Si chiamava Sideways. Come il film sul vino. Jack: Dovresti lavorare in un’enoteca!
Miles: …Eh si’! Sarebbe un’ottima idea! Era un gioiellino. Non mi curavo come imprenditore ma ho iniziato a conoscere produttori, distributori, broker. Al Vinitaly mi stendevano tappeti rossi ma era più una cosa per amici. Erano famosissimi i miei dopo Festival. Stavamo fino alle cinque di mattina a stappare. Ognuno comprava qualcosa e stappavamo. Solo che occorreva essere pieni tutti i giorni della settimana. Non funzionò. È stata comunque una formazione sul mondo del vino molto importante perché ho capito tante cose per le aziende, il modo di approcciare. Quando hai un sogno nel cassetto e anche una certa disponibilità economica (dovuta agli anni in Fondazione), si crea una miscela pericolosissima. Non è un lavoro ma quasi un gioco. Per far fruttare un locale occorre tanta capacità e non ci si può improvvisare. La passione può combinare guai. E ne combina tanto che Sideways deve chiudere i battenti. Con gli strascichi del caso. Sono sempre stato, in passato, benestante. Poi è cambiato tutto: separato, perso il lavoro, ho dovuto cambiare registro. Sapevo relazionarmi con tutti e mi sono reinventato nel mondo del vino. Prima con la vineria bistrot e poi negli investimenti nei vini pregiati che ho fatto per otto anni. Altro tassello nella vita di Stefano. Uno di quei tasselli che non ti aspetti. Si sente molto parlare di vini pregiati e di investimenti. Vini che si comprano ad un certo prezzo (già impegnativo) per essere po rivenduti nel corso del tempo con margini interessanti. Poche bottiglie, tipicamente francesi. Vini pazzeschi. Gente con tanti soldi pronti a spenderne altrettanti per poter avere nella propria cantina pezzi unici. Bingo! Il lavoro perfetto. Facevo da intermediario per una agente di Londra. Sarebbe stato il lavoro della mia vita ma all’atto pratico non si verificò quanto promesso. Quello che può sembrare un insuccesso però porta con se aspetti positivi che non possono che essere valorizzati. A partire dalle tante conoscenze nel mondo del vino e dalla capacità di organizzare eventi. Per vini pregiati, cosa questa che connota Stefano come una persona che non guarda a realizzare cose comuni o banali ma eventi contraddistinti da finezza ed eleganza. A Roma c’ero solo io. Organizzavo eventi con cinquanta persone selezionati e proiettate ad investimenti. Mi trovavo ad organizzare questi eventi. A me piaceva e mi sentivo preparato. Così gradualmente mi sono avvicinato ad organizzare eventi con amici. Insomma dalla Fondazione Olivetti, ai vini pregiati, agli eventi. Quello che può sembrare un percorso poco coerente è invece una vera crescita con un legame imprescindibile: passione, capacità, gentilezza. Il primo evento è stato al Torrino dove con BNI si riuniscono professionisti per uno scambio di referenze. Ci vedevamo settimanalmente per trovare clienti. Ci vedevamo in un hotel al Torrino e li ho fatto il mio primo evento. Circa 30 stand. La sala non era cosi grande. Il primo evento non si scorda mai. Trenta stand. Trenta cantine. Inizia bene Stefano che poi continua con altri eventi per i quali veniva sempre lasciato solo ad organizzare tutto. Così ho detto perché non mettermi in proprio? È il 2023 quando nasce il primo ViniAmo seguito anche da ViniAmo di Autunno. A Roma ci sono tante iniziative e delle più variegate ma quelle di Stefano sono sempre caratterizzate dalla qualità dei presenti e dalla grande attenzione, umana e professionale. Gradualmente siamo arrivati alla terza edizione di ViniAmo sempre alzando l’asticella. Per numero di persone e stand e per l’apertura agli operatori di settore. Sul terzo ViniAmo abbiamo infatti messo la seconda giornata per gli operatori del settore. Sono state le aziende stesse che me lo chiesero. Così come chiesero il concorso e quest’anno faremo alcune premiazioni. Un organizzatore gentile. Stefano è visto da tutti cosi. Una persona amabile e gentile. Nei modi e nelle cose pratiche. Approccia sempre tutto e tutti in maniera cordiale e corretta. I suoi sono modi gentili e affabili ma non per vendere qualcosa. Lui è così. Non è un venditore o un imbonitore. Vende solo qualità e sostanza. Qualcosa di concreto. Di qualità. Difficile trovarlo a proporre qualcosa nella quale non crede fermamente. Abbiamo raddoppiato le date. Chiamare Armando Castagno ti mette in gioco. È una sfida perché se poi l’evento non è all’altezza non viene più. Dunque è una sfida. L’obiettivo di avere rapporti personali buoni è un mio tarlo. Spesse volte mi sono trovato con bastoni in mezzo alle ruote senza saperlo. Già, un tarlo. Tanto che il difetto che gli riconosco è forse di essere fin troppo gentile. Dovrebbe essere più imprenditore. Tante volte per far star bene tutti e non mettersi di traverso, va incontro alle persone pur sapendo di non arricchirsi mai con questo lavoro. Se vedo una azienda piccola che ha piacere di partecipare e non ce la fa a pagare gli importi che sono sotto la media del mercato romano, cerco di andarle incontro. Io non ho mai chiesto uno sconto in vita mia perché non è mio costume ma se posso andare incontro a qualcuno lo faccio. Un uomo che crede nella buona fede delle persone. Forse un pò fuori dal tempo in cui viviamo ma Stefano è fatto così. Un gentiluomo al quale basta la parola data. Cosa questa che gli avrà magari riservato qualche brutta sorpresa. Ma non gli interessa. Lui è così e sa di non poter cambiare. Sono però molto permaloso. Me le segno al dito ma non è che ti faccio qualcosa dopo. Mi muore dentro quella persona. Se gli si chiede cosa si potrà trovare nel suo terzo ViniAmo, dimostra ancora una volta un approccio semplice e gentile, concreto e mai altisonante. Posso promettere sicuramente una qualità nelle aziende che parteciperanno. Un approccio non freddo e asettico da parte delle aziende anzi, un racconto che il produttore fa. Una persona deve essere ammaliata da chi racconta una sua storia. Ti racconta di un figlio purché i vini sono figli di queste aziende. Raccontare il territorio e i loro vini che con mille difficoltà riescono a produrre. Qualità ed eleganza. Non si viene a bere ma ad apprendere. Anche in queste parole Stefano dimostra di non voler vendere niente. Non fa proclami, non vende cose che non ci saranno. Pure la partecipazione di una figura di grande rilevanza nel mondo del vino come Armando Castagno a parlare dei grandi vini della Loira e della Borgogna rimane in sordina. Quasi si vergognasse di aver avuto il piacere di una simile partecipazione. Però questo è Stefano Minelli. L’ho soprannominato l’organizzatore gentile ma dovrei dire l’uomo gentile perché va aldilà dell’aspetto professionale. Sono certo che chiunque, partecipando al prossimo ViniAmo il 4 e 5 maggio a Roma, incontri Stefano in mezzo ai tanti produttori presenti, potrà coglierne l’essenza. E se volete fare una prova, fermatelo e stringetegli la mano. Vedrete che sarà come conoscerlo da sempre. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Aho, ma stamo sue Dolomiti, mica a Grottaferata sa..
Aho che cojoni, ‘n finiva mai sto viaggio! Se davate retta a me co tre quarti d’ora stavamo a Ovindolo.
A papà, che palle che sei co’ st’Ovindolo però eh!
Artu’, ma invece de baccaia’ ma perché non vai a chiaMa’ un facchino?
Ah io vado a chiama’ il facchino, m’ hai detto de compra’ il borzello a liscia de fa’ il signore e fallo chiama’ da tu madre, ma che fa tu madre, aho magna?
Ma che sei nervoso?
So’ nervoso? Ma io a neve ‘a odio, so’ nervoso?! C’è poco da fare. Ci sono cose che mi fanno scattare altro in mente. Una sorta di interruttore in grado di aprire pagine della memoria come fosse una seduta di ipnosi. Ovindoli anzi, Ovindolo vuol dire Vacanze di Natale. Il vero e solo Vacanze di Natale. Quello di Carlo Vanzina, anno 1983. Nella scena Arturo Marchetti alias Mario Brega arriva a Cortina con la moglie Erminia (Rossana di Lorenzo), figlio Mario (un giovanissimo Claudio Amendola) e suocera Costanza (Franca Scagnetti) arrivano all’hotel Fanes di Cortina… Pura poesia. Meglio non divagare. Il punto che a quel tempo, per sciare, c’era solo Ovindoli. E manco tutto l’anno. Così, giocoforza occorreva fare altro a Roma. Il mio sport era il tennis. In parallelo allo sci. Ho giocato anche a calcio ecc. Ero talentuoso ma non mi allenavo per via dello studio. Adesso meno male che mio figlio si allena. Ero un velocista e facevo velocità. Dal basket alla pallamano. Una esperienza familiare di olimpionici nella equitazione. Per come la vedo io mi ha aiutato nella vita. Equilibrio, disciplina. Equilibrio e disciplina. Comprendo bene queste due caratteristiche. Mi ci ritrovo perfettamente. È quello che lo sport mi ha insegnato in tanti anni di pratica. Sconfitte tante. Soddisfazioni meno. Ma quando si arrivava alla fine di un allenamento sfiniti, cotti e con i dolori dappertutto, si respirava a polmoni pieni facendo entrare così tanta aria che ci si sentiva dei giganti. Bastava quello per essere felici. Poi con mio fratello svaligiamo il frigo per la fame e mamma si disperava! Ho fatto tennis a livello agonistico ma non facevo tornei. Mi allenavo con gente di livello alto ma non mi dedicavo, per via degli studi. La priorità era lo studio. Ho fatto economia e commercio.. Anche questo insegna, anzi, insegnava lo sport. Quello vero. Potevi essere un talento ma con lo sport non ci si arricchiva. Dunque doveva essere un modo per essere sani di testa e corpo non per farne una professione. Mens sana in corpore sano. Ora non è che Stefano fosse (e sia anche oggi) uno poco godereccio. Al contrario. Il buon vivere legato al buon cibo e al vino, non potevano no far parte della sua vita. È così che nel periodo dell’università si appassiona al mondo del vino. Il classico giro per le cantine fuori porta si trasforma piano piano in passione. Lasciata un attimo in sordina sempre sacrificata sull’altare della laurea. Che arriva insieme al lavoro. Avevo un ottimo lavoro dopo la laurea. Undici anni alla Fondazione Olivetti. Prima come amministrativo, poi come direttore amministrativo infine come direttore generale. Un ambiente molto radical chic. La formazione e lo sport mi consentiva di muovermi bene potendo dialogare con l’amministratore delegato cosi come con il tifoso della curva. Una caratteristica che riconosco a Stefano. La capacità di dialogare con tutti usando la stessa gentilezza. Senza distinzione. Senza centellinarla con chicchessia. La Fondazione Olivetti, nata nel 1962 per volere della famiglia di Adriano Olivetti, è una associazione no profit volta a mantenere alti i valori che l’Olivetti stessa ha rappresentato nella storia imprenditoriale d’Italia. Per fare questo occorreva e occorre creare e mantenere un filo rosso con le istituzioni a tutti i livelli. La presidente era Laura Olivetti (figlia di Adriano). Le organizzavo vari simposi. Erano molto goderecci. Andavo da Limata e da Roscioli per organizzare feste in Fondazione con personaggi così famosi tanto da toglierti la salivazione. Poi bevevano e diventavano normali. Attori, ministri, personaggi importanti. Come i vecchi amori che, per dirla come l’ha scritta un cantautore romano Certo amori,
Fanno dei giri immensi e poi ritornano Torna a bussare l’amore per il vino che non può che sfociare in un corso da sommelier. Una passione per il vino che è cresciuta fino al corso da sommelier che mi ha aperto il mondo. Ho capito il vino. Ho messo in pratica con questo corso tutto ciò che è cultura del vino. Era il mio obiettivo. Non un discorso economico ma culturale I tasselli nella vita trovano sempre un posto dove essere collocati. È solo una questione di tempo. Serve attendere e serve essere preparati. Anche alle cose che possono sembrare brutte. Perlomeno per chi non ha spirito di iniziativa e non gode di animo positivo. Il lavoro alla Fondazione si interruppe perché erano finiti i soldi. È stata una esperienza impagabile che mi ritrovo anche ora. Li ero il dottor Minelli che diventava Stefano in altri contesti. Dopo essere stato Direttore Generale della Fondazione Olivetti per quattro anni, finisce l’esperienza così da aprirne altre che non si rivelano proprio il massimo della vita. In fondo, il livello non poteva essere commisurabile. Non potevano che finire con tanta forza e determinazione. Mi dissero: saremmo contenti di averla come direttore generale. Però non abbiamo soldi e lo stipendio lo deve trovare lei con il fundrising. Andai via Nessuna paura. Nessuna esitazione. Un salto nel vuoto per certi versi. Però è così che fanno le persone che sanno di poter fare qualcosa di diverso innamorandosi ogni volta di ciò che si sta facendo. Aprire un cassetto, trovare un sogno riposto li tempo prima, provare a realizzarlo. Qualcuno l’ho realizzato, qualcuno meno. C’è sempre questo percorso di arricchimento continuo. Un percorso che ancora continua e se me ne daranno la possibilità continuerà ancora. Senza mollare ovviamente. Che poi è il vero insegnamento dello sport. Continuare ad insistete per raggiungere i sogni è figlio di una mentalità che acquisisci con lo sport. Non c’è dubbio. Mi dovevo inventare un lavoro. Mi piaceva il vino ed ero un appassionato con il sogno nel cassetto di aprire una vineria bistrot. La aprì. Si chiamava Sideways. Come il film sul vino. Jack: Dovresti lavorare in un’enoteca!
Miles: …Eh si’! Sarebbe un’ottima idea! Era un gioiellino. Non mi curavo come imprenditore ma ho iniziato a conoscere produttori, distributori, broker. Al Vinitaly mi stendevano tappeti rossi ma era più una cosa per amici. Erano famosissimi i miei dopo Festival. Stavamo fino alle cinque di mattina a stappare. Ognuno comprava qualcosa e stappavamo. Solo che occorreva essere pieni tutti i giorni della settimana. Non funzionò. È stata comunque una formazione sul mondo del vino molto importante perché ho capito tante cose per le aziende, il modo di approcciare. Quando hai un sogno nel cassetto e anche una certa disponibilità economica (dovuta agli anni in Fondazione), si crea una miscela pericolosissima. Non è un lavoro ma quasi un gioco. Per far fruttare un locale occorre tanta capacità e non ci si può improvvisare. La passione può combinare guai. E ne combina tanto che Sideways deve chiudere i battenti. Con gli strascichi del caso. Sono sempre stato, in passato, benestante. Poi è cambiato tutto: separato, perso il lavoro, ho dovuto cambiare registro. Sapevo relazionarmi con tutti e mi sono reinventato nel mondo del vino. Prima con la vineria bistrot e poi negli investimenti nei vini pregiati che ho fatto per otto anni. Altro tassello nella vita di Stefano. Uno di quei tasselli che non ti aspetti. Si sente molto parlare di vini pregiati e di investimenti. Vini che si comprano ad un certo prezzo (già impegnativo) per essere po rivenduti nel corso del tempo con margini interessanti. Poche bottiglie, tipicamente francesi. Vini pazzeschi. Gente con tanti soldi pronti a spenderne altrettanti per poter avere nella propria cantina pezzi unici. Bingo! Il lavoro perfetto. Facevo da intermediario per una agente di Londra. Sarebbe stato il lavoro della mia vita ma all’atto pratico non si verificò quanto promesso. Quello che può sembrare un insuccesso però porta con se aspetti positivi che non possono che essere valorizzati. A partire dalle tante conoscenze nel mondo del vino e dalla capacità di organizzare eventi. Per vini pregiati, cosa questa che connota Stefano come una persona che non guarda a realizzare cose comuni o banali ma eventi contraddistinti da finezza ed eleganza. A Roma c’ero solo io. Organizzavo eventi con cinquanta persone selezionati e proiettate ad investimenti. Mi trovavo ad organizzare questi eventi. A me piaceva e mi sentivo preparato. Così gradualmente mi sono avvicinato ad organizzare eventi con amici. Insomma dalla Fondazione Olivetti, ai vini pregiati, agli eventi. Quello che può sembrare un percorso poco coerente è invece una vera crescita con un legame imprescindibile: passione, capacità, gentilezza. Il primo evento è stato al Torrino dove con BNI si riuniscono professionisti per uno scambio di referenze. Ci vedevamo settimanalmente per trovare clienti. Ci vedevamo in un hotel al Torrino e li ho fatto il mio primo evento. Circa 30 stand. La sala non era cosi grande. Il primo evento non si scorda mai. Trenta stand. Trenta cantine. Inizia bene Stefano che poi continua con altri eventi per i quali veniva sempre lasciato solo ad organizzare tutto. Così ho detto perché non mettermi in proprio? È il 2023 quando nasce il primo ViniAmo seguito anche da ViniAmo di Autunno. A Roma ci sono tante iniziative e delle più variegate ma quelle di Stefano sono sempre caratterizzate dalla qualità dei presenti e dalla grande attenzione, umana e professionale. Gradualmente siamo arrivati alla terza edizione di ViniAmo sempre alzando l’asticella. Per numero di persone e stand e per l’apertura agli operatori di settore. Sul terzo ViniAmo abbiamo infatti messo la seconda giornata per gli operatori del settore. Sono state le aziende stesse che me lo chiesero. Così come chiesero il concorso e quest’anno faremo alcune premiazioni. Un organizzatore gentile. Stefano è visto da tutti cosi. Una persona amabile e gentile. Nei modi e nelle cose pratiche. Approccia sempre tutto e tutti in maniera cordiale e corretta. I suoi sono modi gentili e affabili ma non per vendere qualcosa. Lui è così. Non è un venditore o un imbonitore. Vende solo qualità e sostanza. Qualcosa di concreto. Di qualità. Difficile trovarlo a proporre qualcosa nella quale non crede fermamente. Abbiamo raddoppiato le date. Chiamare Armando Castagno ti mette in gioco. È una sfida perché se poi l’evento non è all’altezza non viene più. Dunque è una sfida. L’obiettivo di avere rapporti personali buoni è un mio tarlo. Spesse volte mi sono trovato con bastoni in mezzo alle ruote senza saperlo. Già, un tarlo. Tanto che il difetto che gli riconosco è forse di essere fin troppo gentile. Dovrebbe essere più imprenditore. Tante volte per far star bene tutti e non mettersi di traverso, va incontro alle persone pur sapendo di non arricchirsi mai con questo lavoro. Se vedo una azienda piccola che ha piacere di partecipare e non ce la fa a pagare gli importi che sono sotto la media del mercato romano, cerco di andarle incontro. Io non ho mai chiesto uno sconto in vita mia perché non è mio costume ma se posso andare incontro a qualcuno lo faccio. Un uomo che crede nella buona fede delle persone. Forse un pò fuori dal tempo in cui viviamo ma Stefano è fatto così. Un gentiluomo al quale basta la parola data. Cosa questa che gli avrà magari riservato qualche brutta sorpresa. Ma non gli interessa. Lui è così e sa di non poter cambiare. Sono però molto permaloso. Me le segno al dito ma non è che ti faccio qualcosa dopo. Mi muore dentro quella persona. Se gli si chiede cosa si potrà trovare nel suo terzo ViniAmo, dimostra ancora una volta un approccio semplice e gentile, concreto e mai altisonante. Posso promettere sicuramente una qualità nelle aziende che parteciperanno. Un approccio non freddo e asettico da parte delle aziende anzi, un racconto che il produttore fa. Una persona deve essere ammaliata da chi racconta una sua storia. Ti racconta di un figlio purché i vini sono figli di queste aziende. Raccontare il territorio e i loro vini che con mille difficoltà riescono a produrre. Qualità ed eleganza. Non si viene a bere ma ad apprendere. Anche in queste parole Stefano dimostra di non voler vendere niente. Non fa proclami, non vende cose che non ci saranno. Pure la partecipazione di una figura di grande rilevanza nel mondo del vino come Armando Castagno a parlare dei grandi vini della Loira e della Borgogna rimane in sordina. Quasi si vergognasse di aver avuto il piacere di una simile partecipazione. Però questo è Stefano Minelli. L’ho soprannominato l’organizzatore gentile ma dovrei dire l’uomo gentile perché va aldilà dell’aspetto professionale. Sono certo che chiunque, partecipando al prossimo ViniAmo il 4 e 5 maggio a Roma, incontri Stefano in mezzo ai tanti produttori presenti, potrà coglierne l’essenza. E se volete fare una prova, fermatelo e stringetegli la mano. Vedrete che sarà come conoscerlo da sempre. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
27 Febbraio, 2025
Demeter Italia celebra il successo alla Slow Wine Fair e a SANA Food
Demeter Italia, punto di riferimento per l’agricoltura biodinamica, celebra il grande successo ottenuto alla Slow Wine Fair e a SANA Food, dove ha partecipato come partner ufficiale consolidando il percorso di valorizzazione della biodiversità e delle pratiche agricole virtuose per la salute della terra, degli animali e dell’uomo. Un impegno in linea con l’azione portata avanti da Slow Food e confermata anche dalle parole della sua presidente, Barbara Nappini al battesimo dell’appuntamento fieristico
Oggi serve un approccio sempre più agroecologico, che permetta di diffondere e sostenere politicamente il regime biologico e la viticoltura biodinamica.
Entrambe le manifestazioni si sono svolte, per la prima volta in contemporanea, dal 23 al 25 febbraio a BolognaFiere.
La Slow Wine Fair ha visto la presenza di 33 cantine biodinamiche certificate Demeter, 15 italiane e 18 straniere, testimonianza dell’importanza crescente che il metodo agricolo steineriano sta assumendo nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale.
In linea con i valori di Slow Food, l’associazione ha promosso momenti di approfondimento e degustazione, evidenziando il legame tra biodiversità, terroir e qualità del vino. Uno degli appuntamenti più significativi della manifestazione è stata la conferenza “Viti dimenticate: la passione dei vignaioli biodinamici Demeter recupera le varietà autoctone”, tenutasi domenica 23 febbraio.
Moderata da Michele Lorenzetti, biologo ed enologo della cantina Terre di Giotto (a Gattaia, sull’Appennino Toscano, nel comune di Vicchio del Mugello), la conferenza ha visto l’intervento di esperti del settore come Francesco Bordini, che con la sua famiglia è l’anima di Villa Papiano, a Modigliana, azienda nell’Appennino di confine tra Emilia-Romagna e Toscana, Danila Morgagni, che con suo marito lavora nella cantina Al di Là del Fiume, a Marzabotto, nel Bolognese, e Paride Benedetti, che ha portato l’esperienza di Tenuta Santa Lucia, azienda di Mercato Saraceno nel Forlivese. I relatori hanno raccontato l’importanza del recupero delle varietà autoctone nella viticoltura biodinamica. L’evento ha messo in luce come il terroir sia il risultato di una sinergia tra natura e cultura, con la biodiversità che rappresenta un patrimonio prezioso da custodire e valorizzare.
A seguire, si è svolta la masterclass “Cura, partecipazione, imprevedibilità: relazioni tra la biodinamica e il vino”, un’esperienza unica che ha permesso ai partecipanti di degustare etichette di eccellenza a marchio Demeter e di esplorare il ruolo dell’imprevedibilità nella viticoltura biodinamica. Durante la sessione, Matteo Gallello, giornalista e co-fondatore della rivista Verticale, ha illustrato come la gestione rispettosa del vigneto favorisca l’equilibrio naturale e la biodiversità contribuisca alla qualità e all’unicità del prodotto. In degustazione, 7 vini provenienti da diverse realtà italiane e straniere, accomunate dall’intento della valorizzazione della salute del suolo nella propria azienda agricola: Tropfltalhof – Rosso Storlond 2021, Alto Adige; Spirito Agricolo Ballarin – Langhe Nebbiolo 2023, Piemonte; Les Jardins de Theseiis – Romorantin 2020, Francia, Podere Le Ripi – Brunello Cielo di Ulisse 2019, Toscana, Gotsa Wines Mtsvane 2022, Georgia, Camerani – Amarone della Valpolicella docg “Val**zzane” 2017, Veneto”, Altum – Cuvee Orange 2020, Slovenia.
Lunedì 24 febbraio, inoltre, è stato consegnato da Giovanni Buccheri, direttore di Demeter Italia, il Premio Carta Vini Terroir, spinoff dei Milano Wine Week Awards che celebrano le migliori selezioni vinicole del mondo della ristorazione e del retail.
Contestualmente, a SANA Food, Demeter Italia ha accolto i visitatori nel proprio stand istituzionale offrendo un punto di incontro e confronto per produttori, operatori del settore e appassionati.
Giovanni Buccheri, Direttore di Demeter Italia
Siamo orgogliosi del successo ottenuto alla Slow Wine Fair e a SANA Food. La grande partecipazione e l’interesse riscontrato confermano che la biodinamica non è solo un metodo agricolo, ma una visione olistica che guarda al futuro dell’agricoltura e della viticoltura con responsabilità e rispetto per la terra. Il recupero delle varietà autoctone e la valorizzazione della biodiversità sono aspetti fondamentali per un vino autentico e prodotto con pratiche agricole virtuose.
Demeter Italia conferma così il proprio ruolo di promotrice della qualità e dell’attenzione alla salute, contribuendo alla diffusione dell’agricoltura biodinamica, che rispetta le biodiversità e genera cibi e vini sani con uno sguardo rivolto verso il futuro.
La Redazione
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27 Febbraio, 2025
GoWINE presenta: VINI DI PUGLIA
IL COSA E IL DOVE
Il 2025 di GOWINE inizia dal Sud, da quel “tacco” dello stivale italico che nel singolare di Puglia cela la pluralità delle “Puglie” di quando andavo a scuola.
Un Territorio di molti territori che l’instancabile organizzatore ha raccolto negli spazi dell’Hotel PALATINO di Roma.
Nuova location per la solita vocazione di raccontare l’ampiezza del mondo vitivinicolo “a misura d’assaggio”.
GLI ASSAGGI
L’ho accennato anche sopra e l’ho scritto più volte: gli appuntamenti organizzati da GOWINE hanno dimensioni ormai sconosciute nel caleidoscopico mondo degli Eventi enoici romani.
Un numero giusto di Aziende, la faccia dei Produttori, la passione, la curiosità…l’essenziale e niente di più.
Comunque, era per me una serata complicata; poco tempo e vini per i quali, di norma, non “impazzisco”.
E proprio per quest’ultima cosa era il caso (passatemi il gioco di parole) che non mancassi.
Circa trenta gli assaggi dai quali ho estrapolato un “quasi podio” di due vini (SOLODUEVINI) e una “TOP ELEVEN” di etichette cui mi piacerebbe prestaste attenzione.
Come sempre il tutto è discutibilissimo ma, proprio per questo, Vi invito ancora una volta ad assaggiare, criticare, suggerire e…CONDIVIDERE.
QUELLI CHE NOVANTA
– MURGIA IGP NERO DI TROIA “DANDY” 2023, MAZZONE: un rosato “old style” già dal colore, affatto ammiccante, violaceo, che al naso racconta di sottili dolcezze di fragola e ciliegia rinfrescate da una intensa brezza eucaliptica; segue un bel mazzetto di erbe aromatiche e un intrigante contrasto di rose eleganti e sincera rusticità.
In bocca mostra muscoli ben definiti e una intensa sapidità rinforzata da tannini in sfrontata evidenza.
Chiude, esattamente come l’olfatto atteggiandosi a “dandy” ma orgoglioso del proprio animo contadino.
90- Punti ma, forse, di più.
– MURGIA IGP PASSITO “COLLEZIONE JAZZISTI” 2015, MAZZONE: interiorità di pesche sciroppate e mele macerate affiancano profondi sentimenti agrumi canditi.
Ma alla quiete della frutta segue una tempesta di marina sapidità e turbini di mallo di noce spingono inesorabilmente il calice verso la nostra bocca rivelando un assaggio travolgente, glicerico, strutturato…
Un abbraccio traviante sciolto solo dallo schiaffo salino della lunga chiusura.
Da bere ascoltando ODDS AGAINST TOMORROW del MODERN JAZZ QUARTET (performato live al BUDOKAN nel 1981).
91 i Punti di un vino che va ben oltre i punteggi.
GLI ALTRI
– PUGLIA IGP NERO DI TROIA BIO “NEOLITICO” 2021, TERRE DI MARIA: al naso, mentre mantiene la fresca sostanza del piccolo frutto selvatico, lascia che ci caliamo in una scura atmosfera boschiva e balsamica prima di concederci gentilezze di gerani e chiudere su intensità pepose e minerali.
In bocca mostra subito calore, viva freschezza e un fitto tessuto tannico prima di lasciare campo aperto alle more (spine comprese) e ad una decisa ematicità condita, nel finale da interessanti note vegetali di quasi tralcio.
88- – Punti.
– PUGLIA IGP SUSUMANIELLO BIO “NEOLITICO” 2023, TERRE DI MARIA: frutti rossi e fragranti sposano spezie pepose mentre la lama di ferro di una spada fende l’aria carica di liquirizia.
Morbido l’ingresso in bocca cui segue un sorso vivace e succoso con i tannini giusti per gestire il calore glicerico e un finale dedicato alle ciliegie “spiritose”.
87+ Punti.
– PUGLIA IGP PRIMITIVO BIO “TORRECLAVA” 2022, TERRE DI MARIA: inizialmente fiori poi la raccolta tardiva lascia libera la frutta rossa prende il sopravvento, seguono spezie scure di pepe e chiodi di garofano, una bella presa di tabacco, mineralità e graffi vegetali.
Sorso agile nonostante la mole e un colletto di frutto maturo un po’ troppo inamidato.
E mentre quei monelli dei tannini si impegnano a renderlo più interessante arriva una chiusura fatta di peposità e un ché di prugna secca.
87- perché si.
– PUGLIA IGP NERO DI TROIA “LINGUE DI TERRA” 2018, BORGO TURRITO: al naso mostra con eleganza e senza supponenza il proprio ricco corredo di mirtilli e ciliegie mature in una atmosfera di orientale speziatura fatta di note di chiodi di garofano e cannella prima di lasciare campo libero, in chiusura, a graffi di terra bagnata e soffi marini e balsamici.
Assaggio di grande sostanza, godurioso e reso ancor più piacevole dai domati tannini.
Forse (ma FORSE) l’avrei aspettato più lungo nella sua chiusura minerale.
88 Punti.
– PUGLIA IGP MOSCATO PASSITO “SÈTALE” 2021, BORGO TURRITO: sarebbe bannale fermarsi all’albicocca disidratata e alla frutta secca sotto miele.
Ben più interessanti sono le note resinose, quel filo di fumo che sale dritto, la carezza della lavanda.
In bocca le evidenti dolcezze sono pareggiate da freschezza e sapidità davvero stuzzicanti e il finale, regno degli agrumi canditi, stupisce con una sapidità quasi piccante che…me ne dai un altro goccio?!
88 Punti con, forse, un +.
– SALENTO IGP NEGROAMARO VALLE DELL’ASSO “PIROMÀFO” 2019, CANTINA FIORENTINO:
propone subito un olfatto scuro fatto di duro cuoio, dolcezze di tabacco e schiaffi di liquirizia, cacao e caffè.
Poi, dopo essersi brevemente disteso sui toni della piccola frutta rossa in confettura prende nuovamente vigore chiudendo con ricordi rugginosi e balsamici.
Sorso fresco, circolare e di adeguato equilibrio fresco sapido.
Non il mio vino ma, indiscutibilmente notevole.
88++ Punti.
Merita una nota (e forse qualcosa in più” il “campione di vasca” del Negroamaro rosato “GALATEA” che manca ancora di sprint ma che, sotto i piccoli frutti compiti ed educati, profuma di lavoro e fatica, non nasconde una nota come di pane raffermo e sorprende con un finale invidiabile fatto di frutta e sale.
A sentimento gli darei 88 Punti ma non sarebbe corretto giudicarlo adesso.
– PUGLIA IGP SUSUMANIELLO “VERSOSUD” 2022, I PASTINI: si presenta fumoso e cinerino prima di sciorinare la lunga pletora di frutta rossa sotto spirito e lasciarsi infine andare alle stuzzicanti note di spezie scure e alle folate balsamiche e di macchia mediterranea.
Il sorso è birbante e tenuto vivo dal bel contrasto tra la piccante sapidità, lo stuzzicante tannino e i ritorni di dolcezza fruttata.
87.5 Punti.
– SALENTO IGT CHARDONNAY “TERESAMANARA” 2023, CANTELE: Chardonnay, che altro?!
Giallo di pesche e frutta tropicale ahimè in eccesso, ravvivato da sottili peposità e tenuto poi insieme da un caldo abbraccio che sa di burro e pasticcere tostature.
Inaspettatamente più verticale il sorso, deciso nei toni fresco-sapidi, e con un invidiabile allungo coerente con l’olfatto.
Peccato per quei tropici un po’ troppo ostentati.
87- Punti.
– SALICE SALENTINO DOC “TERESAMANARA” 2020 RISERVA, CANTELE: scuro di prugne secche e visciole, pepe nero e cacao, rustico di cuoio non trattato e screziato di vegetalità e humus.
Sorso sostanzioso e avvolgente ravvivato dai tannini correttissimi e dalla vivacità dell’impronta fresco-sapida.
In chiusura schioccherete la lingua e, magari, ne chiederete ancora.
87++ Punti.
– MURGIA IGP BIANCO “TROUSSE” 2023, MAZZONE: una palette di balsamicità ed erbe aromatiche che pareggiano una frutta bianca che è mele, pere e pesche.
Chiude su freschezze agrumate introducendo un sorso di acuta freschezza e piccante sapidità minerale che, nel finale, sottolinea quasi chiudendo un cerchio, balsamicità mentolate e di liquirizia.
Si becca 88+ Punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”.
– MURGIA IGT NERO DI TROIA “FILOTORTO” 2015, MAZZONE: esalta subito le proprie impertinenti doti balsamiche di menta e tabacco e si concede poi una breve pausa di riflessione fatta di more mature e non dimentiche dei rovi prima di distendersi in un lungo eloquio d’Oriente speziato.
E ci ricorda infine di origano e alloro prima di congedarsi su sottili tostature torrefatte.
In bocca calore e morbidezza affiancano stuzzicanti tannini e, mentre Vi perdete nella riproposizione dei descrittori olfattivi, si congeda da Voi con una lunga scia salina.
88- Punti.
E ORA?
Beh, adesso è il momento di dire GRAZIE a GOWINE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori che hanno avuto la pazienza di ascoltare i miei enodeliri e la carineria di trattarmi come uno che “beve ma non solo”.
Ed è il momento di rimboccarsi le maniche perché la stagione rovente degli Eventi sta arrivando e…ci sarà un sacco di lavoro da fare
Roberto Alloi
VINODENTRO
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26 Febbraio, 2025
Premio Vinarius al territorio: giunto alla sua decima edizione, il riconoscimento 2025 va alle montagne trentino
L’associazione delle Enoteche Italiane premia le montagne e valli del Trentino per la capacità di unire eccellenza vinicola, sostenibilità e qualità della vita in un territorio unico. La cerimonia a Roma, al Senato della Repubblica
Valorizzare le realtà vitivinicole italiane che si distinguono per eccellenza produttiva, rispetto ambientale e promozione del territorio: è questo l’obiettivo del Premio Vinarius al Territorio promosso da Vinarius – Associazione Enoteche Italiane. Martedì 25 febbraio alle ore 11, alla Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica a Roma, nel corso della cerimonia il premio è stato conferito alle “Montagne e valli trentine”, a testimonianza dell’importante capacità di questo territorio di coniugare la produzione vinicola di alta qualità con un modello di vita sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Raggiungendo il traguardo della decima edizione, il Premio Vinarius al Territorio si è affermato come un riconoscimento di prestigio, istituito da Vinarius per individuare e celebrare quelle aree geografiche italiane che, grazie al lavoro delle loro comunità, riescono a coniugare la produzione di vini di alta qualità con il rispetto per l’ambiente, l’identità culturale e la promozione del turismo enologico.
La motivazione ufficiale del riconoscimento sottolinea il merito di questo territorio “per aver saputo, in ostiche condizioni ambientali, esprimere prodotti di eccellenza e una alta qualità della vita, nel rispetto di una ecologia autentica e attuale”.
Un omaggio, dunque, alla dedizione collettiva che, attraverso innovazione e tradizione, ha saputo rendere questo territorio un punto di riferimento della viticoltura italiana ed internazionale.
Andrea Terraneo, presidente di Vinarius
Siamo orgogliosi di assegnare questo riconoscimento a questa area esempio virtuoso di come la viticoltura possa integrarsi armoniosamente con l’ambiente, la cultura e l’economia. Il loro impegno per la qualità e la sostenibilità rappresenta un modello da seguire per l’intero comparto vinicolo italiano.
Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, esponenti del settore vinicolo e della stampa specializzata. Tra i presenti, Gigliola Bozzi, ex presidente Vinarius, che ha istituito il Premio al Territorio nel 2004:
Quando nel 2003 divenni Presidente, unitamente al Consiglio pensammo che se premi, medaglie e riconoscimenti a produttori o vini erano sempre più diffusi, mancava un riconoscimento che non fosse solo per “uno”. E quale migliore testimonianza: premiare il territorio. Il territorio è tradizione, sperimentazione, personalità, unione, radici, futuro.
Albino Zenatti,
Ricevere questo prestigioso riconoscimento da parte di Vinarius, e riceverlo qui, nel cuore istituzionale del nostro Paese, il Senato della Repubblica Italiana Presidente del Consorzio Vini del Trentino – è un’emozione e un onore che condivido con tutti i viticoltori trentini, custodi di una terra straordinaria. Il Trentino, con il suo armonioso equilibrio tra montagne e vigneti, ha saputo trasformare sfide ambientali in opportunità, coniugando l’eccellenza enologica con un profondo rispetto per la natura e la qualità della vita delle persone che vivono e lavorano nelle sue valli e tra le sue montagne. Questo premio celebra la dedizione del Trentino e premia la sua capacità di rappresentare un modello vitivinicolo sostenibile, autentico e proiettato al futuro.
La cerimonia, che è stata trasmessa in diretta streaming al link https://webtv.senato.it e sul canale YouTube del Senato, è stata promossa su iniziativa del Senatore Pietro Patton.
Il Senatore Pietro Patton
Oggi in Senato celebriamo non solo un’eccellenza enologica ma anche una visione di sviluppo che mette al centro il territorio e le sue comunità. Il Consorzio Vini del Trentino ha dimostrato come qualità e sostenibilità possano procedere insieme, anche in contesti ambientali complessi. Questo riconoscimento è un tributo al lavoro di tanti produttori che, con passione e competenza, rendono il Trentino un simbolo di valore e innovazione nel panorama vitivinicolo italiano; un modello meritevole che pensiamo possa essere seguito da altre zone italiane enologicamente vocate. È compito delle istituzioni promuovere i territori e premiare gli attori che si rendono artefici di pratiche virtuose e realizzano delicati e al contempo solidi connubi tra modelli produttivi di successo e approcci rispettosi dell’ambiente.
Vinarius continua così la sua missione di valorizzazione del vino italiano, delle sue diversità territoriali e delle pratiche virtuose che ne garantiscono qualità e sostenibilità.
VINARIUS
Vinarius è l’Associazione delle Enoteche Italiane e rappresenta oltre 120 associati (il cui fatturato totale sfiora i 50 milioni di euro) che coprono l’intero territorio nazionale. L’associazione, oggi presieduta da Andrea Terraneo, è stata fondata nel 1981 e ha come scopo sociale la promozione, la valorizzazione e la tutela delle enoteche quali attività commerciali specializzati nella proposta del vino di qualità. L’associazione si occupa della formazione dell’enotecario, dei suoi collaboratori e dipendenti, degli aggiornamenti professionali, individuando e attuando tutta una serie di attività che vanno dall’organizzazione di viaggi studio a stage di approfondimento nei vari luoghi di produzione, partecipando attivamente a convegni, mostre, fiere, manifestazioni di vario genere. Ogni due anni Vinarius organizza e promuove il Premio Vinarius al Territorio. Inoltre, intrattiene importanti relazioni con le due maggiori omologhe associazioni francesi. Periodicamente effettua sondaggi presso i propri associati per monitorare le tendenze, le richieste dei consumatori, gli andamenti di mercato. La Redazione
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Vinarius è l’Associazione delle Enoteche Italiane e rappresenta oltre 120 associati (il cui fatturato totale sfiora i 50 milioni di euro) che coprono l’intero territorio nazionale. L’associazione, oggi presieduta da Andrea Terraneo, è stata fondata nel 1981 e ha come scopo sociale la promozione, la valorizzazione e la tutela delle enoteche quali attività commerciali specializzati nella proposta del vino di qualità. L’associazione si occupa della formazione dell’enotecario, dei suoi collaboratori e dipendenti, degli aggiornamenti professionali, individuando e attuando tutta una serie di attività che vanno dall’organizzazione di viaggi studio a stage di approfondimento nei vari luoghi di produzione, partecipando attivamente a convegni, mostre, fiere, manifestazioni di vario genere. Ogni due anni Vinarius organizza e promuove il Premio Vinarius al Territorio. Inoltre, intrattiene importanti relazioni con le due maggiori omologhe associazioni francesi. Periodicamente effettua sondaggi presso i propri associati per monitorare le tendenze, le richieste dei consumatori, gli andamenti di mercato. La Redazione
26 Febbraio, 2025
ViniAmo 2025 Terza Edizione
4-5 Maggio 2025 Roma, Hotel Cristoforo Colombo
Cresce l’attesa per ViniAmo 2025 …
Mancano ancora più di due mesi al ritorno di ViniAmo a Roma e la Kermesse continua ad arricchirsi di partecipanti e assaggi gustosi, destinati a sorprenderti. Questa terza edizione si preannuncia incredibilmente appetitosa. I vini italiani sono protagonisti ma non mancano viaggi indimenticabili in quelle terre che hanno fatto la storia e la fama del vino. L’appuntamento è per il 4 e il 5 Maggio, nella Capitale, con due giorni ricchi di scoperte a saggi, destinati a tutti coloro che amano il vino e la gastronomia italiana. Semplici esperti e appassionati, operatori del settore e giornalisti, curiosi, studiosi o autentici gourmet, ViniAmo è l’evento giusto per tutti! 4 ottimi motivi per partecipare a ViniAmo 2025 Sono ben 4 i motivi per non perdere questo appassionante evento che punta a superare i successi delle precedenti edizioni. Degustazione open-mind: non si tratta di una kermesse destinata solo agli esperti del settore ma un’occasione aperta per scoprire nuove chicche enologiche da tutti i territori d’Italia. Non serve essere un Sommelier per partecipare, basta anche la più genuina curiosità e uno spirito gourmet. Vino e oltre: vino e molto altro ancora ti aspettano a ViniAmo. Pizza, dolci, olio, tartufi: ecco alcune delle delizie gastronomiche pronte ad arricchire queste due giornate di tasting. Masterclass d’eccellenza: un evento che ti guida alla scoperta, dei vini italiani e francesi, con tre esperienze destinate ad appassionare tutti i fortunati partecipanti. Interprete straordinario di questa edizione sarà infatti Armando Castagno, con due Masterclass dedicate ai vini di Borgogna e della Loira che si svolgeranno entrambe
nella giornata di Domenica. Un viaggio di ricerca che inizia in Francia, nella giornata di Domenica, e poi ritorna
in Italia, il Lunedì, a esplorare vini incredibilmente tipici e gustosi, con un’altra Masterclass da non perdere, tutta dedicata alla Barbera d’Asti DOCG e alle sue potenzialità, raccontata dall’esperienza e dai vini firmati Gozzelino: una verticale inedita e deliziosa. Aziende e vini che sono delle perle. Con così tanti partecipanti, vini e prodotti unici da gustare, provenienti da aziende di nicchia della nostra penisola, la piacevolezza merita di essere premiata. Ecco perché nella seconda giornata, Lunedì 5, le migliori aziende e i migliori vini verranno premiati con i 4 Cuori di ViniAmo, a celebrare l’amore per il vino a 360°, a confermare la vocazione dell’evento stesso, dedicato a nettari che sono simbolo di cultura, sapore, piacevolezza e autenticità, quattro valori che animano ViniAmo da sempre. Se il programma della Terza Edizione di ViniAmo ti sembra succulento, ecco riassunti i suoi momenti salienti. Programma di ViniAmo: due giorni di banchi d’assaggio, Masterclass e premiazioni 300 etichette italiane (e qualche escursione all’estero), più di 75 stand tra Cantine, Extra Wine & Food, Sponsor Domenica 4 Maggio, dalle 11 alle 19 – Un grande inizio d’evento, con una giornata dedicata soprattutto ai wine lovers e, allo stesso tempo, aperta a tutti gli esperti, giornalisti e operatori del settore che non possono partecipare Lunedì.
Costo d’accesso: 25 Euro
20 Euro (ridotto) Proprio nel pomeriggio di Domenica si svolgeranno le due Masterclass dedicate ai vini di Borgogna e della Loira, entrambe guidate da Armando Castagno.
Eccole in dettaglio. Masterclass Vecchie Vigne di Borgogna – Domenica 11:30-13:30 È un seminario con molti punti d’interesse. Anzitutto, il territorio della Borgogna, uno dei più celebrati al mondo, del quale percorreremo idealmente le strade e i sentieri, toccando sei comuni di grande fascino per analizzarne storia, tendenze stilistiche e tratti identitari del vino. Il denominatore comune delle prestigiose bottiglie scelte è la loro provenienza da
vigneti di età venerabile. Cosa forniscono di speciale le “vieilles vignes” – sovente menzionate in etichetta – al vino finale? A queste e altre domande risponderanno al mattino esposizione frontale e degustazione di sei etichette di Borgogna scelte dal relatore per la loro efficacia didattica tanto quanto per la loro straripante bontà.
Costo di partecipazione: 90€ Masterclass I Bianchi della Loira – Domenica 16:00-18:00 Mille chilometri di percorso di cui più della metà in mezzo a storici territori vitivinicoli caratterizzano l’andamento della Loira, il grande fiume francese attorno al quale si sviluppa una delle più belle e grandi vallate del mondo, tra giardini, castelli, monumenti, chiese e abbazie, ma anche fattorie e cantine, e in cui denominazioni da vino bianco di decisiva importanza a livello mondiale – da Sancerre a Pouilly-Fumé, da Vouvray a Savennières, fino al Muscadet de Sèvre et Maine – compongono un avvincente mosaico. Il seminario con degustazione del pomeriggio percorrerà idealmente la Loira dalle prime vigne di Pouilly fino all’estuario, illustrando via via disciplinari, tendenze, vitigni, stili espressivi e differenze climatiche e geologiche.
Costo di partecipazione: 65€ A breve verrà fornita la lista delle etichette in degustazione per entrambe le Masterclass di Domenica. Lunedì 5 Maggio, dalle 11 alle 19 La seconda giornata di ViniAmo è dedicata soprattutto a chi lavora nel settore enogastronomico e alla stampa specializzata ma, data la vocazione di apertura e di scoperta della Kermesse, le porte resteranno sempre aperte a tutti i wine lovers che non hanno potuto partecipare la Domenica.
Costo d’accesso: 20 Euro
15 Euro (ridotto) Nel primo pomeriggio avrà luogo la Masterclass dedicata alle particolarità della Barbera d’Asti, raccontata dall’azienda Gozzelino. Masterclass La Barbera d’Asti DOCG secondo Gozzelino – Lunedì (15:00-17:00) La Barbera dalla tradizione all’innovazione, attraverso 7 etichette uniche tra verticali e nuove interpretazioni. Un viaggio nel cuore della Barbera d’Asti DOCG con una sorpresa finale.
Costo di partecipazione: 30€ N.B. – Le masterclass di Armando Castagno sono per tutti a pagamento. Chi acquista una delle due Masterclass ha l’ingresso gratuito ai banchi d’assaggio per entrambe le giornate. Inoltre, ha la possibilità di partecipare alla Masterclass di Lunedì a un costo di soli 10€. I wine lovers che acquisteranno la Masterclass del Lunedì avranno l’ingresso gratuito ai banchi d’assaggio.
Gli operatori che vogliono seguire la Masterclass del Lunedì potranno acquistarla a un costo di soli 10€. E’ possibile riservare il proprio posto alle Masterclass scrivendo a:
masterclass@minelliwineevents.com Assegnazione dei 4 Cuori di ViniAmo Nel pomeriggio di Lunedì 5 avverrà anche la premiazione delle cantine e dei vini partecipanti alla kermesse, con l’assegnazione dei 4 Cuori di ViniAmo. Il riconoscimento verrà assegnato grazie ai voti dei partecipanti della Domenica che sceglieranno i loro vincitori nelle seguenti categorie: Migliore cantina del Nord Italia Migliore cantine del Centro Italia Migliore cantina del Sud Italia Premio Cantina emergente, per dare risalto a piccole produzioni che promettonovere e proprio eccellenze nel futuro. Premio vino colpo di fulmine , per mettere in luce “quel” vino che non ti aspettavi e che ti ha colpito tra le numerose etichette presenti a ViniAmo. Per l’appunto, di seguito puoi scoprire solo alcune delle cantine che già hanno confermato la loro presenza all’Evento. Le aziende partecipanti Già con mesi di anticipo, numerose aziende da tutta Italia hanno risposto con gioia alla chiamata della Terza Edizione di ViniAmo. Ecco le prime aziende che ti aspettano, con i loro vini, il 4 e il 5 Maggio: Vino Gozzelino (Piemonte) Cà San Vito (Veneto) Cantina Sabaino (Veneto) Di Gaspero (Friuli) Tenuta Maffone (Liguria) L’Agona Vini (Toscana) Cantina della Luce (Toscana) I Fulgurales (Toscana) Lazzeretti (Toscana) Podere Ema (Toscana) Società Agricola Cambioni (Toscana) ATRIVM Azienda Agricola (Toscana) Wine Things – Selezione di circa 7 aziende (Umbria) Napolini (Umbria) Cantina Violati (Umbria) Tenute Urani (Marche) Tenuta Grimaldi (Marche) Pesolillo (Abruzzo) Vinicio Mita (Lazio) Cantina Villa Gianna (Lazio) La Corte dei Greci (Lazio) Podere Puellae (Lazio) Vitematta (Campania) Giancarlo Ceci (Puglia) Wine Specialists Council – Associazione del Moscato di Trani (Puglia) Tenuta Planisium (Puglia) Tenuta Santoro (Calabria) Cantine Vinci (Sicilia) Sancarraro (Sicilia) Vigna Nica (Sicilia) Contini 1898 (Sardegna) I Segreti in un Calice (Selezione di vini italiani) Extra Vino
Gastronomia Romizza – Main Stand Pizza (Lazio) La Tradizione (Formaggi, Prosciutti e Salumi) – Lazio Pasticceria Tabiano (Emilia Romagna) Oro24 Tartufi (Lazio) Agricola Nasti – Olio (Puglia) Schininà Brewing – Birrificio (Lazio) Nativa Bio – Creme spalmabili (Lazio) … e la lista non smette di crescere! Location e Servizi di ViniAmo 2025 Come per la precedente edizione, ViniAmo 2025 si svolge all’Hotel Cristoforo Colombo, nel quartiere Eur di Roma, in un contesto moderno e funzionale, con un’ampia sala congressi, allestita con i banchi d’assaggio e sale separate e attrezzate per lo svolgimento delle Masterclass. Gli spazi dell’evento comprendono anche un’area all’aperto con tavolini e ombrelloni. A rendere ancora più piacevole l’esperienza di queste due giornate di tasting ci pensa il servizio gratuito di navetta che accompagnerà i partecipanti dalla stazione metro di Eur Fermi fino all’Hotel e a ViniAmo. Il ViniAmo della Minelli Wine Events La Minelli Wine Events, di Stefano Minelli, nasce con l’obiettivo della condivisione e dello sviluppo della cultura del vino nel panorama romano e del Lazio. Attraverso la creazione di eventi di degustazione, organizza banchi d’assaggio su scala
nazionale con qualche escursione all’estero, per avvicinare un pubblico sempre più vasto ed attento al meraviglioso mondo del vino. Cultura, gusto e piacere sono i tre capisaldi che guidano ogni edizione di ViniAmo. Contatti & Informazioni
Stefano Minelli: 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
https://minelliwineevents.it/ Per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a:
giuliaferrero.press@minelliwineevents.it Per tutti gli operatori del settore (ristoratori, rappresentanti commerciali, agenti, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a:
operatori@minelliwineevents.it Prenotazioni Masterclass:
masterclass@minelliwineevents.it WineTales Magazine è media partner di ViniAmo La Redazione
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Mancano ancora più di due mesi al ritorno di ViniAmo a Roma e la Kermesse continua ad arricchirsi di partecipanti e assaggi gustosi, destinati a sorprenderti. Questa terza edizione si preannuncia incredibilmente appetitosa. I vini italiani sono protagonisti ma non mancano viaggi indimenticabili in quelle terre che hanno fatto la storia e la fama del vino. L’appuntamento è per il 4 e il 5 Maggio, nella Capitale, con due giorni ricchi di scoperte a saggi, destinati a tutti coloro che amano il vino e la gastronomia italiana. Semplici esperti e appassionati, operatori del settore e giornalisti, curiosi, studiosi o autentici gourmet, ViniAmo è l’evento giusto per tutti! 4 ottimi motivi per partecipare a ViniAmo 2025 Sono ben 4 i motivi per non perdere questo appassionante evento che punta a superare i successi delle precedenti edizioni. Degustazione open-mind: non si tratta di una kermesse destinata solo agli esperti del settore ma un’occasione aperta per scoprire nuove chicche enologiche da tutti i territori d’Italia. Non serve essere un Sommelier per partecipare, basta anche la più genuina curiosità e uno spirito gourmet. Vino e oltre: vino e molto altro ancora ti aspettano a ViniAmo. Pizza, dolci, olio, tartufi: ecco alcune delle delizie gastronomiche pronte ad arricchire queste due giornate di tasting. Masterclass d’eccellenza: un evento che ti guida alla scoperta, dei vini italiani e francesi, con tre esperienze destinate ad appassionare tutti i fortunati partecipanti. Interprete straordinario di questa edizione sarà infatti Armando Castagno, con due Masterclass dedicate ai vini di Borgogna e della Loira che si svolgeranno entrambe
nella giornata di Domenica. Un viaggio di ricerca che inizia in Francia, nella giornata di Domenica, e poi ritorna
in Italia, il Lunedì, a esplorare vini incredibilmente tipici e gustosi, con un’altra Masterclass da non perdere, tutta dedicata alla Barbera d’Asti DOCG e alle sue potenzialità, raccontata dall’esperienza e dai vini firmati Gozzelino: una verticale inedita e deliziosa. Aziende e vini che sono delle perle. Con così tanti partecipanti, vini e prodotti unici da gustare, provenienti da aziende di nicchia della nostra penisola, la piacevolezza merita di essere premiata. Ecco perché nella seconda giornata, Lunedì 5, le migliori aziende e i migliori vini verranno premiati con i 4 Cuori di ViniAmo, a celebrare l’amore per il vino a 360°, a confermare la vocazione dell’evento stesso, dedicato a nettari che sono simbolo di cultura, sapore, piacevolezza e autenticità, quattro valori che animano ViniAmo da sempre. Se il programma della Terza Edizione di ViniAmo ti sembra succulento, ecco riassunti i suoi momenti salienti. Programma di ViniAmo: due giorni di banchi d’assaggio, Masterclass e premiazioni 300 etichette italiane (e qualche escursione all’estero), più di 75 stand tra Cantine, Extra Wine & Food, Sponsor Domenica 4 Maggio, dalle 11 alle 19 – Un grande inizio d’evento, con una giornata dedicata soprattutto ai wine lovers e, allo stesso tempo, aperta a tutti gli esperti, giornalisti e operatori del settore che non possono partecipare Lunedì.
Costo d’accesso: 25 Euro
20 Euro (ridotto) Proprio nel pomeriggio di Domenica si svolgeranno le due Masterclass dedicate ai vini di Borgogna e della Loira, entrambe guidate da Armando Castagno.
Eccole in dettaglio. Masterclass Vecchie Vigne di Borgogna – Domenica 11:30-13:30 È un seminario con molti punti d’interesse. Anzitutto, il territorio della Borgogna, uno dei più celebrati al mondo, del quale percorreremo idealmente le strade e i sentieri, toccando sei comuni di grande fascino per analizzarne storia, tendenze stilistiche e tratti identitari del vino. Il denominatore comune delle prestigiose bottiglie scelte è la loro provenienza da
vigneti di età venerabile. Cosa forniscono di speciale le “vieilles vignes” – sovente menzionate in etichetta – al vino finale? A queste e altre domande risponderanno al mattino esposizione frontale e degustazione di sei etichette di Borgogna scelte dal relatore per la loro efficacia didattica tanto quanto per la loro straripante bontà.
Costo di partecipazione: 90€ Masterclass I Bianchi della Loira – Domenica 16:00-18:00 Mille chilometri di percorso di cui più della metà in mezzo a storici territori vitivinicoli caratterizzano l’andamento della Loira, il grande fiume francese attorno al quale si sviluppa una delle più belle e grandi vallate del mondo, tra giardini, castelli, monumenti, chiese e abbazie, ma anche fattorie e cantine, e in cui denominazioni da vino bianco di decisiva importanza a livello mondiale – da Sancerre a Pouilly-Fumé, da Vouvray a Savennières, fino al Muscadet de Sèvre et Maine – compongono un avvincente mosaico. Il seminario con degustazione del pomeriggio percorrerà idealmente la Loira dalle prime vigne di Pouilly fino all’estuario, illustrando via via disciplinari, tendenze, vitigni, stili espressivi e differenze climatiche e geologiche.
Costo di partecipazione: 65€ A breve verrà fornita la lista delle etichette in degustazione per entrambe le Masterclass di Domenica. Lunedì 5 Maggio, dalle 11 alle 19 La seconda giornata di ViniAmo è dedicata soprattutto a chi lavora nel settore enogastronomico e alla stampa specializzata ma, data la vocazione di apertura e di scoperta della Kermesse, le porte resteranno sempre aperte a tutti i wine lovers che non hanno potuto partecipare la Domenica.
Costo d’accesso: 20 Euro
15 Euro (ridotto) Nel primo pomeriggio avrà luogo la Masterclass dedicata alle particolarità della Barbera d’Asti, raccontata dall’azienda Gozzelino. Masterclass La Barbera d’Asti DOCG secondo Gozzelino – Lunedì (15:00-17:00) La Barbera dalla tradizione all’innovazione, attraverso 7 etichette uniche tra verticali e nuove interpretazioni. Un viaggio nel cuore della Barbera d’Asti DOCG con una sorpresa finale.
Costo di partecipazione: 30€ N.B. – Le masterclass di Armando Castagno sono per tutti a pagamento. Chi acquista una delle due Masterclass ha l’ingresso gratuito ai banchi d’assaggio per entrambe le giornate. Inoltre, ha la possibilità di partecipare alla Masterclass di Lunedì a un costo di soli 10€. I wine lovers che acquisteranno la Masterclass del Lunedì avranno l’ingresso gratuito ai banchi d’assaggio.
Gli operatori che vogliono seguire la Masterclass del Lunedì potranno acquistarla a un costo di soli 10€. E’ possibile riservare il proprio posto alle Masterclass scrivendo a:
masterclass@minelliwineevents.com Assegnazione dei 4 Cuori di ViniAmo Nel pomeriggio di Lunedì 5 avverrà anche la premiazione delle cantine e dei vini partecipanti alla kermesse, con l’assegnazione dei 4 Cuori di ViniAmo. Il riconoscimento verrà assegnato grazie ai voti dei partecipanti della Domenica che sceglieranno i loro vincitori nelle seguenti categorie: Migliore cantina del Nord Italia Migliore cantine del Centro Italia Migliore cantina del Sud Italia Premio Cantina emergente, per dare risalto a piccole produzioni che promettonovere e proprio eccellenze nel futuro. Premio vino colpo di fulmine , per mettere in luce “quel” vino che non ti aspettavi e che ti ha colpito tra le numerose etichette presenti a ViniAmo. Per l’appunto, di seguito puoi scoprire solo alcune delle cantine che già hanno confermato la loro presenza all’Evento. Le aziende partecipanti Già con mesi di anticipo, numerose aziende da tutta Italia hanno risposto con gioia alla chiamata della Terza Edizione di ViniAmo. Ecco le prime aziende che ti aspettano, con i loro vini, il 4 e il 5 Maggio: Vino Gozzelino (Piemonte) Cà San Vito (Veneto) Cantina Sabaino (Veneto) Di Gaspero (Friuli) Tenuta Maffone (Liguria) L’Agona Vini (Toscana) Cantina della Luce (Toscana) I Fulgurales (Toscana) Lazzeretti (Toscana) Podere Ema (Toscana) Società Agricola Cambioni (Toscana) ATRIVM Azienda Agricola (Toscana) Wine Things – Selezione di circa 7 aziende (Umbria) Napolini (Umbria) Cantina Violati (Umbria) Tenute Urani (Marche) Tenuta Grimaldi (Marche) Pesolillo (Abruzzo) Vinicio Mita (Lazio) Cantina Villa Gianna (Lazio) La Corte dei Greci (Lazio) Podere Puellae (Lazio) Vitematta (Campania) Giancarlo Ceci (Puglia) Wine Specialists Council – Associazione del Moscato di Trani (Puglia) Tenuta Planisium (Puglia) Tenuta Santoro (Calabria) Cantine Vinci (Sicilia) Sancarraro (Sicilia) Vigna Nica (Sicilia) Contini 1898 (Sardegna) I Segreti in un Calice (Selezione di vini italiani) Extra Vino
Gastronomia Romizza – Main Stand Pizza (Lazio) La Tradizione (Formaggi, Prosciutti e Salumi) – Lazio Pasticceria Tabiano (Emilia Romagna) Oro24 Tartufi (Lazio) Agricola Nasti – Olio (Puglia) Schininà Brewing – Birrificio (Lazio) Nativa Bio – Creme spalmabili (Lazio) … e la lista non smette di crescere! Location e Servizi di ViniAmo 2025 Come per la precedente edizione, ViniAmo 2025 si svolge all’Hotel Cristoforo Colombo, nel quartiere Eur di Roma, in un contesto moderno e funzionale, con un’ampia sala congressi, allestita con i banchi d’assaggio e sale separate e attrezzate per lo svolgimento delle Masterclass. Gli spazi dell’evento comprendono anche un’area all’aperto con tavolini e ombrelloni. A rendere ancora più piacevole l’esperienza di queste due giornate di tasting ci pensa il servizio gratuito di navetta che accompagnerà i partecipanti dalla stazione metro di Eur Fermi fino all’Hotel e a ViniAmo. Il ViniAmo della Minelli Wine Events La Minelli Wine Events, di Stefano Minelli, nasce con l’obiettivo della condivisione e dello sviluppo della cultura del vino nel panorama romano e del Lazio. Attraverso la creazione di eventi di degustazione, organizza banchi d’assaggio su scala
nazionale con qualche escursione all’estero, per avvicinare un pubblico sempre più vasto ed attento al meraviglioso mondo del vino. Cultura, gusto e piacere sono i tre capisaldi che guidano ogni edizione di ViniAmo. Contatti & Informazioni
Stefano Minelli: 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
https://minelliwineevents.it/ Per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a:
giuliaferrero.press@minelliwineevents.it Per tutti gli operatori del settore (ristoratori, rappresentanti commerciali, agenti, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a:
operatori@minelliwineevents.it Prenotazioni Masterclass:
masterclass@minelliwineevents.it WineTales Magazine è media partner di ViniAmo La Redazione
25 Febbraio, 2025
Presentato a Palermo il nuovo Perricone di Alessandro di Camporeale
Presentata a Palazzo Branciforte, a Palermo, la nuova etichetta della cantina Alessandro di Camporeale: il Monreale Perricone Mandranova. L’evento è stato presentato dalla nuova generazione dell’azienda: i cugini omonimi Benedetto Alessandro, uno enologo l’altro responsabile marketing e commerciale, e da Anna Alessandro, che coordina l’amministrazione.
La scelta di puntare sul Perricone nasce dall’impegno degli Alessandro nella valorizzazione del territorio e dei vitigni che ne rappresentano l’espressione più pura e tradizionale. Negli anni la cantina si è dedicata a questo vitigno profondamente legato alla Sicilia occidentale, dove è stato coltivato per secoli diventando parte integrante della tradizione vitivinicola locale. Nonostante le sue antiche origini, infatti, questa varietà è stata a lungo abbandonata per via delle difficoltà legate alla coltivazione e alla vinificazione: una maturazione tardiva lo espone a rischi legati all’imprevedibilità climatica, che possono causare difficoltà nelle maturazioni, e il vino che se ne produce ha un tannino fitto e intenso che ne contraddistingue il sorso.
Inoltre il Perricone è uno dei tre vitigni protagonisti del rinnovato disciplinare della Doc Monreale, un progetto che ha portato alla valorizzazione delle varietà autoctone e alla salvaguardia dell’identità territoriale, di cui la famiglia Alessandro intende sempre più farsi portavoce.
Il Monreale Perricone Mandranova prende il nome dal luogo di coltivazione delle uve da cui proviene, nell’agro di Monreale e dalla contrada in cui sorge la cantina.
L’azienda
Alessandro di Camporeale è la storia di una famiglia di vignaioli, giunta alla quarta generazione, la cui missione è valorizzare il territorio attraverso un impegno quotidiano e una visione sostenibile.
Alessandro è il cognome di famiglia, Camporeale il paese che ospita la tenuta. Alessandro di Camporeale è il nome di una realtà impegnata da sempre nella valorizzazione di un territorio meraviglioso, con una cultura secolare per il vino.
Un’azienda nata e cresciuta tra le colline della valle del Belìce, vicino Palermo, nel territorio della Doc Monreale, una vasta denominazione che si estende nell’entroterra della Sicilia nord-occidentale, ad altitudini che vanno dai 300 ai 600 metri sul livello del mare. Nella tenuta si coltivano 40 ettari di vigneto, su suoli calcarei-argillosi e sabbiosi. Luoghi in cui il clima è più semicontinentale che mediterraneo, ed è caratterizzato da forti escursioni termiche tra notte e giorno. Queste condizioni pedoclimatiche sono ideali per valorizzare varietà autoctone come Nero d’Avola, Catarratto, Grillo, e varietà internazionali come Syrah e Sauvignon Blanc che si sono adattate perfettamente al territorio di Camporeale, grazie anche a un impegno costante, sempre rivolto all’eccellenza.
L’approccio adottato in vigna è improntato sul rispetto dei valori della tradizione, dell’esperienza e della conoscenza del territorio. Le attività legate alla cura e crescita della vite sono svolte manualmente, seguendo i principi dell’agricoltura biologica e utilizzando piccoli accorgimenti che nascono dalla profonda conoscenza dei terreni e del vigneto. Viene impiegata la tecnica del sovescio, per favorire la fertilizzazione del terreno e preservarlo da fenomeni erosivi; vengono attivate misure a sostegno della biodiversità, come l’impianto di siepi e arbusti o la realizzazione di cumuli di pietre vicino ai filari per consentire l’insediamento di organismi preziosi nel combattere i parassiti.
Come in vigna, anche in cantina si utilizzano tecniche poco invasive: un’enologia ispirata a un’idea di massimo rispetto della materia prima, volta ad esaltare le caratteristiche varietali e territoriali di ogni singolo vitigno. In cantina vengono vinificate esclusivamente le uve provenienti dalla tenuta, con un lavoro costante di aggiornamento e ricerca per migliorare il processo produttivo. Forti della conoscenza delle varietà coltivate e delle loro particolarità e unicità, tramandata da generazioni.
Generazione Alessandro
Spinti dalla passione per la Sicilia e per il vino, i tre cugini (i due Benedetto e Anna) portano avanti il progetto Generazione Alessandro sull’Etna (a Linguaglossa), dove dal 2018 producono vini dalla forte identità.
Un totale di dieci ettari vitati con una produzione di 39.000 bottiglie.
Gamma dei vini
Sono i totale 11 le etichette prodotte dalla cantina Alessandro di Camporeale nei 40 ettari dell’azienda con una produzione di 270.000. I vigneti si estendono nel territorio di Camporeale nelle contrade Mandranova, Fargione e Cattiva.
Le varietà coltivate sono: Grillo, Catrarratto lucido, Catarratto extralucido, Sauvignon Blanc, Nero d’Avola, Perricone, Syrah
Le etichette prodotte:
Classici
Benedè Catarratto
Donnatà Nero d’Avola
Vigna di Mandranova
Grillo Vigna di Mandranova
Monreale Bianco Vigna di Mandranova
MNRL Syrah Riserva Vigna di Mandranova
Monreale Perricone Mandranova
Kaid
Kaid Sauvignon
Kaid Syrah
Kaid Vendemmia Tardiva
Spumante Metodo Classico
Metodo Classico Extra Brut
Metodo Classico Sboccatura tardiva
La Redazione
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25 Febbraio, 2025
David Landini tra i 100 migliori enologi del Master Winemaker 100 - 2025 di The Drinks Business
Best Sangiovese all‘enologo e CEO di Villa Saletta
David Landini, riconosciuto per il suo contributo al sangiovese toscano, è tra i vincitori del prestigioso Master Winemaker 100 – 2025, riconoscimento annuale di The Drinks Business che premia i migliori enologi a livello globale, celebrando l’eccellenza professionale di coloro che si sono distinti per il loro lavoro innovativo e la cura del dettaglio.
Landini, direttore tecnico e CEO dell’azienda toscana Villa Saletta, si è aggiudicato questo riconoscimento grazie alla capacità di coniugare tradizione e innovazione nella gestione dei vigneti e della produzione vinicola, distinguendosi per il suo sangiovese.
Il suo lavoro, che si sviluppa all’interno di Villa Saletta a Palaia, in provincia di Pisa, non solo valorizza la qualità dei vini ma anche la bellezza e la storicità della Toscana, rendendo l’azienda una meta unica per i gli appassionati di vino e di esperienze immersive nel cuore del Chianti e delle colline pisane.
David Landini si unisce ad altri talentuosi enologi italiani che sono stati premiati in questa edizione: Antonio Massucco di Banfi Piemonte, riconosciuto per il suo contributo alla spumantistica, e Gianfranco Gallo di Vie di Romans, simbolo dell’eccellenza nella produzione di vini bianchi, e Mirco Balliana di Andreola, per il suo lavoro con il Prosecco. L’inclusione di Landini in questo elenco esclusivo, al fianco di questi grandi nomi, è un segno della crescente affermazione di Villa Saletta nel panorama vinicolo internazionale.
Villa Saletta è una fattoria nel cuore della campagna toscana, un luogo dove la storia e la tradizione incontrano la modernità. Di proprietà della famiglia inglese Hands, la tenuta si estende su oltre 1500 ettari, tra vigneti, uliveti, boschi, tartufaie, pioppete e antichi borghi. Nel corso degli anni, Villa Saletta ha intrapreso un ambizioso progetto di rilancio, rendendo il vino il filo conduttore di una proposta che comprende un’ospitalità d’eccellenza, con tre ville per l’accoglienza, ed agricoltura. La tenuta ospita infatti non soltanto vigneti, ma anche coltivazioni di ortaggi, erbe aromatiche, grani, tartufi, pioppete ed ulivi per la produzione di olio extravergine.
I vigneti sono dislocati in terreni che offrono diverse esposizioni e composizioni, ottimizzando il microclima per ogni tipo di vitigno. I 40 ettari attualmente vitati sono dedicati principalmente ai vitigni storici della Toscana come il Sangiovese, ma anche a varietà internazionali che si sono rivelate particolarmente adatte al territorio, come il Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot.
La produzione annuale di bottiglie di Villa Saletta si aggira tra le 100.000 e le 120.000 unità. Le etichette prodotte sono 980AD, Cabernet Franc in purezza, Saletta Riccardi, 100% sangiovese, Saletta Giulia Toscana, blend di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, Chianti Superiore DOCG 2018, espressione di Sangiovese e Chiave di Saletta, Sangiovese per il 50% ed il restante a base di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, Il Rosato mix di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon e Franc, e lo Spumante Rosato Metodo Classico, ottenuto da uve Sangiovese.
Fulcro di Villa saletta è l’antico Borgo Villa Saletta, un luogo ricco di storia e set di film famosi come La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani. Il borgo, che sta vedendo un’importante ristrutturazione, diventerà un resort a “sette stelle” dove i visitatori potranno vivere un’esperienza immersiva tra passato e presente e tra natura e vino; un progetto di rinnovamento ambizioso che punta a rendere Villa Saletta una delle destinazioni più affascinanti, ed ai massimi livelli, per gli appassionati di vino e di turismo.
La Redazione
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