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6 Marzo, 2025

DiVINO 2025 (by Decanter Wine Academy)

IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana dell’8 e 9 Febbraio 2025 gli eleganti spazi di Villa Piccolomini a Roma hanno ospitato la terza Edizione di DiVINO, l’Evento organizzato da DECANTER WINE ACADEMY per promuovere le eccellenze enologiche italiane. Circa 100 le Aziende presenti per un numero impressionante di etichette in degustazione. Numeri importanti per un Evento che ha dimostrato una crescita costante, in questi, nelle capacità organizzative e nell’interesse del numeroso pubblico intervenuto GLI ASSAGGI Questa volta (anche questa volta) è stata una mezza “avventura” partecipare ma je l’ho fatta… Meteo inclemente e gare di nuoto hanno cercato in ogni modo di far vincere l’acqua sul vino ma…alla fine Bacco ha prevalso su poseidone! Sapevo dall’inizio che non avrei mai potuto assaggiare tutto, ho dunque deciso di affidarmi completamente al caso, saltando a piè pari le cantine conosciute per dedicarmi a quanto l’estro del momento mi suggerisse. E dai circa quaranta assaggi ho estrapolato una cattiva e personalissima “TOP ELEVEN” che Vi invito a leggere e criticare, così come Vi invito a suggerire altre etichette in cui ficcare il naso e a condividere. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “THE REBEL” 2019, LE DUE TORRI (FRIULI VENEZIA GIULIA): tra i frutti rossi maturi spicca la marasca in confettura prima che arrivino caffè, cioccolato alla menta, dolcezze di cannella e pizzicori di pepe nero. In bocca l’energica freschezza è sostenuta dalle muscolose spalle sapide e tannini fittissimi mentre quel Rotundone che al naso era solo solletico, qui diventa cazzotto. La lunga chiusura è dedicata alle balsamicità mentre l’ultima goccia sporca il bicchiere regalandoci il fascino di un animo foxy di rustica eleganza. 89- – Punti. – TREVENEZIE IGT ROSSO “THE PULSE” 2021, LE DUE TORRI (FRIULI VENEZIA GIULIA): i piccoli frutti scuri in confettura introducono un corteo balsamico di tabacco, liquirizia e cuoio in una atmosfera officinale. Sorso caldo, succoso e particolarmente dinamico. Un cuore di Tazzelenghe che batte nel corpo del refosco con lo Schioppettino ad aggiungere un tocco di floreale femminilità ad un vino divertente ma da non prendere sotto gamba. 88+ Punti. – LAZIO IGP BIANCO “AMETIS” 2022, PAPALINO (LAZIO): un Grechetto che si destreggia tra freschezze vegetali e morbidezze di frutta bianca e che si dilunga in contrasti tra mineralità e tenerezze floreali. In bocca, il legno pare togliere un po’ di verve al vitigno; niente spallate dunque ma morbide aperture di dialogo. Bello il finale dedicato alle sportellate tra le dolcezze e l’arrogante vena sapida. 87++ Punti perché quel legno… p.s. l’annata 2023 promette davvero bene! – LAZIO IGT BIANCO “JAZZ BIANCO” 2023, TERRE D’AQUESIA (LAZIO: peccato sia un po’ troppo freddo per l’atmosfera “fusion” all’interno della quale danzano il Grechetto e lo Chardonnay. Meteo e tempistiche non aiutano ma l’amaricante introduzione di erbe amare e liquirizia aiuta a entrare nel mood della festa. Danza la pesca al ritmo sincopato di una mineralità preistorica che sa di scintilla di pietra focaia e falò acceso nella grotta dei Croods. Sorso compulsivo, conviviale e chiacchierino, ritmato dalla cassa della sapidità e dal rullante della freschezza. A me due bottiglie, grazie. Da bere ascoltando GO FOR IT di BILLY COBHAM. 88/89 Punti. – ROSSO PICENO DOC “RE SCAGNANO” 2022, TENUTE POLINI (MARCHE): bello il matrimonio olfattivo tra la pienezza del frutto di rovo maturo e le scure nuances vegetali e balsamiche che raccontano tabacco, liquirizia e menta in una atmosfera appena troppo alcolica… La sottile speziatura introduce un sorso succoso e dinamico che, pur mancando di un po’ di sprint, guadagna punti nell’allungo gestito dagli stuzzicanti tannini. 87+ Punti.   – OFFIDA PECORINO DOCG “CERÌ” 2022, LE VIGNE DI CLEMENTINA FABI (MARCHE): idrocarburo o pietra focaia che sia, l’incipit olfattivo è davvero boom! Poi quella pesca di quasi Sauvignon evoluto, l’amaricante schiettezza della nocciola non ancora matura e del timo e del finocchietto selvatico, l’ampiezza salina dell’Adriatico e…quel di più di esotico maturo che non ci voleva. Sorso rigoroso, un corpo di inattesa, muscolare glicericità tagliato di netto dall’affilata freschezza e dal secondo filo di una sapidità che è al contempo marina e profondamente minerale. Chiude lungo sottolineando il sale e ricordando frutta matura e agrumi. 88 Punti. – MARCHE IGT MERLOT “CHIAVE DI VOLTA” 2021, BASTIANELLI (MARCHE): un Merlot che punta sull’eleganza contadina prima che sul frutto. E mentre non si vergogna di mostrare il suo abito di pelliccia, lascia che osserviate prugne e mirtilli prima di congedarsi con un finale balsamico-aromatico di vegetalità fatte di camomilla, finocchietto selvatico, mentuccia e macchia mediterranea. Sorso agile e dinamico, puntigliosamente sapido che in chiusura mette insieme amaritudini agrumate di quasi chinotto e mineralità. 88- Punti. – VINO BIANCO “LE CESARINE” 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): le intensità aromatiche colpiscono il naso con fendenti di zagara e felce, bergamotto e pepe bianco. Una ridda di profumi che il sorso prova a dirimere rimanendo però vittima di una sapidità spiazzante che fa schioccare la lingua e meditare sulle dolcezze. Un vino bipolare da bere per cercare di capirlo o per il semplice gusto di farlo. 89- Punti. Da segnalare anche la versione anfora che va sotto il nome di “20.20” e che aggiunge alle note del precedente ulteriore freschezza e una rusticità forse un po’ troppo abbondante. M’aveva colpito ma…ne sospendo il giudizio in attesa di poterlo riassaggiare con calma perché…perché si. – VINO ROSSO “ERTA” 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): una Barbera che sa di salita e sudore, rustica, senza vergogna, sa di prugna e more con le spine, di pepe nero e noce moscata, di camino e riposo dopo la fatica. Un sorso che strilla, acido eppure mai sopra le righe (non troppo, almeno), un appena di tannino, quel tanto che serve a invogliare ulteriormente una beva già di per sé compulsiva e un finale che sa di bosco resinoso, erbe officinali e agrume che arriccia le labbra. 88 Punti? Penso si meriti di non accostargli i 2 “minus” tecnici che l’onestà imporrebbe (e comunque mi piace un sacco). – TOSCANA IGT ROSSO “INCOGNITO” 2021, DI PIETRO (TOSCANA): l’olfatto vuole attenzione. Perché sarebbe facile lasciarsi trasportare dal Cabernet in un bosco tetro, umido e resinoso per cogliere quei funghi ben evidenti tra le foglie secche. Ma il Merlot vuole dire la sua, con piccoli frutti carnosi e sotto spirito che stondano senza travisare. A chiosa piccantezze speziate, un oriente di curcuma, amaritudini di liquirizia e freschezze di tabacco e lavanda. Entra in bocca potente eppure senza peso, ribaltando l’olfatto, mettendo il frutto sul piedistallo della sostanza, soggiogandoci con il mistero dei tannini e lasciando alle durezze minerali il lungo finale. L’etichetta della serata per il vino della serata. Per colpa di un extra di lacca che non ci voleva 90 Punti sono troppi, diciamo 90-. – CORTONA DOC SYRAH 2021, COLLE ACACIA (TOSCANA): al naso, semplice ma affatto banale, presenta l’interessante matrimonio tra mirtilli e lamponi e l’erba del prato falciata di fresco. E il sorso è veloce e scorrevole, niente sovrastrutture, i tannini che servono e niente di più. Bella la chiusura, una corsa nei campi col vestito della festa ma le sneakers ai piedi. 88- Punti. E QUINDI? Beh, adesso è il momento dei ringraziamenti, a DECANTER WINE ACADEMY per avermi ospitato ancora una volta, a tutti i Produttori che hanno sopportato con pazienza infinita le mie dissertazioni enoiche e a tutti quelli di Voi che avranno avuto il buon cuore di leggermi fino a queste ultime righe. Ed è poi il momento, dopo aver messo in agenda una Edizione 2026 che immagino sarà ancora più bella, di rimboccarmi le maniche per una primavera del vino che si preannuncia quantomeno “impegnativa”. Ne leggerete delle belle! Roberto Alloi VINODENTRO  
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Identità, territorio e grandi vini Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2025

Identità, territorio e grandi vini

Ruchè al centro del primo evento di promozione del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato Il Monferrato è un territorio di straordinaria bellezza, un mosaico di colline che raccontano storie di uomini e vigne, di tradizioni tramandate e di un legame indissolubile tra terra e cultura. In questo paesaggio, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il vino diventa la più autentica espressione di un’identità che si nutre di storia e di innovazione continua, un ponte tra passato e futuro che il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato tutela e promuove con dedizione. Il Presidente del Consorzio Vitaliano Maccario Rappresentando tredici denominazioni d’eccellenza, il Consorzio non è solo custode di una straordinaria eredità vitivinicola, ma un interprete della sua evoluzione, un promotore di sostenibilità, qualità e autenticità. Le nostre iniziative si fanno voce di un territorio che ha saputo costruire nel tempo un modello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale, unendo il rispetto per le radici alla capacità di guardare oltre i confini. In questo contesto si inserisce il primo evento di promozione del 2025 promossi dal Consorzio, dedicati a una denominazione simbolo della ricchezza enologica del Monferrato, Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG , occasione di celebrazione e di incontro per raccontare, attraverso il vino, l’unicità di questa terra. In programma il 31 marzo all’NH Hotel Collection Piazza Carlina di Torino, l’appuntamento sarà dedicato all’Anteprima del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, un’occasione per scoprire la nuova annata di un vino che incarna il fascino e il mistero di un vitigno raro e prezioso. Con una storia che affonda le sue radici in racconti di antichi monasteri e intuizioni visionarie, il Ruchè ha saputo affermarsi come una delle espressioni più intriganti del Monferrato, un rosso elegante e seducente che conquista per le sue note di rosa appassita, spezie e frutti rossi maturi. L’evento sarà articolato in due momenti distinti: una degustazione alla cieca riservata a giornalisti e operatori del settore, pensata per offrire un’analisi tecnica e approfondita dell’annata, e un’area espositiva con banchi d’assaggio aperti anche al pubblico, dove i produttori racconteranno le sfumature di questo vino straordinario. Un’opportunità per avvicinarsi a un vitigno che negli anni ha saputo costruire un’identità forte e riconoscibile, conquistando il palato di esperti e appassionati e confermandosi come una delle grandi eccellenze piemontesi. Vitigno poco diffuso e coltivato in provincia di Asti, nella zona di Castagnole Monferrato ed in pochi altri comuni, il Ruchè è uno dei più rari vitigni autoctoni tra quelli coltivati nel Monferrato astigiano, che nasce da terreni calcarei e asciutti soggetti a elevata insolazione. Dal 1987, anno dell’ottenimento della denominazione DOC, ha registrato costanti e progressivi apprezzamenti che lo rendono oggi un’espressione di identità e varietà del territorio. La sua riqualificazione è dovuta a un religioso, Don Giacomo Cauda, che negli anni Sessanta ricoprì quei grappoli abbandonati rilanciando un vino destinato a registrare grande fortuna. Ha ottenuto la DOCG nel 2010 e la sua produzione tocca oggi il milione di bottiglie. Attraverso questi eventi di promozione, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ribadisce il suo impegno nel valorizzare e promuovere le denominazioni che rappresentano il cuore pulsante di un territorio unico, unendo alla tutela delle tradizioni un forte impulso all’innovazione e alla divulgazione. Occasioni per raccontare non solo vini straordinari, ma il valore di un paesaggio che si esprime attraverso la sua viticoltura, un patrimonio fatto di storie, passione e visione, che continua a scrivere nuove pagine di eccellenza. La Redazione
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Bruno, mola el bevi! Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2025

Bruno, mola el bevi!

Bruno, smettila di bere! Era uno striscione apparso nel 1994 al Giant Stadium di New York durante i Mondiali di Calcio. Commentati, nemmeno a dirlo, da Bruno Pizzul. È così che mi piace ricordare la voce delle partite della Nazionale di calcio oggi scomparso. Un giornalista, un uomo, un appassionato, un gentiluomo. La sua voce era di quelle calde e familiari che entrano nelle case con garbo e moderazione. Senza eccessi sudamericani o espressioni forzate tanto perché diventi un tormentone. Bruno Pizzul non aveva bisogno di questo. La passione per il calcio si legava, da buon friulano di Cormons, centro del Collio, a quella del vino. Forse da questo lo striscione. Chissà che risate si sarà fatto vedendolo. A New York poi. Me lo ricordo fin da ragazzo, quando le partite della Nazionale si seguivano anche senza il bisogno di attendere eventi importanti. Anche perché non è che di calcio in televisione se ne vedesse più di tanto. Tutt’al più 90° minuto, Domenica Sprint e poi La Domenica sportiva. Bruno Pizzul era pacato quasi sornione e mai sopra le righe. Quando segnavano gli avversari, era come se venisse preso dallo sconforto. Entrava in una sorta di spirale depressiva che durava giusto il tempo della ripresa del gioco. Se era la Nazionale a segnare, il suo era un giubilo moderato ma carico di gioia. Una esultanza che non poteva che essere così. Un friulano anche in questo. Unico rammarico è l’aver iniziato dopo Nando Martellini e la finale del Bernabeu del 1982 e non essere stato operativo nel 2006 a Berlino. Non ha mai gioito di una vittoria della Nazionale in una competizione sportiva. È stato testimonial del vino nell’ambito del Club Turista del Vino e nella trasmissione “Quelli che…il calcio”, all’epoca condotta da Simona Ventura, parlava di vino. Sempre con il suo modo da entusiasta sornione che lo accumunava ad un altro friulano doc come Dino Zoff. Un marchio di provenienza sicura per tratti caratteriali dettati, sempre e comunque, dalla mancanza di eccessi e di pure concretezza. Ciao Bruno. Non posso dire che mi mancherai perché sei iniziato a mancarmi già da tempo. Continuerai a mancarmi.     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Essenza Trattoria Moderna. Arte culinaria ed autenticità dei sapori Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2025

Essenza Trattoria Moderna. Arte culinaria ed autenticità dei sapori

  Nel cuore di Monterotondo, via Giuseppe Mazzini 29, c’è Essenza Trattoria Moderna. Qui ad accogliermi in questo punto di riferimento per gli amanti della cucina raffinata ci sono Simone e Giulia, persone semplici, generose che con grande simpatia mi fanno accomodare all’interno del ristorante. Essenza rappresenta una raffinata fusione tra tradizione culinaria italiana e innovazione gastronomica. Mi accomodo all’interno di un ambiente elegante e intimo, caratterizzato da un arredamento curato nei dettagli. Inizio a conoscere Simone e il suo mondo. Quello che nasce da Essenza nasce da Simone chef e titolare. Un ristorante che ha come focus le cene serali ma gli standard sono elevati anche a pranzo. Simone è un ragazzo giovane simpatico ma che non scende a compromessi evitando il tradizionale. Ha passato dieci anni in ristoranti stellati prima di far nascere Essenza nel luglio 2023. Ha visitato il mondo, si è divertito, tanta gavetta e grazie a Carlo Cracco è arrivato a Formentera, la sua prima esperienza come chef con menù firmato da Cracco, ma lui ha gestito la cucina e ha concepito il primo format da cui nasce Essenza. Essenza è tecnica, tradizione e sapore, l’essenza di ogni piccolo piatto.  A Simone piace esaltare il sapore, non ama sperimentare perché a lui perdere non piace. Ridendo mi dice che quando assaggerò i suoi piatti avrò un’esplosione di sapori che mi lascerà senza parole, ma la democrazia in cucina non esiste e me lo farà provare. La cucina di Essenza si distingue per l’alta qualità delle materie prime che Simone mi mostra nella sua cucina e per l’originalità delle proposte. I suoi piatti sono frutto della sua creatività e offrono accostamenti di sapori ricercati che esaltano la tradizione culinaria italiana con un tocco moderno. Ho avuto modo di conoscere il personale di sala, Valentina, molto gentile e disponibile che aiuta a creare un’atmosfera accogliente e rilassata. Mi hanno colpito i tavoli elegantemente apparecchiati e l’attenzione al dettaglio è evidente in ogni angolo del ristorante. Prima di venire qui ho avuto modo di leggere le recensioni dei clienti e tutte sottolineano l’eccellenza dell’esperienza culinaria offerta da Simone. Un ospite ha definito il ristorante “uno dei migliori mai provati”, lodando la qualità elevata della cucina e gli accostamenti di sapori curati da Simone in maniera eccelsa. Simone mi invita a seguirlo in cucina dove conosco Marco il suo fido assistente e mi permette di assistere alla preparazione dei piatti che gusterò. Ma Simone ci tiene a precisare che non lo vedrò utilizzare il sale. Si inizia con il sashimi di ricciola frollata con lamponi freschi abbattuti e Lemon grass. Valentina elegantemente me lo serve a tavola. È un piatto che incarna perfettamente la filosofia di Simone: equilibrio tra tecnica, ricerca e sensibilità gastronomica. La ricciola frollata si presenta con una consistenza burrosa, segno di una maturazione attenta che concentra i sapori e ammorbidisce le fibre del pesce senza alterarne la freschezza. Al palato ogni fetta si scioglie in bocca, rivelando delicate note iodate che vengono esaltate dalla lieve acidità dei lamponi abbattuti che anziché dominare, donano un contrasto fruttato e vibrante, equilibrando la grassezza naturale del pesce con una piacevole freschezza. Un sapore mai provato, il freddo dei lamponi contrata in modo geniale con la ricciola offrendo una sensazione davvero unica al palato. Il Lemon grass, dosato con precisione, completa il piatto con una nota agrumata e leggermente erbacea, capace di prolungare il sapore in un finale pulito e aromatico. Un piatto che non si limita a stupire, ma che invita il palato a un’esperienza sensoriale misurata e sofisticata. Vado in cucina a complimentarmi con Simona perché mi ha regalato emozioni autentiche che difficilmente dimenticherò. Ai fornelli con attenzione guardo Simone mentre prepara la capasante leggermente scottata ma il tocco geniale a parer mio di questo piatto è il lardo di Arnad. Valentina con i suoi modi gentili mi serve il piatto, che è bello solo da vedersi. La capesanta scottata con lardo di Arnad è un piatto che a parer mio gioca con il contrasto tra mare e terra, lavorando sulla complementarità delle texture e dei sapori. La capasanta scottata alla perfezione da Simone mantiene una superficie dorata e leggermente croccante, mentre l’interno rimane tenero e succoso, rivelando la sua dolcezza naturale. Il lardo di Arnad, mai mangiato e di cui mi sono innamorato, con la sua scioglievo lezza e la sua inconfondibile nota aromatica, avvolge la capasante in un velo di sapidità elegante, amplificando la sua persistenza gustativa senza sovrastarne la delicatezza. Ma la cosa a parer mio geniale è il calore della scottatura che permette al grasso nobile del lardo di fondersi parzialmente, creando un effetto vellutato che avvolge il palato e amplifica le sfumature umami del piatto. Un piatto semplice con solo due ingredienti, essenziale ma raffinato, dove ogni ingrediente è valorizzato con precisione e rispetto, senza forzature. Una grande dimostrazione che Simone mi ha regalato di come la tecnica e la sensibilità gastronomica possono camminare accanto. Valentina sorridendo mi avverte che il prossimo piatto dovrò mangiarlo con le mani e così con trepidante attesa guardo arrivare una bellissima tartare di manzetta piemontese condita alla francese con pan brioche fritto e Patanegra 36 mesi sciolto. Un piatto a parer mio strepitoso che esprime lusso ed equilibrio, giocando su contrasti di consistenza e intensità aromatiche. La manzetta piemontese è stata scelta per la sua fibra fine e il perfetto bilanciamento tra magro e grasso, lavorata con la tecnica classica francese, scalogno, uovo, aglio, esalta la dolcezza naturale con una leggera acidità e note aromatiche ben calibrate. Il condimento rispetta la carne senza coprirla, mantenendo una texture setosa e un sapore profondo. Il pan brioche fritto una esperienza sensoriale, aggiunge un elemento croccante e burroso, offrendo un gioco di consistenze che impreziosisce ogni boccone con un contrasto piacevolmente avvolgente. Però protagonista della scena è il Pata negra 36 mesi sciolto, che con la sua persistenza sapida e la sua untuosità straordinaria, si fonde con la tartare, regalando una chiusura ricca e complessa. Un piatto da esaltare, da applaudire perché è una celebrazione del gusto puro e della tecnica raffinata, dove ogni elemento dialoga con gli altri senza prevaricare.  Il palato è stato sedotto con grande eleganza e profondità. Simone dalla cucina mi avvisa che siamo solo all’inizio e il meglio deve ancora arrivare e così comodamente seduto mentre bevo dell’acqua gentilmente versata da Valentina attendo di scoprire il prossimo piatto. Valentina mi serve un piatto ricco e mi racconta che sono delle fettuccine al nero di seppia con bottarga, spigola e limone. Solo a sentir gli ingredienti penso alla cucina mediterranea raffinata. Al palato la sapidità marina, freschezza agrumata e struttura si fondono in un equilibrio perfetto. La pasta fresca al nero di seppia fatta a mano da Simone ha un colore intenso con una consistenza porosa, lavorata con grande maestria, risultando elastica e avvolgente al palato. Il gusto leggermente iodato dell’impasto prepara il palato a una progressione gustativa ricca di sfumature. La bottarga che adoro, dosata con attenzione, apporta una nota sapida e leggermente amaricante che intensifica la profondità del piatto senza appesantirlo. La spigola, cotta delicatamente per preservarne la succosità, dona un contrasto più morbido e dolce, creando un gioco di consistenze tra la setosità del pesce e la grana della pasta. Il limone, un ingrediente che completa il piatto con la sua acidità brillante volta a bilanciare la sapidità degli altri ingredienti, regala un finale fresco e persistente che invita a terminare il piatto. Un piatto che rappresenta la tecnica e precisione, ben calibrato, capace di valorizzare ogni ingrediente senza sovraccaricarlo. Potrei definirlo un piatto che regala eleganza marina in un boccone. Arriva Simone a portarmi il prossimo piatto perché ci tiene a raccontarmi della tradizione abruzzese da cui nasce e che lui ha rivisitato in chiave moderna. È un piatto che celebra la tradizione abruzzese con un tocco di finezza e leggerezza. È il cappellaccio ripieno di agnello, cacio e uovo con limone fresco grattugiato. La sfoglia sottile del cappellaccio ben strutturata custodisce un ripieno avvolgente e saporito, dove l’agnello si esprime in tutta la sua profondità con note leggermente selvatiche smorzate dalla cremosità dell’uovo e dalla sapidità elegante del cacio. Mordendolo, il gusto è pieno e armonico, con un perfetto equilibrio tra intensità e rotondità. L’aggiunta del limone fresco grattugiato è il dettaglio che eleva il piatto, introducendo una nota agrumata che alleggerisce la ricchezza del ripieno, donando freschezza e un finale aromatico persistente. Il contrasto tra la succulenza dell’agnello e la brillantezza del limone crea un gioco di equilibrio raffinato, capace di rendere il piatto intrigante e mai stucchevole. Un piatto che unisce un carattere deciso e una grande delicatezza, tecnica e sensibilità. Una bellissima rivisitazione moderna di un piatto tradizionale che viene esaltato senza essere snaturato. Siamo in dirittura di arrivo e Valentina mi serve un tonno bluefin scottato con maionese alla bottarga e tonno essiccato. Un piatto molto particolare alla vista che gioca su stratificazioni di sapori marini, unendo tecnica e profondità gustativa in un equilibrio raffinato. Il tonno bluefin, è stato scottato con precisione millimetrica, mantiene un cuore crudo e morbido che sprigiona tutta la sua ricchezza umami. La leggera crosticina esterna aggiunge un piacevole contrasto di consistenza e intensifica le note sapide del pesce. La maionese alla bottarga, come una pennellata di un grande pittore, avvolge il palato con la sua cremosità, amplificando la persistenza marina del piatto senza appesantire. La sapidità della bottarga, dosata con attenzione, esalta la dolcezza del tonno e aggiunge un’ulteriore dimensione gustativa. Il tonno essiccato che immagino come il tocco dello chef, ridotto in scaglie sottili, chiude il cerchio con un colpo di sapore deciso e una texture etera, capace di donare ulteriore complessità aromatica senza sovrastare gli altri elementi. Un piatto che mi ha colpito per la sua eleganza e pulizia di esecuzione, in cui ogni componente dialoga con gli altri in perfetta armonia. Un’interpretazione essenziale ma profondamente espressiva del tonno. Il mio viaggio nei sapori, nella tradizione ma anche nella modernità volge al termine con un bellissimo tiramisù servito in un uovo trasparente, un colpo di scena per stupire i clienti al finire del loro pasto. Una raffinata interpretazione di un classico intramontabile della pasticceria italiana, in cui tecnica e sensibilità gastronomica si fondono per offrire un’esperienza gustativa elegante e avvolgente. La crema al mascarpone, molto soffice e setosa, è perfettamente bilanciata tra dolcezza e leggerezza, senza risultare stucchevole. Il mascarpone, lavorato con precisione, dona una consistenza vellutata che si fonde armoniosamente con gli altri ingredienti. I savoiardi fatti da Simone, inzuppati con attenzione, trattengono l’aroma intenso del caffè senza perdere struttura, regalando un contrasto di consistenza tra il cuore morbido e la superficie delicatamente compatta. A completare il tutto una generosa spolverata di cacao amaro, che aggiunge un tocco aromatico e bilancia la dolcezza della crema con la sua leggera nota tostata. Anche questo dolce è stato eseguito con precisione e rispetto della tradizione, capace di offrire un finale perfetto a un’esperienza gastronomica di alto livello. Essenza Trattoria Moderna offre un’esperienza gastronomica che combina sapientemente tradizione e innovazione, in un ambiente elegante e accogliente, con un servizio attento e puntuale Essenza non è solo un bellissimo nome, ma una promessa, quella di offrire sapore autentici, reinterpretati con creatività e maestria. Una magia svelata pasto dopo pasto, sapientemente creata da Simone per stupire il cliente più attento e preciso, per regalare un’esperienza che resta nel cuore e che porterò con me.   Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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4 Marzo, 2025

mareMMMa, la Natura del vino. Edizione da record con 592 vini in degustazione

Maremma, Montecucco e Morellino di Scansano, il 10 marzo, ospitano gli operatori del settore e gli appassionati ad Alberese Appuntamento il 10 marzo con la sesta edizione di “mareMMMa, la Natura del vino”, aspettative molto alte per quella che è diventata negli anni la più grande selezione di etichette del territorio: 124 aziende per un totale di 592 vini. L’evento, che consente agli operatori di degustare un ampissimo e completo ventaglio di referenze di tutte le DOC e DOCG della Maremma Toscana – Maremma Toscana, Montecucco e Morellino di Scansano – si svolgerà nella tradizionale location del salone centrale del Granaio Lorenese di Spergolaia ad Alberese, in provincia di Grosseto. Per la prima volta i produttori – che partecipano con sempre più entusiasmo – saranno presentati in base all’ubicazione del vigneto, raggruppati quindi per comune. Francesco Mazzei alla guida del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana. Un vero e proprio viaggio attraverso la vitivinicoltura maremmana che consentirà di scoprire le tante aziende, dalle più piccole alle più conosciute e blasonate, che compongono il tessuto produttivo di questa terra. Un evento diventato ormai appuntamento imprescindibile e che testimonia la volontà da parte dei nostri Consorzi di fare sempre più sinergia per valorizzare al meglio il territorio e la sua produzione enologica. Come DOC Maremma Toscana saremo presenti con 390 etichette di 76 aziende. Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Morellino di Scansano. Con grande entusiasmo torniamo a presentare i nostri Morellino di Scansano – Sangiovese della costa – in questo evento che si sta confermando come uno degli appuntamenti di riferimento per il settore e un’importante occasione di confronto tra i produttori e gli operatori. Come Consorzio quest’anno saremo presenti con ben 28 aziende e 123 vini. Edizione dopo edizione è sempre più chiaro che la vera forza di questa manifestazione si trova nella sinergia tra i tre territori coinvolti che, pur valorizzando ciascuno le proprie peculiarità, si uniscono per raccontare la straordinaria ricchezza enologica di questa parte della Toscana   Giovan Battista Basile alla guida del Consorzio Tutela Vini Montecucco. Il successo di mareMMMa è la prova di quanto sia fondamentale per i consorzi lavorare insieme, valorizzando le specificità di ciascun territorio per offrire un’esperienza unica. Il nostro Consorzio ha sempre creduto in questa sinergia e non farà mai mancare il suo supporto a eventi di tale importanza, che rappresentano un’opportunità concreta per le aziende locali di creare rete ed entrare in contatto con professionisti e appassionati. Vogliamo contribuire a far conoscere la bellezza, la qualità e la sostenibilità della nostra terra, dove le eccellenze enologiche vanno di pari passo con il paesaggio e la cultura che ci circondano. Gli operatori locali, che sono i nostri primi sostenitori, sono essenziali per trasmettere a loro volta l’autenticità della nostra regione vitivinicola. MareMMMa diventa quindi un’occasione per incentivare e migliorare il turismo, promuovendo un’offerta sempre più sostenibile a chi lavora a contatto con il visitatore, che apprezzerà i nostri vini immergendosi nell’incantevole natura del nostro territorio, contribuendo alla sua valorizzazione e crescita L’appuntamento è quindi per il 10 Marzo. Sarà possibile degustare, oltre ai grandi rossi a base Sangiovese delle DOC e DOCG Montecucco e Morellino, anche i bianchi, per la maggior parte Vermentino e, più limitatamente, Ansonica, Viognier, Sauvignon e Chardonnay, i rosati, i rossi autoctoni come Ciliegiolo, Alicante e Pugnitello, i blend in stile Supertuscan e i rossi da vitigni internazionali Cabernet Sauvignon e Cabernet franc, Merlot, Syrah e Petit Verdot. Terroir e climi estremamente diversi, che caratterizzano questo territorio, si ritroveranno nelle sfaccettature dei vini rossi, bianchi e rosati. Sommelier, ristoratori, enotecari, distributori – e anche wine lovers – a cui l’iniziativa è rivolta, potranno scoprire il meglio della produzione vinicola della zona. L’evento anche per questa edizione è organizzato da MExTE Eventi, professionisti nell’organizzazione di appuntamenti pubblici e privati. Per l’ingresso – libero ma con accredito online obbligatorio – sono previste le seguenti fasce orarie Riservato ai professionisti del settore: Dalle ore 10:30 alle ore 13.30 Dalle ore 14.00 alle ore 16.30 Dalle ore 16:30 alle ore 19:00 aperto anche agli appassionati.   La prenotazione è obbligatoria tramite registrazione attraverso il link qui sotto riportato Il biglietto, cartaceo o in formato digitale, dovrà essere esibito al momento dell’ingresso. https://www.eventbrite.it/e/biglietti-maremmma-la-natura-del-vino-1207091516219   Per qualsiasi informazione è possibile contattare l’agenzia di organizzazione MExTE Eventi marketing@mextemaremmaeventi.com via whatsapp, ai seguenti numeri: +39 3483883185; +39 3277172448   I Consorzi di Tutela:   CONSORZIO TUTELA VINI DELLA DOC MAREMMA TOSCANA Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana nasce nel 2014 dopo il conferimento della stessa DOC con l’obiettivo di promuovere la qualità dei suoi vini e garantire il rispetto delle norme di produzione previste dal disciplinare, dedicandosi, inoltre, alla tutela del marchio e all’assistenza ai soci sulle normative che regolano il settore. Oggi il Consorzio conta 473 aziende associate che vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini – per un totale di più di 7 milioni e mezzo di bottiglie prodotte all’anno. La DOC Maremma Toscana si conferma essere tra le più dinamiche, con una crescita dell’imbottigliato costante grazie soprattutto al traino del Vermentino. Il Consorzio opera nell’intera provincia di Grosseto, una vasta area nel sud della Toscana che si estende dalle pendici del Monte Amiata e raggiunge la costa maremmana e l’Argentario fino all’isola del Giglio. Ai vitigni autoctoni – Vermentino, Ciliegiolo, Canaiolo nero, Alicante, Sangiovese, Pugnitello, Trebbiano, Ansonica, Malvasia –, si sono affiancate varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah, Viognier, Sauvignon, Chardonnay e Petit Verdot. Sito web: www.consorziovinimaremma.it Facebook: https://it-it.facebook.com/ConsorzioViniMaremmaToscana/   CONSORZIO TUTELA VINI MONTECUCCO I vini del Montecucco, territorio che prende vita laddove le morbide forme della Maremma Toscana lasciano rapidamente il passo alle pendici del Monte Amiata, nascono dalle uve coltivate con passione nei 7 comuni della denominazione di origine controllata e garantita, la DOCG in vigore da settembre 2011: Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. La Denominazione, con le sue 68 aziende associate, punta a uno sviluppo che possa coniugare gli aspetti produttivi con quelli promozionali e turistici del territorio: la zona, altamente vocata alla produzione del Sangiovese, gode di condizioni climatiche estremamente favorevoli, vicino al Mar Tirreno – da cui dista solo pochi km in linea d’aria – e all’ormai spento vulcano Amiata, che con i suoi 1.738 metri di altezza domina tutto il territorio compreso tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Qui si sono succeduti Etruschi, Romani, Longobardi, monaci benedettini, dominio senese e la famiglia dei Medici: una stratificazione storica che ha lasciato tracce indelebili e testimonianze che ancora oggi sono visibili nei borghi, negli stupendi agriturismi e nelle dimore d’epoca, nella produzione di olio e, soprattutto, di vino. Sito web: www.consorziomontecucco.it Facebook: https://www.facebook.com/MontecuccoSangioveseDocg/   CONSORZIO TUTELA MORELLINO DI SCANSANO Riconosciuto denominazione di origine controllata nel 1978, il Morellino di Scansano ha da poco festeggiato i suoi primi 40 anni. In questo periodo molto è stato fatto per la sua valorizzazione, in virtù delle sue qualità intrinseche e della crescente rinomanza internazionale, tanto da ottenere nel 2006 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, a partire dalla vendemmia 2007. Attivo in questa opera di promozione e tutela il Consorzio Tutela Morellino di Scansano, nato nel 1992 per volontà di un piccolo gruppo di produttori. Nel corso degli anni il Consorzio è andato man mano ampliando il comparto associativo, fino ad accogliere più di 200 soci, oltre 90 dei quali con almeno una propria etichetta di Morellino di Scansano sul mercato. Sito web: www.consorziomorellino.it Facebook: https://www.facebook.com/ConsorzioTutelaMorellinoDiScansano   La Redazione
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Monteverro. Un 2025 ricco di appuntamenti nazionale ed internazionali Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2025

Monteverro. Un 2025 ricco di appuntamenti nazionale ed internazionali

  La cantina gioiello di Capalbio ha inaugurato il nuovo anno con un fitto calendario di eventi e fiere per presentare i propri vini e la propria filosofia Monteverro, eccellenza vitivinicola della Maremma autentica, si distingue per il suo carattere poliedrico e la vocazione internazionale: proprietà tedesca con Julia e Georg Weber, un enologo francese come Matthieu Taunay e un cuore profondamente maremmano. Con sei etichette – quattro rossi e due bianchi – la cantina racconta la propria identità attraverso vini che  esprimono al meglio il territorio. Dal Vermentino, vitigno autoctono, al Verruzzo, rosso vivace e diretto; dal raffinato Tinata, blend di Syrah e Grenache, fino allo Chardonnay, interpretazione elegante di un classico internazionale. Chiudono la selezione il Terra di Monteverro e il Monteverro, entrambi tagli bordolesi di Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot, massima espressione dell’eleganza della tenuta. Il 2025 si è aperto con una serie di appuntamenti di grande prestigio, in città chiave per il settore vinicolo in Italia e nel mondo. A fine febbraio, Monteverro ha partecipato alla Slow Wine Fair di Bologna, manifestazione dedicata al vino “buono, pulito e giusto“, organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food. Un evento perfetto per la cantina, che ha sempre sposato un approccio biologico alla viticoltura e ha ottenuto la certificazione ufficiale nel 2019. Il prossimo 10 marzo è la volta di Simply The Best, esclusivo wine tasting organizzato a Milano da Civiltà del Bere, testata di riferimento del settore. Parallelamente, la cantina ha varcato i confini nazionali con una presenza significativa negli Stati Uniti, partecipando a Great Wines of the World, che ha fatto tappa a Miami e San Francisco dal 23 al 25 febbraio, offrendo una vetrina internazionale per promuovere le proprie etichette. A marzo, Monteverro sarà tra i protagonisti di ProWein a Düsseldorf, la principale fiera internazionale del settore con oltre 6.000 espositori da 61 paesi. Sempre a marzo, la realtà enoica rientra in Italia per Terre di Toscana a Lido di Camaiore, evento che riunisce le migliori cantine della regione, spaziando dalle realtà più di nicchia ai nomi più blasonati. Ma la primavera è ancora ricca di appuntamenti e vede la cantina di Capalbio, impegnata in ulteriori eventi di rilievo, a partire da Summa, in Alto Adige il 5 e 6 aprile, manifestazione esclusiva riservata ai produttori di alta qualità. Subito dopo, l’attenzione si è sposta su Vinitaly, il più grande evento vinicolo italiano, in programma a Verona dal 6 al 9 aprile, punto di riferimento per buyer e appassionati. Il primo semestre del 2025 si concluderà con un ritorno negli Stati Uniti per il Great Wines of the World di New York, previsto per l’11 e 12 giugno, ulteriore occasione per consolidare la presenza del brand oltreoceano. Infine, Monteverro sarà protagonista nel mercato asiatico con il Great Wines of the World Asia Tour, che si terrà dal 31 ottobre al 7 novembre, un’importante tournée che toccherà diverse città dell’Estremo Oriente, rafforzando la sua posizione nei mercati emergenti. Un’agenda intensa e strategica per Monteverro, che conferma il proprio impegno nella promozione dei suoi vini sui principali palcoscenici enologici mondiali. Julia Weber, proprietaria di Monteverro. Il 2025 è per noi un anno ricco di sfide e opportunità. Il nostro obiettivo è quello di consolidare la nostra presenza nei mercati chiave, ma al tempo stesso rafforzare il legame con il territorio, portando avanti una filosofia vinicola innovativa, poliedrica e profondamente rispettosa della nostra identità maremmana. Crediamo che ogni evento sia un’occasione per raccontare non solo i nostri vini, ma anche la passione e i valori che li ispirano. Un anno all’insegna della qualità, della passione e della condivisione, che invita tutti a scoprire e apprezzare l’autenticità di Monteverro. Segnatevi le date e preparatevi a vivere un viaggio enologico indimenticabile!   www.monteverro.com Social https://www.instagram.com/monteverrowines_official/ https://www.facebook.com/monteverrowines/   La Redazione
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3 Marzo, 2025

Spegis Cioccolato. Il gianduiotto svestito a Torino

  La nuova frontiera del trendy è via Monferrato a Torino. Mi dicono che se voglio vivere la torinesità devo passeggiare in via Monferrato. Se siete pronti per un colpo d’occhio spettacolare dirigendovi alla sinistra della chiesa della Gran Madre di Dio troverete la bellissima via pedonale che oggi si apre davanti ai miei occhi con una pioggia di ombrelli. Una via che per il numero di turisti con macchine fotografiche forse è una delle più fotografate di Torino Via Monferrato a Torino è quella via che si crede una Parigina in vacanza, ma con l’anima sabauda ben salda sotto i sanpietrini. Un piccolo gioiello pedonale dove le boutique sembrano fatte apposta per farti credere che “solo una sbirciatina” sia possibile. Via Monferrato è quel mix perfetto tra eleganza, gola e la costante sensazione che il portafoglio stia per prendere decisioni senza il tuo consenso. E tu? Beh, tanto vale arrendersi e godersela. Se pensate che il cioccolato sia so lo una dolce tentazione, preparatevi a cambiare idea: a Torino in questa bellissima via al numero 20, ha aperto Spegis Cioccolato, una bottega che trasforma il cacao in un’esperienza divina. Sulla porta di questa bellissima bottega ad aspettarmi c’è Leonardo Buccolieri che con Alessandro Spegis e sua moglie Francesca Giachino hanno aperto questa bellissima realtà. Leonardo mi stringe la mano e mi fa accomodare all’interno della cioccolateria. Sono un goloso e non posso celarlo e così in modo compulsivo le mie mani sono attratte da una bellissima ciotola dove all’interno ci sono doni preziosi per la mia gola. Tra le mie mani ho il preziosissimo “gianduiotto scartato” e tagliato al coltello. Una rivoluzione nel mondo della cioccolateria. Leonardo mi racconta che il loro progetto è nato ad ottobre 2023, quando Alessandro e sua moglie Francesca insieme a lui hanno deciso di intraprendere quest’avventura. In un anno sono riusciti ad allestire il loro laboratorio e a regalarsi tante soddisfazioni. Alessandro e la sua storia sono l’anima del progetto. La sua idea dopo una vita al fianco di grandi chef d’Italia è quella di creare la prima una bottega di gianduiotti nudi con cacao Criollo peruviano, con zucchero caramellato e un pizzico di sale. Il gianduiotto è stato il primo cioccolatino incartato – carta rigorosamente dorata – della storia, protagonista della scena del cioccolato torinese ufficialmente dal carnevale del 1865. Si poteva voler cambiare un mito? Ci ha pensato Alessandro Spegis insieme a Leonardo e a sua moglie Francesca. Alessandro da giovanissimo intraprende un percorso che lo porterà negli stati uniti, in spagna e infine in Italia lavorando con i migliori pastry chef esistenti. Negli ultimi 15 anni dopo aver affiancato brigate di chef stellati è stato il cioccolatiere di Guido Gobino. La voglia di esprimere la propria arte con il cioccolato lo ha portato, con la moglie Francesca, sommelier e discendente di una famiglia di storici ristoratori, a fare il grande salto. Leonardo ha sposato questa bellissima idea con la massima fiducia nella competenza e nell’estro creativo di Alessandro, che ancor prima di essere suo socio e compagno in quest’avventura, è da tantissimi anni un amico fraterno. Alessandro, il maestro cioccolatiere di questa bottega dietro questa delizia, ha deciso di sfidare le convenzioni proponendo gianduiotti tagliati a mano e venduti senza incarto. Un’eresia? No, una rivoluzione. I loro gianduiotti «nudi» sono fatti con cacao Criollo peruviano, colati con il sac à poche e tagliati al coltello (tutti impercettibilmente diversi, e perciò unici), e nell’impasto c’è lo zucchero caramellato, per una texture che fa ballare le papille gustative. Leonardo mi racconta come questo progetto sia nato nella maniera più semplice e naturale possibile. Si sono intestarditi a far di tutto per aprire prima del periodo natalizio, per mettersi subito alla prova.  Non è stato certo facile né indolore. Hanno creato una linea unica di gianduiotti con una ricetta tradizionale ormai introvabile. L’idea più innovativa è stata però scartare il gianduiotto, quasi una rivoluzione iconoclasta. Perché? Leonardo mi svela che hanno voluto seguire un percorso diverso, che valorizzasse l’artigianalità e la qualità, ci aggiunge pure un quantitativo omeopatico di sale, per migliorare il gusto. Alessandro seleziona personalmente gli ingredienti che utilizzano. A partire dalle fave di cacao, che tostano e lavorano direttamente nel loro laboratorio. Dopo aver gustato il loro buonissimo gianduiotto, con la bocca ancora sporca di cioccolato chiedo come mai hanno deciso di chiamarli “nudi”. Vengono chiamati nudi proprio perché hanno deciso di presentarli esattamente come nascono. La loro particolarità è proprio la loro unicità. Ogni gianduiotto è diverso dall’altro per forma e peso, ed al palato la sensazione è notevolmente differente rispetto al classico gianduiotto incartato. Per le festività ovviamente non sono rimasti a corto di idee. Leonardo mi porge una fetta del loro panettone realizzato con il loro cioccolato. Un panettone nato dopo un’attenta selezione di produttori artigianali.  Il desiderio di collaborare con Grano – Fornai in Fermento per proporre un panettone che rispecchiasse in toto l’artigianalità dei loro prodotti, li ha portati a creare due linee. Il loro cioccolato perù 62% all’interno dell’impasto come base per un panettone al cioccolato con albicocca tonda di Costigliole d’asti. Il nostro fondente 62% per ricoprire un panettone alla vaniglia senza canditi, sulla ricopertura mandorle grezze e nocciole igp Piemonte. Un dolce natalizio che promette di far concorrenza a Babbo Natale in persona e che ormai è impossibile trovare perché durante le feste natalizie sono andati a ruba. Ovviamente non finisce qui: tra le creazioni di Spegis spiccano dragees, creme, tavole, nocciolati, fiches da degustazione utilizzando diverse percentuali e diverse origini, ma anche tartufi che sembrano appena colti dal bosco e clementine candite ricoperte di cioccolato, per un mix di tradizione e innovazione che sorprende a ogni morso. Hanno cercato di espandere la materia il più possibile, in modo da fornire un’esperienza molto ampia. Per tutti i gusti e per ogni palato. E considerato che il tutto viene prodotto a mano nella maniera più artigianale possibile, è certamente degno di nota. Leonardo mi dice che il loro è un lavoro continuo, ricercano, lavorano e producono le loro materie prime ove fattibile.  Tutto il ciclo produttivo è pensato per essere portato a termine con il minor utilizzo di macchinari. Producono e confezionano ogni prodotto personalmente. Il loro obiettivo è fornire un’esperienza ormai troppo rara da trovare e molto ricercata. Sono consapevoli che si tratta di un prodotto di nicchia. Me è esattamente quello che vogliono. Spegis Cioccolato non è solo una cioccolateria, ma un viaggio sensoriale nel mondo del cacao, dove ogni prodotto racconta una storia di passione e artigianalità. Sicuramente per chi si trova a Torino una visita è d’obbligo: il palato ringrazierà. Insomma, da Spegis Cioccolato non si esce mai a mani vuote e neanche con i jeans larghi come quando si è entrati. Qui il cacao è una cosa seria ma il peccato di gola è altamente consigliato e, diciamocelo, pure inevitabile. Sconsiglio a chi è a dieta di andarli a trovare, ma se amate il cioccolato più di certi parenti a Natale, fate un salto in via Monferrato: il vostro palato vi ringrazierà, la bilancia un po’ meno, ma chi se ne importa? Sorridendo ringrazio Leonardo per questa piacevole chiacchierata, per le bontà che ho gustato, pulisco le mani sporche di cioccolato e pensando a Spegis uso solo tre parle: unicità, sperimentazione e creatività   Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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3 Marzo, 2025

Tornano le giornate del Pinot Nero

  A Egna e Montagna dal 16 al 18 maggio in degustazione le migliori etichette  10 regioni vinicole, 116 vini: un’edizione record! Tanti gli appuntamenti collaterali pensati per il pubblico. Saranno premiati i cinque migliori Pinot Nero d’Italia e le regioni vincitrici dell’annata 2022. In scena la 27esima edizione dell’evento nazionale dedicato allo straordinario vitigno e aperta a operatori del settore ed appassionati. Le date da segnare in agenda sono dal 16 al 18 maggio. In quei giorni, in Alto Adige, si attendono winelovers, esperti del settore, ristoratori, enotecari e giornalisti alla scoperta del Pinot Nero e delle sue tante sfaccettature. Da oltre vent’anni, le Giornate altoatesine del Pinot Nero vengono organizzate – con passione e impegno – da un team di volontari e l’evento gode di grande apprezzamento nel mondo enologico e attira numerosi produttori e visitatori. Come da tradizione, anche la 27esima edizione si svolgerà nei villaggi vinicoli di Egna e Montagna e avrà come protagonisti tutti i vini del Concorso Nazionale del Pinot Nero, che va in scena – a porte chiuse – a inizio maggio. Il focus di questa edizione è l’annata 2022, con 116 vini provenienti da: Trentino, Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Sicilia e, naturalmente, dalla regione ospitante, l’Alto Adige. Ines Giovanett, presidente del Comitato Organizzatore delle Giornate del Pinot Nero dell’Alto Adige. Grazie a questa ampia diffusione geografica, possiamo dare al nostro pubblico un’idea di quanto possa essere diverso il Pinot Nero a seconda del terroir, della tradizione e dello stile; sono certa che non mancheranno belle sorprese e quest’anno abbiamo raggiunto inoltre il record di vini in degustazione, siamo molto soddisfatti Venerdì 16 maggio le Giornate si apriranno con la cerimonia di premiazione dei vini vincitori del Concorso al Castello di Enna a Montagna. Marc Pfitscher, vicepresidente del Comitato Organizzatore e responsabile del Concorso Il concorso rappresenta un appuntamento per celebrare non solo la storicità di un vitigno che ha segnato la tradizione vinicola del nostro paese, ma anche la straordinaria qualità dei giurati coinvolti. La loro esperienza e competenza sono garanzia di una selezione attenta e rigorosa Dopo la cerimonia di apertura, tutti i Pinot Nero del Concorso saranno disponibili per la degustazione al Klösterle di Laghetti a Egna dalle 16 alle 18. Per partecipare è necessario prenotarsi tramite il sito web delle Giornate del Pinot Nero (www.blauburgunder.it). Vi saranno interessanti appuntamenti collaterali per tutti gli amanti e gli intenditori del Pinot Nero. Sabato 17 maggio due masterclass: una sulla coltivazione del Pinot Nero italiano con il sommelier Roberto Anesi e la seconda – una degustazione verticale della Tenuta Castelfeder che attraverserà quattro decenni con otto etichette in edizione limitata e non presentate al Concorso – con l’enologo Ivan Giovanett dell’omonima Cantina. Il programma delle masterclass si concluderà domenica con il maestro di cantina Hans Terzer, che presenterà l’evento “Top of Pinot Nero Alto Adige”. Tante anche le escursioni guidate della Pinot Noir Experience a Glen e Mazon; novità di quest’anno saranno inoltre gli eventi “Pinot Noir & Bike” di domenica e lunedì e una interessante degustazione di spumanti prevista in diversi slot. Per informazioni, costi e dettagli di tutte le iniziative in programma – in continuo aggiornamento – si può fare riferimento al sito web www.blauburgunder.it dove è possibile anche registrarsi ai vari momenti delle Giornate. Web:  www.blauburgunder.it
Facebook: @BlauburgundertageSüdtirol @suedtirolwein.vinialtoadige
Twitter: @Blauburgunder1;@AltoAdigeWines
Instagram: @blauburgundertage @altoadigewines   La Redazione
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2 Marzo, 2025

Benny School. Si fa presto a dire vitigni!

Benvenuti a tutti gli appassionati di vino e ai curiosi! Oggi, in questo articolo della Benny School, ci immergeremo nel mondo affascinante della viticoltura, esplorando alcune delle varietà d'uva più diffuse e scoprendo le storie che si celano dietro i loro nomi.
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