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20 Febbraio, 2025
Cantina Torrevilla e il suo Metodo Classico Pas Dosè DOCG 2021
Cantina Torrevilla è una storica cantina sociale con sede tra le colline dell’Oltrepò Pavese, nella cittadina di Torrazza Coste. Un’area che ha conosciuto la viticoltura già ai tempi dell’Impero Romano in un fluire di storia e tradizione che tutt’ora si interseca con l’azienda e con il lavoro che la cantina sta conducendo nel territorio e sui vini.
500 ettari suddivisi tra 9 Comuni dell’Oltrepadano, tra Lombardia e Piemonte. Dalla cura dei vigneti locati a Codevilla, Torrazza Coste, Retorbido, Montebello della Battaglia, Borgo Priolo, Rocca Susella, Casteggio, Cigognola, Mornico Losana vengono annualmente ricavati circa 45.000 quintali di uva trasformata in oltre 2 milioni di bottiglie capaci di esprimere l’Oltrepò Pavese più autentico.
Storia
Un autentico punto di riferimento in tutto il territorio soprattutto grazie alle capacità e all’esperienza di antica memoria custodita dai vignaioli del territorio che, vendemmia dopo vendemmia, lavorano insieme alla cantina per produrre vini di alta qualità, puramente rappresentativi del territorio di provenienza. Una storia di lavoro collettivo che inizia ufficialmente nel 1907 con il rogito che sancisce la nascita della cantina di Torrazza Coste e che continua passo dopo passo fino ad arrivare ad oggi-
Il 2008 ha segnato un nuovo inizio per Torrevilla per quanto riguarda l’innovazione e gli investimenti economici che, in quell’anno, hanno raggiunto il valore di 1 milione di euro. L’obiettivo che ha guidato questa rivoluzione tecnologica è stata la volontà di mantenere alto il livello qualitativo della produzione in un quadro di competitività aziendale e sguardo puntato al futuro. Un progetto lungimirante che ha segnato un percepibile cambio di passo per la cantina che, nel 2013, si è impegnata in un prezioso progetto per la “Mappatura e Zonazione del Territorio”. Uno studio che ha coinvolto l’Università di Milano e il professor Leonardo Valenti per un’accurata analisi pedologica e climatica dei territori vitati oltrepavesi dove sorgono i vigneti Torrevilla.
Nel 2019 si arriva a un ulteriore fase di investimenti con l’implementazione della nuova cantina per la produzione del metodo classico, prodotto diventato simbolo per Torrevilla e per il territorio.
Dal 2025 sulle etichette dei vini Torrevilla e La Genisia potrà essere apposto il marchio SQNPI, che garantisce ai consumatori che il prodotto è stato realizzato secondo gli standard della produzione integrata.
Territorio e vigne
I terreni che caratterizzano la superficie vitata di Torrevilla sono molto diversificati, ognuno con una vocazione particolare, ma accomunati da un clima ideale per la vitivinicoltura. La temperatura media nel corso dell’anno è di 12°C, con forti escursioni termiche giornaliere nel periodo estivo, decisive per il ciclo vegetativo della vite.
Il Presidente Massimo Barbieri
L’Oltrepò Pavese è la prima zona per quantità di ettari vitati della Lombardia e Torrevilla si inserisce in questo panorama con 500 ettari vitati in totale ciò che caratterizza il nostro lavoro e i nostri vini è il legame profondo con il territorio e con le meravigliose colline che compongono l’Oltrepò Pavese. Ci troviamo in un terroir prezioso, capace di dare unicità ai vini.
In questa cornice si inserisce il progetto di mappatura e zonazione effettuato dall’Università di Milano con l’Istituto di Viticultura. Un progetto maturato con il forte desiderio di mescolare la storia e la tradizione di Torrevilla alle tecnologie più all’avanguardia, il tutto con l’obiettivo di creare una mappa di zonazione che permettesse di conoscere al meglio ogni terreno nella sua diversità ed essere in grado di farlo esprimere al meglio anche attraverso il lavoro in cantina.
FOCUS ZONAZIONE: caratterizzazione dell’areale viticolo della Cantina Torrevilla
Già nel 2013 Torrevilla ha iniziato a lavorare su un importante progetto di studio e analisi del terroir che ha coinvolto l’Università di Milano e alcuni massimi esponenti per quanto riguarda gli studi enologici e geologici. Una squadra di ricerca d’eccellenza, capitanata dal professore Leonardo Valenti, dal direttore di Cantina Torrevilla Gabriele Picchi e formata da:
Luigi Mariani – Università di Milano (indagine climatologica)
Simone Parisi – Università di Milano (indagine climatologica)
Massimo Compagnoni – Studio Geologia ed Ambiente (indagine pedologica)
Maurizio Baldi – Studio Chimico Enologico (indagine chimica)
Il risultato di questa ricerca è un’indagine enologica e agronomica raffinata e precisa, che ha coinvolto 4727 ettari di territorio oltrepadano, 1192 ettari di vigneto di cui 603 ettari del vigneto Torrevilla. L’analisi è stata svolta grazie all’installazione di 4 centraline di rilevamento poste in località strategiche, includendo ciascuna macroarea climatica degli ettari Torrevilla.
Le aree di studio per l’analisi pedologica sono state molteplici e hanno coperto categorie ben precise con l’obiettivo di arrivare a una mappatura finale esaustiva, dove ogni vigna è stata profilata in modo da poter fornire a ciascun vignaiolo indicazioni chiare e univoche sulla produzione delle uve. Elevare la tradizionale sapienza contadina, cercando una piena integrazione con le tecniche e gli studi moderni, è stato l’obiettivo che ha guidato l’attività di studio iniziata nel 2013 e proseguita fino al 2017, creando un background solido e in uso tutt’ora.
Torrevilla e il lavoro in cantina
I vitigni su cui l’operato di Torrevilla si concentra e che si prestano all’invecchiamento in cantina sono il Pinot Nero, la Crotaina e altre varietà tipiche dell’Oltrepò Pavese, Moscato, Riesling e Barbera. Ciascun vitigno viene lavorato con l’obiettivo di dare un’interpretazione più naturale e autentica possibile, lasciando esprimere le unicità della pianta e il territorio da cui essa proviene.
Gabriele Picchi, direttore di Cantina Torrevilla
In un’ottica di lavoro in cantina e di investimenti sul lungo termine stiamo lavorando con una prospettiva di ottimizzazione, mantenendo all’avanguardia le tecniche di vinificazione e operando su una capacità di stoccaggio importante. La nostra cifra stilistica, ad ogni modo, rimarrà sempre il terroir e la sua massima espressione raggiunta attraverso la perfetta unione tra la tradizione dei Vigneron oltrepadani e le innovazioni tecnologiche che stiamo apportando anno dopo anno in una continua evoluzione.
Torrevilla e il Pinot Nero
La particolare vocazione dell’Oltrepò Pavese per la coltivazione del Pinot Nero segna anche una naturale inclinazione di Cantina Torrevilla nella produzione delle bollicine e nel trattare questo vitigno versatile, capace di poter essere vinificato sia in bianco che in rosso e con molteplici metodi.
Il Presidente Massimo Barbieri
Siamo la terza zona di produzione di Pinot Nero a livello europeo e spesso ce ne dimentichiamo. Invece sono convinto che questo vitigno nobile possa essere la nostra bandiera. Non dobbiamo scordare come proprio lo Spumante con le uve Pinot Nero sia nato per la prima volta proprio qui in Oltrepò Pavese.
Il Metodo Classico, nato storicamente in Francia e portato in Italia per primo nelle cantine oltrepadane, affonda le proprie radici nella grande storia dell’enologia. Oggi Torrevilla dispone di un moderno impianto di produzione a ciclo integrato, attivo dal 2019 e dove vengono lavorate uve provenienti da vitigni di prima e media collina, ovvero le parti più alte ed esposte dei pendii oltrepadani.
Un lungo lavoro sugli spumanti che ha dato vita a vini pienamente rappresentativi del territorio come il Pinot Nero Nature Metodo Classico D.O.C.G., con uve raccolte a mano vengono portate in cantina e sottoposte ad una pressatura soffice, fermentazione in bottiglia a contatto con le fecce nobili per almeno 24 mesi.
Questo vitigno è un autentico patrimonio per il territorio, anche grazie alle condizioni climatiche che garantiscono ottimi risultati qualitativi. Come Torrevilla abbiamo scelto di esaltarlo il più possibile, creando vini che lasciano esprimere liberamente il vitigno e la terra in cui viene coltivato. È proprio questa naturalità che vogliamo mantenere e far spiccare al momento dell’assaggio. Ci siamo impegnati nella lavorazione di questa tipologia di uve mantenendo le sue tipicità, le sue “spigolosità”, ma ingentilendole in modo da poter essere goduto dal palato di tutti.
Ho provato il Torrevilla metodo classico nature 2021. Oltrepò Pavese DOCG
Approcciarsi ad una bollicina rende nervosi. Non già per una qualche difficoltà di valutazione quanto per il rischio di confronti con mostri sacri del settore. Oggi se non stappi una bollicina con almeno 36 mesi sui lieviti non sei nessuno. Questa bottiglia è stata sui lieviti per 24 mesi.
Poi il vitigno. Il Pinot Nero è uno di quei vitigni che nelle bollicine assume forme e interpretazioni pazzesche. Ogni confronto può generare imbarazzo. Certo, l’Oltrepò Pavese è un territorio dove il vitigno si esprime, da anni e anni, in maniera eccellente.
Amo il pas dosè. Più di qualunque altro dosaggio. Ovvio che un Brut diventa più “normale” ma odio le alterazioni. Con un pas dosè e solo con questo si riesce a capire la bontà di tutto il processo produttivo a partire dalle vigne. Anche questo mette nervosismo.
La bottiglia. Una cuvèe. Impegnativa.
Decido un azzardo. La apro a cena con amici. Non lo faccio mai. Quando devo assaggiare una bottiglia, lo faccio da solo. Stavolta però gli ospiti sono amanti delle bollicine. Perché non condividere l’esperienza? Rischioso ma meraviglioso.
Stappo delicatamente e verso nei calici. Il perlage è subito fine. Colore paglierino. Nessuna sbavatura. Elegante.
Spero di non farmene accorgere ma devo assolutamente sentirne i sentori prima di bere. Non bevo subito. Lascio che si scaldi leggermente. Delicati, delicatissimi effluvi di agrumi e fiori bianchi iniziano a salire grazie alle bollicine. Poi della crosta di pane che si mischia a frutta secca. Sembra proprio quel pane con le noci che è nel porta pane. Ne prendo un pezzo, lo porto al naso, rimetto il naso nel bicchiere. Et voilà. Beccato. Niente di complesso ma estremamente gradevole. Una certa mineralità arriva a completare il bouquet. Interessante.
Arriva il momento di bere. Aspetto che siano gli altri a farlo. Cogliere le espressioni degli astanti è sempre importante. Capire se, oltre tutte le considerazioni tecniche che si possono esprimere c’è l’unica cosa che poi, alla fine, conta: è buono? Vedo i sorrisi, i gesti di approvazione
Essenzialità e verticalità. La prima sensazione è questa. Non c’è burrosità e non può che essere così con un pas dosè. Però il sorso è comunque ampio e coinvolgente. La pulizia di bocca è esaltante soprattutto per come lascia la bocca: uno stato meraviglioso e piacevole al limite dalla grazia. La sapidità fa egregiamente il suo dovere garantendo una persistenza anche piuttosto lunga.
Che dire? Davvero un’ottima bollicina che mi ha assolutamente meravigliato per il suo perlage e estremamente fine e la capacità di rendere pulita la bocca senza essere particolarmente invasiva nonostante il dosaggio zero. Non mi aspettavo qualcosa di civettuolo ma quello che ho bevuto è un Metodo Classico che sfata molti dei pregiudizi a dimostrare come il Pinot Nero con il suo affinamento di 24 mesi e senza alcun dosaggio sia assolutamente centrato.
Ah, dimenticavo. La bottiglia è completamente finita prima di arrivare alla fine dell’antipasto!
Ivan Vellucci
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
20 Febbraio, 2025
VIGNAIOLI NATURALI A ROMA 2025
IL COSA E IL DOVE
L’1 e 2 Febbraio scorsi, l’Hotel THE WESTING EXCELSIOR di Roma ha ospitato la sedicesima Edizione di VIGNAIOLI NATURALI A ROMA, Evento irrinunciabile per tutti gli amanti del bere “artigianale” organizzato da Tiziana Gallo.
Circa 100 le Aziende presenti, un parterre di Produttori con cui interagire personalmente per approfondire temi come sostenibilità, biodiversità, viticoltura artigianale…
Un viaggio lungo tutto lo stivale italico (e non solo) a bordo di un treno i cui vagoni si chiamano Territorio, Passione e Rispetto..
GLI ASSAGGI
100 Cantine vuol dire un numero di vini che va ben oltre il possibile ragionando in termini di panorama completo della manifestazione.
Ho cercato dunque di concentrarmi sulle Regioni che meglio conosco, di rubare consigli da amici Produttori circa novità da non perdere e di seguire l’occhio e la fortuna cercando l’ammiccare di qualche etichetta tra il numeroso pubblico che affollava le ampie sale dell’Hotel.
Vabbè, dai circa ottanta assaggi fatti ho estrapolato la mia solita e personalissima “TOP QUALCOSA” cui ho aggiunto dell’altro che ho ritenuto degno di essere segnalato alla Vostra attenzione.
Voi, come sempre, leggete, criticate, suggerite (tanto so che non lo farete) e…CONDIVIDETE!
I PEZZI DA NOVANTA
– VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT GEWÜRZTRAMINER 2020, GARLIDER (ALTO ADIGE): un Traminer con un Gewürz che sa dell’Oriente dei chiodi di garofano, con una profonda, austera mineralità che racconta di quando provate ad accendere un falò con la pietra focaia.
Il sorso, per quanto rotondo, descrive in primis l’anima minerale del vino e lasci poi che Vi rilassiate di fronte all’ampiezza di un panorama prima di sottolineare amaritudini mai sopite.
Un Gewürztraminer coraggiosamente controvento, affatto omologato, nel bene e nel male “unico”.
Da bere ascoltando AGAINST THE WIND di BOB SEGER.
90 Punti, ma forse 91.
– FRIULI COLLI ORIENTALI DOCG PICOLIT 2023, MARCO SARA (FRIULI VENEZIA GIULIA): appena imbottigliato e ancora “con le caccole agli occhi” mostra comunque di che pasta è fatto.
Abbraccia il naso con profumi di creme caramel e mela cotta e poi lo stuzzica con un ché di zenzeroso prima di lasciarsi andare ancora a toni di fico secco, scorza d’arancio candita, fiori di campo, curcuma e miele.
Sorso pienissimo, un concentrato di morbidezze bilanciate dannatamente bene da freschezza e stimolante sapidità.
Un vino per pensare (o per evitare di farlo).
Da bere ascoltando THE LADY DON’T MIND dei TALKING HEADS.
90- – Punti.
– VENEZIA GIULIA IGT “JKT” 2019, FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): non sono un fan delle macerazioni (che spesso appiattiscono anziché elevare) ma qui siamo di fronte a un concentrato di sostanza e agilità.
Il mare che c’era c’è, e mugghia!
Sa di scoglio bagnato e ostrica, anzi no…sa di amarezze di noce e del miele che le conserva.
Anzi no…sa di miele d’acacia e albicocca disidratata…
Un racconto olfattivo che sembra un saltare di palo in frasca per la semplicità contadina con cui viene declinato, agile, privo di eccessi.
Il sorso abbraccia l’olfatto e Vi lascia alzare gli occhi per distinguere il cosa.
Ci ritrovate il mare salato, ci trovate l’Oriente delle spezie e una freschezza balsamica di fondo che sa di resina.
2019…ne ha di tempo davanti!
Gli darei 90 punti ma…come ho non amo particolarmente i macerati quindi se ne meriterebbe almeno uno di più.
– VENEZIA GIULIA IGP MALVASIA 2023, MILIČ (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso comunica sostanza di frutta gialla e la ruvida freschezza della macchia mediterranea sferzata dal vento.
E poi le erbe aromatiche, quel tocco di fumo a rendere tutto più interessante e quell’appena di dolcezze pasticcere che…
Il sorso è inaspettatamente caldo e cremoso, vergato a fuoco da una frutta secca tostata e caramellata che mixa amaritudini a dolcezze fino alla chiusura sapida e a quell’ultimo goccio che sporca il bicchiere aggiungendo un quid di rustica eleganza a un vino con la musica dentro.
Da bere ascoltando EVIL di EMINEM.
90 Punti.
– LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC “MELANO” 2023, TENUTA SAN MARCELLO (MARCHE): “Lacrima” suggerisce femminili commozioni, eleganze di rose e violette ma…
Il “MELANO” 2023 è un cazzotto di origano, un manrovescio di finocchio selvatico e imprecazioni di visciola.
E mentre siete a terra ci pensano le spezie a farvi scuotere la testa e rialzare prima che l’arbitro pronunci l’out decisivo.
Avrete appena il tempo di pensare alla lavanda che profuma i cassetti della nonna prima di conoscere l’intensità del sorso.
Un continuo rincorrersi di vegetalità di raspo orgogliosamente mostrate e succose dolcezze di acini surmaturi, una battaglia in campo aperto sotto lo sguardo attento di freschezza e tannini poco inclini alla resa.
In chiusura, mentre ai rimandi olfattivi s’aggiunge la succosità dell’arancio, a Voi non resterà che il dilemma di scegliere se valutare il vino per l’aderenza al consueto o per la sua sfacciata arroganza.
Da bere ascoltando THE HOLE di GLEN PHILLIPS.
In tutta onestà, dovendolo giudicare “tecnicamente” gli do 86+ Punti ma un vino che trasgredisce ha bisogno di un giudizio trasgressivo e quindi gliene do 91 (a patto di riassaggiarlo dopo che avrà scontato una lunga pena detentiva in vetro).
– BRAMATERRA DOC 2020, ANTONIOTTI (PIEMONTE): i piccoli frutti del bosco ombroso si fondono con grovigli di ginepro e scoppi pirici di pietra focaia; un cataclisma di sensazioni mentre Voi vi rilassate al tramonto con una presa di tabacchi nobili.
Sorso di dinamica non comune, muscolare eppure agilissimo nell’ingresso in bocca, con una progressione sapida che rende irrinunciabile il secondo sorso.
Forse giovane ma…chi l’ha detto che le bottiglie vanno tenute in cantina in attesa di un domani che può essere oggi?
90+ Punti.
– SICILIA DOC BIANCO “GRAPPOLI DEL GRILLO” 2022 RISERVA, MARCO DE BARTOLI (SICILIA): un idrocarburo che sa di quasi vulcano introduce un lungo corteo di agrumi prima che le amaritudini di timo e salvia facciano a cazzotti con le dolcezze di pesca gialla surmatura e zafferano.
Il sorso è strutturato, fresco e decisamente sapido che ripropone agrumi e balsamicità fino alla lunghissima chiusura di inattesa morbidezza.
90 Punti con un + per la simpatia.
– TERRE SICILIANE ZIBIBBO “INTEGER” 2022, MARCO DE BARTOLI (SICILIA): un olfatto inizialmente fresco e mentolato rivela presto una pesca che sa di Sauvignon evoluto e si distende poi su toni di erbe aromatiche, macchia mediterranea e sottili pepopsità in una atmosfera che sa di mare al mattino.
Il sorso, di polso ma ben equilibrato, conferma e amplifica accompagnandoci a un lungo finale agrumato e salmastro.
91 Punti.
– “VECCHIO SAMPERI” PERPETUO, MARCO DE BARTOLI (SICILIA): naso complesso e suadente, fatto di amaritudini di mallo di noce e dolcezze di caramello e frutta candita, timo ed erbe officinali, miele di castagno e zafferano, caffè ed eucalipto.
Un rincorrersi continuo di sensazioni che conducono a un sorso di freschezza svettante e sapidità di mare profondo, lunghissimo, “perpetuo”, che confonde e meraviglia con acuti intrigantemente dolci, mentolati e tostati.
Intrigo e mistero.
Da bere ascoltando TAKE IT DOWN dei FUNKY DESTINATION.
93/4 Punti.
I QUASIQUASI
– VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MÜLLER TURGHAU 22, GARLIDER (ALTO ADIGE): pensato per chi pensa che il Müller Thurgau sia un po’ il Trebbiano delle Dolomiti (leggasi: “solo” Müller Thurgau).
Vi trascina in un’atmosfera fumosa che più che di camino sa delle nuvolette che si sprigionano mentre cercate di accendere il fuoco con la pietra focaia.
Mineralità selvaggia condita di delicatezze sostanziose di frutta gialla e intrichi di spezie.
L’assaggio mostra muscoli e sostanza nonostante l’affilata lama a doppio taglio di sapidità e freschezza.
Sensuale.
89 Punti ma, forse, di più.
– FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO “ERBA ALTA” 2022, MARCO SARA (FRIULI VENEZIA GIULIA): avete presente i Tocai di quando ero piccolo io?
Quelli di vendemmia tardiva (o quasi) e grado alcolico boom?!
Beh, qui il grado alcolico e “onesto” e quella parte di uve botritizzate firma con la stilografica il profilo olfattivo di un vino che già al naso promette agili grassezze.
La frutta gialla matura, il fieno al sole, una nota di pietrisco, lo zucchero filato alla festa del paese e un lungo discorso di zafferano.
In bocca mostra l’ampio panorama che si coglie dai Colli Orientali, è una pacca sulla spalla di mineralità, uno schiocco di lingua di frutta dolce, la bocca che si arriccia su amaritudini di erbe aromatiche, la freschezza di un mare lontano.
Certo non un Tocai da briscola e bestemmie in osteria ma…perché no?
89 Punti.
– BIANCO DELLE VENEZIE IGT “ILLEGAL” 2020 (MAGNUM), FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): un misterioso il vigneto e misteriosi i vitigni regalano un naso che dà certezze dell’Est, brusco, ruvido, un caleidoscopio di fiori di campo e frutta gialla che lascia si stagli nitida solo la pesca pur non nascondendo il finocchietto.
L’ingresso in bocca è un fendente di scimitarra saracena, un agguato di durezze, una combutta di acidità, profondità minerale e tannino graffiante sventato da un finale di insperate, morbide dolcezze in lento dissolversi nell’estrema persistenza.
Un vino “contro”, che scardina certezze ed emoziona di dubbi.
Un vino per sorprendere chi vive di strade segnate.
Da bere ascoltando “NESSUNA CERTEZZA” di TIROMANCINO.
89 Punti, assolutamente.
– LAZIO BIANCO IGT “CLETO” 2021, EMILIANO FINI (LAZIO): un Grechetto che strizza l’occhio al Riesling con quella cortina di fumo e pietra focaia che avvolge la frutta secca, le erbe amare e quelle aromatiche, la vegetale nespola e la dolce pera.
In bocca è voluttuose morbidezze condite di peccaminosa sapidità in progressione irrinunciabile fino alla lunga chiusura fatta di frutta dolce macerata e sottese amaritudini di frutta secca.
Da bere ascoltando ORION dei METALLICA (chi sa capirà il perché).
89/+ Punti perché ho paura di dargliene 90.
– SALENTO IGP BIANCO “KAIRÒS” 2023, DE QUARTO (PUGLIA): l’olfatto è una ruvida carezza di dolcezze che descrivono frutta macerata, albicocche mature, miele e camomilla cui danno una bella spinta note green di foglia d’agrume e nespola.
Fresco e di piccante sapidità gioca con la frutta candita e Vi schiaffeggia con amaritudini di mandorla chiudendo con una scudisciata di iodio che sa tanto di mare in burrasca.
Da bere ascoltando THE RIGHT TIME di RAY CHARLES.
89 Punti.
– TOSCANA IGT BIANCO RIESLING “MASSIMO” 2021, TERRE DI GIOTTO (TOSCANA): la Mosella deve aver soffiato fin qui parte delle sue nebbie aggiungendo all’atmosfera una sana dose di bischerità toscana raccontando di terra bagnata che sporca le mani.
La vena minerale rende uno scherzo i contributi olfattivi di una frutta altrimenti un pochino troppo esotica e lascia che l’attenzione si sposti sulle più nostrane mele e albicocche e sulle erbe aromatiche mentre il sorso diventa impellente.
E in bocca è grintoso, verticalmente fresco, profondamente minerale, lapideo come le cave che a Gattaia ormai ha inghiottito la foresta.
Da bere ascoltando STONE degli ALICE IN CHAINS.
89 Punti.
GLI ALTRI
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, CASACHIARA (ABRUZZO): inizialmente chiuso e scuro, poi scuro e basta.
Di visciole, more, grafite, vagamente cacao, ferroso di temporale…
In bocca s’accende invece la luce della freschezza che rende dinamico l’assaggio comunque materico.
Chiude sapido, iodato e balsamico lasciandoci con un “mannaggia” per quella punta di acidità di troppo.
86+ Punti.
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “BERNI” 2022, CASACHIARA (ABRUZZO): ribes e more ben maturi, visciole in confettura, spezie dolci e macchia mediterranea caratterizzano l’olfatto.
In bocca è muscoloso e muscolare, caldo, morbido, tannico quanto serve, accantona le note vegetali, punta tutto su un frutto forse un po’ troppo ammiccante e gode di un finale lodevole.
88- – Punti.
Da segnalare anche due “coraggiose” interpretazioni di Trebbiano: il rifermentato “ALURUVÈ”, davvero piacevole e beverino nonostante, forse, non per tutti a causa di quei tannini decisamente “green” e il COLLI APRUTINI IGT TREBBIANO 2022 che mostra come il sentiero degli “zerosolfiti” sia accidentato e pieno di insidie.
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, GIANLUCA SALCE (ABRUZZO): al naso è intrico di piccoli frutti e inciampi di liquirizia, gentilezze di viole di campo e rusticità di carruba in una atmosfera intrisa di sana aderenza green al vitigno e soffusa balsamicità.
Freschezza verticale e tannini affatto domi tengono vivo il sorso accompagnandoVi verso il finale segnato da amaritudini succose di agrume chinotto e da una leggerissima nota foxy che si apprezza nell’ultima goccia che sporca il calice.
Un Montepulciano che fa capire le potenzialità del Territorio di Casauria.
87+ Punti.
– VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT SYLVANER 2021, GARLIDER (ALTO ADIGE): dalle nebbie fumé emergono toni vegetali di erba medica, finocchietto selvatico, eucaliptiche balsamicità e mela verde prima di un ulteriore scoppio di pietre rotolanti che chiude l’olfatto e introduce il sorso.
In bocca le grassezze tentano invano di frenare l’appuntita sapidità minerale che lascia spazio solo all’ampia chiusura agrumata e delicatamente ammandorlata.
88+ Punti.
– FRIULI COLLI ORIENTAI DOC BIANCO “MONTE DELLA GUARDIA” 2021, MARCO SARA (FRIULI VENEZIA GIULIA): godeteVi il Friuli che può regalarVi il Tocai con una generosa iniezione di Verduzzo.
Pugno di ferro e mano di velluto.
Ruvida carezza e caldo abbraccio.
Un vino di contrasti che diventano concordia e racconto.
Un naso ampio di pesca gialla matura cui il legno aggiunge ulteriori dolcezze prima che arrivino le bucce d’agrume e i fiori bianchi.
L’assaggio stringe la mano ai Tocai di quando ero piccolo, sottolineando forse un tantino troppo l’alcol.
Il legno beh…si sente ma non invade; e ci pensa poi il finale a risollevare le sorti di una battaglia per l’equilibrio che sembrava persa: invitante, sapido come il mare che era e graffiato di ritorni di mandorla pralinata.
Nel complesso un po’ troppo “borgognone” ma…
88- – Punti, così c’ho la scusa per doverlo riassaggiare.
– DELLE VENEZIE IGT SAUVIGNON 2019, FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): mi viene da ridere se penso che sto per scrivere “troppo giovane, TROPPO”!
Eppure è così, lo conferma quella nota di pietra sbattuta che proprio focaia non è ma non vede l’ora di diventarlo e che precede la carrellata di frutta gialla e candita, le noci, le mandorle, la scorza d’arancia…
In bocca mostra ciccia e freschezza, tanta frutta gialla (c’è l’albicocca, un “troppo” di esotico e…manca la pesca!), complesso ma ordinato chiude lungo su piccantezze speziate.
Direi NON ora e SICURAMENTE NON qui.
Ad oggi 87- Punti ma…
– DELLE VENEZIE IGT BIANCO CHARDONNAY 2018, FRANCO TERPIN (FRIULI VENEZIA GIULIA): se allo Chardonnay associate il concetto di “sostanza” beh, qui ne troverete da vendere e già l’occhio crede di trovarsi di fronte a un qualcosa che sa di vino dolce.
Al naso è chiara la pasticceria burrosa decorata di scaglie di frutta secca tostata ma quell’idea salina…Vi tarla il cervello!
Allora assaggiate ed è un continuo di sportellate tra le morbidezze gliceriche (15° non sono uno scherzo) e le unghie lunghe dei tannini.
Ecco poi la “sostanza”, profonda.
E poi la sorpresa: quell’allungo di agrume che sembrerebbe candito ma non lesina il succo.
88+ Punti, ma solo per avere la scusa di riassaggiarlo.
– CESANESE DEL PIGLIO DOCG “PRIORE JU LATTARO” 2021, LA VISCIOLA (LAZIO): un diretto al naso!
Nessuna finta: BAM!
Rustico (è un complimento), di poche parole, balsamico di liquirizia, anice e cassis, fruttato di visciole (che sia un caso) vuole subito il sorso.
E il sorso e come l’olfatto, dritto, nessuno sconto, ripropone senza aggiungere, non serve altro.
Ci mette il tannino, quello si, materico e gustosissimo.
L’allungo?
Sembra non avere fine e sa d’arancia e mare (sic).
88+
– CESANESE DEL PIGLIO DOCG “PRIORE MOZZATTA” 2021 (MAGNUM), LA VISCIOLA (LAZIO): le argille bianche sembrano concentrare sostanza e profumi sottolineando l’intensità delle more mature senza dimenticare la terra umida del bosco.
Il sorso è importante, fin troppo, ben sorretto dalle larghe spalle fresco-sapide che non si abbassano mai neppure nel lunghissimo finale dove sembra che il vino abbia ancora più di qualche cartuccia da sparare
88 Punti perché sono cattivo e perché me lo aspettavo meno “troppo”.
– LIZZANO DOC ROSSO NEGROAMARO SUPERIORE “TARANTULA” 2016, DE QUARTO (PUGLIA): scuro come l’inchiostro all’occhio e al naso, profuma di terra bagnata, di spezie scure (chiodi di garofano), di liquirizia, china, tabacco e grafite.
In bocca si schermisce e nasconde la sostanza dietro una dinamicità fresco sapida davvero “tarantolata”.
Lungo e molto coerente, chiude con una sapidità che sa di maroso.
88++ Punti (ma tenete conto che non mi piace il Negroamaro).
– PRIMITIVO DI MANDURIA DOC “LUTUM” 2018, DE QUARTO (PUGLIA): il naso è una chiara dimostrazione di quanto qui la partita si giochi sulle freschezze.
Sono profondi respiri balsamici, solletichi di spezia, l’amarena sotto spirito, un magari di caffè e la calma del tabacco.
Fresco anche il sorso, al di là del calore comunicato, stuzzicantemente tannico e decisamente sapido s’allunga sui toni dei piccoli frutti.
88+ Punti.
– TOSCANA IGT BIANCO SAUVIGNON “GATTAIA” 2022, TERRE DI GIOTTO (TOSCANA): un “orange” “non orange”, un Sauvignon lontano dalla pipì di gatto quanto io dalla danza classica, un Sauvignon da aspettare come se fosse un EVO, con quelle note green e amaricanti di foglia di pomodoro che crescono pian piano al naso, quella pesca che c’ha pure l’osso, quei profumi terragni, i soffi balsamici…
Un assaggio dinamico che sa di fresche colline e mare salato e ripropone con rustica schiettezza i toni dell’olfatto.
88- Punti ma con idea di riassaggiarlo perché…perché si (e dovrei riassaggiare anche quel Gamay che c’aveva dentro tanta di quella pietra focaia da confonderla con una riduzione scappata di mano).
– TOSCANA IGT ROSSO PINOT NERO “GATTAIA” 2021, TERRE DI GIOTTO (TOSCANA): chi si aspettava un Pinot Nero tutto piccoli frutti e fiorellini si faccia da parte!
Qui ci sono spezie scure, cortecce, liquirizia, tabacco, china…
Tanta sostanza e qualche piacevolezza minerale.
In bocca ricalca l’olfatto e mentre il gioco di sponda tra freschezza e calore regala piacevolezze, l’intrigante scia sapida ci ricorda che nel Mugello, anche i vini amano correre.
La Borgogna a casa nostra ma con più “palle”.
88+ Punti.
E QUINDI?
E quindi siamo arrivati al momento dei ringraziamenti, a Produttori (soprattutto uno che però non nomino per correttezza) e organizzatori.
Il mondo dei vini “naturali” è in continuo divenire, fatto di crescita comune e qualche posizione arroccata su errori di un tempo.
In merito ho opinioni e nessuna convenzione, sono felice quando incontro la meraviglia mi pongo domande in diverse altre occasioni.
Come sempre sto in finestra, osservo, approfondisco, imparo…
Tuttapposto quindi!
Beh, proprio tutto no, perché ci sono volte in cui scrivere delle emozioni provate è più difficile di altre.
Senza peli sulla lingua rivelo una verità davanti agli occhi di tutti: chiunque organizzi un Evento, vuole trarne il massimo vantaggio economico (GIUSTISSIMISSIMO) e chiede al mondo intero di pubblicizzarlo.
Allo stesso tempo, però, ci sono figure che, più o meno nell’ombra, per passione o per mestiere, di quell’Evento dicono (o dovrebbero dire).
Ma la pubblicità VA retribuita e se non lo si vuole fare si dovrebbe almeno essere disposti a fare “pari e patta” barattando gli introiti dell’uno con il tempo dell’altro.
Personalmente ho sempre ammirato coloro i quali decidono di farsi venire il sangue cattivo per organizzare un Evento e ho sempre pensato che spettasse a Loro occuparsi della promozione dello stesso arrogandomi al contempo il diritto-dovere di relazionare “dopo” del “durante”, per rispetto di chi mette in piedi la baracca e soprattutto dei Produttori che, nella baracca, mettono i contenuti.
E non parlo del mero copia-incolla dei freddi comunicati stampa ma di un “di più” che cerca di mettere sul piedistallo più alto chi il vino lo fa.
Epperò il meccanismo si sta inceppando.
I “giornalisti” sono tanti, troppi, DIPPIÙ!
In molti semplicemente a caccia di “un bianco” o di “un rosso” a costoZZero.
Va dunque fatta una selezione?
Certo che si!
E basterebbe verificare che chi viene accreditato faccia poi quello che dovrebbe per togliersi dai piedi chi si limita ad approfittare di un tesserino.
Epperò spesso, molto spesso, SPESSISSIMO, al tempo di “chi scrive” non corrisponde il tempo di “chi legge” (neppure quello di “chi dovrebbe leggere”) ed è allora che succede quello che non dovrebbe succedere.
E una porta sbarrata non fa bene a nessuno
Ci vediamo il prossimo anno in una Edizione dal numero cabalistico
Roberto Alloi
VINODENTRO
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19 Febbraio, 2025
Il Prosecco PRO’ Extra Dry D.O.C. Tenute Tomasella brilla tra le eccellenze premiate allo Sparkling Star 2024
Grande riconoscimento per Tenute Tomasella, storica cantina situata a Mansuè, in provincia di Treviso, che con il suo Prosecco DOC PRO’ Extra Dry ha conquistato il premio come Sparkling Star 2024 nella categoria Prosecco DOC.
Un premio che celebra l’eccellenza e l’eleganza di questo spumante, selezionato da grandi appassionati ed esperti del settore ma anche dal grande pubblico, tutti invitati a condividere la propria opinione a Vinitaly, la più importante manifestazione italiana dedicata al mondo del vino.
L’assegnazione del riconoscimento è avvenuta all’interno dello stand Vinibuoni d’Italia dove sono quasi 1000 le referenze proposte in varie categorie. Prosecco DOC PRO’ Extra Dry è stato votato nella categoria Prosecco DOC per le sue caratteristiche e così descritto: un inconfondibile colore giallo paglierino e il delicato bouquet fruttato, risulta fresco ed elegante si esprime in un perfetto equilibrio tra vivacità e raffinatezza, mentre le sue note aromatiche richiamano sentori di mela verde e gialla, banana e pera, regalando un sorso armonioso e avvolgente. Ideale per accompagnare aperitivi in compagnia, si abbina perfettamente ad antipasti di pesce e piatti leggeri, rendendo ogni momento un’esperienza di gusto unica e sofisticata.
Paolo Tomasella
Ricevere questo riconoscimento è motivo di grande orgoglio per il lavoro svolto quotidianamente in cantina e in vigneto, con l’obiettivo di soddisfare i palati più esigenti. Il premio, assegnato come Sparkling Star 2024, conferma ancora una volta il ruolo centrale della kermesse veronese nel valorizzare le eccellenze enologiche del nostro Paese
Tenute Tomasella custodisce nei propri vini un insieme di valori profondi, che riflettono la filosofia dell’azienda e il suo legame con la terra. Ricerca, tempo ed eleganza sono solo alcuni dei principi che guidano la produzione, ma il vero cuore pulsante della cantina risiede nell’amore per il territorio e nella cura attenta dei 50 ettari vitati su cui si estende che vedrà, nel 2026, il completamento della conversione al biologico.
La Redazione
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19 Febbraio, 2025
I Vignaioli Indipendenti incontrano il Ministro Lollobrigida
Semplificazione burocratica, accesso ai fondi OCM e rappresentatività all’interno della filiera vitivinicola al centro dell’incontro che si è svolto ieri a Roma
Una delegazione di FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, rappresentata dalla Presidente Rita Babini e dal membro dell’Ufficio di Presidenza Ludovico Botti, ha incontrato ieri a Roma il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste On. Francesco Lollobrigida.
La Presidente Babini ha illustrato al Ministro la realtà dei Vignaioli indipendenti italiani: aziende di medio-piccole dimensioni, fortemente radicate sul territorio, che gestiscono tutte le fasi del processo produttivo, dal vigneto alla vinificazione, fino alla commercializzazione dei propri vini.
Al centro dell’incontro una serie di temi che FIVI ritiene fondamentali per garantire il futuro non solo delle aziende verticali, ma dell’intero sistema vitivinicolo italiano: particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di semplificazione degli adempimenti burocratici, alla facilitazione dell’accesso delle piccole aziende alle misure dell’OCM vino e alle problematiche di rappresentatività all’interno della filiera vitivinicola.
Ringraziamo il Ministro per averci incontrato e per aver ascoltato con grande attenzione le nostre istanze. Il nostro settore sta vivendo una fase di grandi cambiamenti ed è fondamentale l’impegno di tutti gli attori della filiera, nessuno escluso
FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti
La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2008. Si propone di promuovere e tutelare la figura, il lavoro, gli interessi e le esigenze tecnico-economiche del Vignaiolo Indipendente italiano, inteso quale soggetto che attua il completo ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale. Attualmente sono più di 1.700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 17.000 ettari di vigneto. Il Marchio FIVI raffigura “Ampelio”, immagine di un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia. In questa figura è riassunto tutto quello che per la FIVI significa essere Vignaioli, impegnati quotidianamente in un processo che segue l’intera filiera di produzione, operando costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza La Redazione
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La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2008. Si propone di promuovere e tutelare la figura, il lavoro, gli interessi e le esigenze tecnico-economiche del Vignaiolo Indipendente italiano, inteso quale soggetto che attua il completo ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale. Attualmente sono più di 1.700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 17.000 ettari di vigneto. Il Marchio FIVI raffigura “Ampelio”, immagine di un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia. In questa figura è riassunto tutto quello che per la FIVI significa essere Vignaioli, impegnati quotidianamente in un processo che segue l’intera filiera di produzione, operando costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza La Redazione
19 Febbraio, 2025
I vini di Talosa di Montepulciano brillano nelle recensioni Vinous
L’azienda Talosa, rinomata per il suo impegno nella produzione di vini di eccellenza a Montepulciano, è orgogliosa di annunciare i recenti riconoscimenti ottenuti dalle sue etichette di punta su Vinous, una delle riviste di vino più autorevoli al mondo.
Il Vino Nobile di Montepulciano Pieve Le Grazie 2021, novità assoluta della cantina Talosa, ha impressionato il critico Eric Guido, ottenendo un prestigioso punteggio di 95 punti. Guido ha lodato il vino per il suo equilibrio perfetto e la complessità aromatica, che spazia da note di menta e ciliegie nere essiccate a cioccolato fondente amaro, terminando con una persistente sfumatura di liquirizia.
Il progetto “Pieve del Nobile“, un’iniziativa iniziata nel 2020, ha segnato un punto di svolta nella valorizzazione dei vigneti storici e delle zone più vocate della prestigiosa area vinicola di Montepulciano, in Toscana.
Parallelamente, il Vino Nobile di Montepulciano Filai Lunghi 2019 ha ricevuto un’entusiamante valutazione di 94 punti. Descritto come scuro e cupo nel bicchiere, questo vino si distingue per il suo profilo vellutato e una vibrante acidità, accompagnato da note di frutti di bosco rossi, moka e violetta schiacciata.
In aggiunta, il Vino Nobile di Montepulciano Alboreto 2021 e la Riserva 2019 hanno anch’essi ricevuto eccellenti punteggi di 91 e 93 punti rispettivamente, riconoscendo la costante qualità e il carattere distintivo di questi vini.
Questi riconoscimenti non sono solo un tributo alla qualità straordinaria che Talosa si impegna a mantenere, ma anche un riconoscimento del suo ruolo pionieristico nella valorizzazione del Vino Nobile di Montepulciano.
Fondata nel 1972 dalla famiglia Jacorossi, Talosa è stata tra le prime cantine a credere nel potenziale di questo territorio, contribuendo con passione e visione al prestigio internazionale del Vino Nobile. Ogni vino premiato rappresenta l’apice dell’artigianalità vinicola, evidenziando l’abilità di Talosa nel bilanciare meticolosamente tradizione e modernità, attraverso una gestione accurata dei vigneti tutti a biologico, una vinificazione attenta e un profondo rispetto per il terroir.
Talosa – Company profile breve
Talosa è un’azienda di Angelo Jacorossi e della sua famiglia dal 1972. Talosa è una tra le prime aziende di Montepulciano ad aver intrapreso il percorso della qualità che ha portato il Vino Nobile di Montepulciano ai vertici dell’enologia toscana e quindi italiana. Negli anni, infatti, la piccola cantina è cresciuta molto e oggi è un’azienda che produce vini d’eccellenza. Le viti di Talosa si estendono lungo 33 ettari di vigneto, in una tra le più suggestive e scenografiche zone del Cru di Montepulciano: località Pietrose, ad una altitudine di 330-400 metri sul livello del mare, con esposizione sud-ovest.
La più antica cantina di affinamento di Talosa è situata nel centro storico di Montepulciano, nei sotterranei di Palazzo Tarugi e Palazzo Sinatti, costruiti nei primi decenni del ‘500 di fronte al Duomo di Montepulciano. L’ingresso nella Cantina Storica di Talosa riporta i visitatori indietro nel tempo, al Rinascimento italiano, nel XVI secolo. Le gallerie, interamente costruite a mattoni, si alternano in susseguirsi di volte e nicchie dove trovano posto le botti.
Per maggiori informazioni e prenotazioni: www.talosa.it.
La Redazione
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19 Febbraio, 2025
Sole spento
Quello che mi interessava era lo sfinimento. Cominciare ad urlare in modo così inteso che la mia voce si esaurisse e il suono si attenuasse fino a perderla completamente. È un’esperienza diretta, impossibile da replicare. Nel senso che urlo una volta e per una settimana non riesco a parlare. Ovviamente questo urlo è impossibile da replicare. Unico. Consumo energia in un lasso di tempo brevissimo. Quello che voglio è catturare la sua immediatezza. niente metafore, è così, qui ed ora.
Ho sempre osservato l’Altro con curiosità, cercando una strada per conoscerlo, per ascoltarlo e per trovare una parte di me con cui riconoscermi e ritrovarmi. Ognuno di noi, a modo suo, cerca di conoscere, ascoltare e trovare un terreno fertile su cui seminare parole, racconti, emozioni che ci rappresentano. Siamo ciò che siamo e non solo. Siamo ciò che apprendiamo, ciò che ascoltiamo e vediamo.
Tutto comincia da un luogo. Non sapremo mai dove, eppure ci restiamo dentro. Fino a quando non ci tirano fuori. Fino a quando non sarà il nostro momento. I luoghi raccontano la nostra storia, allo stesso modo, quelli reali e un po’ mitici, concorrono alla storia dell’io narrante e dei personaggi che li vivono. Quando penso alla scrittura come a uno spazio, non penso a qualcosa tipo: nascondiglio, cunicolo, stanza tutta per sé. Quando rifletto sulla scrittura in termini di luogo, immagino un mondo che ancora non esiste. Una storia dopotutto è un mondo (im)possibile. Tutto quello che scriviamo non esiste. Eppure, tutto quello che scriviamo dà esistenza a chi scrive, a chi legge… perfino la luce dentro un romanzo non esiste, eppure illumina tutto. Il necessario della scrittura è illuminare, fintanto che anche un Sole Spento può prendere luce.
Spesso si dice che la mappa non è il territorio, ma le mappe aiutano a sognare, a immaginare i nostri viaggi, prima ancora di intraprenderli. Poi c’è da percorrere quelle strade, sentire gli odori, assaggiare i vini, ascoltare il vento. Perché senza vento spesso non si è pronti a volare. Se pensiamo a Dostoevskij o a Kafka, vengono alla mente spazi chiusi, stanze soffocanti.
Al massimo qualche angusta viuzza. Altri, invece, respirano solo di vasti spazi aperti, ampie brughiere o praterie. Ce ne sono addirittura di quelli che sanno descrivere con precisione luoghi inesistenti, inventati, assolutamente irreali, prendendo però spunto da luoghi che hanno visitato. Di questo si tratta, in fondo: quando arriverà il nostro momento, immaginare interi mondi e spazi unici e renderli reali mettendo parole su una pagina.
Questo è il caso del Bistrot Turin, luogo nel cuore del capoluogo Piemontese, a pochi passi dai Musei Reali, dove poter assaporare piatti tipici della Regione accompagnati da una grande varietà di vini. Un Sole Spento che si accende tra le luci dei portici. Diciotto chilometri di storia, eleganza e maestosità dove i torinesi passeggiano sbirciando nelle vetrine dei negozi, delle librerie, delle gioiellerie, sedendosi ai tavoli dei caffè e locali che qui si trovano. Entrare al Bistrot Turin è immaginazione che diviene realtà, tradizione, autoctonia, unicità, è la Torino che cercavamo. Amore e passione come valori fondanti, ma anche la volontà di creare un locale caloroso e dall’aria familiare. Un luogo dove poter degustare la tradizione piemontese: Erbaluce di Caluso Terre del Creario Metodo Classico 2020. Uve 100% Erbaluce dai profumi complessi ed evoluti, con note di erbe aromatiche, accompagnate da leggeri sentori di piccola pasticceria, crosta di pane e frutta secca, a cui si abbinano note floreali molto eleganti. Cuvée estremamente versatile dotata di buona sapidità che si contrappone ad una delicata morbidezza; finale con una gradevole nota agrumata. Un vino che è una lunga passeggiata tra profumi e molecole di cui ne identificano, il privilegio della bellezza.
Sole Spento è attimo, è un respiro, è un dare e un ricevere; anche davanti a uno specchio. Mentre guardiamo noi stessi riflessi abbiamo qualcosa da dirci. Di fronte a ciò che non puoi vedere perché invisibile, a ciò che non puoi toccare perché impalpabile e non puoi sentire perché muto, insidioso e mortale, siamo tutti impotenti. Io? Tante volte e altrettante volte ho cercato di ritrovarmi ascoltando i miei incubi notturni, la preoccupazione, l’aggressività. Così mi sono ritrovato in un angolo a riscrivere una nuova storia. Un nuovo racconto ricreatosi dallo spegnimento di una stella, la più luminosa del firmamento. Nella speranza di guardare fuori e vedere una luce.
Se qualcuno ti regalasse una scatola con dentro tutto ciò che hai perso nella vita qual è la prima cosa che andresti a cercare?
A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero. A.Merini
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA
Mescita di circa 10 prodotti: Bollicine (italiane e Francesi). Vini Fermi Bianchi e Rossi, dove Piemonte, tanto Piemonte, Italia ed estero (Francia) sono le proposte giornaliere.
Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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18 Febbraio, 2025
Mirco Balliana di Cantina Andreola premiato a Wine Paris tra i migliori enologi italiani
Il Dirupo Valdobbiadene Docg Brut 2023 è Il “Best Prosecco” ai Master Winemaker 100 Awards 2025 di The Drinks Business
Parigi celebra l’eccellenza enologica italiana e, in particolare, il talento di Mirco Balliana, enologo della cantina Andreola, premiato ai Master Winemaker 100 Awards 2025 di The Drinks Business per il suo Dirupo Valdobbiadene DOCG Brut 2023, eletto “Best Prosecco”. Un riconoscimento prestigioso, assegnato nel contesto di Wine Paris & Vinexpo Paris, che sottolinea il valore dell’arte spumantistica e il primato qualitativo del Valdobbiadene.
La selezione dei Master Winemaker 100 premia ogni anno i migliori enologi del mondo, scelti attraverso una rigorosa degustazione alla cieca condotta da Master of Wine ed esperti del settore. Il Dirupo Valdobbiadene DOCG Brut 2023, emblema dell’identità produttiva di Andreola, ha saputo imporsi come una delle più alte espressioni delle bollicine italiane, confermando il ruolo centrale del Cartizze e del Valdobbiadene DOCG nella scena enologica internazionale.
Mirco Balliana.
Ricevere questo premio è un onore immenso, ma più che un riconoscimento personale, lo considero una vittoria per tutto il nostro territorio. Il Valdobbiadene ha bisogno di essere riconosciuto come una delle eccellenze mondiali: dietro ogni bottiglia c’è il lavoro di generazioni di viticoltori, la fatica di chi coltiva le colline eroiche e il desiderio di portare nel mondo un Prosecco che sia espressione autentica del nostro straordinario terroir.
Con questo riconoscimento, Andreola rafforza il suo ruolo di ambasciatrice dell’eccellenza del Valdobbiadene DOCG, portando avanti un impegno fatto di passione, ricerca e profondo legame con il territorio.
www.andreola.eu
https://www.instagram.com/andreola_valdobbiadenedocg/?hl=it
La Redazione
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18 Febbraio, 2025
RosaMara Valténesi 2025: Costaripa riscrive i principi del rosè
Il 14 febbraio segna un nuovo capitolo per il RosaMara di Costaripa, una delle espressioni più raffinate del rosé italiano. Un vino che, con la sua iconica veste color rosa cipria e la sua firma stilistica inconfondibile, rappresenta il manifesto dell’approccio pionieristico di Mattia Vezzola: un rosé di struttura, profondità e longevità, capace di andare ben oltre l’idea convenzionale del rosato da aperitivo.
L’uscita della nuova annata 2024 del RosaMara si inserisce all’interno di un progetto più ampio portato avanti da Mattia Vezzola negli ultimi anni: quello di ridisegnare il ruolo del rosé nella grande tradizione enologica italiana. Non un vino effimero, ma una tipologia nobile e trasversale, adatta ad accompagnare l’intero pasto e in grado di sfidare il tempo grazie a un’attenta selezione delle uve, una vinificazione meticolosa e un affinamento che ne esalta l’eleganza e la complessità.
Il RosaMara nasce nel cuore della Valténesi, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, da un assemblaggio di Groppello Gentile (50%), Marzemino (30%), Sangiovese (10%) e Barbera (10%). Le uve provengono da vigneti con un’età media superiore ai 25 anni, allevati su suoli morenici ghiaiosi con presenza di argilla, un terroir che conferisce al vino finezza e freschezza. La vendemmia è rigorosamente manuale, effettuata alle prime luci del mattino per preservare l’integrità aromatica dei grappoli. La vinificazione segue la tradizionale tecnica “a lacrima”, estraendo esclusivamente la parte più pura e nobile dell’acino. A questo si affianca la fermentazione in piccole botti di rovere bianco, che conferisce al vino maggiore tessitura e complessità, senza sovrastarne la freschezza e la delicatezza espressiva. Il RosaMara, con l’intendo di acquisire una longevità straordinaria, evolvendo con grazia fino a 3-4 anni senza flettere di un minimo il suo carattere.
Se tradizionalmente i rosé sono stati confinati a un consumo giovane e immediato, Costaripa rompe gli schemi con un vino che sa sfidare il tempo, seguendo un principio affine ai grandi vini: un’accurata selezione delle uve, un’attenta vinificazione e un lungo affinamento che ne amplifica la profondità aromatica. Questo approccio ha permesso a Costaripa di affermarsi come un punto di riferimento per la rinascita del rosé italiano, dimostrando che anche questa tipologia può raggiungere livelli di eccellenza assoluta. Il RosaMara, con la sua raffinatezza e la sua ampiezza espressiva, è il risultato di una filosofia che valorizza la materia prima e l’identità del terroir, unendo tradizione e innovazione per creare un rosé che sappia sorprendere e sedurre nel tempo.
Mattia Vezzola, attraverso il RosaMara, porta avanti una visione anticonformista e raffinata, in grado di competere, grazie alla propria identità, con i migliori Rosé.
Oggi più che mai vogliamo sfatare i pregiudizi legati ai rosé italiani e mostrare il loro potenziale. Il RosaMara è il simbolo di questo percorso: un vino elegante, longevo, capace di attraversare il tempo e di sorprendere ad ogni sorso.
Il RosaMara 2024 è pronto a raccontare una nuova pagina di questa storia. Un rosé che non è solo un vino, ma una dichiarazione di stile, un inno alla qualità e all’eleganza senza tempo.
La Redazione
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18 Febbraio, 2025
Guido Tommasi Editore. A stomaco vuoto si vive male e si scrive peggio
Nel cuore di Milano, in un pomeriggio di gennaio, tra l’andirivieni degli studenti della Statale e il profilo elegante degli edifici storici, Largo Richini è un crocevia di idee, storie e saperi. Un piccolo angolo di storia nel cuore della città, situato nei pressi dell’Università Statale e non lontano dal Duomo. Il fascino di questi luoghi risiede nella fusione tra antico e moderno: da un lato, le architetture storiche che raccontano secoli di cambiamenti urbani; dall’altro la vivacità degli studenti e dei professionisti che ogni giorno attraversano questa piazza.
Qui tra le pagine sfogliate nei caffè e i taccuini aperti sulle panchine, la passione per i libri sembra trovare un rifugio naturale.
La passione che straborda in questa piazza guida da anni Guido Tommasi Editore, una casa editrice che ha saputo trasformare la carta stampata in un’esperienza sensoriale, capace di unire parole, immagini e sapori. Nella loro bellissima libreria incontro Giovanna, ufficio stampa ed eventi della casa editrice che a braccia aperte mi viene incontro, mi saluta e mi fa accomodare in questo angolo culturale di Milano.
Attraverso raffinati libri di cucina ed eleganti volumi illustrati, il catalogo Guido Tommasi Editore racconta il piacere della scoperta, del viaggio e della convivialità.
Come ha saputo ritagliarsi un posto speciale nell’editoria italiana?
Magari lo scoprirò chiacchierando con Giovanna, seduti comodamente mentre sorseggiamo un bollente caffè.
Per conoscere Guido Tommasi bisogna risalire a Johann Wolfgang Goethe, il principe dei poeti, nonché scienziato e alto funzionario statale, che inframmezzava i suoi massacranti orari di lavoro al servizio del Duca di Weimar con laute portate di piedino di vitello in gelatina, carpe in salsa polacca e pernici servite addirittura per la colazione del mattino. Innaffiando il tutto con ottimi bianchi del Reno e della Mosella. Sebbene non si sia mai cimentato nel genere del ricettario, il suo copioso carteggio con la moglie Christiane risulta essere costituito da una sequenza infinita di descrizioni e quotidiane richieste, talvolta disperate, di carattere gastronomico.
Fu proprio incappando in un libro che parlava di lui, “Zu Tisch mit Goethe”, scovato per caso una domenica mattina in una bellissima libreria ricavata da un vecchio cinema, che cominciò l’avventura dell’editore Guido Tommasi tra inchiostro e fornelli. Acquistò il libro, sebbene non conoscesse il tedesco e fosse a malapena in grado di decifrarne il titolo ed ebbe subito la sensazione che si trattasse di qualcosa di nuovo e molto interessante, perlomeno in linea di principio. Non solo poteva essere un modo insolito di osservare e intendere la cucina e il cibo, ma poteva essere un modo nuovo di “leggere” la vita stessa. Giovanna ridendo mi invita a scoprire dove nasce la passione per la cucina dell’editore e il perché nel loro catalogo la cucina la fa da padrona.
Guido Tommasi era un appassionato ricercatore e alla sua prima fortuita scoperta ne seguirono molte altre: ovunque mettesse il naso con un po’ più di attenzione subito saltava fuori qualche “peccatuccio gastronomico” di grandi letterati, musicisti, pittori, teatranti, attori e chi più ne ha più ne metta. Ho scoperto che persino Pablo Neruda, tanto per fare un esempio, scrisse un’ode al carciofo, Carlo Emilio Gadda, manco a dirlo, ne scrisse una al risotto, Balzac e Zola produssero interi ricettari, talvolta in più volumi, Dumas, come sempre sovrabbondante, oltre al famoso “Grande Dizionario di Cucina”, sfornò un libro di ricette addirittura in cinque volumi, così sconfinato che nessun editore, al di fuori della Francia, ha mai avuto il coraggio di tradurlo e pubblicarlo. E tutto ciò, proprio come nella realtà, rende il contatto, il dialogo, la conoscenza molto più facili e immediati. Ecco anche perché i libri che trattano questi argomenti, oggi a dire il vero di gran moda, mietono tanto successo: permettono un approccio mediato e non “traumatico” a realtà che talvolta incutono soggezione o che non sempre riescono a riscuotere, autonomamente, lo stesso interesse. La casa editrice è stata fondata a Milano nel 1999 e si è affermata come punto di riferimento nell’editoria gastronomica italiana. Il loro progetto editoriale unisce letteratura e arte culinaria, offrendo ai lettori un’esperienza che va oltre la semplice ricetta. Ho avuto modo di sfogliare diversi volumi qui in libreria, e mi ha colpito la collana colouring book per i suoi libri e tra le mani ho il pianeta meraviglioso. Uno straordinario connubio di immagini e testi che celebrano la bellezza della nostra meravigliosa Terra in un viaggio che tocca tutti gli ecosistemi del pianeta che ci accoglie, ci nutre, ci protegge e che dobbiamo imparare a difendere per il bene nostro e di tutte le specie viventi. Guido Tommasi Editore che conosco da anni è noto per la cura nei dettagli e la ricercatezza iconografica. Le sue pubblicazioni spaziano da libri di cucina illustrati a volumi su lifestyle, arredamento e fotografia. Gli autori includono food-writer italiani e stranieri, fotografi e stylist di fama internazionale. Con coscienza posso affermare e sorridendo lo svelo anche a Giovanna che penso che Guido Tommasi Editore abbia contribuito a trasformare l’editoria culinaria italiana, offrendo ai lettori opere che combinano ricette con storie affascinanti e approfondimenti culturali. Un libro che mi ha colpito tra i tanti bellissimi che ci sono qui è Profumo di caffè che non è una semplice raccolta di aneddoti e ricette, ma la storia di una profonda passione, quasi di un colpo di fulmine per una delle bevande più vendute al mondo. Il caffè. Oggi la casa editrice ha ampliato il proprio catalogo includendo marchi come Luxury book , dedicato a lifestyle e al saper vivere e Lupo Guido, focalizzato sull’editoria per l’infanzia. Con oltre 350 titola e 20 collane, Guido Tommasi Editore continua ad ispirare i lettori, nutrendo la mente e l’anima attraverso parole e immagini che celebrano la cultura gastronomica e il piacere della scoperta. Spiegavo a Giovanna che anche il loro sito trasmette la loro passione, ben fatto, è impossibile perdersi e la cosa che ho trovato molto carina, sono le foto da bambini inserite nel chi siamo. In redazione ci sono due donne Anita e Giusy che hanno il compito di occuparsi della revisione dei testi da pubblicare dopo l’eventuale traduzione o la consegna dei materiali da parte degli autori. Credo che il punto forte di questa casa editrice ed uno degli elementi distintivi è la cura straordinaria per i materiali con cui vengono realizzati i loro libri. In un’epoca dominata dal digitale, questa casa editrice ha scelto di esaltare il valore dell’oggetto libro, trasformandolo in un’esperienza sensoriale completa. Dalla scelta della carta, spesso spessa, opaca e piacevole al tatto, alla qualità delle rilegature e delle copertine, ogni dettaglio è pensato per rendere la lettura un momento speciale. Le immagini, che siano fotografie di piatti appetitosi o illustrazioni evocative, sono sempre stampate con una resa cromatica impeccabile, esaltando la bellezza visiva di ogni volume. Persino i caratteri tipografici, i margini e gli spazi bianchi sono studiati per offrire una lettura fluida e armoniosa. Questa attenzione ai materiali non è solo una scelta estetica ma anche un modo per comunicare un’idea di lentezza, qualità e piacere della lettura. I loro libri non sono semplici manuali di cucina o guide di lifestyle, ma veri e proprio oggetti di design che invogliano a essere sfogliati, vissuti e custoditi nel tempo. L’importanza dei materiali è parte integrante della filosofia della casa editrice: ogni libro è un piccolo lusso quotidiano, un ponte tra contenuto e forma, tra sapere e bellezza, capace di trasformare la lettura in un’esperienza multisensoriale. Presto usciranno anche libri sul wine che andranno a completare la loro offerta in tema di food. Non vedo l’ora. Giovanna è bravissima a raccontare eventi e mi svela che ogni evento viene realizzato in questa bellissima libreria. Senza escludere la possibilità di organizzarli anche fuori di qui. L’ultimo evento presentato in libreria è stato la presentazione di Live, Love, Bake con Melissa Forti che ho il piacere di sfogliare. Peccato non essere stato presente e gustare i dolci tratti dalle ricette del libro. Un libro davvero ben fatto dove Melissa Forti, con uno spirito e un talento straordinario, vive la sua vita preparando una torta alla volta. Dapprima passatempo, la pasticceria è diventata la sua passione e la sua professione. Oggi serve le sue squisitezze uniche e deliziose nell’esclusivo Café Duse, aperto a Copenaghen, in Danimarca. Nel 2025 puntano a far conoscere e a far crescere i loro marchi all’interno dell’ampissima scelta editoriale che ogni giorno si trova in libreria cercando di distinguersi per la cura estetica ma anche e soprattutto per la cura nella realizzazione dei contenuti. Non posso nascondermi e devo svelare che sono seduto su una comodissima poltrona e continuo a sfogliare i loro libri, a lasciarmi affascinare dalle loro copertine, dalle loro rilegature e dalla carta piacevolissima al tatto., mentre Giovanna è indaffarata a fare altro.
C’è un momento, quando si sfoglia un libro di Guido Tommasi Editore, in cui il tempo sembra rallentare. Forse è la texture della carta sotto le dita, spessa e leggermente ruvida, o il profumo dell’inchiostro che richiama le librerie di una volta. Forse è la fotografia perfetta di un piatto che fa venire voglia di mettersi ai fornelli, o una storia illustrata che, in poche pagine, sa riportare all’infanzia. Qualunque sia il motivo, ciò che è certo è che i libri di questa casa editrice non si limitano a raccontare: fanno vivere un’esperienza. Sono il piacere della lentezza in un mondo che corre, un invito a soffermarsi sulla bellezza dei dettagli, un modo per riscoprire il valore delle storie ben raccontate. E così mentre continuo a chiudere pagine e pagine, con un leggero fruscio, mi resta la sensazione che quei libri non siano solo da leggere, ma da sentire, da custodire e da tornare a sfogliare, ogni volta con lo stesso stupore. E con questo stupore e queste bellissime sensazioni, accompagnato da tre volumi gentilmente regalati da Giovanna, la saluto, la ringrazio per la piacevole chiacchierata e mi disperdo tra gli studenti festanti e urlanti nella piazza antistante la libreria. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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Fu proprio incappando in un libro che parlava di lui, “Zu Tisch mit Goethe”, scovato per caso una domenica mattina in una bellissima libreria ricavata da un vecchio cinema, che cominciò l’avventura dell’editore Guido Tommasi tra inchiostro e fornelli. Acquistò il libro, sebbene non conoscesse il tedesco e fosse a malapena in grado di decifrarne il titolo ed ebbe subito la sensazione che si trattasse di qualcosa di nuovo e molto interessante, perlomeno in linea di principio. Non solo poteva essere un modo insolito di osservare e intendere la cucina e il cibo, ma poteva essere un modo nuovo di “leggere” la vita stessa. Giovanna ridendo mi invita a scoprire dove nasce la passione per la cucina dell’editore e il perché nel loro catalogo la cucina la fa da padrona.
Guido Tommasi era un appassionato ricercatore e alla sua prima fortuita scoperta ne seguirono molte altre: ovunque mettesse il naso con un po’ più di attenzione subito saltava fuori qualche “peccatuccio gastronomico” di grandi letterati, musicisti, pittori, teatranti, attori e chi più ne ha più ne metta. Ho scoperto che persino Pablo Neruda, tanto per fare un esempio, scrisse un’ode al carciofo, Carlo Emilio Gadda, manco a dirlo, ne scrisse una al risotto, Balzac e Zola produssero interi ricettari, talvolta in più volumi, Dumas, come sempre sovrabbondante, oltre al famoso “Grande Dizionario di Cucina”, sfornò un libro di ricette addirittura in cinque volumi, così sconfinato che nessun editore, al di fuori della Francia, ha mai avuto il coraggio di tradurlo e pubblicarlo. E tutto ciò, proprio come nella realtà, rende il contatto, il dialogo, la conoscenza molto più facili e immediati. Ecco anche perché i libri che trattano questi argomenti, oggi a dire il vero di gran moda, mietono tanto successo: permettono un approccio mediato e non “traumatico” a realtà che talvolta incutono soggezione o che non sempre riescono a riscuotere, autonomamente, lo stesso interesse. La casa editrice è stata fondata a Milano nel 1999 e si è affermata come punto di riferimento nell’editoria gastronomica italiana. Il loro progetto editoriale unisce letteratura e arte culinaria, offrendo ai lettori un’esperienza che va oltre la semplice ricetta. Ho avuto modo di sfogliare diversi volumi qui in libreria, e mi ha colpito la collana colouring book per i suoi libri e tra le mani ho il pianeta meraviglioso. Uno straordinario connubio di immagini e testi che celebrano la bellezza della nostra meravigliosa Terra in un viaggio che tocca tutti gli ecosistemi del pianeta che ci accoglie, ci nutre, ci protegge e che dobbiamo imparare a difendere per il bene nostro e di tutte le specie viventi. Guido Tommasi Editore che conosco da anni è noto per la cura nei dettagli e la ricercatezza iconografica. Le sue pubblicazioni spaziano da libri di cucina illustrati a volumi su lifestyle, arredamento e fotografia. Gli autori includono food-writer italiani e stranieri, fotografi e stylist di fama internazionale. Con coscienza posso affermare e sorridendo lo svelo anche a Giovanna che penso che Guido Tommasi Editore abbia contribuito a trasformare l’editoria culinaria italiana, offrendo ai lettori opere che combinano ricette con storie affascinanti e approfondimenti culturali. Un libro che mi ha colpito tra i tanti bellissimi che ci sono qui è Profumo di caffè che non è una semplice raccolta di aneddoti e ricette, ma la storia di una profonda passione, quasi di un colpo di fulmine per una delle bevande più vendute al mondo. Il caffè. Oggi la casa editrice ha ampliato il proprio catalogo includendo marchi come Luxury book , dedicato a lifestyle e al saper vivere e Lupo Guido, focalizzato sull’editoria per l’infanzia. Con oltre 350 titola e 20 collane, Guido Tommasi Editore continua ad ispirare i lettori, nutrendo la mente e l’anima attraverso parole e immagini che celebrano la cultura gastronomica e il piacere della scoperta. Spiegavo a Giovanna che anche il loro sito trasmette la loro passione, ben fatto, è impossibile perdersi e la cosa che ho trovato molto carina, sono le foto da bambini inserite nel chi siamo. In redazione ci sono due donne Anita e Giusy che hanno il compito di occuparsi della revisione dei testi da pubblicare dopo l’eventuale traduzione o la consegna dei materiali da parte degli autori. Credo che il punto forte di questa casa editrice ed uno degli elementi distintivi è la cura straordinaria per i materiali con cui vengono realizzati i loro libri. In un’epoca dominata dal digitale, questa casa editrice ha scelto di esaltare il valore dell’oggetto libro, trasformandolo in un’esperienza sensoriale completa. Dalla scelta della carta, spesso spessa, opaca e piacevole al tatto, alla qualità delle rilegature e delle copertine, ogni dettaglio è pensato per rendere la lettura un momento speciale. Le immagini, che siano fotografie di piatti appetitosi o illustrazioni evocative, sono sempre stampate con una resa cromatica impeccabile, esaltando la bellezza visiva di ogni volume. Persino i caratteri tipografici, i margini e gli spazi bianchi sono studiati per offrire una lettura fluida e armoniosa. Questa attenzione ai materiali non è solo una scelta estetica ma anche un modo per comunicare un’idea di lentezza, qualità e piacere della lettura. I loro libri non sono semplici manuali di cucina o guide di lifestyle, ma veri e proprio oggetti di design che invogliano a essere sfogliati, vissuti e custoditi nel tempo. L’importanza dei materiali è parte integrante della filosofia della casa editrice: ogni libro è un piccolo lusso quotidiano, un ponte tra contenuto e forma, tra sapere e bellezza, capace di trasformare la lettura in un’esperienza multisensoriale. Presto usciranno anche libri sul wine che andranno a completare la loro offerta in tema di food. Non vedo l’ora. Giovanna è bravissima a raccontare eventi e mi svela che ogni evento viene realizzato in questa bellissima libreria. Senza escludere la possibilità di organizzarli anche fuori di qui. L’ultimo evento presentato in libreria è stato la presentazione di Live, Love, Bake con Melissa Forti che ho il piacere di sfogliare. Peccato non essere stato presente e gustare i dolci tratti dalle ricette del libro. Un libro davvero ben fatto dove Melissa Forti, con uno spirito e un talento straordinario, vive la sua vita preparando una torta alla volta. Dapprima passatempo, la pasticceria è diventata la sua passione e la sua professione. Oggi serve le sue squisitezze uniche e deliziose nell’esclusivo Café Duse, aperto a Copenaghen, in Danimarca. Nel 2025 puntano a far conoscere e a far crescere i loro marchi all’interno dell’ampissima scelta editoriale che ogni giorno si trova in libreria cercando di distinguersi per la cura estetica ma anche e soprattutto per la cura nella realizzazione dei contenuti. Non posso nascondermi e devo svelare che sono seduto su una comodissima poltrona e continuo a sfogliare i loro libri, a lasciarmi affascinare dalle loro copertine, dalle loro rilegature e dalla carta piacevolissima al tatto., mentre Giovanna è indaffarata a fare altro.
C’è un momento, quando si sfoglia un libro di Guido Tommasi Editore, in cui il tempo sembra rallentare. Forse è la texture della carta sotto le dita, spessa e leggermente ruvida, o il profumo dell’inchiostro che richiama le librerie di una volta. Forse è la fotografia perfetta di un piatto che fa venire voglia di mettersi ai fornelli, o una storia illustrata che, in poche pagine, sa riportare all’infanzia. Qualunque sia il motivo, ciò che è certo è che i libri di questa casa editrice non si limitano a raccontare: fanno vivere un’esperienza. Sono il piacere della lentezza in un mondo che corre, un invito a soffermarsi sulla bellezza dei dettagli, un modo per riscoprire il valore delle storie ben raccontate. E così mentre continuo a chiudere pagine e pagine, con un leggero fruscio, mi resta la sensazione che quei libri non siano solo da leggere, ma da sentire, da custodire e da tornare a sfogliare, ogni volta con lo stesso stupore. E con questo stupore e queste bellissime sensazioni, accompagnato da tre volumi gentilmente regalati da Giovanna, la saluto, la ringrazio per la piacevole chiacchierata e mi disperdo tra gli studenti festanti e urlanti nella piazza antistante la libreria. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere