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20 Dicembre, 2024
La Riballina. Renato Polinari e l’anfiteatro di Roma
Roma è sempre stata un coacervo di razze, genti, popoli che, in queste terre trovarono motivi validi per creare un insediamento. Per vivere. Una immensa valle attraversata dal Tevere, protetta dalle montagne e dal mare che fungeva anche da via commerciale. Ideale per chi si occupava di agricoltura come per chi di commercio o di pastorizia. Ideale perché potesse accogliere la capitale del mondo intero. Il che avvenne quando Enea, reduce dalla guerra di Troia, unì tutti i popoli della zona dando vita a quella civiltà dalla quale nacque Roma.
Se Roma prosperò per 1229 anni lo si deve anche alla ricchezza del territorio circostante. Un territorio che solo oggi riusciamo a riscoprire tributandogli il risalto che merita.
Castelnuovo di Porto fa parte di quei piccoli comuni che galleggiano nella campagna romana. Sconosciuti a chi vive lontano da Roma anche se spesso, nemmeno i romani saprebbero identificarne l’ubicazione. Siamo esattamente a nord di Roma, tra la via Flaminia e la via Tiberina. Un svincolo autostradale di recente realizzazione, nato per decongestionare il traffico locale, porta proprio il nome del paese. Anche se non credo che abbia comunque portato notorietà allo stesso.
Un tempo la valle del Tevere era il giardino di Roma, sfruttata dalle popolazioni locali come pascolo e per tutte quelle coltivazioni intensive necessarie per sfamare Roma. Castelnuovo si adagia sulle docili colline giusto al di sopra della valle del Tevere. Quasi a movimentare un pò il terreno ed il paesaggio. Colline adibite a pascolo estivo che nel tempo costituivano i possedimenti dei nobili romani.
Sono tue queste terre?
E qui è tuto mio.
Fino a dove?
Ma non lo so, fino al mare Così il Marchese Onofrio del Grillo dice a Blanchard mentre si recano alla casa di campagna del Sor Marchese. Nobili annoiati che lasciavano fossero i propri servi a coltivare le terre, godendo, senza sforzo e non certo per merito, dei frutti e della fatica di sforzi non loro. Nonché delle rendite. Un pò come la vigna del Mascherone sempre del Marchese del Grillo dalla quale si ricavava il Cesanese. Per arrivare a La Riballina, si percorre una bella strada tra le dolci colline. Niente di speciale ma il verde, è quello che da tanta serenità. Colline forse un pò banali, ma con una giornata di sole, c’è da stare bene. Parcheggio la macchina aspettando Renato Polinari, il titolare dell’azienda e mi incammino verso le vigne. Si intravede che sono scoscese. Deve esserci un dirupo o comunque uno scendere verso il basso. Mai mi sarei immaginato quello che si apre dinanzi ai miei occhi. Aprire è il verbo giusto perché è come se aprissi una finestra di una stanza buia. Anche se c’è il sole. Ai miei piedi c’è vero anfiteatro a cielo aperto. Un teatro greco con al posto degli spalti, filari di vigna che scendono, più o meno ripidamente verso il basso evidenziando sapientemente, grazie ai giochi di livello, le linee di pendenza. Sembra un quadro. Un dipinto impressionista che il sole, sfruttando i giochi di luce, pendenze, colori, sfumature, riesce a creare come fossero schizzi di colore sulla tela. Sono in estasi pura. Almeno fino a quando non arriva Renato, Renato Polinari, a svegliarmi con la sua energia. Già dalla stretta di mano si capisce che è un entusiasta. Ci siamo conosciuti ad una manifestazione del vino. Sorridente. Quasi guascone. Perennemente impegnato a fare qualcosa. Anche perché è di quelli che fanno le cose per farle bene. Precisione? Magari si. Ma c’è tanta passione e meticolosità di una vita passata. Quando faceva il restauratore. Restaurava opere d’arte. Io mi occupavo di restauri monumentali. Scavi archeologici, ecc. avevo una azienda. Mio padre continua ancora. Io invece l’ho venduta. Prima restauravo monumenti adesso viti. Quando sono arrivato qui le piante avevano tralci lunghi venti metri. Adesso le curo una ad una. Radici profondissime fino ad oltre cinque metri. Arrivando non ci avevo fatto caso e l’immenso anfiteatro aveva completamente catturato l’attenzione. Si, avevo visto degli alberi ma di alberi ce ne sono in tutte le tenute. Quando però Renato mi porta a fare un giro per l’azienda, capisco che non si trattava di alberi qualsiasi ma di veri e propri alberi di uva. Oltre 105 piante di vite maritata dislocate nei circa nove ettari di azienda Piante di viti. Vere piante. Cresciute qui senza alcun tipo di aiuto. Non colpite da nulla. Tronchi risalenti ad almeno il 1880. Ho fatto una ricerca storica anche con persone del luogo. Una mi ha riferito che ha 97 anni si ricordava che a cinque anni veniva qui a cavallo dalla Tiberina e queste già erano grosse. Descrivere queste piante, per chi è abituato a vedere le classiche vigne, non è semplice. Probabilmente nessuno ci crederebbe. Stiamo parlando di veri arbusti. Spessi tronchi dotati di spessi rami sui quali nascono grappoli incredibili. Alberi di uva a piede franco che qui, per motivi ignoti, hanno resistito alla fillossera. Hai l’Appennino davanti e poi la valle del Tevere. Non ristagna acqua cosi da non creare vita. Abbiamo ancora tutte le viti a piede franco tanto che stanno facendo l’esame del dna per capire come hanno resistito nel tempo. Ha creato un piccolo paradiso a pochi km da Roma. Nelle belle giornate, e oggi è una di quelle per via dell’aria fresca dopo il temporale, si vede anche la Cupola di San Pietro. Ci sono delle stanze adibite ad alloggio e una bella area all’aperto dove trascorrere momenti di felicità dispersi nel nulla e comunque vicino la città. Era una tenuta bellissima ma abbandonata da anni. Il proprietario ci ha cercato lui. Quando ce l’ha detto non abbiamo aspettato un minuto perché potevamo collegarla alle nostre terre. Ci siamo resi conto che chi ha fatto questo con le piante antiche, era qualcuno di cultura perché non vengono da qui. Sono state prese altrove. In Umbria, Molise, Toscana. Sono stati presi dei ceppi e da li partiti. Qui passava la Flaminia. Dall’altra parte ne abbiamo trovato una particolarissima che chi ha fatto l’esame del DNA ci ha detto che ha delle caratteristiche eccezionali. Devo prendere ancora gli innesti. Renato parla con vera e sincera eccitazione delle sue vigne. Gli piace ciò che fa tanto che (o magari perché) si è sistemato tutto da solo aiutato, solo successivamente, da altre persone. Le potature le seguo io. Parto a dicembre e finisco a marzo. Gli altri mi aiutano con le legature. È difficile trovare chi ti da una mano per certe cose. Le vigne. Ad averne ancora a piede franco, averne di specie sconosciute, averne ad albero. Questo lo eccita. Non si capacita di ciò che ha e di ciò che riesce a produrre anche grazie all’enologo Lorenzo Costantini Siamo partiti con lo Chardonnay e il Sauvignon per capire come reagivano qui su questi terreni. Lorenzo Costantini e gli altri sono rimasti perplessi perché non si aspettavano un risultato cosi. Con uno schiocco di dita siamo arrivati a dama. Nel 2017 prima annata. La prima cosa che mi è piaciuta di Lorenzo come enologo è che mi veniva anche all’inizio per 500 litri. Questa cosa, questa umiltà mi è piaciuta molto. Adesso siamo amici. Parla a raffica Renato. Ogni tanto, mentre passeggiamo, si ferma, prende in mano qualche foglia, la trancia, la ammira e continua a parlare. Respira a pieni polmoni. Si ferma a guardare il paesaggio come se non l’avesse mai visto. Sembra ogni volta in estasi. Con quegli occhi che scrutano il paesaggio e la voglia di fare di più. Di più delle sue attuali 21.000 bottiglie. Non solo il potenziale sarebbe di 30.000 includendo anche il rosso entrato in produzione, ma ci sono alberi antichi, vitigni sconosciuti e un terroir pazzesco. Potenziale di bottiglie e potenzialità, pazzesche, di tanto altro. Per il momento riesce a vendere tutte qui intorno. L’anno scorso ho fatto un rosato che è sparito subito. Non sono riuscito a tenere neanche una bottiglia per me. Un territorio baciato da Dio senza che nessuno se ne sia reso conto. Forse solo Renato. Che non ho capito ancora se lo ha tenuto nascosto o non sia riuscito a farlo conoscere. Nemmeno era così esperto a fare vino visto che ha iniziato, come tanti, a farselo a casa. Nel 2010. A casa avevo il Vermentino. Vino per me. Avevo fatto un impianto serio. Tutto da solo. Dalla Contessa Cinelli. Su tante cose mi possono rompere le palle ma in vigna sembro un vecchio di cento anni. Ho passato tanto tempo con persone anziane. Amici di famiglia a Montepulciano che mi hanno fatto vedere come si prende una pianta antica tagliandola e reinnestandola. Persona di 92 anni. Adesso ho le scuole che vengono a vedere come si fanno le cose. Se le parole possono sembrare da guascone, i modi di Renato non lo sono affatto. Parliamo come due vecchi amici al bar. Due che si conoscono da una vita e la sua di vita ora è qui. Altro che quella passata di restauratore che sembra lontano anni luce. Qui ha trovato un luogo non solo di lavoro ma di passione pura. Vive un pò più su, a poche centinaia di metri da qui, Per staccare… Sono convinto che Renato non stacchi mai nemmeno quando dorme. Queste piante ultracentenarie le cura come si cura una persona anziana che ha dato tanto e che merita rispetto. Ogni pianta magari potrà ancora dare tanto. Ma va rispettata, accudita, curata come si deve. Alcune sono pure sconosciute. Non ne sa il nome. Sorrido perché nella mia mente si palesa la tenera immagine di un infermiere che assiste un anziano malato di Alzheimer che non ricorda neanche il proprio nome. Di quelle che conosce c’è della Cococciola, del Bellone, della Malvasia Puntinata, del Sauvignon, del Vermentino, dello Chardonnay, del Merlot, della Barbera. Nessuno sa che l’ho messo. Mi piaceva come tipologia di vino Ditemi voi se non c’è anche una dose di follia in questo simpaticissimo uomo! Ogni pianta è parte integrante del meraviglioso anfiteatro. Oltre 47 settemila piante messe una ad una a partire dal 2010. I La vegetazione, il paesaggio, l’atmosfera. Tutto è stupendo. In ogni stagione colori diversi. Profumi diversi. La sensazione, per chi ama la natura, è quella di essere nel mondo dei balocchi. Qui c’era l’areale del Capena. Era già in qualche libro del 1500. La Riballina prende il nome dal ribaltamento del paesaggio. Tutto si ribalta. Una parte di terreni era di famiglia, altra la abbiamo comprata. C’è pascolo ed olivi. Assaggiamo Grazia Mater direttamente dal tino. Il suo blend di Chardonnay e Sauvignon. Neanche metto il calice sotto il naso che si sente immediatamente una pazzesca pesca bianca. La piacevolissima nota fruttata lo rende fantasticamente sensuale. Quasi civettuolo. Chiudo gli occhi e ha la netta sensazione di avere al naso prima, in bocca poi una pesca vellutata. Poi il pazzesco floreale. È uno di quei vini che è risulta con un odore così buono ed inebriante che si fa fatica a berlo. Rimarrei a sentire questi effluvi per ore. La pesca in bocca è persistente. Sapido che non ti aspetti. Acidità marcata con una dolcezza insita che ammorbidisce. La bocca chiude perfettamente. La persistenza non lunga. La piacevolezza che ne deriva, incantevole. Spettacolare. Uno di quei vini da bere anche senza essere accompagnato dal cibo. Ma accompagnato dalla persona amata. Dinanzi ad un tramonto. Notevole. Davvero notevole. Devo essere sincero. Il Sauvignon non spinge con la pipi di gatto. È un pò sottotono che però sprigiona la frutta. Due anni fa l’albicocca. Adesso la pesca. In un anfiteatro, con i venti che spirano lievi, il sole che scalda le piante, il terreno calcareo, essere biologici è facile. Utilizzare solo lieviti spontanei, non scontato. Mi dovrei certificare. È tutto certificato ma non so se farlo. Lorenzo mi dice di farlo ma ci sono troppe pratiche burocratiche. Renato è così. Non bada molto a queste cose perché delle scartoffie non vuol sentir parlare. Sarà anche perché le sue bottiglie le vende tutte. Tra queste colline e valli e in parte a Roma. Ho tanti ristoranti come quello qui sopra che ne consuma circa 500 al mese. Poi a Trevignano. Sul lago. Non mi allontano. Poi se le portano tutti via. Come produttore qui sono solo nel raggio di circa 50km. Se avessi avuto altri terreni sarebbe stato meglio. Quelli che ho non hanno l’esposizione giusta. Nella sua gamma oltre il Grazia Mater, c’è un Rosso, il Repente da uve Merlot e poi una bollicina metodo Charmat, extra dry che ho avuto modo di assaggiare durante una degustazione. Niente male, ruffiano quanto basta, ma utile per il mercato di riferimento. In questo luogo che nemmeno io conoscevo anche se avendo lavorato per dieci anni a pochi km da qui, non sembra nemmeno di essere alle porte di Roma. Non si fa fatica ad immaginarselo in Umbria o in Toscana anche se anfiteatri così magari solo in Friuli. Solo che qui prendono il sole ad una intensità incredibile e subiscono l’influsso sia dei venti dagli Appennini che di quelli dal mare. Mica male come terroir. Renato ha qui la sua fabbrica di idee. Un work in progress di piante centenarie e sconosciute dalle quali prima o poi farà dei vini. Con calma. Senza fretta e senza perderci la testa. Con i ritmi dettati dalla natura con le stagioni che si alternano come la luce del sole e il buio della notte. Lui ama starsene tra le sue vigne più che in cantina o in mezzo alla gente. In fondo, con questo angolo di paradiso, come dargli torto. Il sito Internet https://www.lariballina.it/ Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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E qui è tuto mio.
Fino a dove?
Ma non lo so, fino al mare Così il Marchese Onofrio del Grillo dice a Blanchard mentre si recano alla casa di campagna del Sor Marchese. Nobili annoiati che lasciavano fossero i propri servi a coltivare le terre, godendo, senza sforzo e non certo per merito, dei frutti e della fatica di sforzi non loro. Nonché delle rendite. Un pò come la vigna del Mascherone sempre del Marchese del Grillo dalla quale si ricavava il Cesanese. Per arrivare a La Riballina, si percorre una bella strada tra le dolci colline. Niente di speciale ma il verde, è quello che da tanta serenità. Colline forse un pò banali, ma con una giornata di sole, c’è da stare bene. Parcheggio la macchina aspettando Renato Polinari, il titolare dell’azienda e mi incammino verso le vigne. Si intravede che sono scoscese. Deve esserci un dirupo o comunque uno scendere verso il basso. Mai mi sarei immaginato quello che si apre dinanzi ai miei occhi. Aprire è il verbo giusto perché è come se aprissi una finestra di una stanza buia. Anche se c’è il sole. Ai miei piedi c’è vero anfiteatro a cielo aperto. Un teatro greco con al posto degli spalti, filari di vigna che scendono, più o meno ripidamente verso il basso evidenziando sapientemente, grazie ai giochi di livello, le linee di pendenza. Sembra un quadro. Un dipinto impressionista che il sole, sfruttando i giochi di luce, pendenze, colori, sfumature, riesce a creare come fossero schizzi di colore sulla tela. Sono in estasi pura. Almeno fino a quando non arriva Renato, Renato Polinari, a svegliarmi con la sua energia. Già dalla stretta di mano si capisce che è un entusiasta. Ci siamo conosciuti ad una manifestazione del vino. Sorridente. Quasi guascone. Perennemente impegnato a fare qualcosa. Anche perché è di quelli che fanno le cose per farle bene. Precisione? Magari si. Ma c’è tanta passione e meticolosità di una vita passata. Quando faceva il restauratore. Restaurava opere d’arte. Io mi occupavo di restauri monumentali. Scavi archeologici, ecc. avevo una azienda. Mio padre continua ancora. Io invece l’ho venduta. Prima restauravo monumenti adesso viti. Quando sono arrivato qui le piante avevano tralci lunghi venti metri. Adesso le curo una ad una. Radici profondissime fino ad oltre cinque metri. Arrivando non ci avevo fatto caso e l’immenso anfiteatro aveva completamente catturato l’attenzione. Si, avevo visto degli alberi ma di alberi ce ne sono in tutte le tenute. Quando però Renato mi porta a fare un giro per l’azienda, capisco che non si trattava di alberi qualsiasi ma di veri e propri alberi di uva. Oltre 105 piante di vite maritata dislocate nei circa nove ettari di azienda Piante di viti. Vere piante. Cresciute qui senza alcun tipo di aiuto. Non colpite da nulla. Tronchi risalenti ad almeno il 1880. Ho fatto una ricerca storica anche con persone del luogo. Una mi ha riferito che ha 97 anni si ricordava che a cinque anni veniva qui a cavallo dalla Tiberina e queste già erano grosse. Descrivere queste piante, per chi è abituato a vedere le classiche vigne, non è semplice. Probabilmente nessuno ci crederebbe. Stiamo parlando di veri arbusti. Spessi tronchi dotati di spessi rami sui quali nascono grappoli incredibili. Alberi di uva a piede franco che qui, per motivi ignoti, hanno resistito alla fillossera. Hai l’Appennino davanti e poi la valle del Tevere. Non ristagna acqua cosi da non creare vita. Abbiamo ancora tutte le viti a piede franco tanto che stanno facendo l’esame del dna per capire come hanno resistito nel tempo. Ha creato un piccolo paradiso a pochi km da Roma. Nelle belle giornate, e oggi è una di quelle per via dell’aria fresca dopo il temporale, si vede anche la Cupola di San Pietro. Ci sono delle stanze adibite ad alloggio e una bella area all’aperto dove trascorrere momenti di felicità dispersi nel nulla e comunque vicino la città. Era una tenuta bellissima ma abbandonata da anni. Il proprietario ci ha cercato lui. Quando ce l’ha detto non abbiamo aspettato un minuto perché potevamo collegarla alle nostre terre. Ci siamo resi conto che chi ha fatto questo con le piante antiche, era qualcuno di cultura perché non vengono da qui. Sono state prese altrove. In Umbria, Molise, Toscana. Sono stati presi dei ceppi e da li partiti. Qui passava la Flaminia. Dall’altra parte ne abbiamo trovato una particolarissima che chi ha fatto l’esame del DNA ci ha detto che ha delle caratteristiche eccezionali. Devo prendere ancora gli innesti. Renato parla con vera e sincera eccitazione delle sue vigne. Gli piace ciò che fa tanto che (o magari perché) si è sistemato tutto da solo aiutato, solo successivamente, da altre persone. Le potature le seguo io. Parto a dicembre e finisco a marzo. Gli altri mi aiutano con le legature. È difficile trovare chi ti da una mano per certe cose. Le vigne. Ad averne ancora a piede franco, averne di specie sconosciute, averne ad albero. Questo lo eccita. Non si capacita di ciò che ha e di ciò che riesce a produrre anche grazie all’enologo Lorenzo Costantini Siamo partiti con lo Chardonnay e il Sauvignon per capire come reagivano qui su questi terreni. Lorenzo Costantini e gli altri sono rimasti perplessi perché non si aspettavano un risultato cosi. Con uno schiocco di dita siamo arrivati a dama. Nel 2017 prima annata. La prima cosa che mi è piaciuta di Lorenzo come enologo è che mi veniva anche all’inizio per 500 litri. Questa cosa, questa umiltà mi è piaciuta molto. Adesso siamo amici. Parla a raffica Renato. Ogni tanto, mentre passeggiamo, si ferma, prende in mano qualche foglia, la trancia, la ammira e continua a parlare. Respira a pieni polmoni. Si ferma a guardare il paesaggio come se non l’avesse mai visto. Sembra ogni volta in estasi. Con quegli occhi che scrutano il paesaggio e la voglia di fare di più. Di più delle sue attuali 21.000 bottiglie. Non solo il potenziale sarebbe di 30.000 includendo anche il rosso entrato in produzione, ma ci sono alberi antichi, vitigni sconosciuti e un terroir pazzesco. Potenziale di bottiglie e potenzialità, pazzesche, di tanto altro. Per il momento riesce a vendere tutte qui intorno. L’anno scorso ho fatto un rosato che è sparito subito. Non sono riuscito a tenere neanche una bottiglia per me. Un territorio baciato da Dio senza che nessuno se ne sia reso conto. Forse solo Renato. Che non ho capito ancora se lo ha tenuto nascosto o non sia riuscito a farlo conoscere. Nemmeno era così esperto a fare vino visto che ha iniziato, come tanti, a farselo a casa. Nel 2010. A casa avevo il Vermentino. Vino per me. Avevo fatto un impianto serio. Tutto da solo. Dalla Contessa Cinelli. Su tante cose mi possono rompere le palle ma in vigna sembro un vecchio di cento anni. Ho passato tanto tempo con persone anziane. Amici di famiglia a Montepulciano che mi hanno fatto vedere come si prende una pianta antica tagliandola e reinnestandola. Persona di 92 anni. Adesso ho le scuole che vengono a vedere come si fanno le cose. Se le parole possono sembrare da guascone, i modi di Renato non lo sono affatto. Parliamo come due vecchi amici al bar. Due che si conoscono da una vita e la sua di vita ora è qui. Altro che quella passata di restauratore che sembra lontano anni luce. Qui ha trovato un luogo non solo di lavoro ma di passione pura. Vive un pò più su, a poche centinaia di metri da qui, Per staccare… Sono convinto che Renato non stacchi mai nemmeno quando dorme. Queste piante ultracentenarie le cura come si cura una persona anziana che ha dato tanto e che merita rispetto. Ogni pianta magari potrà ancora dare tanto. Ma va rispettata, accudita, curata come si deve. Alcune sono pure sconosciute. Non ne sa il nome. Sorrido perché nella mia mente si palesa la tenera immagine di un infermiere che assiste un anziano malato di Alzheimer che non ricorda neanche il proprio nome. Di quelle che conosce c’è della Cococciola, del Bellone, della Malvasia Puntinata, del Sauvignon, del Vermentino, dello Chardonnay, del Merlot, della Barbera. Nessuno sa che l’ho messo. Mi piaceva come tipologia di vino Ditemi voi se non c’è anche una dose di follia in questo simpaticissimo uomo! Ogni pianta è parte integrante del meraviglioso anfiteatro. Oltre 47 settemila piante messe una ad una a partire dal 2010. I La vegetazione, il paesaggio, l’atmosfera. Tutto è stupendo. In ogni stagione colori diversi. Profumi diversi. La sensazione, per chi ama la natura, è quella di essere nel mondo dei balocchi. Qui c’era l’areale del Capena. Era già in qualche libro del 1500. La Riballina prende il nome dal ribaltamento del paesaggio. Tutto si ribalta. Una parte di terreni era di famiglia, altra la abbiamo comprata. C’è pascolo ed olivi. Assaggiamo Grazia Mater direttamente dal tino. Il suo blend di Chardonnay e Sauvignon. Neanche metto il calice sotto il naso che si sente immediatamente una pazzesca pesca bianca. La piacevolissima nota fruttata lo rende fantasticamente sensuale. Quasi civettuolo. Chiudo gli occhi e ha la netta sensazione di avere al naso prima, in bocca poi una pesca vellutata. Poi il pazzesco floreale. È uno di quei vini che è risulta con un odore così buono ed inebriante che si fa fatica a berlo. Rimarrei a sentire questi effluvi per ore. La pesca in bocca è persistente. Sapido che non ti aspetti. Acidità marcata con una dolcezza insita che ammorbidisce. La bocca chiude perfettamente. La persistenza non lunga. La piacevolezza che ne deriva, incantevole. Spettacolare. Uno di quei vini da bere anche senza essere accompagnato dal cibo. Ma accompagnato dalla persona amata. Dinanzi ad un tramonto. Notevole. Davvero notevole. Devo essere sincero. Il Sauvignon non spinge con la pipi di gatto. È un pò sottotono che però sprigiona la frutta. Due anni fa l’albicocca. Adesso la pesca. In un anfiteatro, con i venti che spirano lievi, il sole che scalda le piante, il terreno calcareo, essere biologici è facile. Utilizzare solo lieviti spontanei, non scontato. Mi dovrei certificare. È tutto certificato ma non so se farlo. Lorenzo mi dice di farlo ma ci sono troppe pratiche burocratiche. Renato è così. Non bada molto a queste cose perché delle scartoffie non vuol sentir parlare. Sarà anche perché le sue bottiglie le vende tutte. Tra queste colline e valli e in parte a Roma. Ho tanti ristoranti come quello qui sopra che ne consuma circa 500 al mese. Poi a Trevignano. Sul lago. Non mi allontano. Poi se le portano tutti via. Come produttore qui sono solo nel raggio di circa 50km. Se avessi avuto altri terreni sarebbe stato meglio. Quelli che ho non hanno l’esposizione giusta. Nella sua gamma oltre il Grazia Mater, c’è un Rosso, il Repente da uve Merlot e poi una bollicina metodo Charmat, extra dry che ho avuto modo di assaggiare durante una degustazione. Niente male, ruffiano quanto basta, ma utile per il mercato di riferimento. In questo luogo che nemmeno io conoscevo anche se avendo lavorato per dieci anni a pochi km da qui, non sembra nemmeno di essere alle porte di Roma. Non si fa fatica ad immaginarselo in Umbria o in Toscana anche se anfiteatri così magari solo in Friuli. Solo che qui prendono il sole ad una intensità incredibile e subiscono l’influsso sia dei venti dagli Appennini che di quelli dal mare. Mica male come terroir. Renato ha qui la sua fabbrica di idee. Un work in progress di piante centenarie e sconosciute dalle quali prima o poi farà dei vini. Con calma. Senza fretta e senza perderci la testa. Con i ritmi dettati dalla natura con le stagioni che si alternano come la luce del sole e il buio della notte. Lui ama starsene tra le sue vigne più che in cantina o in mezzo alla gente. In fondo, con questo angolo di paradiso, come dargli torto. Il sito Internet https://www.lariballina.it/ Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
19 Dicembre, 2024
I vini di Vitematta al Roma Film Corto XVI Edizione
Un cortometraggio è un film che nel poco tempo a disposizione, deve esprimere qualcosa. Regalare emozioni in uno spazio definito perché continuino all’infinito.
Eppure, realizzarlo, non è affatto semplice, così come non è semplice riuscire nell’intento promesso. Si rischia di essere banali o di non esprimere al meglio concetti che meriterebbero magari maggiore spazio. Una strada in salita che riserva tante difficoltà.
Un po’ come salire su una malferma scala di legno per raggiungere altezze elevate: si rischia sempre di cadere.
Ci sono tanti registi ed attori, più o meno giovani che si cimentano nel film corto, ambiziosi di raggiungere qualcosa di diverso. Forse riusciranno, forse no.
C’è chi invece, nonostante continui a salire su quelle malconce scale di legno, sa che continuerà a fare solo quello. Ma continua a farlo. Con forza, coraggio e tanta tanta passione.
Sono gli uomini ragno delle alberate di Asprinio dell’Agro Aversano. Un territorio che da giardino dei Borboni si è trasformato in discarica della Camorra. Almeno fino a quando lo Stato non ha deciso di riprenderne il possesso alimentando l’orgoglio e la voglia di libertà delle popolazioni locali.
È qui, su queste terre, con i beni confiscati alla Camorra e occupando persone che hanno patito il disagio sociale, nasce Vitematta. Vincenzo Letizia ha fortemente voluto realizzare, proprio a Casal di Principe, una cantina che potesse lavorare eticamente realizzando prodotti di elevata qualità utilizzando quell’Asprinio poco noto ma di grande intensità ed impatto.
Solo che le vigne antiche, quelle che riescono a produrre vini di qualità pazzesca, sono da sempre legate a dei pioppi, maritate, sposate in un matrimonio centenario. Con i pioppi crescono verso l’alto, alla ricerca del sole e della vita. Grappoli generosi ma posti in alto. Davvero tanto in alto. Fino a venti metri di altezza. Non si possono raccogliere con macchinari perché ci vorrebbero le scale dei pompieri.
Non si possono raccogliere salendo su scale di metallo perché i pioppi non reggerebbero al peso. Allora i contadini usano da sempre quelle semplici scale di legno alte e strette. Realizzate a mano incastrando i gradini tra due assi. Salire su una di queste e arrivare anche solo a quattro, cinque metri, provoca vertigini. Quando poi il vento spira, il terreno sottostante cede o il pioppo ha un sussulto, è un attimo a cadere.
Loro, gli uomini ragno, salgono sulle scale e portano giù i generosi grappoli. Senza sosta. Senza paura. Un territorio da riconquistare. Un vitigno da valorizzare. Le tradizioni da non dimenticare. Un impegno da realizzare con etica e coscienza.
Vitematta lo fa interpretando l’Asprinio con i suoi Metodo Classico Il Principe e Radice Etrusca e la versione ferma Pietra Bianca. Oltre che l’Aglianico Terre del Volturno Fossa Greca. Prodotti in grado di garantire esperienze gustative incredibili. Così incredibili da essere stati scelti come vini per la premiazione e la serata di gala della XVI edizione del Roma Film Corto lo scorso 7 dicembre. Una cena per celebrare i vincitori selezionati tra le oltre 3800 proposte provenienti da 110 paesi.
Per la cronaca ecco i vincitori
Miglior Documentario o Docufilm: The Name of Life
Migliore Colonna Sonora: Rasti
Miglior Montaggio: Straight on ‘til Morning
Migliore Opera Studenti: A Driving Lesson
Premio del Pubblico: Rasti
Migliore Opera Ambiente, Natura, Animali: Wasted
Migliore Animazione: Freelance
Migliore Fotografia: Destino
Premio Cinema Solidale: The Steak
Premio Cinema Spagnolo: Night Show
Premio Cinema Italiano: Assunta
Migliore Sceneggiatura: Straight on ‘til Morning
Miglior Interprete Femminile: Cristina Mediero (Night Show)
Miglior Interprete Maschile: Lino Guanciale (Rasti)
Premio Ettore Scola: Rasti
Miglior Cortometraggio: Primacy
Aver avuto l’opportunità di parlare di Asprinio a registi, attori, addetti ai lavori è stata una esperienza meravigliosa soprattutto per la consapevolezza di aver contribuito a donare ad un territorio e alle sue genti, quella notorietà che meritano.
Un grazie dunque a Vitematta ed in particolare a Vincenzo Letizia che oggi, oltre ai normali gravosi impegni, ha voluto unire le forze tra alcune aziende produttrici di Asprinio e realizzare un sogno: Più o meno 10. Due diverse bottiglie di Asprinio spumante affinate in grotta o in mare. Terra e mare che si separano per ricongiungersi. Una sperimentazione per andare oltre.
In ogni modo, prima o poi occorrerebbe realizzarlo un film sugli uomini ragno!
Ivan Vellucci
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
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19 Dicembre, 2024
LIFE OF WINE 2024
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 24 Novembre, le ormai consuete sale dell’Hotel Villa Pamphili di Roma hanno ospitato la 13a Edizione di LIFE OF WINE, l’Evento degli Eventi organizzato da Roberta Perna e STUDIO UMAMI con la collaborazione di Maurizio Valeriani dedicato esclusivamente a quello che le etichette in degustazione riescono a raccontare nel corso degli anni.
Un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta di emozioni spesso uniche.
GLI ASSAGGI
Quasi cinquanta le Aziende presenti con una decisamente corposa partecipazione di quella Toscana del vino che, messa in questi termini, sembra essere quasi l’unica Regione disposta a condividere pezzi della propria storia enologica.
In ogni caso, carne sul fuoco ce n’era tanta, come sempre troppa per uno solo come me che, quest’anno, aveva deciso di non fare programmi di sorta (se non quello di evitare al massimo le Aziende già conosciute) e di lasciarsi guidare dagli spazi che la gran folla di appassionati lasciava qua e là tra i tavoli.
Novità di quest’anno una “sala stampa” dove i servitori della penna come me potevano assaggiare “in esclusiva” alcune etichette particolari.
Quello che ho trovato credo possiate immaginarlo!
Emozioni a 360°, sorprese (a volte in negativo, ma si sa: al chiuso di una bottiglia gli anni non sempre passano come uno vorrebbe), conferme, Vignaioli entusiasti di condividere il proprio lavoro e tanto altro ancora. Una giornata impegnativa (penso sempre che una “due giorni” sarebbe più adeguata a questa manifestazione) fatta di una ottantina di assaggi dai quali ho estrapolato una personalissima “TOP TEN” (cui ho voluto aggiungere altre 8 etichette cui è mancato un niente per). Voi dategli una letta, assaggiate, criticate (anche i miei stiracchiati punteggi), suggerite e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2019, PLONERHOF (ALTO ADIGE): se nella 2020, le grandi botti d’Acacia austriache (Stockinger) lasciavano si presentassero le prime dolcezze di pesca qui, del frutto, avete anche la buccia con tanto di sottile peluria a solleticarvi il naso e poi un lunghissimo corteo di erbe alpine, fieno, albicocche, agrumi e forse miele. In bocca freschezza alpina e mineralità dolomitica governano un sorso di grande eleganza reso vieppiù interessante da amaritudini che, sempre parlando di pesche, ne ricordano l’osso. Dio quanto è cresciuto rispetto a due anni fa! (90+ Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2016 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): prendete la 2019, aggiungetegli tre anni di saggezza, uno spazio doppio con metà dell’ossigeno ed ecco che inizia un girotondo nel quale si prendono per mano, sambuco, pietre sbattute e anche più che un semplice accenno di idrocarburo. E l’assaggio non aiuta a dirimere il complesso sabba dei descrittori olfattivi che, ora l’uno ora l’altro, gareggiano a chi salta più in alto. Seriamente scherzosi, mai tronfi, regalano freschezze giocose traendo inesauribile energia dalla dominante sapidità. (91 Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2015 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): basta avvicinare il naso per avere l’impressione che il mondo si fermi per contemplare la cosmica ampiezza dello spettro olfattivo. Per carità, c’è poco da aggiungere rispetto alla 2016 ma è l’ordine “tedesco” della distribuzione dei singoli descrittori a lasciare basiti. Perfettamente scaffalate, ciascuna al suo posto, trovate mineralità strapiombante, dolcezza infinita e un lungo elenco di amaricanti vegetalità che dall’ortica arrivano alla mentuccia passando per il sambuco e chiudendo su timo e maggiorana. In bocca il plot di imperanti sapidità e freschezza viene gestito con non comune eleganza da una sostanza glicerica che sembra andare ben oltre i valori alcolici in etichetta rendendo il sorso un caldo abbraccio. Un vino erotico. Da bere ascoltando ONE dei METALLICA. (94/95 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2015 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): degorgiato a Ottobre 2021 si approccia al naso con aromi torrefatti prima ancora che con la grande freschezza del pompelmo o la sostanza della frutta tropicale. Poi lascia giusto il tempo di intuire una distesa di fiori gialli che subito una calda, gessosa mineralità sposa il lontano provenire del profumo del pane appena sfornato… Ed è subito sorso! Un’esigenza più che una voglia quella di lasciarsi rapire dall’elegante effervescenza che rende agilissima e scattante la beva di un vino che avreste detto più intimista. L’allungo, agrumato e quasi abbrustolito segue la lunga scia di sapida mineralità lasciandoVi con la voglia di un secondo bicchiere. (90 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): se la 2015 era goduriosa attrattiva la 2010, forse per una degorgiatura a Ottobre ’17 (duemiladiciassette), rivoluzionaria. Gialla di frutta matura, fiori e agrumi travia con dolcezze di tiglio, zucchero filato e miele prima di urlarvi in faccia le scure durezze del pane integrale e della mineralità di ardesia. Il sorso, mai seduto sugli allori, mostra struttura e sostanza con una schiena di freschezza sempre dritta anche quando nel finale propone rimandi d’agrume intarsiati dall’inattesa presenza di piccoli frutti rossi. Difficile trovare un vino di completezza più disarmante. Da bere ascoltando CURAMI dei CCCP. (93 Punti). – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2015 (MAGNUM), VILLA SALETTA (TOSCANA): dopo il recente e folgorante assaggio della 2019 (di cui dovreste aver letto qui) questa 2015 mette sembra voler mettere la parola fine al mio odio-amore per il Sangiovese. Si presenta con un naso freschissimissimo, vero compendio di balsamicità, frutto ancora croccante, stuzzicanti peposità e vegetalità per una volta affatto nascoste tenute insieme da una personalità nobilmente contadina. Ed è con la soddisfazione di trovarsi di fronte a un vino frutto di schiene curve e sudore che ci approcciamo al sorso, quasi a cercare in questo un ristoro alle pene del giorno. Un sorso ancora giovane, inciso da tannini elegantemente monelli che ben si adattano alla importante, glicerica alcolicità. Un vino con le palle, un vino da riassaggiare tra una decina d’anni per rimanerne ancora sorpresi. (92 Punti, che sono meno di quelli che avevo dato a una 2019 che, a tutt’oggi, mi pare essere ancora più sorprendente). – TOSCANA IGT ROSSO “980 AD” 2016, VILLA SALETTA (TOSCANA): tutto Cabernet Franc. Scuro come un bosco colorato solo dai suoi piccoli frutti, fresco di felci e scorza d’arancia amara, chiude l’olfatto tra liquirizia, cassis e note verdi e varietali. Sorso teso e ampio che mostra la levigatura dei tannini e punta sulla sapidità pur nell’indecisione del mostrare quella marina o quella minerale. Chiude lungo e pensieroso tra fumo e tazze di tè. Giovane, deve ancora trovare la propria strada. (91/2 Punti). – COLLI APRRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2015, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): sorvolate un attimo sulle note di melone invernale pesca bianca e cedro, perdeteVi tra le fresche aromaticità di basilico, maggiorana e timo e concentrateVi infine su quell’idrocarburo che non ce la fa proprio a stare zitto. Il sorso riempie senza mai stancare, raccontando di una profonda, iodata sapidità e rimarcando le note di erbe aromatiche percepite all’olfatto senza dimenticarsi, in chiusura, di una elegante pennellata di cera d’api. (91 Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2012, FARAONE (ABRUZZO): un anno di differenza, solo uno rispetto alla 2013 ma tutt’altro vino. Il naso è un gioco a nascondino di descrittori che sembrano temere di risultare ineducati urlando le proprie verità. In una ariosa, balsamica atmosfera, solleticati da pepose pruriginosità Vi darete una stropicciata al naso prima di lasciarVi abbracciare dalla dolce succosità della pera matura e dal profumo dell’acacia in fiore. E saranno infine le ataviche memorie di amaricanti vegetalità a risvegliarVi dall’ipnotico mormorio dello zafferano. Il sorso è caldo come il sole che matura le messi e brucia le spiagge ma scorre agile come un surfista che approfitti della lunga onda adriatica. La freschezza è più che una brezza (e una rima) e lascia sperare che Federico abbia ancora qualcuna di queste bottiglie in serbo per emozioni di un futuro remoto. Da bere ascoltando PEEK-A-BOO! dei DEVO. (93 Punti) – BOLGHERI DOC VERMENTINO “SOLOSOLE” 2011, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): si apre al naso su burrose note pasticcere di crostata di mele, crema al limone, creme brulée e nocciole per poi mostrare mineralità di pietra bagnata e chiudere tra spezie dolci e durezze balsamiche di tè. In bocca è rotondo, morbido ma con una schiena assolutamente dritta. Decisamente più verticale di quanto il naso avesse lasciato supporre spinge su iodate sapidità e non nasconde vegetalità di sambuco chiudendo poi su persistenze fruttate. (93 Punti). QUELLI CHE “QUASI NOVANTA” – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2018, VILLA SALETTA (TOSCANA): spinge sull’acceleratore delle spezie prima ancora che sul frutto cercando di rimanere fedele alle tipicità del vitigno senza nasconderne gli spigoli e lasciando ampio spazio a pensierosi tabacchi tirati fuori dalla sacchetta di pelle e freschezze di chinotto. In bocca mostra senza vergogna i tannini dei quali vive, sostanza e concentrazione. Un Sangiovese che sembra strizzare l’occhio a Montalcino e che, proprio per questo, mi piace meno di quanto potrebbe (e, forse, dovrebbe). (90- Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2013, FARAONE (ABRUZZO): Trebbiano (anzi, Passerina)… Vitigno “neutro” dicono… A costoro mettete sotto il naso le complessità olfattive di questa 2013! Strizza subito l’occhio all’ombroso e più blasonato Riesling per poi distendere al sole le proprie grassezze di frutta gialla matura. E proprio come un riesling rialza poi la testa evidenziando freschezze di bosco, quasi resinose per chiudere su note di pasticceria candita. Il sorso ha l’ampiezza dell’Adriatico e la verticale freschezza di un Appennino che, spesso scontroso, vuole attenzione per aprire il proprio cuore. Da bere ascoltando PLEASE DON’T di MILO GREENE. (90- Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un vitigno difficile, un’annata difficile… Queste le considerazioni mentre avvicino il calice al naso e…tutto sparisce. Il piccolo frutto è un coro in sottofondo e mentre ben si apprezzano gli acuti di una spezia solista l’atmosfera si fa cupa e fumosa lasciando che note di cuoio stringano le corde del sacchetto che racchiude il tabacco. Il sorso è dinamico e ritmato, ripropone l’olfatto e chiude su sostanze speziate. In fin dei conti…un vino semplice. (89+/90- Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO RISERVA 2014, LETRARI (TRENTINO): il naso non sa se seguire i profumi del pan brioche appena sfornato o darsi un’aria di superiorità e concentrarsi sull’anice stellato. Poi è tutto un turbinare di frutta secca, agrumi, miele, mineralità che scompiglia e rapisce. Il sorso riempie e gratifica. Fresco e decisamente sapido procede inarrestabile nel riproporre agrumi, grassezze di mandorla e piriche stilettate. Non lungo…DIPPIÙ! (90- Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2009, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un Montepulciano scuro e terragno, neri i piccoli frutti, nere le ciliegie (peccato non siano visciole), nere le spezie, nero il cioccolato fondente aromatizzato con la menta. Sorso caldo ma estremamente dinamico, nel segno dell’equilibrio tra frutto e spezie cala l’asso della sapidità per spingerVi al secondo bicchiere. (90- Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2012, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un incipit piacevolmente rustico precede la sostanza dei frutti neri essiccati, brezze iodate e sottili eleganze floreali. In bocca mostra bella freschezza e lascia che si percepiscano chiaramente cola, liquirizia e piccoli frutti neri ben evidenziati dai tannini materici, dalla sottile speziatura e da lunghi soffi mentolati (89+ Punti). AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO 2014, SECONDO MARCO (VENETO): da una annata difficile un naso sorprendente. Un naso rumoroso, balsamico in primis regala sensazioni di after eight trapunato di spezie scure, con un appena di troppo alcol in quei piccoli frutti rossi. Sorso di disarmante coerenza, fresco, sapido, regalmente tannico e instancabile nel dilungarsi raccontando freschezze mentolate e balsamiche. Un Amarone “NON” Amarone, un salto indietro nel tempo. (89+ Punti). COLLI DI LUNI DOC VERMENTINO “NUMERO CHIUSO” 2018, LUNAE BOSONI (LIGURIA): naso estivo, ricco di albicocche mature, fresco di cedri, appena piccante di zenzero, dolcemente speziato racconta la vaniglia in bacche per cedere nel finale a un ananas che…avrei preferito di no. Sorso di scolpita sapidità e freschezza un po’ in affanno sotto che chiude ricordando gli agrumi maturi. Un bel vino cui manca un “appena”. (89+ Punti). E QUINDI? E quindi devo solo dire GRAZIE agli Organizzatori che hanno voluto ospitarmi e ai Produttori che hanno voluto condividere con me racconti, ricordi, emozioni e tanto altro. E poi è il momento di mettere sin da ora in agenda una Edizione 2025 che spero possa essere ancora più ricca ed emozionante (qualora questo sia possibile) Roberto Alloi VINODENTRO
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Emozioni a 360°, sorprese (a volte in negativo, ma si sa: al chiuso di una bottiglia gli anni non sempre passano come uno vorrebbe), conferme, Vignaioli entusiasti di condividere il proprio lavoro e tanto altro ancora. Una giornata impegnativa (penso sempre che una “due giorni” sarebbe più adeguata a questa manifestazione) fatta di una ottantina di assaggi dai quali ho estrapolato una personalissima “TOP TEN” (cui ho voluto aggiungere altre 8 etichette cui è mancato un niente per). Voi dategli una letta, assaggiate, criticate (anche i miei stiracchiati punteggi), suggerite e…condividete. I PEZZI DA NOVANTA – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2019, PLONERHOF (ALTO ADIGE): se nella 2020, le grandi botti d’Acacia austriache (Stockinger) lasciavano si presentassero le prime dolcezze di pesca qui, del frutto, avete anche la buccia con tanto di sottile peluria a solleticarvi il naso e poi un lunghissimo corteo di erbe alpine, fieno, albicocche, agrumi e forse miele. In bocca freschezza alpina e mineralità dolomitica governano un sorso di grande eleganza reso vieppiù interessante da amaritudini che, sempre parlando di pesche, ne ricordano l’osso. Dio quanto è cresciuto rispetto a due anni fa! (90+ Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2016 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): prendete la 2019, aggiungetegli tre anni di saggezza, uno spazio doppio con metà dell’ossigeno ed ecco che inizia un girotondo nel quale si prendono per mano, sambuco, pietre sbattute e anche più che un semplice accenno di idrocarburo. E l’assaggio non aiuta a dirimere il complesso sabba dei descrittori olfattivi che, ora l’uno ora l’altro, gareggiano a chi salta più in alto. Seriamente scherzosi, mai tronfi, regalano freschezze giocose traendo inesauribile energia dalla dominante sapidità. (91 Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2015 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): basta avvicinare il naso per avere l’impressione che il mondo si fermi per contemplare la cosmica ampiezza dello spettro olfattivo. Per carità, c’è poco da aggiungere rispetto alla 2016 ma è l’ordine “tedesco” della distribuzione dei singoli descrittori a lasciare basiti. Perfettamente scaffalate, ciascuna al suo posto, trovate mineralità strapiombante, dolcezza infinita e un lungo elenco di amaricanti vegetalità che dall’ortica arrivano alla mentuccia passando per il sambuco e chiudendo su timo e maggiorana. In bocca il plot di imperanti sapidità e freschezza viene gestito con non comune eleganza da una sostanza glicerica che sembra andare ben oltre i valori alcolici in etichetta rendendo il sorso un caldo abbraccio. Un vino erotico. Da bere ascoltando ONE dei METALLICA. (94/95 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2015 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): degorgiato a Ottobre 2021 si approccia al naso con aromi torrefatti prima ancora che con la grande freschezza del pompelmo o la sostanza della frutta tropicale. Poi lascia giusto il tempo di intuire una distesa di fiori gialli che subito una calda, gessosa mineralità sposa il lontano provenire del profumo del pane appena sfornato… Ed è subito sorso! Un’esigenza più che una voglia quella di lasciarsi rapire dall’elegante effervescenza che rende agilissima e scattante la beva di un vino che avreste detto più intimista. L’allungo, agrumato e quasi abbrustolito segue la lunga scia di sapida mineralità lasciandoVi con la voglia di un secondo bicchiere. (90 Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): se la 2015 era goduriosa attrattiva la 2010, forse per una degorgiatura a Ottobre ’17 (duemiladiciassette), rivoluzionaria. Gialla di frutta matura, fiori e agrumi travia con dolcezze di tiglio, zucchero filato e miele prima di urlarvi in faccia le scure durezze del pane integrale e della mineralità di ardesia. Il sorso, mai seduto sugli allori, mostra struttura e sostanza con una schiena di freschezza sempre dritta anche quando nel finale propone rimandi d’agrume intarsiati dall’inattesa presenza di piccoli frutti rossi. Difficile trovare un vino di completezza più disarmante. Da bere ascoltando CURAMI dei CCCP. (93 Punti). – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2015 (MAGNUM), VILLA SALETTA (TOSCANA): dopo il recente e folgorante assaggio della 2019 (di cui dovreste aver letto qui) questa 2015 mette sembra voler mettere la parola fine al mio odio-amore per il Sangiovese. Si presenta con un naso freschissimissimo, vero compendio di balsamicità, frutto ancora croccante, stuzzicanti peposità e vegetalità per una volta affatto nascoste tenute insieme da una personalità nobilmente contadina. Ed è con la soddisfazione di trovarsi di fronte a un vino frutto di schiene curve e sudore che ci approcciamo al sorso, quasi a cercare in questo un ristoro alle pene del giorno. Un sorso ancora giovane, inciso da tannini elegantemente monelli che ben si adattano alla importante, glicerica alcolicità. Un vino con le palle, un vino da riassaggiare tra una decina d’anni per rimanerne ancora sorpresi. (92 Punti, che sono meno di quelli che avevo dato a una 2019 che, a tutt’oggi, mi pare essere ancora più sorprendente). – TOSCANA IGT ROSSO “980 AD” 2016, VILLA SALETTA (TOSCANA): tutto Cabernet Franc. Scuro come un bosco colorato solo dai suoi piccoli frutti, fresco di felci e scorza d’arancia amara, chiude l’olfatto tra liquirizia, cassis e note verdi e varietali. Sorso teso e ampio che mostra la levigatura dei tannini e punta sulla sapidità pur nell’indecisione del mostrare quella marina o quella minerale. Chiude lungo e pensieroso tra fumo e tazze di tè. Giovane, deve ancora trovare la propria strada. (91/2 Punti). – COLLI APRRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2015, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): sorvolate un attimo sulle note di melone invernale pesca bianca e cedro, perdeteVi tra le fresche aromaticità di basilico, maggiorana e timo e concentrateVi infine su quell’idrocarburo che non ce la fa proprio a stare zitto. Il sorso riempie senza mai stancare, raccontando di una profonda, iodata sapidità e rimarcando le note di erbe aromatiche percepite all’olfatto senza dimenticarsi, in chiusura, di una elegante pennellata di cera d’api. (91 Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2012, FARAONE (ABRUZZO): un anno di differenza, solo uno rispetto alla 2013 ma tutt’altro vino. Il naso è un gioco a nascondino di descrittori che sembrano temere di risultare ineducati urlando le proprie verità. In una ariosa, balsamica atmosfera, solleticati da pepose pruriginosità Vi darete una stropicciata al naso prima di lasciarVi abbracciare dalla dolce succosità della pera matura e dal profumo dell’acacia in fiore. E saranno infine le ataviche memorie di amaricanti vegetalità a risvegliarVi dall’ipnotico mormorio dello zafferano. Il sorso è caldo come il sole che matura le messi e brucia le spiagge ma scorre agile come un surfista che approfitti della lunga onda adriatica. La freschezza è più che una brezza (e una rima) e lascia sperare che Federico abbia ancora qualcuna di queste bottiglie in serbo per emozioni di un futuro remoto. Da bere ascoltando PEEK-A-BOO! dei DEVO. (93 Punti) – BOLGHERI DOC VERMENTINO “SOLOSOLE” 2011, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): si apre al naso su burrose note pasticcere di crostata di mele, crema al limone, creme brulée e nocciole per poi mostrare mineralità di pietra bagnata e chiudere tra spezie dolci e durezze balsamiche di tè. In bocca è rotondo, morbido ma con una schiena assolutamente dritta. Decisamente più verticale di quanto il naso avesse lasciato supporre spinge su iodate sapidità e non nasconde vegetalità di sambuco chiudendo poi su persistenze fruttate. (93 Punti). QUELLI CHE “QUASI NOVANTA” – TOSCANA IGT ROSSO “SALETTA RICCARDI” 2018, VILLA SALETTA (TOSCANA): spinge sull’acceleratore delle spezie prima ancora che sul frutto cercando di rimanere fedele alle tipicità del vitigno senza nasconderne gli spigoli e lasciando ampio spazio a pensierosi tabacchi tirati fuori dalla sacchetta di pelle e freschezze di chinotto. In bocca mostra senza vergogna i tannini dei quali vive, sostanza e concentrazione. Un Sangiovese che sembra strizzare l’occhio a Montalcino e che, proprio per questo, mi piace meno di quanto potrebbe (e, forse, dovrebbe). (90- Punti) – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2013, FARAONE (ABRUZZO): Trebbiano (anzi, Passerina)… Vitigno “neutro” dicono… A costoro mettete sotto il naso le complessità olfattive di questa 2013! Strizza subito l’occhio all’ombroso e più blasonato Riesling per poi distendere al sole le proprie grassezze di frutta gialla matura. E proprio come un riesling rialza poi la testa evidenziando freschezze di bosco, quasi resinose per chiudere su note di pasticceria candita. Il sorso ha l’ampiezza dell’Adriatico e la verticale freschezza di un Appennino che, spesso scontroso, vuole attenzione per aprire il proprio cuore. Da bere ascoltando PLEASE DON’T di MILO GREENE. (90- Punti). – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un vitigno difficile, un’annata difficile… Queste le considerazioni mentre avvicino il calice al naso e…tutto sparisce. Il piccolo frutto è un coro in sottofondo e mentre ben si apprezzano gli acuti di una spezia solista l’atmosfera si fa cupa e fumosa lasciando che note di cuoio stringano le corde del sacchetto che racchiude il tabacco. Il sorso è dinamico e ritmato, ripropone l’olfatto e chiude su sostanze speziate. In fin dei conti…un vino semplice. (89+/90- Punti). – TRENTO DOC DOSAGGIO ZERO RISERVA 2014, LETRARI (TRENTINO): il naso non sa se seguire i profumi del pan brioche appena sfornato o darsi un’aria di superiorità e concentrarsi sull’anice stellato. Poi è tutto un turbinare di frutta secca, agrumi, miele, mineralità che scompiglia e rapisce. Il sorso riempie e gratifica. Fresco e decisamente sapido procede inarrestabile nel riproporre agrumi, grassezze di mandorla e piriche stilettate. Non lungo…DIPPIÙ! (90- Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2009, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un Montepulciano scuro e terragno, neri i piccoli frutti, nere le ciliegie (peccato non siano visciole), nere le spezie, nero il cioccolato fondente aromatizzato con la menta. Sorso caldo ma estremamente dinamico, nel segno dell’equilibrio tra frutto e spezie cala l’asso della sapidità per spingerVi al secondo bicchiere. (90- Punti). MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2012, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): un incipit piacevolmente rustico precede la sostanza dei frutti neri essiccati, brezze iodate e sottili eleganze floreali. In bocca mostra bella freschezza e lascia che si percepiscano chiaramente cola, liquirizia e piccoli frutti neri ben evidenziati dai tannini materici, dalla sottile speziatura e da lunghi soffi mentolati (89+ Punti). AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO 2014, SECONDO MARCO (VENETO): da una annata difficile un naso sorprendente. Un naso rumoroso, balsamico in primis regala sensazioni di after eight trapunato di spezie scure, con un appena di troppo alcol in quei piccoli frutti rossi. Sorso di disarmante coerenza, fresco, sapido, regalmente tannico e instancabile nel dilungarsi raccontando freschezze mentolate e balsamiche. Un Amarone “NON” Amarone, un salto indietro nel tempo. (89+ Punti). COLLI DI LUNI DOC VERMENTINO “NUMERO CHIUSO” 2018, LUNAE BOSONI (LIGURIA): naso estivo, ricco di albicocche mature, fresco di cedri, appena piccante di zenzero, dolcemente speziato racconta la vaniglia in bacche per cedere nel finale a un ananas che…avrei preferito di no. Sorso di scolpita sapidità e freschezza un po’ in affanno sotto che chiude ricordando gli agrumi maturi. Un bel vino cui manca un “appena”. (89+ Punti). E QUINDI? E quindi devo solo dire GRAZIE agli Organizzatori che hanno voluto ospitarmi e ai Produttori che hanno voluto condividere con me racconti, ricordi, emozioni e tanto altro. E poi è il momento di mettere sin da ora in agenda una Edizione 2025 che spero possa essere ancora più ricca ed emozionante (qualora questo sia possibile) Roberto Alloi VINODENTRO
18 Dicembre, 2024
Terre di Toscana 2025 XVII edizione
Domenica 23 e lunedì 24 marzo Hotel Una Esperienze Versilia Lido | Lido Di Camaiore (LU)
www.terreditoscana.info
Nuova edizione per Terre di Toscana, evento-degustazione fra i più attesi dell’anno che anche nel 2025 riunirà in Versilia 140 vignaioli, per un percorso incredibile nell’eccellenza regionale.
Terre di Toscana, giunto alla sua XVII edizione, si svolgerà domenica 23 e lunedì 24 marzo all’Hotel Una Esperienze Versilia Lido a Lido Di Camaiore, in provincia di Lucca.
Partecipando a Terre di Toscana si potranno incontrare i produttori e degustare etichette provenienti da denominazioni sia storiche che più recenti, beneficiando così di una mappa esemplare della produzione enoica toscana in tutte le sue tipologie.
Anche in questa edizione stimolanti new entry affiancheranno storiche presenze in quello che è diventato ormai un appuntamento imperdibile non solo per gli appassionati, ma anche per i buyer, i ristoratori, gli enotecari, i giornalisti e i comunicatori del vino.
Nella giornata di lunedì, come da tradizione, ci sarà spazio anche per il passato, grazie alla presenza di vecchie annate, attraverso cui si potrà degustare la storia, al fine di poter apprezzare la longevità di alcune delle etichette più importanti.
Terre di Toscana sarà anche food, proposto da alcuni artigiani del gusto toscani in una sala dedicata, per una pausa rifocillante tra un calice e l’altro.
Il costo del biglietto per ogni singola giornata, che consente l’assaggio di tutti i vini, è di 40 euro a persona.
Il biglietto potrà essere acquistato solo on line a partire dal mese di gennaio 2025.
Così come la richiesta di accredito per stampa ed operatori, che potrà essere effettuata solo on line a partire da gennaio.
Per l’acquisto dei biglietti e la richiesta di accredito si rimanda al sito www.terreditoscana.info
Terre di Toscana è un evento organizzato da L’Acquabuona testata giornalistica on-line che dal 1999 racconta con passione e professionalità l’enogastronomia e l’agroalimentare del nostro Bel Paese.
Terre di Toscana si avvale del patrocinio del Comune di Camaiore.
Per il programma, i protagonisti, i dettagli, le prevendite e le novità, visitare il sito www.terreditoscana.info
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Terre di Toscana 2025
UNA Esperienze | Versilia Lido
viale S. Bernardini, 337 – Lido di Camaiore (Lu)
Domenica 23 marzo dalle ore 11 alle ore 18
Navetta gratuita da e per la stazione di Viareggio*
Lunedì 24 marzo dalle ore 11 alle ore 18
* Servizio navetta
Nella giornata di domenica, dalle ore 10,30 alle ore 17.30, navette gratuite faranno la spola tra la stazione ferroviaria di Viareggio e l’UNA Hotel.
I minibus, facilmente identificabili attraverso il logo della manifestazione affisso all’esterno, stazioneranno fuori dalla stazione ferroviaria e saranno disponibili, traffico permettendo, ogni 15/20 minuti.
La Redazione
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18 Dicembre, 2024
Guida Bio 2025 svela il suo parterre
OSPITI DI RILIEVO A SALERNO PER LA PRESENTAZIONE DELLA SESTA EDIZIONE
18 e 19 gennaio 2025, un weekend all’insegna del vino green tra degustazioni e incontri esclusivi
La Stazione Marittima di Salerno, capolavoro architettonico firmato da Zaha Hadid, sarà il palcoscenico di un evento di rilievo nazionale dedicato al mondo del vino biologico. Il 18 e 19 gennaio 2025, la città ha scelto proprio questo luogo per la presentazione della sesta edizione di Guida Bio, la prima e unica guida italiana interamente dedicata ai vini provenienti da agricoltura biologica certificata e in conversione. La due giorni promette di celebrare eccellenza, sostenibilità e scoperta, con un ricco programma che include degustazioni, incontri con i produttori e momenti di approfondimento sul meglio dell’enologia green italiana.
Il sabato pomeriggio, dalle 16 alle 23, i visitatori avranno l’opportunità di degustare i vini premiati da Guida Bio 2025, dialogando con i produttori per scoprire le storie, le passioni e l’impegno che si nascondono dietro ogni etichetta. La domenica mattina sarà invece dedicata alla presentazione ufficiale della guida e alla cerimonia di premiazione delle prestigiose Foglie d’Oro, riconoscimento riservato ai vini che si distinguono per qualità, tipicità ed eleganza. Nel pomeriggio, a partire dalle 16, i banchi d’assaggio torneranno protagonisti, offrendo ancora spazio al brindisi e alla scoperta di nuove referenze.
A rendere più speciale l’evento sarà la presenza di un parterre d’eccezione. Tra gli ospiti attesi, Florindo Rubbettino, CEO di Rubbettino Editore; Alessandro D’Elia, Direttore Generale di Suolo e Salute; Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio; Vincenzo Mercurio, acclamato enologo; Paola De Micheli, membro della Camera dei deputati; Nicola Caputo, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania, ed Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti.
Curata da Antonio Stanzione ed edita da Rubbettino, Guida Bio 2025 è un vero e proprio itinerario alla scoperta delle eccellenze vitivinicole italiane che hanno scelto di sposare la filosofia green. Un viaggio che, attraverso le oltre 2500 etichette recensite, svela territori eterogenei e storie appassionanti, raccontando le sfide e le soddisfazioni di un’agricoltura sempre più attenta alla tutela dell’ambiente e alla qualità del prodotto finale.
L’evento a Salerno si preannuncia come un momento importante per riconoscere e promuovere il lavoro straordinario dei produttori di vino biologico in Italia, una testimonianza del loro impegno per la sostenibilità, la qualità e la promozione del territorio a tutela del patrimonio per le generazioni future
La Redazione
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18 Dicembre, 2024
Presentata la Rete d’Impresa di Filiera dei Castelli Romani “V.I.P.”, Vino Innovazione e Pane
Venerdì 13 dicembre 2024, dalle ore 18.30, nella meravigliosa Sala d’Armi di Palazzo Sforza Cesarini, messa a disposizione dal Comune di Genzano di Roma, si è svolta la presentazione ufficiale della Rete d’Impresa di Filiera dei Castelli Romani “V.I.P.”, Vino Innovazione e Pane. Un progetto unico e innovativo nel panorama laziale, finanziato dalla Regione Lazio, ai sensi della DGR n. 68/22 e che realizza una FILIERA PRODUTTIVA INTERCOMUNALE.
L’evento si è svolto alla presenza della Presidente della rete Nina Farrell, del Vice Presidente Paolo Iacoangeli, della Manager Operativa Saula Giusto, di quasi tutti i titolari delle 21 aziende che hanno aderito al progetto e del partner progettuale CAT (Centro Assistenza Tecnica di Confesercenti) di Roma – Comprensorio Castelli Romani, nelle persone del Dott. Guido Ciarla e del Dott. Antonio Ciavattini.
L’evento era riservato ad operatori media e stampa, ad operatori Ho.Re.Ca ed alle istituzioni locali e regionali.
Ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Vicesindaco di Lanuvio Valeria Viglietti, dell’assessore all’Agricoltura del Comune di Velletri Cristian Simonetti, della Consigliera della Città Metropolitana di Roma Marta Elisa Bevilacqua, oltre che di molta parte degli organi politici ed amministrativi del Comune di Genzano di Roma, capofila del progetto, tra cui il Sindaco Carlo Zoccolotti, la Vicesindaco e assessore Francesca Piccarreta. l’assessore Luca Temofonte.
Saula Giusto ha inaugurato la presentazione quale manager assunta da Confesercenti, esprimendo la propria sentita gratitudine nei confronti della fiducia riposta da tale ente e il proprio senso di responsabilità nei confronti della rete per il ruolo ricoperto. Ha poi ringraziato tutti i presenti per aver accolto l’invito, presentando e passando la parola alla Presidente e al Vice Presidente della rete.
Nina Farrell ha dato il benvenuto ai presenti, sottolineando l’importanza di questa rete di filiera produttiva, finanziata dalla Regione Lazio, per lo sviluppo del territorio dei Castelli Romani:
Un sentito ringraziamento al Comune di Genzano per l’ospitalità, a Confesercenti per l’ideazione del progetto e a tutte le istituzioni coinvolte, tra cui Regione Lazio, ARSIAL, la Città Metropolitana di Roma e gli altri comuni affiliati (Velletri, Lanuvio, Nemi, Ariccia e Albano Laziale). Questa iniziativa rappresenta un passo fondamentale ed importante per la valorizzazione delle eccellenze locali e per la creazione di nuove opportunità economiche.
La parola è poi passata a Paolo Iacoangeli, che ha descritto la natura di filiera produttiva della rete:
La Rete V.I.P. è composta da ben 21 aziende produttive, di cui 16 sono produttori di vino e olio, ma di cui fanno parte anche un forno e panificatore; un’azienda che produce articoli per imbottigliamento per l’industria vinicola e olearia, in particolare tappi e capsule; un’azienda “agro-ecologica” di coltivazione e trasformazione di erbe officinali e prodotti botanici edibili; tre agriturismi che offrono vitto o vitto e alloggio”. Un ente che si pone l’obiettivo di promuovere e sviluppare un sistema integrato di filiera, capace di valorizzare le specificità territoriali e di incrementare la competitività delle imprese locali.
Nina Farrell ha nuovamente preso la parola per descrivere, nel dettaglio, gli obiettivi che si pone la rete e le attività già svolte o “in fieri” nel breve e lungo periodo.
Questi gli obiettivi che la rete di si propone di realizzare:
aumentare la visibilità e importanza delle imprese locale tramite una sinergia tra tutti;
promuovere il turismo enogastronomico, valorizzare i prodotti tipici, e incrementare le relazioni tra produttori, distributori e ristoratori;
Abbiamo il finanziamento della Regione Lazio per completare una serie di azioni entro l’estate prossima e stiamo agendo insieme, con entusiasmo, per raggiungere questi fini.”, ha poi commentato.
Per quanto riguarda le attività già completate dalla rete:
è stata già attivato il sito della rete (https://www.retevip.it/) e sono stati attivati i profili social di Facebook e Instagram (@retevip), al fine di incrementare la visibilità online, favorire l’engagement del target di audience e per posizionare l’organizzazione come punto di riferimento nel settore;
si è provveduto a realizzare materiali promozionali (brochure; roll-up) e a creare targhette di appartenenza alla rete da apporre nelle sedi delle singole aziende con il logo della Regione Lazio (che sono state poi consegnate ufficialmente a fine presentazione);
sono stati realizzati dall’inizio dell’autunno 2024 già alcuni eventi o la partecipazione ad eventi finalizzati alla promozione e comunicazione della rete e delle aziende che ne fanno parte: Le Degustazioni VIP in Terrazza a Genzano in occasione della Festa del Pane (19/21/21.09.24); la partecipazione per tre giorni a Beviamoci Sud a Roma (la manifestazione più importante della Capitale sui vini del Centro Sud e Sud d’Italia – 7/8/9.12.24), con un unico grande banco d’assaggio della rete e masterclass dedicata; la Presentazione ufficiale appena trascorsa.
Nina ha poi evidenziato le attività che sono già state programmate dalla rete e in buona parte organizzate, ma ancora non realizzate:
l’evento di presentazione della Rete Vip a Roma, che si terrà il 2 e 3 febbraio 2025 presso lo spazio della Regione Lazio WeGil, organizzato a banchi d’assaggio (1 banco per ogni azienda) e con la proposta di due masterclass dedicate (organizzate la domenica) e di un Workshop di presentazione del progetto Rete Vip alla presenza di Istituzioni e operatori media/stampa e Horeca (organizzato il lunedì), a cui seguirà un light buffet e l’invito alla degustazione ai banchi d’assaggio;
la partecipazione della rete alla manifestazione Rome Wine Expo, che si terrà l’8/9/10.03.25, con un unico grande banco d’assaggio della rete ed una masterclass dedicata;
l realizzazione di una “Guida Esperienziale alla Rete V.I.P.” (di cui abbiamo già ottenuto un progetto grafico): una guida cartacea di circa 100 pagine ed in 100 copie, che sarà suddivisa in due parti:
a) una prima sezione “promozionale” in cui sia descritto il progetto e i fini della rete, poi, in schede dedicate, ogni azienda e i prodotti che realizza;
b) una seconda sezione volta alla promozione del turismo esperienziale nel territorio, con la descrizione di vari percorsi e attività che possono essere realizzati nel territorio e con coinvolgimento di tutta la rete (es 1: percorso “Genzano tra pane e vino”, con esperienza di panificazione e visita e degustazione in due cantine, da realizzare in una giornata. Es 2: a Lanuvio a scuola di cottura alla Brace presso Casale della Mandria e visita e abbinamento con i vini di due cantine, ecc.).
Il progetto sarà realizzato dalla casa editrice di Roma La Pecora Nera (già specializzata in guide di settore e di ristoranti) in circa 2 mesi.
Nina ha poi descritto altre attività programmate dalla rete, ma ancora in via di definizione:
in primis: altre attività ufficiali presso i comuni affiliati (quali convegni, masterclass, banchi d’assaggio, ecc., realizzati non solo per incontri B2C, ma anche per favorire incontri B2B.
Oltre ad ulteriori attività:
realizzazione di attività con mobilità ecosostenibile; creazione di corsi di formazione per la ristorazione (che verranno organizzati sia a Roma che localmente); la valutazione in merito all’eventuale presenza in fiere extra regione (es. Vinitaly, Italia Wine Experience a Milano, ecc.).
La parola è poi stata data a Guido Ciarla che, in rappresentanza di tutto il Cat di Roma e del Comprensorio dei Castelli Romani, ha espresso grande soddisfazione per un progetto nato più di due anni fa, fortemente voluto dal proprio ente e che ha visto la compartecipazione del Comune capofila di Genzano, ma anche dei comuni affiliati, in primis di Velletri e Lanuvio, nonché delle 21 aziende che hanno creduto nel progetto:
Un sogno che si avvera, per noi, ma che confidiamo sia perpetrato e proseguito per ottenere obiettivi sempre più ambiziosi, grazie anche al supporto ed alla collaborazione degli organi politici dei comuni affiliati, della Regione Lazio e della Città Metropolitana di Roma, che il nostro ente propone e promuove con grande convinzione.
La parola è poi passata a Paolo Iacoangeli, che ha voluto sottolineare l’aspetto più “filosofico” e di importanza sociale del progetto:
Credo fermamente che nel nostro territorio sia fondamentare creare e fare rete. In passato non è stato così: le passate generazioni di viticoltori e imprenditori del nostro territorio hanno sempre pensato solo al “proprio orticello”, senza capire le potenzialità di crescita che offre l’unione delle forze. Ho speranza nelle nuove generazioni, di cui questa rete è in gran parte espressione: unendo le nostre forze, non solo valorizziamo le eccellenze enogastronomiche dei Castelli Romani, ma trasformiamo i nostri territori in vere e proprie destinazioni per chi ama il vino, l’arte e la cultura. Ora abbiamo finalmente l’occasione di realizzare insieme eventi, masterclass e tour in questi luoghi storici unici, unendo la passione per il vino, il pane, l’olio e i prodotti della nostra terra, alla bellezza dei nostri paesaggi.
Dopo il secondo intervento del Vice Presidente della rete, si sono susseguiti una serie di commenti ed interventi delle istituzioni presenti. Il Sindaco di Genzano, Carlo Zoccolotti, ha espresso vivo compiacimento per aver sostenuto con entusiasmo e convinzione il progetto fin dalle prime fasi. La Vicesindaca di Lanuvio, Valeria Viglietti, si è detta pienamente pronta alla collaborazione reciproca e ad ospitare iniziative della Rete V.I.P. nel proprio comune. L’Assessore di Velletri Cristian Simonetti ha sottolineato le grandi potenzialità del progetto, soprattutto in vista dell’afflusso turistico del Giubileo e del riconoscimento dei Castelli Romani come Città Italiana del Vino 2025, con Marino come capofila e Nemi come coordinatore, ma che darà impulso a tutto il territorio vinicolo locale. La Consigliera della Città Metropolitana di Roma Marta Elisa Bevilacqua, portando i saluti del Consigliere Pierluigi Sanna e del Sindaco Roberto Gualtieri, ha rimarcato l’importanza di fare rete per lo sviluppo territoriale, sottolineando l’impegno della Città Metropolitana a sostegno di tali iniziative.
La manager ha poi ripreso la parola per la consegna delle targhe di appartenenza alla rete a tutte le aziende presenti e per le foto di rito.
Tutti i presenti sono poi stati invitati a partecipare ad un ultimo momento conviviale, per degustare i vini delle aziende vinicole della rete, presenti in un grande banco d’assaggio e per assaggiare le proposte gastronomiche realizzate dall’azienda della rete Fermenti 2020 di Genzano. L’augurio per delle serene feste, a breve in arrivo, e l’invito per i presenti a partecipare alle future attività della rete, a concluso una bellissima ed importante serata.
IL PROGETTO DI FILIERA PRODUTTIVA DEI CASTELLI ROMANI RETE V.I.P. (VINO, INNOVAZIONE E PANE) – FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO, AI SENSI DELLA DGR N. 68/22
Premessa
I Castelli Romani, con il loro ricco patrimonio storico, culturale e naturalistico, offrono un terreno fertile per la produzione di vini e pane di alta qualità. Il progetto di rete, incentrato sulle aziende vitivinicole e sui produttori del Pane Casareccio di Genzano IGP, mira a valorizzare le eccellenze agroalimentari locali e a promuovere il territorio.
Le finalità per cui è nato il progetto:
Preservare la tradizione: Recuperando i saperi antichi e promuovendo i prodotti tipici, come il vino Doc Castelli Romani e il Pane Casareccio di Genzano IGP.
Innovare: Sperimentando nuove attività, come il turismo esperienziale e l’agriturismo, per attrarre un pubblico più ampio.
Collaborare: Creando sinergie tra le imprese, le istituzioni e le associazioni locali per promuovere il territorio a livello nazionale e internazionale.
Il territorio dei Castelli Romani, con le sue numerose varietà di vitigni autoctoni e la sua vocazione agricola, rappresenta un vero e proprio patrimonio enogastronomico. La rete delle imprese è stata creata perché le aziende che ne fanno parte si impegnassero a valorizzare questo patrimonio, promuovendo la qualità dei prodotti e la sostenibilità delle produzioni.
In conclusione, il progetto della rete delle imprese del vino e del pane dei Castelli Romani è stato proposto alla Regione Lazio con la finalità di realizzare un’opportunità unica per valorizzare un territorio ricco di storia e di tradizioni, e per promuoverlo a livello turistico e commerciale, ma anche culturale e sociale.
La realizzazione del progetto
Dopo due anni di attività, realizzata con il contributo del C.A.T., Centro di Assistenza Tecnica di Confesercenti (Area di Roma) e del Presidente del Comprensorio dei Castelli Romani, il sig. Guido Ciarla, il quale ha manifestato un forte sostegno sindacale all’iniziativa, favorendo il dialogo tra le imprese e le amministrazioni locali, il progetto ha finalmente ottenuto il finanziamento da parte della Regione Lazio ed è stato avviato nel corso dell’estate 2024.
La Rete V.I.P. è oggi composta da n. 21 aziende produttive che ricadono nel territorio dei comuni di Genzano di Roma, Lanuvio, Velletri, Albano Laziale, Nemi e Ariccia e si pone l’obiettivo di incrementare la competitività e la produttività delle attività economiche locali, favorendo uno sviluppo territoriale sostenibile e promuovendo la coesione sociale.
In particolare, la rete è composta in prevalenza da produttori vitivinicoli, oltre che da panificatori e da altri operatori del settore e si pone l’obiettivo di promuovere e sviluppare un sistema integrato di filiera, capace di valorizzare le specificità territoriali e di incrementare la competitività delle imprese locali.
In sintesi, le principali azioni previste dal progetto riguardano:
La promozione del turismo enogastronomico: attraverso la creazione di itinerari tematici, la realizzazione di eventi e la valorizzazione del paesaggio rurale.
Il rafforzamento delle relazioni tra i diversi attori della filiera: favorendo la collaborazione tra produttori, distributori e ristoratori.
La valorizzazione dei prodotti tipici: in particolare del Pane Casareccio di Genzano IGP e del vino di qualità prodotto nei Castelli Romani, attraverso azioni di marketing e comunicazione.
Un’iniziativa volta a contribuire in modo significativo allo sviluppo economico e sociale del territorio ed a generare ricadute positive sull’occupazione, sul reddito delle imprese e sulla qualità della vita dei cittadini, grazie anche alla fondamentale la collaborazione con le istituzioni locali e regionali.
ORGANIGRAMMA
Presidente: Nina Francis Farrell – Azienda Agr. Bio Carafa-Jacobini;
Vice Presidente: Paolo Iacoangeli – Azienda agr. Iacoangeli Mauro;
Tesoriere: Olivia Middei – Cantina Pesoli;
Membri Direttivi: Marco Serra (Az. Agr. Marco Serra); Silvia Mingotti (Soc. Agr. Mingotti Srl – CantinAmena); Paula Pacheco (Soc. Agr. Forestale La Torre – Omina Romana); Valentina Ceracchi (Az. Agr. Vinicola F.Lli Ceracchi; Edoardo Amici (Agriturismo Il Borgo): Alfredo Silvestri (Cantiine Silvestri); Alessandro Caverni (Az. Agr. La Luna Nel Casale).
Manager Operativo: Dott.ssa Saula Giusto
LA LISTA DELLE AZIENDE ADERENTI E LE RELATIVE ATTIVITA’ DELLA RETE VIP
AZIENDA AGRICOLA PESOLI GIULIO
VINO / OLIO / GELATINE DI VINO – ARICCIA
CANTINA COSTANTINI
VINO / OLIO / CONFETTURE – GENZANO
AZIENDA AGRICOLA CARAFA JACOBINI
VINO BIO / OLIO BIO – GENZANO DI ROMA
CANTINAMENA – AZ. AGRICOLA MINGOTTI
VINO BIO / OLIO BIO – LANUVIO
LA LUNA DEL CASALE
VINO BIO /OLIO BIO – LANUVIO
OMINA ROMANA – SOCIETA’ AGRICOLA FORESTALE LA TORRE
VINO / OLIO – VELLETRI
CANTINA TENUTA IACOANGELI
VINO / OLIO – GENZANO DI ROMA
AZIENDA AGRICOLA LE ERBE DELLA LUNA
ERBE OFFICINALI E PRODOTTI BOTANICI EDIBILI – NEMI
METALSUGHERO
PRODUZIONE TAPPI E CAPSULE PER BOTTIGLIE – GENZANO
CANTINA IL BOTTINO
VINO – LANUVIO
AZIENDA AGRICOLA SILVIA MANCINI (TERRE PAOLINI)
VINO – GENZANO
AZIENDA AGRICOLA CASALE 5 SCUDI
VINO – VELLETRI
FERMENTI 2020 SRL
FORNO / PRODOTTI DI PANIFICAZIONE – GENZANO
AGRITURISMO IL BORGO
OSPITALITA’ / PRODOTTI TIPICI – GENZANO
AGRITURISMO MONTE DUE TORRI
VINO / OLIO / FRUTTA / ORTAGGI – GENZANO
CANTINE SILVESTRI SRL
VINO – LANUVIO
AZIENDA AGRICOLA MARCO SERRA
VINO – VELLETRI
CASALE DELLA MANDRIA
RISTORAZIONE / PRODOTTI BIO (DA ORTAGGI E ALLEVAMENTO)
AZIENDA AGRICOLA LE QUATTRO VASCHE
VINO – VELLETRI
AZIENDA AGRICOLA LE ROSE
VINO BIO / OLIO BIO – GENZANO
AZIENDA AGRICOLA FRATELLI CERACCHI
VINO – VELLETRI
La Redazione
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17 Dicembre, 2024
Natale 2024 con Fèlsina e Chef Esposito: arriva il Panettone al Vin Santo del Chianti Classico DOC
La cantina di Castelnuovo Berardenga presenta il Panettone in edizione limitata firmato dallo Chef stellato partenopeo: un lievitato fragrante che racchiude chicchi di uva passita.
Nel Natale 2024 torna il connubio tra la grande tradizione vitivinicola toscana di Fèlsina e la creatività dello Chef stellato partenopeo Gennaro Esposito, patron del ristorante La Torre del Saracino. Disponibile in un’edizione limitata di soli cento pezzi, il Panettone al Vin Santo del Chianti Classico DOC viene proposto in abbinamento al vino di Fèlsina, per portare in tavola l’abbinamento perfetto.
Il lievitato viene preparato con uva passita intera di Malvasia e Trebbiano, vitigni utilizzati anche per la produzione del Vin Santo dell’azienda. I chicchi, appassiti naturalmente e incorporati con cura nell’impasto, regalano una croccantezza deliziosa che si sposa con la morbidezza della pasta. Completano la ricetta ingredienti di alta qualità come vaniglia Bourbon del Madagascar, miele di acacia italiano, scorze di agrumi e burro selezionato da latterie italiane, creando un dolce fragrante e aromatico.
Prodotto seguendo la tradizione antica, il Vin Santo del Chianti Classico DOC di Fèlsina si distingue per l’uso di Malvasia, Trebbiano e un 30% di Sangiovese che conferisce carattere al vino. I grappoli vengono lasciati appassire sui graticci per mesi, e il mosto, dopo la pigiatura, matura per 7 anni in caratelli sigillati. Il risultato è un vino color oro con riflessi ramati, dalle intense note di frutta passita, pesca e frutti tropicali, che si armonizza perfettamente con il panettone, creando un abbinamento esclusivo e ricco di gusto.
Il Panettone creato con lo Chef Gennaro Esposito viene presentato nella speciale box in velluto rosso in abbinamento a una bottiglia di Vin Santo del Chianti Classico DOC di Fèlsina ed è disponibile nello shop online dello Chef al prezzo di 95 euro www.gennaroespositochef.com/prodotto/box-felsina
La Redazione
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17 Dicembre, 2024
Muma Gin. Spirito Pugliese
A pochissimi Km da Foggia, in quel lembo del Tavoliere di Puglia che si incunea tra le Saline e l’Ofanto, al margine della Capitanata e a ridosso di Terra di Bari, è situata Trinitapoli, l’antico Casale della Trinità.
Trinitapoli è il centro di quella pianura che dilaga tra la montagna sacra all’Arcangelo e i primi contrafforti dell’Appennino, pianura che sulla scia degli antichi tratturi della transumanza raggiunge la cittadina e l’avvolge con il verde intenso dei suoi campo.
Il panorama, suggestivo nella sua semplicità, è dominato dal Cupolone della Chiesa Matrice, a testimoniare la genesi religiosa della città e la fede ancora ferma della sua gente.
La Puglia, il luogo da cui tutto ha origine, mistero, voglia di scoperta, di ciò che verrà.
La luce chiara del mattino che accarezza le pareti in pietra, lo sguardo su scorci di incantevole bellezza del blu del mediterraneo e degli ulivi secolari, scenari suggestivi da scoprire.
Dall’idea di due imprenditori pugliesi, i fratelli Marinaro del Birrificio Matà, dall’amore per le proprie origini, dalla loro passione e dalla volontà di creare qualcosa che non c’era, nasce MuMa Gin.
Il Birrificio Matà di Cerignola, a pochi Km da Foggia, fondato da due fratelli Marinaro, produce birre artigianali ad alta fermentazione e non pastorizzate in Puglia e nel Sud Italia, che guardano allo stile delle birre americane e belghe.
Valerio che oggi incontro in distilleria, si occupa del commerciale e di portare Muma Gin in giro per il mondo.
MuMa è un progetto in continuo divenire, un viaggio nel gusto, nel mare e nella terra di Puglia.
Valerio confessa che Muma è stato dedicato ai più raffinati amanti del bere miscelato, si sviluppa attraverso la ricerca, la selezione e l’utilizzo in purezza di 6 botaniche, prodotte da culture sostenibili, che rappresentano al meglio un percorso di estrazione ed esaltazione di sapori e aromi unici, che insieme completano alla perfezione caratteristiche dei singoli ingredienti.
La Camomilla, dolce e intensa, per arricchire la nota floreale dell‘Ireos che infonde morbidezza e texture. La Cannella, con i suoi sentori orientali, speziati e ricchi di fascino. Limone e Arancia, gli ambasciatori del Mediterraneo e della Puglia. Il Ginepro simbolo del Gin e della sua storia.
È l’acqua purificata del Mar Mediterraneo a completare la preparazione insieme all’ottavo ingrediente, segreto e gelosamente custodito nella ricetta, che ammanta di ulteriore mistero e fascino il MuMa Gin.
Muma gin possiamo descriverla come un mix di sei botaniche, l’acqua del Mar Mediterraneo e un ingrediente segreto, racchiusi nel nuovo distillato italiano, specchio di Puglia, dei suoi profumi, dei suoi colori e della sua storia.
MuMa Gin è Puglia. La sua storia si intreccia, come in un affascinante romanzo, con il numero otto: come i lati di Castel del Monte, monumento Patrimonio Unesco e simbolo universale della Puglia, con la sua pianta ottagonale scelta come perimetro dell’etichetta. E come il numero di ingredienti utilizzati, frutto della regione di origine e di zona vocate del Sud Italia.
MuMa è il primo spirit italiano che prevede l’uso dell’acqua purificata del Mar Mediterraneo, ingrediente caratteristico di questo Gin. Un gin guidato e ispirato dalla libertà di esplorare nuovi confini e diventare un riferimento per il bere miscelato di qualità.
Libertà come mission, interpretata da MuMa con la creazione di un prodotto pensato per farvi immergere nello Spirito Mediterraneo, nelle sensazioni, nei colori e nei profumi della terra di Puglia.
Con una attenzione particolare alla biodiversità e alla specificità degli ingredienti utilizzati.
Grazie a un equilibrio unico di ingredienti naturali e l’acqua del Mar Mediterraneo MuMa Gin stimola attraverso tutti i sensi, passione, benessere e voglia di avventura.
In futuro Valerio mi svela che ci sono due prodotti in fase di elaborazione che arricchiranno l’offerta di Muma Gin, ma al momento sono avvolti dal più profondo segreto.
Un brand in continua evoluzione, in continuo fermento, un’esplosione di idee.
A Valerio confesso che di Muma mi ha conquistato la bottiglia, per la sua caratteristica forma, realizzata appositamente e colorata di Tiffany per un senso di elitario e raffinato.
Valerio versa in un bellissimo bicchiere il loro Gin, stupendamente limpido alla vista: profumi agrumati e balsamici e in bocca una esperienza che parte dolce e delicata per poi sprigionare punte di spezie e note classiche di ginepro,
Infine, il finale in bocca è intenso, con una delicata sapidità.
La ricetta di Muma è stata studiata molto a lungo anche con il parere di amici ed esperti del settore per ottenere una ricetta morbida, equilibrata e distintiva, soprattutto per il pizzico di sapidità conferito dall’acqua di mare.
Il metodo di produzione di Muma Gin, commercializzato a 41,8 di percentuale alcolica avviene con alambicco a ciclo continuo che consente una distillazione pura e la ricetta unica che continua ad essere invariata grazie all’uso sempre degli stessi ingredienti naturali tutti pugliesi ed italiani continua a distinguerli e a renderli un Gin diverso dagli altri.
MUMA è per gli spiriti liberi, è la voglia di sperimentare, desiderio di sensazioni uniche.
Una bellissima novità, frutto della mia terra, che regalerà nuove emozioni agli amanti del buon bere.
Roberto Silvio De Pascale
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Il buon vivere
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16 Dicembre, 2024
Cent’anni di dedizione per la terra non fanno crescere soltanto l’uva
L’azienda vitivinicola Ca’Rugate, ormai nota a livello internazionale, non si adagia di certo sugli allori, ma traccia un moderno percorso di produzione territoriale dallo stile identitario.
C’è un perché a quella casa stilizzata nel logo di Ca’ Rugate: è li, nel cuore del Soave Classico, a Monteforte d’Alpone, che tutto ha avuto inizio.
La storia ultracentenaria si dipana lungo quattro generazioni.
Amedeo Tessari, agli inizi del Novecento, avvia il progetto agricolo. Suo figlio Fulvio Beo trasforma le vigne famigliari in impresa, con ostinato lavoro, diventando a tutti gli effetti il padre putativo del Soave Classico.
Segue l’epoca di un altro Amedeo e si giunge ai giorni nostri con la guida di Michele Tessari che è sia enologo che lungimirante imprenditore. Il suo intervento permette all’azienda di rinnovare ed espandersi, con nuove acquisizioni nella vicina Valpolicella, e nella zona dei Monti Lessini.
Il vigneto della famiglia Tessari si estende per 90 ettari, allevati secondo i principi dell’agricoltura biologica. Mozzafiato l’appezzamento di Monte Alto, con le sue pendenze da viticoltura eroica, Punta Tolotti con i suoi 500 metri di altitudine, il suggestivo vigneto Studio, base di partenza delle sperimentazioni di Michele ed i 5 ettari a Roncà, dove il vigneto di uva Durella è contornato dal bosco. Come non citare il cru Monte Fiorentine dove, nel 1952, lo stesso Fulvio Beo impianta Garganega, ispirandosi alla precisione ed alla bellezza dei vigneti visti in Francia, mentre scappa dalla prigionia, sul finire della seconda guerra mondiale.
Una storia lunga più di un secolo, dunque, che trasuda slancio, coraggio e devozione.
UN PROGETTO STILISTICO NITIDO E RICONOSCIBILE
Esaltare il valore identitario dei diversi territori che compongono il vigneto aziendale, variegati per composizione, microclima e denominazione, rappresenta la missione principale di Ca’Rugate, sia sotto l’aspetto scientifico che intellettuale. Dalla coltivazione di varietà autoctone come Garganega, Trebbiano di Soave e Durella per i bianchi, Corvina, Rondinella e Corvinone per i rossi, prendono forma 750.000 bottiglie, di cui la metà esportate all’estero, in ben 45 mercati.
La mano è quella di un’azienda “bianchista” con una visione enologica orientata alla sottrazione piuttosto che all’addizione. La bevibilità viene considerata punto di forza che non sacrifica armonia e personalità.
UN MODELLO VIRTUOSO DI OSPITALITÀ
Per Ca’Rugate l’accoglienza assume il suo senso etimologico più stretto e si espleta nell’apertura al pubblico 7 giorni su 7 del Wine Store aziendale e del Museo del Vino, dove più di 150 attrezzi da lavoro testimoniano oltre un secolo di attività agricola.
La Fattoria Sociale, contestualizzata in un parco faunistico all’interno di Monte Fiorentine, permette agli ospiti di godere di una vera e propria oasi a cielo aperto, all’insegna di una visione virtuosa del turismo inclusivo.
Proprio per l’ospitalità e il costante impegno profuso per il territorio, Ca’Rugate ha appena ricevuto l’esclusivo riconoscimento “Tre Impronte” Guida Cantine d’Italia 2025 attribuito alle cantine italiane che meglio rappresentano un modello di enoturismo consapevole.
OGNI ETICHETTA RACCHIUDE UN PRECISO PERCORSO
La filosofia produttiva è rintracciabile su tutti i segmenti: dal Metodo Classico ai vini Bianchi, dai Rossi ai Dolci, l’azienda investe in maniera qualitativa in tutte le direzioni, non di certo per un completamento di gamma.
Ne è un esempio lampante il Metodo Classico Amedeo Monti Lessini Doc Riserva, che ci racconta come la varietà Durella sappia sferzare il palato con la sua indelebile acidità. Si tratta di uno spumante identitario dove le durezze si raffinano con la sosta in bottiglia, perdendo l’arroganza dei tratti più citrini ed intrecciandosi con melissa e zenzero, nonché perentori rimandi di pietra spaccata. Un pas dosé asciutto, vinificato in solo acciaio, vigoroso e al contempo signorile, figlio di terreni vulcanici a matrice basaltica, generosi in sostanze minerali.
Da più di vent’anni Michele Tessari fa pratica sulle uve rosse venete nel lembo più ad Est della Valpolicella. Il suo sguardo orientato alla zona Classica, quella più storica, lo conduce, nel 2016, ad acquisire un vigneto in cima a Monte di Sant’Ambrogio, a quasi 600 metri di altitudine, dove i suoli sono sciolti, ciottolosi e ricchi di scheletro.
Una sola vigna di più di mezzo secolo per la produzione di un unico vino: l’Amarone Cima Caponiera, che si schiera lungo traiettorie interpretative moderne, proponendo tempi di appassimento ridotti e conseguente diminuzione della concentrazione.
L’assaggio di questo vino conferma appieno gli intenti: verticale, suadente, con impatto alcolico molto ben bilanciato. Il rimando è al sottobosco, alla balsamicità, all’intreccio del frutto con la raffinata torrefazione. In bocca è agile e profondo, scuro ma snello.
Un occhio di riguardo anche alla singolare personalità del Vermouth di Amarone, creato con una ricetta di 46 erbe officinali.
Michele Tessari, affascinato dal mondo dei vini aromatizzati ed ispirato dal lavoro dell’erborista Don Luigi Zocca di Sprea, si lancia in questa sfida produttiva dove le erbe dei Monti Lessini si fondono al suo vino più iconico.
Il risultato è inebriante: un profilo gustativo che lascia un ricordo più nitido del vino rispetto alle botaniche, caratteristica originale per questa tipologia di prodotto.
Da sposare con formaggio stagionato e non svilire con la mixology, il Vermouth di Ca’Rugate si lascia apprezzare per pienezza, personalità ed impatto tattile.
I vini di questa azienda, nel complesso, sintetizzano un percorso a filiera integrata ben preciso, dove la qualità del prodotto richiede un oculato approccio sartoriale in continuo aggiornamento, e dove l’identità – dei luoghi e delle persone – diventa tratto distintivo del brand.
Paola Restelli
Wine Immersion
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