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23 Dicembre, 2024

Chiude un anno intenso e proficuo per il Consorzio Alta Langa

Il 2024 è stato un anno di crescita per il Consorzio Alta Langa, che ha rafforzato il suo ruolo nel panorama spumantistico italiano. Una ricca agenda di eventi e collaborazioni ha consolidato il posizionamento dell’Alta Langa come simbolo di qualità, innovazione e tradizione. I momenti più importanti del 2024 Gennaio: Il Consorzio ha inaugurato l’anno con un banco d’assaggio a Grandi Langhe a Torino, occasione ideale per consolidare i rapporti con professionisti e operatori del settore. Febbraio: Presentato ai soci il volume “Alta Langa: il racconto di una denominazione”, un approfondimento dedicato alla storia e alle caratteristiche del metodo classico Alta Langa DOCG. Marzo: La sesta edizione de La Prima dell’Alta Langa, al Teatro Regio di Torino, ha visto una partecipazione straordinaria di operatori Horeca e stampa. Durante l’evento, l’enologo Donato Lanati ha condotto due masterclass sui lunghi affinamenti. Aprile: Durante la Milano Design Week, l’Alta Langa è stata protagonista accanto a Italdesign per il lancio del prototipo “Asso di Picche”, un esempio di come il savoir faire piemontese possa unire design e gusto. Primavera: Il Consorzio ha brindato in occasione di eventi di rilievo come Vinum Alba e il Ventennale dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Giugno: Alta Langa Roma, il grande evento di degustazione a Palazzo Brancaccio, è stato il momento centrale del mese, portando la denominazione a Roma con 30 produttori. Tra gli appuntamenti di giugno, anche Rose e Rosé a Bossolasco, che ha celebrato il territorio attraverso un raffinato incontro tra natura e tradizione. A fine mese, il Consorzio ha ricevuto a Bosia il Premio Ancalau “Lavoro & Ambiente”, riconoscimento per il suo impegno verso il progresso del territorio. Hanno preso il via incontri di formazione tecnica in ambito enologico e viticolo per i soci del Consorzio. Settembre: L’Alta Langa DOCG ha partecipato ad Abruzzo in Bolla e a Terra Madre, dove un corner dedicato ha permesso di scoprire le alte bollicine piemontesi. A Bologna e Firenze si sono svolte le due tappe annuali di “Alta Langa DOCG: Anima di un territorio”, il format ideato dal Consorzio per il mondo Horeca. Inoltre, il Consorzio ha brindato al Capodanno del Tartufo Bianco d’Alba la notte del 30 settembre, per l’avvio della stagione della cerca in Piemonte. Ottobre, novembre e dicembre: Alta Langa DOCG ha accompagnato eventi di prestigio come l’inaugurazione della Stagione d’Opera e Balletto del Teatro Regio di Torino, la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba e Buonissima Torino. Tra le novità dell’anno, il lancio della distintiva “Alta Langa Frappeuse”, realizzata in collaborazione esclusiva con Italdesign. Un bilancio positivo e uno sguardo al futuro Il 2024 si chiude con risultati significativi: 455 ettari vitati, 14 nuovi produttori associati che portano la compagine a quota 85 e una crescita prevista delle vendite di oltre il 10%. Un anno che ha unito innovazione e valorizzazione delle tradizioni, confermando il ruolo dell’Alta Langa DOCG come simbolo di eccellenza spumantistica a livello nazionale. La Prima dell’Alta Langa 2025
La data scelta per l’evento annuale del Consorzio Alta Langa è lunedì 10 marzo 2025, a Torino. Sarà la settima edizione della grande degustazione di tutte le cuvée in commercio dei soci del Consorzio. A gennaio si apriranno sul sito istituzionale le registrazioni per il
pubblico Horeca e per i giornalisti. La presidente Mariacristina Castelletta I traguardi raggiunti quest’anno sono il risultato di un impegno condiviso: produttori, partner e un numero sempre maggiore di sostenitori e appassionati che ci accompagnano nel portare l’Alta Langa DOCG sempre più lontano, senza mai perdere di vista i nostri valori e la nostra identità. I NUMERI DEL CONSORZIO E DELL’ALTA LANGA DOCG: • 85 Case spumantiere associate al Consorzio
• 455 ettari di vigneto tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo
• Il vigneto Alta Langa è coltivato per 2/3 Pinot nero e per 1/3 Chardonnay
• 3.200.000 di bottiglie prodotte dalla vendemmia 2023
• Mercato interno:85%
• Export: 15%   La Redazione
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23 Dicembre, 2024

Guide Enologiche Italiane: l'Alto Adige brilla con 345 riconoscimenti

La straordinaria varietà della produzione vinicola di questo territorio si riflette positivamente nei risultati delle 15 principali guide enologiche italiane e dei concorsi di settore più prestigiosi. Complessivamente, 209 vini di 78 produttori altoatesini hanno ottenuto 345 punteggi massimi. I vini bianchi si confermano ai vertici delle classifiche ma anche le varietà autoctone rosse danno grandi soddisfazioni. Numerosi inoltre anche i “premi speciali” destinati a diverse etichette e personaggi di questa piccola gemma vitivinicola. Le guide enologiche italiane conferiscono premi speciali ai vini e ai produttori che si sono contraddistinti nell’ultimo anno. È stato, ad esempio, il caso del Sauvignon Riserva Gran Lafóa Alto Adige DOC, annata 2021, della Cantina Colterenzio, incoronato dal Gambero Rosso il vino bianco italiano dell’anno. Nella categoria “Vini rari” è stato, inoltre, premiato il Santa Maddalena classico Vigna Rondell R Alto Adige DOC, annata 2022, di Franz Gojer-Glögglhof. Il premio “Tastevin” della Guida Vitae è stato conferito quest’anno al Pinot Nero Riserva Trattmann Alto Adige DOC, annata 2021, della Cantina Girlan, che già poteva fregiarsi del titolo di “Gemma”. Lo stesso titolo è stato conferito anche ad altri tre vini altoatesini: allo Chardonnay Riserva Kreuzweg Family Reserve Alto Adige DOC, annata 2020, di Castelfeder; al Lagrein Riserva Vigna Klosteranger Alto Adige DOC, annata 2020 della Tenuta | Cantina convento Muri-Gries; al Pinot Bianco Rarity Alto Adige Terlano DOC, annata 2011, della Cantina Terlano. Anche la guida I Vini di Veronelli ha individuato il migliore vino bianco in Alto Adige, nello specifico il Terlano Primo Grande Cuvée Alto Adige DOC, annata 2021, della Cantina Terlano. L’Azienda Agricola Stroblhof e il suo Pinot Nero Riserva Sepp Hanni Alto Adige DOC, annata 2019, si sono meritati per lo stesso motivo un posto tra i “10 Vini Sole”. Per Doctor Wine, il vino dolce dell’anno è il Moscato Rosa Alto Adige DOC, annata 2022, di Franz Haas. La stessa guida ha conferito un’onorificenza alla carriera anche a Hans Terzer, per molto tempo kellermeister della Cantina Produttori San Michele Appiano, mentre ha premiato i giovani vignaioli del Santa Maddalena nella categoria “Next Generation”. Infine, il premio “Rainer Zierock” della guida The Wine Hunter è andato ad Andreas Dichristin di Tröpfltalhof. Terra di vini bianchi con rossi di spicco Anche quest’anno è particolarmente interessante osservare la distribuzione delle varietà tra i vini premiati. Spiega Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige Per l’Alto Adige, terra dei vini bianchi, l’elevato numero di valutazioni eccellenti è un’importante conferma. 183 dei 345 punteggi massimi, quest’anno, sono stati attribuiti ai vini bianchi che rappresentano il 53% dei vini premiati. I rossi hanno ottenuto 129 punteggi massimi, mentre i vini dolci 13. Gli spumanti altoatesini che hanno ottenuto il massimo punteggio dalle guide enologiche italiane sono 20, un numero decisamente positivo. È evidente, inoltre, che, anche se i vini bianchi si accaparrano i vertici per quanto riguarda i punteggi massimi, nella classifica delle varietà sono i rossi a prevalere. Il Pinot Nero, ad esempio, produce 28 delle 209 etichette premiate, seguito da 22 vini Schiava. “Se a questi aggiungiamo le 16 etichette di Lagrein, le nostre varietà autoctone di Schiava e Lagrein vengono premiate con quasi un vino di eccellenza ogni cinque “, continua con entusiasmo Andreas Kofler. Prima del Lagrein, tuttavia, ci sono tre varietà di bianco: il Sauvignon (20 vini premiati), il Gewürztraminer e lo Chardonnay (16 vini premiati ciascuno). I vini più premiati Quest’anno nove vini altoatesini hanno ottenuto cinque o più punteggi massimi. Con sei riconoscimenti, si posiziona ai vertici della classifica il Pinot Bianco Rarity Alto Adige Terlano DOC, annata 2011 della Cantina Terlano. Altri otto vini entrano nelle guide enologiche con 5 punteggi massimi: il Lagrein Riserva Taber Alto Adige DOC, annata 2022, della Cantina Bozen; il Pinot Nero Riserva Trattmann Alto Adige DOC, annata 2021 della Cantina Girlan; il LR Riserva Alto Adige DOC, annata 2020 e il Sauvignon Riserva Gran Lafóa Alto Adige DOC, della Cantina Colterenzio; l’Appius Alto Adige DOC, annata 2019 della Cantina Produttori San Michele Appiano; il Müller-Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner Alto Adige DOC, annata 2021 della Tenuta Tiefenbrunner|Schlosskellerei Turmhof; il Gewürztraminer Nussbaumer Alto Adige DOC, annata 2022 e il Gewürztraminer vendemmia tardiva Terminum Alto Adige DOC, annata 2022, della Cantina Tramin.   I vini più premiati       2011 Pinot bianco Rarity Alto Adige Terlano DOC Cantina Terlano 6 2022 Lagrein Riserva Taber Alto Adige DOC Cantina Bozen 5  2020 LR Riserva Alto Adige DOC Cantina Colterenzio 5 2021 Sauvignon Riserva Gran Lafóa Alto Adige DOC Cantina Colterenzio 5 2021 Pinot nero Riserva Trattmann Alto Adige DOC Cantina Girlan 5  2019 Appius Alto Adige DOC Cantina Produttori San Michele Appiano 5 2021 Müller-Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner Alto Adige DOC Tenuta Tiefenbrunner|
Schlosskellerei Turmhof 5 2022 Gewürztraminer Nussbaumer Alto Adige DOC Cantina Tramin 5 2022 Gewürztraminer vendemmia tardiva Terminum Alto Adige DOC Cantina Tramin 5   Dal punto di vista dei produttori Le varietà di vitigni e i vini sono interessanti, ma i produttori non sono certo da meno. Andreas Kofler spiega che: “La varietà del paesaggio vinicolo altoatesino si riflette anche nella grande quantità di produttori premiati e nel fatto che cantine sociali, tenute vinicole e vignaioli indipendenti possono fare riferimento a vini che hanno ottenuto il massimo del punteggio“. Se si tiene in considerazione il numero di punteggi massimi, quest’anno la Cantina Terlano occupa il primo posto con 19, seguita dalle cantine Girlan, Colterenzio, Produttori San Michele Appiano e Tramin con 16 ciascuna. L’azienda vinicola Elena Walch ottiene 14 punteggi massimi, 13 la Tenuta Tiefenbrunner|Schlosskellerei Turmhof. La classifica cambia se, invece del numero di punteggi massimi, si tiene in considerazione il numero di vini premiati. Al primo posto, infatti, troviamo la Cantina Colterenzio con 8 etichette, seguita dalle cantine Girlan, Produttori San Michele Appiano, Terlano e dalla Tenuta Waldgries Christian Plattner con 7, mentre le cantine Valle Isarco, Franz Haas, Manincor, Nals Margreid, Tenuta Tiefenbrunner|Schlosskellerei Turmhof ed Elena Walch si assicurano il terzo posto con 6 etichette premiate. Produttori   Punteggi massimi in totale Cantina Terlano 19 Cantina Girlan 16 Cantina Colterenzio 16 Cantina Produttori San Michele
Appiano 16 Cantina Tramin 16 Elena Walch 14 Tenuta Tiefenbrunner|Schlosskellerei Turmhof 13 Gump Hof – Markus Prackwieser 10 Manincor 10   Produttori   Vini con il punteggio massimo Cantina Colterenzio 8 Cantina Girlan 7 Cantina Produttori San Michele Appiano 7 Cantina Terlano 7 Tenuta Waldgries Christian Plattner 7   Guide enologiche e concorsi Punteggio massimo Gambero Rosso 2025 – Tre Bicchieri 24 Slow Wine 2025 – Top Wines 33 Vitae 2025 – Quattro Viti 63 I Vini di Veronelli 2025 – Tre Stelle Oro & Grandi Esordi 37 Vinibuoni 2025 – Le Corone 30 Bibenda 2025 – Cinque Grappoli 39 Doctor Wine 2025 – I Faccini 95+ 43 Sparkle 2025 – Cinque Sfere 3 L’Espresso 2025 – I 1000 Vini d’Italia 44 Guida Bio 2025 – Foglia d’Oro 10 The WineHunter 2024 – Platinum Award 7 Concorso nazionale del Pinot nero 2024 – podio 1-3 4 Concorso nazionale del Sauvignon 2024 – podio 1-3 3 Concorso nazionale del Riesling 2024 – podio 1-3 3 Vernatsch Cup 2024 – Schiava dell‘anno 2 Totale punteggi massimi 345   La Redazione
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23 Dicembre, 2024

Terre d'Alta Puglia. Presentata la Nuova Associazione a Beviamoci Sud Roma

  Un nuovo progetto di valorizzazione del patrimonio vitivinicolo del Nord della Puglia è stato ufficialmente presentato in occasione della sesta edizione di Beviamoci Sud Roma, prestigiosa kermesse dedicata alle eccellenze del vino del Meridione, ospitata all’Hotel Palatino dal 7 al 9 dicembre. Tra le oltre 50 aziende vitivinicole selezionate dai curatori Marco Cum, Andrea Petrini e Luciano Pignataro, un momento di particolare rilievo si è tenuto l’8 dicembre alle ore 18:00: la presentazione dell’Associazione Terre d’Alta Puglia. Un progetto unico per il Nero di Troia Durante la Masterclass intitolata “Le sfumature del Nero di Troia”, condotta da Luciano Pignataro, Saula Giusto e dai produttori associati, sono state proposte 12 etichette di Nero di Troia, declinato nelle sue diverse espressioni: dal rosato, allo spumante, al rosso in acciaio, barricato e passito. Questo momento non solo ha celebrato uno dei vitigni più rappresentativi della Puglia, ma ha anche rappresentato l’occasione per svelare il nuovo disciplinare dell’Associazione. IL DISCIPLINARE DI TERRE D’ALTA PUGLIA Il disciplinare, innovativo rispetto alle DOC esistenti, è stato concepito per promuovere standard qualitativi elevati e allinearsi alle più moderne tendenze agronomiche, enologiche e di mercato. Tra le caratteristiche distintive: Densità minima d’impianto: 4.000 ceppi per ettaro; Rendimenti limitati per ettaro: massimo 12 ton/ha per i vini spumante, bianchi e rosati, 10 ton/ha per i rossi, 8 ton/ha per i rossi Riserva e 6 ton/ha per i passiti; Implementazione del Comitato Tecnico Scientifico, costituito da: Tre membri eletti tra gli agronomi/enologi delle cantine aderenti al disciplinare; Dott. Vittorio Capozzi (Socio fondatore dell’Associazione e membro del CTS), Ricercatore, Istituto di scienze delle produzioni alimentari (ISPA) – Consiglio Nazionale delle Ricerche Mariagiovanna Fragasso, (Membro CTS) Ricercatrice, Dipartimento DAFNE – Università di Foggia Membri esterni del CTS: Dott.ssa Maria Francesca Cardone e Dott. Rocco Perniola, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) Un membro dell’ente di certificazione Un nuovo percorso per la viticoltura pugliese “Terre d’Alta Puglia” nasce con un obiettivo ambizioso: creare una sinergia tra i produttori per valorizzare la qualità delle uve e dei vini del territorio, certificandone l’autenticità attraverso un marchio collettivo. Questo marchio non solo rappresenterà l’eccellenza, ma sarà il simbolo di una nuova strada del vino, invitando enoturisti e appassionati a scoprire le tradizioni e il futuro di questa terra straordinaria. L’invito al territorio e al futuro L’Associazione ha sottolineato l’importanza di unire forze e risorse, unendo innovazione e tradizione per costruire un valore aggiunto per il territorio. “In Terre d’Alta Puglia abbiamo deciso di fare squadra: condividere idee e risorse per produrre vini straordinari, che raccontano la nostra storia, la nostra comunità e il nostro territorio.” Questo è un punto di partenza, dichiarano i produttori, saremo promotori di questo ambito progetto, con l’intento di allargare a tutte le realtà vitivinicole del nostro territorio che vorranno sposare questa iniziativa. Prossimo appuntamento: un evento in Puglia per la presentazione ufficiale del nuovo marchio collettivo di qualità e della futura Strada del Vino Terre d’Alta Puglia. INFO: www.terredaltapuglia.it social: @terredaltapuglia La Redazione
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22 Dicembre, 2024

Heraco, la nuova creazione enologica della famiglia Grosjean

  Heraco è il nuovo vino di Grosjean che parla di “famiglia”: un rosso che racconta una forte identità territoriale e profondi legami familiari. Il segreto è, infatti, nel suo nome che svela l’ultima creazione di questi vignerons valdostani: Heraco, infatti, è l’acronimo dalle iniziali di Hervé, Eraldo, Er di Didier e Co di Marco, quattro personalità distinte ma unite dalla passione nel produrre vini di montagna. Nell’estate del 2023 prende vita Heraco grazie all’idea di utilizzare i due principali cru della cantina, le vigne Tzeriat e Rovettaz: la prima – piantata negli anni ’60 dal nonno Dauphin – da cui arriva il Pinot Noir che conferisce eleganza ed equilibrio, e la seconda – dalla quale si ottengono il Fumin che dona una buona struttura, il Torrette Superieur che regala un bell’equilibrio e il Clairetz che completa con un bel tannino derivante dal nebbiolo. Oggi Rovettaz, il più grande vigneto dell’azienda con 6,5 ettari, rappresenta l’appezzamento più importante in Valle d’Aosta coltivato da un singolo vigneron oltre a essere storicamente riconosciuto per la sua vocazione alla produzione di ottimi vini da più di 300 anni. Queste quattro varietà sono state lasciate “sposare” da agosto dell’anno scorso fino a gennaio: hanno riposato in tonneau da 600 lt e successivamente passate in bottiglia per la parte di affinamento finale. Intrigante al naso e fresco in bocca, questo rosso rubino esprime grande complessità che si traduce in rara finezza. Verticale e austero, le note di spezie si fondono a sentori di frutta rossa e sottobosco. quasi croccante al palato. Un vino che certamente può attendere anche diversi anni prima di essere stappato! Un racconto di famiglia, quella dell’azienda Grosjean: oggi con Heraco si parla di un altro pezzo di storia ricca di tradizione, unicità e collaborazione di questi vignaioli valdostani.  Questa è la forza della viticoltura di questa regione che, attraverso un’autentica espressione di valorizzazione e preservazione di territorio, esprime il suo carattere fortemente identitario fatto di persone, montagna e vini.   La Redazione
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22 Dicembre, 2024

La Sirica. Una varietà Campana quasi scomparsa

  La curiosità è stata legata a lungo ad un evento negativo, la perdita dell’Eden a causa di Eva. È il filosofo Michel Foucault  a liberarci finalmente da questo luogo comune definendo la curiosità sinonimo di intelligenza e meraviglia. Un sentimento che non si immobilizza davanti al reale, ma cerca di disfarsi di ciò che è familiare e che si esercita a guardare le cose diversamente andando oltre, uscendo fuori da quella confort-zone mentale. Ecco, in queste affermazioni, mi ci ritrovo alla grande. Non voglio perdere l’Eden, voglio restarci, scoprendo nuovi luoghi, nuovi angoli inesplorati. Ed ecco che proprio grazie alla mia rubrica “Quelle curiose esplorazioni”, giro e rigiro alla scoperta di novità, magari viste e riviste, ma non sotto la mia lente di ingrandimento. Siamo nella mia Campania, di rientro dall’ultimo viaggio in Sardegna e voglio parlarvi dì una quasi scomparsa varietà Campana, la Sirica. Alberto Magno diceva Vitis etiam provectioris aetatis facit uvas meliores et melus vinum, sed facit uvas pauciores proportionae suae quantitatis quam juvenis. (trad. “Senza dubbio la vite più avanti negli anni produce uve migliori e un vino migliore, ma la resa della quantità è minore rispetto a quando è giovane.) Per chi non l’avesse capito, siamo in Irpinia e facciamo visita ad un’azienda leader da anni del settore che, tra i tanti meriti, si è fregiata della scoperta e rivalutazione di questa varietà autoctona Feudi di San Gregorio sta all’Irpinia, come l’Irpinia sta a Feudi. Un territorio “fortunato” sia dal punto di vista del suolo che dal clima. Così fortunato da essere riuscito a superare, quasi indenne, anche l’annoso problema della fillossera. In questa terra baciata dal Dio vino è facile incontrare vitigni autoctoni, rari figli di un territorio che cambia radicalmente da zona a zona. A Taurasi, piccolo comune della provincia di Avellino e patria dell’omonimo vino prodotto da uve aglianico e DOCG della Regione, è ancora  possibile imbattersi in viti ultracentenarie. È proprio a Taurasi, all’interno di un vigneto di Aglianico, che sono state ritrovate piante con oltre 200 anni di vita appartenenti ad una varietà riconosciuta come Sirica. Il Sirica, o Siriana/Syricus, ha radici che si perdono nella storia. La ritroviamo negli scritti di Plinio, che nel 75 a.C. lo inserisce tra le uve coltivate in Campania/Romana e ne attribuisce il nome di derivazione Syricum, un colorante rosso, all’epoca molto diffuso. Altra testimonianza storica è legata a Isidoro di Siviglia, che nel 63 d.C. chiama la Sirica anche Vitis-Sciovia e la fa derivare dalla Siria. In accordo con Plinio, la colloca tra le Aminee più pregiate. È Catone poi a precisare come l’introduzione di questo vitigno in Italia sia avvenuta molto tempo prima della fondazione di Roma dalla regione abitata dai Seri. Solo recentemente è comunque stata formulata l’ipotesi che conduce a derivare il nome Sirica da Siri, l’antica città posta sullo Ionio, vicina a Metaponto che, dopo la Seconda Guerra Punica e a seguito del dominio di Roma sulla Magna Grecia, venne chiamata Eraclea. Ad onor del vero e per completezza, è bene citare anche l’esistenza dell’ipotesi, avanzata da alcuni autori francesi come “Andrè” e Rezèau, che la porta ad una certa affinità con la Syrah, Serine o Shesh, tutti vitigni di origini persiana, Ma entriamo più nel vivo della questione. Trasim dint’a scazzetta d’ò prevete
(Ovvero, Ad Litteram, “Entrare nello zuccotto del prete, addentrarsi nei particolari o in fatti riservati). Feudi di San Gregorio ritrova alcuni ceppi di questo vitigno d’età presunta di 250 anni, franchi di piede, dal grande sviluppo sia vegetativo che produttivo ospitati dall’altopiano vulcanico di Taurasi che, grazie alle sue condizioni pedo-climatiche, è caratterizzato da una viticoltura di forte tradizione e originalità. Il profilo dei marcatori del DNA e degli antociani risultanti dalle analisi effettuate sulle ultime tre piante originarie presenti a Taurasi, evidenzia una certa affinità genetica con alcuni vitigni dell’area Nord-Orientale della penisola Italica. Nella fattispecie, Teroldego, Lagrein e Refosco. Se si entrasse nei rapporti di parentela, è possibile ipotizzare come la Sirica sia un ancestrale dello stesso Aglianico. Ne è una possibile prova la forma di allevamento a Tennecchia o Tesole dell’avellinese e del beneventano. Recenti studi, infatti, hanno rivelato come probabilmente la Sirica sia nata grazie ad un incrocio naturale tra Aglianico e Syrah. Queste piante dopo un’attenta analisi con moderne tecnologie dei marcatori molecolari, sono state moltiplicate nel 2003 dai tecnici di Feudi dando vita ad un vitigno moderno con coltivazione a spalliera esteso per circa 3ha. Feudi, ancorché impegnata nella registrazione della Sirica nel Catalogo Nazionale delle varietà depositato presso il Ministero delle politiche agricole, dal 2007, produce da questa varietà tot. 690 esemplari numerati riservandoli ai clienti più appassionati. L’affinamento è di circa due anni, di cui metà in barriques e metà in bottiglia. La produzione totale si attesta all’incirca sulle 4000 bottiglie. La Sirica si presenta di colore rosso vivace, dal naso vinoso che assorbe sentori di frutta rossa e note mentolate. In bocca è fresco, morbido e speziato. Di buona struttura e grande persistenza. Gli appassionati e gli addetti ai lavori non hanno perso tempo per scatenare fantasie ed elogi tanto che la Sirica di Feudi scala velocemente tutti i gradini di gradimenti della critica. Robert Parker, Antonio Galloni e Wine Enthusiast la premiano con oltre 93 punti e ciò che più conta,  le reazioni dei critici sono a dir poco entusiasmanti. La Sirica di Feudi piace e convince. Aldilà della curiosa scoperta è un vino ricercato, che piace anche perché affonda le sue radici nel tempo e con il tempo è destinato solo a migliorare. Con vini come questi, è facile affermare come Feudi di San Gregorio possa essere identificato come il marchio simbolo del Rinascimento enologico del meridione d’Italia e di un’autentica cultura del bere volta a riscoprire l’identità profonda dei sapori mediterranei. Auguro a tutti buone feste, magari con un bicchiere di Sirica. Resta cu mme (trad. Resta con me), perché il mio prossimo articolo Sarà cchiù (trad. Sarà ancor di più), curioso e interessante.   Sono Giovanni Scapolatiello, il Sommelier Napoletano DOCG, founder del progetto Mister Wine e founder del Blog www.misterwine.eu Mi trovi su Instagram  Quelle curiose esplorazioni
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21 Dicembre, 2024

Si conclude Vinacria - Ortigia Wine Fest: “stiamo già lavorando alla seconda edizione”

  60 produttori di vino, 4 aziende dell’olio, 13 masterclass, 5 presentazioni di libri e riviste, buona la partecipazione alla prima edizione a Siracusa. Gli organizzatori: “Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa manifestazione soprattutto ai produttori che ci hanno creduto sin dall’inizio, stiamo già lavorando alla seconda edizione”
Si è conclusa la prima edizione di Vinacria – Ortigia Wine Fest, l’evento che celebra i vini (e gli oli) di Sicilia ma che è soprattutto un contenitore attivo in cui far muovere punti di forza e criticità, ascolto e dialogo, mettendo in relazione tutti gli aspetti e le tematiche che concorrono, oggi, a rendere la Sicilia del vino una regione di grande prestigio. Buona affluenza di pubblico all’Antico Mercato della città siracusana nella tre giorni pensata dall’Associazione Culturale Godot: L’ideatrice dell’evento Giada Capriotti insieme al socio Silvano Serenari, promotori della manifestazione Il nostro obiettivo è stato quello di valorizzare le eccellenze enologiche del territorio, creando un ponte tra produttori, esperti del settore e appassionati per offrire uno spazio di confronto e scoperta. Vinacria non è stato solo un evento sul vino ma un viaggio nelle radici e nel futuro della cultura enogastronomica siciliana. Vinacria è un contenitore multiforme fatto di contenuti ricchi e qualitativi che vuole esaltare il bello, il buono e il giusto. 59 le cantine provenienti da tutta l’isola ma anche 4 aziende dell’olio e 2 di spirits, 13 le masterclass guidate da degustatori di caratura nazionale, 5 presentazioni di libri e riviste: tra i presenti Manlio Giustiniani, Raffaele Mosca, Federico Latteri, Cinzia Benzi, i giovani produttori di Generazione Next, Federico Graziani con i suoi vini e la rivista GEN ZED e Remon Karam, Il ragazzo venuto dalle onde. Tra gli appuntamenti più significativi la masterclass condotta da il Master of Wine Pietro Russo, Vino e contemporaneità. Stili e tendenze: come si adatta la viticultura siciliana e Il ruolo del Sommelier: l’importanza della formazione sul campo e della comunicazione efficace con Marco Reitano, head sommelier del ristorante La Pergola di Roma, 3 Stelle Michelin Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa manifestazione, specialmente ai produttori che ci hanno creduto sin dall’inizio e che sono arrivati da tutta l’isola. Vinacria è stata e continuerà ad essere un vero e proprio viaggio attraverso degustazioni, incontri, laboratori e momenti culturali, alla scoperta di uno dei patrimoni enogastronomici più ricchi d’Italia. L’evento, voluto dall’Associazione Culturale Godot che si pone l’obiettivo di valorizzare il patrimonio vitivinicolo, olivicolo, gastronomico e turistico attraverso eventi e iniziative promozionali che celebrano l’eccellenza della Sicilia, è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Siracusa, dell’Istituto Regionale del Vino e dell’ Olio, dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, dell’Assemblea Regionale Siciliana, del Senato della Repubblica, del Ministero Delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia ed è inserito nel calendario di attività di Regione europea della gastronomia 2025.   La Redazione
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21 Dicembre, 2024

I segreti della verticale di San Paolo. Svelati!

I segreti della verticale di San Paolo a Pievalta. Svelati! Continuiamo il racconto a Pievalta. Come promesso, in questo articolo vi svelerò i segreti di una verticale emozionante e di una splendida cena gourmet, un'esperienza che ci ha immerso nel cuore di Pievalta e della sua filosofia produttiva. Il mio viaggio in questa affascinante tenuta marchigiana ha svelato non solo l'eccellenza dei suoi vini, ma anche la profonda passione che anima chi ogni giorno lavora la terra e trasforma l'uva in capolavori. Insieme ad Alessandro Fenino abbiamo prima visitato la cantina e poi, con le  idee più chiare. abbiamo affrontato l'attesa verticale.
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21 Dicembre, 2024

Opificio Fred. Fred Jerbis: l'amore per le erbe

  Polcenigo, provincia di Pordenone, Friuli, cicloturismo, passeggiate sui sentieri, navigazione con barchini elettrici lungo il Livenza, visite al sito archeologico di Palù di Livenza, alla sorgente del torrente Gorgazzo e al Parco di San Floriano. Un territorio ricco di sorgenti e corsi d’acqua, da scoprire poco a poco, con ritmi lenti. Un concorso di elementi naturali, storici e artistici ha permesso a Polcenigo di diventare uno dei Borghi più belli d’Italia. Testimoni della sua lunga storia sono oggi i resti del castello medievale, alcune dimore signorili del Cinque e Seicento e varie chiese, tra cui quella della SS. Trinità collocata nel magnifico scenario delle sorgenti del fiume Livenza. Una terra nata sull’acqua dove la distilleria friulana trova una delle sue massime espressioni, nella fusione di tradizione e innovazione, ma anche nell’infusione di un patrimonio botanico unico per la sua ricchezza, ancora curato e raccolto a mano da Federico Cremasco, erborista, alchimista e distiller. Federico, Fred per gli amici, dopo avermi stretto la mano con forza, mi porta nel suo mondo e inizia a raccontarmi la sua bellissima realtà. Iniziamo dalle origini, quando tutto è nato. L’iniziale curiosità per la mamma che prepara i liquori fatti in casa e poi il fascino per un orto botanico vicino alla sua abitazione sono gli elementi che stimolano la curiosità di Federico. Aggiungetevi la decisione di lasciare gli studi di ingegneria meccanica per inseguire la professione di barman e infine, dopo numerose esperienze in giro per l’Europa, quella di tornare in Friuli, tra i profumi di una terra amata. Qui il destino si compie e si definisce mettendogli tra le mani un antico erbario del 1946 su cui comincia a sperimentare e a lavorare. Il risultato è Fred Jerbis, innovativa linea di spirit artigianali italiani, fondata da Federico. “Fred Jerbis” non è altro che un alias che lo rappresenta: Fred è il diminutivo del suo nome, Federico, mentre Jerbis, che in dialetto friulano significa erbe, racconta una delle sue passioni”. Un’anima eclettica la sua, divisa tra coltivazione, ricerca, raccolta e distillazione. Un’erborista che coltiva piante giorno dopo giorno in un dialogo continuo con la natura, ma anche un alchimista con l’ossessione per il laboratorio e la sperimentazione di nuovi abbinamenti. Nelle occasioni pubbliche – fiere, eventi, presentazioni – Fred non manca di indossare il camice bianco e di portarsi appresso una valigetta con tutti gli strumenti del mestiere. Al di là del personaggio, piacevole e simpatico, è il risultato ciò che conta e su questo non ci sono dubbi, ma solo curiose e deliziose sorprese. Immergersi nell’atmosfera di Polcenigo, un piccolo paesino della provincia di Pordenone significa rievocare quel tempo sospeso nel tempo, quasi incorniciato in una memoria collettiva che rivive grazie all’inventiva e alla laboriosità dei suoi abitanti. Tra questi Fred, giovane eclettico e poliedrico sfugge a una definizione univoca. Erborista, alchimista, distiller sono alcuni dei ruoli che riveste all’Opificio Fred, azienda che si è fatta conoscere in Italia e nel mondo per i suoi liquori estremamente identitari. Le peculiarità del Friuli sanno trasformarsi in opportunità, offerte dalla sua stessa natura geografica a cui si associa l’intraprendenza dei suoi abitanti, dando vita ad un clima fervido di idee e progetti che spesso si trasformano, non senza un duro lavoro, in qualcosa di concreto, da condividere. In una terra dove l’acqua sgorga limpida e pura, non è dato sapere se una divinità o una ninfa abbiano effettivamente donato un contesto ambientale particolarmente salubre e suggestivo che ospita la foresta del Cansiglio, seconda foresta più grande d’Italia. È qui che Fred ha scelto di restare a diretto contatto con il suo territorio, con quella natura che con la sua ispirazione gli ha permesso di realizzare un sogno: creare liquori che esprimano l’essenza della sua Polcenigo, da far conoscere come ambasciatore del gusto del suo Friuli in tutto il mondo. Anni di esperimenti, prove e tentativi, alla ricerca delle botaniche giuste e delle proporzioni perfette per ricreare nel bicchiere quell’armonia che regna tra i verdi pendii e le fonti in cui il gorgoglio dell’acqua diviene la colonna sonora di una grande sinfonia. Solo nel 2014 viene realizzato un primo laboratorio dove le piante raccolte diventano infusi e distillati, inizia così una fase di ricerca e sperimentazione nel mondo degli spiriti. Fred continuando a perdersi tra boschi e radure, alla ricerca delle erbe migliori, si chiude nel suo laboratorio per creare la linea Fred Jerbis con Gin 43, Vermut 25 e Bitter 34, il trittico liquoroso che si ispira al mix del famoso cocktail negroni. Questa presenza costante della natura è anche l’ispirazione per AMARO16, il cui numero indica le botaniche raccolte direttamente dagli alberi. Nell’antichità i monaci ritenevano che tutte le piante, erano degli esseri senzienti, capaci di percepire la realtà e di apportare benefici all’uomo. Convinti di queste proprietà hanno iniziato, da un lato a coltivare piante e spezie negli “hortus botanicus” e dall’altro a raccogliere fiori e foglie direttamente dagli alberi, per creare così dei rimedi naturali. Fred, ispirato da queste tradizioni e dallo spirito degli alberi, di cui è un fervido cultore, ha voluto creare un amaro, in grado di rievocare i sapori di un tempo (ancestrali) . La maggior parte delle 16 botaniche, viene raccolta direttamente dagli alberi del Friuli: tiglio, gelso, frassino, cipresso, betulla; e viene realizzato attraverso un’unica infusione alcolica, come nell’antica farmacopea. Un amaro dal colore bruno tenue, completamente naturale, con una percentuale di zucchero molto bassa. Un aroma amaricante, ma fresco, con una persistenza erbacea, ma equilibrata; al gusto si può percepire una nota di frutti di bosco. Assaggio il Gin43. Un Gin originale, 43 gradi e 43 botaniche per concepire qualcosa di unico. Un gin distintivo, dal colore giallo paglierino, ricco di profumi e sentori, prima erbacei poi speziati; un gusto complesso, ma semplice al tempo stesso, perché equilibrato. All’olfatto predomina il ginepro, sono invece pressoché assenti i toni alcolici. Il gusto è equilibrato e delicato con note erbacee, agrumate e speziate, non c’è un’unica predominanza, ma è una sinfonia di aromi. Fred Jerbis è un progetto di ricerca e sperimentazione nel mondo dei distillati e dei liquori. Fred crede che per creare prodotti originali, serva innanzitutto un punto di vista diverso ed in divenire, senza mai dare nulla per scontato, ma cercando sempre di guardare da una nuova prospettiva. Davvero una realtà bellissima perché dalle parole di Federico si percepisce l’amore per la natura e il suo territorio e la sua forza di volontà ha permesso di trasformare il suo territorio, le bellezze e bontà della natura in un prodotto davvero unico che vi invito a provare perché ne resterete estasiati. Sicuramente è un prodotto che non si trova comunemente nei bar perché è riservato agli amatori, e se lo siete dovete assolutamente provarlo.         Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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20 Dicembre, 2024

Presentata L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2024

  Stimato un + 5% sulla produzione vino, bene i rossi Dop all’estero Si stimano oltre 2,25 milioni di ettolitri prodotti nella vendemmia 2024. Piemonte seconda regione italiana con un fatturato vino di 1.248 milioni di euro. Focus sui mercati internazionali di Nomisma.   Poco dopo la metà di ottobre, chiusa la vendemmia, si traccia il bilancio del 2024, un’annata segnata da un clima caldo-umido che ha interrotto il trend siccitoso degli ultimi anni. L’andamento anomalo ha imposto sfide significative ai viticoltori piemontesi, con una variabilità estrema dei risultati legata alla posizione dei vigneti e all’efficacia della difesa antiparassitaria, messa a dura prova dalle piogge persistenti, che hanno comunque sanato la precedente carenza idrica. Nonostante il lavoro intenso e le difficoltà, il bilancio resta positivo: le uve offrono vini in linea con le tendenze di mercato verso una riduzione del tenore alcolico. Si stima siano oltre 2,25 i milioni gli ettolitri prodotti (+ 5%) contro i 2,06 milioni del 2023. I dati sono ancora provvisori in quanto il termine ultimo per inviare le dichiarazioni di produzione è il 20 dicembre. Secondo i tecnici «fondamentale sarà l’approccio in cantina per valorizzare le peculiarità di un’annata difficile ma non priva di potenzialità. Come sempre, il tempo e l’esperienza enologica sapranno restituire espressioni autentiche e sorprendenti di questa vendemmia». Il Piemonte inoltre si conferma come la seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato con un giro d’affari per il comparto vinicolo a quota 1.248 milioni di euro. Sul fronte export, crescono i rossi Dop piemontesi di circa l’1% a valore (a fronte di un +4,4% a volume), trainati da un forte recupero del Canada (+49%) e da importanti crescite in Svezia (+14%), Giappone e Stati Uniti (+10% entrambi). Questa in sintesi l’analisi fatta da enologi, agronomi e giornalisti di settore in L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2024, l’annuale pubblicazione curata da Vignaioli Piemontesi e Regione Piemonte in cui si analizzano dati tecnici e valutazioni sulla vendemmia appena passata e sull’andamento economico generale del comparto vitivinicolo. Un lavoro che Vignaioli Piemontesi porta avanti da più di trent’anni, dal 1992, raccogliendo minuziosamente i dati regionali di maturazione delle uve e dell’andamento climatico in varie zone vitivinicole del Piemonte e svolgendo un’attività di coordinamento di tutti i tecnici viticoli e agronomi presenti sul territorio. La pubblicazione è stata presentata nel Castello di Grinzane Cavour. L’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Paolo Bongioanni l vino è al centro della visione che ho in mente per lo sviluppo dell’agricoltura del Piemonte. Con questa legislatura sono infatti riunite per la prima volta in un unico Assessorato le deleghe regionali a Commercio, Agricoltura e Cibo, Caccia e Pesca, Parchi. Sono tutti settori strettamente interconnessi se visti in una prospettiva di sviluppo dei territori, di valorizzazione della cultura del gusto e di incremento del turismo enogastronomico che ruota attorno ad esso. Ma sono soprattutto l’espressione di eccellenze che il Piemonte sa offrire a livelli assoluti, e che intendo per questo sviluppare in un disegno organico. Con i 750 milioni di euro del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-27 la Regione rinnova il suo sostegno di sempre all’impresa agricola, ai consorzi e alle enoteche regionali, dalla vigna alla promozione finale. Contemporaneamente, però, stiamo dando forma a un salto qualitativo senza precedenti nella valorizzazione dell’agroalimentare piemontese: la rivoluzione della Filiera corta. Un cambio di paradigma pensato per valorizzare in modo sempre più efficace e remunerativo i nostri cibi e vini e insieme i territori da cui nascono, connettendo in un volano produttori, distretti del cibo e del commercio, consorzi, mercati di tradizione e quei grandi ambasciatori del gusto che sono i nostri ristoratori e chef. L’assessore al Turismo della Regione Piemonte Marina Chiarelli: Il Piemonte si conferma una delle regioni leader a livello nazionale per produzione e fatturato nel settore vinicolo. L’impatto significativo anche sui mercati internazionali è il risultato di una sinergia tra tradizione, innovazione. Questi sono valori che rendono i vini piemontesi un patrimonio apprezzato in tutto il mondo, e il nostro impegno è di continuare a promuovere e sostenere questa eccellenza. Vogliamo rafforzare la presenza del nostro Piemonte nei mercati globali per valorizzare le nostre straordinarie produzioni locali che attraggono un turismo di qualità grazie ad un sistema dell’accoglienza che in questi anni ha raccolto la sida dell’internazionalizzazione. Giulio Porzio di Vignaioli Piemontesi L’annata viticola appena conclusa ci ha visti produrre di più, ma non senza grandi difficoltà, soprattutto nel raggiungere la vendemmia a causa delle piogge abbondanti. Sul fronte della sostenibilità economica, però, il nostro comparto è ancora lontano da una situazione ottimale. I mercati e i consumi stanno cambiando rapidamente, e questo richiede un approccio più veloce e deciso nell’affrontare le problematiche che abbiamo davanti. Dobbiamo rivedere le nostre strategie con una visione d’insieme, come una squadra coesa. In questo contesto, il ruolo della Regione diventa cruciale: è necessario che sia protagonista nelle scelte strategiche, promuovendo l’utilizzo dei nostri prodotti e sostenendo i produttori locali. È un momento in cui serve coraggio per credere nel nostro lavoro e scommettere sul futuro della viticoltura piemontese. Conclusa la parte tecnica, presentata da Federico Spanna (Regione Piemonte), Daniela Tornato e Michele Vigasio (Vignaioli Piemontesi), la parola a Denis Pantini (NOMISMA) che ha presentato performances e posizionamento competitivo dei vini piemontesi nello scenario di mercato. Slide e presentazioni si possono scaricare sul sito www.vignaioli.it. La giornata si è conclusa con la presentazione del libro del libro Social, PR e media relations del vino – 100 FAQ per il mercato USA, scritto a quattro mani da Stevie Kim e Gino Colangelo che, forti di decenni di esperienza nel marketing del vino italiano, presentano una guida pratica rivolta ai produttori ed esportatori italiani che desiderano comunicare e vendere i propri vini negli Stati Uniti. Il libro, edito da Mamma Jumbo Shrimp e disponibile su Amazon, risponde a 100 domande chiave per navigare il complesso mercato vinicolo statunitense. Organizzato in 12 capitoli, copre temi come content marketing, relazioni con i media, influencer marketing e critici americani, offrendo strategie concrete per massimizzare visibilità e successo. Scritta in italiano e presto tradotta in inglese, questa risorsa offre consigli basati su casi studio reali, aiutando i produttori a orientarsi in un mercato competitivo e strategicamente essenziale come quello degli USA. La moderazione della giornata è stata affidata ad Alessandra Biondi Bartolini, direttrice scientifica di Millevigne, la rivista tecnica edita da Vignaioli Piemontesi. Performances e posizionamento competitivo dei vini piemontesi nello scenario di mercato Lo scenario di mercato del vino è cambiato ed è in continua evoluzione: cambiamenti climatici, nuovi approcci al consumo, tensioni geopolitiche a livello internazionale e tanto altro ancora stanno ridisegnando il perimetro di mercato del vino italiano. Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor, ha analizzato le performance dei vini piemontesi, in particolare all’estero. Il Piemonte, è la seconda regione italiana – dopo il Veneto – per valore dell’export di vino: i primi 9 mesi segnalano un leggero calo a valore (-0,4%), dopo un 2023 che ha visto arretrare le vendite oltre frontiera dei propri vini di quasi il 6%. In questo scenario, crescono i rossi Dop piemontesi di circa l’1% a valore (a fronte di un +4,4% a volume), trainati da un forte recupero del Canada (+49%) e da importanti crescite in Svezia (+14%), Giappone e Stati Uniti (+10% entrambi). Sotto la parità invece l’Asti spumante (-1,7%), trascinato al ribasso da Germania (-9%), Austria (-14%) e Polonia (-20%). Corrono invece le esportazioni in Russia (+51%), sebbene in questa corsa abbia avuto un ruolo importante la decisione del governo di Putin di incrementare le accise sui vini, decisione che ha fatto “accelerare” gli acquisti da parte degli importatori nella prima parte dell’anno. Al di là delle tensioni geopolitiche e degli effetti sugli scambi internazionali (ora minacciati anche dai dazi di Trump), è evidente che gli impatti sui consumi di vino derivano da cambiamenti strutturali nell’approccio da parte dei consumatori. I principali driver che sembrano guidare gli acquisti di vino in Italia possono essere ricondotti a una maggior attenzione alla sostenibilità, al salutismo e all’interesse per i territori dei vini. Questo si esplica nell’interesse dei consumatori verso i vini bio, sostenibili, ottenuti da vitigni autoctoni ma soprattutto dai vini a minor gradazione alcolica (quando non dealcolati). Si tratta di trend che trovano riscontro anche in altri mercati mondiali, come negli Stati Uniti dove alla maggior attenzione alla sostenibilità e alla gradazione alcolica, si unisce l’interesse per la mixology, particolarmente apprezzata dalle nuove generazioni. I DATI DELLA VENDEMMIA 2024 Ricordiamo in sintesi quali sono i dati della vendemmia 2024. La raccolta delle uve è tornata a essere nella norma, tra settembre e ottobre. Tra i vigneti del Piemonte, si stima che la produzione di vino abbia avuto un incremento del 5% rispetto all’anno prima attestandosi a oltre 2,25 milioni di ettolitri. In Italia la produzione 2024 è stimata a circa 41 milioni di ettolitri (+7% rispetto all’anno prima). Sulla base delle analisi e valutazioni condotte regolarmente dal servizio tecnico di Vignaioli Piemontesi, l’annata può essere valutata complessivamente come più che discreta. I tecnici assegnano le «otto stelle e mezzo» al Sauvignon Blanc; le «otto stelle» a Brachetto, Pelaverga, Ruché, Chardonnay. Sette stelle e mezzo a Cortese, Erbaluce, Favorita, Moscato, Barbera, Freisa, Nebbiolo, Vespolina, Pinot Nero. Sette stelle a Arneis, Timorasso, Nascetta, Grignolino e Sei e mezzo al Dolcetto. «Il carattere più apprezzabile del 2024 – sostengono i tecnici – potrebbe essere quello delle ‘ridimensionate’ potenze alcoliche anche più in sintonia con le nuove richieste di mercato». Il dato definitivo sugli ettari vitati sarà disponibile a gennaio, al termine delle dichiarazioni di vendemmia, ma si stima siano 44471 ettari vitati in Piemonte, in lieve aumento rispetto allo scorso anno quando, per la prima volta dal 2017, hanno registrato una flessione, passando da 45.823 ettari del 2022 a 44.285. Analizzando l’andamento degli ultimi dieci anni (2013-2022), il vigneto piemontese ha mostrato una situazione complessivamente stabile, con una crescita progressiva fino al 2022. Nel 2013, la superficie vitata era di 44.169 ettari, scesa nel 2014 a 43.893 e nel 2015 a 43.553, per poi stabilizzarsi a 43.500 nel 2016. Dal 2017 è iniziato un trend di ripresa: 44.202 ettari nel 2017, 44.449 nel 2018, 44.677 nel 2019, 44.737 nel 2020, fino a raggiungere i 45.420 ettari nel 2021. Il 2022 ha segnato un ulteriore incremento a 45.823 ettari, recuperando ampiamente la superficie vitata persa nel passato e segnando un netto miglioramento rispetto ai livelli del 2013. La produzione stimata di vini a denominazione di origine è di 2,10 milioni di ettolitri. Ci sono 60 denominazioni con 19 Docg e 41 Doc che coprono circa l’83% della produzione regionale; quasi tutta di vitigni autoctoni storici. Secondo gli ultimi dati della Regione Piemonte, il valore della produzione piemontese è di 1.248 milioni di euro su un totale di euro 9.084 milioni. Il Piemonte si conferma come seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato. Un export che interessa circa il 60% del vino prodotto in Piemonte, di cui il 70% nei paesi comunitari e il 30% nei paesi extra Ue. Il 33% della produzione vitivinicola in Piemonte arriva dal mondo della cooperazione: 33 cantine cooperative piemontesi sono associate e rappresentate da Vignaioli Piemontesi con circa 6.000 soci. Sono quasi 19 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte nell’annualità 2024/2025 alla misura promozione sui mercati dei Paesi terzi dell’OCM Vino per l’internazionalizzazione e l’export delle aziende vitivinicole piemontesi, così ripartite: 7,5 milioni di euro per la misura promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi; 7,6 milioni di euro per la misura ristrutturazione e riconversione dei vigneti; 3,7 milioni di euro per la misura Investimenti. Sono 3 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte per il biennio di transizione 2024 – 2025 a favore della sottomisura 3.2 PSR 2014/2020, a sostegno delle attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno alla UE per la valorizzazione delle produzioni piemontesi rientranti nei regimi di qualità. Sono 6 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte per il 2025 a favore del primo bando dell’Intervento SRG10 promozione dei prodotti di qualità CSR 2023/2027, a sostegno delle attività di valorizzazione delle produzioni piemontesi rientranti nei regimi di qualità svolte dalle associazioni di produttori nel mercato interno alla UE. DATI E VALORI DEL PIEMONTE VITIVINICOLO NEL 2024 44471 ettari di vigneto (circa il 7% del vigneto Italia), che comprendono i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Nel 2024 la produzione di vino è stimata in oltre 2,25 milioni gli ettolitri dichiarati di cui 2,10 milioni di ettolitri DOP (il 93%) e 115 mila ettolitri di vino generico. 33 Cantine cooperative con circa 6.000 soci (rappresentano circa 1/3 della produzione vitivinicola regionale). Valore della produzione piemontese è 1.248 milioni di euro (valore 2023) su un totale di euro 9.084 milioni. Il Piemonte si colloca come seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato. 60 vini Dop di cui 19 vini a DOCG e 41 DOC che coprono circa l’83% della produzione regionale; quasi tutta di vitigni autoctoni storici. A bacca bianca: Arneis, Cortese, Erbaluce, Favorita, Moscato Bianco, Nascetta e Timorasso, a bacca rossa: Barbera, Brachetto, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Malvasia, Nebbiolo, Ruché, Pelaverga, Vespolina. 15 tra grandi e piccoli Consorzi di Tutela incaricati ai sensi della Legge n. 238/2016 che coprono tutte le DOC e DOCG piemontesi. Piemonte Land of Wine costituito dai Consorzi di tutela dei vini e dalla Vignaioli Piemontesi per la promozione del vino piemontese in Italia e nel mondo; 15 Enoteche Regionali e 6 Strade del vino e dei sapori del Piemonte riconosciute con la Lr. 1/2019; Risorse assegnate alla Regione Piemonte dal Programma nazionale di sostegno per il settore vitivinicolo OCM Vino per la campagna 2024/2025 pari a euro 18.969.763, così ripartite: 7.500.000,00 di euro per la misura promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi; 7.681.648,00 di euro per la misura ristrutturazione e riconversione dei vigneti; 3.788.115,00 di euro per la misura Investimenti; 3 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte per il biennio 2024 – 2025 a favore degli ultimi bandi della sottomisura 3.2 PSR 2014/2020, a sostegno delle attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno alla UE per la valorizzazione delle produzioni piemontesi rientranti nei regimi di qualità. 6 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte per il 2025 a favore del primo bando dell’Intervento SRG10 promozione dei prodotti di qualità CSR 2023/2027, a sostegno delle attività di valorizzazione delle produzioni piemontesi rientranti nei regimi di qualità svolte dalle associazioni di produttori nel mercato interno alla UE. La Redazione
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