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10 Dicembre, 2024
Fino in fondo
Si ergono muri talmente alti che è impossibile poterli scavalcare, eppure si continua a credere in quelli che il caso poi per caso fa incontrare, a quelli che per scelta restano, negoziano e si amano.
L’interpretazione di una vecchia frase, raccolta in una canzone, parla di frammenti di vita quotidiana che sfuggono alla quotidianità. L’intensità di un rapporto. L’irrefrenabile voglia di sentirsi vivi e presenti a sé, non lasciando mai nulla al caso.
Quell’inevitabile dose di sensibilità. Autentico dono, ostacolo quotidiano. La paura di andare a fondo e perdersi. Dev’essere successo a tutte di capire di essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con le persone sbagliate. Per questo ogni cosa non è finita in sé stessa, ogni cosa rimanda ad altro. La lampada, la scrivania, il tavolo, la sedia, tutti gli oggetti che si trovano nella stanza non sono finiti in sé stessi. Rimandano sempre a qualcosa d’altro. La mia tastiera, per esempio, rimanda la sua giustificazione (del suo esserci nel mondo) nel mio scrivere. Lo scrivere, a sua volta, rimanda ai miei pensieri, ma non soltanto a quelli poiché ad essi soggiace la mia esigenza di scrivere, di esprimere e comunicare certi miei contenuti mentali propri della mia esistenza. E tale esigenza, del comunicare, rimanda, a sua volta, al rapporto che io, come soggetto umano, vivo con l’ALTRO con il quale anelo comunicare.
Fino in Fondo è un invito a educare il cuore, un elogio all’IO e alla vita passando per il sentiero dimenticato della leggerezza e della felicità. Un’apologia alla vita lenta in un’esistenza fatta di troppe scadenze, dove esistono luoghi, nei quali i protagonisti sono la luce e il colore. L’Enoteca Bistrot La Montanarina è uno di questi. Spin Off dell’ammiraglia La Montanara, storica Trattoria di Bologna, è un’architettura a due passi da Via Indipendenza, in pieno centro, dove, una volta varcata la soglia, si viene trasportati in un mondo distante dai rumori e dagli affanni, come se il luogo ti portasse in una bolla di tranquillità, isolandoti e avvolgendoti nei toni e nelle sfumature che compongono il suo universo. Alla Montanarina c’è un’intimità sottile e profonda, una silenziosa comprensione che si manifesta tra il vino, gli spazi che lo ospitano e chi lo contempla. È un legame silenzioso ma potente, che trasforma il luogo in uno spazio privato di riflessione e connessione emotiva. Un spazio dove, prima di bere, è possibile alzare un inno a Voi, ad Amsterdam ed Hemingway, a Bologna e a Diego Armando. Brilla il bicchiere, ascolta insieme a me, questo vino può parlare: Merlot Colli Bolognesi “Del Ricordo” Botti. Uve 100% Merlot dal colore rosso rubino e dal profumo che ricorda i sentori del sottobosco. Un uvaggio che trova aspetti organolettici unici sulle colline bolognesi, che hanno la capacità di differenziarlo rispetto allo stesso prodotte in altre zone.
Non c’è alcuna soluzione di continuità in tutto ciò: lo spazio, il luogo, tutto è connesso dal nostro modo di vivere e sentire. Soltanto nelle trame infinite dei pensieri può esserci l’instabilità. Ma è l’instabilità di ciò che è infinito, eterno e dunque questa è soltanto il battere delle ciglia che sospende per una frazione di tempo lo sguardo, mentre la mente lo tiene, e l’anima si affida alla memoria di ciò che è stato visto. È il destino dell’anima quello di affidarsi, poiché essa vive nella sua sospensione, essa vive sospirando, Fino in Fondo. Non tocca e non si esaurisce nelle cose certe, essa è sospesa, sospesa tra le cose attuate e le cose in avvenire. Questo è il tremore dell’amore: chi ama è sospeso tra l’attualità, il compiuto, le cose e ciò che è da compiersi. Illusoriamente chi ama pensa di vivere nell’instabilità e pensa che l’amore sia precario: ma l’amore è eterno. Possiamo sospenderne la percezione, la consapevolezza per qualche istante, ma esso vive nella costanza eterna del pensiero del profondo….
“Credo perciò che gli antichi saggi, che cercarono di ottenere la presenza degli esseri divini erigendo templi e statue, dimostrarono di aver ben visto nella natura del Tutto; essi intuirono che, pur se quest’anima è docile ovunque, è tanto più facile ottenerne la presenza là dove venga escogitato un ricettacolo acconcio, un luogo particolarmente atto a ricevere una qualche porzione o fase di essa, qualcosa che la riproduca o la rappresenti e che riesca, come uno specchio, ad afferrare un’immagine di essa.” Plotino
Il ricettacolo che raccoglie l’anima è l’incontro d’amore; è il luogo spaziotemporale dove questa si fa presenza e si personifica nell’esperienza del Noi.
“Ora parlami di lei…Non l’hai fatto mai…Sono io che ha perso sai”. O.Petrini
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 15 prodotti in mescita: Bollicine e Vini Fermi, Bianchi e Rossi rigorosamente Italiani, con una importante impronta di vino prodotto in Emilia Romagna.
Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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9 Dicembre, 2024
DOC Maremma Toscana. 10 anni di Consorzio
Crescita continua: 469 aziende associate, oltre 7 milioni di bottiglie all’anno e crescita nell’imbottigliato (+6,9%) nonostante il momento complicato per il settore.
Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana è arrivato al traguardo dei dieci anni.
Stefania Saccardi Vicepresidente e Assessore all’Agroalimentare della Regione Toscana
E’ un bellissimo compleanno per una DOC che sta acquisendo sempre maggiore credibilità e che si sta affermando sempre di più sui mercati nazionali e internazionali, lavorando sulla qualità del prodotto e sulla modernità e bellezza delle proprie cantine. Il Consorzio ha fatto un lavoro straordinario di protezione e valorizzazione di questi vini, sviluppando promozione e tutela e portando in giro per il mondo una Maremma che è sempre più anche un luogo di attrazione turistica.
Francesco Mazzei alla guida del Consorzio dal 2018
Abbiamo lavorato intensamente per portare la DOC Maremma Toscana ad un livello sempre più alto di qualità e di visibilità. Abbiamo fatto degli evidenti passi in avanti ma vi è ancora molto da fare. Siamo attualmente al quarto posto per l’imbottigliato tra le Denominazioni Toscane, anche in questi primi dieci mesi dell’anno abbiamo registrato una crescita, in controtendenza con l’andamento regionale, siamo giovani e dinamici. L’obiettivo è di chiudere il 2024 superando i 7 milioni di bottiglie e di portare avanti alcuni progetti a cui teniamo particolarmente come la razionalizzazione del disciplinare, la ricerca e la caratterizzazione viticola, l’enoturismo e la sinergia con gli altri Consorzi sul territorio.
I numeri, dal 2014 al 2024, parlano chiaro: erano 9 i Soci all’atto costitutivo e ora si è raggiunta la cifra di 469 realtà che operano in tutta la provincia di Grosseto. Si è passati da quasi 3,5 milioni di bottiglie nel 2014 ai 7 milioni e oltre per l’anno corrente. L’evoluzione ha visto anche dei cambiamenti importanti per quanto riguarda le diverse tipologie: se nel 2014 i rossi segnavano un 69% con un 28% di bianchi e un 3% di rosati, nel 2024 i rossi sono scesi al 54% con i rosati sostanzialmente stabili al 4% mentre i bianchi hanno superato il 40%, con il Vermentino che traina la Denominazione e che – con una quota di più del 30% dell’imbottigliato – è attualmente la tipologia più imbottigliata della DOC. La produzione vitivinicola sul territorio vede impegnati viticoltori piccoli e medi a fianco di alcuni dei nomi più blasonati del panorama enologico nazionale, che vedono nella Maremma Toscana una zona ricca di potenzialità.
Considerando i primi dieci mesi dell’anno per quanto riguarda l’andamento dell’imbottigliato (dati AVITO) la Maremma Toscana è una delle poche denominazioni con segno positivo (+6,9%) con la prospettiva di chiudere il 2024 superando, per la prima volta, i 7 milioni di bottiglie.
Francesco Mazzei
Con il Vermentino, che ci sta dando grandi soddisfazioni, abbiamo certamente ottenuto un miglioramento del valore del brand DOC Maremma Toscana, strada da perseguire anche con le altre tipologie di vino previste dal disciplinare; resta fermo l’obiettivo dei 10 milioni di bottiglie nel medio periodo, massa critica indispensabile per avere più visibilità sui mercati.
Nel corso di questi dieci anni, il Consorzio ha visto un’espansione costante.
il Direttore Luca Pollini
Il Consorzio è cresciuto in modo significativo portando la Maremma Toscana tra le zone vitivinicole più considerate e dinamiche della regione. Il nostro impegno per la qualità e l’innovazione ha attratto nuovi soci, registrando un aumento costante della produzione e della visibilità dei nostri vini sui mercati internazionali. Siamo consapevoli che la grande varietà ampelografica che può offrire la Maremma, con un territorio incontaminato in un contesto ambientale unico dove la vite è inserita in modo armonico ed equilibrato e la biodiversità è un fattore acclarato, costituiscano un punto di forza e ci abbiano aiutato nel processo di crescita della Denominazione.
La Maremma Toscana è un territorio di 450.000 ettari dove la vite occupa circa il 2%, per poco più di 9.000 ettari, e oltre il 40% è occupato da boschi e aree naturali, dove oltre il 44% delle superfici agricole è condotto secondo metodi biologici, ben al di sopra della media regionale (37,5%) e dove si trovano molte spiagge premiate con le Bandiere Blu. La città di Grosseto ha ricevuto, dalla Commissione Europea, l’European Green Pioneer of Smart Tourism 2024, riconoscimento pensato per quelle destinazioni pioniere del turismo intelligente e sostenibile. Nel territorio del comune di Manciano, inoltre, si trova il cielo notturno più puro e stellato dell’Italia peninsulare, a testimonianza della quasi totale assenza di inquinamento.
Tutte queste caratteristiche sono un formidabile volano per la nostra Denominazione e per il Consorzio e non possono che farci ben sperare per il futuro
Conclude il Direttore Pollini.
www.consorziovinimaremma.it
La Redazione
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9 Dicembre, 2024
Champagne Frerejean Frères. L'autenticità delle radici
Elemento Indigeno celebra le festività con la raffinatezza della bolla francese per eccellenza
Le radici non sono solo ciò che lega le viti alla terra, ma anche il filo conduttore che unisce generazioni attraverso un sapere tramandato. Nel catalogo “Wine is” di Elemento Indigeno, gli champagne Frerejean Frères incarnano perfettamente il concetto di Wine is Roots: un profondo senso di appartenenza al territorio, un intenso legame con la Côte des Blancs e una dedizione artigianale che racconta storie di famiglia e di terra.
Quest’anno Elemento Indigeno fa brillare le festività con il VV26, lo champagne d’eccellenza firmato Frerejean Frères. Prodotto con le migliori uve di una vigna di 90 anni, questo capolavoro combina annate 2008 e 2009 – le migliori per lo Champagne – fermentate e invecchiate in legno per 7 mesi, e successivamente lasciate maturare per almeno 8 anni in bottiglia. Il risultato? Uno champagne di gran corpo, cremoso, minerale e straordinariamente complesso, con un bouquet che sorprende il naso con note speziate, frutta secca e brioche, non senza una sottile vena agrumata e gessosa. Una bolla perfetta per impreziosire i momenti più importanti che ha conquistato le pagine delle guide enologiche francesi più autorevoli, dove ha ricevuto valutazioni eccellenti, consolidando ulteriormente la sua posizione di rilievo nel mondo degli champagne.
Il 2024 ha segnato un anno di riconoscimenti per la maison Frerejean Frères, ora partner ufficiale di Les Grand Tables du Monde, associazione di prestigio che conta 198 tavole da 25 paesi di 4 continenti. Questa partnership si aggiunge a quella ormai consolidata con la Guida Michelin Francia, che la cantina supporta da oltre cinque anni, e recentemente estesa a nuovi mercati come USA, Giappone, Canada e Polonia, consolidando il ruolo strategico dell’azienda nel panorama dell’alta gastronomia e dell’enologia, ribadendo il suo impegno verso la ricerca dell’eccellenza.
Con il VV26 e l’intera gamma di champagne, Frerejean Frères celebra la ricercatezza e il piacere della condivisione, offrendo non solo un’esperienza di gusto straordinaria, ma anche un brindisi alle radici, alla storia e all’eccellenza senza tempo della Champagne.
Frerejean Frères
Nel 2005 i fratelli Guillaume, Richard e Rodolphe Frerejean-Taittinger hanno fondato la maison Frerejean Frères, con sede ad Avize in Francia, per rendere omaggio alla loro passione per lo champagne e il territorio della Côte de Blancs. La produzione è esclusivamente dedicata a uve provenienti da parcelle classificare come Premier e Grand Cru, lavorate secondo metodi tradizionali ma con un approccio innovativo e su piccola scala. La combinazione di Chardonnay e Pinot provenienti da vigneti prestigiosi conferisce ai loro champagne una complessità straordinaria, bilanciata da una freschezza unica. Ogni bottiglia racconta una storia di eccellenza, celebrando la raffinatezza del terroir francese e la cura per i dettagli, rendendo Frerejean Frères un simbolo dell’eleganza e dell’artigianalità della Champagne.
La Redazione
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8 Dicembre, 2024
Merano Wine Festival: excellance is an attitude!
Merano Wine Festival: excellance is an attitude!
Merano WineFestival 2024: Un brindisi all'eccellenza enologica
Numeri impressionanti con 7.000 visitatori circa nelle 5 giornate per la 33° edizione di Merano Wine Festival.
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7 Dicembre, 2024
Mattia e la famiglia Scarbolo. Il vino è come un vascello
Partendo da Udine inizia il mio viaggio in direzione sud verso Palmanova cittadina patrimonio dell’Unesco e più precisamente fuori le mura di Lauzacco, una frazione di Pavia di Udine, microcosmo enologico. Un posto piccolo, poche case ma ben curate dove è piacevole passeggiare.
Ci troviamo nella zona Doc Friuli-Grave, dove incontro Mattia uno dei figli di Valter proprietari dell’Azienda Agricola Valter Scarbolo, un ragazzo davvero simpatico, che con poche parole mi fa entrare nel suo bellissimo mondo, la sua stretta di mano mi ha trasmesso tutto l’amore del lavoro che fa e l’amore per la sua terra.
Mattia ha voluto parlarmi della sua regione che io conosco davvero poco. Il Friuli-Venezia Giulia è una delle più piccole regioni d’Italia, collocata all’estremo nord-est del nostro paese, culla della tradizione mitteleuropea e terra colorata dalle sfumature dei diversi popoli e culture che l’hanno abitata nei secoli.
Come uno scrigno ripieno di gioielli, il Friuli è un ambiente variopinto ed unico. Accarezzato da freschi venti orientali e temperate brezze marine, è un compendio di numerosi elementi naturali che inizia con le Alpi a nord, le colline ad est che separano dalla Penisola Balcanica, la Pianura Friulana ad ovest, prosecuzione della Val Padana, ed il Mar Adriatico a sud, accessibile tramite le lagune ed il Carso.
La complessità della superficie si ripete anche nel sottosuolo: il Friuli presenta le rocce sedimentarie più antiche di tutta la penisola italiana ed i processi pedogenetici hanno generato un ricchissimo corredo di profili compositi e polimorfici, riflessi nelle più di 130 unità pedo geografiche della regione.
Queste caratteristiche, assieme all’unicità del microclima – a cavallo tra il tenore mediterraneo ed il clima continentale, contraddistinto da importanti escursioni termiche che permettono una maturazione lenta ed equilibrata delle uve – sono il presupposto ideale per la coltivazione della vite e l’ottenimento di vini equilibrati ed eleganti.
La loro storia inizia da lontano con nonno Gino, un contadino in una famiglia di mezzadri, come le generazioni precedenti, cantiniere responsabile della produzione vinicola dei proprietari terrieri dove viveva la famiglia Scarbolo a Chiasalpo, un villaggio a pochi chilometri da Cividale. Era responsabile non solo della produzione vinicola ma anche della vinificazione per il Conte.
Gino, stagione dopo stagione sviluppò una particolare propensione e consapevolezza del fare il vino che è rimasto come un segno nella famiglia Scarbolo.
Negli anni ’50, a ridosso della Riforma Agraria, si trasferì assieme ai fratelli ed alle famiglie a Lauzacco, dove comprarono qualche ettaro di terreno per continuare a lavorare, con la grande differenza che questa volta era in proprio, e lui piantò anche 1 ettaro di vigneto, cultivar a cui si era ormai affezionato.
Iniziò a produrre vini, che vendeva localmente in damigiana, passarono così alcuni decenni senza grandi cambiamenti e così Gino gettò le fondamenta per l’azienda che oggi Scarbolo è diventata.
Nel 1982 il papà Valter, dopo una breve esperienza da “colletto bianco” decise di prendere il testimone dell’azienda agricola da Gino (il fratello e la sorella di suo padre, invece, presero strade di vita diverse) e di dedicarsi esclusivamente al ruolo di vignaiolo. Valter che era cresciuto respirando la dedizione e la passione di suo padre, decise di studiare viticoltura ed enologia per intraprendere lo stesso percorso ma puntando ad un salto di qualità: piantò il suo primo vigneto ispirandosi alla scuola francese, caratterizzata da sesti d’impianto fitti e rese basse, ed abbandonò le damigiane, iniziando così ad imbottigliare il vino e nel 1982 uscì con il suo primo imbottigliamento.
Anno dopo anno, i vigneti aumentarono e l’azienda iniziò ad assumere il profilo di oggi. La traccia disegnata da quelle ruote partite 60 anni fa, tutt’oggi è stata intrapresa dai figli di Valter e Maria Grazia, Lara e Mattia, che con dedizione propositiva hanno dato inizio ad un nuovo capitolo di questa storia.
Mattia ormai insieme a Lara ha preso il testimone da Valter e sono diversi anni che vivono l’azienda attivamente e fanno il possibile per essere complementari. Lara è un enologo e tutt’oggi insieme al papà decide come creare i loro vini, che vengono studiati attentamente da entrambi ed insieme si dedicano alla cantina mentre Mattia si dedica alla vigna, mentre la mamma Maria Grazia aiuta in ufficio.
La loro è una bellissima storia ed i vini che producono che Mattia in cantina mi ha fatto provare sono davvero buonissimi, vini di una particolare identità , di grande equilibrio nel calice e raffinati. Mi hanno colpito soprattutto i colori dei loro vini intensi allo sguardo e i profumi che sprigionano.
Il loro Pinot Grigio è davvero eccezionale. Nei loro vini si respira tutta l’artigianalità della produzione e la passione di tutta la famiglia Scarbolo.
In prossimità della loro cantina, crescono vitigni nativi come il Friulano, il Refosco, la Ribolla Gialla e internazionali come il Pinot Grigio, lo Chardonnay, il Sauvignon.
L’intera pianura è formata da suoli di origine alluvionale, grossolani nella parte settentrionale della Doc, più minuti man mano che i fiumi proseguono il loro corso.
Il papà di Mattia, Valter intraprese il percorso vitivinicolo nelle Grave del Friuli, una zona che negli anni ha elaborato una pessima reputazione. Ed a metà anni ’90 è riuscito ad entrare con forza nel mercato statunitense, dove il Pinot Grigio la faceva da padrone, e naturalmente questa cultivar diventò la protagonista in azienda. Così, eventualmente si trovarono associati a due realtà (le Grave ed il Pinot Grigio) abbastanza sfigate se si pensa a progetti votati alla ricerca di qualità ed al lavoro dedito e certosino.
Allora, il papà Valter prima e Lara ed Mattia poi, hanno deciso di fare i bastian contrari e provare a dimostrare che ci può essere qualcosa che va oltre rispetto a ciò che viene raccontato e fatto ora.
Per quanto riguarda il Pinot Grigio, la loro attenzione è su tre vinificazioni: una ramata (la vinificazione più storica, in cui la separazione della buccia dal succo avviene per alzata di cappello, donando al vino l’iconico colore), che è anche l’unico vino comunale (ovvero proveniente da più vigneti), poi lavorano una vinificazione in bianco, dalla vigna più vecchia che riporta fortuitamente anche significative quantità di calcare attivo, ed una pienamente macerata, le cui uve provengono da un altro vigneto dove risiedono alcune viti soggette ad acinellatura, una fenomenale risorsa per questa vinificazione. In quanto a cloni, per adesso ne hanno solo uno, ma proprio questo inverno andranno a raccogliere delle marze da un vigneto storico massale e Mattia sta seguendo un progetto di vite da seme.
Andare controcorrente è nel loro DNA. Non per un vuoto desiderio di provocare fine a sé stesso, bensì perché credono nel dare vita alla forza delle proprie idee anche quando non sono riflesse da trend di mercato.
Mattia mi racconta che ormai sono vitivinicoltori da tre generazioni, e lavorano per comunicare l’eccezionalità dei loro terroir nelle Grave del Friuli.
Oltre ai tre vini citati sopra, il loro perno centrale, fanno anche un uvaggio bianco da Chardonnay, Sauvignon, e Tocai – questo è stato un modo di fare uso di due vigneti che hanno risparmiato dalla “decimazione” del 2020, quando Lara ed Mattia hanno rimosso 15 ettari (così da concentrarci solo su 13) e smesso di fare 10 vini per focalizzarsi su soli 5. L’uvaggio è anche una vinificazione abbastanza rappresentativa del Friuli (con il fenomenale Collio bianco, sebbene usano alcune varietà diverse). L’altro vino è un Refosco dal Peduncolo Rosso, che li sta divertendo molto perché trovano una grande sfida l’interpretarlo in forma delicata e di beva; perciò, sono in fase ti prove varie (forse hanno trovato la quadra questa vendemmia con una macerazione semi-carbonica). Ma Mattia dice di portar pazienza, aspettare e tornare per poter gustare la nuova vendemmia.
In una terra vocata ai vini bianchi, la loro prima “selezione” è stata un vino rosso in appassimento che mostrasse il “muscolo” ed un’identità inaspettata, oltre ai vini macerati e l’uvaggio, testimoni del patrimonio vinicolo friulano, con cui si esprimono già dai primi anni 2000.
Mattia e Lara credono in vini equilibrati, pazienti, e persistenti. L’equilibrio tra le caratteristiche varietali ed il percorso enologico intrapreso in cantina.
La pazienza nell’attesa – non hanno un bisogno fisiologico di consumare vino, non c’è fretta: rilasciano i loro vini quando si possono esprimere al meglio, forti di un adeguato respiro evolutivo.
La persistenza di vini pieni, caratterizzati da accattivante tensione, mineralità, e gradazione alcolica che riflettono il loro terroir.
Mattia sorridendo dice che Il vino è un ambasciatore del terroir, e non bisogna dimenticarlo.
Quando conobbi Mattia la prima volta viaggiava tantissimo, ormai invece viaggia poco (circa 1 mese all’anno contro i 4 mesi quando faceva il puro commerciale e l’intera struttura aziendale e mercati erano entrambi molto diversi). Prendendosi cura della campagna, la maggior parte del suo tempo è ormai qua. E si diverte molto, molto di più! Diciamo che l’equilibrio tra tanta solitudine e pace con una spruzzata di vita sociale e festiva quando va a vendere sono una dimensione che a Mattia piace molto. Dopo una storia così lunga e non banale mi viene da chiedergli se in realtà c’è un segreto nascondo in una azienda con tanta storia. Mattia sorride, ma non crede ci siano segreti. Ognuno trova la propria formula tra le mille mila variabili che si accumulano nella propria vita. Piuttosto, a guidarli sono l’ardente desiderio di riscatto e la credenza che questo può avvenire solo con dedizione senza compromessi ed onestà intellettuale. Per questo, in una regione trainata dai Colli, hanno coscientemente ed orgogliosamente investito nella pianura, dove hanno identificato una mancata realizzazione di valore, certi che si possono invece raggiungere risultati di altissimo calibro Mattia parla dei simboli che li rappresentano, le ruote. Proprio come le Ruote, non si fermano mai e colgono ogni occasione per fare meglio. Mattia racconta che giorno dopo giorno li aspettano nuove sfide ed opportunità e sta’ a loro saper interpretare al meglio ogni momento e… Far girare le ruote Le ruote rappresentano la ciclicità della vita, che seppur costellata di deviazioni e sfide, ci presenta sempre un’alternativa, una seconda possibilità, un’occasione per fare meglio oggi consci delle lezioni di ieri. Valori profondi, ben radicati contraddistinguono Mattia e la sua famiglia e con essi i loro vini. Sono una famiglia che è riuscita a domare il carattere forte del Friuli e del suo territorio raccontando una storia di tradizione enologica moderna e accattivante. Una bellissima realtà da conoscere, da raccontare e da scoprire, motivo per cui vi invito a visitare il loro sito, la loro pagina Instagram nonché ad andare a trovarli in azienda, un posto rinnovato da poco ma che dentro racchiude l’essenza di Gino, della sua storia e delle sue tradizioni arrivate a Mattia e a Lara. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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Quando conobbi Mattia la prima volta viaggiava tantissimo, ormai invece viaggia poco (circa 1 mese all’anno contro i 4 mesi quando faceva il puro commerciale e l’intera struttura aziendale e mercati erano entrambi molto diversi). Prendendosi cura della campagna, la maggior parte del suo tempo è ormai qua. E si diverte molto, molto di più! Diciamo che l’equilibrio tra tanta solitudine e pace con una spruzzata di vita sociale e festiva quando va a vendere sono una dimensione che a Mattia piace molto. Dopo una storia così lunga e non banale mi viene da chiedergli se in realtà c’è un segreto nascondo in una azienda con tanta storia. Mattia sorride, ma non crede ci siano segreti. Ognuno trova la propria formula tra le mille mila variabili che si accumulano nella propria vita. Piuttosto, a guidarli sono l’ardente desiderio di riscatto e la credenza che questo può avvenire solo con dedizione senza compromessi ed onestà intellettuale. Per questo, in una regione trainata dai Colli, hanno coscientemente ed orgogliosamente investito nella pianura, dove hanno identificato una mancata realizzazione di valore, certi che si possono invece raggiungere risultati di altissimo calibro Mattia parla dei simboli che li rappresentano, le ruote. Proprio come le Ruote, non si fermano mai e colgono ogni occasione per fare meglio. Mattia racconta che giorno dopo giorno li aspettano nuove sfide ed opportunità e sta’ a loro saper interpretare al meglio ogni momento e… Far girare le ruote Le ruote rappresentano la ciclicità della vita, che seppur costellata di deviazioni e sfide, ci presenta sempre un’alternativa, una seconda possibilità, un’occasione per fare meglio oggi consci delle lezioni di ieri. Valori profondi, ben radicati contraddistinguono Mattia e la sua famiglia e con essi i loro vini. Sono una famiglia che è riuscita a domare il carattere forte del Friuli e del suo territorio raccontando una storia di tradizione enologica moderna e accattivante. Una bellissima realtà da conoscere, da raccontare e da scoprire, motivo per cui vi invito a visitare il loro sito, la loro pagina Instagram nonché ad andare a trovarli in azienda, un posto rinnovato da poco ma che dentro racchiude l’essenza di Gino, della sua storia e delle sue tradizioni arrivate a Mattia e a Lara. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
6 Dicembre, 2024
28 produttori italiani di gin alla III edizione di Saranno Famosi nel Vino
Domenica 8 e lunedì 9 dicembre 2024
Stazione Leopolda viale Fratelli Rosselli 5 Firenze
Banchi di assaggio, cooking show, masterclass, food ed eventi in enoteche e ristoranti della città, Gin Tonic Party
Con il patrocinio del Comune di Firenze e della Camera di Commercio di Firenze, con la collaborazione di Confesercenti Firenze, Fisar Firenze e PromoFirenze e con il contributo di Landini Passion For Innovation, Chianti Banca e Gruppo Saida
www.sarannofamosinelvino.it
Saranno Famosi nel vino, in calendario domenica 8 e lunedì 9 dicembre alla Stazione Leopolda a Firenze, sarà anche gin ed accoglierà alla sua III edizione 28 produttori italiani con i loro preziosi distillati da assaggiare puri o in versione Gin Tonic.
Saranno presenti all’evento
43° PARALLELO
BALKANIKO GIN
SECRET GARDEN
BARBARASA GIN
DEL LAMA DISTILLERY
PANGEA GIN
GIN B Pompelmo rosa
DISTILLERIA LEONARDELLI
MATTIA’S SPIRITS
ILGINUS
SOUL 84 SPIRITS
GIN 1592
GIN TUONO
ITHILL SPIRITS
MAWEY GIN
MOKA’S SPIRITS
VISIONAIR
PINETO GIN
ISTINE
WOW GIN
RAME DISTILLERIA PERUGIA URBANA
BON GIN
SILVAE
AFRODYSIA
ARCIPELAGO GIN
SPIRITI LIBERI
VERAYS PREMIUM GIN
TAZ Domenica dalle ore 19, sempre alla stazione Leopolda, prenderà vita il Gin Tonic Party, con musica a cura di Disco Circus Machine. Coloro che parteciperanno alla festa potranno assaporare i gin tonic proposti dai 28 espositori di gin e gustare i piatti del ristorante interno gestito da Hostaria Il Rialto, i panini e gli hamburger a cura di Simone dell’Osso e le dolcezze di Ditta Artigianale. L’ingresso alla festa sarà gratuito per chi ha acquistato il biglietto della manifestazione, mentre per gli altri avrà un costo di 10 euro, comprensivo di un Gin Tonic. Ulteriori gin tonic avranno il costo di 10 euro. La terza edizione di Saranno famosi nel vino riunirà anche 80 cantine da tutta Italia, realtà nate recentemente e tutte da scoprire o aziende che negli ultimi dieci anni hanno presentato sul mercato una o più nuove etichette. Acquistando il biglietto di ingresso si potranno degustare oltre 300 referenze di vino ed assaggiare tutti i gin dei 28 produttori partecipanti. Saranno famosi nel vino sarà anche masterclass organizzate e dirette dal direttore artistico della manifestazione Leonardo Romanelli e da Fisar Firenze e cooking show diretti e presentati dal giornalista Leonardo Romanelli. MASTERCLASS SARANNO FAMOSI NEL VINO Domenica 08 Dicembre 2024 11:00
Gran Selezione Chianti Classico A CURA DI LEONARDO ROMANELLI Giovanni Folonari – Gran Selezione 2019
Savignola Paolina – 360° Gran Selezione 2020
Viticcio Prunaio – Gran Selezione 2019
Castello Vicchiomaggio – La Prima Gran Selezione 2020
Castello di Querceto – La Corte Gran Selezione 2020
Fattoria Santo Stefano – Gran Selezione 2020
Lamole di Lamole – Vigna Grospoli Gran Selezione 2019 Domenica 08 Dicembre 2024 12.30
Terraelectae, la magia di un territorio predestinato A CURA DI LEONARDO ROMANELLI Fattoria Lavacchio – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Casanova 2020
Azienda Agricola Colognole – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Le Rogaie 2020
OrmaeVinae – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae V. Monte 2020
Fattoria I Veroni – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Quona 2021
Villa Travignoli – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Colonneto 2020
Castella di Nipozzano Marchesi de’Frescobaldi – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Montesodi 2020
Podere Il Pozzo – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Il Fiornino 2020
Fattoria Selvapiana – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Erchi 2020
Villa Bossi Marchesi Gondi – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Poggio Diamante 2020
Azienda Agricola Frascole – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigna alla stele 2019
Fattoria IL Capitano – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Poggio 2020
Castello del Trebbio – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Lastricato 2019 Domenica 08 Dicembre 2024 14:00
La Spagna in incognito: denominazioni e uve che stupiscono A CURA DI FISAR FIRENZE Vinos en Voz Baja – Costumbres Blanco 2022
El Lagar de Moha – Tiempos Modernos Godello 2022
Adega Pedralonga – Carolina 2023
Adega Entrecantos – Bieiteiro o Caneiro Branco 2020
Adega Entrecantos – Martinolo Tinto 2019
Origen Viticultores – Tozal d’a Malpregona 2021 Domenica 08 Dicembre 2024 16:00 Bordeaux inesplorato: un percorso fuori dai riflettori A CURA DI FISAR FIRENZE Chateau Daugay – Le Piou 2022
Paul Carrille – Ma Petite République bio 2020
L’Ile Rouge – Confluence 2021
JCP Maltus – Chateau Teyssier 2019
Chateau Mazeyres – Pomerol 2019
Closerie des Moussis – La Closerie 2021 Lunedì 09 Dicembre 2024 ORE 10:00
Vini di Bolgheri A CURA DI LEONARDO ROMANELLI Castello di Bolgheri – Bolgheri Superiore 2021
Podere Sapaio – Volpolo Bolgheri 2022
Tenuta Campo al Signore – Volante Bolgheri 2021
Villanoviana – Sant’Uberto Bolgheri Superiore 2020
Donne Fittipaldi – Bolgheri Superiore 2021
Tenuta Poggio al Tesoro – Sondraia Bolgheri Superiore 2020
Mulini di Segalari – Bolgheri Superiore 2020
Cantine Bonacchi – Gerbido Bolgheri 2022 Lunedì 09 Dicembre 2024 ORE 15:30 Bollicine fuori dal coro: spumanti rari e sorprendenti A CURA DI FISAR FIRENZE Ciro Picariello – Brut Contadino Metodo Classico 2022
De Bartoli – Terzavia Metodo Classico Rosé 2021
Tibaldi – Roero Arneis Metodo Classico RitaSté 2018
Europa
Diwald – GV Extra Brut (Austria)
Domaine des Roches-Neuves – Bulles de Roche 2021 (Francia)
Peter Jacob Kühn – RR Brut 2019 (Germania) COOKING SHOW SARANNO FAMOSI NEL VINO Domenica 8 dicembre Ore 11.30 cooking show con chef Emanuele Bavetta di Agriristoro Vicchio del Mugello (Fi)– piatto proposto “Spaghetti Martelli, aglio, olio e peperoncino e piccione di Pagliana” – vino in abbinamento IGP Paestum 100% affinato in anfore di terracotta di Impruneta – cantina Alessandra s.r.l. – Campania. Ore 13.30 cooking show con chef Mattia Parlanti e Giulio Affetti di Palazzo Tiglio Bucine (AR) – piatto proposto “Plin Cibreo salmi di fegato di cinghiale, mandorle e senape” vino in abbinamento Chianti Classico Gran Selezione 2021 cantina Tenuta San Vincenti – Toscana. Ore 15.00 cooking show con chef Alessio Ninci e Lorenzo Chirimischi di Santabarbara Firenze – piatto proposto “Bottoni di cipolla stufata con salsa pearà, zafferano e aceto balsamico” – vino in abbinamento Tintilia del Molise DOC – cantina Tenute Martarosa – Molise. Ore 17.00 cooking show con chef Andrea Ciottoli di Enoteca Ristorante Baldovino Pistoia – piatto proposto “Risotto al burro acido, pernice, polline e pinoli” – vino in abbinamento Langhe Nascetta – cantina Stroppiana – Piemonte. Lunedì 9 dicembre Ore 11.30 cooking show con chef Niccolo Palumbo di ristorante Paca Prato – piatto proposto “Pollo alla cacciatora ricotta forte e sedano” – vino in abbinamento Donna Chianti Colli Senesi la Foresta 2021 – cantina Galognano – Toscana. Ore 12.30 cooking show con chef Tommaso Calonaci di Segno del Plaza Hotel Lucchesi Firenze – piatto proposto “Noodles di cipolla al cacio e pepe con limone e liquirizia” vino in abbinamento Donna Paola 2022 I.G.T. con uve di trebbiano, vermentino, malvasia, moscato – cantina Biagiotti – Toscana. Ore 13.30 cooking show con chef Lorenzo Vendali di 25 Hours Hotel Firenze – piatto proposto “Pane, pancia e salsa verde” – vino in abbinamento MONT’ILLÌ metodo classico 24 mesi 50% passerina – 50% sangiovese – cantinana Casale Vitali – Marche. Per iscrizioni alle masterclass Per “Gran Selezione Chianti Classico” e “Bolgheri” https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/saranno-famosi-nel-vino-firenze Per “Terraelectae, la magia di un territorio predestinato” ci si potrà segnare direttamente all’ingresso della manifestazione. Per le masterclass condotte da Fisar Firenze “La Spagna in incognito: denominazioni e uve che stupiscono” https://www.fisar-firenze.it/evento/dettaglio/344 “Bordeaux inesplorato: un percorso fuori dai riflettori” https://www.fisar-firenze.it/evento/dettaglio/345 “Bollicine fuori dal coro: spumanti rari e sorprendenti” https://www.fisar-firenze.it/evento/dettaglio/346 I giornalisti ed i comunicatori che scrivono attualmente di vino possono fare richiesta di accredito stampa scrivendo a accreditostampa@sarannofamosinelvino.it indicando nell’oggetto “Richiesta accredito Masterclass” e specificando per quale o quali degustazioni richiedono l’accredito. Per iscrizioni ai cooking show La partecipazione ai cooking show è gratuita. Ci si potrà prenotare all’ingresso o inviando una mail a info@sarannofamosinelvino.it. Ad arricchire il calendario della terza edizione di Saranno famosi nel vino ci saranno stand gastronomici e la possibilità di acquistare bottiglie sia di vino che di gin. Saranno Famosi nel Vino uscirà anche fuori dalla Stazione Leopolda per coinvolgere la ristorazione e le enoteche ed i winebar fiorentini. Fin da sabato pomeriggio ci si potrà tuffare nel mood della kermesse, girando per la città in una serie di enoteche per conoscere alcuni produttori insieme ai loro vini. Oltre a questo, nelle giornate che precederanno l’evento, numerosi ristoranti di Firenze accoglieranno nelle proprie carte le etichette di Saranno Famosi nel Vino. Lista Ristoranti Trattoria Antellesi Via Faenza 9r Firenze Antico Ristoro Cambi Via S. Onofrio 1r Firenze Lo Stracotto Piazza Madonna degli Aldobrandini 17 Firenze I Ghibellini Piazza San Pier Maggiore 8-10r Firenze Bellagrò Piazza Ravenna 10-11 Firenze Natalino Borgo Albizi 17r Firenze Osteria del gatto e la volpe Via ghibellina 145r Firenze Trattoria Boboli Nicolò amari Via romana 45r Firenze Nedo L’Officina dei Golosi Piazza Paolo Uccello, 12, 50142 Firenze Enoteca 4 Leoni Via dello Sprone 15r Firenze La Vecchia Bettola Viale V. Pratolini 3/5/7 Firenze Enoteca Pitti Gola Piazza Pitti, 16 Firenze Firenze Enoteca de’Giusti Via Giuseppe Giusti, 2r, 50121 Firenze Oltrarno Osteria Piazza Pitti 16 Firenze Osteria dell’Enoteca Piazza Pitti 16 Firenze OSTERIA IL PIACERE via Gabriele d’Annunzio 149b 50135 Firenze Osteria Cipolla Rossa Via dei Conti 53r Firenze Trattoria Sant’Agostino Via di Sant’Agostino 23 Firenze Oliva Bistrot Firenze Piazza Pitti 14r Firenze Il Magazzino Piazza della Passera 2/3 nero Firenze Osteria Hiron Via Lapo da Castiglionchio 10 Firenze Guné Via del Drago D’Oro 1/3r Firenze L’Ortone Piazza Lorenzo Ghiberti 87r Firenze Il Santo Bevitore Via Santo Spirito 64r Firenze Enoteca Cosimo III Via di Santo Stefano in Pane 9r Firenze Casa Ciabattini Via Il Prato, 68r Firenze Lista enoteche Obsequium Wine Shop Bistrot Borgo S. Jacopo 17 Firenze Vineria Moderna Via Arnolfo 13a Firenze Enoteca Gambi Via Senese 21r Firenze Pura Passione Paolino Via Antonio Scialoia 28r Orari Domenica 8 dicembre dalle ore 11 fino alle ore 19 stand di vino Dalle ore 19 fino alle ore 23 Gin Tonic Party Lunedì 9 dicembre dalle ore 11 fino alle ore 18 Costo del biglietto per un giorno 20 euro Sconto di 5 euro per i sommelier tesserati Fisar Il biglietto può essere acquistato il giorno stesso della manifestazione oppure sulla piattaforma https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/saranno-famosi-nel-vino-firenze Richiesta accrediti Per richiesta accredito stampa scrivere a accreditostampa@sarannofamosinelvino.it specificando anche il nome della testata di riferimento Per richiesta accredito ristoratori ed enotecari scrivere a info@sarannofamosinelvino.it specificando il nome del ristorante o dell’enoteca ed i nomi e cognomi di chi richiede l’accredito (due accrediti massimo per attività) Gli accrediti potranno essere ritenuti validi solo dopo aver ricevuto via mail una risposta di conferma positiva Per maggiori informazioni sull’evento consultare il sito www.sarannofamosinelvino.it oppure scrivere a info@sarannofamosinelvino.it Facebook: https://www.facebook.com/sarannofamosinelvino Instagram: https://www.instagram.com/sarannofamosinelvino/?igsh=dHpucXBlbGZsYTh0 La Redazione
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BALKANIKO GIN
SECRET GARDEN
BARBARASA GIN
DEL LAMA DISTILLERY
PANGEA GIN
GIN B Pompelmo rosa
DISTILLERIA LEONARDELLI
MATTIA’S SPIRITS
ILGINUS
SOUL 84 SPIRITS
GIN 1592
GIN TUONO
ITHILL SPIRITS
MAWEY GIN
MOKA’S SPIRITS
VISIONAIR
PINETO GIN
ISTINE
WOW GIN
RAME DISTILLERIA PERUGIA URBANA
BON GIN
SILVAE
AFRODYSIA
ARCIPELAGO GIN
SPIRITI LIBERI
VERAYS PREMIUM GIN
TAZ Domenica dalle ore 19, sempre alla stazione Leopolda, prenderà vita il Gin Tonic Party, con musica a cura di Disco Circus Machine. Coloro che parteciperanno alla festa potranno assaporare i gin tonic proposti dai 28 espositori di gin e gustare i piatti del ristorante interno gestito da Hostaria Il Rialto, i panini e gli hamburger a cura di Simone dell’Osso e le dolcezze di Ditta Artigianale. L’ingresso alla festa sarà gratuito per chi ha acquistato il biglietto della manifestazione, mentre per gli altri avrà un costo di 10 euro, comprensivo di un Gin Tonic. Ulteriori gin tonic avranno il costo di 10 euro. La terza edizione di Saranno famosi nel vino riunirà anche 80 cantine da tutta Italia, realtà nate recentemente e tutte da scoprire o aziende che negli ultimi dieci anni hanno presentato sul mercato una o più nuove etichette. Acquistando il biglietto di ingresso si potranno degustare oltre 300 referenze di vino ed assaggiare tutti i gin dei 28 produttori partecipanti. Saranno famosi nel vino sarà anche masterclass organizzate e dirette dal direttore artistico della manifestazione Leonardo Romanelli e da Fisar Firenze e cooking show diretti e presentati dal giornalista Leonardo Romanelli. MASTERCLASS SARANNO FAMOSI NEL VINO Domenica 08 Dicembre 2024 11:00
Gran Selezione Chianti Classico A CURA DI LEONARDO ROMANELLI Giovanni Folonari – Gran Selezione 2019
Savignola Paolina – 360° Gran Selezione 2020
Viticcio Prunaio – Gran Selezione 2019
Castello Vicchiomaggio – La Prima Gran Selezione 2020
Castello di Querceto – La Corte Gran Selezione 2020
Fattoria Santo Stefano – Gran Selezione 2020
Lamole di Lamole – Vigna Grospoli Gran Selezione 2019 Domenica 08 Dicembre 2024 12.30
Terraelectae, la magia di un territorio predestinato A CURA DI LEONARDO ROMANELLI Fattoria Lavacchio – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Casanova 2020
Azienda Agricola Colognole – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Le Rogaie 2020
OrmaeVinae – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae V. Monte 2020
Fattoria I Veroni – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Quona 2021
Villa Travignoli – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Colonneto 2020
Castella di Nipozzano Marchesi de’Frescobaldi – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Montesodi 2020
Podere Il Pozzo – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Il Fiornino 2020
Fattoria Selvapiana – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Erchi 2020
Villa Bossi Marchesi Gondi – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Poggio Diamante 2020
Azienda Agricola Frascole – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigna alla stele 2019
Fattoria IL Capitano – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Poggio 2020
Castello del Trebbio – Chianti Rufina Riserva Tarraelectae Vigneto Lastricato 2019 Domenica 08 Dicembre 2024 14:00
La Spagna in incognito: denominazioni e uve che stupiscono A CURA DI FISAR FIRENZE Vinos en Voz Baja – Costumbres Blanco 2022
El Lagar de Moha – Tiempos Modernos Godello 2022
Adega Pedralonga – Carolina 2023
Adega Entrecantos – Bieiteiro o Caneiro Branco 2020
Adega Entrecantos – Martinolo Tinto 2019
Origen Viticultores – Tozal d’a Malpregona 2021 Domenica 08 Dicembre 2024 16:00 Bordeaux inesplorato: un percorso fuori dai riflettori A CURA DI FISAR FIRENZE Chateau Daugay – Le Piou 2022
Paul Carrille – Ma Petite République bio 2020
L’Ile Rouge – Confluence 2021
JCP Maltus – Chateau Teyssier 2019
Chateau Mazeyres – Pomerol 2019
Closerie des Moussis – La Closerie 2021 Lunedì 09 Dicembre 2024 ORE 10:00
Vini di Bolgheri A CURA DI LEONARDO ROMANELLI Castello di Bolgheri – Bolgheri Superiore 2021
Podere Sapaio – Volpolo Bolgheri 2022
Tenuta Campo al Signore – Volante Bolgheri 2021
Villanoviana – Sant’Uberto Bolgheri Superiore 2020
Donne Fittipaldi – Bolgheri Superiore 2021
Tenuta Poggio al Tesoro – Sondraia Bolgheri Superiore 2020
Mulini di Segalari – Bolgheri Superiore 2020
Cantine Bonacchi – Gerbido Bolgheri 2022 Lunedì 09 Dicembre 2024 ORE 15:30 Bollicine fuori dal coro: spumanti rari e sorprendenti A CURA DI FISAR FIRENZE Ciro Picariello – Brut Contadino Metodo Classico 2022
De Bartoli – Terzavia Metodo Classico Rosé 2021
Tibaldi – Roero Arneis Metodo Classico RitaSté 2018
Europa
Diwald – GV Extra Brut (Austria)
Domaine des Roches-Neuves – Bulles de Roche 2021 (Francia)
Peter Jacob Kühn – RR Brut 2019 (Germania) COOKING SHOW SARANNO FAMOSI NEL VINO Domenica 8 dicembre Ore 11.30 cooking show con chef Emanuele Bavetta di Agriristoro Vicchio del Mugello (Fi)– piatto proposto “Spaghetti Martelli, aglio, olio e peperoncino e piccione di Pagliana” – vino in abbinamento IGP Paestum 100% affinato in anfore di terracotta di Impruneta – cantina Alessandra s.r.l. – Campania. Ore 13.30 cooking show con chef Mattia Parlanti e Giulio Affetti di Palazzo Tiglio Bucine (AR) – piatto proposto “Plin Cibreo salmi di fegato di cinghiale, mandorle e senape” vino in abbinamento Chianti Classico Gran Selezione 2021 cantina Tenuta San Vincenti – Toscana. Ore 15.00 cooking show con chef Alessio Ninci e Lorenzo Chirimischi di Santabarbara Firenze – piatto proposto “Bottoni di cipolla stufata con salsa pearà, zafferano e aceto balsamico” – vino in abbinamento Tintilia del Molise DOC – cantina Tenute Martarosa – Molise. Ore 17.00 cooking show con chef Andrea Ciottoli di Enoteca Ristorante Baldovino Pistoia – piatto proposto “Risotto al burro acido, pernice, polline e pinoli” – vino in abbinamento Langhe Nascetta – cantina Stroppiana – Piemonte. Lunedì 9 dicembre Ore 11.30 cooking show con chef Niccolo Palumbo di ristorante Paca Prato – piatto proposto “Pollo alla cacciatora ricotta forte e sedano” – vino in abbinamento Donna Chianti Colli Senesi la Foresta 2021 – cantina Galognano – Toscana. Ore 12.30 cooking show con chef Tommaso Calonaci di Segno del Plaza Hotel Lucchesi Firenze – piatto proposto “Noodles di cipolla al cacio e pepe con limone e liquirizia” vino in abbinamento Donna Paola 2022 I.G.T. con uve di trebbiano, vermentino, malvasia, moscato – cantina Biagiotti – Toscana. Ore 13.30 cooking show con chef Lorenzo Vendali di 25 Hours Hotel Firenze – piatto proposto “Pane, pancia e salsa verde” – vino in abbinamento MONT’ILLÌ metodo classico 24 mesi 50% passerina – 50% sangiovese – cantinana Casale Vitali – Marche. Per iscrizioni alle masterclass Per “Gran Selezione Chianti Classico” e “Bolgheri” https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/saranno-famosi-nel-vino-firenze Per “Terraelectae, la magia di un territorio predestinato” ci si potrà segnare direttamente all’ingresso della manifestazione. Per le masterclass condotte da Fisar Firenze “La Spagna in incognito: denominazioni e uve che stupiscono” https://www.fisar-firenze.it/evento/dettaglio/344 “Bordeaux inesplorato: un percorso fuori dai riflettori” https://www.fisar-firenze.it/evento/dettaglio/345 “Bollicine fuori dal coro: spumanti rari e sorprendenti” https://www.fisar-firenze.it/evento/dettaglio/346 I giornalisti ed i comunicatori che scrivono attualmente di vino possono fare richiesta di accredito stampa scrivendo a accreditostampa@sarannofamosinelvino.it indicando nell’oggetto “Richiesta accredito Masterclass” e specificando per quale o quali degustazioni richiedono l’accredito. Per iscrizioni ai cooking show La partecipazione ai cooking show è gratuita. Ci si potrà prenotare all’ingresso o inviando una mail a info@sarannofamosinelvino.it. Ad arricchire il calendario della terza edizione di Saranno famosi nel vino ci saranno stand gastronomici e la possibilità di acquistare bottiglie sia di vino che di gin. Saranno Famosi nel Vino uscirà anche fuori dalla Stazione Leopolda per coinvolgere la ristorazione e le enoteche ed i winebar fiorentini. Fin da sabato pomeriggio ci si potrà tuffare nel mood della kermesse, girando per la città in una serie di enoteche per conoscere alcuni produttori insieme ai loro vini. Oltre a questo, nelle giornate che precederanno l’evento, numerosi ristoranti di Firenze accoglieranno nelle proprie carte le etichette di Saranno Famosi nel Vino. Lista Ristoranti Trattoria Antellesi Via Faenza 9r Firenze Antico Ristoro Cambi Via S. Onofrio 1r Firenze Lo Stracotto Piazza Madonna degli Aldobrandini 17 Firenze I Ghibellini Piazza San Pier Maggiore 8-10r Firenze Bellagrò Piazza Ravenna 10-11 Firenze Natalino Borgo Albizi 17r Firenze Osteria del gatto e la volpe Via ghibellina 145r Firenze Trattoria Boboli Nicolò amari Via romana 45r Firenze Nedo L’Officina dei Golosi Piazza Paolo Uccello, 12, 50142 Firenze Enoteca 4 Leoni Via dello Sprone 15r Firenze La Vecchia Bettola Viale V. Pratolini 3/5/7 Firenze Enoteca Pitti Gola Piazza Pitti, 16 Firenze Firenze Enoteca de’Giusti Via Giuseppe Giusti, 2r, 50121 Firenze Oltrarno Osteria Piazza Pitti 16 Firenze Osteria dell’Enoteca Piazza Pitti 16 Firenze OSTERIA IL PIACERE via Gabriele d’Annunzio 149b 50135 Firenze Osteria Cipolla Rossa Via dei Conti 53r Firenze Trattoria Sant’Agostino Via di Sant’Agostino 23 Firenze Oliva Bistrot Firenze Piazza Pitti 14r Firenze Il Magazzino Piazza della Passera 2/3 nero Firenze Osteria Hiron Via Lapo da Castiglionchio 10 Firenze Guné Via del Drago D’Oro 1/3r Firenze L’Ortone Piazza Lorenzo Ghiberti 87r Firenze Il Santo Bevitore Via Santo Spirito 64r Firenze Enoteca Cosimo III Via di Santo Stefano in Pane 9r Firenze Casa Ciabattini Via Il Prato, 68r Firenze Lista enoteche Obsequium Wine Shop Bistrot Borgo S. Jacopo 17 Firenze Vineria Moderna Via Arnolfo 13a Firenze Enoteca Gambi Via Senese 21r Firenze Pura Passione Paolino Via Antonio Scialoia 28r Orari Domenica 8 dicembre dalle ore 11 fino alle ore 19 stand di vino Dalle ore 19 fino alle ore 23 Gin Tonic Party Lunedì 9 dicembre dalle ore 11 fino alle ore 18 Costo del biglietto per un giorno 20 euro Sconto di 5 euro per i sommelier tesserati Fisar Il biglietto può essere acquistato il giorno stesso della manifestazione oppure sulla piattaforma https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/saranno-famosi-nel-vino-firenze Richiesta accrediti Per richiesta accredito stampa scrivere a accreditostampa@sarannofamosinelvino.it specificando anche il nome della testata di riferimento Per richiesta accredito ristoratori ed enotecari scrivere a info@sarannofamosinelvino.it specificando il nome del ristorante o dell’enoteca ed i nomi e cognomi di chi richiede l’accredito (due accrediti massimo per attività) Gli accrediti potranno essere ritenuti validi solo dopo aver ricevuto via mail una risposta di conferma positiva Per maggiori informazioni sull’evento consultare il sito www.sarannofamosinelvino.it oppure scrivere a info@sarannofamosinelvino.it Facebook: https://www.facebook.com/sarannofamosinelvino Instagram: https://www.instagram.com/sarannofamosinelvino/?igsh=dHpucXBlbGZsYTh0 La Redazione
6 Dicembre, 2024
Ruota Libera. Spensieratamente verso il futuro
Bianco…
È biodinamico!
Ah, ma ci siete cascati anche voi..
Ma che è n’amaro che porti ‘na bottiglia sola?
Oh è biodinamico!
E che vuol dire che è biodinamico?
Vó di 25 euro?
Glieli vogliamo ridare piano piano? In comode rate.. Una delle scene di apertura del film Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (2016). 7 amici che si ritrovano per una cena durante la quale decidono di sottoporsi all’intrigante ma pericolosissimo gioco di condividere tra tutti i messaggi ricevuti durante la stessa cena. Una cena, un momento conviviale. Il vino. Il suo costo. La nomenclatura. Il linguaggio. Uno spaccato di vita che si traduce in comportamenti sociali. Il consumo di vino tra i giovani diminuisce anno su anno. Non è un epitaffio ma ci si avvicina molto. Spesso si guarda al dito invece di guardare alla luna. Ed è così anche nel dare le spiegazioni a questo fenomeno, specialmente se le spiegazioni se le danno gli addetti ai lavori e non si affidano ad analisi, indagini, rapporti. I dati di alcuni studi evidenziano come nella fascia compresa tra i 18 e i 39 anni i consumatori di vino siano diminuiti dal 37% del 2010 all’attuale 26%. Non si tratta solo di una generazione che ama più la birra o i cocktail ma della evidente incapacità del mondo del vino di parlare a persone di un’altra epoca rispetto alle origini del vino. È come se i parrucconi stile Luigi XV volessero andare in discoteca conciati come pupazzi. Però è quello che accade per via di un mondo, quello del vino, decisamente autoreferenziale. Chi ne parla, pensa sempre di parlare ad esperti del settore utilizzando termini ambiziosi, tecnici, altisonanti. Il vino sembra posizionato su un piedistallo dorato invece che nel poso che merita ovvero un semplice tavolo di cucina o del bar. Tutto sembra girare intorno alla bottiglia quando invece è comprimario alle situazioni di convivialità. Poi ci sono i prezzi di una bottiglia di vino che al ristorante sono così alti che per i ragazzi, ma non solo, diventa inavvicinabile. L’ingordigia della catena distributiva ed in particolare modo dei ristoratori che triplicano (se va bene) il prezzo in enoteca, rende pressoché impossibile l’acquisto. Per finire, i Sommelier e i Wine expert sembrano tutti proiettati ad assegnare voti ai vini in maniera del tutto scriteriata e al ricercare abbinamenti con piatti gourmet così che quando a casa ci si trova dinanzi ad petto di pollo alla piastra o al bar ad un aperitivo, non resta che ripiegare su una birra o uno Spritz. Provare a cambiare il corso di questo viaggio che oggi sembra diretto verso un muro sul quale, presto o tardi, ci si andrà a schiantare generando vittime, è possibile. Servono aziende giovani, innovative e dinamiche. In grado di raccontare ed offrire vino in maniera fresca e spensierata. Con l’allegria e la spensieratezza che il vino richiede. Ruota libera è una di queste nuove realtà. Wow. Una start-up innovativa. Chissà dove sarà nata. Magari a Milano in un think tank con tanti boomer cervelloni pronti a sfornare idee e realizzare pitch. Niente di tutto questo. Proprio niente. Siamo a Locorotondo, nella Puglia più profonda. È qui che si ritrovano Benedetto, Valentina, Francesco, Domenico, Davide. Con l’aggiunta di Nicolò, figlio di Benedetto. Cinque storie che ruotano intorno ad un tavolo con i messaggi dei cellulari che invece di nascondere segreti si trovano all’unisono accomunati da una idea ben precisa: riconquistare i giovani e riportarli verso il vino. Benedetto Lorusso è l’enologo. Trenta anni di esperienza in Puglia partendo dalla Cantina Sociale di Locorotondo fino a quando questa chiuse e lui, grazie alla maturata esperienza, diventò enologo per una ventina di cantine pugliesi. Lo conosciamo da tanto tempo perché è amico di Valentina in quanto lavoravano insieme presso una di queste aziende. Valentina è pugliese. Io sono mezzo inglese e mezzo italiano. Valentina è nel vino da circa quindici anni. Io mi sono avvicinato con il covid. Ho lavorato in giro per il mondo facendo il trader navale. Sono rientrato in Italia con il covid. Nel mentre stavo facendo un MBA in Inghilterra per il marketing. Li dovevo fare dei progetti per il marketing e ho fatto un progetto per il marketing del vino. Mi sono avvicinato a realtà americane ed australiane e mi sono appassionato. Con il covid ho iniziato a fare il broker per varie cantine. Davide è un videomaker e fotografo di Cisternino. Grande esperienza artistica e un primo approccio al mondo del vino solo qualche anno fa aiutando degli amici proprietari di una masseria. Ci siamo conosciuti qualche anno fa ed è cominciato a venire fuori qualche discussione. Lui ci aiuta molto per i video e le fotografia. Domenico è un designer. Con Domenico ci siamo trovati ed è nato un amore spontaneo. Prima di avere questa etichetta ci eravamo rivolti a studi grafici importanti che non ci hanno per nulla soddisfatti. Domenico ha capito il progetto e vuole far parte del progetto e che è stato in grado di rendere grafica la nostra idea. Lui ci segue nella parte grafica. Incontro proprio Valentina e Francesco, marito e moglie. Valentina pugliese, Francesco.. Ecco, con Francesco scherziamo sul suo essere apolide. Papà di Taranto, madre inglese. Primi anni a Taranto. Poi mi sono trasferito in Liguria dove vive ancora mia madre e dove ho studiato fino all’università. Poi in Inghilterra. Ho lavorato nel sud della Francia, Inghilterra, Singapore Australia, Grecia. Adesso abbiamo una casa in Puglia vicino Locorotondo e una casa in Liguria. Facciamo avanti e indietro. Sono visto come uno straniero ovunque. In Puglia come uno straniero, in Liguria come uno straniero, in Inghilterra come uno straniero. La verità è che quando hai la doppia cittadinanza non sei cittadino di nessuno. Ci sono abituato. Valentina è una di quelle persone che può dire di aver fatto di tutto pur di lavorare. Senza rimanere in Puglia. Ho iniziato all’Enoteca regionale dell’Emilia Romagna. Si organizzavano le fiere e gli eventi. Abitavo a Dozza un piccolo paese dove c’era l’enoteca. Un clima bellissimo. Poi a San Marzano dove ho fatto circa nove anni. All’inizio come back office italia. Era il 2007 e iniziarono a voler commercializzare in Italia dopo che erano partiti con l’estero. Nel frattempo mi occupavo dell’iscrizione dei vini ai concorsi, visite in cantine, ecc. si faceva un pò di tutto. Ho messo pure le fascette per la Polonia. Ero da tramite tra il direttore commerciale e gli agenti. Mi sono poi scocciata perché più aumentava il lavoro e più facevo le stesse cose. Mi sono cosi licenziata mentre mio marito era in Francia. L’ho raggiunto li. Poi siamo tornati e ho iniziato a lavorare in una piccola azienda qui vicino. Ho iniziato a seguire tutto. Una bella azienda davvero dove ho imparato molto. Molto dinamico come lavoro. Ho conosciuto qui Benedetto. È durata due anni fino a quando Francesco è andato in Grecia e l’ho seguito li. Poi la pandemia. Siamo tornati perché le mamme erano sole. La mia mamma al sud e la sua al nord. Sono entrata in un’altra azienda e sono andata in amministrazione. Con Benedetto ci siamo detti: ma perché non facciamo un progetto tutto nostro e lo facciamo crescere così che ci permetta di lavorare indipendentemente da dove stiamo? Avevo bisogno di cambiare. Anche questo è stato il motivo di nascita di Ruota Libera. Io dico che ruota libera è nostro figlio. Nottate per definire il nome, la scheda tecnica, qualsiasi cosa. Il modo con cui lo comunichi è importante. Fermare Valentina non è possibile. È una entusiasta ed è meraviglioso ascoltarla. Francesco è più pacato. Si capisce che ha girato il mondo, che ha la padronanza delle lingue, del marketing, di se stesso. Alle volte, quando si lascia andare, il suo essere cresciuto in Liguria viene fuori. Per poi essere ricacciato nel profondo. Una bella coppia davvero. Si compensano per molti versi e non credo di sbagliarmi più di tanto se affermo che sia stata Valentina la miccia per questo progetto parlando con Benedetto (che aveva tra l’altro realizzato il vino per il loro matrimonio). Valentina che è anche sommellier AIS e OVAV anche se ci tiene a sottolineare di essere scappata dal mondo dei sommelier. Perchè è diventata una lobby. Non mi divertivo più. Ci si ritrova intorno ad un tavolo insomma con gli amici. Benedetto voleva un progetto tutto suo. Valentina qualcosa con cu cimentarsi in prima persona. Francesco una avventura energica e innovativa. L’accordo è stato semplice. Con Benedetto già collaboravamo su altre cose. A cena è nato tutto. Stavamo bevendo ovviamente ed è venuta cosi. Dal parallelo è diventata una strada più grande. Ne abbiamo parlato per tanto tempo. Pensavamo a quello che era necessario. Piano piano è venuta su l’idea. Anche perché in Puglia i produttori sono legati alla tradizione del territorio. Monovitigno da Negroamaro, Primitivo… Raccontando sempre la stessa storia delle famiglie. Dei nonni, degli zii, ecc Hanno sempre scelto una impostazione di marketing tradizionalista. In fondo ci sono tante belle realtà qui. Abbiamo sempre pensato che qui mancasse qualcosa di diverso sotto alcuni aspetti. Le tendenze di mercato vedono da qualche anno una clientela che si sta progressivamente disaffezionando al vino. In parte è una tendenza dei Millennials e dei Gen Z, magari più attenti ad aspetti salutistici o a qualcosa di maggiormente instagrammabile. Cambiano comunque i gusti e il messaggio offerto dal vino è qualcosa di già visto, spocchioso. Generando un vero e proprio allontanamento. La solita autoreferenzialità che non guarda a come innovare ma a come mantenere le posizioni conquistate. Noi vorremmo fare qualcosa che sia più verso quello che sono le loro tendenze. Prezzi contenuti. Ricerca continua di varietà. Novità. Interazione. Una idea che raccoglie concetti abbastanza semplici e che potrebbero essere davvero efficaci per le nuove generazioni. Anzitutto blend e non monovitigni così da poter sfruttare le peculiarità dei singoli vitigni producendo vini semplici e immediati. Ma anche per poter trovare il meglio delle annate. Andando a Ruota Libera insomma. Senza lacci e lacciuoli dovuti a regolamenti, tradizione, conformismo. Ogni anno Benedetto ricava l’uva dalla vendemmia nei suoi quaranta ettari oltre a prendere parte da quella che gli passa per le mani. Ogni anno prende le uve e le mette insieme in maniera sempre diversa e creativa. Blend che siano divertenti, facilmente approcciabili e competitivi. In linea con i gusti della clientela giovane. Blend autentici creativi e divertenti. Autentici perché intensi e con le uve del territorio. Creativi perché blend mai provati prima. Divertenti perché devono essere bevuti socializzando. Insomma, una azienda, Ruota Libera, che nasce, volutamente, senza terre e senza cantina. Le terre sono quelle di Benedetto. La cantina la stanno costruendo. I vini, prodotti in blend solo con affinamento in acciaio, che cambiano nel tempo. Adesso siamo usciti con tre rossi e un rosato. Poi avremo un blend in bianco. Primo imbottigliamento a dicembre 2023 con appena 4000 bottiglie per tipo. Benedetto ha un centro di imbottigliamento di proprietà a Fasano che fa oltre un milione di bottiglie. Come enologo ha la maggiore quantità di uva in Puglia. Qui è un mammasantissima. Totalmente disordinato eh! Ridono Valentina e Francesca. Ridono di gusto quando parlano di Benedetto. Si vede che l’amicizia e la stima è profonda. Attenzione però che il termine “mammasantissima” non ha nulla a che vedere con il crimine. È solo un modo di dire di una persona che, con il lavoro e la propria capacità, ha il rispetto di tutti. Valentina è full time sul progetto. Francesco fa ancora il trader anche se il progetto lo assorbe tanto. Fanno tutto tra loro. Dai social alla ricerca clienti; dalle etichette ai video. Oltre al vino ovviamente. Parlare ai giovani con blend creativi. Vini non costosi. Di facile beva. Con un marketing ed un messaggio giovane. Manca ancora l’essere biologici ed ecosostenibili ma non si può volere tutto e subito. Stiamo lavorando sul biologico e Benedetto ha iniziato un percorso che lo porterà ad avere una certa percentuale di uve in biologico. Quando arriverà ad averne una percentuale importante sposteremo li la nostra produzione. Non solo le uve di Benedetto ma di tutta la filiera. Sostenibilità e biologico. Per arrivare ai giovani servono vini freschi e non impegnati. Serve un messaggio inciso su ogni bottiglia. Così si può arrivare ai singoli. Navigando ovviamente nel mare agitato del mondo del vino. Noi lavoriamo solo in acciaio. Siamo contenti cosi. Per noi è molto importante l’idea che c’è dietro. Ogni vino sull’etichetta in basso a destra reca una frase che non è messa a caso. Ogni vino ha una storia e un suo perché. La frase lo spiega. Spiega le nostre idee. Noi vendiamo più le idee del vino. Il Primitivo non è Primitivo. È un Primitivo all’85% poi il resto Nero di Troia e Susumaniello. Molti consumatori pensano che il Primitivo è sì buono però dopo due bicchieri, per il fatto che è dolce e pesante, quasi marmellatoso, non si beve più. Noi abbiamo creato un Primitivo elegante e strutturato che ti lascia la bocca fresca dopo averlo bevuto. Abbiamo aggiunto un 10% di Nero di Troia che da struttura ed eleganza e un 5% di Susumaniello che con la sua freschezza ti fa venire voglia di berlo ancora. “A small addition makes the big difference”. Che è quello che abbiamo scritto. Anche un tocchettino di Susumaniello ti cambia. Magari l’anno prossimo abbiamo un’altra idea. Vini semplici che recano un messaggio non nella bottiglia ma sulla bottiglia. Freschi, immediati, diversi, poco costosi, adatti ad aperitivi ancorché rossi. La voglia di far scoprire ai giovani qualcosa che possa spiazzare e non allontanare. Avvicinare al mondo del vino sdoganando concetti altisonanti di vini importanti per struttura o blasone. Ci vuole tempo per questo. Ci vuole tanto tempo Come broker piazzare un marchio nuovo non è semplice. Devi far crescere il marchio. Nonostante l’idea piaccia, siamo comunque una goccia nel mare. Noi stiamo partendo come una cosa tra amici. La pubblicità ce la facciamo come i social e andando per i ristornati regalando vino. Molto artigianale. Diffondere il verbo non è semplice. Noi comunichiamo il cosa, il quando, il perché del vino. Con il blend di cinque vitigni ci teniamo bene a comunicare che suggeriamo di berli come aperitivo. È stato fatto per avere un gusto morbido e con sentori decisi che ti permettono di berlo tranquillamente durante un aperitivo al bar. Sono vini diversi perché non dolciastri. Particolari ed eleganti. Secondo me si può amare o odiare. Dal mio punto di vista sono vini sui quali non si può utilizzare un solo senso per volta o comunque con una valutazione che non può essere fatta con canoni tradizionali. Partiamo da Appassimento. Un blend tra Primitivo, Nero di Troia, Sangiovese e Merlot.
L’olfatto si bea immediatamente di sensazioni dolci. Sono i frutti in confettura dovuti all’appassimento delle uve. Frutta nera e rossa come ribes, mirtilli, lamponi, ciliegia, prugna impreziositi da un velo di balsamico e di vegetale cosi da rendere il tutto non stucchevole. Per niente pesante. Forse anche per la presenza di una sorta di foglia di pomodoro e di fiori rossi. Sembra esserci anche del tabacco e della noce moscata cosi come del Mon Chérì.
Il sorso ricorda molto il liquore alle ciliegie che faceva mia nonna. Un fresco sorso con le ciliegie che si schiacciano sotto i denti. Un sorso che parte dolce ma poi, per i tannini e per la freschezza portata dal Sangiovese, si muta in qualcosa di elegante. La bocca è ampia e goduriosa con la sapidità che contribuisce ad allungare la persistenza. Un retrogusto di marasca rimane a continuare il godimento. Si sente in maniera evidente il calore del sud ma non in maniera stucchevole e pesante. Al contrario scorre e scorre bene. Inviting you to unwind . Let go to embrace the pleasures of the present. Il Rosso Puglia è poi il blend di Primitivo, Sangiovese, Nero di Troia, Negroamaro e Bombino nero. Insolito dunque già dai vitigni utilizzati. Il colore è rubino ma non denso come ci si aspetterebbe da un vino pugliese. Il bouquet esprime immediatamente freschezza grazie ad una frutta meno arsa dal sole. La ciliegia e la prugna meno mature bilanciano una arancia che sa di dolcezza. Un vegetale molto tenue contrasta la ciliegia che, piano piano, diventa visciola.
Se i sentori sono volutamente semplici, il sorso assume ricchezza: rotondo ma ben bilanciato. Fresco, dinamico, giovane. Va giù che è un piacere in estrema allegria. Persistenza non elevata e bocca che rimane molto pulita. Il retrogusto di ciliegia invoglia a finire la bottiglia. I tannini, presenti ma cesellati consentono di bere questo vino con un semplice aperitivo fatto di salumi e formaggi. The most extraordinary ideas emerge unexpectedly. Infine il Primitivo. Quello tagliato con Nero di Troia e Susumaniello. Appare subito pastoso e impenetrabile. I sentori sono di frutta (ciliegia, prugna, arancia) cotta al sole. Poi il sottobosco e inaspettate spezie. La ciliegia pian piano vira verso la visciola rendendo appagante l’olfatto.
Il sorso è comunque fresco e invitante con un tannino maturo che rende il tutto ancora più appagante e godurioso. La visciola c’è anche in bocca e vi rimane e lungo. Piace mettendo d’accordo tutti finendo la bottiglia in grande allegria. A small addition makes a big difference. Vini che sono propri di un aperitivo in allegria. Di una cena tra amici. Di tanta tanta convivialità. Ampi, goduriosi, avvolgenti, suadenti, divertenti. Non c’è nulla di opulento o sovrastrutturato. Semplici e funzionali. Riescono ad essere diretti, a parlare da soli. Arrivano senza necessità di essere spiegati. Forse perché buoni. come devono essere i vini. Buoni prima di tutto. Siccome Benedetto fa vini per venti produttori pugliesi, vedrai che i vini si assomigliano da Bari a Lecce. Noi diamo delle direttive su come deve essere il vino. Il rosè con il quale stiamo uscendo è stato creato con una idea elaborata tutti insieme sostenendo che deve essere rosa pallido, non molto alcolico (sarà 12.5), non dolce (perché i rosati pugliesi sanno i chewing-gum). Un rosato che vuol far emergere il magnetismo tra due persone quando si incontrano. È il Susumaniello che crea la scintilla tra le due persone. È una idea. La frase incisa sarà “sii istintivo” come a dire quanto sia importante l’istinto tra due persone. Con questa idea siamo andati da Benedetto. Insomma una sorta di vero e proprio briefing di marketing realizzato da chi sa cosa vuole da un vino e a chi il vino dovrà essere rivolto. Le nostre idee sono un insieme di marketing, di ricerche di mercato e impressioni personali. Le mettiamo insieme e poi Benedetto chiude il cerchio realizzando il vino. Mio padre era un agricoltore. Mio nonno era una agricoltore. Se vuoi un gusto uniforme devi andare a trattare il vino chimicamente in cantina. Mio padre era anche un chimico e il vino è chimica. Se vuoi un prodotto più naturale occorre seguire la terra, le stagioni, le vendemmia. Il prezzo dell’uva varia in funzione delle annate. Noi non faremo mai il vino più raffinato della Puglia ma ci teniamo a far vedere come un enologo famoso può fare vini accessibili, di facile beva e divertente. Quello che mi è piaciuto di Benedetto avendo lavorato per tante cantine ed assaggiato tanti vini pugliesi è l’eleganza delle sue realizzazioni. Vogliamo realizzare al massimo cinque, sei vini. Rispetto ai produttori della Puglia che hanno tanti vini, noi faremo quattro cinque vini in base agli anni e alle uve che ci troveremo. Non più di cinque. Sarà sempre una cosa contenuta perché il messaggio che diamo è questo Non vogliamo fare GDO ma solo Horeca rendendo forti questi prodotti. Il QR Code presente sull’etichetta reca non solo la scheda tecniche ma anche le note degustative e gli abbinamenti con piatti italiani e esteri. Italiano e inglese. Serve anche ai ristoratori. Aiuta. Ruota Libera, è un inno alla libertà di poter andare a briglia sciolta e di vivere la vita con leggerezza; è un omaggio a Locorotondo che dall’alto sembra una ruota; è la concretizzazione di un progetto giovane che vuole piacere ai giovani. Innovativa, frizzante, per nulla autoreferenziale. È una scommessa moderna in un mondo che sembra antico ma che, conoscendolo nel profondo, sta vivendo, dal basso, un grande rinnovamento. Una scommessa? Mi viene in mente La Ruota della Fortuna e quel gingle dell’omonimo programma “gira la ruota” oppure “cento, cento, cento, cento“. Quella di Ruota Libera non è una scommessa, non è un gioco, non è un passatempo. È una azienda, fatta di persone entusiaste, piene di vita. È una storia di lavoro e sudore ma anche di sorrisi ed allegria. Ci sono giovani che si dedicano alla vigna in maniera viscerale e sostenibile. Ce ne sono altri che raccolgono le esperienze di famiglia per rinnovare pur nel solco della tradizione. Altri ancora, come gli interpreti di Ruota Libera che investono su un territorio antico portando con se una vena di diversità. Quella diversità che arricchisce e che unisce. Basta “solo” togliersi il parruccone per capire che il futuro passa anche da questi giovani. Non mollate. Non mollate mai Il sito Internet https://www.ruotaliberawines.com Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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È biodinamico!
Ah, ma ci siete cascati anche voi..
Ma che è n’amaro che porti ‘na bottiglia sola?
Oh è biodinamico!
E che vuol dire che è biodinamico?
Vó di 25 euro?
Glieli vogliamo ridare piano piano? In comode rate.. Una delle scene di apertura del film Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (2016). 7 amici che si ritrovano per una cena durante la quale decidono di sottoporsi all’intrigante ma pericolosissimo gioco di condividere tra tutti i messaggi ricevuti durante la stessa cena. Una cena, un momento conviviale. Il vino. Il suo costo. La nomenclatura. Il linguaggio. Uno spaccato di vita che si traduce in comportamenti sociali. Il consumo di vino tra i giovani diminuisce anno su anno. Non è un epitaffio ma ci si avvicina molto. Spesso si guarda al dito invece di guardare alla luna. Ed è così anche nel dare le spiegazioni a questo fenomeno, specialmente se le spiegazioni se le danno gli addetti ai lavori e non si affidano ad analisi, indagini, rapporti. I dati di alcuni studi evidenziano come nella fascia compresa tra i 18 e i 39 anni i consumatori di vino siano diminuiti dal 37% del 2010 all’attuale 26%. Non si tratta solo di una generazione che ama più la birra o i cocktail ma della evidente incapacità del mondo del vino di parlare a persone di un’altra epoca rispetto alle origini del vino. È come se i parrucconi stile Luigi XV volessero andare in discoteca conciati come pupazzi. Però è quello che accade per via di un mondo, quello del vino, decisamente autoreferenziale. Chi ne parla, pensa sempre di parlare ad esperti del settore utilizzando termini ambiziosi, tecnici, altisonanti. Il vino sembra posizionato su un piedistallo dorato invece che nel poso che merita ovvero un semplice tavolo di cucina o del bar. Tutto sembra girare intorno alla bottiglia quando invece è comprimario alle situazioni di convivialità. Poi ci sono i prezzi di una bottiglia di vino che al ristorante sono così alti che per i ragazzi, ma non solo, diventa inavvicinabile. L’ingordigia della catena distributiva ed in particolare modo dei ristoratori che triplicano (se va bene) il prezzo in enoteca, rende pressoché impossibile l’acquisto. Per finire, i Sommelier e i Wine expert sembrano tutti proiettati ad assegnare voti ai vini in maniera del tutto scriteriata e al ricercare abbinamenti con piatti gourmet così che quando a casa ci si trova dinanzi ad petto di pollo alla piastra o al bar ad un aperitivo, non resta che ripiegare su una birra o uno Spritz. Provare a cambiare il corso di questo viaggio che oggi sembra diretto verso un muro sul quale, presto o tardi, ci si andrà a schiantare generando vittime, è possibile. Servono aziende giovani, innovative e dinamiche. In grado di raccontare ed offrire vino in maniera fresca e spensierata. Con l’allegria e la spensieratezza che il vino richiede. Ruota libera è una di queste nuove realtà. Wow. Una start-up innovativa. Chissà dove sarà nata. Magari a Milano in un think tank con tanti boomer cervelloni pronti a sfornare idee e realizzare pitch. Niente di tutto questo. Proprio niente. Siamo a Locorotondo, nella Puglia più profonda. È qui che si ritrovano Benedetto, Valentina, Francesco, Domenico, Davide. Con l’aggiunta di Nicolò, figlio di Benedetto. Cinque storie che ruotano intorno ad un tavolo con i messaggi dei cellulari che invece di nascondere segreti si trovano all’unisono accomunati da una idea ben precisa: riconquistare i giovani e riportarli verso il vino. Benedetto Lorusso è l’enologo. Trenta anni di esperienza in Puglia partendo dalla Cantina Sociale di Locorotondo fino a quando questa chiuse e lui, grazie alla maturata esperienza, diventò enologo per una ventina di cantine pugliesi. Lo conosciamo da tanto tempo perché è amico di Valentina in quanto lavoravano insieme presso una di queste aziende. Valentina è pugliese. Io sono mezzo inglese e mezzo italiano. Valentina è nel vino da circa quindici anni. Io mi sono avvicinato con il covid. Ho lavorato in giro per il mondo facendo il trader navale. Sono rientrato in Italia con il covid. Nel mentre stavo facendo un MBA in Inghilterra per il marketing. Li dovevo fare dei progetti per il marketing e ho fatto un progetto per il marketing del vino. Mi sono avvicinato a realtà americane ed australiane e mi sono appassionato. Con il covid ho iniziato a fare il broker per varie cantine. Davide è un videomaker e fotografo di Cisternino. Grande esperienza artistica e un primo approccio al mondo del vino solo qualche anno fa aiutando degli amici proprietari di una masseria. Ci siamo conosciuti qualche anno fa ed è cominciato a venire fuori qualche discussione. Lui ci aiuta molto per i video e le fotografia. Domenico è un designer. Con Domenico ci siamo trovati ed è nato un amore spontaneo. Prima di avere questa etichetta ci eravamo rivolti a studi grafici importanti che non ci hanno per nulla soddisfatti. Domenico ha capito il progetto e vuole far parte del progetto e che è stato in grado di rendere grafica la nostra idea. Lui ci segue nella parte grafica. Incontro proprio Valentina e Francesco, marito e moglie. Valentina pugliese, Francesco.. Ecco, con Francesco scherziamo sul suo essere apolide. Papà di Taranto, madre inglese. Primi anni a Taranto. Poi mi sono trasferito in Liguria dove vive ancora mia madre e dove ho studiato fino all’università. Poi in Inghilterra. Ho lavorato nel sud della Francia, Inghilterra, Singapore Australia, Grecia. Adesso abbiamo una casa in Puglia vicino Locorotondo e una casa in Liguria. Facciamo avanti e indietro. Sono visto come uno straniero ovunque. In Puglia come uno straniero, in Liguria come uno straniero, in Inghilterra come uno straniero. La verità è che quando hai la doppia cittadinanza non sei cittadino di nessuno. Ci sono abituato. Valentina è una di quelle persone che può dire di aver fatto di tutto pur di lavorare. Senza rimanere in Puglia. Ho iniziato all’Enoteca regionale dell’Emilia Romagna. Si organizzavano le fiere e gli eventi. Abitavo a Dozza un piccolo paese dove c’era l’enoteca. Un clima bellissimo. Poi a San Marzano dove ho fatto circa nove anni. All’inizio come back office italia. Era il 2007 e iniziarono a voler commercializzare in Italia dopo che erano partiti con l’estero. Nel frattempo mi occupavo dell’iscrizione dei vini ai concorsi, visite in cantine, ecc. si faceva un pò di tutto. Ho messo pure le fascette per la Polonia. Ero da tramite tra il direttore commerciale e gli agenti. Mi sono poi scocciata perché più aumentava il lavoro e più facevo le stesse cose. Mi sono cosi licenziata mentre mio marito era in Francia. L’ho raggiunto li. Poi siamo tornati e ho iniziato a lavorare in una piccola azienda qui vicino. Ho iniziato a seguire tutto. Una bella azienda davvero dove ho imparato molto. Molto dinamico come lavoro. Ho conosciuto qui Benedetto. È durata due anni fino a quando Francesco è andato in Grecia e l’ho seguito li. Poi la pandemia. Siamo tornati perché le mamme erano sole. La mia mamma al sud e la sua al nord. Sono entrata in un’altra azienda e sono andata in amministrazione. Con Benedetto ci siamo detti: ma perché non facciamo un progetto tutto nostro e lo facciamo crescere così che ci permetta di lavorare indipendentemente da dove stiamo? Avevo bisogno di cambiare. Anche questo è stato il motivo di nascita di Ruota Libera. Io dico che ruota libera è nostro figlio. Nottate per definire il nome, la scheda tecnica, qualsiasi cosa. Il modo con cui lo comunichi è importante. Fermare Valentina non è possibile. È una entusiasta ed è meraviglioso ascoltarla. Francesco è più pacato. Si capisce che ha girato il mondo, che ha la padronanza delle lingue, del marketing, di se stesso. Alle volte, quando si lascia andare, il suo essere cresciuto in Liguria viene fuori. Per poi essere ricacciato nel profondo. Una bella coppia davvero. Si compensano per molti versi e non credo di sbagliarmi più di tanto se affermo che sia stata Valentina la miccia per questo progetto parlando con Benedetto (che aveva tra l’altro realizzato il vino per il loro matrimonio). Valentina che è anche sommellier AIS e OVAV anche se ci tiene a sottolineare di essere scappata dal mondo dei sommelier. Perchè è diventata una lobby. Non mi divertivo più. Ci si ritrova intorno ad un tavolo insomma con gli amici. Benedetto voleva un progetto tutto suo. Valentina qualcosa con cu cimentarsi in prima persona. Francesco una avventura energica e innovativa. L’accordo è stato semplice. Con Benedetto già collaboravamo su altre cose. A cena è nato tutto. Stavamo bevendo ovviamente ed è venuta cosi. Dal parallelo è diventata una strada più grande. Ne abbiamo parlato per tanto tempo. Pensavamo a quello che era necessario. Piano piano è venuta su l’idea. Anche perché in Puglia i produttori sono legati alla tradizione del territorio. Monovitigno da Negroamaro, Primitivo… Raccontando sempre la stessa storia delle famiglie. Dei nonni, degli zii, ecc Hanno sempre scelto una impostazione di marketing tradizionalista. In fondo ci sono tante belle realtà qui. Abbiamo sempre pensato che qui mancasse qualcosa di diverso sotto alcuni aspetti. Le tendenze di mercato vedono da qualche anno una clientela che si sta progressivamente disaffezionando al vino. In parte è una tendenza dei Millennials e dei Gen Z, magari più attenti ad aspetti salutistici o a qualcosa di maggiormente instagrammabile. Cambiano comunque i gusti e il messaggio offerto dal vino è qualcosa di già visto, spocchioso. Generando un vero e proprio allontanamento. La solita autoreferenzialità che non guarda a come innovare ma a come mantenere le posizioni conquistate. Noi vorremmo fare qualcosa che sia più verso quello che sono le loro tendenze. Prezzi contenuti. Ricerca continua di varietà. Novità. Interazione. Una idea che raccoglie concetti abbastanza semplici e che potrebbero essere davvero efficaci per le nuove generazioni. Anzitutto blend e non monovitigni così da poter sfruttare le peculiarità dei singoli vitigni producendo vini semplici e immediati. Ma anche per poter trovare il meglio delle annate. Andando a Ruota Libera insomma. Senza lacci e lacciuoli dovuti a regolamenti, tradizione, conformismo. Ogni anno Benedetto ricava l’uva dalla vendemmia nei suoi quaranta ettari oltre a prendere parte da quella che gli passa per le mani. Ogni anno prende le uve e le mette insieme in maniera sempre diversa e creativa. Blend che siano divertenti, facilmente approcciabili e competitivi. In linea con i gusti della clientela giovane. Blend autentici creativi e divertenti. Autentici perché intensi e con le uve del territorio. Creativi perché blend mai provati prima. Divertenti perché devono essere bevuti socializzando. Insomma, una azienda, Ruota Libera, che nasce, volutamente, senza terre e senza cantina. Le terre sono quelle di Benedetto. La cantina la stanno costruendo. I vini, prodotti in blend solo con affinamento in acciaio, che cambiano nel tempo. Adesso siamo usciti con tre rossi e un rosato. Poi avremo un blend in bianco. Primo imbottigliamento a dicembre 2023 con appena 4000 bottiglie per tipo. Benedetto ha un centro di imbottigliamento di proprietà a Fasano che fa oltre un milione di bottiglie. Come enologo ha la maggiore quantità di uva in Puglia. Qui è un mammasantissima. Totalmente disordinato eh! Ridono Valentina e Francesca. Ridono di gusto quando parlano di Benedetto. Si vede che l’amicizia e la stima è profonda. Attenzione però che il termine “mammasantissima” non ha nulla a che vedere con il crimine. È solo un modo di dire di una persona che, con il lavoro e la propria capacità, ha il rispetto di tutti. Valentina è full time sul progetto. Francesco fa ancora il trader anche se il progetto lo assorbe tanto. Fanno tutto tra loro. Dai social alla ricerca clienti; dalle etichette ai video. Oltre al vino ovviamente. Parlare ai giovani con blend creativi. Vini non costosi. Di facile beva. Con un marketing ed un messaggio giovane. Manca ancora l’essere biologici ed ecosostenibili ma non si può volere tutto e subito. Stiamo lavorando sul biologico e Benedetto ha iniziato un percorso che lo porterà ad avere una certa percentuale di uve in biologico. Quando arriverà ad averne una percentuale importante sposteremo li la nostra produzione. Non solo le uve di Benedetto ma di tutta la filiera. Sostenibilità e biologico. Per arrivare ai giovani servono vini freschi e non impegnati. Serve un messaggio inciso su ogni bottiglia. Così si può arrivare ai singoli. Navigando ovviamente nel mare agitato del mondo del vino. Noi lavoriamo solo in acciaio. Siamo contenti cosi. Per noi è molto importante l’idea che c’è dietro. Ogni vino sull’etichetta in basso a destra reca una frase che non è messa a caso. Ogni vino ha una storia e un suo perché. La frase lo spiega. Spiega le nostre idee. Noi vendiamo più le idee del vino. Il Primitivo non è Primitivo. È un Primitivo all’85% poi il resto Nero di Troia e Susumaniello. Molti consumatori pensano che il Primitivo è sì buono però dopo due bicchieri, per il fatto che è dolce e pesante, quasi marmellatoso, non si beve più. Noi abbiamo creato un Primitivo elegante e strutturato che ti lascia la bocca fresca dopo averlo bevuto. Abbiamo aggiunto un 10% di Nero di Troia che da struttura ed eleganza e un 5% di Susumaniello che con la sua freschezza ti fa venire voglia di berlo ancora. “A small addition makes the big difference”. Che è quello che abbiamo scritto. Anche un tocchettino di Susumaniello ti cambia. Magari l’anno prossimo abbiamo un’altra idea. Vini semplici che recano un messaggio non nella bottiglia ma sulla bottiglia. Freschi, immediati, diversi, poco costosi, adatti ad aperitivi ancorché rossi. La voglia di far scoprire ai giovani qualcosa che possa spiazzare e non allontanare. Avvicinare al mondo del vino sdoganando concetti altisonanti di vini importanti per struttura o blasone. Ci vuole tempo per questo. Ci vuole tanto tempo Come broker piazzare un marchio nuovo non è semplice. Devi far crescere il marchio. Nonostante l’idea piaccia, siamo comunque una goccia nel mare. Noi stiamo partendo come una cosa tra amici. La pubblicità ce la facciamo come i social e andando per i ristornati regalando vino. Molto artigianale. Diffondere il verbo non è semplice. Noi comunichiamo il cosa, il quando, il perché del vino. Con il blend di cinque vitigni ci teniamo bene a comunicare che suggeriamo di berli come aperitivo. È stato fatto per avere un gusto morbido e con sentori decisi che ti permettono di berlo tranquillamente durante un aperitivo al bar. Sono vini diversi perché non dolciastri. Particolari ed eleganti. Secondo me si può amare o odiare. Dal mio punto di vista sono vini sui quali non si può utilizzare un solo senso per volta o comunque con una valutazione che non può essere fatta con canoni tradizionali. Partiamo da Appassimento. Un blend tra Primitivo, Nero di Troia, Sangiovese e Merlot.
L’olfatto si bea immediatamente di sensazioni dolci. Sono i frutti in confettura dovuti all’appassimento delle uve. Frutta nera e rossa come ribes, mirtilli, lamponi, ciliegia, prugna impreziositi da un velo di balsamico e di vegetale cosi da rendere il tutto non stucchevole. Per niente pesante. Forse anche per la presenza di una sorta di foglia di pomodoro e di fiori rossi. Sembra esserci anche del tabacco e della noce moscata cosi come del Mon Chérì.
Il sorso ricorda molto il liquore alle ciliegie che faceva mia nonna. Un fresco sorso con le ciliegie che si schiacciano sotto i denti. Un sorso che parte dolce ma poi, per i tannini e per la freschezza portata dal Sangiovese, si muta in qualcosa di elegante. La bocca è ampia e goduriosa con la sapidità che contribuisce ad allungare la persistenza. Un retrogusto di marasca rimane a continuare il godimento. Si sente in maniera evidente il calore del sud ma non in maniera stucchevole e pesante. Al contrario scorre e scorre bene. Inviting you to unwind . Let go to embrace the pleasures of the present. Il Rosso Puglia è poi il blend di Primitivo, Sangiovese, Nero di Troia, Negroamaro e Bombino nero. Insolito dunque già dai vitigni utilizzati. Il colore è rubino ma non denso come ci si aspetterebbe da un vino pugliese. Il bouquet esprime immediatamente freschezza grazie ad una frutta meno arsa dal sole. La ciliegia e la prugna meno mature bilanciano una arancia che sa di dolcezza. Un vegetale molto tenue contrasta la ciliegia che, piano piano, diventa visciola.
Se i sentori sono volutamente semplici, il sorso assume ricchezza: rotondo ma ben bilanciato. Fresco, dinamico, giovane. Va giù che è un piacere in estrema allegria. Persistenza non elevata e bocca che rimane molto pulita. Il retrogusto di ciliegia invoglia a finire la bottiglia. I tannini, presenti ma cesellati consentono di bere questo vino con un semplice aperitivo fatto di salumi e formaggi. The most extraordinary ideas emerge unexpectedly. Infine il Primitivo. Quello tagliato con Nero di Troia e Susumaniello. Appare subito pastoso e impenetrabile. I sentori sono di frutta (ciliegia, prugna, arancia) cotta al sole. Poi il sottobosco e inaspettate spezie. La ciliegia pian piano vira verso la visciola rendendo appagante l’olfatto.
Il sorso è comunque fresco e invitante con un tannino maturo che rende il tutto ancora più appagante e godurioso. La visciola c’è anche in bocca e vi rimane e lungo. Piace mettendo d’accordo tutti finendo la bottiglia in grande allegria. A small addition makes a big difference. Vini che sono propri di un aperitivo in allegria. Di una cena tra amici. Di tanta tanta convivialità. Ampi, goduriosi, avvolgenti, suadenti, divertenti. Non c’è nulla di opulento o sovrastrutturato. Semplici e funzionali. Riescono ad essere diretti, a parlare da soli. Arrivano senza necessità di essere spiegati. Forse perché buoni. come devono essere i vini. Buoni prima di tutto. Siccome Benedetto fa vini per venti produttori pugliesi, vedrai che i vini si assomigliano da Bari a Lecce. Noi diamo delle direttive su come deve essere il vino. Il rosè con il quale stiamo uscendo è stato creato con una idea elaborata tutti insieme sostenendo che deve essere rosa pallido, non molto alcolico (sarà 12.5), non dolce (perché i rosati pugliesi sanno i chewing-gum). Un rosato che vuol far emergere il magnetismo tra due persone quando si incontrano. È il Susumaniello che crea la scintilla tra le due persone. È una idea. La frase incisa sarà “sii istintivo” come a dire quanto sia importante l’istinto tra due persone. Con questa idea siamo andati da Benedetto. Insomma una sorta di vero e proprio briefing di marketing realizzato da chi sa cosa vuole da un vino e a chi il vino dovrà essere rivolto. Le nostre idee sono un insieme di marketing, di ricerche di mercato e impressioni personali. Le mettiamo insieme e poi Benedetto chiude il cerchio realizzando il vino. Mio padre era un agricoltore. Mio nonno era una agricoltore. Se vuoi un gusto uniforme devi andare a trattare il vino chimicamente in cantina. Mio padre era anche un chimico e il vino è chimica. Se vuoi un prodotto più naturale occorre seguire la terra, le stagioni, le vendemmia. Il prezzo dell’uva varia in funzione delle annate. Noi non faremo mai il vino più raffinato della Puglia ma ci teniamo a far vedere come un enologo famoso può fare vini accessibili, di facile beva e divertente. Quello che mi è piaciuto di Benedetto avendo lavorato per tante cantine ed assaggiato tanti vini pugliesi è l’eleganza delle sue realizzazioni. Vogliamo realizzare al massimo cinque, sei vini. Rispetto ai produttori della Puglia che hanno tanti vini, noi faremo quattro cinque vini in base agli anni e alle uve che ci troveremo. Non più di cinque. Sarà sempre una cosa contenuta perché il messaggio che diamo è questo Non vogliamo fare GDO ma solo Horeca rendendo forti questi prodotti. Il QR Code presente sull’etichetta reca non solo la scheda tecniche ma anche le note degustative e gli abbinamenti con piatti italiani e esteri. Italiano e inglese. Serve anche ai ristoratori. Aiuta. Ruota Libera, è un inno alla libertà di poter andare a briglia sciolta e di vivere la vita con leggerezza; è un omaggio a Locorotondo che dall’alto sembra una ruota; è la concretizzazione di un progetto giovane che vuole piacere ai giovani. Innovativa, frizzante, per nulla autoreferenziale. È una scommessa moderna in un mondo che sembra antico ma che, conoscendolo nel profondo, sta vivendo, dal basso, un grande rinnovamento. Una scommessa? Mi viene in mente La Ruota della Fortuna e quel gingle dell’omonimo programma “gira la ruota” oppure “cento, cento, cento, cento“. Quella di Ruota Libera non è una scommessa, non è un gioco, non è un passatempo. È una azienda, fatta di persone entusiaste, piene di vita. È una storia di lavoro e sudore ma anche di sorrisi ed allegria. Ci sono giovani che si dedicano alla vigna in maniera viscerale e sostenibile. Ce ne sono altri che raccolgono le esperienze di famiglia per rinnovare pur nel solco della tradizione. Altri ancora, come gli interpreti di Ruota Libera che investono su un territorio antico portando con se una vena di diversità. Quella diversità che arricchisce e che unisce. Basta “solo” togliersi il parruccone per capire che il futuro passa anche da questi giovani. Non mollate. Non mollate mai Il sito Internet https://www.ruotaliberawines.com Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
5 Dicembre, 2024
BEREBENE 2025 by GAMBERO ROSSO
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 17 Novembre, gli eleganti spazi di Palazzo Brancaccio a Roma hanno ospitato la presentazione della 34° Edizione della Guida BEREBENE, volume che, a firma GAMBERO ROSSO, raccoglie da sempre i migliori vini italiani con un invitante rapporto Qualità/Prezzo (sotto i 20€).
Un volume che propone 937 etichetta nell’insolita veste di una ben più che corposa carta dei vini, che non dimentica quei “punteggi” tanto cari a molti winelovers ma che, in principal modo, sottolinea etichette che, al di là del prezzo vantaggioso, non lesinano carattere e rispetto (del Territorio, del vitigno e del Vignaiolo).
Una guida che, mi auguro, possa finalmente porre sul gradino più alto i “vini base” delle Aziende e che possa magari contribuire, grazie anche all’impegno che GAMBERO ROSSO sta profondendo nella comunicazione, a riportare il vino sulle tavole di tutti i giorni.
GLI ASSAGGI
Tanto, troppo da assaggiare per uno solo (come sempre d’altro canto).
Per una volta avevo anche evitato di stilare programmi di massima ben sapendo che poi non sarei riuscito a rispettarli e quindi…
Fatte salve alcune etichette che avevo in testa mi sono dedicato a riempire gli spazi bianchi sulla mia personalissima mappa dei vini.
Un’occhiata di traverso a qualche etichetta ammiccante, il suggerimento di un amico Produttore, la dritta del vociare del numeroso pubblico che affollava le sale, il caso di un tavolo senza ressa, questa è stata la road map della mia giornata.
E alla fine beh…dopo una partenza al fulmicotone segnata da una gaffe con un Produttore cui ho detto candidamente che “pensavo davvero meglio” (giudizio poi motivato e, a malincuore, condiviso) ho cercato di perdere meno tempo possibile.
Dalla sessantina di etichette assaggiate ho estrapolato una personalissima “TOP TWELVE” che sottopongo al Vostro insindacabile giudizio (ci troverete “solo” due vini che si sono guadagnati il brano in abbinamento) cui mi piace aggiungere la citazione di qualcos’altro di interessante cui vorrei rivolgere più attenzione appena possibile.
Voi dategli una letta, assaggiate, criticate, suggerite e condividete (ma tanto so che vi fermerete alle prime due cose).
– TERRE DI CHIETI IGT PECORINO “SUD EST” 2023, ZAPPACOSTA (ABRUZZO): beh…confesso che, così d’acchito, non avrei azzeccato l’areale produttivo.
Minerale e marino in primis, lascia poi spazio al giallo di ginestre, susine e mele cotogne tenendovi sulle spine con la sottile vivacità della mandorla.
Forse meno fresco e sapido di quanto non avesse suggerito l’olfatto si lascia andare al calore di un sorso che si spegne, lungo, ritornando a quel mare che avevate subito percepito.
(86+/87 Punti).
– ALTO ADIGE SÜDTIROL ST.MAGDALENER CLASSICO DOC 2022, EBERLEHOF ZISSER (ALTO ADIGE): un vino schietto sin da quando si propone al Vostro naso.
Nitido come il cielo in montagna Vi lascia visualizzare viole e piccoli frutti di un bosco di cui non nasconde terra umida, muschio e intricate percorrenze.
Chiude su leggere speziature dolci e orientali senza dimenticarsi di un acuto fruttato di come amarena sciroppata.
Sorso elegante ed equilibrato, fa leva sulla vibrante sapidità e sui tannini stuzzichevoli per invitarVi a berne ancora.
(87– Punti).
– FALANGHINA DEL SANNIO 2022, FAPPIANO (CAMPANIA): una Falanghina che al naso comunica la calma che lo stesso nome del Produttore suggerisce.
Una distesa di camomilla…
E poi flash di mela Granny Smith, agrume, grassezze di nocciola e il contorno dolce della pesca.
Sorso che spiazza!
Glicerico e sostanzioso ma fresco e super-dinamico, di inattese freschezza e sapidità e con un finale dedicato alla frutta.
(87+ Punti).
– ROMAGNA DOCG ALBANA SECCO “ALBENA” 2023, ASSIRELLI (EMILIA ROMAGNA): confesso che mai come negli ultimi tempi ho avuto modo di assaggiare quell’Albana che fino a pochissimi anni fa ritenevo “bevibile” solo passito e…quante sorprese!
Tra le tante (e forse “soprattutto”), questa di ASSIRELLI si becca tutto d’un fiato i miei personalissimi premi “BOOM” e “TAPPETO VOLANTE”!
Un naso che Vi trasporta come Aladino sin sulla Mosella, a suon di ritmati picchi di strapiombanti dolcezze e sapidità minerali.
Un elettrocardiogramma fatto di melone, pietre bagnate, pesche gialle, agrumi monelli, miele…
E in bocca non fa sconti!
Ripropone e sottolinea a suon di tannini pistoleri, intona acuti dolci e salati proponendoli in lunga successione senza commistioni di sorta, con un taglio netto e strapiombante tra le due sensazioni.
Avrete appena il tempo di scuotere la testa sorridendo per la sorpresa, vorrete riassaggiare in fretta ma…quella chiusura di arancia amara Vi darà altri pensieri e allora li scaccerete allungando la mano chiedendo un refill del calice.
Davvero difficile confrontarla, assaggiatela!
(88+ Punti, ma solo per restare nel solco della mia “cattiveria”).
Da bere ascoltando FLY ME TO THE MOON di FRANK SINATRA.
– LAZIO IGT SANGIOVESE “TESHAM” 2019, TERRE DI MARFISA (LAZIO): anche se forse appena troppo marcate, le note della frutta rossa (marasche e visciole) tengono questo vino con i piedi per terra, marcandone vieppiù l’appartenenza a suon di cortecce verdi e sostanza minerale e lasciando all’Oriente delle spezie e alla sottesa balsamicità il compito di alleggerirne lo spirito.
Il sorso è un manto di tannini ben tessuti che avvolge i descrittori olfattivi lasciandoli poi liberi nel lungo finale.
Gli manca un “quasi” ma…bel vino.
(87 Punti).
– PASSERINA DEL FRUSINATE IGT “DANTE” 2023, MARCELLA GIULIANI (LAZIO): il naso è segnato da un finocchietto selvatico cui le dolcezze di tiglio e frutta bianca tentano invano di mettere il morso.
Il sorso invece…
Mannaggia, si sdilinquisce in dolcezze di frutta matura facendogli perdere lo spirito da mustang e trasformandolo in docile destriero.
Prestando attenzione si riprende grazie a freschezza e sapidità e ad un finale in cui è l’arancio succoso a dire la sua.
Nonostante quel “mannaggia, un “trebbianaccio” cui prestare attenzione.
(85 Punti, ma potevano essere di più).
– BENACO BRESCIANO ROSSO “DINAMICO” 2021, SINCETTE (LOMBARDIA): Barbera, Groppello e Croatina per acidità, tannino e polpa.
Al naso la frutta è polputa e sotto spirito e il cioccolato ci fa comunella a regalare la sensazione, se non di un boero, del Mon Chéri.
Non manca poi la gentilezza della viola, a contrasto di un graffio di come caffè e della sottile e pungente spezia ma, soprattutto, di un’atmosfera simpaticamente “selvatica”.
Il sorso, dinamico e scorrevole, evidenzia tannini ancora pistoleri ma non sufficienti a pareggiare la polpa del frutto in un finale, FORSE, un po’ troppo femminile.
Peccato.
(85/85+ Punti).
– OLTREPO’ PAVESE DOC PINOT NERO “SOLONERO” 2021, MANUELINA (LOMBARDIA): un Pinot Neroche “scivola” un po’ su un alcol appena troppo esuberante e che si impegna a nascondere il frutto maturo dietro a spezie e inattese tostature.
In bocca alza la testa puntando con orgoglio sulla propria gioventù scapigliata fatta si di corrispondenze ma, in primis, di tannini privi di vergogna e di un finale vegetale, ammiccante e dinamico.
Un sorso “beat” tutto da provare.
(86 Punti).
– FALERIO DOC PECORINO “ONIROCEP” 2023, PANTALEONE (MARCHE): un Pecorino che strizza l’occhio ai Riesling più “ignoranti”, con quel naso giocato sul ritmo incessante battuto dalla grancassa delle mineralità e accompagnato dallo “tz-Tz” dei piatti di pesca, melone e vispo agrume.
Verde di nespola e giallo di camomilla e ginestra chiude con un acuto di erbe aromatiche chiedendo quel sorso che libera, amplifica e capovolge la ridda di quei descrittori olfattivi che, da un incipit dolce-fruttato evolvono con erotica lunghezza in un finale salato e vegetale.
(89+ Punti ma…anche 90).
Da bere ascoltando THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY dei GENESIS.
– MARCHE IGT ROSSO “CORBÙ” 2021, CLARA MARCELLI (MARCHE): 80 parti di Montepulciano con un saldo di Cabernet Sauvignon che prova appena a fregarVi con i frutti rossi ma si allea ben presto al primo tirandone fuori quell’anima dura e vegetale troppo spesso celata.
Boschivo, racconta la corteccia e la resina in agguato mentre una presa di tabacco traghetta ad una chiusura che è quell’affilata spada di ferro che una freschezza ancora lungi dall’essere domata dal vetro evidenzia al primo sorso.
Chiude deciso su amaritudini geologiche dopo aver mostrato un tessuto tannico che, per quanto ordinato, abbisogna ancora di qualche colpo di spazzola.
Un vino da riassaggiare tra un bel po’.
(86 Punti con, forse, un -).
– PIEMONTE DOC ALBAROSSA 2020, FRANCO IVALDI (PIEMONTE): il naso, rosso di piccoli frutti, arancia e rose, si scurisce ben presto all’ombra del sottobosco, della macchia mediterranea e di una spezia che è chiodo di garofano ma non perde mai quel brio balsamico che è più di un sottofondo.
In bocca riempie, il tannino stuzzica e la sapidità accompagna per tutto il sorso fino al lungo finale in cui del balsamico torna la memoria.
(87/88 Punti).
– SOAVE DOCG SUPERIORE “VIGNA IL CASALE” 2022, VICENTINI (VENETO): il naso è un “purtroppo” di animo vulcanico assoggettato alle dolcezze di mela golden, acacia e camomilla.
Ci provano il fresco pompelmo e le vegetalità di sambuco e nespola a dargli una mano ma…
Il sorso evidenzia grande equilibrio, riuscendo a sottolineare una sapidità minerale che, in chiusura, diventa quasi marina.
Bello il finale amaricante che lascia indecisi tra mandorla e osso di pesca.
(86 Punti).
QUELLI CHE “NON NE HO SCRITTO MA”
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “NATUM” 2022, AGRIVERDE (ABRUZZO): (86+ Punti).
– CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “GIUSI” 2023, TENUTA TERRAVIVA (ABRUZZO): (87 Punti).
– ABRUZZO DOC PECORINO SUPERIORE “FILARI IN COSTA” 2022, PESOLILLO (ABRUZZO): (84+/85 Punti).
– VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT MANZONI BIANCO “THEODOR” 2023, MAS DEI CHINI (TRENTINO): (86+ Punti).
E QUINDI?
E quindi GRAZIE in primis a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato ancora una volta e a tuti i Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e poi…
VIVA IL VINO!
Quello che non ha bisogno di blasoni per essere apprezzato, quello che sa riempire il cuore, elevare l’animo, arricchire una tavola, stimolare le chiacchiere, amplificare le risate, aumentare l’amicizia, trasformare l’amore in passione, far guardare la luna dimenticando il dito…
Continuate Voi, io vado a bere qualcosa.
SALUTE
Roberto Alloi
VINODENTRO
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4 Dicembre, 2024
Francesca Seralvo di Tenuta Mazzolino, personaggio dell'anno AIS Lombardia
Il riconoscimento è stato consegnato il 2 dicembre in occasione della presentazione della Guida ViniPlus Lombardia 2025 al The Westin Palace di Milano.
Durante la conferenza stampa per la presentazione della diciannovesima edizione della Guida ViniPlus Lombardia, Francesca Seralvo, dal 2015 alla guida di Tenuta Mazzolino, è stata insignita del premio “Personaggio dell’Anno” da AIS Lombardia. Il prestigioso riconoscimento, consegnato dal Presidente AIS Lombardia, Hosam Eldin Abou Eleyoun, celebra il suo “impegno e la dedizione profusi in questi anni nel contribuire a elevare la qualità del territorio, sostenendo l’espressione dell’eccellenza”.
Francesca Seralvo:
Ricevere questo premio è un onore immenso. Non è solo un tributo personale, ma un riconoscimento al lavoro di squadra che, ogni giorno, condivide con me la passione e l’impegno verso l’eccellenza e la sostenibilità. Questo percorso, iniziato nel 2015, è stato guidato da un obiettivo chiaro: combinare qualità e rispetto per l’ambiente, consapevoli che ogni scelta ha un impatto profondo sul futuro del nostro territorio.
Questo premio è anche un omaggio all’Oltrepò Pavese, una terra unica, ricca di tradizione che ci impegniamo a valorizzare preservandone l’autenticità. Essere ambasciatori di questo territorio significa adottare pratiche sostenibili, promuovendo la cultura e il paesaggio locali. È un messaggio di fiducia per il futuro, che mi auguro possa ispirare le nuove generazioni.
La cerimonia si è svolta durante un evento che ha visto protagonisti i migliori vini lombardi, degustati e selezionati da un gruppo di esperti sommelier AIS. La Guida ViniPlus 2025, consultabile esclusivamente online all’indirizzo www.viniplus.wine, celebra l’eccellenza della produzione vitivinicola lombarda, attribuendo riconoscimenti come le Rose Oro, Camune e Verdi.
Non consideriamo questo riconoscimento un traguardo, ma un punto di partenza. Guardiamo avanti con entusiasmo, pronti ad affrontare nuove sfide, innovando sempre nel rispetto della tradizione e dell’ambiente. Ringrazio AIS Lombardia per il continuo supporto alla qualità e alla valorizzazione del nostro territorio.
AIS Lombardia ha anche annunciato l’introduzione del nuovo Premio Enoturismo e Ospitalità (andato a Ca’ del Bosco) sottolineando l’importanza crescente delle esperienze legate al vino e all’accoglienza, in linea con la valorizzazione dei territori e delle comunità locali e un premio menzione speciale per la lunga collaborazione a Berlucchi.
La Redazione
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