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21 Novembre, 2024
Graziano Prà: il suo Otto Soave Classico DOC è nella Top 100 dei migliori vini al mondo per Wine Spectator
Graziano Prà festeggia un importante riconoscimento: il suo Otto Soave Classico DOC è stato inserito nella Top 100 dei migliori vini al mondo selezionati da Wine Spectator, prestigiosa rivista internazionale che ogni anno celebra i vini che si distinguono per la loro eccellenza.
Unico Soave e unico vino veneto presente nella classifica, Otto è stato premiato per la seconda volta dopo la prima inclusione nel ranking del 2018, confermando l’impegno costante dell’azienda nella produzione di vini di qualità e in grado di rappresentare al meglio il proprio terroir.
Siamo onorati di ricevere questo prestigioso riconoscimento da Wine Spectator. Essere presenti nuovamente nella Top 100, soprattutto come unico Soave, è per noi motivo di grande soddisfazione e conferma della validità del nostro lavoro in vigna e in cantina. Siamo orgogliosi di rappresentare il Soave e di aiutare a far conoscere il nostro territorio nel mondo.
Otto è l’espressione più fresca e schietta della Garganega in purezza, nasce come vino quotidiano di pronta beva, ma da sorprendenti risultati anche se lasciato a riposare qualche anno in cantina. Presenta profumi ricchi di fiori, come il biancospino e il gelsomino, e di mela verde e mandorla. Al palato ha una netta freschezza minerale e una decisa sapidità che lo rendono “Drink now through 2027”, come scrive Wine Spectator.
L’azienda Graziano Prà è la somma delle scelte lungimiranti del suo vignaiolo, che da sempre ha messo al centro del suo lavoro la valorizzazione del territorio in cui nasce. L’azienda conta quaranta ettari vitati nelle colline del Soave, con suoli di origine vulcanica, e otto ettari in quelle della Valpolicella, dove alleva vigneti a 500m di quota, su un terreno composto da suolo calcareo e in un’area caratterizzato da grandi escursioni termiche, influenzata dalle correnti fredde dei Monti Lessini e del Monte Carega. Pioniere per l’uso del tappo a vite in Italia e fondatore del gruppo Gli Svitati, Graziano Prà produce oggi cinque etichette provenienti dai terreni del Soave, Otto, Staforte, Monte Grande, Colle Sant’Antonio e Passito Bianco delle Fontane, e la linea Morandina dai vigneti in Valpolicella, con i rossi Valpolicella, Superiore, Ripasso e Amarone della Valpolicella.
La Redazione
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21 Novembre, 2024
Vinitaly punta su Est Europa con l'Area Italia alla Wine Vision di Belgrado
COLLETTIVA DI 57 AZIENDE ITALIANE PER B2B CON DOMANDA IN FORTE CRESCITA (+13%)
Si rinnova il presidio di Vinitaly sull’Est Europa con l’Area Italia di “Wine Vision By Open Balkan”, da domani a domenica 24 novembre a Belgrado. Una terza edizione, quella organizzata da Veronafiere in collaborazione con Agenzia Ice, che ha l’obiettivo di radicare la presenza del vino italiano non solo sui Balcani (Serbia, Macedonia del Nord e Albania), ma su gran parte dell’Est Europa. Cinquantasette le imprese italiane presenti nella collettiva in rappresentanza di 8 regioni (Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto), per un matching di incontri b2b con i buyer di 11 Paesi (Albania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria). Nel complesso, il recinto commerciale dedicato al b2b tricolore alla Wine Vision rappresenta una domanda che cresce molto più dell’export globale di vino italiano; è infatti dell’8,6% l’incremento a valore (circa 250 milioni di euro) delle vendite tricolori registrate lo scorso anno negli 11 Paesi obiettivo, contro una media export mondiale a -1,6%. Un balzo replicato anche nei primi 8 mesi di quest’anno, con un tendenziale a valore a +13%.
Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere
La missione a Belgrado fa anche parte delle attività di Vinitaly pianificate per selezionare e invitare operatori e buyer locali all’edizione veronese del prossimo anno, dal 6 al 9 aprile. Una reciprocità di interessi con i partner di Open Balcan che allo scorso Vinitaly si è manifestata con 1.567 operatori dell’area balcanica e una importante partecipazione – che si rinnoverà nel 2025 – in Fiera a Verona dei produttori di Serbia, Albania e Macedonia del Nord in un unico spazio espositivo, con le migliori etichette dei tre Paesi riunite nell’area dedicata.
Saranno infine 6 le masterclass a Belgrado affidate al presidente Aspi Giuseppe Vaccarini. Protagoniste le principali etichette in rappresentanza delle aree enologiche chiave del Belpaese: dalla Franciacorta alle Langhe, dai vigneti del Friuli, dell’Abruzzo e della Sardegna, dal Prosecco, al Soave alla Valpolicella.
La Redazione
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21 Novembre, 2024
L'ITALIA DEL PINOT NERO by VINODABERE
IL COSA E IL DOVE
Nei giorni del 27 e 28 Novembre, gli ampi spazi dell’Hotel BELSTAY di Roma hanno ospitato la prima Edizione de L’ITALIA DEL PINOT NERO, Evento organizzato da VINODABERE e dedicato a quello che in molti definiscono il “principe dei vitigni”.
Una due giorni il cui successo è stato decretato dal grande successo di pubblico.
Davvero tanti i winelovers e gli addetti del settore che hanno voluto e potuto compiere un viaggio entusiasmante attraverso l’intera lunghezza dello stivale italico assaggiando le interpretazioni delle quasi 40 Aziende presenti.
GLI ASSAGGI
39 Aziende (presenti in gran parte personalmente) in rappresentanza di 14 Regioni.
Un percorso infinito lungo gli affollati banchi di assaggio (e una masterclass cui non ho avuto la possibilità di partecipare).
Io, come sempre, m’ero fatto il mio bel programmino che, come nella miglior tradizione, non sono riuscito a rispettare.
Mi sono dunque lasciato guidare dall’estro, ficcando il naso laddove c’era meno folla e scoprendo un bel po’ di cose interessanti.
Tra le oltre 60 etichette assaggiate ho scelto le 20 che ho ritenuto meritevoli della Vostra attenzione, un recit de dégustation in cui ho separato i Pinot Nero dai vini prodotti con altri vitigni elencandoli in base all’ordine alfabetico delle Regioni di produzione.
Niente “podio” neanche stavolta.
Lascio a Voi il compito di scovare quei vini cui ho assegnato i punteggi più alti (sapete benissimo che sono cattivo e quindi non provate neppure a confrontarli con quelli assegnati dalla Giuria dell’Organizzazione) e quelli che si sono meritati un brano musicale in abbinamento o qualcuno dei miei “premi speciali”.
A questo punto non Vi resta che immergerVi nella lettura, assaggiare, criticare, suggerire e condividere.
I PINOT NERO
– TERRE DELL’AQUILA IGP ROSATO “CARATTERI ROSÉ” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): forse il vino più sorprendente della giornata, inatteso, insperato, irriverente, dispettoso…devo continuare?!
Sarà forse colpa del quid di Traminer Aromatico aggiunto al Pinot Nero per fare 100 ma, se Vi foste aspettati un vino fatto di delicatezze ed eleganze affettate beh…sareste rimasti delusi.
Nulla di etereo nonostante la quota degli impianti, un vino con i piedi ben piantati per terra, che sa di fatica e mani sporche, della giacca indossata la domenica quasi per vergogna di una rusticità che è carattere, quell’idea di selvatico che scoprite quando decidete che la fragola in primo piano è importante ma fino a un certo punto, quelle erbette amare, quei cespugli seccati dal sole e dall’aria rarefatta che occultano quasi i frutti di bosco.
In bocca è pura roccia tagliente, mineralmente preistorico eppure, il sorso, scorre morbido tra i ricordi delle complessità olfattive, lungo e impetuoso come un torrente.
Da provare, ASSOLUTAMENTE!
Da bere ascoltando SINK THE PINK degli AC/DC.
(90- Punti).
– TERRE DELL’AQUILA IGP PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2018, CASTELSIMONI (ABRUZZO): chi si aspetta eleganza, qui troverà quella fiera di un highlander.
Un olfatto diretto, carico di piccoli frutti, ricamato di pepe nero e noce moscata e, al seguito di questi, un’armata balsamica carica di tabacco scuro, bellicosa di pietra focaia, che cavalca nobilmente senza vergognarsi del selvatico montare a pelo o della terra smossa dagli zoccoli.
In bocca è diretto e non fa sconti, una spada a doppio filo, freschezza da una parte tannini dall’altra e, di piatto, colpisce con una sapidità che è sberleffo e nomina a cavaliere nello stesso tempo.
Un Pinot Nero medievale.
Da bere ascoltando, ovviamente, BLACK DIAMOND dei KISS.
(92- Punti).
– SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2021 RISERVA, PLONER (ALTO ADIGE): appena penalizzati da una sottile nota di lacca, questi venti cloni orchestrano una intonatissima ouverture olfattiva di piccoli frutti alpini, cui prugne e sottili peposità fanno da controcanto mentre il ritmo è tenuto da una nota bassa di sana rusticità vestita dei più tradizionali lederhosen.
Il sorso è importante ma affatto tronfio, una struttura articolata, complessa ma mai complicata che, Vi spinge a districarvi tra i ritorni fruttati per impadronirVi di quei segreti speziati che Vi prendono per mano e Vi accompagnano nel lungo finale.
(89++ Punti).
– SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC PINOT NERO “LIMITED EDITION” 2019, PLONER (ALTO ADIGE): tre anni dopo la 2016 PLONER decide che ci meritiamo questa 2019 e…stupisce!
Il naso comunica la calma del caffè e dei pensieri che vanno a quel sottobosco dove, tra fruscii di cespugli e graffi di rovi crescono i piccoli frutti che riempiono il naso e quelle rose che adornano il vaso sul tavolo davanti a Voi.
In bocca è elegante, forse fin troppo (anzi…TROPPO), voluminoso, riempie ma non sazia, scorre via come un torrente alpino lasciando voglia di bere ancora con la scusa di non aver capito bene quanto raccontato dal primo calice.
Didascalico come il microappiglio che non riuscite a stringere, non fa sconti e insegna.
Da bere ascoltando NO EXCUSES degli ALICE IN CHAINS.
(93 Punti, di più non posso dargliene per quella sua esasperante eleganza).
– COLLIO DOC PINOT NERO “DEDICA” 2018, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso rivela struttura e sostanza evidenziando senza vergogna le ombre del bosco, le spezie scure, e la rustica asprezza delle bacche di corniolo, deciso a lasciare alle delicatezze femminili dei piccoli fiori il solo ruolo di coriste.
In bocca mostra il funambolico equilibrio tra un corpo di definita muscolatura, un tannino moderno e vibrante e una chiusura sottilmente amaricante.
Davvero un bel Pinot Noir, vibrante e coraggioso.
Da bere ascoltando TAKE IT DOWN dei FUNKY DESTINATION.
(90+ Punti).
– COLLIO DOC PINOT NERO 2019, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): rispetto al precedente è decisamente più freak e, pur tenendo fede al bon ton, azzarda acuti balsamici e di frutto croccante.
Distrae facilmente e ci vuole una incrollabile forza di volontà per dargli un punto in meno nonostante mi piaccia molto più dell’altro.
Crescerà.
(88 Punti).
– MARCHE IGT PINOT NERO “PICCOLE PRODUZIONI” 2023, COPPACCHIOLI TATTINI (MARCHE): già il naso racconta di “troppa gioventù” con i piccoli frutti e i fiorellini di campo a cercare di celare freschezze erbacee vivaci e sbarazzine.
In bocca, poi, propone un sorso ricco di freschezze agrumate (forse TROPPO fresche) e una chiusura piacevolmente speziata.
In cerca di un equilibrio ancora davvero precario, anche se si becca “solo” 85+ Punti mi piace un sacco!
– MARCHE IGT “TENUTE QUARTA” 2021, FATTORIA MANCINI (MARCHE): da una singola vigna un “Blanc de Pinot Noir” che, a primo naso, promette di atteggiarsi a grassezze da Chardonnay ma poi Vi frega ed esprime marina leggiadria di erbe aromatiche e macchia mediterranea lasciando alla frutta bianca il compito di aggiungere un po’ di ciccia a quella salsedine che rende palpabile il frangersi delle onde.
Il sorso ha la potenza dei marosi e la calma della risacca, fresco, lungo come l’onda da cavalcare, ridendo, con la tavola.
Un vino per i giovani leoni.
Da bere ascoltando SURFIN’ USA dei BEACH BOYS.
(87/87+ Punti).
– COLLI PESARESI DOC “FOCARA” 2021, FATTORIA MANCINI (MARCHE): marino e dinamico quanto il “TENUTE QUARTA”, sembra voler rinunciare alle grassezze per un qualcosa di più intimista con quell’idea di quiete e riposo che comunica la cenere del camino.
Sfrucugli speziati ravvivano poi l’atmosfera lasciando un po’ di spazio alla danza dei piccoli frutti, delle erbe aromatiche, del cassis e del mugghiare del mare lontano.
Il sorso è fresco, di muscolatura tonica, mai seduto, vibrante, mantenuto vivo da una trama tannica elegante ma sbarazzina e maschia come un tartan scozzese e con un finale davvero ben ritmato.
(88+/89- Punti).
– PIEMONTE DOC PINOT NERO “BRICCO DEL FALCO” 2019, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): beh, il naso è un bel tomo!
Tante le pagine da sfogliare, capitoli di spezie dolci (con i chiodi di garofano scritti in neretto), lunghi paragrafi dedicati ai singoli, piccoli frutti di un bosco alle cui freschezze si accosta quella di una menta che apre le narici e libera i polmoni.
In bocca è fresco e sono i tannini in giacca e cravatta a guidare le danze, in evidenza ben più di quella succosa, dolce fruttosità che rischia di rendere troppo “ammiccante” un sorso di gustosa eleganza ed equilibrio appenaappena instabile.
Chiude lunghissimo, ferroso e saporito.
Da bere ascoltando THE FALCON di PAT METHENY e LYLE MAYS.
(Gli do 90 Punti abbonandogli quel “meno” che si sarebbe meritato per aver strizzato troppo l’occhio al pubblico femminile; 90 Punti pieni, in modo da farVi capire che non sono poi così cattivo).
– PIEMONTE DOC PINOT NERO “1500” 2017, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): “MILLECCINQUE” come le bottiglie di questo Pinot Nero prodotte con quel Metodo Vinooxygen inventato dall’enologo dell’Azienda per eliminare l’incontrollabile azione del’ossigeno durante i travasi.
Un Pinot Nero che certo non si avvantaggia del fatto di essere stato appena aperto (ahimè) ma che dall’iniziale ritrosia tira fuori dal cilindro, con sabaudo aplomb, un vasto repertorio di eleganti vegetalità e l’allegria del piccolo frutto il tutto addizionato di una buona iniezione di balsamicità.
In bocca la fresca dinamica del sorso si scontra con la sostanza regalatagli da un’annata certo NON fresca.
Il risultato è un equilibrio funambolico che aumenta l’interesse per un vino “integralista ma beat”.
(Gli do 87 Punti ma anche il mio personalissimo premio “GHIVMIFAIV”).
– PIEMONTE DOC PINOT NERO “FRA” 2016, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): al naso si propone appena sgarbato ma nel breve se ne scusa e, con riverenza, sacrifica la spezia sull’altare di un frutto che, seppure in massima parte piccolo, rosso e maturo, non dimentica la freschezza dell’arancia e chiude sottilmente balsamico.
Il sorso è agile quanto supposto ma, quando meno Ve lo aspettate, vira su morbidose grassezze di cioccolato per riprendersi poi in un allungo finale vibrante e saporito.
Mi viene da pensare ad una bottiglia non proprio felicissima mentre gli ammollo quegli 88 Punti che avrei pensato arrivassero a 90.
– PIEMONTE DOC PINOT NERO “GIOTTO” 2016, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): elegantemente speziato e di sbarazzina balsamicità coniuga la gentilezza dei piccoli fiori con la freschezza di un agrume neppure troppo latente e, senza se e senza ma, invita al sorso.
In bocca non smentisce la dinamicità immaginata e, con un tocco di sabauda eleganza accorda durezze e morbidezze in un equilibrio che gli altri vini dell’Azienda non hanno mostrato nella propria completezza.
Chiude lungo lasciando ricordi.
(88/88+ Punti).
– PINOT NOIR “SOUNDS OF SILENCE” 2022, OAK VALLEY ENGIN (SUD AFRICA): inizialmente si percepisce una sottile riduzione che però scompare nel breve lasciando spazio a un tappeto rosso di ciliegie, mirtilli e una sorta di dolcezza ortolana che pare quasi rapa rossa (senza offendere).
Le rose sono siepe di contorno e le sottili freschezze di arancia e malagrana s’accostano alla sottile speziatura chiudendo il cerchio dei descrittori olfattivi e introducendo un sorso leggiadro e vivace.
I frutti rossi conducono le danze ma è l’erba di quel giardino circondato dalle siepi di rose a strizzarVi l’occhio ben più della succosa presenza del pompelmo.
Il fondo del calice è invece più intimista e traghetta i vostri pensieri raccontando la calma di una tazza di tè davanti al camino.
Un vino di silente eleganza.
Da bere ascoltando…indovinatelo Voi di SIMON & GARFUNKEL.
(92/93 Punti)
– SPUMANTE METODO CLASSICO “TRE”, OPIFICIO DEL PINOT NERO MARCO BUVOLI (VENETO): “TRE” per dodici= 36 mesi sui lieviti.
Poi barrique e tonneau secondo il Metodo Solera ci regalano una bolla con delle bollicine che, finalmente, non si stancano subito di fare il loro lavoro.
Poi il naso…complesso, sicuramente agrumato ma dannatamente orientale, con quel suo profilo speziato che, al miele, associa curry, zafferano, noce moscata.
In fine arriva la frutta secca, quella della pasticceria, mandorle e nocciole tostate e pralinate che affiancano l’agrume candito e si danno di gomito con un’idea boschiva che non dimentica i funghi.
In bocca è estremamente coerente, cremoso, di muscolosa sapidità e freschezza adeguata con un finale lungo e piacevolmente agrumato.
(88/89 Punti).
GLI ALTRI
– TERRE DELL’AQUILA IGT RIESLING RENANO “LUPA BIANCA” 2017, CASTELSIMONI (ABRUZZO): se la 2021 era “immaginazione al potere” questa 2017 (annata complessa e complicata) è la conferma che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.
Il naso percepisce i fumi di un vino che si è messo in moto, un idrocarburo che sa di Raccordo Anulare più che dell’aria leggera delle alte quote ma, soprattutto, sa di acciarino e di archibugio, uno sparo che colpisce pompelmo (rosa, in verità), la croccantezza della mela Granny Smith e una frutta tropicale che non solo non avrei gradito ma che sembra inaspettatamente matura.
Di appenninica freschezza mostra il pugno di una calcarea, sapida mineralità, potente e aggraziato al contempo s’allunga in un finale che suscita ricordi e prepara alla pugna di un secondo bicchiere.
Gran vino ma…aspetterei ancora.
Da bere ascoltando HUNGRY LIKE THE WOLF dei DURAN DURAN.
(88+/89- Punti).
– TERRE DELL’AQUILA SAUVIGNON BLANC “PURE IO” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): i gatti sono scappati e quello che resta sono i pendii, spogli, cespugliosi, bruciati dal sole che guardano il fondovalle dal loro ripido punto di vista.
Spunta qualche fiore qua e là, bianco di camomilla, sambuco e foglia di pomodoro sono sfumati colpi di pennello e la frutta è gialla e matura ma…forse un po’ troppo esotica, dimentica di quella pesca che però…immagino possa essere nel futuro evolutivo.
Il sorso segue l’olfatto accostandosi più all’eleganza dei cugini friulani che alla ripida freschezza di quelli altoatesini ma…orgogliosamente abruzzese.
Peccato berlo oggi che è ancora “in fasce”.
Da bere ascoltando NOW I’M HERE dei QUEEN.
(89 Punti).
– SÜDTIROL ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2022, PLONER (ALTO ADIGE): troppo freddo, lo catechizzo con le mani quasi in preghiera sul bevante del calice e…ecco che, timidotimido, s’affaccia un ché di sambuco, apripista di una sottile scia vegetale che comprende foglia di pomodoro, erbe aromatiche, fiori, fieno e che conduce alla frutta, là in fondo.
Una frutta fatta di agrumi poco maturi, e di una pesca, altrettanto acerba che, in divenire, propone sfracelli.
In bocca è sapidissimo, quasi piccante, tagliente come le rocce dolomitiche; carico di descrittori olfattivi Vi fa roteare la lingua in cerca dei vari riconoscimenti in una sorta di gioco che Vi lascia dimentichi di misurarne il finale.
Quasi un oltraggio averlo stappato ora, cercatene una bottiglia e dimenticatevelo in cantina.
Da bere ascoltando PEACHES EN REGALIA di FRANK ZAPPA.
(89- Punti).
– COLLIO DOC FRIULANO 2023, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): al naso è un giocare ad acchiapparella tra le grasse dolcezze di mela e la freschezza dei limoni ancora da cogliere.
La ricchezza delle sfumature vegetali lo fa quasi sauvignoneggiare, con quel suo fare smorfioso di mughetti e sambuco ma si capisce subito che è solo uno scherzo e che l’animo, pur nella sua modernità, è profondamente tradizionale.
Il sorso riempie come i Tocai di un tempo ma la beva è assolutamente golosa e moderna, dritto e affilato conduce ad un lungo finale in cui le coerenze olfattive, tenute per mano da una mineralità presente ma mai opprimente, trovano il coraggio di sottolineare la tradizione della mandorla amara.
(88/89 Punti).
– COLLIO DOC PINOT BIANCO 2023, ALESSIO KOMJANC (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Pinot Bianco di compita eleganza e animo minerale che mostra il proprio corredo fatto di una mela che è quasi Granny Smith e che rivaleggia con gli agrumi e sottili amaritudini.
Il sorso, dritto e coerente, conferma l’eleganza dell’abito olfattivo indossando con grazia accessori fruttati e agrumati.
(88 Punti).
– MARCHE IGT CHARDONNAY “ALCINESCO” 2022, COPPACCHIOLI TATTINI (MARCHE): uno Chardonnay ciccione ma brioso, quasi medievale nel menare gli iniziali fendenti di zafferano e nocciola diventa poi dama dalla lunga treccia color camomilla arricchendosi pian piano di fruttata sostanza a suon di pesche.
Sorso morbido ma mai rilassato, fresco e mineralmente sapido chiude spingendo sull’acceleratore amaricante degli agrumi e delle erbe aromatiche.
(88 Punti e premio SURPRAIS).
E QUINDI?
E quindi grazie e complimenti a VINODABERE per aver organizzato questa premiere di cui già ho messo in agenda una seconda Edizione che spero ancora più completa e partecipata e grazie anche a tutti quei Produttori che hanno voluto condividere con me non solo i loro vini ma anche le loro parole.
È stata una gran bella giornata (due in realtà), una giornata in cui avrei forse preferito percepire un po’ più di curiosità da parte del pubblico verso quelle zone in cui “fa più strano” sentir parlare di Pinot Nero e magari anche un po’ di sano spirito critico in più verso quei vini sui quali non si spengono mai gli spot ma che ormai hanno perso gran parte della propria anima e vivono solo dell’entusiasmo dei divoratori di guide.
Roberto Alloi
VINODENTRO
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20 Novembre, 2024
A Roma il III° Forum Mondiale delle Donne del Vino
Vino: sostenibilità, giovani ed enoturismo al centro della rivoluzione internazionale dei consumi
A Roma il III° Forum Mondiale delle Donne del Vino con dodici delegazioni da tutto il mondo collegate online. Presentata un’indagine di Nomisma Wine Monitor su chi saranno i consumatori del futuro e quali opportunità e mercati si apriranno per il settore vitivinicolo
Le nuove generazioni, ma non solo loro, premiano i vini sostenibili, autentici e biologici. Amano viaggiare, visitare le cantine, prediligono un packaging leggero e innovazioni di prodotto come le edizioni limitate. Si assiste a uno switch dei consumi, cambia la geografia. Nonostante una contrazione dei consumi in Europa, numerosi sono i paesi che vedono “la luce” e appaiono in controtendenza così in Stati Uniti, Asia e Australia. È quanto è emerso oggi al III° Forum Mondiale delle Donne del Vino, organizzato a Roma dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, che ha affidato a Nomisma Wine Monitor una presentazione su “Vino 5.0: la rivoluzione dei consumi”. Chiamate a raccolta a Palazzo Grazioli le portavoce di dodici associazioni che riuniscono esperte, produttrici e professioniste del vino provenienti da tutto il mondo con cui le italiane, dal 2019 sotto la presidenza di Donatella Cinelli Colombini, hanno costituito un network internazionale e siglato un patto internazionale di collaborazione. Questo importante appuntamento ha offerto una giornata di dialogo per analizzare le tendenze di consumo globali e per condividere strategie volte ad affrontare le sfide e le opportunità del settore vitivinicolo internazionale, esplorando i mutamenti degli stili di vita, le nuove aspettative dei consumatori e il ruolo crescente delle donne come protagoniste di questo cambiamento.
Daniela Mastroberardino, presidente nazionale delle Donne del Vino.
Il Forum Mondiale delle Donne del Vino è stata un’occasione straordinaria per confrontarci con chi fa il nostro lavoro nel mondo. Raccolgo e porto avanti l’eredità di Donatella Cinelli Colombini, che ha avviato il dialogo tra le donne del vino a livello internazionale. Abbiamo capito che i tanti cambiamenti che stiamo vivendo, vanno ben oltre l’economia, ma sono legati a delle trasformazioni epocali. Pur da prospettive differenti, il Vecchio e il Nuovo Mondo si ritrovano su tanti temi comuni. Oggi più che mai, costruire una rete solida e collaborativa a livello internazionale è fondamentale per affrontare le nuove sfide e per cogliere nuove opportunità. E in quest’ottica, siamo entusiaste di annunciare un evento unico: una grande degustazione internazionale dei vini delle Donne del Vino del mondo, che si terrà nel 2025. Sarà un’occasione per far conoscere l’eccellenza dei nostri vini, raccontare le nostre storie e rafforzare i legami che ci uniscono. Il futuro del vino si scrive insieme, e noi siamo pronte a farlo.
Una prospettiva globale grazie alle Donne del Vino del Mondo
Il Forum ha visto la partecipazione online di rappresentanti delle associazioni femminili del vino di diversi Paesi. Moderate dalla giornalista e delegata del Lazio Manuela Zennaro, Ognuna ha portato la propria visione sui cambiamenti in atto nel settore, mettendo in evidenza l’importanza di collaborazioni transnazionali, il ruolo delle donne nel guidare nuovi modelli di leadership inclusiva, particolarmente rilevante nei mercati emergenti. Hanno partecipato:
Argentina: Cristina Pandolfi – A.MU.V.A:
In Argentina il potere d’acquisto delle famiglie oggi è minore e quindi ne hanno risentito anche i consumi di vino. Negli anni 70 gli argentini consumavano 91,8 litri pro capite; nel 2022 18 litri. I nuovi consumatori sono curiosi e chiedono libertà, freschezza, packaging più leggeri e sostenibilità.
Australia: Jane Thomson – Fabulous Ladies’ Wine Society:
I giovani cercano i Premium beverage tra i 15 e i 30 dollari. Vogliono sostenibilità e bevono il vino in occasioni sociali.
Austria: Heidi Schrock – 11 Frauen und ihre Weine:
Nel 2023, abbiamo fatto un sondaggio tra le donne e le notizie sono buone: il 91% conosce i vini austriaci. Le under 30 (83%) bevono vini austriaci. Le donne preferiscono il vino, gli uomini la birra. Crediamo e scommettiamo molto sull’enoturismo.
Canada: Susana Ochoa Vega – Canadian Women’s Wine Association:
In Québec la popolazione è più anziana e chiede sempre consiglio su tutto; comprare una casa o un vino, ha sempre bisogno di certezze. I giovani tra i 18 e i 40, invece, seguono i social o siti web. Il 72% consuma il vino a cena, per l’aperitivo preferiscono gli spirits o i cocktail. Sono popolari il cidro e la birra. Il futuro? Vini a basso grado alcolico e vini biologici e naturali.
Cile: Cristina Alvarez Gonzalez – MUV Chile:
Gli ettari del Cile stanno diminuendo ma i consumi rimangono stabili. I giovani rappresentano l’11% di chi consuma vino e preferiscono vini più facili da bere a basso grado alcolico, più dolci e fruttati. Per le donne resta ancora un importante gender gap: l’87% dichiara di guadagnare meno di un uomo a pari lavoro.
Cina: Michelle Liu – Women in Wine & Spirits Award:
In Cina il vino rimane un settore molto piccolo rispetto alle altre bevande: rappresenta meno dell’1%,. I giovani sono più attratti da cocktail a base di frutta e altre bevande con molto sapore, sono molto social e questo ha avuto un impatto sui consumi del vino: se il vino vuole raggiungerli, deve arrivare sui social. Sono molto importanti gli acquisti online di vino che hanno superato quelli in negozio. Cresce il consumo di vino bianco e chi compra è soprattutto donna.
Croazia: Sanja Muzaferija – Women on Wine:
Noi siamo produttori di vino con oltre 134 varietà locali. Sono 188 le donne produttrici su un totale di 1364 vignaioli. Un comparto che vale 6 milioni di euro. I giovani bevono vini più leggeri: rosati, bollicine e orange wine.
Georgia: Tamara Gvaldze – Georgian Association of Women Winemakers:
I giovani georgiani preferiscono vino rosso (34%) e orange wine (20%). Abbiamo un boom di enoturismo: si prevedono oltre 7 milioni di visitatori nei prossimi anni. La Generazione Z ama i Pet Nats rifermentati in bottiglia. Sono sempre più informati e formati.
Germania: Trixi Bannert – Vinissima:
C’è una contrattura dei consumi a causa della crisi economica, ma anche di una nuova attenzione alla salute. Si cercano vini più economici. I Millennial sono i maggiori consumatori ma per loro bere vino vuol dire fare un’esperienza. I consumatori più giovani preferiscono i cocktail, il vino per loro è una bevanda troppo complicata per il nuovo lifestyle.
Nuova Zelanda: Nicky Grandorge – New Zealand Women in Wine:
Nel 90% si consumano vini locali, ma il consumo è sceso del 20% negli ultimi 20 anni. Cosa portano i giovani tra i 21 e i 24 anni a un party? Bevande alternative al vino, possibilmente low alcol.
Perù: Carmen Robatty Abrill de Moquillaza – Las Damas del Pisco:
Abbiamo un consumo molto alto pro capite di alcol: i peruviani preferiscono bevande dolci e forti. Si bevono vini cileni e argentini ma anche spagnoli. La birra è in cima alla top ten delle bevande consumate. Per i giovani il vino ha costi troppo alti, lo considerano d’élite. Però amano l’abbinamento di vino e cibo, bisogna lavorare in questa direzione parlando loro sui social.
Francia: Melanie Pfister, past president Femme de Vin:
Vini più leggeri, con alcol molto basso: si scelgono più i bianchi. Stesso discorso sul packaging: sempre meno bottiglie senza sughero, e l’utilizzo di bag-in-box. I giovani e le donne hanno bisogno di più informazione. E le donne portano più innovazione nella comunicazione, comprano e consumano più vino.
L’INDAGINE NOMISMA WINE MONITOR NEL DETTAGLIO
Il sistema vitivinicolo italiano: una carta d’identità
Durante il Forum sono stati presentati da Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor i dati più significativi che fotografano la realtà del settore. Il panorama vitivinicolo italiano si distingue per la sua varietà e frammentazione:
30.000 aziende di trasformazione, di cui 1.800 a carattere industriale.
241.000 imprese agricole impegnate nella fase iniziale della filiera.
Un fatturato complessivo di 16 miliardi di euro, pari al 9% del settore Food&Beverage italiano.
7,8 miliardi di euro di export, corrispondenti al 15% del totale Food&Beverage.
La filiera del vino dà lavoro a 74.000 addetti diretti, ma il numero sale a 1,3 milioni considerando logistica, distribuzione, ristorazione e turismo enogastronomico.
Il mercato italiano è dominato da una miriade di piccoli produttori: le prime 5 imprese generano il 14% del fatturato, mentre le prime 100 coprono il 55%, lasciando ampio spazio ai piccoli artigiani del vino.
L’Italia è il primo produttore mondiale di vino, ma si posiziona al secondo posto per valore delle esportazioni, superata dalla Francia (12 miliardi di euro). Seguono la Spagna, che registra alti volumi ma valori più contenuti. Il cambiamento delle abitudini di consumo Negli ultimi 20 anni, il consumo di vino in Italia è calato da 29,3 milioni di ettolitri nel 2003 a 21,8 milioni nel 2023. Diminuisce il consumo di vino anche in Europa e più in generale a livello globale, tra 2003 e 2023 sono diminuiti di 18 milioni di ettolitri a causa del cambiamento delle abitudini di consumo. Non tutti vedono nero. Si assiste infatti ad uno spostamento dei consumi. Cresce quello in altre aree come Stati Uniti, Asia e Australia. Tuttavia, il fenomeno è accompagnato da un aumento del valore percepito grazie alla riqualificazione dell’offerta e al cambio di mix produttivo: L’incidenza dei vini sfusi è scesa dal 35% al 19%. Il segmento degli spumanti (incluso il Prosecco) è quadruplicato, raggiungendo il 24%. Il prezzo medio all’export dei vini imbottigliati è cresciuto del 70%, passando da 2,57 euro/litro nel 2010 a 4,37 euro/litro nel 2023. Il futuro del vino: sostenibilità, autenticità, enoturismo Il Forum ha evidenziato l’importanza di intercettare i nuovi trend di consumo, in particolare tra i più giovani (Generazione Z e Millennials): Sostenibilità e packaging eco-friendly sono diventati fattori determinanti nelle scelte d’acquisto. Cresce l’interesse per edizioni limitate e nuove modalità di consumo, come il vino in lattina, particolarmente apprezzato all’estero. Le consumatrici dimostrano una maggiore attenzione alla qualità e agli aspetti salutistici del prodotto. Con un giro d’affari di 2,9 miliardi di euro nel 2023, l’enoturismo rappresenta una risorsa strategica, soprattutto per le piccole aziende. Questo settore sta conoscendo una rapida crescita, alimentato dall’aumento dei flussi turistici e dall’interesse per esperienze autentiche legate al territorio Generazioni e gusti a confronto Il cambiamento degli stili di vita e delle preferenze dei consumatori sta ridisegnando il mercato globale: Millennials e Gen X dimostrano una maggiore attenzione ai vini di qualità, alla diversità regionale e agli aspetti legati alla salute, mentre i Baby Boomers mantengono abitudini più tradizionali. Aumentano i consumatori di vino occasionali (da 45% a 60%). Un fenomeno che interessa in particolare coloro dai 25 anni in su. I consumatori più giovani, in particolare la Gen Z, cercano vini che siano non solo di qualità, ma anche sostenibili, autentici e capaci di raccontare una storia. Necessità di sedurre i consumatori, soprattutto i più giovani con prodotti innovativi ad esempio in Cile più dolci e fruttati. La Redazione
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L’Italia è il primo produttore mondiale di vino, ma si posiziona al secondo posto per valore delle esportazioni, superata dalla Francia (12 miliardi di euro). Seguono la Spagna, che registra alti volumi ma valori più contenuti. Il cambiamento delle abitudini di consumo Negli ultimi 20 anni, il consumo di vino in Italia è calato da 29,3 milioni di ettolitri nel 2003 a 21,8 milioni nel 2023. Diminuisce il consumo di vino anche in Europa e più in generale a livello globale, tra 2003 e 2023 sono diminuiti di 18 milioni di ettolitri a causa del cambiamento delle abitudini di consumo. Non tutti vedono nero. Si assiste infatti ad uno spostamento dei consumi. Cresce quello in altre aree come Stati Uniti, Asia e Australia. Tuttavia, il fenomeno è accompagnato da un aumento del valore percepito grazie alla riqualificazione dell’offerta e al cambio di mix produttivo: L’incidenza dei vini sfusi è scesa dal 35% al 19%. Il segmento degli spumanti (incluso il Prosecco) è quadruplicato, raggiungendo il 24%. Il prezzo medio all’export dei vini imbottigliati è cresciuto del 70%, passando da 2,57 euro/litro nel 2010 a 4,37 euro/litro nel 2023. Il futuro del vino: sostenibilità, autenticità, enoturismo Il Forum ha evidenziato l’importanza di intercettare i nuovi trend di consumo, in particolare tra i più giovani (Generazione Z e Millennials): Sostenibilità e packaging eco-friendly sono diventati fattori determinanti nelle scelte d’acquisto. Cresce l’interesse per edizioni limitate e nuove modalità di consumo, come il vino in lattina, particolarmente apprezzato all’estero. Le consumatrici dimostrano una maggiore attenzione alla qualità e agli aspetti salutistici del prodotto. Con un giro d’affari di 2,9 miliardi di euro nel 2023, l’enoturismo rappresenta una risorsa strategica, soprattutto per le piccole aziende. Questo settore sta conoscendo una rapida crescita, alimentato dall’aumento dei flussi turistici e dall’interesse per esperienze autentiche legate al territorio Generazioni e gusti a confronto Il cambiamento degli stili di vita e delle preferenze dei consumatori sta ridisegnando il mercato globale: Millennials e Gen X dimostrano una maggiore attenzione ai vini di qualità, alla diversità regionale e agli aspetti legati alla salute, mentre i Baby Boomers mantengono abitudini più tradizionali. Aumentano i consumatori di vino occasionali (da 45% a 60%). Un fenomeno che interessa in particolare coloro dai 25 anni in su. I consumatori più giovani, in particolare la Gen Z, cercano vini che siano non solo di qualità, ma anche sostenibili, autentici e capaci di raccontare una storia. Necessità di sedurre i consumatori, soprattutto i più giovani con prodotti innovativi ad esempio in Cile più dolci e fruttati. La Redazione
20 Novembre, 2024
PIEVALTA nessun sogno è troppo grande
“Sogna ragazzo sogna”, canta Roberto Vecchioni. E’ il vulcanico Silvano Brescianini il “ragazzo” che mi viene in mente dopo aver visitato Pievalta. Lui i sogni li fa, e li realizza pure! Nel 2002 decide infatti di investire oltre i confini del Franciacorta, scegliendo con lungimiranza la potenzialità del Verdicchio, vitigno autoctono marchigiano. Nasce così Pievalta a Maiolati Spontini e sceglie Alessandro Fenino, enologo con esperienze maturate nelle vendemmie del Franciacorta, per aiutarlo in questo suo progetto. Pievalta oggi si estende per 44 ettari, di cui 30,4 vitati condotti in biodinamica, con una produzione di circa 150.000 bottiglie l’anno.
Arrivata a Senigallia in una bella giornata di ottobre, trovo proprio Silvano Brescianini ad accogliermi. Una persona squisita, cordiale e desiderosa di condividere le sue passioni, cosa che apprezzo moltissimo. Nel corso di un piacevole pranzo vista mare, sorseggiando Animante, Silvano ci racconta del suo amore per Pievalta e questo territorio. Amore che comprendo bene quando, durante il tragitto per raggiungere l’Azienda, vengo attratta dalla varietà di paesaggi che ci offre questa terra e che spaziano dall’azzurro del mare alla distesa delle verdi colline fino alle stradine bianche che sembrano cuciture tra i colori della natura e le opere dell’uomo.
LE VIGNE DI PIEVALTA
Con Alessandro Fenino e Silvano Brescianini iniziamo la visita alle vigne che si trovano in quattro dei 25 Castelli (di Jesi): Maiolati Spontini, Montecarotto, San Paolo di Jesi e Cupramontana. Diversi suoli, diverse altitudini, diverse esposizioni. In particolare, il suolo del San Paolo ovvero il protagonista della Verticale in programma, è tufaceo. Queste vigne vengono da un vecchio corpo del 1968 reimpiantato e si trovano a più di 300 metri sul livello del mare. Alessandro ci racconta quanto il mondo della biodinamica sia affascinante, fatto di concetti semplici e di buon senso che si sono perduti nel tempo, rimpiazzati da esigenze spesso troppo economiche e commerciali.
Guidato da un unico grande mantra, ovvero “Restituire salute alla terra, e quindi ai suoi prodotti e ripristinare le relazioni con la realtà nell’ambiente che ci circonda”, Alessandro inizia a gestire le vigne in regime biologico in accordo con la proprietà, ottenendo ben presto la certificazione biodinamica Demeter.
Alessandro ci racconta che “Il filosofo austriaco Rudolf Steiner, ‘padre’ della Biodinamica, affermava che l’uomo è l’unico animale sulla Terra ad avvelenare il cibo di cui si nutre. Steiner era convinto che l’azienda fosse un organismo vivente, e che quindi per funzionare bene dovesse riuscire a fare tutto da sé; esattamente il contrario dell’agricoltura moderna, molto parcellizzata. Questo è però il sistema più sostenibile, ovvero quello di un’azienda agricola completa che ha frutteto, cereali e seminativo, con una biodiversità assoluta e che si autosostiene. Ha gli animali e quindi anche il letame. Noi usiamo le vinacce per produrre il nostro compost che possiamo usare in alcune parti del vigneto”.
LA VERTICALE DI SAN PAOLO
Devo ammettere di essermi persa nella degustazione, nel confronto vivace con i miei compagni di viaggio e nella sorpresa che ho trovato nei bicchieri, godendomi a fondo l’esperienza. Pertanto, mi limito a riportare gli appunti dell’enologo: del resto chi meglio di lui conosce questi tesori?
San Paolo Castelli di Jesi Riserva 2008
Annata con primavera di buona piovosità, estate mite fino ai primi d’agosto, la vendemmia è stata segnata da ondata di calore iniziale che ha dato un’impronta calda al vino. Una maturità espressiva ancora vivace.
San Paolo Castelli di Jesi Riserva 2009
Annata regolare, con primavera fresca, piogge regolari, vendemmia senza eccesso di calore o umidità, con buone escursioni termiche giorno/notte.
San Paolo Castelli di Jesi Riserva 2013
Annata caratterizzata da una piovosità elevata, una primavera molto fredda unita ad una bassa fertilità delle gemme che ha portato ad un carico di uva ridotto. La vendemmia è stata fresca e piovosa. Un San Paolo unico nel suo genere: grande potenza e una spinta acido-sapida eccezionale accompagnata da un profilo aromatico di spiccata mineralità.
San Paolo Castelli di Jesi Riserva 2016
Annata caratterizzata da buona piovosità primaverile che è proseguita anche nel mese di luglio. I mesi di agosto e settembre sono stati asciutti ed hanno permesso un’ottima maturazione delle uve che ha portato ad una vendemmia regolare con temperature gradevoli. Il vino racconta perfettamente questa “frescura” vendemmiale con un naso agrumato e una bocca di grande freschezza e sapidità. Una versione dal grandissimo potenziale di invecchiamento che negli anni diventerà sempre più goloso.
San Paolo Castelli di Jesi Riserva 2019
Il trend generale è quello di annate sempre più calde, ma le precipitazioni di luglio e settembre hanno permesso alla vite di portare a maturazione uve molto buone per corredo acido e aromatico. Abbiamo prodotto meno uva perché le piante portavano addosso ancora i segni della terribile grandinata del 2018. Per il primo anno un quarto del vino ha fermentato e affinato un anno in una botte di rovere da 25 ettolitri. Il resto ha fermentato in acciaio e poi ha proseguito la permanenza sulle fecce fini in cemento. Abbiamo voluto azzardare un forte cambiamento e ne abbiamo ottenuto un vino fedele al proprio profilo, luminoso e sapido, ma anche meno freddo e più sfaccettato a livello aromatico. Forse il San Paolo più completo di sempre, che ha conquistato il premio speciale del Gambero Rosso come miglior bianco dell’anno.
San Paolo Castelli di Jesi Riserva 2021
Le vigne di San Paolo, poste sul versante nord est del Monte Follonica, nel Comune di San Paolo di Jesi, hanno suoli contraddistinti dall’arenaria pliocenica e da una giacitura in forte pendenza ad una altitudine di quasi 350 m sopra il livello del mare. I vigneti a Verdicchio sono due: il più giovane, di due ettari e piantato nel 2009, affianca la vigna di tre ettari piantata nel 1992. Ricorderemo l’annata 2021 come un’annata soleggiata e siccitosa, in linea con l’andamento in atto negli ultimi anni.
Il fil rouge che lega questi vini è sicuramente la sapidità immediatamente percepita al primo sorso unitamente alla grande freschezza anche nelle annate più vecchie.
CENA, MENU’ E ABBINAMENTI
La cena era prevista nella struttura a grandi vetrate adibita solitamente alle degustazioni. Una bellissima tavola conviviale dove sono state servite le preparazioni della Chef Maria Vittoria Griffoni.
Crostone di pan brioche pomodori, pesche, bufala abbinato a Pierlugo Zero Magnum
Tacos di crescia sfogliata erbe strascinate, pecorino, miele abbinato a Tre Ripe Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2023
Risottino crema di zucchine, olio alle foglie di fico, lime abbinato a San Paolo Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico 2022 (in anteprima)
Maialino porchettato abbinato a Dominé Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2021
Torta di mele e crema calda alla vaniglia
Oltre al già citato “San Paolo” Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg Classico, da non perdere il “Dominé” Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, che nasce da una singola vigna del 1965; il “Tre Ripe ”Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, il cui nome nasce dall’unione di uve provenienti proprio da tre versanti diversi; e infine il Perlugo Zero VSQ che mi è particolarmente piaciuto. Un Metodo Classico riuscitissimo da uve Verdicchio. E chi, se non Barone Pizzini con la sua importante tradizione spumantistica, poteva farlo così buono?
PERLUGO, PIEVALTA RINGRAZIA
Questo nome ha una storia particolare, che tengo a raccontarvi. Quando Silvano Brescianini capitò da queste parti, qualcuno (pare il giornalaio del paese) riconoscendolo pensò di avvisarlo che c’erano vigne in vendita. Ci racconta Brescianini: “Fui così conquistato da questo vigneto che ai miei soci posi l’aut-aut di farlo acquistare da Barone Pizzini; altrimenti lo avrei acquistato da solo”. Decisiva la scelta di Ugo Colombo, Presidente della cantina lombarda che ha ammesso di “avere sempre creduto in Pievalta, nella grande potenzialità del territorio e nella qualità dei suoi vini; per questo non temo il tempo che sarà necessario a raccogliere i frutti delle mie convinzioni”. In suo onore e per riconoscenza, e quindi “per l’Ugo”, è nato questo Metodo Classico indimenticabile.
Un ringraziamento speciale a:
Silvano Brescianini, la cui presenza non è da dare per scontata
Alessandro Fenino, che mi ha regalato un approfondimento sul mondo della biodinamica
Silvia Loschi, che con professionalità e simpatia si è occupata della nostra ospitalità
Last but not least, Stefano Donarini e Francesca Tortoreto (Multimedia), che riescono sempre a sorprendermi
Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
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19 Novembre, 2024
Best Wine Stars 2025: Inclusività, Qualità e Innovazione nel Panorama Enogastronomico Milanese
Dal 17 al 19 maggio 2025 si svolge la sesta edizione dell’evento milanese che celebra vini, distillati ed eccellenze gastronomiche con un programma ricco di degustazioni, masterclass e premiazioni.
Sono ufficialmente aperte le selezioni per la sesta edizione di Best Wine Stars, che si terrà a Milano dal 17 al 19 maggio 2025. L’evento, punto di riferimento per il settore enogastronomico e dei distillati, coinvolge annualmente oltre 200 aziende nazionali e internazionali, offrendo un’esperienza unica e coinvolgente sia per il pubblico professionale (B2B) che per quello dei consumatori appassionati (B2C).
Best Wine Stars si distingue per il suo approccio inclusivo, offrendo a tutte le aziende del settore – dalla media o piccola realtà artigianale alla grande etichetta – un format flessibile e modulare. Le aziende possono scegliere diverse modalità di partecipazione: esposizioni in aree grandi, medie o piccole; presenza con un numero limitato di referenze; partecipazione fisica o digitale. Questa formula permette a ciascun produttore di essere parte attiva in un contesto di alto profilo come quello milanese, indipendentemente dalla propria dimensione o capacità produttiva.
I visitatori, durante le tre giornate, potranno esplorare percorsi di degustazione nelle diverse aree espositive, interagire direttamente con i produttori e partecipare a un ampio programma di masterclass e talk. Tra queste, le masterclass curate dalla sommelier e winewriter Adua Villa proporranno approfondimenti tematici su vari aspetti del settore, dalle tecniche di degustazione all’analisi delle nuove tendenze di consumo.
La cerimonia di premiazione dei Best Wine Stars Awards, prevista per domenica 18 maggio, celebrerà le aziende che si sono distinte non solo nelle categorie tradizionali come miglior vino rosso, bianco, rosato e miglior spirit, ma anche in ambiti emergenti e innovativi. I riconoscimenti includono premi per la sostenibilità, l’enoturismo, l’accessibilità e l’innovazione, la qualità-prezzo e il miglior progetto enologico, sottolineando l’impegno delle aziende verso un futuro consapevole e responsabile.
Una delle novità dell’edizione 2025 sarà la rinnovata Area Spirits, pensata per mettere in risalto l’evoluzione del mondo dei distillati attraverso un allestimento speciale che risponde all’interesse crescente del pubblico verso prodotti di qualità e consapevolezza. Accanto al settore enologico e ai distillati, l’evento include un’area dedicata alle eccellenze alimentari e ai servizi correlati, offrendo una panoramica completa sull’enogastronomia di alta qualità.
Il cuore pulsante di Best Wine Stars è la creazione di momenti di incontro e scambio tra operatori, giornalisti e pubblico. Il BWS Village offrirà uno spazio raffinato per incontri tra professionisti, mentre la Best Wine Stars Business Dinner celebrerà i prodotti di eccellenza di ogni azienda, con una cena esclusiva in cui vini e distillati verranno accompagnati da piatti ideati per esaltarne le caratteristiche.
Per scoprire di più: www.bestwinestars.com.
Per maggiori informazioni e per partecipare scrivi a: info@bestwinestars.com
La Redazione
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18 Novembre, 2024
TASTE 2025 “Nato sotto il segno del gusto”
Dall’8 al 10 febbraio 2025, alla Fortezza da Basso di Firenze, il salone food di Pitti Immagine si trasforma in una passeggiata tra le stelle dell’eno-gastronomia contemporanea e si parlerà di “vini eroici” – partecipazione speciale di questa edizione – con degustazioni, talk e una serie di Masterclass a cura di “Vini da Terre Estreme”, per celebrare la viticoltura eroica italiana e la storia di territori “estremi”
TASTE. In viaggio con le diversità del gusto, il salone di Pitti Immagine dedicato alla scena del food contemporaneo, taglia il traguardo della diciottesima edizione.
Dall’8 al 10 febbraio, alla Fortezza da Basso di Firenze, si riuniranno oltre 700 aziende, in rappresentanza del meglio della produzione e della cultura enogastronomica.
Di queste, 100 circa sono le realtà che per la prima volta, dopo un accurato scouting, sono state selezionate per essere presentate alla community di Taste. Per questo nuovo appuntamento, il più atteso dai professionisti del settore che desiderano rimanere aggiornati sulle novità e sui trend, dalla dispensa alla tavola, la manifestazione si evolve in più direzioni.
A far da guida, un concetto, un’idea un po’ magica, una metafora affascinante: le costellazioni, luminosi allineamenti di stelle che insieme disegnano la volta celeste. Nel 2025, Taste sarà dunque un viaggio stellare, brillante, catalizzante, illuminante per mappare l’universo dell’enogastronomia. Ci saranno nuove aree espositive per focalizzare l’attenzione sui temi inediti i Vini Eroici) tendenze e nuovi momenti di consumo (la prima colazione). Il percorso all’interno della Fortezza traccerà imprevedibili costellazioni alimentari
e grazie a uno speciale “Oroscopo di Taste”, scopriremo nuovi segni zodiacali gourmet. Una delle partecipazioni speciali di questa edizione: i Vini Eroici A Taste 2025, attraverso una selezione di etichette, parleremo di viticoltura eroica, un modo per celebrare la tradizione italiana e la storia di territori “estremi” ma proprio per questo affascinanti e capaci di regalare grandi soddisfazioni. I vini eroici sono quelli che nascono dalle vigne vulcaniche o in alta quota, da viti di oltre 18 metri di altezza o terrazzate a strapiombo sul mare. Sono quelli del “ghiaccio”, del “deserto”, delle “sabbie”. Quelli vendemmiati il 31 dicembre, quelli affinati in alta quota, sotto le nevi o in fondo al mare.
Guidati da Vini da Terre Estreme, conosceremo i viticoltori coraggiosi che coltivano la vite in situazioni estreme, in climi atipici, salvano vitigni dimenticati, scomparsi, osano adottare metodi di vinificazione differenti e creano nuovi vini ma, soprattutto, salvaguardano territori unici patrimonio di tutti. La giornata del lunedì sarà interamente dedicata al pubblico professionale, mentre il Padiglione delle Ghiaie, in veste completamente rinnovata, si prepara ad ospitare alcuni degli eventi serali del calendario di Fuoriditaste, il programma off che coinvolge i migliori locali fiorentini con degustazioni e presentazioni a tema. Per informazione e per il programma completo degli eventi:
taste.pittimmagine.com
www.pilotagreen.it – www.vinidaterrestreme.com La Redazione
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Dall’8 al 10 febbraio, alla Fortezza da Basso di Firenze, si riuniranno oltre 700 aziende, in rappresentanza del meglio della produzione e della cultura enogastronomica.
Di queste, 100 circa sono le realtà che per la prima volta, dopo un accurato scouting, sono state selezionate per essere presentate alla community di Taste. Per questo nuovo appuntamento, il più atteso dai professionisti del settore che desiderano rimanere aggiornati sulle novità e sui trend, dalla dispensa alla tavola, la manifestazione si evolve in più direzioni.
A far da guida, un concetto, un’idea un po’ magica, una metafora affascinante: le costellazioni, luminosi allineamenti di stelle che insieme disegnano la volta celeste. Nel 2025, Taste sarà dunque un viaggio stellare, brillante, catalizzante, illuminante per mappare l’universo dell’enogastronomia. Ci saranno nuove aree espositive per focalizzare l’attenzione sui temi inediti i Vini Eroici) tendenze e nuovi momenti di consumo (la prima colazione). Il percorso all’interno della Fortezza traccerà imprevedibili costellazioni alimentari
e grazie a uno speciale “Oroscopo di Taste”, scopriremo nuovi segni zodiacali gourmet. Una delle partecipazioni speciali di questa edizione: i Vini Eroici A Taste 2025, attraverso una selezione di etichette, parleremo di viticoltura eroica, un modo per celebrare la tradizione italiana e la storia di territori “estremi” ma proprio per questo affascinanti e capaci di regalare grandi soddisfazioni. I vini eroici sono quelli che nascono dalle vigne vulcaniche o in alta quota, da viti di oltre 18 metri di altezza o terrazzate a strapiombo sul mare. Sono quelli del “ghiaccio”, del “deserto”, delle “sabbie”. Quelli vendemmiati il 31 dicembre, quelli affinati in alta quota, sotto le nevi o in fondo al mare.
Guidati da Vini da Terre Estreme, conosceremo i viticoltori coraggiosi che coltivano la vite in situazioni estreme, in climi atipici, salvano vitigni dimenticati, scomparsi, osano adottare metodi di vinificazione differenti e creano nuovi vini ma, soprattutto, salvaguardano territori unici patrimonio di tutti. La giornata del lunedì sarà interamente dedicata al pubblico professionale, mentre il Padiglione delle Ghiaie, in veste completamente rinnovata, si prepara ad ospitare alcuni degli eventi serali del calendario di Fuoriditaste, il programma off che coinvolge i migliori locali fiorentini con degustazioni e presentazioni a tema. Per informazione e per il programma completo degli eventi:
taste.pittimmagine.com
www.pilotagreen.it – www.vinidaterrestreme.com La Redazione
18 Novembre, 2024
Berebene 2025, 34° edizione
La Guida del vino dal miglior rapporto qualità prezzo secondo Gambero Rosso
Numeri record: quasi mille le etichette entro i 20 euro, un decimo sotto i 10
Lo dicevano anche i greci. Si può essere belli e buoni proprio come le 937 etichette racchiuse in quel prezioso taccuino che è Berebene 2025, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso ai migliori vini d’Italia entro i 20 euro, capaci di fare bene al gusto e anche al portafoglio.
Racconta Lorenzo Ruggeri, Direttore del Gambero Rosso:
Di edizione in edizione, questa Guida ha saputo assicurarsi una fetta di pubblico sempre più larga, attenta e competente. L’accessibilità del vino italiano è il vero tema del momento, i prezzi sono cresciuti tanto e hanno finito per allontanare una fascia giovane di pubblico. Per fortuna, con buon spirito critico e di ricerca possiamo ancora trovare eccellenti bottiglie sotto i 20 euro in tutte le regioni. Così abbiamo redatto una carta ideale con bollicine, cui abbiamo aggiunto i frizzanti, i bianchi, i rosati, i rossi. Senza trascurare qualche vera chicca tra i dolci.
I vini premiati sono ben 937: un’abbondanza che offre una riflessione sullo stato del vino italiano, penalizzato dalla contrazione dei consumi e dell’export ma insieme attento come non mai a generare nuova qualità con una grande attenzione al consumatore.
La denominazione più premiata è la Barbera d’Asti (con 16 vini), che traina il palmares del Piemonte, la regione con la migliore offerta per il bere bene con 112 vini, seguita da Veneto, con 92 vini e Toscana, con 84. La Guida, che giunge alla sua 34° edizione, è davvero la piena dimostrazione di come l’Italia, a differenza di altri paesi a vocazione enologica, offra ottimi vini per ogni fascia di prezzo, tutti in grado di restituire l’identità di una zona viticola, il tratto caratteristico di un vitigno, la filosofia produttiva di un vignaiolo o di un’azienda. A partire da ben 92 ottime bottiglie sotto i 10 euro.
Ecco i numeri della Guida curata da William Pregentelli: 937 vini premiati di cui
64 spumanti e frizzanti
412 vini bianchi
69 vini rosati
377 vini rossi
15 vini dolci
6 i Premi Nazionali:
Miglior Bollicina: La Matta Dosaggio Zero ’23, Casebianche
Miglior Bianco: Falerio Pecorino Maree ’23, Madonnabruna
Miglior Rosato: FCO Pinot Grigio Ramato ’23, Sirch
Miglior Rosso: Chianti Cl. ’21, Borgo Salcetino
Miglior Dolce: Canelli Tenuta del Fant ’23, Il Falchetto
Miglior Vino sotto i 10 euro: Barbera d’Asti Sup. Savej ’21, Terre Astesane
I 21 Campioni Regionali:
Valle d’Aosta: VdA Petite Arvine ’23, Les Crêtes
Piemonte: Barbera d’Asti Sup. I Tre Vescovi ’22, Vinchio Vaglio
Liguria: Riviera Ligure di Ponente Vermentino ’23, Durin
Lombardia: RGC Groppello ’23, Cantrina
Trentino: Trentino Riesling ’23, Maso Poli
Alto Adige: A. A. Pinot Bianco ’23, Kettmeir
Veneto: Bardolino Montebaldo Delara ’22, Guerrieri Rizzardi
Friuli Venezia Giulia: FCO Pinot Bianco ’23, Roberto Scubla
Emilia Romagna: Romagna Albana Albena ’23, Assirelli
Toscana: Chianti Colli Fiorentini Sorrettole ’22, La Querce
Marche: Bianchello del Metauro Sup. Rocho ’22, Roberto Lucarelli
Umbria: Spoleto Trebbiano Spoletino ’23, Le Cimate
Lazio: Lepino ’20, Donato Giangirolami
Abruzzo: Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino ’23, Tenuta I Fauri
Molise: Molise Tintilia ’21, Tenute Martarosa
Campania: Rosato ’23, Cenatiempo
Basilicata: Aglianico del Vulture Synthesi ’20, Paternoster
Puglia: Terra d’Otranto Negroamaro Notte Rossa ’22, Terre Di Sava
Calabria: Cirò Rosso Cl. Sup. Colli del Mancuso Ris. ’21, Ippolito 1845
Sicilia: Sicilia Giato ’23, Centopassi
Sardegna: Vermentino di Sardegna Chlamys ’23, Tenute Fois – Accademia Olearia
Ieri pomeriggio c’ero anche io a Palazzo Brancaccio per la presentazione della Guida. Una location che lascia sempre a bocca aperta. Specialmente quando si alza lo sguardo verso i meravigliosi soffitti barocchi.
La premiazione ha evidenziato, e devo dire che ce ne è un grande bisogno, come anche i vini sotto i 20, in molti casi sotto i 10€, possano essere di qualità. Aggiungo che devono esserlo. Non fosse altro perché rappresentano, in molti casi, il biglietto da visita delle aziende e, al contempo, consentono ai più, giovani in testa, di avvicinarsi senza paure al mondo del vino. Occorre magari evitare che i prezzi al tavolo dei ristoranti aumenti a dismisura. Altrimenti questo grande lavoro si perde nel nulla. Forse varrebbe la pena di imporne il prezzo (ma non vorrei che la Commissione Europea mi senta…).
La degustazione che è seguita ha poi evidenziato, da un lato, la bontà delle scelte dei curatori della guida, il grande potenziale di molti produttori dall’altro. Ho trovato i vini in degustazione di ottima fattura ed in grado di offrire sensazioni di buon livello. Pochi orpelli e tanta sostanza. Tanto si chiede a vini come quelli della guida Berebene e tanto, anzi, di più, questi vini restituiscono.
Occorre infine che i produttori tutti si adoperino per avere in gamma più di un vino di questa categoria. Tutto il movimento ne beneficerebbe.
Su WineTales a breve gli articoli di approfondimento della presentazione e sul mio account Instagram, le storie con i vini degustati
Ivan Vellucci
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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18 Novembre, 2024
ViniAmo 3° Edizione. Il Wine Tasting della Capitale
4 e 5 Maggio 2025
Hotel Cristoforo Colombo
Via Cristoforo Colombo, 710 – 00144 – Roma Se il vino è speciale … allora ViniAmo! Tornano i calici d’eccellenza dell’Evento ViniAmo, per un anno giubilare senza precedenti!
Scoprirai vini rari, autentiche chicche selezionate da tutta Italia, accompagnati da assaggi di prodotti italiani ugualmente unici, per wine – food pairing che lasciano il segno. Due giorni di tasting arricchiti da due Masterclass, sulla Borgogna e sui vini della Loira, guidate da un’interprete d’eccezione: Armando Castagno. ViniAmo è dove il vino si trasforma in un’esperienza sensoriale indimenticabile! Programma delle 2 giornate: banchi d’assaggio e Masterclass. 300 etichette italiane (più qualche escursione all’estero!), 80 stand tra Cantine, Extra Wine & Food Domenica 4 Maggio: è la giornata aperta a tutti, wine lovers, esperti, giornalisti e operatori del settore.
Nel pomeriggio sono previste le due Masterclass dedicate ai vini di Borgogna e della Loira. Lunedì 5 Maggio: oltre ai wine lovers che non hanno potuto partecipare la Domenica e una Masterclass di vini d’eccellenza italiani, questa è la giornata organizzata soprattutto per stampa e operatori, il core business dell’evento, per avvicinare chi lavora nel settore dell’enogastronomia ad aziende speciali da tutta Italia. Il ViniAmo della Minelli Wine Events
La Minelli Wine Events, di Stefano Minelli, nasce con l’obiettivo della condivisione e dello sviluppo della cultura del vino nel panorama romano e del Lazio. Attraverso la creazione di eventi di degustazione, organizza banchi d’assaggio su scala
nazionale con qualche escursione all’estero, per avvicinare un pubblico sempre più vasto ed attento al meraviglioso mondo del vino. Cultura, gusto e piacere sono i tre capisaldi che guidano ogni edizione di ViniAmo. Per Informazioni:
Stefano Minelli 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
Accrediti stampa: giuliaferrero.press@minelliwineevents.it
Accrediti operatori: operatori@minelliwineevents.it
Prenotazioni Masterclass: masterclass@minelliwineevents.it Ci vediamo a ViniAmo 2025 La Redazione
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Hotel Cristoforo Colombo
Via Cristoforo Colombo, 710 – 00144 – Roma Se il vino è speciale … allora ViniAmo! Tornano i calici d’eccellenza dell’Evento ViniAmo, per un anno giubilare senza precedenti!
Scoprirai vini rari, autentiche chicche selezionate da tutta Italia, accompagnati da assaggi di prodotti italiani ugualmente unici, per wine – food pairing che lasciano il segno. Due giorni di tasting arricchiti da due Masterclass, sulla Borgogna e sui vini della Loira, guidate da un’interprete d’eccezione: Armando Castagno. ViniAmo è dove il vino si trasforma in un’esperienza sensoriale indimenticabile! Programma delle 2 giornate: banchi d’assaggio e Masterclass. 300 etichette italiane (più qualche escursione all’estero!), 80 stand tra Cantine, Extra Wine & Food Domenica 4 Maggio: è la giornata aperta a tutti, wine lovers, esperti, giornalisti e operatori del settore.
Nel pomeriggio sono previste le due Masterclass dedicate ai vini di Borgogna e della Loira. Lunedì 5 Maggio: oltre ai wine lovers che non hanno potuto partecipare la Domenica e una Masterclass di vini d’eccellenza italiani, questa è la giornata organizzata soprattutto per stampa e operatori, il core business dell’evento, per avvicinare chi lavora nel settore dell’enogastronomia ad aziende speciali da tutta Italia. Il ViniAmo della Minelli Wine Events
La Minelli Wine Events, di Stefano Minelli, nasce con l’obiettivo della condivisione e dello sviluppo della cultura del vino nel panorama romano e del Lazio. Attraverso la creazione di eventi di degustazione, organizza banchi d’assaggio su scala
nazionale con qualche escursione all’estero, per avvicinare un pubblico sempre più vasto ed attento al meraviglioso mondo del vino. Cultura, gusto e piacere sono i tre capisaldi che guidano ogni edizione di ViniAmo. Per Informazioni:
Stefano Minelli 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
Accrediti stampa: giuliaferrero.press@minelliwineevents.it
Accrediti operatori: operatori@minelliwineevents.it
Prenotazioni Masterclass: masterclass@minelliwineevents.it Ci vediamo a ViniAmo 2025 La Redazione