Scegli la rubrica
Scegli una categoria
- Acini Rari
- Archivio
- BlendNews
- Bollicine e dintorni
- Buongiorno in Vigna
- Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero
- Confine Liquido
- Dal vino in poi
- Degustazioni Artificiali
- Diario di un sommelier
- Editoriale
- El Gottin
- Food&Life
- Identità in fermento
- Il buon vivere
- Il taccuino delle gite (fuori porta)
- Il viaggio di Francesca
- Il viaggio di Orfeo
- Il Vino in una stanza
- Il vino secondo Mario
- In legge veritas
- InternazionalMente
- Itinerari diVini
- L'ABC della Degustazione
- Le Bischerate di un Sommelier
- Le scoperte enoiche di Benny
- Le storie di Wine in Venice
- Live from
- Oltre la carta dei vini
- Oltre le sensazioni del vino
- Passi in cantina
- Percorsi d'assaggio
- Provato per Voi
- Quelle curiose esplorazioni
- Racconti diVini
- Radici di vino
- Riccio Viticcio
- Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino
- Salotto diVino
- Senza etichetta
- Speciale Vinòforum
- Suggestioni di Vino
- The Voice of Blogger
- Vigne e orizzonti
- Vino e dintorni
- Vinodentro
- Wine Hunter Stories
- WineKult
4 Dicembre, 2024
Fonzone presenta Legare. La nuova Riserva di Taurasi che interpreta il vitigno in chiave contemporanea
In vista delle feste, l’azienda vitivinicola Fonzone presenta Legare 2019, il nuovo Taurasi DOCG Riserva frutto di un ambizioso progetto di valorizzazione del vitigno simbolo della Campania. Un fil rouge unisce la nuova Riserva ad un altro vino della Famiglia Fonzone, Mattoda’, Aglianico in purezza dei Campi Taurasini, il cui nome suggerisce già la relazione (Mattoda’ – Legare). Se Mattoda’, infatti, aveva scardinato l’idea tradizionale di Aglianico, interpretando in maniera originale un vitigno tradizionalmente austero, Legare amplifica ancora di più questa visione dei Fonzone rivelandosi un Taurasi Riserva incredibilmente espressivo, ricco di sfumature ed estremamente piacevole.
Silvia Campagnuolo Fonzone, responsabile comunicazione dell’azienda
Legare racconta la nostra visione di un Aglianico contemporaneo capace di innovare senza tradire la sua natura. Il nostro nuovo Taurasi nasce da un percorso, iniziato nel 2019 con l’enologo consulente Luca D’Attoma affiancato dal nostro enologo residente Francesco Moriano, che prima ha portato al debutto di Mattoda’, e poi ha visto in Legare un’evoluzione naturale del progetto. Una Riserva il cui 100% della massa macera in anfore di cocciopesto per circa un mese e che matura 5 anni, di cui 1 in cocciopesto, 3 in botte grande e 1 in bottiglia. Un vino complesso, profondo, emozionale.
Il vigneto da cui provengono le uve di Aglianico si trova sul punto più alto del colle di Paternopoli, su un terreno franco-argilloso. Una rigorosa potatura verde, seguita da un’ulteriore selezione dopo l’invaiatura, permette di lasciare pochi grappoli sulla pianta, garantendo una maturazione perfetta.
Colore rosso rubino intenso, arricchito da riflessi violacei, Legare presenta profumi di ciliegia visciola e fresche note erbacee, accompagnate da sentori speziati di pepe nero in grani, delicate sfumature di vaniglia e foglie di tabacco essiccate. Al palato è potente ed equilibrato, con una trama tannica fitta e un finale dolce. I tannini sono maturi e mai astringenti, conferendo al vino una lunga persistenza e un sapore profondo. Un Taurasi all’ennesima potenza.
Fonzone Caccese: una storia di famiglia
Fondata nel 2005, l’azienda agricola Fonzone Caccese si trova nelle campagne di Paternopoli, uno dei diciassette comuni della DOCG Taurasi, in provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia. Su un colle situato nella sottozona “Campi Taurasini”, sorge una cantina moderna di 2000 mq circondata da vigneti la cui altitudine varia dai 360 ai 430 m/slm. Fonzone produce in tutto 10 etichette con un approccio sostenibile, valorizzando al massimo le varietà autoctone Aglianico, Falanghina, Fiano d’Avellino e Greco di Tufo e puntando su vini sartoriali, piuttosto che sui grandi numeri. A supportare questa grande famiglia che ha fatto del vino la sua passione, l’enologo consulente di riconosciuta fama Luca D’Attoma. www.fonzone.it
La Redazione
Leggi
4 Dicembre, 2024
Guida Bio 2025. Il vino biologico italiano protagonista a Salerno
Il 18 e 19 gennaio 2025, una due giorni alla scoperta delle eccellenze vitivinicole biologiche nella cornice unica della Stazione Marittima
La Stazione Marittima di Salerno, gioiello architettonico firmato da Zaha Hadid, si prepara a ospitare un evento di portata nazionale dedicato al mondo del vino biologico: la presentazione della sesta edizione di Guida Bio. L’unica guida in Italia, interamente dedicata ai vini provenienti da agricoltura biologica certificata e in conversione, verrà raccontata in una due giorni all’insegna della qualità, della sostenibilità e della scoperta dei migliori vini biologici italiani.
L’appuntamento è per sabato 18 e domenica 19 gennaio. Sabato pomeriggio, dalle 16 alle 23, i visitatori potranno degustare i vini premiati da Guida Bio 2025 e incontrare direttamente i produttori, per conoscere le storie e le passioni che si celano dietro ogni bottiglia. Domenica mattina, alle ore 11, si terrà la presentazione ufficiale della Guida e la cerimonia di premiazione delle Foglie d’Oro, il prestigioso riconoscimento assegnato ai vini che si sono distinti per qualità, tipicità ed eleganza. A seguire, dalle 16 si riapriranno i banchi d’assaggio per continuare a brindare e a scoprire le novità del mondo del vino biologico.
Curata da Antonio Stanzione ed edita da Rubbettino, Guida Bio 2025 è un vero e proprio itinerario alla scoperta delle eccellenze vitivinicole italiane che hanno scelto di sposare la filosofia green. Un viaggio che, attraverso le oltre 2500 etichette recensite, porta alla scoperta di territori eterogenei e di storie appassionanti, raccontando le sfide e le soddisfazioni di un’agricoltura sempre più attenta alla tutela dell’ambiente e alla qualità del prodotto finale.
Il direttore Antonio Stanzione
L’evento a Salerno si preannuncia come un momento importante per riconoscere e promuovere il lavoro straordinario dei produttori di vino biologico in Italia, una testimonianza del loro impegno per la sostenibilità, la qualità e la promozione del territorio a tutela del patrimonio per le generazioni future.
Info e biglietti: https://www.guidabio.it/un-mare-di-foglie-2025/
La Redazione
Leggi
3 Dicembre, 2024
Il Panzale di Cantina Berritta. Un curioso vitigno in una magica terra
In Sardegna il tempo si è fermato, e questo è il suo grande pregio. (Fabrizio De Andrè).
Come dargli torto al grande De Andrè, se conosci la Sardegna, hai imparato, come me, che qui tutto diventa slow. Lo scorrere del tempo, rallenta, quasi come se volesse farti godere appieno di ogni momento, ogni tramonto, ogni colore e ogni istante. Tutto diventa magico, una terra che è ben conosciuta per il suo mare, le sue spiagge e i suoi paesaggi wild. Ma c’è un lato che indiscutibilmente non è secondo alla bellezza del territorio, anzi direi che funge da contorno, la famosa ciliegina sulla torta. La Sardegna vanta tesori nascosti che fino a pochi decenni fa, si pensava fossero stati introdotti sull’isola dai Fenici, ma dalle ultime scoperte si è accertata la presenza della vite nel periodo nuragico. Alcuni vitigni, ad esempio, sono presenti solo in Sardegna, alcuni esempi sono il Nuragus, Nasco, Nieddera, Semidano, Granatza, Licronaxiu, pertanto è impossibile che siano stati importati. Un vero e proprio patrimonio di biodiversità. La Sardegna è la regione che vanta il maggior numero di endemismi e vitigni autoctoni, e i recenti ritrovamenti di vinaccioli con datazioni dal 900 fino al 1300 AC, testimoniano la presenza della vite ben prima dell’arrivo dei Fenici. Questa scoperta fa dell’isola un centro di domesticazione secondario, affiancandola dunque ai territori Caucasici e della Mesopotamia riconosciuti come luoghi di domesticazione primaria della vite. Mentre l’Italia vanta il maggior patrimonio varietale vinicolo, la Sardegna custodisce un tesoro di vitigni autoctoni che deve ancora valorizzare.
Tra i miei viaggi alla scoperta di chicche e tesori nascosti, ho scovato nel cuore di Dorgali un’azienda davvero virtuosa, dove custodisce un vitigno più unico che raro, ovvero il Panzale, parliamo della Cantina Berritta.
Siamo precisamente nella vallata di Oddoene, regno delle migliori tradizioni agricole Dorgalesi; infatti, la maggior parte del vino e dell’olio prodotto a Dorgali proviene da questa vallata. La valle è circondata da imponenti montagne (monte Oddeu, Monte Tundu, sos Gutturzos) attraversata dal Rio Frummeneddu che la rende fertile e il suo suolo è ricco in granito in decomposizione e calcare, un suolo molto povero per qualsiasi coltivazione ma perfetto per vitigni e oliveti; infatti, 500 ettari di questa vallata sono coltivati a vigneti e 700 ettari a oliveti.
Non lontano dal mare (160\ 200 m slm), siamo all’incirca 12 km da Cala Gonone, ecco perché questa vallata ha un suo microclima, con forti escursioni termiche dal giorno e la notte cosa che ben si addice a questo tipo di coltivazioni
La Cantina nasce nel 2007 con Antonio Berritta, vignaiuolo da diverse generazioni, che impiantò qui i suoi primi vigneti negli anni ’80. Vigneti di uva Cannonau ancora oggi produttivi. Come ben si sa il Cannonau è uno degli uvaggi più conosciuti della Sardegna che solo nel territorio del Nuorese può essere vinificato anche con la denominazione di “Classico”, (considerata l’area nativa del Cannonau). Ad oggi la nostra produzione consiste per il 75% in Cannonau Oltre il Cannonau l’azienda custodisce un vero e proprio tesoro, appunto il Panzale.
Il Panzale è un vitigno autoctono Dorgalese a bacca bianca, che veniva coltivato principalmente nell’area di Dorgali ma che viene vinificato unicamente da Cantina Berritta, (in passato, esclusivamente uva da tavola, lo si considerava troppo pesante per la vinificazione oltretutto, avendo la capacità naturale di durare nei mesi rispetto ad altre uve, la si preferiva mangiare che vinificare). Negli anni ‘80 Antonio Berritta ha creduto al recupero e alla valorizzazione di questo antico vigneto e ha iniziato a vinificarlo. Ad oggi ne producono all’incirca 3000\3500 bottiglie. A questi due vitigni autoctoni, 25 anni fa, hanno affiancato un vitigno più internazionale, la Syrah.
Cantina Berritta vanta circa due ettari di questo uvaggio che vinificano sia in blend col Cannonau (50% Cannonau 50% Syrah) sia,giovanvvvvv in purezza dal 2016.
Dal 2020 hanno iniziato a produrre anche il Vermentino, uvaggio nativo della Gallura, trova “terreno fertile” anche qui a Dorgali su un suolo da disfacimento granitico sabbioso ideale per il Vermentino, che qui regala un vino fresco e saporito. Ad oggi, l’azienda, qui ad Oddoene, detiene circa 10 ettari coltivati a vigneto e tre ettari coltivati ad oliveto, altri due ettari di Cannonau sono dislocati nella collina di un vecchio vulcano spento, a 500 m slm su terreno basaltico, “Filieri” un piccolo ma importante cru di Dorgali particolarmente vocato per la viticoltura, e dal quale nasce il Baillanu. Le condizioni climatiche completamente differenti e le caratteristiche dei due terreni (Oddoene-Filieri) generano, anche dagli stessi cloni di Cannonau vini completamente diversi.
L’azienda agricola Berritta da sempre lavora le uve con metodi il più possibile tradizionali e rispettosi dell’ambiente, dal 2019 detiene la certificazione di vino biologico in etichetta. Ha ottenuto anche il toponimo di vigna di Oddoene, inoltre, tutti i vini che producono derivano da piccoli Cru differenti, cioè da vigne totalmente diverse e uniche.
Il Panzale, dunque, è il tesoro nascosto scovato nelle mie lunghe ricerche, i francesi chiamerebbero questi uvaggi “pepite”. Un vino dal grande potenziale, prodotto da viti di circa 25 anni, coltivate a regime biologico certificato su terreni drenanti derivati dal disfacimento granitico, collocati a un’altitudine di 120 metri sul livello del mare. I grappoli vengono raccolti a mano in cassette durante la prima decade di settembre e sono quindi immediatamente raffreddati in cella frigorifera a una temperatura di 5-6 °C. Segue la pigiatura soffice e la fermentazione alcolica spontanea a temperatura controllata in vasche di acciaio inox con 12-18 ore di macerazione pellicolare. In acciaio ha luogo la maturazione di circa 5 mesi e dopo un ulteriore breve affinamento in bottiglia il vino è infine posto sul mercato.
Il Panzale si presenta di colore giallo paglierino brillante dai riflessi dorati. Note di frutta a polpa gialla, scorza di agrumi e delicate note floreali delineano il corredo aromatico. In bocca è Secco, grande freschezza e fragranza, dalla lunga scia sapida nel finale. Insomma un vino che si caratterizza per la sua versatilità, un vino da tutto pasto, ma anche da meditazione.
“Resta cu mme”, (in napoletano: Resta con me), perché il mio prossimo articolo, “Sarà cchiù”,(in napoletano; Sarà ancor di più), curioso e interessante.
Sono Giovanni Scapolatiello, il Sommelier Napoletano DOCG, founder del progetto Mister Wine e founder del Blog www.misterwine.eu
Mi trovi su Instagram
Quelle curiose esplorazioni
Leggi
2 Dicembre, 2024
Imprinting, Arte & Wine
Un viaggio tra Arte e Vino: 9 Opere x 9 Vini.
Arte e Vino rinnovano il connubio attraverso il progetto Imprinting. Dopo il MET di New York, JBF Gallery a Parigi, LA BIENNALE di Venezia e ART BASEL a Miami, Phoenix torna a Roma con le sue opere, nel luogo dove il Maestro Canova definiva i suoi capolavori. L’Evento, con il patrocinio della Fondazione David Phoenix ETS, si svolgerà presso l’incredibile ed affascinante cornice dell’Antica Fornace del Canova, Via Canova 22 Roma, Mercoledì 18 Dicembre 2024.
Un viaggio inedito dove il coinvolgimento dei sensi, vista, gusto e olfatto si uniranno per un’esperienza sospesa tra l’onirico ed il reale; in una sfida degli opposti che ci indicherà il percorso di comprensione visivo-olfattiva dell’arte, così come noi l’abbiamo
interpretata. 9 opere tra le più significative e riconosciute di David Phoenox, incontrano 9 eccellenze enologiche. Un viaggio tra Arte e Vino, tra Francia e Italia. Un insieme di emozioni, dove ogni vino verrà associato ad un’opera. La mostra degustazione si aprirà alle 18.00 per proseguire fino alle 22.00. Emozioni visive, emozioni olfattive, emozioni gustative. Ogni senso dovrà essere stimolato ed allietato. Opere d’arte che si incontrano e si fondono offrendo sensazioni uniche. Prestigiosi, irriverenti, coinvolgenti i vini selezionati. 9 etichette di 9 diverse cantina di grande riflesso internazionale. Magari poco note ai meno attenti. Di certo susciteranno il ricordo di esse dopo la serata. Maison Alain Lallement Champagne Grand Cru abbinato all’opera Conoscenza
Cossignani L.E. Tempo Metodo Classico, per Let Phoenix Met
Cantina Solis Terrae Bullule Metodo Charmat, con LIBERAmente
Blanc de Nuit Merlot 100% Vinificato Bianco, insieme a Oblio
Cantina Pomario Arale, in simbiosi con Rivelare
Cantina Pertinace Arneis, legato a Zeus Works
Chateau Tour Saint Pierre Bordeaux Grand Cru, unitamente a Luglio 14
Terre di Petrara Taurasi, ovviamente con La Phenix Renè
Vignamadre Famiglia Di Carlo Montepulciano DOCG, indissolubilmente con Artificio Pensiero Ad accompagnare il wine pairing che avrà il costo di € 50, ci sarà l’Azienda Agricola Pisani Dossi con il loro prestigioso caviale: Osetra e Siberian; insieme ad una serie di assaggi che parleranno di tradizione e territorio. Una partnership tra eccellenze che prometterà di offrire un’esperienza concettuale e visiva unica nel mondo del vino, trasformando la conoscenza in opportunità culturale e artistica. Clicca qui per l’acquisto dei biglietti Curiosi di vedere le opere? Nel reel di presentazione su Instagram, trovate tutto! WineTalesMagazine è media partner dell’evento. La Redazione
Leggi
interpretata. 9 opere tra le più significative e riconosciute di David Phoenox, incontrano 9 eccellenze enologiche. Un viaggio tra Arte e Vino, tra Francia e Italia. Un insieme di emozioni, dove ogni vino verrà associato ad un’opera. La mostra degustazione si aprirà alle 18.00 per proseguire fino alle 22.00. Emozioni visive, emozioni olfattive, emozioni gustative. Ogni senso dovrà essere stimolato ed allietato. Opere d’arte che si incontrano e si fondono offrendo sensazioni uniche. Prestigiosi, irriverenti, coinvolgenti i vini selezionati. 9 etichette di 9 diverse cantina di grande riflesso internazionale. Magari poco note ai meno attenti. Di certo susciteranno il ricordo di esse dopo la serata. Maison Alain Lallement Champagne Grand Cru abbinato all’opera Conoscenza
Cossignani L.E. Tempo Metodo Classico, per Let Phoenix Met
Cantina Solis Terrae Bullule Metodo Charmat, con LIBERAmente
Blanc de Nuit Merlot 100% Vinificato Bianco, insieme a Oblio
Cantina Pomario Arale, in simbiosi con Rivelare
Cantina Pertinace Arneis, legato a Zeus Works
Chateau Tour Saint Pierre Bordeaux Grand Cru, unitamente a Luglio 14
Terre di Petrara Taurasi, ovviamente con La Phenix Renè
Vignamadre Famiglia Di Carlo Montepulciano DOCG, indissolubilmente con Artificio Pensiero Ad accompagnare il wine pairing che avrà il costo di € 50, ci sarà l’Azienda Agricola Pisani Dossi con il loro prestigioso caviale: Osetra e Siberian; insieme ad una serie di assaggi che parleranno di tradizione e territorio. Una partnership tra eccellenze che prometterà di offrire un’esperienza concettuale e visiva unica nel mondo del vino, trasformando la conoscenza in opportunità culturale e artistica. Clicca qui per l’acquisto dei biglietti Curiosi di vedere le opere? Nel reel di presentazione su Instagram, trovate tutto! WineTalesMagazine è media partner dell’evento. La Redazione
30 Novembre, 2024
Guida ai vini delle feste 2024.
Il vino non è mai solo una bevanda; è il testimone silenzioso dei nostri momenti più preziosi. Da millenni, il "nettare degli dei" accompagna i passaggi cruciali dell'esistenza umana, trasformando un semplice pasto in una celebrazione.
Leggi
30 Novembre, 2024
Bollicine II edizione, Roma – Villa Piccolomini, 7-8 Dicembre
L’Associazione Decanter Wine Academy presenta la 2ª edizione di Bollicine, un evento imperdibile dedicato al mondo degli spumanti nel cuore di Roma.
Oltre 70 cantine con i loro metodi classici, Martinotti, ancestrali e champagne: dalle più blasonate come Berlucchi e Le Marchesine per il Franciacorta, a D’Arapri, i principi dello spumante del Sud, a tante altre meno conosciute ma di grande qualità. Tutte accomunate dalla voglia di far conoscere i propri prodotti perché siano compagni di festeggiamento.
Grande presenza delle bollicine siciliane grazie al trasferimento a Roma della storica manifestazione Sicilia in Bolle nell’ambito della quale viene proposta la masterclass “La Sicilia che non ti aspetti”.
Per non far sfigurare le bollicine dell’estremo Nord, sarà presente anche Il Consorzio Doc Friuli .
Non mancheranno le bollicine straniere, la Francia sarà rappresentata da piccoli vigneron accuratamente selezionati.
Novità assoluta Alibis 0.0, la prima bollicina zero-alcool.
Un evento consigliato ai curiosi e a chi ha voglia di sperimentare nuovi sapori.
La location prescelta è Villa Piccolomini, situata a pochi passi da San Pietro, dispone di ampio parcheggio e rappresenta un contesto perfetto per celebrare i vini spumanti italiani.
La manifestazione sarà la prima mostra-mercato sulle bollicine a Roma. Potrai infatti acquistare la tua bottiglia preferita per le feste, nel biglietto è già compreso un buono acquisto da 5 euro.
Saranno presenti aree food con specialità gastronomiche selezionate per accompagnare al meglio le bollicine, offrendo ai visitatori un’esperienza completa di gusto.
Programma 7-8 dicembre
Ore 16.00 Apertura banchi d’assaggio
Ore 21.00 Chiusura banchi d’assaggio
Sabato 7 Dicembre ore 16.00 Masterclass “Il lusso in un calice, bollicine del Nord tra tradizione e innovazione” Relatori Angelo Petracci Referente Guida Vitae Ais e Fabiola Brunetti sommelier
Domenica 8 dicembre ore 16.00 Masterclass “La Sicilia che non ti aspetti” Relatore Francesco Baldacchino Presidente Ais Sicilia
Per la masterclass, posti limitati, partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria alla mail info@decanterwineacademy.org
Costo del biglietto 25 euro
Il biglietto comprende bicchiere e sacca porta-bicchiere in omaggio, la degustazione libera dei vini delle oltre 70 cantine presenti e 5 euro di buono acquisto da spendere tra le bottiglie dei produttori presenti.
Sommelier Ais, Ars, Assoenologi, Assosommelier, Degustibuss, Fis, Fisar, Onav, Ses riduzione del biglietto, costo 20 euro presentando all’ingresso la tessera dell’associazione dell’anno in corso valida. Acquisto online codice sconto B7 (il sabato) e B8 (la domenica).
Stampa e operatori del settore possono mandare una mail a accrediti@decanterwineacademy.org entro lunedì 2 dicembre, specificando testata, numero di tessera e il link di un articolo firmato sull’enogastronomia per i giornalisti, tipo di attività e partita iva per gli operatori del settore. Per i blogger inviare mail che verrà valutata dallo staff.
Mail: info@decanterwineacademy.com
Tel. 351 3784335
https://www.decanterwineacademy.org/bollicine
Non mancare, brinda con noi!
Cantine work in progress
Antica Cantina Leonardi, Lazio
Antica Tenuta Palombo, Lazio
Antichi Vinai 1877, Sicilia
Berlucchi, Lombardia
Baccichetto, Friuli Venezia Giulia
Bortolomiol, Veneto
Cantina dei Colli Ripani, Marche
Cantina D’Isera, Trentino
Cantina Gurreri, Sicilia
Cantina Villa Gianna, Lazio
Cantine Capitani, Lazio
Cantine Damilano, Piemonte
Cantine La Contea, Sicilia
Cantine Murgo 1860, Sicilia
Cantine Silvestri, Lazio
Castello di Gussago, Lombardia
Cà Vescovado, Veneto
Champagne Aubert&Fils, Francia
Champagne Guy Charbaut, Francia
Champagne Pascal Mazet, Francia
Champagne R. Bourdelois, Francia
Champagne Vély Prodhomme, Francia
Collalto, Veneto
Colomba Bianca, Sicilia
Colsaliz, Veneto
Conte Riccati, Trentino
Corte Normanna, Campania
Dal Maso, Veneto
D’Arapri, Puglia
Dogliotti 1870, Piemonte
Donne del Vico, Lazio
Drusian, Veneto
Duca di Salaparuta, Sicilia
Fattoria Montellori, Toscana
Fazio Vini, Sicilia
Gambino Vini, Sicilia
Ghiga Enrico, Piemonte
I Pampini, Lazio
Ippolito 1845, Calabria
La Riballina, Lazio
Le Marchesine, Lombardia
Livon, Friuli Venezia Giulia
Lungarotti, Umbria
Marining, Friuli Venezia Giulia
Palazzo Tronconi, Lazio
Philema, Piemonte
Prediomagno, Piemonte
Principe di Corleone, Sicilia
Rebollini, Lombardia
Rossi di Medelana, Lazio
San Salvatore 1988, Campania
Solis Terrae, Lazio
Tenuta Cavalier Pepe, Campania
Tenuta Viglione, Puglia
Tenute Cuffaro, Sicilia
Tenute Lombardo, Sicilia
Tenute Vidi, Trentino
Tolomei, Veneto
Unterholzner, Friuli Venezia Giulia
Valdonica, Toscana
Vigneti Fontana, Lazio
Vini Biagi, Abruzzo
Vini Cellaro, Sicilia
Vini Meridiana, Veneto
Sicilia in Bolle
Consorzio DOC Friuli
La Redazione
Leggi
29 Novembre, 2024
Syn. La prima permutazione di Marco Mascellani
Io penso che a volte sono le persone che nessuno immaginava che possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare..
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i nazisti avevano inventato un codice indecifrabile per trasmettere i propri messaggi
Alan Turing, un eccellente matematico inglese, si offrì volontario per trovare un metodo utile a decifrare quei messaggi grazie ad una “macchina”, Enigma. Dopo tanti sforzi, tanti fallimenti e pochi riconoscimenti, riuscirà nell’impresa dando via, di fatto, all’epoca dei calcolatori elettronici. Il film The Imitation game trae spunto proprio da questi eventi.
Sostenere che qualcosa non sia possibile è plausibile fino a quando arriva qualcuno che le rende possibile. Pensiero laterale, sperimentazione, follia. Ci vogliono persone un pò pazze per pensare fuori dagli schemi rompendo le normali convenzioni. Solo così si può ragionare diversamente.
Alan Turing fu un genio perché, prima di tutti, capì che non era possibile capire e decifrare il codice usato dai tedeschi con la mente umana. Non era umanamente possibile. Solo una macchina poteva essere in grado di effettuare l’elevato numero di operazioni necessarie per trovare, tra le infinite permutazioni di lettere ed in un tempo congruo, la permutazione che riusciva a dare un senso compiuto al messaggio.
La giusta permutazione tra le infinite possibili.
Giusta. Cosa vorrà poi mai dire giusta. Un codice può voler dire tutto o niente. Mettere in fila parole crittografate voleva dire dare un senso compiuto ad un messaggio. Con la speranza di azzeccarlo. Altrimenti sarebbe stata la morte per migliaia di soldati.
Permutando diversi vitigni invece, come si fa a parlare di permutazione giusta? Il risultato è, comunque, un vino. Più o meno buon che sia ma sempre un vino. E allora?
Marco Mascellani, che avrete certamente conosciuto nell’articolo Marco Masccellani. L’enologo delle permutazioni, è una di quelle persone alla quale piace sperimentare e, soprattutto, cimentarsi in sfide. Un pò come Alan Turing.
Capire cosa si possa ottenere permutando diversi vitigni coltivati in diverse regioni con diversa esposizione, diverso terreno può essere un lavoro per svolgere il quale non basterebbe una vita: il numero di permutazioni possibili rasenta l’infinito.
Syn è sua prima permutazione: un Verdicchio coltivato a Castelpiano in provincia di Ancona; un Pecorino a Civitaquana vicino Pescara; un Grillo nella insolita Palmariggi (Le) a pochi km dal mare di Otranto.
Syn. Un nome disambiguo dove disambiguazione di una parola indica l’assunzione di significati diversi in contesti diversi: Mercurio è un metallo, un pianeta, una divinità; Rombo è un pesce, una figura geometrica, un rumore. Non poteva esserci nome più opportuno per un vino nato come permutazione di tre vitigni coltivati in tre regioni diverse.
Quest’anno ho usato il Verdicchio della zona dei Castelli di Jesi, il Pecorino delle Colline Pescaresi e il Grillo coltivato in Puglia. Il Grillo e il Pecorino erano allineati come maturazione mentre il Verdicchio era indietro. Ho spinto più avanti Grillo e Pecorino mantenendo una bella base acida del Verdicchio.
Tre vitigni, tre zone, tre maturazioni diverse. Assemblate a partire dalle masse per poi vinificare per metà in acciaio e metà in barrique di rovere a bassa tostatura.
Pensare ogni anno a cosa si potrebbe fare con la vendemmia in arrivo. Coinvolgere gli amici produttori per cercare le vigne giuste e vinificare, questo si, sempre con uvaggi. Non blend di vini.
Quante possibilità, combinazioni, pardon, permutazioni può offrire l’incredibile patrimonio ampelografico italiano. Miliardi di miliardi. Al diavolo i puristi. Al diavolo chi rimane ancorato al passato. Signori, questo è il progresso!
In un mondo che offre così tante possibilità, lasciamo ad ognuno le proprie convinzioni. Le radici sono di chi le vuole mantenere e valorizzare. La sperimentazione per chi vuole vedere il mondo proiettato in un’altra dimensione. L’importante è il rispetto reciproco. Un pò come dovrebbe accadere nelle integrazioni dei vari popoli. Rispetto reciproco.
Così il gioco è più divertente. Facendo i tre vini nelle tre regioni e poi assemblandoli sarebbe stato più facile e commerciale. Mischiando a mosto si mischiano tutti i precursori aromatici e quello che ti capita realmente non lo sai. È un po’ un all in. Vediamo quello che viene fuori e divertiamoci. Avevo definito per questo vino come farlo affinare e fermentare. Metà della massa fa acciaio e metà in due barrique con due tostature diverse. Leggere. Una con trattamento con acqua ad alta pressione per toglierle lignina.
Il progetto di Marco arriva a scombinare le carte nel mondo del vino con un chiaro bagliore, un concetto nuovo: la decontestualizzazione rispetto al territorio. Il vino diventa esercizio stilistico non continuativo. Un prodotto che non c’è e non ci sarà più. Sensazioni che non tornano. Effimere? No, uniche. Tutto si crea, tutto varia in funzione dell’annata, della volontà del creatore, del tempo, dello spazio. Qualcosa di sempre diverso accomunato solo dalla mente e dalla mano del produttore: Marco.
Per molti un esercizio edonistico. Per altri una innovazione. Per altri una bestemmia. Aldilà di questo, uno degli aspetti da non sottovalutare e magari criticabile di un approccio come quello proposto da Marco è una possibile impronta ambientale negativa. Pensiamo infatti al trasporto delle uve da una regione all’altra; tir che si muovono su e giù per l’Italia con conseguente emissione di CO2.
È da tanto che ci riflettevo su questa cosa ma l’idea di far viaggiare le uve per tanti km mi frenava. Un bancale di uva da vinificare per lavorarlo giù. Parto già con un deficit che le aziende non hanno. Ho cercato di compensare. Ho fatto una chiacchierata con gli amici di Treedom e mi hanno detto che in realtà l’impatto del viaggio delle uve è irrisorio se lo si confronta all’impatto della singola bottiglia di vetro.
In effetti nel carbon footprint oltre il 50% dell’impatto dipende dal vetro (tipologia, peso) sia per la creazione sia per lo smaltimento della bottiglia. Così Marco sceglie per il suo vino una bottiglia riciclata (bel costo) e un tappo con carbon footprint negativo. Sceglie le aziende dalle quali prendere l’uva con grande attenzione all’ambiente. Il resto lo compensa.
Calcolato l’impatto ambientale del trasporto ho deciso di compensare quello che andavo ad impattare. Regalare un albero ad ogni partner di distribuzione del territorio.
Esercizio stilistico o edonistico che dir si voglia, Marco le sue bottiglie vuole ovviamente venderle. Non sono tante in questa prima permutazione, 915 per la precisione. Ha deciso di affidarle a pochi e selezionati partner. Piccole enoteche. Piccoli angoli, uno per città, nei quali si può parlare di vino senza pregiudizi, senza timore di essere guardati con sospetto. Sperimentare emozioni. Collezionare esperienze. Acquisire conoscenza. Apprezzare l’irripetibilità del tutto dunque valorizzare il presente. Non il passato. Non il futuro.
Il futuro è solo la prossima permutazione.
In questo percorso ho coinvolto tutti gli amici. Dalla produzione alla comunicazione. È una cosa di divertimento. Ho deciso di fare il vino ma stavo facendo l’errore dal quale metto in guardia le aziende. Prima di fare il vino preoccupatevi di come venderlo. Io stavo partendo senza pensare a come venderlo. 1000 bottiglie. E non ci pensavo.
Amici che lo stanno supportando per la buona riuscita di questo progetto. Amici come Gaetano Marangeli della cantina Menhir o Paola Restelli di Wine Immersion.
Con Gaetano abbiamo instaurato un’intesa profonda sui principi in comune sin da subito. Abbiamo deciso di puntare sulla Terra d’Otranto DOC per intraprendere un percorso di rigenerazione agricola sulla zona del Salento maggiormente colpita dalla devastazione della Xylella. Fastidiosa. Alcuni anni fa abbiamo deciso insieme di impiantare il Grillo nel Salento e proprio da quel vigneto proviene la quota salentina di Syn 2023. Inoltre mi ha dato di fatto le chiavi di casa ,concedendomi la possibilità di fare questo gioco presso la sua cantina
Paola è l’anima del progetto. Io ho banalmente avuto l’idea di mettermi a giocare con le uve e, una volta realizzato il vino, è stata una delle prime persone che ho informato. Ci conosciamo e stimiamo da anni e la sua salita a bordo è stata una naturale conseguenza delle nostre chiacchierate. Una volta a bordo, ha preso in mano il timone e pensato praticamente a tutto ciò che c’è intorno alla bottiglia. L’ha fatto con una passione propria solo a chi ha veramente a cuore una cosa.
Queste parole la dicono lunga sui rapporti che Marco è in grado di tenere. Non si comporta da semplice consulente. Non è uno di quelli con la puzza sotto il naso. Lui si fa voler bene per il suo carattere e l’entusiasmo che dimostra senza eccessi.
Vorrei che questo mio progetto doni piacere a clienti fidelizzati. Qualcosa di accessibile che si attende: il cliente che aspetta la successiva bottiglia con la curiosità di sapere cosa sarà. Una discussione tra appassionati. Non qualcosa da collezione perché deve essere consumata. Trovare il vino magari faticando per averla. Vorrei che fosse sempre democratico.
Syn è l’enigma da decifrare. Un vino che ha una precisa identità ancorché incollocabile in nessuna delle tre regioni utilizzate. Se sembra essere un Verdicchio o un Pecorino potrebbe non aver nulla del Grillo. Però lo scaldi un pò e ti ricredi. Ho aperto la bottiglia 871 delle 915 prodotte.
Il colore è scarico tanto che quando è nel calice passa quasi inosservato.
Vorrei vedere la mia faccia appena porto il calice al naso perché sono certo che l’espressione sia quella di un punto interrogativo. Stupore ed incredulità: non riesco a decifrarlo, a connotarlo, a classificarlo. Mi spiazza e mi destabilizza.
Ricordo di aver letto il libro, Io no, di Lorenzo Licalzi. C’è in questo una frase che mi è tornata in mente proprio alla prima olfazione di Syn.
Si può sapere perché ti sei fatto un tatuaggio? E poi perché proprio un punto interrogativo?
Secondo te, uno che si fa tatuare un punto interrogativo ti può dare qualche risposta? Scavando nei ricordi, nel database olfattivo frutto di tanti, tantissimi assaggi, trovo riferimenti a quei vini umbri che, pur se ammorbiditi dall’utilizzo del legno, mantengono la loro freschezza. L’impressione è che quello che fu uno dei maestri di Marco abbia avuto una qualche influenza nella creazione di Syn. Influenza o ispirazione va bene ma Syn è indiscutibilmente dotato di una forte e precisa identità. C’è della resina che emerge. Un tocco di pietra focaia. Un lievissimo balsamico, quasi impercettibile, risulta utile aiuta a rendere piacevolissimo ogni sentore. Il legno di cedro viene fuori prepotente a mostrare la sua burrosa vaniglia che arriva, incide, scalpita. Ma non morde. Ammalia come il canto di una sirena fondendosi con il fresco della mentuccia e della salvia. La pera e la pesca bianca si contornano di tanti fiori bianchi e camomilla in un intrigante bilanciamento. La nota di mandorla fresca e mallo di noce rendono il tutto morbido e fresco. In bocca continua la sua opera ammaliatrice. L’agrume è intenso ma vellutato grazie al legno nel quale metà della massa è fermentata e affinata per 9 mesi, che ha fatto il suo dovere generando un equilibrio decisamente preciso. Con grazia, senza strafare. Intenso, secco, caldo, sapido. Syn rimane comunque indecifrabile. Anche nel suo percorso degustativo: parte verticale e sembra che rimanga tale fino a quando si amplia all’istante come una goccia di acqua che tocca il suolo cadendo dall’alto. Splash! Non appena credevi di averlo capito, lui ti dice che non è così e ti porta da un’altra parte. Come in un viaggio da una regione all’altra. Il legno contribuisce a creare ulteriore scompiglio, a portarti dallo stretto all’ampio, dall’alto al basso. Sensazioni che si rincorrono in un gioco di inganni ed intrighi. L’agrume, il miele, la vaniglia, il legno. Splash! La persistenza non è particolarmente lunga. La bocca rimane in un meraviglioso stato, pronta, anzi vogliosa, ad accogliere un successivo sorso. Non lo si capisce e si continua a non capirlo. È proprio come un codice da decriptare: quando pensi di aver capito il codice e trovato la giusta chiave interpretativa, arriva con un altro sorso una sensazione completamente diversa così che ti dai del deficiente perché hai completamente sbagliato. Questo è il vero intrigo. Se questo è Syn, la prima permutazione, l’obiettivo di aver voluto creare qualcosa di unico, è stato perfettamente centrato. Capire l’esercizio stilistico ed edonistico di Marco vuol dire comprendere se questo possa essere o meno un fenomeno da studiare con attenzione, un trend diverso o solo qualcosa di modaiolo, di effimero. Di certo siamo difronte ad un modo particolare di interpretare il mondo del vino, le sue possibili permutazioni, le sue vere potenzialità. Ecco spiegato finalmente perché Marco non può che essere definito l’enologo delle combinazioni. Pardon, delle permutazioni. Adesso non possiamo che attendere la prossima. Io non vedo l’ora Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
Secondo te, uno che si fa tatuare un punto interrogativo ti può dare qualche risposta? Scavando nei ricordi, nel database olfattivo frutto di tanti, tantissimi assaggi, trovo riferimenti a quei vini umbri che, pur se ammorbiditi dall’utilizzo del legno, mantengono la loro freschezza. L’impressione è che quello che fu uno dei maestri di Marco abbia avuto una qualche influenza nella creazione di Syn. Influenza o ispirazione va bene ma Syn è indiscutibilmente dotato di una forte e precisa identità. C’è della resina che emerge. Un tocco di pietra focaia. Un lievissimo balsamico, quasi impercettibile, risulta utile aiuta a rendere piacevolissimo ogni sentore. Il legno di cedro viene fuori prepotente a mostrare la sua burrosa vaniglia che arriva, incide, scalpita. Ma non morde. Ammalia come il canto di una sirena fondendosi con il fresco della mentuccia e della salvia. La pera e la pesca bianca si contornano di tanti fiori bianchi e camomilla in un intrigante bilanciamento. La nota di mandorla fresca e mallo di noce rendono il tutto morbido e fresco. In bocca continua la sua opera ammaliatrice. L’agrume è intenso ma vellutato grazie al legno nel quale metà della massa è fermentata e affinata per 9 mesi, che ha fatto il suo dovere generando un equilibrio decisamente preciso. Con grazia, senza strafare. Intenso, secco, caldo, sapido. Syn rimane comunque indecifrabile. Anche nel suo percorso degustativo: parte verticale e sembra che rimanga tale fino a quando si amplia all’istante come una goccia di acqua che tocca il suolo cadendo dall’alto. Splash! Non appena credevi di averlo capito, lui ti dice che non è così e ti porta da un’altra parte. Come in un viaggio da una regione all’altra. Il legno contribuisce a creare ulteriore scompiglio, a portarti dallo stretto all’ampio, dall’alto al basso. Sensazioni che si rincorrono in un gioco di inganni ed intrighi. L’agrume, il miele, la vaniglia, il legno. Splash! La persistenza non è particolarmente lunga. La bocca rimane in un meraviglioso stato, pronta, anzi vogliosa, ad accogliere un successivo sorso. Non lo si capisce e si continua a non capirlo. È proprio come un codice da decriptare: quando pensi di aver capito il codice e trovato la giusta chiave interpretativa, arriva con un altro sorso una sensazione completamente diversa così che ti dai del deficiente perché hai completamente sbagliato. Questo è il vero intrigo. Se questo è Syn, la prima permutazione, l’obiettivo di aver voluto creare qualcosa di unico, è stato perfettamente centrato. Capire l’esercizio stilistico ed edonistico di Marco vuol dire comprendere se questo possa essere o meno un fenomeno da studiare con attenzione, un trend diverso o solo qualcosa di modaiolo, di effimero. Di certo siamo difronte ad un modo particolare di interpretare il mondo del vino, le sue possibili permutazioni, le sue vere potenzialità. Ecco spiegato finalmente perché Marco non può che essere definito l’enologo delle combinazioni. Pardon, delle permutazioni. Adesso non possiamo che attendere la prossima. Io non vedo l’ora Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
28 Novembre, 2024
Saranno Famosi nel Vino coinvolgerà ristoranti ed enoteche di Firenze
Terza edizione di Saranno Famosi nel vino
Domenica 8 e lunedì 9 dicembre 2024
Stazione Leopolda
viale Fratelli Rosselli 5 Firenze
Banchi di assaggio, cooking show, degustazioni guidate, food ed eventi in enoteche e ristoranti della città
Saranno Famosi nel Vino, manifestazione giunta alla terza edizione con protagoniste cantine emergenti e cantine che negli ultimi dieci anni hanno presentato sul mercato una o più nuove etichette, coinvolgerà anche quest’anno numerose enoteche e numerosi ristoranti di Firenze.
Ad ogni ristorante selezionato dal giornalista e critico enogastronomico Leonardo Romanelli, direttore artistico di Saranno Famosi del Vino, saranno assegnate e consegnate tre etichette di tre diverse cantine che prenderanno parte domenica 8 e lunedì 9 dicembre alla nuova edizione. Nei giorni precedenti l’evento i ristoranti potranno far degustare i vini ai loro ospiti, per un assaggio in anteprima di ciò che si potrà incontrare alla Stazione Leopolda a Firenze.
Oltre ai ristoranti una serie di enoteche selezionate dal direttore artistico Leonardo Romanelli ospiteranno nei loro spazi nella giornata di sabato alcuni produttori che faranno assaggiare al pubblico le loro etichette, raccontando anche la loro storia ed i loro progetti. Sarà questa una bella occasione, in anteprima, per entrare in contatto diretto con i vignaioli che animeranno la manifestazione.
Lista Ristoranti
Trattoria Antellesi Via Faenza 9r Firenze
Antico Ristoro Cambi Via S. Onofrio 1r Firenze
Lo Stracotto Piazza Madonna degli Aldobrandini 17 Firenze
I Ghibellini Piazza San Pier Maggiore 8-10r Firenze
Bellagrò Piazza Ravenna 10-11 Firenze
Natalino Borgo Albizi 17r Firenze
Osteria del gatto e la volpe Via ghibellina 145r Firenze
Trattoria Boboli Nicolò amari Via romana 45r Firenze
Nedo L’Officina dei Golosi Piazza Paolo Uccello, 12, 50142 Firenze
Enoteca 4 Leoni Via dello Sprone 15r Firenze
La Vecchia Bettola Viale V. Pratolini 3/5/7 Firenze
Enoteca Pitti Gola Piazza Pitti, 16 Firenze Firenze
Enoteca de’Giusti Via Giuseppe Giusti, 2r, 50121 Firenze
Oltrarno Osteria Piazza Pitti 16 Firenze
Osteria dell’Enoteca Piazza Pitti 16 Firenze
OSTERIA IL PIACERE via Gabriele d’Annunzio 149b 50135 Firenze
Osteria Cipolla Rossa Via dei Conti 53r Firenze
Trattoria Sant’Agostino Via di Sant’Agostino 23 Firenze
Oliva Bistrot Firenze Piazza Pitti 14r Firenze
Il Magazzino Piazza della Passera 2/3 nero Firenze
Osteria Hiron Via Lapo da Castiglionchio 10 Firenze
Guné Via del Drago D’Oro 1/3r Firenze
L’Ortone Piazza Lorenzo Ghiberti 87r Firenze
Il Santo Bevitore Via Santo Spirito 64r Firenze
Enoteca Cosimo III Via di Santo Stefano in Pane 9r Firenze
Casa Ciabattini Via Il Prato, 68r Firenze
Lista enoteche
Obsequium Wine Shop Bistrot Borgo S. Jacopo 17 Firenze
Vineria Moderna Via Arnolfo 13a Firenze
Enoteca Gambi Via Senese 21r Firenze
Pura Passione Paolino Via Antonio Scialoia 28r
Saranno famosi nel vino, come ogni anno, riunirà non solo cantine da tutta Italia, giovani ed anche storiche, ma con del nuovo da raccontare, ma anche produttori di gin con le loro creazioni.
Domenica e lunedì si potrà girare tra i banchi ed assaggiare tutte le etichette presenti alla manifestazione, spiegate dagli stessi vignaioli o dai loro più stretti collaboratori, e partecipare inoltre a cooking show ed a masterclass dirette da Leonardo Romanelli e dall’Associazione Sommelier Fisar, partner dell’evento.
I visitatori potranno immergersi nell’universo del gin e scoprire realtà artigianali che producono questo affascinante distillato che, grazie anche alla continua ricerca di botaniche ed alla loro unione, che rende unica ogni etichetta, è capace di raccontare con i suoi profumi e sapori storie di tradizione e di appartenenza ad un territorio.
Nei due giorni di evento sarà possibile acquistare bottiglie e portare a casa un bel ricordo di questa attesissima edizione, oltre che gustare prelibatezze gastronomiche.
Orari
Domenica 8 dicembre dalle ore 11 fino alle ore 20
Lunedì 9 dicembre dalle ore 11 fino alle ore 18
Costo del biglietto per un giorno 20 euro. Sconto di 5 euro per i sommelier tesserati Fisar
Il biglietto può essere acquistato il giorno stesso della manifestazione oppure sulla piattaforma https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/saranno-famosi-nel-vino-firenze
Richiesta accrediti
Per richiesta accredito stampa scrivere a accreditostampa@sarannofamosinelvino.it specificando anche il nome della testata di riferimento
Per richiesta accredito ristoratori ed enotecari scrivere a info@sarannofamosinelvino.it specificando il nome del ristorante o dell’enoteca ed i nomi e cognomi di chi richiede l’accredito (due accrediti massimo per attività)
Gli accrediti potranno essere ritenuti validi solo dopo aver ricevuto via mail una risposta di conferma positiva
Per maggiori informazioni sull’evento consultare il sito www.sarannoafamosinelvino.it oppure scrivere a info@sarannofamosinelvino.it
Facebook: https://www.facebook.com/sarannofamosinelvino
Instagram: https://www.instagram.com/sarannofamosinelvino/?igsh=dHpucXBlbGZsYTh0
La Redazione
Leggi
28 Novembre, 2024
Guida Roma e il meglio del Lazio 2025: un viaggio gastronomico fuori dal tempo
Oltre 1000 i luoghi del gusto, dai ristoranti alle trattorie, passando per bistrot, wine bar, pizzerie, fino a street food, mercati e botteghe, per raccontare il meglio della città eterna, dei suoi quartieri e della regione. 4 i Premi Speciali
Roma si muove in una dimensione tutta sua, dove i “cinque minuti” diventano attimi dilatati e la cucina è una narrazione che intreccia passato, presente e futuro. È proprio in questa dimensione temporale che si inserisce la nuova Guida Roma e il meglio del Lazio 2025 presentata oggi dal Gambero Rosso e giunta alla sua 35° edizione.
Con una selezione di 1007 insegne, la Guida si conferma uno strumento indispensabile per esplorare una regione ricchissima di sapori. Ogni luogo è raccontato con cura, grazie a un indice suddiviso per quartiere e in ordine alfabetico che rende immediata la consultazione. Dal trionfo della cucina romana classica, con le sue trattorie intramontabili, all’energia creativa di giovani chef che ridisegnano il gusto, passando per i mercati rionali, le enoteche con cucina e i bistrot d’avanguardia, la Guida si conferma uno strumento prezioso per intraprendere un viaggio attraverso i sapori e le eccellenze gastronomiche nella città eterna e nel Lazio. Quest’anno, la selezione si arricchisce di 160 nuovi ingressi che testimoniano la vitalità di una scena gastronomica in piena evoluzione, alla scoperta di realtà che sanno reinterpretare il territorio con creatività, tecnica e professionalità.
La ristorazione capitolina ha due velocità. Non manca un profilo piatto e sciatto, ma c’è un ampio segmento della ristorazione che ha voglia di rilanciare, di migliorarsi, di guardare oltre con tecnica, professionalità e lungimiranza. Abbiamo voluto puntare oltre staccandoci dai soliti circuiti, lasciandoci ispirare da modelli nuovi ed entusiasmanti che conquistano pubblico e critica, riuscendo al contempo ad avvicinare anche una clientela più giovane.
Commenta il direttore Lorenzo Ruggeri, nell’editoriale che apre il volume.
La Guida è un viaggio curioso e goloso, si spazia in tutte le categorie invitando a scoprire scorci di pura bellezza attraverso sapori identitari. Dai mercati rionali unici al mondo a una pizza che scrocchia in paradiso da addentare tra i sanpietrini, dalle pescherie che diventano ristorante la sera, alle botteghe che nascondono prodotti pazzeschi. E, ancora, gelati d’autore, cocktail bar nascosti, ristoranti d’autore e bistrot d’avanguardia. Il Lazio ha veramente tutto per soddisfare i palati più esigenti, dai campioni della tradizione, cui è dedicata una sezione, alle enoteche con cucina che ridisegnano i confini del wine bar.
Le Tre Forchette
A Roma
Enoteca La Torre a Villa Laetitia
Idylio by Apreda del The Pantheon Iconic Rome Hotel
Imàgo dell’Hotel Hassler
Il Pagliaccio
La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri
In Provincia e nel Lazio
Pascucci al Porticciolo a Fiumicino (RM)
La Trota a Rivodutri (RI)
I Tre Gamberi
A Roma
L’Arcangelo Vino e Cucina
Da Cesare al Casaletto
Grappolo d’Oro
In Provincia e nel Lazio
Nú Trattoria Italiana dal 1960 ad Acuto (FR)
Sora Maria e Arcangelo a Olevano Romano (RM)
Buccia a Sabaudia (LT)
Le Tre Bottiglie
A Roma
ilwinebar Trimani
Salumeria Roscioli
In Provincia e nel Lazio
Del Gatto ad Anzio (RM)
Enoteca Quattro Ruote a Montalto di Castro (VT)
Le Tre Tavole
A Roma
Baccano
Divinity Terrace del The Pantheon Iconic Rome Hotel
Epiro
I Tre Mappamondi
Kohaku, Roma
I Premi Speciali
I Campioni della Tradizione
Bianca Trattoria per l’amatriciana, Roma
Flavio al Velavevodetto per la cacio e pepe, Roma
Grappolo d’Oro per la carbonara, Roma
Piatto Romano per il carciofo alla giudia, Roma
Armando al Pantheon per i saltimbocca alla romana, Roma
Da Cesare al Casaletto per il baccalà alla romana, Roma
Panificio Bonci per il maritozzo, Roma
Sora Maria e Arcangelo per l’abbacchio, Olevano Romano (RM)
Ambasciatori Fondazione Gambero Rosso
IlSanLorenzo a Roma
Valorizzazione del territorio, con sponsor Casale Del Giglio
LiSomari a Tivoli (RM)
Le novità dell’anno, con sponsor Krombacher
La Differenza, Roma
Nameless Bistrology, Roma
In Fucina Edoardo Papa, Roma
Mare Bistrot, Fiumicino (RM)
La Redazione
Leggi