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28 Novembre, 2024

V.A.N. 2024

IL COSA E IL DOVE Sopravvissuti a una squallida querelle interna di cui preferisco non dirVi i V.A.N. (“I” perché stiamo parlando “DEI” Vignaioli Artigiani Naturali”) sono tornati negli ormai consueti spazi della Città dell’Altra Economia di Roma per l’appuntamento 2024 della loro “fiera”. Un Evento che ha radunato sotto lo stesso tetto una trentina di Aziende (e ospitato anche Produttori da una sorprendente Albania e dalla Francia) che hanno dimostrato la crescita qualitativa di un movimento all’interno del quale coloro che si affidano all’improvvisazione sono sempre meno ben accetti. Numerosa come sempre la partecipazione del pubblico (nonostante l’intoppo della Domenica ecologica) a sottolineare quanto, nella Capitale, sia ancora vivo l’interesse per quei vini “naturali” che tanto mi danno ancora da pensare. GLI ASSAGGI Beh, c’era tanto da assaggiare e io non avevo alcun programma sul “cosa”. Da diversi anni, la Curiosità è l’unico spirito guida nelle manifestazioni di questo genere (in realtà, la Curiosità e le dritte che mi faccio dare da quei Produttori che già si sono conquistati i miei favori). È stato dunque uno slalom alla ricerca dei tavoli meno affollati o di quelle etichette che, più di altre, attiravano la mia attenzione. E della cinquantina di assaggi fatti ve ne propongo 12. Dodici vini che non hanno strappato punteggi altissimi (e, considerata la mia proverbiale cattiveria…) ma che in alcuni casi ho trovato sorprendenti e addirittura degni di un brano musicale in abbinamento. Voi dategli una letta, assaggiate, confrontate, criticate e…condividete! – VINO ROSSO “IL DIPLOMATICO” 2022, I VIGNALI (ABRUZZO): mette subito in chiaro la propria appartenenza alla terra, marcando con orgoglio quella rusticità che per altri è spesso vergogna. E se fa il pieno di frutta (visciole, pompelmi e financo anguria), non si dimentica dei gerani in fiore, della appenninica mineralità e di quella nota green che tanto cerco nei Montepulciano. In bocca non va d’accordo con il nome di fantasia che Alessandro gli ha affibbiato. Vibrante e poco incline al compromesso, mena fendenti fatti di tannini vispi e sapida mineralità lasciando alla frutta il compito di chiudere un sorso piacevole e fortemente identitario. C’è del nuovo a Casauria, stay tuned. Da bere ascoltando CHILD IN TIME dei DEEP PURPLE. (86/87 Punti). – VINO DOLCE “RAGGIO DI SOLE” 2022, I VIGNALI (ABRUZZO): chi si fosse aspettato dolcezze di dattero e pesca sciroppata resterebbe deluso. Perché qui si è deciso di puntare sullo sprint aromatico-vegetale del Moscatello di Castiglione a Casauria sottolineando la scorza amaricante degli agrumi, le piccantezze pepose e quelle dello zenzero, la mineralità, le note vegetali del sambuco… In bocca governa la freschezza e le dolcezze gliceriche fanno da diapason per accordare la sostanza della frutta con una sapidità minerale che è firma calcata di un territorio conteso da rocce taglienti e mare all’orizzonte. Chiamate gli amici e tirate fuori una scelta di pecorini, ma abbiate cura di avere bottiglie a sufficienza. Da berte ascoltando AQUARIUS/LET THE SUNSHINE dei THE FIFTH. (85+ Punti). – VINO BIANCO “LAGUNE” 2023, BALAJ SEB (ALBANIA): blend di Shesh i Bardhe, Debinë Bianca di Përmet e Pulës di Berat (confesso di essere ricorso al WEB per scriverne bene i nomi) per un naso dedicato all’orizzonte marino che rivela non soltanto marosi ma muscoli e bisso, scogli e pesce azzurro. Ma anche i Balcani vogliono dire la loro proponendo erbe di montagna e sole a picco. E la frutta? C’è dell’albicocca sullo sfondo, in parte anche candita e le spezie sono un simpatico extra. Il sorso è salato anche più di quanto atteso e i tannini, ben presenti, fanno arricciare le labbra e asciugano il palato richiedendo un secondo sorso. Lungo e coinvolgente richiede attenzione e, volentieri, un approfondimento. Da bere ascoltando EDERLEZI di GORAN BREGOVIĆ. (86+ Punti). – SHESH I BARDHE “ORANGE” 2021, BALAJ SEB (ALBANIA): 40 giorni di macerazione sulle bucce e un anno di affinamento in anfora di terracotta sembra raccordare “LAGUNE” allo Shesh i Bardhe “base” (di cui qui non dico) mixando l’animo marino con quello più intimista e orientale fatto di terziari speziati e balsamici che fanno annotare curry, cannella zafferano, un appena di eucalipto e…foglie di tabacco ancora da arrotolare. Il legante? La comunella tra mineralità e frutta candita. In bocca, nonostante alcol e sostanza glicerica addolciscano la pillola, i 40 giorni di macerazione si sentono tutti…troppo, direi. La freschezza non manca di certo, l’importante sapidità amplifica la pistolera tannicità e il risultato è un sorso importante ma lontano dall’equilibrio auspicato. Si becca il mio premio “PECCATO” e una nota in agenda per un riassaggio futuro. Personalmente lo ritengo un vino che, con qualche “aggiustatina”, meriterebbe un punteggio ben più alto degli 84+ Punti che gli do. – “PLAKU” 2021, BALAJ SEB (ALBANIA): in Albanese significa “Il vecchio” e già sorprende per il fatto di avere un importante punto di contatto con i Castelli Romani. Infatti, questo blend di Shesh i Zi e Vlosh trascorre più di un anno di clausura in una classicissima botte di castagno costruita dal grande Alfredo Sannibale (di cui Vi ho già raccontato qui). Riprende in rosso l’anima di “LAGUNE” dando però decisamente più importanza alla componente terragna che non a quella marina. Al frutto, piccolo, dolce e maturo, si associa una sensazione sottilmente vegetale che accosta il fico appena aperto alla rapa rossa. E poi un ché di terra smossa a tenerci con i piedi per terra. In bocca l’acidità impera (e forse trascende) e i tannini ancora alzano la voce fomentati da un legno che sa di passato. Ne risulta un sorso che trasporta il mio cuore sugli spigoli del Carso ma che, concretamente, avrebbe bisogno di qualche aggiustatina. Da bere ascoltando BACK TO BLACK di AMY WINEHOUSE. (Seguendo il cuore gli avrei dato di più ma, realisticamente, merita 85- Punti). – VINO BIANCO “FATTO COI PIEDI” 2022, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): salomonico blend di Malvasia Aromatica di Candia, Trebbiano e Ortrugo costretto a cibarsi delle proprie bucce per un mese e segregato poi nel buio cemento per un anno intero. Si presenta baldanzosamente balsamico, eucaliptico direi ma poi scende ai più miti e grassi consigli della frutta gialla matura e di vegetalità affatto vergognose di essere. Arriva anche la frutta secca, quella che occhieggia in pasticceria e in chiusura, prova ad accendere il motore regalandoci una morfologica degli idrocarburi che saranno. In bocca regala una freschezza che trascende la massa glicerica, una sapidità sassosa e una inarrestabile progressione di quella frutta percepita all’olfatto che termina in un finale di educate dolcezze cui la frutta secca tostata e salata fa da contraltare. Magari non un vino per me (anche se ricorda alcune produzioni di quella Slovenia vicina al mio Friuli). “FATTO COI PIEDI”…a me sembra fatto molto bene. (85 Punti). Da bere ascoltando TRAMPLED UNDER FOOT dei LED ZEPPELIN. – VINO BIANCO “IL TEMPO DEI SOGNI” 2021, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): la ricetta è a base di speranza e pazienza. Sperare nella stagione e aspettare anche i 60 giorni di macerazione nel forse “poco elegante” contesto della vetroresina. Una Malvasia la cui aromaticità è un profondo graffio amaricante-balsamico di liquirizia che incide zenzero, scorze di agrumi amari ed erbe aromatiche appena ammorbiditi dall’albicocca disidratata e conditi da una sottile, dolce speziatura. Sorso fresco, agile nonostante la struttura e una glicericità che sembra andare ben oltre i 14 gradi alcolici e i tannini decisi. Affatto facile, vuole gambe sotto il tavolo, strizza l’occhio all’oriente (basta Gewürztraminer con il pollo al curry!) e implora un lungo oblio in cantina. (85+ Punti). – VINO ROSSO “SANTA PAZIENZA” 2019, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): una Croatina prodotta da viti che da un secolo affondano le proprie radici in quella terra. La pazienza di aspettare la maturazione dei grappoli non è seconda a quella della lunga macerazione e, se parliamo di attesa che il vino sia pronto a soddisfare il nostro edonismo, ecco che “SANTA PAZIENZA” diventa un’imprecazione. C’è ancora una profonda traccia dei piccoli frutti rossi, ma sono le spezie quelle su cui vengono puntate le luci della ribalta. Sottilmente peposo non dimentica la noce moscata e si lascia poi andare, accarezzando accenni tostati, a respiri balsamici di china e liquirizia. Sorso caldo, materico, importante potrei dire, deciso nel proporre il tessuto tannico e fresco quanto serve per non apparire mai seduto. Una nota brettata di quasi salume, che non considero sgarbo ma anima rustica e territoriale, conduce poi a un finale nel quale il frutto, quasi servisse a chiudere il cerchio della vita, fa di nuovo capolino dopo quello che era stato solo un incipit. Beh…bel vino. Da bere ascoltando SUDDENLY dei JUPITER SUNRISE. (85+ Punti). – VINO ROSSO “GUARDA LA LUNA” 2021, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): un vino “fifty-fifty”, metà Barbera e metà Croatina, metà provenienti dai vigneti in basso (quelli che non si vergognerebbero di 17° alcolici) e metà da quelli in alto (quelli cui spetta il compito di fare da “pacieri”). 15 i gradi in etichetta che, birbanti, si fanno un po’ sentire. È dunque così che la frutta rossa si presenta sotto spirito e la ciliegia, in particolare, riempie una scatola di boeri prendendo sotto braccio un cioccolato che poi sarà ben evidente al sorso. Anche le viole e la rosa canina sono macerate e la liquirizia accompagna. Il sorso evidenzia le caratteristiche della Barbera, con una freschezza esuberante che sposa il grip della Croatina regalando una piacevolezza di beva che lascia presto nel bicchiere quel solo, ultimo goccio che lo sporca e rivela un animo affumicato di cenere e camino spento. (85 Punti). – VINO ROSSO “GIUÀN” 2019, FILAROLE (EMILIA ROMAGNA): un vino che rende complicato separare l’olfatto dal palato. Al naso si percepisce un po’ di volatile scappata di casa e allora la tentazione di assaggiare subito è forte e… È lì che capite che questa bilancia la scapigliata freschezza della barbera tirando fuori un frutto che è amarena sotto spirito (ma anche more e ribes) senza dimenticarsi di fiori appassiti, humus ed erbe aromatiche. E capite che il tannino sposa l’acida freschezza in un sorso spigoloso ma misurato, caldo e succoso. Quanti Punti? Non lo so, lo riassaggerò e Vi saprò dire. – VINO ROSSO “SAVI-NEN” 2023, BRICCO VISCONTI (PIEMONTE): Giorgio (Migliasso) è uomo da piccoli numeri (“MICROVINIFICAZIONI IN CERAMICA” è scritto in Maiuscolo sulle sue etichette) e grande onestà. Abbiamo passato diverso tempo a parlare assaggiando i suoi “errori”, quei vini che “volevo ma…” di cui non si vergogna e che sono parte integrante del suo lavoro. Beh, questa Barbera me l’ha presentata con scaltrezza, giocando sulla mia Curiosità, sapendo che credo follemente nel “se non provo non so”. Onestamente? Ha ragione nel dire che è un vino per pochi, per chi non teme il passato e i ricordi, per chi non sa che farsene di vini senza spina dorsale, di sapori assoggettati al gusto comune o, peggio ancora, alla moda del momento. Già il naso è un cazzotto, un’entrata a gamba tesa. Arruffata, intrattabile come una signora appena sveglia propone con nessuna vergogna la propria rusticità sciorinando una confusione di descrittori schietti e mai sottaciuti, rossi, verdi (anche neri ma non di frutto), ruvidi come l’asfalto che sbuccia le ginocchia. E in bocca… Un sorso dipinto da Munch. Acida come una ragazzina viziata strilla la propria acidità coprendo i sospiri della frutta. Un vino per pochi, un vino per palati forti, un vino per noi “anziani”, che sa di pugni sul tavolo, bestemmie e…un altro bicchiere. Certo non un vino elegante ma chisseneimporta. Forse il vino più attaccato alla terra tra i circa duemila che ho assaggiato quest’anno. Da bere ascoltando NOT TO TOUCH THE EARTH dei DOORS. (87+ Punti, uno in più di quanti se ne meriterebbe, per il coraggio di esserci). E QUINDI? E quindi GRAZIE in primis agli Organizzatori e ai Produttori per avermi ospitato e avuto la pazienza di ascoltare le mie parole (anche quelle meno lodevoli del loro operato). È stata una giornata che mi ha fatto scoprire tante nuove realtà (anche fuori dai nostri confini) e che ha arricchito ulteriormente il mio poco sapere. Me ne sono tornato a casa con una lista di cose da approfondire e di vini che vorrei riassaggiare con calma perché non sono riuscito a comprendere completamente e quindi…ho messo in agenda la prossima Edizione per poterci vedere più chiaro Roberto Alloi VINODENTRO  
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27 Novembre, 2024

Calici Audaci per un inverno anticonformista: i vini di Elemento Indigeno

  Dieci etichette che celebrano il terroir, la biodiversità e il rispetto per la natura Elemento Indigeno, il progetto di Compagnia dei Caraibi che ha fatto del claim “Wine Is” la propria bandiera, rinnova la sua promessa di rompere ogni convenzione nel mondo del vino con una selezione audace e inclusiva, perfetta per scaldare le giornate più fredde. Dalla Sicilia alle terre francesi, passando per la Georgia e la Nuova Zelanda, la proposta di Elemento Indigeno per questa stagione invernale che ci attende è un invito alla scoperta di vini macerati intriganti, rossi giovani di media struttura e bianchi più corposi e avvolgenti, esplorando referenze anticonformiste e identitarie che si trasformano in protagoniste di momenti di convivialità, dialogo e inclusione. La selezione di Elemento Indigeno per la stagione invernale 2024 Un viaggio tra territori e identità   Agricola Millami – Millami Layla Inzolia Igp Terre Siciliane: un vino dorato intenso che profuma di Mediterraneo: elicriso essiccato, camomilla e miele. Strutturato, ma equilibrato, racchiude l’essenza della Sicilia, grazie a una lavorazione rispettosa della natura e una vinificazione che esalta le fermentazioni spontanee. Andi Weigand – Landwein Main Amphora White Bacchus, Muskateller E Scheurebe Bio: un blend unico di Bacchus, Müller-Thurgau e Scheurebe che macera per 9 mesi in anfore georgiane, sprigionando sentori di fiori e frutta tropicale. Un’ode all’artigianalità con un twist tedesco. Le Prieurè Saint-Hughes – Prieure De Saint Hughes Gamay Savoie Aoc Bio: succoso e leggero, questo Gamay della Savoia è un abbraccio invernale: piccoli frutti rossi, tannini sottili e un profilo biodinamico che riflette il suo terroir di argilla, calcare e granito. Fattoria Albatrella – Fattoria Albatrella Igt Toscana Sangiovese: il cuore della Toscana in un calice: Sangiovese con tannini dolci e croccanti, affinato in acciaio e barrique per un sorso caldo e avvolgente. Costador – Metamorphika Orange Macabeu: un orange wine catalano di pura emozione: pietroso e minerale, con note di mela, pesca e spezie. Perfetto per chi cerca intensità e complessità. Cacique Maravilla – Do Yumbel Vino Naranja Moscatel De Alejandria: un gioiello dal Cile con uve botritizzate. Agrumi maturi e miele si fondono con un’acidità vibrante e una sapidità stimolante. Un orange wine indimenticabile.   Tavares De Pina – Wine Of Portugal Rufia De Curtimenta: direttamente dal Portogallo, un orange leggero ma strutturato, con aromi di albicocca, tè e mandarino. Coltivato in armonia con la biodiversità naturale del Dão. Natenadze – Meskheti Meskhuri White Dry: un bianco georgiano vinificato in quevri con uve provenienti da viti selvagge di 400 anni. Un calice caleidoscopico, minerale e balsamico che si accompagna a note vegetali. Séléné – Beaujolais Cuvee De Printemps Gamay: un Gamay vibrante, perfetto per gli ultimi brindisi autunnali e le prime serate invernali. Frutti rossi e sfumature erbacee lo rendono un “vin de copains” ideale. Seresin – Beautiful Chaos Pinot Noir: dalla Nuova Zelanda, un Pinot Nero biodinamico, morbido e setoso, che mescola note di frutta rossa e violette. Un’interpretazione eterea dei vini del Nuovo Mondo. Elemento Indigeno racconta il vino non solo come bevanda, ma come linguaggio universale, capace di abbattere barriere e unire mondi. La selezione per l’inverno 2024 è un’immersione tra terroir unici e storie autentiche, pensata per chi vuole esplorare il lato più intrigante e fuori dagli schemi dell’enologia. Preparate i calici: l’inverno sarà caldo, conviviale e indimenticabile con Elemento Indigeno.   La Redazione
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27 Novembre, 2024

La grappa della Maga Circe di AB Selezione

È finalmente nata la settima grappa della collezione “Moscati d’Italia” AB SELEZIONE: la Grappa di Moscato di Terracina. Sono solo 250 bottiglie, frutto di lunghe ricerche e attese, grazie al prezioso contributo della Cantina Villa Gianna che ci ha fornito le vinacce in purezza per preservarne la biodiversità. Antonella Bocchino, ideatrice di questo meraviglioso progetto: Questo viaggio straordinario di profumi, fragranze, aromi, culture diverse percorrendo l’Italia con il Moscato. Il Moscato d’Asti, il Moscato dell’Oltrepò Pavese, il Moscato Rosa del Trentino Alto Adige, scendendo giù lungo la dorsale adriatica, il Moscato di Trani, lo Zibibbo di Pantelleria o Moscato di Alessandria fino ad arrivare al Moscato di Sardegna. Mancava il Moscato del Lazio. Questo Moscato che ho inseguito da anni in maniera rabbiosa ma senza successo. Arrivata alla vendemmia dovevo rassegnarmi nel non trovare questo oro che si produce a Terracina. Ero molto affascinata da questo Moscato di Terracina, una uva mitologica legata alla Maga Circe che aveva stregato Ulisse e i marinai offrendo loro questo vino. Provengono, queste ricche vinacce, dai terreni sabbiosi della “Riviera di Ulisse” nei comuni di Terracina, Monte San Biagio, Sonnino, pregne di tutti gli umori del Moscato che, sottoposto a pigiatura soffice, a fermentazione controllata e ad una lenta distillazione in alambicco discontinuo a bagnomaria, danno vita a questa grappa dai sentori di pesca di vigna, dai toni salini e di miele che derivano dalla permanenza in una botte speciale di legno d’acacia. Uva antica e mitologica il cui vino, come ci arriva da Omero, venne utilizzato dalla Maga Circe per stregare Ulisse e i suoi marinai. Lui m’offerse splendidi doni:
d’oro ben lavorato sette pesi mi diede,
mi diede un cratere d’argento massiccio,
e vino, versandolo in anfore, dodici in tutto,
dolce e puro, divina bevanda; nessuno
lo conosceva dei servi e delle ancelle di casa,
ma lui solo e la sposa e la dispensiera fedele.
E quando bevevano quel vino rosso, dolcezza di miele,
riempiva una sola tazza e in venti misure d’acqua
mischiava; e un odore soave dal cratere odorava,
divino; allora starne lontani non era caro davvero. Le vinacce non si trovavano fino a che non arriva l’incontro con questo uomo che è stato la ragione della nascita. Andai a Villa Gianna una estate e raccontai loro di questa mia ricerca. Il fratello di Gianluca cercava di dissuadermi. Lei è proprio sicura di fare la grappa con il Moscato di Terracina? Perché non ce ne è. Nel 2023 riusciamo a raccogliere 9 quintali di Moscato di Terracina che hanno dato 250 bottiglie. Un omaggio agli amici romani. Gianluca Giannini, titolare della Cantina Villa Gianna non nasconde la sua soddisfazione per questo progetto e soprattutto per inserire un nuovo tassello nel complesso mondo del vino attraverso la valorizzazione del Moscato di Terracina. Originariamente il Moscato di Terracina era considerata uva da mensa. Il legislatore dopo tante vendemmie ci ha consentito solo tardi di vinificare. Una uva croccante color oro che grazie a mio padre Giovanni Giannini, pioniere dell’agricoltura pontina, ha messo tutta la sua forza nel vinificare queste uve. Cantina Villa Gianna produce il Moscato nella versione passito, amabile, secco e infine una bollicina Charmat. Oggi stiamo cercando di raggruppare i produttori perché ci sono solo 49 ettari con una produzione media di 65 quintali per ettaro. Stiamo cercando di cambiare questo insieme a tutto il territorio. Il Moscato, grazie a questa grappa, dimostra tutte le sue potenzialità. Dato l’esiguo quantitativo quest’anno le poche bottiglie sono già state vendute in prenotazione solo sul mercato di Roma; già dal prossimo anno raddoppieremo la quantità per fare meglio conoscere al mondo questo nuovo nettare. Una grappa, quella di Moscato di Terracina, che può non solo essere bevuta pura ma anche abbinata ad una serie di stupendi mix. La serata di presentazione, presso Sboccio a Roma è stata orientata proprio a comprendere la flessibilità di questo pazzesco prodotto. Per saperne di più sul Cantina Villa Gianna, non dimenticate di leggere l’Articolo Cantina Villa Gianna. L’Agro Pontino, che meraviglia! Nella Rubrica Suggestioni di vino al link qui!     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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26 Novembre, 2024

Camaleonte presenta la terza edizione della Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia 2024-25

Nello spazio formativo IMA Coffee Lab di IMA Coffee.  L’unica guida in Italia dedicata al mondo del caffè esce con la sua terza edizione presentando migliaia di prodotti e premiando le migliori referenze e le torrefazioni d’eccellenza. L’opera a quattro mani di Andrej Godina, caffesperto e PhD in Scienza, Tecnologia ed Economia nell’Industria del Caffè, e Mauro Illiano, avvocato, giornalista e caffesperto, è stata presentata oggi nella sede di IMA Coffee Lab a Sant’Agostino (FE), uno spazio interamente dedicato alle tecnologie e alle innovazioni del caffè di IMA Coffee, sede produttiva di IMA Petroncini.  Un anno intero di lavoro di ricerca, approfondimento, assaggio e analisi sensoriale dei caffè ha portato a scegliere 14 aziende premiate con l’Award Torrefazione 2024-25, insieme ai tanti Award Prodotto 2024-25, assegnati per singola categoria. Commentano i curatori Godina e Illiano La Guida del Camaleonte è un viaggio alla scoperta di nuovi mondi ed esperienze . Anno dopo anno, abbiamo visto crescere il settore del caffè, sempre più consapevole e informato. Ed è per questo che anche la nostra guida si apre a una nuova avventura e dal nuovo anno approderà a una collaborazione il Gambero Rosso, la bibbia del mangiare e del bere in Italia. Lorenzo Ruggeri Direttore del Gambero Rosso Siamo felicissimi di accogliere anche questa preziosissima Guida nella nostra collana. Il caffè ha preso nelle nostre pagine sempre più spazio, illuminando il mercato con novità radicali e una profonda e costante trasformazione. L’edizione 2026, che verrà sviluppata insieme, sarà però una sola parte di un corollario di attività che svilupperemo con gli amici di Camaleonte – che rimarranno curatori della Guida – in termini di approfondimenti, corsi e formazione attorno al chicco di caffè. Le torrefazioni e i caffè premiati AWARD TORREFAZIONE Torrefazione dell’Anno: Nespresso Torrefazione Home: Caffè Toraldo Micro Torrefazione: Mister Caffè Torrefazione Specialty: Ditta Artigianale Torrefazione Sostenibilità: Julius Meinl Torrefazione Blockchain: Lavazza Torrefazione Gourmet: Kimbo Torrefazione Arte: Caffè Moak Torrefazione Innovazione: Lucaffé Torrefazione Tradizione: Caffè Passalacqua Torrefazione Patrimonio Culturale: Bialetti Torrefazione Responsabilità Sociale: Goppion Caffè e Mondicaffè Torrefazione Emergente: Grosmi Caffè   AWARD PRODOTTO ESPRESSO Arabica: Dersut Caffè – Plus-Selezione Del Conte Robusta: Mondicaffè – India Miscela: Grosmi Caffè – Zenith Miscela Prevalenza Arabica: Marziali Leone Caffè – Oro Bar 80% Arabica Miscela 50% Arabica 50% Robusta: Caffè Excelsior – Super Bar Monorigine Robusta: Mokito – Monorigine India Barricato Rum: Amigos Caffè – Colombia Barrique Rum Fermentation Specialty Monorigine: Oro Caffè – Mantiqueira Azul Brazil Specialty Blend: Artcafé – Sofia Decaffeinato: Caffè Vergnano – Espresso Decaffeinato Arabica Dark Roast: Primocrack – Supremo Bio Magdalena 18 Arabica Medium Roast: Torrefazione Caffè Krifi – Foggy Mug The Castle Aradica Medium-Light Roast: Perfero Caffè – Miscela Velvet Arabica Light Roast: Kimbo – 5 Origini Miscela Dark Roast: Caffè Passalacqua – Gold Vulcan Miscela Medium-Dark Roast: Caffè Kremoso – Elite Gran Riserva Miscela Medium Roast: Caffè Camardo-Caffè D’Eccellenza – Caraibico Master Baristi Premium Blend Miscela Medium-Light Roast: Antica Tostatura Triestina – Nessun Dorma Monorigine Bio: Mister Caffè – Cuba Arabica Naturale Guama Arabica Bio: Caffè Cagliari – Miscela Puro44 Miscela Bio: Torrefazione Goriziana – GoCaffè Bio Fairtrade Arabica Fairtrade: Goppion Caffè – Nativo Socialmente Responsabile: Julius Meinl – Belvedere Blend Rainforest Alliance: Bristot – Rainforest Blockchain: Lavazza – La Reserva De ¡Tierra! Cuba Women’s Coffee Alliance: Artcafé – Caffè delle Donne Kosher: Primo Aroma – Serenata   MOKA Arabica: Grosmi Caffè – Papua Nuova Guinea Miscela Arabica: Caffè Aiello – Irisha Robusta: Torrefazione Mokaflor – Miscela Dolce Forte Monorigine: Mister Caffè – Costa Rica Specialty Monorigine: Torrefazione Goriziana Specialty Coffee – Etiopia Finca Habesha Specialty Blend: Bloom Specialty Coffee – Blend Molly Decaffeinato: Lucaffé – 100% Arabica miscela decaffeinato Aromatizzato: Bialetti – Nocciola Arabica Dark Roast: Caffè Passalacqua – Harem Arabica Medium Roast: Mondicaffè – Moka Giubileo Arabica Light Roast: Lucaffé – 100% Arabica miscela Blucaffè Excellent Miscela Extra-Dark Roast: Kimbo – Gold Medal Miscela Dark Roast: Caffè Kremoso – Elite Blend Miscela Medium-Dark Roast: Caffè Guglielmo – Bar 5 Stelle Oro Miscela Medium Roast: Antico Caffè San Marco – Miscela Pregiata Miscela Medium-Light Roast: Blasini Caffè by Antica Tostatura Triestina – Deciso Miscela Bio: Antica Tostatura Triestina – Organic Bio Socialmente Responsabile: Julius Meinl – Danube Delight   FILTRO Monorigine Arabica: Morettino – Perù Decaffeinato: Ditta Artigianale – El Diamante Specialty Monorigine: Dropstery – Kenya Gakuyuini Specialty Singola Piantagione: 1895 Coffee Designers by Lavazza – Paraiso Specialty Africa: Bloom Specialty Coffee – Rwanda Kuvanga Specialty Asia: Ditta Artigianale – Indonesia Sadayana Specialty America: Mister Caffè – Guatemala   MONOPORZIONATO Arabica: Kimbo – Meraviglie Del Gusto-Amalfi 100% Arabica Robusta: 99 Caffè – Abbraccio Miscela Prevalenza Arabica: Caffè Costanzo Microroastery – Scugnizzo Miscela: Caffè Iuliano – Gran Aroma Monorigine: Nespresso Original – Master Origins Colombia Specialty: Nespresso Original – N. 20 Decaffeinato: Bristot – Decaffè Decaffeinato Robusta: Gise Caffè – Marino Decaffeinato Lungo: Nespresso Vertuo – Master Origins Costa Rica Arabica Monorigine: Lucaffé – 100% Arabica Arabica Singola Piantagione: Anna Caffè – Finca Alfolì Arabica Dark Roast: Nespresso Professional – Congo Organic Arabica Medium-Dark Roast: Kimbo – Espresso Barista 100% Arabica Arabica Light Roast: Nespresso Original – Ispirazione Aosta Robusta Medium-Light Roast: 99 Caffè – Chiara Miscela Extra-Dark Roast: Caffè Toraldo – Miscela Cremosa Miscela Dark Roast: Caffè Toraldo – Miscela Origini Miscela Medium-Dark Roast: Caffè Moak – Forte Rock Miscela Medium Roast: Hausbrandt Trieste 1892 – Espresso Miscela Medium-Light Roast: Morola Caffè Italiano – Serendipity Aromatizzato: Nespresso Vertuo – Roasted Hazelnut Biologico: Nespresso Vertuo – Master Origins Peru Organic   AWARD ACADEMY ACADEMY DELL’ANNO 2024-25: Training Center Lavazza per l’incredibile opera di divulgazione scientifica nel mondo del caffè, testimoniata dalla diffusione capillare dei suoi training centers, da un’opera iniziata da tantissimi anni e dal coinvolgimento di alcune delle personalità più incisive sulla cultura del cibo a livello globale AWARD ACADEMY 2024-25: Coffee Knowledge Hub per l’eccezionale lavoro svolto in termini di divulgazione, la sua variegata offerta in termini di contenuto e l’avanguardismo tecnologico della sua sede AWARD ACADEMY 2024-25: Bloom Coffee School per la mirabile qualità dell’offerta formativa, la disponibilità di percorsi di professionalizzazione di livello premium e le alte competenze sul caffè verde La Guida del Camaleonte rappresenta il primo progetto culturale di recensione dei caffè e delle torrefazioni italiane in Italia e in Europa. È disponibile anche in versione App, scaricabile sul cellulare dai circuiti iOS e Android, e dal 1° dicembre 2024 potrà essere acquistata nelle librerie italiane nel formato cartaceo oppure online nei circuiti di Hoepli, Centro Libri, Agenzia Libraria ed Edizioni Medicea Firenze. La Redazione
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26 Novembre, 2024

Fattoria Il Capitano. Stefano Alacevich ed il suo Chianti Rùfina, viaggio in un cru di Pontassieve

  Quando l’amica Giordana Talamona mi ha proposto una campionatura di etichette in arrivo dalla Toscana, ho subito accettato con grande entusiasmo e curiosità. Mi parlava infatti da alcune settimane della Fattoria Il Capitano, quest’affascinante azienda agricola a conduzione familiare che, da generazioni, custodisce i segreti di un territorio ricco di tesori enogastronomici… Confermo che il viaggio, pur “da remoto” a casa mia, non ha deluso le aspettative. Ci troviamo nel Chianti Rùfina, più precisamente a Pontassieve, a poco più di 15 chilometri da Firenze. La tenuta si estende su 30 ettari, di cui 20 dedicati all’uliveto e 8 alle vigne. I vigneti, circondati un bosco rigoglioso di noccioli, faggi, cipressi e castagni, godono di un microclima ideale per la coltivazione di uve di alta qualità. I terreni di medio impasto, argilloso-calcarei, conferiscono ai vini Sangiovese una particolare finezza olfattiva, che in pochi altri territori si riesce a raggiungere con questa varietà. I vini si presentano tendenzialmente freschi, mediamente strutturati, moderatamente tannici e lievemente sapidi, con un potenziale d’invecchiamento molto alto. Ecco dunque spiegato il potenziale che ha spinto Stefano Alacevich, titolare assieme ai fratelli dell’azienda Il Capitano, ad avvalersi dei preziosi consigli di Maurizio Alongi, enologo con esperienza trentennale nel Chiantigiano, oltre che consulente per aziende italiane e internazionali. Assieme hanno deciso di valorizzare ulteriormente il Cru più distintivo di Fattoria Il Capitano, il Chianti Rùfina Vigneto Poggio, attraverso il marchio collettivo volontario TERRELECTAE. Si tratta di un progetto ideato dal Consorzio Chianti Rùfina per identificare vini di altissima gamma, prodotti con uve vinificate secondo rigidi protocolli e provenienti da un singolo vigneto selezionato. Ed in questo caso davvero pochi vigneti potrebbero vantare condizioni più avvantaggiate: le straordinarie uve del Chianti Rùfina DOCG Riserva Vigneto Poggio TERRAELECTAE provengono da una vigna situata a 150 metri sul livello del mare, con un’esposizione ottimale. Dalle viti di 25 anni, allevate con il sistema a cordone speronato e guyot, si ricavano 70 quintali di uva per ettaro. Il Chianti Rùfina DOCG Riserva Vigneto Poggio affina per 30 mesi, di cui almeno 18 in botti di rovere francese e il restante in bottiglia. Questo lungo periodo di affinamento consente al vino di sprogionare un bouquet complesso e armonioso. L’annata 2019 omaggiatami da Giordana conferma l’impronta segnata dall’enologo Maurizio Alongi, secondo cui la vanità muscolare del Sangiovese serve a poco: la vera forza di questi vini risiede nell’eleganza. Un vino che si svela piano piano, con delicatezza, su soffi floreali di viola e rosa, ricordi di frutta più delicata, come il lampone, con note speziate e di tabacco dolce. In bocca si presenta snello, equilibrato, con tannini ben distribuiti ed una freschezza che dona slancio e persistenza, oltre che con una piacevolissima sapidità in chiusura. Al titolare Stefano Alacevich, che tra le varie attitudini vanta anche quella di essere un ottimo cuoco, è stato chiesto l’abbinamento migliore per il Chianti Rùfina DOCG Riserva Vigneto Poggio. Pronto e risoluto ha risposto: Senz’altro carne di qualità, che dalle nostre parti non è difficile trovare, dalla bistecca di chianina alla tagliata di Angus, piuttosto che alla guancia di manzo stufata. Dalla passione per la cucina alla vocazione per l’enoturismo il passo può essere davvero breve, e se pensiamo che Stefano Alacevich è anche un chitarrista, risulta facile lasciarsi ispirare dalle esperienze che la sua cantina propone: Tutti gli anni partecipiamo al Festival del Consorzio Chianti Rùfina “Jazz in Fattoria”, con concerto e degustazione di vini. In taluni casi abbiamo organizzato eventi simili privatamente. Ora abbiamo in animo di aprire le porte della cantina per aperitivi con abbinamenti vari, come Rosato e pesce, Vin Santo e formaggio, musica Klezmer e Cabernet, e molti altri eventi ancora. Non ci resta che tenere monitorato il calendario attività della Fattoria Il Capitano e raggiungerla in una delle prossime date! Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in cantina
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25 Novembre, 2024

Beviamoci Sud Roma. Dal 7 al 9 dicembre 2024

  Si terrà, dal 7 al 9 Dicembre 2024, presso l’Hotel Palatino di Roma, in posizione centrale e strategica a due passi dal Colosseo, la sesta edizione di Beviamoci Sud Roma, il più importante evento della Capitale volto alla valorizzazione e alla comunicazione professionale dei vini del nostro bellissimo Meridione. “Beviamoci Sud Roma“, realizzato da Riserva Grande, Andrea Petrini, wine blogger di Percorsi di Vino, con la preziosa direzione tecnica di Luciano Pignataro, giornalista, scrittore e gastronomo italiano, è rivolto sia a professionisti del settore che agli appassionati di vino che in questa edizione avranno l’opportunità̀ di conoscere e degustare un’ottima selezione dei vini del Sud Italia grazie alla presenza di oltre 50 vignaioli accuratamente selezionati i quali, novità di questa sesta edizione, potranno vendere il loro vino in confezioni regalo viste le prossime festività natalizie. Nelle due giornate del 7 e 8 Dicembre 2024 la manifestazione si dividerà tra degustazioni libere ai banchi di assaggio, alla presenza del vignaiolo, e masterclass su prenotazione e a numero chiuso. Luciano Pignataro Quest’anno abbiamo raddoppiato lo sforzo per quanto riguarda i seminari che, per questa edizione, sono previsti sia sabato 7 che domenica 8 Dicembre. Ben quattro appuntamenti imperdibili dove approfondiremo le sfumature del Nero di Troia pugliese, degusteremo i sapori dei Castelli Romani, festeggeremo i 20 anni dei Rocca del Principe con una bellissima verticale e, grazie al Movimento Turismo della Sardegna, conosceremo i rari vini di questa splendida isola. In questo ambito ringrazio Marco Cum ed Andrea Petrini per credere ogni anno in questa manifestazione che rappresenta una vetrina importante per i vini del nostro Meridione che, fortunatamente, sono tornati a brillare sulla scena internazionale, conquistando i palati più esigenti. Dietro a questi successi, c’è il lavoro appassionato di tanti produttori che, con grande rispetto per la tradizione e un occhio rivolto al futuro, stanno creando vini unici e memorabili. Beviamoci Sud Roma – conclude Pignataro – è l’occasione perfetta per approfondire la conoscenza di questi prodotti avendo la possibilità di degustare le etichette più rappresentative specialmente di aziende ancora poco conosciute”. Beviamoci Sud Roma è anche comunicazione e business per cui la giornata del 9 Dicembre, come di consueto, sarà dedicata solo ed esclusivamente ai giornalisti e ai professionisti del settore Ho.Re.Ca la cui presenza, nel 2023, ha sfiorato le 300 presenze. Sempre lo stesso giorno, come già accaduto lo scorso anno, si terranno le premiazioni sia degli Ambasciatori di Beviamoci Sud Roma, selezionati tra gli esercizi commerciali con la migliore carta dei vini del Sud Italia, sia delle Eccellenze di Beviamoci Sud Roma, riconoscimento attraverso il quale una giuria qualificata, presieduta da Luciano Pignataro, assegna un diploma di merito ai migliori vini presentati dalle aziende partecipanti. Per la lista delle aziende aderenti a Beviamoci Sud Roma si rimanda al sito https://www.beviamocisudroma.it/aziende-partecipanti-2024/ Le masterclass e i loro dettagli sono disponibili al seguente indirizzo: https://www.beviamocisudroma.it/masterclass/ Galleria fotografica: https://www.beviamocisudroma.it/galleria/ Galleria Video: https://www.beviamocisudroma.it/galleria-video/ Beviamoci Sud Roma 2024. Sabato 7, domenica 8 e lunedì 9 Dicembre 2024. Hotel Palatino, Via Cavour 213\M Roma (Metro B Cavour a 50 metri) Orario di apertura al pubblico: sabato e domenica dalle 14.00 alle 20.00. Lunedì (solo operatori accreditati) dalle 11.00 alle 18.00 Ingresso: 25,00 euro comprensivo di bicchiere da degustazione ridotto 20,00 euro per convenzioni con associazioni di settore. Biglietteria on line: https://www.beviamocisudroma.it/biglietteria/ Operatori (solo lunedì 9 Dicembre): richiedere accredito scrivendo a: accrediti@beviamocisudroma.it. L’accredito potrà essere ritenuto valido solo dopo aver ricevuto una mail di conferma da parte dell’organizzazione. Info: 339.6231232 | info@beviamocisudroma.it   La Redazione
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25 Novembre, 2024

Wine Tech Symposium 2024. Il vino soffre, ma l'enoturismo è la leva per crescere

Intelligenza artificiale, esperienze aumentate, dati e CRM: Il mondo del vino punta su innovazione e tecnologia per migliorare l’esperienza in cantina e valorizzare il canale del direct-to-consumer. Se ne è discusso venerdì 15 novembre a Milano all’evento annuale dell’impresa tecnologica Divinea, un’edizione di successo per grande affluenza e partecipazione. A fronte di una fase d’incertezza per il mercato vinicolo, che vede i consumi calare e i canali distributivi in sofferenza, con l’export incapace di trainare, il turismo del vino sembra l’unica leva su cui agire per la sostenibilità economica delle aziende vitivinicole italiane. In particolar modo le realtà medio-piccole, che non hanno economie di scala e hanno più difficoltà a presidiare mercati emergenti, l’esperienza diventa il fulcro di un processo di rivitalizzazione grazie anche all’apporto di tecnologia e digitale. È proprio la nuova centralità di hi-tech e dati per le aziende che mettono al cuore della loro strategia di crescita l’enoturismo e le vendite dirette il perno su cui si è sviluppata la riflessione al Wine Tech Symposium del 15 novembre scorso. L’evento annuale promosso dall’impresa tecnologica Divinea ha coinvolto operatori e osservatori. Matteo Ranghetti, Co-Founder & CEO Divinea Se da un lato notiamo un trend negativo da parte delle principali enoteche online, dall’altra parte all’interno del nostro Osservatorio, possiamo apprezzare una crescita media costante tra le aziende che hanno puntato su enoturismo e tecnologia. In modo particolare, tra le circa 400 aziende che utilizzano Wine Suite riscontriamo metriche positive nel triennio 2022-2024 per quanto riguarda il flusso enoturistico sia in termini di volumi che di scontrino medio per le prenotazioni enoturistiche che è passato da 91.8 euro con 3.3 persone di media del 2022 a 129.2 euro con 3.5 persone nel 2024 con una crescita media annua di oltre il 18%. Di conseguenza crescono anche le vendite dirette in cantina sia in termini di volumi che di scontrino che passa da 81.2 euro con 6,2 bottiglie di media per ordine nel 2022 ad un valore previsto di 125.8 euro con 6.6 bottiglie nel 2024”. La sintesi della giornata In apertura è intervenuta Oriana Romeo, Senior Specialist di Area Studi Mediobanca che ha presentato lo stato di salute delle aziende vinicole facendo emergere un settore nel complesso solido ma con elementi di preoccupazione: gli effetti del cambiamento climatico e la diversa concentrazione dei paesi produttori dove i leader che all’inizio del ‘900 detenevano il 72.7% della produzione mondiale oggi sono scesi al 48.3%. Lato consumo sono emerse le nuove abitudini di consumo dove le bollicine vanno meglio dei vini rossi e tra queste emerge il Prosecco che tra il 2019 e il 2024 è cresciuto del 42%, più del doppio dei vini fermi. Quest’ultimo è presentato come un modello vincente in termini di redditività che si basa sulla domanda in crescita ma, potenzialmente, non duraturo se non saprà far leva sulla qualità non solo intrinseca ma anche percepita attraverso un riposizionamento sui canali di vendita a maggior valore aggiunto. In mattinata si è tenuta la tavola rotonda con Eugenio Palumbo di Vietti, Federico Bovarini di Ca’ Del Bosco, Francesco Mazzei di Marchesi Mazzei e presidente Consorzio Vini Maremma e Lodovico Giustiniani di Borgoluce e presidente Confagricoltura Veneto che hanno dato la loro visione su come le scelte dell’enoturismo diventino elementi distintivi per i brand vinicoli. Per Bovarini alla guida di un team di 10 professionisti che accolgono oltre 20mila visitatori ogni anno in Franciacorta, solamente chi vive l’esperienza in cantina può avere accesso al punto vendita. Da quest’anno, inoltre, sono state organizzate visite premium dal valore di 500 euro a persona grazie a collaborazioni con alcuni tra i principali hotel di lusso dell’area Milanese. Mazzei ha portato la visione del brand storico presente nel Chianti Classico dove il turista statunitense acquista mediamente oltre 400 euro di vino al termine di una visita rispetto ad una media di 80 euro da parte degli italiani. Inoltre ha condiviso il punto di vista del Consorzio della Maremma che quest’anno festeggia i 10 anni dalla costituzione e punta a crescere migliorando l’infrastruttura e i servizi per i turisti. Palumbo porta la testimonianza di un brand iconico delle Langhe che ha preservato la sua integrità con il passaggio di proprietà e che punta a fidelizzare i propri visitatori con percorsi nelle vigne e con una gamma di prodotti eterogenea che consente di far avvicinare al vino anche le nuove generazioni. Anche Giustiniani mette al centro della strategia di Borgoluce l’esperienza in azienda nel territorio di Conegliano Valdobbiadene, in questo caso allargata ad un ambito agricolo più ampio vista la produzione di prodotti culinari come pasta, formaggi, carni e attraendo anche altre tipologie di turisti come ad esempio i cicloturisti grazie alla collaborazione con l’Eroica. In questa quinta edizione è stato presentato anche il progetto Wine Tourism Hub nato dall’unione di Divinea e Wine Meridian per supportare le aziende vitivinicole a formare il personale che si occupa di ospitalità in cantina. Ne ha parlato Lavinia Furlani di Wine Meridian assieme a Cristina Adami di Adami Spumanti e Lauria Mauriello di Gagiablu, che hanno testimoniato l’importanza di programmi formativi e percorsi di consulenza pratici e pragmatici come quelli organizzati da Wine Tourism Hub. Ha riscosso particolare interesse da parte della platea il contest con i produttori vinicoli delle aziende Albino Armani, Scarpa Wine, Castello di Roncade, Campo alla Sughera, Cinque Quinti, Edoardo Patrone e Cantine Capellini che hanno condiviso soluzioni innovative ed efficaci per migliorare la relazione con i clienti come sistemi basati su QR code per la raccolta dati in cantina e nelle camere, soluzioni di gamification per migliore l’ingaggio dei visitatori e incrementare le vendite in cantina, visori 3D per esperienze immersive, manuali per l’enoturismo per formare e motivare gli addetti alle visite e sandali realizzati con le vinacce con il processo tracciato in blockchain. Nel corso della giornata sono intervenuti anche i fondatori di Divinea Matteo Ranghetti e Filippo Galanti che hanno condiviso con la platea di oltre 150 produttori da tutta Italia l’impatto generato da Wine Suite, software CRM che consente di professionalizzare il business enoturistico, migliorando la relazione con i propri clienti e generando un impatto positivo sia nell’incremento del numero di visitatori in cantina sia per quanto riguarda le vendite dirette. A conferma di ciò sono state presentate le nuove funzionalità basate su Intelligenza Artificiale che consentono alle oltre 400 cantine utilizzatrici di Wine Suite d’integrare un’interfaccia semplice e intuitiva ma basata sulle più avanzate tecnologie d’Intelligenza Artificiale per pianificare esperienze ed eventi, ricevere prenotazioni in cantina, scrivere newsletter e prevedere le vendite future grazie alle dashboard predittive.     La Redazione
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23 Novembre, 2024

Raffaele Cioffi. La Pittura ovunque

A cura di Flaminio Gualdoni. Dal 12 dicembre 2024 – 21 febbraio 2025 Milano | Via A. Manzoni, 45 – Opening: giovedì 12 dicembre 2024, ore 18:00 E20 GALLERY è lieta di presentare la nuova mostra dedicata a Raffaele Cioffi, intitolata La Pittura ovunque. L’esposizione offre una profonda esplorazione del linguaggio artistico dell’artista, mettendo in risalto la carica emotiva e l’intensità luminosa che caratterizzano le sue opere, creando un affascinante dialogo tra colore e spiritualità. Nelle creazioni di Cioffi, che vedete in anteprima assoluta in questo articolo, il colore diventa un veicolo di pure emozioni, trasformandosi in un’esperienza visiva che va oltre il materiale. Le sue tele, dominate da ampie superfici di colori vibranti e delicate sfumature, sprigionano una luce artificiale, non legata all’ambiente naturale, ma generata dall’artista stesso. Questa luce, autonoma e artificiale, trasfigura lo spazio espositivo, dando vita a un ambiente unico che invita alla riflessione e all’introspezione. La disposizione dello spazio, pensata da E20 GALLERY, stimola la curiosità e il dialogo interiore, trasformando ogni opera in un invito a scoprire sensazioni nascoste. La mostra condurrà il pubblico attraverso un percorso critico che ripercorre le diverse fasi della produzione di Cioffi, evidenziando la sua incessante ricerca dell’armonia tra l’uomo e l’universo. Le sue opere dissolvono la separazione tra l’individuo e il trascendente, dando vita a un linguaggio visivo in cui il colore esprime emozioni universali, creando un legame invisibile tra l’osservatore e l’opera. Con la sua visione poetica, Cioffi invita lo spettatore a esplorare la dimensione interiore dell’esistenza, dove la trasformazione del colore e della luce artificiale rivela un universo di sensazioni e riflessioni. Le sue composizioni, spogliate di elementi narrativi, si presentano come campi cromatici pulsanti di vita, permettendo a ciascun osservatore di immergersi in un’esperienza di rivelazione e introspezione. In questo contesto, il colore non è soltanto forma, ma diventa emozione e meditazione, proponendo una rilettura del senso stesso dell’esistenza. La mostra si svolge all’interno di uno studio professionale, un luogo che, come tanti altri spazi quotidiani, può e deve accogliere il bello. Il titolo “La Pittura ovunque” sottolinea proprio questo concetto: l’arte, e in particolare la pittura, non è limitata a musei o gallerie, ma può trovare il suo spazio in ogni ambiente, compresi quelli di lavoro o professionali. La Pittura può vivere ovunque, e questa esposizione dimostra come anche un luogo di lavoro possa trasformarsi in un luogo dove la bellezza artistica si manifesta e dialoga con chi lo attraversa. In occasione del vernissage, previsto per giovedì 12 dicembre 2024 dalle ore 18:00, Raffaele Cioffi sarà insignito di un riconoscimento speciale per i suoi 35 anni di carriera, che ricorreranno nel 2025. In quell’anno verrà anche pubblicato un catalogo ragionato della sua opera, con una prefazione dello storico dell’arte Prof. Flaminio Gualdoni. La mostra rappresenta un’opportunità imperdibile per esplorare l’arte contemporanea e il suo potere trasformativo, ricordando che la pittura e la bellezza possono davvero trovarsi ovunque. Via A. Manzoni 45, 20121 Milano – Tel: +39 02 76 31 81 01 – info@e20gallery.com – www.e20gallery.com E20 GALLERY è al civico 45 di Via Alessandro Manzoni a Milano. Il civico “Manzoni 45” è divenuto una pietra miliare nella storia dell’arte italiana nel 1949 dato che, proprio qui vi era la sede della Galleria del Naviglio dove Lucio Fontana allestì il suo primo “Ambiente spaziale” dopo aver redatto a Buenos Aires nel 1946 il Manifesto blanco. Il nostro non è solo uno spazio espositivo, ma un hub dedicato a promuovere artisti emergenti e a offrire opportunità di investimento strategico. All’interno di E20 GALLERY, un gruppo di professionisti esperti gestisce ogni aspetto dell’arte, dalla selezione degli artisti alla consulenza per gli investitori, garantendo un supporto completo e personalizzato.
Crediamo che l’arte debba essere accessibile e ogni opera rappresenti un potenziale valore di mercato. Selezioniamo con cura artisti in grado di influenzare il panorama contemporaneo, contribuendo così a un percorso che valorizza il talento e sostiene la crescita di nuove voci nel mondo dell’arte.E20 GALLERY è rivolta a collezionisti e investitori che cercano opportunità concrete nel settore artistico. Vogliamo offrire un’esperienza che unisca passione e strategia d’investimento, permettendo di scoprire opere che possono diventare asset significativi. Biografia dell’Artista.
Raffaele Cioffi nasce a Desio [MB] nel 1971, si diploma al Liceo artistico “Papa Ratti” di Desio dove inizia ad avvicinarsi alla pittura. Dopo un’inziale approccio figurativo, frequentando l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano chiarisce l’orientamento della sua ricerca e del suo linguaggio: abbandonati i corsi di Luciano Fabro e la linea concettuale, sceglie la strada dell’astrazione. Accanto a una fascinazione per il Colour Field di Morris Louis e Mark Rothko e gli interventi performativi astratti alla Gerhard Richter, fondamentale sarà l’incontro con i suoi due maestri Claudio Olivieri e Mario Raciti. Orario mostra | lunedì – venerdì 10:00 – 12:00 / 15:00 – 17:00 [solo su prenotazione]   La Redazione
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22 Novembre, 2024

Cantina Villa Gianna. L'Agro Pontino, che meraviglia!

  Sono proprio un imbecille e magari sono anche in buona compagnia.
Sono nato e ho vissuto per cinquanta anni a Latina. Ho amato e amo la mia terra. Il lavoro mi ha portato a fare tante esperienze diverse in diverse parti d’Italia e del mondo. Si dice che quando capitano queste cose la mente si apre. Vero. Assolutamente vero. A mio figlio consiglierei assolutamente esperienze simili.
C’è un però in questo. L’ipermetropia. Conoscete quel difetto della vista per il quale da lontano si vede benissimo ma quando dobbiamo vedere una cosa vicino appare tutto sfocato?
Allo stesso modo, quando le esperienze ti portano fuori dalla tua terra, tutto ciò che vedi è bello e nuovo. Apprezzi tutto, compreso le sfumature che i luoghi nuovi evidenziano. Quello che è vicino casa invece, quello che hai sempre avuto vicino, quelli al quale ogni tanto torni, lo dai per scontato. Con la conseguenza che non approfondisci nulla. Vivi le cose senza quel pizzico di curiosità che invece utilizzi in altri contesti. Ipermetropia. Dannata ipermetropia. Latina. Anno di fondazione 1932. Immersa nell’Agro pontino. Quello che fu palude pontina. Poi il mare, il meraviglioso mare, è a pochi km cosi da consentire ai venti carichi di sale di arrivare fin sotto le montagne distanti quasi trenta km. Terreni fertili per via dei residui limosi della palude. Quei grandi acquitrini pieni di malaria e bonificati grazie al sacrificio di migliaia di persone arrivate dalle più svariate regioni d’Italia. Quello che c’è, sembra poco e invece la biodiversità del territorio è pazzesca. La provincia si estende da Aprilia fino al Garigliano, fiume che separa il Lazio dalla Campania. C’è il mare con le meravigliose spiagge del litorale di Sabaudia, il Monte Circeo che sembra il volto della maga Circe. C’è Terracina e il litorale fino a Sperlonga, meta preferita degli antichi romani come Tiberio che qui costruì la sua Villa. Ci sono i castelli antichi con il feudo dei Caetani a Sermoneta, l’Oasi di Ninfa, le Abazie, i monti Lepini, Itri, Formia, Gaeta. Potrei continuare e continuare a rimango un imbecille. Perché solo un imbecille, o un ipermetrope (senza voler dire che le due cose coincidano!) non si accorge di quello che c’è attorno. Non riesce a vedere vicino e allora guarda lontano. Ricordate la canzone Meraviglioso di Domenico Modugno? Meraviglioso
Ma come non ti accorgi
Di quanto il mondo sia
Meraviglioso
Meraviglioso
Perfino il tuo dolore
Potrà apparire poi
Meraviglioso
Ma guarda intorno a te
Che doni ti hanno fatto
Ti hanno inventato
Il mare
Tu dici non ho niente
Ti sembra niente il sole
La vita
L’amore Ecco, non mi sono mai accorto, veramente, di quanto sia meraviglioso ciò che ho sempre avuto sotto gli occhi. Ho girato il mondo e ho imparato a conoscere il vino di tutto il mondo. Ogni regione italiana con tutte le sue diversità in termini di vitigni, clima, territorio, persone. Ho assaggiato centinaia di vini e conosciuto centinaia di produttori. Mai però, da qui l’imbecillità, mi sono soffermato a guardare quanto di meraviglioso avevo a pochi metri da casa. Avrò visto l’insegna della Cantina Villa Gianna migliaia di volte. Tutte le volte che ho percorso la SS148 Pontina per andare al mare in quel di Sabaudia, San Felice al Circeo, Terracina, Sperlonga. Tutte le volte che con i miei genitori andavamo al paese di mio padre o di mia madre. Tutte le volte che si andava a mangiare una pizza da Bibò, una pizzeria di San Donato. L’ho vista e l’ho snobbata. La vedevo e la ignoravo. Poi, in un pomeriggio di inizio estate vado all’Abbazia di Fossanova per una bellissima manifestazione invitato da Slow Food, Vini d’Abbazia. Poco prima di andare via noto tra i vari banchi di assaggio proprio Cantina Villa Gianna. La trovavo quasi fuori posto nel chiostro dell’Abbazia. Però mi dico: dai, vinci i tuoi pregiudizi e vai. Padrone di casa, un distinto signore sempre sorridente. Alto, capelli brizzolati, abbronzato, occhiali alla moda, ben vestito nonostante le temperature. Mi presento dicendo che anche se di Latina non avevo mai avuto il piacere di provare i suoi vini. Lui, al secolo Gianluca Giannini, amplifica il suo sorriso e mi dice: allora devi provarli tutti.
Mi versa il primo calice di Bellone, il vitigno locale per antonomasia. Vedendo sul viso un non so che di approvazione mi dice: questo è un vino del TUO territorio. Questo “TUO” mi rimbomba nella testa provocandomi un misto a fastidio e senso di imbecillità. Poi mi versa un altro bianco, Innato, blend di Malvasia, Trebbiano e Chardonnay. La mia faccia è ancora più di approvazione e lui incalza: questo è un vino del TUO territorio. La mia dose di autostima diminuisce drasticamente. Poi mi versa un rosso, Barriano, blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Sangiovese con 12 mesi di botte. Devo aver fatto una faccia ancora più stupita perché il copione si ripete: questo è un vino del TUO territorio. Sprofondo perché non mi capacito di quanto sia ipermetrope (non posso ripetere che sono imbecille no? Lo ringrazio e sto per andare via quando mi ferma e mi dice: aspetta, devi assaggiare un altro vino del TUO territorio. È cosi che mi versa nel calice Elogio, passito da uve Moscato di Terracina. Non posso ricordare la mia faccia ma ricordo perfettamente la sensazione di sapidità del moscato. Quella stessa sapidità che ha accompagnato tutti i vini degustati. Capisco non solo che Gianluca ha calato l’asso ma anche di quanto io sia veramente un imbecille. Adesso il quadro è chiaro. In cantina mi accoglie Francesco, fratello di Gianluca. Loro, insieme ad Alessandra sono la terza generazione della Famiglia Giannini. Mio nonno Domenico arrivò qui dalle Puglie intorno alla fine degli anni 50. Mio padre è del ‘43 e aveva sette anni. L’Opera Nazionale Combattenti gli assegnò il podere 1007. C’erano tanti alberi da frutto. Il qui è tra Latina e Sabaudia. C’è solo pianura perché le montagne sono a quasi trenta km. Il mare invece è a meno di tre in linea d’aria. Prima della bonifica solo acquitrini, palude, malaria, morte. Terreni limosi, sabbiosi, argillosi emersi solo grazie alla rete di canali realizzati e gestiti dal Consorzio di Bonifica e dall’Opera Nazionale Combattenti che distribuiva le terre per coltivarle. Dopo bonificate. Nessuno, oltre i coloni che avevano contribuito alla bonifica, voleva venire a vivere qui (magari non solo qui). Si scappava dalla campagna attirati dalle fabbriche e da un lavoro che sembrava, ecco appunto sembrava, essere meno duro. Qui però non c’era nulla. Tutta campagna. Qualche borgo abitato. Tutto piatto. Il mare? Non era una risorsa. Lo era la campagna. Se ti andava di coltivarla. Nonno Domenico, da buon pugliese, portò con se le barbatelle attratto non tanto dalla voglia di fare vino quanto di produrre uva da tavola. Coltivazioni a tendone ce ne erano già tante in queste zone. 200, 300 quintali per ettaro ottenuti grazie alla grandissima fertilità. Tanta produzione, come si usava a quei tempi, voleva dire tanta prosperità. Era però attratto dall’uva dolce e scrocchiarella che c’era qui: il Moscato di Terracina. Pensava che fosse il futuro anche come uva da tavola. Mio padre dice sempre che la zona di Terracina aveva i terreni che arrivano fino al mare. Tra le rene e i tumuliti gli addori de li muscatelli va per la valle Le terre che custodivano (e custodiscono) il Moscato di Terracina erano e sono dei veri e propri lingotti. Micro particelle che i contadini custodiscono in modo geloso senza nessuna idea di cedere. Ancora oggi si contano solo 49 ettari vitati a Moscato. Gioiellerie, per via di acini grandi e color oro. Gioiellerie nel loro valore intrinseco. Bigiotterie perché un territorio semi sconosciuto non riesce a farsi conoscere come dovrebbe. Se si va a cena in queste zone, con tutto il ben di Dio del territorio e del mare, ci si aspetterebbe di trovare i vini del territorio. Peccato che con la calata dei romani che chiedono solo vini non del Lazio, è difficile. Così come è difficile far raccontare a chi dovrebbe delle meraviglie che ci sono. Nonno fece amicizia con qualcuno di loro iniziando a dialogare. Si spostò poi all’interno verso la zona di Monte San Biagio dove prese contatti più solidi. Sempre per l’uva da tavola. Tre figli, papà era l’ultimo che seguì le orme del padre. L’idea del nonno era desalinizzare l’argilla in un territorio vergine e fertile ma con una serie di problematiche. Più ci si avvicinava al mare e più i terreni, senza l’ausilio di lavorazioni meccaniche era complicato. Nonno arrivò per andare a Terracina ma gli venne assegnata la terra, dieci ettari, qui. Nonno Domenico muore nel 1984 ed è papà Giovanni che non solo continua l’attività ma contribuisce a far crescere l’azienda con l’idea di mettere insieme i produttori con le viti a tendone. Costituisce qundi una cooperativa vinicola specializzata maggiormente in uva da tavola. Per il vino non c’era nemmeno la denominazione. La Circeo DOC e quella del Moscato di Terracina furono le ultime del Lazio. Non ci si credeva nel vino. Chi vuoi avrebbe mai pensato che nel giovane Agro Pontino si potesse produrre vino di qualità? Nessuno, tanto che le DOC di riferimento furono proprio le ultime del Lazio. La Circeo DOC è del 1996, quella del Moscato di Terracina del 2007. Significative due cose: la composizione delle uve della DOC Circeo (Trebbiano, Malvasia del Lazio, poi Sangiovese e Merlot con inserimenti di Chardonnay, Cabernet Sauvignon), segno evidente di contaminazioni portate dai coloni; anche per il Moscato di Terracina, rese consentite molto alte (dalle 12 alle 13 tonnellate per ettaro per il Circeo, 11 per il Moscato.) per via della fertilità di queste terre e la incapacità di pensare di come questi vini siano di qualità. Papà conosce mia mamma Gianna, Giovanna di origini venete ma nata a Latina. Quarta di nove figli con tradizione veneto. Merlot e Cabernet insomma. Papà la conobbe e si innamorò di lei. Nasce Gianluca e la cooperativa prende il nome da lui: San luca. Il 18 maggio è stata la fondazione. Poi successe un casino nel Lazio. Tutto ciò che era eccedenza non aveva valore e lo stato pagò per l’estirpazione. Così i soci, che soci non erano perché c’era un rapporto fiduciario, si ritirarono. Papà aveva visto in quattro anni la zona di produzione della tavola bianca e rossa far aumentare quella dei mosti muti che partivano poi per il nord. Grande qualità ma bassa struttura e grado. Li comincio il bello. Si presero i soldi per estirpare i tendoni con produzione da 2/300 quintali per ettaro e misero i kiwi. La cooperativa che non ce la fa più. I soci che svaniscono. Non resta che continuare come cantina privata. Era la fine degli anni 90. Un pò lo scandalo del metanolo, un pò per le pianificazioni sbagliate, un pò per le crisi di quegli anni, la tempesta perfetta del vino è servita e non può che colpire le cantine sociali. Quelle dove i soci conferiscono tutto il proprio raccolto. Ad aumentare la tempesta, almeno nel Lazio, due ulteriori fenomeni. Il primo, i contributi per l’estirpazione delle viti. Il secondo, la coltivazione dei kiwi, un frutto prima di allora pressoché sconosciuto ma che piantato in grandi quantità e praticamente a spese dello stato, fa fare Bingo ai coltivatori. Altro che vino. Nasce quindi la Cantina Villa Gianna con mio fratello e mia sorella e mamma che mette bocca ovunque anche nella scelta dei vini. Una cantina a matrice femminile. Sorride di gusto Francesco. La famiglia è così coesa che non è un problema. Ma ha ragione circa la mamma. Giovanna, Gianna, è un bella signora tutta energia che quando si fanno le degustazioni sfodera le sue creazioni. Giovanni, non è da meno (per bellezza ed energia). Lo si trova spesso (direi sempre!) all’ingresso della cantina che è indaffarato sul tavolo con una miriade di carte. Una cantina, tanta uva, tante varietà, tanta qualità, un territorio è praticamente sconosciuto. Vendere vino è difficilissimo. Se non a basso prezzo e comunque non imbottigliato. Perfino i romani quando arrivano in quel di Sabaudia, snobbano il vino locale. Mio padre, insieme a Bernardino Santarelli, il papà di Toni e ad Attilio Scienza sperimentarono tutta una serie di vitigni che potevano ampliare la gamma dei vitigni locali. Soprattutto gli alloctoni che entrarono a far parte di alcuni disciplinari. Petit Verdot, Cabernet, Tempranillo, ecc. Poi Sauvignon, Chardonnay, Viognier. L’idea era capire se l’Agro Pontino potesse essere ricettivo per questi vitigni Facile (ma nemmeno tanto) trovarsi in un territorio con una storia, con tante aziende, con dei disciplinari, ma se non hai niente per le mani è complicato. Dannatamente complicato. Eppure ci si danna l’anima perché si ha la consapevolezza di quanto di buono vi sia. C’è un terreno fantastico, una esposizione pazzesca, una serie di vitigni che danno espressioni incredibili, il mare vicino, i monti a protezione, i venti termici, le brezze marine…. Cosa si può volere di più?
Occorre sperimentare e solo chi è stato pioniere lo può fare. Bernardino Santarelli creò Casale del Giglio, una azienda che ha fatto della sperimentazione la sua forza. Attilio Scienza è uno degli enologi più affermati in Italia. Giovanni Giannini dedica tutta il suo impegno in Villa Gianna. Anche noi con Merlot, Cabernet Sauvignon e Sangiovese nella denominazione Circeo siamo dovuti andare a capire quale fosse il terreno giusto, il porta innesto ideale, ecc. Da Le Ferriere con deriva vulcanica a qui con argilla e sabbia, dopo l’Appia terreni neri e profondi, sopra Terracina carsici e rossi. Grazie a questa cosa capimmo quali vitigni alloctoni potessero essere interessanti con un occhio sempre a quelli autoctoni. Adesso abbiamo Bellone, Malvasia del Lazio, Moscato di Terracina, Trebbiano, Sangiovese, Merlot, Cabernet, Syrah, Chardonnay per le bollicine con Caprolace fatta vicino al lago. Poi a Ninfa le due Malvasia di Candia e Puntinata. Una azienda con grandi quantitativi prodotti necessariamente orientata verso l’horeca, che nasce per un segmento più grande e che ha mantenuto, al contrario di tanti altri, i volumi. La forza di aver tentato le strade del biologico, del biodinamico e la maggiore forza nel rendersi conto come in queste zone, con l’umidità del mattino e quella della sera, fare biologico e biodinamico sia impossibile. Due stabilimenti, uno sulla SS 148 Pontina e l’altro a Borgo San Donato, per un totale di 1.7 milioni di bottiglie. Una scelta che ha connotato l’azienda nella mente dei consumatori. Una azienda molto presente e un rapporto qualità prezzo centrata. Lo stare nella grande distribuzione fa pagare lo scotto di una percezione strana. Roma ci assorbe il 70% della produzione. Il Moscato di Terracina finisce prestissimo con le sue 56 mila bottiglie di secco e 64 mila di amabile. Va centellinato. Negli anni pò abbiamo costruito un segmento un segmento particolare con numeri bassi.
12 mila bottiglie di Innato. 14 mila di Barriano. 9.600 di Elogio. 3.300 di Passito. Una nicchia. Potevamo chiamarci Giannini ma abbiamo scelto di rimanere Villa Gianna. Questo ci ha creato difficoltà. Non ci siamo mai vergognati perché possiamo fare un prodotto di nicchia. Oggi ci troviamo in una nuova realtà frutto del sacrificio di otto anni dove Gianluca ed Alessandra sono stati gli interpreti nel pensare che Villa Gianna non è più una etichetta di prezzo ma una casa di ospitalità che diventa un modo diverso di comunicare l’azienda. Con il proprietario che sta vicino a te e racconta il vino. Che ti fa fare esperienze. Questo era sempre mancato. Chi ci vedeva da fuori ha mutato la sua percezione. La struttura in effetti è bellissima e accogliente. Un grande salone per le degustazioni con tavoli alti e comodi sgabelli. Tavoli che servono per ospitare chi ama bere del buon vino e mangiare prodotti locali che prepara ancora la signora Gianna. Poi una immensa sala allestiti con tavoli tondi e una bella scenografia di botti. Qui si fanno le grandi cene. Per eventi insomma. Non matrimoni ma eventi che hanno il vino come elemento di comprimarietà. I nostri vini non hanno dimensioni di vini costosi. Il prezzo basso dipende dalle nostre uve che hanno un prezzo basso anche per chi ci conferisce. Solo il Moscato arriva a 100 euro per quintale. Nella filosofia delle persone se un vino costa è buono ma nella logica industriale non è giustificato un prezzo alto. Quando Francesco mi dice queste cose mi si aprono gli occhi e il cuore. Il concetto che l vino debba essere fruibile ed acquistabile da tutti dovrebbe essere sancito nella costituzione. Già 50 euro per un cartone da sei è un prezzo importante se veni da un concetto di sfuso. È difficile scardinare questo. Gianluca non vuole nemmeno stare a queste cifre. Abbiamo un Wine Club di oltre 500 iscritti per gli eventi che facciamo. Vogliono i servizi. Gli sconti. Le degustazioni. Questo genera un indotto meraviglioso. La chiacchierata con Francesco è spedita, viva, concreta. Passiamo da aspetti pratici a tematiche commerciali. Dalla storia alla attualità. Passeggiamo per le vigne come per la cantina. Tutto nella normalità e convivialità che più naturale non si può. Il moscato di Terracina ha un impatto cromatico e olfattivo importante e crea nelle persone un pò di sgomento. Quando vuoi fare assaggiare il Moscato alle persone ti rispondono “no io il moscato non lo bevo” ma che moscato lei ha in testa? Dolce stucchevole…il moscato profuma, è stucchevole e io a pranzo e cena non ce la faccio a berlo. Te lo dicono. Così l’elogio non lo vendi. Hanno amato altro. Non siamo tanti seppur sembriamo tanti. Gianluca è l’amministratore e cura la parte commerciale
Alessandra è la parte amministrativa. Io e Alessandro (che ha sposato mia sorella) ci rapportiamo io più verso la parte della filiera produttiva e i clienti locali, lui verso il mondo horeca. La parte agricola e di cantina io con papà. 80 anni e tira ancora le redini perché ne sa di più e ha tanto da insegnarci. È ovvio che dietro di lui c’è l’agronomo e l’enologo. Abbiamo i disciplinari da rispettare. I vigneti sono gioielli perché papà ci tiene Barriano nasce da Bassiano perché i primi caratelli di rovere venivano da Bassiano e perché la prima collaborazione che facemmo prevedeva a Bassiano le botti per l’affinamento. Poi è rimasto il nome che la ricorda. Rudestro viene dai territori del sottocolle. Qui cominciamo a cambiare impasto e sono ottimi per Merlot e il Sangiovese. Il Rudestro fa otto mesi di affinamento in botti di rovere francese e sei mesi in bottiglie. Ecco Gianluca. Il suo sorriso anticipa sempre la gentilezza dei modi e l’eleganza. Rivedo in lui le movenze del padre che lo sovrasta per altezza. Con lui non si può non parlare del territorio. Lui che ama queste terre in maniera viscerale. Come me è nato qui ma a differenza mia, e per questo lo stimo in maniera incredibile, ha speso la sua vita qui. A realizzare impresa in un territorio giovane, troppo giovane per essere ancora conosciuto. Troppo giovane per generare sensazioni nelle persone. Il mare, quello che è a soli tre km da qui, è incantato. La sabbia è bianca e l’acqua trasparente. Non c’è parcheggio e questo ti consente, anche in piena estate, di avere il primo ombrellone vicino almeno a dieci metri. Tutta spiaggia libera con solo qualche botteghino che oltre a vendere bibite, gelati e un pò di cibo, offre ombrelloni e lettini. Non c’è ricettività però. Pochissimi hotel. Pochi bed&breakfast. Sembra un posto per indigeni o per i fortunati che sono riusciti a farsi una casa (abusiva poi sanata) negli anni 70. E se qualcuno pensasse che sono sempre i soliti, beh sbaglia di grosso poiché proprio da queste parti e specificatamente a Sabaudia, credo che la locuzione “radical chic” sia stata coniata. E in ogni caso, si addice benissimo. Questo è un territorio giovane che deve ancora compiere 92 anni all’interno di un palcoscenico complesso. È stato duro e l’ho vissuto in prima persona poiché è dal 1994 che gestisco la cantina e dal ’99 la parte commerciale. Dal ’94 al ’98 mi sono fatto un giro per la nostra bella Europa per capire che grado di qualità avesse la mia azienda nel mercato di riferimento. Dal ’98 al ’99 l’attenzione a riuscire a decollare è stata importante. Tanta l’attenzione del mercato ma ho notato che essere presente nel mercato servivano i numeri. Tra il ’94 e ’99 anni di tribolazione.
Poi anche noi come i somarelli ci siamo legati ad un riconoscimento tipico ovvero una denominazione. Nel ’97 nella doc Circeo e nel 2007 il moscato di Terracina. Dal ’94 lavoriamo nel campo biologico dove il primo cliente della grande distruzione è stato il sig Coop che mi chiamò a corte dicendo che mancava nell’assortimento laziale un vino biologico. L’Agro Pontino non è stato avvantaggiato in questo con l’umidità della sera e della mattina. Nel ‘98 dal biologico siamo passati al biodinamico. È durata tre, quattro anni ma poi da li ho dovuto ritrasformare il tutto verso l’agricoltura tradizionale. Mi ricordo quando tornavamo con il motorino la sera, tagliavamo la nebbia. Il mare a tre km mitiga ma oltre l’umidità arriva anche il sale. Dopo la sperimentazione nella ricerca di vitigni diversi su un terreno sabbioso, limoso abbiamo sperimentato investendo tanto ma tanto. È stato bello navigare in queste acque pionieristiche. Mi trovo con uno zainetto pieno di informazioni. Vorremmo riabbracciare la biodiversità che con l’esperienza mi consente di avere se non altro le domande. Mio nonno che è arrivato qui e che ho conosciuto fino ai miei 14 anni, e papà hanno coltivato un territorio che fino a ieri era sconosciuto. Oggi ai miei primi 54 anni sono soddisfatto dei trenta anni di esperienza in Villa Gianna. Nessuno ce lo ha regalato ma siamo stati noi gli artefici. Partire da zero con la consapevolezza di essere seduti su qualcosa con un potenziale incredibile e produce qualcosa che è difficile spiegare al mondo. Questo è l’Agro Pontino. Quando avrete la fortuna di assaggiare un vino di Villa Gianna, capirete cosa vuol dire mare e sole, sabbia e sale, vento e terra. Se in genere la quantità non fa mai rima con qualità, qui e in queste terre non può invece che essere così. Perché altrimenti non si riesce nemmeno a sopravvivere nel selvaggio mondo del vino. Già il vino del Lazio è praticamente sconosciuto e considerato, sbagliando di grosso, dozzinale, figuriamoci quello dell’Agro Pontino. La conseguenza è doverlo vendere a prezzi bassi rispetto ad altri di qualità pari (o inferiore). Con il Bellone ci siamo portati avanti con il concetto di autoctono locale. Un Bellone marino che è l’origine del Bellone. Fino a 9 anni fa, non esisteva. Ci ha dato una visione diversa. Nella mia visione dei prossimi anni c’è un altro passo da fare. È la Malvasia che dobbiamo curare. Mi piace tanto in visione degli orange Wine. Il Bellone quando arriva a maturazione diventa color bronzo con un grado alcolico superiore ai 14.5 gradi. Vedo tanti vini. Ventitré etichette. Una vastità far pensare ad una azienda di massa e non di qualità. Fa pensare se si pensa con la solita mente e con la visione ipermetrope. Non ho beneficiato di fare questo per hobby. Se l’avessi fatto per hobby potevamo mettere capitali e ottenere il massimo. Ma dovevo fare azienda. Noi produciamo vini eccellenti che non si possono mettere a prezzi alti. Quale è il giusto posizionamento? Quanto è disposto a pagare il consumatore o quanto vuoi che sia il prezzo? Il problema è essere conosciuti nel territorio. Non abbiamo ancora nel Lazio colui che ti propone il vino del Lazio. Quanto è vero questo. Andate in un ristorante di Roma o della provincia e provate a vedere lo spazio che viene riservato ai vini della regione. Fate la stessa cosa in un’altra città del Lazio e saranno ancora meno. Neanche i ristoratori ci credono. Sbagliano e sbagliano di grosso. Il nostro ulteriore problema è che abbiamo una biodiversità pazzesca tra Formia, Gaeta, Monte San Biagio, Sabaudia, Atina, Latina. È complicato e serve essere specializzati. Con tutto bagaglio dell’esperienza altrui se riusciamo a mettere un pò di dna serio esplodiamo. Cosa c’è di più eccitante nel corteggiare la tua terra? Un entusiasta. Un positivo. Una eclettico. Una persona che non si è mai data per vinta. Che ha lottato contro tutti e tutti e ancora sta lottando. Lotta con un sistema che non crede in se stesso. Contro gli altri produttori che non riescono a fare sistema. Lotta contro il tempo per cercare di fare qualcosa e poter lasciare a figli e nipoti qualcosa nel solco del padre e del nonno. Volevo fare il vignaiolo. Vengo dall’istituto agrario. Poi nel ’98/’99 visto che i soci non erano molto propensi al fare impresa, abbiamo, con mio padre e mia sorella, riorganizzato l’assetto produttivo.
Spacchettando l’impresa agricola dall’impresa produttiva da quella commerciale. Questo ci ha fatto gioco ma oggi dobbiamo riorganizzare il tutto per tornare sui vecchi passi per avere una azienda agricola che si approccia alla ospitalità e alla parte commerciale. La doc Circeo bianco è sconosciuta al mondo. Però se ti parlo della Maga Circe magari lo ricordi. Oggi mi rendo conto che sono tanti gli elementi a favore di una politica visionaria di un territorio e alla esperienza di altre regioni. Questo può consentire ad imprenditori di planare su una nuova dimensione. È un imprenditore prima di tutto. L’azienda, le persone che ci lavorano, la famiglia. Poi il territorio. Ogni cosa fa di Gianluca un vero imprenditore. Con uno zainetto pieno di esperienza e una visione chiara di come vorrebbe che sia il futuro. Oggi ho rimesso in discussione la linea enoteca perché ho bisogno di una maggiore emozionalità nelle etichette. Nel mondo della distribuzione ho bisogno di family feeling e storytelling. È come la mucca che va all’abbeveratoio: non le puoi cambiare il percorso. Le ventitré etichette dovranno essere otto. Io sono ancora giovane e se noi produttori del Lazio riuniamo le nostre capacità produttive non riusciamo a soddisfare le esigenze di Roma. E invece siamo invasi da tutto il mondo. La virtuosità di questa azienda è il know how che ritorna nella famiglia. Dal pioniere vitivinicolo di mio nonno se ne è creato uno. Noi siamo tre figli e si è moltiplicato come se fosse un lievito. Abbiamo generato sette nipoti e un terzo di loro ha virato verso l’agro alimentare. La mia attività è diventata un lievito. Me la sento come un vestito creato su misura su un territorio che può fare la differenza per il Lazio e per queste zone. Qui non abbiamo ne un castello ne una grotta. Ho dovuto chiamare l’azienda villa Gianna. Il nome è mamma e Giovanna. La generatrice è lei. Lascio che Gianluca si esprima perché è un lucido imprenditore. Un entusiasta. Una persona che ha voglia di costruire sopra delle fondamenta solide costruite dal padre e dal nonno, ma poco visibili dall’esterno. Non solo per Cantina Villa Gianna ma per l’intero territorio. Investiamo per il futuro cosi che il territorio si possa esprimere. Maturità professionale in un contesto territoriale. La perseveranza imprenditoriale. Me lo sento dentro. Magari vorreste sapere dei vini perché poi, alla fine, si può pensare che siano quelli i protagonisti. Anche se continuo a pensare che le persone siano i veri protagonisti, anche se aver conosciuto una azienda, una famiglia (Giannini), un luogo, le vigne, fanno passare i vini quasi in secondo piano, capisco che mancano i vini. Non posso esimermi dunque e ne inserisco qualcuno. È giusto condividere le incredibili sensazioni che mi hanno offerto. Per gli altri venite con me a qualche degustazione o passate in Cantina. Parto da Elogio, Moscato di Terracina in versione secca. Se gli acini sono color oro, Elogio si presenta di un paglierino molto scarico. Forse è meglio così: i sentori che emergono sono già prepotenti e legarci un colore d’orato, forse spaventerebbe. I sentori dunque. Pesca bianca, glicine, biancospino, frutti tropicali, melone bianco, biancospino, salvia, timo. Un ventaglio di odori che si sprigionano ad ogni olfazione e aumentano roteando il calice. Nel sottofondo, sempre presente, sempre attivo ma mai invadente l’essenza dolce di camomilla e miele sapientemente mitigata dagli agrumi. Lime in particolare. È però la sapidità marina che esalta il naso. Quello iodio che mi ricorda l’odore del sale sulla pelle e mi fa sognare le sere d’estate in riva al mare.
In bocca è fresco, secco, sapido, piacevolmente agrumato con la nota dolce e aromatica che è latente, lontana, non invadente. Non disturba affatto. Caldo sì e dotato di buona persistenza grazie alla quale la bocca rimane in uno stato di puro godimento.
Gianluca sostiene sia nato per accompagnare il pescato locale, quello che i pescherecci di Terracina portano poi ovunque. Io però l’ho accompagnato ad un semplice broccolo romanesco ripassato in padella con aglio olio e peperoncino ed è stato da applausi. Provate a togliere il broccolo mettendo uno semplice spaghetto e…. Poi arriva Innato il cui dorato nel calice non si vergogna affatto di apparire. Blend di Malvasia, Trebbiano e Chardonnay surmaturate, ha dalla sua l’immediata sapidità. Il sale marino emerge prepotente come ad affermare che gli acini e i venti del mare hanno stretto un solido sodalizio. Frutti come la pesca percoca, l’albicocca, il melone vogliono certamente esserci. Gli agrumi, che fanno da corollario al miele, emergono ma senza prevaricare. La salvia e la mentuccia non sono da meno. La mandorla, ovviamente salata, chiude il bouquet in maniera elegante.
Il sorso appare immediatamente caldo e sapido così che la sensazione è di essere in riva al mare al tramonto. Sempre in buona compagnia. E non solo del vino.
Armonico e bilanciato in maniera eccellente con la frutta che arriva accompagnata dal sale e dalla salvia in un tripudio di sapori che non invadono, accompagnano. Torna il miele con la pesca ed il melone e, in sottofondo, gli agrumi così da rendere sinfonica la bocca. Ad ogni olfazione arriva un nuovo frutto, ad ogni sorso una nuova sensazione. Insomma, i tre vitigni si sono integrati perfettamente come un pairing perfetto.
Innato risulta uno di quei vini che riesce a accompagnare piacevolmente tutto il pasto partendo dall’aperitivo. Solo che una bottiglia non sarà mai sufficiente indipendentemente dal numero di calici in cui versarlo. Barriano, il Circeo DOC Riserva da uve Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Un mix di uve che rappresenta a pieno la multiculturalità di questi luoghi. La caratteristica di questo vino è il suo essere vellutato tanto all’olfatto quanto al gusto.
I sentori sono immediatamente caldi ed avvolgenti grazie alla ciliegia che diventa visciola, alla prugna, al sottobosco muschiato. Poi freschi e tenui per via della violetta e dell’arancia sanguinella. Infine fini e complessi grazie alle spezie (noce moscata, noce moscata, chiodi di garofano, vaniglia) e alle tostature (tabacco da pipa, pellame). Un velo di balsamico amplifica senza rinunciare alla finezza.
Il sorso parte vellutato per poi scoprire gli eleganti tannini. Mai banale per via della freschezza che crea il giusto equilibrio. La bocca è ampia e goduriosa per via di un gusto morbido ma mai stucchevole e senza eccessi. Caldo e secco con una bella sapidità che a ricordare il camino nella casa al mare. È una carezza, come quella del sole al mare in inverno: non brucia, allieta e scalda. Infine il Moscato Passito 2022. Se da un passito ci si aspetta dolcezza in questo si trova sapidità. Se si chiede colore in questo si trova quello del mare di una giornata assolata. La dolcezza del moscato si cela dietro lo iodio. La camomilla diventa miele, la pesca bianca, i frutti tropicali, le noci, il biancospino, la salvia, la pera Smith: tutto si fonde tra dolcezze e sapidità.
Il sorso è una meravigliosa coccola iodata. Un sole invernale che scalda senza far sudare. La freschezza che non ti aspetti. L’avvolgenza arriva senza che ce ne si accorga. Non ci sono orpelli. Non c’è opulenza. C’è tanta ampiezza. Tanta discrezione. La dolcezza intrinseca si fa ammaliare dalla fresca sapidità. La bocca, dopo una persistenza importante, si ritrova in uno stato di vera, inaspettata, grazia. Lo accompagno ad una cacio e pepe. Follia? No, meraviglia assoluta. Ho messo gli occhiali e imparando ad osservare ciò che ho vicino scevro da pregiudizi, con gli occhi di un bambino. Ho scoperto di esserne innamorato. Forse da sempre, ma ho sempre detto a me stesso che ci sarebbe stato tempo per dirlo, per dimostrarlo. Ora che l’età è avanzata, che la maturità è arrivata, capisco quanto sia importante il tempo e con questo anche ciò che è dinanzi agli occhi. Le cose migliori, sono sempre li, dove sono sempre state. Fanno parte della nostra storia. Del dove siamo nati. Del dove siamo vissuti. Solo che dobbiamo maturare per capirlo. Grazie Gianluca per avermelo ricordato. Grazie a Francesco per avermi illuminato. Grazie per non avermi dato ne dell’ipermetrope ne dell’imbecille. Tanto me lo sono dato da solo! Vorrei solo che anche tanti altri vedessero, vivessero e apprezzassero questo territorio. Ne vale veramente la pena!   Il sito Internet https://www.cantinavillagianna.it/ Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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