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11 Giugno, 2021
Conti Tasca d’Almerita: la Sicilia da ogni prospettiva
Avere la fortuna di vivere un’esperienza condita di ospitalità e degustazioni nelle tenute Tasca d’Almerita è una vera e propria immersione in ciò che di più bello ed autentico la Sicilia possa offrire.
Le 5 tenute, che permettono di visitare la Sicilia in ognuno dei suoi angoli più caratteristici, sono l’evoluzione di una storia che risale al 1830, quando i fratelli Lucio e Carmelo Mastrogiovanni Tasca, introducendo le più moderne tecnologie agricole nell’entroterra siciliano, acquistarono la tenuta Regaleali, a cui negli anni si sono aggiunte Capofaro a Salina, nell’arcipelago delle Eolie; Tascante sull’Etna; la tenuta Whitaker nell’antica isola di Mozia; e Sallier de La Tour nella Doc Monreale.
Tutto questo, in un preciso progetto di valorizzazione delle varietà autoctone e dei territori a più alta vocazione vitivinicola.
La proposta di ospitalità differisce quindi in ogni realtà, pur restando accomunata da un fil rouge di qualità ed esclusività, oltre che della tipica accoglienza della nobiltà siciliana:
Regaleali è una realtà incomparabile, da vivere, quasi da consumare, per trarne, come il vino dall’uva, quel qualcosa in più. Regaleali prim’ancora che produrre vino, è custode di un equilibrio delicato e irriproducibile tra uomo e ambiente: una responsabilità cruciale verso la società e le generazioni future.
Offre al cliente la possibilità di assaporare la cucina siciliana attraverso le ricette antiche: dai sapori dell’orto offerti a Case Grandi, alla ben nota scuola di cucina Anna Tasca Lanza, proposta a Case Vecchie dalla figlia Fabrizia. In ultimo, per il riposo può ospitare i viandanti presso la corte centrale di Case Grandi, nelle stanze intorno alla magnolia, che da generazioni dà il primo benvenuto agli ospiti. Nella tenuta è anche possibile fare trekking tra le vigne e passeggiate in bici o a cavallo per l’immersione più totale nel mondo agricolo siciliano e di Tasca d’Almerita. Le parole “Vigne custodite dalla famiglia Tasca d’Almerita” che firmano le etichette sottolineano la storicità del saper fare agricolo della famiglia Tasca e il senso di responsabilità verso l’ambiente e le generazioni future.
Tascante. Un territorio unico al mondo quello del vulcano Etna, fatto di terrazzamenti, muretti a secco e filari di vite, contornati da boschi cresciuti tra terra e lava e che abbracciano le contrade della tenuta Tascante. Questa è una esperienza per pochi, rigorosamente da prenotare, da vivere per degustare in contrada Rampante e Piano Dario a Passopisciaro, i vini della Muntagna: Nerello Mascalese espressione delle diverse Contrade e Carricante, accompagnati dai sapori di castagne e pane cotto a legna di un tempo che fu.
Capofaro è un luogo unico nel mediterraneo da tutti i punti di vista, nella più verde ed agricola delle Isole Eolie, Salina. Potendo attingere ad un rigoglioso orto proprio e ad un ampio novero di produttori locali, regala una grande varietà di piatti semplici, stagionali e a filiera cortissima. Una sostenibilità in tavola, sincera. Nel wine resort aderente al circuito Relais Chateaux, si assapora davvero l’eleganza e l’ospitalità di charme, senza però perdere la mediterraneità, complice il sapore inconfondibile della Malvasia, che accompagna da sempre la storia di queste terre della bellezza.
Sallier de la Tour. Ad attendere il visitatore in aperta campagna nella valle dello Jato, troviamo la cantina di storia centenaria dove poter degustare le espressioni monovarietali territoriali di Nero d’Avola, Grillo, Inzolia e la Syrah, principe di queste dolci colline, con le caratteristiche di freschezza ed eleganza di latitudini diverse e le note opulente dei vini del Mediterraneo.
Fondazione Withaker. Reperti archeologici e vigne convivono in modo irripetibile sulla piccola isola di San Pantaleo, tra la terraferma e l’isola Longa, un viaggio nella storia attraverso una delle più floride colonie fenicie del Mediterraneo. Su prenotazione è possibile visitare e degustare un fantastico Grillo.
Tasca d’Almerita, conferendo una grande personalità alla sua proposta ricca e variegata, riassume la varietà e il modo di essere per chi ama le atmosfere mediterranee.
Cristina
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11 Giugno, 2021
Monte Zovo: dal lago ai monti, una degustazione immersiva
Proprietà della famiglia Cottini dal 1925 ed oggi alla quarta generazione, Monte Zovo è una realtà storica veronese capace di offrire una elevata varietà di prodotti di altissima qualità grazie alle 3 Tenute di cui dispone:
Le Civaie: Situato nella zona del basso Garda produce il vino bianco iconico della zona il Lugana
Tregnago: Situato nella zona collinare ad est nel Cru della Valpolicella è la sede storica dove avviene anche l’appassimento delle uve e si produce il Valpolicella, il Ripasso, l’Amarone e la sua Riserva, oltre al Recioto
Caprino: Acquistata nel 1965 e sede della Cantina dal 1995, realizza prodotti unici (2 bianchi, 2 rossi ed un rosè) da degustare in tutta la loro innovazione.
La sostenibilità è da sempre un aspetto chiave del modo di vinificare di Monte Zovo; così come la varietà, l’innovazione ed il voler regalare un’esperienza sono gli asset su cui la Cantina propone il proprio concetto di Ospitalità, andando al di là della degustazione.
Proprio per seguire questa varietà si propongono ben 5 percorsi di degustazione differenti:
Il Vigneto. Lo consiglio a coloro che amano la multi sensorialità perché si svolge direttamente nelle vigne con un format picnic di merenda contadina cui si abbinano 3 vini BIO che proprio per questo possono splendidamente accompagnare il percorso.
La Terra. Esperienza più variegata che permette di assaporare 4 tipologie di vino (dal Sauvignon all’Amarone) laddove vengono prodotte, permettendo al visitatore di comprendere le differenze dei territori e delle tecniche per realizzare i migliori vini
La Terrazza. Consigliata a coloro che desiderano il piacere della magia del territorio del Garda, è una esperienza che coniuga il prodotto alla visione del produttore e del suo territorio, ammirato appunto dalla Terrazza sul Garda.
La Cantina. Esperienza simile a “La Terra”, ma più ricca di prodotti e gustata laddove l’uva diventa qualcosa di più: Il Vino.
Amarone. La consiglio a coloro che amano il prodotto. Un percorso effettuato laddove avviene l’affinamento che tra 4 tipologie di Amarone consente di assaporare varietà e complessità.
Monte Zovo rappresenta a mio parere una realtà ricca di varietà ed in forte crescita sull’approccio all’hospitality stante che prossimamente aprirà anche una residenza per coloro che volessero godere dell’esperienza soggiornandoci.
Questo esempio di ospitalità è davvero interessante e può assurgere ad esempio virtuoso di come in questo momento PostCovid il turismo sarà sempre più esperienza, realizzato per target definiti e piccoli numericamente, ma ricchi di contenuto.
Cristina
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11 Giugno, 2021
Vallagarina: La casa dell’Ospitalità
Ad Isera, in quel tratto della Val d’Adige che si trova di fronte a Rovereto, si trova la Casa del Vino della Vallagarina.
Un posto unico, un ristorante che propone il meglio della tradizione trentina con iniziative culinarie sempre nuove, un boutique hotel ricavato nello storico Palazzo de Probizer le cui camere di prestigio riprendono i nomi dei vigneti circostanti e chiaramente l’enoteca, il centro dove poter assaporare i prodotti migliori che Vallagarina possa offrire.
Fondata nel 1996 da 30 produttori, la Casa del Vino rappresenta un esempio concreto ed unico di promozione territoriale dei vini e dei distillati, unita da un obiettivo di creazione di ospitalità per far gustare il territorio ed il prodotto.
Con un approccio di territorio che ricorda i consorzi transalpini per approccio ed offerta, vede ogni realtà produttiva, ogni socio, mobilitato in prima persona, artefice e interprete singolare di una realtà vitivinicola, espressione di una ruralità che diventa di gruppo, un blend unico da assaporare.
La degustazione alla Casa del Vino diventa quindi la “scusa” di scegliere una location unica dove gustare un territorio, fatto di bollicine (Trento DOC), bianchi e rossi unici: Chardonnay, Lagrein, Marzemino, Merlot, Moscato giallo, Müller Thurgau, Pinot Grigio, Schiava gentile e grossa, Sauvignon bianco, Cabernet, Traminer e Teroldego sono i vitigni che danno vita ai migliori vini trentini prodotti e proposti alla Casa del Vino, dai produttori che sono anche soci della realtà Vallagarina.
Chiaramente al buon vino si abbinano i prodotti tipici di queste valli: il sapore intenso dei formaggi del Monte Baldo e del Vezzena, la sapidità degli insaccati e della tipica carne salada e il profumo dell’olio extravergine d’oliva del lago di Garda; il tutto per realizzare dinamici convivi, confronti, degustazioni e sfide sempre nuove tutte da gustare.
Oggi questa è ancora per molti versi una terra di passaggio, dove da chi percorreva il valico del Brennero nel Gran Tour ad oggi, la val d’Adige è sempre stata terra di passaggio, ebbene forse grazie alla Casa del Vino potremmo riscoprirla come punto di arrivo, come destinazione di ospitalità raffinata seppur concreta e autentica nei prodotti e nei sapori che propone.
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11 Giugno, 2021
Carlo Alberto Pierato, F&B Manager presso Grand Hotel Villa Serbelloni
Io e Carlo ci conosciamo da tanto tempo. Era la nostra vita precedente a questa.
Io ero legata al mondo delle riviste: dopo aver scritto a lungo di architettura e design ero quasi per caso entrata nel settore del vino e del cibo.
Carlo era maitre in un bellissimo ristorante bergamasco, L’Anteprima, famosa per la sua proposta molecolare…
Le mie visite nei ristoranti per la Guida per cui scrivevo all’epoca erano in forma anonima, e il mio fidato compagno di tavola era già allora mio marito Massimo.
Il nostro tavolo era il migliore: direttamente in cucina, week to week con lo chef che preparava i piatti davanti a noi e in costante contatto con Carlo che passava dal nostro tavolo alla sala con disinvoltura e sempre con un morbido sorriso. Morbido, naturale, non affettato.
La cena è stata mitica, mi ricordo ancora le sorprese per gli occhi e le esplosioni di gusto in bocca, i profumi intensi e le consistenze stupefacenti…mi ricordo tutti i piatti che ho degustato.
Mi ricordo lo chef, poco espansivo ma pronto a soddisfare ogni nostra curiosità, mi ricordo Carlo che ci ha accompagnato amorevolmente in questo percorso di gusto con un’eleganza e una semplicità che posso dire di non aver mai più scovato in nessun altro luogo.
Carlo è IL maitre. La sua carriera parla da sola, ma l’eccezionalità è lui, la sua personalità, la sua persona, il SUO modo di interpretare il suo ruolo.
Abbiamo avuto poi modo di frequentarci e di conoscerci bene in questi anni, vedendoci poco ma con incontri sempre molto intensi, sia umanamente che professionalmente. Ci siamo confrontati a fondo sul significato e il senso vero di accoglienza, in un ristorante come in un Hotel, tanto che abbiamo abbozzato ad un progetto insieme che è poi rimasto in sospeso, come nel Limbo, in attesa che maturino i tempi per poterlo realizzare, speriamo insieme.
Nel frattempo la carriera di Carlo è proseguita ed è culminati diversi anni fa con il suo arrivo al Villa Serbelloni Hotel, uno storico gioiello sul Lago di Como.
Anche lì sono andata a trovarlo, e ricordo benissimo, dopo due giorni ospita in hotel, di aver chiacchierato con lui di ciò che proprio non andava (punto più critico era la colazione).
Ho visto crescere ancora di più, se possibile, la sua professionalità, ho scoperto alcuni dei suoi metodi di lavoro, e ciò che più mi stupisce di Carlo è la sua incredibile dedizione alla sua professione che interpreta mettendosi sempre in gioco, in dubbio, e con una tendenza al personale miglioramento.
Se dovessi trovare un termine solo per descrivere quest’uomo incredibile ed eccezionale professionista è COERENZA tra quello che è e quello che fa, un termine che da forza ad ogni azione e pensiero di chi ne fa il proprio credo. Il tempo passa e si cresce e si cambia, se se ne ha la forza e il coraggio.
A Carlo Pierato non manca né la forza né il coraggio. E così ha interpretato il suo ruolo di matite prima e di Food & Bevarage manager dopo mettendosi in gioco in prima persona, cercando una crescita personale e trasformandosi in un secondo momento in trascinatore del suo staff.
Da anni Carlo Pierato si interessa e si occupa di formazione, per diverse realtà, consapevole che il mondo della ristorazione e dell’ospitalità ha nel personale il primo ed essenziale punto di forza o di debolezza.
“Il mio lavoro è fatto più di persone che di materia, quindi vanno analizzate le persone e i loro comportamenti per migliorare il servizio. Siamo sicuri che basti che ci sia un sommelier per proporre e valorizzare al meglio un vino? Noi siamo l’anello di congiunzione tra prodotto-produttore-ospite. Siamo i facilitatori dell’esperienza del cliente. Il servizio deve recuperare più personalità che tecnica, il personale di sala deve essere preparato, versatile, deve sapersi adeguare alle diverse situazioni che si affrontano durante il servizio. I clienti seduti a tavola ogni sera in contemporanea sono tanti e sono tutti diversi, quindi noi dobbiamo modulare la nostra presenza al loro fianco e la nostra personalità. Questo senza snaturarci, ma facendo in modo che, con l’esercizio, ci si abitui a dare il massimo”.
Dare il massimo, vivere al massimo, lavorare al massimo, non della velocità, non della competitività, ma delle proprie capacità. E farlo così bene e con tale signorilità da diventare esempio per tutti quelli che si muovono attorno.
Questo è Carlo Alberto Pierato.
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11 Giugno, 2021
Vieni via con me
🎧 Creep #radiohead
🍷Vieni via con me #vinotoscani
🍇 Cabernet Franc “What the hell am I doin’ here?
I don’t belong here
I don’t care if it hurts
I wanna have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice
When I’m not around
So fuckin’ special
I wish I was special”
.
Vieni via con me dovrebbe essere un Manifesto all’amore e al vino che definisce gli obiettivi di un movimento e di coloro che decidono di farne parte.
Cabernet Franc in purezza, ipnotico, elegante, sensuale come pochi che ho incontrato nella mia strada sensoriale, un colore che vibra, ti stordisce prima ancora di riuscire a portarlo al naso, lo vorresti toccare con mano per capire davvero il suo colore e la sua densità.
All’esperienza sensoriale del vino manca il tatto, allora mi piace immaginarlo, come qualcosa che prende forma, come se dovessi toccare con mano qualcosa di sensuale e il mio cassetto dei ricordi mi porta immediatamente a Bernini, al Ratto di Proserpina (Galleria Borghese, Roma), alla bellezza del marmo che sembra burro nell’irruenza di un violento “abbraccio” quando la carne si fonde con carne, mi piace immaginare il tatto con questo vino così: irruento e sensuale. Gli antichi narrano che Proserpina, figlia della Dea Cecere era intenta nei prati in fiore a giocare con altre ninfee, quando Plutone, Dio degli inferi e dei morti, che regnava sotto terra al freddo e al buio, senza nessuna donna che volesse diventare sua moglie, squarcia la terra e con un carro d’oro trainato da quattro cavalli neri sale sulla terra e s’innamora perdutamente di lei. Con violenza ed irruenza la afferra tra le sue urla strazianti e la porta via con se. La Dea Cecere non riuscendo in tempo a salvare la figlia e negato l’aiuto di Giove scaglia una fortissima siccità sulla terra, mettendo in ginocchio e portando alla fame tutti gli umani. Giove decide dunque di intercedere e riportare Proserpina sulla terra e restituirla alla madre, Plutone prima di lasciarla andare le offre dei chicchi di melograno, Proserpina non sa che mangiandoli si legherà per sempre a lui e agli inferi.
Il mito di Proserpina vuole quindi che l’arrivo della primavera sia sancito dall’arrivo di Proserpina sulla Terra, a cui è concesso di restare solo alcuni mesi, e che il suo ritorno nell’Ade, otto mesi dopo, coincida con l’arrivo dell’autunno le mie stagioni preferite in vigna, dove tutto ha inizio e poi fine.
Alla fine Plutone voleva davvero che Proserpina venisse via con lei. Vieni via con me al naso è inconfondibile, allevato in una delle zone più vocate per questo vitigno che è la più antica tra le varietà bordolesi, mix perfetto tra i profumi mediterranei e le nobili tradizioni di Bordeaux, elegante ma dispettoso, nonostante in bocca abbia un equilibrio perfetto dal sorso strutturato e avvolgente, lascia una carezza delicata come la seta, eterea come un dipinto di Chagall.
Mi piace pensare che questo vino mi porti via in posti lontani, sconosciuti ed insicuri, questo è un vino che ti rapisce, ti afferra con violenza, ti fa sentire viva e scossa, ti ammalia e ti stordisce con piacevolezza, l’importante poi è ritrovare la strada di casa, sempre. Clara.
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🍷Vieni via con me #vinotoscani
🍇 Cabernet Franc “What the hell am I doin’ here?
I don’t belong here
I don’t care if it hurts
I wanna have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice
When I’m not around
So fuckin’ special
I wish I was special”
.
Vieni via con me dovrebbe essere un Manifesto all’amore e al vino che definisce gli obiettivi di un movimento e di coloro che decidono di farne parte.
Cabernet Franc in purezza, ipnotico, elegante, sensuale come pochi che ho incontrato nella mia strada sensoriale, un colore che vibra, ti stordisce prima ancora di riuscire a portarlo al naso, lo vorresti toccare con mano per capire davvero il suo colore e la sua densità.
All’esperienza sensoriale del vino manca il tatto, allora mi piace immaginarlo, come qualcosa che prende forma, come se dovessi toccare con mano qualcosa di sensuale e il mio cassetto dei ricordi mi porta immediatamente a Bernini, al Ratto di Proserpina (Galleria Borghese, Roma), alla bellezza del marmo che sembra burro nell’irruenza di un violento “abbraccio” quando la carne si fonde con carne, mi piace immaginare il tatto con questo vino così: irruento e sensuale. Gli antichi narrano che Proserpina, figlia della Dea Cecere era intenta nei prati in fiore a giocare con altre ninfee, quando Plutone, Dio degli inferi e dei morti, che regnava sotto terra al freddo e al buio, senza nessuna donna che volesse diventare sua moglie, squarcia la terra e con un carro d’oro trainato da quattro cavalli neri sale sulla terra e s’innamora perdutamente di lei. Con violenza ed irruenza la afferra tra le sue urla strazianti e la porta via con se. La Dea Cecere non riuscendo in tempo a salvare la figlia e negato l’aiuto di Giove scaglia una fortissima siccità sulla terra, mettendo in ginocchio e portando alla fame tutti gli umani. Giove decide dunque di intercedere e riportare Proserpina sulla terra e restituirla alla madre, Plutone prima di lasciarla andare le offre dei chicchi di melograno, Proserpina non sa che mangiandoli si legherà per sempre a lui e agli inferi.
Il mito di Proserpina vuole quindi che l’arrivo della primavera sia sancito dall’arrivo di Proserpina sulla Terra, a cui è concesso di restare solo alcuni mesi, e che il suo ritorno nell’Ade, otto mesi dopo, coincida con l’arrivo dell’autunno le mie stagioni preferite in vigna, dove tutto ha inizio e poi fine.
Alla fine Plutone voleva davvero che Proserpina venisse via con lei. Vieni via con me al naso è inconfondibile, allevato in una delle zone più vocate per questo vitigno che è la più antica tra le varietà bordolesi, mix perfetto tra i profumi mediterranei e le nobili tradizioni di Bordeaux, elegante ma dispettoso, nonostante in bocca abbia un equilibrio perfetto dal sorso strutturato e avvolgente, lascia una carezza delicata come la seta, eterea come un dipinto di Chagall.
Mi piace pensare che questo vino mi porti via in posti lontani, sconosciuti ed insicuri, questo è un vino che ti rapisce, ti afferra con violenza, ti fa sentire viva e scossa, ti ammalia e ti stordisce con piacevolezza, l’importante poi è ritrovare la strada di casa, sempre. Clara.
11 Giugno, 2021
Barolo Prunotto
🎧 Sea of Teeth #sparklehorse
🍷Barolo #prunotto 1967
🍇 Barolo Il vento porta, il vento porta via, una costante nella mia vita, accade sempre qualcosa di bello o di brutto, non importa, fondamentale non farsi trovare impreparati. Una fievole luce di una candela, Sparklehorse in sottofondo, chiudo il libro che sto leggendo e inizio a pensare. C’era una volta e forse c’è ancora un grande gigante che si apprestava in una ventosa serata a farmi compagnia.
Il vento sbatte forte alle finestre come se volesse entrare, il gigante a difendermi, cerco di essere il più razionale possibile ma davanti a lui, crollo in lacrime.
Lui le raccoglie, le asciuga e mi culla in un dolce e profumatissimo abbraccio. Tanto più grande di me, non ero ancora nata, titubante nell’aprirla o meno, tremo, alla fine presa da coraggio stappo e il gigante che riposava da tempo viene fuori, neanche fossimo Aladino, la sua lampada magica e il genio (ma questa è un’altra storia).
Con estrema delicatezza lo accompagno fuori, lo aspetto, lo scruto, guardo il suo colore rubino tendente al ramato, però è più rubino eh, lo accarezzo nel bicchiere, cerco di cullarlo dolcemente nel calice, con oscillazioni morbide e delicate, lo annuso ed è subito emozione, un mondo di spezie, sottobosco e tostature che mi ricordano la vecchia barricaia polverosa di mio nonno in montagna, lo assaggio e resto di pietra, nessuna imperfezione, la struttura ha retto e i suoi 54 anni non si sentono affatto, anzi, mi avvolge il palato in una lunga prolungata perfetta carezza, come se fosse velluto, di una freschezza inaspettata, una vera e propria magia.
Il vento continua a bussare alla finestra, il gigante mi avvolge e mi difende, niente stasera può scalfire questa sintonia.
All’improvviso le lacrime, ho pianto solo per tre vini in vita mia, e questo è uno dei tre. Descrivere un’emozione così rara ed unica non è facile, sapere che non sarà ripetibile, come quelle situazioni in cui ti lasci travolgere e sai che non torneranno più, ma con incoscienza ti lasci trasportare dagli eventi correndo il rischio di farti male, ma non importa sai che il gigante è lì con te, o forse lo speri. Emozioni che ti lacerano il cuore e sai già che quelle ferite non guariranno presto, forse mai, ma sono talmente forti e belle quando le vivi che ne accetti tutto il rischio.
Continuo a sognare con il mio gigante e lo porto con me nei miei sogni, consapevole che questa storia non si potrà mai più narrare insieme, o forse sì. Chiudo gli occhi, ancora caldi delle lacrime e cerco di mettere nel cassetto dei miei ricordi questa serata, sarò pronta a riaprirlo ogni volta che vorrò di nuovo sognare.
Oggi per me è un grande e nuovo giorno, il gigante mi porterà sicuramente fortuna.
.
“Can you feel the wind of Venus on your skin?
Can you taste the crush of a sunset’s dying blush?
Stars will always hand in summer’s bleeding veils”
Sparklehorse. Clara.
Leggi
🍷Barolo #prunotto 1967
🍇 Barolo Il vento porta, il vento porta via, una costante nella mia vita, accade sempre qualcosa di bello o di brutto, non importa, fondamentale non farsi trovare impreparati. Una fievole luce di una candela, Sparklehorse in sottofondo, chiudo il libro che sto leggendo e inizio a pensare. C’era una volta e forse c’è ancora un grande gigante che si apprestava in una ventosa serata a farmi compagnia.
Il vento sbatte forte alle finestre come se volesse entrare, il gigante a difendermi, cerco di essere il più razionale possibile ma davanti a lui, crollo in lacrime.
Lui le raccoglie, le asciuga e mi culla in un dolce e profumatissimo abbraccio. Tanto più grande di me, non ero ancora nata, titubante nell’aprirla o meno, tremo, alla fine presa da coraggio stappo e il gigante che riposava da tempo viene fuori, neanche fossimo Aladino, la sua lampada magica e il genio (ma questa è un’altra storia).
Con estrema delicatezza lo accompagno fuori, lo aspetto, lo scruto, guardo il suo colore rubino tendente al ramato, però è più rubino eh, lo accarezzo nel bicchiere, cerco di cullarlo dolcemente nel calice, con oscillazioni morbide e delicate, lo annuso ed è subito emozione, un mondo di spezie, sottobosco e tostature che mi ricordano la vecchia barricaia polverosa di mio nonno in montagna, lo assaggio e resto di pietra, nessuna imperfezione, la struttura ha retto e i suoi 54 anni non si sentono affatto, anzi, mi avvolge il palato in una lunga prolungata perfetta carezza, come se fosse velluto, di una freschezza inaspettata, una vera e propria magia.
Il vento continua a bussare alla finestra, il gigante mi avvolge e mi difende, niente stasera può scalfire questa sintonia.
All’improvviso le lacrime, ho pianto solo per tre vini in vita mia, e questo è uno dei tre. Descrivere un’emozione così rara ed unica non è facile, sapere che non sarà ripetibile, come quelle situazioni in cui ti lasci travolgere e sai che non torneranno più, ma con incoscienza ti lasci trasportare dagli eventi correndo il rischio di farti male, ma non importa sai che il gigante è lì con te, o forse lo speri. Emozioni che ti lacerano il cuore e sai già che quelle ferite non guariranno presto, forse mai, ma sono talmente forti e belle quando le vivi che ne accetti tutto il rischio.
Continuo a sognare con il mio gigante e lo porto con me nei miei sogni, consapevole che questa storia non si potrà mai più narrare insieme, o forse sì. Chiudo gli occhi, ancora caldi delle lacrime e cerco di mettere nel cassetto dei miei ricordi questa serata, sarò pronta a riaprirlo ogni volta che vorrò di nuovo sognare.
Oggi per me è un grande e nuovo giorno, il gigante mi porterà sicuramente fortuna.
.
“Can you feel the wind of Venus on your skin?
Can you taste the crush of a sunset’s dying blush?
Stars will always hand in summer’s bleeding veils”
Sparklehorse. Clara.
11 Giugno, 2021
Eraldo Dentici
Eraldo Dentici è per me il mio fil rouge, tanto per scomodare Goethe, con il mondo del vino, una mia affinità elettiva. Eraldo è eclettico e un po’ matto, come me del resto, mi dà carta bianca per raccontarlo e si fida di me, insieme abbiamo tanti progetti che piano piano stanno prendendo forma, ed è pazzo proprio perché mi asseconda.
Se io nella vita lancio i coriandoli, Eraldo spaccia pozioni magiche.
Insieme potremmo essere definiti la coppia di amici più pazza del mondo.
La sua cantina è un luogo anacronistico, tutto fuori posto, ma esattamente in ordine per la sua mente, lui fa tutto a mano, dall’imbottigliamento, all’etichettatura, persino la capsula, che viene inserita in una serpentina bollente e ti chiedi come sia possibile che produca tutte quelle bottiglie, così, da solo, con l’aiuto del padre.
Eraldo da geometra a vignaiolo, che inizia veramente per scherzo, per “sfuggire” alla leva militare obbligatoria, si butta in vigna.
Lui è molto attento alla natura, sceglie persino dei vetri per le bottiglie che abbiano poco impatto sull’ambiente, i vini sono vegani, non utilizza chimica in vinificazione, non controlla la temperatura, lascia il decorso della natura. I suoi vini non sono filtrati e vi assicuro che sono di una limpidezza sconvolgente con dei colori super ammalianti, al naso sprigionano freschezza la stessa che poi ritrovi al palato, fatta eccezione per Esimio che è un mondo a parte, di cui vi parlerò qualche riga più sotto.
I suoi sono “vini naturali” anche se dal punto di vista giuridico non è possibile così definirli, sono l’esempio di capolavoro della vinificazione, sfido chiunque a dire il contrario. Il suo cavallo di battaglia è Esimio, etichetta opera d’arte di Cosimo Brunetti, pittore e videomaker di Spoleto, che rappresenta proprio un cavallo blu.
“Esimio: di rare qualità, straordinario, singolare, esemplare” è il significato etimologico della parola.
Ormai ho perso il conto di quante volte ho scritto di questo vino.
Credo di aver finito ormai le parole, un vino eclettico, come il vignaiolo che lo produce, un vino che quando lo assaggi non puoi non innamorarti.
Il colore di Esimio mi ricorda un po’ la barba di Garibaldi, personaggio epico che adoro, come narra l’illustrissimo Prof. Barbero un vero amante della Malvasia, che adoro ascoltare nei suoi infiniti e interessantissimi podcast. Il colore ancora prima del profumo ti riempie gli occhi e la mente, Esimio è un implosione di profumi e un’emozione in bocca è il vino del cuore, quello che riesce in ogni momento a riportarti l’allegria e la serenità, un vino ormai di casa per me, so di essere maledettamente imparziale sul mio giudizio del cuore, ma voi al mio posto cosa fareste con il vostro vino del cuore? Blend 85% grechetto 10% trebbiano toscano 5% chardonnay.
Esimio ha la dolcezza di una zucca, il graffio di un’acacia, l’insolenza di una pesca matura pungente ed ha una particolarità che ogni bottiglia potrebbe esprimere cose diverse, ha una lunga e super tecnica di macerazione per 3 mesi sulle bucce di grechetto, in acciaio, poi a primavera viene custodito in barrique per poi affinare in bottiglia: un vero e proprio capolavoro da 15,5% e un tannino degno di un rosso, praticamente inaspettato. Ovviamente tutto avviene in modo naturale senza controllo della temperatura e fermentazione su lieviti indigeni in tini aperti tanto che come motto Eraldo ha: “Il vino si fa con l’uva”. Sicuramente tornerò a parlarvi di altre meraviglie di questa cantina, restate sintonizzati! Clara.
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Insieme potremmo essere definiti la coppia di amici più pazza del mondo.
La sua cantina è un luogo anacronistico, tutto fuori posto, ma esattamente in ordine per la sua mente, lui fa tutto a mano, dall’imbottigliamento, all’etichettatura, persino la capsula, che viene inserita in una serpentina bollente e ti chiedi come sia possibile che produca tutte quelle bottiglie, così, da solo, con l’aiuto del padre.
Eraldo da geometra a vignaiolo, che inizia veramente per scherzo, per “sfuggire” alla leva militare obbligatoria, si butta in vigna.
Lui è molto attento alla natura, sceglie persino dei vetri per le bottiglie che abbiano poco impatto sull’ambiente, i vini sono vegani, non utilizza chimica in vinificazione, non controlla la temperatura, lascia il decorso della natura. I suoi vini non sono filtrati e vi assicuro che sono di una limpidezza sconvolgente con dei colori super ammalianti, al naso sprigionano freschezza la stessa che poi ritrovi al palato, fatta eccezione per Esimio che è un mondo a parte, di cui vi parlerò qualche riga più sotto.
I suoi sono “vini naturali” anche se dal punto di vista giuridico non è possibile così definirli, sono l’esempio di capolavoro della vinificazione, sfido chiunque a dire il contrario. Il suo cavallo di battaglia è Esimio, etichetta opera d’arte di Cosimo Brunetti, pittore e videomaker di Spoleto, che rappresenta proprio un cavallo blu.
“Esimio: di rare qualità, straordinario, singolare, esemplare” è il significato etimologico della parola.
Ormai ho perso il conto di quante volte ho scritto di questo vino.
Credo di aver finito ormai le parole, un vino eclettico, come il vignaiolo che lo produce, un vino che quando lo assaggi non puoi non innamorarti.
Il colore di Esimio mi ricorda un po’ la barba di Garibaldi, personaggio epico che adoro, come narra l’illustrissimo Prof. Barbero un vero amante della Malvasia, che adoro ascoltare nei suoi infiniti e interessantissimi podcast. Il colore ancora prima del profumo ti riempie gli occhi e la mente, Esimio è un implosione di profumi e un’emozione in bocca è il vino del cuore, quello che riesce in ogni momento a riportarti l’allegria e la serenità, un vino ormai di casa per me, so di essere maledettamente imparziale sul mio giudizio del cuore, ma voi al mio posto cosa fareste con il vostro vino del cuore? Blend 85% grechetto 10% trebbiano toscano 5% chardonnay.
Esimio ha la dolcezza di una zucca, il graffio di un’acacia, l’insolenza di una pesca matura pungente ed ha una particolarità che ogni bottiglia potrebbe esprimere cose diverse, ha una lunga e super tecnica di macerazione per 3 mesi sulle bucce di grechetto, in acciaio, poi a primavera viene custodito in barrique per poi affinare in bottiglia: un vero e proprio capolavoro da 15,5% e un tannino degno di un rosso, praticamente inaspettato. Ovviamente tutto avviene in modo naturale senza controllo della temperatura e fermentazione su lieviti indigeni in tini aperti tanto che come motto Eraldo ha: “Il vino si fa con l’uva”. Sicuramente tornerò a parlarvi di altre meraviglie di questa cantina, restate sintonizzati! Clara.
10 Giugno, 2021
Introduzione alla rubrica "In Legge Veritas"
Grato a Clara, conoscenza nata sempre in ambito “godereccio” per essere stati presentati dal comune e caro amico Massimiliano (entrambi grandi ed esperti bevitori!) ormai trapiantato in Polonia, mi sono potuto unire a questa brigata di seri ed appassionati professionisti che con altrettanto entusiasmo e “al buio” hanno accettato il mio ingresso, scelte queste che mi onorano per l’opportunità concessami, ma al tempo stesso mi onerano dell’impegno di non deludere chi ha creduto nella mia esperienza e passione per il diritto, in questo caso dedicato al mondo del vino, che, per una serie di felici coincidenze, ho cominciato ad esplorare ed approfondire con sempre maggiore curiosità ed interesse.
Ho infatti scoperto il piacere di conoscere ed applicare regole ad hoc studiate e calibrate per questo prodotto naturale della vita che, ormai da tempo, costituisce un valore prezioso non soltanto come alimento che l’anno passato, nonostante la pandemia, ha registrato un consumo di circa 300 milioni di ettolitri, ma, anche e soprattutto, risorsa economica per i produttori, per il mercato, nazionale ed estero, per gli operatori e perché no, vanto e testimonial della nostra nazione.
Ed allora è sicuramente giustificata l’attenzione del diritto per regolare questo ambito e le sue dinamiche, ma, come normale che sia anche in queste declinazioni, il diritto è sempre in affanno rispetto alle evoluzioni e ai fenomeni che interessano la barbatella fino al prodotto finito, dall’etichettatura alla distribuzione, passando per le nuove forme di promozione e vendita, alle formule di marketing secondo le quali il “vino va raccontato”, passando per le IoT o altre nuove tecnologie a servizio del prodotto e suoi operatori.
Con l’occasione che mi è stata offerta, per la quale ringrazio tutto il team di Wine Tales Magazine, sperando che sia la mia proposta condivisa ed accettata anche e soprattutto dai lettori, mi avventuro nella missione di rendere più accessibile e soprattutto più pratico ed utile, (ma non per questo meno scientifico ed approfondito), un viaggio nel mondo del diritto del vino o della Wine Law (utilizzo delle diverse espressioni in relazione al contesto in cui ci troviamo, nel senso che la versione in lingua inglese fa “fico”) un vero e proprio corpo normativo che si arricchisce sempre più di materie e di ambiti da disciplinare, approcciando, magari anche con i suggerimenti che verranno dai lettori e dagli esperti e soprattutto dalla Redazione, tematiche ed argomenti che oltre al dato giuridico (per non smentirmi come avvocato…), prevedono il coinvolgimento dell’informatica, del mondo digitale, non escluso quello del marketing e della comunicazione… insomma diritto del vino… 4.0.
Paolo
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