Inycon 2026, a Menfi la 28ª edizione incontra i giovani e guarda al futuro Arrow Right Top Bg

29 Settembre, 2026

Inycon 2026, a Menfi la 28ª edizione incontra i giovani e guarda al futuro

  Menfi si prepara ad accogliere la 28ª edizione di Inycon, in programma dal 2 al 4 ottobre 2026, uno degli appuntamenti più longevi e rappresentativi dedicati alla cultura del vino in Sicilia. Promossa dal Comune di Menfi, dalla Fondazione Inycon e organizzata da Futuris, la manifestazione torna con un tema che guarda al domani senza dimenticare le proprie radici: “Scoprire per raccontare – Territorio, giovani e futuro”.   Per tre giorni il centro storico di Menfi diventa un palcoscenico diffuso dove vino, cultura, gastronomia, paesaggio, formazione e spettacolo raccontano l’identità delle Terre Sicane, in un territorio dove il vino è parte della storia grazie al lavoro di Cantine Settesoli, Planeta, e altre cantine più piccole ma non meno identitarie come Cantine Barbera. L’edizione 2026 pone al centro il cambiamento e le nuove generazioni, con talk e incontri dedicati a giovani, formazione e opportunità: «Inycon è l’appuntamento più importante per la promozione della nostra città e della sua identità. Dal 1996 racconta il legame tra Menfi, il vino, l’agricoltura, il mare e l’ospitalità – dice il Sindaco di Menfi, Vito Antonio Clemente – Quest’anno abbiamo scelto di mettere al centro il futuro, guardando alle nuove generazioni e creando occasioni di confronto sui temi che stanno trasformando il vino e il turismo. Menfi vuole continuare a essere un laboratorio di idee, capace di valorizzare le proprie radici guardando alle sfide future». Tra gli appuntamenti dedicati ai giovani spicca il talk di apertura “Il talento non si crea, si coltiva” in programma sabato 3 ottobre alle 10:30 alla Biblioteca comunale, a cura di ITS Academy Sicani: un momento di confronto su formazione, talento e opportunità professionali per le nuove generazioni nel territorio. Alla sera il talk “Generazione Z e consumi del vino. Come cambia il modo di bere, raccontare e vivere il vino”, sabato alle 20:30 in Piazza Vittorio Emanuele III, cuore della festa. Ampio spazio anche a masterclass e degustazioni curate da SISTEMA Vino, che accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso la DOC Menfi, le Terre Sicane e le tendenze del panorama enologico contemporaneo. Accanto al vino, l’olio è protagonista con incontri, visite ai frantoi, spazi espositivi, il quiz “EVO & FUN” con Giusy Buscemi e un talk sulla Comunità dell’Olio e l’olioturismo, venerdì 2 ottobre alle 20:30 in piazza, nell’ambito di “Sicilia che Piace”. Gli showcooking valorizzano le eccellenze del mare e le produzioni agroalimentari siciliane, grazie al Dipartimento regionale della Pesca Mediterranea (PN FEAMPA 2021–2027) e all’Assessorato regionale dell’Agricoltura. A condurre gli appuntamenti sarà la content creator Martina Maggiordomo, mentre dalla piazza la voce di Tinto di Rai Radio2 – Decanter accompagnerà ospiti e viaggiatori del gusto. Non mancano le esperienze dedicate al territorio, le iniziative su ambiente e sostenibilità, i percorsi urbani e gli appuntamenti culturali, in un racconto che mette in luce Menfi e le Terre Sicane: «Il tema “Scoprire per raccontare – Territorio, giovani e futuro” sintetizza la missione di Inycon 2026– spiega Francesca Planeta, Presidente della Fondazione Inycon – Per costruire il futuro del territorio occorre prima conoscere: la sua storia, la sua cultura, i suoi valori. La nostra identità è l’orgoglio di ciò che hanno costruito le generazioni che ci hanno preceduto, un patrimonio da valorizzare, non da cambiare, aggiornando solo il linguaggio con cui lo raccontiamo. Per questo mettiamo la formazione e il talento al centro del programma, a partire dal talk “Il talento non si crea, si coltiva”, a cura di ITS Academy Sicani, dedicato ai programmi di formazione eno-gastronomica che si svolgono durante tutto l’anno. Il talento va accompagnato e coltivato, per diventare una possibilità reale anche a Menfi, che vive un continuo sviluppo sempre più di qualità del territorio e dell’offerta turistica». Un programma pensato per appassionati, professionisti e nuovi consumatori: «L’edizione 2026 di Inycon nasce per raccontare un territorio che ha costruito la propria crescita sulla qualità delle produzioni agricole e vitivinicole – sottolinea Franco Gagliano, Assessore all’Agricoltura del Comune di Menfi – Attraverso degustazioni, showcooking e momenti di approfondimento vogliamo raccontare le opportunità del comparto, dalla sostenibilità al ruolo dei giovani, dall’innovazione alla valorizzazione del territorio, facendo di Inycon un’occasione di incontro per tutta la comunità». Completano il programma spettacoli serali e appuntamenti musicali, pensati anche per il pubblico più giovane, realizzati con il sostegno dell’Assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Tra gli appuntamenti più attesi “InyconNight”, il DJ Set con Jazz Becker & Tommy Vee, sabato 3 ottobre, e lo spettacolo conclusivo “IN LIMINE” di Giusy Di Blasi, a seguire i fuochi piromusicali. Con quasi trent’anni di storia, Inycon conferma la propria capacità di interpretare il presente, mantenendo saldo il legame con la cultura del vino che ha reso Menfi un punto di riferimento enoturistico nazionale. Un’edizione che investe sui giovani, sulla conoscenza e sulla capacità di raccontare un territorio che costruisce il proprio futuro dalla forza della propria identità. Accanto agli appuntamenti in città, sarà possibile partecipare a visite e degustazioni in cantine e frantoi, su prenotazione presso le aziende aderenti. Tutti i giorni il Villaggio delle Tipicità con i prodotti enogastronomici di eccellenza, il Wine Bar in collaborazione con l’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio (IRVO), l’Expo Village, l’area Street Food, mostre ed esposizioni. Programma completo su https://inyconsicilia.it/ IG: https://www.instagram.com/inycon_menfi FB: https://www.facebook.com/InyconMenfi1 La Redazione
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Falstaff Italia presenta la prima edizione della Falstaff Restaurant Guide Italia 2027: i premi speciali e regionali Arrow Right Top Bg

29 Settembre, 2026

Falstaff Italia presenta la prima edizione della Falstaff Restaurant Guide Italia 2027: i premi speciali e regionali

  Internazionalità, accessibilità, valorizzazione dell’esperienza: sono le parole chiave che contraddistinguono il progetto di Falstaff Italia dedicato ai migliori ristoranti, trattorie e pizzerie del nostro Paese.  3000 indirizzi solo in Italia, un progetto multimediale disponibile in formato cartaceo e App gratuita che completa un database di locali meritevoli in tutta Europa. La guida è stata presentata oggi all’Excelsior Hotel Gallia di Milano, dove sono stati assegnati anche i premi speciali e regionali.   Una guida che dà valore all’esperienza e all’accoglienza a tutto tondo offerta da un locale. È questa la premessa da cui nasce la Falstaff Restaurant Guide Italia 2027 di Falstaff Italia presentata all’Excelsior Hotel Gallia di Milano. Frutto del lavoro di un team di giornalisti enogastronomici, critici del gusto e professionisti del settore ma anche delle segnalazioni della community, questa prima edizione mira ad offrire un punto di vista nuovo sul variegato panorama di locali che costellano lo Stivale, regione per regione. Nella guida trovano spazio sia il fine dining sia ristoranti e trattorie, così come le pizzerie, che rappresentano una parte essenziale e imprescindibile della cultura italiana. Alla base della Falstaff Restaurant Guide Italia 2027 c’è l’approccio contemporaneo che contraddistingue la testata, in linea con lo stile iconico del network europeo di cui è parte, ovvero la volontà di raccontare il cibo e il vino con uno sguardo attuale, fresco e accessibile, capace di coniugare autorevolezza, fruibilità e intrattenimento. Cento i punti da assegnare, fino a 4 forchette per segnalare i migliori ristoranti e trattorie, fino a 4 margherite per le pizzerie da non perdere, chiaro il parametro di valutazione basato sull’esperienza: un concetto fatto di accoglienza, che premia non solo il livello della cucina ma anche il servizio di sala, la location e la capacità dell’oste di far sentire a proprio agio l’ospite. La guida nasce come un progetto multimediale, disponibile sia in formato cartaceo che sotto forma di App, scaricabile gratuitamente, intuitiva ed accessibile. Il database italiano, composto da 3.000 indirizzi, si integra con quello europeo grazie al network di Falstaff, per consentire all’utente di avere sempre un riferimento a portata di mano quando si tratta di programmare un pranzo, una cena o anche semplicemente una pausa gustosa. Nel corso della presentazione sono stati assegnati i “Restaurant Awards Falstaff Italia 2027”: oltre ottanta riconoscimenti, tra premi speciali e regionali. PREMI SPECIALI in collaborazione con Blackfin Ristorante dell’anno
Piazza Duomo
Alba Trattoria dell’anno (premio sponsorizzato da Nonino)
Trattoria alla Rivetta
Venezia (Salizada San Provolo) Pizzeria dell’anno
Bob Alchimia a Spicchi
Montepaone Chef dell’anno
Niko Romito – Ristorante Reale
Castel di Sangro Sommelier dell’anno
Lukas Gerges – Atelier Moessmer Norbert Niederkofler
Brunico Servizio dell’anno (premio sponsorizzato da Italesse)
Enoteca La Torre
Roma Evoluzione dell’Anno (premio sponsorizzato da Collemassari)
Fradis Minoris
Pula Best Concept
Contrada Bricconi
Oltressenda Alta Apertura dell’Anno
Momento, Vista Mare
Bordighera Premio Leggenda
Luisa Valazza – Al Sorriso
Soriso Carta Bevande dell’anno – Premio “Alta Langa DOCG – Anima e Cultura del vino” (sponsorizzato da Consorzio Alta Langa DOCG)
Ristorante Laite – in memoria di Roberto Brovedani
Sappada Ristoratore dell’anno
Da Vittorio
Brusaporto Premio Speciale alla Memoria di Anna Matscher
Tiziana Francoforte – Gagini Restaurant
Palermo Pastry Chef dell’anno
Marco Pinna – Seta by Antonio Guida al Mandarin Oriental
Milano Ai premi speciali si sono aggiunti quelli assegnati al migliore ristorante, trattoria e pizzeria di ciascuna regione, con alcuni ex aequo. PREMI REGIONALI ABRUZZO: Ristorante Reale (ristorante), Osteria dei Maltagliati (trattoria), Fermenta Pizzeria (pizzeria). BASILICATA: Vitantonio Lombardo (ristorante), Trattoria Nugent (trattoria), Fandango (pizzeria). CALABRIA: Qafiz (ristorante), Il Tipico Calabrese (trattoria), BOB Alchimia a Spicchi (pizzeria). CAMPANIA: Don Alfonso 1890 (ristorante, ex aequo), Le Monzù (ristorante, ex aequo), Trattoria Il Focolare (trattoria), I Masanielli (pizzeria, ex aequo), Cambia-Menti (pizzeria, ex aequo). EMILIA-ROMAGNA: Osteria Francescana (ristorante), Antica Osteria del Mirasole (trattoria, ex aequo), Ostreria Fratelli Pavesi (trattoria, ex aequo), ME (pizzeria). FRIULI-VENEZIA GIULIA: Harry’s Piccolo (ristorante, ex aequo), Agli Amici 1887 (ristorante, ex aequo), Al Cacciatore (trattoria), Ristorante Pizzeria Albergo Al Pellegrino (pizzeria). LAZIO: La Pergola (ristorante), Ristorante Sora Maria e Arcangelo (trattoria), Seu Pizza Illuminati (pizzeria). LIGURIA: Langosteria Paraggi (ristorante), Trattoria detta del Bruxaboschi (trattoria), Officine del Cibo (pizzeria). LOMBARDIA: Da Vittorio (ristorante), Osteria Della Villetta (trattoria), Confine – Pizza e Cantina (pizzeria). MARCHE: Ristorante Uliassi (ristorante), Osteria Zanchetti (trattoria), Farina (pizzeria). MOLISE: Locanda Mammì (ristorante), La Grotta da Concetta (trattoria), Bas & Co (pizzeria). PIEMONTE: Piazza Duomo (ristorante), Cacciatori Cartosio (trattoria), Sestogusto (pizzeria). PUGLIA: Casa Sgarra (ristorante), Cibus (trattoria), Alterego – Pizza Boutique (pizzeria). SARDEGNA: Fradis Minoris (ristorante), Arieddas – Tenuta Agricola Su’Entu (trattoria, ex aequo), Abbamele Osteria (trattoria, ex aequo), Spazio by Franco Pepe (pizzeria). SICILIA: Ristorante Duomo (ristorante, ex aequo), St. George Restaurant by Heinz Beck (ristorante, ex aequo), Bavetta – Osteria d’Oggi (trattoria), Saccharum (pizzeria). TOSCANA: Enoteca Pinchiorri (ristorante), Futura Osteria (trattoria), Lo Spela Naturalmente pizza (pizzeria). TRENTINO ALTO-ADIGE: Atelier Moessmer Norbert Niederkofler (ristorante), Schlosswirt Forst (trattoria, ex aequo), Ansitz Heufler by Norbert Niederkofler (trattoria, ex aequo), Acquaefarina (pizzeria, ex aequo), Il Corso Bolzano (pizzeria, ex aequo). UMBRIA: Coro (ristorante), Il Capanno (trattoria), Claudio Alvicolo (pizzeria). VALLE D’AOSTA: Paolo Griffa al Caffè Nazionale (ristorante), Locanda Ristorante Al Maniero (trattoria), iSaulle (pizzeria). VENETO: Le Calandre (ristorante), Trattoria alla Rivetta (trattoria), I Tigli (pizzeria). “L’Italia è il Paese più complesso e più raccontato al mondo dal punto di vista gastronomico, non volevamo aggiungere l’ennesima classifica ad un settore che di classifiche ne ha già fin troppe” commenta Alessia Manoli, curatrice della Falstaff Restaurant Guide Italia 2027. “Nessuna guida potrà mai dire l’ultima parola sulla cucina italiana, noi abbiamo semplicemente provato a fare la fotografia più onesta possibile di questo momento, sapendo già che tra un anno sarà cambiato tutto. Il nostro obiettivo è fornire ai lettori gli strumenti per scegliere con più consapevolezza dove sedersi a tavola.” Othmar Kiem, co-fondatore di Falstaff Italia. La multimedialità è un aspetto a cui teniamo particolarmente” commenta Tramite App la nostra guida è scaricabile da tutti gratuitamente. Ci piace pensare di poter accompagnare le esperienze più belle della nostra community, dando un consiglio quando serve, proprio come potrebbe fare un buon amico. Simon Staffler, co-fondatore insieme a Othmar Kiem di Falstaff Italia. Grazie al network internazionale di cui siamo parte, i locali censiti sulla App non si limitano all’Italia, sono distribuiti in tutta Europa. Crediamo che anche questo per l’utente possa rappresentare un valore aggiunto. Alla presentazione della Falstaff Restaurant Guide Italia 2027 seguiranno nei prossimi mesi la presentazione Guida Bar e Guida Hotel. Le strutture censite arricchiranno il nostro database con l’obiettivo di offrire ai nostri utenti proposte a 360° per vivere il gusto e trascorrere momenti di pregio. La Falstaff Restaurant Guide Italia 2027 è stata realizzata con il supporto di Blackfin, Italesse, Collemassari, Consorzio Alta Langa DOCG, Nonino, Argentiera, Borgo Conventi, Caviar Giaveri, Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, Flamigni e Surgiva. La Falstaff Restaurant Guide Italia 2027 è disponibile per l’acquisto online e nelle principali librerie in formato cartaceo. È inoltre scaricabile come App gratuitamente nei principali negozi virtuali per dispositivi mobili. Per ulteriori informazioni: www.falstaff.com/it Falstaff Italia è un progetto nato a fine 2024 con l’obiettivo di proporre anche sul territorio nazionale la filosofia contemporanea che da anni contraddistingue lo stile iconico del magazine europeo: raccontare il vino con uno sguardo attuale, fresco e accessibile, capace di coniugare al tempo stesso autorevolezza, cultura e intrattenimento. Negli anni Falstaff si è affermato come uno dei principali media dedicati al gusto e all’ospitalità di alta gamma, diventando un punto di riferimento per il racconto dell’enogastronomia, dei viaggi e del luxury lifestyle attraverso magazine, guide, eventi e degustazioni. Il network comprende, oltre all’Italia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Slovacca, Paesi scandinavi e baltici, Portogallo. La Redazione
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Moscato di Terracina. Patrimonio Vivo: dalla terra all'Arca, la rinascita di un'uva millenaria Arrow Right Top Bg

29 Settembre, 2026

Moscato di Terracina. Patrimonio Vivo: dalla terra all'Arca, la rinascita di un'uva millenaria

  Il futuro del Moscato di Terracina non nasce in cantina. Nasce dalla consapevolezza che alcuni prodotti raccontano molto più del loro sapore. Dietro ogni grappolo si intrecciano paesaggi, tradizioni, ricordi familiari e una cultura agricola che rischiava di essere dimenticata. Il progetto “Patrimonio Vivo” e l’ingresso nell’Arca del Gusto Slow Food dimostrano che un territorio può ritrovare sé stesso partendo dalla valorizzazione della propria identità più autentica.   Possiamo affermarlo a gran voce: il Moscato di Terracina non è mai stato solo un vino. Chi è cresciuto tra i filari stretti tra i Monti Ausoni e il Tirreno ricorda bene il rito di fine estate, quando i chicchi dorati arrivavano in tavola freschi, croccanti, a chiudere i pranzi di famiglia. Oggi, quella che per generazioni è stata un’abitudine domestica e contadina sta finalmente trasformandosi in un manifesto culturale contemporaneo; un progetto che valorizza non tanto l’uva, ma il patrimonio storico-paesaggistico ad essa connesso. Perché, in quest’angolo della provincia pontina, fare vino è sempre stato uno state of mind, una ritualità capace di unire agronomi, osti e accademici nel segno della tutela e divulgazione delle consuetudini di un tempo. Il terroir: dove il mare incontra il tufo Capire l’anima di questa varietà (un biotipo unico di Moscato Bianco) significa sincronizzarsi con le vibes del terroir unico in cui cresce. Nei terreni di matrice tufacea ricchi di depositi marini, il vigneto vive infatti di contrasti verticali, sviluppando una buccia assai spessa a protezione delle brezze marine e della luce solare. Una buccia che preserva l’acidità fissa e quel corredo aromatico tanto identitario quanto iconico: un pot-pourri di zagara, pesca bianca, miele, salsedine e frutta secca, che non cede mai alla stucchevolezza, perché bilanciato da una sferzante sapidità marina. L’Arca del Gusto di Slow Food e alleanze di territorio: il progetto “Patrimonio Vivo” La consapevolezza del valore storico di questo patrimonio – descritto magistralmente da Danilo Mastracco nel volume Il Moscato di Terracina. L’uva di Circe tra Mito e Realtà – ha spinto la chiocciola piemontese ad agire. L’inserimento dell’uva fresca nell’Arca del Gusto di Slow Food non è un’operazione nostalgica fine a se stessa, ma la presa di coscienza del suo profondo valore identitario, nonché il manifesto desiderio di sottrarla al rischio di logiche di massa per farne un catalizzatore di economie locali. Questo impegno si è tradotto infatti in una concreta sinergia territoriale attraverso il progetto “Moscato di Terracina – Patrimonio Vivo”, nato nel 2026 dalla collaborazione tra l’Associazione Ristoratori Terracina a Tavola e Gastronomica – Festival del Gusto (lungimirante festival ideato da Andrea D’Onofrio, founder dell’agenzia di comunicazione strategia Tango360). L’iniziativa scardina quel pregiudizio che ha relegato per anni il Moscato a mero calice a tutto pasto, portando i grappoli freschi direttamente nei ristoranti della città. L’esperimento di incuriosire il cliente con la degustazione dell’uva tal quale o con intriganti abbinamenti, è sicuramente riuscito. Il banco di prova: la serata presso la Locanda Ruggieri di Terracina A confermare quanto il Moscato in cucina sia una solida certezza e non una tendenza passeggera, la Locanda Ruggieri e Slow Food Terracina hanno organizzato una serata interamente dedicata al vitigno “in tutte le sue forme”. Lo scorso 17 settembre, lo Chef Patron Michele Ruggieri ha incuriosito gli ospiti con piatti dalla forte matrice territoriale, a volte riletti con quel q.b. di estro che non guasta mai. Il camembert ripieno di uva Moscato e olio extravergine di oliva rilegge l’abbinamento nazional-popolare che vuole la frutta abbinata al formaggio. Un goloso inizio che rivela tutta la verve aromatica ed il carattere del vitigno, capace di conferire una piacevole nota crunchy ed un patrimonio organolettico-gustativo tanto ammaliante quanto inatteso.   Le alici panate e fritte, servite con maionese all’aceto di Moscato, vanità di tradizione, sono un felice matrimonio a km0 che impegna il palato in un divertente gioco di “puccia-mangia-bevi-riassaggia”. Un morso godurioso che vorresti non finisse mai. Se su carta il baccalà, zucchine alla mentuccia e Moscato poteva destare qualche perplessità, in bocca si è invece risolto in un sottile enseble agrodolce e in un inatteso ricordo di fine estate. L’assaggio è un viaggio nei profumi e nei sapori di Terracina, tra la Costa e l’entroterra. La gricia di mare con il Moscato è, senza dubbio, una forchettata goliardica che cerca nell’uva la non semplice liaison tra le cozze, il guanciale ed il Pecorino. Buona l’intuizione, da calibrare i q.b. dei vari ingredienti per rendere il boccone più suadente. Lo spiedino di rana pescatrice, polpo, mazzancolle, Moscato e peperoni con salsa di zucchine alla scapece, è tanto un inno alla terra di origine dello chef (la Valle d’Itria) quanto a quella d’adozione. Nel piatto, emerge infatti la dimestichezza con l’arte dei fornelli (e le sue varianti) e con la cucina di mare, per un risultato che colpisce per un equilibrio fatto di contrasti mai eccessivi. Chiusura dolce affidata alla tartelletta con uva moscato che lasica esprimere l’uva nella sua complessità, preservandone texture e profilo aromatico senza snaturarla. L’abbinamento con i vini della Cantina Sant’Andrea, lo Spumante “Oppidum” 2025 Brut I.G.T. Lazio e lo Spumante dolce “Templum” I.G.T. Lazio, ha reso possibile un interessante confronto sulle differenti interpretazioni del vitigno e sulla sua duttilità. Un nuovo “State of mind” territoriale Terracina sta assistendo, grazie a queste iniziative, alla nascita di una comunità attiva e consapevole. Vignaioli, artigiani, ristoratori e cittadini hanno compreso finalmente il potere simbolico del Moscato: scegliere, cucinare e raccontare questo vitigno significa rivendicare con orgoglio un’appartenenza, rifiutando l’omologazione del gusto. Il Moscato di Terracina non è più solo un vino da fine pasto o da aperitivo, ma il filo conduttore di un turismo enogastronomico moderno, sostenibile e profondamente colto. È la dimostrazione che quando un territorio si stringe intorno alla sua risorsa più autentica, il passato smette di essere nostalgia e diventa, a tutti gli effetti, un “patrimonio vivo” in grado di nutrire il futuro. Ed i ristoratori, in quest’ottica, diventano i custodi di una memoria storica fatta di aneddoti e tradizioni da trasmettere alle prossime generazioni. Perché un patrimonio non è veramente salvaguardato se non viene trasmesso.   Manuela Mancino – Senza etichetta Su Instagram è @manuela.mancino.31  
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punteggi vino consumatori Arrow Right Top Bg

28 Settembre, 2026

I 95 punti sono il problema

  Una bottiglia di spumante in promozione, un cartellino da supermercato e un numero stampato in evidenza: 95 punti. Da quel momento la domanda non riguarda più il vino nel calice, ma il significato di quel numero. Quanto influenzano davvero i punteggi le scelte dei consumatori? E soprattutto: chi controlla chi assegna quei voti? Se un 95 può finire su una bottiglia da 3,99 euro, forse il problema non è il vino. Il problema sono i 95 punti.   Facendo la spesa al supermercato mi sono imbattuto in una promozione di uno spumante. Una situazione normalissima. Quello che ha attirato la mia attenzione non era il prezzo e nemmeno il vino, che fino a quel momento non avevo mai assaggiato. Era un numero stampato bene in vista sulla bottiglia: 95 punti.  Da quel momento ho iniziato a farmi qualche domanda.  La prima è molto semplice: può una bottiglia da 3,99 euro meritare 95 punti?  La seconda è molto più importante: quanto può influenzare un consumatore quel numero?  Il vino in questione conta relativamente. Non avrebbe alcun senso criticarlo a priori. La vera questione riguarda il valore che attribuiamo a quei punteggi e il modo in cui vengono utilizzati per orientare le scelte di chi acquista.  Partiamo da un fatto evidente. Un vino venduto a 3,99 euro, anche considerando una promozione importante, viene percepito come un prodotto economico. Basta guardare gli scaffali della grande distribuzione per accorgersi che sotto i quattro euro esiste un’offerta enorme. Non significa che quei vini siano cattivi. Significa semplicemente che il consumatore medio non si aspetta di trovarsi davanti a qualcosa che sfiora la perfezione.  Perché questo comunicano i 95 punti. Non un buon vino e nemmeno un vino con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Comunicano un vino eccellente. Un vino che, su una scala da cento, si colloca vicinissimo al massimo risultato possibile.  Allora la domanda diventa inevitabile. Se quei 95 punti sono reali, confrontabili e rappresentano davvero un livello qualitativo così elevato, che cosa dovrebbero pensare tutti quelli che spendono trenta, cinquanta o cento (magari) euro per una bottiglia?  Una volta intervistai un giovane produttore delle Langhe che mi raccontò come il suo sogno fosse riuscire a produrre un vino da cento punti. Ne incontrai un secondo che condivideva la stessa ossessione. Dietro quell’obiettivo c’erano studio, investimenti, ricerca, errori, sacrifici e anni di lavoro.  Novantacinque è vicinissimo a cento. Talmente vicino da rendere quasi grottesca la distanza tra il sogno di quei produttori e una bottiglia acquistabile insieme ai biscotti e ai detersivi durante una spesa settimanale.  Durante il corso da sommelier mi insegnarono che la valutazione di un vino segue criteri rigorosi. Esistono parametri, schede e procedure pensate per limitare la discrezionalità del degustatore. Il punteggio non è un gioco. È uno strumento che dovrebbe supportare il consumatore ad orientarsi. In altre parole, è un contratto di fiducia. E quella fiducia ha un valore molto concreto.  Le ricerche scientifiche dimostrano infatti che i punteggi influenzano realmente il mercato del vino. Uno studio pubblicato nel 2023 sul Journal of Wine Economics ha analizzato 13.911 osservazioni relative a 8.444 vini recensiti nell’arco di quasi vent’anni. I risultati mostrano una relazione significativa tra punteggi e prezzi e rilevano che un punto in più nella valutazione è associato, in media, a un incremento del prezzo vicino all’8%, a parità delle altre condizioni considerate. In altre parole, i punteggi non sono semplici opinioni stampate su carta. Diventano segnali economici capaci di generare valore (Kaimann, Spiess Bru e Frick, 2023).  L’effetto non riguarda soltanto i prezzi. Una ricerca pubblicata nel 2024 sull’Agricultural and Resource Economics Review ha utilizzato degustazioni reali e aste con denaro effettivo per comprendere come i consumatori reagiscono alle valutazioni. Lo studio ha evidenziato che sia i giudizi degli esperti sia quelli degli altri consumatori possono contribuire a influenzare la disponibilità a pagare, affiancandosi all’esperienza personale dell’assaggio. Anche quando il vino viene provato direttamente, il voto continua a esercitare il proprio peso psicologico (Weerasekara e Streletskaya, 2024).  Una tesi di dottorato discussa nel 2023 all’Université de Bordeaux è arrivata a conclusioni altrettanto interessanti. Gli esperimenti condotti in Francia e Spagna hanno mostrato che i giudizi degli esperti possono avere un impatto sulla disponibilità a pagare superiore a quello della marca o dell’indicazione geografica. La stessa ricerca rileva però che le valutazioni aggregate delle piattaforme come Vivino esercitano oggi un’influenza perfino maggiore rispetto a quella degli esperti in molte fasce di mercato (Dubois, 2023).  Tradotto in termini semplici: i numeri contano. E contano parecchio.  Se questo è vero, allora la discussione non può fermarsi al gusto personale del degustatore. Dobbiamo iniziare a interrogarci sul significato di quei numeri.  Nel caso della bottiglia che avevo davanti, il riferimento era al metodo di Luca Maroni. Un sistema di valutazione che utilizza criteri differenti rispetto a molte delle principali guide internazionali. Chi lavora nel vino lo sa. Il consumatore probabilmente no. Ed è qui che nasce il vero problema.  Per il consumatore un 95 è un 95. Non esiste il 95 di Maroni, il 95 di Parker, il 95 di Suckling. Esiste soltanto il numero. E quel numero comunica eccellenza.  Possiamo discutere per ore di metodi, scale, filosofie di degustazione e criteri di giudizio. Possiamo spiegare che alcuni sistemi valutano aspetti differenti e che i parametri non sono sovrapponibili. Tutto corretto. Resta però una domanda alla quale il settore continua a evitare di rispondere: come può il consumatore distinguere questi significati diversi se tutti vengono espressi attraverso lo stesso numero?  Perché nessuno spiega che un 95 può voler dire cose molto diverse a seconda di chi lo assegna. Nessuno spiega che non esiste una metodologia universale. Nessuno spiega che non esiste un organismo indipendente che verifichi la confrontabilità di questi giudizi.  Oggi ogni guida può costruirsi il proprio sistema, attribuire il proprio voto e vederlo trasformarsi immediatamente in un argomento commerciale. Tutto perfettamente legittimo. Molto meno chiaro è stabilire se sia corretto.  I punteggi non influenzano soltanto il mercato. Influenzano la fiducia.  Il mondo del vino continua a chiedere credibilità ai consumatori mentre moltiplica classifiche, medaglie, bollini, riconoscimenti e valutazioni. Il risultato non è sempre una maggiore comprensione. Spesso è l’esatto contrario: confusione. E quando aumenta la confusione diminuisce la fiducia.  Forse è anche uno dei motivi per cui i giovani si stanno allontanando dal vino. Da anni cerchiamo di capire come avvicinare nuove generazioni che chiedono semplicità, autenticità e trasparenza. Continuiamo però a parlare una lingua fatta di classifiche, punteggi e gerarchie che spesso neppure gli addetti ai lavori riescono più a decifrare completamente.  Il messaggio che trasmettiamo è semplice: “Non fidarti del tuo gusto. Fidati del numero.” È una posizione difficile da sostenere per chiunque sia cresciuto nell’epoca delle recensioni online, del confronto continuo e della libera costruzione dell’opinione personale.  Alla fine quella bottiglia l’ho comprata. L’ho aperta. L’ho bevuta. Era un buon vino. Piacevole, corretto, ben realizzato e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. I 95 punti, però, non li ho trovati. E non già in virtù di una percezione personale ma di un metodo rigoroso di analisi.  Dunque, il problema non era nel bicchiere. Il problema era sull’etichetta.  Se oggi un consumatore non riesce più a distinguere tra un giudizio tecnico, una strategia commerciale e una promessa di qualità, allora il rischio non è soltanto quello di inflazionare i punteggi. È quello di inflazionare la fiducia. E la fiducia, a differenza dei punti, non può essere stampata.    Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspetti Arrow Right Top Bg

28 Settembre, 2026

Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspetti

  A Oslavia tutti parlano della Ribolla Gialla. Ma c’è un’altra storia che merita attenzione: quella del Merlot. Nella cantina di Dario Princic, tra vini sinceri, macerazioni, territorio e una visione controcorrente, emerge il racconto di uno dei luoghi più sorprendenti per questo vitigno, nel cuore del Collio goriziano. Perché nessuno lo dice, ma dopo Pomerol è qui Oslavia è, per il mondo del vino, la patria della Ribolla Gialla macerata. E lo è di diritto: qui, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, è successa una delle rivoluzioni più importanti del vino europeo contemporaneo. Nomi come Gravner, Radikon, La Castellada, Il Carpino, Fiegl, Primosic e Princic — i cosiddetti Magnifici Sette — hanno riscritto il modo di intendere il bianco. Anfore, lunghe macerazioni sulle bucce, cantine votate alla natura del vino. Un gesto radicale che oggi è patrimonio globale. Tutto vero. Ma c’è un’altra verità di Oslavia che si racconta meno, e che secondo me merita finalmente di essere detta senza giri di parole: qui si fa uno dei Merlot più importanti del mondo. Non me ne vogliano altre zone d’Italia, ma dopo Pomerol le migliori interpretazioni di Merlot arrivano dal Friuli. E dentro il Friuli, Oslavia ha un posto tutto suo. Non è un caso che tutti e sette i Magnifici della Ribolla producano anche grandi Merlot. E non è certamente un coincidenza, anzi ha smesso di esserlo da tempo. Il Merlot qui è presente dai primi dell’Ottocento. Duecento anni di storia locale: potremmo quasi definirlo autoctono d’adozione. Ha trovato le sue argille, la sua ponka, le sue esposizioni. Ha trovato, semplicemente, il suo terroir. E chi conosce Pomerol sa che il parallelo geologico non è campato in aria — colline, argille fresche, un vitigno che chiede suoli capaci di trattenere acqua senza soffocare le radici. Da qui parte la mia visita a Dario Princic. La cantina sotto casa Seguo Princic da anni, e una volta l’anno provo a passare anche solo per portarmi via qualche bottiglia. Stavolta l’obiettivo è pratico: acquistare dei Merlot per una degustazione futura. Mi accoglie Dario con il figlio Marco, in cantina. Siamo a Oslavia, piccola frazione a nord di Gorizia, in località Ossario — perché da queste parti ogni curva ha una località diversa — appena sotto il Sacrario Militare che dà il nome al posto. L’azienda nasce nel 1988. Otto ettari di vigne coltivate solo con rame e zolfo, in un regime più restrittivo del biologico. In vigna Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Sauvignon, Chardonnay, Tocai Friulano e ora anche Pinot Bianco. Sui rossi oggi solo Merlot, dopo che il Cabernet Sauvignon è stato accantonato. Rese basse, produzione appena sopra le ventimila bottiglie l’anno. La cantina è sotto la casa di famiglia. Fermentazioni spontanee in tini aperti di rovere, macerazioni sulle bucce che a seconda della varietà arrivano fino a trenta-trentacinque giorni. Affinamenti in botti grandi e acciaio, botti piccole per i rossi. Le botti, e qui c’è un dettaglio bellissimo, sono state costruite con il legno dei boschi di proprietà attorno ai vigneti — quindi essenze diverse, legate al posto. Un altro gesto di aderenza al luogo. In cantina lavorazioni ridotte al minimo: il vino riposa sulle fecce, si evolve da solo. Solo travasi, niente chiarifiche, niente filtrazioni. Poca solforosa all’imbottigliamento. La volatile che si percepisce in alcuni vini fa parte del vino, ne è struttura, non difetto. Le parole di Dario Mentre assaggiamo, Dario parla. E vale la pena riportarlo, perché è raro sentire un vignaiolo dire le cose in modo così netto. Se fossimo al posto dei francesi, in questa zona avremmo i vini bianchi più importanti del mondo. E poi, sul tema del vino naturale, un chiarimento che pesa: Io produco vini sinceri. Non amo chiamarli naturali. Quando abbiamo iniziato ci consideravano vini ossidati, rancidi, ci sputtanavano  tutti. Ma lo scopo era produrre vini come i vecchi contadini, i nostri nonni. Non come i nostri padri, che hanno distrutto l’agricoltura con l’aiuto del consumismo. Vini sinceri, non naturali. È un modo di stare nel vino che dice tutto. Non un’ideologia, non un’etichetta di mercato: un ritorno a un mestiere che si era perso, e che una generazione — la loro — ha dovuto rifare da zero, pagandone il prezzo.   I vini nel calice Pinot Grigio 2020 — uno dei vini che amo di più della casa. Naso di arancia, mandarino e clementine in tutte le sfumature, dal fresco al candito. Poi fiori, spezie, miele d’acacia, pesca, albicocca, tè, zenzero. Al palato tutti i sentori nasali ritornano, e poi è sapido, fresco, pieno, lunghissimo. Grande Pinot Grigio. Trebez 2020 — l’albicocca carnosa, il miele d’acacia e la scorza di lime passano in secondo piano di fronte all’incessante mutevolezza di questo nettare. Il sorso restituisce un vino goloso e di peso, senza però che questo diventi mai un limite: è rintuzzato costantemente dall’apporto provvidenziale di sale e freschezza. Un vino che ridisegna canoni degustativi e abbatte sovrastrutture. Grazie Dario. Ribolla Gialla 2020 — la Ribolla della casa, in una versione ancora giovane ma già leggibile. Spezie dolci, frutta secca, albicocca, pesca, sentori erbacei. Al palato pieno, fresco, sapido, leggermente tannico, di buona mineralità e ottima persistenza. Ha davanti anni di lavoro, e si vede. Ribolla Gialla 2017 — tre anni in più fanno un altro vino. Più risolta, più armonica, il tannino integrato, la macerazione ormai al servizio del sorso e non più protagonista. È il tempo che serviva. Merlot 2010 — un vino che seguo da anni. Lo avevo assaggiato in botte allora, e in quella stessa occasione avevo comprato qualche bottiglia dei Merlot 2006 e 2007, che ho ancora oggi in cantina. Oggi il 2010 lo ritrovo finalmente in bottiglia, e ne seguo così l’evoluzione completa. Profumi profondi di frutta matura, spezie, cuoio e caffè si intrecciano in un naso vivo e cangiante. In bocca è pieno, materico, con una vena rustico-selvatica affascinante (che immagino non posso piacere a tutti, soprattutto a chi è abituato a bere vini convenzionali, costruiti a tavolino), sempre sostenuto da freschezza e sapidità. Lunghissimo e appagante. Un rosso autentico, che vibra ancora e invita al sorso successivo. Chiudo In alcune cantine si torna perché sono l’evidenza di come uno sta nel vino. Princic è una di queste. La tesi con cui ho aperto — Oslavia come casa del Merlot al di fuori di Bordeaux — non è provocazione: è quello che i calici raccontano da anni, e che nel tempo diventa sempre più difficile ignorare. La Ribolla di Oslavia ha giustamente vinto la sua battaglia culturale. Ora tocca al Merlot, e credo che il mondo, prima o poi, se ne accorgerà. Nel frattempo, in cantina da me, il 2006 e il 2007 continuano a lavorare. E questa è forse la cosa più bella che si possa dire di un vignaiolo: che nelle nostre case, per anni, i suoi vini continuano a farci compagnia. Chiaramente Oslavia è il paese della Ribolla  Gialla, la Ribolla Gialla di Oslavia  ma di questa storia ne parleremo piu avanti   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo      
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Famiglie storiche incontra Trésors de Champagne Valpolicella e Champagne a confronto nel segno dell'autenticità Arrow Right Top Bg

28 Settembre, 2026

Famiglie storiche incontra Trésors de Champagne Valpolicella e Champagne a confronto nel segno dell'autenticità

  Dal 28 settembre al 1° ottobre una delegazione di undici storiche maison dello Champagne sarà ospite a Verona. L’iniziativa segna un momento inedito per il territorio: è infatti la prima volta che un gruppo organizzato di produttori dello Champagne visita la Valpolicella per confrontarsi direttamente con aziende produttrici di Amarone e approfondire la conoscenza di uno dei paesaggi vitivinicoli più rappresentativi d’Italia.   Promosso da Famiglie Storiche e Trésors de Champagne, l’incontro nasce dalla volontà di mettere in dialogo due associazioni accomunate da numerose affinità. Da una parte le tredici aziende riunite in Famiglie Storiche, dall’altra le maison che compongono Trésors de Champagne: realtà diverse per geografia e tradizioni enologiche, ma unite dalla stessa filosofia produttiva. In entrambe le esperienze la famiglia rappresenta il cuore dell’impresa, mentre il vigneto e il territorio costituiscono il punto di partenza di ogni scelta. Un modello che privilegia continuità, attenzione alla qualità e rispetto delle specificità locali rispetto a logiche produttive standardizzate, una sinergia di valori che rendono le due associazioni custodi di una tradizione tramandata di generazione in generazione. Luca Speri Presidente di Famiglie Storiche I produttori della Valpolicella e quelli dello Champagne si trovano oggi ad affrontare sfide sempre più simili. In un contesto globale caratterizzato dalla crescente standardizzazione dell’offerta, dalla diffusione di imitazioni e da una pressione sempre maggiore verso modelli orientati esclusivamente ai volumi e alla redditività, entrambe le associazioni rivendicano il valore dell’autenticità come elemento distintivo e irrinunciabile. Oggi più che mai è importante creare occasioni di dialogo tra chi crede che identità e qualità debbano rimanere al centro del futuro del vino. Il programma prevede un momento di incontro e riflessione comune e di degustazioni presso Masi Monteleone21 il pomeriggio del 28 settembre mentre, alla sera, i membri di Famiglie Storiche e di Trésors de Champagne si ritroveranno presso l’Antica Bottega del Vino per una cena conviviale, occasione informale di incontro e dialogo pensata per rinsaldare ulteriormente la conoscenza reciproca e consolidare il legame tra le due associazioni. La delegazione francese sarà composta da rappresentanti di Domaine Gaston Chiquet, Domaine Jules Lassalle, Domaine Duménil, Domaine Grongnet, Domaine Forget Chemin, Domaine Morel, Domaine Pertois Moriset, Domaine Bara, Domaine Roland Champion, Domaine Hervieux e Domaine Charlier. Durante il soggiorno avranno l’opportunità di visitare alcune delle aziende associate a Famiglie Storiche, tra cui Masi, Allegrini, Brigaldara, Musella e Bertani, approfondendo la conoscenza dell’Amarone e della Valpolicella attraverso itinerario immersivo alla scoperta del territorio e delle sue eccellenze vitivinicole. FAMIGLIE STORICHE Fondata nel 2009, l’Associazione Famiglie Storiche riunisce oggi tredici prestigiose aziende vitivinicole della Valpolicella, ciascuna custode di una tradizione secolare e di una visione produttiva incentrata sulla qualità e sull’autenticità del territorio. Le aziende socie sono: Allegrini, Begali, Bertani, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti e Zenato. Le aziende facenti parte di Famiglie Storiche, che insieme mettono a frutto un patrimonio consolidato da ciascuna nel tempo e un impegno costante verso la qualità per testimoniare questo grande vino che è l’Amarone, fondano tutte le proprie radici nei valori di storicità e artigianalità, espresse in ogni accezione. Famiglie Storiche rappresenta:
Storia: tutte le aziende socie appartengono alla realtà della Valpolicella da moltissimi anni e ne sono profondamente radicate.
Passione: prima di essere viticoltori sono custodi del territorio.
Progetto: nascono con lo scopo preciso di testimoniare i valori di un territorio e di una denominazione unici al mondo. La Redazione
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C’era una volta Cantine Dei in contrappunto di armonie Arrow Right Top Bg

28 Settembre, 2026

C’era una volta Cantine Dei in contrappunto di armonie

  Toscana, Montepulciano Oggi è facile dimenticarsi di salvare, di recuperare, di aggiustare e valorizzare. Viviamo dove l’accentramento dei valori in valori sbagliati, millantati, desemantizzati, non fa comprendere empaticamente il racconto della realtà culturale di un territorio, di un patrimonio. Non si vive più il concetto di valorizzazione: non si riesce a far comprendere a pieno il significato di una tradizione.  Non esiste più lo sforzo per scoprire e far scoprire la “rarità”, l’unicità, la perla all’interno della conchiglia, per quanto essa possa essere ostile ad aprirsi: a quanto pare la scoperta di un mondo all’interno di quella conchiglia, ormai, non vale più la fatica che richiede l’aprirla. Si punta sul già forte, sul conosciuto, sulla facile propaganda, sulla veloce comunicazione, sul certo risultato prevedibile. La scommessa invece, la reale ricchezza, sarebbe credere nel sostegno del patrimonio che si possiede in quanto Paese così ricco e pieno di ogni tipo di eccezionalità territoriale.  Sono proprio le innumerevoli particolarità a renderci così preziosi nel panorama mondiale.  Questo principio e questo scopo trova terreno fertile a Montepulciano: credere nella propria terra d’origine è diventato nel corso degli anni l’obiettivo della Patron di Cantine Dei.  Crederci al punto da far costruire il suo regno, inerpicato all’interno di boschi di alberi con le loro fronde e rami selvaggi, percorrendo sentieri nascosti coperti da varietà di arbusti, attraversando scorci tanto belli da suscitare continui stupori alla vista e il suo castello, circondato da un fitto bosco che si estende per ettari e protegge ciò che vi è all’interno, dalla realtà infida e superficiale che si trova al di fuori di esso.  Lei capì sin da subito il bisogno di creare cultura di tradizione e far conoscere l’importanza di quel tesoro nascosto entro quelle mura di travertino. Si concesse, quindi, la libertà e il tempo di comprendere il valore di ciò che la circondava e trovare di conseguenza un modo per farlo capire al mondo esterno, nel momento in cui sarebbe stata pronta, regalando un’identità tradizionale a tutti coloro che avrebbero saputo apprezzarla. Signore e Signori… …C’era una volta una bambina. C’era una volta Maria Caterina Dei. C’era l’amore di un nonno, Alibrando Dei, per l’arte e c’era la sua lungimiranza proiettata a futuri progetti vitivinicoli, in una zona vocata a vini di importante struttura.  C’era il travertino, personaggio quasi tangibile nella storia della famiglia Dei, in quanto possidenti di giacimenti. C’era anche l’amore di un padre, Glauco Dei: il suo amore cristallizzato in tante scaglie sottili di travertino, compresse tra loro, per dare vita al sogno di quella bambina che in un giardino del 1700 passava le sue giornate in sublime compagnia di statue artistiche, disseminate nella ricca vegetazione del suo bellissimo regno. Sola e autentica arte che prendeva forma per difendere ogni suo sogno. Maria Caterina Dei crescendo comincio però a chiedersi perché dovesse restare tutto lì, così nascosto, in modo che solo lei potesse vederlo. Perché non portare al di fuori quel mondo che amava e aveva tanto amato da bambina? Perché non far capire che tutto poteva essere diverso dalla regola, da com’era sempre stato? Che tutto poteva essere possibile, se solo si fosse riusciti a far apprezzare la tradizione, se solo si facesse caso alle piccole cose. Se solo si riuscisse a far capire che la differenza a questo mondo la fa chi sa dove e cosa guardare e chi riesce ad apprezzare il più piccolo acino di uva all’interno di un calice di vino. Il Nobile di Montepulciano appunto: un vino nobile in tutte le sue accezioni.  Elegante, complesso, dai mille volti e vinificato, in questo caso, in numerose declinazioni dalle mani e dall’inventiva acuta di quella bambina che crescendo si era cominciata a preoccupare del patrimonio tradizionale e così era riuscita in un compito davvero arduo: creare dall’artigianalità un mondo, un’identità in cui rivedersi e far si che chiunque avesse voltuto potesse rivedercisi a sua volta. Era stata lungimirante, caratteristica sicuramente di famiglia. Per questi suoi principi, un amorevole padre, pur di vedere tale sogno realizzato negli occhi della figlia e renderla felice, iniziò a costruire, ideare e creare con le sue mani…armonia.  Cominciò a seguire la melodia che Maria Caterina intonava quotidianamente. Trasportato da quelle note, ogni giorno, dava vita con il duro lavoro, a un castello, una cantina, fatta di accordi e travertino. Quando l’amore di una figlia si propaga diventando vibrazione sonora e liquefacendo la potenza della terra e quando l’amore per un territorio si manifesta con il Nobile di Montepulciano che in un anfiteatro ha il suo trono, ci si rende conto che quella che era una bambina chiusa nel suo regno a creare mondi con le sue idee rendendole liquide, alla fine è riuscita ad aprire finalmente le porte alla realtà esterna per poter raccontare la sua verità; stabilendo le sue regole per tutti coloro che hanno l’attenzione e i sogni di riuscire ad ascoltare la sua musica che incanalandosi attraverso quella scala a chiocciola, per quell’immenso anfiteatro,  arriva rimbombando tra le mura, direttamente al cuore di ognuno suggerendogli di destarsi dall’inconsapevolezza.  Un vino che all’interno degli ampi spazi si può sentire con il cuore e ascoltare chiudendo gli occhi, percependo le vibrazioni. C’era una volta l’amore di una cantina per il suo territorio: vi presento Cantine Dei. IL PERCORSO IN BREVE: MATTINA: Visita a Cantine Dei a Montepulciano godendo del racconto della padrona di casa e facendovi coinvolgere dalla natura artistica di un luogo e di un vino. POMERIGGIO: Visita a Montepulciano una realtà racchiusa in piccole vie lastricate, a stretto contatto con panorami mozzafiato e cultura locale. Un salto fino in cima nella torre del comune per respirare l’aria del paese, merita la visita.  PRANZO/APERITIVO: Vi consiglio di fermarvi, durante la passeggiata, per fare un aperitivo d’obbligo, un pasto veloce, ma confortevole a “La Vineria di Montepulciano”: locale piccino e accogliente, tramandato di padre in figlio con l’unico scopo di far provare le tradizioni toscane a tutto quel mondo che lì si ferma per un momento di ristoro e curiosità.  Ormai divenuto uno dei fulcri centrali per le sue tipicità a Montepulciano, saprà sorprendervi con ogni tipologia di tagliere salumi e formaggi e specialità in ogni modalità di lavorazione. Salumi di ogni tipo, ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati, anche quelli più temerari, adagiati su spianatoie di legno di davvero ogni grandezza. E non dimenticate le focacce fumanti! Non potete non provarle, conforteranno il cuore.  Basterà solo entrare e sedersi davanti al caratteristico specchio delle dediche che domina tutta la parete della sala principale e iniziare da quel momento a lasciarvi andare in un viaggio gustativo, assaporando metaforicamente e non, tutto ciò che la vostra fantasia poteva solo immaginare fino a quel momento. Non lesinate con i primi: grandi portate delle ricette più tipiche, non faranno altro che stuzzicare la vostra curiosità di gola. D’altronde non c’è niente di più bello che cedere e abbandonarsi alle tentazioni.  Non certo, quindi, il posto giusto per trattenervi, men che meno per non degustare caratteristiche enologiche locali: una grande scelta di vini, per far onore al nome del locale, è sapientemente proposta dai cinque padroni di casa. Fatevi consigliare! Ce n’è di tutti i tipi, ma non aspettatevi gradazioni alcoliche basse: se si entra in “La Vineria di Montepulciano” dovrete essere pronti a immergervi completamente nello stile di vita autoctono, ergo, degustate vini che riescano ad accompagnare nel calice e nel cuore le portate consistenti che verranno presentate alle vostre papille gustative.  Non ve ne pentirete…e magari, dopo aver goduto della bellezza e corposità culinaria di Montepulciano, una passeggiata sarà sicuramente imperativo farla. SUGGERIMENTI: “Cantine Dei” ha dato vita da qualche anno anche all’Osteria Dei, ristorante adiacente alla cantina, magistralmente portato avanti dallo chef Michele Mastrosanti.  Vetrate immense per tutta la facciata principale del locale che affacciano direttamente sul giardino, adornato da composizioni artistiche statuarie, vi ispireranno a intraprendere un sogno: il sogno della padrona di casa Maria Caterina Dei, in quelle che sono le tradizioni culinarie del luogo.  Tutto il menù segue la stagionalità delle materie prime, allo scopo di ricreare l’autenticità tradizionale di quello che è il principio su cui si fonda sia la cucina che la cantina stessa. L’orto, vicino l’Osteria Dei, ci regala prodotti sempre di primissima qualità che vengono sapientemente scelti dallo chef per poi diventare parte del suo percorso immaginativo con il fine di ricreare un’esperienza non soltanto culinaria, ma di identità locale.  Il tutto corredato e accompagnato dai vini della Cantina Dei che sapranno essere ottimi compagni di viaggio ad ogni portata, semplicemente chiudendo gli occhi, abbandonandovi ai sentori nel calice e lasciandovi trasportare nel sogno di Cantine Dei.    
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Roma fa Corto Circuito e accorcia la filiera del vino naturale Arrow Right Top Bg

27 Settembre, 2026

Roma fa Corto Circuito e accorcia la filiera del vino naturale

Lunedì 5 ottobre a Roma i vignaioli della rete Corto Circuito incontrano gli operatori che scelgono il rapporto diretto con il produttore per riscoprire il piacere di una stretta di mano Il vino è condivisione, relazione, incontro. E la rete Corto Circuito nasce proprio per rimettere al centro le persone: accorciare la filiera del vino, creando connessioni dirette tra vignaioli, ristoratori ed enotecari, senza intermediazioni. Conoscersi, lavorare insieme per un progetto comune, portare alle persone che nelle città bevono il vino un’idea di agricoltura e di vino diversa ma anche un diverso modo di lavorare insieme costruendo alleanze durature. Lunedì 5 ottobre 2026, dalle 11 alle 18 negli affascinanti spazi di LATTA (Via Pacinotti, 83- Roma), un cocktail bar al centro di Ostiense specializzato in cocktail d’autore, vini artigianali e cucina con contaminazioni internazionali con focus sulle fermentazioni e una forte vocazione verso gli esperimenti. Qui gli operatori potranno assaggiare i vini di una ventina di aziende, ciascuna con la propria identità, provenienti da territori e progetti agricoli diversi ma con importanti principi comuni: agricoltura biologica o biodinamica, fermentazioni spontanee, solfiti minimi o assenti e un rispetto profondo per la terra e per le persone che la lavorano. Scegliere di acquistare direttamente da chi il vino lo fa è il modo più autentico per trasformare la carta dei vini in un viaggio emozionante per i propri clienti, sostenendo al tempo stesso la vitalità di piccole realtà agricole che fanno la differenza. L’appuntamento di Corto Circuito non è una semplice degustazione, ma un’opportunità per creare sinergie concrete mettendo al centro le persone valorizzando storie, territori e scelte produttive che spesso faticano a emergere attraverso i canali distributivi tradizionali. L’ingresso è gratuito e riservato agli operatori del settore con registrazione sul sito: cortocircuitovino.it/giornata-operatori-roma/ Per informazioni logistiche, contatti telefonici e indicazioni sul parcheggio presso la sede di LATTA: www.latta-roma.it   La Redazione
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Wines Experience & Fine Food: una rete di partner strategici a Città del Messico Arrow Right Top Bg

27 Settembre, 2026

Wines Experience & Fine Food: una rete di partner strategici a Città del Messico

  Il 5 e 6 novembre 2026 Expo Santa Fe riunirà produttori italiani e professionisti latinoamericani. Tra le novità, la collaborazione con Gambero Rosso e il coinvolgimento di importanti realtà messicane della ristorazione, della sommellerie, del turismo e della formazione.   Wines Experience & Fine Food si prepara al debutto a Città del Messico, in programma il 5 e 6 novembre 2026 presso Expo Santa Fe. La manifestazione, dedicata alle aziende italiane interessate a sviluppare la propria presenza in America Latina, rafforza il proprio posizionamento grazie alla collaborazione con Gambero Rosso e a una rete di partner profondamente radicati nel mercato locale. Importatori, distributori, buyer, ristoratori, sommelier e professionisti del food & beverage saranno al centro di due giornate pensate per favorire incontri commerciali, approfondimento e conoscenza del mercato. Il programma comprenderà masterclass, seminari, degustazioni guidate, momenti di networking e la Blind Tasting Area, lo spazio di degustazione anonima che permetterà alle aziende di raccogliere dati e indicazioni sul posizionamento dei propri vini. Tra gli appuntamenti di punta del 5 novembre figurano due masterclass realizzate in collaborazione con Gambero Rosso. Le degustazioni, una in programma quale momento inaugurale dell’evento, e l’altra nel pomeriggio del giorno 5, presenteranno dieci vini, selezionati tra le etichette già importate e disponibili sul mercato messicano: due spumanti, tre vini bianchi, quattro rossi e un vino da meditazione. Il percorso offrirà agli operatori una panoramica dell’eccellenza enologica italiana attraverso territori, vitigni autoctoni e stili produttivi contemporanei, con particolare attenzione al rapporto qualità-prezzo e alle opportunità commerciali. Per ciascun vino saranno indicati l’importatore ufficiale in Messico e i relativi contatti, trasformando le masterclass in uno strumento operativo per ristoratori e professionisti del settore. Tornano anche i Market Shapers Awards, come nelle scorse edizioni di Wines Experience (Londra e Ho Chi Minh City), il riconoscimento dedicato alle aziende, agli operatori e alle organizzazioni che contribuiscono alla crescita del food & beverage italiano sui mercati internazionali. La dimensione istituzionale dell’evento sarà rafforzata dalla partnership con CANIRAC, Cámara Nacional de la Industria de Restaurantes y Alimentos Condimentados, punto di riferimento nazionale per la ristorazione messicana, e con l’Ente del Turismo di Città del Messico. Il coinvolgimento della comunità professionale del vino sarà garantito dalla collaborazione con ONSOM, Organización Nacional de Sommeliers de México, e con l’Asociación de Sommeliers Mexicanos. Universidad Panamericana parteciperà in qualità di education partner, coinvolgendo gli studenti in un’esperienza di formazione sul campo e favorendo l’incontro tra imprese e nuove professionalità. Un’attenzione specifica sarà dedicata anche alla rappresentanza femminile nell’industria con Mujeres in Taninos, che collaborerà con l’ente Women in Wine & Spirits alla “mentorship hour” e al “networking reception”, creando uno spazio di confronto, orientamento e connessione tra professioniste. Anche NielsenIQ sarà Data Partner della manifestazione, mettendo a disposizione analisi e approfondimenti utili a comprendere dinamiche, consumi e prospettive del mercato. L’iniziativa potrà inoltre contare sul sostegno di ITA-ICE (Italian Trade Agency), presente con una collettiva di aziende, e sulla partecipazione di Italia del Vino, che riunirà alcune delle principali cantine italiane. Con oltre 130 milioni di abitanti, importazioni di vino pari a 315 milioni di dollari e un consumo pro capite cresciuto del 60% negli ultimi quindici anni, il Messico offre interessanti prospettive di sviluppo per i produttori italiani. Le importazioni coprono oltre il 70% del consumo nazionale e l’Italia figura già tra i principali Paesi fornitori. Il valore del comparto vinicolo messicano potrebbe inoltre raggiungere 6,6 miliardi di dollari entro il 2030. La manifestazione prevede la partecipazione di circa 130 aziende espositrici, con oltre 1.000 etichette in degustazione e più di 1.000 operatori internazionali. Accanto al vino, l’evento darà maggiore spazio al fine food, con prodotti gourmet, ingredienti di qualità e specialità territoriali italiane pensati per ampliare le occasioni di business e offrire una rappresentazione più completa del patrimonio enogastronomico nazionale. Wines Experience è un format internazionale ideato da United Experience in collaborazione con BolognaFiere. Il progetto nasce per connettere le imprese italiane con i mercati a maggiore potenziale attraverso un modello orientato alla qualità degli incontri, con lounge aperte, spazi condivisi e aree progettate per facilitare il confronto diretto tra produttori e operatori professionali. La tappa di Città del Messico segue le edizioni di Londra, che ha riunito oltre 170 espositori italiani e 1.200 professionisti, e di Ho Chi Minh City, con 70 espositori e 550 buyer internazionali. Dopo il Messico, il calendario proseguirà con il ritorno a Ho Chi Minh City il 19 e 20 maggio 2027 e a Londra il 4 e 5 ottobre 2027. Per maggiori informazioni e per consultare il programma aggiornato:
https://winesexperience.com/programming La Redazione
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