Paestum Wine Fest Business segna l’evoluzione del principale hub vitivinicolo del centro-sud italia e premia i nomi più autorevoli dell’Italia del vino Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2026

Paestum Wine Fest Business segna l’evoluzione del principale hub vitivinicolo del centro-sud italia e premia i nomi più autorevoli dell’Italia del vino

  I grandi nomi del vino premiati nella XV edizione del Paestum Wine Fest Business 2026 in occasione della cerimonia ufficiale di consegna dei riconoscimenti, uno dei momenti di più alto profilo istituzionale dell’intera manifestazione.   L’evento, ospitato presso il Ristorante Enoteca Tavernelle (Capaccio, Paestum), ha riunito imprese vitivinicole, buyer e i più grandi rappresentanti del mondo della distribuzione, giornalisti e opinion leader del comparto, confermando il ruolo del Paestum Wine Fest Business quale piattaforma strategica di relazione, networking e valorizzazione delle eccellenze del sistema vino. A consegnare i riconoscimenti sono stati consegnati da Angelo Zarra, ideatore Paestum Wine Fest e Alessandro Rossi, direttore Paestum Wine Fest e conferiti a personalità, professionisti e istituzioni che, attraverso il proprio impegno e la propria visione, hanno contribuito in maniera significativa alla promozione della cultura enologica, allo sviluppo qualificato delle dinamiche professionali del settore e al rafforzamento della competitività del vino italiano sui mercati nazionali e internazionali. La cerimonia di premiazione si è aperta con l’assegnazione di una targa commemorativa al Maestro Bruno Bambacaro, recentemente scomparso, per l’impegno e il significativo contributo offerto alla sua terra. Nel corso della serata è stato inoltre conferito il Premio alla Carriera a Guido Tabano, in riconoscimento del percorso professionale profusa con costanza nel settore. Il titolo di Personaggio dell’Anno è stato attribuito a Mario Di Paolo, per la visione innovativa e l’inconfondibile contributo stilistico apportato al mondo del vino. Poi, Premio Miglior Giornalista alla coppia di una delle più autorevoli testate di settore di rilievo nazionale e internazionale Othmar Kiem e Simon Staffler, per la professionalità e la costante attività di divulgazione che ha consolidato la testata quale autorevole punto di riferimento dell’informazione di settore. Ad Alessandro Regoli è stato assegnato il Premio alla Carriera, quale riconoscimento di una lunga e rigorosa attività di informazione e analisi nel panorama vitivinicolo nazionale. Il riconoscimento di Personaggio Commerciale è stato conferito ad Andrea Pasqua, per la capacità di coniugare visione imprenditoriale, marketing e posizionamento internazionale del vino italiano. Nell’ambito dei premi dedicati alle eccellenze commerciali nazionali sono stati premiati: Alessandro Lodico (Miglior Capoarea Sud Italia), Mario Merola (Miglior Agenzia di Rappresentanza Sud Italia), Massimo Calandrini (Miglior Capoarea Nord Italia), Gianluca Susanna (Miglior Agenzia di Rappresentanza Nord Italia) e Antonio Guerra (Miglior Direttore Vendite Italia), per il determinante contributo allo sviluppo e al consolidamento delle reti distributive sul territorio nazionale. Il Premio Nazionale alla Formazione Enologica d’Eccellenza è stato assegnato alla Scuola Enologica Francesco De Sanctis di Avellino, riconosciuta quale centro di riferimento nella formazione delle nuove generazioni di professionisti del vino e modello virtuoso di integrazione tra tradizione, innovazione e cultura enologica. Il riconoscimento è stato ritirato da Fabrizio Scotto Di Vetta, Direttore dell’Azienda Agraria ed Enologica dell’Istituto, insieme a Ernesto Buono, docente di meccanica enologica e componente dello staff tecnico azienda agraria ed enologica, in rappresentanza della comunità scolastica e del dirigente Pietro Caterini. Nel corso della serata sono stati inoltre conferiti il premio Wine Ambassador dell’Anno a Flavio Procino e il Premio Coravin 2026 – Sommelier Sguardo al Futuro a Cecilia D’Amato, per la visione contemporanea e l’approccio innovativo nella diffusione della cultura enogastronomica. La cerimonia ha rappresentato un momento di elevato valore istituzionale, rafforzando la dimensione del Paestum Wine Fest Business quale hub autorevole di incontro tra imprese, professionisti e mercati e quale spazio qualificato di riconoscimento delle eccellenze che contribuiscono alla crescita del sistema vitivinicolo italiano. La Redazione
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Specogna Vignaioli. Il vino è vita e la parola d'ordine è qualità, anzi, vivere per la qualità! Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2026

Specogna Vignaioli. Il vino è vita e la parola d'ordine è qualità, anzi, vivere per la qualità!

  A dicembre sono passato in azienda per incontrare Cristian Specogna. L’occasione era quella di parlare dei miei progetti futuri che coinvolgeranno anche la loro realtà, ma è stata soprattutto l’opportunità per toccare con mano un’azienda in pieno fermento. La visita mi ha permesso di scoprire la nuova sala degustazioni: uno spazio splendido, moderno ed elegante, con una vista aperta sui Colli Orientali del Friuli, capace di raccontare da sola il legame profondo tra questa famiglia e il territorio. Abbiamo parlato a lungo anche dei loro progetti che guardano al futuro, resi possibili anche dall’ingresso di un finanziatore in azienda. Progetti importanti e ambiziosi, che vedranno nei prossimi anni la nascita di un Collio Bianco da uve autoctone, la realizzazione di un bed & breakfast e la costruzione di una nuova cantina sotterranea, pensata per collegarsi a quella attuale e migliorare ulteriormente il lavoro sia tecnico che logistico. Ma al di là delle novità e delle prospettive future, ho capito che era arrivato il momento giusto per raccontare davvero Specogna Vignaioli. Una storica azienda che, a mio parere, sta diventando sempre più uno dei motori trainanti non solo dei Colli Orientali, ma dell’intero Friuli vitivinicolo. Cristian è bravissimo non solo a fare vino, ma anche a raccontarlo. La sua passione è evidente e contagiosa: la si ritrova nel modo in cui parla delle vigne, dei suoli e delle esposizioni, ma anche nella sua presenza costante nei locali e nei luoghi più interessanti, dove il vino non è mai solo un prodotto, ma un linguaggio, una cultura e un messaggio da condividere. Ma andiamo a raccontare l’azienda, e quindi per iniziare la storia dell’azienda vinicola Specogna dobbiamo retrocedere di 60 anni. Era il 1963 quando Leonardo Specogna, originario della zona di Pulfero, rientrando in Friuli dalla Svizzera dove era emigrato, passò per le Colline di Rocca Bernarda innamorandosi immediatamente a tal punto da acquistare un piccolo  appezzamento di terreno. Siamo a Corno di Rosazzo, cuore pulsante della zona DOC Colli Orientali del Friuli. Una zona protetta dai venti del Nord  alle Alpi e toccata dalle brezze del Mar Adriatico, terreni costituiti da stratificazioni di marne e arenarie, ricchi di sali minerali e fossili, chiamata nelle zone “la Ponca”, ne fanno una zona particolarmente vocata per la coltivazione della vite, considerata tale già dai tempi degli antichi romani. Nata come azienda agricola per autoconsumo, con focus su vari prodotti, si specializza nella viticoltura con il figlio di Leonardo, Graziano. Negli anni l’azienda si fa conoscere a livello nazionale e internazionale, grazie alle innovazioni portate, ma anche grazie al suo amore per il comune di Corno, infatti da sempre lavorava per dare visibilità al territorio, credeva, giustamente aggiungo io nell’identificazione del suo comune con la produzione vitivinicola. Graziano è stato nominato Cavaliere della Repubblica nel 1995, era stato primo presidente del Gruppo Viticultori di Corno di Rosazzo nel 1983, presidente della Fiera dei Vini dal 1985 al 1989 e fondatore dell’Enoteca comunale. Con Manlio Collavini, si era fatto promotore di molteplici iniziative sul territorio, tra cui la sottotitolazione di tutte le vie del Comune di Corno di Rosazzo con i nomi dei vini del mondo, portando Corno ad essere il primo comune enoico d’Italia e fu proprio il suo paese, su sua proposta, a divenire uno dei primi comuni iscritti all’Associazione Nazionale delle Città del Vino. Nel 2017 purtroppo un malore improvviso se l’è portato via, a soli 59 anni esattamente 10 anni dopo il padre Leonardo. L’azienda è quindi oggi gestita dalla terza generazione, ovvero i figli Michele e Cristian (coadiuvati da Violetta, moglie di Cristian), si occupano dei 30 ettari tra Rosazzo e Rocca Bernarda, e le uve coltivate sono le autoctone dei Colli Orientali o vitigni internazionali, che da secoli sono presenti in Friuli. La gestione in vigna è di stampo biologico, attenzione alla biodiversità con le esposizioni e gli sbalzi termici che sono fondamentali, anche se l’attenzione maggiore delle ultime stagioni è rivolata alla gestione del suolo e sottosuolo. Impegno, passione e tanta voglia di crescere e migliorarsi dei due fratelli ha dato nuova linfa all’azienda portandola ad essere tra le migliori aziende della Regione. La visita in cantina, a Rocca Bernarda, zona che possiamo considerare un Cru all’interno della DOC, mi porta a conoscere meglio la realtà e già subito Cristian mi fa capire l’importanza delle esposizioni dello stesso vitigno nei vari vigneti, praticamente un anfiteatro a 360°, dove diventano importanti le temperature, soprattutto notturne, dove le più fresche servono per donare freschezza, soprattutto ai bianchi, e temperature più calde struttura corpo e concentrazione soprattutto ai rossi. La brezza che arriva dal Mar adriatico aiuta la coltivazione in biologico, In quanto permette di non avere ristagno di umidità sul suolo e sulla pianta, e dunque meno problemi di muffe. Nel periodo di maturazione, poi, è determinante nel portarla avanti di circa 2-3 settimane per arrivare a maturazioni perfette e uve sane, primo indice di qualità. Nella proprietà tre ettari sono lasciati a bosco, fattore rilevante per la regolazione climatica delle zone limitrofe e per un equilibrio di flora e fauna. Inoltre sono stati piantati ulivi, ciliegi e piante di rose che aiutano a stabilizzare la tenuta dei pendii collinari, di base molto sensibili a causa della facile erosione. E il monitoraggio costante dei vigneti ha permesso di diminuire sensibilmente il numero di trattamenti effettuati nel corso di una stagione oltre al quantitativo di prodotto necessario a ogni passaggio. Cristian mi spiega anche che l’obiettivo è di lavorare più possibile alla borgognona in modo da cogliere al meglio le caratteristiche dei vari vigneti, e per questo è in atto uno studio, un lavoro di zonazione. In vigna solo rame e zolfo, niente pesticidi e diserbanti, il biologico è una scelta di qualità e di vita, infatti Il vino deve essere salubre e genuino e il loro lo è, ed è fondamentale la salvaguardia del territorio, e la vigna è viva, si vede immediatamente, c’è stato un ritorno degli insetti, degli animali. La passione di Cristian è a 360 e ne parliamo spesso, ed è fatta non solo nella sua azienda, ma anche di visite, degustazioni, bevute con gli amici e colleghi, tutti passaggi fondamentali per arrivare a produrre vini importanti e identitari, di personalità, che rispecchiano alla grande quello che è anche il mio pensiero nel mondo vino, ovvero eleganza, equilibrio, e piacevolezza di beva. La ricetta dalla quale partono i Fratelli Michele e Cristian è molto semplice: credere in un prodotto che sia di qualità assoluta, la migliore possibile in tutte le fasi, con la cura maniacale di tutti i dettagli sia in vigna che in cantina. Completa la lista degli ingredienti il motto: non si finisce mai di imparare. Parlando di qualità oltre chiaramente al prodotto all’interno della bottiglia anche il packaging è molto importante, in primis la bottiglia, una borgognotta, poi un immagine totalmente nuova, etichette sono molto eleganti, con un font ricercato, e addirittura il materiale per quella delle riserve è in carta di cotone, il che fa già presagire che ci troviamo difronte ad un grande prodotto, dove niente è lasciato al caso, infatti anche il nome del vino è studiato, che nel caso delle riserve, sono la sintesi del progetto che ci sta alla base. Tornando alla produzione del vino, in cantina dove il tecnico è Michele, (della questione agronomica si occupa Cristian), ma chiaramente i due fratelli si confrontano, si opera alla borgognona con le fermentazioni spontanee, utilizzo di legno di varie tipologie e si stanno sperimentando delle Anfore. Tutti gli interventi sono ridotti al minimo indispensabile, si imbottiglia senza filtrazioni solitamente in fase di luna calante. Per tutte le lavorazioni si segue il calendario lunare e biodinamico. I vini che producono sono quindi quelli caratteristici della zona: Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia, Sauvignon Blanc, Pinot Grigio, Refosco, Pignolo, Schioppettino, Merlot, e infine il Picolit che in Rocca Bernarda abbia trovato il suo ambiente ideale, essendo presente qui già dagli inizi del’ 800. Due le linee di etichette, una più fresca, e la linea riserve dove i prodotti sono di livello assoluto, con vinificazioni diverse, studiate per molto tempo: Identità 2020: Bianco Friuli Colli Orientali è un vero e proprio uvaggio, ovvero le uve vengono raccolte e vinificate assieme. E’ un blend di 70 % Friulano, che da corpo e stuttura, 15% Malvasia che dona complessità aromatica e 15% Ribolla Gialla per freschezza e acidità. Tutto i vini provengono da vigne con almeno 50 anni di età nasce un vino che affina il botti di rovere per circa 12 mesi, dopodiché 6 mesi in vasche di acciaio prima essere imbottigliato. Sono sempre più convinto del blend in Friuli Venezia Giulia, soprattutto bianchi e prodotti in alcune zone (ritorniamo ad un concetto di terrori a me tanto caro, infatti la mia è un idea di blend legata al comune o zona). Qua siamo difronte ai tre bianchi migliori e più rappresentativi del Collio e Colli Orientali che uniti, ne fanno in questo caso, un prodotto dal bouquet complesso con sentori freschi di agrumi, frutta tropicale come ananas, papaya, poi pesca erbe armoatiche, melone, fiori tra gialli e bianchi, con un finale leggermente speziato e di caffè. Al palato è pieno, elegante, di buona acidità, sapidità, freschezza che dona una buona beva, complesso, di buona morbidezza, ottimo equilibrio ed un finale teso, minerale e ammandorlato di notevole persistenza. Vino che consiglio di mettere in cantina e dimenticare qualche anno. Duality 2020: è un Sauvignon Blanc 100%. Qua si parla di un monovarietale che è frutto di un assemblaggio di uve di due vigneti con esposizioni differenti, rendendo ancora più importante, anche se in maniera diversa il concetto di blend. Avendo un vigneto esposto uno a Sud, ho più sole e quindi più maturità delle uve, che apportano al vino maggior morbidezza e complessità, mentre l’altro a Nord-est gode di maggiore escursione termica e quindi apporta al vino freschezza ed aromaticità. Ecco come nasce il nome Duality, dove chiaramente le proporzioni dei due vigneti, entrambe di oltre 30 anni di età, variano a seconda dell’annata. Un anno di affinamento sulle proprie fecce fini in botti di rovere a cui segue un anno di affinamento in bottiglia. Non amando il Sauvignon nei Colli della mia regione devo dire che mi ha sorpreso già al naso dove troviamo sentori di menta e dalle note di frutta tropicale, agrumi come limone e pompelmo, fiori di sambuco. Al palato è verticale, ricco, sapido, di buona struttura, ottima la beva, per finire con una notevole persistenza che richiamano agrumi ed erbe aromatiche. Coraggiosi e bravi a credere in un vitigno che una decina di anni fa ha subito un massacro, soprattutto mediatico, nella zona. Comprendere questo vino fa capire quanto importante sia per i fratelli la parola equilibrio. Malvasia Riserva 2017 da 100% Malvasia Istriana. Ultima riserva nata, da un vitigno piantato nel 2007 è un’anteprima che Cristian mi ha fatto provare in azienda. Vendemmia a mano con una percentuale di muffa nobile sui grappoli del 10%. Segue pigiatura e macerazione sulle bucce con i raspi per 60 giorni. Affinamento per 48 mesi, il 50% della massa in barrique di rovere e il restante 50% in anfora di terracotta. Ulteriore affinamento di 12 mesi in bottiglia. Profumi floreali si fondono a note di miele e frutta matura, il legno seppur presente è quasi impercettibile. Al palato buona acidità, fresca e di buona sapidità. Una progressione del gusto molto interessante chiude con ottima persistenza di frutta quasi secca. Pinot Grigio Ramato Riserva 2019: le uve provengono da una vigna degli anni Macerazione sulle bucce per lungo periodo e affinamento in legno per 24 mesi sulle sue fecce fini. Da aggiungere che Specogna ha sempre prodotto un pinot grigio ramato anche quando andava di moda il “bianco carta”. Al naso in bouquet si esprime tanto frutto, mela rossa, melograno, nespola, mandorla, fiori gialli. Al palato è pieno, il tannino è equilibrato cosi come acidità e alcool. Buona freschezza e ottima persistenza. Pinot Grigio Ramato Riserva (Metodo Solera): 100% Pinot Grigio nasce da un idea di Cristian presa nella zona dello Sherry, un assaggio che mi ha colpito qualche anno fa e parliamo di un vino composto in prevalenza dall’annata più giovane e poi altre 5-6 annate più vecchie, in parti più o meno simili. Alla freschezza e piacevolezza dell’annata recente si uniscono struttura, corpo e complessità delle annate più vecchie. Vino complesso, di buona struttura, con sentori di frutta rossa, mandorle. Al palato è persistente, tannino leggero, elegante, da bere senza abbinamenti con un finale di agrumi come l’arancia e minerali. Grande Oltre 2019: un blend dei tre vitigni autoctoni a bacca rossa principali del Friuli: Refosco dal Peduncolo Rosso, Pignolo e Schioppettino, con impianti a Rocca Bernarda e Rosazzo che vanno dal 1976 al 2014 secondo la varietà. Ecco nuovamente l’importanza del blend dove il Refosco, dona colore e freschezza, lo Schioppettino porta spezie e frutti e il Pignolo dona struttura e tannino. Affina per circa 24 mesi in botti di rovere. Un vino che sicuramente farà della longevità il suo pregio. Al naso note di tostatura, frutta rossa, spezie In bocca il tannino ancora graffia, è un vino complesso di carattere che ha bisogno di qualche tempo in bottiglia per donarsi completamente. Chiude con un ottima persistenza di frutta rossa, tabacco e leggermente il pepe. Pignolo 2013: Da uve 100% Pignolo, piantate nel 1996 a Rosazzo, la zona principe di questo vitigno “pignolo” in tutti i sensi. Il vino affina per un periodo di circa 60 mesi, una parte, il 50% della massa in botti di rovere da 500 litri mentre il restante 50% affina in barriques di rovere da 228 litri. Al naso sentori di ciliegie, amarene, prugne, more, violetta, sottobosco, spezie, caffè, cuoio e cacao. Al il tannino vivace è presente ma di ottima finezza, ottima freschezza, ottima la persistenza di tabacco e soprattutto frutta. Picolit 2018 Dalle colline di Rocca Bernarda l’Oro del Friuli Venezia Giulia, 100% Picolit dalla zona principe per questo vitigno. Uve vendemmiate a mano, fatte appassire vengono fatte fermentare e affinare in barriques di rovere da 228 litri. Imbottigliato dopo 24 mesi, affina ancora in bottiglia prima di uscire sul mercato. Al naso bouquet ampio e complesso con sentori di albicocca, agrumi, caramello, pesca, caffè, zenzero e zafferano. Al palato per la tipologia buona freschezza, dolce ma non stucchevole, di buon equilibrio e persistenza. Una ottima bevuta per un fine pasto. Le Riserve posizionano l’azienda ad un livello qualitativo molto alto, e contribuiscono a posizionare Corno di Rosazzo tra i migliori siti vitivincoli d’Italia: Duality, Identità, Pinot Grigio Ramato, Malvasia Riserva, Oltre, Pignolo e Picolit sono perle della viticoltura Friulana. Concludo facendo i complimenti ai due fratelli, e vi invito o provare queste riserve e se riuscite andate a trovarli in Cantina.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo    
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Vini Selvaggi 2026 torna con grandi novità Arrow Right Top Bg

3 Marzo, 2026

Vini Selvaggi 2026 torna con grandi novità

  LA FIERA DEL VINO NATURALE PORTA A ROMA OLTRE 120 VIGNAIOLI INDIPENDENTI PROVENIENTI DALL’ITALIA E DALL’EUROPA,  E UNA FESTA DI APERTURA CON TANTI ARTIGIANI DEL NATURALE L’8  e il 9 marzo, a San Paolo District, torna una nuova edizione della manifestazione che riunisce i vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia, Francia, Slovenia, Spagna e Austria, selezionati per il loro approccio artigianale e per una pratica agricola attenta all’ambiente. Novità della sesta edizione è la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!” che si svolgerà sabato 7 marzo a San Paolo District   Roma si prepara ad accogliere la nuova edizione di Vini Selvaggi, la fiera indipendente dedicata ai vini naturali e all’agricoltura artigianale, in programma al San Paolo District dal 7 al 9 marzo 2026. Tra le novità in programma la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!”, in programma sabato 7 marzo dalle 16.00 alle 22.00, sempre al San Paolo District. L’ingresso è gratuito e le somministrazioni sono a pagamento. Cos’è Vini Selvaggi Nata come spazio di incontro tra vignaioli, operatori professionali e pubblico appassionato, Vini Selvaggi è diventata negli anni un punto di riferimento nazionale per chi ricerca nel vino autenticità, coerenza agricola e una visione culturale alternativa ai modelli industriali. Una manifestazione che mette al centro il lavoro contadino, il rispetto dei territori e una cultura del bere consapevole, libera da mode e omologazioni Affermano gli organizzatori Lorenzo Macinanti (Solovino) e Giulia Arimattei (studio di comunicazione Fritz.Ico). L’edizione 2026 riunirà oltre 120 vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia ma anche da Francia, Spagna, Slovenia, Austria con numerose e interessanti novità. Come ogni anno, la ricerca è orientata verso nuove realtà, spesso poco conosciute anche al pubblico più appassionato. In degustazione vini identitari, spesso fuori dagli schemi convenzionali, ma profondamente legati ai territori di origine. Vini Selvaggi, giunta alla sesta edizione, si conferma anche come luogo di confronto tra produttori, ristoratori, distributori, giornalisti e appassionati, favorendo relazioni dirette e promuovendo una filiera corta e consapevole. Accanto alla parte espositiva, il programma prevede momenti di approfondimento culturale dedicati ai temi dell’agricoltura sostenibile, del vino naturale e delle trasformazioni del mondo rurale contemporaneo. Non solo vino L’Area Food – Artigiani del Gusto affianca la proposta vitivinicola con una selezione di realtà di qualità: La Polpetteria, Stracotteria, Spaccio, ReCUP e Twist & Chips proporranno un’offerta che coniuga valorizzazione delle materie prime e recupero creativo, contribuendo a definire uno spazio conviviale dove fare una sosta golosa. La proposta dedicata al caffè vedrà la partecipazione di PicaPau e Origine, progetti specialty orientati alla qualità della filiera, alla selezione consapevole delle materie prime e allo sviluppo di una cultura del caffè. Il Corner Distillati & Birre Artigianali, con DrinkIt, Distillerie Capitoline, L’Ardente, Liquorificio 4.0 e Birrificio Freelions, amplia il percorso espositivo attraverso una selezione di produzioni indipendenti che interpretano la fermentazione e la distillazione in chiave artigianale, con attenzione alla ricerca, all’identità territoriale e alla qualità produttiva. Nella giornata di domenica sarà, inoltre, attivo uno Spazio Bambini, a cura di Io Gioco Ovunque, con giochi in legno e attività libere, al fine di favorire una fruizione più inclusiva e accessibile dell’evento, rafforzandone la dimensione familiare e comunitaria. La novità 2026: “Naturalmente Selvaggi!”, la festa inaugurale Novità assoluta dell’edizione 2026 sarà la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!” prevista per sabato 7 marzo dalle 16.00 alle 22.00, sempre al San Paolo District. Cuore dell’iniziativa sarà la Grande Enoteca dei Vini Selvaggi, articolata in area mercato e mescite, pensata per favorire la conoscenza diretta tra produttori e pubblico, nonché l’acquisto consapevole delle etichette presenti. L’evento “Naturalmente Selvaggi” vedrà protagonisti gruppi di vignaioli – alcuni non presenti nelle giornate ufficiali della fiera – con degustazioni a consumo e focus su specifiche aree e collettivi territoriali, tra cui i produttori dell’Associazione Vignaioli Vulcani Laziali, Ciociaria Naturale e il gruppo Senza Meja tra Collio e Carso italiano e sloveno, con aziende come Radikon, Nikolas Juretic e Paraschos. Ad animare la giornata ci saranno StappaLa e Frisson che con interventi musicali e momenti di mescita, rafforzeranno la dimensione conviviale  dell’evento. Inoltre, la giornata del 7 marzo sarà arricchita anche dalla presenza di Terres des Hommes (ONLUS), Pica Pau specialty coffee, Api di Gea (produttori di miele), Divinamente Lab e Gemma Verde (artigianato). Spazio anche ai liquorifici con Distillerie Capitolone, Distilleria Eterea, L’Ardente e Liquorificio 4.0; da non perdere i cocktail e le birre a cura di DrinkIt. Naturalmente Selvaggi è appuntamento che unisce vino, artigianato, musica e cultura gastronomica in un’unica grande festa di apertura. Ingresso gratuito aperto al pubblico e somministrazioni a pagamento. Il costo del biglietto giornaliero per Vini Selvaggi, comprensivo di tutte le degustazioni presso i tavoli degli espositori, è di 30 euro. È previsto un accredito riservato agli operatori del settore horeca al costo ridotto di 15 euro. I pass d’ingresso sono acquistabili sul sito ufficiale: www.viniselvaggi.com   ORARI E COSTI NATURALMENTE SELVAGGI Sabato 7 marzo 2026 dalle 16.00 alle 22.00 San Paolo District Ingresso al pubblico: gratuito e somministrazioni a pagamento   VINI SELVAGGI Domenica 8 marzo 2026 e Lunedì 9 marzo 2026 dalle ore 12.00 alle ore 20.00San Paolo District Ingresso al pubblico: costo 30 euro Ingresso operatori horeca: 15 euro I giornalisti interessati a partecipare, possono richiedere l’accredito (fino ad esaurimento posti) scrivendo a: press@passionfruithub.com   CONTATTI Vini Selvaggi Fiera Indipendente dei vini naturali San Paolo District Via Alessandro Severo, 48 – Roma www.viniselvaggi.com Tel: 3472934974 Email: info@viniselvaggi.com     La Redazione
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3 Marzo, 2026

Cibo Italiano Premium Pricing

  La prima ricerca internazionale dedicata alla penetrazione del Made in Italy nel mondo attraverso i social network racconta la percezione del food all’estero. Voluta da Pulse Advertising in collaborazione con Eumetra.   Barilla è nella top 3 su tutti i Paesi intervistati dei marchi più citati in assoluto legati al Made in Italy KEY FACTS → Barilla unico brand food nella top 3 del Made in Italy (boom in particolare in Cina), ma il panel delle aziende Food annovera anche Lavazza (soprattutto UK e Francia) e Ferrero. → Un cinese su due scopre nuovi brand del Made in Italy (non solo food) sui social (46% Cina, 25% Germania) → Germania: 70% pagherebbe di più per il prodotto Made in Italy e il 43% dei tedeschi si dice disposto a pagare di più per il cibo italiano (il 40% in USA) → Willingness to pay premium: 44% fashion e staccato di poco il food italiano 36% → Ricerca su 2.541 consumatori in USA, UK, Germania, Francia, Cina (agosto 2025) In questi giorni Milano è invasa da visitatori stranieri che riempiono i social media di foto di cibo che più italiano non si può. Non è folklore: è economia. Come racconta “Made In Italy in the social media age”: una ricerca internazionale** commissionata da Pulse Advertising – network internazionale di social media consultancy ed influencer marketing, attivo con 125 professionisti in undici Paesi – all’istituto di ricerca Eumetra su oltre 2500 consumatori in USA, UK, Germania, Francia e Cina dimostra che il food Made in Italy ha conquistato lo stesso pricing power dei brand luxury – e in alcuni mercati li ha superati. Il dato più clamoroso arriva dalla Cina: il 93% dei consumatori intervistati è disposto a pagare premium per i prodotti italiani (food e non), contro il 65-74% dei mercati occidentali. E Barilla – unico brand food nella top 3 dei marchi più citati come rappresentativi del Made in Italy in Cina – ha dimostrato che quando i creator mostrano origine, artigianalità e rituali quotidiani, anche la pasta diventa un prodotto premium. La lasagna o la pasta al ragù che popolano i social media in questi giorni? È marketing “involontario” del valore di miliardi. Da Milano al mondo: quando il cibo italiano diventa contenuto virale L’immagine che gli stranieri in visita in Italia diffondono sui propri profili sono l’emblema di come funziona oggi la percezione del cibo italiano. I social media determinano pesantemente il modo con cui i consumatori guardano al Made in Italy in tutti i mercati analizzati dalla ricerca il 91% dei consumatori in Cina, il 64% negli USA, il 58% in Germania, il 58% nel Regno Unito, il 57% in Francia, affermano che i social fanno scoprire nuovi marchi, ispirano, spinghino attivamente all’acquisto di prodotto del made in iTaly. E il food è il secondo settore (31%) più presente sui feed dopo il fashion (48%). Paola Nannelli, CEO Global di Pulse Advertising Quello che vediamo a Milano in questi giorni – utenti che trasformano un piatto di pasta in contenuto social – è esattamente il meccanismo che genera pricing power globale per i brand food italiani. Quando l’esperienza del cibo italiano viene documentata, condivisa e amplificata, smette di essere tradizione e diventa aspirazione. Il Made in Italy è un valore  che gli  intervistati associano in modo ricorrente al food: 38% dei consumatori statunitenai 32% degli inglesi 33% in Cina La ricerca rivela che il 36% dei consumatori globali è disposto a pagare premium per prodotti alimentari italiani, con punte del 41% in Germania. Un dato che colloca il food immediatamente dopo il fashion (51% global) e alla pari – o sopra – di settori tradizionalmente luxury come gioielli (21-40%) a seconda del mercato) e automotive. Creator come layer di fiducia: in Cina il 58% scopre il Made in Italy da loro Il ruolo dei creator è determinante. In Cina, il 58% dei consumatori considera gli influencer più efficaci nel parlare e proporre il Made in Italy, più che i canali ufficiali dei brand (54%). La fiducia nei creator è materialmente più alta: l’83% dei consumatori cinesi dichiara di fidarsi dei consigli degli influencer (vs. 56-57% in Occidente), e il 94% afferma che i contenuti proposti dai creator influenzano le decisioni d’acquisto. Alberto Stracuzzi, Market Research Director Eumetra I consumatori attribuiscono ai creator tre ruoli chiave”. Sono i garanti di qualità e autenticità (60% in Cina, 31-46% in Occidente), storyteller che mostrano l’Italia reale, e ambasciatori dello stile di vita italiano. Quando i creator mostrano una provenienza verificabile, dettagli artigianali e rituali d’uso, il contenuto diventa il trust layer che giustifica il premium pricing. I codici culturali che convertono: eleganza, convivialità, artigianalità I consumatori globali leggono il concetto “Italia” attraverso tre codici dominanti che attraversano tutte le categorie merceologiche: Style & Elegance: 29-38% a seconda del mercato, primo driver in assoluto Traditional Craftsmanship: 15-31%, con punte in Cina (31%) e Francia (24%) Quality Guarantee: 15-27%, particolarmente forte in UK (23%) e Cina (27%) Sul fronte visivo, gli elementi che i consumatori associano più velocemente al Made in Italy sono: ambientazioni eleganti (18-36%), scene di convivialità e buon cibo (28-36%), dettagli artigianali e materiali naturali (12-44%, quest’ultimo in in Cina). “Ogni asset deve costruirsi intorno a queste tre famiglie di segnali”, conclude Stracuzzi, “perché l’equity viaggia in secondi nel feed.” Paola Nannelli CEO Global di Pulse Advertising: Il premium pricing non è più un’eredità automatica del Made in Italy: va conquistato dove i consumatori prendono le decisioni d’acquisto, e oggi quel luogo sono i social media. I brand di food italiani che rendono visibili provenienza, artigianalità e rituali culturali attraverso creator autentici stanno generando una willingness to pay comparabile a quella del luxury. Il caso Barilla in Cina dimostra che, quando trasformi l’origine in proof – non in claim –, anche la pasta diventa un prodotto premium. Gli ospiti stranieri che fotografano il cibo italiano a Milano stanno facendo involontariamente ciò che i brand dovrebbero fare strategicamente: trasformare l’esperienza in contenuto e il contenuto in pricing power. **Nota metodologica La ricerca “Made in Italy in the Social Media Age” è stata commissionata da Pulse Advertising e condotta da Eumetra su un campione di 2.541 rispondenti, bilanciato per età (15-65 anni), distribuiti in cinque mercati strategici: USA UK La Redazione
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Fiere, Sol Expo: torna a Veronafiere Il Salone dell’olio e dell’olivo Arrow Right Top Bg

3 Marzo, 2026

Fiere, Sol Expo: torna a Veronafiere Il Salone dell’olio e dell’olivo

  Presentata con il Ministro Lollobrigida la Seconda Edizione della Tre-Giorni dedicata a Business, Formazione e Cultura dell’Evo Made in Italy     Torna a Veronafiere dal 1° a 3 marzo SOL Expo, la tre-giorni interamente dedicata alla filiera dell’olio e dell’olivo made in Italy. La seconda edizione, presentata oggi alla stampa in un evento online con gli interventi, tra gli altri, del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, del presidente di ITA-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, e del direttore esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), Jaime Lillo López, conta sulla presenza di oltre 200 aziende da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria, e delle principali associazioni di settore, in rappresentanza dell’intero comparto produttivo tricolore. Alla presentazione sono intervenuti anche il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno, l’assessora ai Servizi Zerosei del Comune di Verona, Elisa La Paglia, il presidente di Confesercenti-FIESA, Daniele Erasmi, e il vicepresidente vicario di FIPE, Aldo Mario Cursano. Francesco Lollobrigida, Ministro all’Agricoltura SOL Expo manifesta la capacità dell’olio di affermarsi come un prodotto unico, strategico anche in termini di un principio di sostenibilità che non guarda solo all’ambiente, ma anche al territorio e all’economia. Come Governo abbiamo disegnato una strategia per un’azione sistemica su tre punti: la protezione, la promozione e la produzione. Sulla prima stiamo lavorando molto bene, i controlli sono stati moltiplicati sulla base dell’analisi del rischio, intervenendo sulle criticità che possono essere previste e intercettate. Sul fronte della promozione, in particolare all’interno del Coltiva Italia, vogliamo intervenire strutturalmente, per valorizzare una qualità che solo l’Italia può esprimere, garantendo la giusta remunerazione a chi produce. Abbiamo stanziato 300milioni di euro per contrastare e prevenire le fitopatie, ma vogliamo intervenire anche su tecnologia e macchine, per produrre di più e meglio. Dopo il vino, vogliamo lanciare infine una campagna promozionale a sostegno anche dell’olio, che dev’essere raccontato per incentivarne conoscenza e consumo di qualità. Federico Bricolo, il Presidente di Veronafiere Con 15 regioni produttrici presenti in quartiere, SOL Expo rappresenta un unicum tra gli appuntamenti italiani dedicati all’olio di oliva. L’obiettivo è quello di dare uno spazio di espressione corale per uno straordinario protagonista della cucina made in Italy offrendo opportunità e spunti per produttori e operatori professionali, ma anche per consumatori o semplici appassionati. Si tratta di un format ibrido che consente da un lato di esplorare le possibilità di business per un settore cruciale dell’agroalimentare italiano e, allo stesso tempo, di creare un anello di congiunzione con i consumatori attraverso la formazione e la cucina italiana, grande protagonista di questa edizione. Non mancano infatti le iniziative dei protagonisti della ristorazione e della distribuzione, da FIPE Confcommercio a FIEPET e FIESA Confesercenti e da AIRO Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio a FIC, la Federazione Italiana Cuochi che proprio a SOL Expo svelerà il suo “Piatto Unesco”, dedicato al riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità. Un’attenzione, quella riservata alla tavola, che si concretizza anche nelle proposte al pubblico, tra show cooking, degustazioni guidate e masterclass. Sul fronte dell’internazionalizzazione, il piano di incoming congiunto con ITA-Italian Trade Agency porterà in fiera a Verona oltre 80 top buyer da 25 Paesi (Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Danimarca, Francia, Belgio, Ungheria, Qatar, Israele, Bosnia Erzegovina, Azerbaigian, Finlandia, Svizzera, Canada, Paesi Bassi, Kazakistan, Marocco, Arabia Saudita, Singapore, Corea del Sud, Croazia, Austria, Serbia ed Estonia). «L’olio d’oliva rappresenta un elemento rilevante della nostra filiera agroalimentare, simbolo della qualità del Made in Italy e della Cucina italiana nel mondo, di recente riconosciuta dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’Umanità – ha spiegato il presidente di ITA-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas –. Dopo un 2024 di grande crescita del comparto oleario, con 2,6 miliardi di euro di export (+43,9% rispetto al 2023), il 2025 ha visto un rallentamento (2,1 miliardi nei primi undici mesi) dovuto più al valore che ai volumi. Si conferma quindi strategica l’azione dell’ICE che, insieme al Sistema Paese e nel solco della Diplomazia della crescita promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sostiene gli imprenditori italiani nelle loro attività di internazionalizzazione offrendo strumenti concreti per rafforzare la presenza del Made in Italy nel mondo. Grazie al supporto dell’Agenzia, a SOL Expo saranno presenti 24 operatori esteri che, insieme ad altri buyer selezionati, porteranno in fiera circa 80 top buyer provenienti da 25 Paesi tra cui i Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Francia e Arabia Saudita a testimonianza dell’attenzione internazionale per la qualità dei nostri prodotti. Come accade per il vino, con il cui comparto è possibile sviluppare importanti collaborazioni, l’olio fa parte di quell’insieme di eccellenze che ci permettono di raccontare in modo emblematico la cultura, la storia e il valore aggiunto della nostra offerta rispetto ai concorrenti esteri dandoci la possibilità di raggiungere l’obiettivo dei 700 miliardi di export entro la fine della legislatura. Obiettivo cui contribuisce in maniera rilevante l’intero settore agroalimentare che nel 2025 ha toccato il record dei 72,4 miliardi di esportazioni come risultato di un’intensa attività sviluppata sotto il coordinamento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida». «La fiera si conferma un momento di networking, formazione e informazione – ha aggiunto il direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno –, con contenuti che spaziano verticalmente e trasversalmente, dagli approfondimenti tecnici e analisi di mercato, a partire dai contributi dell’Osservatorio SOL Expo realizzato in collaborazione con Nomisma, che proprio durante l’evento presenterà la nuova indagine sull’evoluzione del rapporto tra olio EVO e consumatore italiano». Da segnalare, sul fronte del programma di SOL Expo, il convegno inaugurale, dedicato alle ‘Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia’ (lunedì 2/3, ore 12, Area Talk), l’appuntamento ‘Dal mercato europeo a quello Mediterraneo fino al Mercosur: i venti che sferzano l’olivo e l’olio di oliva’ (lunedì 2/3, ore 15, Area Talk), ‘Il paesaggio olivicolo: cultura, economia, ambiente’ (lunedì 2/3 ore 16, Area Talk) e il punto su ‘Quanta voglia di sostenibilità: dalla realtà scientifica alla narrazione per l’olio extravergine di oliva’ (martedì 3/3, ore 11.30, Area Talk). «SOL Expo celebra non solo un settore, ma un patrimonio vivente, e il Consiglio Oleicolo Internazionale è orgoglioso di essere al fianco dell’Italia in questo momento così importante – ha commentato il direttore esecutivo del COI, Jaime Lillo –. In qualità di unica organizzazione intergovernativa dedicata al settore olivicolo, il COI porterà avanti il proprio impegno a favore della cooperazione internazionale, perché solo insieme possiamo garantire che l’olio d’oliva e le olive da tavola, così profondamente radicati nell’identità italiana e mediterranea, continuino a prosperare per le generazioni future». «La collaborazione con SOL Expo rappresenta una grande opportunità di fare cultura sull’olio, coinvolgendo soprattutto i consumatori più giovani, riportando al centro il benessere alimentare – ha dichiarato l’assessora ai Servizi Zerosei del Comune di Verona, Elisa La Paglia –. Come Amministrazione comunale ci siamo impegnati, oltre che a promuovere la partecipazione dei bambini alla manifestazione, per lavorare con l’Azienda Sanitaria Locale per intervenire sulle mense scolastiche, a partire da ciò che va sulle tavole dei nostri alunni». La Redazione
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Prieto Picudo. Il felino nascosto delle Mesetas Arrow Right Top Bg

3 Marzo, 2026

Prieto Picudo. Il felino nascosto delle Mesetas

  Ci sono giorni in cui sento il bisogno di perdermi. Non nei grandi viaggi, ma in quelle deviazioni laterali che il mondo del vino ti offre quando meno te l’aspetti. È successo così anche stavolta: una strada secondaria, un nome sussurrato da un amico, una bottiglia arrivata senza pretese.  Prieto Picudo, non lo avevo mai incontrato davvero. Eppure, appena versato nel bicchiere, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a qualcuno che conosce bene la solitudine dei luoghi aperti. Un vino che non ti viene incontro: ti osserva, ti misura, decide se vale la pena raccontarsi. E io, che ho un debole per i caratteri schivi, ho capito subito che questa sarebbe stata una di quelle esplorazioni curiose che amo condividere con voi. Perché il Prieto Picudo non è un vitigno: è un invito, a rallentare, a cambiare prospettiva, a lasciarsi sorprendere da ciò che vive lontano dai riflettori. È da qui che parte il mio viaggio di oggi. Da un’uva appuntita come il suo nome, nata dove il cielo è enorme e il vento non fa sconti. Un’uva che resiste, che non si concede facilmente, ma che quando lo fa… beh, ti resta addosso. Un’uva che nasce dove il cielo è enorme Siamo nel cuore della Castiglia y León, tra altipiani che sembrano non finire mai, dove l’inverno è tagliente e l’estate brucia senza pietà. È qui, nella DO Tierra de León, che il Prieto Picudo ha trovato la sua casa. Un territorio duro, asciutto, che costringe la vite a scavare in profondità e a difendersi. Il risultato? Grappoli piccoli, acini scuri, bucce spesse. Un’uva che non regala nulla, ma quando decide di farlo, lo fa con una personalità che non assomiglia a nessun’altra. Il suo nome è già un racconto, infatti, “Prieto” significa scuro, compatto. “Picudo” rimanda alla forma appuntita dell’acino, quasi un piccolo becco. È un nome che sembra uscito da un romanzo di avventure: essenziale, diretto, un po’ ruvido. Eppure, dietro questa ruvidità si nasconde un carattere sorprendentemente moderno: acidità vibrante, tannino fine, profumi che oscillano tra la frutta rossa croccante e un lato più selvatico, quasi balsamico. La magia della “madreo” Se c’è una pratica che racconta davvero l’anima del Prieto Picudo, è la madreo: grappoli interi, aggiunti al mosto durante la fermentazione, che rilasciano lentamente colore, aromi e una freschezza quasi elettrica. È un gesto antico, contadino, che oggi molti produttori stanno riscoprendo. E il risultato sono vini che sembrano pulsare: rossi giovani e succosi, rosati intensi chiamati claretes, e versioni più serie, affinate in legno, che mostrano una profondità inattesa. Un vitigno che ama sorprendere Il Prieto Picudo è un camaleonte. Può essere: Rosato: fragrante, vinoso, con una spalla acida che lo rende irresistibile. Rosso giovane: fruttato, diretto, con quella nota pepata che invita al secondo sorso. Rosso strutturato: quando il produttore decide di domarlo, emergono grafite, erbe mediterranee, ciliegia nera e una tensione minerale che racconta la terra arida da cui proviene. Spumante: sì, anche questo. E funziona sorprendentemente bene. È un vitigno che non si lascia incasellare, e forse è proprio questo il suo fascino. Perché vale la pena cercarlo? Perché il Prieto Picudo è ancora un segreto. Non ha la fama della Tempranillo, né la diffusione della Garnacha. Ma ha qualcosa che molti vitigni più celebri hanno perso: l’autenticità di chi non ha mai smesso di essere sé stesso. Bevendolo, si sente il respiro del León rurale, la solitudine delle mesetas, la tenacia dei viticoltori che hanno scelto di non abbandonarlo quando sembrava destinato a scomparire. È un vino che parla di resistenza, di identità, di paesaggi che non chiedono di essere belli, ma veri. Una curiosa esplorazione che lascia il segno è una storia di confini, di ostinazione, di bellezza non addomesticata. È una di quelle uve che ti guardano negli occhi e ti dicono: “Se vuoi conoscermi davvero, devi venire fin qui”. E mentre finisco il mio bicchiere di Prieto Picudo — mi rendo conto che ogni volta che penso di aver visto tutto, il mondo del vino trova un modo per sorprendermi. Quindi sì, questa esplorazione finisce qui. Ma non fatevi illusioni: ho già un altro vitigno che mi bussa alla porta, chiedendo attenzione. È timido, un po’ strano, forse pure permaloso… insomma, perfetto per la prossima puntata. Restate pronti: nelle curiose esplorazioni, non si sa mai chi sarà il prossimo a saltare fuori dal bicchiere.     Giovanni Scapolatiello – Quelle curiose esplorazioni
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Eccellenza di Toscana. Presentata a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ma edizione Arrow Right Top Bg

2 Marzo, 2026

Eccellenza di Toscana. Presentata a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ma edizione

  Il 7 e 8 marzo 2026 alla Stazione Leopolda di Firenze torna l’evento di AIS Toscana dedicato ai grandi vini del territorio   Mercoledì 4 marzo una straordinaria anteprima dedicata a “101 WINE – I MIGLIORI 101 VINI DELLA TOSCANA 2026” ideata da AIS Toscana e organizzata da Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e Promo Firenze Presentata stamani a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ª edizione di Eccellenza di Toscana e “101 WINE – I migliori 101 vini della Toscana 2026 ”, alla presenza del presidente della Regione, Eugenio Giani, di Leonardo Marras , assessore all’Agricoltura, Economia e Turismo della Regione Toscana, di Marcello Vagini , vicepresidente di AIS Toscana, Massimo Manetti , presidente della Camera di Commercio di Firenze, Aldo Cursano , presidente PromoFirenze, e Francesco Palumbo , direttore Fondazione Sistema Toscana. Il presidente della Regione, Eugenio Giani L’agricoltura è ciò che crea il futuro del pianeta e il vino ne è una parte culturale ed economica importante, per noi toscani importantissima. La sfida che abbiamo di fronte è difendere e accrescerne il valore, garantendo una remunerazione adeguata ai viticoltori e rafforzando il posizionamento competitivo delle nostre denominazioni nei mercati internazionali. La Guida AIS che sarà presentata a Eccellenza di Toscana, con oltre 450 aziende recensite e più di 2.100 vini descritti, restituiscono l’immagine di un panorama vitivinicolo capace e dinamico.Le iniziative come quelle promosse da AIS Toscana in collaborazione con le Istituzioni rappresentano uno strumento fondamentale per consolidare la cultura del vino e formare consumatori più consapevoli. Il ruolo dei sommelier e delle associazioni di settore è strategico nella costruzione di valore, perché contribuisce a creare identità, competenza e autenticità. Toscani DOCG. Leonardo Marras, assessore regionale all’Agricoltura, Economia e Turismo Nel nostro vino scorrono identità e cultura, salute ed economia. In Toscana il 97% della superficie vitata è iscritta a denominazioni DOP, a fronte di una media nazionale del 65% e sempre qui, in Toscana, vantiamo un primato nella sostenibilità, grazie al 38% del vigneto coltivato regionale a biologico, pari al 17% dell’intera superficie vitata biologica italiana. È un primato garantito anche dal presidio del territorio e dalla responsabilità ambientale che anima la nostra agricoltura. Il lavoro del comparto ha favorito anche la crescita dell’enoturismo, una componente strutturale dell’economia regionale, con migliaia di strutture coinvolte e un’offerta integrata che unisce vino, ospitalità e paesaggio. Solo così l’eccellenza potrà tradursi in valore duraturo per le imprese, per i territori e per le comunità che credono nell’agricoltura come leva economica e sociale . Eccellenza di Toscana 2026 alla Stazione Leopolda di Firenze, per celebrare qualità, territorio e cultura enologica, confermandosi come uno dei momenti più attesi del panorama vitivinicolo regionale. Marcello Vagini, Vicepresidente di AIS Toscana Eccellenza di Toscana si presenta al pubblico per la sua 24ma edizione, è la manifestazione più longeva nel panorama regionale dedicato ai produttori toscani organizzata da AIS Toscana. In questo quasi quarto di secolo e non solo, abbiamo contribuito alla divulgazione della cultura del vino della Toscana, i numeri delle passate edizioni ci indicano che questa è la strada giusta da seguire. Abbiamo distribuito 194 mila bicchieri, 27 mila vini in degustazione e 3400 produttori presenti La Toscana vanta più di 4400 soci risultando una tra le regioni italiane più numerose e vantiamo numerosi sommelier che hanno conquistato il podio come Miglior Sommelier d’Italia. Eccellenza di Toscana si aprirà sabato 7 marzo alle ore 10.00 con l’inaugurazione ufficiale e l’apertura del percorso di degustazione al pubblico alla presenza delle Istituzioni cittadine, regionali e del Sottosegretario di Stato Ministero Agricoltura, Sovranità alimentare e forestale Patrizio Giacomo La Pietra. Anche per il 2026 è confermata la formula che ha decretato il successo dell’evento: centinaia di etichette in degustazione ai banchi d’assaggio, percorsi guidati con sommelier AIS, pillole formative e approfondimenti tematici e quest’anno con l’anteprima dei “101 WINE”. Sarà la Camera di Commercio di Firenze la location che ospiterà la straordinaria anteprima “101 WINE – I migliori 101 vini della Toscana 2026 ”, resa possibile grazie all’organizzazione di PromoFirenze e della stessa Camera di Commercio di Firenze, in programma per mercoledì 4 marzo alle 17 presso l’auditorium in piazza Mentana 2. La selezione nasce dal lavoro svolto per la guida “ Eccellenza di Toscana 2026 ”, (2145 vini valutati da 86 sommelier degustatori) per premiare i produttori che hanno ricercato la produzione di vini ai vertici della qualità, attraverso l’innovazione, non solo enologica ma di pensiero. Marcello Vagini è anche intervenuto al riguardo Eccellenza di Toscana” è un evento che racconta la vitalità del comparto vitivinicolo regionale e che, anno dopo anno, consolida il ruolo di AIS Toscana come punto di riferimento per la cultura del vino e la divulgazione della produzione di qualità arricchita da “101 WINE” che premia in ogni territorio il valore di quei vini fatti di artigianalità, dinamismo, qualità e innovazione. Ed è proprio sul valore del vino toscano che è intervenuto Massimo Manetti Presidente della Camera di Commercio di Firenze La premiazione de ‘I migliori 101 vini della Toscana’ sta diventando un evento rituale e prestigioso per la Camera di commercio di Firenze che lo ospita con orgoglio. È un’occasione per consegnare un riconoscimento all’eccellenza produttiva e alla capacità di innovazione di cui il settore vitivinicolo avverte un’assoluta necessità. Di fronte all’instabilità dei mercati internazionali ma soprattutto di fronte al cambiamento delle abitudini di consumo, sperimentazione e innovazione in campo enologico diventano fondamentali per ricercare prodotti che vanno incontro ai desiderata dei consumatori senza tradire l’eccellenza caratteristica delle nostre bottiglie E questo evento celebra appunto il cambiamento di qualità che avviene nel solco della tradizione di più alta gamma. Qualità che crea valore anche attraverso un sistema che fa sinergia e crea sviluppo nella ristorazione, negli agriturismi, e in tutti quei luoghi di produzione di prodotti di qualità in cui la comunicazione e la divulgazione diventano asset strategici come la collaborazione che si rinnova con Fondazione Sistema Toscana. Il Direttore Francesco Palumbo Fondazione Sistema Toscana lavora al fianco della Regione per valorizzare le eccellenze del territorio attraverso i suoi asset digitali: dalla testata intoscana.it con i suoi format, al sito di Vetrina Toscana, fino al portale ufficiale del turismo Visittuscany.com. La collaborazione con AIS, ormai consolidata per PrimAnteprima, nell’ultimo anno si è ulteriormente rafforzata: la nostra redazione ha seguito i momenti chiave dell’associazione, dai 60 anni di AIS a Pistoia fino alla Guida Vitae 2026. Il 4 marzo cureremo moderazione e copertura giornalistica della premiazione ‘Le migliori 101 etichette di vino della Toscana’, mentre il 7 e 8 marzo saremo in Leopolda per raccontare Una sinergia che ha potenziato la condivisione integrata dei contenuti tra intoscana, Vetrina e AIS, moltiplicando le finestre narrative delle nostre eccellenze agroalimentari. Nel week end dedicato a “ Eccellenza di Toscana ”, confermata la formula collaudata con degustazioni ai banchi d’assaggio delle oltre 1000 etichette proposte da oltre 150 produttori – da scoprire in autonomia oppure attraverso gli AIS Tour per piccoli gruppi guidati da sommelier professionisti e le pillole di degustazione di vino con le AIS Wine School . Spazio alla grande spumantistica italiana con la Master Class TRENTODOC “Pas Dosé: la purezza del TRENTODOC” e ai vini del territorio con la Master Class del Consorzio Tutela Vini Elba DOC. Non solo vino: il programma 2026 amplia ulteriormente l’offerta con le Beer School, le degustazioni guidate di distillati con ANAG School, le Chocolate School by Catinari, l’ AIS Tè School, che esplora il mondo del tè tra storia e degustazione e AIS Oil School in collaborazione con OlioOfficina. A completare il gusto della Toscana la presenza dell’Associazione QUORE associazione che promuove e valorizza le produzioni agro-alimentari toscane che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario DOP e IGP. Domenica 8 marzo il percorso di degustazione riaprirà alle ore 10.00 con un’agenda altrettanto intensa che culminerà alle 17.30 con la Premiazione AIS Wine Contest . Tra gli appuntamenti di rilievo, la Master Class TRENTODOC dedicata alle Riserve e la Master Class “ Le Donne del Vino – I vini rari delle Donne del Vino Toscane ”, in calendario proprio nella giornata simbolica dell’8 marzo. “ Eccellenza di Toscana ” si conferma così non solo una grande vetrina per le produzioni vitivinicole regionali, ma anche un momento di formazione, confronto e promozione integrata del patrimonio agroalimentare toscano, in dialogo con birra artigianale, distillati, cioccolato e tè e quest’anno guarda anche alla solidarietà infatti parte dell’incasso sarà devoluto in beneficenza alla “Fondazione ANT Franco Pannuti ETS ” che fornisce assistenza medico specialistica gratuita a casa dei malati di tumore senza alcun costo per le famiglie. In base alle risorse reperite sul territorio, ANT offre inoltre progetti di prevenzione oncologica gratuiti. L’Eccellenza di Toscana 2026 porta con sé anche altre importanti collaborazioni, tra cui quella con Vudoo per la vendita online dei prodotti presenti tramite la piattaforma esclusiva AIS WINE SHOP realizzata appositamente per l’evento.   La Redazione
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Arriva dalle Dolomiti bellunesi la linea vini “Stefano Pola” che racconta la “viticoltura di montagna” Arrow Right Top Bg

2 Marzo, 2026

Arriva dalle Dolomiti bellunesi la linea vini “Stefano Pola” che racconta la “viticoltura di montagna”

  Un progetto vitivinicolo innovativo, tra altitudine, precisione e visione contemporanea per brindare ai giochi olimpici   Nelle Dolomiti bellunesi, patrimonio naturale di straordinaria forza espressiva, prende forma il progetto vitivinicolo di Stefano Pola, che firma una linea di vini capace di tradurre l’altitudine in stile, verticalità e identità territoriale grazie ad a 9 ettari di vigna e 4 varietà. Tutto nasce a 650 metri di altitudine, in Valbelluna, dove la viticoltura si confronta quotidianamente con un ambiente estremo, fatto di suoli calcarei di matrice dolomitica, forti escursioni termiche e un clima montano che impone rigore agronomico e profondo rispetto per la natura. È qui che Stefano Pola sceglie di portare la propria esperienza, maturata in anni di lavoro su territori collinari nell’area del Valdobbiadene Docg dove ha creato la cantina Andreola, dando vita a una produzione che interpreta la montagna non come limite, ma come risorsa qualitativa. La linea vini nasce così come espressione autentica di viticoltura nelle Dolomiti bellunesi dove freschezza, sapidità ed eleganza sono il risultato diretto dell’altitudine e della precisione produttiva. Stefano Pola Una bellissima sfida quella che ho intrapreso a Sedico, in Valbelluna, con un’idea precisa che ha iniziato a prendere forma e se, all’inizio, poteva assimilato ad uno spazio di sperimentazione, devo dire che oggi mi sta dando belle soddisfazioni, grazie a vini che sono autentici e rispecchiano le caratteristiche del luogo che, sia chiaro, richiede molto impegno, lavoro e tempo per raggiungerlo. Come detto, è una vera sfida. Chardonnay e Pinot Nero sono destinati alla produzione degli spumanti Alture Metodo Classico. E Riesling Renano e Traminer Aromatico invece, per la produzione di vini fermi, tutti rappresentano che il volto più diretto e territoriale dell’interpretazione e visione di Stefano Pola sui vini di montagna, sintesi più alta del dialogo tra suolo, clima e mano dell’uomo. Il Metodo Classico Bianco da Bianco Extra Brut è prodotto con sole uve di Chardonnay. Il vino si presenta con un colore giallo paglierino, spuma cremosa e note citrine, fiori bianchi e agrumi. Al gusto è ricco, sapido, verticale e con finale asciutto. Il Metodo Classico Rosa da Nero Extra Brut è realizzato con sole uve di Pinot Nero e si distingue per il suo rosa tenue, con profumi di frutti rossi, fragoline, lamponi e mandorla fresca. Al palato è ricco, sapido e con finale asciutto, elegante e ben equilibrato. Entrambi i vini vengono affinati in bottiglia per 36 mesi, mantenendo sempre una perfetta armonia tra freschezza e struttura. I vini “Alture” esprimono al meglio l’equilibrio e la qualità del terroir e con precisione la finezza che solo i suoli calcarei di derivazione dolomitica sanno conferire. Con la linea delle Dolomiti Bellunesi, Stefano Pola si conferma “interprete” di territori complessi e imprenditore dalle scelte coraggiose. Il lavoro manuale e la ricerca costante della qualità sono al centro dell’approccio che vuole valorizzare sempre il terroir e creare vini capaci di raccontare, con autenticità, la forza e l’eleganza, in questo caso delle alte quote. STEFANO POLA Stefano Pola è alla guida dell’azienda Andreola, azienda simbolo del Valdobbiadene DOCG, dove tradizione familiare e visione contemporanea si intrecciano da generazioni, alla quale ha affiancato nel tempo lo sviluppo di altri progetti enologici, tra i quali una linea di vini di montagna ed una linea di distribuzione dal nome Eroi dal mondo. Cresciuto tra i filari, ha sviluppato fin da giovane una filosofia produttiva fondata sul rispetto dell’uva, del territorio e delle sue caratteristiche organolettiche, distinguendosi per scelte innovative volte a valorizzare l’identità e l’eccellenza della denominazione. Nel 2017 ha avviato un progetto vitivinicolo nelle Dolomiti bellunesi, nel comune di Sedico, dando vita a 9 ettari di vigna situati a 650 metri di altitudine. Qui, in un contesto paesaggistico riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, nascono vini IGT Vigneti delle Dolomiti, espressione di un terroir unico, di una viticoltura di alta quota e di un approccio produttivo orientato alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione. La Redazione
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Vini Selvaggi 2026 Arrow Right Top Bg

2 Marzo, 2026

Vini Selvaggi 2026

  Vini Selvaggi 2026 torna con grandi novità: la fiera del vino naturale porta a roma oltre 120 vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia e dall’Europa,  e una festa di apertura con tanti artigiani del naturale.   L’8  e il 9 marzo, a San Paolo District, torna una nuova edizione della manifestazione che riunisce i vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia, Francia, Slovenia, Spagna e Austria, selezionati per il loro approccio artigianale e per una pratica agricola attenta all’ambiente. Novità della sesta edizione è la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!” che si svolgerà sabato 7 marzo a San Paolo District Roma si prepara ad accogliere la nuova edizione di Vini Selvaggi, la fiera indipendente dedicata ai vini naturali e all’agricoltura artigianale, in programma al San Paolo District dal 7 al 9 marzo 2026. Tra le novità in programma la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!”, in programma sabato 7 marzo dalle 16.00 alle 22.00, sempre al San Paolo District. L’ingresso è gratuito e le somministrazioni sono a pagamento. Cos’è Vini Selvaggi Nata come spazio di incontro tra vignaioli, operatori professionali e pubblico appassionato, Vini Selvaggi è diventata negli anni un punto di riferimento nazionale per chi ricerca nel vino autenticità, coerenza agricola e una visione culturale alternativa ai modelli industriali. “Una manifestazione che mette al centro il lavoro contadino, il rispetto dei territori e una cultura del bere consapevole, libera da mode e omologazioni” affermano gli organizzatori Lorenzo Macinanti (Solovino) e Giulia Arimattei (studio di comunicazione Fritz.Ico). L’edizione 2026 riunirà oltre 120 vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia ma anche da Francia, Spagna, Slovenia, Austria con numerose e interessanti novità. Come ogni anno, la ricerca è orientata verso nuove realtà, spesso poco conosciute anche al pubblico più appassionato. In degustazione vini identitari, spesso fuori dagli schemi convenzionali, ma profondamente legati ai territori di origine. Vini Selvaggi, giunta alla sesta edizione, si conferma anche come luogo di confronto tra produttori, ristoratori, distributori, giornalisti e appassionati, favorendo relazioni dirette e promuovendo una filiera corta e consapevole. Accanto alla parte espositiva, il programma prevede momenti di approfondimento culturale dedicati ai temi dell’agricoltura sostenibile, del vino naturale e delle trasformazioni del mondo rurale contemporaneo. Non solo vino L’Area Food – Artigiani del Gusto affianca la proposta vitivinicola con una selezione di realtà di qualità: La Polpetteria, Stracotteria, Spaccio, ReCUP e Twist & Chips proporranno un’offerta che coniuga valorizzazione delle materie prime e recupero creativo, contribuendo a definire uno spazio conviviale dove fare una sosta golosa. La proposta dedicata al caffè vedrà la partecipazione di PicaPau e Origine, progetti specialty orientati alla qualità della filiera, alla selezione consapevole delle materie prime e allo sviluppo di una cultura del caffè. Il Corner Distillati & Birre Artigianali, con DrinkIt, Distillerie Capitoline, L’Ardente, Liquorificio 4.0 e Birrificio Freelions, amplia il percorso espositivo attraverso una selezione di produzioni indipendenti che interpretano la fermentazione e la distillazione in chiave artigianale, con attenzione alla ricerca, all’identità territoriale e alla qualità produttiva. Nella giornata di domenica sarà, inoltre, attivo uno Spazio Bambini, a cura di Io Gioco Ovunque, con giochi in legno e attività libere, al fine di favorire una fruizione più inclusiva e accessibile dell’evento, rafforzandone la dimensione familiare e comunitaria. La novità 2026: “Naturalmente Selvaggi!”, la festa inaugurale Novità assoluta dell’edizione 2026 sarà la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!” prevista per sabato 7 marzo dalle 16.00 alle 22.00, sempre al San Paolo District. Cuore dell’iniziativa sarà la Grande Enoteca dei Vini Selvaggi, articolata in area mercato e mescite, pensata per favorire la conoscenza diretta tra produttori e pubblico, nonché l’acquisto consapevole delle etichette presenti. L’evento “Naturalmente Selvaggi” vedrà protagonisti gruppi di vignaioli – alcuni non presenti nelle giornate ufficiali della fiera – con degustazioni a consumo e focus su specifiche aree e collettivi territoriali, tra cui i produttori dell’Associazione Vignaioli Vulcani Laziali, Ciociaria Naturale e il gruppo Senza Meja tra Collio e Carso italiano e sloveno, con aziende come Radikon, Nikolas Juretic e Paraschos. Ad animare la giornata ci saranno StappaLa e Frisson che con interventi musicali e momenti di mescita, rafforzeranno la dimensione conviviale dell’evento. Ingresso gratuito aperto al pubblico e somministrazioni a pagamento. Il costo del biglietto giornaliero per Vini Selvaggi, comprensivo di tutte le degustazioni presso i tavoli degli espositori, è di 30 euro. È previsto un accredito riservato agli operatori del settore horeca al costo ridotto di 15 euro. I pass d’ingresso sono acquistabili sul sito ufficiale: www.viniselvaggi.com ORARI E COSTI NATURALMENTE SELVAGGI
Sabato 7 marzo 2026 dalle 16.00 alle 22.00
San Paolo District
Ingresso al pubblico: gratuito e somministrazioni a pagamento VINI SELVAGGI
Domenica 8 marzo 2026 e Lunedì 9 marzo 2026
dalle ore 12.00 alle ore 20.00
San Paolo District
Ingresso al pubblico: costo 30 euro
Ingresso operatori horeca: 15 euro I giornalisti interessati a partecipare, possono richiedere l’accredito (fino ad esaurimento posti) scrivendo a: press@passionfruithub.com La Redazione
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