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3 Febbraio, 2026

L'Anteprima Colline Teramane diventa biennale

  Febbraio-marzo 2027: più vini maturi Docg Montepulciano d’Abruzzo   Alla luce del percorso di crescita dell’evento e con l’obiettivo di offrire un’esperienza di degustazione sempre più completa e rappresentativa, l’Anteprima Colline Teramane annuncia una nuova cadenza biennale. La prossima edizione è stata programmata, dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, tra febbraio e marzo 2027 – nei prossimi mesi saranno già annunciate le date. Una scelta strategica, condivisa con i produttori, pensata per consentire la presentazione di un numero ancora maggiore di vini pienamente pronti all’assaggio, capaci di raccontare con maggiore profondità l’evoluzione, la longevità e il potenziale qualitativo della Docg Colline Teramane. L’appuntamento si inserisce in un più ampio e articolato calendario di appuntamenti e attività ideati dal Consorzio – in Italia e all’estero – per la promozione e la valorizzazione dell’enologia regionale. L’ultima edizione di questa Anteprima, ospitata nel 2025 nella storica cittadina di Atri, ha confermato il crescente interesse della stampa specializzata verso una delle espressioni più identitarie del vino abruzzese. Il nuovo appuntamento del 2027, in una visione di lungo periodo, ha l’ambizione di rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Anteprima come momento privilegiato di confronto, approfondimento e racconto di una denominazione d’eccellenza.   La Redazione
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La memoria dei piatti. Cucinare per emozionare Arrow Right Top Bg

3 Febbraio, 2026

La memoria dei piatti. Cucinare per emozionare

  Quando mangio, non è la perfezione di un piatto o quanto sia bello il ristorante a restare con me. Piatti buoni ne assaggio tantissimi, ma ricordo quelli che accendono un’emozione, risvegliano un ricordo e mi riportano a gesti, sapori e sensazioni familiari. Oggi molti piatti puntano più all’effetto sorpresa che al contenuto, rincorrendo estetica e innovazione. Quello che cerco davvero è un piatto in cui la storia, la sensibilità e la tecnica del cuoco si fondono per creare un’emozione reale, capace di far sentire chi mangia parte di qualcosa di autentico. Non serve stupire per stupire, ma suscitare emozioni che restano nel tempo, perché la vera cucina che lascia il segno è quella che coinvolge chi la prova, non solo per la bontà o la presentazione, ma per il sentimento che trasmette.   Passato e presente: sono davvero in grado di coesistere? La cucina tradizionale non è un museo di piatti immutabili: la vera sfida è far coesistere passato e presente senza perdere l’identità della ricetta. Rispettare le origini, i gesti e gli ingredienti storici, ma con la sensibilità di chi sa rendere quei sapori riconoscibili e attuali, è ciò che permette a un piatto di suscitare emozioni autentiche e lasciare un ricordo duraturo nel tempo. Anche quando la cucina evolve, la vera qualità sta nel mantenere un legame con le radici. Innovare non significa cancellare, ma reinterpretare con rispetto. Un piatto che sa combinare innovazione e memoria lascia un’impressione più duratura e sincera di uno spettacolare solo visivamente.   Dove sono i grandi ristoranti di tradizione? Oggi, chi cerca un piatto veramente tradizionale, preparato come vuole la ricetta della storia locale, rischia di rimanere deluso. Sono pochi i ristoratori che ancora cucinano così: pur essendo in grado, molti hanno scelto strade più creative o sperimentali, dimenticando la profondità della tradizione. Dove sono gli chef capaci di far rivivere il passato senza stravolgerlo, mantenendo intatta la sua identità? Oggi sembra quasi che cucinare sia diventato una gara di spettacolarità: molti piatti puntano più all’effetto visivo o all’innovazione esasperata che alla sostanza, e spesso si ha l’impressione che tutti gli chef cucinino seguendo le stesse mode e tecniche, uniformando esperienze che un tempo erano uniche.   La cucina come specchio della società La cucina è (o è diventata) una riflesso diretta della società contemporanea: mode del momento, abitudini di consumo, esigenze sempre più sofisticate o rapide dei clienti. Perfino le contraddizioni dei tempi moderni. I ristoranti si adeguano a stili di vita frenetici, a richieste di piatti salutistici o vegani, alle nuove tendenze alimentari e all’estetica del piatto. In molti casi, l’innovazione diventa protagonista più del gusto stesso, e la cucina rischia di trasformarsi in uno spettacolo coerente con la società, ma spesso distante dall’esperienza sensoriale pura. Guardare un menu oggi significa leggere i desideri, le pressioni e le mode della vita quotidiana: ogni scelta culinaria diventa un piccolo specchio di ciò che siamo, di come viviamo e di come vogliamo apparire, più che un semplice momento di nutrimento.   Connessione con il territorio, stagioni e l’equilibrio tra innovazione e radici: passato e presente, chi riesce davvero a farli convivere? La vera sfida per uno chef è far convivere passato e presente senza perdere l’identità della ricetta. Rispettare le origini e gli ingredienti storici, rendendoli riconoscibili e attuali, distingue chi emoziona davvero da chi si limita a stupire. Innovare senza cancellare significa trovare ogni giorno l’equilibrio tra memoria e contemporaneità, lasciando un’impressione duratura e autentica. Questo equilibrio si riflette in ogni gesto e scelta in cucina, nella capacità di valorizzare sapori, ingredienti e gesti tradizionali senza renderli statici o prevedibili. Un piatto tradizionale parla del luogo da cui proviene: ingredienti, gesti e sapori raccontano geografia, cultura e memoria condivisa. Chi cucina davvero sa far emergere questa connessione senza banalizzarla, rendendo il pasto un’esperienza in cui il territorio si percepisce ad ogni boccone. Allo stesso tempo, la cucina tradizionale segue le stagioni: ingredienti freschi, raccolti al massimo della loro qualità, e gesti legati alla stagionalità rendono il piatto autentico. In molti ristoranti moderni questa dimensione si perde, sostituita da menù standardizzati.   Ingredienti dimenticati e antichi saperi Molte materie prime e tecniche della tradizione rischiano di scomparire, perché oggi l’innovazione corre veloce e il nuovo è sempre più ricercato. Riscoprire ingredienti dimenticati o vecchi procedimenti può ridare forza a un piatto, ricollegarlo alle sue radici e sorprendere chi lo assaggia. La sfida è riconoscere il valore del passato senza scadere nel folclore: è nell’incontro tra antichi saperi e sensibilità contemporanea che la cucina può rinascere autentica e originale.   Quanto ci costa tutto questo spettacolo? Oggi, accanto al gusto reale, c’è un’altra realtà: tutta questa esperienza, spesso spettacolare, ha un prezzo alto. Non parlo solo di denaro, ma anche di complessità e artificio che la cucina moderna impone. Si spende molto per un pasto che visivamente stupisce e promette emozione, ma alla fine spesso si mangia poco e si fatica a capire veramente ciò che stiamo assaporando. La scena e lo spettacolo diventano protagonisti quanto il piatto stesso, e noi ci ritroviamo a pagare il conto di un effetto, di un’esperienza, più che di un pasto completo che ci nutre, come potrebbe fare un piatto tradizionale, magari un minestrone o un piatto semplice della cucina di casa.   Alla fine quindi , la vera magia in cucina non è quello che vedi… ma quello che ti resta nel ricordo e soprattutto nello stomaco.   Vale Wine – Oltre la carta dei vini
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MASOTTINA BRILLA ALLA GUIDA BIO: FOGLIA D'ORO E 5 FOGLIE PER I SUOI VINI BIOLOGICI Arrow Right Top Bg

2 Febbraio, 2026

Masottina brilla alla Guida Bio. Foglia d'Oro e 5 Foglie per i suoi vini biologici

  Due etichette di eccellenza della cantina premiate per qualità e sostenibilità   Si è tenuta a Roma la premiazione della Guida Bio, l’unica guida nazionale dedicata esclusivamente ai vini provenienti da agricoltura biologica certificata o in conversione. Durante l’evento, Masottina ha conquistato due importanti riconoscimenti, confermandosi ancora una volta un punto di riferimento per gli appassionati di Prosecco e per chi guarda con attenzione alla sostenibilità ambientale. Il Prosecco DOC Biologico Costabella Brut ha ricevuto la Foglia d’Oro, il massimo riconoscimento della guida. Proveniente da vigneti biologici certificati, questa etichetta rappresenta la filosofia produttiva di Masottina che unisce la costante ricerca di qualità, armonia e rispetto per l’ambiente. Si distingue per un perlage fine e persistente, con sentori fruttati e note di fiori bianchi. Elegante e versatile, si abbina perfettamente a piatti a base di verdure crude o a tempura di pesce. Il Prosecco DOC Biologico Collezione 96 Brut ha conquistato invece le 5 Foglie, mostrando l’anima biologica del vino nel calice. Di colore giallo paglierino, con perlage fine e continuo, offre profumi di mela verde e note agrumate di limone, pompelmo e cedro. Al palato risulta setoso ed armonico, con un finale agrumato che richiama le sensazioni olfattive del naso. La Guida Bio valorizza i produttori che scelgono la strada della sostenibilità e dell’etica, ponendo attenzione non solo alla qualità del prodotto, ma anche alla responsabilità ambientale e alla tutela delle generazioni future. Entrambe le etichette premiate incarnano la filosofia della famiglia Dal Bianco: vini cremosi, eleganti e identitari, capaci di raccontare con autenticità le sfumature di ogni terroir. I riconoscimenti confermano l’impegno della cantina nel coniugare eccellenza enologica, sostenibilità e ricerca, offrendo ai consumatori prodotti di qualità superiore, frutto di cura, attenzione e rispetto del territorio. Masottina: dalla scritta antica ai 370 ettari di vigneti La storia di Masottina fonda le sue radici nei 5 ettari di vigna acquisiti nel 1946 da Epifanio Dal Bianco. Grazie a un restauro della casa padronale che domina il vigneto, viene riportata alla luce un’antica scritta: Casa Masottina. Da qui il nome dello storico marchio controllato della famiglia Dal Bianco da tre generazioni. Oggi i vini di Masottina sono il risultato di oltre 370 ettari, che si estendono nelle colline della Conegliano Valdobbiadene, patrimonio Unesco e nelle terre veneziane. Un parco vitato, costruito nel tempo, fatto di vigne sapientemente scelte e coltivate dalla famiglia, secondo le regole SQNPI. È però nelle colline di Ogliano, che Masottina esprime il meglio della propria filosofia produttiva e qualitativa, grazie ai cru espressione di un terroir unico: R.D.O. Ponente e R.D.O. Levante, che grazie a Wine Spectator ha portato le Rive di Ogliano per la prima volta nella famosa TOP 100 dei vini più importanti del mondo. Disponibili su wine-club.masottina.it. La Redazione
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Lugana DOC illumina Napoli Infinita: vino, arte e visioni a Milano Arrow Right Top Bg

2 Febbraio, 2026

Lugana DOC partner di Napoli Infinita: vino, visioni e cultura a Milano

  Dialogo tra Garda e Napoli nell’evento milanese del 17 gennaio   Milano ha ospitato il 17 gennaio 2026 un evento memorabile: la presentazione di “Napoli Infinita”, progetto editoriale e visivo ideato da Sabato De Sarno, con il Consorzio Tutela Lugana DOC come partner d’eccezione durante la settimana della moda maschile. I vini Lugana hanno accompagnato momenti di incontro e condivisione negli spazi di Motelsalieri (Via Privata Passo Pordoi 6), rafforzando il dialogo tra cultura, territorio e convivialità. Questa partnership riflette la visione della Denominazione: promuovere il vino come espressione culturale che dialoga con arte, moda e design, intercettando un pubblico giovane. “Napoli Infinita” è un racconto stratificato della città partenopea, attraverso immagini, suoni e narrazioni che catturano la sua complessità viva e in movimento, intrecciando identità, memoria e trasformazione urbana. L’evento ha incluso la performance “Undercover” dell’artista Fabrizio Vatieri e il firmacopie del volume pubblicato da nss edicola e cratèra. Il Consorzio Lugana conferma così il suo impegno in progetti che valorizzano l’Italia attraverso nuove prospettive, con il vino come elemento di relazione e racconto. Il Lugana DOC: territorio, storia e numeri Il Lugana DOC nasce dalle colline del Lago di Garda, dove il terreno argilloso e il clima mite favoriscono la Turbiana, uva autoctona per vini freschi, eleganti e longevi. Riconosciuta nel 1967 e regolamentata dal Consorzio dal 1990, copre 2.600 ettari con 214 produttori; oltre il 60% della produzione è esportato in 65 paesi (dati Consorzio 2025). Si distingue per espressioni dal fresco base alle Riserve complesse, con pratiche di sostenibilità e turismo enologico in crescita. Il territorio, ricco di storia, attrae appassionati con esperienze immersive nelle cantine e percorsi certificati. Fabio Zenato (Presidente Consorzio Tutela Lugana DOC) La partnership con Napoli Infinita esalta il Lugana come vino di cultura e convivialità Sinergie tra vino luxury e cultura contemporanea Per collezionisti e operatori, questa iniziativa evidenzia trend 2026: il 18% di crescita negli eventi vino-arte (IWSR), con DOC come Lugana che ampliano il pubblico. L’abbinamento con Napoli evoca freschezza del Garda contro vitalità partenopea, ideale per fidelizzare evoluti appassionati. Esplora il Lugana per la tua cantina: autentico ponte tra territori italiani. La Redazione
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Nebbiolo e non solo nel cuore Arrow Right Top Bg

2 Febbraio, 2026

Nebbiolo e non solo nel cuore

  Il 17 e 18 gennaio, all’hotel The Westin Excelsior, a Roma, si è svolto, per la XII edizione, l’evento “Nebbiolo nel cuore”, organizzato dall’Agenzia RISERVA GRANDE, che da anni promuove la cultura del vino anche con corsi e master. Piccola premessa: il nebbiolo è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, territorio d’elezione. Tra le motivazioni legate al nome, la più diffusa fa riferimento alla maturazione generalmente tardiva, per cui la vendemmia spesso avviene quando iniziano le prime nebbie autunnali. Naturalmente si ottengono vini diversi, a seconda della zona, del suolo, del clima e dell’azienda produttrice, ma, per quanto mi riguarda, il comune denominatore è uno: finezza ed equilibrio. Detto questo, vi racconto qualcosa sugli assaggi che mi hanno più colpito, precisando che erano presenti anche ottimi vini bianchi e bollicine originari di queste zone, autentiche meraviglie enoiche. Partiamo dal Canavese, area situata tra Torino e la Valle d’Aosta. Qui, a Villareggia, dove è nato e cresciuto, si trova l’azienda di Luca Leggero, da  sempre appassionato di vino. Dal 2014 coltiva vitigni storici della zona: il primo è un biotipo di Nebbiolo, il Picotendro, così chiamato per il picciolo tenero che lo contraddistingue. Luca è giovane e molto disponibile, e presta grande attenzione anche all’ambiente, limitando al massimo, ad esempio, l’utilizzo del rame e controllando spesso il taglio dell’erba nei vigneti.  Ama molto l’affinamento in anfora, che permette una maturazione graduale,  e, per i vini rossi, in botti grandi di rovere, per  dare morbidezza e complessità. Da questa filosofia, nasce un vino come “La Vila”, che richiama il nome del piccolo paese ed è 100% Nebbiolo: 10 mesi in botti di rovere e in anfora. Prugna, rosa canina e leggera noce moscata al naso, anticipano un gusto morbido, rotondo. L’altro vitigno storico è l’Erbaluce, vitigno a bacca bianca molto antico, i cui acini illuminati dal sole hanno riflessi dorati tra i filari dei vigneti (da qui il nome). L’assaggio è “Rend Nen”, 100% Erbaluce, espressione dialettale che significa “non rende”, bel ricordo dei primi tentativi di vinificazione di Luca Leggero nella cantina del nonno, che lo ha introdotto in questo settore. Affinamento 7 mesi in anfora, che contribuisce alla lunga persistenza del vino, caratterizzato da freschezza e mineralità. Nell’etichetta è riportato un passo dal libro “Passeggiate nel Canavese” opera in più volumi, pubblicata tra il 1867 e il 1878, di Alessandro Bertolotti, proprio per sottolineare la storicità dell’Erbaluce e il legame con la zona. Abbino questi vini a un poeta crepuscolare vissuto tra fine Ottocento e inizi del Novecento: Guido Gozzano. Nacque a Torino, ma amava molto soggiornare nel Canavese, dove è sepolto, e ne descrive l’atmosfera in alcuni componimenti della raccolta “I Colloqui”. Ci spostiamo nella culla di una denominazione di origine controllata e garantita tra le più conosciute in assoluto: Barolo. Per l’esattezza a Serralunga d’Alba, in provincia di Cuneo, dove la famiglia Garesio ha risistemato una vecchia cascina, trasformandola in una struttura molto elegante, un wine resort. Le colline di quest’area, le Langhe, sono Patrimonio Unesco e il borgo ha una forma allungata, in dialetto Sera Longa, proprio sulla cresta collinare. Il suolo è composto da argilla, calcare, marne, che, per la sedimentazione e stratificazione, regalano longevità e potenza ai vini. Cerretta, annata qui eccezionale del 2021, oltre ad essere il nome della bottiglia di cui ho degustato un assaggio, è il nome di una MGA, Menzione Geografica  Aggiuntiva, termine che si riferisce a un’area di produzione specifica e delimitata all’interno della zona  di produzione, in questo caso, del Barolo DOCG. Prodotto ottimo, 100% Nebbiolo con affinamento in botti grandi di rovere austriaca, in cui dominano note di marasca, viole, liquirizia, tabacco, chiodi di garofano, seguite da un sorso vellutato e avvolgente. Lungo potenziale di invecchiamento. L’abbinamento è con un giornalista e scrittore nativo di quest’area, precisamente ad Alba: Aldo Cazzullo. Autore e divulgatore molto bravo, di cui consiglio di leggere l’ultimo libro sul Patrono d’Italia: “Francesco: il primo Italiano”. Il Nebbiolo è presente anche in un’altra DOCG piemontese: Roero, zona Patrimonio Unesco, a nord di Alba, nel Cuneese.  A Monteu Roero si trova l’Azienda Cascina Lanzarotti, esistente dal 1883 e guidata dalla famiglia Ferrero. La biodiversità del territorio è molto tutelata. Un segno tangibile, è rappresentato dalla certificazione Equalitas, legata alla sostenibilità ambientale, e dalle casette colorate per gli uccelli tra i vigneti, costruite con materiale di recupero grazie all’aiuto del centro diurno I Portici.  Ho assaggiato un vino, dall’etichetta molto bella, affinato in botte grande e barrique, dal tannino molto morbido, con note olfattive di frutti rossi, viola del pensiero, anice stellato, vaniglia e finale persistente: Riserva 2020 Carlinöt  Srü (MGA del comune di Canale). Della stessa azienda segnalo un bianco: Arneis “Arlass” Sant’Anna, affinamento in acciaio, sur lies e batonnage,  che consiste nel rimescolamento delle fecce che si depositano sul fondo della botte. Il contatto prolungato tra il vino e le fecce fini contribuisce a potenziare organoletticamente il vino, qui caratterizzato dall’Arneis,  un vitigno a bacca bianca autoctono piemontese tipico del Roero. All’olfatto emerge subito l’odore di pera, seguito da fiori bianchi e vaniglia, a cui si aggiungono al palato sapidità e mineralità. Il collegamento è con uno scrittore nato in provincia di Cuneo, a Santo Stefano Belbo, che con le sue opere, soprattutto il suo ultimo romanzo “La luna e i falò” ha evidenziato l’importanza dell’attaccamento alla terra e alle proprio radici: Cesare Pavese. Continuiamo il viaggio con una bollicina metodo classico, che mi è piaciuta molto: Blanc de Blancs (cioè ottenuto da vitigno a bacca bianca, in questo caso lo Chardonnay) Extra Brut 2021 dell’azienda Taverna. Siamo a Neive, nel cuneese, e questa famiglia è viticoltrice dagli anni Cinquanta e nel 2016 ha iniziato a imbottigliare. La zona è quella del Barbaresco, altra DOCG piemontese. Lo chardonnay di questo spumante è coltivato nella MGA Gaia-Principe e l’affinamento è di 37 mesi sui lieviti. Note agrumate e di frutta secca, anticipano un gusto cremoso, con un perlage molto fine. L’abbino a un film, di cui alcune scene sono state girate in questa località : “Il partigiano Johnny” di Guido Chiesa, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, scrittore nativo di questa splendida regione. Concludo con un vino bianco prodotto a Briona, in provincia di Novara, da Castaldi Francesca. La famiglia Castaldi è nel mondo del vino dalla fine del Settecento e oggi, tra le colline novaresi, coltiva le viti in un suolo argilloso e ciottoloso, prediligendo varietà autoctone e applicando filosofie di basso impatto ambientale, come ad esempio la confusione sessuale dei parassiti per controllare le malattie della vite. “Lucia”, figlia di Francesca Castaldi, vinificato in acciaio, è ottenuto dal vitigno Erbaluce e si caratterizza per freschezza, sapidità, sentori agrumati, erbacei e lunga persistenza. L’abbinamento è con una band piemontese, i Subsonica, di cui consiglio l’ascolto di una canzone intitolata con un aggettivo adattissimo a descrivere i vini presentati: “Incantevole”. Mi raccomando, bevete con moderazione e responsabilmente. A presto con i prossimi assaggi!   Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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Tra solidità di mercato e sviluppo del portfolio: Cuzziol GrandiVini incontra Roma e Milano Arrow Right Top Bg

1 Febbraio, 2026

Tra solidità di mercato e sviluppo del portfolio: Cuzziol GrandiVini incontra Roma e Milano

  Conclusi il 19-20 gennaio gli eventi per agenti, clienti e stampa con nuove annate e ingressi 2026   In uno scenario di mercato che nel 2025 ha richiesto capacità di lettura, disciplina e visione, Cuzziol GrandiVini conferma la solidità del proprio modello di sviluppo. L’azienda chiude l’esercizio con un fatturato in linea con l’anno precedente e un incremento dell’EBITDA, a testimonianza dell’efficacia delle scelte strategiche adottate e della capacità organizzativa di operare con continuità anche in contesti complessi. Dopo il rebranding presentato nel 2025 – espressione di un percorso di evoluzione e di una visione contemporanea del proprio ruolo nel mercato – il 2026 segna per l’azienda veneta una fase di piena maturità. Identità, posizionamento e proposta commerciale si consolidano, rafforzando il profilo di Cuzziol GrandiVini come partner di riferimento per il canale HO.RE.CA. e per i produttori. Doppio appuntamento Roma-Milano 19-20 gennaio
Come da tradizione, l’inizio dell’anno è scandito da un doppio appuntamento dedicato alla presentazione del portfolio: 19 gennaio – Roma 20 gennaio – Milano Due giornate rivolte ad agenti, clienti e stampa di settore, pensate non solo come occasione di degustazione, ma come momento di relazione e confronto. Un format che va oltre il walk-around tasting, coerente con una visione fondata sulla collaborazione, sulla condivisione e sulla costruzione di valore nel tempo. I partecipanti hanno potuto esplorare la profondità della selezione, scoprire le nuove annate e incontrare direttamente i produttori. Produttori al centro: sistema valorizzazione nazionale   Con i produttori, Cuzziol GrandiVini sviluppa percorsi strutturati che affiancano l’obiettivo commerciale a una prospettiva di lungo periodo, nel rispetto delle identità e dei valori di ciascuna realtà. Entrare nella selezione significa accedere a un sistema articolato di valorizzazione sul mercato nazionale: rete vendita estesa e formata, eventi mirati HO.RE.CA., presenza Vinitaly/Excellence SIDI, internazionali come Wine Paris. Supporto marketing/comunicazione con ufficio interno dedicato. Nuovi ingressi portfolio 2026
Italia Cascina Baricchi – Piemonte | Barbaresco Uccelliera – Toscana | Brunello di Montalcino Estero Domaine de Panisse – Francia | Châteauneuf-du-Pape Domaine Jean Dauvissat – Francia | Chablis Santa Petronila – Spagna | Jerez Spirits Good Spirits | Rum Agile | Amaro italiano Numeri 2025: fatturato €25.280.000, EBITDA 8,9%

Cuzziol GrandiVini chiude il 2025 con un fatturato di €25.280.000 ed EBITDA 8,9%, confermando come pianificazione, metodo e lavoro programmatico rappresentino elementi chiave per affrontare anche le fasi più sfidanti del mercato. Luca Cuzziol – Presidente del Consiglio di Amministrazione Il 2025 è stato un anno che ha richiesto attenzione e capacità di adattamento. Abbiamo scelto di concentrarci sull’efficienza della struttura, sul rafforzamento della rete vendita e sulla qualità delle relazioni con produttori e clienti, con l’obiettivo di costruire valore nel tempo. Formazione continua rete commerciale, efficienza logistica e comunicazione interna coerente costituiscono i pilastri dell’approccio aziendale, nella consapevolezza del valore strategico del capitale umano. La Redazione
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Il 19 febbraio alla Fortezza da Basso il Chianti Lovers & Rosso Morellino Arrow Right Top Bg

1 Febbraio, 2026

Il 19 febbraio alla Fortezza da Basso il Chianti Lovers & Rosso Morellino

  Anteprima riservata stampa con oltre 120 etichette in degustazione   Sarà ancora Fortezza da Basso di Firenze a fare da cornice all’Anteprima Chianti Lovers & Rosso Morellino, in programma giovedì 19 febbraio 2026 al Padiglione Arsenale. L’evento, promosso dall’associazione del Consorzio Vino Chianti e del Consorzio Morellino di Scansano, è uno dei momenti centrali del calendario delle Anteprime toscane. La manifestazione sarà riservata esclusivamente ai giornalisti di settore, senza apertura al pubblico. Per l’intera giornata, dalle 9.00 alle 18.00, la stampa avrà accesso a un’area dedicata con servizio di degustazione assistita da sommelier. Alle ore 11.00 è invece prevista la conferenza stampa. In assaggio le nuove annate 2026 Chianti D.O.C.G. Annata 2025 Chianti Superiore D.O.C.G. 2024 Chianti D.O.C.G. Riserva 2023 Morellino di Scansano D.O.C.G. Annata 2025 Morellino di Scansano D.O.C.G. Riserva 2023 Per il Consorzio Vino Chianti saranno presenti 56 aziende, con 105 etichette di Chianti D.O.C.G. in degustazione, a rappresentare in modo ampio e articolato la denominazione. Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti Questa Anteprima è un momento chiave per raccontare il lavoro delle aziende e la qualità delle nuove annate. Il confronto diretto con la stampa specializzata è fondamentale per dare una lettura corretta dell’identità del Chianti e della sua capacità di evolversi, mantenendo un forte legame con il territorio e con i mercati di riferimento. Per il Morellino di Scansano saranno presenti 13 aziende, che porteranno in degustazione 22 etichette complessive, offrendo un quadro rappresentativo dell’evoluzione della denominazione. Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Morellino di Scansano L’Anteprima è per noi un passaggio fondamentale per presentare le nuove annate e raccontare l’evoluzione del Morellino di Scansano. La scelta, già avviata nella scorsa edizione, di dedicare l’evento esclusivamente alle degustazioni professionali ci permette di creare un confronto diretto e costruttivo con la stampa specializzata, in un momento storico in cui il mondo del vino è in continua evoluzione e richiede sempre maggiore attenzione, ascolto e capacità di interpretare i cambiamenti dei mercati, in Italia come all’estero. Accredito stampa obbligatorio
www.consorziovinochianti.it/richiesta-accredito-stampa-2026 La Redazione
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1 Febbraio, 2026

Roma regina del bio tra eccellenza e condivisione. Guida Bio 2026

C’è un’energia particolare che accompagna la rivoluzione green del vigneto italiano, un’energia che ho avuto il piacere di respirare nuovamente in occasione della presentazione di Guida Bio 2026. Per me si è trattato di un gradito ritorno, la mia seconda partecipazione consecutiva a questo evento che, anno dopo anno, si conferma bussola imprescindibile per chi ama il vino d'identità.
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Antica Bottega del Vino apre a Cortina: Amarone in quota per Olimpiadi 2026 Arrow Right Top Bg

31 Gennaio, 2026

Antica Bottega del Vino apre a Cortina: Amarone in quota per Olimpiadi 2026

  Nuova sede ampezzana: 1500 etichette tra Dolomiti   Aperta 30 dicembre, Antica Bottega del Vino di Cortina A pochi giorni dall’apertura ufficiale del 30 dicembre, l’Antica Bottega del Vino di Cortina d’Ampezzo si afferma come uno dei nuovi punti di riferimento enogastronomico della località ampezzana, in un momento chiave di avvicinamento ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. L’Antica Bottega del Vino di Cortina, proprio come l’originaria sede veronese, è proprietà di dieci aziende che fanno parte dell’associazione di Famiglie Storiche: Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi e Zenato. Il nuovo locale ampezzano di Corso Italia 147 nasce da un progetto completo di ristrutturazione di uno spazio di 300 metri quadrati, che può accogliere fino a 80 ospiti. L’atmosfera tipicamente montana è pensata per dialogare con il contesto architettonico di Cortina e allo stesso tempo richiamare il fascino senza tempo della storica Bottega di Verona. La cantina, da sempre cuore pulsante della Bottega, custodisce oltre 1.500 etichette, selezionate per raccontare l’eccellenza del vino italiano e internazionale. È proprio attorno a questa identità che prende forma il menù ampezzano, concepito come naturale estensione di quello veronese. La cucina valorizza piatti iconici, capaci di amalgamare territorio e tradizione. Tra i più apprezzati, la guancia brasata all’Amarone, simbolo della cucina veronese, e il Mont d’Or fuso con tartufo nero, piatto conviviale che dialoga perfettamente con l’atmosfera alpina. I vini veronesi si sono confermati come i più apprezzati, con Amarone e Ripasso della Valpolicella tra le etichette di maggiore successo, rafforzando il legame con la sede di Verona e il territorio d’origine della Bottega. A commentare l’accoglienza riservata alla nuova sede è il direttore generale Luca Nicolis: Il grande interesse dimostrato fin dai primi giorni dopo l’apertura ci ha confermato che Cortina era pronta ad accogliere il nostro progetto. L’attenzione e la curiosità del pubblico ampezzano ci hanno fatto sentire subito parte della città e ci hanno trasmesso entusiasmo e motivazione. Guardiamo ora con grande fiducia ai Giochi Olimpici Invernali: sarà un momento unico per Cortina e per tutto il territorio, e siamo felici di poterci arrivare con una Bottega già viva, riconosciuta e capace di parlare a un pubblico internazionale. Con uno sguardo rivolto a Milano Cortina 2026, l’Antica Bottega del Vino di Cortina si prepara a diventare un luogo di incontro tra culture, territori e appassionati, portando in alta quota l’eccellenza gastronomica e vinicola che da oltre un secolo rappresenta Verona nel mondo. Luogo incontro culture/territori: alta quota porta eccellenza veronese. La Redazione
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