ESTAT-IAMO ancora!
E allora, dopo il primo articolo ESTAT-IAMO, continuo il racconto degli assaggi estivi, tra città, lago e montagna.
Si parte!
Sono appassionata di crudi di pesce e due volte l’anno, mi concedo questo piacere, non economico ma per me “doveroso”, in posti anche non prettamente in luoghi di mare. E questa volta la scelta è caduta su un ristorante aperto da poco: A’ Mare a Fonte Nuova, in provincia di Roma. Al timone Antonio Pietro Mariosa, nel mondo della ristorazione già dall’età di 16 anni. Sono rimasta molto soddisfatta dalla freschezza delle pietanze, dal perfetto bilanciamento degli ingredienti e dall’eleganza dell’arredamento. Non svelo nulla del menù, proprio per invitarvi ad andare e gustare le prelibatezze presenti.
Durante la bella serata abbiamo bevuto un vino molto buono, prodotto da un’azienda storica e, giustamente molto famosa: Abbazia di Novacella, situata a Varna, in provincia di Bolzano.
La fondazione risale al 1142 ad opera del Beato Vescovo Artmanno di Bressanone. Dopo varie vicissitudini avvenute nel corso del tempo, – su tutti un incendio, una rivolta dei contadini e un saccheggio – dagli inizi del Novecento, l’Abbazia appartiene alla Congregazione austriaca dei canonici agostiniani.
La coltivazione della vite beneficia del microclima della zona, i vigneti sono distribuiti tra Bressanone, Bolzano e Cornaiano, con terreni di varia tipologia. La bottiglia scelta è Alto Adige Valle Isarco DOC Kerner (maturazione in acciaio), vitigno aromatico a bacca bianca, ottenuto da un incrocio tra Schiava e Riesling. Il suo nome è un omaggio al poeta e medico tedesco Justinus Kerner, autore anche di odi dedicate al vino. La Valle Isarco è il luogo di eccellenza per il Kerner, coltivato qui tra 550 e 800 metri sul livello del mare; è anche resistente al gelo.
Il vino degustato al naso ha sentori intensi di albicocca, pescae mandarino con leggere note vegetali. Il gusto è fresco e molto fine. Lo abbino ai leggendari e meravigliosi paesaggi che sono il fulcro delle zone di origine e a una canzone scritta dal figlio di Kerner, Theobald, e musicata da Kurt Lissmann Ciclo del vino in cui si racconta il percorso ciclico del prezioso nettare dalla vite al consumo.
Passo ora a bollicine francesi assaggiate in un pranzo familiare per festeggiare lo stare insieme, riuniti dopo vari mesi: Champagne Reflexion R.020 Brut di Lellier. 51% Chardonnay e 49% Pinot Noir, ottenuto da uve vendemmiate per la maggior parte (81%) nel 2020. Affinamento sui lieviti di 36 mesi. Piccolo ripasso: il metodo di produzione è classico, cioè con rifermentazione in bottiglia, ma per i vini prodotti in questa regione, è chiamato Metodo Champenoise.
La maison si trova ad Aÿ, Grand Cru (parte di territorio con peculiarità climatiche e di composizione del suolo pregiatissime) della Vallée de la Marne nella regione Champagne, caratterizzato da suolo soprattutto argilloso.Da più di un secolo, 1906, la famiglia Lallier focalizza la sua produzione cercando sempre di esaltare le peculiarità del terroir. La certificazione HVE (Alto Valore Ambientale) testimonia la cura per la sostenibilità, con un forte interessealla biodiversità dell’area.
Le quattro parole cardine sono: Purezza e Freschezza, legate ai due vitigni protagonisti dei loro vini, e Intensità e Profondità, caratteristiche dei loro prodotti.
Ritroviamo questi valori nello Champagne assaggiato, il cui nome Reflexions esprime le unicità delle vendemmie anno dopo anno. Note olfattive agrumate e floreali (fiori di acacia e gelsomino), precedono un sorso fresco, che avvolge il palato con eleganza e una leggera nota finale sapida. Perlage persistente.
Lo abbino a una canzone degli Oasis, band inglese di Noel e Liam Gallagher, che quest’anno si sono riuniti dopo 16 anni per una serie di concerti tutti sold out. Champagne Supernova è il titolo che, secondo una delle versioni più gettonate, venne in mente a Noel mentre guardava un documentario sullo champagne ascoltando l’album Bossanova dei Pixies.
Durante la stagione estiva, se riesco, cerco di godermi le bellezze infinite della mia città, Roma, in orari e situazioni in cui il traffico è meno congestionato. E così, approfittando di alcuni giorni senza l’afa opprimente, ho navigato sul Tevere con un battello, esperienza molto bella, perché si vedono le meraviglie romane da un’altra prospettiva e non si sentono i rumori dei tanti mezzi che percorrono il Lungotevere. E dopo questa piccola gita, sono andata in un cocktail barparticolare che ha aperto da poco: L’Oratorio Trastevere. E’ un ritrovo estivo, chiuderà a fine stagione, e si trova nella piccola piazza davanti Santa Maria in Cappella, chiesa romanica del 1090, oggi aperta solo per alcune cerimonie. La proprietà appartiene, come anche lo spazio dove è situato il bar, alla famiglia Doria Pamphili. E’ possibile anche visitare l’adiacente ospedale per pellegrini, poveri e malati, che fu edificato, alla fine del 1300, per volere di Santa Francesca Romana.
Alla guida di questo bellissimo e originale spazio, progettato da Mirador Group Srl, società esperta nel settore ristorazione, beverage e intrattenimento, ci sono il bar manager Abram Codazzo e l’head bartender Andrea Lilli.
In questa bellissima atmosfera, abbiamo bevuto un cocktail che è tra i più consumati: lo Spritz! La nascita di questa bevanda, secondo un racconto tra i più accreditati, è dovuta ai soldati austriaci nella Venezia del 1800. Questi ultimi bevevano spesso un bicchiere di vino, ma si trovarono a fronteggiare gradazioni alcoliche più forti dei vini locali a cui erano abituati. Per ovviare a questa situazione, chiesero ai locandieri di spruzzare (l’austriaco sprutzen significa spruzzare) nel vino un po’ d’acqua frizzante, Questa originaria versione del cocktail ha avuto poi varie evoluzioni e ha un successo continuo ovunque. La formula ufficiale secondo l’IBA (International Bartender Association, autorevolissimo organismo nel mondo del bartending) più frequente prevede questi ingredienti: prosecco, aperol e soda, ma ci sono anche altre versioni da provare. Molto invitante e per me sinonimo di gioia e condivisione!
Lo abbino, per il quartiere storico in cui si trova il luogo di ritrovo, a una commedia musicale che mi ha sempre trasmesso molte emozioni: Rugantino. Scritta da Garinei e Giovannini, con Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa e musiche di Armando Trovajoli, è ambientatanella Roma Papale del 1848 e fu rappresentata per la prima volta a Roma al Teatro Sistina nel 1962. La canzone più famosa è senza dubbio Roma nun fa la stupida stasera, in cui il dialetto romano esprime molto bene il romanticismo del testo.
E chiudo con un altro cocktail (ebbene sì, nella stagione estiva quando possibile ne provo di diversi) assaggiato insieme ad amiche molto preziose: Cuccurrucucu, a base di tequila, mandarinetto, tonica al pompelmo e sale rosa. E’ nella drinklist del Roof Coctkail Bar”, piccolo locale di Montesacro, dove si trovano circa 170 etichette di gin e dove si possono fare ottimi aperitivi. Lo consiglio vivamente, si degustano alcune chicche e si può chiacchierare in tranquillità, situazione non presente in posti troppo “caciaroni” e che invece è spesso necessaria per rinsaldare legami ed affetti. Concludo con una breve nota sul cocktail:miscelato ottimamente e con perfetto equilibrio alcolico. Lo abbino per assonanza alla famosa canzone di Franco Battiato Cuccurucucù, in cui il titolo richiama il verso delle colombe in lingua spagnola.
Ora vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo Estat-iamo, con assaggi culinari e vinicoli di mitiche sagre paesane!
Biancamaria Caroli
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Dal vino in poi