Assaggi in quartieri familiari
27 Ott 2025
Dal vino in poi

Assaggi in quartieri familiari

 

Nonostante sia una persona a cui piace molto muoversi e viaggiare, necessito spesso di fare brevi pause in luoghi familiari, nel senso puro del termine.

Ci sono posti che collego soprattutto alla mia infanzia e adolescenza, e che si intrecciano anche con la storia dei miei genitori. Sono bar, negozi, strade, quartieri che si trovano a Roma.

Nomi che richiamano alla mente ricordi lontani e forse anche confusi, ma belli ed emozionanti.

Dunque, tranne che nel periodo estivo che era sempre centrato sulle trasferte abruzzesi, il sabato pomeriggio io, mamma, papà e mio fratello, andavamo a fare passeggiate in quartieri vicini. Lo scopo era soprattutto camminare e vedere negozi, magari con qualche puntatina in parchi limitrofi.

 

Uno di questi quartieri era Talenti. Si partiva da Via Ugo Ojetti e ogni tanto si deviava per altre vie vicine.

In una di queste, Via Gaspara Stampa, ci sono ricapitata due settimane fa. La strada oggi non ha nulla a che vedere con i miei ricordi di spazi aperti, infatti è piena di palazzi e macchine parcheggiate, come d’altronde accade in molte città.

Il motivo che mi ha spinto è che per caso su un social ho letto dell’apertura di uno speakeasy proprio qui, e non potevo esimermi dall’andare a curiosare.

Assaggi in quartieri familiari

Cosa è uno speakeasy? Il termine si riferisce a locali che nacquero negli Stati Uniti nel periodo del proibizionismo e che vendevano alcolici di nascosto. Erano situati in seminterrati o soffitte, con un’entrata in cui era richiesta una parola d’ordine, e soprattutto si doveva parlare piano e a bassa voce per non attirare in alcun modo l’attenzione.

Oggi, prendendo spunto da questa tradizione, sono stati aperti alcuni speakeasy in varie località e sono sinonimo di distillati particolari e di altissima qualità.

diSTEELleria è uno di questi e si trova al seminterrato del ristorante Steel.

Assaggi in quartieri familiariPer accedervi è necessario prenotare e si scende da un percorso riservato, che porta in un ambiente molto elegante e con luci soffuse, con sottofondo di musica rock e pop inglese.

Ho preso due cocktail: Mexican Thief, a base di mezcal, orzata, lime e angostura e Vodka Martini, a base di Vodka e Vermouth Dry. Entrambi molto buoni, miscelati con un ottimo bilanciamento dei distillati. E in onore di questo nuovo locale, abbino una canzone dei The Smiths Bigmouth strikes again, ascoltata proprio in questa serata.

Ora spostiamoci in un posto che è legato alla colazione della domenica mattina di quando ero piccola. Mio padre, spesso, ci portava al Bar Di Biagio, a piazzale Jonio, per il cornetto.

L’attività ora è gestita, sempre nella zona e come allora, dal 1923, dalla famiglia Di Biagio, dapprima come ristoro, poi come bar, a cui fu affiancato poi un negozio di vendita di prodotti alimentari, vini e liquori eccellenti. Oggi, il locale Enoteca e Dolciumi Di Biagio a Piazzale Jonio, è focalizzato sulla vendita di prodotti enogastronomici, presentati sempre con professionalità ed eleganza. Ogni volta che vado, soprattutto per acquistare vini buoni, per me è piacevole rivedere volti che collego a quelle domeniche spensierate.

Nei mesi autunnali e invernali, il sabato è sovente dedicato a degustazioni vinicole e alimentari, così ho avuto modo di assaggiare alcune espressioni di Vermentino di Gallura, DOCG della Sardegna.

Elencherò i tre assaggi che mi hanno più sorpreso.

Iniziamo con Nou della Cantina Li Duni, che si trova a Badesi in provincia di Sassari, vicino il meraviglioso Golfo dell’Asinara.

L’azienda è in un contesto molto particolare, in cui le viti sono allevate a piede franco  che, grazie al terreno sabbioso, contribuiscono a creare ottimi vini. Le uve sono coltivate tra colline ricche di vegetazione e il mare, con il vento che soffia sulle dune litoranee (Li Duni).

Perché piede franco? Questo tipo di allevamento, qui, era molto diffuso già prima del 1868, quando ci fu l’attacco della fillossera, il parassita che distrusse la vite in gran parte dell’Europa. E dopo questo terribile evento, il piede franco fu ripreso nei terreni sabbiosi della zona, dove l’insetto non poteva attecchire.

Tra l’altro,  garantisce una bassa resa e alta qualità.

Il vino assaggiato è un Vermentino giovane, con sentori agrumati e gusto fresco e sapido. Una bottiglia accattivante, da abbinare a una canzone bellissima e famosa, cantata anche in dialetto sardo, da Pierangelo Bertoli e i Tazenda: Spunta la luna dal monte.

Passiamo ora al secondo vino: Elibaria dell’azienda Contini

Assaggi in quartieri familiariSiamo a Cabras, in provincia di Oristano e qui, nel 1898, Salvatore Contini e a sua moglie Anna Maria Dessì fondarono la prima cantina della Sardegna. Dapprima dedicata alla produzione di Vernaccia, successivamente ha allargato l’attività anche ad altri vitigni autoctoni sardi, linea condivisa oggi da Alessandro e Mauro Continui che sono alla guida dell’azienda, con la supervisione del Presidente Onorario Paolo Contini.

La zona, moltissimi anni fa, è stata oggetto di invasioni da parte dei barbari e dei Mori e la pesca è da allora molto diffusa. E proprio un’imbarcazione tipica utilizzata in passato, il fassone, è simbolo del marchio Contini.

Le viti sono coltivate in un terreno sabbioso- granitico, con una forte ventilazione.

Elibaria ha sentori intensi di macchia mediterranea, soprattutto rosmarino, e frutta esotica, che anticipano un sorso in cui predominano freschezza, mineralità e note iodate.

E questi elementi così tipici, mi riportano alla mente il libro Canne al vento della scrittrice sarda, vincitrice del Premio Nobel, Grazia Deledda.

Assaggi in quartieri familiariConcludiamo il nostro viaggio in terra sarda, con Branu, prodotto da Vigne Surrau, situata ad Arzachena, vicino Porto Cervo, località famosa della Costa Smeralda.

L’azienda, gestita nel segno di pratiche agricole non invasive, è stata fondata all’inizio degli anni Duemila, ed è caratterizzata da suoli granitici e argillosi. La struttura è molto elegante, moderna e avveniristica, costituita da vetro e legno, costruita nel segno della sostenibilità ambientale.

Branu significa in dialetto gallurese primavera, e indica il risveglio della natura tipico di questa stagione. Sensazioni legate al vino, in cui sono presenti note olfattive fini di zagara, ginestra e frutta a polpa gialla; il gusto è fresco e avvolge il palato con pienezza, con una nota finale sapida e molto persistente.

Il collegamento che mi viene in mente è con una melodia molto elegante, The Silence of Your Heart in cui il trombettista sardo Paolo Fresu apporta il suo tocco magico.

Il mio viaggio sensoriale e familiare si è concluso, a presto con altri racconti!

 

Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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