28 Apr 2025
Dal vino in poi

Due passi in vigna, al Mercato Centrale di Roma

 

Sabato 29 marzo si è svolta l’undicesima edizione di Due Passi in Vigna, organizzato da Vinario4, tre ragazzi (Marco Ciccottelli, Riccardo Roselli e Matteo Zelinotti) molto preparati nel settore vinicolo, con una spiccata attenzione alle realtà poco conosciute.

Mentre stavo andando al Mercato Centrale nella Stazione Termini a Roma, luogo della manifestazione, ho pensato: Come spiegare a chi non è del settore cosa si fa di preciso in questi eventi? E allora sono tornata indietro con la memoria a quando ero assolutamente ignorante (nel senso puro del termine) del mondo enologico. Dunque, andavo sempre dopo circa 2 ore dall’inizio mischiandomi tra la folla, assaggiavo e non sempre riuscivo a dialogare con chi presenziava allo stand. Perlomeno riuscivo a parlare con altre persone, assaggiatrici come me. Tornavo a casa contenta, pur non avendo di piena consapevolezza di ciò che avevo bevuto.

Oggi invece, dopo studi specifici del settore e alcune esperienze in più, ho un mio personale “rito”. Anzitutto vado all’apertura. So che spesso i vini, principalmente bianchi e bollicine, sono ancora caldi, ma spero sempre il ghiaccio sia fornito in anticipo dall’organizzazione (qui parlo con cognizione di causa visto che per un anno ho fatto parte della squadra servizi Fisar, in cui, come sommelier, presentavo e versavo il prezioso nettare divino agli eventi), così che non ci vuole molto tempo per raggiungere la temperatura giusta. Però, così facendo, utilizzo il tempo per parlare con tranquillità con i produttori o chi li rappresenta, degustando i vini con calma, senza ressa. È una scelta personale che mi soddisfa molto.

Ora però lasciate vi racconti i miei assaggi preferiti, con un piccolo tour geografico. Vista la giornata calda, ho selezionato solo i vini bianchi.

Il viaggio inizia da Vignanello, in provincia di Viterbo, nella Tuscia. Zona vinicola sempre più, con merito, alla ribalta. Da alcuni anni, giovani viticoltori intraprendenti stupiscono positivamente con ottimi prodotti. Casamecocci Winery, di cui ho assaggiato l’IGT Colli Cimini Bianco 2023 Malandrino è una di queste. Piccola azienda nata nel 2019 e Casamecocci, località dalla quale prende il nome l’azienda.

Il Malandrino è ottenuto da uve autoctone rivalorizzate. Il territorio è caratterizzato da tufo, dunque derivante da vulcani attivi in ere dimenticate ma le cui tracce sono arrivate a noi attraverso varie stratificazioni. Risultato? Mineralità e sapidità. Che confermo nel vino assaggiato, anche con piacevoli sentori di frutta tropicale e una buona persistenza. Blend di Trebbiano, Malvasia, Greco e Grechetto, tanto per la cronca.

Mio padre vive non distante dai Colli Cimini e il pensiero vola ai paesaggi estivi pieni di balle di fieno. L’estate che si avvicina mi obbliga ad abbinare la bellissima canzone di Bryan Adams Summer of 69.

Due passi in vigna, al Mercato Centrale di RomaVolo direttamente in Sicilia, a Catalafimi Segesta, provincia di Trapani. Colle dei Gessi è un’azienda guidata da Caterina, enologa che, dopo varie esperienze, torna nella sua regione insieme al compagno Filippo. Il nome richiama il suolo gessoso in cui le vigne sono coltivate. Ritrovo infatti molta freschezza nel vino che assaggio, con leggeri sentori agrumati: L’Eco della Cava, Terre Siciliane IGT, Catarratto in purezza affinato in acciaio.  Ricordo subito la prima volta che andai in Sicilia, viaggio itinerante, in cui visitai anche Segesta e i suoi splendidi resti archeologici. Fui ammaliata dal Teatro e dal Tempio, imponenti e suggestivi. Luogo rinomato in tutto il mondo, tanto è vero che qualche anno fa alcune scene del film Aquaman sono state girate qui.

Due passi in vigna, al Mercato Centrale di RomaRestiamo al Sud e andiamo in Puglia, a San Pietro Vernotico. Anche se spostarsi dalla Sicilia alla Puglia non è poi così semplice. Le invasioni da parte dei Saraceni sembra abbiano determinato la nascita del nome della località: pari derivi da una leggenda secondo cui San Pietro, di ritorno dall’Oriente, passò l’inverno qui (svernare, da cui deriva vernotico) prima di andare a Roma.  Siamo in Salento, equidistanti tra Brindisi e Lecce. L’azienda Tenute Invidia ha sede qui. Antonio Indivia, ha concretizzato la passione del padre viticoltore. Dominano i vitigni autoctoni, tanto che ho assaggiato un Salento IGP Guardiallatorre.  Il nome richiama la Torre Quadrata che fu teatro di una battaglia tra i cittadini e i Turchi alla fine del Quattrocento. Il vino è ottenuto da Verdeca in purezza, subito evidente dai riflessi verdolini. Sentori di fiori bianchi e pera, lasciano nel palato una piacevole persistenza. Mi piace immaginare un guardiano nella Torre, come il viticoltore che vigila sempre sulle vigne. Come dico spesso: la bottiglia di vino è solo l’ultimo tassello di un cammino lungo e faticoso. E se poi il prodotto è buono e apprezzato, la soddisfazione del produttore è enorme.

Ritorno ai Castelli Romani, per la precisione a Monte Porzio Catone. Ho partecipato alla Masterclass presentata da Matteo Lategano, Enotecnico e Sommelier.  Protagonista la degustazione verticale di Luna Mater, Frascati Superiore DOCG Riserva dell’azienda Fontana Candida, fondata nel 1958, ora di proprietà del Gruppo Italiano Vini. Molto conosciuta, di recente, ha ottenuto la certificazione SQNPI, Sistema di qualità nazionale di produzione integrata, il cui scopo è valorizzare l’agricoltura con la produzione integrata, rispettando le norme previste.  Questo vino è un’autentica icona, uscito per la prima volta nel 2007. Il nome di fantasia è un omaggio alla Luna, le cui fasi influenzano la coltivazione e le pratiche della viticoltura.

I vitigni utilizzati sono: Malvasia Puntinata o del Lazio per il 95%; restante 5%, in base alle annate, Malvasia di Candia, Greco e Bombino. Nella presentazione è stata evidenziata l’attenzione per la fermentazione, in cui avviene anche un appassimento delle uve, seguito dalla schiccatura (o diraspatura, separazione degli acini dal raspo). Segue l’affinamento per il 30% in botte. Inizialmente si utilizzavano tonneau di rovere, poi dal 2009 il passaggio all’acacia.

Dopo l’imbottigliamento, Luna Mater riposa nella grotta di tufo della cantina, dove umidità e temperatura costanti garantiscono un risultato ottimale.

Il focus è stato su 8 annate (2021, 2019, 2017, 2015, 2012, 2010, 2008, 2007, in ordine di degustazione).

Sottolineo la telepatia con Matteo Zelinotti, del team Vinario4, che ha collaborato nel guidare la Masterclass, che ha invitato ad assaggiare i vini, associando ricordi e sensazioni a quegli anni. Mentre lo diceva, stavo avendo esattamente lo stesso pensiero.

Elenco le 4 annate che mi sono piaciute di più, che hanno generato anche collegamenti per me interessanti.

2021: sentori di frutta tropicale e pesca gialla, sono seguiti da sapidità e freschezza. Vino che ha ampi margini di evoluzione e che mi riporta al periodo in cui, forzatamente in casa per la pandemia da Covid-19, ho iniziato ad assaggiare e studiare tanto vini, birre e distillati. Formazione continua e sfidante.

Due passi in vigna, al Mercato Centrale di Roma

2010: il sentore alcolico è dominante inizialmente, poi si ammorbidisce ed emergono note di frutta a polpa gialla. Elegante al palato con finale ammandorlato. Accompagnerei questo splendido assaggio alla visione del criptico Inception, film di Cristopher Nolan. Riflessione e meditazione.

2008: in assoluto la mia preferita. Colore dorato, note minerali e di agrume candito accompagnano un gusto pieno, morbido, con una lunghissima persistenza. Lo abbino a quando ho iniziato a vivere nella mia casa attuale. Memorabile.

La sorpresa finale è stata la 2007: colore simile all’oro puro, con olfatto pieno di smalto e idrocarburi. Sorprendente, come per me fu il film Into the Wild di Sean Penn, con la splendida colonna sonora firmata da Eddie Vedder (cantante dei Pearl Jam).

Ringrazio Vinario4 per le scoperte vinicole e sono ancora più appassionata del forte legame tra territorio e vino, che evolvono spesso insieme. Un legame indissolubile.

 

Biancamaria Caroli

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