Estat-iamo
11 Ago 2025
Dal vino in poi

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E allora l’estate è arrivata, esplosa nella calura, nelle foto in riva al mare, nelle città, nei borghi, nei boschi.

Non sono una grande appassionata di questa stagione soprattutto perché non amo il caldo eccessivo, ma sono incantata dalle giornate lunghe piene di luce e dalla sensazione di potersi rilassare che percepisco in vari momenti.

Nei mesi estivi aumenta la voglia di uscire, esplorare e condividere.

E in nome proprio della condivisione, mi fa piacere scrivere di alcuni assaggi fatti sotto il segno dell’amicizia e della famiglia, che potete provare anche voi.

Inizio con un rosato bevuto durante un aperitivo casalingo, in totale tranquillità e serenità, con un carissimo amico. È una tipologia di vino estiva per eccellenza, anche se personalmente li degusto anche nelle altre stagioni. Sono vini che si prestano a vari abbinamenti.

Si ottengono lasciando macerare le uve, a bacca rossa o nera, con la buccia nel mosto fino a un massimo di 48 ore (tendenzialmente dipende poi sempre dall’azienda produttrice).

Estat-iamoE quindi, largo a Sancerre AOC Maulin Bèle Domaine André Vatan. Per le persone non addette ai lavori AOC indica la denominazione Appellation d’Origine Contrôlée (Denominazione di Origine Controllata) e il termine domaine in ambito vinicolo, significa tenuta e indica un’azienda vitivinicola che produce vino dai vigneti di proprietà.

Ci troviamo nella regione francese della Loira, nella zona Sancerre, celebre soprattutto per i vini bianchi ottenuti da Sauvignon Blanc, vitigno protagonista anche nella produzione di André Vatan. L’azienda ha sede a Verdigny, dove André porta avanti l’azienda, ereditata dal padre, insieme alla moglie Arielle. La famiglia Vatan lavora nel vino da più di 50 anni e i vigneti si estendono su un territorio ricco di silicio e marna, che danno molta complessità ai vini prodotti.

In questo caso, il rosato è ottenuto da uve di Pinot Noir, altro vitigno presente, seppur in misura minore, nella tenuta.  E’ affinato in acciaio e nell’etichetta si legge saignée parola francese che tradotta in italiano significa “sanguinamento”. È un metodo utilizzato per produrre vini rosati ed è basato sul sanguinamento o la separazione di parte del mosto di uva nera dalla fermentazione iniziale, prima che avvenga l’estrazione di troppo colore o tannino. Il mosto “sanguinato”, quindi, è fermentato separatamente per il vino rosato.

Qui il bel colore rosa è dato proprio da questa tecnica. Al naso emergono note fini di fragoline di bosco, frutti rossi e agrumi. Gusto fresco. Una bottiglia che si può accompagnare alla lettura delle fiabe, genere che mi piace molto ancora di più ora che sono adulta, di Charles Perrault, soprattutto La Bella Addormentata nel Bosco, pubblicata nel 1697. L’autore fu ispirato dalla splendida architettura dello Château d’Ussé, tra i castelli più celebri e famosi della Loira.

Passiamo ora a un’altra bevanda consumata in tutto l’anno, ma che per me richiama l’estate: la birra.

Estat-iamoE qui racconto un brand storico, acquisito dal gruppo Heineken: Ichnusa.

Il nome richiama il termine greco Ἰχνοῦσσα (da Ἰχνοῦσ = orma di piede) e rappresenta l’antica denominazione di origine greca dell’isola, che, vista dall’alto, ha proprio la forma di un’impronta.

Anima Sarda con orgoglio e vanto, i produttori da alcuni anni si impegnano moltissimo in promozioni e campagne pubblicitarie per preservare l’ambiente dell’isola e invitare al turismo responsabile.

Ad esempio incitano al Vuoto a Buon Rendere delle bottiglie e inoltre insieme a Legambiente Sardegna, hanno creato spot per invitare a non gettarle vuote ovunque.

Nel 1912 Amsicora Capra prende possesso dello stabilimento di Cagliari e rilancia il marchio Ichnusa. Negli anni Sessanta è inaugurato il birrificio ad Assemini, in provincia di Cagliari che è l’unico dedicato alla produzione.

E, in una serata conviviale con amici e amiche, ho assaggiato la versione classica di quest’ottima birra. È una lager (bassa fermentazione) e tra gli ingredienti è presente anche il mais.

All’olfatto sono presenti note di luppolo e il gusto è fresco e leggermente amaro.

Nell’etichetta, molto famosa e iconica, appaiono i 4 mori bendati, simbolo che appariva nella cancelleria reale aragonese, sbarcata in Sardegna agli inizi del 1300. È composto dalla croce di San Giorgio, che simboleggia il Cristianesimo e la riconquista cristiana della Spagna e dalle quattro teste, che rappresentano quattro vittorie: la riconquista di Saragozza, Valencia, Murcia e Baleari.

È una bevanda che associo molto allo stare insieme, all’amicizia e quindi la abbino a una storica serie TV prodotta negli USA, creata da David Crane e Marta Kauffman, dal 1994 per dieci stagioni il cui titolo è evocativo Friends.

Passo al legame più forte in assoluto: la famiglia. E ogni tanto si beve insieme nei pranzi o cene. E poiché c’era da festeggiare la conclusione felice di una grande rogna burocratica, ho scelto uno Champagne. Non appartiene a una maison (termine che in ambito vinicolo si riferisce principalmente a grandi aziende produttrici di vino, specialmente in Champagne) tra le più famose di questa regione francese, ma personalmente lo gradisco molto in simili occasioni. Serge Mathieu si trova ad Avirey-Lingey, un raggruppamento di due piccoli villaggi. E i primi documenti in cui si parla della sua famiglia come viticoltori, risalgono al 1685. Dopo varie vicissitudini, Serge nel 1970 inizia a vinificare champagne e oggi, aiutato dalla figlia Isabelle e il genero Michel Jacob, continua l’attività nel segno della sostenibilità ambientale. Ad esempio sono stati installati sensori nei tralci per monitorare lo stress della vite, limitando e rendendo più precisi gli interventi ed è stata ottenuta di recente la certificazione biologica.

I vigneti coltivati sono Pinot Noir in maggioranza e Chardonnay. Siamo nella zona dell’Aube.

La bottiglia assaggiata è un Brut Tradition Blanc de Noirs, cioè composto per il 100% di Pinot Noir.

Al sorso si percepisce freschezza, anticipato al naso da sentori di mela, agrumi, lievito e nota finale sapida. Perlage fine e persistente.

Lo abbino a un bellissimo film francese del 2014, La famiglia Bélier, diretto da Éric Lartigau. E’ raccontata una storia familiare molto commovente, in cui si affrontano vicissitudini grazie all’amore e all’affetto che unisce i personaggi protagonisti.

Concludo con un altro spumante italiano, bevuto durante un pranzo legato a un evento fantastico a cui ho partecipato: il concerto degli AC/DC, gruppo storico hard-rock australiano, che il 20 luglio si è esibito all’Autodromo di Imola. Erano anni che aspettavo questo momento e sono stata felicissima di averne preso parte.

Estat-iamoSpostarsi per queste occasioni, è spesso un modo anche per mangiare in posti particolari e infatti io e il mio compagno di viaggio, abbiamo pranzato al ristorante d’amatOsteria ad Arceto, in provincia di Reggio Emilia. Situato dentro il Castello medievale del luogo, Gianni e Federico D’Amato, padre e figlio, combinano cucina tradizionale con un pizzico di modernità. Personalmente il piatto che mi è rimasto più impresso è stato la tagliatella 40 tuorli al ragù di 3 carni. Pasta rigorosamente fatta a mano, con un ragù a base di vitello, maiale e manzo. Strepitoso! Durante il pranzo abbiamo assaggiato Le Petit Rosè” a base di Syrah, prodotto da Tenuta La Piccola che si trova a Montecchio Emilia, nella zona del Reggiano.

Il nome è un richiamo al nome dell’azienda con l’aggiunta del colore del vino. Un’esplosione olfattiva di fragoline di bosco, è seguita da un gusto fresco con leggera nota olfattiva speziata. Il produttore Giuseppe Fontana, si definisce “semplicemente agricoltore produttori di vino” e punta a creare vini eleganti ottenuti dalla coltivazione dei vigneti rispettando al massimo la natura.

E a questo punto vi saluto con un classico degli AC/DC Thunderstruck, con l‘augurio che anche voi proviate un piacevole sbalordimento dai miei assaggi consigliati.

Alla prossima con altri assaggi estivi!

 

Biancamaria Caroli

Mi trovi su Instagram come @bingasommelier

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