La Costa degli Dei
23 Giu 2025
Dal vino in poi

La Costa degli Dei

 

Come lo scorso anno, ho avuto la possibilità e la fortuna di poter trascorrere, di recente, alcuni giorni di vacanza a inizio giugno in Calabria.

Ho alloggiato vicino Briatico, in provincia di Vibo Valentia. Qui, nel corno di Calabria, il tratto di costa di circa 55 km fino a Capo Vaticano, è chiamato Bella o degli Dei, proprio per le calette splendide e i paesaggi evocativi di antiche leggende mitologiche.

Il territorio è rigoglioso e fertile, si presta molto alla coltivazione agricola, anche vinicola. Mentre scrivo, è in discussione la creazione della DOC Costa degli Dei, per rafforzare l’identità enologica e dare anche una forte spinta all’enoturismo locale.

La Costa degli DeiHo quindi colto l’occasione di una visita a Tropea, per assaggiare i vini dell’azienda Marchesa Isabella Toraldo, abbreviata in Marchisa Vini.

Dal 2014 , sotto la supervisione di Renato Marvasi, sono stati recuperati terreni abbandonati e vigne vecchie (più di 50 anni) di uve a bacca nera nell’area di Manna a Brattirò: Magliocco, Gaglioppo, Malvasia Nera e Greco Nero. Nel risistemare i filari, è emersa anche una coltivazione più giovane di Cabernet Sauvignon, a cui è stato aggiunto il Magliocco Canino, vitigno autoctono, localizzato soprattutto in quest’area.

Invece vicino al Monte Poro, a 700 metri sul livello del mare, tra Nicotera e Joppolo, in un luogo impervio, con viticoltura eroica, sono state impiantate uve a bacca bianca: Pecorello e Malvasia Bianca.

In un’altra zona, Sciallle a Drapia, sono presenti fieno, grano, uliveti e ortaggi.

E’ un’attività in piena espansione, con l’intento di diffondere una territorialità tipica e radicata.

La Costa degli DeiIn questo momento non è possibile fare degustazione con visita in vigna, e allora l’abbiamo fatta a Tropea, nel Giardino Marchisa, uno spazio molto bello, dove è possibile vedere esposizioni di artisti, come ad esempio quella attuale sulle nuvole del pittore Francesco Caracciolo, e poi accedere alla terrazza da cui lo sguardo si perde nel meraviglioso orizzonte.

Il connubio tra arte e vino è fortemente voluto dall’azienda, anche perché Renato Marvasi è un grafico e pertanto crede molto nell’unione di queste due passioni a lui care.

Accompagnati da fettine di pane con olio buonissimo e leggermente piccante di loro produzione, abbiamo assaggiato due vini. Le etichette riprendono il Codice Romano-Carratelli, manoscritto cartaceo del XVI secolo, in cui erano raffigurate, in 99 acquarelli, fortificazioni, torri e castelli della Calabria Ultra.  Probabilmente fu richiesto dal Viceré Conte di Miranda, che voleva avete maggiori dati sul territorio che governava e su cui mancavano molte informazioni. Il Codice è stato anche omaggiato da un francobollo delle Poste Italiane nel 2019. È un documento importante perché è una delle prime ricostruzioni accurate di questa parte della costa.

Settecento Calabria IGP bianco del 2023, è il primo vino degustato, blend di Pecorello e Malvasia Bianca. Il nome è per l’altitudine della località dove sono coltivate le vigne e affina in acciaio.

Sentori eleganti di gelsomino, fiori di campo, pesca gialla e ananas anticipano un sorso fresco, persistente con una leggera nota minerale nel retrogusto.

Lo abbino a un film del 2004, in cui alcune scene sono ambientate in questa regione: Tu la conosci Claudia? di Massimo Venier con Aldo, Giovanni, Giacomo e Paola Cortellesi.

Subito dopo è arrivato il turno di Natus Calabria IGT rosso del 2021, blend di Magliocco Canino, Greco Nero e Malvasia Nera. Affinamento in acciaio per 8 mesi.

All’olfatto emergono immediate note di frutti rossi, more, prugne e viole. Gusto morbido con una leggera nota finale di liquirizia.

Lo abbino a una splendida canzone di Rino Gaetano, cantautore calabrese: A mano a mano. Il testo narra il ciclo continuo dell’amore e della natura.

E’ stata una serata molto piacevole, con un servizio attento e premuroso.

Nei giorni successivi, sempre nella Costa degli Dei, ho scoperto altre bottiglie degne di nota.

A Capo Vaticano, al Sunset Beach Club, ho bevuto un ottimo vino rosato, davanti a un panorama mozzafiato, nonostante la foschia, durante il tramonto.

Di fronte Stromboli e di lato l’Etna: strepitoso.

La Costa degli DeiL’assaggio è un prodotto dell’azienda Agricola Tenuta Iuzzolini, situata in Località Frassa’ a Cirò Marina, in provincia di Crotone. È certamente l’area che in questo momento sta spingendo molto il vino di questa regione meravigliosa. La Tenuta si estende per 500 ettari, di cui 100 coltivati a vigneti soprattutto autoctoni, e il restante a uliveti, seminativi e allevamenti di bovini di razza Podolica e cavalli.

Lumarè Calabria IGT Rosato, è un blend di Gaglioppo e Cabernet Sauvignon. Sprigiona subito odori intensi di fragole, ciliegie, rose, con leggere note di pepe rosa. Al palato è fresco con note sapide.  Vista la vicinanza a Scilla, non posso non pensare al libro XII Dell’Odissea, in cui è narrato l’episodio del canto ammaliatore delle Sirene, a cui Ulisse riuscì a sottrarsi grazie alla sua astuzia, e lo scontro con i mostri marini di Scilla e Cariddi, in cui riuscì a sopravvivere aggrappandosi a un fico.

Ho concluso il soggiorno con due amari del luogo, uno molto famoso, l’altro una bella novità per me.

La Costa degli DeiIl primo è il Vecchio Amaro del Capo, così chiamato così in onore della località Capo Vaticano raffigurata nell’etichetta. Le Distillerie Caffo, con varie sedi tra cui quella situata a Limbadi, nel Vibonese, in cui si produce l’amaro, hanno rielaborato un’antica ricetta in cui 23 erbe, fiori, frutti e radici calabresi sono macerati e infusi in specifici periodi di raccolta. Questa tecnica consente di mantenere gli aromi, in un mix tenuto rigorosamente segreto.

È da consumare rigorosamente a -20 gradi centigradi, proprio per assaporare al meglio tutti i componenti. Predominano menta, anice e liquirizia, con una lunga persistenza davvero piacevole.

Il secondo è Amaro Numero 05 prodotto da M & C Food S.r.l. con sede a Vibo Valentia.

Il nome ha origine da varie leggende e secondo una di queste, 5 briganti buoni trovarono una pergamena antica nella zona del torrente Trainiti. Dopo 5 anni di peregrinazioni tra Calabria, Sicilia e Basilicata, la regalarono alla proprietaria di un’osteria che gli aveva offerto la cena. In questo documento era scritta la ricetta di questa bevanda, infuso alcolico di erbe officinali.

Bevuto fresco, con evidenti note di genziana e timo. Al palato è morbido con retrogusto di liquirizia.

Termino quest’ultimo racconto, abbinando una canzone che celebra il mare anche in stagioni non estive: Mare d’inverno cantata da Loredana Bertè, nata in questa terra, fioriera di tante prelibatezze.

 

Alla prossima!

 

 

Biancamaria Caroli

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