Paris vous aime
Parigi ti ama
Era da alcuni anni che non andavo a visitare una città europea. A dicembre mi si è presentata l’occasione di poter prenotare una breve vacanza e la scelta è andata su Parigi, la capitale francese, la Ville Lumiere! I primi giorni di aprile li ho trascorsi qui. Giorni prima ho letto alcune informazioni e voilà!
Gli orari dell’aereo comodi e puntuali, mi hanno permesso di iniziare subito la visita in questo splendida località. Complice anche un tempo strepitoso che mi ha accompagnata nella mia permanenza, ho camminato tantissimo per beneficiare di tanta bellezza anche con i sensi. E naturalmente ne ho approfittato anche per assaggiare alcuni vini.
A Parigi ci sono i bar a vins e cave a vins, locali dove è possibile degustare vini e, nel primo caso, anche cocktails. Ho iniziato quindi il mio soggiorno, dopo una visita alla Basilica del Sacro Cuore e a Montemartre, a Cave Petillance – Champagne et vins fins (vini pregiati) in 19 Rue Condorcet. Posto non grandissimo ma molto curato, con circa 300 etichette soprattutto di Champagne e spumanti. Sono rimasta colpita da una parete con un’immagine in cui è spiegata l’importanza della composizione del territorio, dei vitigni principali (Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay) e della produzione dello Champagne. Ho assaggiato un Blanc de Blancs (100% Chardonnay) Eric Legrand Extra Brut Cuvée dell’omonima azienda. Ci troviamo a Celles Sur Ource, nel cuore della Cote Des Bar, chiamata così perché situata tra due villaggi, Bar-sur-Seine, a sud e Bar-sur-Aube a est. Siamo nella Champagne meridionale, e la marna (roccia sedimentaria qui prevalentemente argillosa) domina nel suolo calcareo. Eric Legrand ha ereditato le viti e, insieme alla sua famiglia, presta grande attenzione alla coltivazione delle vigne con il sistema ciclico, affinchè le nuove piante provengano dalle migliori viti della sua proprietà. Ha ottenuto l’Haute Valeur Environnementale (HVE), il livello più alto di certificazione ambientale per le aziende agricole.
Lo Champagne ha una permanenza sui lieviti di minimo 30 mesi. Colore giallo paglierino, al naso emergono subito sentori agrumati e fiori gialli, seguiti poi da note leggere di frutta secca. Questa cuvée non ha vin de reserve (vino di riserva, cioè vini di annate precedenti non spumantizzati, tenuti appositamente da parte, per dare un’impronta stilistica allo champagne in fase di assemblaggio). Nonostante questa assenza, il dosaggio zuccherino extra brut (3g/l) garantisce freschezza, una leggera sapidità e una buona persistenza. Perlage fine. Vino adatto per un aperitivo. Lo abbino alla canzone degli Oasis Champagne Supernova, un’esplosione stellare piena di bollicine.
Il giorno successivo percorro circa 20 chilometri a piedi: Arc de Triomphe, Champs Elysèe, la meravigliosa Cattedrale di Notre-Dame riaperta da poco dopo l’incendio che l’ha quasi distrutta alcuni anni fa. Abbagliata da tanta bellezza, ma bisognosa di riposo, decido di fare una tappa rigenerante a La Cave des Climats, 35 Rue de Verneuil. Il termine Climat, in Borgogna, indica un determinato terroir utilizzato per un singolo vitigno. Arrivo e il locale ha appena aperto, propendo per un vino borgognese, ma fa caldo e l’effervescenza disseta. Quindi mi dedico ad assaggiare con molta calma uno Champagne: Heritage Brut Nature della Maison Brice, indipendente e a conduzione familiare. E’ situata a Bouzy, villaggio Grand Cru (porzione di territorio molto prestigiosa), zona Montagne di Reims, nel cuore della regione. Dopo vari passaggi di proprietà, con le prime bottiglie di Champagne che risalgono addirittura al 1684, nel 1994 Jean-Paul Brice amplia molto la produzione e la qualità, ottenendo anche la certificazione ambientale l’Haute Valeur Environnementale (HVE).
Lo Champagne assaggiato, permanenza sui lieviti di minimo 24 mesi, è composto per il 70% di Pinot Noir e per il 30% di Chardonnay. Il primo fornisce eleganza, il secondo aiuta nell’evoluzione del vino e nel suo equilibrio. L’assenza di residuo zuccherino, esalta alla percezione subito la mineralità, dovuta al gesso presente nel sottosuolo dell’area. Seguono poi note di fiori bianchi, pera e mela. Al palato è fresco e cremoso. Perlage molto fine e persistente. Adatto ad accompagnare pesce grigliato. E in onore degli Impressionisti, che ho ammirato dopo la tappa vinicola al Museo d’Orsay, lo abbino a un libro molto bello, un giallo intitolato Ninfee nere di Michel Bussi, ambientato a Giverny. Qui Claude Monet visse per molti anni dipingendo quadri bellissimi.
Il giorno successivo, la mattina, mi dedico a un sogno: la Reggia di Versailles, maestosa e dorata, ambita da quando vedevo il cartone animato Lady Oscar. Il pomeriggio salgo in cima alla Tour Eiffel, imponente simbolo di Parigi e una meraviglia architettonica. Per la mia ultima cena parigina, mi regalo un piatto di ostriche con uno spuntino e concludo il pasto con un liquore leggendario: Chartreuse Verte.
La prima versione fu creata nel Settecento, basandosi su una vecchia ricetta di elisir di lunga vita, nel Monastero Certosino di Vauvert a Parigi. Poi, nel 1840, grazie anche alle modifiche apportate negli anni passati nel Monastero della Grande Chartreuse (Certosa) vicino Grenoble (Francia meridionale, regione Alvernia-Rodano-Alpi), fu ufficializzata la ricetta con la formula di 130 erbe che danno il caratteristico colore verde e che ancora oggi è rinomata e tenuta segreta nei dettagli. La produzione oggi avviene a Voiron, vicino il monastero, sempre sotto il controllo dei Certosini. Sono presenti erbe, fiori, spezie e radici. La base è alcol di barbabietola con l’aggiunta di zucchero bianco. 55% di gradazione alcolica con affinamento di minimo 3 anni in botti di rovere francese nelle cantine della Certosa, unico posto in cui il prezioso liquore è prodotto.
Dopo il primo sentore fortemente alcolico, si percepiscono note erbacee, salvia, menta, rosmarino, liquirizia e cannella. Complessità aromatica particolare e suggestiva, soprattutto se si pensa a dove avviene la creazione di questo nettare. Il gusto è dolce, con freschezza equilibrata dallo zucchero, nient’affatto stucchevole. L’ho degustato liscio, con temperatura di servizio di circa 12 gradi, ottimo come digestivo. Lo abbino a un documentario bellissimo del 2005 di Philip Gröning Il Grande Silenzio, che racconta proprio la vita quotidiana dei monaci Certosini che vivono nella Grande Chartreuse. Molto suggestivo.
L’ultimo giorno lo dedico alla visita del Cimitero di Père-Lachaise, in cui sono sepolte personalità illustri, tra cui Jim Morrison, cantante dei Doors, da sempre un mio mito. Breve tappa alla Shakespeare and Company, libreria storica che per anni è stata un punto di incontro di scrittori e scrittrici di fama. Prima di dirigermi all’aeroporto, mi dedico un ultimo vino all’Abstinence (ironico nomen omen) 47 Av. de la Motte-Picquet. Anche qui, come per gli altri assaggi, mi affido al gestore che azzecca quello che voglio.
L’ammonite 2022, Domaine de Maltaverne, Pouilly-Fumé (zona della regione della Loira, in cui il vitigno protagonista è il Sauvignon Blanc). Tenuta situata a Tracy-sur-Loire, sotto la guida di Gilles Maudry che l’ha ereditata dal padre nel 1984, e recentemente si avvale anche della collaborazione del figlio Matthieu,. Entrambi, con grande attenzione, perseguono il corso naturale della produzione; infatti completano la fermentazione malolattica, che alleggerisce l’acidità ed esalta gli aromi dei vini. Proprio per la conformazione calcarea del suolo in cui sono coltivate le vigne, L’Ammonite (nome di un fossile) al naso presenta leggere note affumicate, seguite subito da sentori di tiglio, pompelmo, pera e ananas. Freschezza, mineralità, sapidità e persistenza lo rendono estremamente elegante. E poiché il viaggio si sta concludendo, lo abbino alla splendida canzone dei The Doors The End.
Merci Paris!
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