Scegli la rubrica
Scegli una categoria
- Acini Rari
- Archivio
- BlendNews
- Bollicine e dintorni
- Buongiorno in Vigna
- Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero
- Confine Liquido
- Dal vino in poi
- Degustazioni Artificiali
- Diario di un sommelier
- Editoriale
- El Gottin
- Food&Life
- Identità in fermento
- Il buon vivere
- Il taccuino delle gite (fuori porta)
- Il viaggio di Francesca
- Il viaggio di Orfeo
- Il Vino in una stanza
- Il vino secondo Mario
- In legge veritas
- InternazionalMente
- Itinerari diVini
- L'ABC della Degustazione
- Le Bischerate di un Sommelier
- Le scoperte enoiche di Benny
- Le storie di Wine in Venice
- Live from
- Oltre la carta dei vini
- Oltre le sensazioni del vino
- Passi in cantina
- Percorsi d'assaggio
- Provato per Voi
- Quelle curiose esplorazioni
- Racconti diVini
- Radici di vino
- Riccio Viticcio
- Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino
- Salotto diVino
- Senza etichetta
- Speciale Vinòforum
- Suggestioni di Vino
- The Voice of Blogger
- Vigne e orizzonti
- Vino e dintorni
- Vinodentro
- Wine Hunter Stories
- WineKult
28 Ottobre, 2025
Marsovin Winery. Un viaggio nel cuore del vino maltese
Durante il mio viaggio a Malta, ho avuto il piacere di visitare una delle cantine più storiche e rappresentative dell’isola: la Marsovin Winery. Fin dal mio arrivo, sono stata accolta con una cordialità autentica, sia dalle guide che dall’enologo, che mi ha accompagnata con passione e competenza alla scoperta della storia, delle vigne e dei vini della casa. In questo luogo, il vino non è solo un prodotto, ma un racconto che intreccia tradizione, territorio e famiglia.
Una storia di passione e famiglia
La storia di Marsovin Winery nasce da una passione autentica e da un forte legame con la terra. Tutto ha inizio con un giovane di appena sedici anni, che, dopo la perdita del padre, si trovò a dover mantenere la famiglia grazie ai terreni ereditati. Da quella responsabilità nacque un sogno: trasformare il lavoro della terra in un progetto duraturo e di valore.
Inizialmente, Marsovin non possedeva vigne proprie: acquistava le uve da produttori locali e le vinificava con cura artigianale. Con il tempo arrivarono i primi appezzamenti, la costruzione della cantina e, negli anni ’60, il trasferimento definitivo nell’area di Marsa — da cui il nome “Marsovin”.
Oggi l’azienda produce alcuni dei vini più rappresentativi dell’isola, tra cui Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, mantenendo sempre uno sguardo attento alla sostenibilità. “Marinai”, ad esempio, è stato il primo vino locale certificato biologico, simbolo della volontà dell’azienda di unire tradizione e innovazione.
Marsovin è anche l’unica realtà maltese a coltivare Chardonnay sull’isola di Gozo, dove il microclima e i suoli calcarei regalano eleganza e mineralità ai vini bianchi.
Degustazione tra storia e territorio
La visita si è conclusa nella suggestiva sala dell’Archivio Storico dei Vini, un ambiente dal fascino autentico dove il tempo sembra essersi fermato. Le pareti raccontano oltre un secolo di viticoltura maltese: etichette d’epoca, bottiglie rare e testimonianze che ricordano come Marsovin sia parte viva della storia del vino dell’isola.
Sedersi lì, con il calice in mano, è stata un’esperienza che va oltre la semplice degustazione: è stato un modo per connettersi con la memoria e l’identità del territorio.
Durante la degustazione ho avuto il piacere di assaggiare tre vini che rappresentano perfettamente la filosofia di Marsovin: radici forti, eleganza e continua ricerca di qualità.
Antonin Bianco
Prodotto da uve Chardonnay coltivate a Gozo, l’Antonin Bianco è un vino di grande equilibrio e complessità. Al naso sprigiona note di frutta tropicale matura, vaniglia e accenni burrosi, frutto di una fermentazione in barrique. In bocca è pieno, vellutato, ma sostenuto da una freschezza minerale che ne esalta la finezza. Un bianco che unisce eleganza francese e anima mediterranea.
Antonin Rouge
Un blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, coltivati nelle vigne di Malta. Il vino affina in botti di rovere per circa un anno, sviluppando una struttura intensa ma armoniosa. Al palato emergono note di frutti rossi maturi, spezie dolci e un tocco balsamico. È un rosso avvolgente, ricco, che racconta la forza e la profondità della terra maltese.
1919
Infine, ho degustato il 1919, uno dei vini più iconici di Marsovin, simbolo di continuità e memoria. Disponibile in versione bianca e rossa, prende il nome dall’anno di fondazione della cantina. Il 1919 Bianco, a base di Chardonnay e Moscato, è fragrante e profumato, con una piacevole freschezza agrumata. Il 1919 Rosso, invece, unisce Gellewza e Shiraz in un blend morbido, fruttato e perfettamente equilibrato, ideale per accompagnare i piatti tipici maltesi.
Conclusione: il vino come espressione dell’isola
Ogni calice è stato abbinato a prodotti del territorio — formaggi locali, pane fragrante e oli aromatici — a dimostrazione di come, anche a Malta, il vino sia parte integrante della cultura gastronomica. Marsovin Winery non è soltanto una cantina: è un luogo dove la storia incontra la passione e dove il passato continua a dialogare con il futuro.
Uscendo dalla sala dell’Archivio Storico, ho avuto la sensazione di portare con me qualcosa in più di una semplice esperienza di degustazione: un piccolo frammento dell’anima maltese, fatta di autenticità, dedizione e orgoglio. Marsovin rappresenta perfettamente questo spirito: un ponte tra tradizione e innovazione, tra terra e mare, tra memoria e contemporaneità.
Un viaggio nel gusto che racconta, attraverso ogni sorso, la vera essenza di Malta.
Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
Mi trovi su Instagram come @wineeventi_emiliaromagna
Leggi
Mi trovi su Instagram come @wineeventi_emiliaromagna
28 Ottobre, 2025
“mareMMMa, la Natura del vino”: tutto pronto per il debutto a Firenze
Un nuovo capitolo per la grande festa dei vini rossi della Maremma Toscana
Lunedì 3 novembre segna una data da non perdere per gli operatori del settore e i wine lover: alla suggestiva Certosa di Firenze andrà in scena la prima edizione fiorentina dell’evento “mareMMMa, la Natura del vino”. Dopo il successo consolidato nelle edizioni precedenti ad Alberese, nel cuore del territorio della Maremma Toscana, questa manifestazione debutta nel capoluogo toscano confermandosi come una delle occasioni più rappresentative per scoprire la ricchezza e l’identità della regione.
L’ingresso all’evento sarà gratuito, previa registrazione, e sarà riservato agli operatori del settore dalle 14:30 alle 17:00, mentre dalle 17:00 alle 20:00 si aprirà anche al pubblico degli appassionati, oltre che a sommelier, ristoratori ed enotecari.
L’iniziativa nasce dalla volontà dei tre Consorzi di Tutela – Maremma Toscana, Montecucco e Morellino di Scansano – di rafforzare insieme la visibilità delle proprie denominazioni in uno dei mercati più strategici del territorio regionale. L’obiettivo è mettere in luce qualità, biodiversità e identità delle produzioni, favorendo la sinergia tra le aziende per accrescere competitività e riconoscibilità a livello nazionale e internazionale.
La giornata offrirà un percorso libero tra più di 400 etichette e circa 100 produttori, organizzati per territori di provenienza. Sarà un’occasione preziosa per conoscere la grande varietà della produzione della Maremma: dai rossi a base Sangiovese e Ciliegiolo, ai bianchi mediterranei come Vermentino e Ansonica, senza trascurare le varietà autoctone e internazionali che caratterizzano questa terra ricca di terroir.
Il programma prevede, inoltre, due masterclass guidate dall’esperto Andrea Amadei, voce di Decanter Rai Radio 2:
Dalle 11:00 alle 13:00, una approfondita degustazione riservata alla stampa specializzata dedicata al Cerasuolo di Vittoria DOCG.
Dalle 15:30, una masterclass dedicata al Frappato, aperta agli operatori, stampa e wine lover, con un assaggio di otto etichette rappresentative di questo vitigno autoctono elegante e versatile.
L’organizzazione è affidata a MExTE Eventi, società con esperienza consolidata in eventi enogastronomici, che ha curato con successo anche le precedenti edizioni.
“mareMMMa, la Natura del vino” a Firenze è un evento capace di raccontare la Maremma Toscana in tutta la sua complessità e bellezza, tra tradizione, sostenibilità e identità enologica, aprendo un nuovo capitolo per una manifestazione che cresce costantemente e diventa punto di riferimento per tutti gli amanti del vino.
La Redazione
Leggi
28 Ottobre, 2025
Sicilia protagonista a FINE Wine Tourism Marketplace Italy
Il modello enoturistico della Sicilia, che unisce produzione di alta qualità, accoglienza diffusa e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, sarà protagonista al primo salone italiano dedicato esclusivamente all’enoturismo: FINE Wine Tourism Marketplace Italy, in programma il 28 e 29 ottobre 2025 al Centro Congressi di Riva del Garda.
Assovini Sicilia, l’associazione che riunisce le cantine simbolo della vitivinicoltura isolana, parteciperà con una delegazione di aziende socie come Cottanera, Donnafugata, Duca di Salaparuta, Fina Vini, Pellegrino, Pietradolce, Planeta, Tasca d’Almerita, Terrazze dell’Etna, mostrando itinerari, wine experience e l’offerta ricettiva che fanno della Sicilia una delle wine destination più complete e attrattive a livello internazionale.
Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia
L’enoturismo è una leva fondamentale per raccontare la Sicilia nelle sue molteplici sfaccettature: non solo vino ma anche cultura, paesaggio, tradizione e ospitalità. Partecipare a FINE Italy significa rafforzare la posizione della Sicilia come meta enoica di rilievo, creando sinergie e valorizzando la rete di imprese che fanno dell’accoglienza un vero elemento distintivo.
Le aziende associate integrano nelle loro esperienze wine trekking, partecipazione alla vendemmia, corsi di cucina e eventi culturali, offrendo ai turisti un’immersione completa nel territorio e nella cultura siciliana.
Il 29 ottobre, durante il programma di conferenze, Cambria interverrà nel panel “Percorsi di crescita dell’enoturismo: il valore delle reti” sul BE FINE Stage (14:30–15:15), portando il contributo della Sicilia alla discussione nazionale e internazionale sull’enoturismo.
Il valore strategico dell’enoturismo siciliano
La partecipazione di Assovini Sicilia a FINE Italy si inserisce in una strategia di promozione del territorio e del settore vino, mirata a creare valore con turismo, comunicazione e partnership commerciali. Il salone, organizzato da Riva del Garda Fierecongressi e Feria de Valladolid, si candida a essere un hub di riferimento per operatori e buyer da Europa, Stati Uniti e mercati emergenti.
Fondata nel 1998 da Giacomo Rallo, Diego Planeta e Lucio Tasca, Assovini Sicilia conta oggi 101 cantine associate con circa 900 etichette. La associazione promuove inoltre la sostenibilità attraverso la Fondazione SOStain Sicilia, puntando su buone pratiche e innovazione per una vitivinicoltura sempre più green e orientata al futuro.
La Redazione
Leggi
28 Ottobre, 2025
Luretta. Parole lente, pensate, suonate
La sera scese in fretta sul Castello di Momeliano, tutto era pronto per il gran ballo di fine vendemmia, di corsa la Principessa scese le scale urlando
Capitano Capitano, chi stiamo aspettando?, la festa sta iniziando!
On attend Les invitès mia Principessa, eccoli! arrivano! Vedo i Nani e le ballerine, c’è anche Achab e dietro di lui il Marchese di Carabas con una Pantera, pare che in bocca abbia un’ Ala del drago…
Macchè!, sarà il solito inganno di Puck, lo conosci no? Invece notizie di Boccadirosa? Insomma è il quinto Manvantara di fila che non si fa vedere!
Uffa sai che c’è? torno nelle segrete del mio castello a riposare insieme a tutte le mie sorelle, per favore dite alle Rane di non far troppo rumore e svegliateci tra….i 18 e 24 mesi
E si potrebbe andare avanti all’infinito giocando con la fantasia, giocando in un luogo che la magia la conserva realmente, il Castello di Momeliano.
Siamo nei Colli Piacentini, zona ricca di valli, di colline, di corsi d’acqua e di vitigni, da sempre l’uva è stata un elemento presente nella vita quotidiana di questo territorio tanto che Piacenza viene eletta, negli anni 30 del secolo scorso, come capitale italiana con tanto di fiere nazionali dedicate, dell’uva da tavola. Questo successo mette però un freno alla viticoltura intesa come trasformazione in vino, conviene piu produrre uva da tavola che vinificarla!
Ci vogliono decenni prima che, le cantine sociali su tutte e qualche illuminato privato, tornano a produrre vino in modo continuativo e con una certa cura, e finalmente nel 1967 i Vini dei Colli Piacentini diventano DOC, una tra le primissime zone italiane, le prime DOC sono del 1966, a ricevere la denominazione.
Non passano nemmeno vent’anni che la crescita produttiva subisce una bruschissima frenata, come in tutta Italia, nel 1986 con il tristemente famoso scandalo del vino al metanolo, ed il vino dei Colli Piacentini, considerata la vicinanza geografica all’epicentro dello scandalo, è in pratica bandito dalle tavole dei consumatori. Ci vuole la nascita di un Consorzio a Tutela dei Vini Colli Piacentini e la revisione dei disciplinari di produzione per risollevare la produzione dando vita ad una nuova concezione di viticoltura.
Il polline è nell’aria, e la fioritura di nuove cantine è stata la naturale conseguenza. Non più realtà illuminate ma sporadiche, l’arrivo di tanti nuovi imprenditori, la richiesta di vini selezionati, un’attenzione ed educazione alimentare ed enologica ormai diffusa, gettano le fondamenta per un sistema di aziende che si concentrano sulla qualità, che colgono il confronto come occasione per crescere più velocemente, tanto che oggi non è più una fantasia l’ipotesi della DOCG.
In questo contesto verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso il polline si posa anche su un allevatore di bestiame, Felice Salamini, che si innamora di un paio di ettari scarsi di una vecchia vigna di proprietà ma abbandonata in Val Luretta. Ora, innamorarsi delle cose vecchie ed abbandonate significa solo una cosa: vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto… Ma vede comunque in quella vigna la conferma della sua ambizione e passione.
In un territorio di periferia ma sicuramente vocato alla viticoltura è una rivoluzione culturale, di filosofia agricola ciò che guida Felice Salamini, abbraccia la via del biologico ancor prima della nascita delle normative europee, intensifica il numero di piante per ettaro per favorire una “competizione” tra le viti alla ricerca di nutrimento per estrarre il più possibile dal suolo, studia e compie analisi dei terreni per capire quale vitigno può rendere al massimo, concepisce il tempo come un valore, come un contenitore, impianta nuovi allevamenti di cloni bordolesi non per imitarli ma per reinterpretarli anche con blend decisamente inusuali a costo di uscire dalla DOC, insomma qui dove la regola era vendemmiare, fare il vino, venderlo entro l’anno per avere la cantina vuota e pronta per la nuova vendemmia, si vive l’attesa, si coltiva la pazienza, si cerca un diverso punto di vista, come fosse una nuova necessità.
Il seme è gettato.
I frutti arrivano eccome, i primi riconoscimenti importanti, l’apertura ai mercati internazionali, da qui l’esigenza di ampliare le proprie vigne fino ad arrivare oggi a 50 ettari vitati, e sempre con la stessa filosofia iniziale: crearsi le condizioni perché nasca sempre una nuova necessità.
Per esempio come quando Lucio, il figlio che ora guida l’azienda insieme alla madre Carla, decide di espiantare molti ettari di vigneto compresi quelli a corollario del Castello, per trasferirli in Val Nure, che permette esposizioni migliori ed una maggiore altitudine delle colline, fino a 400 metri, tradotto significa maggior escursione termica, maggior varietà climatica. Non ultimo il fatto che i terreni sono di origine marina, variando tra sedimenti argillosi e calcarei, ritenuti piu idonei alla loro idea finale di vino.
Ad oggi Luretta possiede vitigni in Val Nure, Val Tidone, Val d’Arda, Val Trebbia ed ovviamente Val Luretta.
Ma…….quella nuova necessità, quel qualcosa che sa di magico……ci vorrebbe giusto un Castello!
Arriva anche quello, nei primi anni del 2000 Luretta si sposta dalla Val d’Arda a Gazzola, nel Castello di Momeliano di epoca romana, e come tutti i Castelli che si rispettino è abitato da figure magiche ed ovviamente….da una Principessa.
Ve li presento.
Arrivare a Luretta significa dimenticarsi per un po la quotidianità, come se l’ultima curva della stradina sterrata che porta al Castello impedisse alla fretta di seguirti.
I rumori sono pochi e sottili, inusuali oggi, ma che mi riportano alla mia infanzia in campagna, una folata di vento, le foglie che si muovono, un trattore lontano, i passi sulla ghiaia ed un tintinnio che sembra di campanelle, in realtà bottiglie che vengono spostate.
Ti accorgi del tempo che passa dallo scarto tra un rumore ed un altro.
Ci viene incontro Lucio e ci accomodiamo nella sala degustazione, con un bicchiere di vino iniziamo a chiacchierare, anche le parole sono lente, pensate, suonate, ci spiega che il loro focus è vestire di personalità, e lo spiegherò meglio in seguito, i vini storici del territorio, Gutturnio e la Malvasia di Candia Aromatica su tutti, renderli riconoscibili ed in grado di dialogare alla pari con i vini più rinomati, ed oggettivamente, per tentativi ed errori, per tentativi e successi il loro modus operandi è stato riconosciuto precursore in tutto il territorio. Prima si pensa al vino che si vuole ottenere poi si cerca il terreno. Già, personalità penso sia la parola chiave per i vini di Luretta, sin dai loro nomi questa emerge.
La parte evocativa delle etichette, nomi e simboli, è merito della mamma di Lucio, Carla, che abbiamo avuto il piacere di conoscere, una signora con lo sguardo fanciullesco, di chi ha nel profondo degli occhi un altro mondo vivo di figure fiabesche, o forse, mi piace pensare, che quel mondo sia la sua vita presente.
I vini che assaggiamo sono parte della nostra storia, i Colli Piacentini sono i primi che tutti hanno bevuto, si parte da qui, Gutturnio = rosso, Malvasia = bianco, sono il nostro primo alfabeto.
L’inizio non può essere che con Principessa, il metodo classico blanc de blanc della cantina da uve Chardonnay, il vino più venduto dell’azienda.
In origine, e siamo intorno al 2000, era un Blanc de noir con uve di Pinot nero, il nome deriva da una canzone di De Andre, Prinçesa, che racconta il desiderio di una transizione, di una trasformazione, come quella di un Pinot nero.
Ventiquattro mesi sui lieviti, si fa notare immediatamente per la sua freschezza, quasi balsamica, frutta bianca croccante, fiori di zagara, mughetto, un sentore agrumato dolce, un po’ di mandorla nel finale, bollicina persistente e fine, uno spumante che non nasconde nulla, si palesa per ciò che è, un vino che piace a che si avvicina alle bollicine e piace a chi già beve bollicine. Lascia la bocca fresca ed invita alla beva.
L’altro metodo classico che assaggiamo è On attend les invitès, Pinot nero, sessanta mesi sui lieviti, una piccola macerazione sulle bucce conferisce un colore rosa antico, quasi buccia di cipolla, è sicuramente uno spumante molto ambizioso, fragoline di bosco, ribes, melograno, un piacevole sentore di lieviti, ed un tannino sottilissimo che viaggia parallelo all’acidità, nel finale arriva una nota di pompelmo rosa. Mi affascina per il colore e per la delicatezza, molto elegante.
Chiudiamo la degustazione dei vini bianchi con Boccadirosa, che descriverò alla fine.
Il primo vino rosso che assaggiamo è il Gutturnio Superiore 2023, blend di Barbera 60% e Croatina 40%, è il vino che da una vita ho abbinato al pane e salame, alla coppa piacentina, ai salumi e formaggi locali, di un rubino intenso, in equilibrio tra l’acidità del ribes e la dolcezza della mora, presenta un tannino nervoso ma è una sua caratteristica, guai se non ci fosse, piacevoli spezie dolci di cannella e noce moscata. L’affinamento è inusuale per questo vino, vasche di cemento per sei mesi che lo rendono sicuramente più morbido. Migliora e tanto il ricordo che ho del Gutturnio. Intenso, per tanti motivi, insomma…per me è un buco nel tempo.
Il secondo rosso mi piace definirlo usando il dialetto Piacentino, anche per omaggiare la figura di Felice Salamini che tanto ha creduto in questo vino: Taij Burdleis (taglio bordolese).
Come la Pantera e i lupi nella sera, è il primo vino prodotto da Luretta nel 1997, era il credo del fondatore: barbera e croatina possono sposarsi con un nobile bordolese, all’inizio era il Pinot Nero, con gli anni gli è stato preferito il Cabernet Sauvignon.
Quello che assaggiamo è un 2022, l’elevazione è di nove mesi in barrique con 50% di rinnovo annuale, e poi dodici mesi in bottiglia.
Rubino con qualche inizio di riflesso granata, al naso si presenta subito una nota minerale di pietra bagnata, di polvere da sparo, il fiore è una viola intensa, i frutti sono belli maturi, la marasca, la prugna, evidenti anche le speziature come il pepe nero e cannella, si affacciano anche i terziari, cacao amaro e foglie di tabacco.
É un vino vigoroso e profondo al sorso, un vino generoso, avvolge il palato, il Cabernet apporta alla Barbera e Croatina, l’uvaggio del Gutturnio, maggior struttura, longevità e si, anche nobiltà. Noi l’abbiamo abbinato ad un brasato e penso che la Pantera sia rimasta soddisfatta. Mi piacerebbe assaggiare la versione con il Pinot Nero!
Chiudiamo con Achab, si lui, il Capitano di Moby Dick, come dicevo una volta qui c’era il mare tant’è che al museo geologico di Castel Arquato, a pochi kilometri, sono esposti i resti dei cetacei ritrovati nelle valli piacentine.
E poi Achab è l’incarnazione della sfida con se stessi, che sia Moby Dick o perchè no, che sia quella di coltivare il Pinot Nero in questo territorio, vitigno considerato tra i piu difficili, sensibile al clima, alle malattie, alle muffe.
L’annata è la 2022, nove mesi in tonneau, mantiene bene l’eleganza e la sontuosità del vitigno, piccoli frutti rossi, lamponi e mirtilli in primis, rosa fumè e violetta i fiori, un bel vegetale di corteccia e sottobosco secco, chiude con una fine nuance di china, apprezzo la “potenza” e la struttura e tra qualche anno saprà rasserenare il Capitano Achab raccontandogli il meglio di se.
Voglio chiudere con Boccadirosa 2023, Malvasia di Candia Aromatica, più di tutti il pilastro dei colli Piacentini, conosciuto anche come Vino di Piacenza talmente è identitario.
Malvasia per decenni è stato sinonimo di spumante metodo Charmat, in alternativa vino frizzante, dolce, demi-sec o secco, e ancora oggi penso sia la vinificazione maggiormente utilizzata.
Da qualche tempo però alcune cantine hanno iniziato a vinificarla in modi differenti, ferma, secca, surmaturata, appassita, ridando vita ed interesse ad un vitigno che ha dimostrato capacità espressive sorprendenti.
La faccio breve, Boccadirosa ci ha letteralmente fulminati!
Macerazione prefermentativa di 24 ore sulle bucce e fermentazione spontanea con lieviti indigeni, Il nome è chiaramente ispirato alla famosissima canzone di De Andre, e proprio come nella canzone, Boccadirosa si propone, affascinante, prorompente, suadente, profumata, con facilità ruba le bocche agli altri vini.
Secondo me è’ il vino che maggiormente riflette il concetto di “vestire di personalità” della cantina, in maniera proprio esplicita, assume un color rosa immaginifico, bellissimo, al naso è una vertigine di profumi, fiori e frutti se la giocano a farsi sentire, in bocca corrisponde tutto ciò che l’olfatto ti lascia immaginare, persistenza, equilibrio, Boccadirosa le ha tutte.
E’ una Malvasia di Candia Aromatica sorprendente, che non invidia nulla, ma proprio nulla, ai vitigni aromatici più blasonati.
Sa come distinguersi e sa come farsi ricordare!
Luretta oggi è una realtà ampiamente riconosciuta ed è un contenitore di storie, Principessa, Boccadirosa, Selin dl’armari, Capitano, Puck, Nevermore, Le rane, Manvantara, I nani e le ballerine, Ala del drago, ed altri ancora, invitano alla libertà della fantasia, sedersi a chiacchierare con la signora Carla, mentre racconta con il suo sguardo fanciullesco, come nascono i nomi dei vini, fa ritornare quella curiosità di quando si era bambini e si domandava sempre Perché? Perché? Perché?.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire
Leggi
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire
27 Ottobre, 2025
“Stile Siciliano: i vini rossi del futuro”. A Milano l’evento dell’Enoteca Regionale della Sicilia sede del Sud Est
Un’occasione unica per scoprire le eccellenze vinicole del Sud Est siciliano nel cuore di Milano
Il 24 novembre Milano diventa il palcoscenico per celebrare i vini rossi della Sicilia sud-orientale con l’evento “Stile Siciliano: i vini rossi del futuro”, organizzato dall’Enoteca Regionale della Sicilia, sede del Sud Est. L’appuntamento, che si terrà nella prestigiosa cornice del The Westin Palace, è dedicato a raccontare le prospettive future di un terroir ricco e straordinario, con un focus speciale sui due vitigni simbolo della zona: il Cerasuolo di Vittoria Docg e il Frappato.
Dopo il successo della tappa romana dello scorso maggio, questa iniziativa rappresenta a Milano un momento centrale di incontro e confronto tra stampa, operatori di settore e wine lovers, con l’obiettivo di valorizzare l’autenticità e la modernità dell’enologia siciliana.
Silvio Balloni, presidente dell’Enoteca Regionale della Sicilia sede del Sud Est
Siamo entusiasti di portare a Milano, cuore pulsante della comunicazione e dell’innovazione enologica italiana, un evento che per noi rappresenta un vero e proprio manifesto: “Stile Siciliano: i vini rossi del futuro”. Non sarà una semplice degustazione, ma una giornata di confronto dedicata interamente all’eccellenza dei vini siciliani, con un focus speciale sul nostro straordinario Sud Est.
Vogliamo delineare con coraggio le prospettive future della nostra enologia isolana, mettendo a confronto l’esperienza dei produttori, la visione della stampa di settore e la passione degli wine lovers. La Sicilia è una terra unica, le cui sfumature pedoclimatiche e i diversi approcci enologici riescono a esprimere vini dal carattere moderno, pur mantenendo un profondo rispetto per la tradizione. È un’occasione per raccontare come questa tradizione stia evolvendo, cambiando e maturando grazie alle nuove generazioni. Esse portano innovazione pur restando fedeli a quelle radici che hanno dato vita all’unica Docg della Sicilia. Il futuro dell’enologia italiana passa dalla nostra Isola e dall’areale del Sud Est e siamo pronti a dimostrarlo a Milano.
Programma dell’evento
La giornata si apre con un focus dedicato alla stampa specializzata:
Ore 10:30 – 11:00: Accredito della stampa
Ore 11:00: Masterclass sul Cerasuolo di Vittoria DOCG, con una degustazione guidata dall’esperto Andrea Amadei, voce di Decanter su Rai Radio 2, per approfondire le sfumature e l’evoluzione di questo straordinario vino.
Ore 13:00 – 14:30: Light lunch riservato alla stampa.
Nel pomeriggio l’attenzione si sposta agli operatori di settore e al pubblico, con apertura anche per la stampa interessata:
Ore 15:30: Masterclass sul Frappato, un viaggio sensoriale alla scoperta di questo vitigno autoctono elegante e versatile, sempre guidata da Andrea Amadei. Degustazione di otto etichette selezionate.
Dalle 15:30 alle 20:00: Banchi d’assaggio aperti al pubblico e agli operatori, con le cantine associate all’Enoteca Regionale Sicilia sede del Sud Est che proporranno un percorso libero per scoprire la varietà e la qualità delle produzioni vinicole dell’Isola, tracciando le nuove rotte dello “Stile Siciliano” del futuro.
Modalità di iscrizione
Per informazioni e modalità di accesso alla masterclass e ai banchi d’assaggio si invita a visitare il sito di AIS Milano. La stampa interessata a partecipare può richiedere l’accredito scrivendo una mail a pressoffice@ab-comunicazione.it.
La Redazione
Leggi
27 Ottobre, 2025
Guide dell’Espresso 1000 Ristoranti d’Italia e 1000 Vini d’Italia
Le mille e una notte, o sarebbe meglio dire I mille in una notte.
Per il suo 46 compleanno le prestigiose guide dell’Espresso 1000 Ristoranti d’Italia e 1000 Vini d’Italia curata da Luca Gardini, tra i più autorevoli esperti internazionali di enogastronomia, torna a Milano al Teatro Arcimboldi in grande stile, una serata per celebrare il gusto e le eccellenze italiane con talk dedicati ed ospiti di rilievo del mondo della cucina e del vino.
L’Ottava Arte, l’enogastronomia italiana ribattezzata così da L’Espresso, potrà fregiarsi, dal prossimo 10 dicembre del titolo di Patrimonio immateriale dell’Unesco. Un riconoscimento che celebra la cultura del cibo e del vino come espressione identitaria del Paese e che vede tra i principali promotori Massimo Bottura, chef pluripremiato e da sempre impegnato nella valorizzazione della nostra cucina. Bottura è anche tra le voci più attive nella difesa del Made in Italy contro il fenomeno dell’Italian Sounding — dal Parmesan al Prosek, fino al Jambon de Parma — che da anni arreca danni d’immagine ed economici al nostro patrimonio gastronomico.
La presentazione inizia con una novità netta: la sforbiciata ai ristoranti premiati con i cappelli, simbolo distintivo della guida gastronomica, da 500 della scorsa edizione ai 300 attuali, a sottolineare come le sentinelle dell’espresso abbiano alzato l’asticella della qualità richiesta.
I ristoranti premiati con il massimo riconoscimento, i cinque cappelli, sono 21 e solamente sei hanno ottenuto il punteggio massimo di 20/20 e sono:
Osteria Francescana di Massimo Bottura, Duomo di Ciccio Sultano, Cracco di Carlo Cracco, Madonnina del Pescatore di Moreno Cedroni, Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo, Reale di Niko Romito.
Seguono di un nonnulla L’argine a Venco’ di Antonia Klugmann, Antica Corona Reale di Gian Piero Vivalda, Piazza Duomo di Enrico Crippa, Quattro Passi di Fabrizio Mellino, Mauro Uliassi di Mauro Uliassi, Al Gatto Verde di Jessica Rosval, Dal Pescatore di Nadia Santini, La Pergola di Heinz Beck, Le Calandre di Massimiliano Alajamo, L’Enoteca Pinchiorri di Riccardo Monco e Alessandro della Tommasina, Dalla Gioconda di Davide di Fabio, La Madia di Pino Cuttaia, D’O di Davide Oldani, La Peca di Nicola e Pierluigi Portinari, Da Vittorio della famiglia Cerea
Per la sezione dedicata ai vini il premio più ambito è il 110 cum Laude, sette le cantine che hanno ricevuto il riconoscimento:
Elvio Cogno Novello (CN), Alta Mora Castiglione di Sicilia (CT), Ferrari Trento Trento (TN), Castello di Ama Gaiole in Chianti (SI), Giovanni Rosso Serralunga d’Alba (CN), Tenuta Sette Ponti Castiglion Fibocchi (AR), Podere Forte Castiglione d’orcio (SI).
Dai talk dedicati, in verità più alla cucina che ai vini, emerge l’impegno di Massimo Bottura con il suo progetto no profit Food for Soul, per un recupero costante del cibo in eccesso attraverso i Reffertori trasformandolo in pasti per i piu bisognosi, piu di tredici sparsi per il mondo, quanto i suoi ristoranti, progetto di forza sociale, di aggregazione, di riumanizzazione di storie a volte disumane. Davvero bravo.
Così come bello, sincero e appassionato il consiglio di Antonino Cannavacciuolo a chi vuole intraprendere questa carriera, non perdere mai di vista l’obbiettivo ne a vent’anni ne a cinquanta, concedersi la possibilità e le probabilità di sbagliare, vera occasione per crescere professionalmente.
Altra novità delle guide è la sezione Outsider, sempre per quanto riguarda la cucina, ad aggiudicarsi il premio è lo Chef Alberto Gipponi del ristorante Dina, percorso inusuale il suo, iniziato 35 anni e che dopo solo due anni di attività e diversi stage in ristoranti di rango vede l’apertura del suo locale. Complimenti!
Sul fronte dei vini il miglior vino rosso risulta essere il Toscana IGT 2023 della Tenuta Sette Ponti, il miglior vino bianco Etna Bianco Doc Arrigo 2022 di Alta Mora, il miglior rosato è Sensuale 2024 di Santa Barbara, il miglior spumante Ferrari Trento di Matteo Lunelli, miglior vino dolce lo splendido Marsala Doc Riserva Vergine 2009 cantina Florio, miglior cantina Vallepicciola, miglior enologo Andrea Delpiano, miglior vino sotto i 15 euro Allegrini Valpolicella Doc 2024 cantina Allegrini, miglior sommelier Nicoletta Gargiulo, migliore carta dei vini Daniele Tagliaferri per Achillei al Parlamento.
Serata lunga ma piacevole, introdotta dal catering curato dal ristorante Da Vittorio che ha selezionato 6 giovani chef, e dalle bollicine di Ferrari Trento. Un plus!
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire
Leggi
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire
27 Ottobre, 2025
Caiarossa celebra 20 anni di certificazione biodinamica: il vino come manifesto di sostenibilità
Nel cuore della Costa Toscana, tra le colline affacciate sul mare, Caiarossa festeggia un traguardo di grande significato: vent’anni di certificazione Biodinamica Demeter. Un percorso iniziato nel 1998 con la nascita dell’azienda e consolidato nel 2005 con l’ottenimento della certificazione, frutto di una precisa convinzione: le pratiche biodinamiche rafforzano la vitalità del terroir.
Francesco Villa, direttore tecnico di Caiarossa
La biodinamica è una visione olistica che nutre e protegge tutto l’ecosistema. Evitiamo fertilizzanti chimici, pesticidi ed erbicidi, utilizzando compost prodotto internamente e preparati biodinamici come il corno-letame 500. Un segno della vitalità dei nostri terreni è l’abbondanza di lombrichi, indice che stiamo seguendo la strada giusta. Ogni intervento in vigna segue i cicli lunari e il calendario biodinamico, per ottenere risultati eccellenti.
Caiarossa non è solo vino, ma un ecosistema vivo: olivi, alveari, un orto sinergico curato anche con la collaborazione delle scuole di Riparbella, e la macchia mediterranea occupano metà della tenuta. La produzione di olio extravergine d’oliva IGP Toscana, disponibile anche in formati da 1, 3 e 5 litri con oliere riutilizzabili in ceramica di artigiano locale, testimonia la vocazione a tutela ambientale e culturale.
Francesco Villa
Sui 40 ettari coltiviamo 59 parcelle con 10 varietà diverse, valorizzando caratteristiche pedoclimatiche e mantenendo l’equilibrio naturale. Le varietà rosse includono Cabernet Franc, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese e Petit Verdot; tra le bianche Chardonnay, Viognier, Vermentino e Petit Manseng: un ricco patrimonio varietale che esprime l’anima multiculturale e il dialogo con il territorio.
La sostenibilità coinvolge ogni aspetto produttivo: filiera corta con fornitori italiani, materiali ecocompatibili, uso di carte riciclate per il materiale promozionale e progetto di alleggerimento delle bottiglie, con riduzione dello spessore del vetro per contenere l’impatto ambientale senza sacrificare qualità.
Fondata nel 2004 da Eric Albada Jelgersma, che ha portato esperienze da Bordeaux, Caiarossa è oggi guidata dai figli Dennis, Derk e Valérie, che portano avanti una ricerca di massimo equilibrio tra natura e tecnica. I vini sono espressione dell’energia autentica della natura, restituita dai vigneti nella macchia mediterranea della Costa Toscana.
La Redazione
Leggi
27 Ottobre, 2025
Merano WineFestival, presentato il programma dell’edizione 2025 a tema “Vision: Wine & Food Creators”
Presentata a Roma, nella Sala delle Statue del Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, la 34ª edizione del Merano WineFestival, in programma dal 7 all’11 novembre 2025 nelle eleganti sale del Kurhaus di Merano, Alto Adige.
L’evento ha visto la partecipazione di Helmuth Köcher, fondatore e patron, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Luigi D’Eramo, Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, e altri importanti esponenti istituzionali.
Il tema dell’edizione, “Vision: Wine & Food Creators”, celebra i produttori come veri artefici del futuro del gusto, unendo cultura territoriale, scienza e innovazione. Köcher ha sottolineato l’importanza di preservare qualità e tipicità nel contesto del cambiamento climatico, valorizzando diversità e sostenibilità come risorse strategiche.
Il presidente Coldiretti Prandini ha evidenziato le sfide del mercato globale e l’importanza di azioni di promozione come le iniziative Ice e Ocm e il ruolo centrale del Merano WineFestival nel sostegno al vino italiano.
Tra gli ospiti anche Matteo Zoppas, presidente ICE, con particolare attenzione all’internazionalizzazione, e il saluto in videomessaggio del Ministro Francesco Lollobrigida.
Programma e novità principali
TasteTerroir – bio&dynamica: venerdì 7 novembre, focus su vini biologici, biodinamici, naturali, PIWI, orange, in anfora, underwater, e novità no-low.
GourmetArena: 130 produttori artigianali e chef stellati come Antonino Cannavacciuolo e Peppe Aversa insieme ai più innovativi cuochi italiani.
Masterclass: dieci degustazioni il sabato 8 novembre, con vini da Alto Adige, Franciacorta, Sardegna, Georgia, e focus su calici e tecniche innovative.
Premiazioni: venerdì 7 novembre, WineHunter Platinum Awards e Honour Awards, con riconoscimenti a Franco Bernabei, Sebastien Ferrara, Andrea Bocelli, Eleonora Cozzella, Alessandro Regoli, Riccardo Schweizer e Antonino Cannavacciuolo.
Summit “Respiro e Grido della Terra”: panel scientifici sull’innovazione in viticoltura, agricoltura di precisione e mercati globali, con ospiti come Enrica Cotarella e Susanne Wess.
App per acquisti vini: piattaforma digitale Most’ per acquistare direttamente i vini degustati in fiera tramite QR code.
La Redazione
Leggi
27 Ottobre, 2025
Assaggi in quartieri familiari
Nonostante sia una persona a cui piace molto muoversi e viaggiare, necessito spesso di fare brevi pause in luoghi familiari, nel senso puro del termine.
Ci sono posti che collego soprattutto alla mia infanzia e adolescenza, e che si intrecciano anche con la storia dei miei genitori. Sono bar, negozi, strade, quartieri che si trovano a Roma.
Nomi che richiamano alla mente ricordi lontani e forse anche confusi, ma belli ed emozionanti.
Dunque, tranne che nel periodo estivo che era sempre centrato sulle trasferte abruzzesi, il sabato pomeriggio io, mamma, papà e mio fratello, andavamo a fare passeggiate in quartieri vicini. Lo scopo era soprattutto camminare e vedere negozi, magari con qualche puntatina in parchi limitrofi.
Uno di questi quartieri era Talenti. Si partiva da Via Ugo Ojetti e ogni tanto si deviava per altre vie vicine.
In una di queste, Via Gaspara Stampa, ci sono ricapitata due settimane fa. La strada oggi non ha nulla a che vedere con i miei ricordi di spazi aperti, infatti è piena di palazzi e macchine parcheggiate, come d’altronde accade in molte città.
Il motivo che mi ha spinto è che per caso su un social ho letto dell’apertura di uno speakeasy proprio qui, e non potevo esimermi dall’andare a curiosare.
Cosa è uno speakeasy? Il termine si riferisce a locali che nacquero negli Stati Uniti nel periodo del proibizionismo e che vendevano alcolici di nascosto. Erano situati in seminterrati o soffitte, con un’entrata in cui era richiesta una parola d’ordine, e soprattutto si doveva parlare piano e a bassa voce per non attirare in alcun modo l’attenzione.
Oggi, prendendo spunto da questa tradizione, sono stati aperti alcuni speakeasy in varie località e sono sinonimo di distillati particolari e di altissima qualità.
diSTEELleria è uno di questi e si trova al seminterrato del ristorante Steel.
Per accedervi è necessario prenotare e si scende da un percorso riservato, che porta in un ambiente molto elegante e con luci soffuse, con sottofondo di musica rock e pop inglese.
Ho preso due cocktail: Mexican Thief, a base di mezcal, orzata, lime e angostura e Vodka Martini, a base di Vodka e Vermouth Dry. Entrambi molto buoni, miscelati con un ottimo bilanciamento dei distillati. E in onore di questo nuovo locale, abbino una canzone dei The Smiths Bigmouth strikes again, ascoltata proprio in questa serata.
Ora spostiamoci in un posto che è legato alla colazione della domenica mattina di quando ero piccola. Mio padre, spesso, ci portava al Bar Di Biagio, a piazzale Jonio, per il cornetto.
L’attività ora è gestita, sempre nella zona e come allora, dal 1923, dalla famiglia Di Biagio, dapprima come ristoro, poi come bar, a cui fu affiancato poi un negozio di vendita di prodotti alimentari, vini e liquori eccellenti. Oggi, il locale Enoteca e Dolciumi Di Biagio a Piazzale Jonio, è focalizzato sulla vendita di prodotti enogastronomici, presentati sempre con professionalità ed eleganza. Ogni volta che vado, soprattutto per acquistare vini buoni, per me è piacevole rivedere volti che collego a quelle domeniche spensierate.
Nei mesi autunnali e invernali, il sabato è sovente dedicato a degustazioni vinicole e alimentari, così ho avuto modo di assaggiare alcune espressioni di Vermentino di Gallura, DOCG della Sardegna.
Elencherò i tre assaggi che mi hanno più sorpreso.
Iniziamo con Nou della Cantina Li Duni, che si trova a Badesi in provincia di Sassari, vicino il meraviglioso Golfo dell’Asinara.
L’azienda è in un contesto molto particolare, in cui le viti sono allevate a piede franco che, grazie al terreno sabbioso, contribuiscono a creare ottimi vini. Le uve sono coltivate tra colline ricche di vegetazione e il mare, con il vento che soffia sulle dune litoranee (Li Duni).
Perché piede franco? Questo tipo di allevamento, qui, era molto diffuso già prima del 1868, quando ci fu l’attacco della fillossera, il parassita che distrusse la vite in gran parte dell’Europa. E dopo questo terribile evento, il piede franco fu ripreso nei terreni sabbiosi della zona, dove l’insetto non poteva attecchire.
Tra l’altro, garantisce una bassa resa e alta qualità.
Il vino assaggiato è un Vermentino giovane, con sentori agrumati e gusto fresco e sapido. Una bottiglia accattivante, da abbinare a una canzone bellissima e famosa, cantata anche in dialetto sardo, da Pierangelo Bertoli e i Tazenda: Spunta la luna dal monte.
Passiamo ora al secondo vino: Elibaria dell’azienda Contini
Siamo a Cabras, in provincia di Oristano e qui, nel 1898, Salvatore Contini e a sua moglie Anna Maria Dessì fondarono la prima cantina della Sardegna. Dapprima dedicata alla produzione di Vernaccia, successivamente ha allargato l’attività anche ad altri vitigni autoctoni sardi, linea condivisa oggi da Alessandro e Mauro Continui che sono alla guida dell’azienda, con la supervisione del Presidente Onorario Paolo Contini.
La zona, moltissimi anni fa, è stata oggetto di invasioni da parte dei barbari e dei Mori e la pesca è da allora molto diffusa. E proprio un’imbarcazione tipica utilizzata in passato, il fassone, è simbolo del marchio Contini.
Le viti sono coltivate in un terreno sabbioso- granitico, con una forte ventilazione.
Elibaria ha sentori intensi di macchia mediterranea, soprattutto rosmarino, e frutta esotica, che anticipano un sorso in cui predominano freschezza, mineralità e note iodate.
E questi elementi così tipici, mi riportano alla mente il libro Canne al vento della scrittrice sarda, vincitrice del Premio Nobel, Grazia Deledda.
Concludiamo il nostro viaggio in terra sarda, con Branu, prodotto da Vigne Surrau, situata ad Arzachena, vicino Porto Cervo, località famosa della Costa Smeralda.
L’azienda, gestita nel segno di pratiche agricole non invasive, è stata fondata all’inizio degli anni Duemila, ed è caratterizzata da suoli granitici e argillosi. La struttura è molto elegante, moderna e avveniristica, costituita da vetro e legno, costruita nel segno della sostenibilità ambientale.
Branu significa in dialetto gallurese primavera, e indica il risveglio della natura tipico di questa stagione. Sensazioni legate al vino, in cui sono presenti note olfattive fini di zagara, ginestra e frutta a polpa gialla; il gusto è fresco e avvolge il palato con pienezza, con una nota finale sapida e molto persistente.
Il collegamento che mi viene in mente è con una melodia molto elegante, The Silence of Your Heart in cui il trombettista sardo Paolo Fresu apporta il suo tocco magico.
Il mio viaggio sensoriale e familiare si è concluso, a presto con altri racconti!
Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
Mi trovi su Instagram come @bingasommelier
Leggi
Mi trovi su Instagram come @bingasommelier