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23 Ottobre, 2025
Back to the Wine 2025: il vino che parla un’altra lingua
9-10 novembre | Terminal 103, Stazione Marittima – Venezia
In un mondo del vino che cerca nuove direzioni di senso e con un mercato di settore in contrazione, Back to the Wine torna a Venezia il 9 e 10 novembre con un messaggio chiaro: il vino è cultura, territorio, relazione, piacere. Il vino è un mezzo, non un fine. Non una formula, ma un linguaggio vivo.
Nel suggestivo Terminal 103, con la laguna che abbraccia la fiera e uno splendido tramonto da godersi e fotografare con un calice di vino in mano, prende forma un evento che sfugge alle definizioni standard: piattaforma di confronto, mercato indipendente, manifestazione culturale, esperienza sensoriale.
Contro l’omologazione, per un vino che cambia ogni anno.
Back to the Wine riunisce cento produttori provenienti da tutta Italia che condividono una visione: fare vino con il minimo intervento e il massimo ascolto. Questi vignaioli accettano il rischio del cambiamento, dell’annata diversa, del vino che sorprende. Qui non troverete vini “fotocopia”, ma narrazioni liquide di paesaggi, annate, sensibilità personali.
E questo approccio si riflette anche nella comunicazione: niente vocabolario ingessato, niente punteggi, niente gergo da manuale. Si parla di vino come si parlerebbe tra amici, con parole semplici, poetiche, dirette. Il vino torna a essere un linguaggio inclusivo, che unisce e non separa. Non solo calici: il vino come fatto culturale. A sottolineare la dimensione culturale dell’esperienza, ci sarà una zona dedicata ai libri di settore: editoria indipendente, pubblicazioni rare, racconti dal mondo del vino e dell’agricoltura. Un luogo dove scoprire storie, approfondire temi e portarsi a casa pensieri da leggere dopo l’ultimo sorso. Un food market etico e goloso. Ad accompagnare i vini, un’accurata selezione di produttori gastronomici artigianali: formaggi della tradizione, pani da grani antichi, salumi a lenta stagionatura naturale senza additivi, fermentati, conserve, dolci di filiera corta. Tutto realizzato con gli stessi principi che ispirano i vignaioli: sostenibilità, trasparenza, identità territoriale. Convivialità, bellezza e lentezza. Back to the Wine è anche un invito a fermarsi, condividere, stare bene. Venezia, con il suo fascino sospeso tra acqua e cielo, regala alla fiera un’atmosfera unica. Il tramonto sulla Laguna, visibile proprio dal Terminal 103, diventa parte integrante dell’esperienza: uno spettacolo da gustare con un calice in mano, magari chiacchierando con un produttore o scoprendo una nuova etichetta. Per chi è Back to the Wine? Operatori del settore: un’occasione unica per scoprire nuovi produttori, stringere relazioni dirette e costruire carte vini originali e sostenibili. Wine lovers e appassionati: per perdersi tra calici e racconti, fare acquisti consapevoli e assaporare un nuovo modo di bere. Giornalisti, blogger e influencer: un evento pieno di storie, immagini e spunti. Per chiunque ami la bellezza, la lentezza, la verità nel bicchiere. Informazioni pratiche Domenica 9 novembre (11:00–19:00) e lunedì 10 novembre (10:00–18:00)
Terminal 103 – Stazione Marittima, Venezia
Biglietti online su backtothewine.com
Parcheggio gratuito per i visitatori dell’evento.
A 10 minuti a piedi dalla Stazione di Venezia Santa Lucia.
Struttura completamente accessibile anche alle persone con disabilità e ingresso gratuito ai possessori della Disability Card e ai loro accompagnatori. WineTales Magazine è Media Partner di Back to the Wine 2025 La Redazione
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E questo approccio si riflette anche nella comunicazione: niente vocabolario ingessato, niente punteggi, niente gergo da manuale. Si parla di vino come si parlerebbe tra amici, con parole semplici, poetiche, dirette. Il vino torna a essere un linguaggio inclusivo, che unisce e non separa. Non solo calici: il vino come fatto culturale. A sottolineare la dimensione culturale dell’esperienza, ci sarà una zona dedicata ai libri di settore: editoria indipendente, pubblicazioni rare, racconti dal mondo del vino e dell’agricoltura. Un luogo dove scoprire storie, approfondire temi e portarsi a casa pensieri da leggere dopo l’ultimo sorso. Un food market etico e goloso. Ad accompagnare i vini, un’accurata selezione di produttori gastronomici artigianali: formaggi della tradizione, pani da grani antichi, salumi a lenta stagionatura naturale senza additivi, fermentati, conserve, dolci di filiera corta. Tutto realizzato con gli stessi principi che ispirano i vignaioli: sostenibilità, trasparenza, identità territoriale. Convivialità, bellezza e lentezza. Back to the Wine è anche un invito a fermarsi, condividere, stare bene. Venezia, con il suo fascino sospeso tra acqua e cielo, regala alla fiera un’atmosfera unica. Il tramonto sulla Laguna, visibile proprio dal Terminal 103, diventa parte integrante dell’esperienza: uno spettacolo da gustare con un calice in mano, magari chiacchierando con un produttore o scoprendo una nuova etichetta. Per chi è Back to the Wine? Operatori del settore: un’occasione unica per scoprire nuovi produttori, stringere relazioni dirette e costruire carte vini originali e sostenibili. Wine lovers e appassionati: per perdersi tra calici e racconti, fare acquisti consapevoli e assaporare un nuovo modo di bere. Giornalisti, blogger e influencer: un evento pieno di storie, immagini e spunti. Per chiunque ami la bellezza, la lentezza, la verità nel bicchiere. Informazioni pratiche Domenica 9 novembre (11:00–19:00) e lunedì 10 novembre (10:00–18:00)
Terminal 103 – Stazione Marittima, Venezia
Biglietti online su backtothewine.com
Parcheggio gratuito per i visitatori dell’evento.
A 10 minuti a piedi dalla Stazione di Venezia Santa Lucia.
Struttura completamente accessibile anche alle persone con disabilità e ingresso gratuito ai possessori della Disability Card e ai loro accompagnatori. WineTales Magazine è Media Partner di Back to the Wine 2025 La Redazione
23 Ottobre, 2025
Vistorta protagonista a Ein Prosit 2025 con una straordinaria verticale di Merlot
L’azienda vitivinicola Vistorta si prepara a essere protagonista a Ein Prosit 2025, l’appuntamento enogastronomico di riferimento in Friuli Venezia Giulia e tra i più autorevoli del panorama nazionale dedicato alla promozione e cultura del vino e della gastronomia.
Durante la tre giorni, Vistorta proporrà una verticale esclusiva di cinque annate del suo Merlot, guidata dal wine maker Alec Ongaro con la collaborazione del wine consultant Paolo Ianna. L’evento si svolgerà domenica 19 ottobre 2025 alle ore 13.30 presso l’Hotel Astoria di Udine, in Piazza XX Settembre 24.
La degustazione offrirà un viaggio sensoriale e culturale attraverso alcune delle annate più significative del Merlot Vistorta: 2018, 2015, 2011, 2005 e 1999. Un percorso che racconta l’evoluzione stilistica di un vino che dal 1989 nasce esclusivamente da uve Merlot, con l’obiettivo di valorizzare le peculiarità del terroir friulano e di esprimere identità, eleganza e longevità.
Dal 2008 Vistorta conduce le proprie vigne in modo biologico, un impegno che si riflette nella qualità e nell’armonia dei suoi vini.
L’azienda si distingue per la solidità del progetto enologico, frutto di un team affiatato e competente, che ha saputo costruire nel tempo un vino divenuto icona di equilibrio, finezza e autenticità, rispettando sempre i ritmi naturali e valorizzando ogni singolo vigneto.
Ein Prosit 2025 rappresenta un’occasione fondamentale per condividere con appassionati e professionisti la storia e i valori che da oltre trent’anni ispirano la filosofia produttiva di Vistorta.
La partecipazione alla verticale di Merlot è a pagamento (€ 30,00). Per informazioni e prenotazioni: www.einprosit.org
La Redazione
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23 Ottobre, 2025
Percorsi in bicicletta, degustazioni e musica: gli appuntamenti dell’autunno con i Vini Alto Adige
L’autunno in Alto Adige si vive con il ritmo di vigneti, degustazioni e passeggiate in bicicletta e a piedi.
Andreas Kofler Presidente del Consorzio Vini Alto Adige
L’autunno è una stagione irresistibile per gli amanti del vino. I colori della natura e i sapori della stagione fanno da sfondo a tanti eventi e esperienze legate al gusto e alla nostra tradizione.
Tra le iniziative più rilevanti spicca il progetto Wine&Bike Alto Adige Collection, frutto della collaborazione tra il Consorzio e IDM Südtirol. Lanciata nell’estate 2025, la collection propone otto itinerari tematici, consultabili su app Komoot, coinvolgendo oltre 100 cantine e coprendo territori degni di note come:
Vino & architettura lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige
Tour del Pinot Bianco nell’Oltradige
Le colline di Santa Maddalena
Dal Gewürztraminer al Pinot Nero lungo la Strada del Vino
La conca di Merano in chiave mediterranea
Valle Isarco, il nord vinicolo a sud delle Alpi
Itinerario in Val Venosta
Castelli, vigneti e cantine tra Bolzano e Merano
È possibile anche prenotare esperienze guidate personalizzate con i Bike Wine Ambassador.
Il calendario propone eventi come Vinea Tirolensis il 15 ottobre a Bolzano, con più di 100 vignaioli indipendenti. Il 18 e 19 ottobre a Merano si tiene la storica Festa dell’Uva, con musica, street food e spettacoli che omaggiano la tradizione contadina.
Dal 18 ottobre all’8 novembre, la Strada del Vino offre la rassegna Melodie di Vini: dodici concerti in location suggestive tra castelli e tenute, unendo musica d’alta qualità e degustazioni guidate.
Dal 7 all’11 novembre a Merano torna il prestigioso Merano WineFestival, con conferenze, degustazioni ed eccellenze culinarie.
Tutte le iniziative sono consultabili e prenotabili sul sito www.vinialtoadige.com, rendendo l’autunno il periodo ideale per scoprire con lentezza e profondità questo territorio unico.
La Redazione
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23 Ottobre, 2025
L’Onda Sensoriale: degustazione multisensoriale con la Cantina Il Chiosso accompagnata da sax e pianoforte
Venerdì 24 ottobre 2025, ore 21 – Antica Casa Balsari, Salone Vivaldi, Borgo Ticino
Un’esperienza esclusiva e originale nel cuore di una dimora storica del 1695. La rinomata Cantina Il Chiosso di Gattinara guida una degustazione di quattro vini selezionati, accompagnata dalle note del sax di Massimo Mantovani e del pianoforte di Alessandro Manni Villa. Con la partecipazione del gruppo “3 Tappi”, l’evento si propone come un percorso unico che unisce neuroscienze, musica e cultura enologica per ampliare la percezione del vino attraverso i sensi.
Il primo di sei incontri da ottobre 2025 a marzo 2026, “L’Onda Sensoriale” offre una serata intima, dove vino e musica si fondono creando un dialogo sinestetico tra suono e gusto, in uno scenario che coniuga cultura, storia e arte enologica.
L’evento è a numero chiuso (18 posti), con prenotazione obbligatoria e offerta libera a partire da 65 euro a persona. È inoltre possibile soggiornare negli appartamenti storici di Antica Casa Balsari, per vivere appieno l’atmosfera di questo luogo magico.
Per prenotazioni e informazioni:
Telefono: +39 335 5637453
Sito web: www.anticacasabalsari.it
Email: cultura@anticacasabalsari.it La Redazione
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Telefono: +39 335 5637453
Sito web: www.anticacasabalsari.it
Email: cultura@anticacasabalsari.it La Redazione
23 Ottobre, 2025
Concours Mondial de Bruxelles. I Sauvignon del Sud Africa (ma non solo)
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 6 Ottobre, nella splendida cornice di Palazzo VALENTINI a Roma, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei 582 vini italiani che hanno conquistato una medaglia al CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES, manifestazione giunta alla sua 32a Edizione e che è ormai ben più che un semplice concorso enologico, piuttosto uno strumento per mettere in contatto i mercati internazionali con i Territori, valorizzando storia e identità di ogni singola etichetta.
È stata una serata intensa, trascorsa tra i banchi di assaggio e tre masterclass dedicate ai Rosati della Provenza, ai migliori vini della Provincia di Roma e ai Sauvignon del Sud Africa.
Di quest’ultima e delle nove migliori etichette tra le tante in cui ho ficcato il naso potrete leggere più avanti.
Buona lettura.
LA MASTERCLASS
IL SUD AFRICA DEL VINO
Storia complessa quella del Sud Africa del vino, scritta da olandesi, francesi e inglesi.
I primi iniziarono a impiantare i primi vigneti nel 1652 (la prima vendemmia sarà quella del 1659) seguendo l’idea dell’allora Governatore Jan Van Riebeech che, convinto che il vino aiutasse a tener lontano lo scorbuto dai marinai si fece mandare le prime barbatelle.
Con il suo successore (Simon Van der Stel) i francesi, in particolare gli ugonotti rifugiatisi nel paese, misero in campo le proprie conoscenze in termini di vinificazione.
Agli inglesi spetterà il compito di perfezionare l’esportazione nell’800.
Fillossera, reimpianti massivi, guerre e apartheid furono colpi durissimi da assorbire ma, dopo l’abolizione di quest’ultimo nel 1991 anche la produzione autarchica di vino ebbe fine e grazie alle moderne tecnologie e a un’Europa più vicina ci si concentrò sulla viticoltura di qualità.
L’unico “vero” autoctono, quel Pinotage frutto dell’incrocio tra Pinot Nero e Cinsault, venne affiancato da Sauvignon Blanc, Chardonnay, Merlot…
La viticoltura si sviluppa essenzialmente lungo le coste e l’introduzione nel 1973 del sistema Wine of Origin ha ripartito e classificato i vigneti in Regioni, Distretti, Zone e Aziende.
Io Vi dico che quello di Stellenbosch è certamente il distretto più importante e famoso degli altri cercate Voi notizie perché un po’ di lavoro personale non guasta.
GLI ASSAGGI
Condotta da Marco Sciarrini, la masterclass ha messo a confronto sei vini di cinque Aziende di tre zone diverse del Paese cercando di evidenziarne le differenze e sottolineandone i punti di contatto con il gusto comune.
Ne è venuto fuori un bel viaggio all’altro capo del mondo, là dove l’aria, l’acqua e forse il vino girano al contrario.
Date una letta alle mie personali considerazioni e…correte ad assaggiare!
– ELGIN SAUVIGNON BLANC “APPELLATION SERIES” 2024, BOSCHENDAL ESTATE (FRANSCHHOEK): apparentemente appena ridotto presenta un olfatto quasi didattico, con le note di bosso fuse alle freschezze di lime che s’accostano a nuances di erba tagliata, finocchio selvatico e sambuco.
Iodata e piacevolmente “contadina” l’atmosfera, soffusa di un dualistico incontro tra foglia di pomodoro e dolcezze d’acacia.
In bocca la nocciola sposa la Francia di un appena di legno regalando un sorso brillante e al contempo cremoso che s’allunga in un finale che racconta dolcezze e sapida piccantezza.
87++ Punti.
– ELGIN SAUVIGNON BLANC “APPELLATION SERIES” 2022, BOSCHENDAL ESTATE (FRANSCHHOEK): due anni extra di esiliata solitudine in vetro sembrano non aver giovato alla causa.
Persa l’arrembante freschezza dell’annata 2024 si presenta col peso di una stanchezza evolutiva percepita a prescindere dalla serie di descrittori olfattivi che porgono il fianco a un legno “troppo legno” all’acacia.
In bocca si dilunga nelle grassezze dimenticandosi di pareggiarle con quella freschezza che aveva conosciuto in una gioventù della quale resta solo la memoria sapido-piccante.
85– Punti.
– COASTAL REGION SAUVIGNON BLANC “COASTAL COUVÉE” 2021, DELAIRE GRAFF ESTATE (STELLENBOSCH): l’olfatto sorprende con una nota apparentemente brettata presto coperta da freschezze mentolate e di prato bagnato.
Seguono accenni di agrume maturo e tropicalità di ananas disidratato e mango.
In bocca la lunga permanenza sui lieviti regala cremosità e un placido, glicerico srotolarsi dei descrittori olfattivi tropicali regalando un allungo di glicerica dolcezza.
86–Punti.
– SAUVIGNON BLANC “THE BLACK SWAN” 2019, STEENBERG ESTATE (CONSTANTIA): olfatto spiazzante, che racconta nettamente le bianche aromaticità del Brie e poi una lunga sequenza ortolana fatta di lattuga e coste di sedano.
Gli agrumi (mandarino compreso) e la frutta tropicale se ne stanno lontano a guardare e introducono un sorso che amplifica quella sensazione casearia percepita all’inizio associandola a note di erbe aromatiche che lasciano immaginare erborinate piccantezze.
Sorprende la nota regalata da quell’ultima goccia che sporca il calice e che racconta radice di genziana senza possibilità di smentita.
Bottiglia evidentemente poco “simpatica” che ha spinto ad aprirne un’altra con risultati sensibilmente differenti ma dallo sfondo comparabile.
Difficile valutarlo (quantomeno non nel breve di una masterclass), dal punto di vista tecnico, onestamente non mi sentirei di dargli più di 83+ Punti ma ormai dovreste conoscermi e, per piacevolezza di beva gli ammollo il mio personalissimo premio “LEVATEMELO” e 92 sorprendentissimi Punti.
Troverò il modo di riassaggiarlo: stay tuned.
– SAUVIGNON BLANC “PAULINA’S RESERVE” 2023, RICKETY BRIDGE ESTATE (FRANSCHHOEK): altro naso altra sorpresa!
Qui si percepisce una nota più di pesce azzurro che semplicemente “marina”, fusa a freschezze di zest di limone.
Il resto dei descrittori olfattivi strizza l’occhio a un legno composto ma non nascosto, che narra di vaniglia in baccello, cera d’api e acacia.
Eucaliptica e rigenerante la nota con cui si congeda dall’olfatto richiedendo un sorso che conferma le percezioni olfattive amplificando le dolcezze tropicali.
Lungo il finale e 87- i Punti che gli assegno.
– STELLENBOSCH SAUVIGNON FUMÉ “THE DUIKER CADENZA” 2024, NEETHLINGSHOF ESTATE (STELLENBOSCH): certamente il più “europeista” della batteria, ben centrato sulle note di pesca e albicocca, affatto dimentico dell’agrume e del giusto di tropicalità concede in finale accenni di pera e soffi di vaniglia.
In bocca concentra le sensazioni olfattive sottolineando la frutta e ricordandosi infine delle vegetalità finora sottaciute allungandosi in una chiusura sapida e burrosa.
86 Punti e il mio personalissimo premio “PONZIO PILATO”.
A LATERE
QUELLI DA NOVANTA
– SICILIA DOC BIANCO “ABBADESSA” 2018 RISERVA, ANSALDI (SICILIA): sono passati sei mesi dall’ultima volta in cui c’ho ficcato il naso dentro, sei mesi durante i quali ha potuto ripensare la propria dinamica, placare il Grillo e lasciare allo Zibibbo il giusto spazio senza che questo debba strillare il proprio “eccomi”.
Di primo acchito lo direste appena ridotto ma subito capite che qui c’è puzza di acciarino, uno sparo sparato che rivaleggia con l’idrocarburo combusto.
Lo zibibbo invita poi ad allargare lo sguardo e placare gli animi, tra zafferani orientali, tropici di frutta e burrose dolcezze pasticcere.
In bocca eleganza e vivacità si fondono in un sorso di irresistibile morbidezza trapuntata di acuti sapido-agrumati e minerale prodondità.
90++
– SICILIA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “CUVÉE DI FAMIGLIA” 2018 MILLESIMATO, ANSALDI (SICILIA): Grillo, solo Grillo, fermo sui lieviti quel tanto che serve e dosaggio a suon di “perpetuo”…
Un traviante intreccio di macchia mediterranea, salsedine, zagare e frutta tropicale che s’avviluppa e s’impossessa del naso facendosi spazio tra le freschezze vegetali di sambuco e menta e quella pasticceria siciliana che trasforma la dieta in un “chissenefrega”…
Carbonica sottile, timida ma di elegante e affermativa presenza, a rendere cremoso un sorso piacevolmente acido e progressivamente marino.
Un Metodo Classico là dove pensavate non si potesse vestito di nordica alterigia e borbonica sostanza.
90 Punti, tuttitutti.
GLI ALTRI
– CONTROGUERRA DOC PECORINO 2022, LIDIA & AMATO (ABRUZZO): un Pecorino che regala grassezze di frutta matura e candita intarsiate di dolcezze di burro, acacia e quasi legno oltreché sottili speziature e salgemma.
Sorso caldo, glicerico, sostanzioso, di buona freschezza e decisa sapidità, decisamente corrispondente e dal finale piacevolmente agrumato.
Un Pecorino che merita di essere riassaggiato con calma.
87- Punti.
– COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO “FUSARA” 2022, GUERRITORE (CAMPANIA): olfatto scuro di foglie essiccate, ginepro, gelso…
Poi uno spot di marasche e lamponi e un corteo di erba tagliata, finocchio selvatico, rosmarino e grafite.
Sorso caldo e deciso, stemperato dalla freschezza e dai tannini vivaci, decisamente centrato sulla frutta e con una chiusura amaricante di quasi mallo di noce.
87 Punti.
– COLLI DI LUNI DOC ROSSO “TERRE D’ORIENTE” 2018, LA BAIA DEL SOLE FEDERICI (LIGURIA): fatta la tara su un legno che ha ancora troppa voce in capitolo il Sangiovese trova il proprio spazio regalando note scure di frutti di bosco e rabarbaro, accenni di terra e rusticità, freschezze di mare e chinotto, caffè e una presa di tabacco.
Sorso ciccione e gratificante, sostenuto da una vivace freschezza, educatamente tannico e con una chiusura di viva sapidità.
87++ Punti.
– FRANCIACORTA DOCG BRUT “TESTANERA” 2016 RISERVA, CENTINARI (LOMBARDIA): il naso è un elegante mix di cioccolato al latte, mango, e sottili peposità che quasi fanno dimenticare il profumo di crosta di pane che pervade l’atmosfera.
Il sorso ripropone frutta matura e sottili grassezze veicolate dalla fine effervescenza e ben bilanciate dalla bella freschezza.
Molto elegante anche se, forse…80 mesi sono tanti.
87++ Punti.
– TERRE SICILIANE IGT BIANCO “MURGENTIA” 2024, TENUTA VALLE DELLE FERLE (SICILIA): Nero d’Avola e Frappato bianchi per l’occhio ma rossi nell’anima, che regalano nettissime e subitanee note di melagrana e fragola per evolvere poi energicamente in fresche, amaricanti vegetalità di finocchio selvatico e luppolo.
Succo e polpa riempiono un sorso di vibrante freschezza e dinamica progressione.
Davvero da provare.
87 Punti.
– VITTORIA DOC FRAPPATO 2023, TENUTA VALLE DELLE FERLE (SICILIA): lo so, eravate pronti a lamponi e mirtilli ma…sono anice e finocchio selvatico a dominare la scena, con la complicità di un origano “che ne basta poco” per farVi dire “senti che profumo”!
Poi ancora ciliegie, prugne, rosa canina, ma anche alloro, tabacco e liquirizia.
Sorso coerente di trasversale dualità, di portante freschezza e distesa sapidità, finemente tannico e lungo quanto serve.
88 Punti con forse un -.
– CERASUOLO DI VITTORIA DOCG 2018, TENUTA VALLE DELLE FERLE (SICILIA): Nero d’Avola e Frappato a mezzi, nati, vissuti, vendemmiati e divenuti vino inseparati.
Nel calice sembra essere il Nero d’Avola quello che vuole farsi portavoce del binomio, rivelando dopo il rosso dei fiori, dei mirtilli e delle ciliegie, spezie, carruba e macchia mediterranea.
Sorso verticale, di spalla acida larga e muscolata, tannini evidenti ma mai sopra le righe e una chiusura lunga a sottolineare sapidità.
88 Punti.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE agli Organizzatori di questo Evento per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto la voglia e la pazienza di raccontarmi il loro lavoro, grazie a Marco Sciarrini per la conduzione di una interessantissima masterclass e anche al membro dell’Ambasciata del Sud Africa intervenuto per contestualizzare i vini in degustazione dal punto di vista storico-geografico.
È stata una gran bella serata, appuntamento al 2026 per la 33a Edizione.
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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22 Ottobre, 2025
Champagne Experience 2025 e.... gli scampi alla "Busara"
Se per voi è tutto troppo, avete fatto bene a non partecipare a Champagne Experience edizione 2025!
Troppe le etichette nuove e vecchie da assaggiare (145 realtà produttive presenti con 700 etichette), molta affluenza in più rispetto alla scorsa edizione e aumentato interesse per il mondo dello Champagne! Oltre 7000 presenze nei due giorni dell’ ottava edizione per la prima volta a Bologna Fiere, il 20% in più rispetto al 2024.
Execellence SIDI, realtà composta da 21 tra i maggiori importatori distributori italiani di vini e distillati di qualità ha organizzato la nuova edizione bolognese .A farne capo il presidente Luca Cuzziol, che si dichiara soddisfatto della riuscita di Champagne Experience 2025, sia per le presenze di professionisti sempre più preparati che per il futuro di questo mercato che si evolve verso un consumo più attento alla qualità.
Veniamo alla “Busara“…di questi tempi è sempre meglio utilizzare i mezzi, per gli spostamenti a queste fiere alcoliche. Mi porterò nel cuore il breve viaggio in autobus, di ritorno verso la stazione, con il racconto di una anziana signora di Udine, della sua ricetta degli “Scampi alla Busara”. Che ci facesse lì non lo so, ma in mezzo ad una serie di ubriaconi (purtroppo ci sono ancora quelli che non sanno “sputare” o bere in modo consapevole per degustare), si è messa a spiegare le sue ricette migliori (abbinamento d’ obbligo, Champagne), con grande passione.
Ecco perché scelgo questa ricetta da abbinare ad uno o più delle mie Valery Selection!
Sarà un caso o no ma “Busara” fra le tante accezioni significa anche bugia, fregatura. Vi direi una bugia se descrivessi l’ edizione di Champagne Experience solo esaltandone le qualità. Una nota dolente e sono convinta per entrambe le parti, sia espositori che frequentatori, è stata la disposizione della location di Champagne Experience 2025 Bologna. Asettica, rumorosa, dagli spazi mal organizzati e con pochissimo spazio fra gli stand. Anzi nulla!
Quindi non solo i miei Scampi “imbrogliati”, sono rimasti delusi ma anche noi avventori che ci aspettavamo qualcosa di strabiliante, di diverso dalla vecchia esposizione modenese. Qualcosa che rappresentasse in modo elegante e magari anche vistoso, l’eccellenza dello Champagne.
Mi sarei aspettata “banchetti” spaziosi dove poter comodamente interloquire evitando la ressa ed il rumore che distolgono l’attenzione dai particolari.Sono convinta che la disposizione location sia piaciuta a pochi e che per Champagne Experience del 4-5 Ottobre 2026 si penserà a qualcosa di più adeguato.
Gli Scampi alla “Busara”.
La ricetta:
“Prendi gli scampi e li tagli nel dorso, togli il filetto. Fai soffriggere la cipolla tagliata fine e l’ aglione (conosci l’aglione toscano?) fino a che non sono appassiti ma non troppo. Aggiungi gli scampi appoggiati sul dorso mi raccomando e i pomodorini pachino tagliati in due e chiudi col coperchio. Lasci cuocere. Deve farsi la crema. Questa ricetta mi viene sempre bene!”
Non vedo l’ ora di cucinarla per il mio prossimo fortunato fidanzato o amico o gruppo di amici e di abbinarlo ad uno degli Champagne che mi hanno colpita. Per ora provo solo ad immaginare quale fra quelli scelti nelle 4 denominazioni, si abbinerebbe al meglio.
Vallée de la Marne
Champagne Dom Caudron
“Cornalyne” Brut, millesimo S.A., 12,5%
100% Pinot Meunier
Dosaggio 8g/l
36 mesi sui lieviti
Vini di riserva : no.
Vinificazione in acciaio al 50% e 50% in botti di rovere per 6 mesi.
Terreno: argilloso-calcareo, argilloso-sabbioso
Distribuzione bolis
Lo Champagne che berrei a litri. Di quelli così sani che non li senti! Da bere “dopo il lavoro” mi piace molto come definizione. Si questa è la mia descrizione. Uno champagne genuino, che sa di frutto. Dal sorso veloce di melograno e pesca, ammorbidito da lievissime note di cannella e vaniglia.
La grande concentrazione aromatica è risultato di un affinamento in botti di legno del 50% della massa. L’affinamento avviene con regolare agitazione per 6 mesi. Sorso morbido e vellutato, fresco e vivo, con la struttura del Pinot Meunier che lo rende adatto ad abbinamenti gastronomici di una certa complessità. In questo caso gli scampi resteranno all’ asciutto perché preferisco berlo da solo, dopo cena e perché, anche se lievi, le note legnose prevaricherebbero il piatto tropo delicato.
Cote de Blancs
Champagne Valentin Leflaive
AOC Grand Cru Avize “17, 40” Extra brut, millesimo 2017, 12,5%
100% Chardonnay
Dosaggio 4 g/l
Importatore terramorettivino
Terreno: parcella proveniente dal Grand Cru di Avize, calcare gessoso-
Vinificazione: fermentazione in inox
La champagne che mi piace. Quella graffiante!Il naso è estremamente elegante e si riconosce lo chardonnay dalle note complesse di frutta secca e pasticceria accompagnata da fini fiori freschi.
L’attacco agrumato di crema al limone, mandarino e mela verde accompagnato da note di the verde e finezza di gelsomino creano un effetto risveglio immediato al palato. Lieve nocciola tostata e mineralità convivono in questo sorso dal finale sapido.
Abbinamento perfetto per i miei scampi dalla tendenza dolce, con l’aromaticità dell’aglione Leflaive Avize rende l’accompagnamento suadente e vibrante!
La Montagne de Reims
Champagne Sylvie Moreau
“Emeraude” Extra brut, millesimo S.A., 12,5%
50 % Pinot Noir, 50% Chardonnay
Dosaggio 4g/l
54 mesi sui lieviti. 4 anni di riposo dopo la sboccatura.
Distribuzione passionfrance
Pulito elegante, fresco e complesso. Copio pari pari la descrizione del distributore. Ed è esattamente così.
L’ assaggio migliore per la mia CE25!
La beva perfetta per uno Champagne.
Cote des Bar
Champagne Fumey Tassin
“Emotion Blanche” Extra brut, millesimo 2018, 12,5%
100% Pinot Bianco
Dosaggio 5g/l
60 mesi sui lieviti
Terreni: gessoso
Vini di riserva: no
Vinificazione: la fermentazione alcolica e malolattica avvengono in botti di rovere di diversa età, per 5 mesi
Importatore visconti43
Pinot Bianco! Il mio primo Champagne da Pinot Bianco! Lo stupore! Non ne sapevo dell’ esistenza.. non si può sapere tutto forse..
L’erbaceo di fiori appassiti che la fa da padrone, ma con una eleganza inaspettata, perché sostenuto dalla freschezza della frutta a polpa bianca e dalla bollicina fine. Un palato complesso e armonico con accenni di frutta secca e note tostate. Il frutto e il fiore creano equilibrio e la nota iodata chiude questo sorso con piacevole vivacità.
Champagne Jaques Defrance
“Argile Rosé” Brut , millesimo S.A., 12%
100% Pinot Noir
Dosaggio 6,2 g/l
24 mesi sui lieviti
Vini di riserva: no
Terreni: Marne e argille
Passionfrance mi colpisce ancora.
Fresco vivace pulito. Semplicemente un rosato da bere per piacere. Pochi fronzoli. Bel frutto rosso delicato. Fragole, lamponi e ribes. Lievemente tannico con un finale teso e minerale. Un Rosé con una fine persistenza di frutti rossi. L’ abbinamento con i miei scampi, in questo caso lo faccio per similitudine cromatica! Un’ accoppiata vincente, sexy ed elegante!
Ed il finale col botto?
Champagne Gonet-Sulcova
Cote des Blancs, Cuvée “Gaia” 100% Chardonnay, Extra Brut
Importatore: Trimboli Wines
Terreno: parcella proveniente da Mesnil sur Oger Grand Cru e Oger, calcare gessoso
Vinificazione: in botti di rovere
Intensità minerale e complessità aromatica per eccellenza!
Abbinamento bocciato, ma questo splendido assaggio non era previsto nella mia ricerca del perfetto accostamento!
In attesa di Champagne Experience 2026, d’accordo…..il botto non si fa, ma non mancate alla prossima edizione! Si deve partecipare alla più grande manifestazione dedicata alle bolle più ambite del mondo, proprio perché è tutto troppo!
Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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22 Ottobre, 2025
A Lecce il futuro dell'agricoltura tra resilienza, selezione varietale e coesione delle filiera
Si è concluso a Lecce, presso la Camera di Commercio, il Final Meeting del progetto nazionale CLEARGENES (CLimatE chAnge Resilience GENES in Italian fruits and vegetables), due giornate di confronto tra ricercatori, imprese e istituzioni dedicate al futuro della selezione varietale e alla costruzione di un’agricoltura capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico e delle emergenze fitosanitarie.
Finanziato nell’ambito del programma Agritech Spoke 4 (Università di Padova – DAFNAE) e coordinato da IGATech, il progetto CLEARGENES ha coinvolto università, centri di ricerca e aziende italiane nella creazione di una banca dati genetica e fenotipica a supporto del miglioramento varietale di specie frutticole e orticole di primaria importanza, favorendo la resilienza e la sostenibilità del comparto agroalimentare nazionale.
Laura Rustioni (Università del Salento), organizzatrice dell’evento
Produrre di più con meno risorse, senza compromettere l’ambiente: questa è la sfida della ricerca genetica contemporanea una sfida che possiamo vincere solo attraverso la collaborazione tra ricerca, imprese e istituzioni: la coesione della filiera è la vera forza della resilienza
La ricerca come rete di conoscenza e responsabilità
Ad aprire l’evento sono stati i saluti istituzionali di Maria Antonietta Aiello (Prorettrice e Rettrice eletta dell’Università del Salento) e Stefano Piraino (Direttore del DiSTeBA dell’Università del Salento)
La prima giornata, coordinata da Davide Scaglione (IGATech), è stata dedicata alla presentazione dei risultati scientifici ottenuti nell’ambito del progetto, che è stato brevemente inquadrato da Gianni Barcaccia(Università di Padova).
Piero Lionello (Università del Salento) ha delineato con rigore la situazione climatica del Mediterraneo, sottolineando l’aumento del tasso di riscaldamento e le ripercussioni sulla stabilità dei sistemi agricoli.
Emanuele De Paoli (Università di Udine) e Alessandro Vannozzi (Università di Padova) hanno illustrato come la biodiversità derivante dagli incroci possa alimentare programmi di selezione genomica per la vite.
Davide Scaglione ha approfondito le potenzialità delle tecnologie di genotipizzazione mediante sequenziamento, mentre Luigi Falginella (Vivai Cooperativi Rauscedo) ha ripercorso l’evoluzione del vivaismo e del miglioramento genetico viticolo.
Marina Malatrasi (Panora) e Cristina Sudiro(LandLab) hanno presentato gli avanzamenti nella fenotipizzazione in condizioni di stress idrico, dimostrando come l’innovazione genetica e le tecnologie di campo possano convergere verso un uso più efficiente delle risorse.
Nel pomeriggio, gli interventi di Ezio Portis e Matteo Martina (Università di Torino) e Francesco Scariolo (Università di Padova) hanno approfondito la resilienza nelle solanacee e nelle cicorie, mentre Edoardo Bertini (EdiVite) ha illustrato l’applicazione delle tecniche di genoma editing CRISPR-Cas9 nella vite.
Michele Perazzolli (Università di Trento – Centro di Sperimentazione Laimburg) ha mostrato come la caratterizzazione del microbioma del pomodoro e del metaboloma del melo possa contribuire a incrementare la resilienza delle colture agli stress ambientali. Laura Rustioni (Università del Salento) presenta alcune strategie di fenotipizzazione per valutare la risposta di vite al cambiamento climatico.
La giornata si chiude con una partecipata discussione sul futuro della selezione varietale moderata da Gianni Barcaccia (Università di Padova).
Xylella e coesione della filiera: la conoscenza come antidoto alla disinformazione
La seconda giornata, incentrata sul tema della lotta alla Xylella fastidiosa, si è aperta con le relazioni di Donato Boscia e Maria Saponari(CNR – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante), che hanno analizzato rispettivamente le sfide emergenti della patologia in un contesto di cambiamento climatico e le dinamiche di resistenza e suscettibilità dell’olivo.
A seguire, Giovanni Melcarne (Azienda Forestaforte) ha illustrato i risultati delle attività di selezione varietale in olivo, mentre Laura Rustioni (Università del Salento) ha esposto i primi passi nella selezione varietale della vite.
Gianluca Bleve (CNR – Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari) ha invece affrontato il tema della qualità delle nuove cultivar di olive, presentando le analisi sui parametri compositivi e aromatici dei prodotti trasformati, con particolare riferimento all’impatto delle caratteristiche genetiche sul profilo sensoriale degli oli.
La tavola rotonda, moderata da Paola Restelli, ha rappresentato un momento di dialogo concreto tra scienza, impresa e territorio, riunendo:
Pier Paolo Miglietta, Presidente del corso di Laurea in Viticoltura e Enologia (Università del Salento);
Angelo Delle Donne, Operatore dell’Osservatorio Fitosanitario Regione Puglia
Rosario Centonze, Presidente Ordine Agronomi Lecce
Costantino Carparelli, Presidente Coldiretti Lecce
David Montefrancesco, Delegato Confagricoltura Lecce;
Gianni Cantele, Presidente Consorzio del Salice Salentino DOC;
Giovanni Melcarne, Presidente Consorzio Olio DOP Terra d’Otranto;
Giuseppe Baldassarre, Responsabile Comitato Tecnico Scientifico AIS Italia.
Il confronto ha evidenziato come la disinformazione e la polarizzazione alimentino diffidenze e ostacolino l’adozione delle innovazioni scientifiche, mentre la cultura e la divulgazione qualificata rappresentano la via maestra per costruire coesione e fiducia nella ricerca.
Solo un approccio condiviso – che unisca conoscenza, formazione e responsabilità – può garantire la resilienza dell’intera filiera agroalimentare.
Nel pomeriggio, i partecipanti hanno visitato il Frantoio Forestaforte di Gagliano del Capo, sede di un centro di sperimentazione applicata realizzato grazie alla collaborazione con il CNR–IPSP.
Il complesso ospita tutte le strutture necessarie per lo studio e la selezione di germoplasma olivicolo resistente alla Xylella, costituendo un modello virtuoso di sinergia tra ricerca e impresa agricola.
Resilienza, conoscenza, coesione
Il Final Meeting di Lecce ha lasciato un messaggio chiaro: la resilienza non si costruisce esclusivamente in laboratorio seguendo la via maestra della selezione varietale, ma attraverso la conoscenza condivisa e la collaborazione attiva lungo tutta la filiera agricola.
Solo sostenendo la ricerca e la cultura scientifica potremo garantire un’agricoltura che duri nel tempo perché la resilienza non è un concetto astratto, ma una scelta collettiva che richiede conoscenza, coesione e responsabilità condivisa
La Redazione
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22 Ottobre, 2025
Champagne Day 2025: due bollicine d’autore distribuite da Ca’ di Rajo Group
Il 24 ottobre si celebra l’appuntamento internazionale dedicato alle bollicine francesi più iconiche e quest’anno Ca’ di Rajo Group invita a brindare con due etichette che raccontano storie di famiglia, passione e savoir-faire: “Hommage 1921” Extra Brut di Damien Hugot e l’Origine Brut di Tribaut-Schloesser.
Il primo, lo Champagne “Hommage 1921” Extra Brut di Damien Hugot, è un tributo al nonno e alla tradizione di famiglia. Nasce da uve 75% Chardonnay e 25% Meunier coltivate nei vigneti di Epernay e Chavot. La presa di spuma avviene in bottiglia secondo il metodo champenoise e l’affinamento minimo di 24 mesi sui lieviti conferisce a questo Champagne eleganza, asciuttezza e persistenza. Al naso spiccano sentori di fiori, mela e crosta di pane, mentre al palato freschezza e sapidità lo rendono perfetto come aperitivo o in accompagnamento a crudi di pesce e sushi. Hugot, vigneron puro, segue ogni fase della produzione con passione e precisione.
Il secondo, lo Champagne Origine Brut di Tribaut-Schloesser, si distingue per la freschezza, armonia e finezza. L’assemblaggio comprende 50% Pinot Meunier, 30% Chardonnay e 20% Pinot Noir, arricchito dal 20% di vini di riserva provenienti da otto terroir della Vallée de la Marne e della Montagne de Reims. Dopo 24 mesi di affinamento sui lieviti, il finale è lungo e armonico, ideale per aperitivi e momenti conviviali. La Maison Tribaut-Schloesser pratica una viticoltura certificata Agriculture Biologique, promuovendo la qualità e la sostenibilità.
Con queste due etichette, Ca’ di Rajo Group trasforma lo Champagne Day 2025 in un’occasione imperdibile per scoprire due differenti interpretazioni dell’arte dello Champagne, dove eleganza e carattere si fondono in ogni sorso.
Storie e territori
Damien Hugot, vigneron puro, produce Champagne esclusivamente da uve di sua proprietà e segue personalmente tutte le fasi, dalla potatura al dégorgement. Le sue vigne si trovano in Côte des Blancs, terroir grand cru di Chouilly e Cramant, dove il suolo di pura craie conferisce eleganza e raffinatezza alle cuvée. La storica esperienza di famiglia è testimoniata dall’assemblaggio Hommage 1921 Extra Brut, tributo al nonno che ha segnato la produzione della Maison.
Tribaut-Schloesser ha il suo vigneto nella Vallée du Brunet, un’area remota della Marna caratterizzata dalla varietà di suoli tra argillosi-calcarei e gessosi tipici di Montagne de Reims. La pratica biologica certificata e l’inerbimento naturale tutelano la biodiversità e la qualità delle uve provenienti da comuni di pregio come Ecueil Premier Cru, Venteuil e Verneuil. La Maison mantiene stretti rapporti con i viticoltori, assicurando una coltivazione sostenibile per la gamma Origine.
La Redazione
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22 Ottobre, 2025
Eric Taillet. Il Meunier come identità e orgoglio
La strada che attraversa la Vallée de la Marne corre tra pendii dolci, vigneti ordinati e piccoli villaggi che sembrano sospesi nel tempo. È una Champagne diversa da quella dei boulevard di Épernay o Reims: più rurale, più vera, dove il Pinot Meunier non è un comprimario ma il cuore pulsante del paesaggio e della cultura locale.
È qui, a Baslieux-sous-Châtillon, che vive e lavora Eric Taillet, uno dei vignaioli che più di tutti hanno creduto nel potenziale del Meunier, trasformandolo da “uva di taglio” a protagonista assoluto. Il suo nome è ormai legato indissolubilmente a questa varietà, e la sua voce è tra le più ascoltate nel movimento di valorizzazione del vitigno, grazie anche alla fondazione del Meunier Institute, nato per diffondere conoscenza e rispetto per questo patrimonio.
Visitare Taillet non è semplicemente varcare la soglia di una cantina: è entrare in un universo costruito attorno a un’idea forte. Quella di un’uva identitaria, capace di raccontare con autenticità il territorio della Marna e le persone che lo abitano.
Il Meunier al centro di tutto
Eric non si limita a produrre Champagne: porta avanti una missione. Da anni difende e valorizza il Meunier, dimostrando con ogni bottiglia la capacità di questo vitigno di regalare vini di grande energia, freschezza e sorprendente longevità. Per lui il Meunier non è solo un elemento di equilibrio nelle cuvée: è voce autonoma e autorevole, espressione pura del territorio che lo ha visto nascere.
Una visita che diventa lezione di terroir
Accogliere gli ospiti è parte della sua filosofia: sorridente, diretto, con un entusiasmo contagioso. Dopo una breve introduzione in cantina, Eric ama portare subito tra i filari. Passeggiare nelle vigne con lui significa capire quanto il Meunier sia legato al suo terroir: suoli argillosi-calcarei, esposizioni diverse e un microclima che ne esalta la personalità fruttata e generosa.
In vigna la sua attenzione è maniacale: rese contenute, rispetto della biodiversità, scelte agronomiche pensate per preservare la vitalità dei suoli e la precisione aromatica delle uve. Questa stessa precisione si riflette nella vendemmia e nella pressatura: Eric è ossessionato dalla qualità dei succhi. Con l’aumento della superficie vitata — oggi circa 8 ettari — può finalmente utilizzare una pressa pneumatica, ma fino allo scorso anno lavorava con una tradizionale Coquard. Da un marc si ottengono normalmente circa 2.550 litri di mosto, di cui 2.050 di cuvée: Eric, invece, si ferma a 1.700 litri. Rinuncia volutamente a parte del succo per avere solo il cuore più puro e preciso della pressatura. La degustazione 🥂 Bansionensi – 100% Meunier Il vino simbolo della maison: profondo, carnoso, con note di frutta gialla matura, scorza d’agrumi e una tensione salina che allunga il sorso. Mostra tutta la capacità del Meunier di essere protagonista, non comprimario. 🥂 Exclusiv’T – 100% Meunier Cuvée d’ingresso, luminosa e immediata. Naso di mela croccante, fiori bianchi e agrumi freschi, con un leggero accenno di pasticceria. Bocca tesa, agile e precisa, con un finale sapido e invitante. Perfetta introduzione allo stile Taillet. 🥂 Renaissance – 100% Meunier Più profondo e complesso: accenni speziati, frutta secca, miele chiaro e agrumi canditi. La bocca è ampia, strutturata ma sempre dinamica. Un Meunier di classe, con potenziale evolutivo. 🥂 L’Authentique – 100% Chardonnay Un bianco sorprendente per una maison della Vallée de la Marne. Naso teso e minerale, con agrumi, fiori bianchi e una sottile nota gessosa. In bocca è cesellato, vibrante, di grande purezza: dimostra che Eric sa interpretare anche lo Chardonnay con precisione e sensibilità. 🥂 Luminous’T – Rosé de Saignée 100% Meunier Colore brillante, profilo vinoso e intenso. Note di fragoline di bosco, melograno e agrumi rossi, con un tocco speziato. Bocca strutturata ma fresca, con bella energia e tensione. Un rosé gastronomico, che racconta un’altra sfaccettatura del Meunier. Conclusione Visitare Eric Taillet non è soltanto scoprire una maison: è partecipare a una dichiarazione d’amore per il Meunier. Un’uva che da “cenerentola” della Champagne si è trasformata in protagonista, capace di affascinare e sorprendere.
E grazie a vignaioli come lui, oggi il Meunier non è più un comprimario: è voce autentica di un terroir che ha ancora tanto da raccontare. La sua ossessione per la precisione — dal grappolo in vigna al cuore della pressatura — racconta meglio di qualsiasi slogan la sua filosofia: meno, ma meglio. Ogni scelta è calibrata per esaltare l’identità del Meunier e la purezza del terroir. Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo
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In vigna la sua attenzione è maniacale: rese contenute, rispetto della biodiversità, scelte agronomiche pensate per preservare la vitalità dei suoli e la precisione aromatica delle uve. Questa stessa precisione si riflette nella vendemmia e nella pressatura: Eric è ossessionato dalla qualità dei succhi. Con l’aumento della superficie vitata — oggi circa 8 ettari — può finalmente utilizzare una pressa pneumatica, ma fino allo scorso anno lavorava con una tradizionale Coquard. Da un marc si ottengono normalmente circa 2.550 litri di mosto, di cui 2.050 di cuvée: Eric, invece, si ferma a 1.700 litri. Rinuncia volutamente a parte del succo per avere solo il cuore più puro e preciso della pressatura. La degustazione 🥂 Bansionensi – 100% Meunier Il vino simbolo della maison: profondo, carnoso, con note di frutta gialla matura, scorza d’agrumi e una tensione salina che allunga il sorso. Mostra tutta la capacità del Meunier di essere protagonista, non comprimario. 🥂 Exclusiv’T – 100% Meunier Cuvée d’ingresso, luminosa e immediata. Naso di mela croccante, fiori bianchi e agrumi freschi, con un leggero accenno di pasticceria. Bocca tesa, agile e precisa, con un finale sapido e invitante. Perfetta introduzione allo stile Taillet. 🥂 Renaissance – 100% Meunier Più profondo e complesso: accenni speziati, frutta secca, miele chiaro e agrumi canditi. La bocca è ampia, strutturata ma sempre dinamica. Un Meunier di classe, con potenziale evolutivo. 🥂 L’Authentique – 100% Chardonnay Un bianco sorprendente per una maison della Vallée de la Marne. Naso teso e minerale, con agrumi, fiori bianchi e una sottile nota gessosa. In bocca è cesellato, vibrante, di grande purezza: dimostra che Eric sa interpretare anche lo Chardonnay con precisione e sensibilità. 🥂 Luminous’T – Rosé de Saignée 100% Meunier Colore brillante, profilo vinoso e intenso. Note di fragoline di bosco, melograno e agrumi rossi, con un tocco speziato. Bocca strutturata ma fresca, con bella energia e tensione. Un rosé gastronomico, che racconta un’altra sfaccettatura del Meunier. Conclusione Visitare Eric Taillet non è soltanto scoprire una maison: è partecipare a una dichiarazione d’amore per il Meunier. Un’uva che da “cenerentola” della Champagne si è trasformata in protagonista, capace di affascinare e sorprendere.
E grazie a vignaioli come lui, oggi il Meunier non è più un comprimario: è voce autentica di un terroir che ha ancora tanto da raccontare. La sua ossessione per la precisione — dal grappolo in vigna al cuore della pressatura — racconta meglio di qualsiasi slogan la sua filosofia: meno, ma meglio. Ogni scelta è calibrata per esaltare l’identità del Meunier e la purezza del terroir. Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo