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21 Ottobre, 2025

“I TRE DA ITER”: il secondo appuntamento tra cucina, vino e cocktail

  Dopo il successo della prima serata, ITER, locale di riferimento sui Navigli milanesi dal 2017, prosegue mercoledì 22 ottobre dalle 18.30 fino a chiusura con il secondo appuntamento della rassegna “I TRE DA ITER”. Un format che celebra convivialità, contaminazione gastronomica e scoperta, con tre ospiti d’eccezione a rappresentare cucina, vino e cocktail.   I protagonisti di questa serata saranno: Alfio – Alfredo Chirizzi, chef itinerante noto per il comfort food e vincitore del premio Home Restaurant Elle Gourmet Awards 2025. Josef – Luca Francesconi, produttore dai colli mantovani con vini artigianali che rispettano le stagioni e ritualità antiche. Volare – Christian Torcasio, cocktail bar bolognese ispirato agli anni ’60, noto per la miscelazione tradizionale con un tocco di nicchia. Il format permette di comporre liberamente la propria esperienza scegliendo tra le proposte speciali dei protagonisti, senza prezzo fisso. Questa rassegna mensile si conferma luogo di incontro tra tradizione e innovazione gastronomica, invitando a scoprire nuovi sapori e storie in un clima di condivisione. Informazioni e prenotazioni:
Telefono: 0235999589
Email: iter@farmilygroup.com
Indirizzo: Via Mario Fusetti, 1 – 20143 Milano
Instagram: @iter_milano
Orari: domenica–giovedì 12:00–00:30, venerdì–sabato 12:00–01:30 La Redazione
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Territorio, tecnica, talento: la vendemmia 2025 di Suavia Arrow Right Top Bg

21 Ottobre, 2025

Territorio, tecnica, talento: la vendemmia 2025 di Suavia

  La vendemmia 2025 di Suavia si chiude con un bilancio positivo, confermando il ruolo di riferimento della cantina nel territorio del Soave Classico, simbolo di eccellenza grazie alla capacità di interpretare la vite con visione, competenza e rispetto del territorio.   L’annata 2025 si è rivelata una prova di resilienza per i vigneti di collina, ma anche un’occasione per dimostrare la forza e la coerenza di un’azienda che da anni rappresenta un punto di riferimento per la denominazione. Nonostante condizioni climatiche particolari, i risultati della vendemmia confermano la solidità dei vigneti e la qualità delle uve raccolte. Alessandra, Meri e Valentina Tessari, custodi della cantina di famiglia Questa annata ci ha richiesto prontezza di decisioni e capacità di adattamento, ma la qualità delle uve raccolte ci rende fiduciose: i vini del 2025 sapranno raccontare un’annata fresca, equilibrata e autentica, nel segno della tradizione di Suavia. Dopo un 2024 complesso, l’andamento del 2025 si è presentato più regolare, grazie a una buona disponibilità idrica accumulata durante l’inverno e a temperature generalmente contenute, con meno picchi di calore e un clima più fresco, soprattutto nel mese di settembre. Tuttavia, la piovosità superiore alla media e alcuni episodi di grandine a inizio agosto hanno richiesto scelte tempestive in vigna per preservare la sanità delle uve. La raccolta del Trebbiano si è svolta regolarmente nella prima settimana di settembre, mentre per la Garganega, vitigno principe del Soave, è stato necessario anticipare la vendemmia di circa 7–10 giorni rispetto al calendario tradizionale. Normalmente raccolta a fine settembre, quest’anno la Garganega è stata portata in cantina già a metà mese per evitare il rischio di marciumi legati all’eccesso di pioggia. Dal punto di vista quantitativo, si registra una lieve flessione compresa tra il 10% e il 15%, senza compromettere la qualità complessiva. Le uve si presentano sane, con ottima acidità e profumi intensi. I livelli zuccherini risultano leggermente inferiori rispetto alle annate più calde, ma garantiscono vini di grande eleganza, freschezza e longevità, perfettamente in linea con lo stile distintivo di Suavia. Suavia, azienda agricola di famiglia con vigneti nei cru storici del Soave Classico come La Rocca, Col Foscarin e Salvarenza, continua a distinguersi per un approccio enologico equilibrato, che fonde tradizione, precisione e rispetto per il terroir vulcanico. La vendemmia 2025 si inserisce in un contesto nazionale che, secondo le stime di ISMEA e Assoenologi, prevede un aumento della produzione italiana del +8% rispetto al 2024, con una qualità complessivamente molto buona o eccellente in molte aree. Per Suavia, ogni annata è un racconto unico del territorio, interpretato con tecnica, talento e profonda conoscenza del suolo vulcanico che caratterizza le colline del Soave. La Redazione
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Montenegro: un nuovo ponte con l’Italia Arrow Right Top Bg

21 Ottobre, 2025

Montenegro: un nuovo ponte con l’Italia


Il Paese investe in una rappresentanza in Italia per raccontare la forza di una destinazione autentica «Montenegro invests in Italy: a representation to tell the story of an authentic country». Con questo annuncio l’Ente Nazionale del Turismo del Montenegro ufficializza la nomina di Travel Open Day S.r.l. come rappresentanza in Italia. Una decisione che si inserisce in una strategia più ampia e che conferma la volontà del Paese di rafforzare la propria presenza su un mercato chiave, aprendo nuove opportunità di sviluppo sia sul fronte B2C, rivolto ai viaggiatori italiani, sia sul fronte B2B, attraverso un dialogo diretto con operatori, agenzie e stakeholder del settore. L’intento è chiaro: raccontare e posizionare il Montenegro come una destinazione emergente e autentica, capace di offrire esperienze di valore e di costruire relazioni solide e durature con il trade, intercettando le tendenze più attuali del turismo internazionale e rispondendo al crescente desiderio di autenticità.   Ana Tripković Marković, direttore della National Tourism Organisation of Montenegro Il mercato italiano riveste un’importanza particolare per il Montenegro, non solo per la vicinanza geografica e i forti legami culturali tra i nostri due Paesi, ma anche per il crescente interesse degli italiani verso esperienze autentiche che uniscono natura, cultura ed enogastronomia, elementi che il Montenegro offre in abbondanza. Nel medio termine puntiamo a rafforzare la connettività, diversificare l’offerta oltre la stagione estiva e posizionare il Paese come destinazione per tutto l’anno. Nel lungo termine, il nostro obiettivo è costruire una presenza sostenibile sul mercato italiano, sviluppando partnership con i tour operator, promuovendo prodotti tematici come le vacanze attive, l’enogastronomia e gli itinerari culturali, e incoraggiando le visite ripetute. Crediamo che l’Italia abbia un potenziale significativo per contribuire a una crescita equilibrata e sostenibile del turismo in Montenegro. Oggi il Montenegro si presenta al pubblico italiano come una destinazione completa e sorprendente, capace di unire in un’unica esperienza mare e montagna, cultura e tradizione, natura e modernità. È un invito a vivere il viaggio con intensità: passeggiare lungo i bastioni medievali di Kotor, respirare la spiritualità e l’autenticità dei mercati e delle sagre nei villaggi affacciati sullo Skadar, lasciarsi trascinare dall’energia cosmopolita di Budva e dalla vitalità del suo litorale, oppure cercare l’avventura tra i canyon e le foreste del Durmitor. Scegliere il Montenegro significa aprire le porte a un Paese che custodisce tesori autentici e ancora poco esplorati, pronto ad accogliere viaggiatori curiosi e attenti, desiderosi di esperienze da vivere intensamente e da ricordare. Un mosaico di paesaggi e culture Il Montenegro è un Paese piccolo nelle dimensioni ma immenso per la varietà dei suoi contrasti, un luogo in cui la geografia compatta diventa un valore aggiunto: nel raggio di pochi chilometri si passa dal blu profondo dell’Adriatico alle montagne che toccano i 2.500 metri, dalle città murate alle distese d’acqua che ospitano una biodiversità sorprendente. La Baia di Kotor, patrimonio UNESCO e autentico gioiello del Mediterraneo, si apre come un fiordo tra i più suggestivi d’Europa, incorniciato da alte montagne che sembrano abbracciare il mare. All’interno delle sue insenature, Kotor custodisce un centro storico medievale tra i meglio conservati della regione, fatto di vicoli lastricati, palazzi barocchi e chiese antiche che testimoniano il passato veneziano. Intorno, piccoli borghi come Perast regalano atmosfere sospese, arricchite da leggende marinare e dalla straordinaria ritualità della Fašinada, una tradizione che ogni anno rinnova il legame della comunità con il mare. Poco più a sud, la costa si anima con la vitalità di Budva, dove la città vecchia, racchiusa dalle mura veneziane, si affaccia direttamente sul mare Adriatico. Le sue stradine lastricate conducono a piazze raccolte, chiese e musei che raccontano secoli di storia, mentre appena fuori dalle mura la città rivela il suo volto più moderno, con un litorale vivace, festival culturali e una vita notturna che l’hanno resa una delle mete più dinamiche della costa balcanica. Budva è il perfetto ponte tra passato e presente, un luogo che unisce il fascino della storia alla contemporaneità, adatto a viaggiatori che cercano un’esperienza completa, tra cultura, divertimento e mare. Allontanandosi dalla costa, il Montenegro rivela un’anima più intima e autentica con il Lago di Skadar, il più grande dei Balcani e uno dei più importanti santuari naturalistici d’Europa. Protetto come Parco Nazionale, il lago è un rifugio per oltre 280 specie di uccelli, tra cui il raro pellicano riccio, e un paradiso per gli amanti del birdwatching. Le sue acque sono punteggiate da monasteri medievali che emergono su isolotti, mentre lungo le sponde si trovano villaggi di pescatori che ancora oggi vivono di tradizioni antiche, offrendo al visitatore la possibilità di immergersi in un turismo slow, fatto di ritmi lenti, sapori genuini e incontri autentici con le comunità locali. Qui si possono assaporare piatti tipici a base di pesce d’acqua dolce e vini autoctoni, o esplorare in barca gli scenari che cambiano colore a seconda delle stagioni, dal verde brillante della primavera al rosso infuocato dell’autunno. Il Lago di Skadar non è solo un luogo di natura, ma un crocevia di storia, cultura e spiritualità che incarna l’essenza stessa dell’autenticità montenegrina. Raccontare questa terra in Italia significa proporre una destinazione che non ha bisogno di artifici, perché la sua forza è già scritta nelle montagne che si specchiano nell’Adriatico, nelle leggende dei suoi borghi e nella vitalità delle sue tradizioni. È un invito a scoprire un Paese che, pur emergente, custodisce tesori antichi e unici, un ponte naturale tra oriente e occidente, tra passato e futuro.   La Redazione
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Slowine. Milan l’è propri un gran Milan! Arrow Right Top Bg

21 Ottobre, 2025

Slowine. Milan l’è propri un gran Milan!

  Milan l’è propri un gran Milan! E’ il mantra dei milanesi che vivono la città come il loro salotto di casa, soddisfatti e orgogliosi. Certo è che oltre al Design, con il Salone del Mobile ed il Fuorisalone in aprile, evento diffuso in tutta la città e forse il più importante in assoluto nel settore, la Fashion Week altrettanto di richiamo internazionale, l’arte contemporanea con l’Hangar Bicocca, le Fondazioni Prada, Trussardi e Mudima, le gallerie private che sono di casa nelle Fiere più importanti, anche l’attenzione per il settore enogastronimico si sta confermando sempre in crescita. Si moltiplicano le presentazioni di cataloghi di importatori, le serate e tema, è appena terminata la Milano Wine Week, le Associazioni che propongono corsi, così come le guide che scelgono Milano per presentarsi. E’  anche il caso di Slowine, che da qualche anno ha scelto Milano per l’anteprima della propria guida. Riconfermata  la location di Superstudio Maxi, una delle sedi dell’iconico Superstudio, leggendaria prima culla del Fuorisalone in Via Tortona ed ora location per eventi a 360 gradi. Un solo giorno, sabato 18 ottobre, per 450 cantine….. Impegnativo. Ma come si fa a non impegnarsi con cantine così? Tra le Chiocciole, massimo riconoscimento per le cantine “buone giuste pulite”, le Bottiglie, eccellente qualità per tutta la linea della cantina, e le Monete, miglior rapporto qualità prezzo abbiamo fatto una nostra selezione di cosa ci è piaciuto e interessato particolarmente, un po per ogni regione.   Per dirla alla Slowine: La lista delle meraviglie, lista molto personale.   Partendo dalla Val d’Aosta uno Chambave Muscat Fletri di La Vrille, un appassimento dello Chambave, ricco di frutta candita che fa tornar bambini, scorza di arancia e cedro in primis, pesca e frutta secca, lungo lungo. Come compagno di banco della Val d’Aosta c’è un Pinot Nero spaziale, L’Emerico di Elio Ottin, 2022, ancora in divenire ma che sa già arrivare al cuore. Una vena balsamica ricca di sfumature, sottobosco e pino, spezie dolci ben dosate. Suadente. Oggi secondo me tra i vari Pinot assaggiati era senza pari. Il Piemonte, con la Toscana, rappresenta un terzo delle cantine premiate da Slowine, tanta presenza di Barolo, altrettanto di Barbaresco, un buon numero di cantine del Roero con diverse versioni di Arneis e di Roero, bella la presenza dell’Alta Langa metodo classico. Ci è particolarmente piaciuto in Piemonte il Barbaresco Basarin Riserva 2020 della cantina Adriano Marco e Vittorio, bello prorompente, con note terziarie nobili di tabacco, cuoio, cacao amaro, un bel sottobosco secco, eucalipto e spezie condividono la scena, un tannino ruvido ma non troppo asciuga per bene la bocca. Val la pena aspettarlo. Sempre in Piemonte siamo stati alla cantina Vigneti Massa, sui colli tortonesi, feudo di Walter Massa e del Timorasso. Derthona 2023 è un bianco macerato che si apre con i fiori, acacia, tiglio, mimosa, camomilla, scorza di arancia, è un vino cremoso, minerale e complesso, di grande persistenza. Un vino che ti rende curioso. Poi abbiamo assaggiato Monleale 2001, una Barbera che spiazza, sorprende per quanto sia vellutata nei tannini e composta nell’acidità, frutta rossa da confettura, un elegante sentore etereo di cipria e cioccolato dolce, molto equilibrato ed avvolgente. Per la Toscana tanti Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, tagli Bordolesi, Chianti, insomma i grandi rossi sempre perfetti, ci va di segnalare però due bianchi: una Vernaccia di San Giminiano 2022 riserva, L’Albereta della cantina Il Colombaio di Santa Chiara. La bocca si riempie di albicocca matura e miele, poi si sposta sul pompelmo rosa, anche mandorla tostata ed una acidità vibrante per un finale sapido. Vino strutturato, caldo e riempie bene la bocca. Il secondo bianco è un Vermentino Superiore 2023, I Pini di Corsano della cantinaTerenzuola. Decisamente atipico, l’idrocarburo è dominante quanto elegante, fiori gialli così come la frutta, ma spicca oltre al sentore iniziale una grande mineralità di pietra focaia, agrume di lime e balsamico. Vino dalla lunga prospettiva! Nelle Marche si va di Verdicchio con l’azienda Campanelli e La Staffa due giovani cantine ma con le idee molto chiare e che sanno distinguersi, tant’è che James Suckling le definisce “emerging stars” del Verdicchio. Di Campanelli interessa soprattutto il Cru San Michele, si apre con fiori bianchi e sambuco, note vegetali di erba, con mandorla e limone sul finale che rimane sapido e iodato, non manca la nota minerale. L’acidità lo porta in crescita negli anni, molto interessante. Della Staffa piace ricordare il Verdicchio Riserva Rincrocca 2022, vino articolato, camomilla e sambuco vanno di pari passo, così come il lime e l’acidità sostenuta, croccantezza di mela Golden e note balsamiche. Ottima freschezza. Vino già completo ma vanta crediti con il tempo. In Veneto siamo stati dal Filo’ delle Vigne e anche qui abbiamo scelto un bianco il Calto delle Fate, bellissimo blend di Chardonnay, Riesling e Tai. Frutta tropicale di mango, ananas, frutta secca e burro, il Riesling si sente nel finale, molto ben riuscito. Sempre in Veneto siamo tornati sui rossi con un opulento Amarone Classico 2020 di Brigaldara, caldo, austero, ciliegie mature, prugne sunsweet, liquirizia e caffè, eucalipto, cacao, tannino presente ma elegante, ottima espressione della Valpolicella. Il Trentino, Alto Adige, ce lo siamo goduti con due vini della cantina Gumphof, un Pinot Bianco ed un Sauvignon Bianco, quest’ultimo è intrigante, Markus, il titolare della cantina lavora per sottrazione e si concentra particolarmente sull’essenza del vitigno, le note erbacee e vegetali sono ben integrate con l’agrume, non c’è nulla che non sia equilibrato e nitido, vino Top! Il Pigro della cantina Romagnoli, Emilia Romagna, è un metodo classico dosaggio zero da uve Pinot Nero e Chardonnay, i lieviti sono amalgamati bene con fiori di zagara e limone ed una leggera mineralità, bollicina lunga e fine ed un sorso invitante e cremoso. Con Skerk, Edi Keber/Kristian Keber abbiamo assaggiato due versioni diverse di vini macerati del Friuli, la Vitovska di Skerk, colore giallo ambrato ci avvolge la bocca con frutta molto matura, erbe officinali, miele, toni balsamici in primo piano, un vino caldo e affascinante. Edi Keber e Kristian Keber sono due aziende guidate entrambe da Kristian, la prima nel Collio Italiano la seconda nel Collio sloveno, Brda. Peculiarità di Kristian è produrre un solo vino, Collio Bianco da uve autoctone sia con Edi Keber che con Kristian Keber, Malvasia, Tocai, Ribolla ma in due proporzioni diverse. Il Brda di Kristian Keber, color ambra intenso, esprime un intenso floreale di fiori gialli, così come la frutta, poi arriva un po di miele e il cedro, ricco di espressioni saline e una buona acidità lo rende molto fresco. Il Calderara 2022 della cantina Calcagno, siamo in Sicilia con un Nerello Mascalese e un 10% di Nerello Cappuccio in zona Etna, ha una fermentazione a tini aperti, il che conferisce a questi splendidi vitigni un’estrazione maggiore di terpeni e aromi, risulta un vino già pronto, esaltato da frutta rossa matura, arancia sanguinella, spezie dolci ed un finale di china. In bocca è intenso ed armonico a lungo. Sempre sulle isole, in Sardegna, abbiamo bevuto una espressione insolita del Canonau, Canonau Bianco Karamare dell’azienda Pusole, vino macerato, si evidenzia la nota salmastra di iodio, frutta gialla ed un po aspra, ananas, maggiorana e timo sono evidenti, mineralità di calcare e salinità invitano molto alla beva. Vitigno riscoperto dalla famiglia Pusole merita attenzione. Bravi. Casachiara è una giovanissima cantina in Abruzzo, presente con due vini Trebbiano e Montepulciano, il Trebbiano 2022 ci è molto piaciuto per la struttura amplia sia olfattiva che aromatica, un vegetale di fieno, camomilla, fiori secchi, salvia, frutta gialla come la pesca e pera matura, un vino che va lungo negli anni. L’Umbria l’abbiamo assaggiata con due Sagrantino Montefalco, cantine Scacciadiavoli e Bellafonte, bello cogliere stili diversi. Scacciadiavoli, nome storico per il Sagrantino, presenta una annata 2020, molto intenso, rubino carico con riflessi granata, un bouquet pieno di frutta rossi, mirtillo e mora, arancia rossa, spezie di cannella e chiodo di garofano, eucalipto e anice stellato, il tannino è ancora molto presente, caratteristica del Sagrantino che lo affina nel lungo tempo. Bellafonte ci versa il Sagrantino Collenottelo 2019, oltre ad un anno in piu di affinamento in bottiglia, si differenzia dal compagno di banco, uno accanto all’altro a Slowine, perchè secondo noi è forse meno potente ma risulta più pronto alla beva, con tannini eleganti, con grafite, pepe nero, eucalipto, lamponi e fiori di lavanda. Due stili che rappresentano l’eccellenza del Sagrantino. Chiudiamo la nostra giornata con un Aglianico del Vulture Superiore, siamo in Basilicata, versione rosato e rosso, la cantina è Elena Fucci, Titolo rosso 2022 subito ha una beva facilissima, frutta rossa piccola come more, lamponi mirtilli, con erbe aromatiche dolci e rosmarino, ginepro e mirto, tannini sorprendentemente maturi, un vino ammaliatore sin d’ora. Curioso di assaggiare una vecchia annata. Giornata densa di incontri e di degustazioni, la qualità complessiva è stata molto buona, l’organizzazione ottima, ha assistito tutti i viticoltori costantemente ed ha adeguatamente preparato i sommelier FISAR di servizio. Adesso non ci resta che aspettare il prossimo febbraio per l’edizione completa di Slowine a Bologna.   Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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I vini di Brave Wine e i marchi di moda di OTB insieme alla Vendemmia di Montenapoleone 2025 Arrow Right Top Bg

20 Ottobre, 2025

I vini di Brave Wine e i marchi di moda di OTB insieme alla Vendemmia di Montenapoleone 2025

  Un connubio esclusivo tra eccellenza vinicola e alta moda nel cuore del Quadrilatero milanese   Il gruppo Brave Wine e i marchi di moda del gruppo OTB, entrambi guidati dall’imprenditore Renzo Rosso, tornano protagonisti alla Vendemmia di Montenapoleone,  l’evento che celebra l’unione tra le grandi maison della moda e le eccellenze del vino italiano. In questa edizione, tre cantine della holding Brave Wine animano un percorso multisensoriale tra le boutique più iconiche del Quadrilatero della Moda, unendo il fascino dei terroir italiani al linguaggio universale della moda. Presso la boutique Jil Sander in via Verri, l’eleganza vulcanica dei vini Benanti si fonde con la raffinatezza della maison. In degustazione due espressioni d’eccellenza dell’Etna: il Contrada Rinazzo Etna DOC Superiore, vino strutturato e minerale, e il Noblesse Metodo Classico Brut Carricante, bollicina elegante e fresca, simboli della forza e dell’armonia del vulcano siciliano. Da Maison Margiela in via Sant’Andrea, la creatività anticonformista della maison incontra i vini della Diesel Farm, la tenuta di Renzo Rosso sui Colli Vicentini. In calice il Rosso di Rosso, un blend di Merlot e Cabernet Sauvignon, e la bollicina Celebrating 55, un omaggio ai 55 anni del fondatore, entrambi espressione di un’agricoltura sostenibile e di una visione autentica. Infine, nella boutique Marni di via Montenapoleone, l’Alta Langa DOCG e il Barolo DOCG del Comune di Monforte d’Alba della cantina Saffirio diventano protagonisti di un dialogo tra ricerca stilistica e heritage piemontese. Un equilibrio perfetto tra innovazione e radici, tra design contemporaneo e tradizione enologica. Renzo Rosso, Presidente di Brave Wine e del Gruppo OTB Questo è il giusto evento per unire le eccellenze della moda e la tradizione vinicola italiana. La Vendemmia di Montenapoleone è l’occasione perfetta per mostrare come la passione, sia nella moda che nel vino, possa dar vita a creazioni senza tempo. Con Brave Wine e i marchi di OTB portiamo un tocco di innovazione e stile in questo storico distretto milanese, celebrando la bellezza e l’arte italiana in ogni bicchiere e in ogni collezione. La partecipazione di Brave Wine e dei marchi OTB conferma un impegno costante nel valorizzare il meglio del Made in Italy, trasformando la serata in un raffinato dialogo tra moda e vino, eleganza e creatività. L’evento, arricchito dalla presenza diretta dei produttori, si inserisce nel palinsesto della 16ª edizione della Vendemmia di Montenapoleone, patrocinata da Confcommercio – Imprese per l’Italia e realizzata in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia. La Redazione
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Da lunedì 20 a domenica 26 ottobre 2025 va in scena… la carica dei 101! Arrow Right Top Bg

20 Ottobre, 2025

Da lunedì 20 a domenica 26 ottobre 2025 va in scena… la carica dei 101!

  “Essere Vignaioli. Storie di vigne e di vini”   Un’edizione record che coinvolge 101 Punti di Affezione FIVI in tutta Italia, più 6 locali a Bologna, dove incontrarsi, bere vino e conoscere i Vignaioli Indipendenti. A un mese dal Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, atteso a Bologna dal 15 al 17 novembre, torna l’evento diffuso più amato dagli appassionati: una settimana di degustazioni, cene, aperitivi e incontri all’insegna del vino autentico e artigianale. Mercoledì 22 ottobre sei indirizzi nel cuore di Bologna, in collaborazione con AMO – Associazione Mescitori Organizzati e con il supporto di Ascom e Comune, ospiteranno Vignaioli Indipendenti del territorio, con vini locali abbinati alla gastronomia tipica bolognese e uno speciale approfondimento sulla neonata Denominazione Comunale di Bologna. La peculiarità di “Essere Vignaioli” sta nel confronto diretto: in ogni locale, uno o più soci FIVI racconteranno cosa significa essere un Vignaiolo Indipendente, presentando vini di colleghi in un clima di amicizia e collaborazione. Rita Babini, Vignaiola e Presidente FIVI Ascoltare un Vignaiolo delle Alpi che racconta il lavoro di una produttrice siciliana, o un giovane piemontese che presenta una storica cantina campana, è il modo migliore per respirare lo spirito vero della FIVI. Lo vogliamo ricreare con gioia ogni anno nei banchi di assaggio del Mercato. I Punti di Affezione FIVI, riconoscibili dal logo con Ampelio e il suo cesto di uva, sono enoteche, ristoranti e wine-bar che hanno fatto del vino artigianale, territoriale e sostenibile la loro bandiera. Sul sito www.fivi.it è disponibile l’elenco completo ordinato per regione. Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti 2025 replicherà il successo con circa 1.000 vignaioli da tutte le regioni d’Italia, più delegazioni europee CEVI e soci FIOI, a BolognaFiere dal 15 al 17 novembre. La Redazione
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Cantine di Verona premiata ai Pentawards 2025 con l’etichetta G.Low Arrow Right Top Bg

20 Ottobre, 2025

Cantine di Verona premiata ai Pentawards 2025 con l’etichetta G.Low

  Unica cantina italiana premiata nella categoria beverage, entra nell’élite mondiale del packaging design con l’etichetta della linea G.Low, vini low alcol da 8% che cambia colore al mutare della temperatura di servizio   Cantine di Verona celebra un’importante vittoria internazionale: l’etichetta di G.Low, linea di vini a bassa gradazione alcolica (8%), è stata premiata ai Pentawards 2025, la più prestigiosa competizione mondiale di packaging design. Con oltre 2000 brand concorrenti selezionati da una giuria di 50 esperti, Cantine di Verona è l’unica realtà italiana premiata nella categoria beverage. Il progetto grafico di G.Low è firmato da Advision, agenzia di branding e packaging design veneta, nota per l’innovazione e l’eccellenza creativa nel settore Wine & Spirits. L’etichetta si distingue per una palette dai colori vibranti – verde acido e azzurro – impreziosita da dettagli metallizzati in oro e arricchita da una vernice termocromica, che cambia colore al variare della temperatura, trasformando la bottiglia in un vero indicatore visivo di freschezza ottimale. La collaborazione con la cartiera Fedrigoni ha introdotto un’innovazione sostenibile: le etichette sono realizzate in carta Re-Play Tintoretto Gesso, certificata FSC™, composta per il 15% da glassine riciclata, grazie a un processo di upcycling a ciclo chiuso, primo esempio nel settore degli autoadesivi. Emanuele Bonvicini, responsabile marketing di Cantine di Verona Al design accattivante e all’impronta sostenibile si aggiunge l’innovazione tecnologica: le nostre etichette termocromatiche non sono solo estetica ma esperienza interattiva. Vedere Cantine di Verona premiata in questo contesto, accanto a brand internazionali come Coca-Cola, Moët & Chandon o Bulgari, è motivo di grande orgoglio. Oggi il packaging è linguaggio, guida la scelta del consumatore e rafforza l’identità del prodotto. La linea G.Low, presentata nella primavera 2025 al Vinitaly di Verona, comprende il Bianco, da uve Garganega e Trebbiano, e il Rosato, da Corvina e Merlot. Entrambe le rifermentazioni mantengono intatto il profilo organolettico grazie a raccolte precoci e fermentazioni controllate, evitando la dealcolizzazione, che Cantine di Verona considera poco sostenibile e penalizzante per il vino. Luigi Turco, presidente di Cantine di Verona G.Low, oltre a evocare il bagliore, rimanda a Green e Low, rappresentando un consumo più consapevole e autentico, in linea con nuovi stili di vita. Il premio riconferma che la nostra visione eco-compatibile unita a un linguaggio visivo internazionale è vincente e competitiva. Il premio è stato ritirato nel corso del gala serale tenutosi al De Kromhouthal di Amsterdam. Con Bonvicini erano presenti gli art director di Advision Matteo Zantedeschi e Ilaria Bontempo. Cantine di Verona è una cooperativa che unisce Cantina Valpantena, Cantina di Custoza, Cantina Colli Morenici e Brolo dei Giusti, valorizzando l’identità enologica della provincia con una produzione che spazia dalle colline della Valpolicella ai pendii del Lago di Garda. Con oltre 500 soci conferitori e una forte attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e sociale – certificata EQUALITAS dal 2024 – il gruppo rappresenta un punto di riferimento moderno e competitivo nel panorama del vino italiano, supportando con formazione e assistenza tecnica i propri soci. La Redazione
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Casa Mia Arrow Right Top Bg

20 Ottobre, 2025

Casa Mia

  Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita. J.Kerouac In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo ancora che le vie più autentiche siano quelle che non compaiono su nessuna mappa. Non servono aerei, né valigie. Servono solo silenzio e coraggio. Lo capii il giorno in cui, dopo anni di spostamenti, mi ritrovai immobile, seduto sul pavimento spoglio del mio piccolo appartamento. Tutto ciò che avevo raccolto nel mondo, foto, ricordi, lingue diverse, sembrava svanire davanti a una domanda semplice: Chi sono io quando nessuno mi guarda? Fu allora che iniziai un altro tipo di viaggio. Ogni mattina, invece di pianificare una nuova partenza, mi sedevo. Chiudevo gli occhi. Ascoltavo. All’inizio sentivo solo rumore: voci del passato, giudizi, aspettative. Poi, piano piano, arrivarono spazi. Paesaggi interiori che non avevo mai esplorato. Deserti di solitudine, oceani di pace, montagne di dolore antico. Il punto zero. Ossia il limite da cui può trarre origine un fenomeno nuovo. Il punto di partenza ideale per un cambiamento, per un rinnovato ciclo e una fase inedita. La necessità di gettare le basi per un mutamento interiore, consapevole della strada volta a salvaguardare i modi di sentire e fare che rischiano di scomparire nelle condizioni attuali. In principio fu un segno. Non una parola, non un grido, non un gesto eclatante. Solo un segno tracciato con dita tremanti all’alba del primo giorno. Quella volta non fu per caso. Roma non è mai casuale. Ti porta dove devi essere prima ancora che tu lo sappia. Era un giorno di quelli in cui il cielo ha il colore della terracotta e l’aria sa di uva appena schiacciata. Il Vinificio a Testaccio Roma, era un luogo pieno di chiacchiere sussurrate, luci calde e bottiglie che sembravano raccontare novelle dai bordi verdi e ambrati. Non una semplice enoteca, non un ristorante, ma un punto di partenza. Un posto dove il vino non è il protagonista assoluto, ma un compagno di viaggio, capace di raccontare storie, sapori, inizi. Ogni etichetta qui presente è frutto di una scelta. Piccoli produttori che credono nella terra. Vini nati da intuizioni coraggiose. Bollicine che parlano dialetti diversi. Ogni bottiglia è qui perché ha fatto un viaggio e perché ha incontrato qualcuno capace di ascoltarla. Ci sono viaggi che iniziano per caso. E poi ci sono quelli che, anche se sembrano fortuiti, in realtà sono destinati a compiersi. Al Vinificio di Testaccio, ogni bottiglia, ogni piatto, ogni incontro racconta proprio questo tipo di viaggio: quelli che sembrano incroci fortuiti, ma che, col senno di poi, si scoprono essere principio. Questa è la storia di uno di quei viaggi. Non di un cammino, ma di incontro.   Quel giorno quando entrammo Alessandro  stava dietro al bancone, intento a far roteare un bicchiere da degustazione come fosse una bussola. Non aveva la faccia del sommelier patinato. Aveva piuttosto l’aria di uno che ascolta il vino più che spiegarlo. Uno che sa quando versare e quando parlare; anche quel giorno il vino, ancora una volta, parlò per lui: Vinicio, Uve 100% Merlot. C’è una storia, dietro ogni vino. Ma alcuni vini nascono già per raccontare una storia. Vinicio è uno quelli. È una private label prodotta ad hoc per il locale da in collaborazione con @super_naturale. Un nome che è tutto un programma. Perché Vinicio non è solo un’etichetta: è il ritratto liquido di un legame, di un viaggio, e di una scelta non casuale. Vinicio è un rosso che sorprende. Vinificato in modo naturale, senza chiarifiche né filtrazioni, con un uso minimo di solforosa. Il vino affina in vasche di cemento grezzo, conservando tutta la sua vitalità e la sua espressione territoriale. Al naso, è un’esplosione di frutti rossi maturi, ciliegia, prugna, piccoli frutti di bosco, accompagnati da una nota erbacea sottile, quasi balsamica, che ricorda la macchia mediterranea.
In bocca, è succoso, pieno, ma mai pesante. Il tannino è presente, ma educato. Il sorso è agile, profondo, persistente. È un vino che vuole il cibo, che non si prende troppo sul serio, ma che non si dimentica. L’etichetta di Vinicio è essenziale, ma eloquente. Un disegno a mano libera, quasi un autoritratto immaginario, che racconta un’anima in viaggio. Un volto, un bicchiere,  una linea sottile che collega Roma a Bordeaux, come un filo rosso di vino. Un’etichetta che non vuole piacere a tutti, ma che conquista chi sa leggere tra le righe e tra i sorsi. Uscimmo dall’enoteca e scoprii che il viaggio più lungo era quello verso di me. E che ogni passo fatto dentro, per quanto faticoso, mi riportava più vicino a una verità che avevo sempre cercato altrove. Il tempo si ferma e si accartoccia su sé stesso come un collage. Entri pensando di fare un breve visita e quando esci, ti accorgi che sono passate 5 ore o forse cinque anni. È un buco nero che divora cronologia e logica, lasciando solo la pura energia della creazione. Non è uno spazio ma estensione del proprio cervello. Ogni oggetto, ogni macchia di colore, ogni angolo polveroso è un neurone del pensiero visivo. È un luogo che si abita, come si abita il proprio corpo, con la stessa immediatezza e necessità biologica. Ora, quando la gente mi chiede quale sia Casa Mia, quale vuole essere il posto più bello che abbia mai visitato, sorrido. Non è una città, né un’isola. È uno spazio nascosto tra il cuore e la mente, dove finalmente ho imparato ad abitare.   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA L’enoteca alla mescita propone Bollicine Italiane e Francesi, Vino Bianco Italiano e Francese, Rosso Italiano Laziale. Tutti i prodotti disponibili al bicchiere sono tendenzialmente Vini naturali. In esclusiva troviamo le due private label: Vinicio Rosso e Vinicio Bianco.   Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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Il primo Nebbiolo Tre Bicchieri del Nord Astigiano: Serre di San Pietro Monferrato DOC Nebbiolo Superiore 2022 di Bava Arrow Right Top Bg

19 Ottobre, 2025

Il primo Nebbiolo Tre Bicchieri del Nord Astigiano: Serre di San Pietro Monferrato DOC Nebbiolo Superiore 2022 di Bava

  Un vino identitario e prestigioso, frutto di una lunga tradizione familiare nel cuore del Monferrato astigiano   La cantina Bava, storica realtà vitivinicola di Cocconato, nel cuore del Monferrato astigiano, festeggia con orgoglio un importante riconoscimento: il Serre di San Pietro Monferrato DOC Nebbiolo Superiore 2022 ha conquistato i Tre Bicchieri dalla Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, il massimo punteggio assegnato da una delle pubblicazioni enologiche più autorevoli in Italia. Questo premio rappresenta un traguardo significativo per uno dei vini più rappresentativi dell’azienda monferrina. Il Serre di San Pietro nasce dal vigneto storico della famiglia Bava a Cocconato, sulla collina di Cadodo, dove la famiglia coltiva la terra da 13 generazioni. L’area di Cocconato e la sequenza panoramica dei bricchi delle Serre vantano una lunga tradizione nella produzione di Nebbiolo. Nel tardo Novecento, i vigneti furono reimpiantati, una scelta di viticoltura sostenibile premiata nel 2018 con il riconoscimento della denominazione Monferrato DOC Nebbiolo. Il vino si distingue per un colore rosso rubino luminoso e un bouquet complesso che unisce profumi floreali di viola e rosa selvatica a note fruttate e leggere sfumature boisé. Al palato coniuga eleganza e struttura, freschezza e persistenza, offrendo un Nebbiolo memorabile per la sua finezza. Francesca Bava, responsabile marketing dell’azienda I Tre Bicchieri per il nostro Serre di San Pietro premiano la nostra visione di un vino che nasce da un territorio straordinario e che, pur fuori dalle denominazioni più blasonate, riesce a imporsi per qualità e carattere. Il successo del Serre di San Pietro Monferrato Nebbiolo testimonia l’evoluzione di un progetto enologico che da generazioni porta avanti la filosofia Bava: produrre vini che raccontano il Piemonte con autenticità, equilibrio e personalità. La famiglia Bava risiede a Cocconato fin dall’inizio del 1600, con la cascina di famiglia, Ca’ Traversa, storicamente circondata da vigneti. All’epoca la produzione era destinata al consumo familiare e le botti di vino venivano conservate nelle cantine sotterranee, con l’imbottigliamento riservato alle grandi annate e alle occasioni speciali. Piero Bava Un tempo quasi tutti a Tuffo avevano un pezzetto di terra; la parte alta delle colline veniva coltivata a vite. Già nel Settecento, la famiglia Bava aveva terreni di proprietà sui bricchi delle Serre, un punto panoramico dove si dominano l’arco alpino e il Monviso, sul crinale dell’antica Strada delle Serre. All’inizio del Novecento la famiglia si spostò nel fondovalle, accanto alla ferrovia, dove fu fondata la cantina che ancora oggi è la sede dell’azienda. La vigna storica si trova in posizione panoramica di fronte alla cantina, accanto alla chiesa del borgo di Tuffo, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, da cui prende anche il nome il vino Serre di San Pietro. Il nome richiama la vicinanza alla Strada delle Serre e al sagrato della chiesa. La prima vendemmia di questo prestigioso Nebbiolo risale al 2019. Equilibrio tra natura, sostenibilità e tradizione L’azienda Bava coltiva i vigneti con grande attenzione e rispetto per l’ambiente: gli sfalci d’erba e i tralci potati nutrono naturalmente il terreno; i pali che sorreggono le piante provengono da foreste rinnovabili; l’inerbimento tra i filari tutela biodiversità e previene erosione, evitando l’uso di diserbanti chimici. Questa filosofia sostenibile è il filo conduttore di una storia familiare lunga quattro secoli, con oltre 110 vendemmie che testimoniano un patrimonio vitivinicolo sapientemente custodito e rinnovato. La prima cantina Bava fu costruita nel 1911 nel fondovalle, segnando l’inizio di un percorso che ha visto sei generazioni alternarsi nella gestione. La produzione dell’azienda si concentra su varietà autoctone di prestigio, tra cui Barbera, Nebbiolo e Barolo, oltre a vini aromatici come Ruché, Moscato d’Asti e Malvasia di Castelnuovo don Bosco, valorizzando il patrimonio vitigno piemontese con una visione aperta al futuro. La tenuta comprende cinquanta ettari di vigneti e venti ettari di prati e boschi spontanei, coltivati con la medesima passione e sensibilità di un tempo. La Redazione
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