Vignalta. Lucio Gomerio, il demiurgo dei Colli Euganei Arrow Right Top Bg

14 Ottobre, 2025

Vignalta. Lucio Gomerio, il demiurgo dei Colli Euganei

  Qui rimiro i verdi colli e i ruscelli che corron puri,
il ciel sereno, l’aura soave,
e dentro me s’acqueta ogni tempesta
(Francesco Petrarca)   Nel linguaggio musicale la “musica descrittiva” è una forma di composizione che trascende il senso assoluto di musica fine a se stessa, cioè che valorizza il linguaggio e lo stile compositivo con un tema, uno sviluppo, armonie etc,  ma si propone invece di raccontare e descrivere attraverso i suoni, immagini, paesaggi, sentimenti. Basti pensare alle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, oppure, evidenziato anche nel titolo, i Poemi sinfonici di Franz Listz scritti per raccontare poesie, quadri e la natura. Forse il brano di musica classica che prediligo in assoluto, L’adagetto della 5 Sinfonia di Gustav Mahler è un altro esempio di musica descrittiva, reso, secondo me, indimenticabile da Luchino Visconti in Morte a Venezia, dove la musica sottolinea con una commovente simbiosi tra suono ed immagine, il clima di decadenza spirituale del protagonista, peraltro personaggio ispirato a Mahler stesso. Sublime. È anche la musica che più di tutte associo alle colline dei Colli Euganei ogni volta che ci torno. Foschie, paesaggi morbidi e rarefatti, una biodiversità esuberante, definiti come un’isola fiorita in mezzo alla pianura, o la terra dei poeti a ricordare tutti gli scrittori e poeti che qui hanno trovato ispirazione, Petrarca, Foscolo, Byron, Zanzotto, Shelley, D’Annunzio, Parise, Buzzati… I Colli Euganei sono anche idealmente la fine di una dorsale vulcanica che da Verona si spinge fino ad Est, interessando i monti Lessini ed i colli Berici, con una nota comune nel suolo: basalti, tufi, rocce vulcaniche conferiscono tanta mineralità che si traduce in longevità per i vini, che qui si sono sempre fatti, ricordando anche la prima scuola enologica in Italia, a Conegliano, poco distante dai colli. L’attenzione però alla ricerca della qualità come oggi la conosciamo, intesa come lavorazione in vigna ed in cantina, è una storia più recente, primi anni ottanta del secolo scorso, e pioniere in questo territorio è stato senz’altro Lucio Gomiero, fondatore di Vignalta ad Arquà Petrarca, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare in cantina. Il primo ad introdurre le botti di legno di diverse dimensioni, una resa decisamente più bassa per ettaro, la voglia di confrontarsi con i grandi vini del mondo, nuove tecnologie per essere sempre più autonomi. Vignalta è stata tra le prime cantine dotate di impianto fotovoltaico ottenendo in pochi anni riconoscimenti nazionali ed internazionali. ssi pensi al Moscato fiori d’arancio versione passito Alpinae, più volte vincitore della medaglia d’oro al concorso Muscats du Monde, o ad altri due gioielli della cantina Gemola Merlot e Gemola Chardonnay, per non parlare di…..va beh, lo racconto dopo. Certificata azienda biologica dal 2022, oggi Vignalta conta ben 40 ettari gestiti, anche qui precursori dei tempi, con la lotta integrata ovvero la riduzione di fitofarmaci a favore di accorgimenti più sostenibili, e produce circa 250.000 bottiglie con tecniche enologiche minimaliste come sottolineano sul loro sito con questa espressione che a me piace moltissimo. La visita in cantina inizia nel luogo di appassimento di uno dei campioni di Vignalta, il Moscato Fiori d’Arancio, dove riposa per circa 100/120 giorni prima di essere pressato e lavorato per diventare il passito Alpinae. Prosegue nella barricaia dove tra barriques e tonneau ci sono 700 botti e più, nel nuovo ampliamento della cantina volutamente hanno lasciato a vista una parete della roccia che caratterizza questi colli, molto eterogenea e con in evidenza il carbonato di calcio che non di rado arriva ad avere spessori anche di 10 metri, disgregazione di conchiglie miste a roccia molto scure vulcaniche. Con Massimo, che ci ha seguiti in questa visita, saliamo alla sala degustazione che si apre su un panorama mozzafiato, si capisce perchè i Colli Euganei furono definiti isole fiorite in mezzo alla pianura, dalla sala si intravede Bologna a piu di 100 kilometri di distanza… Iniziamo con uno dei due metodi classici prodotti dalla cantina, il Blanc de Noir Brut Nature da uve di Raboso Friularo, 60 mesi sui lieviti, il colore è un acceso paglierino quasi dorato con una bollicine lunga e fine, intensi profumi di crosta di pane, di cedro, una nota vegetale di erba fresca, albicocca ed anche lampone e ribes, dopo un paio di minuti prevale però in modo netto la liquirizia, l’acidità e la sapidità accompagnano il sorso in equilibrio. Ottimo aperitivo ottimo inizio di degustazione. Il secondo vino che ci versano è uno dei miei Chardonnay preferiti, il Gemola Bianco 2023. Il Monte Gemola che si trova a sud dei Colli Euganei possiede un terreno vulcanico si, ok, ma molto di più, è la summa di  tutti i minerali, detriti organici, presenti sui colli, su questo suolo Vignalta coltiva due Cru che sono il fiore all’occhiello della cantina, veri campioni di eleganza e complessità, il Gemola Bianco ed il Gemola Rosso. Torniamo al Gemola Bianco 2023, il colore è dorato, lucente, al naso potrebbe essere un profumo fatto e finito, mimosa, acacia, vaniglia, noce moscata, note balsamiche, burro, frutta secca tostata, note fumè, un vino piu che complesso, nel bicchiere disegna cerchi che lentamente si scompongono. Al sorso è caldo, riempie tutta la bocca, estremamente morbido, accompagna benissimo tante pietanze, dai formaggi erborinati o stagionati, risotti delicati, pesce al forno, carni bianche succulente, ma da solo accompagna anche una serata di riposo, magari ascoltando Mahler! L’esperienza mi dice che fra tre o quattro anni tutto viene amplificato. Chiacchierando con Massimo iniziamo con i rossi, il primo è il Carmenère Riserva 2021. Il Carmenère ha una storia curiosa, vitigno che da origine a quasi tutti i bordolesi viene abbandonato in Francia nel post fillossera verso il 1860, in quanto difficile da coltivare causa la difficoltà a raggiungere la piena maturazione, e perché ha una resa bassa. Esportato in Sud America probabilmente dai viaggiatori europei, trova il suo habitat naturale in Argentina e soprattutto in Cile, dove viene coltivato e lavorato ma con la convinzione che si tratti di Cabernet Franc. A metà anni novanta del secolo scorso arriva anche in Veneto, nei Colli Berici ed Euganei, appunto sotto le mentite spoglie di Cabernet Franc, notando alcune similitudini ma anche dissonanze con il Cabernet Franc francese viene chiamato Cabernet Franc di tipo Italiano, solamente nei primi anni del duemila studi genetici hanno ricostruito l’esatta origine di questo vitigno, clone del Carmenère. In Veneto ha trovato un ambiente talmente vocato che nel 2009 gli viene riconosciuta la DOC. Vignalta ha il merito di essere stata una delle prime cantine a produrre un Carmenère in purezza e per di più Riserva, quello che stiamo assaggiando come detto è un 2021, si eleva per almeno 24 mesi in tonneau di rovere, nel bicchiere mostra un bella tonalità di rubino con riflessi granata, al sorso prevalgono frutti piccoli rossi, ribes, lampone, una ciliegia sotto spirito, in evidenza anche le spezie dolci, cannella, noce moscata, chiodo di garofano, un tannino già maturo fa risaltare anche alcuni terziari, si sente bene il cuoio ed un cacao. Il secondo rosso che ci viene servito è Marrano 2016, un taglio bordolese 50% tra Merlot e Cabernet Sauvignon, l’elevazione in botte raggiunge almeno quattro anni più altri due in vasche d’acciaio, si sentono… Il fiore è appassito, tipica violetta e ciclamino appassito, risaltano bene il cuoio, il cioccolato amaro, le foglie di tabacco, una confettura di ciliegie, e dopo nove anni il tannino è ancora ben presente seppur setoso, l’acidità è piacevole ed invoglia alla beva. Come dicevo il Monte Gemola raccoglie nel sottosuolo una infinità di minerali, silici, detriti organici, che non ha pari in tutti i Colli Euganei ed è da qui che nasce il Gemola Rosso 2019, il Campione di Vignalta, il vino piu premiato di tutto il territorio, un fuoriclasse. Anche questo è un taglio bordolese 70% Merlot e 30% Cabernet Sauvignon, elevazione in tonneau di rovere per tre anni, ed è un gran sentire di frutta rossa e ciliegie, spezie dolci, avvolge il palato con tanta eleganza, il tannino ha ancora margini per diventare più morbido, così l’acidità, è un vino dall’enorme potenziale annunciato già al primo sorso, tra qualche anno sarà davvero speciale. Non si dimentica. Super!!! Ma le sorprese non mancano….. Lucio Gomerio ha dimostrato sin da subito, nel 1980, di avere le idee ben chiare, tanto coraggio e tanta determinazione, l’obbiettivo era un vino di qualità assoluta, e se Gemola Rosso è il fuoriclasse della cantina il Cabernet Riserva ne è l’Icona, non solo di Vignalta ma di tutto l’areale. E’ il primo vino qui prodotto ad essere riconosciuto in Italia e all’estero, il vino che è diventato l’esempio da seguire, in trentacinque anni conta solo cinque annate la 1990, 1998, 2009, 2007, 2011. Noi assaggiamo la 2011, tre anni di elevazione in tonneau di rovere e già dieci anni di affinamento in bottiglia,  più che descriverlo andrebbe bevuto, il centrobocca è in armonia totale, 15% gradi alcool totalmente invisibili, appunto: ICONICO. Dopo i tagli bordolesi divenuti ormai identitari di queste terre, la degustazione si conclude con Alpinae 2020, per Vignalta questa è considerata la vinificazione più completa e naturale per il Moscato Fiori d’Arancio, appassimento per circa 4 mesi e 18 mesi in botti di rovere. Come sopracitato anche questa etichetta ha in dote le soddisfazioni ai massimi livelli, dal corpo denso si sprigiona frutta candita, albicocca, pesca, sentori di zafferano, sambuco, frutta secca tostata, erbe come timo e maggiorana, certamente miele di acacia, ma a colpire è la sapidità finale, lunga lunga, la sensazione è un caramello salato, e qui l’innocenza della dolcezza nasconde l’inganno e rende la beva facilissima.   Vignalta è la cantina considerata pioniera dei Colli Euganei e Lucio Gomerio il suo demiurgo. Ci vuole fantasia, ci vogliono sogni, ci vuole determinazione, ci vuole la voglia di rompere gli schemi. Mi piace riprendere le parole di un altro grande viticoltore, Giorgio Anselmet, che disegnano bene quest’attitudine “Il coraggio deriva dalla passione, fai delle cose che se le calcoli non le faresti mai…”. So di sbagliarmi ma…..lasciatemi immaginare Lucio Gomerio così: con in mano la prima bottiglia di Cabernet Riserva, in una notte piovosa e fredda, nella fioca luce della cantina che esclama “SI…..PUO’…..FARE!!!”.     Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano: il corto premiato prodotto da Italy Wine TV Arrow Right Top Bg

13 Ottobre, 2025

Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano: il corto premiato prodotto da Italy Wine TV

  Menzione d’onore al Wine Spectator Video Contest 2025 per il film dedicato alle donne dell’Etna DOC   Il cortometraggio “Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano”, prodotto da Italy Wine TV in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Etna DOC, ha ottenuto la Menzione d’Onore al prestigioso Wine Spectator Video Contest 2025. Questo riconoscimento internazionale premia la creatività, l’originalità e la forza dello storytelling visivo, mettendo in luce la qualità del messaggio e l’impatto del racconto sull’identità enologica dell’Etna. Il filmato, disponibile dal 1° ottobre 2025 sul sito www.etnaswinewomen.com, è diretto da Vladimir Di Prima e Alfio Vecchio di FilmKam Catania. Racconta l’alchimia tra il vulcano e le donne che ne coltivano le vigne, trasformando la pietra lavica in arte vitivinicola, fondendo tradizione, innovazione, resilienza e passione tra paesaggi estremi e fertili. Il progetto, sostenuto dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, dal Consorzio Tutela Vini Etna DOC e dalla Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, celebra il legame profondo tra territorio e protagoniste femminili: Gina Russo (Cantine Russo – Presidente Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna) Manuela Seminara (Tenute Ballasanti) Irene Badalà (Azienda Agricola Irene Badalà) Aurora Ursino (Agronoma – Le Donne del Vino) Maria Carella (Enologa Nicosia – Enologa dell’anno Premio All Food Sicily 2024) Marika Mannino (Direttrice Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna) Maria Gambino (Vini Gambino) Federica Milazzo (Sommelier – Miglior Sommelier di Sicilia 2022) Elisa Vasta (Vini Gambino) Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna DOC Questo film rende omaggio al legame tra il nostro territorio e le donne che rappresentano la viticoltura etnea con competenza e passione. Il Consorzio ha sostenuto questo progetto per portare all’estero una visibilità internazionale di grande valore, raccontando l’unicità dell’Etna DOC che unisce natura, storia e innovazione. Daniela Mastroberardino, presidente nazionale delle Donne del Vino, e Roberta Urso, delegata Sicilia Fare rete e valorizzare il ruolo femminile è fondamentale in un settore in continua evoluzione. L’Etna diventa un simbolo di territori, identità e passione. Gina Russo, presidente Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna Le donne sono custodi di tradizione e innovazione, interpreti autentiche della cultura del vulcano, raccontano l’Etna con autenticità e umanità. La Redazione
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Hellas Verona scende in campo con Veronafiere per Vinitaly.USA Arrow Right Top Bg

13 Ottobre, 2025

Hellas Verona scende in campo con Veronafiere per Vinitaly.USA

  Il connubio sport e vino per promuovere le eccellenze italiane negli USA   Hellas Verona e Veronafiere uniscono nuovamente le forze per valorizzare il territorio e le sue eccellenze in un contesto internazionale. La collaborazione si concretizza nella seconda edizione di Vinitaly.USA, evento dedicato alla promozione del vino italiano negli Stati Uniti, che si terrà a Chicago il 5 e 6 ottobre 2025. Per dare visibilità all’iniziativa, durante la partita di Serie A Hellas Verona – Juventus di sabato sera allo stadio Bentegodi, i giocatori scenderanno in campo indossando una felpa speciale con il logo Vinitaly.USA. Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, commenta: Questa iniziativa dimostra come Verona sappia unire le forze di due importanti realtà come la sua squadra e la fiera per guardare oltre confine. Vino e calcio diventano ambasciatori di una città che consolida così la propria identità internazionale. Organizzato da Veronafiere-Vinitaly con Italian Trade Agency, Fiere Italiane e la Camera di Commercio italo-americana del Midwest, Vinitaly.USA ospiterà 250 espositori e brand italiani di primo piano. Con oltre 10.000 metri quadrati di area espositiva affacciata sul lago Michigan, la manifestazione si conferma un hub strategico per il business di importatori, distributori e professionisti provenienti da Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile e altri mercati dell’America Latina. Italo Zanzi, presidente esecutivo Hellas Verona Siamo felici di scendere in campo insieme a Veronafiere per dare visibilità alle eccellenze italiane e al tessuto produttivo veronese e veneto che contribuiscono a far conoscere Verona nel mondo. La Redazione
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W il Rum! Arrow Right Top Bg

13 Ottobre, 2025

W il Rum!

  Ebbene sì, confesso che ho una autentica passione per questo distillato. Ogni volta che lo sorseggio, parte dentro di me un viaggio sensoriale che mi porta in posti bellissimi ed evocativi. Due piccole premesse basilari, in linee molto generali. Iniziamo dalla prima: come si scrive? Rum, ron o rhum? Dipende dal Paese di origine del prodotto: rum per Paesi di lingua inglese; ron per Paesi di lingua spagnola; rhum per Paesi di lingua francese. Seconda premessa, le più grandi tipologie sono due: i rum agricoli, che si ottengono dalla distillazione del succo (vesou) della canna da zucchero, e i rum tradizionali, che si ottengono dalla distillazione della melassa (residuo del raffinamento dello zucchero di canna). Naturalmente la materia prima è molto importante, ma è altrettanto essenziale tutta la fase della produzione, in primis, appunto, la distillazione. Ogni distilleria ha una figura importante: the master blender, che segue tutte le fasi per garantire un risultato eccellente. E allora, non potevo perdermi lo Showrum, the Italian Rum Festival, giunto alla decima Edizione. Ha avuto luogo il 21 e 22 settembre a Bologna, al Binario Centrale dello Spazio DUMBO. L’evento è stato ideato, sin dall’inizio, da Leonardo Pinto, uno dei massimi esperti ad altissimi livelli del settore, che guida anche il corso professionale Rum Master. Per me ormai è diventato un appuntamento annuale fisso, dove assaggio ottimi prodotti. La prima giornata è aperta a tutte le persone appassionate, con ampia offerta di eccellenze da degustare e masterclasses dedicate a brands specifici; la seconda giornata invece è per gli esperti del settore, con offerta similare ma più mirata. Il tutto corredato anche da bar, dove poter assaggiare ottimi cocktails, e, novità di quest’anno, “Il Covo dei Pirati”, spazio esclusivo in cui è possibile bere rum rari e leggendari. E quindi, in una domenica settembrina calda, sono approdata allo Showrum, di cui racconto gli assaggi migliori. Iniziamo dall’isola caraibica di Santa Lucia, che appartiene all’arcipelago delle Piccole Antille, così nominata perché fu scoperta il 13 dicembre, giorno in cui ricorre la festa della Santa, 1502. Qui, nella meravigliosa valle di Roseau, nel 1972, dalla fusione di due storiche distillerie a gestione familiare, Geest e Barnard, nascono le St. Lucia Distillers Group of Companies, che producono la linea dei rum Admiral Rodney. Il nome è un omaggio all’ammiraglio inglese che, nella Battaglia dei Santi nel 1782, ruppe la linea francese e assicurò il dominio britannico in questi luoghi. HMS Formidable è un blend di rum invecchiati tra i 10 e i 15 anni in botti di rovere americano precedentemente impiegate per il bourbon. Quest’ultima è una prassi che spesso è effettuata per la maturazione dei distillati, proprio per esaltare le caratteristiche del prodotto. Al naso emergono sentori di frutta rossa, uvetta, caramello e tostatura. Il palato è avvolto da leggere note di vaniglia e spezie. Considerando il luogo di origine, scatta subito l’abbinamento alla saga cinematografica “Pirati dei Caraibi”, di cui molte scene sono state girate in questi luoghi paradisiaci. Cambiamo destinazione e voliamo a Panama, Paese del Centro America, dove è situata la Distilleria Consorcio Licorero Nacional, che ha creato la linea Auténtico Nativo, di cui ho assaggiato l’Overproof 108 (54% gradazione acolica) , blend di rum invecchiati 8 anni, affinati in botti ex-bourbon. Sentori di caramello, anticipano un gusto molto caldo, con leggere note di noci tostate. Lunghissima persistenza. Il Paese di origine mi ricorda il libro “Il Sarto di Panama” di John Le Carrè. Cosa significa Overproof? Il termine significa letteralmente a prova superata e ricorda una prova eseguita dalla marina britannica con la polvere da sparo che, all’epoca dei pirati, era trasportata in barili nelle navi, spesso vicino a quelli che contenevano distillati. L’alta gradazione di questi ultimi, garantiva il funzionamento dell’innesco, se si superava la prova bagnando la polvere da sparo con il distillato. E’ sempre affascinante scoprire cosa si nasconde dietro termini utilizzati nelle varie modalità di produzione di vini, birre e distillati! Ora partiamo con direzione Venezuela! La Distilleria Carúpano, è stata fondata nel 1762 a Maracapana e qui, per la prima volta in questo Paese, fu prodotto l’Añejo Ron (definizione in lingua spagnola utilizzata per i rum invecchiati). La produzione si distingue soprattutto per il microclima della zona e per l’acqua pura di sorgente del fiume Chuare. Il rum assaggiato è Ron Añejo Reserva Limitada Blend di rum invecchiati fino a 18 anni in botti di rovere bianco americano. A un primo sorso, all’olfatto emergono note intense di frutta secca, soprattutto miele, e mandorle. Gusto avvolgente, con una nota finale di cioccolata, che poi è stata enfatizzata con l’assaggio successivo, in cui ho abbinato una fettina di lime, immersa da un lato nella granella di cioccolata fondente, dall’altro nello zucchero di canna. Eccezionale! Per me che adoro la cioccolata fondente è un sogno, e penso alla bellissima poesia del poeta venezuelano Eugenio Montejo La Terra girò per renderci più vicini. Ed eccomi alla Masterclass tanto attesa, condotta magistralmente da Marco Graziano, altra personalità di rilievo nell’ambito di questo fantastico distillato, sul Rhum J.M., Rhum Agricole de la Martinique, prodotto dalla Distilleria Fonds-Préville che si occupa di canna da zucchero fin dal XVIII secolo. Atterriamo mentalmente, quindi, in questa isola bellissima, nel piccolo villaggio di Macouba, dove il microclima e la vicinanza al vulcano Monte Peléè, contribuiscono, con il suolo e l’acqua, all’eccellenza dei rum. E per garantire questo risultato, i proprietari curano l’intero ciclo produttivo. Precisazione doverosa: secondo la denominazione A.O.C. della Martinica, può essere definito “Aged Rhum” solo il rum invecchiato almeno tre anni in botti di rovere nelle cantine. Gli assaggi sono stati quattro Rhum Blanc Agricole, il cui olfatto vegetale e floreale è esaltato nel cocktail Ti’ Punch, molto popolare nell’isola; Rhum Vieux Agricole, Terroir Volcanique, invecchiato 3 anni in botti di rovere americano da 200 litri, in cui predominano sentori di miele e pane tostato, con un gusto rotondo e persistente; Rhum Agricole Tres Vieux X.O., invecchiato 6 anni in botti ex bourbon, con intense note di frutta candita e gusto leggermente piccante; Rhum Vieux Millésimé 2013, assaggiato alla cieca e poi svelato, che invecchia 9 anni in botti ex bourbon. Il mio preferito: al naso emergono arancia candita e cioccolata, seguite dal sorso avvolgente che evidenzia note di tostatura e leggermente agrumate, con una lunghissima persistenza. Martinica, oltre al mare strepitoso, ha una ricchissima vegetazione, è chiamata l’Isola dei Fiori, e abbino un quadro meraviglioso di Paul Gauguin, Paesaggio della Martinica. Il mio viaggio nel mondo del rum per ora è terminato. Oggi vi ho portato con me in posti esotici e ci tengo a sottolineare che spesso le distillerie, attuano iniziative di sostenibilità ambientale, ad esempio con il riciclo delle bottiglie, e sociale, ad esempio assumendo personale di comunità limitrofe, offrendo un’alternativa valida a percorsi di vita pericolosi, molto frequenti, purtroppo, in alcune di queste aree.   A presto con i prossimi racconti!
  Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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Mondo monastico, accademico e vitivinicolo al Convento della Santissima Annunciata di Franciacorta per il convegno “La cultura del vino e l’identità dei territori” Arrow Right Top Bg

12 Ottobre, 2025

Mondo monastico, accademico e vitivinicolo al Convento della Santissima Annunciata di Franciacorta per il convegno “La cultura del vino e l’identità dei territori”

  Il valore millenario delle abbazie nella custodia del paesaggio, della cultura e dell’identità vitivinicola   Nel suggestivo Convento della Santissima Annunciata, fondato nel 1449 dall’Ordine dei Frati Servi di Maria alle pendici del Monte Orfano e oggi gestito dalla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, si è svolto il convegno nazionale “La cultura del vino e l’identità dei territori: l’opera delle abbazie”, organizzato da Vini d’Abbazia. L’iniziativa è parte del programma “Come in famiglia”, una giornata di eventi aperti alla comunità che ha visto laboratori, incontri, letture e percorsi nella natura dedicati alla spiritualità e alla condivisione, con il patrocinio della Fondazione Italia Patria della Bellezza. L’evento ha riunito voci autorevoli dal mondo monastico, accademico e vitivinicolo per riflettere sull’importanza delle abbazie nella custodia del territorio, nella diffusione del sapere agricolo e nel mantenimento di un’identità culturale che si tramanda da secoli. Tra gli interventi di spicco: il messaggio video di Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, che ha sottolineato l’importanza del sapere monastico e la necessità di sostenere le imprese che rappresentano il sistema vitivinicolo italiano; gli interventi di Renzo Cotarella di Marchesi Antinori, che ha raccontato la storia della vite millenaria di Badia a Passignano; Waldboth, Direttore Marketing dell’Abbazia di Novacella, che ha evidenziato il valore della sostenibilità come tratto distintivo monastico; Manfred Bernard di Cantina Convento Muri-Gries, che ha sottolineato il significato di continuità; Dom Stefano Visintin di Praglia, che ha illustrato il rapporto spirito-vino; Don Andrea Santus di Monte Oliveto Maggiore, che ha ripercorso le origini rituali del vino monastico; Fratel Michele Badino di Bose, che ha evidenziato la relazione profonda tra coltivazione biologica e custodia ambientale. Hanno partecipato anche Attilio Scienza, professore ordinario all’Università di Milano, e Padre Luigi Cavagna del Convento francescano di Rodengo Saiano. L’incontro è stato coordinato da Rocco Tolfa, giornalista RAI, mentre AIS Lombardia ha curato un percorso di degustazione delle produzioni vinicole monastiche, offrendo un’esperienza multisensoriale e culturale completa. La Redazione
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Rinnovo delle cariche al Consorzio del Vermouth di Torino: eletto Bruno Malavasi nuovo Presidente Arrow Right Top Bg

12 Ottobre, 2025

Rinnovo delle cariche al Consorzio del Vermouth di Torino: eletto Bruno Malavasi nuovo Presidente

  Il Consorzio del Vermouth di Torino conferma un percorso di crescita e innovazione   Il 3 ottobre il Consorzio del Vermouth di Torino ha eletto il nuovo Presidente Bruno Malavasi, professionista di spicco nel settore ricerca, sviluppo, qualità e innovazione del Gruppo Campari. Malavasi, attualmente Master of Botanicals presso Davide Campari Milano, succede a Roberto Bava, storico presidente e figura chiave nella fondazione e crescita del Consorzio, che rimane Vicepresidente per garantire continuità e collaborazione. Roberto Bava, presidente dal 2019 al 2025 e primo alla guida dell’ex Istituto del Vermouth di Torino, ha guidato numerosi progetti di valorizzazione, tutela e comunicazione, nazionali e internazionali, delineando un modello di gestione complesso e rigoroso. Pur invitato a rinnovare la carica, ha sottolineato l’importanza del ricambio per mantenere energia positiva nell’organizzazione. Confermato Vicepresidente Giorgio Castagnotti (Martini & Rossi), mentre nel Comitato di Presidenza figurano anche Paola Facco (Branca/Carpano) per il Marketing e Pierstefano Berta come responsabile tecnico-legale. Bruno Malavasi commenta Ringrazio i Soci per la fiducia. Sono onorato di guidare un Consorzio che ha già fatto molta strada grazie all’energia e alla passione di Roberto Bava, Pierstefano Berta, Giorgio Castagnotti e del nuovo consiglio. Ci attendono nuove opportunità per valorizzare la storia, la creatività e la tipicità del Vermouth di Torino IGP. Roberto Bava aggiunge Chiudiamo una fase di nascita e crescita entrando in una stagione adulta, con conti in ordine e una struttura pronta a guidare la denominazione verso sfide più complesse, mantenendo rapporti armoniosi con istituzioni e soci. Ringrazio collaboratori, consulenti, Federvini e Confindustria per il sostegno in questo percorso che ci ha portati al riconoscimento ufficiale del Ministero dell’Agricoltura. Il Consorzio, fondato nel 2019, rappresenta soci dalla grande multinazionale a produttori piccoli e medi, coprendo oltre il 90% della produzione del Vermouth di Torino, diffusosi in 80 Paesi con circa 6 milioni di bottiglie e una crescita costante in volumi e valori. Il nuovo Consiglio d’Amministrazione per il prossimo triennio è composto da:
Bruno Malavasi (Presidente), Roberto Bava (Vicepresidente), Giorgio Castagnotti (Vicepresidente), Pierstefano Berta, Maria Cristina Castelletta, Paola Facco, Marco Frandini, Roberto Gambardella, Alfredo Sconfienza, Andrea Sperone, Fabio Torretta. Il Vermouth di Torino rimane l’unico vermouth con Indicazione Geografica Protetta (IGP), simbolo di una tradizione autentica e innovativa del Piemonte. La Redazione
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12 Ottobre, 2025

Premio Casato Prime Donne XXIV edizione. Ve lo racconto

Premio Casato Prime Donne XXIV edizione. Ve lo racconto. Competenze, cuore, Coraggio e Futuro per un mondo migliore. Sono stata felice ed emozionata di trovarmi a Montalcino per un evento che ho ritenuto profondamente importante. Il Premio Casato Prime Donne, giunto alla sua XXIV edizione, non è stato solo un riconoscimento enologico, ma un vero e proprio simbolo dei valori in cui credo: il ruolo delle donne, il potere della tecnologia al servizio dell'umanità e l'importanza del vino come veicolo di cultura e miglioramento sociale. È stata un'occasione per celebrare non solo le donne, ma tutti coloro che, con le loro azioni, hanno contribuito a creare un mondo migliore.
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Il Distretto del Vino Umbro di Qualità vola a Vinitaly.USA a Chicago Arrow Right Top Bg

11 Ottobre, 2025

Il Distretto del Vino Umbro di Qualità vola a Vinitaly.USA a Chicago

  Otto aziende umbre protagoniste con Regione Umbria e Camera di Commercio alla prima uscita internazionale   Il Distretto del Vino Umbro di Qualità è stato presente a Chicago nel contesto di Vinitaly.USA il 5 e 6 ottobre 2025, segnando la sua prima partecipazione internazionale. Otto cantine umbre, insieme a Regione Umbria e Camera di Commercio, presenteranno a uno dei più importanti eventi mondiali del settore vitivinicolo il progetto Umbria Top, dedicato all’armonizzazione e sviluppo della filiera vitivinicola regionale. Con oltre 10.000 metri quadrati di area espositiva affacciata sul lago Michigan, Vinitaly.USA si conferma polo strategico per la promozione internazionale del vino italiano, con la presenza di buyer e professionisti provenienti da USA, Canada, Messico, Brasile e altri mercati latinoamericani. Massimo Sepiacci, Presidente di Umbria Top e del Distretto Essere presenti negli USA, nonostante le sfide di dazi e incertezze, è fondamentale per sostenere il lavoro dei nostri buyers su questo mercato chiave. Gioia Bacoccoli, coordinatrice del Distretto: La partecipazione unita del Distretto è un segnale forte per promuovere l’identità e la qualità dell’Umbria su un palcoscenico internazionale di primaria importanza. Lo spazio umbro, di oltre 70 metri quadri, presenterà il progetto Umbria Top con il claim “Discover Umbria in all Senses”, offrendo anche eccellenze come tartufo, formaggi e cioccolato, insieme a momenti di promozione enoturistica. Le otto aziende partecipanti sono Decugnano dei Barbi, Fattoria di Monticello, Guerrini, La Veneranda, Lungarotti, Tenuta Bellafonte, Terre Margaritelli e Tudernum, che rappresentano la varietà e qualità del vino umbro. Il 5 ottobre alle 16, grazie alla collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria, si terrà una masterclass-degustazione guidata da un Master Sommelier internazionale, con vini eccellenti presentati a circa 40 operatori qualificati del settore. Il Distretto presenta anche un nuovo logo, simbolo di qualità, autenticità e forte legame con il territorio. Il progetto triennale del Distretto (finanziato anche con fondi PAC 2023-2027) si concentra su investimenti produttivi, formazione, innovazione tecnologica e sostenibilità, e promozione, con l’obiettivo di potenziare produttività, sostenibilità certificata e promocommercializzazione del settore vitivinicolo umbro. La Redazione
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L'Amarone sposa il Brand Napoli Arrow Right Top Bg

11 Ottobre, 2025

L'Amarone sposa il Brand Napoli

  IL 14 OTTOBRE TAPPA SUL GOLFO PIÙ INTERNAZIONALE D’ITALIA CON NAPOLI IN ROSSO AMARONE. OBIETTIVO RISTORAZIONE ED ENOAPPASSIONATI   Debutto campano per il Consorzio di tutela vini Valpolicella che punta a conquistare winelover e operatori con “Napoli in Rosso Amarone”, l’evento gratuito alla scoperta dei grandi Rossi della denominazione in programma martedì 14 ottobre, dalle 17 alle 23.00, a Palazzo Petrucci (Via Posillipo 16/C, Napoli). Dopo Roma e Venezia, che da tre anni ospitano iniziative già consolidate, il Consorzio allarga così il perimetro del proprio tour promozionale in Italia, inserendo Napoli tra le nuove città obiettivo per i vini della Valpolicella. Per il presidente del Consorzio di tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini Napoli è tra le città più attrattive del Belpaese e sta vivendo una straordinaria crescita turistica, con aumenti in doppia cifra anche nel segmento premium, un target che ci accomuna. Con il numero zero di Napoli in Rosso Amarone vogliamo avvicinare sia gli enoappassionati che gli operatori della ristorazione e dei locali più trendy della città per potenziare la presenza dei nostri vini. Un possibile trampolino di lancio per accrescere il posizionamento della denominazione anche a livello regionale che oggi incide per circa il 3% a valore sul totale delle vendite nel nostro Paese. Il cartellone di “Napoli in Rosso Amarone”, realizzato in collaborazione con Ais Campania, si apre alle 17 con un walk around tasting (fino alle 23, accesso gratuito previa registrazione) dei vini di 10 aziende rappresentative del territorio. In degustazione Amarone, Valpolicella, Ripasso e Recioto abbinati al Parmigiano Reggiano, partner dell’evento. Completa il programma la masterclass “Dal Valpolicella all’Amarone: una scalata mozzafiato” (ore 20.00, ingresso fino a esaurimento posti e previa registrazione). La partecipazione al cartellone di “Napoli in Rosso Amarone” è gratuita previa registrazione: https://www.eventbrite.it/e/napoli-in-rosso-amarone-tickets-1702992820369   Aziende presenti al walk around tasting: Albino Armani nel vino dal 1607, Camerani – Adalia, Domìni Veneti, La Romiglia, Nicolis, Pasqua Vigneti e Cantine, Roccolo Callisto, Secondo Marco, Zeni 1870, Zýmē di Celestino Gaspari. Aziende in degustazione alla masterclass: Camerani – Adalia, Domìni Veneti, Pasqua Vigneti e Cantine, Roccolo Callisto, Secondo Marco, Seiterre Viticoltori dal 1877, Zeni 1870, Zýmē di Celestino Gaspari. L’evento rientra in “Quality Heritage of Europe” (Reg. UE n. 1144/2014), il programma di promozione internazionale promosso dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Cofinanziato dall’Unione Europea, il piano ha una durata triennale e si pone l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei consumatori europei sui benefici dei prodotti agroalimentari di qualità, in particolare quelli a marchio Dop e Igp   La Redazione
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