Fonzone torna alla Vendemmia di Montenapoleone con i suoi vini d’eccellenza nel cuore di Milano Arrow Right Top Bg

9 Ottobre, 2025

Fonzone torna alla Vendemmia di Montenapoleone con i suoi vini d’eccellenza nel cuore di Milano

  La cantina irpina Fonzone torna protagonista alla prestigiosa Vendemmia di Montenapoleone, l’evento milanese che ogni anno celebra l’eccellenza enologica nel contesto raffinato del quadrilatero della moda.   Organizzata dal Montenapoleone District, la Vendemmia di Montenapoleone trasforma le eleganti vie della moda milanese in un percorso di degustazioni dedicate al gusto e all’eleganza. In questa cornice esclusiva, giovedì 9 ottobre dalle 19:00 alle 21:30, i vini Fonzone saranno in mescita presso il Mio Lab Cocktail Bar, all’interno del Park Hyatt Milano, locale che condivide con la cantina valori di raffinatezza, ospitalità e cura del dettaglio. Fonzone presenterà due grandi etichette della sua produzione: Fonzone Mattodà Irpinia DOC Campi Taurasini 2021, un Aglianico puro fermentato in anfora e acciaio, affinato tra botte grande e barrique, caratterizzato da profumi intensi di frutti rossi e note balsamiche. Al palato si distingue per freschezza, struttura elegante e tannini equilibrati. Fonzone Le Mattine Irpinia Falanghina DOC 2022, vino elegante e corposo ottenuto da uve coltivate su terreni sabbiosi-argillosi a 380 metri s.l.m. Grazie a vendemmie tardive sviluppa una concentrazione superiore ed un bouquet armonioso e raffinato. Silvia Fonzone, Responsabile Comunicazione della cantina Per noi partecipare alla Vendemmia di Montenapoleone significa condividere i valori di raffinatezza, ospitalità e cura per i dettagli che da sempre guidano il nostro lavoro. È un’occasione per far conoscere i nostri vini in un contesto unico, dove ogni dettaglio è pensato per chi ama vivere esperienze di qualità. Fonzone Caccese vanta una storia di famiglia iniziata nel 2005 nella provincia di Avellino, cuore dell’Irpinia, dove fonda una cantina di 2000 mq tra i vigneti di Campi Taurasini siti tra 360 e 430 metri di altitudine. La produzione comprende 10 etichette con approccio sostenibile, valorizzando i vitigni autoctoni Aglianico, Falanghina, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. L’enologo consulente Luca D’Attoma sostiene l’azienda nel proseguire la tradizione di vini sartoriali. La serata di degustazione al Mio Lab, noto per la sua atmosfera raffinata e la qualità della mixology, rappresenta dunque un momento privilegiato per scoprire il connubio tra eleganza milanese e vini irpini di grande struttura e personalità. La Redazione
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Buono...Non lo conoscevo 2025 Arrow Right Top Bg

9 Ottobre, 2025

BUONO...NON LO CONOSCEVO. L'Italia dei vitigni autoctoni secondo GoWine.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 25 Settembre l’instancabile GoWine ha organizzato l’Edizione 2025 di BUONO…NON LO CONOSCEVO, Evento dedicato ai vitigni autoctoni italiani e a tutti quei Produttori che si spendono per valorizzarli. Una cinquantina le Aziende presenti nelle sale del Grand Hotel Palatino di Roma, alcune in prima persona altre nell’enoteca “condivisa”, tutte in rappresentanza di un’Italia ampelografica non sempre sulla bocca di tutti e spesso colpevolmente dimenticata. Una bella serata, come sempre a misura d’assaggio.   GLI ASSAGGI C’era tanto da assaggiare, tanto ma non “troppo” come spesso accade, volti noti e primi incontri, da Sud a Nord per raccontare un viaggio fatto con il naso nel bicchiere ascoltando dalla voce di chi fa parole che trasudano di lavoro, Territorio, Storia e Qualità. Tra il tanto di cui mi sono impicciato ho scelto dodici vini, una “TOP TWELVE” che come sempre Vi invito a testare personalmente criticandola e suggerendomi magari qualcosa che mi sono perso.     – ABRUZZO DOP PECORINO “COLLECIVETTA” 2024, PASETTI (ABRUZZO): un Pecorino che s’atteggia a tedesche aromaticità, tra importanze minerali di calcare sbattuto e mature grassezze citrine. Importanti i toni di erbe aromatiche, luminose le ginestre e decise le note vegetali e di nespola. In bocca l’agrume sposa sapidità adriatiche e appenniniche mineralità in una summa di beverina piacevolezza. 85++ Punti perché… mi pare non sappia da che parte pendere. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC SUPERIORE “TESTAROSSA” 2024, PASETTI (ABRUZZO): il naso è un groviglio di delicatezze: roselline, violette, lamponi… Difficile scansare tante “smancerie” e lasciare il posto alle erbe aromatiche, alla mineralità elle vegetali varietalità del vitigno. In bocca mostra freschezza e glicerico calore ben supportati da una minerale sapidità che accompagna il sorso nella sua interezza (finale fruttato compreso). 86 Punti perché…elegante si ma piacione anche no. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “HARIMANN” 2017, PASETTI (ABRUZZO): naso intenso a comunicare importanza e nessuna vergogna nel raccontare un legno ancora non perfettamente integrato e paccaminosamente piccolo. Le confetture di visciole e prugne s’accompagnano alle note balsamico-aromatiche di ginepro e tabacco arrotolato mentre l’atmosfera s’incupisce lasciando immaginare boschi umidi e fungini, mineralità di pietra bagnata e sottili amaritudini di cacao. Sorso di grande presenza e calore, vellutata morbidezza e tannini consoni s’accostano a freschezza e sapidità affilate come la lama della spada arimanna. 90- Punti perché se li merita anche nella sua spocchiosa gioventù. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LE ÒRTOLE” 2022, VESTINI CAMPAGNANO (CAMPANIA): naso complesso, ben spartito tra tropicalità di ananas e più nostrane note di pesca bianca, susina e tiglio. Segue la lunga schiera del timo, della nocciola fresca, della scorza d’agrume. Accenni boschivi e sottesa mineralità chiudono l’olfatto introducendo un sorso in cui freschezza e sapidità si danno di gomito e conducono a un finale minerale e agrumato. 88++ Punti. – CASAVECCHIA DI PONTELATONE DOC “CASA VECCHIA” 2021 RISERVA, VESTINI CAMPAGNANO (CAMPANIA): dolcezze di frutti di bosco si accompagnano a fresche succosità di arancia rossa e, mentre l’amarena duetta con la mineralità e il tabacco con le sfrucugliose peposità, s’avanzano soffi mentolati e sussurri di liquirizia a riempire l’atmosfera. In bocca mostra freschezza, polso e sostanza ben sostenuti da una trama tannica ben tessuta. Chiude tra spezie e balsamici ricordi. Da provare con formaggi “strong”. 88+ Punti. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO NERO 2022, VESTINI CAMPAGNANO (CAMPANIA): si presenta con rustiche dolcezze di gelso e piccoli frutti di bosco in confettura. Poi prugna, liquirizia, china, una gentilezza di viola, l’accenno della vaniglia. In bocca freschezza e tannini si danno la mano mentre le morbidezze fruttate sono tenute al guinzaglio dall’importante sapidità. Chiude tra accenni vegetali, mineralità diffusa e cenni d’agrume. 89–Punti. – VINO BIANCO “VIORANGE” 2023, POGGIO RIDENTE (PIEMONTE): quindici giorni di macerazione gli donano un colore antico e un affatto scontato fascino contadino. Regala al naso profumi intensi di frutta candita, albicocca, tè, ferrosità temporalesca, mineralità di pietra bagnata e amare freschezze d’agrume e timo. Sorso grasso e scorrevolissimo, di acuta freschezza e astringenza tannica che “’ntender no la po chi no la prova” e che contrasta piacevolissimamente con i dolci rimandi di mela cotogna. 87++ Punti. – RUCHÈ DI CASTAGNOLE MONFERRATO DOCG 2023, POGGIO RIDENTE (PIEMONTE): un Ruché che alle rose rosse affianca fragole e ciliegie, alle sensazioni di “chiuso” le aperture olfattive di eucalipto. Sorso fresco e di gustosa leggerezza, sostenuto da piacevoli tannini, intrigante sapidità e stuzzicanti piccantezze cementizie. Lungo e godurioso.   88– Punti. – BARBERA D’ASTI DOC “VALLIA” 2022, POGGIO RIDENTE (PIEMONTE): una Barbera ruvida e poco incline alle smaancerie. Un Barbera che “si la frutta” ma le erbe aromatiche e la menta sono voci non zittibili, quasi uno strillo. In bocca è acida, scalpita, tira pugni e sbuccia le nocche ma lo fa con grande stile, quasi soffiandosi sulla punta delle dita ed evitando di alzare lo sguardo. La Barbera, quella per le persone anziane come me (anche se non è frizzante come vorrei), per quelli che non lesinano pugni e carezze, per quelli che il vino è “vino”. 88- Punti. – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO “CASTEL” 2018, ROBERTO MAZZI (VENETO): non nasconde certo le dolcezze di spezie e vaniglia ma le camuffa con sapienza dietro il succo della ciliegia sotto spirito, della foglia di tabacco arrotolata a sigaro, del rabarbaro, della china e della confettura di piccoli frutti di bosco. Un olfatto “carico” che quasi stona con la “magrezza” di un sorso che sembra schermirsi, vergognarsi di quei suoi diciassetegradialcolici portati con ragazzina disinvoltura. Punta sulla succosità dell’arancia e sull’evidenza della ciliegia per sorprendere poi con l’ordinata massa dei tannini. Pensatelo per il dopocena, con il bicchiere piccolo e la voglia di raccontarsi. 89–Punti. – VALPOLICELLA DOC CLASSICO “CASA FORLAGO” 2023, FRANCHINI (VENETO): subito fuori schema, con quel suo olfatto incline alla rusticità più che al blasone di Negrar, terragno, boschivo, umido, ferroso… Poi la scia delle bacche nere e dei piccoli frutti rossi, rossa anche l’arancia a precedere cannella e pepe di panpepato, un qualcosa tra il finocchietto e la menta… Sorso snello, poco incline ai condizionamenti propone freschezze balsamiche e bella sapidità ben riequilibrate da tannini e calore glicerico e un finale che alterna sale a frutta. Da bere ascoltando “I FOUGHT THE LAW” dei THE CLASH. 88- Punti. – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG CLASSICO “FORLAGO PASSIONE” 2019 (MAGNUM), FRANCHINI (VENETO): naso giovanile, quasi discolo, segnato da quelle amarene sotto spirito che tanto piacevano a mia nonna e che precedevano chiacchiere spesso senza senso, poi confettura di prugne, melagrana, ombre umide di sottobosco, polvere di caffè, noce moscata, tabacco, accenni di smalto. Sorso snello che, inaspettato, riempie il palato con la sua trama tannica ben tessuta attorno ai richiami di spezie dolci, polvere di caffè e cioccolato. Tradizionale? Moderno? Scegliete Voi. 89– Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GoWine per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i Produttori che hanno avuto la bontà d’animo di sopportare i miei deliri, a tutti quelli cui non sono riuscito a rompere le scatole per motivi di tempo e a tutti Voi che avete voluto dedicarmi un po’ del vostro tempo per leggermi fino a qui. Con GoWine l’appuntamento è al prossimo Evento che deciderà di organizzare, con Voi alla prossima settimana Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Champagne Experience 2025. Buona la prima a Bologna Arrow Right Top Bg

8 Ottobre, 2025

Champagne Experience 2025. Buona la prima a Bologna

L’ottava edizione del più grande evento in Italia dedicato allo Champagne si chiude con poco più di 7.000 visitatori. Al centro, ancora una volta, il modello di formazione promosso da Excellence SIDI, sempre più determinante per sapere interpretare in modo efficace le evoluzioni e le esigenze del mercato. Si è conclusa, dopo due intensi giorni di degustazioni e approfondimenti l’ottava edizione di Champagne Experience, la prima andata in scena a Bologna domenica 5 e lunedì 6 ottobre, confermandosi come il più grande evento in Italia dedicato allo Champagne. Nel corso di Champagne Experience 2025, ospitato nel padiglione 15 di BolognaFiere, si sono registrate poco più di 7000 presenze, segnando un incremento del 20% rispetto all’ultima edizione modenese. Un dato che conferma il crescente interesse del mercato italiano, che – nonostante la congiuntura attuale – si mantiene come il quarto bacino di riferimento per lo Champagne. La manifestazione quest’anno ha visto la partecipazione di 145 realtà produttive, che hanno messo in degustazione poco più di 700 etichette. A completare l’offerta, anche un ricco programma di master class, che ha permesso di approfondire alcune delle tante sfaccettature dello Champagne, in particolar modo quelle espresse dagli attuali trend di mercato, che meritano di essere sostenuti e raccontati. Bologna è stata anche l’occasione per ribadire la centralità della formazione per Excellence SIDI,sempre più determinante per interpretare in modo efficace le evoluzioni e le esigenze del mercato. A partire dalla selezione delle maison pensata per promuovere un alto livello di professionalità negli incontri, sempre all’insegna della qualità, con una particolare attenzione rivolta al mondo Ho.Re.Ca. e ai professionisti del settore. Luca Cuzziol, presidente di Excellence SIDI Questa ottava edizione di Champagne Experience rappresenta per noi un passaggio fondamentale: non solo perché segna il debutto a Bologna con numeri interessanti, ma perché conferma quanto il modello di collaborazione e formazione che promuoviamo come Excellence SIDI sia oggi imprescindibile per affrontare le nuove sfide del settore. Il pubblico che abbiamo incontrato in questi due giorni—professionisti sempre più preparati e curiosi, operatori attenti alla qualità e alla sostenibilità—ci dice chiaramente che il mercato sta evolvendo, e che il nostro compito è accompagnarlo con visione e responsabilità. Bologna è solo l’inizio di un percorso ancora più ambizioso. Ma la Città delle Due Torri è stata anche l’occasione per annunciare la U25 Academy, un innovativo programma formativo ideato da Excellence SIDI per rispondere concretamente alle esigenze di rinnovamento espresse dalla filiera e per facilitare l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo della distribuzione. I dettagli dell’iniziativa saranno svelati nelle prossime settimane. L’ottava edizione di Champagne Experience è stata promossa e organizzata da Excellence SIDI, realtà composta da ventuno tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati di alta qualità. La prossima edizione andrà in scena sempre Bologna, il 4 e il 5 ottobre 2026   Il punto di vista del Direttore Ivan Vellucci Un evento esclusivamente riservato allo Champagne è decisamente qualcosa che serve per poter apprezzare al meglio le sfumature che i variegati territori francesi e l’estro dei vignaioli esprimono. C’è però da farsi qualche domanda sostanziale volta non ad avanzare critiche ma esclusivamente a migliorare un evento con solide basi. La prima domanda è riferita alla location della Fiera di Bologna. Per chi come me ha frequentato la fiera in diversi ambiti, l’utilizzo di un singolo piano di un singolo padiglione mi ha dato l’impressione di trovarmi su una isola in mezzo all’oceano. Arrivare al padiglione designato dopo aver parcheggiato l’auto (ad un costo non così irrisorio) non è stato ne agevole ne piacevole con l’ulteriore sensazione di un tragitto decisamente spettrale attraverso un contesto industriale. Poco male se non si trattasse di Champagne che deve, necessariamente, strizzare l’occhio al buon vivere, all’edonismo, alle cerimonie. Senza scomodare necessariamente il lusso. La seconda domanda è riferita agli stand. Cosa aveva di diverso Champagne Experience rispetto a qualunque altra degustazione? Nulla. Proprio nulla. Piccoli banchetti molto ravvicinati così che il dialogo con vignaiolo o distributore risultava alquanto difficile. Per tutta quella popolazione non annoverabile tra gli  assetati privati, ovvero per coloro che avevano bisogno di sapere prima di degustare, la sistemazione, oltre ad essere banale l’ho trovata del tutto inadeguata. Oltre che poco consona al prodotto. In sostanza, con i grandi spazi a disposizione, occorrerebbe forse valutare la possibilità di stand di dimensione maggiormente elevate con privé necessari per quelle sane quattro chiacchiere, base della comunicazione. Sempre per chi è interessato ovviamente. Almeno non si costringeranno produttori e distributori a cercare rapide e svilenti interlocuzioni che iniziano sempre con “cosa le faccio assaggiare”?. Non banalizziamo un prodotto eccezionale come lo Champagne! Ivan Vellucci La Redazione    
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8 Ottobre, 2025

Cantine Silvestri. Brindisi tra storia, amicizia e calici alzati alla Tenuta Traspontina

    Lanuvio ha sempre avuto per me il profumo di casa. È una terra che conosco attraverso i calici sollevati nelle tante cantine che ho visitato, tra brindisi e racconti che sanno di vigna e memoria. Tornarci per incontrare Barbara e Alfredo Silvestri è stato come riannodare un filo antico: il vino, qui, non è solo bevanda, ma linguaggio e rito conviviale.
Barbara mi accoglie con la naturalezza di chi porta in dote i terreni della famiglia Paris, vignaioli da quattro generazioni; Alfredo, invece, mi apre le porte della sua cantina, eredità della famiglia Silvestri, spumantisti da tre generazioni. Siamo l’unione di due mondi che si completano, dice Barbara mentre Alfredo annuisce E pensare che tutto è iniziato al Vinitaly, in un incontro del tutto fortuito: da lì è nata una storia d’amore e di lavoro che ci ha portato fino a qui, con tre figli – Edoardo, Filippo e Vittoria – che sono la nostra eredità più bella Camminando tra i corridoi freschi della cantina resto colpito da un cartone con il disegno stilizzato di un vecchietto. Chi è? Alfredo sorride: È mio nonno, il fondatore. Un omaggio a lui, a chi ci ha insegnato a credere nella vigna e nel vino. Poi mi mostra i silos in acciaio e la linea di imbottigliamento: Questa etichetta 2.600 bottiglie all’ora; e quel braccio meccanico posa sei bottiglie insieme nel cartone. Tecnologia al servizio del ritmo del vino, senza tradire il gesto contadino.
Dal cuore produttivo passiamo al punto vendita: scaffali ordinati che custodiscono bottiglie come piccoli scrigni. Qui il vino incontra le persone e diventa racconto di famiglia. Proprio qui Alfredo mi presenta il suo mondo fatto di quattro linee. Prendo in mano la prima bottiglia e chiedo incuriosito: E questa? È la linea degli Spumanti, il cuore della nostra tradizione. Dopo la guerra, mio nonno colse lo spirito americano dei festeggiamenti a base di vino e champagne e trasformò le romanelle in spumanti: così iniziò la nostra vocazione con il metodo Charmat. Poi afferro un’etichetta dai colori intensi: Qui cosa raccontate? Questa è la linea dei Monovitigni, mi spiega sorridendo. La chiamiamo “un abbraccio lungo 100.000 anni”, ispirata al cratere di Monte Cavo e alla nascita dei laghi Albano e Nemi. Chardonnay, Sauvignon, Syrah e Merlot: quattro vini che portano con sé le sfumature vulcaniche delle nostre terre. Le etichette sono speciali: su ciascuna è disegnato il cratere, con gradazioni di colore diverse per ogni bottiglia, come a evocare la forza e la varietà della natura. Passo alla bottiglia successiva e lo incalzo: E questa con un disegno che sembra un’opera d’arte? È la linea Colli. Nata dalla voglia di innovazione ed equilibrio. Ogni bottiglia è un piccolo quadro: sono nove le opere raffigurate, e accanto, come un biglietto da staccare, c’è la descrizione dell’opera stessa. È un modo per trasformare la bottiglia in esperienza, non solo di gusto, ma anche estetica e culturale. Dentro ci trovi il Frascati DOCG Superiore e il Cesanese. Io, però, rimango colpito da una bottiglia in particolare: il Vermentino. La prendo tra le mani, la osservo con ammirazione e dico sorridendo Il mio preferito. Proprio qualche giorno fa, qui a Lanuvio, ero in vigna mentre lo raccoglievano. Alfredo mi guarda, prende una busta e con un gesto semplice ma pieno di significato me la porge: Allora questo è per te. Infine, prendo in mano una bottiglia con un’etichetta che sembra carta grezza. Questa ha un sapore di casa. Alfredo sorride: È la linea Territorio. Qui c’è tutta la poesia dei Castelli Romani. Le etichette sono realizzate con una carta che ricorda quella del pane: profuma di antico, di originale, e riporta incisioni classiche. Racchiude vini come i Castelli Romani DOC Bianco e Rosso, e il Ponte Loreto Bianco e Rosso. Assaggiando il Ponte Loreto Rosso sentirai un rubino intenso, profumi di bosco e un sorso morbido, che sa di tradizione. Saliamo in macchina, direzione Castelli Romani: il lago di Castel Gandolfo luccica accanto alla strada, i campanili punteggiano le colline. Parliamo di vendemmie, di famiglia, di progetti. È una gita che profuma di casa e di futuro.
Arriviamo ad Albano, alla Tenuta Traspontina. In lontananza scorgo un grande tavolo di legno: Barbara me lo indica con un sorriso, mi invita ad avvicinarmi e, con la naturalezza di chi accoglie un ospite in casa, mi dice: Qui inizierà la nostra degustazione. Mi accomodo e i calici iniziano a danzare: si alzano, si osservano, si portano al naso e poi alla bocca. La degustazione – com’è giusto – si apre con gli spumanti, orgoglio della famiglia Silvestri. Il primo calice è il Silvestri Brut Blanc de Blancs (Chardonnay 100%, metodo Charmat). Vinificato in bianco con pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata di mosto limpido e aggiunta di lieviti selezionati. La presa di spuma inizia tra febbraio e marzo successivi alla vendemmia e si conclude a ottobre; il lungo periodo di permanenza sur lie regala profumi e gusto caratteristici. Resta tre mesi in bottiglia prima della vendita. Solleviamo i calici per il primo brindisi: nel bicchiere osservo il perlage finissimo e persistente; il colore è giallo paglierino brillante. Al naso i profumi sono intensi e freschi, con note floreali e fruttate; al palato è secco e dinamico, fresco e sapido, in equilibrio, con chiusura armonica ed elegante. Alfredo mi porge dei tappi: Guardali con attenzione. Li prendo in mano, li osservo, e scopro che ognuno ha un messaggio inciso, come i baci Perugina. Sul primo leggo: Lo vino nuoce la castitate. Sul secondo: Siamo tutti mortali al primo bacio e al secondo bicchiere di vino. Scoppia una risata tra me, Barbara e Alfredo: un gioco che rende la degustazione ancora più conviviale. Allora confesso: Sai, faccio la collezione di tappi. Conservo a casa quelli di ogni bottiglia stappata, anche nei ristoranti. Posso tenere anche questi? Alfredo sorride e risponde Certo, sono tuoi. La seconda bottiglia è l’Extra Brut Rosé, vinificato in bianco da uve rosse selezionate, pressate in modo soffice, con fermentazione a temperatura controllata. La presa di spuma inizia nei mesi successivi alla vendemmia per portare in bottiglia gli aromi della prima fermentazione, seguita da una seconda a temperature più basse. Il perlage è finissimo e persistente; il colore, rosa tenue. Al naso un profumo intenso e fresco con note floreali e di piccoli frutti rossi – ribes, mandarino, lampone; in bocca è cremoso e dinamico, dall’attacco delicato e avvolgente. Il pomeriggio si anima: i tappi saltano, volano in aria come coriandoli, e le risate si rincorrono attorno al tavolo. È un susseguirsi di calici, un ritmo allegro che ci porta al terzo spumante: Virbio, Spumante Rosso Aromatico di Qualità Dolce. L’uva è vendemmiata a mano, pigiata e diraspata; macerazione di 8–10 ore a bassa temperatura e pressatura soffice. La rifermentazione in autoclave avviene in modo naturale ed è interrotta con il freddo quando il mosto raggiunge la gradazione alcolica desiderata. Sollevo il bicchiere, ammiro il perlage fine e persistente e quel colore rosso cerasuolo intenso che cattura la luce. Lo porto al naso: il profumo è ricco e pieno, con sensazioni di piccoli frutti rossi. Poi avvicino il calice alla bocca, assaggio, e il sorso è rotondo e intensamente fruttato, con una freschezza che conquista il palato. Chiudiamo gli spumanti con l’Extra Dry: in etichetta, il nonno di Alfredo stilizzato con un calice in mano. Mi soffermo a guardarla: i tratti semplici, i colori essenziali, un disegno che trasmette autenticità e quasi ti invita a bere. È un’etichetta che cattura lo sguardo e porta con sé un senso di familiarità. Alfredo prende il calice e, con voce calma e sicura, mi guida quasi fossi a scuola: «Guarda il perlage: finissimo e persistente. Osserva il colore: un giallo paglierino brillante. Porta il bicchiere al naso: senti? Un profumo fruttato e floreale. Ora assaggia: morbido, dinamico, avvolgente». Io ascolto estasiato, lasciandomi trasportare dalla sua esperienza e dal suo modo critico e autorevole di raccontare il vino. Brindiamo insieme. Alla Tenuta Traspontina e a chi l’ha sognata, dice Barbara con un sorriso.
Poi Alfredo mi mostra, quasi con orgoglio, una bottiglia blu realizzata con Marevivo: parte dei proventi vanno all’associazione. È un vino frizzante, lo vendiamo spesso nei ristoranti costieri, La prossima volta che ci vedremo, sicuramente lo assaggerò. Rispondo sorridendo. Alfredo prende in mano una bottiglia di Vermentino, la mia preferita, e con un sorriso mi dice: Stappala tu. Quasi impacciato ed emozionato lo faccio, e appena il tappo è tra le mie mani lo porto subito al naso: Che meraviglia, esclamo. Versiamo il vino nei calici. Il colore è un giallo paglierino luminoso; al naso sprigiona un profumo delicato, con intense note fruttate e floreali, accenni di erbe aromatiche. Al sorso è sapido e brioso, fresco e vivace, con sensazioni minerali e balsamiche che lo rendono equilibrato e piacevole. Lo gusto lentamente, riconoscendovi la stessa emozione che ho provato pochi giorni prima, quando a Lanuvio ero in vigna e osservavo i grappoli di Vermentino al momento della raccolta. Brindisi, sorrisi, e i tappi che ancora una volta passano di mano in mano, portati al naso quasi per catturarne l’eco dei profumi. Sul finire della giornata, quando il sole cala dolcemente dietro i filari, sento quasi dispiacere nel dover lasciare la Tenuta Traspontina, Barbara, Alfredo e i loro vini. Alfredo mi porge un libro scritto dalla zia Bianca Silvestri, “L’odore del mosto”. È un gesto delicato, intimo, come una confessione silenziosa che apre le porte della sua famiglia.
Il volume si apre con queste parole: «Ci sono periodi della mia vita che ricordo più di altri. Succede quando qualcosa rompe le abitudini del fare ordinario. Una nascita. Una morte. Una festa. Una guerra. Un incontro. Uno scontro. Qualcosa di bene o di male. Ricordi di gioie o di dolori».
E si chiude con un’immagine che resta dentro: Lasciai che le ore si dilatassero lente come l’acqua di un fiume in pianura. Cammino via con la sensazione che i loro spumanti diventeranno la cornice dei miei prossimi eventi, e che questo libro sarà la chiave per tuffarmi, con discrezione e rispetto, nella storia di una famiglia che ha fatto del vino non solo un mestiere, ma una poesia capace di scorrere lenta, come l’acqua di un fiume in pianura. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
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Chavot-Courcourt e Laherte Frères. L’anima autentica della Champagne Arrow Right Top Bg

8 Ottobre, 2025

Chavot-Courcourt e Laherte Frères. L’anima autentica della Champagne

  Ci sono luoghi in Champagne che sfuggono ai riflettori delle grandi maison e restano sospesi in un tempo più intimo e vero. Uno di questi è Chavot-Courcourt, piccolo villaggio della Vallée de la Marne, incastonato tra colline di vigne e silenzi rurali. Qui la Champagne si mostra senza orpelli, fatta di terra, lavoro e dedizione.   Un villaggio tra Marna e gesso La geografia di Chavot-Courcourt è speciale: un mosaico di suoli che mescolano gesso, argilla e sabbie, capaci di regalare vini dal carattere vibrante. È il regno del Meunier, vitigno a lungo considerato “minore” e oggi riscoperto per la sua capacità di esprimere energia e immediatezza. La sua presenza domina i filari che circondano il paese, alternandosi a parcelle di Chardonnay e Pinot Noir che arricchiscono la complessità del terroir.   La famiglia Laherte È qui che nasce, nel 1889, la storia di Laherte Frères. Oggi la maison è guidata da Aurélien Laherte, settima generazione, che ha saputo trasformarla in un punto di riferimento per la Champagne artigianale. Con circa 11 ettari suddivisi in oltre 70 parcelle, i vigneti si estendono non solo a Chavot, ma anche nei villaggi circostanti e in parte nella Côte des Blancs. Questa frammentazione è una ricchezza: ogni parcella viene coltivata e vinificata separatamente, per esaltare al massimo l’identità di ciascun terroir. Aurélien lavora secondo principi biologici e biodinamici, con grande attenzione alla biodiversità e alla vitalità del suolo. Le fermentazioni sono spontanee, il legno è usato in modo rispettoso (botti, foudres, barrique) e il dosaggio resta minimo, per lasciare che sia il vino a parlare. Un viaggio in cantina Visitare Laherte significa respirare questa filosofia fin dall’ingresso: le presse Coquard tradizionali, le botti che custodiscono i vins clairs, la cura quasi maniacale per ogni dettaglio. Ogni cuvée nasce da un pensiero preciso, da un equilibrio fra tradizione e innovazione. Aurélien racconta il suo lavoro con passione contagiosa, sottolineando l’importanza del Meunier, vitigno spesso sottovalutato ma che qui trova espressioni sorprendenti.   Champagne degustati La visita si è trasformata in un vero viaggio sensoriale, con una batteria di vini che hanno messo in luce la poliedricità della maison. Ultradition Extra Brut (60% Meunier, 30% Chardonnay, 10% Pinot Noir, con il 40% di vins de réserve)
Note di agrumi, frutta fresca e pasticceria leggera. Al palato è morbido e avvolgente, con vibrante mineralità e ottima tensione. Ultradition Blanc de Blancs Brut Nature (100% Chardonnay, 50% vins de réserve)
Fiori, frutta esotica, mineralità gessosa e panificazione. In bocca è teso e fresco, con una mineralità sapida, grande equilibrio e persistenza. Rosé de Meunier (100% Meunier, fermentazione in legno, parziale malolattica, 10% vino rosso, 40% vini di riserva)
Crosta di pane, ribes, arancia rossa, rosa e tocchi minerali. Bocca piena e potente, equilibrata, succosa e con un finale floreale persistente. Les Empreintes (2018 – 50% Pinot Noir da vigna 1983, 50% Chardonnay e Chardonnay Muscaté da vigna 1957)
Bouquet complesso: mango, limone, frutta candita, mandorla, miele. Fresco e vivace, minerale e sapido, con persistenza molto lunga. Les 7 (blend delle 7 varietà tradizionali: Pinot Gris, Chardonnay, Meunier, Petit Meslier, Arbanne, Pinot Noir, Pinot Blanc)
Prodotto con metodo solera e dosaggio extra brut. Sentori di frutta gialla e bianca, pane e pasticceria. In bocca ampio, corposo, rotondo, con finale secco e fruttato. Grande beva e profondità. Petit Meslier Extra Brut (100% Petit Meslier, da varie annate, fermentato e affinato in legno, 40% vins de réserve)
Vitigno raro e affascinante. Perlage finissimo, agrumi in tutte le declinazioni, anche canditi. Fresco, verticale, succoso, con slancio minerale. Una nota distintiva: le retro-etichette di Laherte sono tra le più dettagliate della Champagne. Riportano con trasparenza blend, parcelle, percentuali di vins de réserve, vinificazione, dosaggio e data di dégorgement, rendendo ogni bottiglia anche un documento didattico.   Il tramonto che non si dimentica Dopo la visita in cantina, salire verso l’Église de Saint Martin, piccola chiesa romanica immersa nei vigneti, è un rituale da non perdere. Il panorama si apre su tutta la Vallée de la Marne, e al tramonto diventa pura poesia: i filari si accendono di luce dorata, le ombre si allungano e il silenzio accompagna il respiro lento del paesaggio. È un momento che completa l’esperienza di Chavot e che rivela l’anima più profonda della Champagne: un intreccio di natura, spiritualità e vino.   Conclusione Chavot-Courcourt e Laherte Frères rappresentano insieme la Champagne che emoziona senza bisogno di sfarzi: fatta di paesaggi, di famiglie che tramandano un sapere e di vini che parlano direttamente al cuore. Perché scoprire la Champagne non significa solo bere grandi nomi, ma anche sedersi davanti a una chiesa millenaria, alzare il calice e lasciarsi avvolgere dal tramonto.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo  
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Tedeschi protagonista con TOMA alla Vendemmia di Milano Arrow Right Top Bg

7 Ottobre, 2025

Tedeschi protagonista con TOMA alla Vendemmia di Milano

  Valpolicella e alta moda si incontrano nel cuore del Quadrilatero della Moda   La storica azienda vitivinicola Tedeschi, simbolo di eccellenza della Valpolicella, sarà protagonista alla Vendemmia di Milano giovedì 9 ottobre, presso la boutique TOMA in via della Spiga 2, dalle 19:00 alle 21:30. La collaborazione con TOMA, nota boutique di calzature artigianali fondata da Elena Cristina Toma, rinnova un connubio che celebra artigianalità, tradizione e innovazione. La degustazione vedrà protagoniste alcune etichette iconiche di Tedeschi: il GA.RY, blend inedito di Garganega, Riesling e Chardonnay, il Nicalò Valpolicella DOC Superiore fresco e fruttato, con nuova veste grafica, e l’Amarone della Valpolicella DOCG Ansari, simbolo di eleganza e identità del territorio. Con oltre quattro secoli di storia, Tedeschi è ambasciatore del Made in Italy nel mondo, fondando la propria filosofia su ricerca, sostenibilità e la valorizzazione della tipicità del territorio. La boutique TOMA ospiterà anche un’opera esclusiva firmata dall’artista giapponese Shoko Okumura, che fonde tecniche pittoriche orientali e occidentali per raccontare il legame tra uomo e natura. Completerà l’esperienza la presenza del pastry chef Gianluca Fusto, che presenterà un cioccolatino esclusivo al gusto di funghi porcini e pepe, pensato per accompagnare i vini Tedeschi e arricchire il percorso sensoriale. Sabrina Tedeschi, alla guida dell’azienda insieme ai fratelli Questa collaborazione ci consente di raccontare la qualità dei nostri vini e i valori che ci guidano: il legame con il territorio, l’innovazione e la maestria artigianale, tutti aspetti condivisi con il mondo della moda e una realtà eccellente come TOMA. La boutique TOMA, cuore pulsante del Quadrilatero della Moda, diventerà così un palcoscenico unico dove arte, vino, moda e pasticceria si incontrano per celebrare l’eccellenza italiana in un evento che unisce tradizione e innovazione. La Redazione
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I vini metropolitani di Elemento Indigeno: il nuovo terroir è urbano Arrow Right Top Bg

7 Ottobre, 2025

I vini metropolitani di Elemento Indigeno: il nuovo terroir è urbano

  La nuova edizione del catalogo Wine Is racconta una selezione di etichette che accende la città   Dimentichiamoci dei classici paesaggi bucolici: il vino oggi si fa portavoce di un fermento urbano. Nella nuova edizione del catalogo Wine Is, firmato Elemento Indigeno, emerge una selezione speciale di vini metropolitani, etichette che parlano un linguaggio nuovo: inclusivo, istintivo, urbano. Questi vini nascono non solo tra filari e vigneti, ma anche in quartieri cittadini e periferici, animati da comunità che riscoprono il piacere di vivere insieme. La convivialità si fa urbana e scorre nei calici sorseggiati sui gradini di un’enoteca, in spazi di coworking, durante aperitivi con vista skyline o brindisi improvvisati nei wine bar di tendenza. La nuova edizione di Wine Is invita a guardare oltre l’etichetta, a scoprire il vino con occhi curiosi, respirando l’essenza selvaggia dei territori, dalla campagna all’asfalto cittadino, tra radici e spirito primordiale. Selezione metropolitana inclusa nel catalogo: Krasna Hora Winery – Anna Sauvignon Blanc e Riesling 2022: fresco e conviviale, dal naso esotico e corpo croccante, ideale per una sbicchierata leggera tra amici (Repubblica Ceca). Domaine Arsac – Les Armandières Viognier 2022: bianco intenso della Valle del Rodano, fresco e slanciato, un vino che alza il livello del gioco anche in città. La Petite Odyssée – Vin de France Rouge Furie Abouriou, Merlot e Cabernet: blend dai Pirenei, simbolo di amore per la terra e pratiche antiche, perfetto per brindisi notturni cittadini. Agricola Millami – Il Folle Rosso IGP Terre Siciliane 2023: sfrontato e fruttato, nato da energia di giovani vignaioli siciliani, ideale per un aperitivo in terrazza. Zahel – Rosé: rosato viennese spensierato, tra fragole e mineralità, perfetto da bere all’aperto con jeans e sole. Compagnia dei Caraibi S.p.A. Società Benefit – B Corp®, con sede a Vidracco (TO), nata nel 2008, è il player specializzato in bevande premium e super premium che include spirit, vini e craft beer. Oltre 700 referenze e marchi di proprietà tra cui Vermouth Carlo Alberto, Mandragola e Testadariete. Elemento Indigeno, progetto nato nel 2020, esplora terroir e culture del vino, unendo arte, tradizioni e contaminazioni autentiche in un linguaggio universale. La Redazione
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Pizza Leggera Lab. Il nuovo metodo che rivoluziona il lavoro del pizzaiolo-imprenditore debutta a Host Milano Arrow Right Top Bg

7 Ottobre, 2025

Pizza Leggera Lab. Il nuovo metodo che rivoluziona il lavoro del pizzaiolo-imprenditore debutta a Host Milano

  Una pizza che non è solo tradizione, ma anche organizzazione, tecnologia e sviluppo imprenditoriale. È questo l’obiettivo di Pizza Leggera Lab, il nuovo metodo che sarà presentato ufficialmente a Host Milano, la vetrina internazionale dell’ospitalità professionale, in Fiera Milano Rho dal 17 al 21 ottobre. Nato dalla collaborazione tra Filippo Panini, fondatore di Pizza Leggera, realtà specializzata da oltre dieci anni in impasti artigianali per pizzerie, e Matteo Malaguti, alla guida di MAM Forni, azienda storica nella costruzione di forni professionali, Pizza Leggera Lab rappresenta una vera rivoluzione per il settore: un processo codificato, replicabile e sostenibile che integra impasti artigianali a lunga maturazione, macchinari innovativi e forni elettrici a piano rotante. Un metodo che consente al pizzaiolo di garantire qualità costante, velocità di servizio e produttività elevata, liberando tempo per la creatività, la comunicazione e la crescita del locale. Il metodo Pizza Leggera Lab, dall’interno Pizza Leggera ha sede a Cento, in provincia di Ferrara, ed è composta da una decina di operatori, di cui cinque in produzione. Ha sviluppato un ciclo produttivo suddiviso per isole di lavoro, dove sono impiegati pizzaioli di comprovata esperienza. Ogni giorno vengono realizzati impasti con farine selezionate, pre-fermenti, a lunga maturazione a temperatura controllata. Dopo questa fase si procede alla porzionatura e surgelazione: ogni panetto viene formato e surgelato rapidamente, mantenendo intatti aromi e struttura. L’azienda ha a disposizione più di 30 impasti differenti. Il metodo Pizza Leggera Lab tradotto in vantaggi per le pizzerie Le confezioni di panetti Pizza Leggera arrivano vengono consegnati al gestore della pizzeria, che le stocca in un surgelatore. Alla bisogna gli impasti Pizza Leggera vengono poi estratti e messi in una fermalievita, che li scongela lentamente, portandoli a temperatura ambiente e completando la maturazione. La lunga maturazione e lievitazione dell’impasto sono fondamentali per ottenere una pizza leggera e digeribile. Allo stesso tempo si sviluppano aromi complessi e una struttura più equilibrata, con crosta fragrante e interno soffice, che valorizza il gusto e le caratteristiche organolettiche. Al momento del servizio, il panetto viene infarinato e steso, a mano oppure tramite macchina schiaccia-pizza, tecnicamente denominata formatrice. La base viene condita con ingredienti freschi, a seconda della pizza che si vuole ottenere ed infornata a bocca di forno con una pala corta, per cuocere nel forno elettrico (disponibile anche nella versione a gas e a legna) con piano rotante di MAM Forni, storica azienda italiana guidata da Matteo Malaguti. Il forno, impostato alla temperatura richiesta, consente una cottura calibrata ad hoc per un giro completo del piano, garantendo una doratura uniforme. Il forno rotante è stato progettato per semplificare il lavoro, eliminando la necessità di girare manualmente le pizze durante la cottura. Un modello che consente alle pizzerie di soddisfare clientele variegate e ad alto flusso, senza rinunciare all’identità artigianale e al valore del Made in Italy.   Le parole dei protagonisti Filippo Panini. Con Matteo abbiamo condiviso la stessa idea: dare alle pizzerie non solo un prodotto, ma un metodo per crescere. Oggi non basta più saper fare una buona pizza: occorre garantire la stessa qualità ogni giorno, indipendentemente da chi è in turno. Con Pizza Leggera Lab mettiamo il pizzaiolo-imprenditore nelle condizioni di concentrarsi sul futuro del proprio locale. Matteo Malaguti Unendo le forze abbiamo creato un sistema che permette di replicare la qualità artigianale anche in contesti con forte turn-over o all’estero, dove il modello a catena è diffuso. È una vera rivoluzione per il settore. Negli ultimi quindici anni, e con un’accelerazione significativa negli ultimi cinque, il mercato della pizza ha attraversato un cambiamento radicale, passando dal modello tradizionale, incentrato sulla figura del pizzaiolo e sulla preparazione dell’impasto in loco, a un contesto molto più complesso e competitivo. Se nei primi anni Duemila l’identità di una pizzeria si costruiva quasi esclusivamente attorno alla manualità e al carisma del maestro dell’impasto, oggi il settore si confronta con sfide economiche, organizzative e di mercato senza precedenti. I costi di gestione – dalla farina all’energia, dagli affitti alla manodopera – hanno registrato aumenti a doppia cifra, soprattutto dopo il 2020, mentre reperire pizzaioli esperti è diventato sempre più difficile, minando la possibilità di garantire continuità qualitativa. Parallelamente, anche il cliente è cambiato: è più consapevole, informato e selettivo, cerca pizze non solo buone ma anche leggere, digeribili, con impasti speciali come multicereali, integrale o a lunga maturazione, e desidera un’esperienza coerente e ripetibile. A questo si aggiunge la pressione della concorrenza internazionale: grandi catene straniere hanno conquistato quote di mercato investendo molto sulla comunicazione e proponendo processi produttivi standardizzati e facilmente replicabili, che permettono di mantenere uniformità e prezzi competitivi.   Le degustazioni per la stampa In occasione della presentazione alla stampa di fine settembre presso il laboratorio di Cento, i giornalisti hanno potuto scoprire il Metodo descritto sopra attraverso un percorso degustativo che ha esaltato la versatilità degli impasti Pizza Leggera. Tra le proposte, anche una Pizza contemporanea gourmet stesa a mano, con fiordilatte, pomodorini conditi, filetto di tonno, capperi, olive, ’nduja calabrese, katsuboshi e origano: un viaggio tra Italia e contaminazioni giapponesi. Dopo  varie proposte al tegamino e alla romana, una coccola inedita: la focaccia dolce con uva bianca e nera ha concluso il percorso dimostrando come l’impasto Pizza Leggera possa declinarsi anche in chiave dessert.   Programma Masterclass Pizza Leggera Lab a Host Milano 2025 Durante i cinque giorni di fiera, lo spazio Pizza Leggera Lab sarà animato da un fitto calendario di masterclass, showcooking e incontri con professionisti del settore. Un programma pensato per mostrare dal vivo le potenzialità del nuovo metodo e valorizzare la creatività dei pizzaioli. Il momento clou della fiera, sarà quello di domenica 19 ottobre alle 15.00, dove Christian De Rosa, Brand Ambassador di Pizza Leggera, svelerà al pubblico il nuovo metodo pensato per rivoluzionare il lavoro del pizzaiolo-imprenditore, unendo tradizione, tecnologia e tutela del Made in Italy.   Venerdì 17 ottobre Ore 15.00 – Marco Serrone, titolare di Tegamino’s Milano, presenta il suo “tegamino” con le farciture più amate nel franchising. Sabato 18 ottobre Ore 11.00 – Orazio Maisto (Molini Industriali di Modena) impasta insieme al pubblico la pizza contemporanea. Ore 15.00 – Alessandro Servidio propone due impasti alternativi: al carbone vegetale e ai multicereali. Domenica 19 ottobre Ore 11.00 – Ilie Postica (Pizzeria Il Piccadilly, Casinalbo – MO) racconta il successo della sua pizza “3D”. Ore 14.00 – Show di pizza acrobatica con il Team Tricolore Pizzaioli Campioni del Mondo. Ore 15.00 – Christian De Rosa, Brand Ambassador di Pizza Leggera, presenta il nuovo concept “Pizza Leggera Lab”. Lunedì 20 ottobre Ore 11.00 – Orazio Maisto dimostra la preparazione della pizza al padellino con cottura a vapore. Ore 15.00 – Sempre Orazio Maisto mostra la realizzazione della pizza Napoletana STG. Martedì 21 ottobre Ore 10.30 – Masterclass dedicata alla puccia pugliese e alla pizza contemporanea, con la partecipazione di Pattio e Giuseppe Alessio, noto come “The King of Mortadella”. A presto, quindi, per vederci ad HOST allo stand di Pizza Leggera Lab: tradizione artigianale e tecnologia insieme per una pizza che tutela il made in Italy e guarda al futuro.   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini https://adelegornisilvestrini.it/
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Ambasciatori del Gusto e FIVI: una nuova collaborazione per valorizzare la qualità italiana dalla vigna alla tavola Arrow Right Top Bg

6 Ottobre, 2025

Ambasciatori del Gusto e FIVI: una nuova collaborazione per valorizzare la qualità italiana dalla vigna alla tavola

  L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto annuncia con entusiasmo l’avvio della collaborazione con FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, con l’ingresso della Federazione nel Club dei Partner.   Questa sinergia rafforza il legame tra due mondi complementari, accomunati dalla missione di promuovere, tutelare e diffondere la qualità italiana in modo autentico e sostenibile. L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto riunisce chef, pizzaioli, sommelier, maestri gelatieri, produttori e professionisti della ristorazione italiani che con la loro passione e competenza rappresentano il meglio della cucina Made in Italy nel mondo. Fondata nel 2016, l’Associazione si impegna a raccontare, qualificare e valorizzare l’enogastronomia italiana, contribuendo allo sviluppo culturale e sociale del Paese. Fondata nel 2008, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) riunisce oggi circa 1.800 produttori da tutte le regioni italiane, per quasi 18.000 ettari di vigneto. FIVI promuove e tutela la figura del vignaiolo indipendente, che segue l’intero ciclo produttivo del vino – dalla coltivazione delle uve all’imbottigliamento e commercializzazione – garantendo autenticità, sostenibilità e identità territoriale. Il simbolo della Federazione, Ampelio, raffigura un vignaiolo con una cesta d’uva sulle spalle la cui ombra prende la forma di una bottiglia, a rappresentare la filosofia che unisce tradizione e innovazione. L’ingresso di FIVI nel Club dei Partner della Associazione Ambasciatori del Gusto rappresenta «un nuovo passo nel percorso di valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano». Rita Babini, presidente di FIVI Anche noi vignaioli ci sentiamo ambasciatori: con i nostri vini portiamo in Europa e nel mondo il racconto dell’Italia rurale, di territori unici dove la vite disegna il paesaggio e tradizioni consolidate. Siamo alleati di chi tiene alta la bandiera della ristorazione italiana e valorizza il patrimonio enogastronomico del nostro Paese: crediamo molto nella collaborazione con gli Ambasciatori del Gusto, con i quali lavoreremo su formazione, consumo consapevole e sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La Redazione
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