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16 Ottobre, 2025
Timorasso dei Colli Tortonesi: Braida presenta il suo primo vino bianco fermo
Braida apre un nuovo capitolo con un Timorasso identitario e innovativo
“Braida” non è solo una cantina, ma una famiglia visionaria – i Bologna – che ha rivoluzionato la Barbera con passione, cultura e coraggio. Ora l’azienda lancia il suo primo vino bianco fermo, Orange-utan, nato dall’unione tra i Colli Tortonesi e la storica cantina di Rocchetta Tanaro, simbolo di un incontro di territori e esperienze.
Giuseppe Bologna, proprietario insieme alla sorella Raffaella
Abbiamo scelto il Timorasso perché somiglia ai nostri vini rossi: struttura, profondità, capacità di evolvere, ostinazione ed espressività. Vinificare un bianco a Rocchetta per la prima volta è una sfida che affrontiamo con rigore e curiosità. Questo Timorasso rappresenta un progetto identitario e un segnale che Braida, nata rompendo schemi, continua a trasformarsi naturalmente.
Il vino è vinificato in acciaio e affinato in cemento a contatto con le fecce fini, per preservare tensione, complessità aromatica e profondità, in una interpretazione rocchettese vibrante e originale.
La prima annata 2023 è in commercio, mentre la seconda e la terza sono in affinamento e fermentazione.
La Redazione
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16 Ottobre, 2025
L'arte dell'eros e la profondità del blu. I vini di Piazzo come estetica del gusto
Una serata che fonde sensi e pensieri, gusto e visione: presso la Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign di Via Margutta a Roma, arte contemporanea e cultura del vino si sono incontrate in un doppio vernissage che ha acceso il cuore della scena artistica romana. Eros come Amore e Oregon Blu e il Blu sono i titoli delle mostre protagoniste di questo evento, entrambe espressioni di una ricerca emotiva e cromatica che trova nel linguaggio dell’arte un ponte diretto verso l’interiorità. Un linguaggio interiore che doveva necessariamente arricchirsi di ulteriori sensazioni ricercati e trovati nella prestigiosa collaborazione con la Cantina Piazzo Comm. Armando, storica realtà delle Langhe, che ha accompagnato i visitatori in un percorso enosensoriale attraverso una selezione di vini Metodo Classico e autoctoni: Arneis, Dolcetto d’Alba e Barbera d’Alba.
Eros come Amore esplora il desiderio, la tenerezza e la passione in chiave artistica, liberando l’eros da ogni stereotipo e restituendogli la sua dimensione più poetica. Le opere esposte – pitture, installazioni e fotografie – conducono lo spettatore in un viaggio nell’intimità emotiva, dove il corpo e l’anima si intrecciano.
Parallelamente, Oregon Blu e il Blu indaga il colore blu non solo come scelta estetica ma come linguaggio simbolico e spirituale. Dall’intensità del blu oltremare alla leggerezza dell’azzurro, la mostra evoca orizzonti interiori, silenzi e profondità. Il riferimento all’Oregon diventa quasi una suggestione cinematografica: terre lontane, atmosfere rarefatte, natura e introspezione.
A impreziosire l’esperienza, l’eleganza dei vini Piazzo ha saputo dialogare con le opere d’arte in un’armonia multisensoriale.
Il Metodo Classico Alta Langa e Arneis hanno sorpreso per la loro raffinatezza e vivacità. Perfetti per introdurre l’evento con una nota brillante.
Ritorno in Alta Langa segna per Piazzo un omaggio alla provenienza della famiglia. Un Metodo Classico che, come da disciplinare della DOCG Alta Langa, è un blend di Chardonnay e Pinot Nero. 30 mesi di affinamento per una bollicina fine e una freschezza profumata e persistente. Un ingresso, un benvenuto, un brindisi all’arte e al vino. Per aprire una serata che sa di incredibile. Proprio come queste fantastiche bollicine.
Cortine è l’Arneis, il bianco che non tradisce. Semplice e profumato, deciso e mai banale. Uno di quei pochi vini che inducono sensazioni di eros blu per via di una bevibilità inebriante, una profumata e sapida verticalità.
Buron è il Dolcetto d’Alba. Beva sincera, carattere fruttato, finale mandorlato che induce ad un nuovo sorso è stato il perfetto compagno per accompagnare la visita alle opere incentrate sull’eros. Un incredibile inviluppo di sensi che si rincorrono tra l’olfatto e il gusto del vino e la bellezza delle opere.
Fil Rus è la Barbera che con la sua calda struttura, la sua complessa e profonda trama speziata, la sua intensità aromatica ha chiuso la serata accompagnando con la profondità degna del “blu” evocato nella seconda mostra. Fil Rus è il filo rosso che collega due vigneti posti ai lati opposti del fiume Tanaro e vuole proprio simboleggiare l’unione tra i due vernissage. Una chiusura del cerchio del percorso enosensoriale che ha accompagnato la serata dove vino e arte hanno continuamente scambiato i loro ruoli in una sorte di fusione collaborativa.
La collaborazione tra arte visiva e vino non è stata un semplice accompagnamento conviviale, ma un vero e proprio dialogo tra linguaggi, dove il calice diventa parte dell’opera e il sorso un’estensione della percezione. I vini di Piazzo Comm. Armando dimostrano come le Langhe possano essere interpretate in chiave leggera ma complessa, articolata ma non impegnata. Sono i sensi a guidare le emozioni e se queste si uniscono sapientemente, ecco che si realizza quella corrispondenza di amorosi sensi che rende l’arte e il vino un connubio perfetto.
La Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign si conferma così un punto di riferimento per chi cerca esperienze culturali complete, capaci di nutrire mente, cuore e palato mentre i vini di Piazzo Comm. Armando offrono alla Città Eterna una prova di quanto si possa godere scoprendo e riscoprendo la tradizione piemontese.
Che meraviglia!
Ivan Vellucci & Marco Sargentini
NB Piazzo Comm. Armando è distribuito in da Rinaldi 1957
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16 Ottobre, 2025
L'Altro mondo del metodo classico. L'effervescenza targata AIS (la masterclass).
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 28 Settembre, nelle ampie sale dell’A.ROMA LIFESTYLE HOTEL l’AIS LAZIO ha aperto il nuovo anno sociale organizzando la seconda Edizione de L’ALTRO VOLTO DEL METODO CLASSICO, Evento dedicato a quelle bollicine che sempre più stanno diffondendosi anche in areali produttivi non propriamente “vocati” per tradizione.
Un viaggio spumeggiante lungo un’Italia del vino sempre più attenta non solo alla Qualità ma anche alle esigenze/richieste di un mercato che proprio nelle frizzantezze cerca stimoli per rialzare la testa.
Centootto Aziende per centodieci etichette (se non mi sono sbagliato a contare) le proposte ai banchi d’assaggio più un focus sulla spumantizzazione laziale di cui leggerete poco più avanti.
Una serata di gran classe, nobilitata dalla presenza di un gran numero di winelovers e professionisti del settore, una serata che ha consentito di evidenziare luci e ombre dell’effervescenza.
LA MASTERCLASS
Condotta da Emanuela Di Palma ha consentito ai numerosi partecipanti di approfondire la conoscenza delle bollicine laziali attraverso l’assaggio di dieci etichette di dieci Aziende diverse in rappresentanza dei diversi areali produttivi della Regione.
Dai vulcani al mare passando per il calcare degli Appennini siamo andati alla scoperta di come l’effervescenza possa rappresentare il Territorio.
Catone, Plinio, Columella, Orazio…tante le testimonianze di come le seconde fermentazioni abbiano coinvolto anche i Romani, storie di quando il vino era in parte ancora “misterioso”, storie che molti anni più avanti hanno coinvolto papi e canzoni popolari; storie che quando il Frascati divenne la prima DOC italiana (1966) mandarono in soffitta quella “romanella” che all’epoca aveva una sua dignità e una sua storia.
Ma la Storia si sa, è fatta di corsi e ricorsi ed è così che ci ritroviamo in un oggi in cui ai nomi di Martinotti, Charmat, Scacchi, Pérignon si aggiungono quelli di Gancia in Italia e di Mottura nel Lazio.
Vabbè, date una letta a.
– SPUMANTE METODO CLASSICO “DOSAGGIO ZERO”, FAMIGLIA COTARELLA: è da subito mela, poi limoni maturi, nocciole, un intreccio di crosta di pane e mineralità silicea, sopite dolcezze d’acacia, un filo di fumo e una chiusura di erbe aromatiche.
In bocca è citrico (fin troppo), tirato, un po’ sulle sue.
Ostenta minerale sapidità e chiude indeciso nella scelta tra dolcezze di caramella al miele e amaritudini di mandorla.
85++ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO DOSAGGIO ZERO, ANTICA CANTINA LEONARDI: inizialmente boschivo e financo rustico propone in sequenza mineralità sorprendentemente gessose piuttosto che vulcaniche, agrumate freschezze di mandarino e intrecci di frutta estiva e vegetali verzure.
Sorso coerente, più sapido che fresco che nel finale, ahimè non lunghissimo, ripropone echi fruttati e sorprese balsamiche a chi sa aspettare.
87++ Punti.
– VINO SPUMANTE BRUT NATURE 2015, SERGIO MOTTURA: nette le sensazioni di mela golden (anche macerata) cui seguono affondi di agrume maturo, acuti di pesca, nebbie di miele d’acacia e contorni di pan brioche.
Sorso cremoso e consistente, grasso, a quasi ricordare la banana delle birre Weizen, ravvivato da soffi aromatici di timo e salvia.
87+ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ “STRAPPO ALLA REGOLA” 2022 MILLESIMATO, CANTINA LE MACCHIE: Vi accoglie con sensazioni boschive e financo fungine, foglie e radici prima dei fiori di campo, prima della pesca gialla e succosa, prima degli agrumi maturi e di quelle erbe aromatiche e di quella nocciola che dovete agitarlo per tirargliele fuori.
In bocca riempie e accarezza con una carbonica che ripropone con garbo i descrittori olfattivi aggiungendovi un tocco di oliva.
86++ Punti perché la lunghezza non è certo il suo forte.
– LAZIO IGT SPUMANTE METODO CLASSICO “GAIVS” BIOLOGICO 2020, RISERVA DELLA CASCINA: apre con una nota rustica di fieno le porte dell’olfatto proponendo poi il dolce delle susine e dell’acacia, le freschezze del lime e della mela verde, amaritudini aromatiche di quasi vermouth e una mineralità scura, lavica.
Il sorso è fresco, birichino e corrispondente ma l’effervescenza…latita.
Chiude sottolineando i richiami vegetali.
85+ Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO” perché…l’assaggio denota stanchezza.
– SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ 2022, CANTINA DEL TUFAIO: naso titubante, indeciso tra le bianche florealità della campagna e le note amaricanti delle erbe aromatiche, sembra scegliere le seconde ma si dilunga troppo sulle prime dimenticandosi anche della tufacea (e forse scontata) mineralità.
In bocca la sapidità stacca di ruota una freschezza un po’ in affanno con la garbata effervescenza che allarga un pochino l’orizzonte in un finale fruttato e maturo.
84+ Punti (e più di qualche dubbio).
– LAZIO BIANCO IGP SPUMANTE METODO CLASSICO “VENTO DI PONENTE” 2021, CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA: mela golden, pesca tabacchiera, pera, un bel po’ di tropicalità, pasticceria cremosa e profumi di forno.
Sorso teso, fresco e decisamente sapido, di buona rispondenza che propone nel non troppo lungo finale una nota scura di grafite.
84++ Punti.
– SPUMANTE METODO ANCESTRALE EXTRA BRUT “NYNPHE” 2020, DONATO GIANGIROLAMI: giallo e delicato, di camomilla, di ananas, di pesca, gialla la ginestra, giallo e dolce il cedro a sgambettare le fresche amaritudini di timo e finocchietto.
Una nebbia minerale di quasi idrocarburo avvolge il tutto e introduce un sorso maturo e succoso che le belle freschezza e sapidità pareggiano in un complessivo equilibrio.
Buona la persistenza ma…mi sarei aspettato più grinta.
87++ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO EXTRA BRUT ROSÉ “KIUS” 2021, MARCO CARPINETI: non ostenta neppure l’esteriorità del colore, un rosa delicato che quasi cozza con la grinta del perlage.
Rosa fuori e rosa nell’animo, con quei suoi profumi di geranio e pompelmo.
I piccoli frutti di bosco paiono essere farcitura di panini caldi e dolci.
Mai sottaciuta la mineralità, a sorreggere un sorso cremoso e di polputa sostanza.
Lungo e di equilibrio affatto comune.
88++ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE ROSATO 2018 MILLESIMATO, RAFFAELE SCHIAVELLA: naso che mixa grasse complessità fruttate a freschezze ombrose di bosco, le susine alla terra umida e ai funghi, le more alle felci, il tutto intriso di una non comune eleganza contadina.
Sorso di grande presenza, sostanzioso ma mai pesante, l’effervescenza supporta una decisa freschezza che a un certo punto sembra diventare un baratro insormontabile, una sorta di “buco” che la sapidità aiuta a superare per raggiungere il lungo finale.
89 Punti.
A LATERE
Di seguito una personalissima “TOP SEVEN” estrapolata da quanto incontrato ai banchi d’assaggio.
– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SPUMANTE METODO CLASSICO SEKT PAS DOSÉ “COMITISSA” 2020 RISERVA, LORENZ MARTINI (ALTO ADIGE): pera e melone ingentiliscono la rustica eleganza di un naso complesso, giocato tra fienagioni e frutta secca, dolcezze di tiglio e mineralità porfiriche, fiori di campo e note di camino spento.
In bocca avvolge e rinfresca con quelle sue asprezze di mela verde che spalleggiano la ricca mineralità.
Lungo e affatto banale.
89- Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO “MATA”, VILLA MATILDE AVALLONE (CAMPANIA): il naso vermoutheggia spingendo sulle amaritudini aromatiche di cassis, timo e salvia prima che si apprezzino dolcezze di caramella al lampone e asprezze di melagrana e rosa canina, freschezze di pompelmo (rosa) e un ritorno di fragoline di bosco a prendere per mano i glicini.
Sorso di non banale sostanza, ben tessuto in quella trama fresco sapida resa vellutata dalla carezzevole effervescenza.
Chiude lungo tra ritorni fruttati e persistenze vegetali.
88 Punti.
– LAMBRUSCO DI SORBARA DOC SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “DDR” 2015, CANTINA DELLA VOLTA (EMILIA ROMAGNA): “DDR”, Degorgiatura Dosaggio Recente ma anche il Deutsche Demokratische Republik dei Lambruschi di Sorbara.
Netto, “tedesco” nei suoi profumi di melagrana e lamponi, di mirto e genziana, di rosa appassita e cannella…
Sorso di polso e inusuale eleganza, ben piantato sui piedi fresco-sapidi ma di suadente cremosità con quel tannino leggero che…
Si becca il mio personalissimo premio “LEVATEMELO” e 88+ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO “GRAN CUVÉE” 2021, VELENOSI (MARCHE): tra grassezze di burro d’arachidi e nocciole si fanno strada delicatezze floreali, dolcezze di caramella d’orzo e note di zest di limone in una atmosfera decisamente da forno.
In bocca è morbido e cremoso e amplia il panorama gusto-olfattivo proponendo dolcezze di miele, asprezze di uva spina e note minerali e di mandorla e chiudendo sui toni dell’agrume.
88+ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT NATURE 2020, ENZO BOGLIETTI (PIEMONTE): difficile incasellarlo in una categoria precostituita, questo “esemplare” di un Progetto “NEBBIONE” che meriterebbe certo altro spazio (confesso che mi piacerebbe poter assaggiare con calma tutti i rappresentanti dell’Associazione), assaggiato ad occhi bendati trarrebbe in inganno molti.
Un bianco vestito di rosso?
Un rosso vestito di bianco?
Vinificato con le sole punte dei grappoli si presenta in un abito molto tedesco, tra mineralità gessose, pietre sbattute e sbuffi di idrocarburi; segue il pot pourri di fiori secchi, una brezza mentolata e un’idea elegante di zafferano a colorare di rosso un olfatto che i frutti di quel colore li lascia intravedere in una sorta di iperuranio..
In bocca è ancora la mineralità a comandare, gestendo anche la fine effervescenza e segnando tutto l’assaggio incluso il lungo finale.
87++ Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO ROSÉ BRUT “APNEA” 2019, GIANCARLO CECI (PUGLIA): rosa, rosarum, rosis…
Quella canina in evidenza, con le loro asprezze a pareggiare i lamponi, i mughetti e le erbe aromatiche a sottolineare le amaritudini vegetali, la scorza d’arancia a firmare in calce…
In bocca la freschezza spalleggia la sapidità di salsedine e la setosa effervescenza prolunga le cremose piacevolezze di un assaggio di ottima rispondenza gusto-olfattiva.
88 Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2019 (MAGNUM), DECUGNANO DEI BARBI (UMBRIA): netta la sensazione di yogurt alla frutta (“erotica” più che esotica vista la cremosa percezione tattile), poi la crema pasticcera a rivaleggiare con le vegetali note di mughetto e ancora la burrosa pasticceria dolce-salata e le scaglie di mandorla.
Il sorso è lama affilata e sapidità di mare che fu, cremoso e di ottima corrispondenza, con un finale a due voci (agrumi e mandorle).
88- Punti.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE all’AIS LAZIO e alla Delegazione di Roma per avermi ospitato ancora una volta, è stata una serata davvero bella, intrisa di Qualità e ricca di contenuti.
Certo avrei preferito che ci fossero stati più Produttori presenti in persona, ma non si può avere tutto e il servizio dei colleghi sommelier è stato prezioso e professionale laddove c’era da “raccontare per delega”.
E mentre metto dunque in agenda sin da ora l’Edizione 2026, spero in altre manifestazioni di questo livello nelle quali andare a ficcare il naso.
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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15 Ottobre, 2025
Imprinting. Arte&Wine per il Giubileo di Roma 2025
L’ARTE INCONTRA LE ECCELLENZE DEL LAZIO NELL’EVENTO ENOGASTRONOMICO DEDICATO AL GIUBILEO DI ROMA 2025
Roma, 29 novembre 2025 – Terrazza Bernini, Hotel Bristol dalle h 15 alle h 23
La Fondazione David Phoenix ETS è lieta di annunciare “Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025”, un evento esclusivo ed unico nel suo genere in programma il 29 novembre 2025 presso la suggestiva Terrazza Bernini dell’Hotel Bristol Piazza Barberini 23 di Roma in occasione delle celebrazioni per il Giubileo di Roma 2025.
L’iniziativa nasce con l’intento di celebrare la profonda connessione tra arte contemporanea ed eccellenze enogastronomiche del Lazio, unendo in un’unica esperienza sensoriale il talento artistico e la ricchezza del territorio.
Protagoniste della serata saranno le opere dell’artista David Phoenix che, con la sua cifra stilistica unica, porta in scena un dialogo emozionale tra materia e spirito, tra radici culturali e innovazione visiva. A fare da contrappunto artistico, una selezione di Aziende Vitivinicole del Lazio (ognuna delle quali verrà associata ad un’opera del Maestro) che, con prodotti tipici e sapori autentici del territorio, realizzeranno un percorso percettivo e degustativo, pensato per valorizzare l’arte associata alle filiere locali.
L’evento è realizzato con il contributo di Regione Lazio – ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), a conferma del forte impegno istituzionale nella promozione della cultura e delle produzioni di eccellenza del territorio.
“Imprinting Art&Wine per Il Giubileo di Roma 2025” si inserisce nel calendario ufficiale degli eventi culturali legati al Giubileo, rappresentando un momento unico tra le manifestazioni enogastronomiche della Capitale per il Giubileo 2025, divenendo punto di incontro tra spiritualità, bellezza e identità territoriale, in uno dei luoghi più iconici della capitale.
Per informazioni e accrediti stampa:
Organizzazione – Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025
📧 marcosargentini@lust4wine.it | 📞 320 6037741
📧 robertamarcheseragona@gmail.com | 📞 366 6672133
📧 nomorewine25@gmail.com | 📞 366 6672133
WineTales Magazine è Media Partner dell’iniziativa
La Redazione
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15 Ottobre, 2025
Vinitaly.USA: il vino strategico per l’economia americana con ricavi oltre 10 miliardi di dollari
A Chicago protagonisti del wine business discutono sfide e opportunità del mercato
Il vino italiano è un asset economico fondamentale per entrambi i lati dell’Atlantico, in particolare per gli Stati Uniti dove genera ricavi superiori a 10 miliardi di dollari l’anno, nonostante l’introduzione dei dazi al 15% da agosto. Questo tema chiave è stato al centro del wine2wine Business Forum durante Vinitaly.USA, con istituzioni italiane, imprese tricolori e rappresentanti del trade americano, come la Wswa e la U.S. Wine Trade Alliance, che si oppongono alle nuove tariffe.
L’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly evidenzia che le aziende italiane fatturano oltre 2,2 miliardi di dollari dalle vendite oltreoceano, mentre i partner commerciali USA generano più di 10 miliardi.
Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, sottolinea:
Il vino italiano non è solo simbolo di eccellenza enogastronomica, ma anche pilastro economico nelle relazioni Italia-USA. Vinitaly.USA è una piattaforma chiave per proteggere e rilanciare questo patrimonio in un contesto di mercato complesso.
Nonostante il 70% del consumo americano riguardi vini domestici, le etichette italiane sono leader tra gli importati con il 38% di quota di mercato, seguite da Australia, Nuova Zelanda, Francia e Cile. Ogni dollaro speso in vino italiano ed europeo produce 4,5 dollari per l’economia statunitense, dimostrando l’intensità di un legame commerciale consolidato da oltre 50 anni.
Secondo Vinaty, negli Stati Uniti operano oltre 1.000 importatori registrati di vino, affiancati da distributori, grossisti e circa 2.000 rivenditori. L’industria della ristorazione italiana nel Paese vale 95 miliardi di dollari l’anno con oltre 62 mila imprese (dati IBISWorld).
I vini italiani sono fondamentali anche per la ristorazione americana: il Prosecco è presente nel 41% dei menu (Italian Wine Podcast e Somm.ai), e i rossi toscani sono molto apprezzati. Nel 2024 l’export italiano verso gli USA ha raggiunto 2,3 miliardi di dollari con 354 milioni di litri venduti (oltre 470 milioni di bottiglie da 0,75 lt), confermando il mercato statunitense come il primo sbocco per il vino italiano (530mila aziende, 800mila addetti) con una quota export del 24%.
Il “2025 Economic Impact Report” di Wine America stima un impatto economico totale del vino negli Stati Uniti pari a 144,4 miliardi di dollari, dei quali quasi 19 miliardi derivano dal vino italiano, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly.
La Redazione
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15 Ottobre, 2025
“1930” entra per il settimo anno consecutivo nella classifica dei World’s 50 Best Bars, in 43° posizione
Il celebre private club milanese conferma la propria eccellenza nella mixology internazionale
Il “1930”, secret private club situato nel cuore di Milano, si conferma, per il settimo anno consecutivo, tra i più prestigiosi punti di riferimento per la mixology mondiale, conquistando la 43° posizione nella rinomata classifica dei World’s 50 Best Bars. Questo riconoscimento premia la costanza, l’eccellenza e l’identità unica di un locale che, pur mantenendo la propria atmosfera intima e riservata, continua a rappresentare con orgoglio Milano e l’Italia sulla scena globale.
Il 2025 segna inoltre un momento di svolta per il “1930”, che dopo dodici anni ha lasciato la sua sede originaria per trasferirsi in una nuova location, più ampia e raffinata. Questo cambiamento ha permesso di conservare intatta l’anima e l’atmosfera esclusiva del bar, impreziosendo l’esperienza con spazi innovativi e dettagli che ne esaltano l’identità distintiva. Un’evoluzione che rende ancora più significativo il mantenimento di un posto stabile tra i migliori bar del mondo per sette anni consecutivi.
Benjamin Cavagna, Bar Manager del “1930”
Siamo profondamente grati di questo riconoscimento. Dedico questo risultato al nostro straordinario team, che ogni giorno lavora con passione e dedizione, ai nostri clienti affezionati che continuano a sostenerci, e alla città di Milano che ci ispira e ci accoglie. È un onore poter rappresentare la scena della mixology italiana su un palcoscenico internazionale così prestigioso, circondato da colleghi da ogni parte del mondo.
Il “1930” accoglie i suoi ospiti dall’aperitivo fino al dopocena, offrendo un percorso di cocktail evocativi, sperimentazioni raffinate e presentazioni creative, affermandosi come un luogo di eccellenza per chi cerca esperienze fuori dal comune. Ogni dettaglio, dal servizio all’atmosfera musicale, è studiato per creare un’esperienza indimenticabile e di alta qualità.
Nel 2025 la casa ha introdotto il menu “À La Carte”, una novità che fonde la mixology con l’alta gastronomia. Strutturato come un menu tradizionale, dagli antipasti al dessert, propone una selezione di cocktail classici reinterpretati, proponendo un viaggio sensoriale in cui il bere si eleva a vero e proprio atto culinario, valorizzando tecniche, ingredienti e suggestioni sia della tradizione italiana che internazionale.
L’accesso al “1930” rimane esclusivo: solo i 193 membri del private club possono prenotare direttamente. Tuttavia, è possibile accedere tramite il Mag La Pusterla, che, in caso di disponibilità, accompagna altri clienti ai tavoli del “1930” attraverso un ingresso discreto e riservato, amplificando l’aura di mistero e charme che avvolge il locale.
La Redazione
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15 Ottobre, 2025
Vibes, Pontinia. Anche la carne ha un'anima
A Pontinia c’è un posto dove il fuoco della cucina incontra il ritmo della convivialità, dove ogni piatto racconta una scelta consapevole e ogni morso vibra di verità: si chiama Vibes, ed è molto più di una birreria con cucina. È un luogo dove le cose buone succedono davvero.
A farmelo scoprire è Simone Gasparini, mente e cuore del progetto, che mi accoglie con passione genuina e orgoglio sincero. Aperto a febbraio 2024, Vibes è uno spazio dove la qualità è di casa e la materia prima è trattata con rispetto, a partire dalla carne locale, selezionata con cura da fornitori del territorio.
Mi accomodo a uno dei tavoli in legno, circondato da luci calde e pareti dipinte che lasciano senza fiato e un’energia informale e vibrante. A breve, inizia l’esperienza.
ll primo assaggio è un vero rito “croccante”, una parata dorata che conquista prima gli occhi, poi l’olfatto e infine il palato. Il profumo che sale dal vassoio è caldo, speziato, irresistibile: un misto di erbe e spezie che apre l’appetito in un istante.
Le ali di pollo sono glassate con una salsa barbecue affumicata, densa, lucida, con quella nota di fumo che si attacca alle dita e all’anima. Le polpettine di melanzane, morbide dentro e leggermente croccanti fuori, profumano di basilico e parmigiano, con un gusto rotondo e vegetale. Il peperoncino habanero, acceso e audace, regala un’esplosione piccantezza che rinvigorisce e diverte.
Le nuggets panate nei cornflakes, che Simone definisce “complex”, sono uno scrigno perfetto: croccanti al morso, succose all’interno, con la nota dolce data dai cereali. Gli stick di mozzarella filano senza pudore, morbidi e lattiginosi, con una crosta che cede sotto i denti rivelando tutta la cremosità. Le cipolle pastellate alla birra, dolci e aromatiche, sfumano in bocca con un sottofondo leggermente amarognolo.
Ci sono anche le donuts salate, piccole sorprese con una panatura complex che scricchiola ad ogni morso e le scamorzine fritte, calde, affumicate, filanti: un piccolo abbraccio caseario. Le polpettine di pulled pork, tenere e saporite, rilasciano all’assaggio l’aroma intenso della carne cotta lentamente, mentre le patatine al mais sono pura golosità: dorate, spesse, croccanti, perfette da intingere nelle salse proposte.
E poi ci sono loro: gli arrosticini di pecora. Croccanti fuori, teneri dentro, con il sapore deciso e autentico della carne vera. Un perfetto gioco di equilibrio tra grasso e magro, una piccola poesia rustica racchiusa in ogni spiedino.
“La carne, le verdure, il pane… Tutto a km zero,” afferma Simone con fierezza. “Proviene da allevamenti locali, selezionata ogni settimana.” E già al primo assaggio si percepisce il valore di questa scelta. Il sapore è sincero, profondo, ricco. È la carne che parla. E dice cose buone.
Ad esaltare il fritto, un quartetto di salse pazzesche: aglio, bbq, algerina, burger, ognuna con un’anima diversa, un viaggio tra aromi speziati e contrasti decisi di dolcezza, piccantezza e sapidità.
Il tutto accompagnato da una Weiss Erdinger bionda, servita ben fredda, con la schiuma bianca e compatta che accarezza il bicchiere come panna montata. Al primo sorso è subito freschezza vellutata: il gusto è morbido, rotondo, con un leggero sentore di banana matura e chiodi di garofano, tipico dei lieviti ad alta fermentazione. Il corpo è pieno ma equilibrato, la carbonazione vivace ma non invadente. Perfetta per pulire il palato dopo ogni assaggio, la Weiss rinfresca, esalta i sapori senza mai sovrastare. È la compagna ideale per un inizio di cena che promette sorprese.
Il cuore della serata però pulsa nei “panini”, veri protagonisti del menù.
Il primo ad entrare in scena, senza chiedere permesso, è lo Smash Vibes Bun: pane artigianale alle patate, soffice e corposo, che si morde sostenendo con orgoglio ogni strato. Dentro, il protagonista assoluto: doppio hamburger di scottona, cotto con tecnica smash. Il risultato? Una crosticina brunita e caramellata che racchiude un cuore succoso, intriso di sapore.
Ma è nei dettagli che questo panino diventa poesia urbana: una crema di patate vellutata, calda, burrosa, avvolgente come una coperta a dicembre. Poi la barbabietola rossa, che qui non è contorno ma regina: con la sua dolcezza terrosa, quasi affumicata, tinge ogni boccone di carattere. La cipolla croccante, con quel goloso scricchiolio che regala contrasti di gusto che rallegrano il palato… E poi c’è la maionese fatta in casa, setosa ed intensa, che completa il tutto con un tocco quasi lussureggiante.
Ogni morso è un viaggio sensoriale: cremoso, salato, affumicato, croccante, umami, in un equilibrio che potrebbe creare dipendenza. Si tratta di uno di quei panini che ti obbliga a chiudere gli occhi, a leccarti le dita, a chiederti solo: “Quando potrò mangiarlo di nuovo?”. Mi alzo per andare incontro a Simone per complimentarmi di questa meraviglia.
Ed è ora il turno dell’American Bun, che fa il suo ingresso con la sfrontatezza di chi conosce esattamente le proprie potenzialità. Il pane al carbone vegetale, nero come la notte e punteggiato da semi di sesamo, è già una dichiarazione d’intenti: qui non si gioca, qui si gode.
All’interno è pura opulenza ben orchestrata: doppio bacon croccante, che scricchiola sprigionando un’ondata di sapidità fumée, adagiato su un doppio hamburger di manzo cotto alla perfezione. Nel cuore del nostro Bun, poi, un protagonista d’eccezione: un uovo alla piastra con tuorlo leggermente cremoso, che cola come oro liquido ad ogni morso, abbracciato dal cheddar fuso, vellutato e persistente e la salsa ai tre pepi – nero, bianco e rosa – che punge, profuma, risveglia ogni papilla. Il finale è da fuochi d’artificio: la cipolla pastellata alla birra, dolce, croccante, aromatica.
Non è un panino per timidi. È un panino che soddisfa la fame, ma ancor prima scuote i sensi, che ti “sporca” le mani, ma ti ripulisce l’anima.
È audace, aromatico, irresistibile. È godimento puro senza filtri. Anche per questo panino Simone merita un applauso. In abbinamento a questi due piatti carichi di personalità, Simone mi propone una birra locale che non si fa intimidire: la Soul Kiss di East Side, un’American Pale Ale non filtrata che conquista al primo sorso. L’olfatto si lascia invadere da profumi agrumati e resinosi, tra pompelmo, scorza d’arancia ed un accenno tropicale. Al gusto, il sorso è fresco, deciso, con una luppolatura netta ma equilibrata, e un’amarezza gentile che deterge il palato e rilancia la voglia di un altro morso, e poi di un altro ancora. È la birra giusta al momento giusto: spalla perfetta per la complessa rotondità dei panini, complice ideale per accompagnare un’esperienza di gusto senza sconti. Un bacio, sì, ma con carattere. Ma non finisce qui. Come un ultimo colpo di scena, arriva lei, la pinsa romana, che da Vibes ha una firma tutta sua. La base, preparata con una miscela di farina di mais, riso e 00, è frutto di una ricetta personalizzata e studiata con profonda meticolosità. Il risultato? Una consistenza fragrante, dal bordo croccante e dall’anima leggera, che si spezza sotto i denti e si scioglie al centro con una delicatezza che sorprende. Sopra, si compone un piccolo affresco naturalistico: crema di patate al rosmarino, profumata ed avvolgente, fior di latte filante, funghi champignon carnosi, salsiccia tagliata al coltello, che sprigiona il profumo delle grigliate domenicali ed un guanciale croccante che scrocchia come una dichiarazione d’amore. Il profumo è quello delle cucine vere, dove il forno è il cuore e la semplicità diventa arte. Il sapore? Una standing ovation di sapidità, cremosità e contrasti perfettamente bilanciati. È la pinsa che vorresti trovare ogni volta che ordini una pinsa. E che quasi mai trovi! Dopo tutte queste delizie potrei alzarmi, salutare e tornare felice a casa, ma Simone sorridendo mi dice: – “Come può mancare il dolce?” E quindi, per chiudere questa cena già degna di ogni fasto, arriva lei, la cheesecake artigianale, a suggellare la serata con morbidezza e dolcezza equilibrata. La base è friabile, leggermente burrosa, fragrante come biscotto appena sfornato. Sopra, una crema di nocciole vellutata, che avvolge il palato con il suo calore tostato e profondo. Il caramello salato, colato con precisione sensuale, aggiunge una nota audace, un equilibrio perfetto tra dolce e sapido che accende i sensi. Ma è il tocco finale a fare la magia: una goccia di liquore al pistacchio, profumato ed aromatico, che accarezza i sensi con la sua nota verde, delicata, inaspettata. Non è solo un dessert. È un arrivederci sussurrato, una carezza che resta sulle labbra, la promessa di un ritorno. Vibes è un posto che non fa rumore, ma vibra forte. È un luogo dove ogni piatto racconta il territorio, dove la carne a km 0 non è una moda, ma una scelta etica, radicata e gustosa. È una cucina che osa, gioca, accoglie. Che ti prende per mano con una birra e ti accompagna in un viaggio fatto di sapori veri, consistenze audaci e storie buone da mordere. E quando te ne vai, accompagnato dalla soddisfazione di essersi sentito a casa, capisci che il nome non è stato scelto a caso. Da Vibes si entra per fame.
Si esce con una vibrazione dentro. E allora grazie, Simone, per questa cena sincera e generosa, per ogni dettaglio pensato con cura, per avermi fatto assaporare non solo la tua cucina, ma la tua visione. In un mondo dove tutto corre, fermarsi a gustare qualcosa di vero è un piccolo lusso. E tu, con Vibes, lo rendi possibile.
Con gusto, con stile. E soprattutto: con l’anima. Mi volto indietro e, sorridendo, penso “ birreria con cucina”… Il nome per non dimenticare. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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È audace, aromatico, irresistibile. È godimento puro senza filtri. Anche per questo panino Simone merita un applauso. In abbinamento a questi due piatti carichi di personalità, Simone mi propone una birra locale che non si fa intimidire: la Soul Kiss di East Side, un’American Pale Ale non filtrata che conquista al primo sorso. L’olfatto si lascia invadere da profumi agrumati e resinosi, tra pompelmo, scorza d’arancia ed un accenno tropicale. Al gusto, il sorso è fresco, deciso, con una luppolatura netta ma equilibrata, e un’amarezza gentile che deterge il palato e rilancia la voglia di un altro morso, e poi di un altro ancora. È la birra giusta al momento giusto: spalla perfetta per la complessa rotondità dei panini, complice ideale per accompagnare un’esperienza di gusto senza sconti. Un bacio, sì, ma con carattere. Ma non finisce qui. Come un ultimo colpo di scena, arriva lei, la pinsa romana, che da Vibes ha una firma tutta sua. La base, preparata con una miscela di farina di mais, riso e 00, è frutto di una ricetta personalizzata e studiata con profonda meticolosità. Il risultato? Una consistenza fragrante, dal bordo croccante e dall’anima leggera, che si spezza sotto i denti e si scioglie al centro con una delicatezza che sorprende. Sopra, si compone un piccolo affresco naturalistico: crema di patate al rosmarino, profumata ed avvolgente, fior di latte filante, funghi champignon carnosi, salsiccia tagliata al coltello, che sprigiona il profumo delle grigliate domenicali ed un guanciale croccante che scrocchia come una dichiarazione d’amore. Il profumo è quello delle cucine vere, dove il forno è il cuore e la semplicità diventa arte. Il sapore? Una standing ovation di sapidità, cremosità e contrasti perfettamente bilanciati. È la pinsa che vorresti trovare ogni volta che ordini una pinsa. E che quasi mai trovi! Dopo tutte queste delizie potrei alzarmi, salutare e tornare felice a casa, ma Simone sorridendo mi dice: – “Come può mancare il dolce?” E quindi, per chiudere questa cena già degna di ogni fasto, arriva lei, la cheesecake artigianale, a suggellare la serata con morbidezza e dolcezza equilibrata. La base è friabile, leggermente burrosa, fragrante come biscotto appena sfornato. Sopra, una crema di nocciole vellutata, che avvolge il palato con il suo calore tostato e profondo. Il caramello salato, colato con precisione sensuale, aggiunge una nota audace, un equilibrio perfetto tra dolce e sapido che accende i sensi. Ma è il tocco finale a fare la magia: una goccia di liquore al pistacchio, profumato ed aromatico, che accarezza i sensi con la sua nota verde, delicata, inaspettata. Non è solo un dessert. È un arrivederci sussurrato, una carezza che resta sulle labbra, la promessa di un ritorno. Vibes è un posto che non fa rumore, ma vibra forte. È un luogo dove ogni piatto racconta il territorio, dove la carne a km 0 non è una moda, ma una scelta etica, radicata e gustosa. È una cucina che osa, gioca, accoglie. Che ti prende per mano con una birra e ti accompagna in un viaggio fatto di sapori veri, consistenze audaci e storie buone da mordere. E quando te ne vai, accompagnato dalla soddisfazione di essersi sentito a casa, capisci che il nome non è stato scelto a caso. Da Vibes si entra per fame.
Si esce con una vibrazione dentro. E allora grazie, Simone, per questa cena sincera e generosa, per ogni dettaglio pensato con cura, per avermi fatto assaporare non solo la tua cucina, ma la tua visione. In un mondo dove tutto corre, fermarsi a gustare qualcosa di vero è un piccolo lusso. E tu, con Vibes, lo rendi possibile.
Con gusto, con stile. E soprattutto: con l’anima. Mi volto indietro e, sorridendo, penso “ birreria con cucina”… Il nome per non dimenticare. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
14 Ottobre, 2025
Orange-utan: il nuovo orange wine di Cortese con i colori d’autunno
Un viaggio sensoriale tra Sicilia e passione artigianale
Orange-utan è l’orange wine firmato Azienda Agricola Cortese, nato dall’incontro tra i fratelli trentini Stefano e Marina Girelli e il territorio ragusano. Il vino, dal colore arancio luminoso, è composto per l’80% da Inzolia e per il 20% da Zibibbo, vinificati sulle bucce per esaltare profondità ed eleganza.
Biologico e vegan-friendly, Orange-utan sorprende con aromi di pompelmo, agrumi maturi, spezie leggere, menta e note balsamiche. Al palato è intenso, armonico, con acidità vibrante e persistenza raffinata, perfetto come aperitivo o in abbinamento a piatti speziati di pesce, cucina orientale e primi gourmet.
La vinificazione prevede raccolta manuale in cassette piccole, macerazione a temperatura controllata (17-19°C) per 2-3 settimane per Inzolia e 6 settimane per Zibibbo, con follature delicate ogni giorno. Dopo l’assemblaggio, il vino affina sulle fecce fini per circa tre mesi, sviluppando struttura, complessità e freschezza elegante.
Orange-utan incarna la filosofia Cortese: rispetto della natura, valorizzazione della biodiversità e cura artigianale. La tenuta di Vittoria, con 14 ettari di vigne, è un microcosmo ricco di biodiversità che conferisce ai vini identità profonda e autenticità.
Non solo un vino, ma un’esperienza che racconta la Sicilia attraverso eleganza, freschezza e complessità.
La Redazione
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14 Ottobre, 2025
Fusetti: il bitter Made in Italy che cresce a doppia cifra
Il bitter artigianale italiano conquista il mercato con innovazione e crescita costante
Nato nel 2020, Fusetti Bitter si è rapidamente affermato come alternativa artigianale autentica nel mondo dei bitter, con una crescita impressionante: +135% tra il 2021 e il 2024 e un target del +32% per il 2025. Oggi distribuito in 19 Paesi, Fusetti continua a conquistare bartender e distributori internazionali grazie alla sua ricetta originale italiana, basata su botaniche selezionate come genziana, china, rabarbaro, quassia, arancia dolce e amara, chinotto e una percentuale di zucchero più bassa per un gusto equilibrato e versatile.
Il brand si distingue anche per le edizioni limitate annuali che esplorano nuove sfumature di gusto:
Nature (2021), senza ingredienti artificiali
American (2022), a base di bourbon whiskey
Banana (2023), ispirato al tiki e al Caribe con rum bianco, banana e pimento
Mare (2024), note mediterranee con sale, timo, rosmarino e limone
Mexico (2025), blend innovativo con distillati di cactus e agave
A queste si aggiunge Cacao, inizialmente limitata e ora a catalogo stabile, apprezzata per la sua originalità.
Fusetti è stato tra i pionieri nell’introduzione del “Bag in Box” da 3 litri, sostenibile e pratico, ora il 25% delle vendite. Il formato da 1 litro resta il core con il 60%.
Con un’ampia quota di fatturato in Italia e crescenti mercati esteri in Francia, USA, Europa e Asia, Fusetti conferma che il bitter Made in Italy può competere sui grandi palcoscenici globali, puntando su qualità, design e creatività.
I fondatori Flavio Angiolillo e Mattia Vita dichiarano:
Il nostro obiettivo è un bitter artigianale di alto livello, distintivo e innovativo, ma accessibile, che porti valore concreto ai professionisti.
La Redazione
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