Arrow Right Top Bg

9 Agosto, 2025

Da Santì, dove la cucina di nonna Santina incontra il banco dei nipoti

Alessio Congias, 36 anni, e Simone Simeoni, 31 anni, sono cugini ma anche molto di più: “Siamo come fratelli”, racconta Alessio. Le case in cui sono cresciuti, alla Borghesiana, sono attaccate, e il legame che li unisce è profondo, quotidiano, solido come la pietra su cui si costruisce una casa. Insieme, hanno dato vita a Santì, insegna aperta a novembre 2023 a Roma, in zona Appio Latino, non troppo distante da Piazza Zama C’è un bancone con otto coperti, proprio di fronte alla cucina, dove il profumo del soffritto e il rumore delle padelle diventano parte del racconto. Subito dietro, una saletta piccola, tranquilla e accogliente, con una ventina di posti al massimo. È questo il cuore di Santì, insegna aperta a novembre 2023 in zona Appio Latino a Roma, non lontano da Piazza Zama. Un luogo che profuma di casa, ma anche di cura, tecnica e idee chiare. Appena arriviamo, Alessio Congias, 36 anni, proprietario e chef, ci accoglie con un sorriso largo e sincero. La sua energia è contagiosa, la sua ospitalità genuina. Siamo io e Roberta Marchese Ragona, che con la sua simpatia naturale rende questo pranzo ancora più conviviale e allegro. Alessio è cresciuto alla Borghesiana, ma al centro del suo mondo c’è sempre stata lei: nonna Santina, oggi 84 anni, cuoca impeccabile, arrivata da Rocca di Cave con il bagaglio prezioso della tradizione contadina. Ed è proprio a lei che si deve il nome del ristorante. “Santì – tradizione contadina” è per nostra nonna Santina”, ci racconta Alessio sorridendo riportandoci con i suoi racconti agli anni in cui è cresciuto guardando nonna Santina cucinare. E non è solo un omaggio affettuoso, ma una vera dichiarazione d’intenti. Le sue ricette, la sua filosofia di accoglienza, la sua tavola generosa – tutto questo vive ancora oggi tra i piatti del locale. Ma con un tocco in più. Alessio lo dice chiaramente: “Non possiamo servire solamente piatti casalinghi”. E così la sua mano da cuoco, unita a quella dei suoi collaboratori e amici, dà vita a una carta che ha il sapore della tradizione, ma senza mai cadere nell’imprecisione o nella nostalgia fine a sé stessa. È una cucina precisa, pensata, ma anche calda e inclusiva. Una ventina di piatti, molti assemblati al banco davanti al cliente, che cambiano più di quattro volte l’anno. Qui, davvero, la mano della nonna si confonde con quella dei nipoti. Il piatto che più racconta questa fusione? Senza esitazioni, Alessio risponde: la torta rustica con bieta e alici. “Le alici erano molto presenti a casa nostra. Magari noi le portiamo anche con burro e pane al tavolo. Nonna invece le metteva nella sua torta rustica, una cosa che non mancava mai. Alzavi un tovagliolo e ti tagliavi una fetta”, racconta Alessio con il suo grande sorriso. Oggi quel gesto lo ritroviamo qui, al banco, custodito sotto campane di vetro, come un rituale che si rinnova ogni giorno. Durante il pranzo, Roberta porge ad Alessio un presente: una bottiglia di Flavia Rallo – Rebellious Wines, un Catarratto 100% biologico, fresco e fuori dagli schemi, proprio come questa cucina che sa dove affondano le radici, ma non ha paura di guardare avanti. E così guardando Roberta, mi preparo a gustare questo splendido pranzo che Alessio fuggito in cucina preparerà con grande dovizia sicuro di stupirmi e lasciarmi andar via con il sorriso. Il nostro pranzo inizia con un’accoglienza che ha il sapore della terra e del tempo ben speso: formaggi De Angelis, il pane fragrante del micro panificio Triticum, e subito carciofi alla romana, teneri e profumati, serviti con la stessa semplicità elegante con cui si presentano solo i grandi classici. Accanto, una bruschetta con salsa aioli – una maionese all’aglio morbida e intensa – che accende il palato senza sopraffarlo, perfetta per aprire le danze con una carezza di gusto. Ma il vero inizio, quello che emoziona e racconta tutto, è lei: la torta rustica Santina. Una fetta generosa, che arriva al tavolo con cipolle stufate e olive, e in cima uno strato vellutato di Stracco dell’Azienda Ammano, un formaggio che sa essere deciso e gentile allo stesso tempo. È un piatto che ha dentro la storia, la memoria, l’identità. Ogni morso è un viaggio nella cucina delle nonne, ma senza la polvere del ricordo: qui tutto è vivo, presente, reale. È come se Alessio, con questo gesto, dicesse: “Ecco chi siamo”. E noi, davanti a questa torta che profuma di forno, di tavole imbandite e di mani esperte, ci sentiamo subito parte di questa storia. Proprio mentre ancora commentiamo la bontà della torta Santina – e sorridiamo al ricordo delle cucine delle nonne – Alessio esce dalla cucina, si avvicina al nostro tavolo con un gesto spontaneo e familiare, portando con sé una bottiglia che ha un significato speciale: il Catarratto 100% biologico di Flavia Rallo Rebelliuous Wines, fresco, solare, sincero. È il vino che Roberta ha voluto regalargli, e ora è lui a condividerlo con noi, versandolo nei calici con un sorriso che parla di gratitudine e allegria. Facciamo un brindisi a tre, io, Roberta e Alessio, e in quel gesto semplice c’è tutto: il senso dell’accoglienza, l’orgoglio di una cucina fatta con il cuore, la bellezza di una tavola condivisa. Il vino è fragrante, con note agrumate e floreali, perfetto per accompagnare i piatti che verranno, ma soprattutto perfetto per celebrare il momento. Perché ogni esperienza davvero speciale ha bisogno di un brindisi che la fermi nel tempo, almeno un po’. Ed ecco che, con il calice ancora fresco tra le dita, arriva un piatto che profuma di domenica, di tempo lento, di mani che impastano con pazienza: i tortellini fatti in casa da Alessio. Li ha chiusi lui uno ad uno, con quel ripieno generoso e saporito fatto di prosciutto, mortadella, salsiccia, macinato di maiale e noce moscata, come si faceva una volta, ma con la precisione e la cura di chi sa bene cosa sta facendo. Ad accoglierli nel piatto, una panna vellutata della Latteria di Chiuro – fresca, vera, che sa di latte e non di confezione – e piselli dell’orto Magaone, piccoli, dolci, verdissimi, che danno al piatto il tocco finale di equilibrio e primavera. È un comfort food raffinato, che racconta l’incontro tra la tradizione più autentica e un’idea di cucina consapevole, capace di valorizzare ogni ingrediente, ogni provenienza. Ogni forchettata è una coccola, ma mai banale: c’è struttura, profondità, ma anche tanta emozione. Roberta sorride, io annuisco, Alessio osserva in silenzio le nostre reazioni. E in quel silenzio c’è già tutto: la soddisfazione di chi ama davvero quello che fa. Il viaggio continua, e con esso l’omaggio alla memoria. Alessio torna al tavolo con un altro piatto fatto in casa, le fettuccine Santì, tirate a mano da lui, come si faceva una volta, con la sfoglia ruvida e tenace, perfetta per abbracciare un ragù di manzo ricco e profondo, cotto lentamente, con pazienza e dedizione. “Questa è una ricetta di nonna Santina” ci dice con un sorriso che è quasi un inchino. E mentre le fettuccine arrivano fumanti, capiamo subito che non è solo un piatto: è un gesto d’amore. Il sugo, corposo ma elegante, si lega perfettamente alla pasta, sprigionando profumi che parlano di cucina contadina, di pentole sul fuoco, di case piene. Ogni morso è un ritorno, un affaccio sull’infanzia, su un’Italia che ancora sapeva aspettare che il ragù fosse pronto. Ma qui, in queste fettuccine, il passato non è nostalgia: è radice viva, che trova nuova voce nelle mani di chi ha scelto di custodirlo. I primi hanno lasciato un segno profondo, ma Alessio non ha ancora finito di raccontare la sua idea di cucina. E così arrivano i secondi, pensati con cura per ognuno di noi, come si farebbe a casa, quando si sa cosa far felice l’ospite. Per me, coniglio alla cacciatora, tenero, saporito, avvolto da un fondo scuro e profumato che parla di padelle ben usate e mani esperte. Accanto, una misticanza selvatica ripassata, che aggiunge una nota erbacea, quasi selvatica, perfetta per completare il piatto con equilibrio e vigore. È un secondo che non ha bisogno di fronzoli: basta lui, il suo sapore pieno e onesto, a raccontare una volta in più cosa vuol dire cucinare con il cuore. Per Roberta, invece, arriva un piatto che la fa sorridere all’istante: bollito di reale di vacca del Parmigiano, accompagnato da salsa verde con aceto balsamico bianco e cipolle sotto aceto. Un gioco di acidità e rotondità, che trova la sua forza nella semplicità ben fatta. Il bollito è morbido, saporito, rispettato nella sua identità. Le salse, leggere ma incisive, lo vestono senza coprirlo. Roberta assaggia, chiude gli occhi un istante, e il pranzo diventa ancora più gioioso. Due piatti diversi, due percorsi, un’unica filosofia: far sentire ogni persona accolta, riconosciuta, al centro di un’attenzione discreta ma profonda. E poi arriva il momento del dolce, quello che chiude un pranzo ma apre un sorriso. Alessio si avvicina ancora una volta al tavolo, e stavolta porta il bonèt, il classico dessert piemontese a base di cacao e amaretti sbriciolati. Lo assaggio e mi fermo un istante. Sento subito che c’è qualcosa di speciale, così mi complimento con Alessio, quasi incredulo: “Hai fatto un dolce piemontese… ed è più buono di quelli piemontesi!”. Lui sorride, con la modestia di chi cucina per far felice, non per stupire. Il dolce lo finisco e continuo a non credere quanto sia buono. Ho avuto il piacere di assaggiare lo stesso dolce in Piemonte ma sono certo che non fosse così buono. Per Roberta, invece, arriva un tiramisù elegantemente scomposto: biscottino al cacao fatto da Alessio, mascarpone fresco, e il tocco intelligente che fa la differenza – il caffè viene versato sopra al momento, evitando di inzuppare il biscotto. “Così si sente il cacao” ci dice Alessio, “e il contrasto resta in bocca”. Io, golosissimo, non resisto: prendo il cucchiaino e assaggio anch’io. E quel boccone, condiviso e spontaneo, racconta esattamente lo spirito di questo pranzo: conviviale, genuino, fatto di mani che cucinano e cuori che si aprono. E così, con il gusto dolce del cacao ancora sulle labbra e il cuore pieno di belle emozioni, si chiude questo pranzo che è stato molto più di una degustazione: è stato un incontro vero, fatto di sorrisi, racconti, piatti sinceri e gesti pieni di affetto. Un grazie speciale va ad Alessio, per averci accolti con generosità, per ogni piatto che ha pensato, cucinato, raccontato. Per averci fatto entrare in punta di piedi nella sua storia, nella cucina che custodisce le memorie di famiglia, nella visione che guarda avanti senza dimenticare da dove si viene. E un pensiero colmo di tenerezza a nonna Santina, che con le sue ricette, la sua anima contadina e il suo spirito ospitale continua a vivere tra i fornelli e le stoviglie del ristorante che porta il suo nome. Un grazie di cuore anche a Roberta, che con la sua simpatia ha reso questo pranzo divertente, spontaneo, leggero, e con la sua compagnia ha saputo allietarmi dall’antipasto al dolce. Insieme siamo riusciti non solo a godere della tavola, ma anche a divertire chi quella tavola l’ha preparata per noi. Sì, anche Alessio – tra una pentola e l’altra – ha sorriso con noi, e questo forse è il regalo più bello che potevamo fargli. Alla prossima, Santì. Perché luoghi così, quando li incontri, non si dimenticano. Si portano dentro. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
Leggi
Kolonne Null: l’eleganza del vino, senza alcol Arrow Right Top Bg

8 Agosto, 2025

Kolonne Null: l’eleganza del vino senza alcol

La rivoluzione del vino analcolico arriva dalla Germania: Kolonne Null rientra nel catalogo 2025 Wine Is di Elemento Indigeno e ridefinisce il piacere di bere con autenticità, qualità e zero compromessi sul gusto. Nel 2025 la tendenza zero alcol conquista il mondo del vino e Kolonne Null ne è il protagonista assoluto, portando avanti una filosofia innovativa che unisce raffinatezza, attenzione al terroir e valori contemporanei. Nato a Berlino nel 2018, questo progetto ha rivoluzionato il panorama enologico diventando simbolo di “libertà dal grado alcolico” senza rinunciare a stile, artigianalità e cultura. La filosofia Kolonne Null: qualità e savoir-faire Ogni bottiglia nasce da collaborazioni con cantine selezionate di Germania, Francia e Spagna. Uve d’eccellenza, vinificazione tradizionale e una sofisticata distillazione sottovuoto a bassa temperatura permettono di rimuovere l’alcol lasciando intatti aromi e struttura. Il processo, supervisionato da un team di enologi e ricercatori, fonde innovazione tecnologica e competenze artigianali, per risultati sorprendenti. Il catalogo 2025 Wine Is di Elemento Indigeno accoglie Kolonne Null come esempio di vino autentico e innovativo, rispecchiando una scelta consapevole e uno sguardo inclusivo sul piacere di bere. Selezione Dealcolata Kolonne Null Nome Tipologia Note Aromatiche Perfetto per Cuvée Blanc Sparkling Bio Spumante Analcolico Freschezza, vivacità, frutto secco ed elegante Aperitivi, brindisi Cuvée Rouge N.03 Rosso Analcolico Frutti rossi maturi, spezie, boisé, corpo strutturato Carni crude, formaggi freschi, ortaggi Verdejo Bio Bianco Analcolico Frutta tropicale (ananas, mango, papaya), agrumi, erbaceo Pesce, frutti di mare, carni bianche Riesling Bio Bianco Analcolico Mela, agrumi, frutta gialla, acidità e mineralità Antipasti leggeri, insalate, pesce Rosé Bio Rosato Analcolico Fragola, pesca, frutta gialla, acidità equilibrata Aperitivi, piatti leggeri, convivio Kolonne Null per una nuova esperienza del vino Esperienze sensoriali autentiche: ogni etichetta sfrutta il potenziale dei migliori vitigni europei, esprimendo terroir e carattere inediti in versione analcolica. Processo delicato: distillazione sottovuoto a bassa temperatura per preservare aromi e struttura originali. Stile contemporaneo: i vini Kolonne Null sono creati per chi cerca qualità, identità e alternative sofisticate nell’universo zero alcol. Elemento Indigeno & Compagnia dei Caraibi Elemento Indigeno, presentato da Compagnia dei Caraibi, si propone come un “atlante enologico” internazionale che esplora culture, terroir e tradizioni vinicole e fermentative autentiche. Attraverso il catalogo Wine Is 2025, racconta storie di mani sapienti e progetti che superano i confini della convenzione, proprio come Kolonne Null. Compagnia dei Caraibi, con sede a Vidracco (TO), è tra i principali distributori italiani di bevande premium e super-premium, e gestisce in esclusiva anche marchi di riferimento del panorama spirits, craft beer, soft drink e vini selezionati. La Redazione
Leggi
Arrow Right Top Bg

8 Agosto, 2025

La cantina Lungarotti di Torgiano si rinnova per offrire esperienze ispirate alla vita lenta dell’Umbria

Il restyling degli spazi dedicati all’accoglienza racconta un nuovo capitolo della storica azienda   Tornare alle radici per raccontare una nuova contemporaneità. È questa la filosofia che ha ispirato il progetto di restyling della cantina Lungarotti di Torgiano. La storica realtà vitivinicola ha scelto di rinnovare gli spazi dedicati all’accoglienza per raccontare, anche attraverso di essi, un nuovo capitolo nel percorso di questa azienda familiare sinonimo di vino umbro dal 1962. Un percorso iniziato nel 2024 che ridefinisce l’immagine e la proposta in modo coerente con la storia di Lungarotti. Un’evoluzione nel pensiero, nelle persone, nella produzione e anche nella comunicazione visiva che si è tradotto in un restyling degli esterni della cantina, a partire dal logo sulla facciata. Sotto il nome Lungarotti, infatti, appare la scritta Radici in Umbria, che sintetizza il senso di questo cambiamento: riportare il territorio al centro della narrazione non solo come luogo fisico, ma come stile di vita da trasmettere al mondo. Uno stile di vita lento, a misura d’uomo, per riscoprire il piacere della convivialità sotto il pergolato della cantina, sorseggiando un calice di Rubesco 62 e di Torre di Giano 62, le due etichette simbolo di Lungarotti, rivisitate nella forma e nella sostanza, che conquistano con uno stile gustativo più snello, fresco, immediato e trasversale. Ma il restyling riguarda anche gli interni e, in particolare, l’Enoteca della Cantina dove è possibile degustare, pranzare e acquistare i vini. Negli ambienti rinnovati per rendere ancora più piacevole e immersiva l’esperienza, le etichette iconiche sono protagoniste assolute: in esposizione anche le vecchie annate che raccontano la storia di un’azienda che ha sempre incarnato valori profondi come famiglia, territorio, continuità. “Il restyling degli spazi dedicati all’accoglienza – spiega Chiara Lungarotti, amministratore delegato dell’azienda di famiglia – è un altro tassello del nostro piano di rinnovamento, iniziato con il lancio del Progetto 1962, che ci proietta nel futuro con uno sguardo che parte da lontano, per rendere contemporaneo il brand e i suoi valori. Un percorso fatto di concretezza, eleganza, autenticità e legame con il territorio. Come interpreti di una regione unica, sentiamo il dovere e l’orgoglio di rappresentarla attraverso ciò che meglio ci racconta: i nostri vini senza tempo, capaci di parlare al presente, la nostra generosa ospitalità che promuove uno stile di vita sano, a contatto con la natura, incentrato sulla riscoperta di ritmi più umani e sul piacere di ricercare la gioia nella semplicità”. Per tutta la stagione estiva, gli ospiti potranno vivere a Torgiano – così come nella tenuta Lungarotti a Montefalco – esperienze autentiche: dal classico wine tour con degustazione ai trekking e picnic tra i vigneti, per immergersi nella natura dell’Umbria e scoprire come nasce un vino, dal grappolo alla bottiglia. Le esperienze si completano con la visita al Museo del Vino di Torgiano, che racconta la storia del vino attraverso oltre 3 mila preziosi reperti, dagli etruschi all’arte contemporanea, e al Museo dell’Olivo e dell’Olio che ha appena compiuto 25 anni. La cantina Lungarotti Lungarotti, storica realtà vitivinicola dell’Umbria, ha contribuito a scrivere la storia del vino italiano nel mondo. Fu Giorgio Lungarotti, nel dopoguerra, a trasformare l’azienda agricola di famiglia a Torgiano, in una cantina di successo. Una storia che oggi continua nelle tenute di Torgiano e Montefalco, grazie all’impegno, la passione e la competenza di 3 generazioni della famiglia. Con il Progetto 1962, lanciato nel 2025, è iniziato un nuovo ciclo dell’azienda che torna alle sue radici per raccontare una nuova contemporaneità. La visione del Progetto 62, che prende il nome dalla prima annata del Rubesco e Torre di Giano, le due etichette simbolo rivisitate nella forma e nella sostanza, è chiara e ambiziosa: portare l’Umbria e il suo stile di vita lento nel mondo proponendo vini intramontabili e territoriali. Tra i pilastri dell’azienda, l’enoturismo e la promozione della cultura del vino, dell’olio e del patrimonio artistico attraverso il  Museo del Vino  e il  Museo dell’Olivo e dell’Olio di Torgiano.www.lungarotti.it La Redazione
Leggi
Philema. Il vino si fa glamour Arrow Right Top Bg

8 Agosto, 2025

Philema. Il vino si fa glamour

  Non ci sono più le mezze stagioni.
Sì stava meglio quando si stava peggio.
Quando c’è la salute, c’è tutto.
La matematica non è una opinione.
Questa casa non è un albergo.
Il tempo vola
Non si finisce mai di imparare.
I cibi di una volta avevano tutto un altro sapore. Che faccio, continuo? Le frasi fatte, quelle banali. Quelle che in qualunque discussione, in qualche modo escono. C’è poco da fare, escono.  Poi ci si guarda in faccia e ci si mette a ridere cominciando a citarne a raffica. Sempre che non si frequenti persone banali. Perché allora ve la siete proprio andata a cercare! Per certi versi, il mondo del vino è banale. C’è sempre la storia del papà o del nonno che faceva il vino o delle terre di famiglia che occorreva preservare. Ci sono i castelli ricchi di storia, le cantine scavate nella roccia, i vigneti centenari.  Spesso mi invitano a visitare le cantine ma io le trovo di una banalità estrema. Cosa volete che cambi tra una cantina e l’altra? Le botti, i tini, le anfore. Quello c’è. Magari si, qualche volta sono ricche di fascino e di storia. Ma solo qualche volta.  Per tutto il resto, banale.  Non il vigneto. Non la storia delle persone. Quelle no. Ognuna ha in se qualcosa di speciale che va preservata. Non fosse altro perché dentro una bottiglia c’è, sempre, qualcosa di più. Però il vino e il suo mondo sono autoreferenziali. Difficilmente si esce fuori dagli schemi e pochi sono quelli che sperimentano e si adeguano ai tempi. Al contrario, si cerca di rimanere ancorati al passato. In parte è anche giusto così. Rappresentare un pezzo di storia è sempre importante e mantenerla diventa un dovere.  Ma ai giovani, chi ci pensa? Cosa cattura l’attenzione di un giovane? Può una bottiglia di Barolo con la sua austerità rappresentare un oggetto del desiderio per chi è abituato alle novità, ai colori, alla frizzantezza dei propri anni? Così come è mai possibile che non si cerchi in nessun modo di portare i giovani verso il mondo del vino che ne avrebbe tanto ma tanto bisogno? Ho incontrato Pierpaolo Schierano, un imprenditore dell’astigiano che ha deciso di intraprendere un progetto diverso e dirompente nel mondo del vino: Philema. Non vivo del vino e non ho questo stress di un vino che deve piacere al mercato. Sono partito dal presupposto di fare un vino che mi piace. Sono un imprenditore. Ho un parco commerciale con la mia famiglia. Partiti con l’ingrosso e approdati al dettaglio. Pierpaolo gestisce il Parco Commerciale Magnone a Castelnuovo Don Bosco, paesino dell’alto astigiano. Al mondo del vino si è avvicinato con una idea ben precisa: realizzare un prodotto che rompesse gli schemi partendo certo dal vino ma con un brand, Philema, che fosse rappresentativo del concetto che si vuole trasmettere. Non una operazione di puro marketing ma qualcosa che possa comunque contenerlo. Philema, φίλημα, è il bacio conviviale. Un gesto di affetto che indica la convivialità. Nell’antica Grecia il bacio era tipicamente orientato al saluto, alla devozione, alla supplica. Lo storico greco Erodoto descrisse nelle sue Storie (I secolo d.c.) il bacio nel mondo classico inquadrandolo come simbolo di diversità tra le varie culture. Sembra che i grandi cultori del bacio come lo conosciamo oggi, siano stati gli antichi romani e Ovidio, nella sua opera Ars amatoria, L’arte di amare, ne decanta approfonditamente le diverse sfaccettature.  Philema è qualcosa di diverso. Forse meno profondo e viscerale. Superficiale si potrebbe dire ancorché collettivo e aggregativo. Un modo per celebrare lo stare insieme in armonia ed allegria. Un pò come la funzione conviviale del vino. Una funzione della quale spesso ce ne si dimentica. L’autoreferenzialità del mondo del vino porta il prodotto vino ad essere il protagonista delle diverse occasioni mentre, per sua natura, non può che essere comprimario.  Il vino si beve a tavola dove ci si riunisce tra persone. Il vino accompagna il pasto. Il vino allieta le serate.  In nessuna di queste forme il vino è il protagonista indiscusso. Mangiando si beve vino per accompagnare il pasto e renderlo più piacevole. Bere il vino senza accompagnamento di un cibo e in solitaria, diciamocelo, è da sfigati.  Quando allora si esalta il vino e non la sua funzione di co-protagonista, si commette un errore imperdonabile. Quello stesso errore che allontana le persone, giovani in primis. Tanto meglio una birra che è meno altezzosa e pretenziosa.  Mio papà mi ha lasciato dei vigneti. Era un professionista mancato venti anni fa. Non ha mai prodotto vino. Le uve venivano conferite ad una cantina sociale del territorio fino al momento in cui i vigneti non mi piacevano più. Erano storici. Il Fresia esiste da 500 anni qui a Castelnuovo Don Bosco che è in una posizione collinare vocata. I vigneti ci sono dal tempo dei latini dunque 2000 anni fa. Ho deciso di estirpare questi vigneti per re impiantarli. Alla fine del 2016. Nel 2017 i vigneti nuovi. Autunno 2019 la prima vendemmia.vInizialmente volevo solo avere i vigneti a posto. Avere la bellezza morfologica di un territorio. Adesso ci sono 4000 barbatelle nuove tutte messe in file.  La bellezza. Può essere in un oggetto di design come in un territorio. Un paesaggio può essere bello perché la natura lo ha disegnato in quel modo ma se l’uomo in qualche modo è intervenuto, allora occorre disegnarlo continuamente per renderlo sempre bello. Pierpaolo rimette a posto i vigneti del padre, poco più di un ettaro, non già per produrre vino quanto per non vedere un paesaggio deturpato da piante poco curate.  Quello che può sembrare pensiero edonistico è invece la voglia di restituire ad un territorio la bellezza che merita.  Poi mi sono detto: invece di conferire le uve, perché non faccio un vino che piaccia a me. Non son un gran bevitore di vino. Ero profano. Bevevo occasionalmente. Assaggio questo si. C’è poco da fare. Quando si vedono i filari ben posizionati lungo il crinale della collina con il sole che si insinua tra le foglie verdi creando giochi di luce incredibili, non si può non rimanerne affascinati. E non si può non pensare a cosa si potrebbe fare con quelle incredibili piante. Il vino certo. Qui però c’è la differenza tra un imprenditore visionario e un normale vignaiolo che non vuole altro che seguire le tradizioni.  Innanzitutto la scelta di un vino che possa far bene. La mia produzione è di vino rosso. Sentivo tanti che dicevano che il vino rosso ha solfiti, mi viene mal di testa. Volevo certamente un vino legato al territorio. Facendo delle indagini non riuscivo a mettere tutti d’accordo sul tipo di vino. Bollicina, secco, bianco, ecc. Chi se la tira e dice che vuole sempre vino di pregio. Volevo un prodotto genuino che parte da trattamenti naturali nel vigneto dove ne vengono fatti tanti perché il prodotto sia il più naturale possibile. Trattamenti leggerissimo solo a base di zolfo per conservare o tenere il vigneto florido e produttivo. Lontano da flavescenze e da ciò che si può generare. Era un ettaro, oggi 2.3 ettari. Due anni fa ho acquisito due vigneti di Freisa attigui ai miei. Lo porterò a regime tra qualche anno. Li sto ancora curando perché producano Philema. I trattamenti naturali proseguono anche in cantina. Molti travasi per ridurre i solfiti. Lieviti selezionati. Almeno una parte.  La visione era per un prodotto digeribile. Un rosso da bere anche a digiuno (ovvero che non desse bruciori di stomaco o mal di testa) ma non a digiuno poiché conviviale. È così che nasce Philema, il Monferrato rosso. Un vino che sa di vino. In ogni sorso di 𝐏𝐡𝐢𝐥𝐞𝐦𝐚 si ritrova l’essenza di convivialità, di freschezza giovanile, di voglia di bere qualcosa senza pensarci su. Un vino che conquista subito per l’esplosione di frutta 𝘴𝘤𝘳𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘦𝘭𝘭𝘢, le note floreali e un leggero tocco balsamico: è la gioia di vivere della 𝐅𝐫𝐞𝐢𝐬𝐚 e della 𝐁𝐨𝐧𝐚𝐫𝐝𝐚. 𝐏𝐡𝐢𝐥𝐞𝐦𝐚 è un vino vero, senza fronzoli, come quelli di una volta: si beve per il puro piacere di berlo, non per l’edonismo di guardarlo o annusarlo. In bocca, una carezza di freschezza, un tannino appena sussurrato e la frutta che persiste, lasciano il palato suadente e appagato. Perfetto per un semplice pane e salame o per un brindisi tra anime innamorate che vogliono solo godere il gusto di un momento condiviso. Sorrisi e divertimento che scorrono leggeri. Tranquillo, veloce, fugace. Come un bacio, preludio di tante altre meraviglie. Lo bevi (anche fresco), continui a berlo. Ti piace. Sorridi. Ami. Non c’è bisogno di alcuna giustificazione. Al rosso poi si affianca una bollicina da Glera.  Avete letto bene, da Glera.  È un extra dry con una base di Glera da vecchissimi vigneti di Valdobbiadene con una percentuale di rosso vinificato in bianco. In autoclave si è arrivati fino a 120 mesi per avere una bolla impercettibile e sentori fruttati. Al metodo classico ci abbiamo pensato ma è una mancanza di tempo. In un mondo ingessato e per certi versi anche ipocrita, realizzare una bollicina, in Piemonte, con uve provenienti da Valdobbiadone, può essere una eresia. Ma è esattamente quello che Pierpaolo voleva: rottura degli schemi. Chi l’ha detto che perché il vino si è sempre fatto in un modo, occorre continuare a farlo così?  Philema Extra Dry rispetta le aspettative ed è assolutamente coerente con la filosofia del marchio. Si voleva qualcosa di pronto e conviviale e l’Extra Dry è la scelta giusta. Qualcosa che potesse accontentare tutti e l’Extra Dry è sempre la scelta giusta. Niente di altezzoso e il Glera è la scelta giusta. Un pizzico di eleganza non fa mai male e l’aggiunta di Chardonnay ci sta tutta. È un Prosecco? Di base si. Ha qualcosa di speciale? Ni, nel senso che sicuramente lo Chardonnay lo rende più verticale e la lunga permanenza in autoclave le bollicine estremamente fini per uno Charmat.  Insomma, l’ho trovato gradevole ed elegante. Non scontato e in grado di accendere una allegria non volgare. Molto versatile così da essere bevuto dall’aperitivo in poi. Un Extra Dry che diventa morbido e ammaliante tanto da piacere molto a chi non ama particolarmente la freschezza di un minor residuo zuccherino. Una di quelle bottiglie che grazie a quella sua stupenda etichetta gialla con le labbra tatuate, ispira ancor prima di stapparla. Se devo dirla tutta, in barba ai Sacri testi, mi è venuta voglia di stapparla con il botto. E così è stato! Pierpaolo ci ha messo la faccia e la propria azienda in un concept del tutto nuovo. Molti altri, fanno lo stesso nascondendoci dietro etichette più o meno blasonate. Non occorre andare alle indagini di Report per sapere come il Glera si sia coltivato anche in Puglia per poi etichettare le bottiglie come Prosecco DOCG. Ci sono fior di produttori che acquistano vino sfuso o uve da altri per poi commercializzare il prodotto finale con tanto di etichetta pluripremiata. Tutti però dimenticano il consumatore finale e la necessità di non apparire come ubriaconi bacchettoni.  Ecco allora che Philema svecchia completamente l’imparruccato mondo del vino e lo fa con elementi di marketing e comunicazione pura. A partire da una etichetta accattivante con le labbra tatuate di meravigliosi fiori colorati e etichette con palette che spingono la bottiglia tra le mani del consumatore. Anche il lettering scelto è realizzato per emergere dall’etichetta grazie ad una tridimensionalità accattivante. La denominazione Monferrato DOC Rosso è secondaria rispetto al nome Philema come a dire che la provenienza è certo importante ma lo è ancora di più la convivialità offerta dal nome.  Il nome è stata una folgorazione notturna. È venuto fuori prima il nome che la produzione del vino. Mi svegliai una notte girando per casa e stavo pensando al nome del vino. Mi venne in mente questo nome e mi sembrava molto adatto al vino che volevo fare. Un Freisa d’Asti con un pò di Bonarda per conferire più struttura all’uva giovane. Philema, l’unione. Come lo è il Monferrato Rosso. Unione tra Freisa e Bonarda. Due vitigni della tradizione piemontese, quella di un tempo, reinterpretati in maniera fresca, giovane, dirompente. Nessun fronzolo, nessuna voglia di rappresentare qualcosa se non il momento in cui la bottiglia diventa parte di qualcosa. Un momentum che si trasforma anche in un altro vino, il Momentum che però si fa solo nelle annate che lo permettono. Il Momentum è il barricato, con un anno di acciaio e sei mesi di rovere. È solo nella annata 2022 perché lo permetteva. Le altre annate non avevano una qualità tale da consentire l’invecchiamento. Non riuscirebbe ad avere quel corpo giusto. La legnosità sarebbe troppo marcata anche per pochi mesi di botte. Momentum 2022 è un riuscito mix godereccio di Fresia (80%) e Bonarda. Colore rubino scuro e immediati sentori di visciola, lampone e mirtilli resi vegetali da un bellissimo sottobosco e da qualche spezia e tostatura. Poi liquirizia e anice stellato. Al naso piace e convince senza essere potente ed elegante. Ma non lo deve essere. La sua è una natura di vino che ha un gusto e deve piacere senza se e senza ma.  In bocca è infatti così: pieno, intenso e tanto godereccio. La visciola arriva lasciando la bocca pulita per via di una intensa freschezza e un tannino domato. Le erbe aromatiche sembrano ricordarsi di esserci e arrivano. Tutto sa di scuro e intenso tanto che ho come la sensazione, per via della visciola, di avere la lingua nera. Magari è una idea per la prossima etichetta. Philema è un occhio non solo al mercato italiano ma anche internazionale.  Come potrebbe non esserlo un vino che già dalla etichetta diventa accattivante e instagrammabile?  Una operazione di marketing, è vero. Ma un marketing arrivato dopo la voglia di fare il vino: Pierpaolo cercava prima il vino poi ha trovato il packaging. Un packaging così bello da essere stato tra i finalisti dei Pentawards a Londra. Un lavoro magnificamente svolto da una dinamica agenzia creativa, la Neom.  Il vino, come l’etichetta, è frutto di un percorso e non di una improvvisazione. Le vigne prima, la cantina poi, la squadra infine. In vigna funziona con due vignaioli che mi seguono i vigneti. Due enologhi. In cantina c’è la collaborazione con Raimondo Marolo. Lui produce con il suo marchio ma ha sposato la mia filosofia. Non lo conoscevo ed è stato bello incontrarsi come pensiero e dedizione al progetto. Avevo a che fare con una ventina di produttori del territorio ma non avrei mai prodotto vini con loro. Volevano producessi presso la loro cantina. Con Raimondo c’è un percorso fatto insieme e lui mi ha dedicato del tempo. Nelle altre cantina mancava l’ascolto della mia idea del vino. Anche in questo c’è unione. Di intenti e di visioni che si sposano per realizzare qualcosa che non c’era. Come ad esempio anche il Gin. Ho un paio di soci con i quali siamo partiti con la produzione di un gin a base di fico. Fichi freschi e foglie di fico oltre a botaniche che sono presenti in questi vigneti. Dal vicino Carlo Quaglia che fa già il gin Portofino. Il gin si chiama Immoral. Ginepro, coriandolo, cardamomo, semi di Angelica, iris, sambuco, fiori di camomilla, cannella, fiori di arancio. Una bella iniziativa. Una sferzata totale ad un territorio statico, fermo attraverso il gin: assolutamente poco piemontese. Ma chissenefrega. In Piemonte ci sono tutte le erbe officinali necessarie a fare un ottimo gin. Perché non farlo allora? Solo perché qui si è sempre fatto Vermouth e Bicerin?  Eppure io ho trovato Immoral gin super interessante. Fresco e con marcate note agrumate che si uniscono al fico mentre genziana, camomilla, rabarbaro, ginepro e assenzio fanno da giusto corollario. Sono però i fiori di zagara e le foglie del limone che secondo me riescono a far esaltare maggiormente il fico. La parte floreale è penetrante e preminente con una sorta di piccantezza inebriante. Lo si beve anche neutro perché non è uno di quei gin “cattivi” nel senso di ruvidezza. Sa essere morbido ma solo il giusto posizionandosi al centro della lingua per renderla secca ma non eccessivamente. La bevuta è dunque garantita. I fiori di zagara ritornano anche in bocca con una sorta di mix dolce vegetale ad alleviare la verticalità spinta. In bocca dunque è sinuosamente verticale tanto da scivolare giù in gola con quella lunghezza di respiro che porta alla mente interminabili abbracci. Adesso a Philema occorre un pò di consolidamento. Dopo l’accelerazione iniziale del progetto serve rafforzare il marchio per diffonderlo a dovere. Sono in una fase di consolidamento di queste tre etichette o due etichette e mezzo vista che una ha solo l’annata 2022. Per poi riprendere il percorso con nuove sperimentazioni. Capire quale potranno essere gli altri prodotti. Qualcosa che possa spaziare dalla piantumazione di un vigneto a bacca bianca, un vermouth, un orange, un metodo classico. Ci sono diverse idee. Affiancare alla bollicina bianca una rosè. Tante cose cosi ma ora consolidamento. Al momento facciamo 18000 bottiglie. Non vinifichiamo tutto. Tra queste c’è anche il Glera dunque poco più della metà derivano dalle mie uve.  Un piano di sviluppo che può avere un discreto futuro. Che va continuato e perseverato affinché si possa provare a fare qualcosa di diverso in questo incipriato mono del vino. Ne hanno bisogno anche i territori, quelli che non devono inventarsi castelli e sotterranei o cercare di scimmiottare i mostri sacri del vino italiano per trovare la propria strada. La via, quella alternativa, può essere proprio questa.  Nessuna storia da inventare, nessun antenato da riesumare, ma rompere gli schemi puntando sui giovani, il vero futuro, con progetti freschi e innovativi come Philema. Ben vengano persone come Pierpaolo che con il suo fare pacato, determinato e irriverente, se ne fregano dei luoghi comuni e dei conformismi.  Il mondo e il futuro del mondo (del vino) ha in se spazio per tutti e, anzi, più idee come Philema ci saranno maggiore sarà la possibilità di soddisfare le esigenze della incredibile diversità che ci troveremo a gestire da qui a breve. Se allora il luogo comune oggi è:  Meglio seguire la massa che rischiare di essere esclusi Proviamo a non seguire la massa e a dotarci di pensiero laterale pensando fuori dagli schemi. Un pò come fanno i bambini che trovano soluzioni creativi a problemi che sembrano banali.  Il principale nemico della creatività è il buonsenso. Cosi diceva Pablo Picasso che di creatività se ne intendeva un tantino.  Serve pensare fuori da quegli schemi che continuano ad essere utilizzati semplicemente perché si è sempre fatto così. Troppi sono i produttori che producono troppi vini ancorché tutti mediamente di buon livello. Pochi, pochissimi coloro che hanno capito che occorre un approccio diverso che non è certo quello dei dealcolati. Perché se si continuerà a voler produrre e vendere il vino (anche dealcolato) incipriandosi il naso, allora la fine per molti sarà vicina.  Grazie Pierpaolo per questo tuo dirompente progetto. Non mollare!   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969      
Leggi
A.VI.TO., parla il nuovo presidente Andrea Rossi: visione, sfide e futuro del vino toscano Arrow Right Top Bg

7 Agosto, 2025

A.VI.TO., parla il nuovo presidente Andrea Rossi: visione, sfide e futuro del vino toscano

  Andrea Rossi è il nuovo presidente di A.VI.TO., l’Associazione Vini Toscani DOP e IGP. Succede a Francesco Mazzei, che ha guidato l’associazione dal 2019. Eletto all’unanimità dall’Assemblea, Rossi – recentemente riconfermato presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e figura di riferimento nel panorama enologico regionale – si appresta a guidare A.VI.TO., che riunisce 24 Consorzi di tutela per circa 6.000 imprese e quasi 60.000 ettari di vigneto, in un momento delicato ma ricco di sfide e opportunità. Lo abbiamo intervistato per approfondire la sua visione, gli obiettivi e le strategie con cui intende affrontare i prossimi anni, tra promozione, sostenibilità, tutela delle denominazioni e valorizzazione dei territori. Presidente Rossi, come ha accolto la nomina a presidente di A.VI.TO.? Senza dubbio con grande entusiasmo e con particolare riconoscimento nei confronti dei miei colleghi presidenti delle altre 23 denominazioni toscane. Penso che anche per la Docg che rappresento, il Vino Nobile di Montepulciano, sia un valore importante questa nomina che arriva alla vigilia del mio terzo mandato consecutivo da presidente del Consorzio. Cosa rappresenta per lei questo nuovo incarico a livello personale e professionale? A livello personale, come detto, un riconoscimento di fiducia da parte dei miei colleghi, pertanto anche un carico di responsabilità nei confronti del vino toscano di qualità. A livello professionale sono sicuro che sarà per me un arricchimento, il network di A.VI.TO. ci spingerà a fare cose importanti a livello istituzionale e non solo per il sistema vino della Toscana. Qual è il suo giudizio sul lavoro svolto dal suo predecessore, Francesco Mazzei? Estremamente positivo, come ho ricordato anche nel corso del primo consiglio che si è svolto lo scorso 30 luglio. Francesco oltretutto è stato il presidente della scommessa A.VI.TO., è riuscito a tenere insieme 24 realtà in un periodo per niente facile per le associazioni in generale, con in mezzo anche la Pandemia, per me continuerà a essere una spalla importante in questo percorso. Quanto della sua esperienza nel Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano porterà in A.VI.TO.? E viceversa direi. Stiamo dando vita a un documento programmatico, così come sono solito fare nelle realtà in cui mi ritrovo a poter dare il mio contributo. Sicuramente dall’esperienza di Montepulciano porteremo quella legata alla sostenibilità, ma anche un lavoro congiunto che possa partire da richieste specifiche da inoltrare alle Istituzioni, la Regione Toscana in primis. A Montepulciano porterò sicuramente il prossimo Consiglio di A.VI.TO. così da poter far entrare nella nostra dimensione territoriale anche le altre realtà vitivinicole della Regione. Quali saranno le priorità del suo mandato alla guida di A.VI.TO.? Le stiamo definendo. In questa fase ci sono molte priorità, a partire da quella relativa alla crescita del vigneto, allo stesso tempo come già detto sul fronte sostenibilità vorremo mettere dei paletti, anche aprendo a collaborazioni più ampie. C’è poi tutto il discorso della promozione che, all’indomani dell’applicazione dei dazi di Trump, ci impone una importante riflessione su dove e come diversificare. C’è una sfida in particolare che sente più urgente da affrontare? Mi piacerebbe continuare ciò che Francesco Mazzei ha cominciato, ovvero rendere ancora più forte di quanto già non lo sia il vino toscano. A livello nazionale credo che sia l’unica realtà, A.VI.TO. in grado di rappresentare un unico interlocutore del mondo vino. Ventiquattro Consorzi rappresentano un’economia, un valore sociale e territoriale unico, dovremo imparare a sfruttare di più questa condizione favorevole. Che messaggio vuole lanciare oggi ai produttori, ai consorzi e a tutti gli attori del vino toscano? Che sono abituato a pensare che nel cambiamento, quale sta attraversando il settore del vino, la risposta è il confronto. Più riusciremo a fare cartello insieme, più sapremo affrontare meglio le sfide di oggi e di domani. Il neo presidente Andrea Rossi ha accolto la nomina con grande entusiasmo, esprimendo un sentito riconoscimento nei confronti dei colleghi presidenti degli altri Consorzi toscani per la fiducia accordata. Ha espresso un giudizio estremamente positivo sul lavoro svolto dal suo predecessore, Francesco Mazzei, sottolineando come sia riuscito a tenere unite 24 realtà in un periodo particolarmente complesso per il mondo associativo. A.VI.TO. è attualmente impegnata nella definizione di un documento programmatico che orienterà le strategie future. Forte dell’esperienza maturata alla guida del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Rossi intende portare all’interno dell’associazione una visione  orientata alla sostenibilità e alla collaborazione tra Consorzi, anche attraverso proposte concrete da sottoporre alle Istituzioni. Le priorità del mandato sono in fase di definizione, ma tra le prime emergono la crescita del vigneto e l’introduzione di paletti sul fronte della sostenibilità. Un altro ambito fondamentale sarà quello della promozione, da ripensare alla luce delle criticità emerse dopo l’introduzione dei dazi statunitensi, con l’obiettivo di diversificare i mercati di riferimento. La sfida più urgente che il nuovo presidente intende affrontare è quella di rafforzare ulteriormente il valore del vino toscano, proseguendo e sviluppando il percorso già avviato da Francesco Mazzei.   Mario Miranda
Mi trovi su Instagram come @mariomirandawines
Il vino secondo Mario    
Leggi
Arrow Right Top Bg

7 Agosto, 2025

Le Notti del Vino di Velletri

GRANDE SUCCESSO PER LE NOTTI DEL VINO DI VELLETRI IN PIAZZA CAIROLI Nei giorni 1 e 2 agosto, piazza Cairoli, a Velletri, ha ospitato la due giorni de “Le Notti del Vino”, una manifestazione che ha visto come protagonisti assoluti degustazioni, musica e arte. Le Notti del Vino hanno trasformato la rinnovata piazza Cairoli in un elegante ritrovo all’aperto, ravvivato da profumi, colori e atmosfere di festa. Sotto la regia dell’Assessorato all’Agricoltura e Sovranità Alimentare, guidato da Cristian Simonetti, e con l’organizzazione dell’associazione Vignaioli Velletrani APS, presieduta da Michele Di Stazio, e il contributo della Regione Lazio, ARSIAL e Comune di Velletri, l’evento si inserisce nel circuito dei Castelli Romani “Città del Vino 2025” e mira a valorizzare il patrimonio locale in tutte le sue forme. VENERDI’ 1° AGOSTO A dare ufficialmente il via alla manifestazione sono stati venerdì 1° agosto il sindaco di Velletri, Ascanio Cascella, e l’assessore Cristian Simonetti, che, insieme a numerose autorità locali e rappresentanti istituzionali, hanno tenuto il taglio del nastro. Erano presenti anche il vicesindaco di Lariano Fabrizio Ferrante Carrante, la consigliera comunale di Marino Francesca Puliti, l’assessore veliterno Luca Quattrocchi e i consiglieri comunali Debora Rossi, Simona Zani e Andrea Bizzarri. Durante i saluti ufficiali, il sindaco Cascella ha voluto ringraziare pubblicamente gli organizzatori Velletri si conferma protagonista di una rete che valorizza i nostri vini e le nostre tradizioni. Eventi come questo sono un’occasione per far vivere il centro storico, sostenere le attività locali e promuovere la cultura del territorio. Poi ha proseguito I Castelli Romani nel 2025 sono stati proclamati Capitale Italiana del Vino, con 11 Comuni coinvolti, tra cui Lariano e Marino, i cui rappresentanti, oggi qui presenti, saluto e ringrazio. Poterci fregiare di questo titolo ci inorgoglisce e ringrazio l’assessore Simonetti, che si è dedicato a questa iniziativa. Siamo in una piazza, piazza Cairoli, restituita alla collettività, che sarà vivibile e fruibile, con i bambini che potranno liberamente circolare, senza rischi. Tornerà a essere il cuore pulsante del centro storico, che cercheremo di rendere più fruibile e vivibile…. Sulla stessa linea l’assessore Cristian Simonetti, che ha messo in evidenza l’importanza del lavoro condiviso Questa manifestazione è il risultato di una grande sinergia tra istituzioni, associazioni e cittadini. Ringrazio i Vignaroli Velletrani per l’entusiasmo e l’impegno, e tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. La cornice di piazza Cairoli, davvero bellissima, è per noi un vanto. Una serata dedicata alla degustazione dei vini, con bellissima musica e ottimo cibo. Ringrazio per primo il sindaco, che fin da subito, insieme a tutta l’Amministrazione, ha creduto nel circuito di Città del Vino. Ringrazio i sommelier della Fisar e le tante cantine che hanno aderito al progetto, così come i rappresentanti sindacali di Confagricoltura e Coldiretti e le forze dell’ordine presenti. IL GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO La serata inaugurale è stata un successo di pubblico e partecipazione. Centinaia di visitatori hanno affollato il percorso di degustazione, guidato dai sommelier Fisar, esplorando calici e sapori delle cantine locali. Lungo il tragitto, spettacoli di artisti di strada, mostre di pittura e musica dal vivo hanno regalato un’atmosfera vivace e suggestiva. Grande attenzione anche per gli appuntamenti culturali: i Musei Civici di Velletri sono rimasti aperti con visite guidate e laboratori, mentre uno spazio speciale è stato dedicato agli antichi attrezzi agricoli, a testimonianza del legame profondo tra Velletri e la terra. SABATO 2 AGOSTO Sabato 2 agosto la manifestazione si è svolta con altrettanto successo. A inaugurare la seconda serata non è mancato un momento istituzionale importante, che ha visto la presenza, oltre dell’assessore Cristian Simonetti, dell’assessore regionale al Bilancio e all’Agricoltura, Giancarlo Righini. Simonetti ha ringraziato sentitamente Righini per la sua presenza e per il sostegno fornito all’iniziativa insieme alla Regione Lazio, compreso il presidente Francesco Rocca, e all’ARSIAL incluso il suo presidente Massimiliano Raffa. Simonetti ha proseguito ribadendo poi i propri ringraziamenti agli organizzatori e a tutti gli operatori coinvolti nella realizzazione e che si sono adoperati per la buona riuscita della manifestazione, sottolineando l’importanza del supporto fornito dalle istituzioni regionali a tutto il comparto vinicolo e agroalimentare di Velletri Bisogna riconoscere che in questa occasione, assieme agli altri 10 comuni del Castelli Romani Città del Vino 2025, il comune di Velletri, anche grazie al grande supporto delle istituzioni regionali ha colto l’occasione per creare sinergie e per far crescere il comparto vinicolo, gastronomico e turistico del nostro territorio. Un’occasione che aumenta ancora di più le nostre aspettative per una crescita ulteriore. L’assessore Righini ha riconosciuto la grande valenza e opportunità che offrono eventi come Le Notti del Vino per il territorio di Velletri e per il Lazio tutto. Da più di due anni la Regione Lazio e l’ARSIAL stanno realizzando molteplici e importanti attività di organizzazione, comunicazione, promozione e marketing per rendere sempre più riconoscibili i prodotti enogastronomici Made in Lazio. Attività che iniziano a regalare frutti tangibili Recenti studi di settore hanno evidenziato che l’export dei prodotti enogastronomici del Lazio è cresciuto del 15% nell’ultimo anno. Un traguardo importante, estremamente incoraggiante per la nostra regione, che si dimostra pronta a sfide difficili, dai dazi per l’export verso il mercato americano, alla contrazione del consumo di alcol mondiale, all’immissione dei vini dealcolati o a basso contenuto di alcol. Sfide che i nostri territori stanno dimostrando di poter affrontare. Righini e Simonetti si sono poi uniti nel ringraziare i sommelier dell’associazione Fisar (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori), che con grande professionalità nel servizio e nel racconto dei vini e delle aziende proposte in degustazione nei banchi d’assaggio, hanno contribuito a rendere la manifestazione anche un momento di profondo spessore culturale. Le Notti del Vino non sono solo un evento, ma un modo di vivere la città, scoprendo il bello che sa offrire: tra eccellenze enogastronomiche, arte e identità, sotto il cielo di un’estate tutta da gustare. Un format apprezzato dai visitatori, che potrà essere proposto con successo ogni anno. L’associazione Vignaroli Velletrani, come ha tenuto a sottolineare l’assessore Righini, in piazza hanno saputo ben interpretare il format Le Notti del Vino arricchendolo con stile ed eleganza.   La Redazione
Leggi
Moscato Wine Festival 2025 Arrow Right Top Bg

7 Agosto, 2025

MOSCATO WINE FESTIVAL by GoWine

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 3 Luglio l’instancabile GoWine ha organizzato nei nuovi ambienti dell’Hotel Diana la tappa romana di un MOSCATO WINE FESTIVAL che spegne quest’anno la ventiquattresima candelina. In una sala invero un po’ troppo “raccolta” ma sufficiente a contenere un pubblico che il caldo cattivo del Luglio romano ha purtroppo ridotto c’erano oltre 20 etichette per raccontare da Nord a Sud un’Italia di dolcezze e aromaticità, un’ampia panoramica delle molteplici interpretazioni possibili di Moscato affiancate dalla freschezza e dalla vivacità di un’ampia scelta di bollicine Metodo Classico e Martinotti.   GLI ASSAGGI Sempre a misura d’assaggio gli Eventi di GoWine! Tanto da scegliere ma mai “troppo”. Ed è stato un piacere lasciarsi trasportare dalla piacevolezza di assaggi nuovi e ficcare il naso con rinnovata Curiosità in calici mai banali e troppo spesso relegati nel troppo stretto abito delle feste. Tra le tante etichette ne ho scelte dieci da segnalare alla Vostra attenzione, dieci vini che Vi invito ad assaggiare dopo averne letto le poche parole che ho dedicato a ciascuno di loro. – MOLISE DOC MOSCATO PASSITO “APIANAE” 2016, DI MAJO NORANTE (MOLISE): naso di decisa aromaticità che si apre poi su albicocche e arance candite, dolcezze di miele e caramella d’orzo, caramello, fresche piccantezze di zenzero e pepe bianco e note di smalto. Sorso caldo, estremamente morbido, quasi polposo ma sorretto e ravvivato da una dritta spina fresco-sapida. Chiude su toni agrumati e memorie di tè alla pesca. 88 Punti con forse un +. – ASTI DOCG SPUMANTE “LA SELVATICA” 2024, CAUDRINA (PIEMONTE): subito “green”, propone note di erbe di campo, salvia, sambuco e finocchietto selvatico prima di passare il testimone a nespole e agrumi e chiudere in una nuvola profumata di tigli e pietre bagnate. Sorso cremoso e deciso che l’effervescenza appena sopra l’aspettato rende quasi nervoso, fresco ed erbaceo presta il fianco a dolcezze di pera e cioccolato bianco ma l’ultima parola lascia che siano l’erba limoncella e l’intrigante sapidità a pronunciarla. 87 Punti con forse un +. – MOSCATO D’ASTI DOCG 2024, G. D. VAJRA (PIEMONTE): se la frutta matura (pesca e albicocca) non manca quello che rende più intrigante l’olfatto sono i toni verdi e boschivi di salvia, sambuco e resina di pino che nel finale lasciano nuovamente spazio alle dolcezze di acacia e zenzero candito. Sorso che sottolinea l’equilibrio tra freschezza e dolcezze e che la sottile effervescenza rende ancora più piacevole. Chiude sui toni della frutta e si becca 87 Punti.   – MOSCATO D’ASTI DOCG 2024, GIANNI DOGLIA (PIEMONTE): bianco di fiori, verde di mela, giallo di pesca, un tricolore di profumi chiusi da strilli di gelsomino. In bocca ha grande freschezza e quella decisa sapidità che fa a sportellate con le dolcezze e rende il sorso vivo e intrigante. Chiude piacevolmente amaricante ricordando la salvia e l’armellina di quella pesca che avevate percepito al naso. 88 Punti. – MOSCATO D’ASTI DOCG “LA GALEISA” 2024, CAUDRINA (PIEMONTE): di decisa e sorprendente balsamicità racconta di menta e salvia prima ancora delle dolcezze di tiglio e miele, delle succosità della frutta a polpa gialla matura, delle freschezze di zagare e mandarino. Sorso di elegante dolce ed equilibrata freschezza, misuratamente effervescente e con una chiusura dedicata alla pesca. 88 Punti.   – MOSCATO D’ASTI DOCG “LA CAUDRINA” 2024, CAUDRINA (PIEMONTE) : la pera e l’albicocca lasciano spazio anche all’esotico ananas in un naso di grande aromaticità non dimentico di zagare, dolcezze di miele e amaritudini di salvia e anice. Sorso che del quale la sottile accentua la cremosità, decisamente fresco e agrumato che, nel finale, non si dimentica di una sottile nota di nocciola fresca. 87 Punti.   – MOSCATO D’ASTI DOCG 2024, CASCINA CASTLET (PIEMONTE): subito fiori d’arancio e glicine, poi la frutta (ahimé tropicale), le erbe di campo, la lavanda, la salvia, un ritorno di pera e una nitida impronta minerale a mettere pace. Sorso che la suadente carbonica rende di cremosa dolcezza, intrecciato di richiami minerali e agrumati e di buona persistenza. 87– Punti.   – TRENTINO DOC MOSCATO GIALLO 2024, DE TARCZAL (TRENTINO): la salvia è la prima a calcare il palcoscenico olfattivo, poi il sambuco e poi il tripudio di dolcezze fruttate (mela, pesca, agrumi). Un ché di maggiorana prima di un sorso morbido, assolutamente secco pur nelle sue dolci digressioni e con una piacevolissima coda aromatica e salmastra. 87+ Punti.   – VENETO IGT MOSCATO SECCO “AROMATICO”2024, IL PIANZÌO (VENETO): al naso è “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, un’esplosione floreale che lascia poi il posto alle dolcezze tipiche del Moscato, la pesca, l’albicocca, il miele d’acacia… Poi sono agrumi e soprattutto amaritudini aromatiche di salvia e timo. Il sorso ha buona freschezza e giusto equilibrio ben coordinato con i descrittori olfattivi di agrumi, pesca ed erbe aromatiche. 87+ Punti. – COLLI EUGANEI DOC MOSCATO SECCO “’A CENGIA” 2020, CA’ LUSTRA ZANOVELLO (VENETO): naso complesso e ammaliante di rose (rosse direi), zagare, gelsomini cui si affiancano pesca e albicocca (sciroppata), freschezze di pompelmo, sambuco, erbe aromatiche, speziature di pepe bianco e noce moscata, un alito affatto sottaciuto di legni nobili. Sorso secco a sorprendere per la dolcezza attesa e comunque percepita, fresco, più salmastro che sapido e con una chiusura che rivela un’inattesa nota mentolata. 88+ Punti e il mio premio “SURPRAIS”. In calce mi fa piacere dire due parole sull’Azienda LA FARETRA, nuova realtà di quel Gavorrano che è rustica Maremma e Colline Metallifere. Tre le etichette prodotte (più un EVO): “PASSO INDIETRO ROSSO” è un taglio bordolese di eleganza un po’ troppo affettata, ancora incravattato in un legno un pochino troppo invadente, “PASSO INDIETRO BIANCO” è un fifty/fifty di Vermentino e Viognier interessante ma che si diverte a sauvignoneggiare e perde parte della propria identità (interessante è però pensarlo tappato Stelvin) e infine “NATURE”, un Metodo Classico pas dosé a base Pinot Nero che dopo 48 mesi sui lieviti mixa eleganza e bischera irriverenza raccontando piccoli frutti rossi senza dimenticarsi di fiori, frutta bianca e sussurri marini. Un sorso né tronfio né banale, sicuramente fresco e cui forse gioverebbero un paio d’anni d’esilio in più. E QUINDI E quindi GRAZIE a GoWine per avermi ospitato ancora una volta e a tutti Voi per aver avuto la gentilezza di leggermi fino a qui. È stata una bella serata, all’insegna di una Qualità fuori dagli schemi e mai banale, una serata ricca di spunti di approfondimento che mi daranno lavoro nei giorni a venire ergo…stay tuned       Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
Leggi
L’estate umbra in un calice: Vini Rosati, Vermouth e Cocktail d’Autore Arrow Right Top Bg

6 Agosto, 2025

L’estate umbra in un calice: Vini Rosati, Vermouth e Cocktail d’Autore

Dai rosati freschi alla mixology autoctona: Umbria Top racconta la nuova estate del cuore verde d’Italia, tra autenticità, innovazione e convivialità. L’Umbria si mette al centro del panorama estivo 2025 con una proposta vinicola fresca e originale, capace di fondere la tradizione etrusca con la creatività della mixology contemporanea. È l’itinerario del gusto di Umbria Top, la cooperativa delle cantine umbre, che accende l’estate tra Perugia e i vigneti regionali con nuovi modi di gustare (e vivere) il vino. Protagonisti: Vini Rosati Umbri I rosati umbri brillano per freschezza, eleganza e vivacità aromatica. La combinazione di uve selezionate, clima temperato e terreni minerali regala vini dal profilo leggero e persistente, ideali per gli abbinamenti estivi e la convivialità open air. Profumi di frutta rossa e una beva di agile raffinatezza li fanno veri protagonisti delle tavole umbre, per chi cerca complessità senza pesantezza. Vermouth umbri: una tradizione che si rinnova Il territorio innova anche nella storica produzione di Vermouth, con progetti moderni di cantine come Antonelli, Briziarelli e Raina. Questi Vermouth regionali sono realizzati con base vino locale e botaniche spontanee, diventando ideali sia da degustare puri sia per cocktail naturali e d’impronta mediterranea. Il fenomeno è in crescita e coinvolge sempre più aziende, testimoniando il fascino di questa eccellenza reinterpretata in chiave locale. Cocktail d’autore: la nuova mixology solo vino La vera rivoluzione? Cocktail a base di solo vino, lontani dagli highball ad alta gradazione ma ricchi di creatività, profumo e leggerezza. Vitigni autoctoni umbri si sposano con spezie, frutta, aromi mediterranei e ricette che si ispirano anche all’antica arte etrusca del miscelare il vino con acqua, miele e spezie. Alcuni signature cocktail umbri: Apple & Pink Julep: rosato umbro (come il Dievole), succo di mela e menta fresca. Vino Tonic: Grechetto e acqua tonica con lime e rosmarino, alternativa umbra al gin tonic. Spritz al vino bianco umbro: fiori di sambuco, limone e soda per un sorso floreale e rinfrescante. Frosé: rosato Sangiovese ghiacciato e frullato con fragole, agrumi e zucchero. Sangria agli agrumi: Rosso Divertimento IGT con pompelmo, limone e basilico, per una mediterranea umbra. Mimosa al vino bianco umbro: vino frizzante o Prosecco con succo d’arancia, abbraccio perfetto per ogni brunch. Bellini umbro: vino e succo di pesca con basilico, ispirato ai banchetti etruschi. Umbria laboratorio di esperienze eno-mixologiche Dalle antiche tradizioni alle moderne ricette, l’Umbria si propone come un vero “laboratorio” nazionale per la sperimentazione di nuovi cocktail a base vino. Creatività, identità e sostenibilità sono le parole chiave di questa proposta, che valorizza le denominazioni umbre e invita a un consumo consapevole, moderato e ricco di emozione. Le attività e promozioni sono inserite nel percorso di valorizzazione dei prodotti regionali promossi da UmbriaTop Wines nell’ambito del CSR Umbria 2023-2027 — una sinergia virtuosa fatta di qualità, racconto e nuove tendenze per l’estate italiana. La Redazione
Leggi
Cirò Wine Festival 2025. Si parte con gli eventi off Arrow Right Top Bg

6 Agosto, 2025

Cirò Wine Festival 2025. Si parte con gli eventi off


Diversificata l’offerta delle proposte nelle cantine aderenti al Consorzio di Tutela di Cirò e Melissa per far vivere esperienze in vigna e realizzare una vera festa di comunità Una grande festa di comunità e del territorio in cui produttori e wine lovers saranno insieme protagonisti di appuntamenti diffusi, tra degustazioni, talk, visite in cantina, trekking, passeggiate in e-bike e momenti di approfondimento culturale. Il Cirò Wine Festival 2025 è l’edizione in cui celebrare l’ottenuto riconoscimento DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita al Cirò Classico, massimo sigillo di qualità enologica italiana conferito pochi giorni fa con l’approvazione del Regolamento UE n. 2025/1518. Cosi le cantine aderenti al Consorzio di tutela, presieduto da Carlo Siciliani, hanno dato vita ad un programma di eventi collaterali per scoprire e conoscere da vicino il mondo del Cirò, incontrare produttori, scoprire l’areale dove insiste la denominazione più antica di Calabria, e raccontare sul campo una delle più longeve comunità del vino del Sud Italia. Il calendario degli eventi OFF – che prepara alla festa finale di Madonna di Mare il 10 agosto con banchi d’assaggio, musica dal vivo e food territoriale – prenderà il via il 7 agosto con l’esperienza proposta da Librandi con partenza dalla cantina alle ore 17:00 per poi arrivare alla splendida tenuta di Rosaneti dove i wine lovers avranno la possibilità di visitare i vigneti e il museo Vites, cenare sotto le stelle con food catering a cura di Lagust e osservare le stelle con il telescopio accompagnati dal Circolo Astrofili “Luigi Lilio”. Sempre nella stessa giornata invece dalle 18:00 Brigante vigneti & cantina propone il Cirò bike&wine in collaborazione con Verzino e-bike adventure con partenza dall’hotel Il Gabbiano verso il borgo di Cirò, visita al centro storico, al museo Luigi Lilio e degustazione finale di vini e prodotti del territorio presso l’enoteca regionale. Nella sala degustazione del Palazzo dei musei di Cirò invece alle 18:00 Matteo Gallelo, editor di Verticale e Bromio, sarà protagonista di una degustazione “Cirò e il rosato nel tempo. Corrispondenza, dignità, carattere” con inizio alle ore 18:00. Giorno 8 agosto invece a partire dalle 18:00 sarà Mimmo Vinci con la sua cantina a proporre il Cirò Bike & Wine in collaborazione con Verzino e-bike adventure con partenza dall’hotel Il Gabbiano verso il borgo di Cirò, visita al centro storico, al museo Luigi Lilio e degustazione finale di vini e prodotti del territorio presso l’enoteca regionale. Stesso orario (18:00) per Calendario Divino l’esperienza che Tenuta Renda propone in cantina e prevede una degustazione di 4 vini selezionati accompagnati da un tagliere di salumi e formaggi locali, mentre dalle ore 22:00 le Cantine Greco propongono il Night Party nello show room allestito con le opere di artiste del territorio e le etichette più iconiche. Banchi d’assaggio dei vini dell’azienda e presentazione del Gin Hera accompagnato da musica e intrattenimento. Sabato 9 agosto partenza alle 9:30 per il Fezzigna Wine Trekking proposto dall’omonima cantina in collaborazione con Verzino Adventure. Partenza da Umbriatico per un trekking che permetterà di percorrere il torrente Lipuda prima di arrivare in cantina dove ad attendere gli escursionisti ci sarà una degustazione di vini e prodotti del territorio. Calendario Divino è invece l’esperienza che Tenuta Renda propone in cantina a partire dalle ore 18:00 e prevede una degustazione di 4 vini selezionati accompagnati da un tagliere di salumi e formaggi locali.
ASPETTANDO LA WINE NIGHT
Ad arricchire il carnet degli eventi anche le tre serate in altrettante cantine del territorio che segneranno il cammino di avvicinamento alla Wine Night del 10 agosto a Madonna di Mare. Nella cornice suggestiva dei Mercati Saraceni si potranno degustare i vini di ‘A Vita, Antichi vigneti Sculco, Baroni Capoano, Brigante vigneti & cantina, Cantina Campana, Cantine Arcuri, Cantine Bruni, Cantine De Mare, Cantine Greco, Cantine Malena, Cantine Strangi, Caparra & Siciliani, Cerminara, Enotria, Feudo Liguori, Fezzigna, Fratelli dell’Aquila, Giuseppe Pipita vini, Ippolito 1845, L’Arcigilione di Cataldo Calabretta, La Pizzuta del Principe, Librandi, Maddalona del Casato, Mimmo Vinci, Rocco Pirito, Romano & Adamo, Salvatore Caparra vini, Scala vigneti e cantina, Senatore vini, Sergio Arcuri, Tenuta del Conte, Tenuta Renda, Tenuta Santoro, Vigneti Ferraro, Vigneti Vumbaca, Zitocantine protagoniste dell’edizione 2025 del Cirò Wine Festival. Prima di arrivare al grande evento finale per celebrare il riconoscimento della DOCG tre serate in altrettante cantine del territorio: il 7 agosto a partire dalle ore 20:00 sarà Borgo Saverona ad accogliere il primo degli appuntamenti “Aspettando la Wine Night” con banchi d’assaggio delle aziende del consorzio Cirò e Melissa Doc, il food e l’accompagnamento di musica popolare e dj set. Stesso format per l’8 agosto sempre a partire dalle ore 20:00 presso la cantina Senatore e il 9 agosto da Baroni Capoano arricchito dal talk “Nuove sfide per il Cirò”. LE DEGUSTAZIONI
Edizione ricca di esperienze e assaggi, incontri e confronti sul Cirò e la sua produzione vitivinicola che fa registrare due appuntamenti tecnici di degustazione ospitati nella sala consiliare del palazzo di città di Cirò. Il 9 agosto a partire dalle ore 16:30 sarà prima Serena Specchi, Decanter Wine Academy, a condurre la masterclass “Il Cirò tra innovazione e tradizione” e poi Rocco Catalano, giornalista enogastronomico, che alle 18:15 approfondirà l’areale cirotano partendo dai “Vitigni autoctoni e biodiversità calabrese”. La Redazione
Leggi