Un Calice sotto le Stelle. Albenga celebra il suo legame con il territorio, la tradizione e l’eccellenza vitivinicola Arrow Right Top Bg

6 Agosto, 2025

Un Calice sotto le Stelle. Albenga celebra il suo legame con il territorio, la tradizione e l’eccellenza vitivinicola

Domenica 10 agosto, nella suggestiva cornice di Piazza De André, Un Calice sotto le Stelle si unisce all’EMYS AWARD 2025, sotto la conduzione di Renata Cantamessa. L’edizione di quest’anno sarà interamente dedicata ai viticoltori di Albenga e del comprensorio: veri protagonisti di un percorso virtuoso che ha portato i vini del nostro territorio ad affermarsi ben oltre i confini locali. Per questo, si è deciso di assegnare il prestigioso Premio EMYS ai viticoltori del comprensorio e Vite in Riviera”, rete di imprese che comprende venti aziende delle province di Savona e Imperia, che grazie a eventi quali Le Prime (da due anni ospitato ad Albenga)  e Granaccia & Rossi di Liguria (Quiliano) svolge uno straordinario lavoro di promozione e valorizzazione delle eccellenze del Ponente Ligure. Il Sindaco Riccardo Tomatis Abbiamo scelto di premiare i viticoltori del territorio perché stanno contribuendo in modo straordinario alla valorizzazione del nostro comprensorio. Grazie all’eccellenza dei loro prodotti e alla capacità di promuoverli con passione e visione, i vini di Albenga stanno conquistando notorietà in tutta Italia e oltre. Albenga è Città del Vino, e la sua vocazione enogastronomica è oggi una leva fondamentale per lo sviluppo turistico. Vogliamo continuare su questa strada, sostenendo chi crede e investe nella qualità e nell’identità della nostra terra. Aggiunge l’assessore al turismo Camilla Vio A rendere la serata ancora più speciale sarà la straordinaria performance di Roberta Monterosso, che con la sua voce saprà regalare emozioni profonde a tutti i presenti. Siamo orgogliosi di poterla accogliere sul nostro palco e invitiamo cittadini e visitatori a non perdere questa serata, che si concluderà con il tradizionale spettacolo pirotecnico di San Lorenzo. L’EMYS AWARD è un riconoscimento annuale attribuito alle eccellenze del territorio di Albenga, con particolare attenzione al settore turistico. Simbolo di qualità, Slow Tourism e radicamento, l’Emys rappresenta al meglio l’identità, la passione e la visione dei nostri viticoltori. Programma della serata: ​Ore 19.45 – Degustazione dei vini del territorio (in collaborazione con FISAR) ​Ore 21.30 – Concerto di Roberta Monterosso & The Club (continua la degustazione) ​A seguire – Consegna del Premio EMYS 2025 ​Ore 23.15 – Spettacolo pirotecnico di San Lorenzo Ingresso libero Degustazione: €15 – Il ricavato sarà devoluto integralmente al Centro Antiviolenza Artemisia Gentileschi Info: I.A.T. Albenga – 335 5366405 Evento realizzato con il sostegno di Donne in Campo – FISAR – Caffè Noir La Redazione
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Via Padana Superiore Arrow Right Top Bg

6 Agosto, 2025

Via Padana Superiore

  Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa. H. Murakami Il labirinto è forse l’essenza del viaggio e dell’esplorazione? Cercare nuove strade, perdersi e ritrovarsi, è inconsciamente anche un modo per affrontare un viaggio dentro di noi.? È così che dovrebbero essere tutti i viaggi, una migrazione, una conoscenza verso nuovi posti, nuove culture; ma anche un cammino per una conoscenza del sé. Il sole si è fatto più alto e sedersi su una panchina all’ombra degli alberi è un ottimo refrigerio. Riposandoci, fermandoci prima di girare a sinistra, abbiamo spesso il privilegio di guardare gli altri mentre passano davanti, toccano i rami e fanno selfie abbracciati, qualcuno ridendo grida “mi sono perso” mentre altri rispondono “siamo qui”. Il labirinto è un bel gioco, per grandi e bambini. Dopo poco, riprendendo il cammino, un totem con una cartina fornisce un aiuto indicandomi dove mi trovo. Comprendo che non sono lontano dall’arrivo: ok, bisogna andare diritti, poi a sinistra, ancora diritti. E così si arriva alla piazza centrale con giardini e grattacieli, dove di inverno si viene per correre e d’estate si ricerca ristoro. Milano non ha vigneti, ma ha sete di storie. E spesso, le storie migliori iniziano lontano dalla città. Lungo la Via Padana Superiore, che attraversa mezza Italia dal Piemonte al Veneto, tra nebbia, filari e vendemmie. È lì che la terra parla. È lì che la mente si perde, o si ritrova. Fino a raggiungere Isola, il quartiere più “figo” di Milano: uno spazio urbano diventato linguaggio, dove il design incontra il vintage, e i muri raccontano graffiti come fossero poesie di cemento. Nel mezzo di questo piccolo labirinto post-industriale, sorge un luogo che è più di una enoteca: 41 Wine Bar & More. Chi conosce la Via Padana Superiore sa che non è solo una strada. È una linea del tempo viva, dove il passato non è mai troppo lontano. È il corridoio invisibile traghettatore di memoria che ha portato il vino dalle colline del Monferrato, dai colli bresciani, dai terrazzamenti del Garda, fino al cuore di Milano. E quel vino, quel sapere antico, oggi si mescola alle luci di Isola. 41 Wine Bar, con il suo arredamento essenziale ma caldo, le pareti nude e il sottofondo jazz, sembra una stazione sospesa tra due epoche. Una tappa di chi non ha ancora deciso se restare o ripartire. Come chi guida lungo la Via Padana Superiore e, senza accorgersene, entra nel proprio labirinto mentale. Al 41 la carta dei vini è breve ma selezionata con cura, come un diario. Nessuna grande etichetta urlata. Solo nomi di piccoli produttori lungo la Padana e fuori dai confini, scelti per quello che raccontano, non per quello che vendono. Ci trovi bottiglie che sanno di cantine familiari, di barrique improvvisate in cascine diroccate, di vino fatto per restare, non per apparire. Al bancone e tra i tavoli, Giorgio, oste e proprietario insieme alla sua famiglia dal 2018 del locale. Ti guarda e non ti chiede cosa vuoi da bere. Ti domanda come ti senti. Poi ti serve un calice di Champagne. Prima di condividerlo con te. In questo caso: Champagne Jeangout Extra Brut Premier Cru. Un prodotto che in un panorama vinicolo sempre più attento all’autenticità e alla trasparenza, si distingue come un’espressione pura e decisa della tradizione champenoise. Questo champagne dal dosaggio zero è la scelta ideale per chi cerca un vino dritto, minerale e privo di compromessi. Uno Champagne “Nudo” ma Elegante. Il termine “pas dosé” indica l’assenza totale di zuccheri aggiunti nella fase finale della vinificazione, una scelta che esalta la precisione del terroir e la qualità dell’uva. Nel caso del Jeangout Extra Brut, parliamo di un assemblaggio 33% Chardonnay 33% Pinot Noir 33% Meunier, coltivato su suoli calcarei che donano al vino quella nota salina e vibrante tanto ricercata dagli intenditori. All’olfatto colpisce per la sua finezza aromatica: sentori di scorza di limone, gesso, nocciola tostata e fiori bianchi. Al palato è affilato, verticale, con una bollicina finissima e una lunghezza sorprendente. Il finale è netto, asciutto, quasi meditativo. Una interpretazione sincera della Champagne, niente maschere, niente dolcezze aggiunte, solo uva, tempo e pazienza. Questa Cuvée è una dichiarazione d’intenti. Un invito a riscoprire lo champagne nella sua forma più sincera, dove ogni sorso racconta una storia di territorio, rigore e passione. Perché qui il vino non è solo bevanda. È linguaggio emozionale. Molti clienti arrivano dall’est, Pioltello, Cassina, Gorgonzola, Cernusco, portano dentro di sé lo scorrere anonimo della Padana, i paesi che si somigliano, i ricordi che riaffiorano come nebbia. Entrano qui e bevono per ricomporsi, come si ricompone un pensiero rotto in un sogno. E Isola, che sembra un quartiere perennemente in bilico tra autenticità e moda, diventa così il cuore segreto del viaggio: non la meta, ma la domanda stessa. E mentre fuori le bici elettriche sfrecciano tra coworking e ristoranti fusion, dentro al 41 il tempo si dilata. Il vino ti guarda. Ti ascolta. Ti costringe a rallentare. A ricordare. C’era una volta una strada dritta come una lama di luce: la Via Padana Superiore. Lunga, antica, apparentemente semplice. Ma dentro di me non era mai stata lineare. Ogni volta che percorrevo quei chilometri, qualcosa si spezzava e si ricomponeva, come dentro un labirinto invisibile. Il traffico scorreva lento, ma la mia mente era già lontana. Le rotonde diventavano simboli dell’eterna ripetizione, e le uscite come scelte esistenziali. In ogni cartello leggevo parole che nessun altro vedeva: “Desio”, “Monza”, “Cernusco”, diventavano portali per pensieri mai detti. Guidavo, ma era come se stessi attraversando il mio stesso cervello. Un dedalo di pensieri che non portava mai a un centro, ma solo a riflessi, specchi, strade che tornavano su sé stesse. In uno di quei tratti tra Cologno e Gorgonzola, ebbi una visione. Un labirinto fatto di nebbia, che si srotolava ai lati dell’asfalto. Non c’erano minotauri, solo versioni passate di me stesso che mi osservavano in silenzio. Alcune piangevano, altre ridevano. Nessuna parlava. Ogni viaggio sulla Via Padana Superiore era un rituale. Il paesaggio cambiava poco, ma io cambiavo ogni volta. Le rotonde diventavano enigmi. I semafori, oracoli. E capii che il labirinto non era fuori, ma dentro. Che la strada non conduceva a un luogo, ma a una consapevolezza: che ogni tragitto lineare è solo un’illusione. Anche la più retta delle vie porta con sé mille curve interiori. Eppure, continuavo. Perché il viaggio mentale, come la Via Padana Superiore dove “cade la pioggia e piovono i ricordi”, non finisce mai davvero.   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: L’Enoteca offre alla mescita un’ampia proposta: Bollicine Italiane e Francesi (metodo Classico e Metodo Martinotti). Vini Bianchi e Rossi Fermi, Italiani e Francesi e Rosé.   Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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Il Cirò Classico è ora DOCG. La Calabria del vino festeggia con la decima edizione del Cirò Wine Festival Arrow Right Top Bg

5 Agosto, 2025

Il Cirò Classico è ora DOCG. La Calabria del vino festeggia con la decima edizione del Cirò Wine Festival

Un traguardo storico celebrato dal 7 al 10 agosto con degustazioni, musica e il grande brindisi conclusivo ai Mercati Saraceni di Cirò Marina La Calabria del vino vive un momento storico. Dal 7 al 10 agosto, il Cirò Wine Festival celebra il riconoscimento DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita al Cirò Classico, massimo sigillo di qualità enologica italiana conferito con l’approvazione del Regolamento UE n. 2025/1518. Il traguardo segna una nuova era per il grande rosso calabrese, simbolo enologico della regione e tra le più antiche denominazioni italiane. È il risultato di un lavoro corale che ha visto unite istituzioni, produttori e comunità locali in un percorso di crescita qualitativa e valorizzazione del territorio. Dichiara Carlo Siciliani, Presidente del Consorzio di Tutela Cirò e Melissa Questo traguardo è frutto di un lavoro collettivo intrapreso da anni, fatto di radicamento territoriale, rigore produttivo e visione strategica. Il Cirò Classico DOCG è il volto più autentico e ambizioso del vino calabrese. La DOCG non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova fase: ci spinge a fare ancora meglio, a investire di più nella tutela del paesaggio, nella formazione, nella tracciabilità e nella comunicazione. È un riconoscimento che appartiene a tutti: cantine, agricoltori, tecnici, amministratori locali, organismi regionali e nazionali. E tutti, da oggi, ne siamo custodi. Il nuovo disciplinare introduce regole più rigorose e identitarie: almeno il 90% di uve Gaglioppo con Magliocco e Greco Nero (max 10%) come uniche varietà accessorie, esclusione delle varietà internazionali, zona di produzione limitata ai soli territori storici di Cirò e Cirò Marina, resa massima di 80 quintali per ettaro e densità minima di 4.000 ceppi per ettaro con allevamento ad alberello o spalliera, invecchiamento minimo di 36 mesi di cui 6 in legno e obbligo di imbottigliamento esclusivamente in zona. Il Cirò Wine Festival, giunto alla sua 10a edizione, sarà l’occasione per condividere questo traguardo con il grande pubblico, tra degustazioni, cultura, musica e incontri. Dopo tre giornate di eventi diffusi – tra tour in e-bike, trekking, degustazioni guidate, master class, talk e cene sotto le stelle – il 10 agosto i riflettori si accenderanno ai Mercati Saraceni di Cirò Marina per il gran brindisi collettivo. In programma banchi di assaggio con le cantine del Consorzio, specialità gastronomiche della tradizione e concerti con Emilio Spataro, Mimmo Epifani con Tonino Carotone, lo special guest José Barros e il DJ set di Dj Malena. Il 10 agosto, calici al cielo: il Cirò brinda alla sua storia e al futuro con il sigillo della DOCG, simbolo di eccellenza, identità e orgoglio calabrese. La Redazione
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Vinarius intercetta le tendenze sui consumi dell’estate 2025 Arrow Right Top Bg

5 Agosto, 2025

Vinarius intercetta le tendenze sui consumi dell’estate 2025

Osservatorio Vinarius: bianchi fermi in testa alle richieste estive, rosati in difficoltà e clima di cauto ottimismo tra le enoteche. Estate 2025: consumi e trend nelle enoteche italiane Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane che riunisce oltre 120 associati in tutta Italia, ha pubblicato i dati di un’indagine condotta a giugno 2025 tra i suoi associati, offrendo una visione aggiornata sull’andamento del mercato e sulle preferenze dei consumatori nel settore wine retail. Andamento delle vendite: stallo e incertezza Il confronto tra le vendite estive di quest’anno e il 2024 mostra segnali di rallentamento e stabilità: 41,7% degli intervistati ha registrato vendite peggiori 41,7% non ha rilevato variazioni significative Solo il 16,7% indica un miglioramento Bilancio del 1° semestre 2025 simile: 50% dichiara un calo rispetto allo stesso periodo 2024 33,3% stabilità 16,7% crescita Prospettive per l’autunno/inverno 2025: tiepido ottimismo 33,3% degli operatori prevede un miglioramento delle vendite per la seconda parte dell’anno 25% prevede stabilità 41,7% resta pessimista Preferenze dei clienti estate 2025 Tipologia vino Preferenza (%) Bianchi fermi 50.0 Spumanti 25.0 Rosati 16.7 Rossi 8.3 I bianchi fermi si confermano i protagonisti assoluti della stagione estiva 2025 Spumanti ancora in crescita di interesse Rosati in netta difficoltà Rossi riservati a una nicchia di clienti Focus sui rosati: flessione significativa 58,3% degli operatori dichiara un calo nei consumi dei rosati rispetto al 2024 Solo il 25% segnala un aumento 16,7% indica stabilità nei consumi Il commento di Vinarius Andrea Terraneo, Presidente Vinarius, sottolinea come le enoteche italiane vivano un “periodo di adattamento complesso”, influenzato da cambiamenti nei gusti e da difficoltà economiche generalizzate. La scelta dei bianchi fermi si conferma solida. “Il nostro impegno, oggi più che mai, è sostenere il comparto promuovendo cultura, formazione e sinergie con i produttori”. Chi è Vinarius Nata nel 1981, Vinarius si propone di promuovere, valorizzare e tutelare le enoteche italiane, sostenendo la crescita professionale degli enotecari e monitorando costantemente il mercato grazie a sondaggi periodici. Con oltre 50 milioni di euro di fatturato aggregato, rappresenta una delle voci più autorevoli del settore a livello nazionale. La Redazione
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Le Mesnil-sur-Oger e Clos du Mesnil Arrow Right Top Bg

5 Agosto, 2025

Le Mesnil-sur-Oger e Clos du Mesnil

Una mattina a Le Mesnil-sur-Oger: tra gesso, filari leggendari di Chardonnay e silenzi La firma di Pierre Péters e il Clos du Mesnil   Ci sono luoghi che non sono soltanto paesi, ma orizzonti di luce e materia.
Le Mesnil-sur-Oger è uno di questi: un pugno di case, un campanile romanico e chilometri di filari che affondano nel gesso. Qui la Champagne diventa racconto puro, scolpito nella roccia e sospeso tra tradizione e visione.
Siamo in un angolo della Côte des Blancs dove la voce della Champagne è limpida e inconfondibile: uno dei 17 Grand Cru, un villaggio adagiato su colline di gesso vivo, dove lo Chardonnay diventa pura luce liquida. Questo villaggio è la sua casa.
Ogni filare sembra scolpito nella pietra, ogni parcella è una piccola storia di pazienza e precisione. È una terra che non fa sconti, ma che a chi sa ascoltarla regala vini di una tensione e di una profondità uniche al mondo. Le Mesnil-sur-Oger: un villaggio e la sua anima di gesso Le Mesnil-sur-Oger è un piccolo comune francese di soli 1.236 abitanti, nel dipartimento della Marna, nel cuore del Grand Est. Una cittadina tranquilla, dominata dalla chiesetta romanica di Saint Nicolas, dove il tempo sembra scorrere al ritmo lento delle stagioni della vite.
Per gli appassionati, è tappa obbligata la visita al Musée de la Vigne et du Vin, un piccolo scrigno che racconta la storia viticola del villaggio. Siamo nella Côte des Blancs, patria di eccellenza di Sua Maestà lo Chardonnay. Qui non esistono particolari sottozone: sono i village e il loro sottosuolo a dettare le regole.
E il terroir di Le Mesnil è un vero teatro naturale, dove si intrecciano gesso e minerali in una combinazione che ha reso celebre questo village grazie a Maison leggendarie come Salon e Krug. Il gesso assorbe il calore dei raggi solari e, come una riserva idrica naturale, rilascia acqua nei periodi più siccitosi, garantendo alla vite un equilibrio prezioso anche nelle annate più difficili. Una curiosità che racconta la grandezza del luogo: Le Mesnil conta 435 ettari vitati, di cui ben 432 coltivati a Chardonnay, suddivisi in 75 diversi lieux-dits. Numeri che, da soli, spiegano perché qui lo Chardonnay trovi una delle sue espressioni più pure. Pierre Péters: una storia di famiglia e di gesso Maison familiare storica, Pierre Péters incarna la più pura espressione dello Chardonnay Grand Cru della Côte des Blancs.
Il domaine affonda le sue radici nel 1858, quando Gaspar Péters, originario del Lussemburgo, si trasferì a Le Mesnil-sur-Oger avviando una piccola attività viticola grazie alle vigne della moglie.
Nel 1919 Camille Péters, figlio di Louis Joseph, fu uno dei primissimi viticoltori della Champagne a decidere di vinificare e commercializzare le proprie bottiglie con il proprio nome.
Nel 1929, in piena crisi economica, nacque ufficialmente il marchio “Camille Péters”, e nel 1930 la famiglia acquisì 2,5 ettari nel celebre lieu-dit “Les Chétillons”.
Già nel 1932, a soli 12 anni, Pierre Péters partecipava alle prime fiere da solo, iniziando a sviluppare le vendite. Nel 1944, dopo la morte improvvisa di Camille, Pierre prese le redini dell’azienda e due anni dopo, nel 1946, uscì la prima cuvée con il nome attuale “Pierre Péters”, annata 1944.
Per 35 anni Pierre dedicò la sua vita allo sviluppo del marchio e dei vigneti nella Côte des Blancs. Nel 1967, a causa di problemi di salute, Pierre passò la gestione al figlio François, che guidò la maison per oltre 40 anni, portando la superficie vitata a 17,5 ettari e ampliando enormemente la notorietà in Francia e all’estero. Nel 2007 Rodolphe Péters, enologo, 6 generazione, entrò ufficialmente in azienda dopo 12 anni di esperienza nel mondo del vino e dello Champagne. Dal 2008 ne prese la guida e ha dato ulteriore impulso qualitativo, curando con attenzione maniacale l’immagine e la reputazione del marchio, oggi esportato per oltre l’80% della produzione. Nel 2009 nacque la cuvée “Rosé for Albane”, una piccola rivoluzione per una maison storicamente devota al Blanc de Blancs.
Nel 2016 fu la volta della serie “L’Étonnant Monsieur Victor”, un assemblaggio speciale che racconta un nuovo capitolo familiare.
Nel 2019 la famiglia si trasferì nella nuova sede e celebrò il centenario con l’anniversary cuvée “HERITAGE”, un condensato di 19 annate firmate da quattro generazioni. Nello stesso anno venne lanciata una nuova parcella proveniente dal lieu-dit Montjoly a Le Mesnil-sur-Oger. Les Chétillons: l’anima più pura “Les Chétillons” è il nome della cuvée speciale che richiama un prestigioso lieu-dit del Grand Cru di Le Mesnil-sur-Oger.
La famiglia possiede tre parcelle di vigne vecchie, oltre 45 anni di età, acquistate nel 1930. Ogni parcella viene vinificata separatamente e poi assemblata per dare vita a una cuvée di singolo vigneto. Tutta la potenza e la mineralità del suolo calcareo di Le Mesnil si esprimono in questo vino prodotto dal 1971. La sua fama ha superato i confini francesi, e lo stesso Michael Edwards lo descrive come “uno dei più bei pezzi di terra di tutta la Champagne”. La tenuta si estende su circa 20 ettari, distribuiti in parcelle situate nei migliori comuni Grand Cru della Côte des Blancs: Le Mesnil-sur-Oger, Oger, Avize e Cramant. Le vigne, frutto di selezione massale delle piante più vecchie, hanno un’età media di 30 anni e affondano le radici nei celebri suoli di gesso affiorante, che conferiscono ai vini tensione e mineralità inconfondibili. Le barbatelle vengono autoprodotte in azienda e solitamente provengono dal vigneto Les Chétillons. Le esposizioni sono ad est e i vigneti sono protetti dai venti che soffiano da Ovest; il suolo, come detto gesso puro è un naturale serbatoio d’acqua. Consapevoli del valore di queste parcelle, la famiglia adotta pratiche agricole sostenibili con l’obiettivo di ottenere uve di qualità eccelsa nel massimo rispetto della terra e della natura.  L’approccio alla vigna è scrupoloso e sostenibile, certificato HVE (Haute Valeur Environnementale).C’è molta attenzione al rispetto dell’ambiente in ogni fase, compresa la scelta dei materiali per le etichette e i cartoni, nonché la scelta dei mezzi da utilizzare per spedire gli Champagne. La vendemmia è manuale, i grappoli selezionati con cura e la pressatura avviene in modo lento e delicato, per estrarre solo il mosto fiore, la parte più fine e pura. In cantina, ogni parcella viene vinificata separatamente, per cogliere e conservare l’identità dei singoli terroir. Ai vini dell’annata si affianca un patrimonio di oltre venti vendemmie di vins de réserve, utilizzati con maestria per creare assemblaggi ricchi, complessi, ma sempre riconoscibili per freschezza, finezza e verticalità. Oggi guidata da Rodolphe Péters, la maison produce esclusivamente Chardonnay Grand Cru, con vinificazioni essenziali e un’attenzione maniacale alla precisione. Dopo un attento monitoraggio della maturazione, i grappoli interi vengono raccolti a mano e trasportati con cura in pressa. La spremitura avviene lentamente per separare e isolare solo il mosto più nobile, fondamentale per lo sviluppo delle cuvée. Il Chardonnay, vitigno a bacca bianca, dona finezza allo Champagne e riflette con precisione il suolo che lo genera. Per questo la maison seleziona accuratamente le uve e isola il mosto fiore per ottenere quella mineralità, quel tocco agrumato e quella finezza che contraddistinguono i vini Pierre Péters. Le fermentazioni si svolgono in piccole vasche d’acciaio inox a temperatura controllata, ciascuna chiaramente identificata per parcella e frazione. I vini sostano poi sui lieviti e vengono degustati regolarmente per monitorarne l’evoluzione, preparandoli all’assemblaggio delle diverse cuvée. La “Cuvée de Réserve” è un assemblaggio di vini dell’ultima vendemmia con una riserva che attinge a oltre vent’anni di vini di annate precedenti. I “millésimé” invece nascono dalle migliori parcelle e solo nelle annate ritenute eccellenti.
Lo stile Péters è limpido, scolpito nel gesso: finezza, purezza, verticalità. Non è un caso che qui lo stile prediletto sia Brut o Extra Brut: lo Chardonnay di Le Mesnil, spesso vinificato senza svolgere la malolattica, conserva un’acidità affilatissima. Questi vini sono lame sottili e lucenti, capaci di tagliare e accarezzare allo stesso tempo, sostenute da un dosaggio minimo che non ne offusca la purezza. Nella elegantissima sala di degustazione, davanti a me tre vini che sono tre capitoli di una storia familiare. Extra Brut: non è la porta d’ingresso alla maison, perchè quello è il Brut, ma questo è un vino cesellato, salino, fresco come un mattino di primavera a Le Mesnil. Le bollicine fini, la bocca tesa ma mai esile, la scia minerale che resta lì, a ricordarti dove ti trovi. Esprit 2020: qui la profondità si fa più evidente. L’annata dona frutto e rotondità, ma la matrice resta quella inconfondibile del villaggio. È un vino che gioca sull’equilibrio tra cremosità e gesso, tra un soffio floreale e quella lama sottile che taglia il palato con eleganza. Les Chétillons 2017: il mito, il cru che da solo racconta cosa può fare Le Mesnil. Un luogo, tre parcelle, vinificate separatamente e poi fuse in un Blanc de Blancs che è pura poesia. In bocca un cristallo che vibra: agrumi canditi, note fumé, un filo di erbe bianche e quella persistenza infinita che ti fa dimenticare il tempo. Assaggiare questi vini nel loro luogo d’origine cambia tutto. Le bottiglie che conoscevo da anni ora hanno un volto, un odore, una luce. Ogni sorso sembra parlare direttamente con il terreno sotto i miei piedi. E mentre torno verso la mia stanza, proprio di fronte alla maison, il silenzio della notte a Le Mesnil è rotto solo da un pensiero: certe bottiglie non sono solo bollicine, sono mappe di territori, sono geografie dell’anima. Clos du Mesnil – Il rettangolo sacro dello Chardonnay A pochi passi dalla maison Péters si trova uno dei vigneti più celebri al mondo: Clos du Mesnil, un fazzoletto di terra di poco più di un ettaro racchiuso da mura antiche, interamente piantato a Chardonnay. Qui nasce uno degli Champagne più ricercati di sempre, firmato Krug, che racconta in modo assoluto la purezza di Le Mesnil. Questo clos è considerato un vero “monopole”, una sorta di Grand Cru dentro al Grand Cru, e conferma quanto straordinario possa essere questo terroir quando viene ascoltato senza compromessi. Un ettaro. Un muro. Una leggenda.
Nel cuore di Le Mesnil, la maison Krug ha custodito uno dei più celebri clos della Champagne.
Il Clos du Mesnil non è solo un vigneto: è un monumento alla purezza. Viene vinificato separatamente solo nelle migliori annate, e ogni bottiglia racconta l’essenza più estrema dello Chardonnay su craie.
Silenzioso, raro, senza tempo. Il Clos du Mesnil è Champagne in forma di meditazione. Se la Krug Grande Cuvée è il simbolo della Maison, è con il Clos du Mesnil che si sfiora la leggenda. Questo piccolo vigneto murato di 1,84 ettari nel cuore di Le Mesnil-sur-Oger è oggi considerato una delle più alte espressioni dello Chardonnay in purezza: uno Champagne mitico, celebrato dagli appassionati e ricercato dai collezionisti di tutto il mondo. Protetto da mura costruite nel 1698 – come ricorda l’incisione storica scolpita nella pietra – il Clos du Mesnil è un monopole circondato dal borgo stesso. Qui, grazie all’orientamento sud-est, alla protezione muraria e al suolo gessoso, nasce uno dei Blanc de Blancs più puri, intensi e longevi dell’intera regione. Nel 1971, Rémi e Henri Krug, quinta generazione della famiglia, acquistarono alcune parcelle a Le Mesnil-sur-Oger, con l’intento iniziale di rafforzare l’approvvigionamento di Chardonnay per l’assemblaggio della Grande Cuvée. Ma tra quelle vigne si celava un vigneto diverso da tutti: il Clos du Mesnil.
Da subito, i vini ottenuti da questo appezzamento si rivelarono straordinari per precisione, profondità e tensione. Dopo anni di osservazioni e degustazioni, nel 1979 la Maison decise di vinificare separatamente il raccolto, dando vita al primo Krug Clos du Mesnil, prodotto da un’unica parcella e da una sola vendemmia. Il Clos è suddiviso in sei parcelle vinificate separatamente, e solo le migliori entrano nella cuvée finale. Le vigne più vecchie superano i cinquant’anni, mentre la parcella più giovane è stata ripiantata nel 2016. Le uve vengono pressate direttamente nel clos, prima della vinificazione secondo i rigidi canoni Krug. Negli ultimi anni, la parte bassa del Clos du Mesnil è stata convertita alla biodinamica, con risultati sorprendenti: i vini mostrano una nuova vitalità e una definizione ancora più luminosa.
Il Clos du Mesnil è oggi un unicum nel panorama champenois: uno Champagne di luce, precisione e purezza, prodotto solo nelle annate eccezionali, capace di unire la tradizione secolare e la ricerca estrema della verità di un luogo. Ed è stato lì, proprio di fronte al muretto che protegge il vigneto, che abbiamo stappato un Krug Grande Cuvée 172ème Édition, appena usciti dalla degustazione da Pierre Péters. Un sorso che, guardando quelle viti storiche, ha avuto un sapore diverso; “ certo sarebbe stato perfetto stappare un Clos du Mesnil proprio lì, ma certe bottiglie meritano tempo e silenzio: meglio degustarle con calma, seduti a tavola.” Prima di chiudere 2 parole sul Krug Degustato La Krug Grande Cuvée 172ème è ‘costruita’ attorno ai vini dell’annata 2016, un’annata non facile, dall’andamento piuttosto contrastato (la vendemmia, ad esempio, per Krug ha richiesto quasi un mese, dal 9 settembre al 2 ottobre!), al cui assemblaggio concorrono il 42% di vins de réserve, compresi tra il 2015 e il 1998. Una cosa curiosa è che questa è una cuvee firmata interamente da Eric Lebel come chef de cave, che ha ricevuto questo incarico dalla famiglia proprio nel 1998, per poi lasciarlo alla sua ‘allieva’ nel gennaio del 2020 (Chiaramente sboccatura e dosaggio sono di Julie Cavil, la chef de cave, anche se Erik fa parte del comitato di degusazione oltre ad essere il deputy director). E’ composta da 146 vini di 11 annate differenti. Ha sostato sostato 6 anni sui lieviti, prima di essere dosata da extra-brut e poi riposare altri 20 mesi, prima di essere commercializzata a metà 2024. Il blend è 36% Chardonnay, 44% Pinot Noir e 20% Meunier. All’olfatto emergono sentori tostati e di brioche, richiami agrumati molto intensi che esaltano la grande freschezza. Una lama come al solito, di una grande finezza, e una mineralità che affiora dopo qualche minuto; chiude con un finale asciutto e sapido, di grande pulizia: una Krug Grande Cuvée di finezza e di grandissima bevibilità, alla quale il tempo donerà ulteriore complessità e intensità. Lasciare Le Mesnil significa portarsi via un pezzo di quella luce bianca che filtra tra i filari.
Ogni sorso degustato – dal cesello di Pierre Péters alla profondità di un Krug – diventa una mappa sensoriale che rimane nella memoria come un segreto condiviso.
In un calice di Champagne, qui, non c’è solo vino: c’è il tempo, la pietra, la mano dell’uomo e quella tensione sottile che ti fa desiderare di tornare. Sempre.     Emanuele Muzzo Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo Vigne e Orizzonti
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Tendenze Rosé d’Estate: dal Sinis tre vini Contini autoctoni che raccontano la Sardegna contemporanea Arrow Right Top Bg

4 Agosto, 2025

Tendenze Rosé d’Estate: dal Sinis tre vini Contini autoctoni che raccontano la Sardegna contemporanea

Dal Nieddera tre espressioni rosé che intrecciano tradizione, innovazione e lifestyle sardo, un soft power enologico che conquista per freschezza, identità e stile. L’estate 2025 segna il trionfo del rosé: mentre il mercato del vino globale rallenta, questi vini cavalcano un’onda positiva e rappresentano ormai il 10% della produzione mondiale di vini fermi, con oltre 21 milioni di ettolitri all’anno. L’Italia è in prima linea, contribuendo con il 5% della produzione e alimentando una nuova cultura del bere che vede il rosato come simbolo di incontro, solarità e contemporaneità. Nel cuore della Sardegna, dalla Penisola del Sinis, Cantina Contini 1898 (Cabras) incarna perfettamente questa “onda rosa” con tre etichette che restituiscono l’anima del territorio: Nieddera Rosé, I Giganti Rosa e Attilio Rosé. Vini diversi ma accomunati dal vitigno autoctono Nieddera, portabandiera di una Sardegna che sa parlare al mondo senza rinunciare alle proprie radici. Nieddera Rosé: Autenticità della Valle del Tirso Vitigno: 100% Nieddera, varietà storica e identitaria della Valle del Tirso. Vinificazione: spremitura soffice, macerazione sulle bucce 12-24 ore, fermentazione e affinamento in acciaio. Profilo sensoriale: colore rosa intenso con sfumature violacee; note eleganti di ciliegia e lampone, chiusura su accenti vegetali e marini. Gusto: vibrazione sapida e fresca, finale persistente. Abbinamento: perfetto con tagliolini all’astice, salumi e formaggi freschi. Temperatura di servizio: 8-10°C. I Giganti Rosa: Raffinatezza delle Terre di Ossidiana Vitigni: Nieddera e Cannonau, blend unico delle terre del Sinis e di Ossidiana (fino a 100m slm). Vinificazione: breve macerazione (3-6 ore), fermentazione a bassa temperatura, affinamento su lieviti (10% barrique, 90% acciaio), lunga maturazione in bottiglia. Profilo sensoriale: rosa tenue con riflessi aranciati; aromi di agrumi, fragole e lamponi su delicato fondo minerale. Gusto: fresca tensione acida, mineralità spiccata, persistenza e ritorni agrumati. Abbinamento: ideale per antipasti, primi delicati, pesce e crostacei, perfetto per cene en plein air. Temperatura di servizio: 10-12°C. Attilio Rosé: Bollicine d’Eredità Vitigno: 100% Nieddera, raccolto sia da impianti ad alberello che a spalliera. Metodo: spumante metodo Martinotti (Charmat), lunga fermentazione naturale. Profilo sensoriale: rosa tenue, perlage fine e persistente, profumi di fiori rosa e piccoli frutti rossi. Gusto: verticalità, acidità vivace e freschezza marina. Abbinamento: eccellente come aperitivo o con fritture di pesce; valorizza le serate estive in riva al mare. Temperatura di servizio: 4-6°C. Il Terroir del Sinis: un patrimonio di biodiversità Vigneti: Valle del Tirso e Penisola del Sinis, vicino al mare, su suoli sabbiosi-argillosi e vulcanici. Clima: mediterraneo, influenzato da ventilazione costante; rese tra 80-90 q/ha, conduzione prevalentemente a spalliera e alberello. Elemento comune: la tradizione che incontra la contemporaneità, con una viticoltura sostenibile e la valorizzazione di vitigni autoctoni. Alessandro Contini presidente della Cantina Contini Il rosé Contini nasce da una scelta precisa: rispettare le origini, valorizzare i nostri vitigni e offrire vini identitari, accessibili, sorprendenti. Cantina Contini 1898: storia, innovazione, accoglienza Fondata nel 1898 da Salvatore Contini, è la più antica cantina sarda e oggi una delle realtà più innovative dell’isola. Alle tradizionali Vernaccia di Oristano DOC e DOC Riserva, affianca oltre venti etichette tra bianchi, rossi, spumanti e rosé. Il percorso di restyling iniziato nel 2022 ha dato vita a uno spazio multifunzionale dedicato alle degustazioni e all’ospitalità, testimonianza di una Sardegna che si apre al futuro mantenendo intatto il proprio cuore antico. La Redazione
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Alto Adige Wine Summit: debutta l’evento dedicato agli operatori del vino il 7 e 8 settembre Arrow Right Top Bg

4 Agosto, 2025

Alto Adige Wine Summit: debutta l’evento dedicato agli operatori del vino il 7 e 8 settembre

Due giorni esclusivi a Bolzano con oltre 360 etichette e masterclass per ristoratori, sommelier e professionisti italiani. Agosto 2025 – Manca poco al debutto della prima edizione dell’Alto Adige Wine Summit, evento dedicato esclusivamente agli operatori nazionali del settore vino. Il 7 e l’8 settembre Bolzano ospiterà ristoratori, enotecari e sommelier da tutta Italia per un’immersione nelle eccellenze vinicole altoatesine. La manifestazione, organizzata dal Consorzio Vini Alto Adige, vedrà in degustazione oltre 360 etichette di 98 aziende. Si spazierà dalle novità delle nuove annate a verticali con vini iconici e rarità, accompagnate da sei masterclass condotte da esperti come Andrea Amadei, Filippo Bartolotta e Cristina Mercuri, focalizzate su vitigni simbolo quali Gewürztraminer, Pinot nero, Schiava e Lagrein, oltre alle nuove interpretazioni dei giovani produttori e ai prestigiosi Icon Wines. La kermesse inizierà il 7 settembre con una cena esclusiva nella cornice immersa tra i vigneti di Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano. Il 8 settembre si terrà la grande degustazione presso la Sala Carroponte del NOI Techpark, location che unisce storia industriale e design moderno. L’evento celebra anche i 50 anni della DOC Alto Adige e il riconoscimento delle 86 Unità Geografiche Aggiuntive, sottolineando il ruolo di questa denominazione come una delle realtà più dinamiche e innovative del panorama vitivinicolo italiano. Per informazioni e iscrizioni riservate agli operatori, la mail di riferimento è: wine-summit@vinialtoadige.com. La Redazione
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Vinitaly The Opera’s Ouverture: un viaggio tra vino, musica e cultura nel cuore di Verona Arrow Right Top Bg

4 Agosto, 2025

Vinitaly The Opera’s Ouverture: un viaggio tra vino, musica e cultura nel cuore di Verona

  Fondazione Arena, Veronafiere e Infront uniscono opera e vino in un’esperienza immersiva tra degustazioni, spettacolo e territorio.   Dal 2025 Verona si arricchisce di un’esperienza unica che unisce due simboli del Made in Italy: l’opera lirica e il vino. Con Vinitaly The Opera’s Ouverture, progetto realizzato da Fondazione Arena, Veronafiere, Vinitaly e Infront, prende forma un percorso enogastronomico e culturale che accompagna il Festival lirico scaligero, offrendo al pubblico un viaggio sensoriale senza precedenti. Dal 6 al 31 agosto, nel suggestivo Palazzo della Gran Guardia, affacciato su Piazza Bra, si apre la raffinata buvette pre-opera: ogni sera, da giovedì a domenica, con alcune serate di gala, si possono degustare le più prestigiose etichette italiane, selezionate da Vinitaly e impreziosite dalla presenza di cantine locali con il supporto di Sartori, official supplier dell’Arena. L’accompagnamento gastronomico è affidato a una cena a buffet dedicata ai sapori tipici del territorio, un vero omaggio alla cucina italiana, in attesa dello spettacolo nell’anfiteatro simbolo mondiale della lirica. La serata comincia alle 19, creando un’atmosfera di convivialità e anticipazione per lo spettacolo serale. L’iniziativa, che si rivolge a turisti, residenti e clienti business, offre anche formule dedicate alle aziende, con abbonamenti corporate e carnet flessibili per facilitare l’accesso e incentivare relazioni d’affari di alto livello. Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena, sottolinea: L’opera e il vino sono due espressioni profonde della nostra italianità. Questo progetto ci permette di valorizzare insieme questi simboli, offrendo una narrazione completa e coinvolgente della cultura veronese e italiana. Barbara Ferro, Amministratrice Delegata Veronafiere, aggiunge: Vinitaly The Opera’s Ouverture è la perfetta sintesi di Verona e del suo patrimonio: vino e opera si incontrano per regalare un’esperienza culturale e turistica distintiva che rafforza la promozione territoriale internazionale. Dal canto suo, Alessia Rotta, Assessora alle Manifestazioni del Comune di Verona, evidenzia l’importanza della sinergia e della valorizzazione degli spazi come la Gran Guardia, sottolineando il sostegno dell’amministrazione a iniziative che ampliano l’attrattiva e l’offerta della città. Il progetto associa prestigio, business e cultura, come dichiara Adolfo Rebughini, Direttore Generale Veronafiere: Questa collaborazione con Fondazione Arena e Infront permette di unire eccellenze diverse in un’esperienza esclusiva, consolidando Vinitaly come piattaforma di riferimento globale per il vino italiano.” Anche Alessandro Giacomini, Managing Director Infront Italy, vede in questa iniziativa una crescita del pubblico dell’opera e una nuova occasione di networking di alto livello, mentre Stefano Trespidi, Vice direttore artistico di Fondazione Arena, parla di un prodotto innovativo che arricchisce l’offerta turistica cittadina e crea una collaborazione duratura tra realtà veronesi. Infine, Andrea Compagnucci, Marketing Principal Consultant di Fondazione Arena, ricorda che l’Arena è il luogo più italiano sulla Terra: un anfiteatro romano che ogni estate si trasforma nel tempio della lirica e che, grazie a eventi come Vinitaly The Opera’s Ouverture, celebra la cultura italiana nella sua sintesi più emozionante. La Redazione
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Thomas Kohl. Il re dei succhi di mela Arrow Right Top Bg

4 Agosto, 2025

Thomas Kohl. Il re dei succhi di mela

  Oggi vi porto in Alto Adige. Più precisamente ho deciso di fare sosta ad Auna di Sotto (Bolzano), sull’Altopiano del Renon, nel paradiso dei meleti in fiore. Un viaggio diverso, curioso ed interessante. Vi farò conoscere colui che è diventato non solo il primo affinatore di succhi di mela in Italia, non solo colui che ha fatto sì che i suoi succhi diventassero famosissimi e pluripremiati, ma anche colui che ha studiato e fatto tanta ricerca per creare Pairings perfetti ovvero, abbinamenti succhi/cibo.  Per chi ama le novità, per chi è astemio e non è amante del Vino, per chi ama il vino ma vuole una sorprendente e speciale alternativa alle bevande alcoliche, benvenuti nel meraviglioso mondo di Thomas Kohl e della sua anonima azienda. Thomas, uomo di montagna, che adora raccontare la sua impresa, i suoi studi, la sua ricerca continua. Un uomo che si è adattato alla montagna o magari l’ha pure sfidata, ma il risultato è più che evidente:  la montagna lo ha ricambiato, amato, premiato. Partiamo dagli inizi, da dove tutto è partito. Così, Thomas si racconta. La sua famiglia da generazioni vive quassù, in questo angolo di paradiso sperimentando di tutto e Thomas dopo aver concluso gli studi, ha avuto la sensazione di voler provare qualcosa di nuovo. Il suo obiettivo era la frutticoltura così che un giorno si è  chiesto: come crescono le mele sopra i 900 metri? Prima di dare vita a tutto ciò, però, Kohl ha voluto dare un’occhiata a quello che c’era fuori. Terminati gli studi si è cimentato nel giro di mezzo mondo per poi, improvvisamente, effettuare un’inversione a U: il ritorno a casa, dove ha sviluppato il suo carattere, la sua visione e i suoi desideri. Sono passati oltre trent’anni da quando con suo padre ha iniziato a piantare alberi di mele, al maso frutticolo Troidner sul Renon, dove fa sempre più fresco della vallata, al punto che bisogna portarsi almeno una giacca in più. Guardando i suoi gioielli Thomas Kohl divertito mi dice Per molto tempo nessuno ha creduto che quassù, potessero crescere mele. Ufficialmente mele di montagna, per via dell’altitudine in cui crescono,  amanti della luce solare più intensa e la fresca brezza serale. Trenta anni e molte cose sono successe da quando il maso si è convertito alla frutticoltura,  il giovane Kohl ha preso in mano la situazione ed è uscita fuori tutta la sua testardaggine, l’intraprendenza e la sua determinazione.  Perché non creare qualcosa di diverso, speciale e suo?  Così Kohl decide di  guardare oltre la recinzione del proprio giardino, o giù a valle, dove cresce il vino in Alto Adige ed inizia ad osservare e studiare attentamente,  vedendo e rendendosi conto che  ci sono molte somiglianze tra uva e mele. La caparbietà e la determinazione di Thomas Kohl si fanno sempre più forti e così ha un’idea: trattare le mele come se fossero vino. Le vigne a quest’altitudine non si trovano più, ma le mele attecchiscono magnificamente,  poiché hanno bisogno di un’esposizione alla luce del sole intensiva e del vento fresco che scende di sera dalle cime delle montagne.      In Thomas si fa sempre più largo la convinzione che questa zona sul Renon, sia il posto migliore per creare succhi di mela unici e così inizia prima a scoprire quali varietà siano più  adatte e poi a produrre i suoi succhi. Lo fa con un’energia potente, circondato da persone serie e grazie ad una terra generosa che produce cose buone. Il tutto mescolato, come  onestamente mi dice sorridendo, alla gioia di vivere e al piacere, con un pizzico di audacia e spensieratezza. Mentre continua la nostra passeggiata in mezzo al suo meraviglioso meleto, 8 ettari di terreno a 1000 mt.,  Kohl, fra ricordi ed un occhio proiettato verso il futuro, spiega che tutti gli alberi hanno l’altezza giusta da permettere ad un adulto di raggiungere anche i frutti situati più in alto. In due o tre passate i frutti di un melo vengono raccolti, nel periodo che va da agosto a settembre, a seconda della varietà e dell’esposizione solare. Tutte le mele vengono raccolte singolarmente a mano e riposte nelle ceste prima di arrivare alla pressa. Sono tante le domande che si è posto negli anni: Quali mele di montagna sono perfette per succhi monovarietali?  Quali varietà di mela si prestano ad un processo di pressatura in purezza? Come bisogna procedere se si rifiuta l’utilizzo di qualsiasi additivo? Come comporre al meglio le cuvées? Dove ci porterà questo viaggio?. Mentre giorno dopo giorno studia e sperimenta, mescola, degusta e comincia tutto da capo per l’ennesima volta se qualcosa non è di suo gradimento o non è la perfezione, emerge che Thomas Kohl sta creando succhi di mela che non erano mai esistiti prima, di altissimo livello, qualità eccelsa, unici nel loro genere e 100% naturali, con una cosa importante da sottolineare, ovvero,  li crea come se fossero grandi vini e li divide in 3 linee:  gourmet, cuvée e Grand Cru (quest’ultima il suo grande capolavoro.  Succhi di mela di montagna dalle rare varietà di mela Ananasrenette e Wintercalville,  una bottiglia in formato magnum ed packaging elegantissimo). Finalmente passiamo alla degustazione e Thomas spiega molto soddisfatto che negli ultimi anni i succhi di frutta sono diventati dei veri protagonisti, prendendo ampio spazio ed una posizione di rilievo nell’ambito gastronomico, grazie alla loro versatilità, leggerezza e diventando l’eccellente alternativa analcolica al vino, dando vita, altresì, a delle vere degustazioni con pairing di altissimo  livello, poiché le sue tre linee appunto, sono studiate accuratamente per i migliori abbinamenti culinari. Sono sempre più curiosa perché è Thomas a scegliere i sei succhi  ed a me non rimane altro che lasciarmi andare e godermi questo viaggio sensoriale unico. Partiamo dalla Linea Gourmet, ovvero, purezza, precisione, perfezione. Succhi di mela di montagna monovarietali e in purezza, creati da sei varietà di mela diverse, con aromi, profumi, colori, ben distinguibili a seconda del tipo di mela, gusto ed aroma unico. È ora dell’aperitivo e partiamo da Rouge, dal colore rosso intenso, con aromi di ribes, ciliegia e rabarbaro, e dal gusto fresco, intenso e persistente, ideale come aperitivo, antipasti di pesce e piatti asiatici. Thomas propone poi Sonnenglanz tradotto, splendore del sole, dal colore giallo luminoso ed intenso, note agrumate e di pino, dal gusto che è un mix fra fruttato e rinfrescante, ideale con insalate, pesce, carni bianche e formaggi delicati. Cambiamo  e Kohl arriva a sorpresa con la Linea cuvée, una linea particolare,  dove il succo di mela di montagna incontra succhi di altri frutti, ortaggi, bacche, estratti di erba e fiori. Propone Mela e Menta, intrigante, fresco ed energizzante, seducente, conquista subito con il suo inconfondibile profumo delicato di menta rotundifolia, ideale con fingerfood, insalate estive e antipasti leggeri.  Un succo che non ti aspetti arriva subito dopo, ovvero, Mela e Luppolo, dal colore giallo paglierino intenso, che colpisce al naso per un mix elegante e particolare, dato dalla dolcezza della mela e dal contrasto aspro e speziato del luppolo. In bocca è  un succo di carattere e corposità,  con un finale persistente, e ideale con piatti saporiti, piccanti e grigliati, pizza, formaggi stagionati e dolci a base di caffè. Continuiamo con Mela e Mandarino, la mela del nord Italia abbraccia il mandarino di Sicilia, dando vita ad un succo fresco e persistente, dal meraviglioso equilibrio fra dolcezza e acidità, ideale con insalate, piatti vegetariani, molluschi e crostacei, pasticceria secca e lievitati. La nostra degustazione si conclude con Mela e fiore di sambuco, dal colore giallo paglierino, fresco, gioioso, floreale, pieno, unico, complesso, dissetante, perfetto come aperitivo, pesce e verdurine grigliate, pasta con molluschi e crostacei, dolci al cucchiaio. Prima di ripartire chiedo a Thomas Kohl quali sono i premi che ha vinto negli anni e vi posso assicurare che la lista è lunga: oltre a diventare famoso in gran parte del mondo, ed essersi  guadagnato il titolo di primo affinatore di succhi di mela in Italia, i suoi succhi hanno veramente attirato l’attenzione internazionale, guadagnando 4 ori, 2 argenti e 2 bronzi alla fiera Mostbarkeiten in Carinzia e, nel 2019, aggiudicandosi il rinomato Nationensieger, decretando l’Azienda Kohl la migliore fra tutte le aziende italiane del settore, mentre un altro succo il Pinova è stato identificato come migliore succo d’Italia. Tantissimi riconoscimenti e premi: nel 2011 per l’ottimo lavoro svolto nell’ambito del Marketing Premio Economia Alto Adige, miglior packaging per le box deI Gran Cru nella categoria Design di prodotto, fino al premio più significativo e importante a livello europeo nel settore dei succhi, assegnato ogni anno in Austria, ossia, Die Goldene Birne la Pera d’Oro, nel 2018. Che dire! Tutto ciò è il risultato del duro lavoro di studio, ricerca e costanza, di un’attenta coltivazione, meticolosa e scrupolosa lavorazione e tanta creatività. Il mio viaggio termina qui , assicurandovi che, anche per gli amanti del Vino e della buona tavola,  merita veramente fare questa esperienza straordinaria. Concludo con questa bellissima citazione Segno della conoscenza, portatrice di un messaggio segreto, la mela nelle nostre mani è un ricordo del paradiso…. Scendendo sempre più a valle possiamo dire che il paradiso dei meleti lo abbiamo vissuto appieno.   Francesca Sardelli Su Instagram come @Ladyloveswines Il viaggio di Francesca
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