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12 Agosto, 2025
Senza Meja. Giovani vigneron oltre ogni confine
L’emozione di esserci: l’incontro con Senza Meja
Ero in Champagne, immerso tra visite in cantina e calici di grandi cuvée, quando hanno iniziato ad arrivarmi, uno dopo l’altro, gli inviti a un evento di degustazione–presentazione a Gorizia.
Di Senza Meja ero già a conoscenza da qualche mese: sapevo che c’era fermento, che un gruppo di giovani vigneron stava costruendo qualcosa di nuovo, senza confini. Ma quando ho visto i nomi di quei produttori – ragazzi e ragazze che conosco bene, che stimo e che so quanto cuore mettono nel loro lavoro – non ci ho messo un secondo a decidere: devo esserci. Sono tornato e mi sono trovato catapultato in un’atmosfera elettrica, fatta di energia, sorrisi e bicchieri che raccontavano storie vere. L’evento era curato nei minimi dettagli: una bellissima degustazione, vini sorprendenti, qualche stuzzichino e la presenza di chi fa della convivialità una missione. C’era il sempre presente Pedja Kostić del panificio Pagna – amico e complice di tanti produttori naturali – con i suoi pani fragranti. Un prosciutto tagliato a coltello con maestria da Elena, la mamma di Nikolas, e i formaggi della Fattoria Gortani. Ma i veri protagonisti erano i vini: ognuno con una sua voce, ognuno con una sua luce. Ho bevuto bottiglie davvero memorabili, frutto di lavoro pulito, biologico, biodinamico, di vigne vecchie recuperate e fermentazioni spontanee.
E poi c’erano loro, le fidanzate e i fidanzati, le mogli e i mariti dei produttori e delle produttrici, a dare una mano, a versare, a sorridere. Perché dietro a Senza Meja non c’è solo un’associazione, c’è una comunità che si muove insieme. Chi sono e cosa fanno Senza Meja – “senza confini” – è un’associazione nata da un gruppo di giovani vigneron under 40 che operano tra il Collio, inteso in senso ampio, e la Brda slovena. È stata presentata a Gorizia, negli spazi suggestivi di Casa Krainer, antico stabile del centro storico.
Questi produttori hanno scelto di lavorare in agricoltura biologica, rigenerativa e biodinamica, promuovendo pratiche sostenibili in campagna e vinificazioni rispettose in cantina: fermentazioni spontanee, niente additivi, niente correzioni. Alcuni sono nuovi progetti nati da poco, altri sono figli di aziende storiche che oggi si aprono a una nuova visione. L’obiettivo? Unire, condividere, creare rete in una zona dove storicamente non è mai stato facile fare squadra. Senza Meja promuove il territorio, coordina attività ed eventi, sostiene la formazione dei soci e organizza degustazioni e iniziative per far conoscere questi vini autentici. Un luogo reale, un sogno condiviso A testimonianza della voglia di stare insieme e di farsi conoscere, Senza Meja ha aperto una sede fisica, un punto d’incontro e di degustazione nel cuore di Gorizia:
Wine Bar Senza Meja – Via Rastello 36, Gorizia
Qui il pubblico può incontrare i vini dei soci, degustarli e acquistarli, respirando in prima persona lo spirito di questa nuova generazione. I protagonisti Ecco i giovani vigneron che, con passione e coraggio, danno vita a Senza Meja, con una brevissima nota su ciascuno: Cora Basilicata (Le Due Terre) – friulana, tra i migliori bianchi d’Italia, e grandi rossi Anzè Ivancic (Anzè) – Brda slovena, visione fresca e sperimentale Tereza Keber (Renato Keber) – nuova generazione, tradizione reinterpretata Ian Kristiancic (Movia) – stile iconico, macerazioni lunghe ma non solo Peter Radovic (Radovic) – piccola cantina, bianchi minerali intensi Tamara Podversic (Damijan) – macerazioni profonde, Collio puro Tamara Lukman (Stekar) – Brda, vini spontanei e materici Jakob Zidarich (Zidarich) – Carso, rossi vibranti e Malvasia e Vitovska di carattere, Kristian Keber (Keber) – giovane guida di una storica azienda del Collio Davide Gaggiola (Fuorizona) – Friuli sperimentale, progetti fuori dagli schemi Ivana Radikon (Radikon) – simbolo del Collio naturale, tradizione di famiglia Maia Reja (Reja) – Brda, interpretazioni delicate e fini Martin Klinec (Klinec) – vini di collina, biodinamica rigorosa, lunghe macerazioni Carlo Montanar (Denis Montanar) – Bassa friulana, vini salini ed emozionanti Mitja Sirk (Sirk) – giovane talento, bianchi energici Gregor Peter Viola (Gravner) – legame con l’anfora e le lunghe attese Marco Pecorari (San Lurins) – Collio, cura maniacale in vigna Nikolas Juretic (Nikolas) – interpretazioni moderne con radici profonde Toni Blazic (Blazic) – Brda, vini eleganti e tesi Federico e Marianna Stroppolatini (Stroppolatini) – giovani, stile pulito e sincero Luca Dellisanti e Davide Gaggiola (Okus) – progetti condivisi, ricerca continua Alexis e Jannis Paraschos (Paraschos) – vigneron greco-friulani, vini vibranti Marta Venica (Martissima) – Friuli, energia nuova al femminile Valentina Terpin (Terpin) – Brda, macerazioni intense e poetiche Matteo Bensa (La Castellada) – Collio storico, oggi in chiave giovane Un augurio A questi ragazzi e ragazze va un grande in bocca al lupo: che continuino a moltiplicarsi, a lavorare pulito, a raccontare il Collio e la Brda con vini vivi, sinceri e pieni di futuro.
Senza Meja non è solo un nome: è una dichiarazione d’intenti, è un movimento, è la dimostrazione che insieme si può andare lontano. Se capitate a Gorizia, fermatevi in Via Rastello 36: il Wine Bar di Senza Meja è molto più di un luogo di degustazione. È una porta spalancata su un mondo fatto di vignaioli veri, di vini che raccontano storie e di giovani che hanno deciso di condividere la loro passione. Sedetevi, assaggiate, ascoltate: lì dentro c’è il futuro del Collio e della Brda. Emanuele Muzzo Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo Vigne e Orizzonti
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Di Senza Meja ero già a conoscenza da qualche mese: sapevo che c’era fermento, che un gruppo di giovani vigneron stava costruendo qualcosa di nuovo, senza confini. Ma quando ho visto i nomi di quei produttori – ragazzi e ragazze che conosco bene, che stimo e che so quanto cuore mettono nel loro lavoro – non ci ho messo un secondo a decidere: devo esserci. Sono tornato e mi sono trovato catapultato in un’atmosfera elettrica, fatta di energia, sorrisi e bicchieri che raccontavano storie vere. L’evento era curato nei minimi dettagli: una bellissima degustazione, vini sorprendenti, qualche stuzzichino e la presenza di chi fa della convivialità una missione. C’era il sempre presente Pedja Kostić del panificio Pagna – amico e complice di tanti produttori naturali – con i suoi pani fragranti. Un prosciutto tagliato a coltello con maestria da Elena, la mamma di Nikolas, e i formaggi della Fattoria Gortani. Ma i veri protagonisti erano i vini: ognuno con una sua voce, ognuno con una sua luce. Ho bevuto bottiglie davvero memorabili, frutto di lavoro pulito, biologico, biodinamico, di vigne vecchie recuperate e fermentazioni spontanee.
E poi c’erano loro, le fidanzate e i fidanzati, le mogli e i mariti dei produttori e delle produttrici, a dare una mano, a versare, a sorridere. Perché dietro a Senza Meja non c’è solo un’associazione, c’è una comunità che si muove insieme. Chi sono e cosa fanno Senza Meja – “senza confini” – è un’associazione nata da un gruppo di giovani vigneron under 40 che operano tra il Collio, inteso in senso ampio, e la Brda slovena. È stata presentata a Gorizia, negli spazi suggestivi di Casa Krainer, antico stabile del centro storico.
Questi produttori hanno scelto di lavorare in agricoltura biologica, rigenerativa e biodinamica, promuovendo pratiche sostenibili in campagna e vinificazioni rispettose in cantina: fermentazioni spontanee, niente additivi, niente correzioni. Alcuni sono nuovi progetti nati da poco, altri sono figli di aziende storiche che oggi si aprono a una nuova visione. L’obiettivo? Unire, condividere, creare rete in una zona dove storicamente non è mai stato facile fare squadra. Senza Meja promuove il territorio, coordina attività ed eventi, sostiene la formazione dei soci e organizza degustazioni e iniziative per far conoscere questi vini autentici. Un luogo reale, un sogno condiviso A testimonianza della voglia di stare insieme e di farsi conoscere, Senza Meja ha aperto una sede fisica, un punto d’incontro e di degustazione nel cuore di Gorizia:
Wine Bar Senza Meja – Via Rastello 36, Gorizia
Qui il pubblico può incontrare i vini dei soci, degustarli e acquistarli, respirando in prima persona lo spirito di questa nuova generazione. I protagonisti Ecco i giovani vigneron che, con passione e coraggio, danno vita a Senza Meja, con una brevissima nota su ciascuno: Cora Basilicata (Le Due Terre) – friulana, tra i migliori bianchi d’Italia, e grandi rossi Anzè Ivancic (Anzè) – Brda slovena, visione fresca e sperimentale Tereza Keber (Renato Keber) – nuova generazione, tradizione reinterpretata Ian Kristiancic (Movia) – stile iconico, macerazioni lunghe ma non solo Peter Radovic (Radovic) – piccola cantina, bianchi minerali intensi Tamara Podversic (Damijan) – macerazioni profonde, Collio puro Tamara Lukman (Stekar) – Brda, vini spontanei e materici Jakob Zidarich (Zidarich) – Carso, rossi vibranti e Malvasia e Vitovska di carattere, Kristian Keber (Keber) – giovane guida di una storica azienda del Collio Davide Gaggiola (Fuorizona) – Friuli sperimentale, progetti fuori dagli schemi Ivana Radikon (Radikon) – simbolo del Collio naturale, tradizione di famiglia Maia Reja (Reja) – Brda, interpretazioni delicate e fini Martin Klinec (Klinec) – vini di collina, biodinamica rigorosa, lunghe macerazioni Carlo Montanar (Denis Montanar) – Bassa friulana, vini salini ed emozionanti Mitja Sirk (Sirk) – giovane talento, bianchi energici Gregor Peter Viola (Gravner) – legame con l’anfora e le lunghe attese Marco Pecorari (San Lurins) – Collio, cura maniacale in vigna Nikolas Juretic (Nikolas) – interpretazioni moderne con radici profonde Toni Blazic (Blazic) – Brda, vini eleganti e tesi Federico e Marianna Stroppolatini (Stroppolatini) – giovani, stile pulito e sincero Luca Dellisanti e Davide Gaggiola (Okus) – progetti condivisi, ricerca continua Alexis e Jannis Paraschos (Paraschos) – vigneron greco-friulani, vini vibranti Marta Venica (Martissima) – Friuli, energia nuova al femminile Valentina Terpin (Terpin) – Brda, macerazioni intense e poetiche Matteo Bensa (La Castellada) – Collio storico, oggi in chiave giovane Un augurio A questi ragazzi e ragazze va un grande in bocca al lupo: che continuino a moltiplicarsi, a lavorare pulito, a raccontare il Collio e la Brda con vini vivi, sinceri e pieni di futuro.
Senza Meja non è solo un nome: è una dichiarazione d’intenti, è un movimento, è la dimostrazione che insieme si può andare lontano. Se capitate a Gorizia, fermatevi in Via Rastello 36: il Wine Bar di Senza Meja è molto più di un luogo di degustazione. È una porta spalancata su un mondo fatto di vignaioli veri, di vini che raccontano storie e di giovani che hanno deciso di condividere la loro passione. Sedetevi, assaggiate, ascoltate: lì dentro c’è il futuro del Collio e della Brda. Emanuele Muzzo Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo Vigne e Orizzonti
11 Agosto, 2025
Rigole Rosso di Tenute Tomasella: il vino di confine tra Merlot e Refosco dal Peduncolo Rosso
Un rosso che racconta l’unione di due vitigni diversi e due territori unici, tra Friuli e Veneto.
Il Rigole Rosso di Tenute Tomasella è il vino che esprime meglio l’identità di confine della cantina, situata a Mansué, a cavallo tra la DOC Friuli e la Prosecco DOC Treviso. Nasce dall’incontro tra l’internazionale Merlot — celebre per la sua rotondità e note fruttate — e il Refosco dal Peduncolo Rosso, nobile autoctono friulano noto per struttura, intensità e profilo speziato. La cuvée combina la freschezza, le note di sottobosco e la vivida acidità del Refosco con la morbidezza e la ricchezza avvolgente del Merlot.
Carattere e stile del Rigole Rosso
Blend: Merlot & Refosco dal Peduncolo Rosso
Caratteristiche: rosso rubino intenso, riflessi viola. Al naso note di frutti rossi, spezie, sottobosco; in bocca è setoso, sapido, ben strutturato, con finale lungo e armonioso.
Vinificazione: raccolta manuale, selezione in campo, lunga macerazione, fermentazione a temperatura controllata e svolgimento totale della malolattica; affinamento di 12 mesi in acciaio e 12 mesi in bottiglia.
Filosofia: sostenibilità e rispetto della materia prima, con passaggio graduale al biologico (conversione completata nel 2026).
Abbinamenti e potenzialità
Ideale con: carni rosse, arrosti, braciole d’agnello, formaggi stagionati
Temperatura di servizio: 14-16°C
Longevo: perfetto tra i 3 e i 7 anni dalla vendemmia.
Tenute Tomasella: vocazione di confine e sostenibilità
L’azienda, con 50 ettari vitati tra Veneto e Friuli, è testimone di come le differenze siano un valore. Ogni vino riflette la ricchezza di due terroir: il Friuli, con le sue uve autoctone orgogliose, e il Veneto, patria di bollicine e tradizione. La famiglia Tomasella tramanda da oltre mezzo secolo uno stile di viticoltura attento al territorio, pronto ad abbracciare il biologico e capace di valorizzare ogni sfumatura di suolo, clima e uva. I vini sono il risultato di un equilibrio fra diversità, rispetto, ascolto della natura e passione autentica.
La Redazione
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11 Agosto, 2025
Estat-iamo
E allora l’estate è arrivata, esplosa nella calura, nelle foto in riva al mare, nelle città, nei borghi, nei boschi.
Non sono una grande appassionata di questa stagione soprattutto perché non amo il caldo eccessivo, ma sono incantata dalle giornate lunghe piene di luce e dalla sensazione di potersi rilassare che percepisco in vari momenti.
Nei mesi estivi aumenta la voglia di uscire, esplorare e condividere.
E in nome proprio della condivisione, mi fa piacere scrivere di alcuni assaggi fatti sotto il segno dell’amicizia e della famiglia, che potete provare anche voi.
Inizio con un rosato bevuto durante un aperitivo casalingo, in totale tranquillità e serenità, con un carissimo amico. È una tipologia di vino estiva per eccellenza, anche se personalmente li degusto anche nelle altre stagioni. Sono vini che si prestano a vari abbinamenti.
Si ottengono lasciando macerare le uve, a bacca rossa o nera, con la buccia nel mosto fino a un massimo di 48 ore (tendenzialmente dipende poi sempre dall’azienda produttrice).
E quindi, largo a Sancerre AOC Maulin Bèle Domaine André Vatan. Per le persone non addette ai lavori AOC indica la denominazione Appellation d’Origine Contrôlée (Denominazione di Origine Controllata) e il termine domaine in ambito vinicolo, significa tenuta e indica un’azienda vitivinicola che produce vino dai vigneti di proprietà.
Ci troviamo nella regione francese della Loira, nella zona Sancerre, celebre soprattutto per i vini bianchi ottenuti da Sauvignon Blanc, vitigno protagonista anche nella produzione di André Vatan. L’azienda ha sede a Verdigny, dove André porta avanti l’azienda, ereditata dal padre, insieme alla moglie Arielle. La famiglia Vatan lavora nel vino da più di 50 anni e i vigneti si estendono su un territorio ricco di silicio e marna, che danno molta complessità ai vini prodotti.
In questo caso, il rosato è ottenuto da uve di Pinot Noir, altro vitigno presente, seppur in misura minore, nella tenuta. E’ affinato in acciaio e nell’etichetta si legge saignée parola francese che tradotta in italiano significa “sanguinamento”. È un metodo utilizzato per produrre vini rosati ed è basato sul sanguinamento o la separazione di parte del mosto di uva nera dalla fermentazione iniziale, prima che avvenga l’estrazione di troppo colore o tannino. Il mosto “sanguinato”, quindi, è fermentato separatamente per il vino rosato.
Qui il bel colore rosa è dato proprio da questa tecnica. Al naso emergono note fini di fragoline di bosco, frutti rossi e agrumi. Gusto fresco. Una bottiglia che si può accompagnare alla lettura delle fiabe, genere che mi piace molto ancora di più ora che sono adulta, di Charles Perrault, soprattutto La Bella Addormentata nel Bosco, pubblicata nel 1697. L’autore fu ispirato dalla splendida architettura dello Château d’Ussé, tra i castelli più celebri e famosi della Loira.
Passiamo ora a un’altra bevanda consumata in tutto l’anno, ma che per me richiama l’estate: la birra.
E qui racconto un brand storico, acquisito dal gruppo Heineken: Ichnusa.
Il nome richiama il termine greco Ἰχνοῦσσα (da Ἰχνοῦσ = orma di piede) e rappresenta l’antica denominazione di origine greca dell’isola, che, vista dall’alto, ha proprio la forma di un’impronta.
Anima Sarda con orgoglio e vanto, i produttori da alcuni anni si impegnano moltissimo in promozioni e campagne pubblicitarie per preservare l’ambiente dell’isola e invitare al turismo responsabile.
Ad esempio incitano al Vuoto a Buon Rendere delle bottiglie e inoltre insieme a Legambiente Sardegna, hanno creato spot per invitare a non gettarle vuote ovunque.
Nel 1912 Amsicora Capra prende possesso dello stabilimento di Cagliari e rilancia il marchio Ichnusa. Negli anni Sessanta è inaugurato il birrificio ad Assemini, in provincia di Cagliari che è l’unico dedicato alla produzione.
E, in una serata conviviale con amici e amiche, ho assaggiato la versione classica di quest’ottima birra. È una lager (bassa fermentazione) e tra gli ingredienti è presente anche il mais.
All’olfatto sono presenti note di luppolo e il gusto è fresco e leggermente amaro.
Nell’etichetta, molto famosa e iconica, appaiono i 4 mori bendati, simbolo che appariva nella cancelleria reale aragonese, sbarcata in Sardegna agli inizi del 1300. È composto dalla croce di San Giorgio, che simboleggia il Cristianesimo e la riconquista cristiana della Spagna e dalle quattro teste, che rappresentano quattro vittorie: la riconquista di Saragozza, Valencia, Murcia e Baleari.
È una bevanda che associo molto allo stare insieme, all’amicizia e quindi la abbino a una storica serie TV prodotta negli USA, creata da David Crane e Marta Kauffman, dal 1994 per dieci stagioni il cui titolo è evocativo Friends.
Passo al legame più forte in assoluto: la famiglia. E ogni tanto si beve insieme nei pranzi o cene. E poiché c’era da festeggiare la conclusione felice di una grande rogna burocratica, ho scelto uno Champagne. Non appartiene a una maison (termine che in ambito vinicolo si riferisce principalmente a grandi aziende produttrici di vino, specialmente in Champagne) tra le più famose di questa regione francese, ma personalmente lo gradisco molto in simili occasioni. Serge Mathieu si trova ad Avirey-Lingey, un raggruppamento di due piccoli villaggi. E i primi documenti in cui si parla della sua famiglia come viticoltori, risalgono al 1685. Dopo varie vicissitudini, Serge nel 1970 inizia a vinificare champagne e oggi, aiutato dalla figlia Isabelle e il genero Michel Jacob, continua l’attività nel segno della sostenibilità ambientale. Ad esempio sono stati installati sensori nei tralci per monitorare lo stress della vite, limitando e rendendo più precisi gli interventi ed è stata ottenuta di recente la certificazione biologica.
I vigneti coltivati sono Pinot Noir in maggioranza e Chardonnay. Siamo nella zona dell’Aube.
La bottiglia assaggiata è un Brut Tradition Blanc de Noirs, cioè composto per il 100% di Pinot Noir.
Al sorso si percepisce freschezza, anticipato al naso da sentori di mela, agrumi, lievito e nota finale sapida. Perlage fine e persistente.
Lo abbino a un bellissimo film francese del 2014, La famiglia Bélier, diretto da Éric Lartigau. E’ raccontata una storia familiare molto commovente, in cui si affrontano vicissitudini grazie all’amore e all’affetto che unisce i personaggi protagonisti.
Concludo con un altro spumante italiano, bevuto durante un pranzo legato a un evento fantastico a cui ho partecipato: il concerto degli AC/DC, gruppo storico hard-rock australiano, che il 20 luglio si è esibito all’Autodromo di Imola. Erano anni che aspettavo questo momento e sono stata felicissima di averne preso parte.
Spostarsi per queste occasioni, è spesso un modo anche per mangiare in posti particolari e infatti io e il mio compagno di viaggio, abbiamo pranzato al ristorante d’amatOsteria ad Arceto, in provincia di Reggio Emilia. Situato dentro il Castello medievale del luogo, Gianni e Federico D’Amato, padre e figlio, combinano cucina tradizionale con un pizzico di modernità. Personalmente il piatto che mi è rimasto più impresso è stato la tagliatella 40 tuorli al ragù di 3 carni. Pasta rigorosamente fatta a mano, con un ragù a base di vitello, maiale e manzo. Strepitoso! Durante il pranzo abbiamo assaggiato Le Petit Rosè” a base di Syrah, prodotto da Tenuta La Piccola che si trova a Montecchio Emilia, nella zona del Reggiano.
Il nome è un richiamo al nome dell’azienda con l’aggiunta del colore del vino. Un’esplosione olfattiva di fragoline di bosco, è seguita da un gusto fresco con leggera nota olfattiva speziata. Il produttore Giuseppe Fontana, si definisce “semplicemente agricoltore produttori di vino” e punta a creare vini eleganti ottenuti dalla coltivazione dei vigneti rispettando al massimo la natura.
E a questo punto vi saluto con un classico degli AC/DC Thunderstruck, con l‘augurio che anche voi proviate un piacevole sbalordimento dai miei assaggi consigliati.
Alla prossima con altri assaggi estivi!
Biancamaria Caroli
Mi trovi su Instagram come @bingasommelier
Dal vino in poi
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10 Agosto, 2025
Tenuta di Castellaro: un’isola di esperienze tra vino, natura e ospitalità alle Eolie
Al tramonto sulle alture di Lipari, degustazioni, il nuovo bistrot, soggiorni nel wine resort e la riscoperta delle Cave di Caolino raccontano il lato più autentico di una Sicilia vulcanica, sostenibile e sorprendente.
Nel cuore delle Eolie, la Tenuta di Castellaro inaugura la stagione 2025 con un’offerta enoturistica immersiva: degustazioni al tramonto, pic-nic tra i filari, l’apertura del nuovo Castellaro Bistrot, la valorizzazione delle Cave di Caolino e l’esperienza esclusiva del Wine Resort. Questo luogo magico fonde paesaggio e terroir, architettura e vino, emozione e racconto, divenendo punto di riferimento per chi cerca autenticità e rigenerazione.
Esperienze e degustazioni tra vigne e cielo
Tutti i giorni, su prenotazione, è possibile scegliere tra:
Pic-nic in vigna e Sunset Pic-nic: relax tra i filari, cestino di prodotti tipici e vista incredibile su Alicudi, Filicudi e Salina, mentre il sole scompare all’orizzonte.
Brindisi al sole: visita guidata in cantina, degustazione di quattro vini (inclusi Malvasia passita e biscotti sesamini) e specialità eoliane.
L’Isola nel Bicchiere, I Classici, Gli Autoctoni: tre percorsi di tasting pensati rispettivamente per chi si avvicina per la prima volta alla Tenuta, per gli amanti dei vini storici e per chi vuole scoprire le varietà autoctone Malvasia e Corinto Nero.
Castellaro Bistrot: chef stellato e cucina eoliana contemporanea
Il nuovo bistrot a firma di Giacomo Caravello porta in tavola una cucina raffinata che parte dai prodotti locali — capperi, pesce azzurro, verdure mediterranee — con una filosofia chef oriented che unisce semplicità, tecnica e creatività, in sintonia con la biodiversità delle isole. Il bistrot è aperto a pranzo e cena, in una struttura contemporanea perfettamente integrata nel paesaggio vulcanico.
Cave di Caolino: trekking, natura e paesaggi extraterrestri
A pochi minuti dalla Tenuta, le storiche Cave di Caolino sono diventate parco geologico e museo open air grazie a un intervento di recupero sostenuto dall’azienda. Qui si snodano trekking tra crateri e stratificazioni minerarie che raccontano 125.000 anni di storia vulcanica, arricchiti da cartellonistica educativa e itinerari tematici.
Wine Resort: soggiorni indimenticabili nel cuore dell’isola
Suite con architettura ipogea, viste spettacolari su vigne e mare, armonia tra comfort ed essenzialità naturale: il Wine Resort di Castellaro offre un’accoglienza tailor made, per vivere esperienze a misura d’anima tra eleganza sobria, silenzio e natura vulcanica.
Identità, sostenibilità, cultura: la filosofia Castellaro
Tenuta di Castellaro si distingue per una visione profonda radicata nel rispetto del territorio:
24 ettari vitati coltivati in biologico secondo la viticoltura eroica delle Eolie, con varietà autoctone Malvasia delle Lipari e Corinto Nero.
Produzione sostenibile: protocolli biologici e vegan, rispetto della biodiversità e valorizzazione delle tradizioni agricole isolane.
Progetto famigliare voluto dalla famiglia Lentsch dal 2005, con l’ambizione di lasciare un segno culturale e paesaggistico sulle Eolie.
Circa 70.000 bottiglie/anno, una cantina all’avanguardia e un’offerta enoturistica unica che mette insieme degustazione, geologia, architettura e ospitalità esperienziale.
La Redazione
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10 Agosto, 2025
A colloquio con il Presidente Lombardo per celebrare la Federazione Strada del Vino Terre d’Occidente
La Strada del vino di Marsala nata nel 2000 grazie ad una la legge regionale sotto ottimi auspici si è confrontata in questi venticinque anni con una moltitudine di difficoltà e oggi, grazie ad una serie di iniziative, cerca più che un rilancio di posizionare l’intero territorio nel posto che merita.
Presidente dell’Associazione Strada del Vino Marsala-Terre d’Occidente è una figura carismatica di Marsala, il notaio Salvatore Lombardo rieletto a maggio scorso, all’unanimità e per acclamazione dell’Assemblea dei Soci e dal Consiglio di Amministrazione.
La Associazione include oggi 48 aziende vitivinicole di cui solo dieci producono quel Marsala conosciuto in tutto il mondo come eccellenza italiana e siciliana. Le altre sono impegnate nel ruolo ancor più complesso di produrre vini eccezionali da vitigni autoctoni come Grillo, Catafratto, Insolia.
Il numero degli associati si va arricchendo con numerose attività produttive alimentari (dall’olio ai formaggi), strutture ricettive, servizi turistici ed enologici. Il tutto supportato dal Comune di Marsala e dall’Istituto Tecnico Agrario Abele Damiani, scuola di lunga tradizione enologica.
Tradizione e innovazione vanno a braccetto così che l’esperienza enoturistica nelle Terre d’Occidente diventa coinvolgimento: si può sperimentare tutta l’intensità del territorio percorrendo i brevi tragitti lungo le cantine più prossime al centro urbano di Marsala.
Un viaggio nella memoria che conduce nelle bottaie per riscoprire strumenti e metodi antichi, bottiglie ed etichette che sono esse stesse storia fino ad evolversi in opportunità e declinazioni diversificate.
Ogni cantina ha le sue peculiarità. L’elemento unificante del paesaggio rurale è il vigneto. Lo si trova sia sulle coste che in collina: terreni estremamente differenti per natura e composizione.
Dove ora c’è il vigneto, prima era il baglio, tipica costruzione rurale dei latifondi cerealicoli di questa parte della Sicilia. Una struttura che a partire dalla fine del XVII secolo comincia ad evolversi per adeguarsi allo sviluppo della viticoltura e della produzione vinicola. Ve ne sono anche di nuova costruzione per scelta dei produttori vinicoli utili ad ampliare e diversificare l’offerta con soggiorni in struttura o per un semplice aperitivo al tramonto con vista mozzafiato.
La primavera e l’estate sono le stagioni ideali per apprezzare il verde lussureggiante dei vigneti e assistere alla vendemmia.
La Strada del Vino di Marsala rappresenta un concreto sistema di offerta turistica che trova la sua specificità negli itinerari e percorsi personalizzabili dai visitatori.
Noi cerchiamo di dare visibilità a tutti i nostri associati. Nell’ambito dello sviluppo del territorio partecipiamo a fiere e mostre anche all’ estero. Abbiamo posto la sede della federazione presso l’istituto Regionale della vite e del vino a Palermo in modo tale da collaborare con l’istituto stesso. Grazie ai fondi erogati abbiamo partecipato a Valladolid ad una mostra e prossimamente faremo più incoming per attrarre visite e potenziali investimenti…
Scopo della Federazione non è propriamente vendere vino, bensì promuovere il territorio, le sue attività, le sue aziende.
Da due anni la strada del vino insieme alla testata Il Vomere organizza il Premio internazionale Mozia per valorizzare il territorio di Mozia stessa, le saline e tutto il circondario e fare in modo che diventi patrimonio Unesco.
È un premio alla seconda edizione – trasmesso pure da Rai 3 – che si vanta di ospitare e premiare una serie di personaggi famosi ognuno nelle proprie categorie
Il nostro compito soprattutto è valorizzare il territorio attraverso anche questi ospiti che fanno da volano e promozione all’isola di Mozia.
Sede di rappresentanza dell’associazione è l’enoteca di Palazzo Fici sede anche del museo del vino Marsala e attività commerciale dei prodotti dei 48 associati.
Abbiamo fatto un accordo di associazione e partecipazione con il proprietario dell’enoteca. Ora però non basta più dedicare il museo solo al Marsala bisogna espandersi e dare spazio e visibilità a tutte le altre cantine associate.
Insomma tanti auguri Presidente per un impegno che utile per lo sviluppo di un glorioso territorio!!
Katia Manenti
La Redazione
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10 Agosto, 2025
Summer Wine Time. ConFusioni sull'Etna
summer wine time: conFusioni sull'Etna. Continua il viaggio… Riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta di Vigneti Primaterra. Per Camillo e Tiziana, la cantina si è trasformata in qualcosa di più di un semplice luogo di produzione. La loro dedizione a unire il vino alla cultura non è un'idea recente, ma il frutto di una visione a lungo termine che li ha portati, con l'aiuto di Tiziana, a ospitare per anni artisti e a organizzare eventi a tema. Non si tratta solo di intrattenimento, ma di un desiderio profondo di sensibilizzare gli ospiti su argomenti che spaziano dalla salvaguardia della natura alla bellezza di un concerto sulle pendici dell'Etna.
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9 Agosto, 2025
VINO: Veraison Group e Vallebelbo siglano una lettera d’intenti per una nuova alleanza strategica nelle Langhe
Un progetto congiunto tra due eccellenze italiane per rafforzare l’identità e la competitività del Moscato e dei grandi vini piemontesi nei mercati globali.
Castiglione delle Stiviere, 30 luglio 2025 – Nell’anno delle grandi sfide per il vino italiano, Veraison Group e Vallebelbo, storica cooperativa piemontese, annunciano la firma di una lettera di intenti esclusiva, primo passo verso un’alleanza industriale e commerciale che punta a valorizzare l’eccellenza vitivinicola delle Langhe e, in particolare, del Moscato d’Asti DOCG.
Alleanza per il futuro del vino piemontese
L’operazione mira a creare una piattaforma solida e sostenibile che possa integrare know-how industriale, visione imprenditoriale e radici cooperative. La strategia condivisa è rafforzare la competitività di Vallebelbo – e del vino piemontese – attraverso sinergie lungo tutta la filiera e un consolidamento della presenza internazionale.
Veraison Group: con oltre 35 milioni di euro di fatturato aggregato, più di 16 milioni di bottiglie vendute e una presenza in oltre 60 Paesi, rappresenta una delle realtà più dinamiche del settore e protagonista di un modello di crescita fondato sull’aggregazione di aziende e competenze complementari.
La collaborazione con Vallebelbo segna un nuovo capitolo: “In un contesto di mercato sempre più competitivo, solo l’aggregazione tra forze imprenditoriali e cooperative può assicurare continuità, innovazione e valore reale per il territorio,” spiega Edoardo Freddi, CEO di Veraison Group.
Vallebelbo: cooperazione, tradizione e territorio
Fondata nel 1956 a Santo Stefano Belbo, Vallebelbo S.C.A. riunisce circa 100 viticoltori e gestisce oltre 300 ettari di vigneti nelle colline delle Langhe, cuore pulsante del Moscato d’Asti ma anche patria di Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e Chardonnay di alto profilo. Con una produzione annua superiore a 4 milioni di bottiglie (di cui il 50% export), Vallebelbo rappresenta oggi un esempio virtuoso di cooperazione agricola orientata alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione.
Cristiano Amerio, Presidente di Vallebelbo
La lettera di intenti con Veraison Group apre una fase nuova per la nostra storia, dando priorità al futuro dei soci e del territorio, senza rinunciare alla nostra identità.
Una piattaforma italiana per la competizione globale
Nel nuovo scenario post-pandemia, segnato da evoluzioni nei canali distributivi, dalla concentrazione della domanda globale e dalle sfide della sostenibilità climatica, questa alleanza punta a istituire un modello vincente per il vino italiano: aggregazione di forze, tutela delle denominazioni e valorizzazione dell’identità territoriale per innovare senza perdere le radici.
Ulteriori dettagli sul progetto saranno resi noti nei prossimi mesi, a testimonianza di un settore che sceglie di guardare al futuro con visione, responsabilità e coraggio imprenditoriale.
La Redazione
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9 Agosto, 2025
Cirò Wine Festival. Tempo di degustazioni prima della grande festa a Madonna di mare
Il 9 agosto Cirò accoglie le degustazioni con Serena Specchi e Rocco Catalano. Poi il 10 agosto le 36 cantine protagoniste dell’edizione 2025 ai Mercati Saraceni per celebrare il riconoscimento della DOCG
Il Cirò Wine Festival entra nel vivo. Dopo l’avvio degli appuntamenti Off e delle prime serate in attesa della Wine Night del 10 agosto, ecco lo spazio di approfondimento tecnico con le degustazioni ospitate nella sala consiliare del comune di Cirò, che diventa la casa dei wine lover e dei giornalisti che in gran numero accorrono per approfondire la denominazione più antica di Calabria.
Storiche famiglie di produttori e giovani vigneron uniti insieme in un grande progetto vitivinicolo e di comunità che da pochi giorni ha anche ottenuto il riconoscimento DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita al Cirò Classico – che rappresenta un traguardo importante per traghettare il grande rosso calabrese, simbolo enologico della regione, in una nuova visione.
A curare le masterclass aperte al pubblico su prenotazione (https://www.eventbrite.com/e/cwf-2025-degustazioni-guidate-tickets-1545623344029?aff=oddtdtcreator&keep_tld=1) quest’anno sono stati invitati dal Consorzio di Cirò e Melissa Serena Specchifondatrice e responsabile comunicazione di Decanter Wine Academy, e Rocco Catalano giornalista enogastronomico. Saranno loro ad alternarsi nella lettura di approfondimento del Cirò. Alle 16:30 sarà la Specchi a dare uno sguardo al territorio e alle produzioni vinicole con la degustazione “Il Cirò tra innovazione e tradizione”, alla quale seguirà quella di Catalano che offrirà uno sguardo sui “Vitigni autoctoni e biodiversità calabrese” in programma alle 18:30. Due momenti utili per conoscere da vicino il carattere e l’identità del territorio cirotano, dove insiste una tra le più straordinarie esperienze produttive per storicità e narrazioni che confluiscono nella Doc istituita oltre mezzo secolo fa per valorizzare una storia enologica che ha radici profonde con il territorio.
Carlo Siciliani, presidente del Consorzio dei vini di Cirò e Melissa
Il Cirò Wine Festival è una occasione straordinaria che di anno in anno ci permette di aggiungere un tassello importante alla nostra storia, identità e al percorso di riconoscibilità dei produttori che aderiscono all’ente di tutela. Raccontiamo l’area più conosciuta del vino calabrese in maniera corale con uno sforzo unitario che ci presenta al grande pubblico dei consumatori. Ma quest’anno sarà occasione speciale per festeggiare la DOCG appena ottenuta che è frutto di un impegno istituzionale, territoriale, comunitario di grande respiro che oggi ci proietta in una nuova visione. Siamo felici che un percorso lungo e importante sia giunto a compimento e ora dobbiamo lavorare per consolidare questo risultato e aggiungere valore allo straordinario progetto vinicolo che qui da anni si rinnova di generazione in generazione.
Il gran finale del Cirò Wine Festival, sarà come sempre, il 10 agosto a Madonna di Mare, nel suggestivo spazio dei Mercati Saraceni, dove si vivrà “Music & Wine Night” con oltre cento vini in assaggio delle cantine ‘A Vita, Antichi vigneti Sculco, Baroni Capoano, Brigante vigneti & cantina, Cantina Campana, Cantine Arcuri, Cantine Bruni, Cantine De Mare, Cantine Greco, Cantine Malena, Cantine Strangi, Caparra & Siciliani, Cerminara, Enotria, Feudo Liguori, Fezzigna, Fratelli dell’Aquila, Giuseppe Pipita vini, Ippolito 1845, L’Arcigilione di Cataldo Calabretta, La Pizzuta del Principe, Librandi, Maddalona del Casato, Mimmo Vinci, Rocco Pirito, Romano & Adamo, Salvatore Caparra vini, Scala vigneti e cantina, Senatore vini, Sergio Arcuri, Tenuta del Conte, Tenuta Renda, Tenuta Santoro, Vigneti Ferraro, Vigneti Vumbaca, Zito accompagnati dalle proposte gastronomiche del territorio e la musica live di Emilio Spataro con gli strumenti della tradizione, il concerto di Mimmo Epifani con Tonino Carotone e Josè Barros special guest, prima del dj set di Dj Malena.
La Redazione
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9 Agosto, 2025
Il Cirò Classico è ora DOCG: la Calabria del vino festeggia alla 10ª edizione del Cirò Wine Festival
Dal 7 al 10 agosto 2025, il Cirò Wine Festival celebra il prestigioso riconoscimento DOCG per il Cirò Classico con degustazioni, musica e un grande brindisi finale a Cirò Marina.
La Calabria entra in una nuova era nel mondo del vino con il Cirò Classico DOCG, la più alta certificazione italiana di qualità, ufficialmente riconosciuta dal Regolamento UE 2025/1518. Un traguardo storico per la denominazione più antica della regione che sancisce la crescita qualitativa e culturale del vino rosso calabrese simbolo del territorio.
Dal 7 al 10 agosto 2025, il Cirò Wine Festival si accende per celebrare questa pietra miliare con un programma ricco e coinvolgente: tour in e-bike, trekking tra le vigne, degustazioni guidate, masterclass, talk con esperti e cene sotto le stelle, tutti eventi diffusi in territorio.
Il momento clou sarà la serata del 10 agosto ai Mercati Saraceni di Cirò Marina, dove si svolgerà il gran brindisi collettivo in onore della DOCG, accompagnato da banchi di assaggio con le migliori cantine del Consorzio e specialità gastronomiche della tradizione calabrese. La musica dal vivo animerà la festa con i concerti di Emilio Spataro, Mimmo Epifani con Tonino Carotone, lo special guest José Barros e il DJ set di Dj Malena.
Le novità del disciplinare DOCG Cirò Classico
Il nuovo regolamento porta regole più rigorose e identitarie, a tutela della qualità e della territorialità:
Almeno il 90% di uve Gaglioppo, con Magliocco e Greco Nero (max 10%) come uniche varietà accessorie;
Esclusione totale delle varietà internazionali;
Zona di produzione limitata ai territori storici di Cirò e Cirò Marina;
Resa massima di 80 quintali per ettaro;
Densità minima di 4.000 ceppi per ettaro, con allevamenti ad alberello o spalliera;
Invecchiamento minimo di 36 mesi, di cui 6 in legno;
Obbligo di imbottigliamento esclusivamente in zona.
Carlo Siciliani, Presidente del Consorzio di Tutela Cirò e Melissa
Il riconoscimento DOCG rappresenta il volto più autentico e ambizioso del vino calabrese. È un risultato frutto di un lavoro corale che coinvolge produttori, istituzioni e comunità locali, e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza per investire nella tutela del paesaggio, nella formazione e nella comunicazione. Oggi siamo tutti custodi di questo patrimonio.
La Redazione
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