Scegli la rubrica
Scegli una categoria
- Acini Rari
- Archivio
- BlendNews
- Bollicine e dintorni
- Buongiorno in Vigna
- Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero
- Confine Liquido
- Dal vino in poi
- Degustazioni Artificiali
- Diario di un sommelier
- Editoriale
- El Gottin
- Food&Life
- Identità in fermento
- Il buon vivere
- Il taccuino delle gite (fuori porta)
- Il viaggio di Francesca
- Il viaggio di Orfeo
- Il Vino in una stanza
- Il vino secondo Mario
- In legge veritas
- InternazionalMente
- Itinerari diVini
- L'ABC della Degustazione
- Le Bischerate di un Sommelier
- Le scoperte enoiche di Benny
- Le storie di Wine in Venice
- Live from
- Oltre la carta dei vini
- Oltre le sensazioni del vino
- Passi in cantina
- Percorsi d'assaggio
- Provato per Voi
- Quelle curiose esplorazioni
- Racconti diVini
- Radici di vino
- Riccio Viticcio
- Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino
- Salotto diVino
- Senza etichetta
- Speciale Vinòforum
- Suggestioni di Vino
- The Voice of Blogger
- Vigne e orizzonti
- Vino e dintorni
- Vinodentro
- Wine Hunter Stories
- WineKult
30 Maggio, 2025
Oinoe. Alex Cerioli, la forma dei sogni
Cosa è la positività?
E a giornata finita
A stanchezza salita
A salute brindata
Provi a fare i conti
A giornata finita
Alla fine capita
A preghiera pensata
Tu ti prendi il tempo che
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Sono sempre i sogni a fare la realtà
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
E sogna chi ti dice che non è così
E sogna chi non crede che sia tutto qui Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Ligabue La positività è poter dare una forma ai propri sogni. Cercandoli da svegli dopo che ci hanno fatto compagnia la notte. Senza dannarsi l’anima, sorridendo alla vita e alle cose della vita. Affrontando il giorno con la voglia di realizzare qualcosa. Non necessariamente i sogni. Perché tanto quelli, prima o poi arrivano. Qualcosa che inganni il tempo e aiuti ad alzarsi ancora il mattino per arrivare poi stanco alla sera.
Nella semplicità ci sono le cose belle della vita. Nella semplicità del rapporto con la terra ci sono i valori. Da coltivare come fossero delle piante. Giorno dopo giorno. Ma che forma hanno i sogni? Per Alex Cerioli, quella di una bollicina. Anzi, di una serie interminabile di bollicine che emergono impalpabili da una flûte di metodo classico. Per berle e brindare alla vita, soprattutto per produrle. A Parma. Sono un semplice contadino della bassa mantovana. Come cultura e famiglia siamo agricoltori da generazioni. Il fatto della vite e del produrre vino è stato un mio sogno che ho realizzato. Un sogno che avevo coltivato dentro me stesso anche quanto economicamente parlando si poteva fare. Alex Cerioli, fisico massiccio di chi ci tiene, sorriso stampato sulla faccia. Una faccia che ti fa subito simpatia e che non si fa fatica ad incasellarlo in Emilia Romagna. Appena ti saluta, capisci subito come sia emiliano. Di Viadana per la precisione, provincia di Mantova. Ma Mantova non è una provincia della Lombardia? Si, certo ma questa è sempre Emilia. Aldilà di chi ne ha spostato i confini culturali Io nasco come allevatore di suini da quando mi sono diplomato. Papà aveva i bovini e le mucche da latte. In quel periodo li c’era l’inizio delle quote latte, le multe. Papà aveva prodotto tantissimo latte e le multe erano arrivate: parecchi milioni di vecchie lire. Insomma non andava bene tenerle. Mi diplomai geometra, si vendettero le vacche e venne aperto un piccolo allevamento di suini che abbiamo tenuto fino al 2008. Nel 2008 ci fu una crisi di mercato dei suini. Decidiamo di intraprendere dunque un nuovo percorso, quello del biogas. Gli allevamenti sono aumentati e l’azienda è passata da avere 18 ettari di terreno a 380 di cui 170 di proprietà. In quindici anni. Poi sono arrivate le acquisizioni di un’altra azienda suinicola con altri soci quindi gli investimenti in bioenergie. Non per ultimo nel 2013 siamo riusciti a realizzare il sogno di una cantina. La cantina l’abbiamo comprata nel 2013 quando il mio enologo tuttora enologo che avevo conosciuto per fare una cantina a Viadana dove abito. In pianura nella bassa mantovana. Volevo produrre spumante elle nebbie del Po. Quando una persona racconta il proprio sogno che si avvera, tende a saltare completamente quanto accaduto prima. È come se la fatica, il sudore e i sacrifici necessari per arrivare a realizzarlo, fossero immediatamente passati in secondo piano. Anzi, nel dimenticatoio. Eppure sono stimmate, profonde indelebili ferite che magari non fanno più male, però sono li a ricordartene. Certe notti c’hai qualche ferita
Che qualche tua amica disinfetterà Ecco, che qualche tua amica disinfetterà. Con Alex non ne abbiamo parlato se non marginalmente. Un matrimonio alle spalle, tre figlie delle quali due già grandi, una compagna attuale. Eppure sono convinto che “certe notti” parlino di lui in qualche locale della bassa. Con una azienda da mandare avanti e il suo volersi godere la vita Certe notti la macchina è calda
E dove ti porta lo decide lei
Certe notti la strada non conta
E quello che conta è sentire che vai Anche se poi la sensazione è che comunque qualche ferita la nasconda davvero. Il suo fare guascone, la risata, vera e sincera e sempre pronta, il piglio con il quale racconta. Non so.
Lui è cosi comunque vada. L’Emilia ce l’ha nel sangue e non lo nasconde per nulla. Quando ha parlato dei suini, mi è venuto in mente tutto quanto di buono, in termini di salumi, possa da essi derivare. Da emiliano e da imprenditore emiliano, ci ha messo su un ristorante con salumeria annessa: Osteria la Bastia. Una visita è d’obbligo! Dicevamo del sogno. Quello di Alex. Una vigna. Una cantina. Soprattutto un metodo classico. Voleva il Lambrusco metodo classico. Per distinguersi. L’enologo mi lascia parlare per un paio di ore mentre gli espongo il mio progetto. Avevo i terreni comprati, le quote viticole. Era un pomeriggio di metà estate. Alla fine mi dice: ma chi te lo fa fare di fare una cantina dove puoi coltivare solo del Lambrusco. C’è una cantina ormai pignorata dalle banche che è oggi la peggior cantina di Parma ma ti posso garantire che quella collina è speciale. Ha caratteristiche che gli altri non hanno. Un mese dopo ero a raccogliere l’uva. La parlata, oltre ad essere emiliana, è veloce. Difficile interromperlo ma poi mi chiedo perché visto che è piacevolissimo ascoltare una persona che sa di vitalità. Come capisco l’enologo nel lasciarlo parlare del suo progetto: interromperlo sarebbe stato oltre che imprudente anche inutile. Il metodo classico lo avevo già in testa facendolo con il Lambrusco. Le bollicine erano un mio chiodo fisso. Avevo avuto approcci con altre cantine ma il cuore non si entusiasmava. Deluso di non poter realizzare il progetto mi ero detto: lo faccio a casa mia con il Lambrusco. Smontare una idea di Alex non deve essere facile ma è comunque una persona pragmatica che mette famiglia e business sopra ogni cosa. Non tanto per una realizzazione personale. È più la necessità di fare le cose per bene. Se qualcuno gli propone una idea migliore della sua, ci mette un attimo a cambiarla. Sa che le cose si realizzano con tanta tenacia ma ascoltando attentamente tutti e osservando ciò che si ha intorno. L’enologo mi ha smontato. Farlo a Viadana in provincia di Mantova senza una denominazione non avrebbe avuto senso. Io manco sapevo a Parma si facesse il vino. Così come ha fatto con l’azienda di famiglia da quando il padre, all’età di diciannove anni, gliela ha intestata, Alex si butta a capofitto nella nuova avventura. Crescere e divertirsi. Non arricchirsi ma divertirsi e stare bene con gli altri. Quando butto la testa io faccio alla svelta. Allora erano 14 ettari oggi sono 26 più una decina in affitto. Tutto piantato. Comprati circa 3 ettari già piantati. Tutti gli anni piantiamo qualcosa. Alex nasce con le mani nella terra ma nel mondo del vino è un autodidatta che deve alla sua curiosità e al saper ascoltare e guardare il successo di ciò che fa. Parma è stato un amore a prima vista. Era una sfida e a me piacciono le sfide. Non è una zona conosciuta per gli spumanti. Tutti questi vitigni a Parma ci sono perché c’era l’influenza di Maria Luisa d’Austria, seconda moglie di Napoleone che con le famiglie nobili francesi avevano impiantato le loro aziende. La fillossera colpì molto Parma cosi da eliminare tutte le colture. C’era però la tradizioni. La Barbera, la Malvasia e il Lambrusco Maestri erano a corollario dei vitigni internazionali. L’unico vitigno che ho messo io è il Pinot Nero. Non c’era perché il precedente proprietario l’aveva estirpata perché aveva smesso di fare spumante metodo classico. Pinot bianco e chardonnay c’erano già. Non si pensi che la storiella della zona sia stata imparata a memoria tanto per condividerla con un giornalista. Qui si tratta di comprendere a pieno le potenzialità di un territorio che per anni ha visto Lambrusco e cantine sociali. Il che non ci sarebbe niente di male se non fosse che in questo modo il territorio non si può caratterizzare per produzioni di elevata qualità. Avere a cuore il territorio vuol dire capirne l’essenza e soprattutto le potenzialità. Potenzialità alle quali nemmeno il consorzio sembra credere fortemente. Basta andare sul sito del Consorzio Tutela dei Colli di Parma per capire come non ci si provi nemmeno a valorizzare il territorio. Sembra tutto banale e banalizzato. Nessun cenno storico quando a Parma si faceva vino dai tempi dei romani che si insediarono qui già nel 183 a.C. Le dominazioni napoleoniche e le influenze francesi portarono qui tanti vitigni, enologi famosi e metodi interessanti. Poi non ci si credette fino in fondo dando spazio al Lambrusco. Il Lambrusco metodo classico l’ho fatto una sola volta per un amico. È venuto talmente bene che si è fatto la cantina. Le uve erano le sue Il metodo classico di Alex nasce subito alla prima vendemmi nel vigneto storico I boschi dove nasce anche il Cru Cerioli X con l’etichetta intitolata al Teatro Regio di Parma con il quale c’è una collaborazione. Li nasce la prima bottiglia. Erano 3600 bottiglie. Volevo berlo nel tempo. L’abbiamo lasciato li 10 anni. Nel 2024 abbiamo prodotto altre bottiglie del decennale. Il primo anno, 2013, ho fatto uno Charmat da Barbera. Era di un vigneto sbagliato perché chi lo aveva piantato l’aveva piantato verso nord e non prendeva colore. Il metodo classico da Barbera arriva dopo sperimentazioni nel 2017. L’Oinoe X Brut che ho assaggiato era vendemmia 2019 con sboccatura novembre 2023. Oltre 50 mesi sui lieviti per un blend Pinot Bianco (60%) e Chardonnay che definire meraviglioso è poco.
Perlage finissimo già nel calice. Sentori di crosta di pane, frutta delicata tipo ananas e lime. Molto minerale e con una intensità inebriante.
Un gusto in bocca estremamente fine e conturbante. Il perlage fino in bocca è ancora più elegante. Secco, fresco, voluttuoso. Una persistenza anche lunga e un finale di bocca fantastico con un retrogusto di limone con una vena di fumè e una crosta di pane fragrante che torna. Pulizia di bocca superlativa con un non so che di intrigante e stuzzicante amarognolo appena percepito.
Ecco, questa è la dimostrazione di come per fare bollicine serie, basta sfruttare e bene le potenzialità del territorio. Oltre che avere un bravo enologo come Alberto Grasselli. Io sono un ignorante totale di vino e ho ascoltato. Gli ho dato carta bianca. Lui era molto felice di questo perché mi raccontava le difficoltà di intraprendere percorsi di questo tipo nelle cantine dove era stato. Carta bianca per produrre anche un altra incredibile bollicina come il Cerioli Zero Nature da uve Barbera. Ho assaggiato la vendemmia 2020 con sboccatura maggio 2024: un metodo classico che non ti aspetti e invece ti conquista.
Grande intensità olfattiva con frutti di bosco e piccoli frutti rossi che si uniscono alla crosta di pane come se fosse marmellata sul pane. Poi la mela annurca, fiori che sbocciano qua e la e poi tanta tanta mineralità.
Bellissimo e finissimo il perlage che fa assaporare sapidità e freschezza.
Ottima la persistenza e grande ritorno della frutta che comunque, nella eleganza e finezza, ci sta tutta. Alex ascolta e si prende in giro da solo. È un imprenditore. Un visionario. Una persona che guarda avanti. Vede il futuro con quel misto di guasconeria e intelligenza. Non gli fa paura. Lo eccita. Gli da quella carica che serve per non stancarsi mai. Non sono normale. Ho la fortuna di avere tantissimi collaboratori. Tutti giovani e quasi tutti che non provengono dal settore in cui sono. In cantina non ho una persona che abbiano avuto precedenti esperienze nel mondo del vino. Andavo da miei amici che mi esprimevano solo negatività circa il settore. Ma io il progetto lo volevo fare. Per questo mi sono rivolto a persone non del settore. La determinazione. La voglia di fare qualcosa nel mondo del vino, di produrre bollicine di qualità. Allora cosa si fa? Sì chiede agli amici che, invece di incoraggiarlo, gli parlano solo degli aspetti negativi del business. Ce l’ha con loro? Piuttosto non gliene frega nulla. Solo che non si lascia influenzare. Ho introdotto mia sorella, mia figlia. Il commerciale è il fratello del mio avvocato che vendeva spugne. Abbiamo sviluppato la rete nel centro sud perché lui vendeva spugne li. Un sognatore che fa le cose con quel fiuto che magari da l’impressione di non prestare particolare attenzione al lato economico a breve termine. Anche se non è così perché quando uno ci nasce con il fiuto non ha tanto bisogno di fare i conti. Le sue scelte, per ora, si sono rivelate tutte azzeccate. Dai suini al biogas. Biogas? Un’altra trovata mica da ridere. Sono uno dei primi privati a sviluppare il progetto del biometano e UniCredit mi ha finanziato. Tutti mi dicono che non sono normale ad avere le esposizioni cosi alte. Sveglia alle 5 e subito in azienda a Viadana dove vive metà della settimana (l’altra metà a Desenzano dove ha la compagna). Un giro in azienda per vedere bene le cose. Il momento migliore è proprio quando non c’è nessuno. Poi arrivano i doveri familiari e c’è una figlia da andare a portare a scuola. Arriva quindi il cantiere e ancora a Viadana. Il pranzo è quasi sempre al ristorante di Zibello. Il pomeriggio è dedicato alla cantina. Almeno fino alle 19. Da li, la stanchezza arriva presto. Il tempo me lo trovo anche per i miei capricci. Sono uno che la vita se la gode. Mangiare bene e stare con amici e famiglia. Le figlie sono entusiaste. Voglio che facciano da sole. Ci sto prendendo le misure ma le lascio indipendenti. L’estate scorsa si sono inventate di fare le feste da discoteca in cantina. Non solo vino. Oggi per tirare giovani in cantina devi dargli anche il mix. Ogni cosa che Alex intraprende è una sfida personale prima, un divertimento poi. Magari lui dirà il contrario ma poco importa perché lui da sempre il meglio. Si vive di emozioni e lui le deve provare. Altrimenti non se ne fa nulla. Quando scendo in cantina e mi trovo sessanta, settantamila bottiglie di metodo classico mi batte il cuore. Qui si produceva metodo classico ma si è smesso. Così si è persa la tradizione. Perché non hanno osato. Hanno preferito vendere prodotti a basso costo. Adesso io auspico che aumentino colleghi di metodo classico a Parma. Non sono più da solo. Non mi mangiano una fetta di torta ma facciamo territorio. Non solo metodo classico nella gamma di Oinoe. Tanto altro. Forse troppo. Ne ho contate ventidue. ma Forse mi sbaglio In questa zona qui tutti hanno tante tipologie di vino. Sarà perché ci sono tanti vitigni. Il fatturato lo facciamo con la Malvasia e il Mambrusco. Come volume. Con il Lambrusco perdo dei soldi. Non deve essere quello trainante dell’azienda. C’è troppa concorrenza ed è considerato povero nonostante le ore di lavoro che comporta produrlo. Il mio obiettivo non è dire che sono arrivato a trecentomila bottiglie ma dire: oggi sono arrivato a 1.5 milioni di fatturato con 150mila bottiglie. Spererei di fare 1.8 con 80mila bottiglie vendute. Il Lambrusco solo qualche bottiglie estrema. Bianchi e rossi fermi si ma il tanto amato metodo classico. Ho fatto l’anfora perché credo nella tradizione del territorio. Ho lottato perché La Malvasia è sempre stato considerata un prodotto di bassa linea. Ho sviluppato l’anfora, poi la Rea, molto strutturato, cicciotta; la Bio che è su un vigneto alto vicino il passo della Cisa (l’abbiamo chiamata Brezza di Monte) vendemmiata in anticipo, in acciaio. Così ha una bella spalla che può andare anche sul pesce. Le tante etichette in fin dei conti è la voglia di sperimentare e mettersi sempre in gioco. La sua estrosità, la spalvaderia forse. Diventa un difetto per i costi ma un pregio perché gli ha consentito di crescere velocemente specialmente nella zona. Oinoe, la città del vino. Per la sua cantina il nome scelto sembra uno scioglilingua. Ma non è proprio così. Quando ho comprato l’azienda, io sono uno che va dentro con la ruspa e spiana tutto, non si poteva lavorare su un brand che non andava bene. Un amico grafico, professore di musica e storico, mi ha illuminato subito. Anche se ho fatto fatica per un anno a pronunciarlo. È la prima città nella mitologia greca che fece il vino. I primi nomi dei vini era tutta riferita alla mitologia greca. Ha permesso di farmi notare. Le bottiglie erano satinate. Non mi conosceva nessuno e mi dovevo far notare. Una personalità istrionica. Un personaggio di quelli che non nascono ne incontri facilmente. Eclettico, energico e sempre attivo come l’orsetto della Duracell. Di fondo, un sognatore che dopo aver realizzato un sogno (perché lui li realizza) subito si predispone al prossimo. La voglia di fare un metodo classico con delle spalle e degli anni dietro. Ca’ del Bosco ha presentato l’Annamaria clemente 1982. Mi sono arrivate due bottiglie e le ho messe da parte. Mi sono messo a piangere perché mi sono detto: ma questo uomo che ha aspettato 42 anni per fare la sboccatura di un gioiello…Una la aprirò appena finisco l’impianto di biometano. Con la mia compagna. Alex Cerioli è così. O lo ami o lo odi. Non ci sono mezze misure. Non deve essere facile lavorare con lui ma è un buono dunque anche un generoso che si fa voler bene. Di certo non deve rimanere fermo. Perché li si arrabbia. Lui che è sempre in movimento e che è più spumeggiante delle sue bolle, di rilassarsi forse non ne ha la necessità. La voglia forse si. Specialmente quando è a tavola con la famiglia e gli amici. Il mio sogno con Alex? Trovarmi un giorno al suo ristorante a chiacchierare e bere quel Lambrusco metodo classico che avrebbe sempre voluto fare. Chissà. Un giorno! Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
A stanchezza salita
A salute brindata
Provi a fare i conti
A giornata finita
Alla fine capita
A preghiera pensata
Tu ti prendi il tempo che
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Sono sempre i sogni a fare la realtà
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
E sogna chi ti dice che non è così
E sogna chi non crede che sia tutto qui Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Ligabue La positività è poter dare una forma ai propri sogni. Cercandoli da svegli dopo che ci hanno fatto compagnia la notte. Senza dannarsi l’anima, sorridendo alla vita e alle cose della vita. Affrontando il giorno con la voglia di realizzare qualcosa. Non necessariamente i sogni. Perché tanto quelli, prima o poi arrivano. Qualcosa che inganni il tempo e aiuti ad alzarsi ancora il mattino per arrivare poi stanco alla sera.
Nella semplicità ci sono le cose belle della vita. Nella semplicità del rapporto con la terra ci sono i valori. Da coltivare come fossero delle piante. Giorno dopo giorno. Ma che forma hanno i sogni? Per Alex Cerioli, quella di una bollicina. Anzi, di una serie interminabile di bollicine che emergono impalpabili da una flûte di metodo classico. Per berle e brindare alla vita, soprattutto per produrle. A Parma. Sono un semplice contadino della bassa mantovana. Come cultura e famiglia siamo agricoltori da generazioni. Il fatto della vite e del produrre vino è stato un mio sogno che ho realizzato. Un sogno che avevo coltivato dentro me stesso anche quanto economicamente parlando si poteva fare. Alex Cerioli, fisico massiccio di chi ci tiene, sorriso stampato sulla faccia. Una faccia che ti fa subito simpatia e che non si fa fatica ad incasellarlo in Emilia Romagna. Appena ti saluta, capisci subito come sia emiliano. Di Viadana per la precisione, provincia di Mantova. Ma Mantova non è una provincia della Lombardia? Si, certo ma questa è sempre Emilia. Aldilà di chi ne ha spostato i confini culturali Io nasco come allevatore di suini da quando mi sono diplomato. Papà aveva i bovini e le mucche da latte. In quel periodo li c’era l’inizio delle quote latte, le multe. Papà aveva prodotto tantissimo latte e le multe erano arrivate: parecchi milioni di vecchie lire. Insomma non andava bene tenerle. Mi diplomai geometra, si vendettero le vacche e venne aperto un piccolo allevamento di suini che abbiamo tenuto fino al 2008. Nel 2008 ci fu una crisi di mercato dei suini. Decidiamo di intraprendere dunque un nuovo percorso, quello del biogas. Gli allevamenti sono aumentati e l’azienda è passata da avere 18 ettari di terreno a 380 di cui 170 di proprietà. In quindici anni. Poi sono arrivate le acquisizioni di un’altra azienda suinicola con altri soci quindi gli investimenti in bioenergie. Non per ultimo nel 2013 siamo riusciti a realizzare il sogno di una cantina. La cantina l’abbiamo comprata nel 2013 quando il mio enologo tuttora enologo che avevo conosciuto per fare una cantina a Viadana dove abito. In pianura nella bassa mantovana. Volevo produrre spumante elle nebbie del Po. Quando una persona racconta il proprio sogno che si avvera, tende a saltare completamente quanto accaduto prima. È come se la fatica, il sudore e i sacrifici necessari per arrivare a realizzarlo, fossero immediatamente passati in secondo piano. Anzi, nel dimenticatoio. Eppure sono stimmate, profonde indelebili ferite che magari non fanno più male, però sono li a ricordartene. Certe notti c’hai qualche ferita
Che qualche tua amica disinfetterà Ecco, che qualche tua amica disinfetterà. Con Alex non ne abbiamo parlato se non marginalmente. Un matrimonio alle spalle, tre figlie delle quali due già grandi, una compagna attuale. Eppure sono convinto che “certe notti” parlino di lui in qualche locale della bassa. Con una azienda da mandare avanti e il suo volersi godere la vita Certe notti la macchina è calda
E dove ti porta lo decide lei
Certe notti la strada non conta
E quello che conta è sentire che vai Anche se poi la sensazione è che comunque qualche ferita la nasconda davvero. Il suo fare guascone, la risata, vera e sincera e sempre pronta, il piglio con il quale racconta. Non so.
Lui è cosi comunque vada. L’Emilia ce l’ha nel sangue e non lo nasconde per nulla. Quando ha parlato dei suini, mi è venuto in mente tutto quanto di buono, in termini di salumi, possa da essi derivare. Da emiliano e da imprenditore emiliano, ci ha messo su un ristorante con salumeria annessa: Osteria la Bastia. Una visita è d’obbligo! Dicevamo del sogno. Quello di Alex. Una vigna. Una cantina. Soprattutto un metodo classico. Voleva il Lambrusco metodo classico. Per distinguersi. L’enologo mi lascia parlare per un paio di ore mentre gli espongo il mio progetto. Avevo i terreni comprati, le quote viticole. Era un pomeriggio di metà estate. Alla fine mi dice: ma chi te lo fa fare di fare una cantina dove puoi coltivare solo del Lambrusco. C’è una cantina ormai pignorata dalle banche che è oggi la peggior cantina di Parma ma ti posso garantire che quella collina è speciale. Ha caratteristiche che gli altri non hanno. Un mese dopo ero a raccogliere l’uva. La parlata, oltre ad essere emiliana, è veloce. Difficile interromperlo ma poi mi chiedo perché visto che è piacevolissimo ascoltare una persona che sa di vitalità. Come capisco l’enologo nel lasciarlo parlare del suo progetto: interromperlo sarebbe stato oltre che imprudente anche inutile. Il metodo classico lo avevo già in testa facendolo con il Lambrusco. Le bollicine erano un mio chiodo fisso. Avevo avuto approcci con altre cantine ma il cuore non si entusiasmava. Deluso di non poter realizzare il progetto mi ero detto: lo faccio a casa mia con il Lambrusco. Smontare una idea di Alex non deve essere facile ma è comunque una persona pragmatica che mette famiglia e business sopra ogni cosa. Non tanto per una realizzazione personale. È più la necessità di fare le cose per bene. Se qualcuno gli propone una idea migliore della sua, ci mette un attimo a cambiarla. Sa che le cose si realizzano con tanta tenacia ma ascoltando attentamente tutti e osservando ciò che si ha intorno. L’enologo mi ha smontato. Farlo a Viadana in provincia di Mantova senza una denominazione non avrebbe avuto senso. Io manco sapevo a Parma si facesse il vino. Così come ha fatto con l’azienda di famiglia da quando il padre, all’età di diciannove anni, gliela ha intestata, Alex si butta a capofitto nella nuova avventura. Crescere e divertirsi. Non arricchirsi ma divertirsi e stare bene con gli altri. Quando butto la testa io faccio alla svelta. Allora erano 14 ettari oggi sono 26 più una decina in affitto. Tutto piantato. Comprati circa 3 ettari già piantati. Tutti gli anni piantiamo qualcosa. Alex nasce con le mani nella terra ma nel mondo del vino è un autodidatta che deve alla sua curiosità e al saper ascoltare e guardare il successo di ciò che fa. Parma è stato un amore a prima vista. Era una sfida e a me piacciono le sfide. Non è una zona conosciuta per gli spumanti. Tutti questi vitigni a Parma ci sono perché c’era l’influenza di Maria Luisa d’Austria, seconda moglie di Napoleone che con le famiglie nobili francesi avevano impiantato le loro aziende. La fillossera colpì molto Parma cosi da eliminare tutte le colture. C’era però la tradizioni. La Barbera, la Malvasia e il Lambrusco Maestri erano a corollario dei vitigni internazionali. L’unico vitigno che ho messo io è il Pinot Nero. Non c’era perché il precedente proprietario l’aveva estirpata perché aveva smesso di fare spumante metodo classico. Pinot bianco e chardonnay c’erano già. Non si pensi che la storiella della zona sia stata imparata a memoria tanto per condividerla con un giornalista. Qui si tratta di comprendere a pieno le potenzialità di un territorio che per anni ha visto Lambrusco e cantine sociali. Il che non ci sarebbe niente di male se non fosse che in questo modo il territorio non si può caratterizzare per produzioni di elevata qualità. Avere a cuore il territorio vuol dire capirne l’essenza e soprattutto le potenzialità. Potenzialità alle quali nemmeno il consorzio sembra credere fortemente. Basta andare sul sito del Consorzio Tutela dei Colli di Parma per capire come non ci si provi nemmeno a valorizzare il territorio. Sembra tutto banale e banalizzato. Nessun cenno storico quando a Parma si faceva vino dai tempi dei romani che si insediarono qui già nel 183 a.C. Le dominazioni napoleoniche e le influenze francesi portarono qui tanti vitigni, enologi famosi e metodi interessanti. Poi non ci si credette fino in fondo dando spazio al Lambrusco. Il Lambrusco metodo classico l’ho fatto una sola volta per un amico. È venuto talmente bene che si è fatto la cantina. Le uve erano le sue Il metodo classico di Alex nasce subito alla prima vendemmi nel vigneto storico I boschi dove nasce anche il Cru Cerioli X con l’etichetta intitolata al Teatro Regio di Parma con il quale c’è una collaborazione. Li nasce la prima bottiglia. Erano 3600 bottiglie. Volevo berlo nel tempo. L’abbiamo lasciato li 10 anni. Nel 2024 abbiamo prodotto altre bottiglie del decennale. Il primo anno, 2013, ho fatto uno Charmat da Barbera. Era di un vigneto sbagliato perché chi lo aveva piantato l’aveva piantato verso nord e non prendeva colore. Il metodo classico da Barbera arriva dopo sperimentazioni nel 2017. L’Oinoe X Brut che ho assaggiato era vendemmia 2019 con sboccatura novembre 2023. Oltre 50 mesi sui lieviti per un blend Pinot Bianco (60%) e Chardonnay che definire meraviglioso è poco.
Perlage finissimo già nel calice. Sentori di crosta di pane, frutta delicata tipo ananas e lime. Molto minerale e con una intensità inebriante.
Un gusto in bocca estremamente fine e conturbante. Il perlage fino in bocca è ancora più elegante. Secco, fresco, voluttuoso. Una persistenza anche lunga e un finale di bocca fantastico con un retrogusto di limone con una vena di fumè e una crosta di pane fragrante che torna. Pulizia di bocca superlativa con un non so che di intrigante e stuzzicante amarognolo appena percepito.
Ecco, questa è la dimostrazione di come per fare bollicine serie, basta sfruttare e bene le potenzialità del territorio. Oltre che avere un bravo enologo come Alberto Grasselli. Io sono un ignorante totale di vino e ho ascoltato. Gli ho dato carta bianca. Lui era molto felice di questo perché mi raccontava le difficoltà di intraprendere percorsi di questo tipo nelle cantine dove era stato. Carta bianca per produrre anche un altra incredibile bollicina come il Cerioli Zero Nature da uve Barbera. Ho assaggiato la vendemmia 2020 con sboccatura maggio 2024: un metodo classico che non ti aspetti e invece ti conquista.
Grande intensità olfattiva con frutti di bosco e piccoli frutti rossi che si uniscono alla crosta di pane come se fosse marmellata sul pane. Poi la mela annurca, fiori che sbocciano qua e la e poi tanta tanta mineralità.
Bellissimo e finissimo il perlage che fa assaporare sapidità e freschezza.
Ottima la persistenza e grande ritorno della frutta che comunque, nella eleganza e finezza, ci sta tutta. Alex ascolta e si prende in giro da solo. È un imprenditore. Un visionario. Una persona che guarda avanti. Vede il futuro con quel misto di guasconeria e intelligenza. Non gli fa paura. Lo eccita. Gli da quella carica che serve per non stancarsi mai. Non sono normale. Ho la fortuna di avere tantissimi collaboratori. Tutti giovani e quasi tutti che non provengono dal settore in cui sono. In cantina non ho una persona che abbiano avuto precedenti esperienze nel mondo del vino. Andavo da miei amici che mi esprimevano solo negatività circa il settore. Ma io il progetto lo volevo fare. Per questo mi sono rivolto a persone non del settore. La determinazione. La voglia di fare qualcosa nel mondo del vino, di produrre bollicine di qualità. Allora cosa si fa? Sì chiede agli amici che, invece di incoraggiarlo, gli parlano solo degli aspetti negativi del business. Ce l’ha con loro? Piuttosto non gliene frega nulla. Solo che non si lascia influenzare. Ho introdotto mia sorella, mia figlia. Il commerciale è il fratello del mio avvocato che vendeva spugne. Abbiamo sviluppato la rete nel centro sud perché lui vendeva spugne li. Un sognatore che fa le cose con quel fiuto che magari da l’impressione di non prestare particolare attenzione al lato economico a breve termine. Anche se non è così perché quando uno ci nasce con il fiuto non ha tanto bisogno di fare i conti. Le sue scelte, per ora, si sono rivelate tutte azzeccate. Dai suini al biogas. Biogas? Un’altra trovata mica da ridere. Sono uno dei primi privati a sviluppare il progetto del biometano e UniCredit mi ha finanziato. Tutti mi dicono che non sono normale ad avere le esposizioni cosi alte. Sveglia alle 5 e subito in azienda a Viadana dove vive metà della settimana (l’altra metà a Desenzano dove ha la compagna). Un giro in azienda per vedere bene le cose. Il momento migliore è proprio quando non c’è nessuno. Poi arrivano i doveri familiari e c’è una figlia da andare a portare a scuola. Arriva quindi il cantiere e ancora a Viadana. Il pranzo è quasi sempre al ristorante di Zibello. Il pomeriggio è dedicato alla cantina. Almeno fino alle 19. Da li, la stanchezza arriva presto. Il tempo me lo trovo anche per i miei capricci. Sono uno che la vita se la gode. Mangiare bene e stare con amici e famiglia. Le figlie sono entusiaste. Voglio che facciano da sole. Ci sto prendendo le misure ma le lascio indipendenti. L’estate scorsa si sono inventate di fare le feste da discoteca in cantina. Non solo vino. Oggi per tirare giovani in cantina devi dargli anche il mix. Ogni cosa che Alex intraprende è una sfida personale prima, un divertimento poi. Magari lui dirà il contrario ma poco importa perché lui da sempre il meglio. Si vive di emozioni e lui le deve provare. Altrimenti non se ne fa nulla. Quando scendo in cantina e mi trovo sessanta, settantamila bottiglie di metodo classico mi batte il cuore. Qui si produceva metodo classico ma si è smesso. Così si è persa la tradizione. Perché non hanno osato. Hanno preferito vendere prodotti a basso costo. Adesso io auspico che aumentino colleghi di metodo classico a Parma. Non sono più da solo. Non mi mangiano una fetta di torta ma facciamo territorio. Non solo metodo classico nella gamma di Oinoe. Tanto altro. Forse troppo. Ne ho contate ventidue. ma Forse mi sbaglio In questa zona qui tutti hanno tante tipologie di vino. Sarà perché ci sono tanti vitigni. Il fatturato lo facciamo con la Malvasia e il Mambrusco. Come volume. Con il Lambrusco perdo dei soldi. Non deve essere quello trainante dell’azienda. C’è troppa concorrenza ed è considerato povero nonostante le ore di lavoro che comporta produrlo. Il mio obiettivo non è dire che sono arrivato a trecentomila bottiglie ma dire: oggi sono arrivato a 1.5 milioni di fatturato con 150mila bottiglie. Spererei di fare 1.8 con 80mila bottiglie vendute. Il Lambrusco solo qualche bottiglie estrema. Bianchi e rossi fermi si ma il tanto amato metodo classico. Ho fatto l’anfora perché credo nella tradizione del territorio. Ho lottato perché La Malvasia è sempre stato considerata un prodotto di bassa linea. Ho sviluppato l’anfora, poi la Rea, molto strutturato, cicciotta; la Bio che è su un vigneto alto vicino il passo della Cisa (l’abbiamo chiamata Brezza di Monte) vendemmiata in anticipo, in acciaio. Così ha una bella spalla che può andare anche sul pesce. Le tante etichette in fin dei conti è la voglia di sperimentare e mettersi sempre in gioco. La sua estrosità, la spalvaderia forse. Diventa un difetto per i costi ma un pregio perché gli ha consentito di crescere velocemente specialmente nella zona. Oinoe, la città del vino. Per la sua cantina il nome scelto sembra uno scioglilingua. Ma non è proprio così. Quando ho comprato l’azienda, io sono uno che va dentro con la ruspa e spiana tutto, non si poteva lavorare su un brand che non andava bene. Un amico grafico, professore di musica e storico, mi ha illuminato subito. Anche se ho fatto fatica per un anno a pronunciarlo. È la prima città nella mitologia greca che fece il vino. I primi nomi dei vini era tutta riferita alla mitologia greca. Ha permesso di farmi notare. Le bottiglie erano satinate. Non mi conosceva nessuno e mi dovevo far notare. Una personalità istrionica. Un personaggio di quelli che non nascono ne incontri facilmente. Eclettico, energico e sempre attivo come l’orsetto della Duracell. Di fondo, un sognatore che dopo aver realizzato un sogno (perché lui li realizza) subito si predispone al prossimo. La voglia di fare un metodo classico con delle spalle e degli anni dietro. Ca’ del Bosco ha presentato l’Annamaria clemente 1982. Mi sono arrivate due bottiglie e le ho messe da parte. Mi sono messo a piangere perché mi sono detto: ma questo uomo che ha aspettato 42 anni per fare la sboccatura di un gioiello…Una la aprirò appena finisco l’impianto di biometano. Con la mia compagna. Alex Cerioli è così. O lo ami o lo odi. Non ci sono mezze misure. Non deve essere facile lavorare con lui ma è un buono dunque anche un generoso che si fa voler bene. Di certo non deve rimanere fermo. Perché li si arrabbia. Lui che è sempre in movimento e che è più spumeggiante delle sue bolle, di rilassarsi forse non ne ha la necessità. La voglia forse si. Specialmente quando è a tavola con la famiglia e gli amici. Il mio sogno con Alex? Trovarmi un giorno al suo ristorante a chiacchierare e bere quel Lambrusco metodo classico che avrebbe sempre voluto fare. Chissà. Un giorno! Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
29 Maggio, 2025
Alta Langa Roma: Le alte bollicine piemontesi nella capitale
Allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio per una grande degustazione B2B
Torna nella Capitale Alta Langa Roma, la manifestazione B2B dedicata alle Alte Bollicine Piemontesi. L’appuntamento è per lunedì 16 giugno 2025, dalle 10.30 alle 17.30, allo Spazio Field a Palazzo Brancaccio, con ingresso da via Merulana 248. Più di 30 produttori associati al Consorzio presenteranno al pubblico una selezione delle loro cuvée di metodo classico attualmente in commercio, in tutto oltre 70 etichette suddivise tra bianchi, rosati e riserve, nella tipologia brut e pas dosé.
L’evento è riservato a operatori del settore Horeca e stampa, è ad ingresso libero ma previa registrazione a questo link.
Nel corso della giornata si terranno delle masterclass su invito condotte da Marco Reitano, sommelier del ristorante La Pergola *** (Rome Cavalieri – The Waldorf Astoria).
Marco Reitano – sommelier del ristorante La Pergola
Dopo il successo della prima edizione – l’Alta Langa DOCG torna a Roma e porta con sé le sue bollicine di carattere, espressione autentica dei versanti alto collinari piemontesi a ridosso dell’Appennino ligure. La seconda edizione conferma dell’interesse crescente della Capitale per questo metodo classico, sempre più presente nelle carte dei vini dell’alta ristorazione e tra le preferenze di un pubblico attento ed esigente. Un appunta- mento che consolida il legame tra Roma e una delle denominazioni più promettenti del pano- rama spumantistico italiano di alta qualità.
Le aziende partecipanti:
Agricola TT, Banfi, Bera, Bosca, Bricco Maiolica, Cavallero, Cantina Clavesana, Cascina Bretta Rossa, Colombo, Contratto, Coppo, Cuvage, Deltetto, Enrico Serafino, Ettore Germano, Ferra- ris Agricola, Fontanafredda, Gancia, Ghione, Giulio Cocchi, La Torre di Castel Rocchero, Mar- calberto, Marco Capra, Mauro Sebaste, Piazzo Comm. Armando, Podere Gagliassi, Rapalino F.lli, San Biagio, Tenuta Carretta, Tenuta Langasco, Tenuta Rocca, Terre del Barolo, Tosti1820, Vite Colte.
Alta Langa DOCG incontra Roma: dieci locali protagonisti.
Nei giorni precedenti l’evento, dieci rinomati locali romani saranno protagonisti di un servizio fotografico che porterà l’allure dell’Alta Langa DOCG nella Città Eterna. L’Alta Langa DOCG incontrerà la ristorazione romana per raccontare tante storie di passione e maestria, dalla sala al cuore delle cucine, in un viaggio fotografico che celebra i sapori e alcuni dei protagonisti della scena gastronomica romana. Gli scatti verranno pubblicati sui canali social del Consorzio per raccontare, attraverso il volto dell’alta ristorazione romana, lo spirito contemporaneo delle Alte Bollicine Piemontesi.
I locali coinvolti: Mirabelle, Follie del Villa Agrippina a Gran Meliá Hotel, L’Arcangelo, Ar- mando al Pantheon, Sushisen, Romané di Stefano Callegari, Baccano, Idylio by Apreda del The Pantheon Iconic Rome Hotel, Ai Piani, Osteria Chiari.
Debutta “Onde”: un’installazione simbolo del territorio.
Durante la giornata farà il suo esordio ufficiale un nuovo progetto del Consorzio Alta Langa, ideato per raccontare in modo innovativo il territorio d’origine. L’installazione riprende fedelmente le curve di livello dell’areale dell’Alta Langa DOCG attraverso una composizione di sottili strati in legno sovrapposti e verniciati nella distintiva tonalità giallo-oro. Caratterizzato da un design moderno e riconoscibile, il plastico è pensato per di- ventare elemento iconico degli eventi del Consorzio, offrendo informazioni geografiche e narrative sulle straordinarie caratteristiche del territorio di origine. Un mare di colline che porta la memoria di un antico bacino marino e che oggi accoglie i vigneti per la produzione del metodo classico piemontese per eccellenza.
Il cocktail: “Alta Langa Passion”
Nel corso dell’evento si potrà degustare un cocktail speciale ideato per l’occasione da Giacomo Colamarino, bar manager di Ai Piani Sottobanco: si chiama Alta Langa Passion e unisce all’Alta Langa DOCG lo sciroppo passion fruit, il succo di lime, la vodka, oltre a una guarnitura di lime.
Giacomo Colamarino – bar manager di Ai Piani Sottobanco
Alta Langa DOCG si rivela un’eccellenza italiana capace di sorprendere anche nella miscelazione: con il suo carattere elegante e la sua struttura, è stata l’ispirazione perfetta per creare un cocktail esclusivo, pensato per celebrare l’incontro tra il Piemonte e Roma.
I PROSSIMI EVENTI DEL CONSORZIO ALTA LANGA
Lunedì 26 maggio prossimo la Regione Piemonte presenterà ufficialmente a Torino l’Alta Langa DOCG “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025 insieme al nuovo marchio dedicato alle produzioni di qualità agroalimentari “Piemonte is – Eccellenza Piemonte”. Il 17 e 18 giugno il Consorzio Alta Langa sarà main sponsor della manifestazione Buonissima Summer Edition a Torino.
Ufficio Stampa Marianna Natale – marianna@ishock.it comunicazione@altalangadocg.com
IL CONSORZIO ALTA LANGA
Il Consorzio Alta Langa è nato nel 2001, con l’obiettivo di tutelare un prodotto nato dopo molti anni di ricerche e studi approfonditi sulla vocazionalità dell’area. Riunisce viticoltori e produttori appassionati e lungimiranti che, spinti da un grande orgoglio piemontese, hanno fondato e fatto crescere questa denominazione giovane ma con radici profonde che affondano nella storia. La grande scommessa, che unisce tutti, è quella di produrre un vino importante e identitario. A oggi il Consorzio conta 90 produttori e 90 viticoltori associati.
Il Consorzio vanta una partnership di lunga data con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, di cui è Main Sponsor, e l’Alta Langa DOCG Official Sparkling Wine, e con il mondo Slow Food, in particolare con la Banca del Vino e con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Il Consorzio è inoltre partner tecnico del Teatro Regio di Torino.
L’Alta Langa DOCG è stato nominato “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025. L’ALTA LANGA DOCG L’Alta Langa Docg raccoglie l’eredità e prosegue la tradizione del primo metodo classico d’Italia, nato proprio in Piemonte alla metà del 1800. La denominazione ha ottenuto la Doc nel 2002 e il massimo riconoscimento qualitativo della Docg nel 2011, e oggi ha una produzione di oltre tre milioni di bottiglie. L’Alta Langa Docg è prodotto con uve Pinot nero e Chardonnay tra il 90 e il 100%, vinificate in purezza o insieme in percentuale variabile; il blend può essere integrato con un 10% di uve da vitigni autorizzati alla coltivazione all’interno dell’area di origine, di colore bianco o nero ma non aromatiche. Le tipologie sono bianco o rosé, nelle versioni brut o pas dosé e si avvale di un lungo tempo di affina- mento sui lieviti, come prevede il disciplinare: almeno 30 mesi. Caratteristica distintiva dell’Alta Langa è quella di essere uno spumante esclusivamente millesimato, cioè frutto di un’unica vendemmia: ogni bottiglia riporta sempre in etichetta l’anno della raccolta delle uve, legandosi indissolubilmente alle particolari caratteristiche di quella specifica vendemmia, effettuata rigorosamente in modalità manuale e con le uve riposte in piccoli contenitori. Viene prodotto in un territorio alto collinare (oltre i 250 metri slm) che abbraccia le province di Asti, Cuneo e Alessandria: una terra che dall’Appennino vede le cime innevate delle Alpi e respira il profumo del mare. Una terra che raccoglie l’eredità tramandata dagli avi e mantenuta intatta per molto tempo senza subire trasformazioni radicali. Un territorio prezioso, da sostenere e da scoprire, con una grande biodiversità. Terra letteraria, terra straordinaria ricca di racconti di resistenza – bellica e culturale -, che ha fatto fronte al cambiamento dei tempi senza perdere memoria e identità. I NUMERI DEL CONSORZIO E DELL’ALTA LANGA DOCG: 90 Case spumantiere associate al Consorzio 490 ettari di vigneto tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo Il “vigneto Alta Langa” è coltivato per 2/3 a Pinot nero e per 1/3 a Chardonnay 200.000 di bottiglie potenziali prodotte dalla vendemmia 2024 Mercato interno: 85% Export: 15% La Redazione
Leggi
Il Consorzio è inoltre partner tecnico del Teatro Regio di Torino.
L’Alta Langa DOCG è stato nominato “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025. L’ALTA LANGA DOCG L’Alta Langa Docg raccoglie l’eredità e prosegue la tradizione del primo metodo classico d’Italia, nato proprio in Piemonte alla metà del 1800. La denominazione ha ottenuto la Doc nel 2002 e il massimo riconoscimento qualitativo della Docg nel 2011, e oggi ha una produzione di oltre tre milioni di bottiglie. L’Alta Langa Docg è prodotto con uve Pinot nero e Chardonnay tra il 90 e il 100%, vinificate in purezza o insieme in percentuale variabile; il blend può essere integrato con un 10% di uve da vitigni autorizzati alla coltivazione all’interno dell’area di origine, di colore bianco o nero ma non aromatiche. Le tipologie sono bianco o rosé, nelle versioni brut o pas dosé e si avvale di un lungo tempo di affina- mento sui lieviti, come prevede il disciplinare: almeno 30 mesi. Caratteristica distintiva dell’Alta Langa è quella di essere uno spumante esclusivamente millesimato, cioè frutto di un’unica vendemmia: ogni bottiglia riporta sempre in etichetta l’anno della raccolta delle uve, legandosi indissolubilmente alle particolari caratteristiche di quella specifica vendemmia, effettuata rigorosamente in modalità manuale e con le uve riposte in piccoli contenitori. Viene prodotto in un territorio alto collinare (oltre i 250 metri slm) che abbraccia le province di Asti, Cuneo e Alessandria: una terra che dall’Appennino vede le cime innevate delle Alpi e respira il profumo del mare. Una terra che raccoglie l’eredità tramandata dagli avi e mantenuta intatta per molto tempo senza subire trasformazioni radicali. Un territorio prezioso, da sostenere e da scoprire, con una grande biodiversità. Terra letteraria, terra straordinaria ricca di racconti di resistenza – bellica e culturale -, che ha fatto fronte al cambiamento dei tempi senza perdere memoria e identità. I NUMERI DEL CONSORZIO E DELL’ALTA LANGA DOCG: 90 Case spumantiere associate al Consorzio 490 ettari di vigneto tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo Il “vigneto Alta Langa” è coltivato per 2/3 a Pinot nero e per 1/3 a Chardonnay 200.000 di bottiglie potenziali prodotte dalla vendemmia 2024 Mercato interno: 85% Export: 15% La Redazione
29 Maggio, 2025
BEREBIANCO 2025 (by Cucina & Vini): masterclass #1
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 10 Maggio le eleganti sale dell’Hotel WESTIN EXCELSIOR di Roma hanno ospitato la terza Edizione di BEREBIANCO, Evento organizzato dalla Rivista CUCINA & VINI che si propone di far conoscere al pubblico degli enoappassionati un’Italia dei vini bianchi differente da quella troppo spesso influenzata dal “vino d’annata”.
Il nostro Paese è infatti in grado di produrre grandi vini bianchi destinati all’evoluzione ma questi rimangono troppo spesso patrimonio segreto di pochi edotti estimatori e sono comunemente dimenticati nelle carte dei vini anche dall’alta ristorazione.
Una vera e propria vetrina per le Aziende presenti, un viaggio in quell’Italia bianchista che ancora in troppi vedono seconda ad altri.
GLI ASSAGGI
Oltre 60 le Aziende presenti ai banchi d’assaggio e oltre 150 le etichette in degustazione, un vero tour de force per chi avesse avuto il tempo di intraprendere quest’avventura.
A latere sono poi state organizzate 5 masterclass tematiche nel corso delle quali i partecipanti hanno avuto modo di valutare le potenzialità evolutive dei diversi vini proposti e confrontarli poi con quelli dell’annata corrente proposte nella sala comune.
Incerto fino all’ultimo sul fato di riuscire a partecipare sani altri inderogabili impegni sono riuscito miracolosamente a prendere parte a due delle masterclass in programma (ai banchi d’assaggio ho fatto solo una velocissima puntata per salutare gli amici Produttori presenti).
La prima, quella che ha ospitato il SANNIO CONSORZIO TUTELA VINI ve la racconto oggi, per la seconda, quella che mi ha consentito di viaggiare nello spazio e nel tempo attraverso l’Italia, beh…dovrete aspettare la prossima settimana.
LA PRIMA MASTERCLASS
10 vini di 10 Aziende da 5 annate differenti che iniziano dalla 2022 e ci portano indietro nel tempo fino alla 2016.
Protagonista il Sannio, prima donna la Falanghina, voci narranti Francesco D’Agostino (Direttore di CUCINA & VINI), Antonio Di Spirito, Libero Lillo (Presidente del Consorzio Sannio) e Lorenzo Nifo (agronomo ed enologo del Consorzio stesso).
La Falanghina, un vitigno (in realtà due) che ha attraversato la storia, che in italia introdussero i Greci sulle coste, che gli Etruschi consentirono si diffondesse anche all’interno, cui i romani diedero il nome legandone le piante a quel tutore morto che era la “falange” (è anche vero però che, con lo spostamento dei vigneti dalle coste verso l’interno a seguito dell’eruzione del Vesuvio, pure il Falerno può essere considerato parte dell’etimo del vitigno).
Alterne fortune hanno caratterizzato la storia di questo vino che tanto del suo successo deve innanzitutto all’Azienda MUSTILLI e poi alla CANTINA DEL TABURNO.
La vera svolta qualitativa si ebbe una dozzina di anni fa con la nascita del Consorzio che fece piazza pulita del mare magnum di denominazioni decidendo di crearne una unica lasciando poi alle diverse sottozone il compito di identificare le singole parti del caleidoscopico areale produttivo.
Oggi è in fase avanzata l’iter per l’ottenimento della DOCG ma è chiaro da tempo come tuti gli aderenti del consorzio siano fermamente intenzionati a portare avanti con orgoglio sia il nome del Sannio che quello della Falanghina
Vi lascio ora alla lettura delle mie personalissime considerazioni sui vini in degustazione invitandoVi a toccare con mano le potenzialità evolutive di un vitigno che per troppo tempo, in tanti abbiamo considerato “solo” Falanghina.
1- FALANGHINA DEL SANNNIO DOC VENDEMMIA TARDIVA “ALENTA” BIO 2022, NIFO SARRAPOCHIELLO: olfatto ampio, ricco di rimandi alla frutta bianca e gialla (pesca, gelso, albicocca), ai fiori, con una leggera speziaura dolce che regala avvenenza e intrigante mistero.
In bocca si mostra giovane e di spalle fresco sapide ben dimensionate rispetto al volume glicerico della frutta.
Frutto dell’annata mostra educazione e assenza di spigoli, cosa sicuramente lodevole anche se un minimo di birbantezza in più non avrebbe guastato.
87+ Punti
2- FALANGHINA DEL SANNIO TABURNO DOP VENDEMMIA TARDIVA “LIBERO F PARTICELLA 190” 2020, FONTANAVECCHIA: naso giallo, maturo e sostanzioso, di pesca e mela golden, di un ananas che non avrei voluto trovare, di un pompelmo che sdrammatizza e di una ginestra che racconta pendii vista mare, intessuto di mineralità e pot pourrì di fiori secchi.
Sorso che riempie, glicerico, pieno, a ricordare pasticceria ma non dimentico di agrumi e di quelle erbe aromatiche che, timo e finocchietto selvatico in testa, chiudono l’assaggio.
88- Punti.
3- FALANGHINA DEL SANNIO DOC GUARDIA SANFRAMONDI “VIGNASUPREMA” 2019, AIA DEI COLOMBI: ci regala un naso che sa di vendemmia tardiva, con quelle pastose dolcezze che sono eredità delle fecce nobili e che affiancano toni fumé, iodati ed erbacei cui l’idea di un appena di brett dona un tocco di sana, orgogliosa, rusticità contadina.
Bocca tonica, vivace, materica e scorrevole, un sorso da provare e riprovare per il gusto del buono.
88 Punti
4- BENEVENTANO IGT FALANGHINA CARA CARA VENDEMMIA TARDIVA 2019, TERRE STREGATE: un naso che s’affanna dietro mela golden e ananas per cercare di camuffare quella vaniglia che ha più l’invadenza del legno che il mistero della spezia e che neanche le nuances aromatiche di salvia e nocciola o la sottesa mineralità riescono a far dimenticare.
Al sorso, la sapidità è carta ben giocata per pareggiare la sostanza fruttata e gli intrecci vegetali ma la trama orchestrale non convince del tutto.
85/- Punti.
5- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KISSOS” 2018, CANTINE TORA: i riflessi nel calice tradiscono l’età mentre il naso, appena timido, racconta freschezze vegetali di erbe aromatiche e finocchietto selvatico che una frutta fatta di nespole, pompelmi e un’inattesa ananas quasi pareggia.
Zenzerosi sfrucugli e sottile, impertinente mineralità introducono poi un sorso salino prima ancora che fresco forse un po’ troppo ingombro di una frutta ben più matura di quello che mi sarei aspettato dall’olfatto.
86 Punti.
6- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KYDONIA” 2018, CA’ STELLE: si presenta con un minimo di ossidazione che non inficia minimamente la qualità olfattiva, evidenziando semmai quella parte nocciolosa che il giallo di melone, ananas e camomilla avrebbe altrimenti schiacciato.
Chiude poi su note pietrose e balsamico mentolate introducendo un sorso snello e fruttato, che esalta la sapidità senza dimenticarsi della freschezza.
Da bere “senza pensieri”.
87 Punti.
7- FALANGHINA DEL SANNIO DOC VENDEMMIA TARDIVA “NARÉ” 2018, CAV. MENNATO FALLUTO: al naso un’idea di gommalacca disturba la dolce sostanza fruttata lasciando che l’attenzione si sposti su quei sottili intrecci di spezia e frutta secca che si ritrovano poi nel subito dell’assaggio.
Sorso che non dimostra l’età, sostanzioso e centrato su vanigliate balsamicità.
Lo riassaggerei, ma per ora mi lascia con un “però”.
86 Punti.
8- FALANGHINA DEL SANNIO DOC 2018, ROSSOVERMIGLIO: inizialmente pirotecnico, con quelle note di polvere da sparo già sparata che sa di allegria e “botti” alla festa del paese, si distende poi “chardonnayggiando” su note più ampie di pesca e gelso non dimentico delle trame vegetali-amaricanti di salvia e scorza d’agrume e degli afflati iodati.
In bocca la sottolineata sapidità stacca di ruota la freschezza e non aiuta, nell’allungo, a valorizzare i richiami fruttati lasciando che il sorso risulti meno dinamico di quanto previsto.
Si becca per questo il mio personalissimo premio “PECCATO” e la promessa di riassaggiarlo perché…perché si.
86++/7- Punti.
9- FALANGHINA DEL SANNIO DOC SANT’AGATA DEI GOTI “VIGNA SEGRETA” 2017, MUSTILLI: è subito un diretto al naso di mineralità terziarie e grasse dolcezze pasticcere, intrigante mix di Mosella e sfogliatella “frolla” appena sfornata condito di glicine e mentuccia, dolci asprezze di mandarino e mielose aderenze.
E mentre Vi rilassate godendoVi il panorama del Golfo e i profumi della macchia che degrada verso il Tirreno Vi ritrovate ad assaggiarlo.
È un gioco di gambe che sa della nobile arte interpretata da Muhammad Alì, una scherma alta tra gliceriche dolcezze e freschezze irruente dalla quale esce vincitrice una sapidità che è marina e vulcanica al contempo.
Tanta roba!
89 Punti, ma forse 90.
10- FALANGHINA DEL SANNIO DOC “I MILLE PER LA FALANGHINA” 2016, LA GUARDIENSE: chiudete gli occhi e immaginate…
Cosa?!
Niente Sannio, niente Falanghina…
Potrebbe essere un Pinot Grigio campano (o magari neppure campano).
I descrittori gusto olfattivi?
Quelli che tutto il mondo ricerca e che chiunque è in grado di elencare.
Non cercate sorprese nel calice se non quella di una Falanghina 2016 ancora dinamica e affatto stanca.
Solo 3000 bottiglie, le meno rappresentative di un Territorio di tutta la masterclass.
Mi spiace, davvero.
83 Punti e non uno di più.
E QUINDI?
E quindi intanto GRAZIE a CUCINA & VINI per avermi ospitato ancora una volta e poi…
Vi ricordo che la “seconda puntata” di questa serie uscirà…boh!
Forse la settimana prossima, forse in altra data…
Lo saprete solo seguendo VINODENTRO su WINE TALES MAGAZINE.
STAY TUNED!
Roberto Alloi
VINODENTRO
Leggi
28 Maggio, 2025
Grande successo per Best Wine Stars 2025
La sesta edizione dell’evento ha animato Palazzo del Ghiaccio con degustazioni, networking e masterclass, alla scoperta di vini e distillati internazionali.
Con la recente nomina di Fiera di settore e con il patrocinio del Comune di Milano, la sesta edizione di Best Wine Stars si conclude con la partecipazione confermando il grande successo di pubblico dell’anno precedente, con una presenza Best Wine Stars sempre più massiva degli addetti al settore, di cui il 55% buyer e il 10% giornalisti, mentre i lovers hanno composto il 35% del pubblico entrante. Dal 17 al 19 Maggio, il pubblico ha avuto l’opportunità di scoprire oltre 1200 etichette e partecipare a numerosi momenti di approfondimento, consolidando l’evento come uno dei più attesi e dinamici nel panorama enogastronomico internazionale.
Importanti occasioni di networking sono state rese possibili grazie alla nuova Piattaforma Ufficiale visit.bestwinestars.com, che ha permesso alle aziende partecipanti di connettersi con gli operatori del settore accreditati prima e durante la Fiera.
Il sistema di messaggistica interna ha registrato un’elevata affluenza, con oltre 17.500 messaggi inviati per fissare gli appuntamenti da svolgere durante la manifestazione. Gli espositori hanno incontrato operatori di settore, italiani e stranieri, provenienti da 45 Paesi: stampa, buyer, distributori, importatori, enotecari, ristoratori e appassionati, confermando il valore internazionale di Best Wine Stars nel settore. Enzo Carbone, Fondatore di Prodes Italia, azienda ideatrice dell’evento Siamo molto soddisfatti della qualità dei visitatori, ancora superiore rispetto all’edizione precedente, e della conseguente crescita delle opportunità di business generate durante l’evento. Sono orgoglioso di aver messo a punto un ottimo sistema di matching tra visitatori ed espositori, che sarà ulteriormente potenziato per il 2026, anno in cui Best Wine Stars è stata ufficialmente riconosciuta come fiera internazionale. Grande affluenza e apprezzamento anche per le masterclass, seminario e tastng room che si sono svolti nelle giornate del 17 e 18 Maggio nella Sala Piranesi, registrando il tutto esaurito.
Tra le voci più autorevoli: Adua Villa, scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice, Chiara Giannotti, wine expert e comunicatrice, ideatrice di Vino.Tv, collaboratrice e degustatrice della Guida Essenziale ai Vini d’Italia di DoctorWine, autrice del libro La Cantina Perfetta di Rizzoli, Fabio Bacchi, fondatore di BarTales e Roma Bar Show, Francesco Quarna, speaker di Radio Deejay e vignaiolo, Giambattista Marchetto, wine journalist e direttore di Vinonews24, Mattia Asperti, sommelier e creatore della community Il Sommelier Divino, Stefania Vinciguerra, giornalista professionista, caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia, Valentina Vercelli, giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller. Domenica 18 Maggio alle ore 10:00 si è svolta la cerimonia dei Best Wine Stars Awards, condotta da Adua Villa . Alla presenza di produttori, giornalisti, sommelier e operatori del mondo della ristorazione, sono stati resi noti i vincitori di categoria e dei progetti più innovativi del 2025: BEST GREEN PROJECT Giurato: Attilio Viganò | Direttore Commerciale di Vetrobalsamo
Vincitore: Azienda Agricola Nenci – Progetto “Autosostenibilità Agricola Nenci”
Motivazione: Un ecosistema agricolo autosufficiente che unisce energia solare, agricoltura di precisione e gestione circolare delle risorse per un’agricoltura a impatto zero. BEST HOSPITALITY PROJECT Giurato: Andrea Guolo | Direttore di Vino News 24 e Italianwinetour
Vincitore: Azienda Agricola Nenci – Progetto “Chiusi in Camper”
Motivazione: Ospitalità en plein air che fonde sostenibilità, cultura e paesaggio, intercettando un segmento innovativo dell’enoturismo. BEST VINUM INNOVATION Giurato: Adua Villa | Scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice
Vincitore: Fontana Reale – Progetto “4 Bianchi”
Motivazione: Un vino senza solfiti frutto di ricerca avanzata su varietà autoctone, che unisce salute, qualità e identità territoriale. BEST BUYER SELECTION Giurato: Alessandro Rossi | National Category Manager Wine Partesa srl
3 Vincitori: Tenuta Manoylo: Vini freschi e di facile beva con buona materia. Sassocorno: Ottima Malvasia macerata, aromi di tè e frutta secca. Valentina Cubi: Vini freschi e leggeri, distinti dallo stile morbido della zona. Giurato: Ramon Addazi Gouveia | CEO di Magaras
3 Vincitori: Cantina Cerbero: Vini ricercati, degustazione coinvolgente con il loro “Dante”. Maro Wine (Cuvée Maria): Gamma di bianchi eccezionale in una cornice familiare storica. Pasquale Mondatore (Morgatta): Negramaro Bianco sorprendente e sensoriale. Giurato: Stefano Bagnoli | Direttore de La Dispensa.uk
3 Vincitori: Maro Wines: Tradizione vinicola secolare con vini armoniosi e ricchi. Sassocorno: Eccellenza sostenibile con forte legame al terroir. Valentina Cubi: Qualità costante e tecniche moderne nel rispetto del territorio. Giurato: Jaroslaw Modzelewski | Co-founder di Shoppen e The Barking Dog Agaveria
3 Vincitori: Punico Liquori: Presentazione dettagliata e gamma ampia e curata. Società Agricola Birra Love: Collaborazione tra produttori per espandere il mercato. Urka Spirits: Prodotti eccellenti con conoscenza profonda e ottima presentazione. MILANO WINE & SPIRITS EXPLORER Giurato: Prodes Italia srl
10 Vincitori: Barba_milano, Dasein, Element bā, Gran Baguttin, La Dogana del Buongusto, Nabucco, Ribot Borghetto, Ristorante Don Juan, Tannico Wine Bar, Ugo Cocktail Bar
Motivazione: Premio volto a celebrare e promuovere le realtà milanesi che si distinguono per eccellenza, qualità, accoglienza e capacità narrativa, affermandosi come ambasciatori della cultura enogastronomica. BEST LOGO Giurato: Prodes Italia srl
Vincitore: Apenera S.R.L.
Motivazione: Logo forte e originale, che fonde identità territoriale, artigianalità e mitologia. BEST LABEL Giurato: Prodes Italia srl
Vincitore: Punico Liquori | Etichetta UGIN
Motivazione: Etichetta originale e narrativa, che unisce folklore e identità siciliana con stile contemporaneo. BEST SPIRIT Giurato: Fabio Bacchi | Fondatore di BarTales e Roma Bar Show
Vincitore: Distill Hub – Xamorfos Gin
Motivazione: Gin giovane e audace che reinterpreta l’arte distillatoria con personalità e qualità. BEST HERBAL LIQUOR Giurato: Fabio Bacchi | Fondatore di BarTales e Roma Bar Show
Vincitore: Le Lagore Spirits – Amaro Bridge
Motivazione: Liquore che racconta il territorio e la tradizione in chiave sostenibile e moderna. BEST DEAL Giurato: Valentina Vercelli | Giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller
Vincitore: Tenuta Baron Winery – Asolo Prosecco Superiore DOCG
Motivazione: Equilibrio perfetto e grande piacevolezza in un Prosecco elegante e accessibile. BEST SPARKLING Giurato: Adua Villa | Scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice
Vincitore: Cantina Delaiti – Overture Trento DOC Brut
Motivazione: Eleganza e verticalità del metodo classico di montagna, in perfetto stile trentino. BEST WHITE Giurato: Valentina Vercelli | Giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller
Vincitore: Tenute Marino Abate – Etna Bianco 2022 MAC
Motivazione: Carricante in purezza che esprime al meglio il terroir vulcanico etneo con mineralità e complessità. BEST ROSÉ Giurato: Stefania Vinciguerra | Giornalista professionista, caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia
Vincitore: Albino Armani – Foja Zicolà 2024
Motivazione: Enantio delle Dolomiti tra tradizione e modernità, aromatico e sorprendente. BEST RED Giurato: Stefania Vinciguerra | Giornalista professionista, caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia
Vincitore: Cerbero – Marche Rosso IGT Dante 2020
Motivazione: Blend di Montepulciano e Cannonau da vendemmia tardiva, ricco e strutturato ma sempre piacevole. Anche quest’anno Best Wine Stars ha varcato i confini di Palazzo del Ghiaccio con due Business Dinner esclusive, ospitate presso il ristorante Frigoriferi Milanesi, ristorante premiato Bib Gourmand dalla Guida Michelin 2024. Il 17 Maggio, protagoniste della serata sono state le aziende Cantine Marisa Cuomo Srl, Tenute Ballasanti, Col Parè e DARIVA, in un’esperienza esclusiva di degustazione e networking. Il 18 Maggio, l’Associazione Strada del Vino Soave ha accompagnato un pool selezionato di buyer ho.re.ca e giornalisti alla scoperta dei vini e del territorio attraverso una raffinata proposta enogastronomica delle cantine: Vicentini, Le Albare, Corte Moschina, Tenuta Sant’Antonio, Nardello. Un sentito ringraziamento va ai nostri Relatori e Giurati, che con la loro esperienza, professionalità e conoscenza hanno dato lustro all’evento, e ai partner istituzionali: Partesa, Assoenologi, Agivi, Thai-Italian Chamber of Commerce, Danitacom, che hanno contribuito a dare valore all’iniziativa.
Grazie anche ai media partner: Doctor Wine, BarTales, Vino News, Italian Wine Tour, Italia a Tavola, I Grandi Vini, L’Enologonline ed EventiMilano.it, che hanno supportato la diffusione e la visibilità dell’evento.
Un riconoscimento va inoltre ai Partner Tecnici: Sanden, Vinstrip, Non di Solo Legno, e agli Sponsor: Vetrobalsamo, Telly Wine, Caive, Winest.
Infine, un ringraziamento speciale ai creators che hanno raccontato l’evento con passione e autenticità: @Simona Geri, @cantinasocial, @fabioelavigna, @Denise Oriani, @Trotterwine. Best Wine Stars si prepara ora alla settima edizione, con l’obiettivo di valorizzare sempre di più le eccellenze italiane e internazionali nei settori vino, spirits e food, offrendo nuove opportunità di networking e visibilità a un pubblico sempre più ampio e qualificato. La Redazione
Leggi
Il sistema di messaggistica interna ha registrato un’elevata affluenza, con oltre 17.500 messaggi inviati per fissare gli appuntamenti da svolgere durante la manifestazione. Gli espositori hanno incontrato operatori di settore, italiani e stranieri, provenienti da 45 Paesi: stampa, buyer, distributori, importatori, enotecari, ristoratori e appassionati, confermando il valore internazionale di Best Wine Stars nel settore. Enzo Carbone, Fondatore di Prodes Italia, azienda ideatrice dell’evento Siamo molto soddisfatti della qualità dei visitatori, ancora superiore rispetto all’edizione precedente, e della conseguente crescita delle opportunità di business generate durante l’evento. Sono orgoglioso di aver messo a punto un ottimo sistema di matching tra visitatori ed espositori, che sarà ulteriormente potenziato per il 2026, anno in cui Best Wine Stars è stata ufficialmente riconosciuta come fiera internazionale. Grande affluenza e apprezzamento anche per le masterclass, seminario e tastng room che si sono svolti nelle giornate del 17 e 18 Maggio nella Sala Piranesi, registrando il tutto esaurito.
Tra le voci più autorevoli: Adua Villa, scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice, Chiara Giannotti, wine expert e comunicatrice, ideatrice di Vino.Tv, collaboratrice e degustatrice della Guida Essenziale ai Vini d’Italia di DoctorWine, autrice del libro La Cantina Perfetta di Rizzoli, Fabio Bacchi, fondatore di BarTales e Roma Bar Show, Francesco Quarna, speaker di Radio Deejay e vignaiolo, Giambattista Marchetto, wine journalist e direttore di Vinonews24, Mattia Asperti, sommelier e creatore della community Il Sommelier Divino, Stefania Vinciguerra, giornalista professionista, caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia, Valentina Vercelli, giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller. Domenica 18 Maggio alle ore 10:00 si è svolta la cerimonia dei Best Wine Stars Awards, condotta da Adua Villa . Alla presenza di produttori, giornalisti, sommelier e operatori del mondo della ristorazione, sono stati resi noti i vincitori di categoria e dei progetti più innovativi del 2025: BEST GREEN PROJECT Giurato: Attilio Viganò | Direttore Commerciale di Vetrobalsamo
Vincitore: Azienda Agricola Nenci – Progetto “Autosostenibilità Agricola Nenci”
Motivazione: Un ecosistema agricolo autosufficiente che unisce energia solare, agricoltura di precisione e gestione circolare delle risorse per un’agricoltura a impatto zero. BEST HOSPITALITY PROJECT Giurato: Andrea Guolo | Direttore di Vino News 24 e Italianwinetour
Vincitore: Azienda Agricola Nenci – Progetto “Chiusi in Camper”
Motivazione: Ospitalità en plein air che fonde sostenibilità, cultura e paesaggio, intercettando un segmento innovativo dell’enoturismo. BEST VINUM INNOVATION Giurato: Adua Villa | Scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice
Vincitore: Fontana Reale – Progetto “4 Bianchi”
Motivazione: Un vino senza solfiti frutto di ricerca avanzata su varietà autoctone, che unisce salute, qualità e identità territoriale. BEST BUYER SELECTION Giurato: Alessandro Rossi | National Category Manager Wine Partesa srl
3 Vincitori: Tenuta Manoylo: Vini freschi e di facile beva con buona materia. Sassocorno: Ottima Malvasia macerata, aromi di tè e frutta secca. Valentina Cubi: Vini freschi e leggeri, distinti dallo stile morbido della zona. Giurato: Ramon Addazi Gouveia | CEO di Magaras
3 Vincitori: Cantina Cerbero: Vini ricercati, degustazione coinvolgente con il loro “Dante”. Maro Wine (Cuvée Maria): Gamma di bianchi eccezionale in una cornice familiare storica. Pasquale Mondatore (Morgatta): Negramaro Bianco sorprendente e sensoriale. Giurato: Stefano Bagnoli | Direttore de La Dispensa.uk
3 Vincitori: Maro Wines: Tradizione vinicola secolare con vini armoniosi e ricchi. Sassocorno: Eccellenza sostenibile con forte legame al terroir. Valentina Cubi: Qualità costante e tecniche moderne nel rispetto del territorio. Giurato: Jaroslaw Modzelewski | Co-founder di Shoppen e The Barking Dog Agaveria
3 Vincitori: Punico Liquori: Presentazione dettagliata e gamma ampia e curata. Società Agricola Birra Love: Collaborazione tra produttori per espandere il mercato. Urka Spirits: Prodotti eccellenti con conoscenza profonda e ottima presentazione. MILANO WINE & SPIRITS EXPLORER Giurato: Prodes Italia srl
10 Vincitori: Barba_milano, Dasein, Element bā, Gran Baguttin, La Dogana del Buongusto, Nabucco, Ribot Borghetto, Ristorante Don Juan, Tannico Wine Bar, Ugo Cocktail Bar
Motivazione: Premio volto a celebrare e promuovere le realtà milanesi che si distinguono per eccellenza, qualità, accoglienza e capacità narrativa, affermandosi come ambasciatori della cultura enogastronomica. BEST LOGO Giurato: Prodes Italia srl
Vincitore: Apenera S.R.L.
Motivazione: Logo forte e originale, che fonde identità territoriale, artigianalità e mitologia. BEST LABEL Giurato: Prodes Italia srl
Vincitore: Punico Liquori | Etichetta UGIN
Motivazione: Etichetta originale e narrativa, che unisce folklore e identità siciliana con stile contemporaneo. BEST SPIRIT Giurato: Fabio Bacchi | Fondatore di BarTales e Roma Bar Show
Vincitore: Distill Hub – Xamorfos Gin
Motivazione: Gin giovane e audace che reinterpreta l’arte distillatoria con personalità e qualità. BEST HERBAL LIQUOR Giurato: Fabio Bacchi | Fondatore di BarTales e Roma Bar Show
Vincitore: Le Lagore Spirits – Amaro Bridge
Motivazione: Liquore che racconta il territorio e la tradizione in chiave sostenibile e moderna. BEST DEAL Giurato: Valentina Vercelli | Giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller
Vincitore: Tenuta Baron Winery – Asolo Prosecco Superiore DOCG
Motivazione: Equilibrio perfetto e grande piacevolezza in un Prosecco elegante e accessibile. BEST SPARKLING Giurato: Adua Villa | Scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice
Vincitore: Cantina Delaiti – Overture Trento DOC Brut
Motivazione: Eleganza e verticalità del metodo classico di montagna, in perfetto stile trentino. BEST WHITE Giurato: Valentina Vercelli | Giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller
Vincitore: Tenute Marino Abate – Etna Bianco 2022 MAC
Motivazione: Carricante in purezza che esprime al meglio il terroir vulcanico etneo con mineralità e complessità. BEST ROSÉ Giurato: Stefania Vinciguerra | Giornalista professionista, caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia
Vincitore: Albino Armani – Foja Zicolà 2024
Motivazione: Enantio delle Dolomiti tra tradizione e modernità, aromatico e sorprendente. BEST RED Giurato: Stefania Vinciguerra | Giornalista professionista, caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia
Vincitore: Cerbero – Marche Rosso IGT Dante 2020
Motivazione: Blend di Montepulciano e Cannonau da vendemmia tardiva, ricco e strutturato ma sempre piacevole. Anche quest’anno Best Wine Stars ha varcato i confini di Palazzo del Ghiaccio con due Business Dinner esclusive, ospitate presso il ristorante Frigoriferi Milanesi, ristorante premiato Bib Gourmand dalla Guida Michelin 2024. Il 17 Maggio, protagoniste della serata sono state le aziende Cantine Marisa Cuomo Srl, Tenute Ballasanti, Col Parè e DARIVA, in un’esperienza esclusiva di degustazione e networking. Il 18 Maggio, l’Associazione Strada del Vino Soave ha accompagnato un pool selezionato di buyer ho.re.ca e giornalisti alla scoperta dei vini e del territorio attraverso una raffinata proposta enogastronomica delle cantine: Vicentini, Le Albare, Corte Moschina, Tenuta Sant’Antonio, Nardello. Un sentito ringraziamento va ai nostri Relatori e Giurati, che con la loro esperienza, professionalità e conoscenza hanno dato lustro all’evento, e ai partner istituzionali: Partesa, Assoenologi, Agivi, Thai-Italian Chamber of Commerce, Danitacom, che hanno contribuito a dare valore all’iniziativa.
Grazie anche ai media partner: Doctor Wine, BarTales, Vino News, Italian Wine Tour, Italia a Tavola, I Grandi Vini, L’Enologonline ed EventiMilano.it, che hanno supportato la diffusione e la visibilità dell’evento.
Un riconoscimento va inoltre ai Partner Tecnici: Sanden, Vinstrip, Non di Solo Legno, e agli Sponsor: Vetrobalsamo, Telly Wine, Caive, Winest.
Infine, un ringraziamento speciale ai creators che hanno raccontato l’evento con passione e autenticità: @Simona Geri, @cantinasocial, @fabioelavigna, @Denise Oriani, @Trotterwine. Best Wine Stars si prepara ora alla settima edizione, con l’obiettivo di valorizzare sempre di più le eccellenze italiane e internazionali nei settori vino, spirits e food, offrendo nuove opportunità di networking e visibilità a un pubblico sempre più ampio e qualificato. La Redazione
28 Maggio, 2025
L'Aietta. Francesco Mulinari: il vino, la terra, l’anima
Nuove tappe per Vino e Orizzonti: oggi approdiamo a Montalcino, terra d’eccellenza e tradizione a me molto cara, tra le colline che da secoli parlano il linguaggio del Sangiovese. Cambiamo orizzonte, ma restiamo fedeli alla nostra curiosità: quella che ci spinge a scoprire storie autentiche, come quella di Francesco Mulinari e della sua piccola, ma sorprendente realtà: L’Aietta.
Ci sono luoghi dove il vino non è solo un prodotto, ma un’espressione sincera di vita. Dove il tempo rallenta, i racconti scorrono tra le botti e i sorrisi nascono spontanei, come tra vecchi amici.
L’ho conosciuto per caso, Francesco. Era un pomeriggio d’estate che doveva durare un’ora… finì a cena. Mi sono sentito come da bambino, quando andavo in cantina con mio papà: emozionato, felice, appagato.
Da allora, ogni volta che torno a Montalcino, passo da lui. È diventato un appuntamento fisso, un momento di condivisione autentica. Ritrovo sempre lo stesso calore, la stessa magia. La sua Aietta è una cantina piccola, autentica, scavata nella roccia e immersa in un angolo di Montalcino che profuma di memoria contadina. Francesco non è solo un vignaiolo: è un custode di verità, un artigiano d’altri tempi, un uomo che vive il vino con amore profondo.
Ogni visita da lui è un ritorno a qualcosa di essenziale. È sempre bello ascoltare – e riascoltare – la sua storia: ogni volta mi sembra nuova, ogni volta mi affascina. Sapete quanto io ami le piccole aziende artigianali e il più possibile naturali. Nel 2022, incuriosito da un post su Facebook, sono andato a scoprire questo piccolo produttore di cui non avevo mai sentito parlare. E ne sono uscito trasformato.
Parlo dell’azienda probabilmente più piccola di Montalcino. Se c’è un esempio autentico di vin de garage, è questo: poche migliaia di bottiglie, una qualità sorprendente. Siamo appena sotto le mura del borgo, su una strada ripida che scende verso un piccolo vigneto ad anfiteatro esposto a sud-ovest. Poco prima si trova la cantina, disposta su due livelli: sopra la vinificazione, sotto l’affinamento e lo stoccaggio. La storia della sua azienda nasce da un piccolo appezzamento di mille metri quadrati proprio sotto alle mura di Montalcino (oggi, tra scassi e ampliamenti, è diventato mezzo ettaro), acquistato dal padre nel 1995. Ma come mai Francesco arriva nel mondo del vino? Classe 1983, inizia ad appassionarsi all’agricoltura e nel ’97 si iscrive all’istituto agrario, iniziando a fare pratica sui filari abbandonati del terreno di famiglia. Di questi, in seguito, si scoprì che erano iscritti a Brunello Così mi sono detto: sono a Montalcino, mi piace l’agricoltura, e allora? Facciamo ‘sto Brunello. Fino al 2013 ha girovagato per aziende importanti di Montalcino come Tenuta Vitanza, Casanova di Neri, Il Marroneto, per un periodo da Marino Colleoni, alcune vendemmie da Giancarlo Pacenti e infine al Castello Romitorio Dove stando in ufficio ho imparato gli aspetti burocratici e un po’ pallosi di questo lavoro Ma è in quel momento che decide di dedicarsi esclusivamente al proprio vino. L’azienda nasce nel 2001, quando Francesco decide di coltivare un appezzamento di famiglia. Il nome “L’Aietta” deriva da un terrazzamento del vigneto chiamato “Aia”, dove si organizzavano feste e ritrovi.
Francesco ha restaurato i muretti a secco e piantato tutto ad alberello – scelta quasi obbligata. Basta vedere le foto per capire la fatica. Oggi si cammina tra i filari circondati da boschi, silenzio e una biodiversità mozzafiato. Il dislivello tra la prima e l’ultima vite supera i 100 metri. Oltre a questo appezzamento (unico iscritto a Brunello), coltiva altri vigneti in zone diverse di Montalcino, tra cui uno a sud e uno a est, dove sorgerà la nuova cantina. Ma l’idea resta chiara: essere un piccolo produttore, coerente con sé stesso. Francesco è un tuttologo del vino: vigna, cantina, degustazioni, vendita. Ha iniziato in modo convenzionale, è passato al biologico e ora guarda alla biodinamica, frutto di anni di studio e confronto. Per alcune lavorazioni usa anche il cavallo, in collaborazione con La Piombaia e Villa Cipressi. La cantina è una tana del vino: piccola, vera, piena di bottiglie, cartoni, botti, passione.
Iniziamo la degustazione con il metodo classico rosé a base Sangiovese, affinato in anfora: fine, strutturato, fresco, armonico. Lo beviamo a temperatura di cantina e… finisce troppo in fretta.
I suoi vini sono puliti, precisi, vivi. Raccontano il terroir e il carattere del vignaiolo. Gli assaggi dalle botti e dalle bottiglie si susseguono in un pomeriggio felice, che mi ricorda perché amo il vino e la condivisione. Brunello e Rosso sono esempi perfetti di come si possano fare grandi vini senza chimica, senza tecnologia esasperata, solo con onestà e lavoro. Sono vini senza difetti, verso quella perfezione che è il cruccio di Francesco. Ma soprattutto, sono identitari. Gli altri suoi vini Grandine: doveva essere un passito, ma una grandinata ha cambiato i piani. Malvasia, Vermentino, Zibibbo. Fresco, minerale, aromatico. Una sorpresa piacevolissima. Rosso di Montalcino: fruttato, note di erbe mediterranee, salvia, balsamicità. Tannino elegante, buona persistenza. Autentico. Rosso di Montalcino Anfora, prima annata 2021 Sei mesi di macerazione sulle bucce, sei mesi senza bucce sempre in anfora, poi altri sei in bottiglia. Frutto pieno, vino di corpo e di beva bellissima. Vino spettacolare. Quintoelemento: uvaggio chiantigiano storico (Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Trebbiano). Equilibrato, pulito, grande bevibilità. Perché si chiama così? Andate a trovarlo e scopritelo: Francesco è pieno di sorprese. Brunello di Montalcino: ciliegia, ribes, scorza d’arancia, fiori, spezie. Freschezza, pienezza, tannino integrato, lunga persistenza minerale. Un piccolo gigante, già oggi godibilissimo. Sempre a Montalcino, Francesco ha acquisito un podere in zona Ponte degli Abeti (vicino a Fuligni), dove sorgerà la nuova cantina ma anche la sua nuova casa. Qui ci sarà più spazio per lo stoccaggio del vino e per l’accoglienza, ma anche un nuovo terreno dove è stato piantato un vigneto di 2000 metri con 2000 piante di Sangiovese con sesto d’impianto 120×80. Chissà se avremo nuovi vini… Con Francesco il tempo vola. In un mondo del vino che corre veloce, lui è una radice che resiste.
Ogni volta che lo saluto, so già che non vedo l’ora di tornare. Perché da Francesco non si va solo a degustare vino: si va a respirare verità, a parlare di vita, a sentirsi a casa.
Francesco non fa semplicemente vino. Custodisce un pezzo autentico di Montalcino, fatto di legami sinceri, memoria contadina ed emozioni vive.
Ogni sorso racconta una storia, ogni visita è un ritorno a qualcosa di essenziale. Se amate i vini veri e le persone autentiche, andate a trovarlo.
Vi porterete a casa molto più di qualche bottiglia: vi porterete un frammento di terra, di passione e di umanità.
Con lui si va per un’ora e si resta tutto il pomeriggio e ogni volta, mentre me ne vado, sorrido e penso: forse, un giorno, potrei anche restare (è il mio sogno nascosto nel cassetto) Emanuele Muzzo Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo Vigne e Orizzonti
Leggi
L’ho conosciuto per caso, Francesco. Era un pomeriggio d’estate che doveva durare un’ora… finì a cena. Mi sono sentito come da bambino, quando andavo in cantina con mio papà: emozionato, felice, appagato.
Da allora, ogni volta che torno a Montalcino, passo da lui. È diventato un appuntamento fisso, un momento di condivisione autentica. Ritrovo sempre lo stesso calore, la stessa magia. La sua Aietta è una cantina piccola, autentica, scavata nella roccia e immersa in un angolo di Montalcino che profuma di memoria contadina. Francesco non è solo un vignaiolo: è un custode di verità, un artigiano d’altri tempi, un uomo che vive il vino con amore profondo.
Ogni visita da lui è un ritorno a qualcosa di essenziale. È sempre bello ascoltare – e riascoltare – la sua storia: ogni volta mi sembra nuova, ogni volta mi affascina. Sapete quanto io ami le piccole aziende artigianali e il più possibile naturali. Nel 2022, incuriosito da un post su Facebook, sono andato a scoprire questo piccolo produttore di cui non avevo mai sentito parlare. E ne sono uscito trasformato.
Parlo dell’azienda probabilmente più piccola di Montalcino. Se c’è un esempio autentico di vin de garage, è questo: poche migliaia di bottiglie, una qualità sorprendente. Siamo appena sotto le mura del borgo, su una strada ripida che scende verso un piccolo vigneto ad anfiteatro esposto a sud-ovest. Poco prima si trova la cantina, disposta su due livelli: sopra la vinificazione, sotto l’affinamento e lo stoccaggio. La storia della sua azienda nasce da un piccolo appezzamento di mille metri quadrati proprio sotto alle mura di Montalcino (oggi, tra scassi e ampliamenti, è diventato mezzo ettaro), acquistato dal padre nel 1995. Ma come mai Francesco arriva nel mondo del vino? Classe 1983, inizia ad appassionarsi all’agricoltura e nel ’97 si iscrive all’istituto agrario, iniziando a fare pratica sui filari abbandonati del terreno di famiglia. Di questi, in seguito, si scoprì che erano iscritti a Brunello Così mi sono detto: sono a Montalcino, mi piace l’agricoltura, e allora? Facciamo ‘sto Brunello. Fino al 2013 ha girovagato per aziende importanti di Montalcino come Tenuta Vitanza, Casanova di Neri, Il Marroneto, per un periodo da Marino Colleoni, alcune vendemmie da Giancarlo Pacenti e infine al Castello Romitorio Dove stando in ufficio ho imparato gli aspetti burocratici e un po’ pallosi di questo lavoro Ma è in quel momento che decide di dedicarsi esclusivamente al proprio vino. L’azienda nasce nel 2001, quando Francesco decide di coltivare un appezzamento di famiglia. Il nome “L’Aietta” deriva da un terrazzamento del vigneto chiamato “Aia”, dove si organizzavano feste e ritrovi.
Francesco ha restaurato i muretti a secco e piantato tutto ad alberello – scelta quasi obbligata. Basta vedere le foto per capire la fatica. Oggi si cammina tra i filari circondati da boschi, silenzio e una biodiversità mozzafiato. Il dislivello tra la prima e l’ultima vite supera i 100 metri. Oltre a questo appezzamento (unico iscritto a Brunello), coltiva altri vigneti in zone diverse di Montalcino, tra cui uno a sud e uno a est, dove sorgerà la nuova cantina. Ma l’idea resta chiara: essere un piccolo produttore, coerente con sé stesso. Francesco è un tuttologo del vino: vigna, cantina, degustazioni, vendita. Ha iniziato in modo convenzionale, è passato al biologico e ora guarda alla biodinamica, frutto di anni di studio e confronto. Per alcune lavorazioni usa anche il cavallo, in collaborazione con La Piombaia e Villa Cipressi. La cantina è una tana del vino: piccola, vera, piena di bottiglie, cartoni, botti, passione.
Iniziamo la degustazione con il metodo classico rosé a base Sangiovese, affinato in anfora: fine, strutturato, fresco, armonico. Lo beviamo a temperatura di cantina e… finisce troppo in fretta.
I suoi vini sono puliti, precisi, vivi. Raccontano il terroir e il carattere del vignaiolo. Gli assaggi dalle botti e dalle bottiglie si susseguono in un pomeriggio felice, che mi ricorda perché amo il vino e la condivisione. Brunello e Rosso sono esempi perfetti di come si possano fare grandi vini senza chimica, senza tecnologia esasperata, solo con onestà e lavoro. Sono vini senza difetti, verso quella perfezione che è il cruccio di Francesco. Ma soprattutto, sono identitari. Gli altri suoi vini Grandine: doveva essere un passito, ma una grandinata ha cambiato i piani. Malvasia, Vermentino, Zibibbo. Fresco, minerale, aromatico. Una sorpresa piacevolissima. Rosso di Montalcino: fruttato, note di erbe mediterranee, salvia, balsamicità. Tannino elegante, buona persistenza. Autentico. Rosso di Montalcino Anfora, prima annata 2021 Sei mesi di macerazione sulle bucce, sei mesi senza bucce sempre in anfora, poi altri sei in bottiglia. Frutto pieno, vino di corpo e di beva bellissima. Vino spettacolare. Quintoelemento: uvaggio chiantigiano storico (Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Trebbiano). Equilibrato, pulito, grande bevibilità. Perché si chiama così? Andate a trovarlo e scopritelo: Francesco è pieno di sorprese. Brunello di Montalcino: ciliegia, ribes, scorza d’arancia, fiori, spezie. Freschezza, pienezza, tannino integrato, lunga persistenza minerale. Un piccolo gigante, già oggi godibilissimo. Sempre a Montalcino, Francesco ha acquisito un podere in zona Ponte degli Abeti (vicino a Fuligni), dove sorgerà la nuova cantina ma anche la sua nuova casa. Qui ci sarà più spazio per lo stoccaggio del vino e per l’accoglienza, ma anche un nuovo terreno dove è stato piantato un vigneto di 2000 metri con 2000 piante di Sangiovese con sesto d’impianto 120×80. Chissà se avremo nuovi vini… Con Francesco il tempo vola. In un mondo del vino che corre veloce, lui è una radice che resiste.
Ogni volta che lo saluto, so già che non vedo l’ora di tornare. Perché da Francesco non si va solo a degustare vino: si va a respirare verità, a parlare di vita, a sentirsi a casa.
Francesco non fa semplicemente vino. Custodisce un pezzo autentico di Montalcino, fatto di legami sinceri, memoria contadina ed emozioni vive.
Ogni sorso racconta una storia, ogni visita è un ritorno a qualcosa di essenziale. Se amate i vini veri e le persone autentiche, andate a trovarlo.
Vi porterete a casa molto più di qualche bottiglia: vi porterete un frammento di terra, di passione e di umanità.
Con lui si va per un’ora e si resta tutto il pomeriggio e ogni volta, mentre me ne vado, sorrido e penso: forse, un giorno, potrei anche restare (è il mio sogno nascosto nel cassetto) Emanuele Muzzo Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo Vigne e Orizzonti
27 Maggio, 2025
Caiarossa in natura
UN’ESPERIENZA IMMERSIVA TRA MACCHIA MEDITERRANEA, ARTE FLOREALE E VINO
La cantina toscana propone un laboratorio di flower design, con la creazione di un’opera d’arte botanica realizzata con i fiori e le piante spontanee della tenuta
Rosmarino, mirto, lentisco e ginestra, corbezzoli, lecci e sughere: la preziosa varietà floreale della Macchia Mediterranea di Caiarossa è pronta ad accogliere i visitatori, invitati a rallentare e lasciarsi guidare dai sensi. Caiarossa presenta “Caiarossa in Natura”, un’esperienza che unisce la creatività dell’arte floreale e l’eccellenza enologica del territorio. In occasione di RipaFiorita, la manifestazione dedicata ai fiori che animerà Riparbella il 24 e 25 maggio, Caiarossa propone questo evento speciale pensato per celebrare l’armonia tra uomo e natura.
Il 24 maggio, alle ore 10 e 15, i partecipanti saranno accompagnati in una passeggiata guidata attraverso i sentieri della macchia mediterranea, un ecosistema ricco di biodiversità che circonda la tenuta.
Roberta Palma, Responsabile Marketing Caiarossa
Vogliamo offrire un’esperienza autentica e coinvolgente in cui i partecipanti possano riscoprire il legame profondo con la natura, attraverso i colori e i profumi della nostra terra. L’incontro tra arte floreale e vino rappresenta una perfetta espressione dell’anima di Caiarossa: armonia, bellezza e sostenibilità.
Gli ospiti raccoglieranno fiori e piante spontanee per dar vita a una composizione floreale originale. Il laboratorio sarà condotto da Stefania Novelli, flower designer di grande esperienza, che guiderà ogni partecipante nella creazione di una piccola opera d’arte botanica, racchiusa in una scatola di legno da vino da portare a casa come ricordo dell’esperienza.
La giornata proseguirà con una visita alla cantina Feng Shui di Caiarossa, simbolo dell’armonia tra ambiente e produzione vinicola, seguita da una degustazione di due vini accompagnata da un aperitivo con prodotti tipici del territorio.
Questo evento è parte di un percorso che, per tutto l’anno, inviterà il pubblico a scoprire non solo la bellezza del territorio che ci circonda, ma anche il valore del rispetto per la natura. Un principio che, da sempre, guida lo sviluppo di Caiarossa e dei nostri vini, in perfetta armonia con l’ambiente che ci ospita.
“Caiarossa in Natura” è infatti il primo appuntamento di un ciclo di esperienze che la tenuta dedica alla valorizzazione della Macchia Mediterranea, patrimonio naturale che rende unico il paesaggio di Riparbella, sospeso tra colline e mare.
INFO E PRENOTAZIONI: visit.caiarossa.com
La Redazione
Leggi
27 Maggio, 2025
Svelate le masterclass della quarta edizione di Vini d’Abbazia
Autorevoli voci del giornalismo, Master of Wine e wine critic in dialogo sui temi chiave del settore e dell’enoturismo.
Dopo il successo dell’edizione 2024, con oltre 4.000 visitatori, Vini d’Abbazia torna dal 6 all’8 giugno nello straordinario scenario dell’Abbazia di Fossanova con un programma che mette al centro un ciclo di sei masterclass. A guidarle, giornalisti ed esperti del panorama enologico e culturale che, insieme ai produttori, affronteranno temi attuali legati al mondo del vino e all’enoturismo, offrendo percorsi di degustazione e approfondimento sui territori e le loro identità.
Dal 6 all’8 giugno 2025, l’incantevole Abbazia di Fossanova, a Priverno (LT), accoglierà la quarta edizione di Vini d’Abbazia, l’evento che celebra la tradizione enologica monastica attraverso storia, cultura e degustazioni d’eccellenza. La manifestazione conferma il format di successo che, nella precedente edizione, ha coinvolto più di 4.000 visitatori, e vedrà la partecipazione di oltre 30 cantine di abbazie italiane e internazionali, produttori laici legati a luoghi monastici e consorzi. Tre giorni di masterclass, incontri culturali e conferenze animeranno l’Abbazia, con i banchi d’assaggio allestiti nel suggestivo Chiostro e lo Slow Food Village, dove sarà possibile scoprire e assaggiare le eccellenze gastronomiche del territorio. Nel Refettorio dell’Abbazia, uno dei luoghi più suggestivi del complesso monastico cistercense, prenderà forma il ciclo di masterclass distribuite nell’arco delle tre giornate dell’evento: sei incontri pensati per approfondire il legame tra vino, cultura e territorio, guidati da relatori d’eccezione provenienti dal mondo dell’enologia e della divulgazione. Tra i temi cardine il focus sul Cesanese, il regno delle bollicine, i vitigni già noti in epoca romana, i vini in anfora, enoturismo e visione femminile nel panorama enologico italiano.
VENERDÌ 6 GIUGNO:
CESANESE, ANIMA DEL LAZIO CON ANDREA AMADEI. BOLLICINE D’AUTORE CON CHIARA GIOVONI.
Alle ore 18.00 prende il via con “Il Cesanese: vino dei papi”, guidata da Andrea Amadei, sommelier e voce di Decanter su Rai Radio 2. Un racconto emozionale dedicato al vitigno simbolo del Lazio, le cui radici affondano nell’antico Latium, dove il Cesanese era apprezzato per la sua eleganza sulle tavole papali. Dopo un lungo periodo di marginalità, oggi il vitigno sta vivendo una rinascita grazie al lavoro di produttori che lo stanno riportando al centro della scena vitivinicola laziale. In degustazione, sei interpretazioni firmate da Alberto Giacobbe, Casale della Ioria, Federici, Giovanni Terenzi, L’Avventura, Maria Elena Sinibaldi e Maria Ernesta Berucci. A seguire, alle ore 20.00, “La Gioia delle bollicine”, a cura di Chiara Giovoni – giornalista, autrice e Ambassadeur du Champagne per l’Italia. Un viaggio tra diversi terroir, narrato da otto etichette di grande carattere che esprimono l’essenza di luoghi e metodi di vinificazione differenti, dallo Champagne all’Alta Langa, passando per bollicine nate in abbazie e monasteri, fino al Metodo Classico italiano. Protagoniste della degustazione saranno le cantine: Abbazia di Novacella, Abbazia di Praglia, Beppe Marino, Champagne Monial, Cincinnato, Domaine de l’Abbaye du Petit Quincy – Domaine Gruhier, Marco Carpineti e il Monastero dei Santi Gervasio e Protasio insieme a La Vigna di Sarah.
SABATO 7 GIUGNO:
L’EREDITÀ DEI ROMANI CON CRISTINA MERCURI. LA RINASCITA DELL’ANFORA CON HELMUTH KÖCHER E SIMONA GERI.
Alle ore 18.00, la masterclass “Il vino dei Romani, il nettare della storia” porterà il pubblico indietro di 2000 anni, grazie al dialogo tra Cristina Mercuri – DipWSET, Wine Educator, Wine Editor Forbes e Candidata Master of Wine – e Federica Colaiacomo, archeologa e direttrice scientifica del Museo Lavinium. Una narrazione che intreccia storia antica e viticoltura moderna, alla scoperta di vitigni già noti in epoca romana. In calice, i produttori: Abbaye de Morgeot, Cincinnato, Domaine de l’Abbaye du Petit Quincy – Domaine Gruhier, Marco Carpineti, Muri Gries, Sant’Andrea, Tenute Capaldo (Abbazia del Goleto), Valle Isarco (Monastero di Sabiona). Alle ore 20.00, “Amphora” accenderà i riflettori su un metodo ancestrale, oggi riscoperto da numerosi vignaioli. La masterclass, realizzata in collaborazione con Amphora Revolution di Merano WineFestival e Vinitaly, sarà introdotta da Helmuth Köcher, fondatore del Merano WineFestival, e condotta da Simona Geri, amministratore unico di The Winesetter e WineHunter Scout. Otto etichette guideranno i partecipanti in un percorso sensoriale che mette in luce la vinificazione in anfora come strumento capace di esprimere con autenticità l’identità del vitigno e del territorio. In assaggio, i vini di: Abbazia di Novacella, Abbazia di Propezzano, Albetum Orange, Casale del Giglio, Luca Leggero, Marco Carpineti, Terre Antiche e Vinum Hadrianum.
DOMENICA 8 GIUGNO:
L’ITALIA DEL VINO TRA ENOTURISMO, CON FABIO SIRONI E CHIARA GIORLEO, E VISIONE FEMMINILE CON MANUELA ZENNARO.
Alle ore 18.00, “Il Viaggio”, masterclass dedicata all’enoturismo e alla bellezza dei paesaggi vitati italiani. A guidarla Chiara Giorleo – critica enogastronomica e capo panel per l’Italia del concorso World’s Best Vineyards – insieme a Fabio Sironi, caporedattore della rivista DOVE ed esperto narratore di luoghi. Un itinerario tra vigne, architetture e spiritualità, raccontato attraverso otto vini e i luoghi che li esprimono: dall’Umbria con Arnaldo Caprai e San Masseo della Fraternità di Bose, alla Toscana con Badia a Passignano di Marchesi Antinori e l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore; dalle Langhe con Cascina del Monastero di Giuseppe Grasso, alla Franciacorta con il Convento dell’Annunciata Wine Retreat di Bellavista; dal Friuli Venezia Giulia con l’Abbazia di Rosazzo di Livio Felluga, fino alla laguna di Venezia con San Francesco della Vigna di Santa Margherita. Chiude la rassegna, alle ore 20.00, “Emozioni di donne, emozioni di vino”, una masterclass dedicata al talento e alla visione femminile nel panorama enologico italiano. A guidare l’incontro sarà Manuela Zennaro, giornalista de La Repubblica e responsabile regionale dell’associazione Le Donne del Vino. In degustazione le etichette firmate da Abbazia di Busco, Cantina Villa Gianna, Donato Giangirolami, Giovanni Terenzi, La Matina, Monastero di Vitorchiano, Petrucca e Vela e Pileum: otto storie di passione, identità e imprenditoria al femminile.
VINI D’ABBAZIA: STORIE DI VINO DAL CUORE DEL LAZIO
Vini d’Abbazia è un viaggio alla scoperta del legame millenario tra vino, spiritualità e territorio. Protagoniste dell’evento sono alcune tra le più importanti abbazie vitivinicole italiane, produttori laici legati a luoghi monastici e la rete francese Les Vins d’Abbayes. Ideato dal giornalista Rocco Tolfa, l’evento è promosso dalla Strada del Vino della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots e dall’Associazione Polygonal, con il contributo della Regione Lazio e di Arsial. La manifestazione si svolge in collaborazione con la Camera di Commercio Frosinone Latina, l’Azienda Speciale Informare, il Comune di Priverno, la Direzione Regionale Musei Lazio, Oltre Roma Wine Tour, Slow Food Lazio e Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Riceve il supporto di BCC Roma, Confagricoltura e Polsinelli, mentre i partner tecnici sono l’Associazione Italiana Sommelier, Vivaio Aumenta, Acqua Filette, Sabaudia Hotel & Spa 4*, Il San Francesco Charming Hotel Sabaudia 4*, Osteria Persei, Bodema e Ponza & Dintorni. Media partner ufficiali dell’evento sono Rai Radio 2 e Vinum. Vini d’Abbazia si svolge a Fossanova, frazione di Priverno, a pochi chilometri dal Parco Nazionale del Circeo, dei laghi salmastri costieri e dalle spiagge di Sabaudia. Un territorio ricco di biodiversità che custodisce antichi borghi e testimonianze millenarie. Frutto della sinergia tra istituzioni, aziende e consorzi, l’iniziativa punta a promuovere il territorio, rafforzando l’identità del Lazio come destinazione enoturistica di eccellenza. Tre giorni in cui l’Abbazia di Fossanova diventa un luogo di incontro e racconto, dove il vino si fa portavoce, simbolo di identità e motore di sviluppo culturale e turistico per il Lazio.
DISPONIBILI BIGLIETTI E ACCREDITI STAMPA PER VINI D’ABBAZIA 2025
Tutte le masterclass prevedono posti limitati e sono acquistabili online, così come i biglietti per le singole giornate dell’evento al link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-vini-dabbazia-viaggio-tra-eccellenze-enologiche-italiane-e-internazionali-1323569906219. Per la stampa è attiva la procedura di accredito al link: https://vinidabbazia.com/registrazione-giornalista/ La Redazione
Leggi
Tutte le masterclass prevedono posti limitati e sono acquistabili online, così come i biglietti per le singole giornate dell’evento al link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-vini-dabbazia-viaggio-tra-eccellenze-enologiche-italiane-e-internazionali-1323569906219. Per la stampa è attiva la procedura di accredito al link: https://vinidabbazia.com/registrazione-giornalista/ La Redazione
27 Maggio, 2025
Rosina Cucina di casa. Il sapore autentico della tradizione romana
Entrare da Rosina Cucina di Casa, nel cuore pulsante di Roma, è come varcare la soglia di un luogo sospeso tra la memoria e la scoperta. Ho avuto la fortuna e il piacere di vivere un pranzo degustazione che non è stato solo cibo, ma racconto, atmosfera ed emozioni.
A farmi da guida in questo viaggio, Marco, l’anima accogliente del progetto, che con passione e autenticità ha intrattenuto questo piacevole pranzo, raccontandomi la storia dietro ogni piatto e ogni calice. Quello che mi ha colpito è la sua filosofia semplice ma anche rivoluzionaria nella scelta dei vini. Qui non c’è il vino della casa ma c’è il vino di casa. Marco adora il vino sincero, fatto da famiglie in famiglia. Preferisce all’intelligenza artificiale l’intelligenza artigianale. Hanno una carta di vini di vitigni locali di Roma e dei suoi meravigliosi dintorni. Tutte le etichette presenti in carta provengono da realtà molto attente alla salute del proprio territorio e dei consumatori, per un’agricoltura più sana e vini più veri. Marco seleziona vini come si scegliessero amici per una cena importante per regalare emozioni vere nel bicchiere. E sulla tavola, quello che scoprirò sono sapori familiari, capaci di riportare chiunque alle proprie radici o di crearne nuove.
Prima di sedermi Marco svela le pareti del ristorante, dove appese ci sono ricette antiche, scritte con la penna di una volta, dove la nonna ha lasciato non solo ricette, ma ricordi tramandare e vivere ancora e che loro sapientemente hanno riportato alla luce per regalarle a chi sceglie di sedersi e lasciarsi coccolare da loro.
Perché devi leggere questa mia esperienza? Perché ti regalo la promessa di un’esperienza autentica. In un mondo dove il cibo rischia di diventare solo immagine, il racconto di Rosina è un invito a riscoprire il gusto vero, quello che si sente prima nel cuore e poi nel palato. Chi cerca un luogo dove il tempo rallenta, dove ogni dettaglio è pensato per farti sentire a casa, trova in questo articolo una porta da aprire.
Ti domandi perché dovresti andare da nonna Rosina cucina di casa? Perché questo non è solo un ristorante, è un gesto d’amore. È la carezza della tradizione romana servita con la leggerezza della contemporaneità. Essere accolti da Marco che ti consiglia un vino raccontandoti una storia, facendoti immaginare il profumo del sugo che ti avvolge ancora prima di sederti, un sorriso che ti accompagna dall’antipasto al dolce. Rosina ti ricorda che il vero lusso è sentirti accolti. E coccolati.
Appena seduto in un angolo che sa di casa, la prima carezza arriva calda e profumata: pane e pizza bianca fatti in casa, appena sfornati, fragranti e dorati. È impossibile resistere, la pizza bianca vola via come se non fosse mai arrivata. Sottile e croccante al punto giusto, sprigiona quel profumo di forno e farina che fa subito tornare bambini. Il pane che userò sicuramente per la scarpetta, ha una crosta croccante e l’interno morbido, racconta la pazienza e l’amore che solo le mani sapienti sanno trasmettere.
Inizia così un pranzo che promette emozioni vere, un invito sincero a rallentare e gustare.
Marco con un sorriso affabile introduce ai suoi vini pensati per accompagnare questo viaggio di sapori. Presenta il loro Rosso Vero Rosina, un syrah e il loro bianco sincero Rosina entrambi nati dalla collaborazione con la cantina Solis Terrae a Tragliata.
Ma il vino che accompagnerà la mia degustazione è un vino raro: Violo dell’azienda agricola Morichelli a Trevignano, realizzato con l’uva autoctona Violone. Un vino che profuma di territorio e autenticità, perfetto per chi ama scoprire il carattere vero della terra nei calici.
Al naso è un piccolo capolavoro: si apre con sentori di frutti rossi maturi, prugne e un tocco delicato di spezie dolci. Al palato è vibrante e autentico, con una freschezza che invita subito al secondo sorso, ma ahimè siamo arrivati già al terzo. Un vino sincero, diretto capace di sorprendere per la sua schiettezza e per quella vena minerale che lo rende unico.
Ed ecco che la cucina di Rosina si palesa con la sua grazie e sostanza. Arriva in tavola un piatto che incanta già alla vista: gnocco alla romana di semolino, cotto al forno, servito con burro fuso e impreziosito da tartufo fresco. La crosticina dorata cela un cuore morbido e vellutato, dove il profumo del burro caldo si fonde con l’aroma elegante e inebriante del tartufo. Ogni boccone è pura poesia, me ne sono serviti tre per finirlo. Il semolino è stato lavorato con maestria, trattiene tutto il sapore dell’infanzia e delle cose fatte bene ma io che adoro il tartufo mi regalo una nota di festa con un tocco nobile ma mai esagerato. Un piatto semplice fatto di pochi ingredienti ma che sa stupire e regalare emozioni. E se pensi di aver raggiunto l’apice del gusto, Marco e la cucina di Rosina continuano a sorprenderti. È il momento della genovese fritta, un’interpretazione campana della tradizione, uno stracotto di manzo, sapientemente lavorato, trasformato in una deliziosa crocchetta dorata, fritta alla perfezione e adagiata su una vellutata di fonduta di pecorino.
Al primo morso la crosta croccante lascia spazio a un ripieno morbido, ricco e gustoso in cui la carne, cotta a lungo, sprigiona tutto il suo sapore profondo, avvolto dal bacio sapido e cremoso del pecorino. Bocconi golosi che ti sorprendono e ti riportano ai pranzi di famiglia della domenica.
Marco aveva parlato delle loro verdure e di quanto fossero buone e così il viaggio nei sapori continua con uno dei piatti più sorprendenti del pranzo: uno spaghettone del pastificio Lagano di Pomezia, corposo e perfettamente al dente, condito con una raffinata versione di aglio e olio arricchita da una profumatissima misticanza di Fonte Meravigliosa e rifinito con un gusto crumble di tarallo.
Il primo profumo che arriva è quello sincero dell’olio buono, subito seguito dal verde fresco della misticanza, raccolta con attenzione e rispetto della stagione. Ma quello che regala emozioni al piatto è il tarallo sbriciolato, perché dona croccantezza e un tocco di sapidità che rende ogni boccone pieno e appagante. Un piatto davvero semplice nell’idea, ma incredibilmente complesso nella realizzazione, dove ogni ingrediente si presenta e dice la sua.
E se pensavo di poter passare al secondo Marco sorridente arriva e dice, “non puoi alzarti senza averlo provato”. Ed ecco che arriva il piatto che incarna la tradizione romana: la carbonara.
Un omaggio dovuto, un rito da onorare e come potevo esimermi dal mangiarlo?
Lo spaghettone del pastificio Lagano di Pomezia torna protagonista, avvolto in una crema setosa di tuorlo, pecorino romano e pepe nero, impreziosita da un guanciale croccante e profumato come vuole la più pura tradizione. Il piatto nella sua semplicità regala emozioni vere e autentiche e quella romanità che non può mancare.
Il viaggio nella cucina di Rosina prosegue con un altro grande classico, un piatto che profuma di casa, di domeniche in famiglia, di tradizioni senza tempo: le polpette al sugo. Preparate con carne di vitello, pane vecchio ammorbidito, parmigiano generoso e amore incondizionato, viene cotta lentamente in un sugo di pomodoro lasciato sobbollire per cinque ore. Il risultato? Pura poesia: la polpetta si scioglie in bocca, il sugo è denso e avvolgente. Naturalmente in un pranzo così, la scarpetta è un gesto sacro. Con il loro pane fatto in casa, ancora fragrante e profumato, non si può resistere, e così il piatto lo consegno lindo e pulito come se la polpetta non l’avesse mai visto.
E come ogni grande viaggio che si rispetti anche il pranzo da Rosina cucina di Casa si conclude con dolcezza, nel segno della più autentica tradizione romana. Arriva in tavola un maritozzo romano fatto rigorosamente in casa: il soffice panino dolce, lievitato lentamente, profuma di burro e vaniglia, mentre la panna fresca montata a mano trabocca generosa invitando al peccato senza nessuna possibilità di resistere. Un morso che ti riporta bambino, ricorda le feste di paese, di mattine pigre e felici. È il perfetto punto esclamativo di un pranzo che è stato molto di più di una semplice degustazione: è stato un viaggio tra memoria, sapori sinceri e racconti appassionati.
Da Rosina non si esce solo con lo stomaco sazio e felice, ma con il cuore leggero e un sorriso che ti accompagna a lungo. Un luogo dove ogni piatto racconta una storia, ogni ingrediente parla d’amore e ogni gesto ti ricorda quanto sia bello sentirsi a casa. Qui da Rosina sei avvolto da un abbraccio avvolgente. Ti siedi e sei invitato a rilassarti, a ritrovare la bellezza delle cose fatte bene , a regalarti un momento di verità, attraverso il cibo e l’ospitalità più sincera che si possa desiderare.
Tornarci? Sicuramente e non da solo, perché certe esperienze vanno vissute in compagnia.
Roberto Silvio De Pascale
Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina
Il buon vivere
Leggi
26 Maggio, 2025
Valtènesi in rosa 2025, torna a Moniga del Garda la grande rassegna dedicata ai rosé d'autore
Nello scenario del Castello di Moniga del Garda tre giornate interamente dedicate all’eleganza e alla freschezza dei vini emblema di questo territorio.
Si rinnova l’appuntamento con la più grande vetrina dei rosé gardesani: da venerdì 30 maggio a domenica 1° giugno torna “Valtènesi in Rosa”, evento simbolo della denominazione Valtènesi che, grazie all’organizzazione del Comune di Moniga del Garda in partnership con il Consorzio Valtènesi, per il terzo anno consecutivo animerà l’affascinante scenario del Castello di Moniga del Garda con tre giornate interamente dedicate all’eleganza e alla freschezza dei vini emblema di questo territorio.
Renato Marcoli, sindaco di Moniga del Garda
Siamo orgogliosi di ospitare per il terzo anno consecutivo Valtènesi in Rosa nel cuore del nostro castello: un evento che celebra l’eccellenza del territorio, unendo tradizione, cultura e passione per il buon vino in un’atmosfera unica che solo Moniga del Garda sa offrire”
“Non è un caso che proprio qui sia nato il Claretto, grazie all’intuizione del senatore Pompeo Molmenti, e che questa manifestazione raccolga idealmente il testimone di Italia in Rosa, proseguendo una lunga storia d’amore tra Moniga e il vino rosé.
Un festival che richiama ogni anno appassionati, esperti e winelover da tutta Italia e dall’estero per vivere un’esperienza unica, in un’atmosfera suggestiva a pochi passi dal lago. Oltre 100 etichette in degustazione, proposte da oltre 40 cantine del comprensorio, accompagneranno i visitatori, dalle 18:30 alle 23:00, in un viaggio sensoriale alla scoperta della tradizione del Valtènesi, codificato per la prima volta dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, che ne svelò la raffinata vocazione in rosa.
Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi
Valtènesi in Rosa è il palcoscenico ideale per raccontare l’anima autentica della nostra denominazione. Questa manifestazione rappresenta molto più di un semplice evento enogastronomico: è un’occasione strategica per affermare, di fronte a un pubblico sempre più attento e competente, l’identità stilistica e produttiva del nostro rosé, frutto di una tradizione vitivinicola che affonda le radici nel XIX secolo. Il Valtènesi nasce da un vitigno autoctono unico come il Groppello, che trova in questo territorio condizioni pedoclimatiche ideali per esprimere finezza, sapidità e longevità. Valtènesi in Rosa valorizza tutto questo, offrendo un’esperienza immersiva che unisce il piacere della degustazione a quello del paesaggio, della cultura e dell’ospitalità gardesana. Ogni edizione è un passo in più verso il consolidamento della nostra denominazione nel panorama dei grandi rosé europei.
Come da tradizione, la serata inaugurale di venerdì 30 maggio sarà arricchita dalla cerimonia di consegna del Premio Molmenti, dedicato al miglior Valtènesi dell’annata 2024, selezionato tra i vini che hanno ottenuto il punteggio di eccellenza nell’ultimo Concorso Enologico Nazionale per la Doc Valtènesi Riviera del Garda Classico.
Juri Pagani, codirettore del Consorzio Valtènesi
Il Premio Molmenti è un riconoscimento che valorizza l’impegno tecnico e agronomico delle nostre cantine. Premia non solo la qualità sensoriale del vino, ma anche la capacità di interpretare il territorio secondo il disciplinare Valtènesi, esaltandone finezza, equilibrio e identità.
I Biglietti online a 20,00 euro (prenotazione consigliata ma non obbligatoria). Per info, elenco cantine e prevendite: www.valtenesiinrosa.it
La Redazione
Leggi