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4 Giugno, 2025
Le Due Torri “prendono di spuma”
Champagne Experience trasloca a Bologna: un cambio necessario per un evento in crescita.
Dopo sette edizioni a Modena, Champagne Experience cambia casa e si trasferisce a Bologna. Un annuncio che, lo ammetto, ho accolto con un sorriso. Non solo perché vivo ormai da tempo a Bologna e conosco bene le potenzialità di questa città, ma anche perché credo fermamente che quando un evento cresce, sia giusto che cambi pelle cambi location e trovi un ambienti intorno più adatto alla sua potenzialità.
Modena ha è stata in questi anni straordinaria ospitando una manifestazione che ha saputo conquistare operatori e appassionati. Oggi Champagne Experience ha bisogno di spazi più ampi, collegamenti migliori e nuove opportunità. Bologna, da questo punto di vista, è semplicemente la scelta giusta. Proprio queste le motivazioni che ha dato il presidente del Club excellence SIDI, impresa organizzatrice dell’evento:
Scegliamo Bologna per la sua posizione geografica, le strutture ricettive organizzate, un polo fieristico dinamico, il sistema integrato e funzionale di trasporti, ed inoltre perché siamo sicuro che il blasone della città sarà un ottimo valore aggiunto che accompagna la crescita dell’evento.
Una città a misura di evento internazionale
Bologna non è solo una città centrale e ben collegata, anche se questo aspetto, per un evento del genere, pesa tantissimo. È un luogo dove il vino e il cibo fanno parte della cultura quotidiana.
Vivere qui significa avere costantemente a portata di mano ristoranti, enoteche, botteghe e osterie dove il vino è raccontato con passione e rispetto. E allora immaginare Champagne Experience incastonata in questo contesto mi sembra quasi naturale.
Il polo fieristico di Bologna offre spazi ampi e funzionali, perfetti per accogliere un pubblico sempre più vasto e internazionale. Penso alle edizioni passate in cui alcuni momenti risultavano un po’ troppo affollati — ora questo problema non si porrà più.
E poi, ammettiamolo: per chi arriva da fuori, Bologna è comodissima. Si scende dal treno ad Alta Velocità o si atterra all’aeroporto Marconi e si è già dentro la città. Nessuno stress, nessuna corsa. Solo tempo da dedicare alla scoperta delle cuvée e dei produttori.
Un trend che si consolida… e una piccola provocazione
Questo passaggio a Bologna, a ben vedere, non è isolato. Poco tempo fa anche FIVI, la fiera dei vignaioli indipendenti, ha annunciato il trasferimento da Piacenza a Bologna.
Lasciatemi allora lanciare una piccola provocazione: dopo FIVI e Champagne Experience, chi sarà il prossimo? Sembra proprio che Bologna stia diventando una calamita per gli eventi enologici più importanti d’Italia. E io, sinceramente, non mi stupisco.
La città ha tutto ciò che serve: centralità, servizi, cultura gastronomica e soprattutto un pubblico curioso e preparato. È un terreno fertile per chi lavora con il vino e per chi vuole raccontarlo nel modo giusto.
Una scelta che guarda lontano
Cambiare città non è mai una decisione facile. Ci sono legami emotivi, abitudini, dinamiche consolidate. Ma quando si ha a cuore la crescita di un progetto, bisogna saper fare anche scelte coraggiose.
Champagne Experience lo sta facendo, e io credo che sarà un cambiamento positivo per tutti: per gli espositori, che troveranno spazi più funzionali; per i visitatori, che vivranno un’esperienza più fluida; per la città di Bologna, che continuerà a rafforzare la sua centralità nel panorama enogastronomico nazionale.
Da parte mia, professionalmente, non posso che essere felice. Credo davvero che Bologna sia la cornice giusta per valorizzare un evento che merita di crescere, evolversi e attirare sempre più attenzione anche a livello internazionale.
Alla fine, quello che conta è che Champagne Experience continui a essere quel luogo speciale in cui ci si perde tra bollicine, racconti e scoperte. E sono certo che, anche in una nuova casa, saprà farlo con la stessa magia. Anzi, forse con qualcosa in più. Arrivederci quindi a Bologna Champagne Experience 5 e 6 Ottobre 2025.
Francesco Aiello
@wineeventi_italy
Percorsi d’assaggio
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3 Giugno, 2025
Le Notti del Vino al Ponte della Musica a Roma
Decanter Wine Academy, diventa partner esecutivo su Roma del nuovo grande evento dell’estate, Le Notti del Vino promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino.
Un calendario di appuntamenti che per tutta la bella stagione accompagneranno gli enoturisti in un viaggio tra le Città del Vino italiane: incontri, degustazioni, convegni, spettacoli, musica, letture, mostre d’arte, passeggiate e tutto quanto fa cultura del vino e del territorio.
La tappa di Roma sarà sul Ponte della Musica Armando Trovajoli, il 19-20-21 giugno e si intitolerà diVino sotto le Stelle in continuità con il grande successo di diVino a Villa Piccolomini a febbraio, ormai giunto alla sua terza edizione.
Tra le arcate del superbo ponte saranno dislocate le cantine con i loro assaggi di vino, i winelovers, calici alla mano, potranno passeggiare sul ponte degustando i migliori vini regionali e nazionali, parlando direttamente con i produttori, ammirando la Roma eterna ovviamente sotto un cielo di stelle.
Un appuntamento imperdibile per chi vive il vino non solo come prodotto, ma come espressione del territorio, delle persone e delle storie che lo rendono grande.
DIVINO sotto le STELLE, la combinazione perfetta tra Vino, Stelle e Convivialità più amata dai winelovers.
Programma
Martedì 3 giugno
Sala Stampa di Montecitorio ore 13:00. Conferenza stampa di presentazione della manifestazione Le Notti del Vino.
Mercoledì 18 giugno
Cena di gala su inviti sul Ponte della Musica con abbinamenti di vini laziali
Giovedì 19 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione guidata con abbinamento cibo-vino tutto romano
Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio
Venerdì 20 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Presentazione Guida Rosa Rosati Rosè-Masterclass “Sfumature rosa dalla Maremma” con Rosae maris, rosati di Maremma
Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio
Sabato 21 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione guidata alla cieca sui sensi del vino
Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio
Costo del biglietto 25 euro
Il biglietto comprende il bicchiere , la sacchetta portabicchiere e 10 degustazioni di vini delle oltre 150 etichette presenti.
Sommelier Ais, Ars, Assoenologi, Assosommelier, Degustibuss, Fis, Fisar, Onav, Ses riduzione del biglietto, costo 20 euro presentando all’ingresso la tessera dell’associazione in corso di validità. Codice sconto S19 S20 S21 a seconda dei giorni.
Operatori del settore: ingresso a 15 euro, mandando una mail a accrediti@decanterwineacademy.org
Stampa: mandare una mail a accrediti@decanterwineacademy.org entro venerdì 13 giugno, specificando testata, numero di tessera e il link di un articolo firmato sull’enogastronomia per i giornalisti. Per i blogger inviare mail che verrà valutata dallo staff.
Info: 351-3784335 06-86132308
info@decanterwineacademy.org
Decanter Wine Academy
Le Cantine in corso di aggiornamento
Agrigirardi Puglia
Antica Tenuta Palombo Lazio
Az. agr. D’Alesio Sciarr Abruzzo
Az. agr. Sergio del Casale Abruzzo
Az. Bruni Toscana
Bastianelli Marche
Bindella Toscana
Ca du Ferrà Liguria
Cantina Bacco Lazio
Cantina, I Vini di Maremma Toscana
Cantina di Santadi Sardegna
Cantina Pelissero Piemonte
Cantina Ricchi Lombardia
Cantine Fina Sicilia
Cantine Lupi Liguria
Cantine Massimi Lazio
Cantine Nae Abruzzo
Carminucci Marche
Casale della Ioria Lazio
Casata Mergè Lazio
Castel De Paolis Lazio
Castelli Wine Lazio
Castello di Gussago Lombardia
Centanni Marche
Claudio Morelli Marche
Collalto Veneto
Colle Paradiso Toscana
Colli Ripani Marche
Dieci Prese Veneto
Errico Vini Puglia
Fontana Candida Lazio
Fontana Vecchia Campania
Gianfranco Fino Puglia
Giovanni Terenzi Vini Lazio
I Pampini Lazio
Il Ponte Toscana
La Canosa Marche
La Chimera d’Albegna Toscana
La Riballina Lazio
La Romiglia Veneto
Le Marenghe Abruzzo
Palazzo Tronconi Lazio
Papalino Vini Lazio
Philema Piemonte
Quota Rosa Lazio
Rosae Maris Toscana
Rossi di Medelana Lazio
Saladini Pilastri Marche
San Filippo Marche
San Lorenzo Abruzzo
San Salvatore 1988 Campania
Serragiumenta Calabria
Solis Terrae Lazio
Tenuta Antonini Abruzzo
Tenuta Lungarella Lazio
Tenuta Montauto Toscana
Tenute Cuffaro Sicilia
Tenute Marta Rosa Molise
Tenute Vidi Trentino
Terrapremiata Marche
Terre d’Aquesia Lazio
Terre del Veio Lazio
Tommaso Spaziani Lazio
Valdonica Toscana
Varvaglione Puglia
Vini Biagi Abruzzo
La Redazione
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3 Giugno, 2025
Cantina Patrizia Cadore. 120 anni di Garda
Oggi ci spostiamo in Lombardia, a Pozzolengo, provincia di Brescia, nel versante sud del Lago di Garda, che può essere veramente considerata un’area privilegiata per la produzione di uva e vi porto a conoscere la cantina di un’imprenditrice donna: Patrizia Cadore.
Pensate che l’azienda vanta oltre 120 anni di storia. tutto iniziò verso la fine del 1800, quando la famiglia si occupava della produzione del vino Torcolato con uva Vespaiola a Mason Vicentino in provincia di Vicenza, vicino al comune di Breganze.
Sarà poi negli anni ‘50 che la famiglia Cadore comprerà vigneti nella regione del Lugana in provincia di Brescia e dove Adriano Cadore, insieme ai suoi fratelli, gestirà l’azienda agricola per molti anni.
E adesso? Adesso l’azienda è gestita dalla nipote Patrizia che ha ereditato la stessa cura e passione dello zio Adriano.
Nei suoi 9 ettari di terreno, quasi tutti vitati, Patrizia insieme a personale altamente qualificato, gestisce l’azienda con professionalità, amore e dedizione producendo vini di alta qualità. Dal 2016 Patrizia può contare su Giada, la figlia a cui ha dedicato anche un vino rosato Rosa di Giada, che si è unita al team, con cui sta imparando tutti i vari aspetti della gestione di un’azienda vinicola e che è una garanzia di continuità per i vigneti Cadore per i prossimi anni.
Cosa assaggeremo? Le etichette sono veramente tante ed interessanti, fra vini rossi, bianchi e rosati. Patrizia ha ovviamente predisposto per farmeli conoscere tutti. Io ho scelto fra loro, sei vini che rispecchiano l’interessante ed eccezionale espressione vinicola del Garda.
Il mio viaggio vi condurrà quindi ad una degustazione di due bianchi, una bollicina, un rosato e due vini rossi, il tutto, nelle rimodernate sale di degustazione, che possono accogliere numerosi visitatori, ai quali Patrizia e Giada con il loro meraviglioso sorriso, danno sempre il miglior benvenuto.
Partendo dalla tradizione ovvero, dall’ uvaggio autoctono di Turbiana, assaggiamo Lugana DOC, un elegante vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Un vino ben strutturato, sapido, bello avvolgente e persistente, con il suo finale lungo e leggermente ammandorlato e che all’olfatto colpisce per le sue note di frutta gialla, leggere note di frutta tropicale, agrumi e mandorla.
Vi ricordate il famoso Tocai? Ecco….da uve Friulano che in dialetto bresciano diventa Tuchì, degustiamo il San Martino della battaglia DOC. Un vino che nel calice ha un colore giallo paglierino con leggere sfumature dorate. Al naso esprime delicati profumi floreali, aromi di frutta matura e mandorle tostate. Il sorso è armonioso e di grande equilibrio, con aromi maturi e buona freschezza e con un finale che chiude su piacevoli note saline.
La mia curiosità? Si sposta sulla bollicina, perché come si fa a non incuriosirsi davanti ad uno Spumante Brut Umberto Lugana DOC da uve Turbiana? Dal perlage fine, un vino spumantizzato prodotto con metodo Charmat, dal colore giallo paglierino, con sentori di frutta esotica, pesca, agrumi, note ammandorlate e dal sapore fresco e sapido.
La nostra degustazione continua ed il calice si tinge di rosa, perché andiamo ad assaggiare un Chiaretto Valtenesi Riviera del Garda DOC, un vino che nasce dal blend di Groppello, Sangiovese, Marzemino e Barbera, che si presenta di colore rosa cerasuolo intenso, fresco e dai profumi delicati e piacevoli di glicine, lavanda e frutti di bosco, mentre in bocca è morbido, con un’acidità spiccata, di bella beva e persistenza.
Non potevo non assaggiare i suoi vini rossi, così mi lascio coinvolgere con Garda DOC Cabernet Sauvignon un ottimo vino, ottenuto da uve Cabernet Sauvignon in purezza. Dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, una profumazione intensa e golosa di frutti rossi, di cannella e di chiodi di garofano; mentre al palato è un vino estremamente ben strutturato, intenso elegante e persistente sia nel sorso che nel finale lungo.
Ed eccoci al Gran Finale, altro vino rosso, un vero tributo allo zio, il famoso Zio Adriano, dal quale ha ereditato la passione e l’amore per il mondo vinicolo. Dal taglio bordolese, ottenuto con 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon, dalla lavorazione particolare, perché le uve vengono lasciate in leggero appassimento (stile Amarone), con il suo affinamento per 2 anni in vasca di acciaio e 2 mesi in barrique in legno di acacia, nasce Adriano un vino ricco di colore, rosso rubino intenso e profondo, colpisce con i suoi profumi di ribes nero, amarena, mora selvatica e frutti di bosco a cui seguono note erbacee e note calde ed eleganti di cannella, liquirizia e note boisé, il legno è ben integrato nel corredo olfatti senza risultare invadente. Al palato è ricco, di eccellente e sorprendente struttura, molto coerente con quanto percepito al naso, morbido e rotondo, pieno, elegante, dal finale di ottima persistenza.
Il mio viaggio si conclude qui e posso assolutamente dire che l’Azienda Cadore di Patrizia Cadore è sinonimo di eccellenza e alta qualità: un’azienda che si è evoluta nel tempo, dotandosi di nuove tecnologie, e sempre al passo coi tempi, in modo da garantire una produzione di vini lombardi di ottima struttura, con bouquet aromatici e ampi, morbidezza e interessante potenziale di invecchiamento nel tempo. Una vera Chicca Vinicola nell’ affascinante contesto del Lago di Garda.
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
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2 Giugno, 2025
Maison Massucco: lo Champagne che parla anche italiano
È solo quando ti siedi accanto ad Alberto Massucco, allenti la gabbietta che trattiene il tappo e lasci che il silenzio venga infranto da quel suono lieve e gentile – il sospiro dello champagne – che capisci davvero cosa significa trasformare una passione in un destino.
Imprenditore metalmeccanico, piemontese, visionario, Alberto ha fatto ciò che nessun altro italiano aveva mai osato: diventare produttore di champagne in Champagne, registrato ufficialmente e, ancora oggi, unico nel suo genere. Un sogno nato da una passione profonda per la Francia dello Champagne e diventato realtà grazie all’incontro con Erick De Sousa, tra i più stimati vigneron della regione. Lì, tra amicizia e visione, nasce nel 2018 la linea Alberto Massucco Champagne: un ponte tra due culture, un dialogo continuo tra cuore italiano e anima francese.
Ho avuto il piacere di visitare personalmente la Maison Massucco, a Castellamonte, dove tutto parla di Alberto: visione, determinazione, cura del dettaglio. Un progetto ambizioso che ha trasformato un’ex area industriale in un tempio dello champagne, con 2.000 mq tra cantine, salotti di ricevimento, sale degustazioni e spazi per eventi. Ogni elemento – dagli arredi ai materiali – è pensato per creare un’esperienza immersiva, poetica, emozionale.
Passeggiando tra le Caves, si percepisce un’atmosfera intima, quasi domestica. La Cave du Propriétaire, con luci soffuse, pavimenti in ciottoli di fiume e mattoni irregolari fatti a mano, è un luogo che parla di ricerca e condivisione. Al centro, un grande bancone in larice massello accoglie degustazioni che sono veri e propri viaggi.
Accanto, si trovano la Cave AMC, custode delle etichette Massucco, e la Cave des Vignerons, dove riposano i tesori di Récoltant Manipulant selezionati da Alberto, tra cui Jean-Philippe Trousset, Rochet-Bocart, Gallois-Bouché, Bonnevie Bocart e le Fa’Bulleuses, l’unica etichetta interamente al femminile. Tra le due cave, il caveau custodisce i grandi formati, impreziositi da box in cemento sagomati con eleganza sartoriale, come abiti su misura cuciti intorno a bottiglie che sembrano sculture.
A sorvegliare questo tesoro, un cancello in ferro con le iniziali araldiche di Alberto, reminiscenza degli antichi châteaux francesi. Un dettaglio potente e simbolico.
Ma è nel Salone delle Feste che il cuore della Maison batte più forte: uno spazio sontuoso, capace di accogliere fino a 300 ospiti, inondato dalla luce naturale che entra da nove grandi finestre affacciate sul torrente. Al centro, una scultura in metallo, un “Ring”, omaggio all’origine industriale della famiglia Massucco: simbolo della forgia, ma anche metafora dell’incontro e della circolarità dell’accoglienza.
L’ambiente è silenzioso, avvolgente, con divani morbidi e luci discrete: qui ogni evento si trasforma in un’esperienza.
La visita continua nella sala degustazioni, progettata da Alberto insieme allo chef Matteo Baronetto. Una cucina professionale si affaccia su une petite cave, dove una carta vini tridimensionale incorniciata dalla craie accoglie il visitatore. Qui champagne e cibo si incontrano, in un’armonia studiata ma mai rigida.
È il mio modo di accogliere
dice Alberto
E lo si sente: ogni dettaglio racconta la sua voglia di emozionare, sorprendere, accogliere.
In ogni bottiglia, in ogni scelta architettonica, nel ritmo della visita, tutto è coerente: un sogno nato in Piemonte e realizzato tra le vigne di Champagne.
Tutto questo non sarebbe potuto accadere senza l’incontro con Erick De Sousa, amico e custode tecnico della visione di Alberto. I suoi figli oggi portano avanti, con la stessa sensibilità, il compito di trasformare le emozioni di un uomo in etichette, rendendo il marchio AMC qualcosa di molto più profondo di una firma: è una narrazione liquida.
Oggi, Maison Massucco è un crocevia di storie, persone, bellezza e futuro, dove il passato diventa materia viva per creare. Dove un calice non è mai solo un calice, ma un invito ad ascoltare.
E sì, Alberto ha ragione quando dice
Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne… e un buon calice di champagne.
Seduti nella sala degustazioni, cuore pulsante della Maison, circondati da bottiglie disposte con la cura di un collezionista e la passione di un artigiano, Alberto mi guida in un’esperienza che va oltre il semplice assaggio. Ogni calice che mi porge è una storia, un’emozione, un tassello di un racconto più ampio.
Si comincia con l’AMC 00, la cuvée d’ingresso, composta da Chardonnay, Pinot Noir e Meunier. Un sorso fresco, elegante, capace di far subito capire l’identità della Maison: precisa, raffinata, mai ostentata. Si prosegue con l’AMC 02, più avvolgente, con un dosaggio più basso, che accarezza il palato con maggiore profondità.
Poi, come una rivelazione luminosa, arriva Mon Idée de Cramant: 100% Chardonnay, uve provenienti dal solo villaggio Grand Cru di Cramant, nella Côte des Blancs, vendemmia 2018, fermentate in cuve e lasciate riposare sui lieviti per 3 anni. Dopo il dégorgement, lo champagne è stato dosato a 2 g/l. Una produzione limitata – solo 500 bottiglie, tutte numerate a mano – per un vino generoso e brillante, figlio delle uve di Cramant. Morbida presenza di ananas, frizzante effervescenza di mandarino, il tutto impreziosito da fiore di sambuco e una chiusura speziata di pepe bianco, fieno e camomilla. Un capolavoro di delicatezza e identità.
A seguire, Cuvée Mirede, altro 100% Chardonnay, ma con un’anima profondamente affettiva: omaggio di Alberto a sua moglie Mirede. Frutto di uve Grand Cru di Mesnil e Oger della vendemmia 2020, fermentate per circa un terzo in barrique, cui si aggiungono le uve del vigneto di proprietà e un 10% di vins de réserve (2017, 2018, 2019). Dopo il riposo sui lieviti, lo champagne è dosato a 1,5 g/l. Suadente e gentile, affascinante e sensuale. Il tocco maturo dell’albicocca, della mela cotogna e del marzapane cede il passo all’intensità del caffè e della nocciola, per poi chiudersi in un vibrante e persistente sentore di mandorla amara. Una cuvée luminosa, ricca di personalità, rara espressione della donna a cui è dedicata.
Il viaggio prosegue con il Millesimato 2018 Alberto, ancora 100% Chardonnay, da uve provenienti da due villaggi Grand Cru della Côte des Blancs: Avize e Oger. Vendemmia 2018, fermentate in fûts e lasciate riposare 3 anni sui lieviti. Dopo la malolattica svolta, lo champagne viene dosato a 2 g/l. La sua spina dorsale tagliente, l’affilata tensione minerale, la sapidità che ricorda onde sfrangiate dagli scogli, evocano il mare e la pietra. I sentori di salsedine, sabbia, coquilles, si fondono con quelli delle erbe officinali. La purezza luminosa, la persistenza e l’energia del perlage fanno di questa cuvée un esempio raro di eleganza verticale.
E infine, la seduzione in rosa: Ma Vie en Rose, 90% Pinot Noir e 10% vin rouge, un raffinato rosé d’assemblage realizzato con il Pinot Noir di Bouzy e l’aggiunta di vin rouge di Ambonnay. Le uve, tutte della vendemmia 2018, vengono fermentate in fûts e riposano 3 anni e mezzo sui lieviti. Non filtrato, malolattica svolta. È uno champagne pensato per sedurre: il colore rosa, con riflessi d’arancio, introduce un bouquet aromatico che alterna frutta esotica, fragoline di bosco, lamponi e un’elegante nota finale di pompelmo rosa. La bollicina finissima conferisce a questa cuvée una radiosa luminosità, e una sensualità tutta da scoprire.
In ogni calice, Alberto racconta il suo mondo. Le sue parole non sono mai tecniche, ma emotive. I suoi champagne non sono etichette da collezione, ma storie da bere, lentamente, con attenzione e stupore.
..La purezza luminosa, la persistenza e l’energia del perlage fanno di questa cuvée un esempio raro di eleganza verticale.
Poi arriva un altro capolavoro di precisione e armonia: Le Mesnil 2018, 100% Chardonnay, realizzato con uve provenienti dal solo villaggio Grand Cru di Le Mesnil-sur-Oger, raccolte nella vendemmia 2018. La fermentazione alcolica avviene naturalmente in fût, e dopo il tiraggio lo champagne riposa 3 anni sui lieviti. Non viene filtrato, e dopo il dégorgement viene dosato. La malolattica viene svolta, contribuendo a scolpire la sua struttura.
La bollicina è brillante e fine, elegante come un tratto a matita su carta pregiata. Al naso conquista con profumi di pesca gialla, seguiti da pera matura e albicocca. Note di muschio e erbe aromatiche si intrecciano ai sentori di fiori primaverili e tiglio, mentre il bouquet si addolcisce con accenni di crema pasticcera e zenzero candito. Il sorso è deciso, sontuoso, e accompagna con grazia chi ha il tempo e il desiderio di ascoltarlo.
A seguire, un altro 100% Chardonnay, questa volta dalla vendemmia 2017 – 100% e proveniente da diversi villaggi Grand Cru della Côte des Blancs. Le uve fermentano naturalmente in cuve, insieme a un 20% di vins de réserve, e vengono poi lasciate riposare sui lieviti per 5 anni. Lo champagne che ne nasce rapisce per la sua freschezza, la sua finezza, la sua mineralità. Al naso brioche, fiori bianchi, al palato è rotondo, vivace e persistente. Un sorso che avvolge e illumina, come una finestra spalancata sul mattino.
Infine, a chiudere la degustazione, AMC 5, disponibile esclusivamente in formato Magnum. Una cuvée da meditazione e da festa, composta da 50% Chardonnay, 30% Pinot Noir e 20% Meunier, frutto della vendemmia 2018. Le uve, fermentate in cuve, sono unite a un 40% di vins de réserve conservati in legno, poi riposo di 3 anni e mezzo sui lieviti, e dosaggio finale a 5 g/l. Il risultato? Uno champagne profondo, strutturato, generoso, che lascia il segno. Una chiusura perfetta, potente ma elegante, come il colpo di coda di una sinfonia.
In ogni calice, Alberto Massucco ha saputo raccontarmi non solo un terroir, ma una visione, un modo di stare nel mondo e nella vita. E io, calice dopo calice, ho avuto il privilegio di ascoltarlo.
Quando la degustazione si conclude, restiamo ancora un po’ a chiacchierare. L’atmosfera è rilassata, quasi complice, come accade solo quando ci si sente davvero accolti. E così, tra un sorriso e un’ultima goccia nel calice, mi ritrovo a confessare ad Alberto lo champagne che mi ha conquistato più di tutti.
Glielo dico con la semplicità con cui si parla a qualcuno che ha saputo toccarti con il proprio lavoro
Mon Idée de Cramant… mi ha sorpreso, emozionato, fatto viaggiare. È come se avesse raccontato una parte di me che non conoscevo ancora.
Alberto ascolta in silenzio, sorride. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Perché in quel momento si compie esattamente ciò che lui desidera da ogni incontro: che lo champagne parli. E che chi lo beve, possa riconoscersi in un sorso.
Lo ringrazio di cuore per la bellissima visita, per ogni spiegazione, ogni attenzione, ogni dettaglio. Ma soprattutto per la stupefacente degustazione, condotta con passione e misura, con cultura e leggerezza. È stato molto più di un percorso enologico: è stato un viaggio attraverso la sua storia, le sue emozioni, il suo sogno diventato realtà.
E mentre lo saluto, non posso fare a meno di pensare che la Maison Massucco non sia solo un luogo dove si fa champagne, ma uno spazio dove l’eccellenza diventa emozione, e l’accoglienza si fa arte.
Roberto Silvio De Pascale
Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina
Il buon vivere
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1 Giugno, 2025
Alla scoperta di Argillae e Sirio Anfore (parte II)
Argillae: un mosaico di biodiversità per vini eccellenti
C'eravamo lasciati dopo l'interessante immersione nel mondo di Sirio Anfore a Città della Pieve, per dirigerci ad Allerona, dove si estende l'Azienda Agricola Argillae. Questa vasta tenuta copre circa 220 ettari complessivi, ma solo 15 di questi sono dedicati ai vigneti. I restanti ettari sono un prezioso scrigno di boschi, un lago e altre forme di biodiversità, elementi essenziali che contribuiscono a creare un ecosistema equilibrato e a garantire la produzione di uve eccellenti. I vigneti godono di un'ottima esposizione est-ovest, abbracciando le pendici di ridenti e assolate colline situate ad un'altitudine compresa tra i 150 e i 300 metri sul livello del mare. Questa particolare ubicazione contribuisce a creare un microclima ideale per la viticoltura, diverso tuttavia dal più noto areale orvietano.
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1 Giugno, 2025
Dialoghi a Col Brià
La Farra presenta “far-si’ paesaggio: poesie, colori, immagini nel vigneto”
Il 6 giugno, il Belvedere di Col Brià – sede dell’ospitalità della cantina La Farra e luogo di straordinaria bellezza e quiete, restaurato nel 2023 – sarà animato da cultura, arte e creatività. Qui avrà luogo la prima iniziativa del ciclo di eventi “Dialoghi a Col Brià”, che si protrarranno per tutto il mese di giugno.
Poesia, musica, passeggiate e degustazioni offriranno l’opportunità di immergersi nel paesaggio vitivinicolo di Farra di Soligo, nel cuore delle colline UNESCO di Conegliano Valdobbiadene, per scoprirne le sfumature e le suggestioni, entrando in sintonia con l’anima e la cultura della comunità che da generazioni vive e lavora in questo territorio.
Nel cuore della denominazione Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, La Farra, cantina fondata nel 1997 dai fratelli Adamaria, Innocente e Guido Nardi, coltiva con passione e trasforma le proprie uve Glera. Con costante impegno per il rispetto della natura, La Farra intreccia sapientemente tradizione e modernità. I suoi vini diventano testimoni di un territorio e della sua storia, narrati attraverso aromi e dettagli interpretativi che ne esaltano le diverse sfumature. Da sempre simbolo di qualità enologica, passione e accoglienza, continua a essere un riferimento per chi ricerca qualità e autenticità.
“Far-si’ paesaggio: poesie, colori, immagini nel vigneto”, il primo dei tre appuntamenti, si svolgerà a Farra di Soligo, a partire dalle ore 17:00, dopo la registrazione dei partecipanti presso la cantina La Farra.
Il programma prevede il percorso “sguardi sul paesaggio”, una passeggiata guidata da Naturalmente Guide tra le colline di Farra di Soligo, con arrivo alle ore 18.00 al Belvedere La Farra a Col Brià. L’esperienza si sviluppa poi in una competizione poetica, con composizione e declamazione di testi ispirati al paesaggio circostante, riservata ai giovani partecipanti che vanno dai 18 ai 35 anni. Il pubblico presente avrà un ruolo attivo, votando le opere preferite e determinando i vincitori, che riceveranno buoni acquisto libri presso la libreria Tralerighe di Conegliano.
Parallelamente, si svolgerà un laboratorio di creazione d’immagini, sempre con partecipanti dai 18 ai 35 anni, dove le suggestioni del paesaggio e i versi delle poesie declamate prenderanno forma grafico-pittorica.
L’evento sarà guidato dalle coordinatrici Rosanna Mutton e Nerella Barazzuol nonché da Silvia Macor (artista e filosofa visiva che esplora il confine tra linguaggio, suono e immagine attraverso installazioni, collage, xilografie e libri d’artista). Non mancherà la possibilità di dialogare e degustare prodotti locali. Ogni ospite viene coinvolto in un’esperienza che trascende la semplice degustazione, diventando un ponte tra uomo e natura. Il tempo, elemento fondamentale, scandisce ogni fase del percorso, mentre il paesaggio si intreccia armoniosamente con l’anima del vino.
INFO
In caso di maltempo, la manifestazione si terrà comunque presso i locali della cantina.
La prenotazione è obbligatoria scrivendo a info@lafarra.it.
Company profile breve
La Farra è un’azienda familiare di proprietà dei fratelli Nardi con sede a Farra di Soligo, comune della denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. L’azienda consta di una superficie vitata di 25 ettari caratterizzati dalla frammentazione territoriale tipica della zona, coltivati direttamente e vinifica principalmente le uve che provengono dai propri vigneti, dislocati tra Farra di Soligo, per la parte principale, e Pieve di Soligo, Follina e San Pietro di Feletto. Questa circostanza consente di avere un controllo diretto della qualità delle uve che arrivano in cantina e quindi di garantire un prodotto finale di qualità. L’azienda è presente con i propri prodotti sia nel mercato italiano che in quello internazionale, in particolare in Europa, Stati Uniti, Giappone e Australia.
http://www.lafarra.it/
https://www.instagram.com/lafarra_winery/?hl=it
La Redazione
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1 Giugno, 2025
Verduno Pelaverga DOC Poderi Luigi Einaudi: L’audacia di un vino senza confini
Eleganza e forte aderenza al territorio sono il suo tratto distintivo
Nel panorama enologico italiano, Poderi Luigi Einaudi consolida il proprio ruolo di riferimento con il Verduno Pelaverga DOC Poderi Luigi Einaudi, un vino che combina storia e territorio, tradizione e gusti attuali, capace di affascinare sia gli intenditori che chi cerca un’esperienza più friendly e accessibile. Il Verduno Pelaverga DOC è una vera e propria celebrazione di unicità, eleganza e carattere. Considerato un afrodisiaco naturale alla corte dei Savoia, grazie al suo fascino sottile e intrigante, è un vino dalla forte personalità, che si distingue per i suoi sentori fruttati di fragola, lampone, accenti floreali di rosa e violetta e le intense note speziate di pepe bianco, che ne rafforzano l’identità distintiva. E’ un vino non strutturato ma sottile ed a livello organolettico spicca la sapidità. Un vino perfetto in abbinamento alla cucina di mare, di lago, di fiume e con formaggi e salumi.
Prodotto in edizione limitata di circa 4000 bottiglie all’anno, il Verduno Pelaverga DOC di Poderi Luigi Einaudi, nasce dalla zona da cui si ottiene anche il prestigioso cru Barolo Monvigliero.
È un vino che attraversa i confini e conquista ogni palato. Scarico nel colore, con sfumature rubino, si conferma di grande bevibilità, anche a basse temperature, fresco e vellutato, perfetto per essere degustato giovane, quando sprigiona al massimo la sua sofisticata armonia in pieno equilibrio tra acidità e tannini. Il Verduno Pelaverga DOC Poderi Luigi Einaudi nasce in una zona collinare a 300 metri di altitudine, su terreni argillosi, calcarei e sabbiosi, con esposizione a ovest. La viticoltura segue il sistema Guyot, con una densità di 4.500 viti per ettaro, su un’area vitata di 0,50 ettari. La vinificazione avviene in vasche d’acciaio a temperatura controllata, preservando la freschezza e la vivacità del vitigno. Dopo un attento processo di fermentazione, segue un affinamento in bottiglia, che permette di esaltare tutte le sfumature aromatiche e gustative di questo vino esclusivo.
Il Pelaverga DOC Poderi Luigi Einaudi è la dimostrazione di quanto sia importante puntare sull’esaltazione dei terroirs e delle denominazioni meno conosciute, in grado di distinguersi e farsi apprezzare per la versalità e lo spirito cosmopolita. Un’etichetta che non ha bisogno di presentazioni e che, con il suo fascino irresistibile, continua a essere un’icona nel mondo del vino.
www.poderieinaudi.com
La Redazione
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31 Maggio, 2025
Forgiati dal fuoco
Ci sono alcuni luoghi del mondo forgiati dal fuoco.
Sono le terre di origine vulcanica, che ricoprono meno del 9% della superficie terrestre e che da sempre sono percepite come madri e matrigne. Madri in quanto i materiali che le compongono hanno una grandissima fertilità e spesso questi suoli sono stati culla di civiltà millenarie; matrigne perché, nella loro imprevedibilità geologica, sono in grado di ricordarci quanto piccoli siamo davanti alla forza della natura.
L’Italia, da nord a sud, è paese di vino e vulcani. Dagli antichi vulcani spenti del Veneto, ai crateri ora ricoperti d’acqua nel centro Italia, agli attivissimi siti del sud. La linea rosso fuoco congiunge la penisola dando un inconfondibile carattere ai vini che nascono da questi suoli. Per quanto riguarda la produzione vitivinicola, i principali distretti produttivi si trovano nel Soave, nella zona del Vesuvio e dei Campi Flegrei in Campania, sull’Etna e a Pantelleria in Sicilia, nella zona di Mogoro in Sardegna, nella zona del Frascati e del lago di Bolsena nel Lazio, dove gravitano le produzioni dell’Orvieto, del Montefiascone e del Pitigliano. Ma anche zone più improbabili come l’Alto Piemonte e la Val di Cembra hanno origini vulcaniche.
Nel mondo, invece, i suoli vulcanici sono distribuiti prevalentemente lungo i bordi delle placche tettoniche o in loro prossimità. Tra le principali zone vitivinicole costituite quasi interamente da questo tipo di suoli, possiamo elencare, tra le tante, Napa Valley (California), Casablanca Valley (Cile), Santorini (Grecia), Isole Canarie (Spagna), Kaiserstuhl (Germania), Yarra Valley (Australia).
Tutte aree a fortissima vocazione vitivinicola e caratterizzate da produzioni di assoluto pregio, in particolar modo per quanto riguarda i vini bianchi (ma non mancano illustri esempi di produzione di vini rossi). È evidente che esiste una relazione tra suoli composti da basalti, tufi, pomici e la ricchezza gustativa e l’equilibrio che si riscontra normalmente nei vini ivi prodotti. Questo perché nella maggioranza dei casi, i suoli di origine vulcanica possono definirsi paleo-suoli, ovvero generatisi in un lunghissimo periodo di tempo da sconvolgimenti climatici e tettonici che hanno consentito una redistribuzione dei componenti minerali. Sono suoli nella maggior parte profondi e con un’ottima capacità di ritenzione idrica, oltre a una maggiore concentrazione di sostanze nutritive e minerali.
SORTEVERA – MARQUES DE SORTES
Nelle Isole Canarie, il vino è espressione autentica di un territorio estremo e unico. I suoli vulcanici neri e porosi, originati dalle eruzioni che hanno modellato l’arcipelago, conferiscono ai vini una spiccata mineralità e una straordinaria complessità aromatica. Qui, vitigni autoctoni antichi — come la Malvasía Volcánica a Lanzarote o il Listán Negro a Tenerife — crescono spesso in condizioni difficili, tra venti oceanici e scarsa piovosità, protetti da conche scavate nella cenere lavica o da muretti di pietra. Il risultato sono vini intensi, sapidi e longevi, capaci di raccontare il legame profondo tra l’uomo e una natura aspra ma generosa.
Il Sortevera è un progetto vinicolo nato dalla collaborazione tra il viticoltore José Ángel Alonso Ramos, proprietario di vigneti a Taganana (nord-est di Tenerife), e Jonatan García, enologo della rinomata cantina Suertes del Marqués. Solo 1300 bottiglie per questo che vino riflette l’identità vulcanica e la tradizione vitivinicola delle Isole Canarie, in particolare della D.O. Valle de La Orotava. I vitigni che lo compongono sono Listán Negro, Tintilla, Listán Gaucho, Vijariego Negro, Negramoll e Moscatel de Hamburgo. La fermentazione avviene con grappoli interi e lieviti indigeni in contenitori di plastica, seguita da una macerazione di 15 giorni. Affinamento in botti di rovere per 9 mesi.
RUNCATA – DAL CERO
Nelle colline vulcaniche del Soave, il vino è testimone di una storia millenaria e di un paesaggio plasmato dal fuoco e dal tempo. I suoli di origine basaltica, ricchi di minerali e perfettamente drenanti, offrono un habitat ideale per la Garganega, vitigno autoctono simbolo di questa denominazione veneta. Sul Vulcano madre, il Monte Calvarina, l’altitudine, le forti escursioni termiche e l’esposizione solare ottimale contribuiscono a esprimere nei vini eleganza, freschezza e una raffinata complessità aromatica. Il risultato è bianchi longevi e strutturati, capaci di evolvere nel tempo mantenendo vive la sapidità e la tensione minerale.
Runcata è la massima espressione del Soave secondo la famiglia Del Cero, un cru proveniente da un singolo vigneto situato sulle pendici del Monte Calvarina, a circa 450 metri di altitudine. Il nome richiama il paese di origine, Roncà, dove le vigne sono ricavate nei versanti scoscesi della collina e le viti affondano le radici in terreni di roccia vulcanica. Prodotto esclusivamente da uve Garganega vendemmiate a mano in leggera surmaturazione, il vino fermenta in acciaio con lieviti indigeni e affina per circa 12 mesi in botti di rovere grande, seguiti da un ulteriore affinamento in bottiglia. Ne nasce un Soave di grande profondità, dove note di frutta gialla matura, erbe aromatiche e pietra focaia si fondono con una struttura salina e una persistenza vibrante. Un vino che racconta l’anima vulcanica del territorio e la visione di una famiglia da sempre legata alla terra.
Assaggiare i vini provenienti dalle zone vulcaniche di tutto il mondo significa intraprendere un viaggio sensoriale e culturale tra paesaggi estremi, memorie geologiche e antiche tradizioni contadine. È un’esperienza che unisce la forza primordiale della terra alla sensibilità dell’uomo, capace di interpretare e valorizzare un patrimonio unico. Ogni sorso racconta una storia fatta di lava e vento, di radici profonde e gesti sapienti, di resilienza e bellezza. Che si tratti delle nere terre delle Canarie o delle colline basaltiche del Soave, dei versanti dell’Etna o dei vigneti del Vesuvio, scoprire i vini vulcanici significa riconoscere nel calice l’anima di un territorio che vibra, pulsa, respira. Un invito ad ascoltare la voce del vulcano, trasformata in vino.
Chiara Mattiello
Radici di vino
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31 Maggio, 2025
Granda in piazza. A Torino oltre 100 birre da tutto il mondo
Giunta alla seconda edizione, Granda in Piazza è una tre giorni unica nel suo genere, che coinvolge i partecipanti nella degustazione di oltre 30 birre artigianali diverse, abbinate a un’offerta di street food firmata Maurizio Camilli, chef del Birrificio La Piazza di Torino.
Ivano Astesana, founder di Granda.
Il Festival è nato per una serie di motivi. In primis il nostro desiderio di un evento durante il quale rinsaldare le relazioni, anche personali, che abbiamo costruito con i birrifici in tutta Europa e con gli amici ormai fraterni della Piazza. E subito dopo per spalancare a Torino una porta che si affaccia sulla scena birraria internazionale. Chi varcherà la soglia di Granda in Piazza si sentirà trasportato in un’atmosfera unica, dove potrà assaggiare birre incredibili e raccontate dai protagonisti che le producono.
La storia di Granda è il racconto di un “cambio vita” radicale del suo fondatore, scatenato dalla sua irrefrenabile necessità di sperimentare sempre nuove opportunità. Era la fine degli anni 2000 quando Ivano, affermato professionista nell’ambito della consulenza aziendale, decide di lasciare Milano e tornare a casa, in provincia di Cuneo, per subentrare al padre nella conduzione dell’azienda agricola di famiglia. I tempi dilatati della campagna e gli spazi ampi della tenuta risvegliano in Ivano una passione giovanile: la produzione di birra. Nasce così, nel 2011 Granda, un piccolo birrificio agricolo che, nell’idea del suo fondatore, doveva servire per produrre la birra artigianale che veniva servita nella nuova birreria di Saluzzo che esiste tuttora ed è la tap room ufficiale del Birrificio.
Sebbene sia legata a doppio filo al territorio, Granda concentra gran parte delle sue energie in attività che attraversano tutta l’Europa. Le collaborazioni sono l’ennesima dimostrazione di orgoglio delle proprie radici, poiché promuovono all’estero gli ingredienti e il saper fare italiano.
Ripercorrendo le date di nascita di molte birre di Granda, si tracciano le collaborazioni con i birrifici italiani e stranieri da cui ogni anno scaturiscono ricette per diverse edizioni limitate. Allo stesso modo, la scena birraia internazionale che Ivano intende mostrare per tre giorni a Torino sarà un armonioso incrocio di culture.
Svizzera, Regno Unito, Irlanda, Olanda e poi Estonia, Svezia e Danimarca. Sono questi alcuni dei Paesi da cui provengono i birrifici che parteciperanno a Granda in Piazza, al via alle 18:00 di venerdì 6 giugno a Torino, in Piazza dei Mestieri di Via Jacopo Durandi, 13. In ognuna delle 3 serate del weekend saranno in degustazione 36 birre diverse, tre per ogni birrificio presente, che verranno illustrate nelle loro particolarità dal Mastro Birrario che le ha create.
Per degustare le birre è possibile acquistare i gettoni direttamente in loco, mentre l’ingresso è libero. Le birre saranno accompagnate da hamburger, hot dog, stinco e proposte vegetariane.
Festa ed intrattenimento godereccio animeranno quindi Piazza dei Mestieri, ma anche un’accattivante sfida. Sabato 7 e domenica 8 giugno, alle 17:00, si terrà infatti la Blind Tasting Battle: una degustazione alla cieca per mettere alla prova il palato di appassionati e neofiti. Nel lasso di tempo di un’ora verranno proposte cinque coppie di birre (una ogni 10 minuti), senza etichette, colori o descrizioni e per ogni birra si dovrà indovinare il tenore alcolico (ABV), lo stile di appartenenza e il birrificio che l’ha prodotta.
Per rafforzare ulteriormente l’impronta culturale dell’iniziativa, alle 18.30 di ogni giornata si terrà un panel in cui i birrifici si confronteranno sui temi caldi del mondo brassicolo.
Si comincerà venerdì 6 giugno con “Off The Grid: ingredienti fuori dal comune”, ovvero l’evoluzione della birra moderna attraverso l’uso di ingredienti non convenzionali, come frutta, spezie, tè, caffè… L’obiettivo sarà far emergere il legame tra creatività e rigore tecnico nella birra artigianale contemporanea, ad ulteriore conferma che Granda in Piazza rappresenta un momento strategico attraverso il quale il birrificio cuneese si accredita nel mondo brassicolo come player di riferimento al fianco delle realtà più consolidate sulla scena internazionale.
Adele Gorni Silvestrini
Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini
Passi in cantina
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