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13 Febbraio, 2025

Sanremo e il vino: brindisi in musica dal 1951 a oggi

  C’è chi dice che il Festival di Sanremo sia solo un concorso musicale. Una settimana di note, fiori e polemiche infinite, con canzoni che puntano al cuore o direttamente alla playlist del supermercato. Ma c’è un altro protagonista silenzioso, che scorre tra le strofe, tra un acuto e un vestito discutibile, tra la standing ovation dell’Ariston e i bicchieri levati nei ristoranti sanremesi. Il vino. Perché se è vero che l’Italia è il Paese della musica, è altrettanto vero che è il Paese del vino. E a Sanremo, di vendemmie canore, ne abbiamo avute parecchie. Da oltre settant’anni, tra un ritornello e l’altro, il vino è stato utilizzato dai grandi interpreti della nostra musica come metafora di felicità, convivialità, ricordi e attimi da immortalare. Mai come un vizio, mai come un errore, ma sempre come il compagno fedele di un’emozione. Bicchieri alzati: il vino nelle canzoni sanremesi C’è un momento in cui tutto inizia. Quell’attimo in cui un calice si alza e si brinda alla vita. Al Bano e Romina Power lo sapevano bene quando nel 1982 portarono al Festival Felicità, uno dei brani più iconici della kermesse, che racchiude in un verso tutta la leggerezza dell’esistenza: “Un bicchiere di vino con un panino”. Più chiaro di così, si muore. Perché il vino è semplice, è quotidiano, è un piccolo lusso senza etichette. Non serve un Dom Pérignon per essere felici, basta il gesto, il brindisi, il momento giusto. E di momenti giusti il vino ne ha regalati tanti, come in 4/3/1943 di Lucio Dalla (1971), dove il vino è parte della vita vera, quella di chi si siede al porto, gioca a carte e si lascia scorrere addosso il tempo. “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino”, canta Dalla, con quella voce ruvida e poetica che sa di osterie piene di storie. Il vino come compagno della memoria, di quel tempo che passa e che si racconta. E poi c’è Sergio Endrigo, che nel 1968 canta e vince con Canzone per te. Nello stesso album pubblica la canzone Il primo bicchiere di vino. Perché il primo bicchiere è sempre il più importante, è quello che apre la strada a una serata, a un ricordo, a una confessione. Non è mai l’ultimo quello che conta, ma quello che accende la magia. Il vino come celebrazione della vita? Ci pensa Pierangelo Bertoli con i Tazenda nel 1991, con la splendida Spunta la luna dal monte, in cui si canta: “E un bicchiere di vino fa cantare”. La verità di sempre. Sanremo lo sa bene: nessun cantante ha mai intonato una nota senza un brindisi prima di salire sul palco. O dopo. O entrambe le cose. Sanremo è festa, è celebrazione, è spettacolo. Ma è anche il riflesso del nostro tempo, e il vino continua a essere un simbolo che attraversa le generazioni. Brunori Sas, nella sua partecipazione al Festival del 2025 con L’albero delle noci, inserisce un verso che vale più di un trattato di filosofia esistenziale: “Ho imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino”. Un richiamo alla crescita, al passaggio all’età adulta, a quel momento in cui si inizia a capire che il vino è molto più di una bevanda: è cultura, è memoria, è racconto. Ma se c’è un brano che incarna il potere evocativo di un bicchiere, è Champagne di Peppino di Capri. Certo, la canzone non ha gareggiato a Sanremo, ma quante volte è stata celebrata e riproposta proprio sul palco dell’Ariston? Anche ieri sera, alla 75ª edizione, quando Alessandro Gervasi, 6 anni e un pianoforte, ha reso omaggio a Peppino e alla sua eterna ballata. Perché Champagne è Sanremo, e Sanremo è Champagne. Come dire che il Festival senza bollicine è come un Fiorello senza battuta: semplicemente impossibile. Musica e vino: un connubio perfetto Sanremo è festa, è celebrazione, è spettacolo. Ma non è solo una settimana all’anno. C’è chi la musica la vive tutto l’anno, e la abbina non solo alle emozioni, ma anche ai calici, come i tanti cantanti proprietari di vigneti o cantine, ma non solo… Peppe Vessicchio, il più iconico dei direttori d’orchestra del Festival, ha fatto un passo oltre. Con Musikè, ha unito musica e vino in un’esperienza sensoriale unica. Il progetto (puoi scoprirlo su Musikè Vini) gioca con i suoni e i sapori, abbinando armonie e note enologiche. Perché un vino ha la sua melodia, ha un ritmo, una struttura, una cadenza. E chi meglio di Vessicchio poteva trasformarlo in un’orchestra di sensazioni? E se parliamo di magia, non possiamo non ricordare Ezio Bosso, il maestro che sapeva far parlare la musica. Rodolfo Migliorini, di Rocche dei Manzoni, ha voluto celebrare questa connessione con Bere la musica, un progetto dove il vino diventa esperienza sonora, un viaggio di sensi che puoi scoprire qui. Sanremo e il vino, un brindisi lungo 75 anni. Un festival che non ha solo premiato canzoni, ma che ha celebrato la vita. E la vita, si sa, ha sempre bisogno di un calice pronto a raccontarla.   Luca della Regina Mi trovi su Instagram Wine Hunter Stories
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Riparte la primavera di Caiarossa con la presentazione delle nuove annate Arrow Right Top Bg

13 Febbraio, 2025

Riparte la primavera di Caiarossa con la presentazione delle nuove annate

Dall’open day in azienda con degustazioni e banchi di assaggio in tour e fiere internazionali, si presenta la 2021 dei rossi iconici della cantina Caiarossa. Parte dal cuore della Val di Cecina e si espande in Italia e nel mondo nella primavera del vino 2025: il viaggio di Caiarossa anche quest’anno sta per cominciare. Tra i diversi elementi distintivi con cui si caratterizza Caiarossa, infatti, c’è sicuramente la forte volontà di farsi conoscere attraverso un calendario di eventi in cantina e la partecipazione entusiasta alle principali fiere di settore a livello globale e agli eventi più rilevanti del panorama enologico nazionale e internazionale. Il prossimo 15 febbraio, Caiarossa apre le porte per un evento esclusivo dedicato agli amanti del vino e agli operatori del settore. “Icons 2021 – I nostri rossi” sarà un’occasione speciale per scoprire in anteprima le nuove annate dei tre vini rossi simbolo della tenuta: Caiarossa, Aria di Caiarossa e Pergolaia. L’evento prevede due turni di visita con posti limitati, uno alle 10.30 e l’altro alle 15.30, per un’esperienza della durata di circa due ore. I partecipanti saranno accompagnati in un viaggio alla scoperta di Caiarossa, partendo dalla visita ai vigneti per poi immergersi nel cuore della cantina. Il percorso si concluderà con una degustazione guidata delle nuove annate del 2021, un momento pensato per approfondire le caratteristiche e l’identità di questi vini. La partecipazione, all’evento, ha un costo di 15 euro a persona ed è richiesta la prenotazione obbligatoria sul sito visit.caiarossa.com. Gli operatori del settore, i professionisti Horeca e i giornalisti possono richiedere l’accredito omaggio scrivendo a visit@caiarossa.com. L’appuntamento, imperdibile, per chi desidera approfondire la filosofia produttiva di Caiarossa, dà dunque il via a un tour di eventi e degustazioni tra gli Stati Uniti e l’Italia. Ivo Assanelli, Sales Manager di Caiarossa Sono davvero entusiasta di iniziare questo viaggio in giro per il mondo per presentare i vini di Caiarossa frutto di un grande lavoro di squadra. Il mio primo obiettivo è proprio quello, infatti, di rappresentare tutto il team, raccontandone l’impegno e la passione che ci portano a ottenere risultati eccellenti con tutti i nostri prodotti. Ogni data in calendario, dalla grande fiera in USA o il Vinitaly, all’incontro più intimo con un appassionato o un esperto rappresenta per noi un’occasione preziosa di dialogo e confronto diretto, soprattutto quando presentiamo le nuove annate. “Sono sicuro che questi eventi e degustazioni ci arricchiranno di conoscenze, esperienze e nuove prospettive, nutrendo la nostra passione per il vino e rafforzando il legame con tutti gli appassionati del buon bere. Francesco Villa, direttore tecnico di Caiarossa L’annata 2021 è stata un’annata eccellente in cui le caratteristiche delle singole varietà si sono esaltate nei nostri diversi terroirs. Le condizioni climatiche, tipicamente mediterranee, hanno permesso alle uve di ogni parcella di raggiungere una maturazione ottimale regalando al blend finale di Caiarossa una perfetta armonia fra struttura, complessità e finezza. Siamo orgogliosi di presentare dei vini che riflettono non solo la passione e la dedizione che mettiamo nel nostro lavoro, ma anche un’identità territoriale forte e distinta, e siamo certi che l’annata 2021 sarà apprezzata dagli amanti del vino di tutto il mondo. Il tour partirà dagli USA con alcune tappe del Tre Bicchieri World Tour, con cui Gambero Rosso porta Oltreoceano le eccellenze e la cultura del made in Italy: il 25 febbraio a Los Angeles, il 27 a San Francisco e il 4 marzo a New York. Caiarossa il 27 e 28 febbraio sarà presente al Miami Beach Convention Center al Great Wine of the World di James Suckling, selezionata tra gli oltre 360 migliori produttori delle migliori regioni vinicole del mondo. A marzo, poi, due appuntamenti dedicati alla qualità vinicola toscana: l’8 e il 9 marzo Eccellenza di Toscana, manifestazione enologica volta a valorizzare la qualità vitivinicola della regione, organizzata da AIS Toscana, a cui Caiarossa parteciperà insieme all’associazione Vignaioli delle Colline di Riparbella; nata con l’obiettivo di promuovere la specificità del terroir vitivinicolo di Riparbella, area caratterizzata da una notevole biodiversità e una tradizione vinicola peculiare. Il 23 e 24 marzo 2025 all’UNA Esperienze Versilia Lido a Lido di Camaiore Caiarossa prenderà invece parte a Terre di Toscana, occasione per wine lovers e professionisti di scoprire alcune delle migliori etichette toscane. Altri due appuntamenti immancabili per Caiarossa saranno, Summa e Vinitaly. Il primo, sabato 5 e domenica 6 aprile, storica manifestazione nella Tenuta Alois Lageder a Magré sulla Strada del vino (Bolzano), che da 26 anni chiama a raccolta produttori che condividono ideali legati alla sostenibilità (agricoltura biologica, biodinamica o in conversione). Il secondo, dal 6 al 9 aprile, la 57° edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere in compagnia di tutto il made in Italy enologico da tutte le regioni italiane e da oltre 30 nazioni. Caiarossa offrirà al suo stand – Padiglione 9 Stand D16 – la possibilità di degustare l’intera gamma dei suoi pregiati vini. Si torna poi negli USA con il Grand Tour di Wine Spectator, il 26 aprile a Chicago e il 2 maggio a Washington e il 10 maggio a New York, che offre agli appassionati l’opportunità di degustare oltre 200 vini provenienti da alcune delle migliori regioni vinicole del mondo. Caiarossa parteciperà infine per la prima volta a Vinous Icons: Italy 2025 che si terrà a New York City il 16 e 17 maggio 2025. Organizzato da Vinous, la rinomata piattaforma di critica vinicola fondata da Antonio Galloni, rappresenta la prima edizione dedicata esclusivamente ai grandi vini italiani.   La Redazione
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13 Febbraio, 2025

La Lombardia alla Slow Wine Fair 2025

Per la prima volta, la regione Lombardia partecipa alla Slow Wine Fair 2025, un evento di grande rilievo per gli appassionati di vino e gli operatori del settore. La presenza della Lombardia è arricchita da uno spazio dedicato dove si alterneranno vari “laboratori” che avranno l’obiettivo di far conoscere le molteplici realtà vitivinicole della regione. Un panorama vitivinicolo ricco e variegato La Lombardia vanta 24.000 ettari di vigneti che producono una vasta gamma di vini di alta qualità. La regione si distingue per le sue 5 denominazioni DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), 21 DOC (Denominazione di Origine Controllata) e 15 IGT (Indicazione Geografica Tipica). Questi numeri testimoniano l’importanza del settore vitivinicolo lombardo e la sua capacità di offrire prodotti eccellenti e diversificati. La ricetta del successo Il successo dei vini lombardi è il risultato di una serie di fattori chiave che comprendono: Moderne tecniche di vinificazione: L’uso di tecnologie avanzate in cantina permette di esaltare le caratteristiche organolettiche dei vini e di garantire alti standard qualitativi. Ricerca e sperimentazione: Costanti investimenti nella ricerca e nella sperimentazione, sia in vigneto che in cantina, consentono di migliorare continuamente i processi produttivi e di innovare. Attenzione alla qualità: La qualità è al centro di ogni fase della produzione, dalla coltivazione delle viti alla vinificazione e all’imbottigliamento. Cura dell’immagine del prodotto: La presentazione e il marketing dei vini lombardi sono curati nei minimi dettagli per attirare e fidelizzare i consumatori. Attività di valorizzazione: I Consorzi di tutela svolgono un ruolo fondamentale nella promozione e nella valorizzazione dei vini DOCG, DOC e IGT, organizzando eventi, degustazioni e iniziative di comunicazione. Ascovilo è l’associazione che raduna i 13 consorzi lombardi di tutela e promozione dei vini che sono: CONSORZIO TUTELA VALCALEPIO Il Consorzio promuove e tutela le DOC bergamasche Valcalepio e Terre del Colleoni, oltre alla IGT Bergamasca. Vini importanti che nascono dai grandi vitigni internazionali, Merlot e Cabernet, che nelle tipologie riserva possono anche superare i tre anni di invecchiamento, ma anche Pinot Bianco e Pinot Grigio oltre al particolare moscato passito, conosciuto al pubblico come Moscato di Scanzo.   CONSORZIO MONTENETTO Il Consorzio Montenetto nasce per la tutela dei vini Capriano del Colle DOC e Montenetto di Brescia IGT. I terreni della zona, generalmente argillosi e privi di calcare, godono di un’ottima esposizione e risultano particolarmente adatti alla coltivazione della vite che qui ha una lunga
storia specialmente per quanto riguarda il Trebbiano e il Marzemino che sono alla base delle denominazioni tutelate. CONSORZIO DI TUTELA DEI VINI DI VALTELLINA La Valtellina è una delle zone vinicole verticali più belle d’Italia, il territorio terrazzato più esteso in Italia: 850 ettari di vigneto che comprendono la quasi totalità delle case e aziende vinicole della provincia di Sondrio. È l’unica area vitivinicola in Italia a fregiarsi di due DOCG congiunte all’interno della stessa zona produttiva: Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina. Le altre denominazioni sono Rosso di Valtellina DOC e Alpi Retiche IGT. E qui la fa da padrona la locale “Chiavennasca” ecotipo del Nebbiolo. CONSORZIO VINI MANTOVANI Il Consorzio Vini Mantovani tutela un’area di produzione di oltre 1.700 ettari coltivati a vigneto, con 19 aziende associate che producono un’ampia gamma di vini, grazie alla varietà geografica e orografica della zona. Il microclima che caratterizza il territorio è particolarmente favorevole alla produzione del Lambrusco tra cui la celebre varietà Grappello Ruberti. CONSORZIO TUTELA MOSCATO DI SCANZO Una delle denominazioni più piccole d’Italia, solo 31 ettari nel comune di Scanzorosciate, per un vino inconfondibile: un moscato passito a bacca rossa, ottenuto dall’omonimo vitigno autoctono. Si ottiene dopo un appassimento minimo di 21 giorni sui graticci e due anni in vasche d’acciaio. CONSORZIO TUTELA VINI OLTREPÒ PAVESE La denominazione Oltrepò è la terza per estensione nel quadro delle denominazioni italiane, e rappresenta il 62% della produzione del vino in Lombardia. Qui si produce una vasta gamma di vini che spaziano dal Bonarda giovane e brioso ai Riesling fino alle diverse interpretazioni della spumantistica da Pinot Nero, di cui l’Oltrepò è una culla. CONSORZIO BOTTICINO DOC Nato nel 1996, il Consorzio Botticino prende il nome dall’omonimo paese delle colline bresciane celebre per l’estrazione dei marmi. Un paese che corrisponde a una DOC che valorizza le uve di Barbera, Marzemino, Sangiovese e Schiava gentile che danno vita a un rosso capace di lunghi invecchiamenti. CONSORZIO VOLONTARIO VINO DOC SAN COLOMBANO Nato nel 1987, il Consorzio oggi riunisce alcune delle maggiori cantine, soprattutto dei comuni di San Colombano al Lambro e Miradolo Terme. Il San Colombano è l’unico vino DOC della città metropolitana di Milano e può essere rosso e bianco, fermo o frizzante. Oltre alla DOC esiste anche l’IGT Collina del Milanese per vini bianchi, rossi e rosati. CONSORZIO GARDA DOC La DOC Garda è il denominatore comune di un territorio che unisce le tante zone vitivinicole che si affacciano sulle sponde del Lago, dal Bresciano al Veronese al Mantovano. Oltre 31.100 ettari di vigneto con Garganega, Chardonnay, Pinot Grigio, ma anche Corvina, Merlot e Cabernet Sauvignon. Con uno stile unico che eccelle nella spumantistica. CONSORZIO VOLONTARIO DI TUTELA DEL VINO IGT DELLA VALCAMONICA Quattordici aziende vitivinicole tra l’Alto Sebino e l’Adamello, riunite per tutelare un grande patrimonio, quello della viticoltura camuna.
Un tesoro fatto di agricoltura eroica, terrazzamenti che disegnano un paesaggio vitivinicolo unico al mondo e vini d’altura presidio di biodiversità. CONSORZIO VALTENESI – RIVIERA DEL GARDA CLASSICO Le viti crescono su un’area collinare di origine morenica che si estende sul lato bresciano del Lago di Garda dove il particolare microclima si dimostra adatto tanto ai vitigni a bacca rossa, in particolare Groppello, Marzemino, Barbera, ma anche Riesling e Tuchì, impiegato nello storico San Martino della Battaglia. Caratteristica la produzione del vino rosato Chiaretto. CONSORZIO VINI IGT TERRE LARIANE Costituito nel 2009, il consorzio comprende il territorio collinare e di montagna nei pressi del lago di Como: le due zone più importanti sono le colline della Brianza intorno a Montevecchia e l’alto Lago di Como, con l’estremità di Domaso. Vasta e diversificata la produzione, che comprende un’ampia varietà di vini bianchi, rossi e rosati tutti con denominazione IGT frutto di uve Verdese Bianco, ma anche Chardonnay, Riesling, Sauvignon, Trebbiano Toscano e per le uve rosse Barbera, Cabernet Sauvignon, Merlot, Marzemino e Schiava. CONSORZIO TUTELA LUGANA DOC L’area di produzione è contenuta e abbraccia le zone di Desenzano, Lonato del Garda, Pozzolengo e Sirmione. Lugana è la prima DOC riconosciuta in Lombardia e una delle primissime in Italia, frutto della varietà di uve bianche Turbiana. L’attuale disciplinare di produzione prevede cinque tipologie di Lugana: la versione “base”, il Superiore, la Riserva, la Vendemmia Tardiva e lo
Spumante.   La Redazione
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13 Febbraio, 2025

Sulle orme dell'Ormeasco: Tenuta Maffone e Azienda Agricola Fontanacota

Mi porta in questa zona un assaggio indimenticabile, un MC fatto con solo Ormeasco, un vero unicum! Non sempre i MC con uve diverse da quelle vocate danno risultati entusiasmanti. Siamo a  Pieve di Teco, nell’alta Valle Arroscia in provincia di Imperia, dove la Tenuta Maffone si estende per 10 ettari di vigne e 10 di ulivi. Ovviamente, data la natura del territorio, sono tutti frammentati e sparsi, tra i 500 e i 700 metri di quota.  Veniamo accolte da Eliana e dal marito Bruno. La prima, ex-dirigente di Poste Italiane, decide di cambiare vita seguendo la strada del marito, da lui intrapresa nel 2009 per dedicarsi anima e corpo ai due ettari di vigneto e agli uliveti del nonno. Ma la passione diventa inarrestabile e tra i vicini si sparge la voce che loro vogliono occuparsi del territorio. Così, negli anni, acquistano vigne abbandonate incrementando gli ettari fino ai 10 odierni e alle 60 mila bottiglie prodotte.  UN TERRITORIO BELLISSIMO E IMPEGNATIVO Il territorio è bellissimo, incontaminato, e regno di lupi, caprioli e cinghiali. Il rovescio della medaglia sono gli alti costi per proteggere le colture dagli animali, costi che arrivano al 40% delle spese annue totali. Facciamo un bel giro per vigne fino ad arrivare a quella più alta e più vecchia, a 700 metri di altezza. I vigneti di proprietà della famiglia hanno dai 60 ai 100 anni. La scelta è stata di mantenerli e coltivarli in modo tradizionale, non usando diserbanti e concimi chimici; pratica poi estesa a tutte le proprietà. Nei vigneti vengono seminati orzo e favino, quest’ultimo annualmente tritato e interrato per azotare il terreno. “I vigneti sono in posizione particolarmente favorevole,” ci racconta Bruno, “molto areati, in altitudine e ben esposti al sole. Questo ci permette di fare pochissimi trattamenti e di non usare anti muffe, nel rispetto per l’ambiente e la natura che ci circonda. Non è strano infatti in estate trovare nidi di uccellini ben nascosti tra le foglie delle viti“. TENUTA MAFFONE, ORMEASCO E… L’INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA   Scopro che questi meravigliosi territori sono ben conosciuti all’estero. Via via, i casolari abbandonati sono stati acquistati da persone provenienti dal nord Europa, particolarmente da Svezia, Inghilterra e Danimarca.  Eliana ci racconta questa bella storia: “Nel 1954, Asger Jorn, pittore, scultore, etnoarcheologo ed architetto selvaggio giunge ad Albissola Marina su invito di Enrico Baj e Sergio Dangelo. Innamorato del posto, decide di acquistare nel 1957 una piccola casa colonica dove si stabilirà fino alla fine dei suoi giorni. Si racconta che Jorn amasse il cibo della tradizione ligure e i vini rossi piemontesi e liguri.  Si fa quindi costruire una piccola cantina e, insieme al suo vicino di casa e amico Umberto Gambetta, si compra l’uva e inizia a fare un po’ di vino. Essendo un artista, si disegna un’etichetta e se la stampa per i suoi vini ‘Cantina Jorn’. Lui e Gambetta producono bottiglie che si bevono sostanzialmente loro. Insieme a Guy Debord e Michèle Bernstein, Ralph Rumney e Pegeen Vail Guggenheim, Pinot Gallizio e Walter Olmo, approdati a Cosio durante i 3-4 giorni di soggiorno (all’epoca gli spostamenti erano veramente difficili), sostanzialmente bevono e mangiano. Si dice che fossero andati a rifornirsi di Ormeasco in giro per la valle perché avevano prosciugato tutte le scorte. NASCE L’INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA Ed è così che, in un clima festoso, con il sottofondo musicale dei Platters e di Vivaldi, il 28 luglio 1957 nasce l’Internazionale Situazionista. Non a caso il manifesto inizia con queste parole “Eravamo ebbri…”. Quando Jorn muore, la sua casa diventa un museo collegato alla sede “originale” in Danimarca. Vengono ritrovate queste bottiglie con l’etichetta da lui disegnata, la quale diventa anch’essa un’opera d’arte. Per promuovere il museo si decide di iniziare un progetto insieme alla mia azienda e di fare un vino con l’annata 2016 di Ormeasco Superiore, da un vero e proprio cru. Scegliamo uve da un appezzamento chiamato Cian di Negri con vigne centenarie – annata strepitosa – ne abbiamo prodotti solo 300 litri.  Siamo ad Albissola, luogo con una grande tradizione di ceramisti; mi dico che ci vorrebbe un contenitore di ceramica. Da qui, l’idea! Proprio a fianco del museo abita il proprietario della Clayver, un’azienda di Vado Ligure specializzata nella realizzazione di botti in ceramica per il vino, realizzate con un grès brevettato. Così, dopo un passaggio di 7 mesi in botte grande e successivo affinamento nella Clayver di 18 mesi nella Casa Museo più 4 anni in bottiglia, è venuta fuori una roba che non ci aspettavamo. Ci ha piacevolmente sorpreso! Una piccola parte l’abbiamo tenuta e imbottigliata per la nostra azienda con il nome di Vuscià (dal dialetto Vossia, l’antico Voi dialettale ligure rivolto alle persone di riguardo, il prete, il dottore, il sindaco e tutte quelle degne di un rispetto più intimo e che meritano qualcosa in più del Lei). Una produzione di 1.720 bottiglie e 120 magnum numerate e un “declassamento” da DOC a Vino Ligure per creare una sorta di Superligurian come i blasonati vini di Bolgheri e dintorni.” LA VINIFICAZIONE DELL’ORMEASCO Bellissima storia davvero! Tornando all’Ormeasco, scopro che viene vinificato in cinque modi diversi. Si parte dallo Sciac-trà – da non confondere con lo Sciacchetrà, passito delle Cinque Terre con medesima pronuncia, tanto per confonderci le idee! Questo è un rosato naturale derivato da una vinificazione in bianco. Un altro è l’Ormeasco classico, a macerazione sulle bucce con vinificazione in acciaio. L’Ormeasco Superiore, invece, è una raccolta tardiva di uve selezionate a mano nel vigneto più vecchio, con macerazione sulle bucce e passaggio di circa 6 mesi in botte grande di legno. Chiude l’Ormeasco Passito, una piccola produzione con uve appassite sui graticci fino a gennaio e poi sgrappolate a mano e pigiate nel vecchio torchio.  Nel 2012, Bruno decide di portare avanti un progetto sul quale studiava da un po’ di tempo e da cui è poi partita la mia storia, ovvero spumantizzare l’Ormeasco. GLI ASSAGGI DI ORMEASCO…E ALTRO In abbinamento con la tipica focaccia Sardenaira (che non avevo mai mangiato) abbiamo assaggiato: Pigato Superiore Giuano 2022, dal nome del nonno Giovanni  Granaccia Ligagna 2023, il cui nome deriva dalla legatura fatta con il salice  Ormeasco di Pornasso 2021, solo acciaio  Ormeasco di Pornasso Superiore U Meneghin 2019, un cru da un vigneto ultracentenario che non c’entra nulla con Milano ma che è stato così soprannominato e la cui produzione conta solo circa 2000 bottiglie Ormeasco Chinato, una vera chicca Vermouth, una prova…buonissima. Prova approvata! E per concludere in bellezza e pulirci la bocca, come ha affermato Eliana, il MC di Ormeasco annata 2016 sboccatura 2024. Spettacolare! Come non farsene una scorta? E se volete conoscere un po’ meglio Eliana e Bruno della Tenuta Maffone, potete dare un’occhiata a questo articolo su di loro. AZIENDA AGRICOLA FONTANACOTA Non potevo non effettuare una tappa imperdibile, oltre che di confronto territoriale, presso l’Azienda Agricola Fontanacota. Marina Berta e suo figlio Andreas ci aspettano, in una fredda mattina di gennaio, per l’obbligatoria passeggiata tra i filari di Ormeasco e Moscato, dove ci accompagnano roseti ed erbe officinali e da cui si gode una vista spettacolare che si perde fino al mare. Marina ci racconta che “la conduzione delle vigne segue il principio della lotta integrata. Si cerca di ridurre al minimo necessario gli interventi con prodotti chimici e di usare fitofarmaci solo in caso di necessità, mentre non utilizziamo diserbanti. Pratichiamo il sovescio; in autunno piantiamo orzo e favino tra i filari, poi a primavera quando queste erbe hanno raggiunto l’apice vegetativo, interriamo i primi centimetri di biomassa. Con questa operazione si garantiscono più sostanza organica e microelementi al terreno, si aumenta il controllo delle erbe infestanti, e si favoriscono biodiversità e conseguente presenza di insetti utili in vigneto. Inoltre, tutte le operazioni in vigna vengono per la maggior parte effettuate a mano“.  La cantina è nata nel 2001, anche se si faceva vino dagli anni ’80 come (mi è capitato spesso di sentire) un po’ in tutta questa parte di Liguria. LE DUE TENUTE DI FONTANACOTA Fontanacota si compone di due distinte tenute, la più grande situata in Val Prino con 4 ettari coltivati a Vermentino, Pigato, Rossese e Granaccia, mentre un’altra di dimensioni minori (2 ettari) si trova qui a Pieve di Teco, a seicento metri di altezza in coltivazione a Ormeasco e Moscato; in totale, circa 35 mila bottiglie prodotte annualmente. Abbiamo passeggiato in mezzo ai vigneti terrazzati e scoscesi con, da una parte, le Alpi imbiancate di neve che proteggono dai venti freddi provenienti da Piemonte e Francia e, dalla parte opposta, un mare già visibile nel suo luccichio all’orizzonte.  Visitiamo anche la micro-cantina, ricavata in un antico casolare e ci accingiamo agli assaggi nella sala di degustazione al primo piano, intatto testimone di usanze contadine, quando il centro della vita familiare era la cucina.  LA DEGUSTAZIONE TRA ORMEASCO E ALTRI AUTOCTONI Libellulablu 24 mesi, sboccatura settembre 2024 (per la spumantizzazione, l’azienda si appoggia a Dogliotti). Per il momento solo 800 bottiglie prodotte ma visto il successo si prevede un incremento di produzione  Vermentino “Riviera Ligure di Ponente” DOC 2023  Pigato “Riviera Ligure di Ponente” DOC 2023  Barbazena Vermentino Superiore 2022, produzione 600 bottiglie  Lamantide Moscato 2023  Granaccia San Giorgio 2023  Ormeasco di Pornassio 2023  Ormeasco di Pornassio Superiore 2022  Le etichette sono bellissime, ognuna con una storia da raccontare. Per la Granaccia “San Giorgio” Edizione Limitata 2022 è stata scelta un ‘artista, Lidia Bolognini, che ha disegnato l’etichetta unendo lo stile manga a elementi di tutt’altra origine, ovvero San Giorgio e il drago. Le etichette dei “classici” riportano un upupa, uccello che non è difficile avvistare in questi luoghi incontaminati, e sono state disegnate dalla cognata Cristina Rovaldi. Evidentemente, una famiglia dove non manca il senso artistico, visto che le etichette dei Superiori, del Moscato e del MC (che riportano un bombo, una farfalla, una mantide e una libellula) sono state disegnate dalla nipote Caterina Berta. UN ETIMO DISCUSSO Vi riporto una curiosità a proposito dell’origine dell’ormeasco che ho trovato qui. Ci sono almeno tre spiegazioni.  Una prima corrente di pensiero, mancando altra documentazione, ritiene che l’etimo ormeasco significhi vite dell’olmo. Un’altra, maggioritaria e più diffusa nei testi, nota che le località e i nomi con suffisso -asco, segnalavano nell’antica lingua ligure luoghi con la presenza di un corso d’acqua. Ad Ormea scorre il fiume Tanaro; il termine indicherebbe quindi una semplice etimologia dell’Ormeasco: vite e vino di Ormea. Un altro filone di pensiero ritiene invece che il vino riporti il nome di Ormea quale essenziale luogo di transito e di commercializzazione del prodotto. Un po’ come i prodotti in ardesia che hanno preso il nome dalla località di Lavagna o le giare in Francia, che lo hanno preso da Antibes e Biot! In questo caso l’etimo ‘Ormeasco’  significherebbe, nuovamente, vite di Ormea.   Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads  
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13 Febbraio, 2025

EVOluzione 2025

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 27 Gennaio Simona Cognoli (OLEONAUTA) e LA PECORA NERA EDITORE hanno organizzato l’Edizione 2025 di EVOLUZIONE, manifestazione dedicata al mondo degli oli EVO giunta ormai alla sua settima Edizione. Nella nuova location del THE HIVE HOTEL di Roma, oltre 30 Aziende olearie hanno potuto incontrare operatori del settore, consumatori consapevoli e semplici curiosi per tenere alta l’attenzione sul mondo dell’oro verde delle nostre tavole. Banchi di assaggio, masterclass, convegni e dibattiti hanno riempito una giornata che è diventata ormai appuntamento fisso per una platea sempre più vasta di EVOluti. GLI ASSAGGI Come già accennato erano tante le Aziende che presentavano le eccellenze della campagna olearia 2024/2025 e certo non potevo pensare di ficcare il naso in ciascuna di esse. Dunque, spazio alle novità e all’estro del momento, cercando di saltare i nomi noti per focalizzare l’attenzione su nuove realtà o produzioni che non assaggiavo da tempo. Ed è dai circa 30 assaggi che ho poi estrapolato la mia personalissima “TOP TEN”. Dieci EVO che sottopongo alla Vostra attenzione (non che gli altri fossero da scartare ma una scelta dovevo pur farla) con la segreta speranza che poche parole possano servire a comunicare la Qualità e suscitare interesse. Come sempre leggete, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. MONOCULTIVAR NOCELLARA MESSINESE “TERRE DI CLETA”, TENUTE QUATTRÒ (CALABRIA): si presenta al naso ricco di sensazioni boschive affatto dimentico persino dei funghi, cui seguono note di salvia, peperone, rucola, cicoria e soffi agrumati. In bocca è la faccia piccante della medaglia ad alzare la voce con il peso dell’amaro lasciato sulle spalle delle note di mallo di noce. Chiude aggiungendo all’interessantissimo quadro complessivo una intensa, marina sapidità. 88/88+ Punti. MONOCULTIVAR GHIACCIOLA “CLATERNA” BIO, PALAZZO DI VARIGNANA (EMILIA ROMAGNA): davvero interessante l’impronta olfattiva della mela verde lasciata sul palcoscenico carciofoso e ortolano non dimentico di cicoria, cardo e mandorla fresca. L’assaggio è fresco di erba e rugiada, molto coerente con i descrittori olfattivi, arricchito di intense ed immediate note amaricanti e segnato da una inarrestabile progressione di stimolanti piccantezze. Si spartisce il mio personalissimo premio “SURPRAIS” con la NOCELLARA DEL BELICE di PANTAREI. 88+/89- MONOCULTIVAR NOSTRANA DI BRISIGHELLA “VARGNANO”, PALAZZO DI VARIGNANA (EMILIA ROMAGNA): propone al naso note di erba sfalciata, carciofo, mandorla verde, basilico e un ché di mela matura. In bocca spicca l’amaro mentre il piccante è sottile e delicato e aiuta a esaltare la chiusura vegetale. 88+ Punti. Da segnalare anche la versione “di collina” che sottolinea cicoria e maturità pomodorose e che in bocca, accanto a un amaro muscoloso e alle intriganti sensazioni piccanti, lascia ben più che uno spazio a una inattesa sapidità. 88 Punti. MONOCULTIVAR ROSCIOLA “GRAND GRU LA RAMATA”, I&P (LAZIO): tra le estremamente variegate produzioni “tailor made” dell’Azienda, questa merita senz’altro una menzione. Tra sensazioni di cuore di carciofo, salvia, ravanello, foglia di pomodoro, cicoria, pinoli, mandorla verde e cardo, si affacciano occhiate floreali e di frutta bianca. Assaggio strong ed elegante, segnato una poderosa progressione piccante di cui l’amaro prende la scia per mantenere sostanzialmente in equilibrio la tenzone. Chiude su note erbacee e di frutta secca. 88+ Punti. Vi segnalo anche “FORTE E ECCELSO CUVÉE DEL FONDATORE” ottenuto blendizzando i lotti migliori delle altre produzioni. Un EVO di sicuro “acchiappo” ma un po’ troppo incravattato che evidenzia, a mio modestissimo parere, come non sempre basti mettere insieme il meglio del meglio per avere un risultato TOP. 88- – Punti. MONOCULTIVAR ITRANA “MOLÌ” BIO, MOLINO 7CENTO (LAZIO): più dimesso di quanto atteso, l’olfatto racconta erba falciata e pomodoro verde con una bella iniezione di erbe aromatiche. Molto equilibrato l’assaggio, segnato dai ritorni olfattivi e da uno spot ortolano che ricorda la lattuga fresca. 87+ Punti, lo so…sono cattivo.   EVO “IL TRATTURELLO”, PARCO DEI BUOI (MOLISE): se cercate un olio “da concorso” beh, passate oltre, ma se credete negli EVO che devono far crescere la consapevolezza nel consumatore finale valuterete il frutto del loro lavoro ben oltre lo sterile punteggio. All’olfatto è una mandorla tutt’altro che fresca a colpirVi nell’immediato tanto da distrarVi dalle freschezze di erba sfalciata e carciofo. L’assaggio è coerente ed equilibrato con le note piccanti lasciate al contributo delle spezie. Si becca il mio premio “CORAGGIO” e 85+ Punti. MONOCULTIVAR CORATINA “LA CORATINA LUX”, POZZO SERPI (PUGLIA): tra carciofo e cicoria è il finocchietto selvatico ad avere l’ultima parola in un contesto complesso che lascia apprezzare corteccia verde, melanzana, oliva e mandorla (anche tostata). In bocca il piccante risulta essere un dettaglio in confronto all’incalzante incedere di un amaro che mostra muscoli ben definiti ed affatto pompati fino alla chiusura che ripropone note balsamiche. Bella prova! 89- – Punti, ma forse sono stato un po’ cattivo. MONOCULTIVAR OGLIAROLA GARGANICA, OILIVIS (PUGLIA): propone all’olfatto mandorla prepotente, noce, rucola, melanzana, salvia e menta. In bocca è un crescendo di profonda piccantezza condito di un amaro segnato dal mallo di noce e con un finale sapido e speziato. 89- Punti.     MONOCULTIVAR PICHOLINE “FUTURA”, OILIVIS (PUGLIA): un olfatto che è una bomba di balsamicità! Salvia, alloro, addirittura pini resinosi… E poi erba sfalciata, mandorla, rucola. Assaggio coerente, verde e persistente. E io che non avevo intenzione di assaggiarlo. 89/89- Punti. MONOCULTIVAR NOCELLARA DEL BELICE “CICLOPE”, PANTAREI (SICILIA): olfatto ortolano di sorprendente lattugosità che non si dimentica di sedano e peperone e, nel finale evidenzia nocciole e mela golden. Assaggio intonato con l’olfatto che, dimentico dell’amaro (peccato) evidenzia una bellissima progressione di piccantezze. Sorprendente, si becca il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. 89+ Punti).   E QUINDI? E quindi, intanto GRAZIE a Simona Cognoli e LA PECORA NERA EDITORE per avermi ospitato anche quest’anno e a tutti i Produttori che hanno sopportato le mie chiacchiere (anche quelli che, per ragioni di spazio, non sono citati in questo articolo) e poi, mentre metto in agenda sin da ora l’Edizione 2026, mi congedo da Voi confidando nel fatto che, prima o poi, capiremo tutti l’importanza dell’EVO nella nostra dieta quotidiana Roberto Alloi VINODENTRO  
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12 Febbraio, 2025

Brachetto d'Acqui e Knam creano la pralina perfetta

Un’edizione limitata per San Valentino C’è un’armonia sottile e irresistibile che si sprigiona quando il vino e il cioccolato si incontrano. Per San Valentino questa straordinaria alchimia ha preso vita in una collaborazione esclusiva tra il Brachetto d’Acqui DOCG, prodotto tutelato dal Consorzio Tutela Vini d’Acqui, e lo Chef e Maître Chocolatier Ernst Knam. Giovedì 6 febbraio, nella cornice dello spazio Martino Crespi Eventi a Milano, si è tenuto un esclusivo show cooking riservato a giornalisti e influencer del mondo del food, vino e lifestyle. Durante l’evento il “Re del Cioccolato” ha preparato in diretta praline di cioccolato a forma di cuore ripiene di Brachetto d’Acqui DOCG, realizzate in edizione limitata. È nato così BRAK, un trio di dolci che rappresenta l’equilibrio perfetto tra una delle eccellenze vinicole piemontesi e l’arte dell’oro nero. Il nome, sintesi del vino e della firma iconica di Knam, esprime eleganza e intensità, proprio come il loro sapore. In occasione dello show cooking, sono stati creati tre cioccolatini esclusivi abbinati a diverse tipologie di Brachetto d’Acqui, capaci di esaltarne le caratteristiche organolettiche. A completare il percorso di degustazione, è stato servito un finger food composto da focaccia, Mortadella Favola del Salumificio Palmieri e scaglie di cioccolato. Simbolo di una tradizione secolare che affonda le radici nel Monferrato, il Brachetto d’Acqui DOCG è un vino che incarna lo spirito del territorio che lo ospita e che si sviluppa tra 26 comuni tra Astigiano e Alessandrino. Le colline di questa area, recentemente riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, offrono un ambiente unico per la crescita delle uve di Brachetto, che si esprimono in un vino dall’inebriante bouquet floreale e fruttato, accompagnato da una leggera e fine bollicina. Il Brachetto d’Acqui trova nel cioccolato il compagno d’elezione ideale. Il suo intenso colore rubino, il profumo delicato di rose e frutti rossi e la sua dolcezza equilibrata si sposano con la morbida, ma decisa, eleganza del cacao. Inoltre, con la sua gradazione alcolica contenuta, tra il 5-6%, il Brachetto d’Acqui è un vino estremamente versatile, capace di accompagnare con eleganza una vasta gamma di piatti, dolci e salati. Al fianco dello chef Knam, una delegazione del Consorzio, accompagnata dal Presidente Paolo Ricagno e dagli enologi Elio Pescarmona e Daniela Pesce, ha raccontato le caratteristiche di questo vino unico, esaltando il perfetto connubio con il cioccolato. L’evento è stato moderato dalla scrittrice, sommelier e curatrice della guida Bollicine del Mondo, Cinzia Benzi, mentre tra gli influencer erano presenti Papilla Monella e l’Orso in Cucina, entrambi Brand Ambassador di Brachetto d’Acqui. Una degustazione finale ha offerto agli ospiti la possibilità di assaggiare non solo la golosa creazione ma anche un calice di vino, in un momento speciale di scoperta e condivisione capace di suggellare questa collaborazione enogastronomica. Superando i confini milanesi, il Consorzio Tutela Vini d’Acqui porterà l’unicità delle praline firmate Knam anche nel suo territorio d’origine. La sera del 14 febbraio, nei ristoranti selezionati di Acqui Terme, le coppie che ordineranno un calice di Brachetto d’Acqui riceveranno una scatola di praline BRAK in omaggio, per un brindisi all’amore. La promozione sarà comunicata attraverso flyer presenti nei ristoranti aderenti: Osteria PerBacco, La Capinera, Pizzeria Osteria La Via del Sale, Ristorante La Curia, Ristorante Da Nonna Gina, Ristorante Angolo Divino, Santero Lounge Café. Il CONSORZIO TUTELA VINI D’ACQUI Il Consorzio Tutela Vini d’Acqui nasce nel 1992 ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, in Piemonte, nel Nord Ovest d’Italia, con lo scopo di controllare e regolamentare la crescita delle denominazioni dei Vini d’Acqui, a tutela del loro territorio d’origine, dei produttori e dei consumatori. Il Consorzio riunisce 60 aziende tra cui aziende agricole, cantine cooperative e aziende spumantiere. Nel 1996 il Brachetto d’Acqui ha ottenuto la DOCG (denominazione d’Origine Controllata e Garantita) grazie al forte impulso del Consorzio che contribuì a definire con maggiore precisione, dal punto di vista legale e amministrativo, le peculiarità sia del vino sia dello spumante, elevando così il livello di entrambe le categorie tutelate.   IL MONFERRATO I vini d’Acqui sono figli di un territorio vocato e variegato dove i vitigni si esprimono al meglio sin dall’antichità. Grazie a un clima caratterizzato da un regolare avvicendarsi delle stagioni, le uve sviluppano caratteristiche particolari che definiscono la tipicità, mentre la diversa composizione dei terreni (ricchi di sabbia, limo e argilla) di natura friabile, conferisce ai vini una versatilità espressiva unica, ponendo l’accento su finezza ed eleganza, su corpo e intensità di ogni elemento, su leggerezza e fragranza. Questo territorio nel 2014 è stato proclamato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.   La Redazione
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12 Febbraio, 2025

Quaglia Antica Distilleria dal cuore del Monferrato a Sanremo

Celebra il connubio musica-gusto e presenta il restyling della linea Vintage  Non siamo impazziti e non ci siamo candidati fra gli artisti esordienti: a poche ore dall’apertura della 75ª edizione del Festival di Sanremo, Quaglia – Antica Distilleria dal 1890 annuncia la sua presenza a un evento esclusivo che unisce musica e gusto. Grazie alla collaborazione con Forbes Italia e Billboard Italia, i suoi raffinati liquori accompagneranno le serate evento della Billboard Lounge presso i Bagni Tahiti, dove la creatività dei bartender darà vita ad abbinamenti perfetti da assaporare “a suon di musica”. Gli ospiti avranno l’opportunità di partecipare a talk esclusivi con artisti, professionisti e protagonisti del panorama musicale italiano. Non solo: sarà possibile assaggiare gli spirits dal cuore sabaudo, ma anche di scoprire in anteprima l’iconica Linea Vintage, che si presenta con un nuovo design: un restyling che mantiene l’eleganza distintiva della distilleria, ma con un appeal contemporaneo. Note musicali, note floreali e note fruttate si incontrano: violetta, rosa, chinotto e bergamotto si presentano con la nuova identità visiva. Tra le cifre stilistiche di questa novità: tonalità intense che esaltano i colori naturali dei liquori valorizzando la materia prima principale, un omaggio alle tavole botaniche ottocentesche e la firma del Mastro distillatore Carlo Quaglia. Un’estetica essenziale che rafforza la riconoscibilità del brand. Per la prima volta, Quaglia approda a Sanremo con una partnership “di gusto”, per celebrare la cultura del Made in Italy attraverso i suoi spirits proprio durante la settimana più attesa dal mondo della musica italiana. Un connubio perfetto tra arte e sapori, che renderà ogni sorso un’esperienza memorabile nel cuore del Festival. Consiglio: cantare a squarciagola e…bere sempre responsabilmente!       La Redazione
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12 Febbraio, 2025

L’evoluzione di Wine in Venice

Il red carpet del vino si trasforma per essere ancora più distintivo.
Continua il percorso di crescita di Wine in Venice che porrà sempre di più al centro la qualità e la distintività per realizzare un progetto  unico. Le prime due edizioni Wine in Venice hanno registrato numeri importanti: 20 paesi stranieri coinvolti, 6.653 visitatori, 40 cantine presenti, 30 ore di masterclass, 12 Wine Talks, format innovativi proposti al grande pubblico come Vive la France e La Masterclass dei Campioni, 15 consorzi presenti e valorizzati….tutti questi numeri raccontano un format di successo che in questi ultimi due anni ha regalato al mondo del vino un palcoscenico unico: Venezia, per un teatro dei sogni che ha cercato di portare innovazione e distintività ad un comparto enoico troppo spesso fermo sulle proprie tradizioni. Per mantenere fede a questi principi c’è bisogno in questo 2025 di cambiare, per essere ancora più esclusivi e distintivi e garantire così al progetto di crescere. Siamo quindi lieti di annunciare che Wine in Venice diventa un evento biennale, una scelta che sposa la voglia di innovare e che allinea la manifestazione alla cadenza di quasi tutti i grandi eventi Veneziani. Rendere biennale la manifestazione permetterà di interagire maggiormente con tutta la città lagunare e non solo…donando a Wine in Venice quel carattere di unicità ed esclusività. L’obiettivo primario degli organizzatori sarà quello di avvicinare ancora di più le nuove generazioni all’iconico mondo del vino, abbattendo le barriere e utilizzando le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale che divetteranno strumenti di connessione con le nuove generazioni, nuovi strumenti che tuttavia non dovranno snaturare i valori fondanti della kermesse ovvero: Etica, Innovazione e Sostenibilità.
Le novità non finisco qui perché l’organizzazione ha scelto di dare vita ad un percorso continuativo che ogni anno coinvolgerà città italiane ed internazionali, “Wine in…” sarà un format che darà seguito a quanto promesso in precedenza e che servirà a coinvolgere un pubblico sempre crescente. Il progetto Wine in… inizia in questo 2025 e non poteva iniziare se non rendendo omaggio alla città eterna: Roma. La città che quest’anno ospiterà pellegrini da tutto il mondo in un evento mondiale come il Giubileo. Sarà quindi “Wine in…Rome” l’appuntamento da segnare in rosso nelle agende dei Winelovers e non solo, tutti i dettagli della kermesse capitolina saranno svelati nei prossimi mesi per un evento che avrà luogo nella seconda parte del 2025. Il 2026 sarà nuovamente l’anno di Venezia per l’edizione biennale di Wine in Venice 2026, ma per questo avremo tempo di raccontarvi come il red carpet del vino si presenterà al grande pubblico….stay tuned! Damiano Antonelli CEO di Winetales Per il nostro gruppo è importate donare al mondo del vino eventi sempre esclusivi ed innovativi che si differenziano dalle tante meravigliose manifestazioni presenti nel nostro paese, come ad esempio il Vinitaly, per questo abbiamo deciso di rendere Wine in Venice un evento biennale per far crescere il format e donargli ancora di più quelle caratteristiche di esclusività ed innovazione. Alessandro Bartolini CEO di The Media Company Store Sarà fondamentale lavorare sul rapporto del mondo del vino con le nuove generazioni e garantire, nei nostri format, un utilizzo delle tecnologie più innovative come ad esempio l’intelligenza artificiale senza mai perdere di vista il valore umano che nel vino rimane punto cardine di una produzione di qualità. Riccardo Rabuffi CEO di Beacon Italy L’omaggio al giubileo che faremo in questo 2025 sarà l’occasione di coinvolgere le ambasciate e le istituzioni che hanno sede nella capitale per aumentare ancora di più il respiro internazionale delle nostre manifestazioni. Nel 2026 poi torneremo con ancora più entusiasmo a Venezia per raccontare le storie enoiche del nostro paese.   La Redazione
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12 Febbraio, 2025

San Valentino con il Movimento Turismo del Vino dell'Umbria

Visite, esperienze e degustazioni, le cantine umbre si aprono agli enoturisti per la festa degli innamorati L’Umbria, terra di paesaggi incantati e antiche tradizioni, si prepara a celebrare San Valentino. Qui, nella regione che custodisce le spoglie del Santo patrono degli innamorati – precisamente a Terni, di cui è Patrono – ogni calice racconta una storia e ogni esperienza diventa un momento da condividere. Il Movimento Turismo del Vino Umbria, associazione che promuove l’enoturismo e valorizza le cantine del territorio, invita a vivere questa ricorrenza in un modo speciale: immergendosi nella bellezza autentica delle sue cantine, tra vigneti secolari e degustazioni pensate per chi desidera celebrare l’amore in tutte le sue forme. Iil Presidente MTV Umbria Giovanni Dubini Attraverso queste iniziative, il Movimento Turismo del Vino Umbria invita a riscoprire la bellezza dei paesaggi umbri senza tempo, sapori autentici e calici che custodiscono il respiro della terra. I visitatori che desiderano proseguire il fine settimana possono anche approfittare delle numerose strutture che offrono ospitalità, così da immergersi completamente nell’atmosfera unica del territorio. Un’esperienza che permette di scoprire non solo l’eccellenza enologica umbra, ma anche il calore dell’accoglienza locale, la ricchezza delle tradizioni e il piacere di un turismo consapevole. Il viaggio può iniziare proprio da Terni, cuore delle celebrazioni, con la visita alla suggestiva Basilica di San Valentino e al Cammino di San Valentino, un itinerario che conduce attraverso paesaggi incantevoli fino alle Cascate delle Marmore. Un’esperienza tra vigneti e storia Nella DOC Amelia, Cantina Zanchi celebra la biodiversità con un approccio biologico che valorizza la ricchezza del territorio. Qui, gli innamorati possono passeggiare tra filari che convivono con ulivi secolari, scoprire vitigni antichi come il Ciliegiolo e la Malvasia, e lasciarsi avvolgere dai racconti di una viticoltura che custodisce il passato con lo sguardo rivolto al futuro. Poco distante, la storica tenuta Ruffo della Scaletta porta con sé il fascino di un’epoca lontana, quando la famiglia Ruffo della Scaletta acquistò queste terre all’inizio dell’Ottocento. Un viaggio tra storia e tradizione che conduce alla scoperta di un’azienda agricola che, da generazioni, interpreta il territorio con eleganza e autenticità. Alla cantina Monte Vibiano, in provincia di Perugia, saranno organizzati dei tour con degustazione a bordo di jeep elettriche e ebikes. A seguire, la visita della cantina e la degustazione di tre calici con bruschetta e tagliere. Per rendere questa esperienza ancora più speciale, coloro che aderiranno all’esperienza il giorno di San Valentino riceveranno come omaggio una delle loro bottiglie storiche entrata a far parte della collezione “lost wines”.   Dalla tradizione del Bacio Perugina alle cantine del cuore di Perugia San Valentino e l’Umbria sono legati anche da un altro simbolo dell’amore: il Bacio Perugina, nato proprio a Perugia, città che ospita alcune tra le più suggestive cantine della regione. Tra queste, Chiorri, Goretti e Leonucci propongono degustazioni in cui il vino incontra la dolcezza del cioccolato, in un connubio perfetto per celebrare la passione. Per un’esperienza enogastronomica unica, da Arnaldo Caprai è possibile partecipare alla “Cioccolato e Sagrantino Masterclass” con degustazione a Montefalco, il 15 febbraio, unendo l’eleganza del vino alla raffinatezza del cioccolato. Durante una masterclass esclusiva, un Maestro Cioccolatiere mostrerà le tecniche e i segreti della lavorazione del cioccolato fondendoli con i sapori del Sagrantino. Dopo una visita guidata della Cantina, la serata si chiuderà con la degustazione delle creazioni del Maestro abbinate al prestigioso Sagrantino Passito di Montefalco, per un finale all’insegna della dolcezza.   Brindisi speciali, cene romantiche e atmosfere d’autore Ogni cantina ha pensato a un’esperienza unica per rendere questa ricorrenza ancora più speciale. Terre de La Custodia, realtà profondamente radicata nelle colline di Montefalco e custode della tradizione del Sagrantino, invita a festeggiare l’amore con un brindisi esclusivo tra vini che raccontano l’anima di un territorio vocato alla qualità. Fattoria di Monticello, immersa nella campagna perugina e circondata da dolci colline, propone una cena romantica tra i profumi avvolgenti dei suoi vini, nati da una viticoltura che rispetta la natura e la sua autenticità. Anche Perticaia, azienda che incarna il legame profondo tra il paesaggio umbro e la tradizione contadina, accoglie gli ospiti con una degustazione dedicata a San Valentino, offrendo un viaggio sensoriale tra i sapori più autentici della regione. Per chi cerca un’atmosfera intima e raffinata, Vineria del Carmine, immersa nella suggestiva Valle del Carmine e circondata da vigneti storici, propone una cena speciale tra luci soffuse e calici che raccontano la storia di una terra generosa, dove il vino nasce da un equilibrio perfetto tra tradizione e natura incontaminata. Infine, per un’esperienza fuori dagli schemi, Cantina Scacciadiavoli, storica realtà nel cuore della DOCG Montefalco e tra le più antiche dell’Umbria, ospita il Brunch & Champagne Vinyl Selection by Joe Rehmer il 15 febbraio, un evento che unisce il piacere della musica alla raffinatezza delle bollicine, in un connubio inedito di gusto e atmosfera. Molti altri itinerari enogastronomici a cura delle cantine umbre sono consultabili sui canali social del Movimento del Turismo del Vino dell’Umbria. Movimento Turismo del Vino dell’Umbria Il Movimento Turismo del Vino dell’Umbria (www.mtvumbria.it) è una delle derivazioni regionali del Movimento Turismo del Vino, associazione no profit che racchiude oltre 1.000 delle migliori aziende vitivinicole e distillerie italiane. Il Movimento Turismo del Vino dell’Umbria, nato nel 1993, ha l’obiettivo di accrescere il settore enoturistico regionale attraverso spirito di innovazione e qualità dell’accoglienza, secondo uno stile di vita che tende a porre l’ospite al centro dell’attenzione. Valorizza le realtà aziendali associate e le loro produzioni, si fa garante della salvaguardia dell’ambiente e si impegna nella sensibilizzazione al bere consapevole, con numerose iniziative rivolte soprattutto ai giovani. Accoglienza innovativa e di qualità, salvaguardia dell’ambiente e sensibilizzazione verso il bere consapevolmente: la filosofia del Movimento, oggi presieduto da Giovanni Dubini, è compresa e condivisa dalle oltre 60 aziende socie, che agiscono di concerto alla promozione degli eventi e delle iniziative indette dall’Associazione nazionale.   La Redazione
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