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11 Febbraio, 2025
La zonazione pioneristica di Benanti: storia di un progetto di eccellenza
L’Etna non è solo un vulcano. È un territorio che respira, che vive e che parla attraverso i suoi suoli, le sue viti e i suoi vini. In questo scenario unico al mondo, la cantina Benanti rappresenta un simbolo di eccellenza e innovazione, una realtà che da quasi quarant’anni celebra l’autenticità di ogni versante del vulcano. L’azienda, oggi unica a operare su tutti i versanti della DOC Etna, ha scritto pagine fondamentali della viticoltura etnea, grazie a un lavoro pionieristico di zonazione, iniziato quando ancora questo era un territorio quasi inesplorato dal punto di vista enologico. Oggi, inoltre, l’azienda è parte di Brave Wine, la holding del vino creata dall’imprenditore Renzo Rosso. Un’unione che permetterà una nuova prospettiva di sviluppo imprenditoriale e un rinnovato impegno per la qualità e la sostenibilità.
Ogni versante del vulcano è una storia a sé, una sinfonia di elementi che creano condizioni pedoclimatiche irripetibili. Suoli di diversa composizione, altitudini che variano dai 400 ai 1050 metri sul livello del mare, escursioni termiche marcate, esposizioni uniche e microclimi influenzati dal mare e dalla montagna: è in questo contesto straordinario che Benanti ha scelto di radicare il proprio impegno. Sin dalla fine degli anni Ottanta, l’azienda ha intrapreso un percorso di ricerca per individuare le aree più vocate e valorizzarle attraverso una produzione che rispecchiasse fedelmente l’essenza del terroir.
Antonio e Salvino Benanti, oggi alla guida dell’azienda.
La zonazione per noi non è solo un metodo di lavoro, ma una filosofia che ci consente di rappresentare al meglio il territorio in ogni sua sfumatura. Essere presenti su tutti i versanti della DOC Etna significa poter abbracciare l’intera complessità del vulcano e tradurla in vini che raccontano storie diverse, ma accomunate da un profondo rispetto per la terra.
La produzione di Benanti conta etichette che celebrano le peculiarità di ogni versante e contrada. Dalle vigne di Contrada Rinazzo a Milo, sul versante orientale, dove il Carricante trova un’espressione di freschezza e finezza unica al mondo, a Contrada Calderara Sottana a Randazzo, sul versante settentrionale, dove il Nerello Mascalese regala vini di complessità e longevità straordinarie. Contrada Dafara Galluzzo, sul versante nord, dove si coltiva il Nerello Mascalese e si producono vini austeri e particolarmente longevi. E ancora, da Contrada Monte Serra a Viagrande, sul versante sud-orientale, con suoli leggeri e drenanti che danno vita a vini eleganti e versatili, fino a Contrada Cavaliere a Santa Maria di Licodia, sul versante sud-occidentale, dove l’altitudine e la grande luminosità esaltano la complessità aromatica delle uve. La “Selezione Contrade” è l’emblema di questo lavoro. Attraverso queste etichette, Benanti offre una lettura autentica e profonda delle diverse zone del vulcano, trasformando ogni bottiglia in un vero e proprio saggio di terroir. Vini che sono il risultato di una lavorazione accurata e sostenibile, veri ambasciatori di un territorio unico, capace di affascinare e ispirare a livello globale.
La storia di Benanti è quella di una famiglia che ha saputo trasformare la propria passione in un progetto di eccellenza. Da Giuseppe Benanti, il fondatore che nel 1988 avviò il percorso dell’azienda con una visione innovativa, fino ad Antonio e Salvino Benanti, che oggi guidano la cantina verso nuovi orizzonti internazionali, il legame con l’Etna non è mai venuto meno. Questo impegno si traduce in una produzione annuale di circa 250.000 bottiglie, distribuite in oltre 30 Paesi e accolte con entusiasmo dalla critica enologica mondiale. Benanti non è solo una cantina, ma una voce che racconta l’anima dell’Etna. La zonazione pionieristica, l’attenzione ai vitigni autoctoni, l’utilizzo di lieviti indigeni proprietari e l’adozione di pratiche sostenibili testimoniano la volontà di celebrare un territorio straordinario, rendendolo protagonista di un racconto che continua a emozionare e a stupire.
La Redazione
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11 Febbraio, 2025
San Valentino con la Barbera d'Asti DOCG
VINO IDEALE PER FESTEGGIARE SAN VALENTINO CHE NASCE NEL CUORE DEL MONFERRATO, PATRIMONIO MONDIALE UNESCO
Compagna ideale per momenti da ricordare: per questo San Valentino, la Barbera d’Asti DOCG è il vino ideale che unisce tradizione e contemporaneità.
Riconosciuta per il suo colore intenso e il profilo aromatico ricco, la Barbera d’Asti DOCG offre un’esperienza unica che parla a tutti e cinque i sensi. Il suo perfetto equilibrio tra acidità e tannini morbidi si sposa splendidamente con i sapori intensi dei piatti della cucina tradizionale, e con l’audacia del cioccolato fondente, creando un abbinamento sorprendente e delizioso. La sua versione Superiore, maturata per almeno 14 mesi, conquista critica e palati moderni, riflettendo l’evoluzione continua di questo vino carismatico.
Diretta e soddisfacente, senza essere troppo formale, ma con un’innata vocazione alla qualità, la Barbera nasce lì dove sono stati riconosciuti come patrimonio mondiale dall’Unesco i Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato. Questi paesaggi sono sempre più apprezzati per il loro valore culturale e storico legato alla tradizione vinicola: con un’eleganza che parla di “Piemonte“, rimane fedele alle sue radici contadine, celebrando il Monferrato, una delle zone più attrattive nel mondo del vino. La regione di Langhe, Roero e Monferrato, non celebra infatti solo un paesaggio mozzafiato, ma anche una cultura del vino che scorre nelle vene della comunità.
Che sia servita accanto a piatti robusti o in abbinamento a dessert audaci, la Barbera d’Asti DOCG non manca mai di celebrare ogni occasione nel modo migliore. Questo vitigno, un simbolo del Piemonte che attraversa tempo e spazio, è apprezzato in tutto il mondo. La sua versatilità globale e la sua continua evoluzione sono un invito esplicito ai giovani a scoprire e riscoprire un vino che, pur radicato nella tradizione, sa parlare il linguaggio dell’innovazione e delle tendenze moderne.
La Redazione
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11 Febbraio, 2025
Il Pescatorio. Il mare a Monteverde
Roma, un venerdì freddo di gennaio, quartiere Monteverde, poco lontano dal più famoso e turistico Trastevere. A ovest del fiume Tevere inizia la grande area di questo quartiere.
Un quartiere tranquillo e rilassante grazie anche alla presenza di grandi aree verdi come Villa Pamphilj e il Gianicolo. Nomen omen si direbbe. In realtà non è solo da ciò che deriva il nome del quartiere. Il cuore di Monteverde è infatti composto da tufo lionato, una pietra dall’aspetto verdognolo. Camminando per queste vie non posso pensare che un tempo si scavasse il tufo utilizzato per gli edifici dell’Impero romano.
Mi trovo su una collina di tufo, una sensazione davvero particolare, alle spalle del Gianicolo, quartiere dodicesimo di Roma.
In passato qui sorgevano gli Orti di Cesare, proprietà fondiaria di epoca romana, poi nel Seicento, dalla fusione di molte vigne, fu realizzata Villa Doria Pamphilj nell’area nord, tra Monteverde e il quartiere Aurelio. Solo nel Novecento si attesta il primo processo di urbanizzazione con la costruzione di villini signorili che oggi costituiscono Monteverde Vecchio. Nel Dopoguerra, invece, da un altro processo di urbanizzazione prende vita Monteverde Nuovo.
Oggi il quartiere è ormai parte integrante di Roma ma rimane distanziato dal caos cittadino così che si trova maggiore pace e tranquillità. Proprio per questo è una delle zone predilette ad uso abitativo.
Percorrendo via Virginia Agnelli si incontra il Pescatorio gestito da Emanuele. Un posto che mi ha incuriosito poiché a metà tra gastropescheria e ristorante ove la sperimentazione con la materia prima è quasi una ragione di vita.
Il Pescatorio è un luogo dalle molteplici anime e forme. Mare, cucina, vino, prodotti di qualità sono alla base del progetto creato da Emanuele Smimmo e sua moglie Simona. La passione e la fantasia, ma anche la voglia di mettersi in gioco sono le motivazioni per le quali Emanuele e Simona Bontà hanno deciso di dar vita a questo bellissimo progetto.
Un piccolo avamposto nella bellissima e caotica Roma di prodotti di eccellenza in un quartiere che scopro per la prima volta. Entrando nel locale Emanuele con la sua allegria e simpatia mi porta a scoprire il suo progetto, a farmi visitare le cucine e soprattutto a mostrarmi la materia prima di ottima qualità. Mai visto tanto pesce su un bancone.
Emanuele non è romano ma nato in Sardegna a Sant’Antioco, un’isola piccolissima circondata dal mare. Uno di quei posti che ti resta nel cuore per le sue bellezza e la semplicità dei luoghi.
Sin da piccolo ha conosciuto il mare e quello che poteva regalare mentre sua moglie Simona si dedicava alla cucina come personal chef.
Il Pescatorio è aperto dal 31 maggio del 2014 come pescheria e gastronomia da asporto.
Un nome originale, una crasi tra le due parole Pescheria e Laboratorio. Il Pescatorio nasce inizialmente come gastronomia di pesce takeaway, trasformando tutto il pesce, pescato locale, in piatti di alta gastronomia. Una vera alternativa al ristorante tradizionale mangiando comunque dell’ottimo pesce. Altissima qualità della materia prima e della preparazione così da portare a casa piatti di pari livello di un ristorante. Negli anni l’idea si è evoluta e dalla gastronomia è arrivato il bistrot con la creazione di assaggi della gastronomia. Infine, il ristorante che c’è oggi.
La brigata è composta da giovani chef con i quali si è creato un laboratorio. Giovani talentuosi e appassionati che apportano le loro idee e le sviluppano fedeli alla filosofia de Il Pescatorio. Un laboratorio di idee per una cucina sempre originale e innovativa. Fosse solo per smarcarsi dai soliti ristoranti romani.
La caratteristica che mi ha molto colpito, fornendo anche un certo fascino attorno al progetto, è il lavorare quasi esclusivamente con i piccoli produttori, così da avere reali “prodotti di nicchia”. Non possiamo dire che il pesce sia a Km 0 perché Monteverde e Roma non sono sul mare, ma poco ci manca.
In cucina Emanuele mi presenta Sergio, un simpaticissimo ragazzo che ha tutta la voglia di mostrare le sue idee: ha realizzato per me un menù che mi lascerà incantato.
Al tavolo mi lascio guidare da Renato che mi farà compagnia per tutta la serata.
Renato versa in un calice uno Champagne Blanc de Noir brut Cuvèe de rèserve Gallimard Père et Fils: colore giallo oro, perlage molto. Porto il bicchiere al naso e primeggiano profumi fruttati, specialmente di frutta esotica, accompagnati da delicati sentori di pasticceria. Bevendolo al palato è morbido e gradevole, con un sorso aromatico e molto equilibrato. 100% Chardonnay – Blanc de Blancs.
Renato racconta come nell’assemblaggio della Cuvèe de Rèserve vi sia sempre una parte di 6 annate differenti, che ogni anno permette di ricreare l’impronta tipica della Maison. Spumantizzazione con metodo Champenois. Arriva dal villaggio di Riceys, nel cuore della Côte des Bar. La tenuta Gallimard è stata tramandata di padre in figlio da 6 generazioni. Oggi Didier e Arnaud producono Champagne e Rosé des Riceys nella pura tradizione, rispettando ed esaltando le caratteristiche di questo particolarissimo terroir nel sud della Champagne.
Arrivano i primi due piatti: filetti di alici del mar Cantabrico riserva Catalina, serviti con burro montato al momento e pizza bianca fatta da loro. Il burro si scioglie in bocca, delizioso al palato a cui si accompagna il sapore deciso delle alici, la loro pizza un delizioso strumento culinario per accompagnare questo piatto. A seguire un sashimi di spigola frullata con visciole, carciofo alla romana, bottarga e fondo di carciofi. Un trionfo di sapori tra la delicatezza della spigola e il sapore deciso del carciofo alla romana e la bottarga, il fondo delizioso nell’accompagnare l’intero piatto. Lo champagne continua lentamente a scendere unendosi a questi piatti davvero deliziosi. Quello che mi ha colpito non è stata solo la bontà dei piatti ma la loro presentazione che potrei definire di alta scuola.
Renato mi serve una seviche di ombrina, mazzancolle crude e vongole scottate accompagnate da lache di tigre al passion fruit, latte di cocco, platano croccante e olio al coriandolo. Un piatto che mi ha suscitato diverse emozioni al palato. Il passion fruit ammorbidito dal latte di cocco si è unito amorevolmente all’olio di coriandolo, le vongole leggermente scottate ottime al palato, ombrina e mazzancolle crude per un appassionato di crudi erano sublimi. Mi ha stupido nel sapore e nella forma il platano croccante che non conoscevo, una bella scoperta.
Non posso esimermi di far portare i miei ringraziamenti a Sergio per gli ottimi piatti che mi sta servendo. Il tempo di annotare quello che sto mangiando e arriva un piatto bello da vedere e soprattutto originale: supplì al telefono con tartare di tonno, erba cipollina, maionese piccante: una meraviglia, mi è sembrato di mangiare i supplì che si mangiano in pizzeria, e la tartare di tonno da contrasto era davvero ottima, ma mi ha ingolosito nell’accompagnare il tonno la maionese piccante davvero superba.
Renato mi presenta un tentacolo di polpo rosticciato servito con patate e cavolo nero ripassato e salsa alioli e pimenton de la vera. Mi hanno sorprese le patate e il cavolo nero ripassato al centro del piatto perché si scioglievano in bocca e diventavano un’ottima crema per accompagnare il polipo rosticciato con grande sapienza.
La prima parte del viaggio è terminato. Ma è solo una sosta.
Arrivano i culurgiones. Guai a chiamare ravioli questo capolavoro della cucina: una pasta fresca ripiena dalla forma molto particolare: una chiusura a spighita ossia a spiga di cereale. Il loro ripieno è di patate e baccalà serviti con crema di cime di rapa e peperone crusco. Una bontà al palato, il baccalà in boccà è delicatissimo fonduto dalla morbidezza della patata e le cime di rapa e peperone crusco creano movimento nel piatto e nei sapori dando un gusto deciso e molto particolare. Una bontà.
Renato mi serve un bel piatto con al centro delle capesante scottate al burro con demi-glassè di pollo, misticanza di campo e limone fermentato. Un’esperienza sofisticata che combina sapori delicati e complessi. Le capesante dice Renato, vengono scottate in padella con burro così da ottenere una crosticina dorata e croccante esternamente mantenendo il cuore morbido e succoso. Il burro esalta la dolcezza naturale delle capesante. Il demi glassè di pollo è una salsa ricca e saporita, ottenuta di un fondo bruno di pollo, che aggiunge una profondità terrosa e umani al piatto che bilancia la delicatezza delle capesante. La misticanza di campo un mix di verdure a foglia fresca è leggermente amarognola ma aggiunge freschezza e croccantezza al piatto.
Renato ha un sorriso quasi cinematografico. Lo sfoggia servendomi il primo dello chef: linguina con ristretto di crostacei e crudo di gambero rosso. Un piatto bellissimo da vedere, un inno ai sapori intensi e raffinati del mare realizzato con cura da Sergio per esaltare ogni ingrediente. I gamberi rossi crudi spiccano per il loro colore vivo. La linguina cotta al dente ha una consistenza perfetta capace di catturare il sapore ricco del condimento. Il ristretto è una salsa concentrata e saporita, molto intenso, pieno di sapori marini e leggermente burroso avvolge la linguina in un abbraccio aromatico. I gamberi rossi freschissimi, serviti crudi e marinati leggermente mantengono la loro naturale dolcezza e consistenza delicata, mi è piaciuto il contrato tra il calore della pasta e la freschezza del crudo. Ogni boccone mi ha regalato un equilibrio tra la ricchezza del mare, la delicatezza del crudo e la consistenza vellutata della pasta. Un piatto perfetto per chi ama il mare.
Non c’è sosta. Anche perché non potrei resistere alle attese. Arriva la ventresca di ombrina frollata servita con crema di topinambur e chips di carciofi e fondo di cottura con la sua bellissima coda in presenza sul piatto. Alla vista questo piatto è un esempio di raffinatezza e attenzione alla qualità degli ingredienti. Al palato sapori eleganti e contrasti di consistenze. Il pesce lasciato frollare per esaltare il gusto e la texture ha in bocca una consistenza compatta e un sapore marino molto intenso e delicato. La crema ha un sapore terroso e nocciolato che si sposa perfettamente con l’intensità dell’ombrina. Le chips di carciofi un piacevole accompagnamento di questo piatto, sottili fette di carciofo croccante fritte in doratura che aggiungono quella nota di croccantezza al piatto. Un piatto al palato davvero pregevole e generoso.
Sto per alzare bandiera bianca ma Renato, sorridendo, mi dice che non posso alzarmi senza aver assaggiato il tiramisù di Sergio con savoiardo fatto da lui affondato nel caffè, crema al mascarpone, nomelaka al caffè, una crema morbida al caffè e crumble di cioccolato. Un dolce elegante nella sua presentazione, davvero raffinato che si scioglie in bocca per la fragranza del savoiardo, le creme sono superbe regalando al palato un fine pasto davvero emozionante.
Dopo una cena superba, ricca di sapori, dove il mare ha regnato indiscusso stringo la mano a Renato, saluto il suo splendido staff, abbraccio Sergio e lascio con un bel sorriso questo posto delizioso.
Roberto Silvio De Pascale
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Il buon vivere
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10 Febbraio, 2025
Braida a Wine Paris
FOCUS SU MOSCATO D’ASTI E BRACHETTO D’ACQUI, VINI TRADIZIONALI E NATURALMENTE LOW ALCOHOL
“Braida” torna a Wine Paris dal 10 al 12 febbraio 2025, portando in degustazione una selezione dei suoi vini più rappresentativi.
Tra questi, due etichette storiche, che Braida produce sin dalle origini e che raccontano l’anima più autentica e identitaria dell’azienda: Vigna Senza Nome Moscato d’Asti DOCG 2024 e Brachetto d’Acqui DOCG 2024.
Oltre a queste due etichette, saranno presenti in degustazione il celebre Bricco dell’Uccellone 2021, la Barbera d’Asti con cui Giacomo Bologna rivoluzionò la categoria all’inizio degli anni Ottanta e che ancora oggi non smette di stupire, e altre declinazioni della Barbera firmate Braida: Ai Suma 2021, Montebruna 2021, Curej 2023; si potranno degustare anche Il Bacialé 2020 Monferrato Rosso DOC, blend di Barbera, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, e dalla Serra dei Fiori a Trezzo Tinella, La Regina 2023 Langhe Nascetta DOC: espressioni di una tradizione enologica che coniuga eleganza e carattere.
In un mercato che guarda con sempre maggiore attenzione ai vini a bassa gradazione alcolica, “Braida” presenta i due classici che hanno sempre risposto in modo naturale a questa esigenza. Vigna Senza Nome Moscato d’Asti DOCG (5,5% vol) è un’icona dell’azienda: aromatico, fragrante, con una dolcezza equilibrata e un’anima vivace, perfetto per accompagnare, oltre al dessert, piatti speziati, selezioni di formaggi e frutta, o momenti di convivialità.
Il Brachetto d’Acqui DOCG (5,5% vol), con la sua inconfondibile espressione floreale e fruttata, è un vino leggero e irresistibile, ideale per chi cerca un sorso di freschezza e piacere senza eccessi.
Per la sua capacità di mantenere da oltre 60 anni una qualità produttiva d’eccellenza e un forte legame con il territorio, attestando storicità e autenticità, a “Braida” è stato assegnato il riconoscimento di Marchio Storico di Interesse Nazionale conferito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un titolo che sottolinea il valore e l’eredità della sua produzione vinicola, simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo.
Con Raffaella Bologna – proprietaria insieme al fratello Giuseppe Bologna di “Braida” – sarà presente nella posizione Hall 6 D062 – Desk 37B anche Francesca Poggio de Il Poggio di Gavi: produttrice di Gavi e Donna del Vino come Raffaella, a sua volta presenterà i propri vini e racconterà con un altro punto di vista, incentrato sui vini bianchi, la straordinaria ricchezza del territorio del Monferrato.
Wine Paris 2025
10-12 febbraio 2025 La Redazione
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10-12 febbraio 2025 La Redazione
10 Febbraio, 2025
Vini e Vittorie al Festival di Sanremo
Dal palco all’etichetta: abbinamenti tra i vincitori di Sanremo e i vini che ne esaltano l’essenza
Il Festival di Sanremo non è solo musica, è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Cosa si potrebbe abbinare ad una canzone? Ascoltandola o semplicemente accostandone il testo, il suo significato, la musica, il ritmo, l’artista?
Basta lasciarsi trasportare in un vortice di emozioni e liberare la fantasia.
Non so ancora cosa si potrà abbinare alle canzoni della settantacinquesima edizione del Festival (siamo arrivati a 75 anni senza accorgercene!) ma ho provato ad abbinare qualche vino ai vincitori delle ultime edizioni.
2024 – Angelina Mango, La Noia
Un brano che mescola cumbia colombiana e pop. Semplice e brioso. Senza particolari pretese se non quella di far ballare spensieratamente. Allora ci vuole una bollicina metodo Martinotti (o Charmat). Visto che però Angelina è donna, una bollicina rosata ci sta tutta. Ecco che ho pensato al Rosato Brut Sasso di Sole, un Sangiovese vinificato in bianco in autoclave per 120 giorni . Fragoline di bosco, ribes, ciliegia bianca, violetta. Perlage fine e tanta sapidità per un godimento unico. Insomma, frizzante e giovane per contrastare la noia con freschezza e leggerezza. Accompagna il ritmo ballabile e l’ironia del testo.
2023 – Marco Mengoni, Due Vite
Una ballata intensa e riflessiva richiede un vino strutturato e complesso. Vorrei abbinarlo comunque ad una bollicina prodotta da una simpatica coppia, Rosa e Antonio, che in una seconda vita hanno iniziato a produrre metodi classici che dovrebbero essere un must have per tutti. A Farnese, nel Lazio, sui terreni vulcanici. Li si produce Alaenne, un metodo classico da Pinot Nero che ho assaggiato nella sboccatura 2019 dopo ben cinque anni di permanenza sui lieviti. Complesso, elegante, persistente. Una profondità emotiva che rispecchia quella del brano. Una intensità che pochi spumanti mi hanno donato. Una esperienza che necessita più di due vite. Vigne del Patrimonio!
2022 – Mahmood e Blanco, Brividi
È una tensione tra rap e melodie soul, un’intensa e accorata richiesta d’amore, un cadere e un rialzarsi. La necessità di amare e amare ancora di più. Non posso che abbinarlo a Talitha dell’azienda Nina Trinca di Zagarolo in provincia di Roma. È un rosato da Sangiovese e Merlot coltivato su terre di riporto vulcanico. Tenero e delicato come i petali di una rosa, caldo e morbido come un abbraccio. Pungente ma amorevole come la carezza di una barba. In bocca la freschezza è quella del risveglio; la morbidezza degli abbracci; la sapidità è il gusto della vita; la persistenza è il voler rimanere al mondo.
2021 – Måneskin, Zitti e Buoni
Rock sfacciato e energia pura, duro ma spontaneo. Energetico e vulcanico, non poteva che ispirare un vino dell’Etna. Allora ci vuole qualcosa che sia una spremuta di energia, qualcosa che non abbia subito manipolazioni e che sia semplice e diretto. Aita di Tenute Foti Randazzese. Un vino vulcanico per intensità e mineralità. Un vino così pieno di sole, calore e Sicilia che è bastato pigiare le uve di Nerello Mascalese per fare emergere la Sicilia intera. Tutto sa di vulcano.
2020 – Diodato, Fai Rumore
Il brano è una potenza emotiva. Passionale, intenso, complesso. Serve qualcosa di importante e caldo, come un Barolo. Ma non qualcosa che sia inarrivabile. Qualcosa di vero. Allora ho scelto il Barolo Castellero 2021 di Marrone. È al naso che l’emozione inizia a farsi strada: si rimane quasi increduli rispetto a quanta forza, intensità, passione, vi sia in tutto ciò che è contenuto nel calice. Quando lo si bene è come un accenno del finale di amplesso. Da ripetere e non smettere. Facendo rumore silenziosamente.
2019 – Mahmood, Soldi
Un mix di urban e world music che parla di come i soldi possono cambiare i rapporti in una famiglia. Allora ci abbino Ser Gino, un Chianti Classico Riserva 2021 dell’Azienda Mazza perché proviene da una famiglia nella quale i soldi hanno diviso ma chi è rimasto è riuscito ad andare avanti. Ser Gino parla con un gusto esplosivo e raffinato, caldo e coinvolgente, elegante e suadente. Ma vero. Una sorta di abbraccio per superare tutti i problemi. Anche quelli di soldi. a di complessità e sdoganamento.
2018 – Ermal Meta e Fabrizio Moro, Non Mi Avete Fatto Niente
Un inno alla resistenza. Un grido al mondo. Un odio che non ci sarà mai. Difficile abbinamento ma serviva un vino solare, che sapesse di vita e di voglia di vivere. Allora ho scelto Innato di Cantina Villa Gianna. Malvasia per un godere della sensualità, Trebbiano per donare immediata spensieratezza, Chardonnay per struttura e freschezza (con un tocco di charme). Un mix di sapide sensazioni per bere alla vita evocando speranza nonostante le difficoltà, come i versi del brano .
2017 – Francesco Gabbani, Occidentali’s Karma
Ironia e filosofia nella ricerca di serenità. Allora serve un vino che possa dare piacere puro senza artifici o sovrastrutture. Appassimento di Ruota Libera da uve Primitivo, Nero di Troia, Merlot e Sangiovese ha in sé tutto il calore della Puglia e degli acini lasciati maturare al sole a donare puro godimento. Semplice, corposo, intenso, godurioso. Senza dover andare a cercarlo altrove.
2015 – Il Volo, Grande Amore
Un brano operistico e passionale non può che esigere qualcosa di potente e vellutato. Ma non è una vera opera, è pop. Allora serve la versione pop dell’Amarone. Gastone di Massimago fa al caso nostro. Avvolgenza, calore, sensazioni per regalare alto godimento in una raffinatezza senza fine. Potente e vellutato, simbolo di amore eterno .
2013 – Marco Mengoni, L’Essenziale
Minimalismo e profondità richiedono senza dubbio un Barbaresco ovvero un vino introspettivo e raffinato, che invita all’ascolto silenzioso. Mai stucchevole, soprattutto essenziale. Ecco allora che il Barbaresco 𝟐𝟎𝟐𝟎 di Morra Gabriele, Un sorso poderoso ma non impegnato. per una vera esplosione in bocca: elegante, fine, avvolgente, persistente. Essenziale
Questi abbinamenti non sono solo un esercizio di stile, ma un invito a vivere Sanremo con tutti i sensi. Ogni sorso racconta una storia, proprio come ogni canzone.
Cosa abbineremo alle canzoni della settantacinquesima edizione? Cosa a Carlo Conti?
Stay tuned….
Ivan Vellucci
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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9 Febbraio, 2025
L'inverno mediterraneo de La Sicilia di Ulisse
TRA ESPERIENZE DI ENOGASTRONOMIA, OSPITALITÀ E CULTURA IMMERSI NELLA NATURA GENEROSA DEL VAL DEMONE
Dalle ciaspolate sull’Etna ai tour in vigna, dalle cene gourmet fino ai trattamenti wellness, la Sicilia di Ulisse guida alla scoperta dell’isola tra natura, cultura e folklore, in luoghi che sanno conquistare anche fuori stagione.
C’è un periodo dell’anno in cui il tempo pare sospeso; nei tre antichi Valli della Sicilia (declinati al maschile, com’è nella tradizione siciliana) – Val di Noto, Val di Mazara e Val Demone – s’indugia nella bellezza, nella cultura, nei sapori e nei mestieri dell’isola, meno battuta in questa stagione, ma sempre accogliente. Il tempo lento è un invito a un Grand Tour all’insegna dell’eccellenza e dell’ospitalità, grazie a La Sicilia di Ulisse che, con 52 realtà associate – tra ristoranti, pasticcerie storiche e hotel di charme – e 21 cantine partner, racconta una storia dall’anima mediterranea, invitando i viaggiatori a vivere l’isola come moderni Ulisse, incantati dai suoi segreti e dalle sue meraviglie.
In questa coda dell’inverno, approfittando di un clima che profuma già di primavera, l’Associazione suggerisce di scoprire il Val Demone per vivere esperienze uniche tra le cime innevate, dai Monti Nebrodi all’Etna, fino alle distese di agrumi maturi che si perdono nel blu del mare. In questo spicchio di isola, cantine, ristoranti e hotel di charme accolgono gli ospiti, offrendo loro l’opportunità di scoprire una Sicilia inaspettata tra natura, benessere, cultura e folklore.
Per gli amanti degli sport invernali, oltre all’ebbrezza di sciare sull’Etna, è possibile partecipare a una ciaspolata o a un pic-nic sulla neve, grazie alle esperienze offerte dallo Shalai Resort, concludendo la giornata con una cena nel ristorante stellato dell’hotel o un tour enogastronomico per assaporare le specialità locali, come la salsiccia al ceppo, preparata artigianalmente dai maestri macellai su un grosso ceppo di quercia con carne di suino e semi di finocchietto selvatico. Da qui si può partire in direzione di Acireale, che dal 15 febbraio al 4 marzo accoglierà turisti e appassionati per il Carnevale. Definito come il più bello di Sicilia, ha origini antichissime: si pensa che i primi festeggiamenti risalgano al 1594, arricchendosi di anno in anno con maschere e sfilate di carri allegorici, sempre più sofisticate e colorate.
La piacevole confusione di questi eventi lascerà spazio a esperienze di totale benessere in luoghi dove relax e natura si fondono armoniosamente con ospitalità e cucina d’eccellenza. Come allo Zash Country Boutique Hotel, un design hotel con ristorante stellato e area wellness, realizzato all’interno di un antico Palmento e immerso in uno spettacolare agrumeto o, poco distante, il Donna Carmela Resort & Lodges un eco resort circondato da un giardino di 10.000 mq, un autentico rifugio dove perdersi tra migliaia di piante tropicali e mediterranee e godere di una cena romantica o di rigeneranti trattamenti spa in armonia con la natura circostante.
Alle pendici dell’Etna, dove il paesaggio vulcanico si intreccia con la storia e la tradizione, sorgono luoghi unici che offrono esperienze autentiche tra ospitalità, enogastronomia e cultura vinicola. Nel cuore di una tenuta di 25 ettari, la villa nobiliare settecentesca del resort Monaci delle Terre Nere accoglie gli ospiti in un’atmosfera raffinata, dove ogni soggiorno diventa un viaggio tra eleganza e sapori. Qui, le camere dal fascino senza tempo, le cene gourmet e i wine tour guidati da esperti sommelier offrono un viaggio completo nei tesori enologici del territorio. A pochi passi, la storia del vino etneo si svela nella tenuta ai piedi del Monte Serra della famiglia Benanti, custode di una tradizione vitivinicola avviata alla fine dell’Ottocento. Immersa in un paesaggio spettacolare, la cantina invita a scoprire l’anima del vulcano attraverso visite guidate che culminano in degustazioni abbinate a prelibatezze gastronomiche locali. Solo qualche chilometro di distanza e si può scegliere un’autentica “Etna Wine Experience” proposta dalla casa vinicola Nicosia, tra vigneti a oltre 700 metri di altitudine e una barricaia sotterranea dove i vini affinano il loro carattere. Qui, oltre ai tour guidati e alle degustazioni, è possibile visitare il Museo della Vitivinicoltura e partecipare a esperienze culinarie come le cooking class e le cene abbinate ai vini della tenuta.
Spostandosi più a nord, vino e design si incontrano da Pietradolce. La sua nuova cantina, in cui architettura, arte e artigianalità si fondono con l’essenza del territorio, sorge a pochi chilometri dal Parco dell’Etna, offrendo degustazioni che esaltano i sapori autentici della regione nella bellissima sala con vista panoramica. Tra i terrazzamenti segnati dalla colata lavica del 1879, Palmento Costanzo custodisce vigne centenarie e un palmento antico, straordinario esempio di ingegneria rurale, restaurato con un’attenzione che non ha eguali in Sicilia. Qui, tra storia e innovazione, la visita diventa un viaggio sensoriale attraverso vini che raccontano l’anima del territorio etneo.
Una delle località più note in Val Demone è senza dubbio Taormina; la sua versione invernale rammenta il privilegio di poter godere di certi luoghi quasi esclusivamente in compagnia della popolazione locale. Qui si può indugiare lasciandosi trasportare dai sapori del ristorante La Capinera, una stella Michelin, dove lo chef Pietro D’Agostino, appassionato di musica, libri e film ha creato menù con numerosi richiami al cinema e alla narrativa mantenendo il filo conduttore del viaggio, dalle materie prime del territorio ai ricordi del passato. Una sosta in città da completare anche prenotando dal 6 marzo un tavolo alla Vineria Modì, da poco insignita della prestigiosa Stella Michelin.
Spostandoci a nord e passando dai Borghi dei Nebrodi attraverso luoghi caratteristici come Randazzo e Tortorici – scrigni di storia, pronti ad accogliere chi cerca un contatto profondo con la tradizione siciliana – si può fare sosta all’Antica Filanda, un luogo magico dove soggiornare e vivere esperienze gastronomiche che celebrano i piatti siciliani tra tradizione e contemporaneità con una vista mozzafiato sulle isole Eolie. Il Val Demone, infatti, racchiude nei suoi confini immaginari anche il fascino incantevole di questo arcipelago, tra cui spicca la pittoresca Salina con la sua tranquillità quasi magica. Qui l’hotel Signum, con il ristorante stellato, invita a un viaggio della mente, anticipando l’inizio della stagione ad aprile con la proposta di voucher e gift card per esperienze immersive tra percorsi gastronomici, degustazioni di vini e pacchetti benessere con soggiorni romantici.
Le strutture de La Sicilia di Ulisse permettono di vivere un inverno siciliano fuori dal comune: è possibile consultare il portale online di La Sicilia di Ulisse, per prenotare le migliori esperienze tra hotel, ristoranti, cantine e molto altro. www.lasiciliadiulisse.it
Tutte le strutture de La Sicilia di Ulisse in Val Demone
Hotel e ristoranti:
Antica Filanda https://anticafilanda.me
Broccia/Quartara Resort https://www.quartarahotel.com/it/broccia-ristorante.html
Vineria Modì https://vineriamodi.com
Hotel Signum https://www.hotelsignum.it
Relais San Giuliano https://www.relais-sangiuliano.it
Hotel Cassisi http://www.cassisihotel.com
Donna Carmela https://www.donnacarmela.com/it/
Ristorante Modì https://www.modiristorante.it
La Capinera https://www.pietrodagostino.it
Shalai https://www.shalai.it
Villa Schuler https://www.hotelvillaschuler.com
Zash Country Boutique Hotel https://www.zash.it
Relais Monaci delle Terre Nere https://www.monacidelleterrenere.it
Principe Cerami / Four Seasons Hotel https://www.principecerami.com
Ristorante Balice https://baliceristo.com/index.html
Cantine:
Barone di Villagrande https://www.villagrande.it
Terrazze dell’Etna https://www.terrazzedelletna.it
Palmento Costanzo https://www.palmentocostanzo.com
Benanti Viticoltori https://www.benanti.it
Cantine Nicosia https://www.tenutenicosia.it
Pietradolce https://www.pietradolce.com
Planeta https://www.planeta.it
Tasca d’Almerita https://www.tascadalmerita.it
Cusumano https://www.cusumano.it
Duca di Salaparuta https://duca.it
La Sicilia di Ulisse
Da oltre vent’anni l’Associazione si impegna a valorizzare le meraviglie della Sicilia, offrendo ai viaggiatori l’opportunità di vivere un’esperienza completa e autentica, fatta di sapori, paesaggi e prodotti che racchiudono l’anima mediterranea dell’isola. Fondata nel 2002 da un gruppo di chef visionari, l’Associazione riunisce le eccellenze siciliane nei settori dell’ospitalità, della gastronomia e della viticultura. Attraverso un portale e una APP, La Sicilia di Ulisse si presenta in modo chiaro e strutturato sul mercato, rendendo accessibile la sua offerta esclusiva. Oggi, l’Associazione conta 52 soci, di cui 36 tra ristoranti e pasticcerie storiche e 16 hotel di charme, oltre a 21 cantine partner per un numero complessivo di 1.500 addetti e un fatturato generato stimato di 180 milioni di euro. Da aprile 2024 il presidente dell’Associazione è Tony Lo Coco.
La Redazione
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9 Febbraio, 2025
Guida Bio 2025: SOMMERSA DA UN MARE DI FOGLIE!
Un Mare di Foglie 2025: Salerno Capitale del Vino Bio
Salerno, avvolta in un'atmosfera quasi primaverile ha ospitato un evento eccezionale dedicato al mondo del vino biologico: "Un Mare di Foglie 2025" (https://www.guidabio.it/).
La presentazione della sesta edizione di Guida Bio (la Terza cartacea), la prima e unica guida italiana interamente dedicata ai vini biologici certificati e in conversione, si è trasformata in una due giorni di degustazioni, incontri e scoperte, in una cornice davvero unica.
Proprio su WineTales Magazine qui era stato preannunciato questo evento imperdibile e la promessa di un'esperienza memorabile è stata ampiamente mantenuta.
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8 Febbraio, 2025
Demeter Italia, tutto pronto per Slow Wine Fair e la nuova edizione di Sana
Il calendario fieristico 2025 di Demeter Italia prosegue con la partecipazione alla Slow Wine Fair, la manifestazione a cura di Slow Food e dedicata al vino buono, pulito e giusto e a SANA, il Salone internazionale specializzato nel settore biologico e naturale. Entrambe le fiere sono in programma dal 23 al 25 febbraio 2025 a BolognaFiere.
La Slow Wine Fair 2025, che segue il successo di Terra Madre a Torino e la presentazione della guida Slow Wine, vedrà nuovamente protagonista Demeter Italia, con la partecipazione di 15 cantine italiane – Montenigo, Podere Le Ripi, Sequerciani, Colline Albelle, Al di là del Fiume, Tröpfltalhof, Spirito Agricolo Ballarin, Mulini di Segalari, Villa Venti, Camerani – Adalia & Corte Sant’Alda, Tenuta Santa Lucia, Villa Papiano, Tenuta di Lizzano, Ausonia e Giancarlo Ceci – e 18 straniere provenienti da Francia, Austria, Svizzera, Slovenia, Germania e Georgia.
Tra gli eventi più attesi, la conferenza “Viti dimenticate: la passione dei vignaioli biodinamici Demeter recupera le varietà autoctone”, domenica 23 febbraio alle ore 16.00 e a seguire, alle 17.00, la masterclass “Cura, partecipazione, imprevedibilità: relazioni tra la biodinamica e il vino” dove sarà possibile degustare etichette di eccellenza a marchio Demeter e approfondirne le peculiarità.
La conferenza, che si terrà alla Demeter Arena – Padiglione 20, esplorerà il recupero dei vitigni antichi e la salvaguardia delle tradizioni agricole. Si discuterà del ruolo fondamentale dei vignaioli biodinamici Demeter nel preservare varietà locali a rischio di estinzione, promuovendo la diversità e la qualità dei vini. L’incontro rifletterà anche sull’evoluzione della viticoltura, tra meccanizzazione e l’uso di additivi in vinificazione.
La masterclass, che si svolgerà al Padiglione 20, Sala 1, sarà invece l’occasione per parlare del circolo virtuoso che, attraverso il lavoro nella vigna e nella cantina, genera la vitalità del vino. Ci si soffermerà sul fattore imprevedibilità, quella possibilità estranea a calcoli e supposizioni, che diventa un aspetto centrale nella produzione ottenuta da agricoltura biodinamica. In questa degustazione saranno coinvolti sette vini, sia italiani sia esteri: Tropfltalhof – Rosso Storlond, Alto Adige, Spirito Agricolo Ballarin – Barbera d’Alba, Piemonte, Camerani – Amarone Corte Sant’Alda, Veneto, Altum – Cuvee Orange, Austria, Podere Le Ripi – Brunello Cielo di Ulisse, Toscana, Les Jardins de Theseiis – Romorantin, Francia, Gotsa Wines – Khikvi, Georgia. La masterclass sarà condotta da Matteo Gallello, giornalista e co-fondatore della rivista Verticale.
In parallelo, la fiera SANA è il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, un evento annuale di riferimento per i professionisti di settore dei prodotti biologici, naturali e sostenibili. Dopo una pausa nel 2024, la manifestazione giunge quest’anno alla sua 36° edizione, con significative novità e un nuovo format che la vede in contemporanea con la Slow Wine Fair. L’iniziativa punta i riflettori sull’alimentazione di qualità, rispondendo alle esigenze di un consumatore sempre più attento e consapevole, che sceglie i prodotti valorizzandone gli aspetti salutistici.
Nel corner di Demeter Italia, i visitatori avranno l’opportunità di scoprire la qualità unica dei prodotti biodinamici, approfondendo un metodo agricolo che rigenera il suolo e promuove l’armonia con la natura, generando così cibi con caratteristiche organolettiche e nutritive uniche, frutto di approccio sostenibile che guarda al futuro.
Giovanni Buccheri, Direttore di Demeter Italia, dichiara:
La nostra partecipazione a SANA 2025 rappresenta un momento cruciale per promuovere l’agricoltura biodinamica e i suoi valori, oltre al nostro impegno per un futuro sostenibile. Quest’anno, inoltre, la concomitanza con la Slow Wine Fair offrirà una straordinaria occasione per dialogare con un pubblico attento alla qualità alimentare e al benessere del pianeta.
SANA 2025 e Slow Wine Fair rappresentano un’occasione unica per conoscere e promuovere un approccio all’alimentazione e al consumo sempre più orientato alla qualità e alla sostenibilità.
Demeter Italia è un’associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici, affiliata alla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI). Con sede a Sorbolo Mezzani (PR), Demeter Italia svolge un’attenta azione di controllo sulla produzione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti, seguendo ogni fase della filiera fino al rilascio della certificazione e all’etichettatura. L’Associazione comprende oltre 1.000 aziende di diverse categorie merceologiche diffuse su tutto il territorio nazionale, che applicano il metodo di agricoltura biodinamico ispirato da Rudolf Steiner nel 1924. Per saperne di più: www.demeter.it
La Redazione
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8 Febbraio, 2025
Coccconato D'Asti celebra la sua storia enogastronomica con banchetti enogastronomici
Un percorso di cene in cui la tradizione piemontese incontra la grande cucina di Escoffier
Dal 21 febbraio all’8 maggio, per sei appuntamenti con la buona tavola
Il fricandò e il legame storico tra Escoffier e Cavallito – Il ciclo di cene si sviluppa lungo un itinerario che non solo valorizza i sapori autentici della tradizione piemontese, a partire dalle materie prime, ma rende anche omaggio a una storica connessione con la cucina francese.
Cocconato, infatti, vanta di aver dato i natali al primo collaboratore italiano di Auguste Escoffier, Silvestro Cavallito, che inaugurò nel 1924, presso l’antico locale ‘Bottiglieria della Pompa’ (oggi Agriturismo Osteria della Pompa), una tradizione che continua ad animare il territorio.
Una delle ricette elaborate dal grande cuoco francese, il fricandò (fricandeau), sarà al centro della rassegna. Ogni ristorante coinvolto prenderà parte a una sorta di “tenzone culinaria”, preparando il fricandò in chiave originale. I commensali e un pubblico di esperti saranno chiamati a votare il miglior fricandò, trasformando ogni cena in un’occasione di confronto e divertimento, che rievoca un’epoca in cui la cucina era teatro di sperimentazione, innovazioni e scambi culturali.
Un itinerario di sapori e incontri – Il calendario dei “Banchetti Enogastronomici” prevede appuntamenti imperdibili.
Osteria della Pompa propone il 21 e 22 febbraio un buffet di antipasti della tradizione piemontese, seguito da un risotto con riduzione di Bonarda, salsiccia di vitello e catalogna. Il secondo è il fricandò alla Maroero e come dolce viene servita la torta di Maroero. Vini Marovè. Per prenotazioni è possibile contattare il numero 0141 600075.
L’Osteria propone il 7 e 8 marzo una cipolla ripiena con salsiccia e robiola di Cocconato come antipasto. Seguono una ratatouille di verdure con polenta croccante e gli agnolotti al sugo d’arrosto. Il secondo piatto è il fricandò, mentre come dessert viene servita la torta di nocciole con zabaione. Vini Benefizio di Cocconito. Le prenotazioni sono disponibili al numero 0141 1656565.
Osteria Il Gheub presenta il 21 e 22 marzo un menu che inizia con petto d’anatra al vermouth, cipolle caramellate e cavolo nero. A seguire, sformato di parmigiana con fior di latte e ravioli di ricotta di pecora e limone con nocciole e miele. Il secondo è il fricandò in coccio accompagnato da chips di polenta taragna. Il dessert è un parfait di pere con sciroppo al vin brûlé. Vini Nicola. Le prenotazioni possono essere effettuate al numero 349 6533687.
Cantina del Ponte servirà, il 3 e 4 aprile, un menu che prevede asparagi in camicia con salsa olandese come antipasto, seguiti da tonno di galletto ruspante e gallotti al burro, acciughe e maggiorana. Il secondo è un fricandò di vitello e di verdure al Barbera “465”. Il dolce comprende zabaione espresso e paste di meliga. Vini Maciot. Per prenotare si può contattare il numero 0141 907003.
Il Cannon d’Oro servirà l’11 e 12 aprile una rollata di coniglio con Castelmagno e funghi come antipasto, seguita da un soufflé di zucca su crema d’acciughe. Il primo piatto è l’agnolotto quadrato astigiano in salsa oro. Il secondo è il fricandò con verdure. Il dolce è la zuppa inglese. Vini Poggio Ridente. Le prenotazioni sono disponibili al numero 0141 907794.
Tutte le cene si svolgeranno alle 20:00.
L’8 maggio infine, uno straordinario evento conclusivo della rassegna vedrà coinvolti tutti i cuochi di Cocconato in una cena a 10 mani al Cannon d’Oro.
Cucina e arte – Nel corso delle serate, i ristoranti si trasformeranno in gallerie d’arte temporanee ospitando le opere di Artemide Gallery (Samantha Lessio, Joy Moore, Ornella Manfron e Pasley) e di Lara Valentino.
Questo il commento di Luigi Dezzani, portavoce del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato:
Il Consorzio lavora insieme ai Discepoli di Escoffier per raccontare e valorizzare la tradizione della cucina del Monferrato, che in Cocconato trova una delle massime espressioni. Lo scorso anno abbiamo presentato il libro “I menù ritrovati di Auguste Escoffier e Silvestro Cavallito” di Helen Scalisi e Claudio Barisone, edito da Discepoli di Escoffier Piemonte e Val d’Aosta, e abbiamo assegnato dei riconoscimenti ai ristoratori storici del paese. Quest’anno abbiamo deciso di dare vita a questa rassegna, con giovani ristoratori pronti a mettersi in gioco con questo piatto della tradizione di Escoffier, il tutto accompagnato dai vini della nuova generazione di produttori cocconatesi che si sono riuniti nel nostro Consorzio.
Aggiunge il presidente regionale e nazionale dell’Associazione Discepoli di Escoffier, Claudio Barisone:
Sono molto lieto di partecipare al gruppo di lavoro che sta dando vita a questa originale gastronomica: sto lavorando da tempo con Cocconato, con la pubblicazione del libro e “Banchetti Enogastronomici” è il coronamento di un lungo lavoro che ha reso finalmente onore a Silvestro Cavallito, un grande cuoco.
Il cuoco monferrino Beppe Sardi, tra i Discepoli di Escoffier, spiega
Il piatto “Fricandò”, in francese “Fricandeau”, viene pensato da Escoffier a base di carne di vitello, lardellata, cotta con aromi, cipolla, sedano, poi servita con il suo sugo frullato. Il fricandò è preparato anche in altre zone d’Europa e col tempo diventa un piatto tipico della cucina piemontese, lombarda e valdostana. Si inizia a prepararlo anche con altri tipi di carne e con aggiunta di verdure, cioè con una ratatouille. Si tratta di un piatto molto gustoso e nutriente, che può essere considerato anche come piatto unico.
La rassegna si svolge con la collaborazione di GrosMarket Asti.
Cocconato, incastonata nel cuore del Monferrato in provincia di Asti, si prepara a riscoprire e celebrare le proprie radici enogastronomiche con il ciclo di cene “Banchetti Enogastronomici”.
Tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile, il paese ospiterà una serie di appuntamenti che intrecciano la storia e la tradizione del borgo alla sua grande vocazione alla ricerca e all’alta cucina.
L’iniziativa, frutto della collaborazione tra il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato, l’Associazione Discepoli di Escoffier e il Comune di Cocconato, si arricchisce di un elemento speciale che fa da fil rouge tra i diversi menu: la preparazione del celebre fricandò.
Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato: un gruppo di imprenditori locali, innamorati del paese iscritto tra i Borghi più belli d’Italia e uniti per la valorizzazione del proprio territorio.
Il compito statutario del Consorzio è quello di promuovere le attività dei soci, le rispettive strutture, i prodotti; valorizzare il turismo e le strutture ricettive di Cocconato; promuovere la partecipazione a eventi locali, nazionali e internazionali; organizzare a Cocconato eventi per la valorizzazione enogastronomica.
Il presidente del Consorzio è Adriano Cavallito, vice presidente è Paolo Macchia; le aziende associate sono rappresentate nel consiglio di amministrazione. I soci del Consorzio: Apicoltura Beeo, Apicoltura Vallera, Azienda Agricola Corte, Combriccola Marchetti, Salumificio Ferrero, Maciot, Marové, Cantina Nicola, Poggio Ridente, Benefizio di Cocconito, Distilleria Bosso, Cantina del Ponte, Osteria della Pompa, Fratelli Rocca, Cascina Rosengana, Fondato il 15 settembre 2020, il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato ha sede nel centro del paese: qui espone e vende i prodotti delle aziende associate e organizza diverse iniziative come tasting, corsi di degustazione, corsi di formazione, corsi di apicoltura e vari eventi. Contatti Consorzio:
Sito Internet: www.consorziococconato.com
Segreteria: Andrea Rocca – info@consorziococconato.com | 3394652619 La Redazione
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Il presidente del Consorzio è Adriano Cavallito, vice presidente è Paolo Macchia; le aziende associate sono rappresentate nel consiglio di amministrazione. I soci del Consorzio: Apicoltura Beeo, Apicoltura Vallera, Azienda Agricola Corte, Combriccola Marchetti, Salumificio Ferrero, Maciot, Marové, Cantina Nicola, Poggio Ridente, Benefizio di Cocconito, Distilleria Bosso, Cantina del Ponte, Osteria della Pompa, Fratelli Rocca, Cascina Rosengana, Fondato il 15 settembre 2020, il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato ha sede nel centro del paese: qui espone e vende i prodotti delle aziende associate e organizza diverse iniziative come tasting, corsi di degustazione, corsi di formazione, corsi di apicoltura e vari eventi. Contatti Consorzio:
Sito Internet: www.consorziococconato.com
Segreteria: Andrea Rocca – info@consorziococconato.com | 3394652619 La Redazione