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21 Ottobre, 2022
Bocale. Un soprannome, una storia di famiglia.
Papà posso andare a giocare a pallone nel pomeriggio?
No Vittorio, oggi c’è la vendemmia. Lo sai.
Papà Valentino lo dice con tono dolce ma deciso e Vittorio sa che non può ribattere: la vendemmia è il momento più importante per la sua famiglia. Non si può non esserci e dare una mano. Anche lui.
Ecco, la famiglia. Unita.
Siamo a Montefalco, in Umbria. La patria di quel gioiello che è il Sagrantino. È qui che trovo l’intera famiglia Valentini dell’azienda Bocale intenta a lavorare l’uva Trebbiano appena raccolta.
È una domenica mattina e la giornata è già iniziata da un pezzo. Mi accoglie Valentino, colui che quindici anni fa ha deciso di dare una svolta alla vecchia azienda di papà Ennio che amava produrre e vendere il vino fatto con le sue mani. Ovviamente nelle damigiane come aveva sempre fatto. Valentino no. Lui capì come quel territorio fosse vocato al Sagrantino. Oltre che al Sangiovese, al Colorino e al Merlot di papà Ennio.
Valentino sembra più che una pila, una biglia di un flipper. Dopo avermi salutato comincia infatti ad andare da tutte parti. Ma non senza senso. Ogni movimento, ogni gesto, ha un preciso scopo e vuole ottenere un preciso risultato. Come un meccanismo che per funzionare ha bisogno di un impulso. Che lui ha il dovere di fornire.
Faccio amicizia anche con Achille, uno splendido cagnolino che mi saltella intorno.
Hanno appena passato nella deraspatrice il primo carico di uve Trebbiano Spoletino e il secondo sta per arrivare. Mentre Valentino va alla pesa poco lontano da lì io rimango con papà Ennio e zio Claudio a chiaccherare di quanto sia difficile oggi produrre vino. Trovare chi vendemmia, quando lo dice l’enologo (perché questo ti dice che devi farlo oggi e mica puoi ritardare), non è semplice. E meno male che ci sono i pakistani. Brava gente che arriva anche di domenica e con rapidità e professionalità fanno tutto. A mano eh! Qui non si usano macchinari.
Eh difficile trovare ragazzi che vogliono lavorare. Specialmente nei campi. Mio padre (è Ennio che parla), diceva che nei campi ci sono solo tre giorni di festa: Natale, Pasqua e quando piove.
Saggezza popolare.
Ennio e Claudio sono uniti e si vede. Lavorano insieme in sintonia. Si, magari avranno pure qualche screzio, ma quando c’è da fare il vino, non è il caso.
Il carico di Trebbiano (bello nei sui grappoli e nei colori vivi) arriva con il trattore e la pigiaderaspatrice viene messa di nuovo in funzione. C’è un’altra montagna di uva da lavorare. La squadra deve scendere in campo con una formazione collaudata.
Valentino è sulla scala a smuovere il carico (anche se l’effetto biglia non si placa perché scende, sale, prende il badile, aziona i macchinari come da fantasista di centrocampo). Zio Claudio è al ghiaccio secco e a controllare che tutti fili per il verso giusto. Papà Ennio ai macchinari e quando tenta di salire sulla scatola il regista Valentino lo riporta al suo posto: mica vorrai farti male papà. Vittorio, con tanto di forca in mano, a eliminare i raspi. Cinzia, la moglie di Valentino, a pulire il pulibile e badare che Vittorio non faccia nulla di strano. Antonello, fratello, è a manovrare il trattore e svuotare i cestoni dell’uva nella deraspatrice. Manca all’appello solo mamma Luciana che sarà sicuramente in cucina a preparare il pranzo.
Formazione vincente, non si cambia.
È una squadra che non si ferma. Non molla. Attenta e precisa. Soprattutto, ogni membro della stessa mostra il sorriso e la gioia di star facendo qualcosa di bello. Per loro. Per la famiglia. Perché la terra è la loro vita e si vede in ogni gesto. Bella l’armonia. Bello lo spirito di squadra. Bella ciò che vedo e leggo nei loro occhi. Non sono né mi sento un estraneo perché per loro sono come un amico venuto a vedere la vendemmia. Per me è un onore e un piacere vedere quello che sembra un bel quadro in movimento. Anzi, sono anche io parte del quadro.
Con Valentino scendiamo giù nella cantina a vedere come il tino si riempie. Mi giro e me lo ritrovo sulla scala prima, appollaiato sul tino dopo. Una biglia impazzita insomma.
In cantina apprezzo la pulizia e la precisione di tutto ciò che vedo. Poche attrezzature ma essenziali: le grandi botti di affinamento, le barrique, i tini. Tutto in perfetto ordine. La biglia arriva anche qui penso.
L’azienda non è grande. Poco meno di sei ettari per quasi 40.000 bottiglie prodotte, molte delle quali vanno all’estero. Valentino cita di slancio e con orgoglio tutti i paesi dove esporta. “Posso definirmi Export manager?”. Non solo Export manager dico io. Anche Marketing, CFO, CEO. Perché davvero Valentino è l’anima di questa azienda e, come la biglia, lui fa un po’ tutto. Anche se quando si tratta di vendemmiare, diventa uno della squadra.
Il vanto è ovviamente il Sagrantino che qui c’è in due versioni. Una DOCG e la Ennio, ovviamente dedicata al papà. Poi il Montefalco Rosso come blend di Sangiovese, Colorino e Merlot. Non può mancare il Passito e una grappa (fatta in una distilleria locale così sono sicuro che le faccia con le mie vinacce, si affretta a dire Valentino). Ah, ovviamente il Trebbiano Spoletino!
Tutti prodotti con lieviti locali ad eccezione di Ennio che di lieviti non ne usa proprio. Perché papà Ennio non ha bisogno di nulla che non sia lui stesso!
Valentino non ha giustamente il tempo per farmi provare i vini ed è dispiaciuto. Non ce la fa fisicamente dovendo star dietro a tutto. A me francamente importa poco perché quello che ho visto mi basta per apprezzare ciò che viene prodotto dal lavoro della squadra. I vini che porto con me non potranno che essere fantastici perché nati dalla passione che vedo non solo in Valentino ma in tutta la sua famiglia. Quando Valentino me li descrive ha gli occhi che gli brillano. È come se, fermandosi un attimo e tenendo per le mani quelle bottiglie, capisse dove è arrivato e quanta strada ha ancora da fare. Quando prende in mano Ennio, il Sagrantino dedicato al papà e chiuso in una scatola di legno, gli occhi sono ancora più luccicanti.
La famiglia Valentini, questo il loro cognome, è una bella famiglia che ha capitalizzato il lavoro di papà Ennio. Dopo quindici anni di ulteriore duro lavoro, i frutti si vedono. Una famiglia e una squadra. Vincente!
Magari tra qualche settimana Vittorio potrà andare a giocare a calcio. Non oggi, né nei prossimi giorni perché sarà tempo di vendemmiare il Sagrantino. Ma non mollare Vittorio!
Ovviamente non ho resistito e la sera ho aperto sua maestà il Sagrantino appena arrivato a casa: bottiglia 1301 di 5420 prodotte nel 2017 (Valentino ci tiene così tanto alle bottiglie che non può fare a meno di numerarle). Avevo solo una costata bella alta e ho provato a capire il paring. Qui il link della prova.
Un vino regale, sontuoso, già da quel colore rubino intenso che quando inclini il calice mostra una lama violacea quasi a rivelare la sua natura cardinalizia.
Bella luminosità anche nella sua compattezza.
Il bouquet al naso non è particolarmente ampio e la frutta nera ancora da maturare c’è tutta. Cosi come le note dolci di vaniglia, noce moscata, tabacco, fori di campo. Una leggera nota ematica e di sottobosco completano il quadro.
In bocca è unico. Immediatamente secco. Immediatamente caldo. Immediatamente fresco e soprattutto tannico. Di quella freschezza che indica quanto ancora sia giovane. Un tannino che è aggressivo sì ma che degrada dolcemente lasciando che la frutta, adesso matura, rimanga a chiudere in maniera precisa, quasi elegante, la bocca. La sapidità aiuta ulteriormente.
Mai come per questo vino, questo in particolare, vale il proverbio “Amico e vino vogliono essere vecchi”: il Sagrantino di Valentino devi aspettarlo.
Ah, con la costata si è rivelato ottimo!
Ps per chi si stesse chiedendo il perché del nome Bocale, sappiate che era il soprannome usato per indicare la famiglia Valentini. In dialetto umbro è il boccale da due litri usato per servire il vino. Meglio di così!
Ivan Vellucci
@ivan_1969
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18 Ottobre, 2022
San Marzano – Non solo pomodori
San Marzano – Non solo pomodori
Il Primitivo DOP dal 1962
Carissimi, bentrovati!
Eccoci in Puglia!
Terra forte, ricca di sapori, odori e colori tutto l’anno.
Il sole qui è forte, come il carattere delle persone che vivono questo mondo unico.
Oggi desidero parlarvi di una realtà moderna, ma con una storia di ormai 60 anni, il cui nome rimanda alla varietà di pomodoro, ma che, vi dirò, sa stupire anche coi propri vini.
Si tratta di San Marzano Wine.
San Marzano è un piccolo paese nel centro della DOP Primitivo di Manduria, una striscia di terra tra i mari che bagnano la Puglia. È qui che 19 vignaioli nel 1962 fondano Cantine San Marzano. Ben prima che nascesse la denominazione d’origine e il Primitivo di Manduria fosse riconosciuto nel mondo, inseguivano un sogno. Nel 1982 Francesco Cavallo viene nominato Presidente del C.d.A. Personalità vulcanica e visionaria, che porta quarant’anni di presidenza ininterrotta, progettando il futuro e sorvegliando il presente della cantina, che dal 1996 imbottiglia, portando le proprie bottiglie ed il proprio brand nel mondo.
Dal 2015 San Marzano wine è legato ad un fantastico spazio di 120 ettari: Samia. Si tratta di una Masseria del XVI secolo che si scorge passeggiando tra gli interminabili filari di vite, le distese di piante arbustive e i campi di alberi da frutto. Luogo di lavoro e di produzione, laboratorio di sostenibilità in continua evoluzione. Teatro ideale di condivisione e mediterranea bellezza, distillato dell’esperienza che San Marzano offre al mondo.
Il Pumo è un oggetto decorativo che da secoli, in Puglia, adorna balconi e corrimano di antiche scalinate. Simbolo dell’ abbondanza e generosità della natura, fatto dell’argilla che un tempo nutriva le vigne. Qui è uno spettro di colori, declinazione di varietà e denominazioni.
I prodotti che vengono offerti sono molteplici e comprendono tutta la miglior produzione vitivinicola pugliese, cui viene anche abbinato l’olio.
Personalmente mi sento di suggerirvi il Pumo Primitivo Salento IGP. Un vitigno che nel mondo racconta la Puglia, un inconfondibile rosso rubino intenso dai riflessi violacei. Profumo avvolgente, complesso.
Inoltre, il Pumo è un oggetto decorativo che da secoli, in Puglia, adorna balconi e corrimano di antiche scalinate. Simbolo dell’ abbondanza e generosità della natura, fatto dell’argilla che un tempo nutriva le vigne. Qui è uno spettro di colori, declinazione di varietà e denominazioni.
Se poi vi appassionate come me, vi suggerisco di valutare di aderire al Wine Club San Marzano, un club che fornisce vantaggi unici ai propri soci tra cui bottiglie esclusive ed eventi ad hoc.
Tuttavia fin d’ora vi suggerisco di prenotare una degustazione e cominciare ad assaporare il Salento a tutto tondo.
Per farlo i contatti li trovate su: https://sanmarzano.wine/contatti/
Vi Aspetto!
Cristina
Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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16 Ottobre, 2022
A Londra si degustano le eccellenze Italiane
La promozione della filiera vitivinicola e agroalimentare italiana
Possiamo finalmente affermare che le attività di promozione per la filiera vitivinicola e agroalimentare sono ufficialmente riprese in grande stile. Dalle principali fiere di settore alle manifestazioni non fieristiche diffuse nelle grandi città italiane fino ai piccoli tasting organizzati direttamente da importatori e distributori nazionali ed esteri. Proprio in quest’ultima categoria cade l’evento di cui parliamo oggi nella nostra rubrica dedicata all’internazionalizzazione delle imprese Italiane. An Italian Wine Journey arriva alla sua terza edizione, un evento 100% londinese organizzato da GS Wines e Beacon. Lo scopo è quello di presentare ai clienti B2B e B2C del Wine Merchant inglese, una serie di cantine di potenziale nuovo inserimento oltre che alle nuove annate e alle novità dei clienti già presenti in lista.
Un focus molto importante sulle piccole produzioni e su quelle che gli inglesi amano definire le Hidden Gems of Italy. Vitigni autoctoni, produzioni limitate, blend particolari e soprattutto tanto Storytelling sia aziendale che di territorio.
The Hidden Gems of Italy
Questa edizione vede il coinvolgimento di oltre 15 nuove cantine le quali potranno far degustare i propri prodotti direttamente al pacchetto clienti dell’importatore e a un selezionato gruppo di invitati. Il format consente quindi di velocizzare molto il processo di approccio al mercato coinvolgendo l’intera filiera corta internazionale dalle porte della cantina al cliente finale d’oltremanica, il tutto mediato dal ruolo fondamentale dell’importatore. La maggior parte dei vini delle aziende partecipanti, sono state selezionate da Beacon in virtù della Partnership stabilita con GS Wines diversi anni orsono. Un modus operandi molto affine alle cantine micro e piccole che possono così approcciarsi a una piazza difficile e satura come quella londinese ma allo stesso tempo molto posizionate e con importanti nicchie di mercato da conquistare.
L’investimento estremamente contenuto, l’assistenza in materia doganale e il coinvolgimento diretto dell’importatore, fanno dell’Italian Wine Journey uno strumento utile per avvicinarsi al Regno Unito con cautela e senza esporsi eccessivamente.
Dal 25 al 26 ottobre un ristretto gruppo di operatori e privati clienti londinesi avranno la fortuna di assaggiare prodotti sorprendenti, di qualità e lontani dal cosiddetto mainstream.
Entriamo ora nel vivo di quesa terza edizione. Esordiamo dicendo che ci saranno oltre 50 etichette in degustazione, 15 aziende vinicole da 9 regioni Italiane, 3 masterclass condotte da 2 esperti presenter / sommelier londinesi.
Portfolio di GS Wines
Territorio e diversità di stili, rappresentano due cardini nel portfolio di GS Wines che con questo evento intende ampliare notevolmente l’offerta per i propri clienti, ecco l’elenco delle cantine partecipanti (da Nord a Sud)
Sajni Fasanotti (Trentino) – Serralunga Casamia Luigi Vico (Piedmont); Caminella – Caven – Maggi Francesco – Pagnoncelli Folcieri – Scolari – Gralò (6 from Lombardy); Fiorotto (Veneto) – Celli (Emilia Romagna); Le Sorgenti – Orlandini (2 from Tuscany); Cantina Dessena (Sardinia) – Zagarella (Calabria) – Fischetti (Sicily)
Marzemino, Barolo Prapò, Buttafuoco Storico, Moscato di Scanzo, Albana, Nebbiolo e Arvisionadu sono solo alcune delle eccellenze nostrane che saranno presente durante l’evento.
Se è vero che i vini sono importanti in iniziative del genere, le persone hanno un ruolo ancora più centrale. Passiamo quindi velocemente in rassegna il panel di ospiti e collaboratori che concorreranno al successo di questa terza edizione.
Intervistato dal sottoscritto, Mr. Gordon Stuteley, CEO di GS Wines Ltd, si presenta e ci introduce alcuni attori chiave dell’evento:
GS Wines inizia la propria attività nel 2014 con lo scopo di presentare ai propri clienti una selezione di vini particolari e lontani dal cosiddetto “Mainstream”.
Selezioniamo, importiamo e vendiamo vini da ogni parte d’Italia. Al momento abbiamo uno stock di circa 90 vini da circa 26 cantine in 12 regioni. I vini spaziano da prodotti leggeri, fruttati di facile beva, a bollicine di vario genere (Martinotti e Metodo Classico), a vini opulenti da “meditazione” fino a sontuosi vini da dessert. Molti di questi fatti da uve autoctone virtualmente sconosciute nel Regno Unito. Nel 2019 ampliamo alla licenza governativa AWRS per la vendita diretta al segmento trade.
Le Mastercalss
Abbiamo coinvolto due figure importanti sulla piazza di Londra per garantire lo svolgimento delle tre Masterclass in programma. La prima è Luciana Girotto sommelier da oltre 30 anni in diversi ristoranti stellati in Italia e in Regno Unito. Importatrice e tra i titolari di Dvine Cellars Enoteca di livello in Clapham Londra. In Italia ha preso parte a diverse commissioni DOC e DOCG oltre che a molte giurie di consorsi internazionali. Ha attivamente supportato lo sviluppo di AIS in Inghilterra. Il suo sogno recente è quello di conferire una nuova percezione al Lambrusco! Missione difficile ma non impossibile…
La seconda Masterclass sarà condotta da Giusy Andreacchio Sommelier AIS e 1-3 livello WSET. Grande esperienza nel brocheraggio internazionale di vini e nel portfolio management. Ha lavorato come account manager per uno dei più grossi distributori del Paese. Originaria della Calabria, ha una predilezione per i vini di quella regione. Wine educator a tutto tondo, affianca diversi brand italiani nel loro sviluppo in UK.
L’inserimento della Lombardia
Da quando abbiamo stretto la nostra partnership con Beacon, abbiamo iniziato ad interessarci molto di più ai vini della Lombardia. Al momento ne abbiamo diversi in portfolio e ne avremo ancora di più a breve. La Lombardia si sta dimostrando una tra le principali regioni italiane non più solo per volume di produzione ma anche come fucina di vini particolari e di altissimo profilo. L’interesse è crescente e i nostri clienti sono assetati di storie e curiosità su quella Regione ancora poco conosciuta qui da noi.
Siamo orgogliosi di avere in lista i vini dell’azienda Agricola Maggi Francesco e rinnoviamo i nostri complimenti a Marco Maggi per essersi aggiudicato il premio Angelo Betti 2022 come miglior vignaiolo di Lombardia.
Come dicevo, c’è molta Lombardia e siamo davvero onorati di poter avere come ospite al nostro evento Federico Bovarini che anche quest’anno si è aggiudicato il titolo di terzo migliore sommelier AIS della Regione. Non conosco ancora Federico di persona, il suo CV però parla molto chiaro: sommelier, degustatore e relatore AIS. Diploma di Master Sommelier ad Alma nel 2018, esperienze nel mondo della ristorazione stellata e Ambasciatore del Moscato di Scanzo. Sono certo che porterà un grande valore aggiunto all’evento e saprà spiegare, molto meglio di me, i pregi dei vini lombardi ai molti contatti che sono stati invitati alla terza dedizione de “An Italian Wine Journey”
An Italian Wine Journey
C’è quindi molto da fare e da raccontare. An Italian Wine Journey rappresenta per molte delle cantine partecipanti un primo step di un percorso verso una presenza stabile nel Regno Unito.
Continueremo, insieme ai colleghi della rivista inglese specializzata “The Buyer” a riportare notizie e curiosità su questo evento che rappresenta di fatto, un primo step operativo di un percorso in internazionalizzazione.
A cura di: Riccardo Rabuffi
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14 Ottobre, 2022
Il Podere dell’Etna segreta
Il Podere dell’Etna segreta.
È proprio vero, mai credere agli stereotipi, mai credere che ciò che si pensa non possa mai accadere. Perché alle volte, invece, accade.
L’Etna, Iddu, la Montagna, sovrasta tutta la Sicilia. È il luogo da dove tutto nasce e tutto può finire. Può donare la vita come può toglierla. Sulle sue pendici nascono paesi, vivono persone. La terra è nera per le continue colate. Il cielo da sereno può diventare cupo perché il vulcano emette fumo, lapilli, cenere. Custodisce in sé i minerali che dalle viscere della terra emergono e la rendono unica, speciale. Coltivare qui qualunque cosa è unico. Ma difficile. Difficile per le piogge di cenere che devastano ciò che incontrano. Difficile per i pendii scoscesi e poco riparati. Unico perché che la terra dona è ricco di qualcosa che solo qui si trova. I venti del mare poi portano il sale, quelli della montagna la freschezza.
Ma ciò che la montagna dona, la montagna si prende. Senza avvisare. Senza chiedere permesso. Senza poi scusarsi. Se non restituendo la quiete fino alla prossima eruzione.
Su questi terreni scoscesi e impervi, nascono vini meravigliosi, minerali, ricchi, complessi. Unici. Questa è la terra del Carricante così chiamato perché generoso così da consentire di “caricare” gli asini. È la terra del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio che solo qui trovano la loro essenza, la vera e unicità siciliana. Bere questi vini vuol dire trovare la mineralità, la salinità, la verticalità, il corpo. Esperienza. Pura esperienza che ritrovi nel bicchiere anche lontano da qui.
Quando sei sull’Etna, al Rifugio Sapienza e fin su ai crateri attraverso la funivia, senti il vulcano sotto di te. Senti la potenza di Iddu, della Montagna. Vedi e tocchi con mano ciò che un gigante può fare senza che l’umo possa opporsi. Quella stessa potenza che trovi nei vini dell’Etna.
Mai però ti aspetteresti di trovare qualcosa di altrettanto unico.
Così, davvero per caso, trovo un ristorante che mi attrae per il nome: Il Podere dell’Etna segreta.
Trovarlo non è semplice. Le strade che da Ragalna dobbiamo percorrere non sono per nulla banali. È quasi notte, perché la notte qui arriva presto. Il tramonto è già alle spalle goduto fino in fondo guardando il mare dalla Montagna. Strette trazzere larghe a malapena per una macchina. Poi il navigatore dice che siamo arrivati. Ma c’è solo un cancello chiuso. Un campanello da suonare e nient’altro. Suono e il cancello si apre. Una strada sterrata (ne sentivamo il bisogno) in completa discesa mette a dura prova l’auto (meno male che è un fuoristrada e al diavolo quelli che dicono che i fuoristrada sono inutili). Alla fine uno spiazzo anticipa una costruzione bassa che sembra un dammuso. L’entrata è stretta e si percorrono con timore piccole stanze che si aprono, alla fine, su un patio. Veniamo accolti in maniera gentile e condotti al tavolo che affaccia su un meraviglioso giardino, una vigna di alberelli che con le luci della notte assume una suggestività incredibile. È davvero un giardino segreto, un sogno che si materializza. Cenare con un tavolo direttamente sulle vigne è un sogno.
Scegliamo il menù degustazione e per il vino aspetto che mi si proponga qualcosa.
Producono loro il vino ma non è quello che ti aspetti sull’Etna, dall’Etna.
Le Cùcchie ha una etichetta che svela il significato di questa parola sicula: due volti di donna con i menti in bella vista. Cùcchia vuol dire mento.
L’illuminazione minimale del tavolo e la luce della luna che splende esaltano un colore rubino profondo come se arrivasse dalla gola del vulcano. I riflessi granata confermano che il vino ha anni sulle spalle (è del 2018).
Il naso è ampio di frutti rossi, ciliegie, fragoline di bosco. Il tarocco siciliano non può mancare in questa terra. C’è il sottobosco, il tabacco e le spezie. Tante spezie La nota ematica chiude il bouquet. Bello, caldo, intenso.
Così come il sorso che evidenza il calore del vulcano e la sua mineralità. Morbido, secco, con tannini delicati, quasi eleganti. Una persistenza financo lunga senza mai essere stucchevole, invadente.
Insomma un vino che mi conquista specialmente quando lo degusto con il percorso gastronomico che unisce l’estrosità e l’innovatività dello chef ai prodotti dell’orto e di questa meravigliosa terra.
Non riesco ad abbinarlo perfettamente con tutti i piatti del menù degustativo. Ma non importa. Non serve. Sorseggiarlo è un piacere. Dinanzi a questo spettacolo, una esperienza.
Cosa ha di tanto particolare questo vino?
Il blend. Un blend che non ti aspetti fatto da vitigni piemontesi che mai ti saresti aspettato fossero stati costretti a solcare i mari per essere impiantati sulla terra vulcanica: Barbera e Grignolino in una versione che solo l’ingegno e la follia dell’uomo potevano generare. L’austerità sabauda che si fonde con la Sicilia. Un terreno vulcanico e un impianto ad alberello che mai questi due vitigni avrebbero mai sognato di trovare. Non certo in Piemonte. Eppure da oltre cinquanta anni sono qui. Si sono adattate, fuse tanto da consentire di trovare nel bicchiere i tratti caratteristici dell’Etna.
Un piemontese trapiantato in Sicilia non è più un piemontese specialmente se Iddu, la Montagna, lo accetta come figlio suo e lo trasporta nelle sue viscere. Così le radici della vite scavano nel profondo dove vengono accolte, coccolate, curate da Iddu. Che le nutre fino a che del Piemonte non sentono più la mancanza.
Il segreto di un giardino, di un podere, di una cultura, di un vino.
Ivan Vellucci
@ivan_1969
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13 Ottobre, 2022
OLTREPO’ PAVESE, DIMENSIONE PARALLELA
L’Oltrepò Pavese, dimensione parallela, un mondo a sé stante, per certi versi quasi fatato.
Qui sembra che i ritmi, così come le persone, appartengano ad altri tempi, il che non deve essere visto come difetto: tutt’altro, si tratta di una realtà che va osservata, letta e capita con attenzione e dedizione.
Il carattere di questa terra di Lombardia, inserita fra Piemonte ed Emilia Romagna, in provincia di Pavia, a cavallo fra il 45° parallelo, ha ammaliato negli anni tanti turisti. Persone che arrivavano da fuori trovavano qui facilmente una seconda casa, innescando, cosi, un mix di abitudini e culture differenti.
E, forse, è proprio perché il territorio ha queste svariate sfaccettature che, ancora oggi, non gli si riconosce una sua specifica identità.
Certo è che il rapporto tra la gente dell’Oltrepò e il vino è qualcosa di magnificamente ancestrale, che solo visitando e vivendo la zona, si può comprendere.
L’Oltrepò Pavese fino a ora è rimasto timido e chiuso in sé stesso, non riuscendo ad autopromuoversi come, invece, hanno fatto, già tempo addietro, molte altre zone di Italia.
Infatti, questa terra solo ora sta facendo conoscere le proprie capacità e potenzialità nel mondo della spumantizzazione, quando invece ne vanta una lunga tradizione. Inoltre non ha mai fatto breccia con l’adeguata autostima, vitalità e prepotenza nell’universo del vino rosso, che annovera su tutti questo vitigno straordinario: il pinot nero.
Vinificato in rosso, principalmente nei terreni calcareo argillosi, qui in Oltrepò si presenta di color rubino cristallino, con unghia che vira al granato nelle versioni riserva o con qualche anno di invecchiamento. I profumi intensi conducono verso note di frutta macerata in alcol, confettura di ciliegia, spezie e sentori di sottobosco, a volte con una tendenza amarognola che definirei ammandorlata, finale. Questa tipologia si abbina ad arrosti e brasati di carne di manzo e selvaggina, piatti tradizionali del luogo.
Vinificato in metodo classico, soprattutto nelle zone a carattere gessoso e nelle colline più elevate, il pinot nero acquista un colore giallo paglierino dorato, profumo intenso e persistente, con note di lieviti e crosta di pane e frutta esotica matura. Questi metodo classico di grande personalità e struttura, ben si adattano ai salumi e ai primi piatti della cucina locale.
L’Oltrepò Pavese, ora, si sta muovendo verso una nuova dimensione e lo dimostra l’evento “Terra di Pinot Nero”, giunto alla sua seconda edizione, voluto dai produttori della zona e sostenuto dal Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese, che si è svolto il giorno 26 Settembre, presso la splendida e antica Tenuta Pegazzera sita in Casteggio, rivolto esclusivamente a stampa e wineblogger di settore.
Iniziata con la conferenza stampa condotta dal direttore del suddetto Consorzio, Carlo Veronese, che ha evidenziato lo stato di crescita di questo lembo di terra a forma di grappolo, primo per estensione in Italia nella produzione di Pinot Nero e terzo nel mondo, la giornata si è svolta con la “walking around tasting” (ossia il “classico” assaggio al banco), con oltre 30 cantine presenti, contro le 20 dell’edizione precedente.
Due le Masterclass tenutesi durante la giornata:
“Il Pinot Nero vinificato in rosso” e “Pinot Nero Metodo Classico”, condotte rispettivamente da Filippo Bartolotta e Chiara Govoni, entrambi comunicatori del vino, sommelier ed esperti del vitigno in questione.
La scelta dei vini è stata mirata a mostrare, soprattutto, l’eclettismo del territorio.
Svariati i terroir, differenti le vinificazioni o tempi di rifermentazione, diversa la scelta dell’invecchiamento o, riguardo al metodo classico, del residuo zuccherino.
Insomma, una bella scelta, mirata, intrigante ed estremamente efficace, che ha mostrato le grandi potenzialità e sfaccettature di questo territorio.
Stupefacente, la degustazione dell’annata “1988” dell’ azienda “Montelio” di Codevilla: colore vivo, profumi in evoluzione nel calice e gusto imponente.
E unica nel suo genere la bolla “Farfalla Cave Privée”, millesimo “2013” dell’azienda “Ballabio” di Casteggio.
Ai banchi di degustazione molti i vini con note eccellenti ma ne ho individuati alcuni dalle caratteristiche peculiari:
“Ca del Gè” Metodo Classico DOCG Brut millesimato 2016. 36 mesi sui lieviti. Prodotto a Montalto Pavese. Marcate le note di crosta di pane e di lievitazione. Spuma morbida al palato e finale elegante. Adatto ad aperitivi.
“Manuelina” Metodo Classico VSQ Dosaggio zero. Prodotto in una delle zone sicuramente più vocate alla spumantizzazione di Pinot Nero, Santa Maria della Versa. Al naso ha intense note fruttate e di crosta di pane e mi ha colpito per la pulizia, la sapidità e la finezza al palato. Adatto a primi piatti delicati o a carni bianche.
“Cantina Scuropasso” “Roccapietra Cruasé”. Cruasé, marchio che definisce lo spumante Metodo Classico rosé ottenuto dalle sole uve a bacca rossa Pinot Nero e racchiude in sé il significato di Cru: Cru-asé.
La cantina si trova a Pietra de Giorgi. Altra zona vocata per gli spumanti.
Questo rosé si presenta brillante, il perlage è fine e persistente. Al naso note di frutti rossi, come la fragolina di bosco. Il palato è abbastanza caldo e avvolgente con note che ricordano i frutti rossi, la crosta di pane e note vegetali. Chiude con freschezza in note mentolate. Adatto a crostacei e salumi.
Molti i prodotti, ampia la scelta e di gran qualità!
Dunque, cosa manca a questo territorio per prendere il volo?
Probabilmente la comunicazione e la spinta a uscire dai propri “confini”.
Quindi, benissimo affidare a esperti la conduzione delle masterclass, ma perché non sceglierli fra persone che vivono la realtà oltrepadana quotidianamente o formarli sul campo per creare ambassador consapevoli e inseriti in questo contesto, in grado forse di trasmettere in maniera più viscerale la passione per questo vino?
Una cosa è certa! Con questo evento si è dato il via ad un lungo viaggio che farà sognare chi avrà il piacere di bere Pinot Nero Oltrepò Pavese!
Valeria Valdata
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12 Ottobre, 2022
Villa Bogdano 1880: natura, biodiversità e vigne storiche
Siamo a Lison di Portogruaro, vicino a Venezia, tra le Alpi e il litorale Adriatico e qui sorge l’azienda Villa Bogdano 1880. Una storia legata ai fasti della Serenissima, alla fine del ‘500 sorge infatti la Villa da cui trae ispirazione il nome in etichetta, restaurata nel 1880, periodo a cui si fa risalire l’inizio certo dell’attività vitivinicola in azienda.
Una tenuta secolare edificata in un luogo incontaminato, proiettato verso un futuro sostenibile che parla di natura, vita e passione. In questi luoghi fanno capolino caprioli, gufi, talpe e numerose specie di uccelli durante migrazioni, svernamento e nidificazione.
Ai margini dell’azienda è presente infatti un bosco planiziale risalente al 1200 e parte integrante della tenuta, eletto dalla Comunità Europea sito di Tutela delle Biodiversità Natura 2000, con numerose specie di flora e fauna protette, dichiarato nel 2018 dal Ministero per i beni e le attività culturali area di notevole interesse pubblico.
I Vigneti
Dei 105 ettari a vigneto della Tenuta, tutti condotti in regime biologico, 18 ettari sono definiti storici.
Le 117 viti della varietà autoctona Tocai Friulano (Lison Classico Docg) infatti risalgono addirittura a inizio ‘900: rappresentano un patrimonio unico, oggetto di studi e ricerche. Altri impianti, sempre della varietà Tocai, risalgono invece agli anni ‘40 e ’50, mentre è presente in azienda un impianto di Merlot, messo a dimora negli anni ’60.
In Tenuta, con l’obiettivo primario di valorizzare le varietà autoctone, sono coltivati il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Glera e la Malvasia, storicamente diffusa e rinomata nel territorio già ai tempi della Repubblica di Venezia. Completano la gamma alcune varietà internazionali che si sono ben adattate al nostro territorio, quali Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot
I vini
L’azienda segue con cura e impegno tutto il ciclo di produzione, proponendo una vasta gamma di vini, tra cui una linea di varietali in purezza, composta sia da vitigni autoctoni che internazionali, una linea composta da 3 differenti tipologie di prosecco, ed una linea composta dalle seguenti selezioni:
185 – Lison Selezione – Tocai Friulano da vigne impiantate nel 1943, con 18 mesi di affinamento, in parte in vasche di vetrocemento e in parte in barrique di rovere francese di media tostatura. Un vino che spicca per le sue doti di intensità e struttura, emblema della valorizzazione delle vigne storiche dell’azienda.
186 – Refosco Dal Peduncolo Rosso Doc Riserva – Refosco Dal Peduncolo Rosso da vigne impiantate nel 1992 che segue 12 mesi di affinamento in vasche di vetrocemento, 18 mesi in botti di rovere di media tostatura da 45 hL.
187 – Chardonnay Selezione – Chardonnay da vigne impiantate nel 2015 con fermentazione in barrique di rovere francese di media tostatura, e permanenza nelle stesse per 18 mesi.
195 – Merlot Selezione – 85% Merlot, 15% Cabernet Sauvignon – da vigne impiantate rispettivamente nel 1960 e nel 2003, segue 12 mesi di affinamento in vasche di vetrocemento e 18 mesi in botti di rovere francese di media tostatura da 45 hL. Anche questa etichetta è identitaria del patrimonio aziendale
L’adesione a The Old Vine Conference
Per dare risalto a questo patrimonio unico a giugno 2022 Villa Bogdano 1880 diventa nuovo sponsor di The Old Vine Conference, associazione inglese per la valorizzazione delle vigne storiche fondata da Masters of Wines come Sarah Abbott e Alun Griffiths insieme a personalità di spicco del mondo vitivinicolo.
Un passo importante per la tenuta che è da sempre impegnata nel mantenimento della biodiversità e della storia vitivinicola come i suoi vigneti storici tra cui un raro esemplare di Tocai Friulano allevato a cassone padovano, tecnica risalente ancora ai frati benedettini.
The Old Vine Conference è stata costituita proprio per valorizzare queste vigne creando una connessione tra le aziende, studiosi, esperti, produttori e amanti del vino, con l’obiettivo di valorizzare e far riconoscere a livello globale le vigne storiche come una nuova categoria commerciale, mettendo in condivisione le migliori pratiche e strategie di gestione delle vigne.
Complimenti a Villa Bogdano per la sua capacità di rispettare il contesto naturale, favorire la biodiversità e per la sapiente valorizzazione di un patrimonio viticolo storico unico!
Villa Bogdano 1880: natura, biodiversità e vigne storiche
A cura di Giuseppe Petronio
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11 Ottobre, 2022
Monaci delle terre nere: qualità e lusso discreto.
Monaci delle terre nere: qualità e lusso discreto. Energia e storia.
Carissimi, bentrovati!
Siamo in periodo di vendemmia, e dopo il tanto lavoro fatto per produrre i vini che tanto amiamo, mi permetto di consigliare una chicca assoluta.
Siamo in Sicilia in un resort di 25 ettari che si affaccia dolcemente dalle colline vedendo il mare.
Siamo ai Monaci delle Terre Nere, una realtà unica e parte di Relais e Chateaux e dove il vino è protagonista.
Country boutique hotel
Monaci Delle Terre Nere è stato realizzato con le caratteristiche di un singolare country boutique hotel con elementi di design, le camere sono dislocate tra l’edificio principale, una dimora nobiliare del 18° secolo, e le Suite diffuse, circondate dalla tenuta biologica.
È immerso in una tenuta siciliana alle pendici del Monte Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa. Ha l’anima di un rifugio discreto e senza pretese, lontano dal trambusto della vita cittadina, in un luogo di straordinaria energia.
La casa nobiliare, risalente al 1800, è annoverata tra gli edifici di importanza storica. Le Suite diffuse sono edifici indipendenti all’interno della tenuta, in cui è possibile apprezzare il silenzio e la vera anima di Monaci.
Qui l’architettura tradizionale siciliana si fonde con l’arte contemporanea. Per il restauro dell’Edificio sono stati applicati i principi della Bioarchitettura, una parte dell’energia è recuperata da fonti rinnovabili.
La tenuta e la sua produzione
La tenuta e la sua produzione agricola rappresentano l’anima di Monaci delle Terre Nere.
Il recupero di specie antiche e autoctone ha permesso la coltivazione di alberi da frutto, verdure ed erbe aromatiche, che costituiscono gli ingredienti di ciò che viene proposto ai commensali in un concetto di slow food e slow living per riappropriarsi del proprio tempo e dei propri spazi.
Monaci coltiva le sue vigne per produrre un vino proprio, con varietà autoctone della regione etnea.
L’Etna è la terza regione più importante d’Italia per la sua produzione di vino, grazie alla varietà dei suoi terreni e microclimi e la qualità straordinaria dei suoi vini. Sfruttando al meglio la ricchezza del terroir dell’Etna, Monaci coltiva le sue vigne per produrre un vino proprio, con varietà autoctone della regione etnea, come il Nerello Mascalese e il Carricante, una varietà d’uva esclusiva della regione. Gli ospiti possono gustare il nostro vino e una ricca selezione delle migliori etichette italiane e straniere, durante le degustazioni con sommelier esperti.
Monaci è caratterizzato da ampi spazi esterni ideali per svolgere numerose attività. In particolare, la struttura suggerisce 9 experiences e davvero mi permetto di suggerire la degustazione come una di quelle da scegliere. Inoltre, potrete poi camminare sui prati e alla scoperta della tenuta, fare lezioni di cucina private, passeggiate a cavallo, masterclass con il Barman per la preparazione di esclusivi Cocktail e giri in bicicletta.
Pisano (Ct). Monaci delle Terre Nere. Vendemmia 2017
Si tratta di un ritorno alle radici, la vera qualità della vita e un lusso discreto.
Le degustazioni si possono realizzare nei diversi spazi, ma mi permetto di suggerire anche un pranzo presso la Locanda Nerello (che prende il nome dal vitigno omonimo) per gustare in modo olistico tutto ciò che questa regione unica possa offrire a tutti i sensi.
Infine, per chi ritenesse, questo è uno dei pochissimi wine relais a mio parere perfettamente adatti per ospitare eventi e anche matrimoni.
Ora non vi resta altro che innamorarvi dei colori già sfogliando il sito e prenotare la vostra prossima fermata in Sicilia https://www.monacidelleterrenere.it/
Vi Aspetto!!
Cristina
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10 Ottobre, 2022
PARVUS AGER: il "piccolo campo" dall’antica tradizione al cambiamento
“Mi piace pensare che nelle mie vene scorre vino. Sono cresciuta all’interno delle Cantine di mio nonno, giocavo a nascondino in mezzo ai filari, andavo in bicicletta in mezzo ai silos. Il vino fa parte di me”.
Ci piace aprire il nostro racconto con le intense parole di Silvana Lulli, nipote del Fondatore, Silvano Lulli, il Nonno, l’artefice, il Maestro che nel periodo della seconda guerra mondiale portava, come da tradizione nei Castelli Romani, il vino con il carretto fino a Roma.
Questa è la storia di un’antica famiglia di viticoltori, giunta alla quarta generazione, e pronta a sterzare, facendo tesoro degli insegnamenti passati, per lasciare un’impronta profonda, nel luogo di appartenenza e nel mondo del vino.
la cantina con i suoi vigneti
L’Azienda venne acquistata 40 anni fa e chiamata “PARVUS AGER“ dal latino “piccolo campo”, che poi tanto piccolo non lo è, a testimonianza della soddisfazione di aver comprato una grande realtà ovvero 54 ettari a Roma, tutti concentrati nella stessa zona, nel cuore dell’Appia antica tra Santa Maria delle Mole e Ciampino.
LA COSTRUZIONE DI UN FUTURO
Sette anni fa, con l’obiettivo di puntare non alla quantità ma alla qualità, sono stati impiantati nuovi vitigni autoctoni ed internazionali e questo ha permesso all’azienda di passare da soli conferitori di uve, quali erano, a veri e propri produttori seguendo tutte le fasi della produzione fino all’imbottigliamento.
La cantina è stata costruita totalmente nel 2020, rivisitando interamente la parte tecnologica, dalla pressa soffice, alla macchina di filtrazione di ultima generazione che non stressa il vino e non lo riscalda.
Su questi 54 ettari sono piantate 11 varietà, in prevalenza Montepulciano e Malvasia puntinata, ma anche le varietà Trebbiano verde e Bombino per realizzare soprattutto la Roma Doc. Mentre per i vitigni internazionali ci sono Syrah, Petit Verdot e Viognier che hanno trovano il loro habitat ideale grazie al terreno molto particolare e ricco di minerali, epicentro del cratere del vulcano laziale.
Un terreno che presenta, nei suoi strati tufo, basalto, minerali come potassio, magnesio, zolfo che unito ad un’attenta selezione in pianta e in cantina e con basse rese per ettaro, dona nel calice profumi persistenti e ricchezza al palato.
Ogni rigo di questa planimetria rappresenta un filare reale, diviso per varietà e colori.
Silvana ci racconta con entusiasmo che l’ azienda di Famiglia ha un profondo rispetto per l’ambiente e un legame indissolubile con il territorio; quest’anno, in effetti, non c’è stato bisogno di interventi particolari, grazie anche alla pulizia in vigna e alle potature più corte.
Gli interventi effettuati sono stati il meno possibili invasivi e solo all’occorrenza.
IL CAMBIAMENTO DI VITA
Entrata in Azienda a novembre dell’anno scorso, da prima dedita ad altro, convinta dal padre, Silvana entra nel cuore della Parvus Ager e rivoluziona tutte le fasi del processo di produzione portando profondi mutamenti.
“Questo mondo mi ha rapita fin da subito” .
Ad oggi, il padre è il supervisore, il fratello Giacomo opera in cantina, la sorella Alessia alla parte artistica, mentre lei si occupa dei rapporti commerciali con l’Italia e l’Estero, della produzione insieme all’enologo e di tutti gli eventi in rappresentanza dell’Azienda.
” Io qua sto bene, la passione è il volano, il motivo trainante”.
piantina distribuzione vigneti per colore
LA RIVOLUZIONE IN CAMPO
Uno dei cambiamenti fondamentali, per la cantina, è stato il cambio dell’enologo.
Dall’entrata di Paolo Peira in Azienda, lo scorso anno, sono iniziati una serie di esperimenti per cercare di capire come un vitigno possa evolvere con due lavorazioni diverse, come per esempio sta accadendo tuttora per il Sauvignon, raccolto quest’anno in due modi diversi, precoce ad agosto e maturo a settembre.
Stesso discorso vale per la varietà Viognier, piantata da poco, e sperimentata per cercare di cogliere le migliori sfumature e il suo comportamento su questa parte di suolo vulcanico.
Parlando sempre di esperimenti, Il fratello di Silvana, Giacomo, ha messo per gioco un anno fa, delle bottiglie di Malvasia puntinata e di Montepulciano ad affinare per sei mesi sotto terra nel punto in cui non cresce la vigna.
Si è notato che i vini hanno subito una trasformazione sia a livello visivo che olfattivo-gustativo, probabilmente grazie ad un terreno sulfureo, dove a quattro metri di profondità ci sono gaser con acqua a 70 gradi.
Su queste bottiglie sono in atto studi di ricerca per capire da cosa sia dipeso questo cambiamento, nonostante fossero sigillate con sughero e capsula.
UN GRANDE LAVORO IN CANTINA
Dall’intervista a Silvana:
” Stiamo crescendo, è un percorso difficilissimo e complicato. C’è una guerra dei prezzi pazzesca, ma noi abbiamo deciso di fare qualità e a determinati prezzi non possiamo scendere facendo due linee uguali per segmenti diversi. Preferiamo, per questo motivo, continuare a vendere una parte delle uve piuttosto che fare una separazione di qualità in cantina”.
Il vino sosta sulle fecce nobili fino alla fine e viene filtrato nel momento in cui viene imbottigliato; imbottigliamento che avviene solo su richiesta, altrimenti rimane ancora un po’ nelle vasche a riposare sulle sue essenze.
C’è tanta soddisfazione, per l’azienda, anche nella vendita delle cisterne sia sul territorio nazionale sia fuori dai Castelli romani.
Per quanto riguarda l’estero, stanno chiudendo contratti con gli Stati Uniti, Messico e Nord Europa.
botti di rovere dove riposato i vini rossi e bianchi
LA LINEA “ETERNA”
Le etichette della linea Eterna dedicate alla Roma Doc raffigurano i baccanali che, nella mitologia dell’antica Roma, rappresentavano le festività a sfondo propiziatorio e a rituali dedicati a Bacco in occasione della semina e della raccolta delle messi. E da brutti “mostri”, bevendo il vino, diventavano belle donne e begli uomini.
In occasione della presentazione della Guida “Vini Buoni d’Italia”, il Roma Doc bianco ha vinto il premio 4 Corone.
Potrete trovare questa linea in degustazione a Novembre, all’evento enogastronomico Excellence Food Innovation alla Nuvola di Fuksas nel cuore di Roma.
VISITA IN CANTINA E ASSAGGI DI VASCA
Con grande entusiasmo, iniziamo la visita in Cantina e da subito incontriamo tre grandi vinificatori nei quali, Silvana ci racconta, fermentano il Trebbiano Verde, il Cabernet Franc e il Petit Verdot da una settimana.
I rossi passano prima nei vinificatori dai 10 ai 15 giorni con continui rimontaggi di 10 minuti ogni ora.
Dopo la svinatura, viene estratto il fiore ovvero il liquido, risultante solamente dalla pigiatura e diraspatura, senza subire pressatura; mentre le vinacce vanno in pressa per essere torchiate (torchiatura leggera) da pressatura soffice.
Viene imbottigliato solo il liquido fiore, anche se la resa è inferiore ma la qualità è superiore. Questo procedimento è per tutti i rossi.
Ultima varietà ad essere raccolta è il Montepulciano perché è il più tardivo.
Il Rosso Roma Doc Riserva esce quest’anno dopo 12 mesi di legno grande da 25 hl di primo passaggio, due anni dall’imbottigliamento quindi per un totale di tre anni.
Come anche il Syrah che affina nelle botti di rovere da 25 hl e il Cabernet Franc in barrique di secondo passaggio.
Per noi, tutto questo, è il fascino dell’attesa per quei vini che stanno nei vari legni ad affinare, e l’emozione di degustare i giovani dalle vasche. Quindi il presente e il futuro di ogni vino.
tutte le bottiglie
Per il nostro primo assaggio da vasca, proviamo il Sauvignon Blanc, sul quale è stata fatta la stabulazione ( mosto e fecce a contatto per alcuni giorni prima della fermentazione alcolica) a otto gradi di temperatura per otto giorni, bloccando la fermentazione, per esaltare olfattivamente tutti i suoi profumi. In questo caso le uve sono state raccolte il 17 agosto, quindi precocemente, con un grado Babo basso.
Ci ritroviamo nel calice un’esplosione di aromi, un grado alcolico presente , zuccheri finiti, ma nonostante questo più chiuso all’esame organolettico, perché mantenuto ad una temperatura di nove gradi.
A differenza, il nostro secondo assaggio del Sauvignon, raccolto regolarmente il 29 agosto, svolge un processo di vinificazione normale.
Troviamo sì meno aromaticità al naso ma una impercettibile differenza con il primo calice.
A tal proposito, Silvana ci spiega, come tutto ciò non sia attendibile poiché ogni giorno evolve, preoccupa, rilassa, cambia, migliora. L’attesa sembra essere una spina nel fianco.
Al palato la differenza è notevole anche perché la temperatura è tarata a diciotto gradi con un’acidità più marcata e un più alto grado alcolico.
Tutto questo sapendo che, nel calice abbiamo la stessa uva, proveniente dalla stessa campagna e dallo stesso ettaro, ma con una lavorazione diversa.
Primo compleanno per il Viognier sul quale viene effettuata criomacerazione con il ghiaccio secco dentro la pressa fermo sulle bucce per delle ore.
Inconfondibile il nostro terzo assaggio, dolce al naso in contrasto all’amaro del palato, che non ti immagini da un naso così esplosivo di frutta esotica e matura.
Presenta ancora un po’ di zucchero, sapido e un po’ astringente nella parte centrale della lingua.
Per il nostro quarto assaggio, Silvana ci presenta, il suo Vermentino che, “udite udite”, quest’anno affinerà per la prima volta in barrique di secondo passaggio. Lo troviamo ancora poco attendibile poiché all’inizio della fermentazione con un grado zuccherino alto ma già con sentori iniziali citrico come il cedro.
Assaggi da vasca
Passiamo al nostro quinto assaggio e da buone amanti dei Rossi ci immergiamo, totalmente affascinate, tra le vasche del Syrah.
Ci troviamo al calice un bellissimo color rubino intenso, già con una grande astringenza nonostante l’assenza di legno e le poche speziature. Un vino molto pulito benché ancora in fermentazione.
Finale con il botto: sesto assaggio con il Petit Verdot.
Ancora nel vinificatore in fermentazione da sette giorni, contempliamo il suo colore stupendo da succo d’uva rosso violaceo (quasi sicuramente affinerà in legno), strabiliante al naso e al palato, morbido nonostante sia ancora un vino “sporco” in fermentazione.
Silvana ci dice che vorrebbe metterlo così in bottiglia per quanto è buono.
Noi concordiamo. A tavola lo berremmo così!
sfumature di colore
Grandi prospettive, grandi obiettivi per questa cantina che ha investito sulla tecnologia all’avanguardia, su vini di qualità pur mantenendo la tradizione ma puntando al futuro.
Molte novità all’orizzonte!
Silvana Lolli
Ringraziamo Silvana Lulli e la sua Famiglia per averci ospitato e aperto le porte della loro “casa” raccontandoci il futuro della Parvus Ager che noi, nel nostro piccolo, vi abbiamo voluto esporre. Andateli a trovare!
A ragion veduta, vi lasciamo come sempre, con un finale sul quale riflettere :
“Innovare è inventare il domani con quello che abbiamo oggi”
Ilaria Castagna e Cristina Santini
Partners in Wine
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8 Ottobre, 2022
Wine in Venice finalmente è possibile candidare la propria cantina
Wine in Venice finalmente è possibile candidare la propria cantina, si accendono le luci su “Wine in Venice” l’evento che andrà in scena dal prossimo 28 gennaio 2023 a Venezia. Inizia ufficialmente oggi la possibilità di candidare la propria azienda illustrando non soltanto i propri prodotti vitivinicoli e le rispettive caratteristiche, ma soprattutto sarà importante per le aspiranti cantine, raccontare progetti e risultati nelle tematiche di: etica, innovazione e sostenibilità. La candidatura è semplice, solo online, compilando il form dedicato sul sito wineinvenice.com
Saranno Etica, Innovazione e Sostenibilità le tre discriminanti che selezioneranno i giurati dalla fine del prossimo novembre per arrivare poi ad assegnare le venti Wine Wild Card che garantiranno l’accesso finale alle cantine, una per regione d’Italia, al prestigioso red carpet. Le venti cantine avranno l’onore di sfilare con i propri prodotti a gennaio nel suggestivo ed unico scenario della Grande Scuola della Misericordia di Venezia e nello storico palazzo del Cà Vendramin Calergi.
La qualità del prodotto, dal punto di vista organolettico, sarà garantita dall’autorevolezza e dalla professionalità di AIS (Associazione Italiana Sommelier) grazie all’accordo che l’organizzazione ha fatto con AIS Veneto, una garanzia di qualità nel bicchiere e partnership strategica per la corretta riuscita della manifestazione come dichiara il presidente di AIS Veneto Gianpaolo Breda:
“È un piacere essere presenti a questo importante appuntamento nella città lagunare. Parlare di vino significa parlare di cultura, AIS Veneto lo fa da sempre con attività, degustazioni e masterclass. Un momento formativo imperdibile nella cornice suggestiva della città più bella del mondo, un progetto ambizioso in cui il vino diviene protagonista alla scoperta di nuovi valori ed emozioni.”
Gianpaolo Breda
Venti cantine dicevamo che rappresenteranno ognuna la propria regione di appartenenza, un vero premio al duro lavoro in vigna che ogni anno per situazioni economiche e climatiche diventa sempre di più eroico, un vero premio perché non sarà richiesta nessuna quota di partecipazione alle cantine selezionate.
La giuria che voterà le cantine sarà poliedrica e con importanti figure sia del mondo del vino ma anche e soprattutto composta da persone di spicco in campo di: etica, sostenibilità ed innovazione, sveleremo a fine novembre la giuria completa ma vi anticipiamo i primi tre nomi: Simone Roveda, Laura Donadoni, Emiliano De Venuti che si aggiungono ai già presentati precedetemene , Gianpaolo Breda presidente di AIS Veneto Giuseppe Petronio e del presidente di giuria Luca Ferrua direttore di “Il Gusto” verticale del gruppo Gedi dedicata a Food&Wine.
Sarà un evento che unisce il mondo del vino con molte sinergie importanti come quella con Emiliano De Venuti, amministratore delegato di Vinòforum (evento storico sul vino a Roma arrivato alla ventesima edizione) e giurato in commissione Wine in Venice che dichiara:
“Sono convinto che le sinergie portino avanti i progetti migliori, che insieme si fa la differenza e che uniti si possa arricchire sempre più quel “bouquet” di valori aggiunti che rendono l’enogastronomia italiana unica al mondo.”
Emiliano De Venuti con Giovanna Prandini durante Vinoforum 2022
Uno dei pilastri della manifestazione sarà l’etica e su questo tema abbiamo il piacere di anticiparvi la partecipazione di Laura Donadoni come speaker dell’evento e come giurata della commissione di selezione, Laura è una giornalista e wine educator che vive tra l’Italia e la California che ha fondato l’agenzia di comunicazione La Com per la promozione del vino ed è l’unica donna italiana membro del prestigioso International Circle of Wine Writers di Londra ed ecco la sua dichiarazione:
“Quando mi è stato presentato il progetto di Wine in Venice ho accettato senza esitazioni di farne parte perché è un evento che mette al centro i valori delle aziende e non solo le qualità tecniche dei vini. Ci sono molti vini eccellenti sul mercato, ma quante aziende etiche? Quante veramente sostenibili? Selezionarle e valorizzarle è l’obiettivo di questa manifestazione e sono lieta di poter dare il mio contributo in giuria e nei dibattiti culturali”
Laura Donadoni Sarà un evento con una forte componente di innovazione e digitale e per questo cercherà di parlare alle nuove generazioni, dialogare con le nuove generazioni è il mantra del terzo giurato che abbiamo svelato in anteprima, ovvero Simone Roveda. Il trentenne piemontese è uno dei volti social più importanti del settore enoico: quarto al mondo e primo in Italia secondo la classifica Worldinfluencer, la sua community Winerylovers conta ad oggi oltre duecentomila follower su Instagram. Simone intervistato sull’evento veneziano ha dichiarato: “E’ per me un grande piacere dare il mio contributo in questa prima edizione di Wine in Venice. Trovo che basare la selezione delle cantine sui principi di etica, innovazione e sostenibilità costituisce un ottimo punto di partenza e di riflessione per tutte le prossime iniziative all’interno del settore.” Simone Roveda In conclusione è importante fin da subito l’ingresso di Consorzi e grandi cantine che avranno la funzione di “Winery Coach” e parteciperanno al processo di assegnazione delle Wine Wild Card per sostenere così la filiera produttiva italiana. Gli organizzatori sveleranno tutti i dettagli ad inizio dicembre ma hanno anticipiamo alcune dichiarazioni significative del Consorzio dei Vini della Valpolicella e di Ascovilo. Matteo Tedeschi direttore del Consorzio dei Vini della Valpolicella, sottolinea: “Wine in Venice rappresenta per il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella un’opportunità irrinunciabile di presentare i famosi vini della Valpolicella in una cornice pregevole di elevato valore estetico e paesaggistico quale la città di Venezia, perla del turismo, patrimonio artistico e architettonico d’Italia e del mondo! I prestigiosi palazzi Veneziani, testimoni emblematici di storia, tradizione e bellezza, saranno il miglior biglietto da visita per una denominazione che rappresenta eleganza ed esclusività nel mondo del vino!” Matteo Tedeschi (sulla destra della foto) con Christian Marchesini Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo ha dichiarato: “Venezia è nota nel mondo per la sua bellezza e la sua storia, una cornice magnifica per ospitare le eccellenze del gusto: Ascovilo come associazione di 13 consorzi di tutela dei vini di Lombardia non può e non vuole mancare perché il vino è cultura e la nostra agricoltura oggi più che mai un patrimonio da difendere e da conoscere. I nostri vini di Lombardia sono esportati in tutto il mondo ma poco presenti nei ristoranti italiani , per questo dobbiamo ripartire dalla educazione al bello e al buono e Wine in Venice è una opportunità per chi nel nostro settore vuole fare rete e lavorare insieme per valorizzare il Made in Italy” Giovanna Prandini Appuntamento a Venezia nel 2023, ma intanto spazio alle candidature per un evento davvero unico. Welcome to the Wine Red Carpet. La redazione di WineTales Magazine https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
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Laura Donadoni Sarà un evento con una forte componente di innovazione e digitale e per questo cercherà di parlare alle nuove generazioni, dialogare con le nuove generazioni è il mantra del terzo giurato che abbiamo svelato in anteprima, ovvero Simone Roveda. Il trentenne piemontese è uno dei volti social più importanti del settore enoico: quarto al mondo e primo in Italia secondo la classifica Worldinfluencer, la sua community Winerylovers conta ad oggi oltre duecentomila follower su Instagram. Simone intervistato sull’evento veneziano ha dichiarato: “E’ per me un grande piacere dare il mio contributo in questa prima edizione di Wine in Venice. Trovo che basare la selezione delle cantine sui principi di etica, innovazione e sostenibilità costituisce un ottimo punto di partenza e di riflessione per tutte le prossime iniziative all’interno del settore.” Simone Roveda In conclusione è importante fin da subito l’ingresso di Consorzi e grandi cantine che avranno la funzione di “Winery Coach” e parteciperanno al processo di assegnazione delle Wine Wild Card per sostenere così la filiera produttiva italiana. Gli organizzatori sveleranno tutti i dettagli ad inizio dicembre ma hanno anticipiamo alcune dichiarazioni significative del Consorzio dei Vini della Valpolicella e di Ascovilo. Matteo Tedeschi direttore del Consorzio dei Vini della Valpolicella, sottolinea: “Wine in Venice rappresenta per il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella un’opportunità irrinunciabile di presentare i famosi vini della Valpolicella in una cornice pregevole di elevato valore estetico e paesaggistico quale la città di Venezia, perla del turismo, patrimonio artistico e architettonico d’Italia e del mondo! I prestigiosi palazzi Veneziani, testimoni emblematici di storia, tradizione e bellezza, saranno il miglior biglietto da visita per una denominazione che rappresenta eleganza ed esclusività nel mondo del vino!” Matteo Tedeschi (sulla destra della foto) con Christian Marchesini Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo ha dichiarato: “Venezia è nota nel mondo per la sua bellezza e la sua storia, una cornice magnifica per ospitare le eccellenze del gusto: Ascovilo come associazione di 13 consorzi di tutela dei vini di Lombardia non può e non vuole mancare perché il vino è cultura e la nostra agricoltura oggi più che mai un patrimonio da difendere e da conoscere. I nostri vini di Lombardia sono esportati in tutto il mondo ma poco presenti nei ristoranti italiani , per questo dobbiamo ripartire dalla educazione al bello e al buono e Wine in Venice è una opportunità per chi nel nostro settore vuole fare rete e lavorare insieme per valorizzare il Made in Italy” Giovanna Prandini Appuntamento a Venezia nel 2023, ma intanto spazio alle candidature per un evento davvero unico. Welcome to the Wine Red Carpet. La redazione di WineTales Magazine https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E