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24 Settembre, 2022
Wine Media Conference 2022, inizia il conto alla rovescia...
La Wine Media Conference è oramai alle porte! E’ iniziato il conto alla rovescia e mancano solo tre giorni e siamo pronti a raccontarlo “live” con la nostra redazione che avrà l’onore di partecipare.
Il sipario si alzerà il prossimo 27 settembre ed andrà in scena per la quattordicesima volta…ma la vera sorpresa è che per la prima volta sarà in Europa e grazie ad Ascovilo in Lombardia e precisamente a Desenzano del Garda in provincia di Brescia.
La Wine Media Conference è la rassegna mondiale dedicata alla comunicazione del vino, fondata nel 2008, evento internazionale dedicato al settore del vino che riunisce ogni anno wine blogger, giornalisti di settore, wine media tradizionali, influencer dei social media e operatori di settore, in particolare statunitensi, offrendo una occasione unica di incontro. I professionisti esperti di vino partecipano per migliorare e arricchire le proprie competenze e per conoscere e raccontare all’esterno i territori del vino più importanti del mondo. La Wine Media Conference nel 2021 si è svolta a Eugene, in Oregon, mentre quest’anno dal 27 settembre al 3 ottobre per la prima volta arriverà in Europa. Gli organizzatori hanno infatti scelto la Lombardia con Desenzano del Garda che per una settimana diventerà la capitale mondiale della comunicazione del vino.
Un risultato storico ottenuto grazie all’impegno organizzativo di Ascovilo, l’associazione che raggruppa 13 consorzi vitivinicoli lombardi. L’iniziativa si propone di valorizzare e far scoprire la Regione Lombardia come terra di vini straordinari e meta turistica di alto livello presso un target nazionale e internazionale.
“E’ un onore ospitare per la prima volta in Europa, proprio in Lombardia e in particolare sul lago di Garda, un evento mondiale come la Wine Media Conference – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi -. I vini lombardi e i territori che rappresentano saranno al centro del mondo. Una occasione che sapremo sfruttare nel migliore dei modi. La Lombardia è terra di grandi prodotti. Dobbiamo imparare a comunicare meglio ciò che facciamo anche attraverso i racconti di testimonial ed esperti del settore che sappiano informare e influenzare i consumatori. Il vino è la carta di identità di un territorio e dobbiamo valorizzare le nostre etichette anche in chiave turistica in maniera strutturale. Ringrazio la presidente Giovanna Prandini per la proficua collaborazione. Questa manifestazione, ospitata per la prima volta in Europa, è il fiore all’occhiello dell’azione di Regione Lombardia in questi anni finalizzata alla promozione e valorizzazione dei nostri vini, considerando il vino non un semplice prodotto, ma il veicolo di racconto di un territorio”.
La conferenza si terrà dal 29 settembre al 1 ottobre all’Hotel Acquaviva del Garda di Desenzano.
Durante la conferenza sono previste diverse attività di divulgazione e degustazione tra cui Educational sessions, Discovery sessions, Live Wine Social, pranzi e cene a tema con abbinamento dei vini.
“Portare in Europa la Wine Media Conference per la prima volta, in particolare in Italia ed in Lombardia , è un grande risultato per Ascovilo reso possibile da un incontro fortunato e fattivo con Laura Donadoni a Merano nel 2021 e che premia il desiderio dei nostri Consorzi di Tutela di fare insieme azioni strutturate e coerenti per la promozione dei vini di Lombardia – ha aggiunto il presidente di Ascovilo, Giovanna Prandini -. Come Associazione dei consorzi vitivinicoli lombardi avremo una straordinaria opportunità di rivolgerci al mercato americano in modo coordinato, potendo confrontarci con oltre 50 giornalisti di primissimo livello negli Stati Uniti, con un programma pensato per rendere memorabile l’appuntamento italiano volto a valorizzare e far scoprire la Regione Lombardia come espressione plurale di vini DOCG , DOC e IGT. Parlare di territorio tuttavia non basta per cogliere a pieno la tradizione e cultura lombarda, per questo la Wine Media Conference sarà preceduta e seguita da escursioni volte ad esplorare i diversi paesaggi che ospitano le produzioni regionali e non mancheranno eventi conviviali : a titolo esemplificativo cito due appuntamenti a Desenzano, nelle splendide cornici del Museo Rambotti e in Castello, in collaborazione con Grana Padano nel chiostro del museo in data 30 settembre e con Valtenesi e Lugana insieme sabato 1 Ottobre. Inoltre grazie alla collaborazione con il Consorzio Garda Lombardia abbiamo proposto per gli accompagnatori dei giornalisti impegnati nella Conference, un programma speciale a forte vocazione turistica affinchè il ricordo di questa esperienza rimanga nel cuore dei visitatori e delle loro famiglie“. “Siamo sempre molto felici di poter essere un veicolo di valorizzazione dei prodotti che ricadono sui nostri territori. – ha aggiunto Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, sponsor della serata del 30 settembre nel chiostro del Museo Rambotti -. Abbiamo prodotti straordinari e un patrimonio enogastronomico unico da tutelare e da valorizzare e il Grana Padano, in quanto formaggio DOP più consumato al mondo, deve farsi parte responsabile per diffondere la cultura del gusto e della qualità in tutto il mondo”.
“Ho visto nascere questa conferenza dedicata ai professionisti della comunicazione del vino, partecipando negli States ad ogni edizione come giornalista e ambasciatrice dei territori italiani – ha ribadito Laura Donadoni, giornalista, wine educator e divulgatrice della cultura del vino italiano in USA -. Quando Allan Wright lo scorso anno mi disse di voler portare la WMC per la prima volta in Europa mi sono ripromessa che avrei fatto di tutto perché fosse il mio Paese d’origine a ospitarla. Era un’occasione troppo preziosa, il coronamento del lavoro di anni nel promuovere con orgoglio il vino italiano negli Stati Uniti. Ho trovato in Giovanna Prandini a capo di Ascovilo la stessa determinazione e amore per la nostra terra: una scintilla che ci ha permesso di far diventare realtà quella promessa. L’abbiamo proposto a Regione Lombardia per la portata nazionale della manifestazione e abbiamo trovato subito entusiasmo e voglia di portare a casa il risultato. Ora non dobbiamo sprecare l’occasione, innanzitutto per i nostri produttori che hanno storie straordinarie per far innamorare la stampa di settore della Lombardia e dell’Italia”. “Il turismo del gusto è una componente fondamentale dell’offerta turistica gardesana e fra gli elementi principali che concorrono alla scelta di una località dove trascorrere una vacanza. Il Garda e la Lombardia più in generale si presentano al mercato turistico internazionale con un’offerta strutturata: cantine, degustazioni, percorsi fra i vigneti, abbinamento ai piatti del territorio, vini di altissima qualità e che già sono presenti sui mercati mondiali. La Wine Conference è una manifestazione di altissimo profilo che darà l’opportunità al nostro territorio di farsi conoscere e aprirsi a nuove opportunità. Su questi motivi si fonda la collaborazione del consorzio Garda Lombardia con Regione Lombardia e con Ascovilo che, grazie al lavoro della sua presidente Giovanna Prandini ha portato sul Garda e per la prima volta così tanti autorevoli media statunitensi”, ha spiegato Massino Ghidelli, presidente Consorzio Garda Lombardia. Il sindaco di Desenzano del Garda, Guido Malinverno, non ha nascosto la soddisfazione: “Vino, comunicazione e valorizzazione dei prodotti dell’entroterra sono tutti ingredienti di una manifestazione che è unica nel suo genere, specialmente per un Comune come Desenzano del Garda. Abbiamo l’onore e l’onere di essere la prima città in Europa ad ospitare questa rassegna di caratura mondiale, ma sono convinto che la meravigliosa cornice del Lago di Garda e la ricettività offerta dalle strutture del nostro territorio formeranno il perfetto connubio per offrire a chi verrà in occasione del Wine Media Conference un’esperienza indimenticabile”. Non solo. Anche Pietro Avanzi, Assessore alla Cultura della cittadina lacustre, è sulla stessa linea di pensiero: “L’anno scorso questo evento si è tenuto a Eugene, in Oregon, mentre tra pochi giorni avremo la fortuna di ospitarlo qui a Desenzano: già questo elemento rende l’idea dell’importanza di questa manifestazione non solo per la nostra città, ma per l’Italia intera. Considerando poi che il nostro territorio ha da sempre la cultura e la propensione alla produzione vitivinicola e alla sua esportazione internazionale, il Wine Media Conference diventa un appuntamento di portata storica, un’occasione imprescindibile per le tante opportunità che offre e per la creazione di nuovi rapporti da instaurare con tutti i paesi del mondo presenti”. Nei giorni precedenti e successivi alla conferenza si svolgeranno 6 escursioni che coinvolgeranno 7 Consorzi di Tutela del Vino di Lombardia Pre-Conferenza
27/09/2022 VALCALEPIO + MOSCATO DI SCANZO
28/09/2022 LUGANA
28/09/2022 VALTENESI
Post-Conferenza
02/10/2022 VINI MANTOVANI
02-03/10/2022 VALTELLINA
02-03/10/2022 OLTREPO La redazione di WineTales Magazine
Leggi
“Portare in Europa la Wine Media Conference per la prima volta, in particolare in Italia ed in Lombardia , è un grande risultato per Ascovilo reso possibile da un incontro fortunato e fattivo con Laura Donadoni a Merano nel 2021 e che premia il desiderio dei nostri Consorzi di Tutela di fare insieme azioni strutturate e coerenti per la promozione dei vini di Lombardia – ha aggiunto il presidente di Ascovilo, Giovanna Prandini -. Come Associazione dei consorzi vitivinicoli lombardi avremo una straordinaria opportunità di rivolgerci al mercato americano in modo coordinato, potendo confrontarci con oltre 50 giornalisti di primissimo livello negli Stati Uniti, con un programma pensato per rendere memorabile l’appuntamento italiano volto a valorizzare e far scoprire la Regione Lombardia come espressione plurale di vini DOCG , DOC e IGT. Parlare di territorio tuttavia non basta per cogliere a pieno la tradizione e cultura lombarda, per questo la Wine Media Conference sarà preceduta e seguita da escursioni volte ad esplorare i diversi paesaggi che ospitano le produzioni regionali e non mancheranno eventi conviviali : a titolo esemplificativo cito due appuntamenti a Desenzano, nelle splendide cornici del Museo Rambotti e in Castello, in collaborazione con Grana Padano nel chiostro del museo in data 30 settembre e con Valtenesi e Lugana insieme sabato 1 Ottobre. Inoltre grazie alla collaborazione con il Consorzio Garda Lombardia abbiamo proposto per gli accompagnatori dei giornalisti impegnati nella Conference, un programma speciale a forte vocazione turistica affinchè il ricordo di questa esperienza rimanga nel cuore dei visitatori e delle loro famiglie“. “Siamo sempre molto felici di poter essere un veicolo di valorizzazione dei prodotti che ricadono sui nostri territori. – ha aggiunto Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, sponsor della serata del 30 settembre nel chiostro del Museo Rambotti -. Abbiamo prodotti straordinari e un patrimonio enogastronomico unico da tutelare e da valorizzare e il Grana Padano, in quanto formaggio DOP più consumato al mondo, deve farsi parte responsabile per diffondere la cultura del gusto e della qualità in tutto il mondo”.
“Ho visto nascere questa conferenza dedicata ai professionisti della comunicazione del vino, partecipando negli States ad ogni edizione come giornalista e ambasciatrice dei territori italiani – ha ribadito Laura Donadoni, giornalista, wine educator e divulgatrice della cultura del vino italiano in USA -. Quando Allan Wright lo scorso anno mi disse di voler portare la WMC per la prima volta in Europa mi sono ripromessa che avrei fatto di tutto perché fosse il mio Paese d’origine a ospitarla. Era un’occasione troppo preziosa, il coronamento del lavoro di anni nel promuovere con orgoglio il vino italiano negli Stati Uniti. Ho trovato in Giovanna Prandini a capo di Ascovilo la stessa determinazione e amore per la nostra terra: una scintilla che ci ha permesso di far diventare realtà quella promessa. L’abbiamo proposto a Regione Lombardia per la portata nazionale della manifestazione e abbiamo trovato subito entusiasmo e voglia di portare a casa il risultato. Ora non dobbiamo sprecare l’occasione, innanzitutto per i nostri produttori che hanno storie straordinarie per far innamorare la stampa di settore della Lombardia e dell’Italia”. “Il turismo del gusto è una componente fondamentale dell’offerta turistica gardesana e fra gli elementi principali che concorrono alla scelta di una località dove trascorrere una vacanza. Il Garda e la Lombardia più in generale si presentano al mercato turistico internazionale con un’offerta strutturata: cantine, degustazioni, percorsi fra i vigneti, abbinamento ai piatti del territorio, vini di altissima qualità e che già sono presenti sui mercati mondiali. La Wine Conference è una manifestazione di altissimo profilo che darà l’opportunità al nostro territorio di farsi conoscere e aprirsi a nuove opportunità. Su questi motivi si fonda la collaborazione del consorzio Garda Lombardia con Regione Lombardia e con Ascovilo che, grazie al lavoro della sua presidente Giovanna Prandini ha portato sul Garda e per la prima volta così tanti autorevoli media statunitensi”, ha spiegato Massino Ghidelli, presidente Consorzio Garda Lombardia. Il sindaco di Desenzano del Garda, Guido Malinverno, non ha nascosto la soddisfazione: “Vino, comunicazione e valorizzazione dei prodotti dell’entroterra sono tutti ingredienti di una manifestazione che è unica nel suo genere, specialmente per un Comune come Desenzano del Garda. Abbiamo l’onore e l’onere di essere la prima città in Europa ad ospitare questa rassegna di caratura mondiale, ma sono convinto che la meravigliosa cornice del Lago di Garda e la ricettività offerta dalle strutture del nostro territorio formeranno il perfetto connubio per offrire a chi verrà in occasione del Wine Media Conference un’esperienza indimenticabile”. Non solo. Anche Pietro Avanzi, Assessore alla Cultura della cittadina lacustre, è sulla stessa linea di pensiero: “L’anno scorso questo evento si è tenuto a Eugene, in Oregon, mentre tra pochi giorni avremo la fortuna di ospitarlo qui a Desenzano: già questo elemento rende l’idea dell’importanza di questa manifestazione non solo per la nostra città, ma per l’Italia intera. Considerando poi che il nostro territorio ha da sempre la cultura e la propensione alla produzione vitivinicola e alla sua esportazione internazionale, il Wine Media Conference diventa un appuntamento di portata storica, un’occasione imprescindibile per le tante opportunità che offre e per la creazione di nuovi rapporti da instaurare con tutti i paesi del mondo presenti”. Nei giorni precedenti e successivi alla conferenza si svolgeranno 6 escursioni che coinvolgeranno 7 Consorzi di Tutela del Vino di Lombardia Pre-Conferenza
27/09/2022 VALCALEPIO + MOSCATO DI SCANZO
28/09/2022 LUGANA
28/09/2022 VALTENESI
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02/10/2022 VINI MANTOVANI
02-03/10/2022 VALTELLINA
02-03/10/2022 OLTREPO La redazione di WineTales Magazine
23 Settembre, 2022
L’Irpinia e le sue Radici
Radici vuol dire tornare alla terra. Alle origini dove tutto è nato e dove tutto torna.
Radici della vite che devono arrivare in profondità per il nutrimento della pianta. Più riescono a penetrare il terreno, più son forti, più il frutto assorbirà dalla terra le sostanze che caratterizzeranno il vino. Radici, le nostre radici. Quelle di un territorio, quelle della gente.
Radici è il resort di Mastroberardino, la famiglia che forse più di tutte rappresenta l’Irpinia nel vino. Grazie a Mastroberardino si sono valorizzati a pieno vitigni come Fiano, Greco e Aglianico. Tre mostri sacri della enologia italiana che il mondo ci invidia. Mastroberardino non solo li ha salvaguardati, li ha esaltati con tecniche moderne ed internazionali.
Siamo in Località Piano Pantano a Mirabella Eclano (Av), immersi nelle colline vitate tra le quali si snoda uno stupendo campo da golf a 18 buche. È qui che sorge il Resort Radici, un paradiso di tranquillità, di gastronomia, di enologia.
La reception già racconta del vino, delle origini, delle Radici di Mastroberardino: le barrique, i quadri, le bottiglie. Veniamo accolti nella sala del ristorante. Magari poco chic, ma fa nulla.
Tutto intorno sa di vino in maniera soft, elegante, soffusa.
Poche stanze di grande charme che si affacciano sulle colline dove ogni filare, ogni nuvola, ogni uccello, sembra parte di un affresco. Dalla terrazza della stanza sembra di essere in uno di quei documentari dove tutto è perfetto.
Provo la spa del resort. Intima. Coccolosa. Una bottiglia di bollicine ben fredda aiuta il relax.
La cena è servita in un ambiente che sembra una serra grazie alle imponenti superfici vetrate utili per osservare le opere d’arte offerte dalla natura e modellate dall’uomo.
Il menu è particolare. Materie prime del territorio interpretate in chiave moderna. Senza strafare. Senza voli pindarici. Con concretezza e tanta arte.
Chiacchiero col cameriere, che in realtà è un po’ il tuttofare, scoprendo che è anche il sommelier. Non posso non scegliere il “percorso culinario” per il quale si offre di farmi assaggiare i loro migliori vini.
Iniziamo con il Fiano che accompagna l’entree, un vol-au-vent con stracciata di bufala. Il matrimonio è perfetto. C’è un connubio di sapori che impreziosisce il piatto ed esalta i sapori.
Per l’antipasto, una sfera di melanzane, sarebbe previsto un vino diverso da quello che lui tiene a farmi assaggiare: il Nero a metà, Aglianico vinificato in bianco.
L’accostamento purtroppo è azzardato e lui lo sa ma è la voglia di farmi provare questo vino è tanta perché sa che il prodotto è di livello.
Il risultato è che la sfera di melanzane è ottima, il vino stupendo ma l’abbinamento non c’è: l’Aglianico, anche se vinificato in bianco non è così gentile e la sua persistenza è comunque importante. Ciò non mi impedisce di metterlo già nel carrello della spesa. Anche perché decido di non cambiarlo per accompagnare il primo piatto, spaghettoni all’acqua di pomodorini con stracciata di bufala. L’abbinamento diventa migliore. Non ottimo ma perlomeno accettabile. Grande vino davvero. Difficile da abbinare tanto che penso a qualche carne o a della pasta con sugo (in bianco o pomodorino leggero) di carne.
Il secondo, una tagliata in crosta accompagnata da scarola, non può che vedere vicino un Taurasi. Riserva ovviamente. Non si può che chiamare “Radici” perché il Taurasi è il vino che rappresenta a pieno il territorio, le origini, la storia, le radici.
Ecco, qui non c’è partita e l’accoppiata risulta vincente. Il Taurasi è spettacolare già dal complesso corredo olfattivo. In bocca, tutta la sua grandiosità, la persistenza, l’armoniosità. Nel carrello senza dubbi.
Sul dolce, un cremino al pistacchio, poi ci tiene a farmi assaggiare Melizie il loro passito da Fiano derivato da muffe nobili botrytis cinerea. Starebbe meglio su dei formaggi (nasce per questo scopo) ma comunque va bene. Anche questo nel carrello.
Non è facile trovare Radici così come non è facile trovare le proprie radici. Percorrendo l’autostrada A16 da Napoli verso Bari, prima di Grottaminarda, se si guarda verso destra si notano le colline vitate ma non si può intuire che, aldilà della sommità si apre un paradiso.
Radici dimostra come non mai quanto terre che sono lontane dal turismo di massa, lontane dall’immaginario collettivo, riservino invece sorprese stupende.
Persone cordiali. Grande fierezza. Grande cura e rispetto dell’ospite.
Il tutto in un territorio che sembra nulla avere a vedere con il “sud”. Qui dove l’inverno è rigido e le estati non particolarmente calde. Qui dove le alture e le esposizioni sono quelle giuste per la vite.
Qualcuno ha definito il Taurasi come il Barolo del sud. Eppure potremmo sostenere il contrario visto che del Nebbiolo si iniziano ad avere notizie dal Duecento mentre l’Aglianico era già noto ai Greci e introdotto in Italia intorno al VII secolo AC.
Non serve fare confronti tra vitigni. L’unica cosa che serve è non mancare di visitare questi luoghi, compenetrarsi nella cultura del territorio e vivere a pieno esperienze che, ne sono certo, rimarranno nel cuore.
Ivan Vellucci
@ivan_1969
https://youtu.be/RakajXgmc-E
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22 Settembre, 2022
Italia vs Francia finisce uno a zero
Non sono impazzita ora ve ne spiego il motivo.
Ci troviamo nel comune di Sommacampagna vicino al paese di Custoza. Una zona ricca di testimonianze della coltura della vite che si deve probabilmente agli Etruschi e portata avanti poi da Veneti e Celti.
Quando i Romani arrivarono in questo territorio trovarono coltivazioni ben avviate e non fecero altro che portare avanti e incrementarne la produzione. Si resero conto che era una zona particolarmente vocata grazie a un clima mite dovuto alla posizione tra il Lago di Garda e le colline moreniche dai terreni argillosi e calcarei, alcuni sabbiosi.
Questo microclima favorevole, oggi lo sappiamo bene, regala ai vini prodotti, caratteristiche molto ricercate quali freschezza, leggera aromaticità, bevibilità e abbinabilità.
San Michelin
Torniamo al titolo: l’Azienda Gorgo, mette in produzione un vino Custoza che viene chiamato “Bianco di Custoza del Podere di San Michelin” anche come atto di devozione a San Michele la cui immagine è conservata appunto in una piccola Cappelletta vicino a un antico vigneto. Una precisazione: in dialetto veneto San Michele viene chiamato confidenzialmente Michelin.
Azienda Gorgo 1- Michelin 0
Scoppia una bomba a colpi di carte bollate, cause e ricorsi durati anni, perché il famoso omonimo colosso Francese rivendica l’assoluto diritto di utilizzo di questo nome, senza considerare che non ci sono minimamente problemi di concorrenza e di eventuale confusione di marchio.
Così Roberto Bricolo, titolare dell’azienda Gorgo, dopo ben 10 anni di battaglie legali, vince la causa e il Custoza può mantenere questo nome che ha conservato ancora oggi. Ammiro quest’uomo per aver “tenuto duro” e per aver combattuto per una causa in cui credeva. Mi auguro che stia ancora festeggiando di gusto per come si è conclusa la faccenda, ovviamente non a champagne!
La visita
La visita all’azienda se siete in zona è doverosa. Gli ambienti sono accoglienti e caldi e sembra di stare in un salotto di casa, merito anche di un recente intervento architettonico di ampliamento e ristrutturazione, dedicato sia alla cantina di vinificazione sia agli edifici riservati all’accoglienza degli ospiti.
La degustazione è stata condotta con simpatia e competenza da Susy che ci ha spiegato che l’Azienda è nata nel 1975 per volontà di Roberto e di sua moglie Alberta, che hanno deciso di rinunciare completamente alle attività delle rispettive famiglie per inseguire insieme il sogno di far nascere un’azienda vinicola, investendo così anima e corpo in questa avventura. Sono infatti loro tra i primi che negli anni ’80, precorrendo i tempi, parallelamente alla vigna curano anche l’aspetto di quello che oggi chiamiamo enoturismo: accolgono in cantina ospiti, dando loro modo di incontrare personalmente chi lavora attivamente in azienda e attraverso la visita e la degustazione, fanno conoscere la loro visione di viticoltori.
Ora Gorgo è guidata con determinazione e passione dalla figlia Roberta che, dopo aver completato gli studi classici a Verona e aver intrapreso una carriera da avvocato, decide che la cantina è il suo mondo.
Sostenibilità
Roberta non si è limitata solo a prendere in mano le redini dell’Azienda e a proseguire quanto creato dai suoi genitori, ma ha fatto un ulteriore passo avanti, convinta che il vigneto debba essere in equilibrio con l’ambiente che lo circonda. Ha infatti investito in nuove tecnologie convertendo a bio a partire dal 2014, tutti i vigneti dell’Azienda (53 ettari certificati) la cui prima annata risale al 2018.
17 le etichette prodotte e 3 le linee tutte biologiche (Classica – con cui si vuol mettere in risalto i vitigni autoctoni – Superiore e Spumanti).
Ho particolarmente apprezzato l’attenzione alla sostenibilità (anche attraverso l’utilizzo di bottiglie leggere) e il fatto che il “core” sia tutto al femminile.
La degustazione
Con Susy abbiamo assaggiato le bottiglie che vedete nella foto e cioè:
CUSTOZA D.O.C. Perlato – Spumante Brut Garganega (Cortese, Trebbiano Toscano, Durello) linea classica
CUSTOZA D.O.C. Garganega (Bianca Ferranda, Trebbiano Toscano) linea classica
CUSTOZA SUPERIORE D.O.C Summa (Garganega, Bianca Ferranda, altri) un Custoza ottenuto con uve raccolte in surmaturazione linea Superiore
e non poteva ovviamente mancare il famoso:
CUSTOZA D.O.C. San Michelin (Garganega, Cortese, Trebbiano) linea Superiore
CHIARETTO DI BARDOLINO D.O.C. (Corvina, Rondinella, Molinara) linea classica
BARDOLINO D.O.C. (Corvina, Rondinella, Molinara) linea classica
Questa bella storia, era stata argomento di un mio post su Instagram con tanto di video della visita, mi sono accorta però che dal mio feed è misteriosamente scomparso, cancellato. Vediamo se questa volta qualcuno oscura l’articolo.
Claudia Riva di Sanseverino
@crivads
https://youtu.be/RakajXgmc-E
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19 Settembre, 2022
CUVETTE VILLA FRANCIACORTA: LA FORZA DEL TEMPO ATTRAVERSO LE BOLLICINE.
È una mattina di fine giugno e a Monticelli Brusati il sole è già caldo. Siamo in una delle estati più calde della nostra storia. Le foglie guardano la terra che, polverosa e arida a causa della siccità, trasmette lo sforzo che ogni singola pianta di vite sta vivendo in questo periodo difficile per le condizioni climatico-ambientali. Meravigliosa è la brezza che dal lago di Iseo invoglia a camminare tra le vigne, in attesa di quello che è un evento che raramente avviene in Franciacorta: la verticale di ben dieci annate di Cuvette.
Villa Franciacorta ci regala ogni anno spumanti millesimati Franciacorta con lavorazioni lunghe sui lieviti. Cuvette appartiene alla romantica storia di essere stato il vino di nozze di Roberta Bianchi e Paolo Pizziol, oggi titolari dell’azienda, donatole dal papà, Alessandro.
Un Franciacorta caratterizzato da una personalità decisa e solida, che dà conferma a chiunque lo degusti. 85% Chardonnay e 15% Pinot nero con una lavorazione di circa 6 mesi e i seguenti 66 mesi l’affinamento è sui lieviti (per l’ultima annata prodotta). Una bollicina che già sposa l’idea del tutto pasto, che rimane al centro dell’attenzione se servita dall’antipasto al fine pasto, nel rispetto delle portate ad essa abbinate.
Accolti nella sala delle degustazioni, siamo stati felicemente accomodati ad un tavolo imperiale per circa cinquanta giornalisti del settore, ristoratori ed enotecari. Siamo dunque stati guidati magistralmente da Nicola Bonera, miglior Sommelier d’Italia nel 2005, percorrendo così la storia di Cuvette e dell’azienda attraverso una “macchina del tempo”.
2016
Descrizione tecnica:
Una grande vendemmia. Un anno certamente non facile sotto l’aspetto climatico con fasi alterne che hanno consentito di raggiungere risultati sorprendenti sotto l’aspetto qualitativo. L’andamento climatico particolarmente favorevole della primavera, senza grosse insidie dal punto di vista fitosanitario, ha consentito una ripresa vegetativa in media con annate precedenti e lasciava prevedere una buona evoluzione. Ai primi di giugno un clima più fresco e umido con piogge frequenti ha comportato un rallentamento delle fasi fenologiche con conseguente posticipo della maturazione. A fine luglio l’annata si presentava con un potenziale produttivo di grande interesse e indubbia qualità con una riduzione quantitativa tutto sommato limitata. Gradazioni ideali, ottime acidità, profumi intensi e fragranti, e come sempre, caratteristica di questo terroir, la eccellente sapidità hanno dato
vita ad una grande annata.
Inizio vendemmia: 25 agosto
Bottiglie prodotte: 8.155
Data sboccatura: agosto 2021
Note di degustazione:
Colore meraviglioso, brillante e lucente. Il naso sprigiona note intense; è un naso pieno e completo;
Si percepiscono i sentori di frutta gialla ancora croccante, le linee sottili di spezia e delicata balsamicità. Le sensazioni fragranti di lievitati accompagna, e mai schiaccia, il ventaglio di profumi.
In bocca sprigiona una forza elegante con particolare ricchezza sia di aromi che nell’equilibrio gustativo. Freschezza tesa e grande pienezza nel sorso. Persistenza straordinaria e nota sapida particolarmente percettibile.
2015
Descrizione tecnica:
La stagione vegetativa 2015 è cominciata senza intoppi con il germogliamento intorno alla prima decade di aprile. Da aprile ad agosto la stagione 2015 è stata la meno piovosa degli ultimi anni. L’andamento meteorologico del mese di luglio, caratterizzato da pioggia quasi assente e temperature medie giornaliere piuttosto alte, ha rallentato l’attività metabolica delle vigne, riportando la progressione della maturazione ad un andamento più regolare. Le raccolte sono cominciate intorno a Ferragosto e sono proseguite per circa venti giorni. Il perdurare di temperature medie piuttosto elevate ha comportato una vendemmia breve e concentrata. Infatti, per le uve destinate alla spumantizzazione è molto importante la tempestività della raccolta per garantire il mantenimento del corretto corredo acidico, che assicura la caratteristica freschezza e longevità de Franciacorta.
Sul piano quantitativo rispetto alle premesse iniziali, le rese realmente registrate in cantina sono tra il 5 e il 10% inferiori alle aspettative, in quanto la quasi assenza di precipitazioni durante tutta la stagione vegetativa ha determinato un alleggerimento del peso dei grappoli. Sul piano qualitativo complessivamente quella del 2015 è da considerarsi un’annata interessante, con profilo da vini più orientati a struttura e complessità che in altre annate.
Inizio vendemmia: 14 agosto
Bottiglie prodotte: 7.061
Data sboccatura: maggio 2020
Note di degustazione:
Il colore si presenta sempre molto bello. La nota varietale dello Chardonnay al naso si esprime in maniera diretta e nitida. Deciso e verticale con leggere sfumature erbacee, verde e una frutta bianca succosa e croccante. La pulizia di bocca e l’equilibrio di beva sono eccellenti. Ha il difetto, se così si può chiamare, di non colmare mai la sete. Si continua bere e molto volentieri. Talmente cremoso e ricco che ricorda un Saten.
Si percepisce a livello generale che l’annata è stata particolarmente bella ed equilibrata. Non si percepiscono shock, tutt’altro, è fluido e leggiadro, come ci si aspetta da una bollicina di questa caratura.
2012
Descrizione tecnica:
Ottima annata caratterizzata da repentini cambiamenti climatici, che hanno alternato periodi caldi e secchi a periodi freddi e umidi. In particolare, un periodo freddo ed umido in concomitanza della fioritura ha determinato una sensibile riduzione della quantità dei grappoli, mentre un periodo di caldo torrido e secco è coinciso proprio con l’inizio della vendemmia. La conoscenza del terroir associata alla corretta gestione delle pratiche agronomiche, hanno consentito di avere un ottimo raccolto dal punto di vista qualitativo e buono da quello quantitativo.
Inizio vendemmia: 17 agosto
Bottiglie prodotte: 6.030
Data sboccatura: marzo 2018
Note di degustazione:
Bollicine e colore fini ed eleganti dal punto di vista visivo. Sia l’impatto olfattivo che quello gustativo portano al racconto del vino finezza e una sensazione un pochino più esile rispetto alla grande annata 2015. Da aspettarselo ed esaltarlo in quanto la precisione con la quale si esprime questo spumante è davvero esaltante. Belle le note mentolate, di anice, fresche e balsamiche regalate dal pinot nero. Una frutta un poco più a pasta bianca e le note speziate che ricordano la 2016.
2010
Descrizione tecnica:
Buona annata, dopo un inverno freddo e umido il germogliamento è iniziato con sensibile ritardo. Buona emissione di grappoli con un equilibrato rigoglio vegetativo. Fase della maturazione caratterizzata da un insolito periodo fresco e piovoso che ha portato ad un ritardo del periodo della vendemmia; i grappoli hanno mantenuto acidità elevate, superiori alla media, con gradazioni medio basse.
Inizio vendemmia: 30 agosto
Bottiglie prodotte: 7.710
Data sboccatura: febbraio 2017
Note di degustazione:
Anche nella 2010 il colore e la bollicina sono meravigliosi alla vista. Al naso si percepiscono note di leggera ossidazione, una frutta particolarmente matura, sfumature di caramello, spezie che tendono all’orientale e un finale di erbe aromatiche molto piacevole. Il sorso è pieno, rotondo, particolarmente “grasso” dettato anche da una bollicina più fine e meno impetuosa. Lo Chardonnay è caldo e carico e il Pinot nero dona struttura e ricchezza gustativa. Bello il finale esotico e di liquirizia in polvere, nonostante la lunghezza non sia da segnalare. La sapidità è una costante.
2008
Descrizione tecnica:
Ottima annata. L’inverno non particolarmente freddo ha favorito una buona ripresa vegetativa con una giusta emissione di grappoli. La primavera, caratterizzata da continue piogge accompagnate da basse temperature, ha ritardato le fasi vegetative incidendo in maniera sensibile sul momento della raccolta. Nella media la produzione quantitativa, regolare in tutti gli apprezzamenti. Ottima la matura-
zione dello Chardonnay, che ha conservato un patrimonio aromatico importante ed ha consentito una produzione vinicola qualitativamente superiore alla media. Buoni i tenori zuccherini con acidità elevate.
Inizio vendemmia: 26 agosto
Bottiglie prodotte: 7.495
Data sboccatura: marzo 2016
Note di degustazione:
Il naso è il più floreale trovato finora: spensierate le note di violetta accompagnate dalle note di erbe aromatiche come la salvia e il timo, tutti particolarmente intensi, che si percepiscono ancora prima di avvicinare il calice al naso. In bocca la bollicina è numerosa e persistente, ma non invasiva. Si può definire vinoso, con una leggera sfumatura liquorosa ben riequilibrata dalla freschezza e sapidità che a braccetto danno quel leggero colpo di durezza che un’annata come la 2008 necessitava.
Il finale è speziato e si intravedono le note di pasticceria e di panettone. La balsamicità sempre presente in persistenza.
2007
Descrizione tecnica:
Buona annata caratterizzata da un inverno mite, con temperature quasi mai al di sotto degli 0° C, e da una primavera particolarmente calda dove la ripresa vegetativa precoce ha portato ad una fioritura anticipata di 2-3 settimane. Il successivo altalenarsi di ritorni di freddo a temperatura al di sopra della media non ha particolarmente favorito l’allegagione incidendo sensibilmente sulla quantità di uva
prodotta. L’impennata di temperatura del mese di luglio ha accelerato nuovamente la maturazione portando ad un anticipo della raccolta di 10-15 giorni rispetto alla media delle annate precedenti. Le uve raccolte oltre ad un perfetto stato sanitario presentavano un ottimo contenuto zuccherino con buoni livelli di acidità.
Inizio vendemmia: 8 agosto
Bottiglie prodotte: 14.612
Data sboccatura: maggio 2014
Note di degustazione:
Tostatura. La prima cosa che si percepisce al naso è quel leggero sentore di nocciola tostata e coccio di abete ardente. I terziari si fanno sentire e la parte di frutta, pur essendoci e raccontandosi, passa leggermente in secondo piano. Il sorso colpisce ancora per la bollicina viva. Grande equilibrio anche per questa 2007. Bella è la persistenza tattile, più che gustativa, in quanto la sapidità rimane sulle labbra e dona quella piacevolezza di beva che da un vino così longevo non ti aspetteresti.
2006
Descrizione tecnica:
Ottima annata. Ripresa vegetativa in condizioni climatiche ottimali, che ha favorito una buona emissione di grappoli al punto che in taluni appezzamenti si è reso necessario il diradamento. Un inizio dell’estate particolarmente caldo e asciutto ha fatto temere un ripetersi dell’annata 2003. Grazie però ad un sostanzioso cambiamento delle condizioni climatiche che hanno portato acqua in quantità ideali per lo svolgimento delle fasi vegetative della vite, per l’accrescimento degli acini. La formazione degli zuccheri e la salvaguardia del patrimonio acido e aromatico, al momento della raccolta le uve si sono presentate perfette dal punto di vista sanitario con un ideale contenuto di zuccheri, acidità buone con una concentrazione alta di componenti aromatiche.
Inizio vendemmia: 23 agosto
Bottiglie prodotte: 18.910
Data sboccatura: ottobre 2011
Note di degustazione:
Già al naso percepiamo che questo 2006 sarà uno spumante dalle mille freschezze. Verticale al naso e colpisce ancora una volta la capacità di lettura dell’annata da parte del vino. Un’annata più fresca che porta sensazioni fragranti, leggera mentuccia, spesse sensazioni semi aromatiche, una punta di incenso e mela golden in abbondanza. In bocca sia la bollicina che la struttura del vino danno la sensazione di essere meno potente, più sottile, più delicata, ma diretta e tagliente.
Può sembrare esile, ma ha in sé la vigoria di un Franciacorta che ha fatto un passaggio in legno, seppur minimo, che non sovrasta, ma ne arricchisce il sorso.
2003
Descrizione tecnica:
Buona annata. Fino alla fine di giugno andamento climatico nella norma. Durante i mesi di luglio e agosto si è manifestato un periodo molto caldo e asciutto con temperature prossime ai 40°C. Vendemmia molto anticipata rispetto alle annate precedenti con gradazioni spesso elevate e bassa acidità. Scarsa resa del mosto. La natura e la profondità dei terreni aziendali hanno mitigato notevolmente i disagi climatici dell’annata consentendo comunque di ottenere bollicine di buon spessore.
Inizio vendemmia: 13 agosto
Bottiglie prodotte: 14.000
Data sboccatura: febbraio 2008
Note di degustazione:
Siamo difronte ad una delle migliori bottiglie della verticale. Un colore che ricorda l’oro colato con i riflessi ancora vivi e vivaci. Già dal suo aspetto si può intuire il potenziale di un vino che ha sulle spalle 21 anni, di cui 16 dalla sboccatura. Il naso si presenta regale, sommo e austero per certi versi. Dopo qualche istante si sprigiona un’intensità profonda e un ventaglio di aromi che continua ad evolvere senza mai perdere di intensità. Le note di ossidazione ricordando vini come la vernaccia di Oristano, con uno spetro olfattivo tridimensionale. Ricco al naso con profumi di miele, frutta secca, albicocche disidratate, anice stellato, chiodi di garofano, fichi secchi, menta peperita…e potrei continuare per ore a narrarlo. La bocca stupisce con una bollicina galoppante e una freschezza ancora netta, a tratti tagliente. Un tripudio di lunghezza gustativa e straordinaria piacevolezza. In forma la bottiglia? Può essere, ma solo chi fa in maniera passionale, consapevole e attenta il vino può regalare emozioni di questo tipo attraverso “una propria creatura”.
1999
Descrizione tecnica:
Annata contraddistinta da una buona ripresa vegetativa. Buona produzione e stato sanitario eccellente. Gradazioni medio-basse con buona acidità caratterizzata da alti livelli di acido malico, che hanno consentito un eccellente sviluppo delle potenzialità aromatiche dell’uva.
Inizio vendemmia: 1° settembre
Bottiglie prodotte: 13.050
Data sboccatura: marzo 2003
Note di degustazione:
Una delle prime bottiglie prodotte cha ha la caratteristica di avere un grado zuccherino un po’ più elevato (in etichetta troviamo l’indicazione “extra dry”). Le motivazioni dell’utilizzo di questa dose extra di zucchero sono molto semplici da comprendere: la conservazione del vino. Non si tratta di una scelta stilistica, ma pura chimica e fisica. Le sensazioni che regala un vino spumante del 1999 sono emozionanti a priori, in quanto la capacità di riuscita di un prodotto fatto in epoche con tecnologia e conoscenza inferiori a quelle di oggi. Tuttavia, il vino si presenta dal corredo aromatico interessante, sicuramente evoluto e con la maturità propria di uno spumante di questa annata. Molto complesso e ricco e, degustandolo, mantiene ancora viva bolla e freschezza.
La dose di dosaggio rende tutto molto rotondo e morbido, ma non stucchevole. Persistente al palato, sicuramente un vino che si avvicina più all’abbinamento con formaggi erborinati o con un dessert fresco ed estivo.
A degustazione conclusa, un grande insegnamento che rimane è l’impotenza dell’uomo di fronte alla natura. Nonostante se le idee siano ottime, le tecniche affinate, i metodi di produzione all’avanguardia, in ultimo i conti sono da fare con la natura che ci circonda, le stagioni che si susseguono e con tutto il creato. Saranno questi fattori che aiuteranno nell’ottenimento di un prodotto eccellente o, al contrario, complicheranno la produzione e le aziende.
Definire questa esperienza straordinaria è riduttivo, senza considerare l’unicità delle annate e delle bottiglie aperte.
La vera esperienza è come il vino permetta all’essere umano di tornare indietro nel tempo e di viaggiare riscoprendo idee, filosofie, esperimenti, prove, successi, sconfitte, attraverso un ricordo tangibile. È qualcosa che ti riporta ad un periodo che ormai non c’è più, ma che non si dimentica e che non si deve dimenticare, perché proprio grazie a chi c’è stato, oggi noi siamo.
Federico Bovarini
Descrizione tecnica per ogni annata a cura di Villa Franciacorta
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17 Settembre, 2022
Château La Coste: vino, arte e architettura
Château La Coste è un museo en plein air, capace di portare tra le vigne della Provenza il meglio dell’arte e dell’architettura contemporanea. Da Ai Weiwei a Renzo Piano, passando per Bob Dylan.
Château La Coste, tra Aix en Provence e il parco vinicolo del Louberon, è una tenuta estesa su 200 ettari, di cui 130 coltivati a regime biologico. Un luogo di produzione di grandi vini rosé (non solo), ma soprattutto di cultura. Una meta da non perdere per chi, come me, ama il vino, l’arte e l’architettura. Meglio ancora se goduti in simultanea, e nella rilassata dimensione del viaggio.
Un muro di cemento, un hangar e un enorme ragno: questi i tre “segnali” di benvenuto alla tenuta, non esattamente incoraggianti. Ma non tutto è ciò che sembra, ovviamente.
Il grande muro non delimita nulla, è come una quinta d’autore nel paesaggio. Chi mastica di architettura riconosce subito la cifra stilistica di Tadao Ando, progettista cult giapponese. A lui il proprietario della tenuta – il collezionista d’arte e magnate irlandese dell’hotellerie Patrick McKillen – chiede nel 2007 di progettare L’Art Centre, aperto al pubblico nel 2011. L’edificio triangolare in vetro e cemento, che cita Le Corbusier, funge da centro di informazioni e accoglienza, libreria, ristorante, ma anche contenitore museale. Nello specchio d’acqua che lo circonda giganteggia il ragno di cui sopra, dalla celeberrima serie Crouching Spiders di Louise Bourgeois, ma si specchia anche una delle sculture mobili di Alexander Calder. Non male come premessa.
Questo è il centro nevralgico da cui si diparte una promenade naturalistica (tra vigneti e boschi), artistica e architettonica unica al mondo, che conta oltre 40 “tappe”, tra sculture, installazioni, padiglioni per esposizioni temporanee. Gran parte delle opere nascono in-situ: artisti e architetti sono stati negli anni invitati nella tenuta (che ovviamente comprende anche un resort esclusivo, Villa La Coste) e hanno personalmente scelto il luogo di ispirazione e collocazione del proprio lavoro.
Tra le varie architetture spicca la doppia struttura metallica a tunnel, il già citato hangar. L’avveniristica costruzione in lamiera ondulata d’acciaio non è una rimessa: è la cantina di vinificazione, progettata da Jean Nouvel nel 2008, in sostituzione di quella storica riconvertita a sede espositiva.
Poco distante, da un movimento tellurico di coperture in vetro dall’apparente equilibrio precario prende forma il Music Pavillion firmato da Frank Gehry.
Inaugurato da pochi mesi, un edificio curvilineo, immerso in una vigna di vermentino, ospita una sala mostre e un auditorium. Ha un valore speciale, perché è l’ultimo progetto del grande architetto brasiliano Oscar Niemeyer: vede la luce a dieci anni esatti dalla sua scomparsa, alla veneranda età di 105 anni.
Anche la galleria che si protende a sbalzo nel paesaggio, come un cannocchiale puntato sulle colline, è il testamento del suo autore, Richard Rogers. Non a caso l’estetica industriale della struttura richiama quella del Centre Pompidou a Parigi, coprogettato con Renzo Piano.
E poteva forse mancare Piano, in questo gotha dell’architettura contemporanea radunato tra le vigne? Il suo padiglione espositivo si immerge nella terra con una lunga e austera rampa, ma è inondato dalla luce grazie ai lucernari a vela che ricalcano i profili dei colli in lontananza.
Al momento della mia visita ospitava la mostra Drawn Blank in Provence: una serie di dipinti di Bob Dylan, evidentemente folgorato dalla luce della regione, come ai tempi Cezanne e Van Gogh. Il tutto in dialogo con opere di Picasso, Matisse, Monet, e Chagall. Chapeau, si dice lì in zona.
Il Nobel-cantautore ha voluto definitivamente accreditarsi come artista lasciando allo Chateau anche una grande installazione permanente in ferro, Rail Car. Ci si può arrivare percorrendo un sentiero in pietra, opera di Ai WeiWei, dopo avere magari già apprezzato gli interventi di artisti del calibro di Richard Serra, Sean Scully, Yoko Ono, Sophie Calle, Jenny Holzer, Daniel Buren solo per citarne alcuni.
Concludere la visita con la degustazione delle tre gamme di vini proposte dalla Cantina, ognuna declinata in rosé, rosso e bianco (che meritano una trattazione a parte), è la degna conclusione di un’esperienza totale, dei sensi e dello spirito.
Château La Coste rappresenta al meglio una tendenza in atto già da qualche anno (anche in Italia, vedi Ceretto, Antinori, Cà del Bosco e molti altri) per cui dalla cantina passano nuove forme di mecenatismo d’arte, di marketing territoriale, di alta ospitalità che unisce gusto e cultura. E la cantina stessa, grazie all’architettura, si trasforma in landmark.
A cura di Katrin Cosseta
https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
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16 Settembre, 2022
Antonio Caggiano: cavaliere, geometra, fotografo, pittore, viaggiatore.
Antonio Caggiano: il vino per brindare alla vita. La vita del cavaliere Antonio Caggiano, del geometra Antonio Caggiano, del fotografo Antonio Caggiano, del pittore Antonio Caggiano, dell’artista Antonio Caggiano, del viaggiatore Antonio Caggiano.
Il Taurasi, il Fiano, il Greco Antonio Caggiano. Il metodo Classico Antonio Caggiano.
Antonio Caggiano è tutto questo. Mi permetto di dargli del tu perché me lo ha chiesto lui chiacchierando della sua vita, con il vino quasi in secondo piano. Certo mi dice è lui che ha portato le tecniche giuste in questa zona, a Taurasi. Ma lo dice così, disinteressatamente. Ci tiene di più a farmi vedere le sue foto scattate tanti tanti anni fa nel deserto. Gli sia accendono gli occhi quando parla di quei tempi e della meravigliosa donna che ha immortalato. Delle forme, della fotografia. Perché la vita scorre mentre l’obiettivo di una macchina fotografica coglie, immortala nei ricordi. Rende fisso nel tempo un attimo. Antonio Caggiano, il viaggiatore Antonio Caggiano ha girato il mondo e, come dice lui, si è divertito. E tanto. Meraviglioso come gli occhi gli brillino quando allude all’essersela goduta la vita.
Così mi dice Antonio. Del vino mi dice solo ha voluto dare al Fiano il nome di Bechar, città dell’Algeria, perché gli ricordava quegli anni passati in Africa. Il libro di foto la dice tutta.
L’ingresso della cantina è una galleria di un negozio di arte con foto, scattate da Antonio, il fotografo Antonio Caggiano e di quadri realizzati da Antonio, il pittore Antonio Caggiano.
Antonio ci tiene a farmi vedere come tutto in quegli spazi sia realizzato da lui, a mano, recuperando quanto riesce a recuperare dalla produzione del vino. Così con le botti, che si devono cambiare dopo i tre anni di invecchiamento del Taurasi, realizza tavoli, sedie, armadi. Tutto. Davvero tutto.
Si sa che nell’osservare quanto ci circonda non ci si può fermare alla superficie perché il meglio è sotto. Mai come in questo caso si tratta di verità. Perché la cantina di Antonio deve essere visitata per capire bene. Occorre scendere, scendere e ancora scendere.
Antonio, il geometra Antonio Caggiano, ha letteralmente scavato la collina ricavando con materiali di recupero ambienti dove conserva non solo il vino ma anche tutta la sua vita. Ogni ambiente, ogni piano, ogni nicchia custodisce vino in bottiglia o in botti ma anche oggetti utili alla sua produzione. La storia è qui. Un museo che affascina. Un misto di sacro e profano: nella grande sala scavata nella roccia, c’è una chiesa (non consacrata si affretta a dire) con l’altare e una grande croce incavata nel muro. Riempita di bottiglie di Taurasi.
Antonio ha fatto tutto ciò da solo, con le sue mani e con l’aiuto della sua gente.
Siamo a Taurasi, un piccolo gioiello dell’Irpina dove tutto è magico. Le vigne che circondano il paese sembrano tratte da un quadro per quanto sono belle, colorate, rigogliose. Bisognerebbe venire qui a vedere come l’eccellenza non sia prerogativa di zone più rinomate. L’Irpina, che da sola custodisce tre delle quattro DOCG della Campania, è terra verde, fertile, gentile. Come lo sono le persone. Schiette, genuine, buone. E il vino? Il vino passa quasi in secondo piano dinanzi a tanta passione, a tanta vita che vedi scorrere in ognuno degli ambienti che compongono la cantina, alla gentilezza delle persone. Ma come fa a non essere eccellente un vino, anzi i vini di Antonio? Un Taurasi (il Vigna Macchia dei Goti) che è prezioso, quasi invadente per la sua grandiosità e complessità. Le botti di rovere hanno fatto il loro dovere egregiamente. Il Fiano (Béhcar) e il Greco (Devon) vanto della enologia italiana non sono meno imponenti. Preferisco il Fiano a dirla tutta per la sua grande espressività e la grande sapidità. Oltre ai mostri sacri mi porto via una bottiglia di metodo Classico rosato da uve Aglianico pas dosè. Una chicca non ancora in commercio e che non vedo l’ora di stappare per apprezzarla al meglio. La cantina di Antonio Caggiano è la storia di Taurasi, del vino, dell’Irpina. È la storia e la passione di un uomo che sta passando il testimone al figlio ma con i piedi e la testa ben salda nella sua azienda. Uomini come Antonio, il cavaliere Antonio Caggiano, sono il vanto della nostra cultura che solo una terra meravigliosa come l’Irpina ci poteva regalare. Antonio Caggiano: il vino per brindare alla vita. Ivan Vellucci @ivan_1969
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Siamo a Taurasi, un piccolo gioiello dell’Irpina dove tutto è magico. Le vigne che circondano il paese sembrano tratte da un quadro per quanto sono belle, colorate, rigogliose. Bisognerebbe venire qui a vedere come l’eccellenza non sia prerogativa di zone più rinomate. L’Irpina, che da sola custodisce tre delle quattro DOCG della Campania, è terra verde, fertile, gentile. Come lo sono le persone. Schiette, genuine, buone. E il vino? Il vino passa quasi in secondo piano dinanzi a tanta passione, a tanta vita che vedi scorrere in ognuno degli ambienti che compongono la cantina, alla gentilezza delle persone. Ma come fa a non essere eccellente un vino, anzi i vini di Antonio? Un Taurasi (il Vigna Macchia dei Goti) che è prezioso, quasi invadente per la sua grandiosità e complessità. Le botti di rovere hanno fatto il loro dovere egregiamente. Il Fiano (Béhcar) e il Greco (Devon) vanto della enologia italiana non sono meno imponenti. Preferisco il Fiano a dirla tutta per la sua grande espressività e la grande sapidità. Oltre ai mostri sacri mi porto via una bottiglia di metodo Classico rosato da uve Aglianico pas dosè. Una chicca non ancora in commercio e che non vedo l’ora di stappare per apprezzarla al meglio. La cantina di Antonio Caggiano è la storia di Taurasi, del vino, dell’Irpina. È la storia e la passione di un uomo che sta passando il testimone al figlio ma con i piedi e la testa ben salda nella sua azienda. Uomini come Antonio, il cavaliere Antonio Caggiano, sono il vanto della nostra cultura che solo una terra meravigliosa come l’Irpina ci poteva regalare. Antonio Caggiano: il vino per brindare alla vita. Ivan Vellucci @ivan_1969
14 Settembre, 2022
ROSSO MANDURIA
Rosso Manduria, ovvero pantone rosso rubino scuro, dalle mille sfumature brillanti, di ossidi di ferro, di sabbia, di calcare, di origine alluvionale e argille.
Tante sono le componenti del terreno della Doc Manduria, Doc storica e ben radicata, divisa in alcune zone che si potrebbero quasi delimitare come cru, proprio a dar vita al tradizionale concetto di terroir di questa denominazione.
Un triangolo di Puglia
Ed è da questo triangolo di Puglia fra le province di Taranto e Brindisi (e fino ai comuni di Avetrana e Maruggio), compreso fra lo Ionio e l’Adriatico, che ha luogo di vocazione il Primitivo di Manduria. Uva già esistente all’epoca greca e forse ancor prima portata dai Fenici. Dall’uva un vino antico che i pugliesi ancora oggi chiamano”Mjier o Mieru ” da Merum (vino schietto, di buona qualità e puro), in contrapposizione al “Vinum” composto da acqua, miele e resina.
Un vino che ha viaggiato fino a trovare una terra lontana dove mettere nuove radici. Questa terra è la California che chiama il Primitivo, col nome Zinfandel! La vera origine dello Zinfandel è stata smascherata da uno studio di ricerca voluto dall’ “Accademia dei Racemi”, associazione nata a fine anni ’90, con lo scopo di valorizzare e rivalutare il patrimonio enologico pugliese, soprattutto studiando le varietà autoctone Primitivo, Negroamaro e Malvasia Nera.
Un Primitivo tutto da scoprire
Perché il Primitivo trova la sua massima espressione in questo spazio di Puglia? E’ un vitigno che ama il mare, l’impianto di allevamento ad “alberello pugliese” basso, e ben si adatta al clima marino. In questo fazzoletto di terreno a circa 100mt sul livello del mare, il clima è caldo e con un’ escursione termica più elevata rispetto ad altre zone, che contribuisce ad una surmaturazione naturale delle uve. I terreni, prevalentemente argillosi e ricchi di ossidi di ferro, che si stendono su banchi di calcare di questa zona, donano le caratteristiche note di frutta rossa matura, note speziate e di erbe mediterranee, con un palato sontuoso ed alcolico ed un tannino morbido, di media acidità e con buona salinità, per un finale profondo ed elegante. Rosso Manduria, appunto.
La vendemmia si svolge in un periodo variabile, a cominciare dalla prima settimana di settembre, sui terreni argillosi e con suolo calcareo con poca idratazione, fino ad arrivare all’ ultima di settimana di settembre , come nel caso dello Zinfandel dell’ azienda Vinicola “Le Felline”, immerso in un terreno molto fertile e paludoso. Ovviamente nella scelta del periodo di vendemmia non gioca ruolo solo il tipo di terroir e la vicinanza più o meno al mare ma, come per tutti, l’andamento climatico!
La Cooperativa dei Produttori di Manduria
La realtà di cui vi parlo, di un vino con precise caratteristiche di qualità, espressivo del territorio e con una sua dignità, è il risultato ottenuto grazie all’impegno della Cooperativa dei Produttori di Manduria: accortasi del grande potenziale del Primitivo ne ha ribaltato le sorti, affrancandola dall’uso come semplice uva da taglio per note cantine francesi e del nord Italia.
Nasce quindi la doc Primitivo di Manduria nel 1974, che da disciplinare prevede la commercializzazione dopo il 31 marzo successivo alla vendemmia. Per la versione “Riserva”, sono 24 i mesi di invecchiamento ( di cui almeno 9 mesi di legno), entrambe composte al minimo 85% da uve Primitivo e il restante da uve a bacca nera non aromatiche.
Successivamente nasce la DOCG Primitivo di Manduria Dolce Naturale, da 100% Primitivo ed estratto secco minimo 24g/l.
Non solo Rosso Manduria
Non solo Rosso Manduria: nello stesso territorio, troviamo anche ottimi vini bianchi da vitigni autoctoni.
Il Bianco d’Alessano, con una buona struttura, fine e delicato, elegante con note floreali e di frutta bianca.
La Verdeca, il mio bianco del cuore, prodotto anche inversione spumantizzata: è strutturata, intensa con note erbacee e dal sapore asciutto e fresco.
Il Fiano dal color giallo paglierino, con frutti gialli e canditi e dalla spiccata acidità.
Le realtà presenti hanno ognuna una propria storia, legata alla famiglia, al contesto e al territorio.
I Produttori di Manduria sono la più antica azienda esistente dagli inizi del 900 che oggi conta 400 soci conferitori.
Qualche indirizzo non guasta
Luca Attanasio in Sava, a conduzione familiare, propone Primitivo in 4 versioni: Rosato fermo. Rosso giovane e rosso affinato in barrique ed un rosato con vinificazione in rifermentazione in bottiglia dalla particolare nota la di anguria che non ti aspetteresti in quest’uva, ma che è stata volutamente ricercata anche con la vendemmia precoce.
Paolo Leo a San Donaci, da azienda conferitrice di uve e vino sfuso, oggi produce diverse linee di prodotti rivolte a differenti mercati. Della linea ho apprezzato molto il Bianco d’Alessano e il Primitivo “Passo del Cardinale”con le sue note di frutti neri, fresco, strutturato e persistente.
Le Felline in Manduria, si presenta con il grande Palmento (antica vasca larga e profonda, con pareti in mattone, adibita un tempo, alla fermentazione e maturazione dei mosti) utilizzato oggi per lo stoccaggio dello spumante di Vermentino e delle barrique per l’invecchiamento del Primitivo. Qui la diversificazione del territorio è precisa e per ogni appezzamento si può degustare il frutto della selezione del cru. Molto deciso e caratteristico il Primitivo Giravolta da terreni calcarei. Questa azienda è stata la prima a recuperare l’ antichissimo vitigno a bacca rossa Susumaniello.
E Gianfranco Fino. Fortunato ad aver conosciuto il nostro amato Luigi Veronelli, da agronomo diventa viticoltore e oggi produce uno dei Primitivo più conosciuti e piu’ premiati di Puglia: “Es”, il rubino nero dell’ azienda, frutto di passione, sole, studio, dedizione e terroir!
In questo paradiso del palato e della vista, tutto il succo della tradizione si trasforma in nettare del futuro.
Nettare Rosso Manduria.
Di Valeria Valdata
@valery_and_the_wine
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12 Settembre, 2022
Enogirls, una nuova realtà al femminile
Enogirls, una nuova realtà al femminile al femminile che raccontiamo qui, nella rubrica Salotto Divino.
Le Enogirls sono Francesca Mafrici, Denise Oriani, Alessandra Pierotti. Sono tre: numero perfetto.
FP: Come vi siete conosciute? in che occasione e circostanza?
Enogirls: Ci siamo conosciute grazie ad Instagram. Abbiamo iniziato a seguirci e scambiarci pareri virtualmente, poi abbiamo avuto l’occasione di conoscerci di persona ad alcuni eventi dedicati ai winelovers ed è stata immediata sintonia.
FP: Perchè vi siete piaciute?
Enogirls: Per la spontaneità nel confrontarci, nel riuscire a scambiarci pareri liberamente senza alcun tipo di sforzo o di pregiudizio, ma in modo molto naturale e sincero.
Abbiamo tre formazioni diverse nel mondo del vino: FISAR, AIS e WSET. Ciascuna di noi è più forte e ferrata in un argomento cosi ci completiamo e arricchiamo, oltre che divertirci un mondo insieme.
FP: Dopo quanto e quando è nata l’idea di lavorare insieme?
Enogirls: L’idea è nata da Francesca, spinta dalla voglia di creare un gruppo tutto al femminile. Tutte e tre crediamo che le donne abbiano una capacità e una spiccata sensibilità nell’organizzare, creare e gestire le attività in modo pragmatico e puntuale. Francesca ha visto nelle peculiarità di ciascuna una componente fondamentale per lo sviluppo di un buon gruppo di lavoro.
Dopo aver proposto ad Alessandra e Denise l’idea di fondare un team, le idee sono venute a cascata da parte di ciascuna: il nome, gli obiettivi e le tempistiche.
FP: Perchè un progetto legato all’enoturismo?
Enogirls: Perché è grazie al vino che ci siamo incontrate e legate. Ciascuna di noi sognava di avviare un’attività in questo settore per promuovere il territorio iniziando a piccoli passi, chi scrivendo, chi studiando, chi instaurando collaborazioni di vendita vino. Abbiamo tante belle realtà in Lombardia e sul territorio nazionale, a volte di piccole dimensioni, spesso a gestione familiare, che vale la pena scoprire, visitare e ascoltare. Ogni produttore ha esperienze e competenze diverse ed è giusto dare a ciascuno il suo spazio.
FP: Su quali punti di forza e originalità di basa il vostro progetto?
Enogirls: Ci rivolgiamo ad un pubblico inesperto e curioso, che ha voglia di avvicinarsi a questo mondo senza essere travolto da tecnicismi e formalità. La nostra idea è quella di divertire e allo stesso tempo fornire le informazioni base per mettere le persone in condizioni di bere consapevolmente, scegliendo il vino più in linea con i loro gusti. Siamo in grado di fornire sia esperienze personalizzate che di gruppo, romantiche e conviviali, accompagnando i partecipanti lungo tutta l’attività. Non solo vino però, vengono proposti, fatti conoscere e assaggiare anche prodotti tipici del territorio per un’esperienza più enogastronomica.
FP: Le donne e il vino, come vivete questo legame? come lo vivono i potenziali clienti?
Enogirls: Con passione, curiosità ed entusiasmo. Sempre più spesso ci troviamo a confrontarci con donne all’interno del settore: colleghe sommelier, produttrici, responsabili marketing e commerciali. Anche nel panorama social abbiamo stretto tanti legami con altre winelovers. Francesca fa parte di una Community internazionale tutta al femminile.
Il vedere l’intesa che si crea naturalmente tra noi quando siamo insieme unita alla voglia di scoprire questo bellissimo mondo del vino, stimola i clienti ad affidarsi e lasciarsi guidare e travolgere dal nostro entusiasmo.
FP: Obiettivi e progetti per il prossimo futuro?
Enogirls: A Giugno abbiamo lanciato il nostro primo evento ed ora ci sono tante idee e progetti in cantiere. Il primo viaggio enoturistico ( di cui avete qui il link alle stories Instagram) lo abbiamo organizzato nel territorio del Moscato di Scanzo, provincia di Bergamo. Una piccolissima DOCG da cui un passito rosso da vitigno autoctono, aromatico, unico al mondo. Prossimo appuntamento a ottobre, per scoprire il territorio dell’Oltrepò. Vi aspettiamo
Enogirls, una nuova realtà al femminile sicuramente da seguire, sia sui social che nelle visite enologiche che proporranno.
Francesca Pagnoncelli Folcieri
https://youtu.be/RakajXgmc-E
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10 Settembre, 2022
Cantine Artese e lo Zibibbo della Costa degli Dei
Giovanna è una ragazza minuta che ispira tenerezza al primo sguardo. Gli occhi ti scrutano senza giudicarti. Non sono severi. Anzi nascondono tanta felicità e fierezza.
Quando l’ho chiamata per dirle che ero già arrivato in cantina, un po’ prima del previsto, al telefono era quasi imbarazzata. Sarà forse stato per le rimostranze di un pargoletto di pochi mesi che era con lei e che reclamava le attenzioni della madre.
Oltre a gestire l’azienda insieme al marito e al fratello, Giovanna è anche mamma da pochi mesi. Quando si dice che le donne sono multitasking!
Cantine Artese è un’altra delle giovani realtà (sette in totale) della Costa degli Dei artefici di un percorso di riscoperta e valorizzazione di un vitigno come lo Zibibbo (o moscato di Alessandria) che abbiamo sempre bevuto dolce, magri passito. Difficilmente secco.
Si narra che lo Zibibbo venne portato dai Greci in questa meravigliosa terra dove gli Dei solevano passeggiare (da qui il nome “Costa degli Dei) e dove, grazie ai pendii con suolo di matrice vulcanica, riesce ad unire zucchero a sapidità e freschezza per renderlo così secco.
La cantina è poco più di un garage. Posta in un centro abitato dietro un supermercato, non è ovviamente adiacente alle vigne.
Trovarla, anche se ci sono le indicazioni, non è semplice. Piccola ma sufficiente per dar vita alle circa 35000 bottiglie su 8 ettari vitati. Particolari questi ultimi perché divisi in porzioni da un ettaro come se fossero dei cru. Particolari ma complicati da gestire.
Le vigne sono a Zambrone, fronte mare. Fronte Costa degli Dei. Il mare lo sento tutto, forte, impervio sia negli odori sia nella sapidità dello Zibibbo che assaggio (nel mio post Zibibbo Aramini maggiori dettagli). Un assaggio che mi sorprende per la sua carica e piacevolezza. Per i sentori di zagare, di frutti tropicali di iodio. Una persistenza non invadente. Una personalità spiccata. Se chiudo gli occhi mi ritrovo in riva al mare cullato dal vento.
La prima olfazione mi porta in luoghi dolci e le sensazioni sono quelle di un vino dolce e potente. In bocca però stupisce per la freschezza e sapidità. Oltre che per essere secco.
È piacevole chiacchierare con Giovanna perché fa della sua timidezza un punto di forza.
Mi parla delle difficoltà di questa terra e lo fa con la consueta dolcezza come a dire che la costanza e la voglia di fare, alla fine, paga.
Non vogliono sperimentare. Non hanno bisogno di creare prodotti particolari. Hanno vitigni antichi come Zibibbo, Magliocco, Greco nero, Mantonico, Calabrese, Malvasia nera. Perché sperimentare quando c’è ancora molto da fare per questi?
Come darle torto? Mezzi pochi. Tanta diffidenza in giro. Difficile emergere in un mondo così spietato. Eppure Giovanna ci crede e crede all’impegno che lei e la sua famiglia perpetuano. Giorno dopo giorno. Con fatica ma con energia. Costante, continua, senza sosta. Appare stanca e sarà forse perché deve anche fare la mamma. Ma non si ferma perché l’amore per questa terra e per i vini vince anche la stanchezza.
Rispetto del territorio e delle tradizioni per trasmetterle attraverso i sentori del mare e della terra. Non c’è verso di voler fare cose diverse. Questa è la grande forza di una piccola cantina come Artese. Ma è vincente perché poi tutto risulta evidente nei vini.
Vini che rispecchiano e rispettano il territorio e la storia di una terra dal passato glorioso come la Calabria. Anche nei nomi. Lo Zibibbo infatti si chiama, Aramini, antico nome di Zambrone. Poi Limani, Esetra, Aurum, Deum, Non mi dilungo ma il sito internet contiene tutte le informazioni storiche (Vini Artese)
Peccato davvero non avere la forza commerciale ed economica per promuovere lo Zibibbo secco ma anche il loro meraviglioso passito (sempre da Zibibbo) che pure di premi ne ha vinti.
Giovanna mi dice che riuscire a vendere una bottiglia di passito a 22€ da quelle parti non è semplice. Forse perché non lo hanno ancora assaggiato penso io. Dovrebbero farlo invece.
Mi è capitato di sorseggiare uno Zibibbo Artese in riva allo stupendo mare della Costa degli Dei, dinanzi ad un tramonto meraviglioso. Non posso che dire: wow!
La Calabria, le sue spiagge, la sua gente, i suoi vini, il mare. Amarli diventa facile non appena toccati con mano. Senza pregiudizi, solo aprendo il cuore e la mente.
Ivan Vellucci
@ivan_1969
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