Arrow Right Top Bg

17 Febbraio, 2022

Googreen, mercato della biodiversità, nel centro di Torino

Il viaggiatore che, sceso in città all’elegante stazione di Torino Porta Nuova, attraversa poi Piazza Carlo Felice per andare verso la centralissima Piazza San Carlo, con ogni probabilità – anche se non piove – nella fretta sceglierà di passare sotto i portici. E questo è un vero peccato, perché nel centro della Piazza ci sono i giardini Sambuy: dai portici certamente si riesce a intuire che in mezzo ci sia del verde, meno ad apprezzarne la quieta bellezza. Il noce, monumentale IL NOCE DEL CAUCASO – GIARDINI SAMBUY Giardini dedicati a Ernesto Balbo Bertone, Conte di Sambuy: viennese per luogo di nascita, sabaudissimo di costumi. Fu infatti Ministro delle Cerimonie di corte e sindaco di Torino verso fine Ottocento: se vi interessa la sua biografia forse è meglio iniziare con il rivolgersi a Wikipedia; quello che qui importa sono i giardini che ne prendono nome, dove il monumentale – nel senso di albero monumentale regolarmente censito nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia a cura del MIPAAF alla scheda 02/L219/TO/01 – Noce del Caucaso (27 metri di altezza e più di 6 metri di circonferenza) troneggia pacato. Questi giardini, visti dall’alto, appaiono come incastonati nella piazza, eppure, vissuti in passeggiata, appaiono restii all’utilitarismo urbanistico contemporaneo: fanno più da spazio di rottura con la quotidianità, da tempo per la propria serena ricreazione personale. Ideali per la proposizione di causalità alternative, quindi, a testimonianza di principi che normalmente si fatica a rappresentare, manco fossero cinguettii perduti nel traffico delle ore di punta o immaginifiche lagrime perse nella pioggia come in Blade Runner. La biodiversità, sulle bancarelle MERCATO GOOGREEN – GIARDINI SAMBUY Il mercato della biodiversità Googreen, appuntamento della seconda Domenica del mese, dalle 10:00 alle 19:00, realizza questa visione, esemplificandola: la difesa della biodiversità, la promozione della produzione locale, l’attenzione posta verso l’ambiente attraverso il riciclo e la scelta dei materiali di confezionamento: tutto mira alla riflessione sul rapporto che abbiamo con gli oggetti, sia pure nel paradigma migliorista del consumo consapevole. Riflessione lenta, Roma non fu costruita in un giorno. 40 produttori, consapevoli Toma di lanzo – mercato googreen In concreto, si trovano una quarantina di bancarelle-gazebo a esposizione e vendita di prodotti alimentari del territorio (verdure, formaggi, conserve, salumi, vini – visto dove ci troviamo – anche pochi, ma ci stanno lavorando), di piantine e fiori dai vivai e di altre proposte, comunque intonate ai temi del mercato. Qualche chicca? Ogni gazebo diceva la sua, ma alla fine io vado a finire sempre sul cibo: le paste ripiene, gli agnolotti insomma, la Toma di Lanzo, i salumi di Suino Nero Valdostano, i Canestrei di Vaie (con lo zabajone, mi raccomando), i gianduiotti artigianali; uscendo poi a fatica dal girone dei golosi… interessanti le borse da materiali riciclati, l’ecopack in cotone e cera d’api. Il cittadino, il turista, passa, osserva, s’incuriosisce, parla col produttore, riflette, semmai assaggia, qualche volta discute il prezzo e alla fine compra: nulla di nuovo sotto il sole, in fondo, soddisfatti i bisogni materiali, campiamo di storie cui diamo credito, e queste storie hanno la forza di modellare le nostre abitudini, tra le quali la soddisfazione dei bisogni materiali, appunto. Nulla di nuovo, si diceva, ma non per questo atto meno importante. Presentazioni e baldorie varie, ben organizzate Biscotti – Mercato Googreen Il mercato si fa poi pretesto: in questa cornice infatti, lungo la giornata, trovano spazio e animazione eventi culturali, presentazioni di libri, esibizioni di cantanti; assiste all’umano fermento il monumentale noce caucasico e all’apparenza ne resta atarassico – ma forse solo perché ancora non ne comprendiamo il linguaggio, potrebbe perfino esserne rallegrato. L’organizzazione di tutto il mercato è puntuale e discreta: Antonella, Alice, Francesca, Greta, Guido ed Emilia, dell’associazione Giardino Forbito di Torino, al lavoro fin dal mattino presto. Ci pensano loro: da fuori quasi nemmeno te ne accorgi, l’evento si svolge davvero assennatamente. Il centro città ha occasione per goderne, senza sopportarne disagio. A cura di Gian Paolo Ciceri @magnosolo
Leggi
Una bolla senza fine Arrow Right Top Bg

15 Febbraio, 2022

Bersi Serlini dal 1100 una bolla senza fine

Una bolla senza fine, dicevamo…siamo alle Torbiere del Sebino, accanto al lago di Iseo in Franciacorta, qui da circa 900 anni il Domaine Bersi Serlini produce vini che oggi sono raffinate bollicine. Ovunque si respira la storia, quella dei monaci di Cluny, della vicina Abbazia di San Pietro in Lamosa in Provaglio d’Iseo, che costruirono il fabbricato storico delle cantine, una dipendenza agricola e vinicola: grandi muri, costruiti con sassi di campo, con splendide volte a botte, a vela, a crociera. La dipendenza dai monaci di Cluny durò circa 700 anni per passare nel 1886 alla famiglia Bersi Serlini. Bersi Serlini, possiamo dire che Arturo Bersi Serlini sia il precursore del Brut in Franciacorta ed ancor oggi la cantina Bersi Serlini è un’azienda di proprietà famigliare, condotta da Agostino Migliorati, Amministratore Unico, insieme a Chiara e Maddalena Bersi Serlini. Le opportunità che offre Bersi Serlini al cliente sono molteplici  per garantire davvero “una bolla senza fine”. Anzitutto il vino, in particolare non posso non citare il Brut Anteprima, ovvero l’espressione principale del gusto Bersi Serlini, nato da un blend di uve Chardonnay e Pinot Bianco, raccolte a mano rappresentanti armonia e spontaneità nel bicchiere. Per coloro che, invece, seguendo i nostri itinerari, desiderano recarsi in visita le opzioni sono davvero tante. Anzitutto la location. Partendo dalla reception ,Bersi Serlini, coniuga l’unicità dell’architettura paesaggistica dei filari con architetture storiche e d’avanguardia, unendo con sapienza antico e moderno in modo assolutamente riuscito.All’interno l’arredo delle sale riflette la scelta di famiglia di rendere omaggio alla storia del Design Italiano ed Internazionale, mettendo insieme pezzi da museo ed offrendo diverse sale uniche, dagli Specchi alla sala del 1100. Le visite si possono effettuare su prenotazione, scrivendo a bersiserlini.it e si possono visitare entrambe le cantine, i vigneti, e procedere a degustare diversi vini sempre accompagnati da ottimi taglieri con prezzi da 18€ a 50€ a persona. Per gli appassionati, Bersi Serilini offre anche degustazioni bendate e sensorali, oltre che esperienze notturne e picnic personalizzati, una degustazione unica ed esclusiva di gustose prelibatezze in abbinamento ad un Franciacorta. Infine, la chicca: il ristorante più piccolo della Franciacorta, una casetta immersa fra i vigneti dove i vini ispirano l’estro e l’arte degli Chef, che realizzano un progetto unico nel suo genere, per un’esperienza culinaria indimenticabile, immersi nella Riserva Naturale delle Torbiere. Date queste opportunità, non resta quindi che aspettarvi! A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

12 Febbraio, 2022

La solidarietà che riappacifica, si scrive Velenosi, si legge generosi.

  La solidarietà che riappacifica e la racconto così come é andata: nel tratto autostradale tra Arezzo ed Ascoli Piceno, mentre il sole di Febbraio si affrettava a coricarsi lasciando il cielo livido di strisce rossastro-violacee, ascoltavo alla radio una discussione sulle ragioni del clamoroso successo di “Abcdefu”, pezzo di Gayle che dice ‘fxxxx you’ ogni tre per due. Successo socio-psicologicamente spiegato proprio così (in estrema sintesi):la pandemia, le restrizioni e l’incertezza hanno estremizzato un clima di risentimento in cui ad andar di moda, oggi, sono sentimenti di odio e ribellione. Punto. I giovani si ritrovano in un testo che fondamentalmente manda tutti a ‘quel paese’ (in maniera un pochettino più scurrile). Punto. Non riuscendo a confutare questa cinica chiave di lettura, mentre procedevo verso est, veloce come i miei pensieri, non potevo fare a meno di inquietarmi. A bilanciare questo mortifero senso di disagio sociale interveniva però in soccorso la freschezza di sentimenti di una realtà aziendale cui sono ogni mese più legato: Velenosi Vini. Da che li ho conosciuti, sul far dell’estate, ho avuto modo di approfondire molto la loro realtà aziendale e venendo a contatto con buona parte dello staff, mi sono convinto che i sorrisi, il clima disteso e la schiettezza dei colleghi e dei titolari siano il chiaro specchio della trasparenza d’animo e dell’altruismo di una famiglia che ammiro sempre più professionalmente (e qui mi capirete tutti) ma ancor più umanamente (ed è proprio per questo che sto scrivendo). In Velenosi si guarda al futuro ma lo si fa coniugando la determinazione nell’agire con il giusto contemperamento dei sentimenti e degli interessi, con il braccio e con il cuore. Insomma non c’è solo l’utile, ci sono cose molto più importanti. Una visione ottimistica in cui bisogna dare oggi per creare domani. E per costruire qualcosa di buono per un futuro migliore per noi e per i nostri figli sarebbe opportuno spogliarsi di cattivi sentimenti e farci carico delle nostre responsabilità, restituire e condividere ciò che la vita e la fortuna ci hanno concesso. Il prossimo é importante tanto quanto noi. Di questo parlava Marianna Velenosi al telefono mentre mi informava riguardo all’iniziativa di cui sto scrivendo. Poche sere dopo mi ritrovavo in macchina in questo tratto autostradale, direzione Piceno. Il giorno seguente, 4 di Febbraio, l’azienda Velenosi Vini ha condiviso, nello storico Caffè Meletti di Ascoli Piceno, i risultati di un pregevole progetto di solidarietà sociale legato ad un’edizione speciale e limitata di Falerio DOC. Questa bottiglia rappresenta solo il prodotto finale di un percorso fortemente voluto dalla fam. Velenosi ed iniziato nel 2020 in collaborazione con gli ospiti speciali del Centro Diurno Socio Educativo Riabilitativo “L’Orto di Paolo”*.  Speciali in quanto affetti da autismo. Diversità vissuta come opportunità e non come limite è lo slogan attorno al quale si è realizzato il progetto e la presentazione è avvenuta non a caso nella giornata dei Calzini spaiati, iniziativa ricorrente ogni anno, il primo Venerdì di Febbraio, che punta a sensibilizzare sull’autismo e altre diversità. In sostanza si invita ad indossare due calzini diversi in quanto, nonostante l’apparenza, assolvono alla loro funzione perfettamente. Così come è stato per i ragazzi dell’Orto di Paolo che, partendo dalla vendemmia, hanno vissuto con entusiasmo le varie fasi del progetto arrivando persino a realizzare l’etichetta celebrativa, confutando il pregiudizio riguardo alla difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro di persone con disabilità. Grazie alla vendita di questa Edizione Limitata, Velenosi Vini ha raccolto e devoluto al Centro Diurno socio-educativo un assegno da 7.000€ che sosterrà le sue attività. Ma il risvolto economico vuole essere soltanto a cornice di un progetto ispirato da sentimenti di umanità e solidarietà, un percorso steso in un momento storico molto delicato e difficile in cui questi ragazzi speciali hanno non soltanto ricevuto tanto dall’universo Velenosi, ma anche dato, lavorativamente ed umanamente, tant’è che si stanno già discutendo nuove vendemmie in collaborazione e nuove etichette più ambizione. Bellissimo. Tutto bellissimo. Mi piace avere una visione romantica ed ottimistica della vita e del mondo e sarebbe bello rappresentare metaforicamente l’uscita da questo interminabile periodo di buio globale come la coda di un lunghissimo e freddo inverno. Jovanotti ha già anticipato questo con “La Primavera”. Mi piace pensare che in primavera fioriranno i biancospini, come quelli dell’omonima via dove si trova l’azienda Velenosi Vini. Mi piace pensare che in Velenosi siano illuminati. Ora li sto ancora conoscendo, ma secondo me è così. Arrivato ad Ascoli Piceno la musica per radio é cambiata, cosi come il mio morale. Ed è passata anche “La Primavera” . Meno ‘fxxx you’. Piu ‘Brividi’. Gli stessi che dovremmo provare di fronte a questa solidarietà che ormai é divenuta merce rara ma che non dovremmo mai mancare di sottolineare, di condividere, di raccontare a tutti, con la speranza che il nobile gesto di uno ispiri altri a seguirlo. E’ bellissimo vedere come la solidarietà chiami altra solidarietà commenta Marianna. E secondo me questo è talmente importante da concludere qui. Dopotutto, come dice la Madre Teresa di Calcutta cui invece è titolata la mia via Quello che noi facciamo é solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno A Cura di Stefano Franzoni *L’Orto di Paolo, gestito dalla Cooperativa Sociale Pa.Ge.F.Ha Onlus di Ascoli Piceno è una struttura territoriale a ciclo diurno per soggetti con autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo o con gravi problemi di comunicazione e cognitivi.
Leggi
internazionalizzazione nel mondo del vino Arrow Right Top Bg

9 Febbraio, 2022

Il mondo italiano del vino. Il vino italiano nel mondo 

Una rubrica sull’internazionalizzazione nel mondo del vino. Questa la sfida lanciatami da WineTales che ho subito accettato con entusiasmo.  Non nego d’aver vissuto quel momento come il raggiungimento di un piccolo grande traguardo professionale. Dal 2011 mi occupo di mercati esteri: ho trascorso due anni in West Africa importando vino per il mercato locale, sono alla guida di una società il cui scopo è quello di accompagnare le aziende italiane all’estero, abbiamo gestito il nostro ufficio locale a Londra e, recentemente, ho avuto l’onore di entrare nel Consiglio Direttivo della Camera di Commercio Italiana per il Sud Est Asiatico.  Delineare il perimetro di questo spazio non è stato facile. L’internazionalizzazione nel mondo del vino è ormai diventato un argomento più che consolidato e molte aziende hanno iniziato, a vari livelli, a relazionarsi quotidianamente con gli aspetti di questo processo fondamentale per il proprio sviluppo. Inoltre, trattare questi temi con un taglio istituzionale e formale non sarebbe stato per nulla in sintonia con lo spirito informativo e coinvolgente, tipico di WineTales Magazine.  Nasce così “InternazionalMente” una rubrica dedicata all’internazionalizzazione del vino, ai mercati esteri, ai casi di successo, a quelli di insuccesso e a tutti gli specifici trending topics del momento.  Partiamo dal nome: InternazionalMente riassume l’essenza di quanto mi piacerebbe trasmettere in questo spazio. Non solo nozioni, dati e casi studio ma degli spunti, dei momenti di riflessione, degli input e delle curiosità che possano aiutare a formare nel lettore un pensiero e una visione critica e futuribile delle principali dinamiche internazionali.  Uno strumento insomma che possa contribuire a rendere ancora più internazionale il pensiero e la forma mentis di tutti gli operatori del vino.  Proseguiamo con il “claim” Il mondo italiano del vino – il vino italiano nel mondo.  Questo elemento intende delineare ulteriormente il campo d’azione della rubrica. Da un lato il focus sarà principalmente applicato sulle cantine italiane, sui vitigni, sui territori e sui prodotti. Dall’altro verranno poi esaminati specifici mercati, analizzate le principali strategie di avvicinamento, raccontati i maggiori macro contesti capaci di accogliere le eccellenze del nostro Paese.  Infine, lo scopo. Gli articoli che si avvicenderanno in questa rubrica non avranno la presunzione di insegnare nulla a nessuno. Serviranno per generare interesse, far scaturire riflessioni e discussioni. In questo modo, chi si affezionerà a “InternazionalMente” avrà un luogo dove tornare quando vorrà prendere spunto per una specifica attività estera o avere un’opinione informata su temi tanto attuali quanto fluidi. Temi che, nella maggioranza dei casi, non hanno un giusto o uno sbagliato ma possono assumere risvolti diversi a seconda di come vengono contestualizzati e raccontati.  Ecco quindi che la famiglia WineTales si allarga. Dopo Passione, Storia, Cultura, Design, Turismo e Legge, anche il “Pensiero Internazionale” entra a far parte di questo sistema per raccontare un comparto trainante per la nostra economia e per il nostro export nel mondo.  A cura di Riccardo Rabuffi
Leggi
Arrow Right Top Bg

8 Febbraio, 2022

San Leonardo, storia secolare distillata in rossi unici

Lo scorso novembre vi abbiamo parlato con Giuseppe Petronio della sostenibilità di questa cantina oggi nella mia rubrica vi parleremo dell’ospitalità di San Leonardo, storia secolare distillata in rossi unici. In Italia sono tanti i posti ricchi di storia, ma a cent’anni dalla Grande Guerra è davvero un piacere vedere come dal rosso del sangue oggi quella stessa terra possa offrire uno dei migliori vini rossi. Siamo a San Leonardo, una piccola frazione in Val d’Adige, dove si trova l’omonima tenuta che dal XVII secolo produce il vino che prende il nome dalla località. L’anima di San Leonardo è legata a doppio filo alla famiglia Guerrieri Gonzaga, viticoltori per 300 anni fino ad arrivare al primo enologo il Marchese Carlo, appassionato di grandi vini che da cinquant’anni dedica a San Leonardo la quasi totalità delle sue attenzioni e del suo tempo. Ha trasmesso passione e amore per la vite e il vino anche al figlio Anselmo che oggi amministra l’azienda ascoltando in ogni scelta sempre il cuore che batte per questa tenuta amata da tutta la famiglia. La superficie della tenuta ricopre in tutto 300 ettari. A partire da un’altitudine attorno ai 150 metri s.l.m. si trovano i 30 ettari di vigneto a bacca rossa. Su terreni ricchi di ciottoli, che furono il letto di una diramazione dell’Adige, sono state piantate le vigne del Merlot mentre è prevalentemente un suolo sabbioso quello che accoglie il Cabernet Sauvignon e le antiche vigne di Carmenère. Tutti terreni a bassa fertilità e ben drenati da cui nascono uve che una volta divenute vino garantiscono una quantità di antociani davvero inusuale, non solo per il Trentino. Nel 2015 San Leonardo ha iniziato il percorso di conversione all’agricoltura biologica che si è concluso con successo alla fine del 2018 ottenendo la certificazione. La forte escursione termica tra giorno e notte, molto sensibile anche nei mesi estivi, non solo dà spessore agli aromi delle uve ma ne dilata i tempi di maturazione. Durante l’intero arco dell’anno, in particolar modo nei mesi più caldi, l’Ora del Garda soffia impetuosa scaldando ed asciugando le foglie delle viti e preservandole dalle malattie, è un vero dono della natura. All’interno della tenuta si coltivano vitigni internazionali; il Carmenère, messo a dimora a metà del 1800, è la vera essenza dei vini di San Leonardo, allevato sia a pergola che a Guyot dona il carattere e l’identità al San Leonardo. Il Merlot piantato nei primi del 1900 e coltivato sia a cordone speronato che a pergola, regala invece rotondità e morbidezza. Al contempo il Cabernet Sauvignon, piantato dal Marchese Carlo nel 1978 e coltivato esclusivamente a cordone speronato, dona struttura ed eleganza. Nell’antica cantina di fermentazione si trovano le vasche costruite esclusivamente in cemento. Qui i nostri vini rossi fermentano spontaneamente, senza l’ausilio di alcuna tecnologia o di lieviti selezionati. Le fermentazioni durano in media non più di 15/18 giorni durante i quali vengono eseguiti molteplici rimontaggi e délestage. A fermentazione conclusa le vasche vengono svinate e le vinacce dolcemente pressate sotto l’attento sguardo dei nostri cantinieri, che si tramandano il mestiere da generazioni. Se avete pensato ora di andare a San Leonardo per assaggiare questi vini unici, dove il San Leonardo ve lo consiglio davvero, sappiate che potrete anche trovare Villa Gresti, luogo dove gli austriaci si arresero nel 1918 e firmarono l’armistizio per concludere un periodo davvero sanguinoso e così assaporare anche la Storia e non solo i sapori del territorio. Le visite sono fattibili da febbraio a novembre al mattino, durano circa 2 ore e prevedono una passeggiata che Partendo dalla corte nel borgo di San Leonardo, porterà l’ospite alla scoperta dei vigneti immersi tra i boschi e i giardini che circondano Villa Gresti. Seguirà la cantina di vinificazione la grande barricaia sotterranea dove nel silenzio affinano i vini, l’antico orto monastico con la collezione di rose ed erbe officinali, proseguendo con la visita al museo e alla collezione di trattori storici e terminando con l’antica chiesetta dedicata al culto di San Leonardo. Alla fine sarà proposta una ricca degustazione che comprende: Vette di San Leonardo, Terre di San Leonardo, Villa Gresti, San Leonardo e Trento Doc Marchesi Guerrieri Gonzaga nelle annate correnti. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

7 Febbraio, 2022

Nasce la prima guida social “I vini del Cuore”

“I vini del Cuore”, una guida per parlare di vino raccontando le emozioni suscitate da un assaggio che è diventato “speciale” per venti instagrammers. Ideata da Olga Sofia Schiaffino, sommelier e titolare del blog Wineloversitaly, la guida vuole dare voce alle esperienze autentiche di chi comunica il vino sui canali social, mettendo in risalto l’esperienza personale attraverso una descrizione principalmente orientata alla parte emozionale che ha suscitato la degustazione. La guida social “I vini del Cuore” si presenta come una raccolta di assaggi che hanno conquistato il cuore e il palato dei venti instagrammers.
Il 2 luglio 2021 dal profilo @wineloversitaly è stata promossa l’iniziativa di partecipare a una “non guida” – I vini del cuore- che raccogliesse gli assaggi che hanno generato emozioni e ricordi indelebili. I 45 “candidati” si sono cimentati postando una storia su instagram, descrivendo con una parola il loro rapporto con il vino e segnalando la regione di appartenenza.
Sono state scelte 20 persone attraverso un’estrazione in diretta, per rendere più che mai eterogeneo il gruppo, affidandosi ai principi della casualità e sincronicità.
Non si è voluto proporlo esclusivamente a sommeliers diplomati o degustatori, perché il senso del lavoro è stato quello di incentrare la descrizione sulla motivazione della scelta di quella particolare bottiglia, per quello che essa rappresenta per la persona, aggiungendo al racconto una descrizione organolettica facoltativa e alcune note sulla cantina.
Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo da parte dei partecipanti, cui è stato dato il compito di scegliere 5 vini di annate in commercio e recenti, tre di provenienza della propria regione e gli altri due da differenti zone geografiche, sempre italiane.
La guida, redatta grazie alla preziosa collaborazione di Annamaria Corrù @tannina.it inizia con la prefazione di Simone Roveda @winerylovers  mentre la postfazione è curata da Luca Grippo @lugrippo: una scelta volta a unire i mondi e la complessità del modo di comunicare il vino.
La guida I vini del Cuore è stata presentata in data 11 Dicembre 2021 presso la Cantina ANTONELLI e  l’azienda SCACCIADIAVOLI della famiglia Pambuffetti sempre a Montefalco durante un evento social organizzato da me @clarettablu, al quale hanno partecipato gli instagrammers insieme agli ideatori e curatori, per condividere esperienze e impressioni sul lavoro svolto e per raccontare uno dei 5 vini scelto da ciascun winelover. La presentazione è stata un momento toccante di vera condivisione e passione, dove oltre gli scambi di sorsi, si sono scambiate le emozioni dei partecipanti e dei propri racconti. Il progetto prosegue, fondendosi con il BiV (Buongiorno in Vigna) format radiofonico che si svolge sulla piattaforma di Clubhouse, cui intervisto e racconto le storie dei vignaioli e che vedrà il 24 e 25 aprile a Sestri Levante la prima festa, esposizione “I vini del cuore + BIV” in assaggio presso i banchi di degustazione, con la partecipazione dei produttori, operatori del settore e appassionati del mondo del vino. La guida la trovate su Amazon. A cura di Clara Maria Iachini 
Leggi
Arrow Right Top Bg

7 Febbraio, 2022

Anno Nuovo Vita Nuova

Anno nuovo, vita nuova Vale anche per Wine Tales che dopo qualche mese di assestamento, parte di slancio, con nuovi progetti e tantissimi buoni propositi – nonostante tutto –  verso questo 2022. Così, per necessità di chiarezza, riassumiamo in breve le due leve che ci muovono, i pilastri del nostro fare e narrare, i credo che ci hanno riunito attorno alle pagine virtuale di questo Magazine. Per noi, che ci siamo immersi in quest’avventura, il vino è vita ed è di tutti. Il vino è vita Da produttrice sostengo che per fare un vino serve prima sentirselo dentro, una necessità che diventa un fuoco sacro, un’attività che richiede continue scelte consapevoli e capacità di cambi di rotta anche all’ultimo momento. E’ necessaria la consapevolezza che tanto LEI, la Natura, madre e matrigna, è sempre e comunque più forte. Il vino è un’interpretazione della natura, e come tale si confonde facilmente con una filosofia di vita; può essere fatto in molti modi, può essere vestito in molti modi…per noi la cosa fondamentale è che sia buono. Il vino non è scienza, se non in parte, ma è magia, sapienza, azzardo, rischio, passione, tenacia. Il vino, al contrario del mondo in cui ci troviamo quotidianamente immersi, è lento. Il vino è pazienza. Il vino è di tutti per questo cercheremo di renderlo democratico anche nelle nostre descrizioni, nei nostri racconti. Non esistono, nel nostro immaginario, vini di seria A o B, vitigni blasonati e vitigni poveri, bottiglie di lusso contro vini da tavola. Si giudica la qualità, il resto è estetica e comunicazione. Ci interessano anche questi ambiti, ovviamente reali e necessari, ma il nostro focus è sul nettare che finisce nel bicchiere. Cercheremo di trasmettere più brividi che nozioni. Queste due premesse, questo nostro sentire, ci guiderà negli excursus culturali, territoriali, professionali, che proporremo attraverso le pagine web di Wine Tales Magazine. L’approccio è disincantato, certo, e al contempo appassionato. E’ a nostro avviso utile, per affrontare il nuovo che verrà, prendere atto che i cambiamenti sono, negli ultimi due anni, all’ordine del giorno, che le trasformazioni hanno inserito il turbo. Si rende necessario pertanto un coraggioso e totale abbandono dell’approccio al mondo, e al mondo del vino, avuto sino ad ora. Necessitiamo di nuove forme di pensiero, di socializzazione, di consumo, di conoscenza. Dobbiamo abbandonare i termini, le formule, le soluzioni, già conosciute ed evidentemente stanche perché incapaci di cogliere la necessità di diverso coinvolgimento del pubblico, del consumatore, dell’appassionato. Le strade percorse sino ad ora sono fin troppo conosciute ed esplorate, tracciamone di nuove. Chi siamo Siamo un collettivo eterogeneo (per età, provenienza, professionalità ecc.) accomunato da un’insana passione per il vino. Aspettatevi collaborazioni e punti di vista eterogenei, stili narrativi diversi, differenti modalità di comunicazione. Ogni persona è un universo, ogni vino è un mondo, inoltre de gustibus non disputandum est. Il vino che, per ognuno di noi, più o meno preparato sull’argomento, richiama alla mente colori, profumi, sapori, luoghi, cibi, amici, è esperienza personale e piacere collettivo. Il vino accompagna sempre momenti conviviali o di gioia solitaria!Soffermiamoci su questo allora, sul vino come godimento e accompagnamento necessario, per chi condivide questa passione, a rendere la vita più piacevole. E per farlo la cosa più importante è che sia molto buono. Buona lettura a tutti Winelovers e non… Francesca Pagnoncelli Folceri 
Leggi
Arrow Right Top Bg

1 Febbraio, 2022

Una bollicina con la C maiuscola...che arriva dalla nostra Franciacorta

A livello mondiale bere una bollicina con la c maiuscola si dice bere un calice di champagne, per indicare una tipologia di vino più che la zona di provenienza del medesimo. L’Italia non ha però moltissimo da invidiare ed ha tantissime eccellenze, sia nel Trento DOC, nell’Alta Langa dove vi avevo già dato dei suggerimenti, così come nel Prosecco e nella Franciacorta. Oggi desidero raccontarvi proprio di una particolarità della Franciacorta ed in particolare di Castello Bonomi per trovare davvero una bollicina con la c maiuscola. Il nome Franciacorta affonda le sue radici nel Medioevo, quando queste terre furono affidate a piccole comunità di monaci benedettini, esentate (francae) da tasse (curtes), affinché fossero bonificate e coltivate. Qui nasce il primo vino cosiddetto mordace, già nel XIII secolo, quattrocento anni prima che in Champagne. Terra di abbazie e di priorati, questa zona morenica delimitata dal Monte Orfano, dal Monte Alto e dalle colline del Lago d’Iseo, conosce il suo primo grande sviluppo nella produzione vinicola nella seconda metà dell’800, quando lo storico Gabriele Rosa poteva definirla terra di “eccellentissimi vini neri e bianchi”. Sulle pendici del Monte Orfano, gioiello in un meraviglioso scrigno, sorge il Castello Bonomi, unico Chateau della Franciacorta. Progettato alla fine dell’800 dall’architetto Antonio Tagliaferri. A Castello Bonomi ogni momento esprime la qualità! La tenuta ha una superficie di 24 ettari. I vigneti sono racchiusi nel meraviglioso anfiteatro naturale del Monte Orfano, e si sviluppano fino a 275 m.s.l. del mare con esposizione sud, sud-est, sud-ovest, nel comune di Coccaglio. Situati su terreni collinari, in parte su gradoni e circondati da un parco secolare, i vigneti godono di un particolare microclima, che con le sue influenze fresche e temperate dona alla zona caratteristiche peculiari ed uniche nel suo genere, tali da permettere una maturazione ottimale delle uve. I vigneti sono tutti piantati a cordone speronato, con l’ottimale densità di 5/6mila piante per ettaro. Il sistema d’allevamento e il sesto d’impianto scelti, garantiscono la bassa produzione e l’alta qualità delle uve che provengono da barbatelle francesi. In particolare, si coltivano lo chardonnay, che dona piacevolissime note fruttate e minerali e il Pinot Nero, con i suoi aromi complessi, che dà al vino struttura, carattere ed eleganza. La resa per i rossi di 1-1,2 kg. per pianta, per i bianchi 1-1,5 kg. e 1,5-2 kg. per i vitigni del Franciacorta DOCG. Una produzione volutamente contenuta per il massimo in termini di ritorno qualitativo. Da rimarcare le Cantine del Castello. Splendide antiche volte e affascinanti pupitre segnano il cielo e il percorso entro cui è scandito il lavoro dei lieviti e del tempo. Sono questi due degli elementi fondamentali, insieme alla passione e alla competenza dello chef de cave e della sua squadra, per raggiungere la qualità senza compromessi. Aventi estensione complessiva di più di 1500 metri quadrati, climatizzate a temperature differenziate adibite a barricaie consentono di affinare alle condizioni ottimali i vini bianchi, i vini rossi e i Franciacorta DOCG, in barrique di rovere francese. La produzione annua dell’azienda è di circa 150mila bottiglie: 100mila di Franciacorta CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucrezia e Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato; il resto diviso tra i Curtefranca: Solicano, Conte Foscari e Cordelio. Personalmente mi permetto di consigliarvi una etichetta che sembra davvero francese ovvero il Dosage Zero, che ho avuto occasione di assaggiare a più riprese ed è degna di uno Château davvero una bollicina con la c maiuscola. Chiaramente è possibile visitare la tenuta e le cantine, prenotandosi all’indirizzo di Castello Bonomi. Vi aspetto! Cristina A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
product placement Arrow Right Top Bg

28 Gennaio, 2022

Il vino al servizio di Sua Maestà

Prosegue da una diversa angolazione rispetto ai miei precedenti interventi sull’importanza di un’efficace e vincente comunicazione per conoscere, riconoscere, apprezzare, consolidare e, in ultima analisi, per far vendere un determinato vino e relativa etichetta, parlando oggi del fenomeno del product placement, sempre più diffuso ed utilizzato, anche se non sempre direttamente percepito, ma subliminarmente recepito da consumatori qui in veste anche di spettatori. A riportare in auge l’argomento delle promozioni pubblicitarie destinate al vino è stato l’ultimo film di 007, “No time to die”, che in questa edizione ha tenuto la scena da protagonista, scalzando l’immancabile champagne Bollinger, che qui se ne scorge appena la bottiglia, ma non viene più bevuto da Daniel Craig. Il vino in questione è un Rosso Bordeaux Saint Emilion Gran Cru Angelus, la cui annata 82 era già piaciuta a James Bond, avendolo apprezzato nel vagone ristorante che, nel film Casino Royale del 2006, lo porta, in compagnia di Vesper Lynd, in Montenegro. Come noto, il product placement (letteralmente “posizione di prodotto”) è la tecnica di marketing mediante la quale si realizza la collocazione di un prodotto o di una marca commerciale all’interno di una produzione cinematografica, televisiva, teatrale, sportiva… L’operazione in parola, secondo la normativa che lo consente  e la legittima sin dal 2004 con il decreto legislativo n. 28 a firma del Ministro per le Attività Culturali Giuliano Urbani, impone, tra le tante prescrizioni, quella principale per la quale il prodotto (o brand) da inserire in un’opera cinematografica e televisiva debba essere legata al contesto narrativo, così da rendere riconoscibile i segni distintivi, che debbano risultare come il frutto spontaneo delle scelte dei soggetti che vi prendono parte. E’ il connubio, in altre parole, tra la forza della comunicazione di un’opera per conseguire anche la promozione di brand diversi e in questo contesto, anche il vino ed altri similari prodotti (compresa la concorrenziale birra) possono trovare una collocazione adeguata e di sicuro ritorno di immagine. Gli investimenti in product placement, strumento ancora sottostimato e sottovalutato quale alternativa o complementare forma di investimento per la promozione commerciale, significa generalmente sostenere una spesa contenuta a fronte del potenziale ritorno in tema di pubblico raggiunto, ampio e diversificato, capace di essere diffuso in territori e nazioni non programmati, toccando più generi di potenziali consumatori, in grado di stimolare ed influenzare mode e stili di vita, giovandosi  dell’allungamento dei termini temporali di esposizione del brand al pubblico, senza che si debba mettere a budget una nuova voce di spesa. Anche il vino è apparso sin dall’inizio del fenomeno un prodotto versatile ad essere impiegato in operazione di placement, (in alcuni casi modesti purtroppo, ad iniziativa di consorzi di tutela di quel vitigno e di quell’appellativo), anche se come è intuibile, usare o descrivere un vino all’interno di un film non è un’operazione agevole, e se non viene collocato con la necessaria esperienza vicino ad un personaggio compatibile, in una sceneggiatura e una trama credibile con il messaggio che si intende trasmettere, si rischia di generare un effetto inverso a quello desiderato. Si parla in questo caso di “brand equity”, cioè la forza di un marchio che viene abbinato ad un determinato personaggio e che si ripropone anche nel tempo e al di fuori di una produzione cinematografica. Il discorso si fa sottile, ma più avvincente e le regole della comunicazione messe a dura prova! L’esempio torna bene proprio con 007, stimata icona che ha attratto sempre di più l’interesse e l’attenzione del mondo della pubblicità e dei consumi per essere il personaggio anche un simbolo di stile, successo, eleganza, prestanza e ancora tante positività. Da qui lo studio tra il peso di un brand e l’immagine associata. Il problema si è, per esempio, presentato quando per “Skyfall” la multinazionale olandese della birra Heineken ha messo sul piatto della produzione la modesta cifra di 45 milioni di dollari per essere inserita nel placement del fascinoso agente segreto. Gli esperti in comunicazione, proprio per evitare che si creassero delle dissonanze tra l’immagine assegnata (Bond) ed il peso del brand (Heineken), ha inserito la popolare bevanda in un’occasione creata ad hoc dalla produzione (desiderosa comunque di incamerare il corrispettivo messo a disposizione) e cioè quando 007 è depresso in riva al mare, barba lunga, vero “uomo” nella spiaggia turca di Calis Beach, tra Bodrum e Adalia, alle prese con le sue considerazioni esistenziali e più vicino ai problemi della quotidianità degli spettatori, ma torna al suo Vodka Martini (vodka e vermut) “stirring and not shaked” anche nella versione “Vesper”, in ricordo della Bond girl Vesper Lynd da cui il nome, cocktail composto da vodka, gin e un goccio di vermut Lillet Blanc quando ritorna ad indossare l’impeccabile smoking “al servizio di sua Maestà britannica”. Così operando l’operazione di product placement è vincente sia per il marchio, che per l’immagine associata e direi anche per la società di produzione, che grazie alla sottoscrizione dell’atipico contratto di product placement di origine common law, riesce a disporre di importanti risorse finanziarie prima e durante la realizzazione dell’opera cinematografica. Il vino, tra le tante apparizioni, è stato comunque fortunato “attore” anche in tante altre pellicole come, a titolo esemplificativo, il Riserva Ducale Chianti Classico Rufino in Rocky Balboa o in Sex and The City, ove dice la sua anche lo Shiraz che sorseggia Carrie (al secolo Sarah Jessica Parker), e ancora in Letters to Julliet ove hanno fatto bella mostra i vini Biondi Santi di Villa Poggio Salvi; il vino dei Feudi di San Gregorio nel film di Woody Allen “To Rome with Love”. E poi che dire del “Sagrantino 25 anni” di Caprai in “Holy Money” del regista belga Maxime Alexander, che è stato indicato come la risposta italiana a “Sideways – In Viaggio con Jack” con Paul Giamatti, e a “Un ottima annata” di Riddley Scott regista e Russel Crowe come protagonista. La versatilità e i diversi impieghi dei brand nelle produzioni cinematografiche offerti dalle operazioni di product placement,  (regola valida anche per tutti gli altri generi merceologici) comporta che quel prodotto, il vino ora per noi, sia recepito dallo spettatore in un tutt’uno con la trama e non già come momento pubblicitario per quella marca. E’ il caso, ad esempio, del timorasso “Derthona” nel film di Giovanni Veronesi “Non è un paese per giovani”, in cui i protagonisti, partendo da un equivoco sul nome del vino scelto, trovano l’occasione di spiegare che è più godibile con l’invecchiamento. Insomma è ormai acclarato che il vino costituisce, proprio per i valori e le declinazioni che in esso sono racchiuse, un “prodotto” capace di comunicare in funzione marketing per una sua maggiore commerciabilità e vendita, senza tradire però i significati, che un attento regista a un sensibile produttore possono far del vino risaltare come espressione del made in Italy, piuttosto che uno stile di vita, quello del saper gustare i frutti della natura, del godere di momenti di riposo, complicità, amore, riflessione, benessere, ma anche elemento di distinzione di un elevato standing culturale e di disponibilità economiche per colui che lo consuma. Tanto ancora sarebbe interessare sapere su questo argomento, che spazia dal marketing al diritto, passando dalla pubblicità all’opera d’arte che la ospita, al ruolo che le nuove tecnologie assolvono per una comunicazione aziendale di effetto e dirompente. Direi allora di darci appuntamento alla prossima uscita di “In legge veritas” per saperne di più. Avv. Paolo Spacchetti
Leggi