Best wine copertina Arrow Right Top Bg

26 Maggio, 2026

Best Wine Stars Milano. Una fiera Giovane

  Si è chiusa, lunedì 18 maggio, la settima edizione di Best Wine Stars la Fiera Internazionale di Milano dedicata al mondo del vino, spirits, food che riunisce centinaia di produttori nazionali ed internazionali. La cornice è sempre quella della suggestiva architettura Liberty del Palazzo del Ghiaccio, imponente e luminosa, inaugurata nel 1923 come pista di ghiaccio per eventi sportivi. Con i suoi 1.800 metri quadrati rappresentava allora una delle strutture più grandi al mondo, e ancora oggi conserva un fascino scenografico davvero unico. Per questa edizione Best Wine Stars ha promosso la collaborazione come Media Partner della nostra testata, Wine Tales Magazine, che, in collaborazione con altri magazine, nei tre giorni di attività ha coperto in modo capillare tutto ciò che è accaduto all’interno della manifestazione dando spazio alle aziende e alla loro voglia di comunicare. Un supporto che continuerà anche nelle prossime settimane con attività social e articoli di approfondimento. La crescita costante dell’evento è confermata dalla proposta dell’offerta con più di 1.200 etichette in degustazione, e soprattutto l’apertura di spazi inediti rispetto al passato come l’Area Bronze, un’ala della sala al piano superiore, pensata per favorire le piccole aziende emergenti e provenienti da territori meno rappresentati. Enzo Carbone CEO di Prodes Italia, ente organizzatore della Fiera. Con questa iniziativa riconfermiamo il nostro impegno nel sostenere e valorizzare, attraverso un aiuto concreto e mirato, le realtà promettenti che stanno ridefinendo il panorama del vino e degli spirits… In due giorni di Fiera io ed Emma abbiamo partecipato a talk, masterclass, molto interessante quella con i vini di Marisa Cuomo verticale di Furore Bianco, guidata da Adua Villa e Mattia Asperti, assaggiato olii, cibo, nell’area Mixology un gin “elettrico”, vini dealcolati, fatto interviste ma soprattutto assaggiato vini, tanti tanti vini, che ci piace raccontare. Campania La curiosità ci spinge subito verso l’area Bronze, a conoscere le piccole aziende rappresentate ed è un piacere rincontrare e riconfermare le ottime impressioni per la cantina Horatio. Siamo in Campania, nel Sannio, la prima volta che abbiamo conosciuto Orazio Iesce, giovane enologo e fondatore dell’azienda, ci aveva affascinato con i suoi vini, Campo ai Confini Falanghina 2024, un rosato DonnaRosae 2024 da Montepulciano 90% e Aglianico 10% ed un rosso Corte di Notieri Aglianico 2024 in purezza. In Fiera presenta anche la 2025 sia per la Falanghina che per il rosato. Vini riconoscibili, di carattere deciso ed elegante, dal corredo aromatico raffinato e fresco ricco di fiori di campo, di erba fresca e camomilla, di pesca bianca e di una fine nota minerale, con la 2025 che si prospetta, a nostro avviso, con una definizione e profondità gustativa ancora più ricca di dettagli. Abruzzo Quasi compagno di banco con Horatio nell’area Bronze c’è anche David Fanton di Tenuta Fanton, altra realtà giovanissima, alla prima vendemmia. Padovano, con una importante carriera lavorativa all’estero, e con un coraggio che sfiora l’incoscienza, ma che spesso determina il successo di una persona, David lascia tutto per un pezzo di terra sotto il meraviglioso cielo d’Abruzzo che ha come orizzonte l’azzurro del mare. Come scrive sul proprio sito “Una scelta personale. Non una eredità”. A Milano presenta tutta la sua linea. Che colpisce. Pecorino, Trebbiano e Cerasuolo legati da una freschezza dovuta alle vendemmie anticipate, sempre in equilibrio tra acidità anche di agrume, sapidità e struttura in primis ne fanno dei vini “dissetanti” e dal sorso vibrante. Hai voglia di berli. Puglia Un’altra cantina che ci ha colpito nell’area Bronze è l’Azienda agricola Antonio Buccoliero, siamo a Sava in provincia di Taranto, meno di un ettaro vitato ad alberello, in aridocoltura ed agricoltura di precisione per un Primitivo, E’ja 2022, che al primo sorso spiazza, tanto è atipico. Una vinificazione mirata a spogliarlo di balzelli e corredi talvolta eccessivamente compiacenti. Antonio predilige evidenziare l’essenza del vitigno, il corpo, la potenza, la morbidezza è sempre sostenuta da un avvolgente tannino e da una buona acidità, i frutti rossi ci sono tutti ma non sono mai troppo squillanti, il finale regala una bella nota di liquirizia, elegantemente ammaricante. Lo abbiamo assaggiato anche con dei fichi secchi di loro produzione: uno sembra completare naturalmente l’altro. E’ un vino che rasserena, un vino lento. Nelle parole di Antonio si mischiano tradizione, futuro, intuizione, passione, sapienza, e soprattutto sogno, quel sogno che insegue con i suoi alberelli e la sua vigna: farne un museo che sappia raccontare l’amore e la cultura di questo territorio alle nuove generazioni. In contrapposizione a questo Primitivo che si smarca dalla tradizione ne abbiamo assaggiati cinque che invece la tradizione la abbracciano, siamo stati al banco della cantina Attanasio Giuseppe, siamo a Manduria in provincia di Taranto. Un Primitivo vinificato in rosa, due in versione secca di cui una Riserva, uno da Vendemmia Tardiva ed un Passito. Sono vini che, pur cambiando registro, mantengono un filo conduttore chiaro: esaltare una caratteristica lasciando come sfondo un bouquet vellutato e grintoso. Nella vendemmia tradiva emergono le ciliegie sottospirito e la scorza d’arancia secca, il passito si muove sui fichi secchi e cioccolato, piccoli frutti rossi e un lieve tannino per il rosato, prugna e ciliegia, mentre le due versioni secche riportano alla classicità del Primitivo tra prugna, ciliegie, pepe nero, tabacco e grafite. Due interpretazioni molto diverse del Primitivo di Manduria, due stili lavorati con tanta consapevolezza e cercando una grande qualità. Restiamo in Puglia con una batteria di vini dominata dal Negroamaro + 1 Chardonnay. Siamo su terreni estremamente calcarei. Con la Tenuta Monacelli assaggiamo un Negroamaro vinificato in bianco dominato da una sensazione di mela verde, pompelmo, fiori di zagara, piacevolmente sapido ed acido, un bianco gastronomico. Sempre da Negroamaro un Rosato molto elegante dal colore corallo con riflessi violacei, delicato nell’esprimere la piccola frutta rossa come fragoline e litchi, rimane morbido e rinfrescante. I rossi della cantina sono un blend di Negroamaro, Cabernet, Syrah, uno vinificato solo in acciaio, come tutto il resto della linea, ed il secondo con un passaggio in botte grande. Entrambe le versioni portano in dote la potenza ed eleganza del Cabernet, i frutti rossi maturi del Negroamaro e la spaziatura dello Syrah, con una nota finale molto piacevole di cioccolato accentuata nella versione di botte grande. Morbidezza e struttura le caratteristiche principali. Molto riuscito. Chiudiamo la degustazione con il vino preferito dal titolare, uno Chardonnay avvolgente e robusto, con note evidenti di focaia e frutta a polpa bianca. Chardonnay di carattere. Marche Nelle Marche ci siamo soffermati su due realtà, l’Azienda Agricola Viconari e Tenute Polini, peraltro distanti pochi kilometri l’una dall’altra, entrambe in provincia di Ascoli Piceno. Raimondo ed Ettore sono due fratelli, giovani, alla guida dell’azienda Viconari, fondata dai loro nonni nel 1960. Attualmente vinificano 4,5 ettari, su una proprietà che ne conta 50, con uve Montepulciano e Pecorino per due etichette: Jone rosso IGT e Marche Bianco IGT. Due vini che in mezzo a tanto rumore, a tanti assaggi, a tante parole, ti rassicurano, ti accompagnano verso casa. Jone è generoso sia all’olfatto che al sorso, c’è piena corrispondenza, non gli manca nulla per ammaliare. Ha volume, struttura, persistenza, piacevoli note di eucalipto e liquirizia, di mirto e china, anche il tannino si lascia coccolare e cerca di non disturbare troppo. Marche Bianco ha una caratteristica che lo rende forse unico o poco ci manca, tutto il processo di vinificazione dalla fermentazione all’affinamento, viene svolto in barrique. Ha una ricchezza e profondità evidenti all’assaggio, una complessità di note che spaziano dalla nocciola al bergamotto, dalla ginestra alla vaniglia, dall’acacia ai frutti tropicali maturi e al melone. Le barrique sono a bassa tostatura il che li rende non invadenti e di fatto contribuiscono a rendere questo vino tanto atipico quanto buono. Alla Tenute Polini abbiamo imparato a conoscere un nuovo vitigno, la Garofanata, proposta con un metodo classico Brut, Leggerezza 2014. Francesca ci spiega che ha fatto 60 mesi di affinamento sui lieviti e 10 anni di remouage in cantina, per un risultato che ci ha proprio sorpreso. Bollicine fini e persistenti, un giallo quasi dorato, in bocca risulta cremoso e ancora molto fresco, la leggera ossidazione suggerisce uno scatto verso la frutta a polpa bianca e gialla molto matura, poi la frutta candita e la mandorla. Ha una persistenza davvero lunga lasciando la bocca appagata e in attesa del secondo sorso. Un vino che si presta a molteplici abbinamenti ed un vitigno che non conoscevamo e che va senz’altro approfondito. Friuli Monviert è una azienda storica del Friuli, a Cividiale in provincia di Udine. Alessio ci introduce a tutta la linea, ma ci impressiona un bianco molto particolare, Tricur Bianco 2018, un blend diviso tra Riesling renano 50% botritizzato in pianta e fermentato in barrique, Friulano 25% e Ribolla 25%. Elevazione tra acciaio e barrique di 48 mesi. Appunto, ci impressiona! Ha gli aromi suadenti del Riesling, la struttura del Friulano e la tannici ed acidità della ribolla, che subisce anche una leggera macerazione. Ci sono fiori bianchi di campo, come camomilla e sambuco, e fiori di acacia, albicocca, scorza di agrumi, la mineralità del riesling che gioca con l’acidità della ribolla, c’è la frutta secca, è un vino stratificato che esce un po alla volta. E’ un vino che rappresenta al meglio il potenziale di questo incredibile territorio. Spostandoci un po più ad Est, a Dolegna del Collio provincia di Gorizia, incontriamo Tenuta Stella ed i loro autoctoni, noi abbiamo assaggiato la Ribolla, la Malvasia e il Friulano, tre vini simbolo di questo territorio. Sono vini paradigma di questo territorio, esaltano a pieno le caratteristiche del vitigno con tanta eleganza. Quando si parla di identità del territorio si parla di questo tipo di vini. Sicilia La cantina Marino Abate ci accompagna all’assaggio dei vini siciliani, a Marsala in provincia di Trapani, attraverso una profumatissima Inzolia, linea Ricamo. Un vino dalla freschezza immediata che ti porta l’estate, è il classico esempio di macchia mediterranea come uno se la immagina, ginestra, maggiorana, cedro, pesca bianca, con una buona sapidità e lunghezza. Un bianco molto beverino. Di carattere diverso il Carricante Etna Bianco Mac, l’azienda possiede anche dei terreni sulla’Etna vicino a Catania. Nicola ci ricorda che siamo nella zona dei vini vulcanici, calcarei per eccellenza d’Italia, che dire, il sorso lo conferma. Con sentori sulfurei in evidenza, anche di zafferano, lascia poco spazio alla delicatezza e spinge sul carattere deciso, molto persistente e strutturato, con una freschezza acida ed un buona sapidità. 2023 l’annata ma può aspettare tranquillamente lo scorrere del tempo. E’ un vino incisivo. Chiudiamo la Sicilia con un frantoio, Lu Trappitu, di Fondiro in Provincia di Agrigento. Qui in Fiera presenta due olii Liola, il nome è un omaggio al genio di Pirandello, uno tradizionale con qualità di Nocellara del Belice e Moresca ed uno biologico con ulivi coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica sempre di Moresca e Nocellara del Belice. Ci ha colpito la freschezza e nitidezza degli aromi di foglia di pomodoro, di erba tagliata, di vegetale, ricco di erbe aromatiche e carciofo fresco, anche in bocca ci è molto piaciuto l’equilibrio tra l’amaro iniziale ed il piccante che esce piano piano fino ad equilibrarsi. Toscana La Toscana nelle fiere fa sempre la voce del padrone con tantissime aziende, noi ci siamo soffermati sulla Tenuta Gamberaio e Tenuta Dodici. Tenuta Gamberaio è una piccola realtà di Cetona, in provincia di Siena ai confini con Umbria e Lazio, vinifica solo bacche rosse di Sangiovese, Merlot e Foglia Tonda. Abbiamo molto apprezzato Gamberaio, da uve sangiovese, muscoloso e profondo ma maggiormente di facile beva rispetto a molti altri assaggiati, così come il Merlot, piacevolmente fruttato e tanto teso quanto agile al sorso, un perfetto equilibrio. Con Tenuta Dodici si arriva in Maremma, vicino a Grosseto, alla guida della cantina, di proprietà russa, c’è l’enologa Graziana Grassini. Noi abbiamo avuto occasione di assaggiare Schiava d’Amore, un Ciliegiolo rosato che con la criomacerazione diventa una caramella golosa, ciliegia, melograno e fragola accarezzano il palato, l’acidità equilibrata lo rende facile da bere, fresco diventa “un bicchiere tira l’altro”. Mentre con Occhi Neri, Merlot, si torna alla grandezza dei vini maremmani. E’ un susseguirsi si spezie dolci, vaniglia, more, violetta e accenni balsamici, con un corpo consistente e avvolgente. La migliore tradizione Toscana. Tutta la linea merita attenzione, dal passito di Viognier Taja ad Urga, blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Una curiosità: il nome dei vini sono un omaggio a Nikita Mikhalov, celebre regista russo che ha diretto anche Marcello Mastroianni in Oci Ciornie, da qui il Merlot Occhi Neri, fondatore con Konstantin Tuvykin dell’azienda Dodici. La cosa più bella della Fiera? Non un vino o una cantina, ma un aggettivo: Giovane, che spesso ritorna anche in questo pezzo. Come ormai è una felice consuetudine in queste occasioni si notano sempre più nuove cantine o volti giovani a rappresentare realtà storiche e familiari. Spesso sono ragazzi che hanno compiuto studi di agronomia od enologia, e che magari hanno fatto esperienza in grandi aziende in Italia e all’estero. Hanno idee molto chiare e parlano dei loro vini con sicurezza e del loro futuro con lucidità. Con la consapevolezza che ciò che conta davvero è costruire un progetto riconoscibile dentro il proprio territorio, svilupparlo e dargli identità. La propria firma.   Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
Mi trovi su Instagram come  @atti_a_divenire  
Leggi
Il Sabato del Vignaiolo FIVI. Il futuro del vino italiano ha già il volto dei giovani. Arrow Right Top Bg

26 Maggio, 2026

Il Sabato del Vignaiolo FIVI. Il futuro del vino italiano ha già il volto dei giovani

  nusquam est qui ubique est.
Chi è ovunque non è da nessuna parte. Il vino autentico, quello fatto da mani che conoscono la terra su cui si appoggiano ogni mattina, è l’esatto contrario: è radicato, preciso, inconfondibile. È da qualche parte. Ma è. È presente. È presente il vignaiolo in vigna perché questa ha bisogno del suo supporto. È presente in cantina perché le uve non sono solo trasformate ma cullate, curate, accompagnate nel diventare vino.  Il Sabato del Vignaiolo organizzato dalla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, è stato esattamente questo: un luogo preciso, scelto con cura e con senso. La Riserva della Cascina, nel Parco dell’Appia Antica, con i suoi banchi di degustazione disposti in fila lungo i filari che scendevano morbidi verso il verde profondo delle vigne lontane. Come se la storia stessa del vino romano si fosse fatta scenario per accogliere chi quel vino lo produce e chi lo ama. Faceva caldo. Il tipo di caldo che filtra attraverso la luce bianca di un pomeriggio romano a maggio, che si posa sulle spalle e fa brillare i calici come piccoli soli. Eppure nessuno sembrava soffrire. I giovani, e di giovani ce n’erano tanti con una presenza che è già di per sé un segnale, erano impegnati a tutt’altro: a sporgersi sui banchi, a fare domande, ad ascoltare. A scoprire. Tra le vigne si muovevano persino bambini, con quella libertà disinibita che appartiene solo a chi non ha ancora imparato a fingere che le cose si facciano per obbligo. Li guardavo correre tra i filari e pensavo a quando anch’io ero così, a quando la campagna era ancora un posto in cui perdersi senza paura. Li guardavo e mi rendevo conto che forse proprio quella scena era il messaggio più importante dell’intera giornata. Gli eventi come questo andrebbero ripetuti più spesso. Con più frequenza, più assiduità, più coraggio. Perché avvicinare le persone al vino non significa portarle in una sala buia con musica bassa e luci soffuse: significa portarle dove il vino nasce. Tra i sassi. Tra le radici. Sotto il sole che scotta e la terra sotto i piedi.  Cosa ho assaggiato di interessante Matèe. Antonella Pacchiarotti. Aleatico Bianco IGT Lazio Antonella Pacchiarotti ha fatto una cosa rara e coraggiosa: ha deciso che un solo vitigno bastava per fare del vino e farlo di qualità. Ha trovato l’Aleatico senza più mollarlo. Dal lago di Bolsena, da terreni vulcanici a cinquecento metri, ha costruito un mondo fatto di sei declinazioni di un’unica uva. Il Matèe è la sua versione bianca, quella che nasce dal clone più grande, più generoso di buccia, meno carico di colore. E già questo racconta qualcosa di un carattere che non si accontenta dell’ovvio. Nel calice è giallo paglierino con una luce viva, luminosa. Al naso arriva fresco, quasi improvviso, con una nota di agrume maturo. La scorza del cedro più che la polpa. Poi fiori bianchi, acacia, qualcosa di quasi mentolato che sparisce prima che tu riesca ad afferrarla. È un naso che sussurra e ti obbliga ad avvicinarti. In bocca è minerale in modo netto, quasi austero, con un finale sapido che fa venir voglia di ricominciare dall’inizio. Un vino che si spiega nel tempo, sorso dopo sorso. La tipica espressione di chi sa aspettare. Lepanto. Alberto Giacobbe. Cesanese del Piglio DOCG Superiore Riserva La storia di Alberto Giacobbe comincia nel 1939, con suo nonno Leopoldo che compra un appezzamento in cima al colle San Giovenale. Alberto è la terza generazione. Laureato in economia, aspirava ai numeri e alle statistiche e invece è finito nella vigna, trascinato da un affetto per la terra che alla fine ha avuto la meglio su qualsiasi calcolo razionale. Ha convertito tutto al biologico, ha introdotto nuove pratiche di coltivazione, ha fatto del Lepanto, Cesanese del Piglio Superiore Riserva prodotto da un vigneto impiantato nel 1952. Il simbolo di questa svolta. Il vino porta con sé il peso dignitoso di quelle radici vecchie di settant’anni e più. Rosso rubino con riflessi granati che si scaldano nell’aria di maggio, è un vino che inizia con frutta matura, more, mirtilli, una confettura di prugna che non è mai pesante e poi si apre su note floreali, spezie fini, un cenno di liquirizia che chiude in bellezza. In bocca è avvolgente, caldo, con tannini ben integrati che non graffiano ma sostengono. Un vino che porta la Ciociaria nel bicchiere con eleganza e senza complessità inutili. È pensare che non volevo assaggiarlo. Poi mi ha detto che era il vino dedicato al nonno. Non ho potuto esimermi. Raboso. Bellese. IGT Veneto Viaggio non breve, quello della famiglia Bellese: dal bacino alluvionale del Piave, dalle grave trevigiane, da quelle stradine sterrate tra le Guyot e le monumentali Bellussere che sembrano foreste in miniatura. Tre generazioni legate a questa terra dall’orgoglio di chi non ha mai smesso di coltivare ciò che il territorio ha da offrire. E il territorio, qui, ha da offrire il Raboso Piave, vitigno autoctono per eccellenza, spigoloso, brusco, anarchico nell’anima. Il Raboso di Bellese si presenta frizzante, con una spuma vivace e un rubino luminoso che promette acidità. E quella promessa viene mantenuta con generosità: la bolla è fine, il naso è un lampo di marasca, ribes rosso, fiori rossi appena colti. In bocca l’acidità è viva, quasi tagliente, ma mai aggressiva. È la freschezza di un vino che non vuole addomesticarsi, che vuole restare com’è, asciutto e vero. Un vino da pomeriggio caldo, da salumi e conversazione tra amici. Da berlo senza cerimonie. Da berlo. Arcaro. D.S. Bio. Maturano del Frusinate IGT Danilo Scenna ha scelto vitigni che non conosce quasi nessuno. Tra questi il Maturano. Antico, ostinatamente laziale, quasi scomparso prima che un manipolo di vignaioli testardi decidesse di salvarlo. Anche Cesidio Di Ciacca arrivato in queste zone dalla Scozia. La cantina D.S. Bio nasce nel 2012 tra le alture di Pescosolido, in Ciociaria. Lavora in biodinamica, seguendo le fasi lunari, rifiutando filtrazioni e chiarifiche, lasciando che il vino dica quello che ha da dire senza censure. L’Arcaro è un bianco che non assomiglia a nessun altro bianco. Giallo ambrato, velato, con quella torbidità che non è difetto ma lingua franca dei vini naturali veri. Al naso è un posto denso e affascinante: agrume ossidato, albicocca, camomilla selvatica, pietra calcarea bagnata dalla pioggia, resina di pino, un accenno di miele grezzo. In bocca è largo, sapido, quasi salmastro, con una lama acida che attraversa tutto e tiene tutto in tensione. Non è un vino per chi cerca rassicurazioni. È un vino per chi vuole essere sorpreso, destabilizzato, convinto. In Anfora. Donna Vittori. Cesanese del Piglio DOCG Donna Vittori nasce nel 2021 da un sogno condiviso tra amici, dalle mani di Maria Vittori e di sua madre Claudia Bettiol, da un borgo agricolo a Paliano che sa di comunità internazionale e di radici locali tenute insieme con cura. Il Cesanese del Piglio è il cuore di questa storia e la sua versione “in anfora”, affinata dieci mesi in terracotta porosa, ne è l’espressione più pura e più curiosa. Il contatto con l’anfora non aggiunge nulla che non fosse già nel vino: leviga, scalibra, restituisce. Nel calice il colore è rubino intenso con sfumature di violetto che cambiano con la luce. Il naso è ampio e aromatico: ciliegia fresca, lampone, fiori di campo, una polvere leggera come il profumo di una chiesa antica. In bocca è morbido, vellutato, con una tannicità elegante che non preme mai. L’anfora sembra togliere le pareti al vino, lasciarlo respirare senza blocchi. È il Cesanese in un modo che non ti aspetti, e per questo è il più commovente tra i rossi della giornata. San Tin. Poggio Baranello. Sangiovese IGT Lazio Rosso Silvia Pragliola e Lisa Gentili hanno costruito la loro storia a Montefiascone su 38 ettari affacciati sul lago di Bolsena a 450 metri di altitudine, in un territorio che il vino lo conosce da secoli. L’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone è la denominazione più antica e aneddotica d’Italia. Ma Poggio Bbaranèllo guarda avanti: biologico, artigianale, con pochi numeri e molta cura. Il San Tin è il loro Sangiovese IGT e si porta dietro tutto il vento che soffia dal nord, il baranèllo del dialetto martano, quel vento che non smette mai su quel poggio. Rosso vivace, dal carattere nervoso e diretto, il San Tin ha la schiettezza di un vino che non cerca di impressionare. Il frutto è fresco, la ciliegia è viva e non in confettura, c’è un’erba tagliata di sottofondo che dà freschezza e rimanda al paesaggio. Ma quello che più entusiasma è il geranio. Si, geranio. Più lo si annusa più sa di geranio. In bocca è agile, beverino nel senso nobile del termine. Un vino che non vuole fermarsi nel bicchiere ma vuole essere bevuto, vissuto, condiviso. Giovane e già bello. Costa di Basalto. Riserva della Cascina. Syrah IGT Lazio Biologico E poi c’è lei, la padrona di casa. La Riserva della Cascina è nata nel 1945, quando Giovanni Brannetti comprò un pezzo di agro romano e ci mise le radici insieme alla moglie Ida. Nel 1986 Giuseppe, figlio minore e erede di quella passione, acquista un vigneto nel Parco dell’Appia Antica, uno di quei luoghi dove Roma smette di essere città e diventa paesaggio. Biologico dal 1994, da sempre senza diserbanti né concimi chimici. Oggi c’è Silvia con tutta la sua freschezza e bellezza di una gioventù che ha fortemente voluto l’evento nella sua azienda. Il Costa di Basalto è lo Syrah che cresce sul fianco di una piccola collina basaltica, un suolo vulcanico che si sente in ogni sorso. Rubino profondo con riflessi porpora che sembrano viola in certe luci, è un vino che si annuncia con intensità: frutti rossi maturi in confettura, fragoline di bosco, viola mammola. Sotto a tutto apprare quella mineralità ferrosa, ferrosa davvero, come il sapore dell’aria vicino a un binario bagnato dalla pioggia. In bocca è secco, morbido, con una sapidità e una freschezza che bilanciano la struttura. Lo Syrah laziale su basalto è una rarità che vale il viaggio. Con il tempo diventa ancora più se stesso. Più minerale, più salmastro, più antico. Come il paesaggio attorno a lui. La giornata finisce com’è cominciata: con il sole che taglia le vigne obliquo, con le conversazioni che si trascinano oltre i banchi, con qualche bottiglia già acquistata stretta sotto il braccio come un tesoro. Manifestazioni come Il Sabato del Vignaiolo non sono soltanto mercati del vino: sono atti civili. Sono il modo in cui una comunità di produttori dice al mondo che esiste, che lavora, che ha qualcosa da raccontare. Il modo in cui il mondo risponde dicendo che vuole ascoltare. Ho incontrato persone. Ho rivisto amici come Cesidio Di Ciacca e le sue incredibili interpretazioni di Maturano. Oppure Nathalie Clarici di Terre di Marfisa e i suoi vini vulcanici. O ancora Michele Fanfarillo e suo papà Lorenzo che nelle terre di Olevano Romano hanno trovato una seconda vita con Migrante. Incontri. Racconti. Parole. Abbracci. Baci.  La FIVI ha scelto un luogo che è già storia, già racconto. E lì, tra le pietre dell’Appia e i filari di luglio acerbo, tra adulti con il calice in mano e bambini con i piedi nella terra, qualcosa di essenziale ha trovato il suo spazio. Il vino, quando è autentico, non ha bisogno di scenografie. Ma quando la scenografia è il Parco dell’Appia Antica, allora anche il vino più semplice diventa memorabile.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
Vino: nel 2025 le esportazioni italiane verso il Brasile crescono del 13,9% in valore, ancor prima dell'imminente entrata in vigore dell'Accordo UE – Mercosul Arrow Right Top Bg

26 Maggio, 2026

Vino: nel 2025 le esportazioni italiane verso il Brasile crescono del 13,9% in valore, ancor prima dell'imminente entrata in vigore dell'Accordo UE – Mercosul

  Le importazioni brasiliane aumentano del 6,8% e consolidano il Paese come primo mercato del vino in America Latina   L’Italia torna in vetta alla produzione mondiale di vino e rafforza la propria presenza sui mercati internazionali, con risultati particolarmente positivi in Brasile. Nel 2025 il Paese ha prodotto 47,4 milioni di ettolitri di vino, registrando una crescita del 7,5% rispetto al 2024, quando la produzione si era fermata a 44,1 milioni di ettolitri. Secondo i dati dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), questo risultato riporta l’Italia al primo posto nella classifica mondiale dei produttori, davanti a Francia, con 35,9 milioni di ettolitri, e Spagna, con 29,4 milioni. L’Italia si conferma anche primo esportatore mondiale di vino, con una quota del 21,8% sul totale delle esportazioni globali. Alle sue spalle si collocano Spagna (20,1%), Francia (12,8%), Cile (7,8%) e Portogallo (3,5%). Sul fronte dei mercati di destinazione, i dati Eurostat indicano che, in termini di volume, le prime cinque destinazioni del vino italiano – su un totale di 17,1 milioni di ettolitri esportati nel 2025 – sono Stati Uniti (19,5%), Germania (16%), Regno Unito (13,8%), Canada (4%) e Francia (3,9%). In valore, su un totale di 8,3 miliardi di dollari USA, i principali mercati sono Stati Uniti (23,5%), Germania (13,4%), Regno Unito (10,8%), Canada (5,6%) e Svizzera (5%). Tra i Paesi che mostrano la dinamica più interessante spicca il Brasile, verso il quale le esportazioni italiane sono aumentate in valore del 13,9% nel 2025 rispetto all’anno precedente, passando da USD 43,2 milioni a USD 49,2 milioni Anche il mercato brasiliano conferma la propria vitalità. Nel corso del 2025, le importazioni di vino sono cresciute del 6,8%, rafforzando il ruolo del Brasile come principale mercato di destinazione del vino in America Latina e come uno dei più rilevanti mercati extraeuropei per il settore. In questo scenario, la recente entrata in vigore dell’Accordo tra Unione Europea e Mercosul viene guardata con particolare interesse dalle imprese italiane, che vi vedono un’opportunità concreta per migliorare la competitività, ridurre le barriere commerciali e agevolare l’accesso dei vini italiani al mercato brasiliano. Per sostenere questo percorso, l’ICE – Agenzia per la Promozione all’Estero e l’Internazionalizzazione delle Imprese Italiane, in collaborazione con Veronafiere, organizza una partecipazione collettiva a Wine South America 2026, in programma dal 12 al 14 maggio a Bento Gonçalves, nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul. All’iniziativa partecipano 32 aziende italiane, con un portafoglio di circa 300 etichette provenienti dalle principali regioni vinicole del Paese. Giunta alla sua sesta edizione, la manifestazione si svolge nel cuore di una delle aree vitivinicole più rinomate del Brasile e si conferma un appuntamento strategico per produttori, importatori, distributori, enologi e operatori del settore. Per l’Ambasciatore d’Italia in Brasile Alessandro Cortese “L´importante presenza, poco dopo l’entrata in vigore dell´Accordo tra Unione Europea e Mercosul, di aziende italiane all´edizione 2026 di Wine South America, in numero addirittura superiore a quelle dell’edizione dello scorso anno che ho inaugurato con il Governatore, conferma, anche per il settore vitivinicolo, la rilevanza che il Brasile ha nel quadro del Piano d’Azione per l’export italiano nei mercati emergenti”. Secondo la Direttrice dell’Agenzia ICE per il Brasile, Milena Del Grosso, “gli eventi promozionali organizzati in Brasile in collaborazione con Veronafiere stanno già producendo risultati concreti nell’ampliamento della quota italiana sul mercato, anche se resta ancora molto da fare nei prossimi anni”. La partecipazione a Wine South America rientra inoltre tra gli eventi strategici ufficiali in Brasile nell’ambito di OpportunItaly (opportunitaly.gov.it ), il programma di accelerazione d’impresa promosso dall’Agenzia ICE e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per favorire nuove connessioni commerciali tra buyer, distributori, imprenditori stranieri e aziende italiane. Attraverso servizi digitali di business matching, una piattaforma avanzata per l’incontro tra domanda e offerta e contenuti dedicati ai principali settori strategici italiani, il programma sostiene lo sviluppo di partnership internazionali e la crescita globale delle eccellenze del Made in Italy. L’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane è l’organismo attraverso cui il Governo italiano sostiene il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle imprese italiane sui mercati esteri, promuovendo al tempo stesso l’attrazione di investimenti esteri in Italia. Grazie a una rete capillare di uffici nel mondo, l’Agenzia offre servizi di informazione, assistenza, consulenza, promozione e formazione a favore delle piccole e medie imprese italiane, valorizzando le eccellenze del Made in Italy con strumenti di comunicazione e promozione multicanale. La Redazione
Leggi
Arrow Right Top Bg

26 Maggio, 2026

Vignaioli Pepa. La terra che non lasciava liberi

Dall’Albania alla Costa degli Etruschi: una storia di radici, di acqua salata e di vino autentico   La mancanza. Alle volte si dice che certe storia non inizino proprio per mancanza di coraggio o di intelligenza. Fatmir Pepa ne aveva più della media di coraggio e intelligenza.  Ciò che mancava era un futuro visibile, di quella sensazione concreta che il domani possa essere migliore dell’oggi. In Albania, nel 1998, quella sensazione non esisteva. Fatmir aveva studiato. Diploma in agraria, poi una laurea in giurisprudenza: non era un uomo senza mezzi. Ma i mezzi intellettuali non bastano quando il sistema che ti circonda non ti lascia usarli. Il regime comunista di Enver Hoxha aveva tenuto l’Albania in uno stato di chiusura totale per decenni, e anche dopo la morte del dittatore la macchina del controllo continuava a girare. Non si era liberi di essere. Non si era liberi di creare. Non si era liberi di sperare. Poi sua madre viene a mancare. Quarantaquattro anni. Un’età in cui si dovrebbe essere nel pieno della vita. Fatmir rimane con il padre, la moglie Eglantina e due bambini piccoli, a coltivare una terra che non rende abbastanza. L’assenza di sua madre è la scintilla finale. Bisogna partire. In quegli anni, dall’altra parte dell’Adriatico, l’Italia cercava di gestire un flusso migratorio senza precedenti. Il governo Andreotti aveva risposto all’esodo albanese con la legge Martelli del 1990: uno strumento che distingueva i rifugiati politici dai migranti economici, escludendo di fatto la stragrande maggioranza di chi fuggiva. I blocchi navali erano diventati prassi. I profughi intercettati venivano rimpatriati. L’Europa aveva alzato il ponte levatoio. Fatmir sapeva tutto questo. E partì lo stesso.   Una busta di plastica e un cambio di vestiti La notte in cui sale su quel gommone a Valona, Fatmir lascia alle spalle tutto: la casa, il padre anziano, la moglie Eglantina, i due figli piccoli. Non ci sono i soldi per portarli tutti. Il viaggio in gommone costa già una fortuna per una sola persona; per quattro sarebbe impossibile. Porta con sé quello che si porta quando si parte senza spere se poter tornare: pochissimi soldi, quelli che ha, e un cambio di vestiti asciutti, chiusi dentro una busta di plastica. Non per farsi belli all’arrivo. Per avere qualcosa di asciutto addosso se il gommone si rovescia. Il gommone arriva in Grecia. Qui comincia la prima, durissima scuola della sopravvivenza. La polizia greca è violenta — Fatmir lo dice senza rancore ma con la precisione di chi impara a misurare le persone dai fatti. Si lavora per pochissimo, a volte per niente. D’estate si dorme all’aperto perché non c’è una stanza da pagare. Si mangia quello che si trova. Si impara a stare nascosti, a spostarsi di notte. La polizia era cattiva. Non come in Italia, dove sono comprensivi e ti trattano bene. Ma nemmeno la Grecia offre futuro. L’Italia è il vero obiettivo. E così inizia il viaggio più lungo: a piedi. Quasi un mese di cammino tra mille peripezie. Si attraversa la Grecia del nord, si trova da mangiare come si può, si arriva a Brindisi. Poi altri quattro giorni di cammino fino a Foggia. Ci arrangiavamo a fare tutto. Nessuno ci aiutava e nessuno ci dava da lavorare. Non so come abbiamo fatto. Qualcuno lassù ci ha aiutato. Da Foggia a Marcianise, vicino Caserta. Qui qualcuno ci dà finalmente da lavorare. Campi, animali, sedici ore al giorno per un compenso da fame. Fatmir lo dice con quella sobrietà che solo chi ha davvero sofferto sa usare: “a pensarci oggi è stata una pazzia, ma non avevamo scelta. Pensavo a mia moglie e ai bambini e volevo regalargli quello che mi ero promesso: una vita serena e dignitosa.” Il lavoro onesto ti porta avanti e ti dà speranza. Quello disonesto, anche se più semplice, ti fa dormire sempre preoccupato e non sai mai dove vai a finire. La vera ricchezza è nel cuore. Un orologio da poco segna la stessa ora di uno che costa tanto. Non è una frase fatta. È una filosofia costruita sull’esperienza diretta, parola per parola, giorno per giorno. E in ogni bottiglia che questa famiglia produce oggi, quella filosofia si ritrova intatta.   Le bufale di Castelvolturno La voce passa tra i migranti come passa l’acqua in un paese assetato: verso Castelvolturno cercano manodopera. Campi e bufale. Fatmir parte di nuovo. Castelvolturno è una città complicata, piena di contraddizioni, ma per Fatmir è il posto in cui impara un mestiere che porterà con sé per sempre: lavorare la terra, pascolare le bufale, fare la mozzarella. Le mani che un giorno cureranno i vigneti della Costa degli Etruschi imparano la loro prima grammatica agraria qui, in Campania. Siamo nel 1995. I bambini hanno tre e cinque anni. Tre anni durante i quali Fatmir ha visto la sua famiglia soltanto nei sogni e in qualche rara telefonata. Tre anni in cui Eglantina ha cresciuto da sola due bambini piccoli, aspettando notizie dall’altra parte del mare. Adesso basta. Fatmir ha un permesso di soggiorno che gli consente di muoversi e viaggiare. Fa l’unica cosa che un padre può fare: riparte. Torna a Lushnje, vicino Durazzo, prende moglie e figli e organizza il ritorno. Con il traghetto non è possibile: Eglantina e i bambini non sarebbero ammessi. C’è un solo modo. Un altro gommone.   I bambini sulle spalle Questa è la scena che chi ascolta la storia dei Pepa non dimentica più. Il gommone parte di notte da Valona. Più di trenta persone. Non c’è posto per bagagli: ogni centimetro serve a una persona. Si punta ad arrivare alle prime luci dell’alba. Ma sulla spiaggia, verso Brindisi, la polizia è già ad aspettarli. Lo scafista non esita un secondo: spinge tutti in acqua e sparisce. Una parte dei passeggeri nuota verso la riva, viene soccorsa, verrà rimpatriata giorni dopo. Fatmir ed Eglantina sono già in acqua. L’acqua gli arriva quasi al petto. Hanno i bambini — tre e cinque anni — e li sollevano sulle spalle. Insieme ad altri due amici, approfittando del caos, puntano verso uno scoglio poco distante. La polizia li insegue fino alla riva, ma non entra in acqua. Li cercano tra i cespugli, nelle campagne intorno. Poi, soddisfatta della retata, desiste. Dietro quello scoglio, bagnati fradici, con due bambini tra le braccia, Fatmir ed Eglantina aspettano che il silenzio torni ad essere sicuro. Trovano chi in quegli anni era di ronda per portare i migranti lontano dalle coste, sfruttando chi non aveva altra scelta, facendosi pagare oro per un passaggio in macchina. Pagano anche quello. Poi la stazione. Un treno. Controllori con il cuore abbastanza grande da chiudere un occhio davanti a una famiglia con due bambini tremanti. E così, con una catena di piccole fortune e di grandi determinazioni, arrivano a Mondragone.   La prima casa A Mondragone, qualche giorno dopo l’arrivo, Fatmir conosce chi gestisce un’azienda agricola: tanta terra, tante bufale, una casa da offrire in cambio del lavoro. L’accordo è del tipo che Fatmir capisce al volo. Quello della fatica e della lealtà. Per la prima volta dal 1992, la famiglia Pepa ha un tetto tutto suo. I bambini vanno all’asilo e finalmente tutti e quattro hanno il permesso di soggiorno in regola. Si lavora, si cresce, si mettono radici. Anni di stabilità in cui Erald e Antonio imparano che la fatica non è una punizione ma il modo in cui la famiglia si vuole bene. Poi, nel 2012, l’azienda dove lavora chiude. E tutto ricomincia da capo. La famiglia trova un appartamento in affitto a Mondragone. Fatmir guarda i figli Erald e Antonio e capisce che questa volta il nord lo affronta con qualcuno accanto. Lui ed Erald partono insieme per la Toscana. Prima tappa: Grosseto. Fatmir apre una partita IVA — non per convenienza fiscale, ma per sopravvivenza burocratica. All’epoca era l’unico modo concreto per rinnovare il permesso di soggiorno. Bisognava dimostrare di lavorare, e la partita IVA era quella porta. Da Grosseto si spostano verso Pisa, poi oltre. Giardinaggio, potature, lavori di campagna: tutto quello che il territorio offre e che gli italiani non vogliono fare. Si stampano i biglietti da visita — un gesto piccolo e insieme enorme, la dichiarazione pubblica che si è qui, si è seri, si è affidabili. Si lavora per poco, ma si lavora. Dodici, quattordici ore al giorno, senza sosta. Ogni quindici giorni, padre e figlio caricano la macchina e tornano a Mondragone. Mille chilometri di autostrada per stare qualche giorno con Eglantina e Antonio, poi di nuovo su, di nuovo a nord. Fatmir non regge la distanza. Ha già pagato un prezzo troppo alto alla lontananza, e non intende pagarlo ancora. Trovano una casa in affitto a Pastina, un paese nell’entroterra pisano dove nessuno li conosce e la gente, come spesso accade nei borghi chiusi, è diffidente verso chi viene da fuori. Non importa. C’è lavoro e loro si adattano, lavorano. La fiducia si conquista con i fatti. Glielo ha insegnato la vita. E poi, lavorando lavorando, arriva l’occasione. Siamo nel 2013   L’accordo con i banchieri svizzeri La Fattoria di Paltratico, sulle colline di Rosignano Marittimo sulla Costa degli Etruschi, appartiene a banchieri svizzeri che non hanno più voglia di badare alla terra. Non è raro: spesso chi ha molti beni finisce per non sapere cosa farsene. La terra richiede presenza, cura quotidiana, passione — cose che non si delegano a distanza. L’accordo è lineare e antico come la mezzadria: la famiglia Pepa si prende cura dei vigneti, li mantiene in modo impeccabile, e in cambio raccoglie i frutti della propria fatica. Eglantina, Erald, Antonio: tutta la famiglia si trasferisce e si mette al lavoro. Per la prima volta, il nome di questa famiglia finirà su una bottiglia. I primi anni sono quelli dei debiti pagati a costo di mangiare pane e formaggio — Fatmir lo dice senza sentimentalismi, come un dato di fatto. Si comprano gli attrezzi. Il primo trattore. Si reinveste ogni euro nell’attività, senza mai permettersi lussi. Anno dopo anno, la fiducia dei paesani arriva: quella fiducia silenziosa e concreta che si guadagna solo con anni di serietà.   La grande casa e la famiglia riunita Col tempo la famiglia acquista una casa nel paese. Ci pagano ancora il mutuo, e lo dicono senza imbarazzo, con la soddisfazione di chi sa che le cose vere si costruiscono con la pazienza. Non è un palazzo, non è una villa: è una casa grande abbastanza da contenere tutti. Ed è esattamente quello che serve. Fatmir ed Eglantina abitano al piano di sopra. Erald, che nel frattempo si è sposato e ha tre meravigliosi figli, vive al piano di sotto con la sua famiglia. Antonio sta con i genitori. Sotto lo stesso tetto, ogni giorno: colazioni insieme, decisioni insieme, fatiche condivise. C’è un solo conto corrente. Nessuno ha una macchina propria: si prende quella che si trova libera, dice Fatmir, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Nessuno è geloso degli altri. I proventi della fattoria vanno a tutti, i bisogni di tutti vengono soddisfatti da quel conto unico. È una struttura patriarcale, come quelle che l’Italia ha smesso di avere generazioni fa, sostituite dall’individualismo del benessere. I Pepa ne vanno fierissimi. Quando Fatmir lo racconta non c’è la minima traccia di nostalgia o di retorica: c’è la soddisfazione concreta di qualcosa che funziona, che tiene, che resiste. Di una scelta fatta ogni giorno, non una volta sola. Il fondo delle degustazioni: il futuro che si costruisce Nel 2025 la famiglia Pepa ha acquistato un fondo nei pressi della fattoria. Non è ancora aperto, non è ancora finito, ma nella mente di Fatmir è già vivissimo: sarà lo spazio dell’accoglienza, il luogo dove chi vuole capire davvero cosa c’è dentro una bottiglia della famiglia Pepa potrà sedersi, ascoltare, assaggiare. Il progetto è quello di creare una cantina di degustazione dove i visitatori, appassionati, buyer, turisti enogastronomici, possano incontrare la famiglia, vedere i vigneti, capire il metodo. Non un salone di rappresentanza patinato, ma qualcosa di autentico: una sala con i serbatoi in acciaio sullo sfondo, i profumi del mosto in autunno, le voci dei bambini fuori nel cortile. Il tipo di accoglienza che si ricorda perché è vera. Per una cantina come quella dei Pepa, con una storia così potente alle spalle, con vini dall’identità precisa e con un territorio, la Costa degli Etruschi, che sta conquistando attenzione crescente a livello internazionale, il progetto di enoturismo ha un potenziale enorme. La Costa degli Etruschi è a un’ora da Firenze, a due da Roma, con l’Arcipelago Toscano a portata di traghetto. È uno di quei territori che il turismo di qualità ha scoperto da poco e che porta visitatori sempre più attenti, disposti a spendere bene pur di trovare autenticità. E di autenticità, i Pepa ne hanno da vendere. La Fattoria di Paltratico: terra, metodo, filosofia I vigneti di Paltratico si distendono su 9,6 ettari di collina toscana, a pochi chilometri dalla costa tirrenica. Il territorio della Costa degli Etruschi porta nel nome stesso la sua storia millenaria: gli Etruschi avevano capito prima di chiunque altro che questa combinazione di suolo e clima era fatta per la vite. Argille e sabbie, esposizione al sole, brezza salina dal Tirreno: tutto concorre a dare alle uve una personalità che non si replica altrove. La distribuzione dei vigneti racconta già la famiglia: 2,5 ettari di Vermentino per l’unico bianco in gamma, 2,5 ettari di Cabernet Franc, 2 ettari di Sangiovese e 1,5 ettari di Cabernet Sauvignon. Dalle circa trecento quintali di uva raccolta ogni anno, la famiglia vinifica circa trentamila bottiglie. Il resto va ai grossisti per mancanza di fondi sufficienti a vinificare tutto: un limite temporaneo che il futuro si incaricherà di superare. La vinificazione avviene in una cantina del territorio, ma le decisioni sono interamente della famiglia Pepa. Sono loro a stabilire quali lieviti usare, quanto prolungare la macerazione, quanti rimontaggi eseguire, come diraspare, come affinare. Il lavoro della cantina è un servizio tecnico; la visione è tutta loro. Poi il vino passa in contenitori di acciaio inox e viene imbottigliato. Da quel momento è completamente loro. Niente barrique, niente tonneau, niente anfore. La scelta dell’acciaio è una scelta di rispetto: per il frutto, per il vitigno, per la verità di quel territorio. Ma Fatmir non chiude nessuna porta. In futuro non si sa   Il futuro Una cantina come quella dei Pepa, con una storia autentica, un territorio di valore crescente e una gamma di vini coerente e ben costruita, ha davanti a sé strade commerciali che oggi sono appena tracciate ma che potrebbero diventare autostrade. Il fondo acquistato nel 2025 è il primo tassello. La Costa degli Etruschi è uno dei territori enoturistici più promettenti d’Italia: a un’ora da Firenze, a due da Roma, con il mare a portata di mano e un entroterra collinare ancora integro. I visitatori che arrivano in questa zona cercano autenticità, storie, persone vere. I Pepa hanno tutto questo. Un piccolo spazio attrezzato per le degustazioni, un percorso tra i vigneti, la possibilità di incontrare la famiglia e sentire direttamente da Fatmir la storia di quelle bottiglie: è esattamente ciò che il turista enogastronomico di qualità cerca oggi. Fatmir non è un uomo che si accontenta. Lo si capisce dal modo in cui racconta il passato: ogni tappa è un trampolino verso quella successiva, ogni conquista il punto di partenza di qualcosa di nuovo. E nel futuro della Fattoria di Paltratico ci sono alcuni percorsi che meritano di essere esplorati. Camminare tra i filari di Paltratico sapendo quello che c’è dietro ha un effetto strano. Non si vedono solo le viti: si vede un gommone di notte, si vede una busta di plastica con un cambio di vestiti asciutti, si vedono due bambini di tre e cinque anni alzati sulle spalle di un uomo con l’acqua al petto. Si vedono i biglietti da visita stampati con i pochi soldi rimasti, i giorni che mancano per tornare a Mondragone e abbracciare la famiglia. Si vede la grande casa con il mutuo ancora da pagare, il conto corrente unico da cui ognuno prende quello che gli serve, le macchine di tutti che non sono di nessuno. Si vede la terza generazione che gioca tra i filari senza sapere ancora che quei filari un giorno saranno suoi. Fatmir non parla di punteggi o di guide. Quando descrive i suoi vini usa sempre la stessa parola: onestà. Un vino onesto, senza fronzoli, che racconta la nostra terra e la nostra storia. Non è semplicità — è la cosa più difficile da ottenere: togliere invece di aggiungere, rispettare invece di correggere, ascoltare invece di imporre. Trent’anni fa Fatmir Pepa ha attraversato il mare con una busta di plastica. Oggi produce trentamila bottiglie all’anno su 9,6 ettari di terra toscana, vive con tutta la sua famiglia sotto lo stesso tetto, ha un fondo dove sta costruendo il futuro e dei vigneti che potrebbero ancora sorprendere chiunque. Non è un racconto di redenzione. È un racconto di lavoro. Di quello onesto, che porta avanti e dà speranza. Vino di famiglia, fatto con le mani e con il cuore. Non serve aggiungere altro.   Le cinque etichette   Sangiovese. Sangiovese 100% Il Sangiovese dei Pepa è il vino della tradizione: il più diretto, il più toscano, quello che meno ha bisogno di spiegazioni. Coltivato sui due ettari di Paltratico con la maggiore esposizione alla luce, racconto a mano al momento della piena maturazione, macerazione intensa per venti-ventiquattro giorni a temperatura controllata, sei mesi di affinamento in acciaio inox. Il risultato è un rosso rubino luminoso, morbido, con tannini ben fusi che allungano la persistenza senza mai appesantire. Al naso, ciliegia e prugna matura con delicate note speziate. Al palato, la sensazione immediata di qualcosa di onesto: niente di nascosto, niente di costruito. Per chi si avvicina per la prima volta ai vini di Paltratico, il Sangiovese è il punto di ingresso naturale: bevibile, versatile, capace di accompagnare con eleganza la cucina di tutti i giorni senza mai risultare banale. Per chi già conosce la gamma, è il vino a cui si torna quando si vuole qualcosa di schietto e vero. Pitò. Cabernet Sauvignon 100% Per Fatmir il Pitò rosso è il vino della donna e della famiglia. Non è una definizione enologica: è un’associazione emotiva, il tipo di legame profondo che solo chi fa vino con le mani e con il cuore riesce ad articolare. Il Cabernet Sauvignon in purezza, coltivato sull’ettaro e mezzo di vigneto più esposto alla brezza costiera, esprime carattere e personalità senza mai perdere la bevibilità. Il colore è un rubino profondo con riflessi violacei; il naso è intenso e complesso — ribes, mora, sentori vegetali tipici del Cabernet arricchiti da sfumature speziate —; il palato è strutturato, con una trama tannica ben integrata e un finale armonioso ed elegante. Il Pitò rosso è il vino che funziona meglio a tavola con le grandi occasioni: la bistecca alla fiorentina, i brasati invernali, i formaggi toscani stagionati. Ma è anche il vino che si apre meglio se stappato un’ora prima, lasciandolo respirare lentamente nel bicchiere. Un vino che non ha fretta. Come la famiglia che lo produce. Pitò. Vermentino Vermentino 100% Il bianco di punta, l’unico vino bianco della gamma, è anche quello che racconta meglio la vicinanza al mare. I 2,5 ettari di Vermentino di Paltratico ricevono ogni giorno la brezza salmastra del Tirreno, e quella mineralità marina si ritrova puntualmente nel bicchiere. La vendemmia è manuale, la pressatura soffice per preservare gli aromi primari. Il mosto, dopo decantazione a freddo, fermenta per venti-trenta giorni alla temperatura controllata di 16-18°C in serbatoi di acciaio inox. Sei mesi di affinamento in acciaio mantengono intatta la freschezza. Il risultato è un giallo paglierino brillante: fresco e fruttato al naso — mela golden, banana, agrumi, note floreali delicate — vivace e minerale al palato, con quella piacevole acidità che pulisce il palato e invita al sorso successivo. È il vino dell’estate, del pesce, del tramonto sul Tirreno. Ma è anche, nella sua semplicità apparente, uno dei vini più difficili da fare bene: il Vermentino non perdona gli errori in vigna né in cantina, e la versione dei Pepa dice con chiarezza che in vigna ci vanno ogni giorno. Franc. Cabernet Franc 100% Il Franc è il vino più complesso e strutturato della gamma: quello che richiede più attenzione e ripaga con più emozioni. I 2,5 ettari di Cabernet Franc di Paltratico sono il vigneto su cui Fatmir ha investito più aspettative. Il Cabernet Franc è un vitigno nobile e capriccioso: esprime la sua grandezza soltanto nei terroir che riesce ad amare davvero, e la Costa degli Etruschi, con i suoi suoli argillosi e la brezza costante dal mare, sembra fatta apposta per lui. Raccolta manuale con selezione rigorosa dei grappoli migliori, macerazione intensa per venti-ventiquattro giorni con estrazioni attente di colore e tannini nobili, sei mesi di affinamento in acciaio. Il colore è un rubino intenso con riflessi violacei. Il naso è avvolgente e stratificato: ciliegia e mora in primo piano, poi i sentori vegetali eleganti che sono il marchio di fabbrica del Franc — peperone verde, foglia di pomodoro — e in fondo le spezie, il pepe nero, il tabacco dolce. Il palato è carico, strutturato, vellutato, con tannini setosi che accompagnano un finale lungo e di grande armonia. Il Franc è anche il vino che più di tutti lascia immaginare cosa potrebbe diventare con qualche mese di legno. Un passaggio in barrique o in tonneau di rovere francese darebbe a questo vino una complessità ulteriore, arrotondando i tannini e aggiungendo profondità aromatica senza coprire l’espressione varietale. È una strada che Fatmir non ha ancora percorso, ma che tiene aperta con la curiosità di chi sa di avere ancora margini di crescita. Fusò. Cabernet Sauvignon 70% · Sangiovese 30% Il nome più personale di tutti. Fusò significa “fuso di testa”, e Fatmir lo dice ridendo — una di quelle risate brevi che contengono molta verità. Ma sotto l’autoironia c’è la filosofia più profonda di questa cantina: la fusione. La capacità di prendere due cose diverse e farle diventare qualcosa di migliore insieme. Come due culture, come due generazioni, come due paesi. Settanta per cento Cabernet Sauvignon, trenta per cento Sangiovese. I due mosti fermentano separatamente, ognuno con la propria macerazione, poi vengono assemblati e affinati insieme per sei mesi in acciaio, lasciando alle due anime il tempo di trovare il loro equilibrio. La struttura e la complessità del Cabernet si sposano con la freschezza e la vivacità aromatica del Sangiovese: il risultato è un vino rubino con riflessi violacei, elegante al naso — ciliegia, ribes nero, spezie dolci — carico ma perfettamente equilibrato al palato, con tannini setosi e un finale armonioso. Il Fusò è il vino più versatile della gamma: accompagna la cucina di tutti i giorni con la stessa disinvoltura con cui compare sulle tavole delle occasioni speciali. Non è un vino che urla; è un vino che conversa. Ed è forse, più di ogni altro, quello che racconta l’identità di questa famiglia: radici albanesi, terra toscana, apertura al mondo.   Lino Vellucci – Le Bischerate di un Sommelier
Leggi
Grillesino presenta il suo primo vermentino: l’essenza solare della maremma toscana in un calice Arrow Right Top Bg

25 Maggio, 2026

Grillesino presenta il suo primo vermentino: l’essenza solare della maremma toscana in un calice

  Grillesino, custode dell’autenticità enologica del litorale toscano, annuncia il debutto del Vermentino 2025 Maremma Toscana DOC, un vino che non è solo una referenza, ma il simbolo liquido di un territorio dove la macchia mediterranea incontra la brezza tirrenica.   La Tenuta Grillesino sorge in una delle aree più vocate della Maremma Toscana, tra terra e mare. Qui, la filosofia produttiva si fonde con un paesaggio selvaggio e luminoso, dando vita a vini che sono espressione fedele di un microclima unico: la vicinanza al mare gioca un ruolo determinante, conferendo alle uve quella componente organolettica salmastra e vibrante che è il marchio di fabbrica della cantina. Fino a oggi, i vini di Grillesino hanno sempre espresso le tonalità del rosso: il Battiferro Morellino di Scansano DOCG, Sangiovese (90%) con un saldo di Cabernet Sauvignon (10%) proveniente dal vigneto Granatelle; il Ceccante Maremma Toscana DOC, un vino simbolo per la Tenuta prodotto per la prima volta nel 1999 ( Cabernet Sauvignon in purezza a partire dall’annata 2021); il Kamarte Maremma Toscana DOC,  blend di Sangiovese (90%) e Cabernet Sauvignon (10%), si distingue per la sua morbidezza e gli aromi di frutti di bosco; il Nàcchero Toscana IGT, da uve Ciliegiolo, è un rosso fresco, vinificato in acciaio per preservare il frutto; il Niccolaio Maremma Toscana DOC, etichetta di grande fascino basata su vitigni a bacca rossa del territorio (Cabernet e  Sangiovese). Tenuta Grillesino e di Compagnia del Vino Con il Vermentino abbiamo scelto di tornare a dare voce ai bianchi maremmani, meno raccontati ma non per questo meno identitari. Il Vermentino Maremma Toscana Doc Grillesino, unica etichetta a bacca bianca della gamma, interpreta con immediatezza la luce, il vento e la prossimità del mare, restituendo una lettura del terroir che solo un vino bianco può offrire. È una tipologia molto richiesta della quale soffrivamo la mancanza: un vino diretto, fresco, prodotto senza rinunciare al rigore e alla qualità che guidano da sempre il nostro lavoro. Il Vermentino 2025 di Grillesino, prodotto in una tiratura di 6mila bottiglie, si presenta con un colore giallo paglierino brillante, impreziosito da riflessi verdolini che ne anticipano l’estrema freschezza. Al naso, è un viaggio sensoriale lungo le coste toscane, scandito da eleganti note di fiori bianchi intrecciate a sfumature erbacee di salvia e timo. Al sorso, l’ingresso è agile e lineare, dominato da un’acidità viva e da una sapidità che richiama – inevitabilmente – la salsedine marina. Un vino immediato, capace di raccontare la propria giovinezza con eleganza e scorrevolezza. La 2025 rappresenta la prima annata di questo nuovo percorso identitario. La vendemmia, avvenuta a fine settembre, è stata condotta prevalentemente a mano, rispettando la singola parcella per preservare ogni sfumatura del terroir. Dopo una pressatura soffice, la vinificazione è avvenuta in acciaio inox a una temperatura controllata di 16 °C, per mantenere intatti gli aromi varietali più delicati. Il vino è stato infine imbottigliato nel febbraio 2026, pronto per esprimere tutta la sua energia mediterranea. Il Vermentino Grillesino è il partner ideale della cucina di mare, dagli spaghetti alle vongole alle fritture classiche, ma la sua struttura lo rende perfetto anche in accompagnamento a carni bianche, formaggi freschi o a piatti vegetariani come fresche insalate estive, torte salate e verdure grigliate. Perfetto, ça va sans dire, come aperitivo. Pieds dans l’eau, possibilmente. IN SINTESI Denominazione: Maremma Toscana Doc Varietà: Vermentino Prima annata: 2025 Vinificazione: Acciaio inox a 16 °C Formato: 0,75 L Nr bottiglie prodotte:000 Prezzo in enoteca: 14 euro La Redazione
Leggi
Radovic. La nuova stella del Carso Arrow Right Top Bg

25 Maggio, 2026

Radovic. La nuova stella del Carso

  Tutto comincia qualche anno fa, in un wine bar di Lignano Sabbiadoro. Assaggio una Vitovska che mi colpisce, e mi colpisce ancora di più scoprire che il produttore lavora pochissime bottiglie. I piccoli mi affascinano da sempre, ed è lì che vanno cercate le chicche. Provo altre etichette dell’azienda, contatto il vignaiolo, e ai primi di agosto mi accoglie nella sua cantina. Siamo ad Aurisina, nel Carso italiano. Vi presento il giovane Peter Radovic, una delle nuove stelle della zona. Peter gestisce con la famiglia l’omonima azienda agricola, con annesso agriturismo. Producono un ottimo olio extravergine — l’Olio dei Venti — e Peter cura un ettaro di olivi e 1,2 ettari di vigna. Due fazzoletti di terra: uno qui ad Aurisina, l’altro più a nord, a San Pelagio. È un sabato pomeriggio caldissimo. Mentre lasciamo Aurisina per raggiungere il vigneto di San Pelagio, l’aria è gialla: sopra Duino, a pochi chilometri da noi, un altro incendio sta divorando il Carso. È un giorno triste per questa terra. Si vede il fumo dalle vigne, si sente l’odore nell’aria. Continuiamo la visita con quella sensazione strana di chi cammina tra i filari sapendo che, lì accanto, sta bruciando tutto. A San Pelagio, il più grande dei due appezzamenti, troviamo Vitovska di 25 anni, una Malvasia da un vigneto di 47 anni e due autoctoni rossi — Terrano e Krvavec, di una ventina d’anni — che in blend danno vita all’unico rosso dell’azienda, il Raro. Nel vigneto di Aurisina, oltre a Vitovska e Malvasia, ci sono tre varietà non ancora identificate: una sembra imparentata con la Glera, un’altra ricorda il Sauvignon, la terza è del tutto sconosciuta. Sono viti recuperate da un vecchio pastino — il classico terrazzamento carsico retto da muretti a secco — da cui è stata fatta una selezione massale per impiantare il vigneto attuale. Da queste uve, in blend, nasce l’Inkanto. Il terreno è quello tipico del Carso: poca terra, tanta pietra. Le viti devono scendere in profondità per trovare nutrimento, e da lì riportano in superficie la mineralità che riconosciamo nei vini della zona. Il clima è disegnato da due forze opposte: i venti dall’Adriatico e la Bora. Quest’ultima può essere problematica, ma in compenso tiene lontani funghi e malattie. In vigna si lavora a mano. Niente irrigazione, anche nelle estati più dure. Solo rame, zolfo e caolino, quest’ultimo per proteggere gli acini dal caldo. Rese basse, attorno ai 45 quintali per ettaro, vendemmia manuale. In cantina le fermentazioni partono spontanee, in vasche di marmo carsolino realizzate dai marmisti di Aurisina, famiglie che lavorano la pietra da generazioni. Il marmo aiuta a contenere la temperatura durante la fermentazione e a costruire complessità aromatica. Dopo la fermentazione i vini affinano in piccole botti di rovere usate, poi passano in acciaio e in bottiglia, ed escono in commercio dopo circa due anni dalla vendemmia. Scendiamo nella piccola cantina sotto l’agriturismo e degustiamo i vini in affinamento, compresi alcuni blend improvvisati al momento — perché Peter ha tanta voglia di stupire e tanta passione, e si lascia volentieri andare a sperimentazioni, che poi commercializza solo se le considera all’altezza. Quello che mi colpisce dai campioni di vasca è la pulizia e la precisione stilistica. Vini che sanno di mare e pietra. Malvasia con ingresso dolce sulle labbra e poi una sapidità che apre tutto. Vini eleganti, fini, e soprattutto vini di territorio. La strada è già tracciata, la visione di Peter è chiara e identitaria. L’azienda imbottiglia circa tremila bottiglie all’anno, con prima annata uscita nel 2018. Le etichette sono Marmor (Vitovska), Malvazija, Inkanto e il rosso Raro. Il Raro è l’unico vino in bottiglia che riusciamo a provare: gli altri, vista la produzione esigua, sono già esauriti. Naso fruttato, con erbe aromatiche, spezie e un’idea floreale sullo sfondo. Di gran beva — fresco, succoso, con un ritorno di frutta rossa al palato. Peter ci fa assaggiare anche un salame di loro produzione e i formaggi del fratello: avremmo voluto restare lì per ore, ma entrambi avevamo altri impegni. E poi, di vino, non ce n’era più. Si produce anche olio extravergine, da cultivar Bianchera, Frantoio, Leccino, Maurino e Pendolino. Bianchera in purezza, un blend di varie cultivar e alcuni oli aromatizzati da provare assolutamente. Produzione contenuta, ma tutta in loco e artigianale: il frantoio è all’interno dell’azienda. Viticoltura di pietra, difficile, fatta di cuore e amore. Territori che pochi vorrebbero lavorare, e dove invece c’è chi resta — chi va oltre le pendenze importanti e la fatica di coltivare sulla roccia, e da lì tira fuori vini identitari come in poche altre parti al mondo. Peter è uno di questi, e sta crescendo costantemente. Il futuro del Carso, che ormai è già presente, in una terra dove i maestri non mancano. Tre anni dopo Da quella prima visita è passato del tempo. Con Peter, nel frattempo, ho fatto numerose degustazioni e abbiamo costruito un buon rapporto. Quello che mi piace di lui è la voglia di crescere e di scoprire vini nuovi: organizza spesso degustazioni alla cieca, e mi è capitato di parteciparvi più volte. È un modo di stare nel vino che dice già tutto del suo carattere. Ho poi scoperto che il suo maestro è Benjamin Zidarich, presso cui ha anche lavorato per un periodo. È una scuola seria — una delle più serie del Carso — e nei suoi vini si sente. Le note di degustazione Malvasia Vizija — macerazione di sette giorni in tini di calcare di Monrupino. Al naso cedro, mandarino caramellato, pera matura, mela cotta, lavanda, susine. Originale, intensa, complessa, molto fine. In bocca sapidità e freschezza chiudono il quadro di una Malvasia lunga e persistente. Marmor — Vitovska macerata sette giorni in tini di calcare di Monrupino. Si apre sulla pietra focaia, poi arriva il floreale tra timo e camomilla, quindi mela, nocciola fresca, una vaniglia leggera. Bocca soprattutto sapida, buona freschezza, corpo discreto. Una Vitovska raffinata, che alla cieca con i maestri della zona ha fatto un figurone. Inkanto — da Vitovska, Malvasia e le tre varietà sconosciute delle vecchie vigne, macerazione di sette giorni. Cedro, bergamotto, camomilla, genziana, miele. Sapido, di buona persistenza. Malvasia Soline 2023 — la storia di questo vino merita di essere raccontata. In una vendemmia che ha dato risultati già notevoli, Peter si è accorto che due botti, in particolare, esprimevano qualcosa di diverso e superiore al resto della massa. Più tese, più precise, con un carattere a sé. Anziché ricondurle nel blend della Malvazija, ha scelto di imbottigliarle separatamente, dando vita a questa selezione. È il tipo di gesto che racconta un vignaiolo: l’ascolto delle botti, e il coraggio di seguire il vino dove vuole andare lui. Rispetto alla Malvazija della stessa annata, la Soline è più tesa, più minerale e più marcata sul registro floreale. Una Malvasia di selezione che, in degustazione, alza ulteriormente l’asticella di quello che si può ottenere in questo angolo del Carso.       Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo
Leggi
The Wine Tables: da anima ripartono le serate dedicate ai grandi vini Arrow Right Top Bg

24 Maggio, 2026

The Wine Tables: da anima ripartono le serate dedicate ai grandi vini

  Un nuovo calendario di appuntamenti esclusivi tra degustazioni d’autore e alta cucina: da maggio a novembre, protagonisti grandi nomi del vino internazionale e italiano, per un viaggio sensoriale nel cuore di Roma   Riparte il calendario esclusivo di The Wine Tables, il format firmato Anima, signature restaurant di The Rome EDITION, che celebra l’incontro tra alta cucina e grandi etichette del panorama vitivinicolo internazionale. Aires Da Silva, Head Sommelier del ristorante lavora fianco a fianco con Benito Colonna, Restaurant Manager, in un processo di selezione che è prima di tutto culturale. Insieme scelgono le cantine, studiano le etichette, assaggiano, si confrontano e immaginano. Un’esperienza immersiva e conviviale dove ogni appuntamento diventa un viaggio sensoriale guidato da protagonisti d’eccezione del mondo del vino. Da Anima, gli ospiti saranno accompagnati alla scoperta di storie, territori e visioni, attraverso etichette esclusive abbinate ai piatti del menu disegnato di volta in volta per l’occasione dell’Executive Chef Antonio Gentile. Il nuovo calendario si apre il 20 maggio con Champagne Boizel, espressione di una delle più prestigiose Maison di Champagne, fondata nel 1834 a Épernay. In occasione dell’evento, Florent Roques-Boizel e Federico Scolfaro presenteranno il Grand Vintage 2018, offrendo un approfondimento esclusivo sullo stile e sull’evoluzione della Maison. Il 4 giugno sarà la volta di Agricola Lanciani, cantina marchigiana, biologica, focalizzata su Pecorino e Montepulciano, per un approfondimento dedicato a una realtà emergente e dinamica del panorama italiano. Dopo la pausa estiva, gli appuntamenti riprenderanno il 21 settembre con Allegrini, simbolo dell’eccellenza enologica della Valpolicella, con una Wine Table dedicata alla presentazione delle nuove annate della cantina. Il 15 ottobre spazio a un’esperienza unica nel suo genere: un vero e proprio viaggio in Borgogna con tre cantine protagoniste distribuite da Allegrini Wine Distribution per esplorare le diverse anime di uno dei territori più iconici del vino mondiale. Chiude il calendario l’appuntamento di novembre con la cantina Ceretto, una delle firme più autorevoli delle Langhe. Con The Wine Tables, Anima si conferma punto di riferimento a Roma per gli appassionati e i professionisti del settore, proponendo un format capace di unire cultura del vino, alta gastronomia e convivialità in un contesto internazionale e contemporaneo. La Redazione
Leggi
Terre d’Aenòr incontra Casa Gregotti: il vino dialoga con l’arte contemporanea Arrow Right Top Bg

23 Maggio, 2026

Terre d’Aenòr incontra Casa Gregotti: il vino dialoga con l’arte contemporanea

  Alla Private Home Gallery milanese, la cantina franciacortina protagonista di una serata tra arte, vino e nuovi linguaggi espressivi.   Terre d’Aenòr nasce con un’identità precisa: interpretare il vino non solo come espressione del territorio, ma come gesto culturale capace di dialogare con altri linguaggi. Fondata nel 2018 e guidata da Eleonora Bianchi, la cantina si distingue per una visione contemporanea che sposa una filosofia completamente biologica che rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità dell’azienda, un impegno radicato nel rispetto della terra, nella passione per la viticoltura e l’enologia che si unisce alla ricerca estetica ed alla forte sensibilità verso il mondo dell’arte e del design. È proprio questo DNA, aperto ed interdisciplinare, ad aver dato origine alla collaborazione con Casa Gregotti, che fonde l’intimità di una residenza privata con l’energia di uno spazio espositivo. Ieri sera, in questo contesto raccolto e immersivo, si è svolto un incontro che ha visto Terre d’Aenòr dialogare con l’arte contemporanea in occasione della mostra La Strada dentro la Casa presentata dalla Galleria Laveronica di Modica. L’incontro nasce da una visione condivisa: costruire esperienze che vadano oltre la semplice fruizione, trasformandosi in momenti di scoperta e connessione. In questo contesto, il vino è diventato parte integrante del racconto artistico, accompagnando la visita alla mostra in un dialogo naturale con le opere. Le etichette di Terre d’Aenòr si sono inserite nello spazio della Casa come elementi narrativi, capaci di evocare paesaggi, gesti e sensibilità affini. Non una semplice degustazione, ma un’esperienza in cui il calice ha offerto una chiave di lettura ulteriore, più sensoriale e immersiva. La Redazione
Leggi
Il Movimento Turismo del Vino Lazio si è rinnovato e inauguriamo il nostro ritorno il 30 e 31 Maggio in occasione di Cantine aperte. Arrow Right Top Bg

23 Maggio, 2026

Il Movimento Turismo del Vino Lazio si è rinnovato e inauguriamo il nostro ritorno il 30 e 31 Maggio in occasione di Cantine aperte.

  Il Lazio ti aspetta per un weekend di scoperta, gusto e bellezza.   Le cantine della nostra regione aprono le porte per due giornate pensate per chi ama il vino, il territorio e le esperienze autentiche. Se stai ricevendo questa email è perché sei nella nostra lista di contatti che ci fa piacere invitare nelle nostre aziende a titolo gratuito, per presentarci se non conosci alcune delle nostre cantine socie o se invece già sei in contatto con alcune delle nostre realtà, per salutarle e scambiare qualche idea. Quest’anno l’atmosfera sarà ancora più speciale: siamo 12 cantine a partecipare e ognuna ha preparato un programma unico, fatto di degustazioni, passeggiate tra i filari, musica, attività all’aria aperta e momenti dedicati a chi vuole conoscere da vicino il lavoro di vignaioli e vignaiole. È l’occasione perfetta per vivere il Lazio in modo diverso, incontrare le persone che lo rendono unico e lasciarsi guidare dai profumi e dai sapori della nostra regione. Le cantine partecipanti propongono attività pensate per tutte le persone: dagli appassionati ai curiosi, dalle famiglie ai gruppi di amiche e amici. Ogni programma racconta una storia diversa, fatta di tradizione, innovazione e accoglienza. Potrai scegliere tra degustazioni guidate, visite in cantina, percorsi in vigna, laboratori, eventi culturali e tante iniziative che valorizzano il legame tra vino e territorio.   Qui di seguito il ricco programma:   DE SANCTIS WINERY _ FRASCATI 🍷 Cantine Aperte 2026 – 30 e 31 maggio Due giornate di esperienze tra vigna, cantina e convivialità nel cuore dei Castelli Romani.
Il Movimento Turismo del Vino Lazio presenta Cantine Aperte 2026, l’appuntamento più atteso dagli amanti del vino e del territorio.
Il 30 e 31 maggio, l’Azienda Agricola De Sanctis di Frascati apre le porte per un weekend di degustazioni, visite e attività pensate per adulti e famiglie. 🌿 Sabato 30 maggio Esperienze della mattina 11:00 – Esperienza De Sanctis: passeggiata in vigna, visita in cantina e in bottaia, assaggio di due vini. 12:00 – 12:30 – Caccia alla bottiglia, attività dedicata alle famiglie con bambini a cura di Taste Wine Travel. Pranzo agricolo (a pagamento) Esperienze del pomeriggio 16:00 – Esperienza De Sanctis: passeggiata in vigna, visita in cantina e in bottaia, assaggio di due vini. 17:00 – 17:30 – Blind Tasting a cura di Taste Wine Travel. 18:30 – Musica dal vivo (in definizione).   🍇 Domenica 31 maggio Esperienze della mattina 11:00 – Esperienza De Sanctis: passeggiata in vigna, visita in cantina e in bottaia, assaggio di due vini. 12:00 – 12:30 – Caccia alla bottiglia per famiglie con bambini a cura di Taste Wine Travel. Pranzo agricolo (a pagamento) Esperienze del pomeriggio 16:00 – Esperienza De Sanctis: passeggiata in vigna, visita in cantina e in bottaia, assaggio di due vini. 17:00 – 17:30 – Blind Tasting a cura di Taste Wine Travel. 🎶 Due giorni di emozioni, gusto e cultura del vino. Costo dell’esperienza: €20,00 a persona (pranzo non incluso) Per informazioni e prenotazioni: info@desanctiswinery.it   CANTINA DEL TUFAIO_ZAGAROLO SABATO 30 E DOMENICA 31 MAGGIO Prevediamo una passeggiata tra i vigneti, visita della grotta di tufo e spiegazione dell’affinamento dei nostri spumanti, al termine avremo un banco di assaggio dove faremo degustare tutti i nostri 9 vini al momento disponibili: Spumante Tufaiopasdosè 2023, Spumante Ancestrale Prima nicchia 2022, Anike 2025, Tufaio 2024, Sei gemme bianco 2024, Aggì 2020, Sei gemme rosso 2025, Casale Tiberio 2024, Ammaria 2024. Gli ospiti hanno la possibilità di scegliere l’orario preferito: 11.00 – 12.00 – 13.30 – 14.30 – 16.00 – 17.00 Ogni turno dura 1h30 circa. Costo 25 €. Inclusi nel costo della visita: sacchetta portabicchiere + calice + panino con la porchetta o versione vegetariana. Prenotazione obbligatoria sul sito https://www.cantinadeltufaio.it/eventi/ oppure contattando l’azienda al 3283139537.   CASALE DEL GIGLIO Sabato 30 Maggio: EVENTO GRATUITO CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA SUL SITO O SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK
 Visita guidata dei vigneti e della Cantina nei seguenti orari: 10:30, 12:00, 13:30, 15:00, 16:30. Gruppi di max 80 unità. Percorso della visita: Si parte dalla Cantina con una presentazione dell’Azienda e delle sue attività. Passaggio lungo i vigneti aziendali con illustrazione dei sistemi di allevamento. Affaccio dalla Terrazza della Cantina da dove si gode della vista panoramica dell’intera Azienda. Visita della Cantina interrata di Invecchiamento, passando attraverso la Galleria delle Microvinificazioni sperimentali risalenti agli anni Novanta. Passaggio attraverso la Galleria delle Vecchie Annate per arrivare all’Oasi Naturale costituita da uno specchio d’acqua, alimentato da una sorgente spontanea, contornato da un giardino paesaggistico romantico.   VINI IN DEGUSTAZIONE: VIOGNIER 2024
PETIT MANSENG 2024
ANTHIUM 2025
ALBIOLA 2025
MATIDIA 2024
MADRESELVA  2019 In abbinamento ai vini verranno offerti degli snack salati.   POGGIO BBARANÈLLO _ Montefiascone 30 e 31 MAGGIO Due giornate per venire a vedere da vicino come lavoriamo.
Non una festa, ma un momento per entrare davvero dentro la nostra realtà. 🍇 L’ESPERIENZA Vi accogliamo con una passeggiata tra i vigneti, la visita degli spazi aziendali e il racconto del nostro lavoro, dalla vigna alla bottiglia.
Al termine si accede a un banco d’assaggio guidato, dove si degustano i nostri vini in modo semplice e diretto, senza formalità. 🍷 VINI IN ASSAGGIO Viva, 507, T1, GialLoro, RM, BBÈCCE, Santin 🕒 ORARI (POSTI LIMITATI): 11:00 – 12:15, 12:30 – 13:45, 14:30 – 15:45, 16:00 – 17:15, 18:00 – 19:30 👉 Ogni turno dura circa 1h15, gruppi piccoli per garantire qualità e attenzione 💸 COSTO 35€ a persona 🍷 COSA È INCLUSO Passeggiata tra i vigneti, visita della cantina, banco d’assaggio guidato dei vini, panino contadino (salsiccia o verdure) 👉 Il calice non è incluso e viene fornito con cauzione. ⚠️ POSTI LIMITATI L’esperienza è pensata per gruppi piccoli.
La prenotazione è obbligatoria e la disponibilità è limitata per ogni turno. 📩 PRENOTAZIONE WhatsApp: 📞 347 564 7077   CASALE MARCHESE _ Frascati solo domenica 31 maggio Dalle 10,30 alle 18,30 visite guidate della parte storica e tecnologica della tenuta mercatin degustazioni dei nostri vini o   € 5,00/persona di cauzione per il bicchiere + sacchetto.   FATTORIA MADONNA DELE MACCHIE dal 1913 _ Castiglione in Teverina Sabato 30 maggio Dalle 10,30 alle 19 degustiamo ,winetasting produzione Fattoria MdM e Oil tasting cru Evo bio “8Ore” ore 11,00 e 15,00 tour aziendale ( gratuito su prenotazione ) visita guidata cantina storica, sotterranei , frantoio tradizionale e parco della Fattoria. Domenica 31 maggio dalle 10,30 alle 19 ore 11,00 tour aziendale ( gratuito su prenotazione ) visita guidata cantina storica, sotterranei , frantoio tradizionale, Cantina e frantoio parte moderna. Passeggiata per i vigneti e parco della Fattoria condotta dal titolare dell’azienda ore 11,30 apertura banco d’assaggio curato dai sommelier Fisar Ore 12,30 Tagliere e sapori di Fattoria, abbinamento vini e prodotti tipici della Tuscia selezionati Ore 15,00 tour aziendale ( gratuito su prenotazione ) visita guidata cantina storica, sotterranei , frantoio tradizionale, Cantina e frantoio parte moderna. Passeggiata per i vigneti e parco della Fattoria condotta dal titolare dell’azienda. La prenotazione per i tour è obbligatoria
In entrambi i giorni sarà possibile acquistare:
° Tagliere e sapori di Fattoria € 15 , selezione di salumi, formaggi e prelibatezze della Tuscia
° Ticket Wine Tasting € 10 , degustazione a scelta presso il banco d’assaggio di 4 vini
Info 3288953971 – 3495744756 – 0761948487    CANTINA VILLA GIANNA_ Latina Domenica 31 Maggio dalle ore 17:00 alle 21:00
Quattro Mani per Quattro e più vini
Duo pianistico a quattro mani di Giancarla Ardetti e Sofia Marocco Primo Atto : la freschezza dei vini bianchi incontra le sinfonie del pianoforte
Vini in degustazione Elogio Moscato di Terracina DOC Secco e Innato Circeo DOC Bianco Secondo Atto: La profondità sonora si abbina all’intensità dei grandi rossi
Vini in degustazione Vigne del Borgo Cesanese IGT e Barriano Circeo DOC Riserva Terzo Atto: Dolce accordo finale di Passito
Vino in abbinamento: Elogio Mediterraneo Passito di Moscato IGT Lazio Degustazione di prodotti enogastronomici del nostro territorio Prenotazione obbligatorio massimo di 80 posti
Quota a persona € 20   VILLA SIMONE _ Monte Porzio Catone In occasione di Cantine Aperte 2026, l’Azienda Agricola Villa Simone apre le porte per un intero weekend dedicato al vino, alla convivialità e alla scoperta del territorio dei Castelli Romani. L’esperienza si sviluppa tra i diversi spazi della cantina, accompagnando gli ospiti in un percorso naturale che parte dal piano cantina, dove è situato il parcheggio e l’accoglienza, e prosegue fino agli spazi panoramici superiori, affacciati sui vigneti con vista su Roma.
Durante tutta la giornata sarà possibile partecipare alle visite guidate tra vigneti e cantina, un’occasione per conoscere da vicino la storia aziendale e le fasi della produzione, dalla vigna alla bottiglia. Le visite si svolgeranno in fasce orarie dedicate e sono prenotabili, ma non obbligatorie, lasciando così piena libertà di organizzare la propria esperienza.
Il cuore dell’evento si sviluppa al piano superiore, tra la terrazza panoramica e il giardino all’inglese, allestiti con tavoli, barrique, pallet e cuscini per creare un ambiente informale e rilassato. Qui sarà possibile degustare i vini Villa Simone scegliendo liberamente tra calici, bottiglie oppure pacchetti degustazione, costruendo il proprio percorso di assaggio in totale autonomia. Ad accompagnare le degustazioni, sarà presente un food truck con una proposta gastronomica pensata per valorizzare i vini dell’azienda: taglieri di salumi e formaggi, fritti, panini con porchetta e salsiccia e arrosticini, il tutto fruibile negli spazi all’aperto. La giornata sarà arricchita da un sottofondo musicale: un DJ set animerà il pomeriggio di sabato, mentre la domenica la musica accompagnerà gli ospiti dalla mattina fino alle ore 16:00, contribuendo a creare un’atmosfera conviviale e distesa. Sono inoltre previste due masterclass su prenotazione, una il sabato pomeriggio e una la domenica mattina, dedicate a degustazioni verticali; i dettagli saranno comunicati prossimamente. Cantine Aperte rappresenta per Villa Simone un momento speciale di incontro e condivisione, in cui vivere il vino non solo come degustazione, ma come esperienza completa, immersa nel paesaggio, nella storia e nell’identità del territorio. Durante la giornata potrete trovare: Visite guidate in cantina e vigneto
(11:00 | 12:30 | 14:30 | 17:00 – su prenotazione, non obbligatorie) Degustazioni libere calici singoli, bottiglie o pacchetti degustazione (3, 4, 5, 6 calici)
Calice con sacchetta €5 (da portare a casa) Area relax panoramica terrazza e giardino all’inglese attrezzati con tavoli, barrique, pallet e cuscini Food truck – Magna Che Te Passa taglieri, fritti, panini con porchetta e salsiccia, arrosticini Musica & DJ set sabato pomeriggio e domenica fino alle ore 16:00 Masterclass (su prenotazione) sabato ore 15:00 e domenica ore 11:30 (verticali – dettagli in aggiornamento) Prenotazioni masterclass e visite eventi@villasimone.it/  +39 069449717 (anche WhatsApp)   CASTELLO DI TORRE IN PIETRA _ Torrimpietra Domenica 31 Maggio Ore 10:00 – 19:00 Nell’anno dei 100 anni dalla Bonifica di Torre in Pietra, vi aspettiamo per una giornata dedicata a vino, storia e sapori del territorio nella cornice suggestiva del borgo medievale. Degustazioni nel Piazzale
Per tutta la giornata, potrete scoprire e degustare l’intera gamma dei nostri vini che saranno disponibili con proposta al calice, permettendovi di comporre il percorso di degustazione. Gastronomia e Sapori del Territorio Brace e Prodotti Locali: Nel piazzale troverete ad aspettarvi la brace e una selezione gastronomica di prodotti del territorio per un pranzo informale all’aperto; Osteria dell’Elefante: Per chi desidera invece mangiare nella nostra Osteria, si consigliata la prenotazione al https://osteriadellelefante.superbexperience.com/ Musica e Intrattenimento
Il pomeriggio sarà accompagnato da musica dal vivo, per complementare l’atmosfera primaverile del piazzale con panchine, tavoli e balle di fieno su cui godersi la giornata. Visite Guidate
Visite in Cantina: abbiamo previsto dei tour gratuiti dei locali di vinificazione e delle grotte di affinamento scavate nel ‘600. L’iscrizione in loco presso il punto accoglienza ci permette di far partire un tour ogni volta che c’è un gruppo interessato. Visita guidata al Castello di Torre in Pietra con Storico dell’Arte: Sandro Polo vi condurrà in un viaggio nel tempo tra le sale affrescate da Pier Leone Ghezzi, i fregi dell’architetto Pier Ferdinando Fuga e la storia millenaria del borgo. Orari: 11:00 | 13:00 | 15:00 Modalità: Visita a pagamento. Prenotazione obbligatoria: Clicca qui per prenotare sul sito Contatti e Info: 📍 Piazza Torrimpietra, 2 – 00054 Torrimpietra (RM)
06 61697070 / ospitalita@castelloditorreinpietra.com   PILEUM VITIVINICOLA _ Piglio DOMENICA 31 MAGGIO 2026 In occasione dell’evento Cantine Aperte vi accoglieremo nel nostro giardino tra il casale e il vigneto, vi consegneremo sacchetta portabicchiere e calice. Passeggiata nel vigneto, visita in cantina fino alla bottaia con la spiegazione dell’affinamento dei nostri vini Cesanese del Piglio DOCG e assaggerete un’anteprima da vasca. Al termine della visita ci sarà un banco di assaggio in giardino dove degusteremo tre vini accompagnati da un panino (anche versione vegetariana). Potete scegliere il vostro turno: 11.30 – 14.30 – 16.30
Posti limitati – Prenotazione obbligatoria tel. 3663129910 oppure info@pileum.it
Costo euro 25.00 a persona Vieni a scoprire il Cesanese del Piglio e le sue colline!   TENUTA PIETRA PORZIA_ FRASCATI Un weekend tra natura e sapori: “Cantine Aperte” alla Tenuta di Pietra Porzia
In occasione del celebre appuntamento nazionale “Cantine Aperte”, la Tenuta di Pietra Porzia apre le sue porte sabato 30 e domenica 31 con un programma speciale che unisce sport all’aria aperta, storia sotterranea e l’eccellenza dei vini locali. Ecco tutto quello che c’è da sapere per vivere un fine settimana indimenticabile tra i filari. 📅 Il Programma delle Attività Sabato 30: Nordic Walking tra i Vigneti
Per chi ama il contatto con la terra, il sabato è dedicato al Nordic Walking.
Orari: Partenze alle 10:30 e alle 18:00.
L’esperienza: Una passeggiata guidata da Fabrizio De Angelis, istruttore e guida ambientalistica, per scoprire i segreti della tenuta con la tecnica della camminata nordica.
Costo: 15 Euro (degustazione inclusa). Domenica 31: Tour in E-Bike
Domenica si sale in sella per un tour dinamico ed ecologico.
L’esperienza: Tour delle vigne in E-Bike accompagnati dal team di Regina Bike.
Durata: Circa 1 ora e 30 minuti.
Costo: 20 Euro a persona (degustazione inclusa).
Entrambi i giorni: Il fascino del sottosuolo
Non perdete l’occasione di esplorare la storia con le visite guidate alla Vecchia Sorgente Sotterranea.
Orari (su prenotazione): 10:00, 15:00 e 16:30.
Costo: 10 € a persona. 🍷 Area Food & Wine Durante l’intero weekend (dalle 11:00 alle 19:00), la tenuta diventerà il cuore pulsante del gusto:
Degustazioni: Sarà possibile assaggiare tre calici di vino scelti dalla cantina al costo di 5 Euro.
Kit del Degustatore: Per partecipare è necessario il kit composto da sacchetta e calice ricordo (5 € ).
Il Tagliere: Dalle 11:30 alle 14:00, potrete accompagnare i vostri calici con sfiziosi taglieri di salumi e formaggi (10 € ).
Tenuta di Pietra Porzia vi aspetta per celebrare insieme la cultura del vino in un’atmosfera di relax e scoperta. Un evento imperdibile per famiglie, sportivi e wine lovers!   TENUTA LE QUINTE_MONTE COMPATRI Quest’anno l’Azienda Tenuta le Quinte parteciperà a Cantine Aperte sabato 30 e domenica 31 Maggio con delle iniziative speciali tutte da scoprire.
Le due giornate di degustazione inizieranno alle ore 10:30 e termineranno alle ore 19:30. Non sarà necessario prenotare, ma l’ingresso sarà formulato da tre tipologie di degustazioni a persona.
Una degustazione da 10€, che comprende tutta la nostra selezione di vini e finger food.
Una degustazione da 15€, con a scelta 2 cocktails creati con i nostri vini, tutta la nostra selezione di vini e finger food.
E una degustazione da 20€, che comprende 3 cocktails, tutti i nostri vini e finger food. Entrambe le giornate saranno accompagnate da musica dal vivo e balli caraibici.
Preparatevi a bere, mangiare e ballare insieme a noi, per due giornate indimenticabili all’insegna del vino e di tutto ciò che fa stare bene! La Redazione
Leggi