Patrick Soutiran. Ambonnay, ciò che resta nel bicchiere: Ratafia e Marc come patrimonio liquido Arrow Right Top Bg

11 Marzo, 2026

Patrick Soutiran. Ambonnay, ciò che resta nel bicchiere: Ratafia e Marc come patrimonio liquido

Ambonnay è uno di quei villaggi che non hanno bisogno di presentazioni. Grand Cru storico della Montagne de Reims, patria di Pinot Noir di grande struttura e profondità, è spesso raccontato esclusivamente attraverso lo Champagne. Eppure, esiste un’altra Champagne, più silenziosa e meno visibile, fatta di tradizioni che rischiano di scomparire. È da qui che parte la riflessione dopo la visita e la degustazione presso Patrick Soutiran. Una degustazione che, volutamente, ho scelto di raccontare non partendo dalle bollicine, ma da ciò che oggi rappresenta una vera rarità culturale: Ratafia e Marc de Champagne. Gli Champagne degustati: correttezza tecnica, ma senza scintilla Durante la visita abbiamo degustato anche due Champagne della maison: un Blanc de Blancs da uve di Trépail un Blanc de Noirs da Pinot Noir di Ambonnay Dal punto di vista tecnico, vini ben realizzati, puliti, coerenti con lo stile aziendale. Tuttavia, personalmente li ho trovati un po’ troppo dosati per i miei gusti: corretti, ma senza quel guizzo capace di far scattare la scintilla. Decisamente più convincente il Blanc de Noirs Brut Nature, più asciutto, più diretto, più fedele al carattere del Pinot Noir di Ambonnay.
Detto questo, la degustazione ha preso tutt’altra direzione non appena siamo entrati nel mondo dei vini fortificati e dei distillati. Ratafia: due espressioni, un’unica anima di Pinot Noir Entrambe le versioni di Ratafia prodotte da Patrick Soutiran nascono esclusivamente da uve Pinot Noir, un dettaglio fondamentale per comprenderne lo stile e la coerenza territoriale.   Ratafia Blanc Il Ratafia Blanc nasce da Pinot Noir vinificato in bianco. Il mosto viene addizionato con alcool, bloccando la fermentazione e preservando la componente zuccherina naturale dell’uva. Il risultato è un vino fortificato: elegante, misurato con note di frutta a polpa gialla, miele leggero, mandorla mai eccessivo in dolcezza, sostenuto da equilibrio e pulizia Un Ratafia che non cerca l’opulenza, ma la bevibilità consapevole. Ratafia Rouge Nel Ratafia Rouge, sempre da Pinot Noir, entra in gioco una leggera macerazione pellicolare, che cambia radicalmente il profilo. Qui troviamo: maggiore profondità cromatica aromi di ciliegia sotto spirito, frutti rossi maturi, spezie una struttura più ampia, quasi vinoso-liquorosa È un Ratafia di carattere, gastronomico, capace di dialogare anche con il mondo del cioccolato fondente o di formaggi molto strutturati. Marc de Champagne: tempo, silenzio e concentrazione Il vero colpo al cuore della degustazione è stato il Marc de Champagne.
Si tratta di un’acquavite ottenuta dalla distillazione delle uve diraspate utilizzate per produrre l’Ambonnay Rouge, quindi un prodotto intimamente legato al territorio e alla produzione vinosa aziendale. Dopo la distillazione, il Marc viene invecchiato per 20 anni in botti di rovere. Nel bicchiere è profondo, austero, stratificato: note di frutta secca, spezie dolci, cacao, cuoio una bocca calda ma mai aggressiva una persistenza lunghissima, da distillato di grande razza Non è un prodotto “da fine serata” qualunque: è un distillato che richiede attenzione, tempo e rispetto. Perché parlare di Ratafia e Marc oggi Ho voluto concentrare questo racconto su Ratafia e Marc perché sono prodotti quasi scomparsi, spesso relegati a curiosità folkloristiche, quando in realtà rappresentano una parte fondamentale della cultura agricola champenoise. In un’epoca in cui tutto tende all’omologazione, questi vini e distillati raccontano: il non sprecare nulla il trasformare l’uva in memoria il legame profondo tra vigneto, cantina e tempo Patrick Soutiran, con questi prodotti, custodisce un sapere che va oltre il mercato. Una maison da riprovare Rimane una cosa importante da dire: Patrick Soutiran è un’azienda che voglio riprovare.
Magari in un’altra fase evolutiva dei vini, magari con dosaggi diversi, magari in un contesto differente. Ma una certezza resta: Ratafia e Marc de Champagne sono stati i veri protagonisti, quelli che mi hanno parlato davvero di Ambonnay, della sua storia e della sua anima più autentica.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo    
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ViniAmo 4a Edizione. Il Wine Tasting della Capitale torna a far battere i cuori Arrow Right Top Bg

10 Marzo, 2026

ViniAmo 4a Edizione. Il Wine Tasting della Capitale torna a far battere i cuori

  29 marzo 2026 Roma, Hotel Cristoforo Colombo Quattro edizioni. Quattro colpi di fulmine. Un solo grande amore: il vino. ViniAmo non è arrivato alla sua quarta edizione per caso. È cresciuto anno dopo anno grazie a un successo autentico, costruito calice dopo calice, incontro dopo incontro. Wine lovers, operatori di settore e stampa hanno scoperto etichette sorprendenti, vini di nicchia capaci di lasciare il segno, piccole grandi realtà dell’enologia italiana e internazionale difficili da trovare nei circuiti più battuti. ViniAmo è il Wine Tasting della Capitale perché racconta il vino che emoziona, quello che non ti aspetti, quello che ti fa dire “dov’era nascosto?”. E insieme al vino, una proposta gastronomica sfiziosa e ricercata, anch’essa di nicchia, pensata per creare abbinamenti intriganti e nuovi colpi di fulmine. Il simbolo della kermesse? Quattro cuori. Perché chi entra a ViniAmo difficilmente lo dimentica. Le masterclass di ViniAmo 2026: dalla Francia alla Sicilia, un trionfo per tutti i sensi A  ViniAmo il calice non è solo degustazione: è racconto, scoperta, confronto. L’edizione 2026 propone tre masterclass esclusive, a numero chiuso, pensate per chi vuole andare in profondità e vivere il vino con mente, naso e cuore. I biglietti con i vari importi per le quote di partecipazione, sia per i winelovers sia per gli operatori, sono acquistabili qui su Eventbrite A chiudere la manifestazione, l’evento ABC della Degustazione con Le Donne del Vino del Lazio, con un focus dedicato ai vini laziali. Anche in questo caso, i biglietti sono disponibili sempre su Eventbrite Scopri di seguito tutto sulle Masterclass di ViniAmo 2026 … Un viaggio con Chardonnay e Cabernet Franc ore 13.00 – 14.30 Dalla finezza minerale di Chablis all’eleganza vibrante della Valle della Loira. Un percorso tra Borgogna e Saumur per scoprire due vitigni iconici — Chardonnay e Cabernet Franc — attraverso terroir francesi di straordinaria identità. A guidare la degustazione sarà Marco Recupero di Goudron Wine Selections, che accompagnerà i partecipanti in un itinerario composto da 6 vini tra bianchi e rossi, espressione autentica dei territori più rappresentativi della Francia. Protagonisti della degustazione saranno: Emmanuelle Fourrey – Chablis (Premier Cru) Clos de Léchet 2024 Mont de Milieu 2023 Les Fourneaux 2023 Clotilde Legrand – Saumur Champigny La Chaintrée 2015 Les Rogelins 2011 Les Terrages 2004 Un confronto tra annate, cru e interpretazioni che raccontano eleganza, profondità e longevità. Un viaggio internazionale senza lasciare Roma. Quota di partecipazione Wine Lovers: 50 € (include accesso ai banchi d’assaggio) Operatori del settore e Stampa: 35 € (banchi d’assaggio accessibili gratuitamente previo accredito) Sono i sensi che contano ore 15.00 – 16.30 Qui si gioca sul serio. Una masterclass al buio, un vero blind tasting per eleggere il miglior vino di ViniAmo 2026. Guidati da Ivan Vellucci Direttore di Wine Tales Magazine, i partecipanti degusteranno 7 vini dal Nord al Sud Italia, selezionati tra etichette iconiche e riserve speciali degli espositori presenti all’evento. Un’esperienza immersiva che metterà alla prova naso, memoria e tecnica di degustazione. Per i più esperti sono previsti anche premi… ma lo spirito è quello della sfida elegante, del confronto e della sorpresa. Un viaggio sensoriale dove non conta l’etichetta, ma ciò che il vino racconta nel calice. Quota di partecipazione Wine Lovers: 45 € (include accesso ai banchi d’assaggio) Operatori del settore e Stampa: 30 € (banchi d’assaggio accessibili gratuitamente previo accredito)   L’Anima del Vulcano: viaggio tra i vini dell’Etna ore 17.00 – 18.30 Un’immersione nell’energia pura della Sicilia orientale. Un viaggio tra suoli lavici, altitudini estreme e microclimi che rendono l’Etna una delle aree vitivinicole più affascinanti e dinamiche d’Europa. La masterclass è realizzata in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Etna DOC. A cura di Roberta Marchese Ragona, con la conduzione del Dott. Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio. L’Etna — vulcano attivo più alto d’Europa, con i suoi 3.400 metri — domina la Sicilia orientale e plasma una viticoltura eroica e identitaria. L’Etna DOC, istituita nel 1968 come prima DOC siciliana, è oggi tra le denominazioni italiane più apprezzate sui mercati internazionali, in particolare negli Stati Uniti. Il territorio vulcanico offre suoli lavici stratificati, versanti differenti, altitudini variabili e microclimi unici. Il risultato? Vini mai omologati, ma ricchi di contrasti, personalità e tensione minerale: una vera “isola nell’isola”. In degustazione: 4 Etna DOC Bianco 4 Etna DOC Rosso una sorpresa esclusiva, pensata per raccontare la forza del vulcano e l’eleganza dei suoi vini. Un’esperienza intensa, verticale, identitaria. Quota di partecipazione Wine Lovers: 40 € (include accesso ai banchi d’assaggio) Operatori del settore e Stampa: 25 € (banchi d’assaggio accessibili gratuitamente previo accredito)   ABC della degustazione ore 19.00 – 20.00 ViniAmo 2026 si conclude con brindisi speciali. L’ ABC della Degustazione con Le Donne del Vino del Lazio è una Masterclass curata da Alessandra Massimi insieme a Sara Costantini, Vice Delegata Lazio dell’Associazione Le Donne del Vino. Un appuntamento esclusivo pensato per celebrare il percorso della manifestazione e guardare con entusiasmo al futuro del vino. Non sarà una semplice degustazione, ma un viaggio sensoriale e culturale guidato da alcune tra le protagoniste più rappresentative del panorama vitivinicolo laziale. Durante l’incontro, i partecipanti scopriranno le basi dell’arte della degustazione, imparando a leggere ogni calice con maggiore consapevolezza, tra tecnica, emozione e racconto del territorio. Protagoniste della degustazione saranno rinomate cantine del territorio: Vigneti Jacobini Azienda Agricola Torre dei Falchi Villa Simone Vini Valle Marina Eredi dei Papi Con questo brindisi conclusivo, ViniAmo 2026 lancia un messaggio chiaro e coinvolgente: il vino è cultura, esperienza ed emozione. Quando viene raccontato da chi lo vive ogni giorno, diventa una storia capace di unire persone e territori in un unico, grande brindisi. Quota di partecipazione Wine Lovers: 40 € (include accesso ai banchi d’assaggio) Operatori del settore e Stampa: 25 € (banchi d’assaggio accessibili gratuitamente previo accredito) I PROTAGONISTI DI VINIAMO 2026 A ViniAmo 2026 scoprirai cantine selezionate provenienti da diversi territori italiani e internazionali, accomunate da una filosofia produttiva orientata alla qualità, alla ricerca e all’identità.   VALLE D’AOSTA D&D Maison Agricole PIEMONTE Ferrero Cristian Cantina Pertinace Az. Agricola Valletti Roberta Cantina Mascarello Michele & Figli Claudio Mariotto Gozzellino Gavi dei Gavi – La Scolca LOMBARDIA Retica Vini TRENTINO ALTO ADIGE Cantina Bazzanella VENETO Società Agricola Eleva Stefano Bottega FRIULI VENEZIA GIULIA Vini Zorzon Azienda Vinicola Fruscalzo LIGURIA Tenuta Maffone EMILIA ROMAGNA Cantina Messori TOSCANA Cantina Tuscania CasaGrande della Quercia Tenuta Friggiali – Montalcino Il Borro Toscana Gagiablu Luteraia Poggio Bonelli | Chigi Saracini MARCHE Terre di Serrapetrona Tenute Recchi Franceschini UMBRIA Azienda Agricola Castello di Corbara Tenuta di Saragano Fattoria Le Poggette Perticaia Cantina Baldassarri LAZIO La Riballina Villa Simone Borgo del Cedro Cantina Raparelli Tenuta Iacoangeli Terre del Veio Giorgio Pecora Vini Azienda Agricola Biologica Monti Cecubi ABRUZZO Tenuta De Melis MOLISE Cantina Valtappino CAMPANIA Aroma Winery Azienda Le Grazie Cantina Vezzoso Azienda Agricola San Giovanni PUGLIA Anastasia Tommasino Wine Specialists Council – Associazione del Moscato di Trani Giancarlo Ceci BASILICATA Vitis in Vulture CALABRIA Tenuta Santoro Cantine Viola Tenuta Renda SICILIA Consorzio Tutela Vini Etna Doc (protagonista in una masteclass – presto tutti i dettagli) Flavia Rebellious Wines Azienda Agricola G. Milazzo Tenute Foti Randazzese SARDEGNA Siddura Vini TraMonti Agricola Niuge ESTERO Domeniile Averesti  – Bucarest – Romania Goudron Wine Selections: Domaine Emmanuelle Fourrey – Borgogna – Francia Domaine Clotilde et René – Noël Legrand  – Loira – Francia DISTRIBUTORI e ORGANIZZAZIONI Stappando.it (presto l’elenco dei loro migliori produttori di varie località d’Italia) Decanto che proporrà il format Tre Cavatappi in Tour, sarà quindi possibile assaggiare alcuni dei migliori vini della Guida Untold premiati con i Tre Cavatappi. ABC della Degustazione: Marco Mergè vini dal 1920 (Lazio) Azienda Agricola Cavalieri (Lazio) Chiorri dal 1890 (Umbria) FOOD & EXTRA VINO Il Primotto (Primi appena cotti) – Toscana Associazione Parmigiano Reggiano – Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano – Emilia Romagna Nativa Bio (creme spalmabili) Sapor Maris (Salmone affumicato & company) Azienda Agricola Marco Cacioni (Olio) – Lazio Pasticceria Cera (Punto gastronomico) – Lazio Baked Potato (Punto gastronomico) – Lazio Alberto Paolino – Pizzaiolo (Punto gastronomico) – Campania/Basilicata SPIRITS Bepi Tosolini (Amari e Distillati) – Friuli Istintosardo (Liquori di Sardegna Artigianali) – Sardegna Musa Gin (Spirits Artigianali Siciliani) – Sicilia TazSiena (Gin) – Toscana   EXTRA Club Amici del Toscano (Sigari in abbinamento con vini e liquori) – Lazio SPONSOR Careisgold – Operatore professionale in oro Memory Box SPONSOR TECNICO SAL.PA. – Pan de Roma con una vasta area gourmet, offrirà assaggi gratuiti di snack salati su tutti i banchi d’assaggio – Lazio   UNA FESTA DEL VINO E DEL GUSTO Minelli Wine Events è la realtà ideatrice e organizzatrice di ViniAmo. Specializzata nella progettazione di eventi enogastronomici di qualità, Minelli Wine Events crea format capaci di connettere produttori, operatori e pubblico finale in contesti curati, dinamici e altamente professionali. La mission è valorizzare le eccellenze di nicchia e offrire esperienze autentiche. A ViniAmo non si degusta soltanto.Ci si innamora.   ORARI E MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE L’evento si svolgerà dalle 12:30 alle 20:30, ultimo ingresso ore 19:30. Biglietto intero: 25 € – accesso ai banchi d’assaggio e più di 350 vini in degustazione. Ridotto: 20 € – riservato a sommelier con tessera in corso di validità, studenti universitari, gruppi e associazioni di almeno 8 persone. Ingresso gratuito per operatori del settore, (ristoratori, titolari di enoteche, wine bar, agenzie di rappresentanza, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a: operatori@viniamoroma.it  indicando nome del richiedente e dell’attività. Accredito stampa gratuito per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a: uff.stampa@viniamoroma.it  indicando nome del giornalista/wine blogger e testata, blog o pagina social.     CONTATTI & INFORMAZIONI Stefano Minelli: 338 3046072 minelliwine.events@gmail.com Accrediti Operatori operatori@viniamoroma.it Accredito stampa uff.stampa@viniamoroma.it Sito ufficiale viniamoroma.it minelliwineevents.it La Redazione
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Tenute Tomasella Arrow Right Top Bg

10 Marzo, 2026

Tenute Tomasella

  50 ettari tra Friuli DOC e Prosecco DOC: biologico dal 2025   A cavallo tra DOC Friuli e Prosecco DOC Treviso, Tenute Tomasella si estende su 50 ettari vitati (10 Friuli, 40 Veneto). Da oltre 50 anni la famiglia Tomasella cultiva con rispetto per la terra, esaltando le diversità dei terroir nelle sfumature di sapori e profumi dei suoi vini. Fondata nel 1965 da Luigi Tomasella, l’azienda passa a Paolo negli anni 2000, passando da vino sfuso a 150.000 bottiglie/anno in bottiglia. Certificazione SQNPI dal 2017, biologica conseguita con vendemmia 2025. Valori: tempo, pazienza, ricerca sostenibile Tempo e ascolto della natura guidano una viticoltura “lenta”: raccolta manuale (tranne Glera), diradamento, interventi minimi. Collaborazione con Diego Tomasi (CREA-VE) per studiare diversità dei suoli contro cambiamento climatico, rendendo la vite resiliente. Suoli unici: alluvionali del Livenza, da limosi ad argillosi e calcarei. Veneto: suoli “caldi” ricchi di calcare, potassio, magnesio. Friuli Grave: tessitura media-grossolana, “caranto” calcareo per aromi fruttati/floreali. Innovazione sostenibile: ICARO X4 e Saving Bees ICARO X4: robot ibrido UV-C contro oidio, peronospora, botrite senza pesticidi. Copre 10-15 ettari, attivato da laboratorio meteo. Saving Bees + Centoboschi: 1,7 ettari Oasi Apistica Arborea con 550 alberi/arbusti, rifugio impollinatori. Libro infantile “Solo Dance” sulle api selvatiche. Gamma vini: spumanti e fermi Pro’ Prosecco DOC Treviso Extra Dry, Brut Millesimato, Rosé Extra Dry Millesimato Pros-ecco Frizzante DOC Treviso Rigole Brut, Cuvée 38 Metodo Classico Chardonnay Trevenezie IGT, Friulano Friuli DOC, Pinot Grigio Venezie DOC Merlot Friuli DOC, Cabernet Franc Friuli DOC Rigole Rosso (Merlot+Refosco Trevenezie IGT) Bastie Riserve Friulano/Merlot Chinomoro Vino Chinato Visite e degustazioni Tour cantina + degustazioni per wine lovers, con pairing prodotti tipici. Esperienze immersive nei valori aziendali. La Redazione
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DIESEL FARM DI RENZO ROSSO APRE LE PORTE AL CINEMA Arrow Right Top Bg

10 Marzo, 2026

Diesel Farm di Renzo Rosso apre le porte al cinema

  Un set d’eccezione tra le colline vicentine, per una produzione cinematografica italiana ambientata in un luogo iconico del Made in Italy   Tra le colline di Marostica, prende il via un set d’eccezione, e precisamente da Diesel Farm, quartier generale scelto per ospitare l’avvio delle riprese di “C14” (titolo provvisorio), il nuovo thriller distopico diretto da Antonello Belluco prodotto da Eriadorfilm in collaborazione con Rai Cinema, con il supporto del Ministero della Cultura. Un luogo simbolico, fortemente voluto dalla produzione, che diventa cuore pulsante di una produzione cinematografica italiana. Ambientato in un futuro prossimo e costruito attorno al mistero della Sacra Sindone, il film intreccia complotti e poteri occulti in un’eterna lotta tra bene e male. A guidare il cast due volti amati dal grande pubblico: Raoul Bova e Ludovica Martino. La sceneggiatura porta la firma dello stesso Belluco insieme a Giuseppe De Concini. La scelta di Diesel Farm, realtà fondata da Renzo Rosso, di accogliere un set così prestigioso, non è solo logistica ma narrativa. Il luogo diventa parte integrante del racconto. Renzo Rosso Essere parte di un progetto cinematografico di questa rilevanza – è per noi motivo di grande orgoglio. La nostra realtà, immersa nella suggestiva cornice della collina di Marostica, non è solo un luogo di lavoro, ma uno spazio che ispira e riflette identità, visione e creatività: qualità che si rispecchiano anche nelle nostre scelte stilistiche. Ripeto spesso che Diesel Farm è un luogo speciale, e questo progetto ne testimonia concretamente il valore. Un entusiasmo confermato anche dalla produttrice Giulia Bellucco di Eriadorfilm, che ne svela le ragioni: “Ho deciso di spostare tutto il film qui dopo aver visto Diesel Farm perché non c’era nessuna location che potesse rappresentare al meglio la casa del protagonista del film e abbiamo scelto di vestire il cast Diesel perché credo che Renzo sia l’unico visionario nella moda italiana capace di guardare oltre”. Con C14, il cinema incontra un luogo iconico del made in Italy, trasformando Diesel Farm in un set cinematografico senza precedenti. La Redazione
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Milano non è l'America Arrow Right Top Bg

10 Marzo, 2026

Milano non è l'America

  È possibile guardare liberamente l’altro quando siamo convinti di non essere osservati a nostra volta? In apparenza, sì. Quando pensiamo di non essere sotto lo sguardo di nessuno, si allenta quella tensione sottile che ci accompagna nella vita sociale: la necessità di apparire coerenti, adeguati, desiderabili. Lo sguardo diventa meno calcolato. Non dobbiamo restituire un’immagine, non dobbiamo difenderci. Possiamo osservare senza preoccuparci di come siamo percepiti. In questo senso, l’assenza dello sguardo altrui sembra offrirci una libertà. Eppure, questa libertà è solo parziale. Anche quando non siamo osservati, non smettiamo di essere formati dallo sguardo degli altri. Lo abbiamo interiorizzato. Portiamo dentro di noi giudizi, aspettative, modelli. Guardiamo l’altro attraverso categorie che abbiamo appreso: ciò che riteniamo bello o brutto, giusto o sbagliato, interessante o irrilevante. Non esiste uno sguardo “neutro”: ogni osservazione è già interpretazione. C’è poi un altro aspetto, più profondo. Guardare liberamente significherebbe guardare senza voler possedere, senza voler confermare un’idea, senza voler controllare. Ma spesso, quando crediamo di non essere visti, il nostro sguardo si fa più audace, talvolta più invasivo. Come se l’invisibilità ci autorizzasse. In questo caso non si tratta di libertà, ma di assenza di responsabilità. L’assunto iniziale si ripete ogni volta che mi siedo vicino alla vetrata appannata del Santa Sofia Milano Bistrot, in zona Piazza Missori, a due passi dall’Università Statale. Fuori piove come solo a Milano sa piovere: una pioggia sottile, insistente, che non cade ma resta sospesa, si infila nei colletti dei cappotti e lucida i sanpietrini fino a farli sembrare specchi neri. Dentro, la luce è calda, color burro fuso. Il bistrot, spin off del più famoso Pesciolini, conserva l’anima della casa madre, ma la traduce in una lingua più urbana, più serale. Qui il vino e il cibo non sono soltanto materia prima: sono racconto, gesto, sguardo. Mi piace arrivare presto, quando i tavoli non sono ancora tutti occupati. Osservo. Nessuno osserva me, o così credo. C’è una coppia seduta in fondo, lei con un impermeabile verde oliva ancora addosso, lui che asciuga con il tovagliolo le gocce rimaste sulla montatura degli occhiali. Condividono un vino bianco fermo. Lei lo guarda mentre sorseggia, come se dal modo in cui beve potesse capire il futuro della loro serata. Al banco, uno studente della Statale, lo riconosci dallo zaino troppo pieno e dallo sguardo affamato, ha ordinato un bicchiere di vino rosso. Lo beve lentamente, fotografandolo prima con il telefono. Non per vanità, ma per bisogno di trattenerlo, di dire: “Ero qui, in questa Milano bagnata, e ho bevuto qualcosa di bello”. Io continuo a guardare. È facile farlo quando fuori la pioggia trasforma le vetrate in quinte teatrali. Da dentro vedi tutto; da fuori, quasi niente. O almeno così sembra. Mi accorgo dell’oste, ha uno sguardo attento, quasi scientifico. Osserva le reazioni: il sopracciglio che si solleva, il bicchiere vuoto che rallenta, il sorriso accennato. Capisco che anche noi, clienti convinti di essere spettatori, siamo parte dello spettacolo. Alle pareti la ricerca pittorica di Paolo Troilo: una potente riflessione dialettica sul concetto di sguardo, inteso non solo come atto visivo, ma come dispositivo relazionale, etico ed esistenziale; ritrae un corpo, spesso monumentale, frammentato, contratto, che non è mai pura rappresentazione anatomica. È superficie emotiva. Una pittura che elimina il superfluo cromatico per concentrare lo spettatore su tensioni, pieghe, ferite e torsioni. Uno sguardo duplice: lo sguardo dell’artista, che scava nella carne per rivelare l’interiorità e quello dello spettatore, chiamato a completare ciò che non è esplicitamente mostrato. Si crea così una dialettica tra ciò che appare e ciò che è trattenuto e il corpo diventa luogo di emersione dell’invisibile. E allora mi rendo conto che la domanda iniziale si incrina. È davvero possibile guardare liberamente l’altro quando crediamo di non essere osservati? Nel Santa Sofia Milano Bistrot, in questa sera di pioggia milanese, la risposta sembra essere no. Ci guardiamo tutti. La coppia misura la propria intimità attraverso un vino bianco. Lo studente cerca conferme nel rosso che macchia come fosse inchiostro. I quadri realizzano correlazione tra chi guarda e chi è guardato, dissolvendo la distanza tradizionale tra osservatore e opera. L’oste legge le nostre espressioni. E io, seduto vicino alla vetrata, sono probabilmente il più osservato di tutti: l’uomo che prende appunti mentali tra un sorso e l’altro. Fuori, un tram arancione scivola lento verso Missori, riflesso nell’asfalto lucido. Dentro, il sommelier posa sul tavolo una bottiglia dal profilo slanciato, etichetta essenziale, sguardo promettente: Champagne Jeangout assemblage di Pinot Noir, Meunier e Chardonnay Extra Brut. Il tappo salta con un sospiro controllato, mai eccessivo, come si addice a uno champagne di carattere. Nel calice, il vino si presenta con un giallo paglierino luminoso, attraversato da un perlage finissimo e continuo, quasi una trama di seta liquida. La spuma è delicata, ordinata, elegante. Al naso è un racconto stratificato: note di agrumi freschi, scorza di lime e cedro, mela verde croccante, un tocco di pera appena matura. Seguono leggere sfumature di fiori bianchi, accenni di mandorla fresca e quella sottile impronta minerale che ricorda la pietra bagnata dopo un temporale estivo. L’assenza di dosaggio, cifra stilistica di questo Extra Brut, lascia spazio alla purezza dell’espressione. Al primo sorso, Santa Sofia si dissolve. Rimane solo la precisione del gusto: attacco teso, verticale, freschezza vibrante, bollicina cremosa ma mai invadente. La struttura è asciutta, definita, con una sapidità che allunga il finale e invita immediatamente a un altro sorso. È uno champagne che non cerca di sedurre con opulenza, ma conquista con equilibrio e autenticità. Tra una portata e l’altra, le conversazioni si intrecciano come le bollicine nel calice. Lo Champagne Jeangout Extra Brut @champagnejeangout diventa filo conduttore della serata: discreto ma protagonista, raffinato ma sincero. E mentre le luci di Milano filtrano dalle vetrate, si comprende che certi vini non sono solo da bere, sono da vivere, in un luogo, in un momento, in una storia che profuma di eleganza e convivialità. Forse guardare liberamente è un’illusione. Forse siamo sempre dentro il campo visivo di qualcuno: di una persona, di una città, di un luogo che ci studia mentre lo viviamo. Milano Non è L’America, sotto la pioggia, non è mai distratta. Ti osserva mentre credi di osservare lei. E in un bistrot di via Santa Sofia, tra calici colmi, impari che anche lo sguardo, come il vino, è uno scambio. Mai a senso unico. Probabilmente la vera libertà nello sguardo non nasce dall’essere nascosti, ma dall’accettare la reciprocità. Sapere che anche noi possiamo essere osservati introduce una dimensione etica: ci ricorda che l’altro non è un oggetto, ma un soggetto che guarda a sua volta. La consapevolezza di questa simmetria può rendere lo sguardo più rispettoso, più attento, più umano. In fondo, non si tratta solo di vedere, ma di riconoscere. E il riconoscimento implica sempre una relazione, mai un atto solitario. Forse la domanda allora non è se possiamo guardare liberamente quando non siamo osservati, ma se siamo capaci di guardare liberamente proprio quando sappiamo di esserlo. LA PROPOSTA DELL’ENOTECA L’Enoteca propone una mescita che incontra gusto nazionale e internazionale, locale e di passaggio. Vino Bianco, Rosso, Rosati e Bollicine, circa 10 referenze, che attraversano il territorio italiano e la Francia.   Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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Lēvigo di Tenuta San Giorgio Arrow Right Top Bg

9 Marzo, 2026

Lēvigo di Tenuta San Giorgio

  Dall’isola fluviale di Papadopoli, un Pinot Grigio di grande mineralità e intensità aromatica   Anima territoriale, spirito contemporaneo: ecco Lēvigo, il Pinot Grigio delle Venezie DOC firmato Tenuta San Giorgio, che nasce sull’isola fluviale di Papadopoli, la più grande d’Italia e tra le maggiori d’Europa, formatasi dai depositi alluvionali del Piave. La tipicità di questo Pinot Grigio – che con il suo nome intende celebrare i ciottoli del Piave, i sassi piatti e lisci presenti nelle Grave – è racchiusa nell’elegante corredo aromatico che questo straordinario territorio fatto di ghiaie e sabbie, oggi ancora incontaminato e poco conosciuto, è in grado di conferire al vino. Il naso è etereo, fragrante, delicatamente floreale su nuance di giglio e più distintamente fruttato con ricordi di mela Golden e pera Williams. Pulito e minerale, il profilo gustativo resta coerente ed estremamente fedele alle sensazioni olfattive percepite. Un vino che favorisce una beva scorrevole ma che sorprende sorso dopo sorso grazie alle proprietà organolettiche mai scontate. Lēvigo incarna perfettamente l’approccio produttivo di Tenuta San Giorgio: non solo il focus dell’azienda è nella produzione di vini che siano espressione autentica delle terre da cui provengono e dei vitigni ad esse più legati – tra cui uve bianche di grande immediatezza, freschezza e intensità aromatica proprio come il Pinot Grigio – ma la produzione riguarda per lo più vini monovarietali, in grado di restituire nel bicchiere l’espressività e la resa del vitigno in quello specifico terroir. Versatile e adatto ad ogni food & social occasion, Lēvigo è in perfetta armonia con i nuovi modelli di consumo, guidati da una fascia di pubblico giovane che ricerca uno stile sempre più fresco e disimpegnato, ma consapevole e attento alle scelte d’acquisto. Il suggerimento del produttore Grazie alla sua eccellente versatilità, Lēvigo si presta ai più svariati abbinamenti gastronomici. Interessante in particolare l’accompagnamento a piatti a base di verdure – come il risotto alle bietole e parmigiano, per restare nel territorio, o l’omelette vegetariana, passando alla cucina internazionale – che si sposano molto bene con la freschezza e la mineralità distintive di questo vino. Un connubio vegetale leggero e salutare, perfetto per una pausa pranzo o per una cena vegetariana. Prezzo consigliato al pubblico: 10 euro. Per maggiori informazioni visitare il sito www.tenutasangiorgio.com La Redazione
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9 Marzo, 2026

Cork Whiskey Fest 2026: l’occasione perfetta per una viaggio primaverile in Irlanda

  Nella seconda città più popolosa d’Irlanda, tre giorni di degustazioni, masterclass ed eventi esclusivi con oltre 60 produttori   Tra i motivi per organizzare un viaggio in Irlanda in primavera, oltre ai paesaggi che tornano a tingersi di verde intenso e alle giornate che si allungano, c’è anche un appuntamento imperdibile per gli appassionati di distillati e del buon bere: il Cork Whiskey Fest (sì, in Irlanda si scrive con la e), la cui quarta edizione si svolgerà, dal 27 al 29 marzo 2026, a Cork, seconda città più popolosa d’Irlanda dopo Dublino, nonché sede della storica distilleria Midleton, che produce alcune importanti etichette irlandesi e che è un vero e proprio tempio per amatori e curiosi. Considerato il festival del whiskey in più rapida crescita del Paese, l’evento porterà nel cuore della città oltre 60 distillerie, birrifici e marchi, riuniti sotto lo stesso tetto al Cork City Hall per il grande Brand Expo & Socials. Il cuore del festival: Brand Expo & Socials al Cork City Hall Il momento clou della manifestazione sarà ospitato nella nuova sede del Cork City Hall, dove venerdì 27 e sabato 28 marzo (19.00–22.30) si terrà il grande Brand Expo & Socials. L’aumento della capienza consentirà a oltre 60 distillerie, birrifici e produttori di sidro di riunirsi sotto lo stesso tetto. I partecipanti potranno degustare whiskey nuovi e rari, insieme a birre, sidri, gin, rum, vodka e poitín (antico distillato, simbolo della cultura rurale e della resistenza fiscale alla dominazione inglese), tutti abbinabili a mixer (acqua tonica, ginger ale e ginger beer, soda…) offerti in omaggio. Sarà l’occasione per scoprire direttamente dai produttori le storie, la tradizione e la maestria artigianale dietro ogni etichetta. Ogni visitatore riceverà un bicchiere ufficiale del Cork Whiskey Fest, mentre saranno presenti proposte gastronomiche dedicate. Masterclass ed eventi esclusivi in Oliver Plunkett Street Durante il weekend, Oliver Plunkett Street si animerà con oltre 15 eventi esclusivi tra masterclass, degustazioni curate e approfondimenti storici guidati da distillatori, birrai ed esperti del settore. Il programma prevede una selezione accurata di sessioni dedicate alla creatività, all’artigianalità e al patrimonio del whiskey e degli spirits irlandesi, offrendo ai partecipanti la possibilità di incontrare direttamente le persone dietro ai prodotti, dalle distillerie affermate ai nuovi protagonisti della rinascita del whiskey irlandese. Degustazioni rare e appuntamenti speciali Tra gli appuntamenti più attesi figurano sessioni dedicate a creazioni innovative e rare, approfondimenti su stili tradizionali e sperimentali e degustazioni guidate da figure di riferimento del settore. Il programma include focus su vintage whiskey crocks (giare e boccali in ceramica), Irish whiskeys torbati in stile pot still, blend particolari e una rara degustazione proveniente dai magazzini della Midleton Distillery, ospitata nella Ballroom dell’Imperial Hotel. Distillery Day alla Midleton Distillery Il 28 marzo, uno dei momenti più esclusivi del weekend sarà il Distillery Day presso la Midleton Distillery, che produce tra gli altri lo storico marchio Jameson, ma anche Redbreast (single pot still di riferimento: distillato 100% irlandese per l’uso del mix tra orzo maltato e non maltato per l’uso del mix tra orzo maltato e non maltato, protetto da disciplinare) e Method and Madness, linea sperimentale e innovativa. L’esperienza offrirà un accesso privilegiato alla distilleria, ai magazzini e ai maestri artigiani, accompagnato da degustazioni eccezionali. Un evento che celebra la cultura irlandese Organizzato anche da Laurie O’Dwyer (host del podcast Whiskey Chats), il Cork Whiskey Fest si conferma un appuntamento imperdibile per chi desidera esplorare il mondo degli spirits irlandesi attraverso un’esperienza che unisce cultura, convivialità e scoperta www.corkwhiskeyfest.com www.irlanda.com La Redazione
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9 Marzo, 2026

W Il Pinot Noir

  Care lettrici e cari lettori, inizio questo nuovo articolo, con una confessione: il Pinot Noir è uno dei miei vitigni preferiti. Originario della Francia, per l’esattezza nella regione Borgogna, è, oggi, coltivato in molti Paesi e, nonostante sia delicato, per la sua buccia sottile, e quindi complicato da gestire anche per i repentini cambiamenti climatici, sta offrendo sempre più soddisfazioni, adattandosi perfettamente nelle diverse zone in cui si trova. Il suo nome, pinot, è dovuto alla forma del grappolo, piccolo, chiuso e compatto, simile a una pigna, che in francese è appunto pinot. Quindi, quando ho letto che a Roma, nel quartiere Talenti, nell’enoteca dello Zio d’America, situata al piano superiore e contigua al ristorante L’OZIO Ristora, ci sarebbe stata una degustazione dedicata solo al Pinot Noir, mi sono iscritta immediatamente! Da poco i locali sono stati rinnovati e siamo stati accolti da alcuni giovani e promettenti ragazzi, molto professionali. Uno di loro, Emanuele Di Caro, bravissimo sommelier, ha introdotto la serata, spiegando, in maniera molto chiara, il vitigno e la sua predilezione per zone ventilate e soleggiate, con forte escursione termica e sempre vicino a corsi d’acqua. Abbiamo poi assaggiato tre vini provenienti da tre Paesi diversi. Andiamo con ordine di degustazione. Sancerre  AOP La Poussie “Vieilles Vignes”, Baron de Ladoucette 2022. Partiamo dalla Francia, ma non dalla regione che ha dato i natali al Pinto Noir, bensì dal comune di Sancerre, famoso soprattutto per i Sauvignon Blanc, ma da cui hanno origine anche altri vini molto buoni, celebrati dallo scrittore Honoré de Balzac nell’Ottocento. Ci troviamo nella Valle della Loira, dove scorre l’omonimo fiume, e la famiglia Ladoucette opera nella viticoltura da molto tempo, acquisendo, nel corso degli anni, nuove proprietà in altre zone vinicole francesi (Champagne, Pouilly Fuissé, etc…). Il vino assaggiato è ottenuto da vigne vecchie (vieilles vignes), coltivate su terreno calcareo, che assicurano una bassa resa e qualità eccelsa. Affinamento in barrique di 12 mesi. Al naso emergono sentori delicati di mirtilli neri e more, seguiti da freschezza e una leggera sapidità finale. Sicuramente ha ancora un potenziale evolutivo di qualche anno, è una bottiglia da condividere con amici, per trascorrere momenti belli e spensierati. E come non abbinare queste sensazioni al delizioso “Il Pranzo di Babette”, film diretto da Gabriel Axel del 1987?   Cloudy Bay New Zealand 2017 Ci trasferiamo nell’emisfero australe, in Nuova Zelanda, il Paese la cui conformazione geografica ricorda la nostra penisola al contrario. Cloudy Bay si trova nell’Isola del Sud e prende il nome dalla baia del fiume Wairau e fu chiamata così da James Cook nel 1770. L’azienda è stata fondata nel 1985 da David Hohnen e l’enologo Kevin Judd. Entrambi intravidero subito il potenziale vinicolo della zona, soprattutto a Marlborough, area divenuta successivamente famosa nel mondo soprattutto per i Sauvignon Blanc. L’altra proprietà è a Central Otago, a circa 700 km più a sud. Nella gestione dei vigneti, c’è un forte orientamento alla sostenibilità, infatti la tenuta è tra i membri fondatori del Sustainable Winegrowing New Zealand, progetto nato nel 1995, che mira a migliorare costantemente le pratiche in vigna e in cantina, per assicurare una sempre maggiore salvaguardia dell’ambiente. Fortunatamente, qui si producono anche ottimi Pinot Noir, che è coltivato in terreni argillosi nelle Southern Valleys. Il vino degustato, con affinamento in barrique di 12 mesi, ha note intense di frutti rossi, lamponi e ribes, con lievi accenni di vaniglia e grande equilibrio. Un abbinamento dovuto è alla trilogia “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien, che è stata portata sul grande schermo da Peter Jackson, che ha ambientato i film soprattutto in questo Paese.   “Sanct Valentin” Riserva 2021, St. Michael-Eppan (San Michele Appiano) Con l’ultimo vino assaggiato rientriamo in Italia ad Appiano sulla Strada del Vino, in Trentino Alto-Adige.  Siamo di fronte a un’azienda storica, una cooperativa di circa 320 soci, dove modernità e tradizione vanno di pari passo per garantire una produzione eccellente nelle varie linee vinicole.  Si presta molta attenzione alle uve, specialmente con il diradamento mirato dei grappoli. La cantina offre ai visitatori anche l’emozione di vedere nelle barricaie quattro botti antiche, su cui sono state raffigurate eventi storici che partono dal 1907. I vigneti di Pinot Noir sono tra i 400 e i 700 metri sul livello del mare, con suolo ricco di ghiaia e calcare, dove si percepiscono gli influssi del fiume Adige e dell’Ora del Garda, il vento che trae origine dal Lago di Garda e si diffonde nelle zone limitrofe. Tutte queste caratteristiche, grazie anche agli enologi – fino al 2024 il celebre Hans Terzer, punto di riferimento nella zona e oggi Jakob Gasser, che è stato suo collaboratore – portano a vini eleganti, armonici, come quello che ho degustato. Sanct Valentin, è una linea caratterizzata da: bottiglie ottenute da vigneti selezionati delle zone più vocate;  produzione molto limitata; selezione accuratissima delle uve. La Riserva 2021, affinata per 12 mesi in barrique e tonneau e poi in botti di cemento per 24 mesi, ha un tannino molto morbido, avvolgente anticipato da odori in cui predominano rimandi a ribes neri, viole del pensiero, chiodi di garofano, cannella e leggere note di tostatura. Abbinamento al quadro più famoso, San Michele Arcangelo, dipinto da Guido Reni, che raffigura l’arcangelo, a cui è dedicata la chiesa parrocchiale di Appiano, che sconfigge Satana. Questo capolavoro è stato dipinto nel 1635 e si può ammirare a Roma, in Via Veneto, nella chiesa di Santa Maria Immacolata Concezione dei Cappuccini. A questa bellissima carrellata, aggiungo però un altro assaggio di Pinot Noir, che ho fatto di recente in un ristorante romano, Osteria Poerio, posto in cui si mangia molto bene e che ha un’ottima cantina anche di distillati. Questa volta sono andata negli Stati Uniti, per l’esattezza in Oregon, area della West Coast, sopra la California, che sta diventando celebre proprio per la produzione di vini ottenuti da questo vitigno. Willamette Valley, 2021, nome della valle in cui scorre il fiume omonimo, nei dintorni di Dundee, è del Domaine Roy & Fils, fondata nel 2012 da Marc-André Roy and Jared Etzel, che continuano l’attività dei loro padri, viticoltori, Robert Roy and Michael Etzel. Obiettivo: intervento minimale per creare vini puri e trasparenti, testimoni della terra da cui provengono. Il vino bevuto, affinato per 11 mesi in botti di rovere, è ottenuto da vigneti coltivati in due proprietà vicine, Iron Filbert Vineyard e Quartz Acorn Vineyard.  Sentori intensi di ciliegie e more, sono seguiti da un palato in cui predominano freschezza e persistenza. Concludo con l’abbinamento a un film americano in cui il Pinot Noir era spesso nominato: “Sideways” di Axander Payne del 2004. Spero di avervi trasmesso la mia passione per quest’uva, difficile da gestire, ma che regala grandi emozioni una volta trasformata nel prezioso nettare.   Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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8 Marzo, 2026

Alta Langa DOCG a New York

  Il Consorzio Alta Langa porta per la prima volta le sue bollicine piemontesi negli USA con due eventi B2B a New York il 9-10 marzo 2026, coinvolgendo 27 produttori.   Evento Principale Data e orario: 10 marzo 2026, 11:00-16:00, Eataly Downtown, New York City. Degustazione a banchi d’assaggio con 27 produttori di Alta Langa DOCG. Due seminari su storia, territorio e caratteristiche dei vini Metodo Classico, condotti da Juliana Colangelo (wine marketing leader, Italian Wine Podcast) e rappresentanti Consorzio.[one]​ “Portare per la prima volta l’Alta Langa DOCG a New York rappresenta un traguardo importante per la nostra denominazione”, dichiara Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa. “Questo evento ci consente di condividere la nostra storia, il territorio e il lavoro collettivo dei produttori”. Cocktail di Benvenuto Data: 9 marzo 2026, Terroir Tribeca (wine bar prestigioso). Evento riservato a sommelier, stampa e wine director. Degustazione informale per incontrare produttori e scoprire l’eleganza di Alta Langa DOCG. Cantine Partecipanti Agricola Brandini, Agricola TT, Banfi, Bava, Bera, Borgo Maragliano. Casa E. di Mirafiore, Coppo, Cuvage, Deltetto 1953, Enrico Serafino. Ettore Germano, Fontanafredda, Giuseppe Contratto, La Fusina. Marcalberto, Marco Capra, Marziano Abbona, Mauro Sebaste. Nada Giuseppe, Pecchenino, Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto. Tenuta Langasco, Tenuta Rocca, Terrabianca, Vite Colte. Dati Chiave Alta Langa DOCG Consorzio: Costituito 2001, 100 produttori e 90 viticoltori associati. Produzione: Pinot Nero e Chardonnay (90-100%), affinamento minimo 30 mesi sui lieviti, esclusivamente millesimato. Territorio: 149 comuni in Alessandria, Asti, Cuneo; altitudine 250-900 m, 500 ettari vigneto. Numeri: 3,5 mln bottiglie potenziali vendemmia 2025; 85% mercato interno, 15% export. Riconoscimenti: “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025; partner Fiera Tartufo Alba, Slow Food, Teatro Regio Torino. La Redazione
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