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15 Febbraio, 2026

AIS Arezzo chiama Dievole. Loguercio risponde

Il "Pirata" ci svela l’anima del Chianti Classico. Ci sono serate in cui la stanchezza della giornata o il ticchettio frenetico degli impegni sembrano voler reclamare il divano di casa. Eppure, sappiamo tutti che esiste un richiamo più forte: quello della curiosità, della cultura e di una delegazione — la mia AIS Arezzo — che non smette mai di alzare l'asticella.
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Le eccellenze DOP Europee insieme nel 2025 per raccontare qualità, territori e saper fare Arrow Right Top Bg

14 Febbraio, 2026

Le eccellenze DOP Europee insieme nel 2025 per raccontare qualità, territori e saper fare

  Euchronicles: Garda DOC, Salame Varzi, Prosciutto Cuneo e Montasio DOP protagonisti   Nel corso del 2025, il progetto Euchronicles – Eccellenze DOP: un savoir-faire tutto europeo ha visto quattro Consorzi di tutela uniti in un percorso condiviso di promozione e comunicazione, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza e il valore delle Indicazioni Geografiche europee presso il pubblico, il trade e gli operatori internazionali. Protagonisti dell’iniziativa sono stati i vini Garda DOC, il Salame di Varzi DOP, il Prosciutto Crudo di Cuneo DOP e il Formaggio Montasio DOP: prodotti diversi per storia e territorio, ma accomunati da qualità certificata, legame con l’origine e centralità del fattore umano, pilastri del modello agroalimentare europeo. Programma attività Euchronicles 2025 Il progetto si è articolato in un ampio programma di attività in Italia e all’estero, coniugando visibilità, formazione e contatto diretto con i consumatori. Fiere ed eventi principali: Vinitaly: occasione privilegiata per raccontare il valore delle DOP in logica di sistema e abbinamenti Rolling Pin Graz (Austria) e Düsseldorf (Germania): punti di riferimento per ristorazione e ospitalità di qualità Viaggi studio territoriali: Garda: approfondimento processi produttivi, incontro produttori, legame prodotto-paesaggio-comunità Varzi: visite dedicate a giornalisti e operatori Campagna TV “In Cucina con Sonia” (7a edizione):
Ricette originali e abbinamenti studiati per valorizzare le eccellenze DOP come espressione autentica del saper fare europeo, avvicinando il grande pubblico ai valori delle Indicazioni Geografiche. Grande Distribuzione Organizzata:
In partenariato con Gruppo Finiper / Iper, dal 24 ottobre al 2 novembre 2025: 40 giornate di degustazione in 20 punti vendita, per far conoscere caratteristiche prodotti DOP e abbinamenti. Nel loro insieme, le attività sviluppate nell’ambito di Euchronicles hanno rafforzato una narrazione collettiva delle eccellenze DOP, capace di affermare un messaggio condiviso: la qualità europea nasce dal rispetto delle origini, dalla trasmissione del sapere e da un modello produttivo sostenibile e riconoscibile. Prospettive 2026
Il progetto proseguirà nei primi mesi del 2026 con nuove azioni mirate, confermando la collaborazione tra i Consorzi come leva strategica per valorizzare il patrimonio agroalimentare europeo e renderlo sempre più vicino ai consumatori. La Redazione
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J. Hofstätter: Cinque Interpretazioni D’autore per San Valentino Arrow Right Top Bg

14 Febbraio, 2026

J. Hofstätter: Cinque Interpretazioni D’autore per San Valentino

  Cinque etichette accomunate da un approccio rigoroso alla viticoltura, da una forte identità territoriale e da un’estetica del gusto misurata ed elegante. Cinque interpretazioni – di cui una senza alcol – che raccontano il passato, il presente e la visione futura di J. Hofstätter, tra le aziende vitivinicole a conduzione familiare più storiche dell’Alto Adige, oggi guidata dalla quinta generazione. In occasione di San Valentino, la tenuta altoatesina propone cinque idee da stappare o da regalare.   VIGNA CASTEL RECHTENTHAL GEWÜRZTRAMINER – Un nuovo orizzonte espressivo per il Gewürztraminer   Il Vigna Castel Rechtenthal Gewürztraminer nasce su ripidi versanti che si innalzano sopra il Castello di Rechtenthal, ai piedi del Monte Roen, la vetta più alta di Tramin-Termeno. Qui, su pendenze che raggiungono il 60%, la viticoltura si confronta con un contesto estremo: suoli ghiaiosi di origine sedimentaria marina, ricchi di calcare, forti escursioni termiche e correnti d’aria fresca provenienti anche dal vicino torrente Inferno. In questo scenario, prende forma un Gewürztraminer che si discosta consapevolmente dai canoni più tradizionali del vitigno. Il profilo è moderno, definito da freschezza, precisione e delicate note agrumate che accompagnano un sorso teso e dinamico. Un vino che segna un nuovo traguardo stilistico per la varietà. La vinificazione in grandi botti di legno e l’affinamento di 24 mesi sui lieviti fini completano un vino di rara eleganza e profondità. PINOT NERO RISERVA MAZON – L’espressione storica del “Grand Cru” altoatesino   L’altopiano di Mazon rappresenta oggi uno dei riferimenti assoluti per il Pinot Nero italiano. Grazie alla visione della famiglia Foradori Hofstätter, questo anfiteatro naturale sul versante più fresco della Bassa Atesina è riconosciuto come il “Grand Cru” del vitigno in Alto Adige. La prima annata del Pinot Nero Riserva Mazon risale al 1978, ottenuta da una rigorosa selezione delle migliori parcelle della tenuta Barthenau. Le vigne affondano le radici in rocce formatesi in un’antica laguna risalente a 250 milioni di anni fa, conferendo al vino un profilo di straordinaria finezza. Al naso emergono note di piccoli frutti rossi e sottobosco; al palato il sorso è avvolgente, fresco e di grande equilibrio. La sua naturale versatilità ne consente abbinamenti che spaziano dalle carni rosse e dalla selvaggina fino a interpretazioni più sorprendenti con piatti di mare, se servito a temperature più fresche. MICHEI 823 TRENTO DOC RISERVA – Il tempo e l’altitudine come valore   Michei 823 Trento Doc Riserva Extra Brut 2019 unisce viticoltura di montagna e pazienza artigianale. Le uve Chardonnay provengono da Maso Michei, una tenuta di alta quota nel Trentino meridionale, incastonata tra le Piccole Dolomiti e situata tra i 790 e gli 850 metri sul livello del mare. Qui il lavoro in vigna segue ritmi severi, spesso in condizioni estreme, e interventi manuali lungo ripidi pendii. L’altitudine diventa il tratto distintivo del vino, conferendo tensione, verticalità e finezza. L’affinamento di 60 mesi sui lieviti definisce uno spumante metodo classico di grande profondità, dove precisione e longevità dialogano in perfetto equilibrio. UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA – La personalizzazione come gesto esclusivo   Per chi desidera un dono unico, J. Hofstätter propone la possibilità di personalizzare alcune delle sue etichette più prestigiose. I Pinot Nero Riserva Mazon e Barthenau Vigna S. Urbano sono disponibili con etichetta personalizzata – dedicata a un nome, a una data o a un messaggio speciale – e racchiusi in eleganti cofanetti in legno marchiati a fuoco. Disponibili nei formati 0,75 l, 1,5 l e 3 l, queste bottiglie su misura trasformano il vino in un gesto personale e duraturo, capace di unire valore affettivo e prestigio enologico. STEINBOCK RIESLING ZERO SPARKLING – Un brindisi contemporaneo, senza alcol   All’interno della linea Steinbock Selection, J. Hofstätter propone Steinbock Riesling Zero Sparkling, una bollicina ottenuta da vino dealcolato che risponde a un’esigenza sempre più attuale, senza rinunciare alla qualità. Grazie a un processo tecnologicamente avanzato che riduce la pressione atmosferica e consente l’evaporazione dell’alcol a basse temperature, gli aromi originari del vino vengono preservati con grande precisione. Steinbock Riesling Zero Sparkling rappresenta un’alternativa elegante per chi sceglie di non consumare alcol, mantenendo intatto il piacere del brindisi e la versatilità a tavola, dall’aperitivo al dessert. La Redazione
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14 Febbraio, 2026

Benedict Loosen Erben. Claudia Müller, la regina della Mosella

  Il Viaggio di Francesca varca i confini italiani ed atterra in Germania, a Ürzig, nella meravigliosa e famosissima zona della Mosella, rinomata a livello mondiale per i suoi eccellenti vini bianchi, in particolare, il Riesling, coltivati su ripidi versanti terrazzati lungo l’omonimo fiume. Ed è fin qui che sono venuta per parlarvi di Claudia Müller e della sua famiglia, titolari dell’azienda vinicola di famiglia, Benedict Loosen Erben, rinomata per la sua dedizione alla viticoltura in ripidi pendii e per la produzione di Riesling in purezza che riflettono in modo unico il terroir. Come mi racconta Claudia, fin dagli inizi, è sempre stata alla costante ricerca della massima qualità a discapito della produttività e con gli anni è riuscita a distinguersi per le lavorazioni in vigna più rispettose possibile della natura circostante, fino ad arrivare pian piano a proporre al mercato anche vini vegani. Come viticoltori, Claudia e la sua famiglia si considerano anche “custodi” del paesaggio. Ed aggiunge: Anche voi, come nostri amanti del vino, siete custodi in senso più ampio, perché acquistando i nostri vini ci date l’opportunità di continuare a coltivare questi vigneti spettacolari. Claudia continuando a parlare orgogliosa del suo lavoro, delle sue vigne e dei suoi vini ha una certezza: Vogliamo ispirare gli amanti del vino di tutto il mondo facendo conoscere la nostra cantina qui in Mosella, i nostri vitigni in forte pendenza ed il nostro Riesling, fermentato spontaneamente, invecchiato veganamente e maturato per un lungo periodo. Bernhard e Claudia mi parlano dei loro vigneti e sono così felici di raccontarmi il loro lavoro in vigna. Le loro viti di Riesling sono coltivate con il tradizionale sistema di allevamento a palo singolo nei vigneti intorno a Ürzig, che presentano una pendenza di circa 68 gradi e quindi, ciò comporta molto tempo di lavori in vigna. Claudia mi spiega che lei e il suo team gestiscono i vigneti principalmente a mano, lavorando in armonia con la natura. Ove possibile, utilizzano, altresì, metodi meccanici per la lavorazione del terreno e questo per allentare il terreno e contemporaneamente per rimuovere le erbe infestanti. La domanda mi sporge spontanea: che cosa è che rende questo territorio così speciale ed i vini così spettacolari ed unici? Geologicamente, Ürzig appartiene al Massiccio Renano e si trova su un’estensione del Bacino del Wittlich. Questo rende il terreno dei vigneti così interessante e le uve ed i loro vini così entusiasmanti. Scisto argilloso rosso, ardesia dell’Hunsrück, riolite, conglomerato di Rotliegend e arenaria fine: queste sono le componenti del terreno dei vigneti di Ürzig. La nostra conversazione continua e Claudia mi parla ancora dei suoi vigneti e come li definisce lei di prim’ordine per vini di altissima qualità Coltivati con un’incredibile quantità di lavoro manuale presso la loro cantina. Anche senza un’etichetta biologica, rispettano al massimo le condizioni naturali del terreno, del clima e della posizione e concimano i vigneti con fertilizzanti organici e compost, rinunciando all’uso di insetticidi. La nostra conversazione continua e Claudia adesso mi porta a visitare l’azienda e non puoi che rimanere a bocca aperta: si trova al n.1 di Würzgartenstraße a Ürzig ed è  una maestosa casa patrizia, costruita nel 1786 dai monaci dell’ex abbazia agostiniana di Springiersbach sulle fondamenta di una cantina a volta, risalente al 1511. Entriamo così nel pieno della degustazione ma prima Claudia e Bernhard ci tengono a precisare: Produciamo vini unici in edizioni limitate. Il vino viene imbottigliato a metà dell’anno successivo. Diamo grande importanza alla qualità e produciamo vini di lunga durata. Ma non è tutto, perché Claudia e Bernhard sono disponibile per feste, eventi, degustazioni, con una vera “enoteca mobile”: un’ape di colore blue, riconoscibilissima per il logo dell’azienda, ma soprattutto, super dotata di calici e vini, perché come dice sorridendo Claudia Benedict Loosen Erben porta la gioia di vivere anche su tre ruote Che dire! voi chiedete e Claudia vi accontenta con i suoi vini ed i suoi Riesling, in vigna o in un wine bar privato nella location desiderata. Le sorprese sono finite? Assolutamente no, anzi, ecco un’altra sorpresa veramente interessante: per gli amanti dei vini di Ürzig, l’azienda li offre freschi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attraverso un distributore automatico di vino sulle rive della Mosella, che si trova in una posizione strategica e, più precisamente, vicino alla rotonda sulla B 53 / all’attracco delle barche. Ma dopo questa lunga conversazione fra vigna e vini, cosa mi farà degustare Claudia, la Regina della Mosella? Partiamo da GRAUSCHIEFER Riesling (rinomato per la sua spiccata mineralità derivante dai terreni di ardesia grigia (tradotto appunto “Grauschiefer”) Di un bel giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli, all’olfatto è fresco ed aromatico, offrendo i tipici sentori di agrumi (lime e pompelmo), mela verde, pesca bianca, fiori di campo, erbe aromatiche fresche ed un profumo sottile e distintivo di ardesia che contribuisce alla complessità del bouquet, mentre al palato, è fresco, vibrante, con una buona acidità e sapidità, snello, persistente e con un contenuto alcolico moderato. Proseguiamo con RR ROTEN Riesling Trocken dal colore giallo paglierino, con riflessi dorati. Al naso, la nota distintiva dell’ardesia si sente, ma poi lascia il posto ad aromi di mela rossa, pompelmo rosa e pesca gialla, scorza di lime, erbe e spezie, mentre al palato è potente e sostanzioso, morbido e cremoso, oltre ad un carattere fruttato e una nota dolce evidente. Terzo calice ed arriva ALTE REBEN Riesling, che si presenta di un brillante colore giallo paglierino. Al naso, si apre con profumi intensi e complessi di frutta esotica, agrumi e note floreali, accompagnate da un lieve accenno minerale che ricorda come gli altri vini assaggiati il terroir della Mosella, mentre in bocca, si distingue per la sua freschezza vivace e per un’acidità ben bilanciata, che conferisce al vino una lunga persistenza. I sapori di mela verde, pesca e limone si intrecciano con un delicato retrogusto minerale, rendendo ogni sorso un’esperienza vibrante e unica. Ed ecco le sorprese che non ti aspetti e per gli “Amanti dei Rosati” un vino particolare e tutto da scoprire: Claudia arriva con ROSE’ TROCKEN URZIG MOSE da uve Dornfelder, vitigno di recente creazione, ottenuto nel 1956 in Germania incrociando l’Helfensteiner con il Herlodrebe, a loro volta nati da incroci. Grazie al Dornfelder, che regala colorazioni intense, al calice è veramente un rosato d’impatto, carico, intenso, brillante, al naso è un vino veramente fresco, intenso, fruttato ed erbaceo, dove emergono aromi di fragoline, ribes ed erbette di montagna, mentre in bocca è fresco, giovane, secco, sapido, snello, ottima beva, ottima persistenza ed un retrogusto che dà voglia di berne un altro sorso…poi un altro…. poi un altro ancora… Concludiamo la nostra degustazione con CUVÉE M URZIG MOSEL sempre da uva Dornfelder. Le uve vengono raccolte a mano e dopo un breve periodo di macerazione, seguono una fermentazione spontanea e la maturazione a lungo in piccole botti di legno. Alla vista si presenta di colore rosso rubino scuro, brillante ed intenso, al naso è fresco e fruttato, intenso, sentori nitidi di amarene, ribes nero, more, rovi e mirtilli, che si intrecciano con l’elegante nota legnosa ma non invadente, ma è al palato che è veramente qualcosa di particolare: secco, fruttato, succoso e vellutato, ottima struttura e di moderata acidità, coccola con una sensazione piacevolissima in bocca, eccezionale persistenza ed eccezionale lunghezza anche nel finale. Credetemi! Ci sarebbero ancora diverse etichette di Riesling ed annate da assaggiare, soprattutto le annate degli anni 80/90, che non vi farebbero più lasciare Claudia e la Mosella. Il nostro viaggio in questo meraviglioso territorio finisce qui, ma, cari amici e cari “winelovers”, soprattutto, carissimi amanti dei Riesling vi consiglio fortemente questa avventura, di venire a conoscere l’azienda “Benedict Loosen Erben”, di farvi una bella conversazione con Claudia e la sua famiglia e di lasciarvi trasportare in una degustazione unica che vale tutti i chilometri fatti.   Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
Su Instagram come @Ladyloveswines  
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13 Febbraio, 2026

Franciacorta conquista Parigi. Il debutto a Wine Paris 2026 tra l'eccellenza e il successo internazionale

  Con un evento esclusivo sulla Senna e oltre 30 cantine presenti l’unione dei produttori guidata da Emanuele Rabotti è sbarcata da protagonista all’evento vitivinicolo parigino  Nel contesto di una manifestazione che consolida anno dopo anno il proprio ruolo di riferimento per il settore vitivinicolo internazionale, la presenza di Franciacorta a Wine Paris 2026 si inserisce come espressione di un percorso di riconoscibilità e credibilità sempre più solido sui mercati globali. Una partecipazione che conferma l’autorevolezza della Denominazione e la sua capacità di confrontarsi con i principali scenari del vino a livello internazionale.  Il debutto di Franciacorta a Wine Paris è stato accompagnato da un evento di apertura concepito come momento di racconto e relazione. A bordo di un bateau mouche sulla Senna, Franciacorta ha accolto i suoi produttori, ospiti e interlocutori internazionali in un contesto esclusivo e riconoscibile, proponendo una degustazione dedicata esclusivamente al Satèn, in abbinamento alle ostriche Marennes-Oléron, simbolo della tradizione gastronomica francese. Un’occasione in cui il Satèn con la sua cifra distintiva e la sua eleganza, ha idealmente “scorso sulla Senna”, introducendo Franciacorta nel panorama parigino attraverso un linguaggio condiviso di qualità, territorio e cultura del vino.  La presenza a Wine Paris proseguirà negli spazi del Paris Expo Porte de Versailles, dove Franciacorta ha riunito oltre 30 cantine all’interno di un’ampia area collettiva nella Hall 2.1 (stand E098 ed E048), affiancate da altre 8 realtà presenti con stand individuali, per un totale di 38 cantine coinvolte. Lo spazio Franciacorta ha rappresentato un punto di riferimento per operatori e visitatori della fiera, offrendo un racconto corale della Denominazione attraverso momenti di degustazione e incontro. All’interno dello spazio Franciacorta hanno fatto tappa anche il Ministro Francesco Lollobrigida, l’Ambasciatrice d’Italia a Parigi Emanuela d’Alessandro.  Emanuele Rabotti, Presidente di Franciacorta Essere oggi a Parigi con una rappresentanza così ampia ha per noi un valore che va oltre la singola partecipazione fieristica. Trentacinque anni fa sarebbe stato difficile immaginare Franciacorta protagonista di un evento nella capitale francese: questo rende evidente il percorso di crescita e di maturazione compiuto dalla Denominazione e dall’unione dei produttori nel tempo. Un’evoluzione costruita con continuità, grazie al lavoro condiviso delle cantine, che desidero ringraziare per l’impegno, la visione e la responsabilità con cui hanno contribuito e continuano a contribuire allo sviluppo di Franciacorta e al suo posizionamento internazionale. Wine Paris 2026 ha offerto così a Franciacorta un’importante occasione di confronto con un pubblico altamente qualificato tra operatori del settore, importatori, stampa specializzata e opinion leader internazionali. Un contesto privilegiato che ha permesso di approfondire l’identità di Franciacorta, la sua storia e le molteplici interpretazioni stilistiche, continuando a rafforzare il suo posizionamento sui mercati globali.   Una scelta di successo che si inserisce all’interno di un percorso in crescita come testimoniato dai risultati appena rilasciati dall’Osservatorio Economico relativi al 2025 che restituiscono un quadro di solidità e continuità, confermando la capacità della DOCG di mantenere valore anche in uno scenario di consumi prudenti. La crescita dell’export (+5,3%), sostenuta da mercati strategici come Svizzera, Giappone, Stati Uniti e Paesi Bassi, insieme alla tenuta del mercato interno, evidenzia una competitività internazionale sempre più solida. Risultati che rafforzano il percorso di sviluppo globale del Franciacorta e che rendono la presenza a Wine Paris un tassello coerente con la visione strategica in atto, orientata al consolidamento delle relazioni internazionali e del presidio sui mercati chiave.    La Redazione
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CASA 50 a Napoli Arrow Right Top Bg

13 Febbraio, 2026

CASA 50 a Napoli

  Design e gastronomia ridefiniscono lo spazio conviviale   Napoli – In via Sannazaro 10, al piano terra di un palazzo nobiliare dei primi del Novecento, prende forma Casa 50: un progetto architettonico firmato dall’architetto Maurizio Vesce che reinterpreta il concetto di spazio gastronomico attraverso un intervento di design stratificato, dove il restauro conservativo incontra la contemporaneità dei materiali. Al centro del progetto la richiesta della committenza, il gruppo 50 Kalò di Ciro Salvo e Alessandro Guglielmini: un ristorante per sentirsi come a casa, dall’offerta gastronomica all’esperienza estetica. Il risultato sono seicento metri quadri ridisegnati secondo un’estetica che rifugge l’ostentazione per riproporre la dimensione intima e autentica di casa. L’intervento si distingue per la capacità di preservare l’identità storica dell’edificio, cornici, modanature, maioliche floreali originali, tufo, integrandola con una selezione rigorosa di materiali contemporanei. Materiali e texture
Le superfici orizzontali alternano il gres porcellanato Mutina alla resina di microcemento che crea continuità visiva tra gli ambienti, in un gioco di texture e finiture che definisce gerarchie spaziali. I banconi in marmo di Carrara, levigati a lucido per esaltare la grana cristallina e le venature grigie, fungono da landmark visivi e punti di riferimento tattili. Le superfici verticali dialogano con i rivestimenti e i portali, su disegno dell’architetto, realizzati in legno massello di noce nazionale: la venatura naturale del legno crea una quinta calda che valorizza l’illuminazione morbida per un effetto avvolgente con un’intensa profondità di colore. La palette cromatica ruota attorno a un rosso mattone che diventa cifra identitaria del progetto, modulandosi in una sequenza di texture e finiture che accompagnano il visitatore attraverso ambienti dall’atmosfera differenziata: dal giardino esterno alle quattro sale interne, fino alla zona brace con bancone e sgabelli, pensata come uno spazio scenografico dove l’attrezzatura, la tecnologia Josper, un’affettatrice Berkel d’epoca, diventano elemento architettonico. Libri, fotografie d’autore e arredi dalle linee essenziali completano un sistema dove ogni elemento è calibrato secondo un equilibrio tra intimità e raffinatezza formale. Maioliche storiche e Mutina Heritage
Il cuore del concept risiede nel dialogo tra le maioliche originali del palazzo, oltre 130 anni di storia ceramica partenopea con decori floreali policromi, e il gres porcellanato Mutina Heritage della collezione Time, scelto per la sua capacità di interpretare la matericità della pietra naturale in chiave contemporanea. L’operazione di recupero delle maioliche originali ha richiesto un intervento specialistico di pulitura, consolidamento e integrazione delle parti mancanti, preservando l’autenticità cromatica e la texture smaltata che caratterizzano la produzione ceramica napoletana di inizio secolo. La giustapposizione con il gres Mutina non è mera contiguità, ma un progetto compositivo che sfrutta le diverse dimensioni, finiture e tonalità per creare ritmo e gerarchia spaziale. Casa 50: multi-scenario da 150 coperti
Con una capacità di 150 coperti distribuiti tra interno ed esterno, Casa 50 si configura come uno spazio multi-scenario: dalla zona lounge del giardino, con il primo dei due bar del locale, alla sala principale, fino all’area dedicata al live cooking con bancone e brace a vista dove la cucina diventa performance visiva. Non solo un ristorante, ma uno spazio dinamico capace di dialogare con pubblici diversi col passare delle ore: dal brunch del fine settimana alla cena, dall’aperitivo al soft-clubbing con Dj set in giardino. Il progetto di restauro di Casa 50 dimostra come l’architettura d’interni possa farsi portatrice di narrazione: ogni scelta materica, ogni dettaglio costruttivo racconta un’idea di contemporaneità che non cancella ma valorizza, che non impone ma dialoga. Casa 50 si inserisce così nel panorama della ristorazione d’autore italiana come esempio di progettazione consapevole, dove il design non è décor ma struttura portante dell’esperienza gastronomica. CASA 50: dal gruppo 50 Kalò Inaugurato a Settembre 2025 nel cuore di Napoli, Casa 50 nasce dalla solida esperienza di Ciro Salvo e Alessandro Guglielmini, già fondatori del pluripremiato gruppo 50 Kalò. Il progetto celebra una cucina mediterranea contemporanea che fonde la tradizione partenopea con una visione evoluta del gusto. Pilastro fondamentale dell’offerta è l’Orto di Casa 50, una risorsa strategica che garantisce una filiera cortissima fornendo la maggior parte delle materie prime vegetali utilizzate. Questa eccellenza agricola arricchisce un menu stagionale dove carni selezionate e pescato del Mediterraneo sono esaltati dalla cottura a vista su forni Josper. Casa 50 si impone come uno spazio dinamico, dal brunch al cocktail bar, e come nuovo punto di riferimento per la ristorazione d’autore italiana. La proposta è accompagnata da una carta vini curata che privilegia etichette campane, Champagne e una selezione di distillati per il cocktail bar. CASA 50 Cucina Mediterranea
Via Sannazaro 10, angolo lungomare Caracciolo – Napoli
Progetto architettonico: Arch. Maurizio Vesce
Superficie: 600 mq tra interni e giardino
Capacità: 150 coperti La Redazione
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Col Vetoraz presenta il nuovo Distillato d'Uva Arrow Right Top Bg

13 Febbraio, 2026

Col Vetoraz presenta il nuovo Distillato d'Uva

  Da una materia prima di pura eccellenza, un raffinato arricchimento della proposta enologica dell’azienda, in linea con la costante ricerca di alta qualità        Il 2026 si apre all’insegna di una novità di grande rilievo per Col Vetoraz, che arricchisce la propria linea di produzione con una nuova e prestigiosa referenza: il Distillato d’Uva. Un prodotto fortemente voluto dall’azienda trevigiana per completare e valorizzare ulteriormente la propria proposta enologica, e compiere un ulteriore passo avanti nel segno della distinzione, rimanendo fedele a quella costante ricerca di qualità ed eccellenza che da sempre ne definisce l’identità. Dopo anni in cui la Grappa all’Uva di Prosecco monovitigno ha fatto parte della gamma, questa nuova creazione ne raccoglie ufficialmente l’eredità, segnando un’evoluzione naturale e coerente del percorso intrapreso. Col Vetoraz Abbiamo scelto questa direzione  per un motivo semplice ma essenziale: offrire un prodotto ancora più prestigioso, capace di esprimere al meglio la nostra filosofia e la continua aspirazione alla massima qualità. Il nostro augurio è che questo nuovo distillato sappia conquistare il pubblico così come ha conquistato noi. Il Distillato d’Uva nasce dall’utilizzo dalla materia prima nella sua totalità, dal frutto nella sua interezza, distinguendosi dalla grappa che deriva invece dalle sole vinacce. Uve accuratamente selezionate, sofficemente pigiate, affrontano una delicata fase di fermentazione al termine della quale succo e bucce vengono distillati insieme, preservandone ogni sfumatura aromatica. Un processo che affida a un tradizionale alambicco di rame a bagnomaria il compito di esaltare nobiltà e raffinatezza. Una scelta produttiva che innalza il profilo aromatico, la finezza e l’identità del distillato, dando vita a una proposta di grande eleganza e armonia, ideale per chiudere pranzi e cene all’insegna dell’eccellenza. Prezzo al pubblico: 23,50 € + IVA La Redazione
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Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesa Arrow Right Top Bg

13 Febbraio, 2026

Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesa

  Andando in giro per l’Italia mi rendo sempre più conto di quale sia l’immenso patrimonio che stratificatosi nel corso dei secoli. Un patrimonio da valorizzare in ogni sua peculiarità. Da ciò che offre a chi lo abita.  Ho incontrato regioni che si attraversano con lo sguardo, altre con il cuore; regioni che per comprenderle occorre scavare a fondo, altre che ti sommergono; regioni che ignori ma che solo quando le scopri comprendi cosa ti sei perso.  Marche e Campania sembrano l’una l’antitesi dell’altra e non solo da un punto di vista territoriale. Le Marche vivono di luce composta. Le colline scendono verso il mare come pensieri ordinati, mai urlati. Tutto sembra suggerire equilibrio e compostezza creando una bellezza che non ha bisogno di spettacolo. I marchigiani sembrano chiusi e riservati tanto che al tempo dello stato pontificio, complice anche la lontananza da Roma (erano in fondo della regione dello Stato Pontificio più distante da Roma), venivano scelti come gabellieri ovvero coloro che riscuotevano le tasse. Meglio un morto in casa che un marchigiano all’uscio si diceva. In realtà lo si diceva anche in altri casi ma per i marchigiani era ancora più vero.  La Campania, al contrario, custodisce una geografia più emotiva. Il Vesuvio, l’Appennino, il Tirreno disegnano un carattere fatto di memoria e tensione. Quel sole che accompagna l’intera giornata con un calore sempre più vivo, rende le persone solari, gentili, cordiali. Vive. Difficile trovare un campano scortese e chiuso. La solarità è nelle piccole cose e nella quasi necessità di “fare ammuina”. Di rendere ogni istante speciale e unico, celebrando e festeggiando senza “scuorno”.  Se le Marche insomma sono una forma di contemplazione, la Campania è una forma di esperienza. Il vino nasce proprio in questo spazio invisibile tra misura e coraggio. Quando queste terre entrano nel calice, smettono di essere paesaggio e diventano voce. Nelle Marche la luce si fa verticale nel Verdicchio, limpido come un orizzonte che respira. Il Pecorino porta con sé il vento delle alture, nervoso e gentile insieme. La Passerina racconta il lato più solare della regione, mentre la Lacrima di Morro d’Alba svela l’intimità, profuma di fiori e di emozioni trattenute. Il Bianchello del Metauro, con il suo tocco salino, raccoglie invece l’anima costiera, sottile e silenziosa. La Campania risponde con un’altra musica. Il Fiano di Avellino è pensiero che si apre lentamente, stratificato come una frase che chiede ascolto. Il Greco di Tufo ha il passo deciso della pietra, una verticalità che scuote. La Falanghina porta il sorriso del Mediterraneo, la Coda di Volpe la carezza antica della campagna. L’Asprinio d’Aversa vibra come elettricità pura, e quando la terra si fa rossa, il Piedirosso sa di mare e cenere, mentre l’Aglianico cammina accanto al tempo con passo profondo. I vitigni non sono varietà. Sono caratteri. Sono modi diversi di stare al mondo. Marche e Campania sembrano l’una l’opposto dell’altra. L’alba contro il tramonto; la riservatezza contro l’estrosità; la verticalità contro l’ampiezza. Eppure, Manilo Frattari, riesce ad unirle in un viaggio che parte, quasi per caso, attraverso un inaspettato assaggio. Un calice che non doveva essere memorabile e che invece accende una luce. Verdicchio e Fiano accendono la luce dello stupore. Vini che non cercano l’effetto immediato, ma scavano piano, lasciando una traccia fatta di piccoli sassolini che aspettano solo di essere seguiti come nella favola di Hansel e Gretel.  Manilo resta folgorato non solo dal gusto, ma dall’idea che quei vini portano con sé: la possibilità che il bianco non sia soltanto freschezza ma pensiero, profondità, racconto. Da quel momento il vino smette di essere semplice degustazione e diventa relazione. Nasce il desiderio di creare uno spazio in cui queste voci possano incontrarsi, parlarsi, riconoscersi. È da quella scintilla che prende forma IoVino: non un evento, ma un luogo simbolico dove i territori smettono di essere lontani e diventano dialogo. Dove Marche e Campania, Adriatico e Tirreno, luce e fuoco, si ritrovano nello stesso gesto: alzare un calice non per bere soltanto, ma per capire. Perché il vino, quando è vero, non nasce per essere collezionato. Nasce per essere incontrato e per generare incontro. Tra persone. Tra anime. Tra luoghi. Dialoghi e impressioni. Strette di mano e sorrisi. Che si ripetono non solo in un evento ma per la vita. Non solo produttori e amanti del vino ma cuori e anime che cercano e trovano quella convivialità spesso relegata chissà dove. Invece IoVino diventa spazio di condivisione che non si limita all’evento ma va oltre. Questo lo dobbiamo alla capacità di Manilo e Romina, sua moglie, vera musa ispiratrice, sostegno iniziatrice, spina dorsale e sorriso. Ma anche iniziatrice delle passioni Ero leggermente appassionato alle grappe grazie a mia moglie che lei poi è il braccio destro e sinistro dell’organizzazione. È lei che mi ha introdotto. Romina è sempre stata una mente molto curiosa di tutto ciò che la circonda.  Un percorso al contrario quello di Manilo. Iniziare dalla grappa per passare ai vini rossi corpulenti tipici della cultura di qualche anno fa. Ricordate quei vini che erano così legnosi da sentirli sui denti? Qualcuno fece approvare la legge europea che consentiva l’uso di trucioli di legno perché il vino ne sapesse ancora di più. Era il Regolamento CE n.1507/2006. Viva l’Europa insomma e lungi da me qualunque considerazione politica. Meno male che al Ministero per le Politiche Agricole dell’epoca, qualcuno sano di mente riuscì a scrivere e far approvare un decreto per vietare i trucioli perlomeno nei vini DOC e DOCG. Ho molti amici che sono molto più bravi di me a degustare. Entrai in un gruppo di amici molto esperti. Uno è anche un responsabile della guida Slow Wine del Lazio. Vari amici degustatori e piano piano mi incuriosì dei bianchi che prima magari sì, bevevo, ma senza aver mai bevuto bianchi di spessore. Faccia allungata, barba folta a seconda delle stagioni, occhialino tondeggiante da intellettuale, un sorriso che ti ricordi, taglio di capelli…beh taglio non direi. Sembra la mia descrizione in effetti ma è Manilo Frattari. Un entusiasta. Una persona che emana fiducia solo alla prima stretta di mano. Persona umile e concreta. Non certo di quelle che si vantano di ogni conoscenza e di conoscere le caratteristiche di ogni vino. Manilo lo si apprezza perché è una persona schietta e alla mano. Pragmaticamente felice,  amato e rispettato da tutti. Ogni volta che ho partecipato a IoVino la percezione, nemmeno tanto velata, che emergeva attraverso il dialogo con i produttori e i partecipanti, era di totale apprezzamento per lui. Ho sempre avuto l’impressione di entrare in una sorta di club house dove i soci chiacchierano, si divertono e, cosa strana per una club house, parlano bene del presidente del circolo. Non una setta bene inteso, ma un club di amici che si ritrovano per stare insieme in allegria. Qualcosa di quasi irreale in un mondo dominato da odi reciproci, rancori ed invidie. Dalle Marche alla Campania, sorrisi, strette di mano e, soprattutto, assaggi reciproci contrassegnati da giudizi sempre onesti e principalmente positivi (ma non potrebbe essere altrimenti vista l’alta qualità dei prodotti presentati). Facevamo sempre delle degustazioni di Barolo, Nebbiolo, Sangiovese. Poi capitò una volta Verdicchio e Fiano. Verdicchio Coronicino che ora non c’è più. C’è il figlio. Vengo folgorato da questo Coroncino. Un amico aveva la bottiglia talmente vecchia che c’era ancora il tappo in silicone. Fermate aspetta: ora te ne porto una io col tappo in sughero. Mi ricordo che già all’epoca si era bevuto avuto il Fiano di Villa Diamante, i Favati, i Marsella del quale ho ancora una 2010 in cantina. Con loro si beveva sempre bene. Io sono la pecora nera del gruppo perché porto vini meno acclamati. Sono sempre più scopritore. Mi piace andare a cercare piccole aziende. Loro mi dicono: ma chi te lo fa fare? Ci stanno già quelle bone.  Che Manilo sia una persona curiosa lo si capisce frequentando IoVino. Cantine poco note, piccole. Prodotti eccellenti e pressoché introvabili. Sarà per questo che mi piace Manilo. Ragiona proprio come me. Il mondo del vino è un mondo tipicamente contadino ovvero persone meravigliose molto più attente alla concretezza che al vendere fungo. Persone poco inclini a vantarsi di qualcosa che sanno essere prodotto secondo la propria coscienza. Poca, anzi, scarsissima propensione a comunicare, sempre troppo attenti al lavoro. Al duro lavoro. Eppure, scavando come si scava per trovare l’acqua, si conoscono persone uniche e meravigliose che hanno dedicato parte o tutta la propria vita alla terra. La voglia di continuare qualcosa o iniziarne altre. Sperimentare o consolidare. Voglia di rispettare la terra, la tradizione, il susseguirsi delle stagioni.  A IoVino abbiamo scoperte molte aziende che poi sono diventati grandi produttori.  Romina e Manilo. Una coppia nella vita e nella organizzazione di IoVino così come di altre degustazioni nelle quali coinvolgono produttori di tutta Italia. Entrambe sommelier FISAR.  Sono diventato anche direttore di corso. Ero in delegazione ma non ben visto, Così, insieme a Romina, siamo andati per conto nostro ed è stato meglio. Strano oggetto le associazioni professionali dei sommelier. Sembrano partiti politici o sindacati che misurano la propria forza in virtù delle tessere paganti. Interessate a conquistare posizioni di potere senza minimamente comprendere quanto potenziale hanno al proprio interno. Manilo sarebbe una risorsa da promuovere e sviluppare così come tante altre (me incluso e chiedo perdono per la presunzione). Blogger, giornalisti, comunicatori, semplici sommelier. Una pletora di persone eccezionali e competenti in grado di far splendere il mondo del vino. Anche solo per passione. Invece sono sempre loro, i vecchi tromboni che si fregiano di essere nei quadri direttivi di una associazione o docenti nei corsi da sommelier per conquistare un ingresso ad un evento o un posto alle trattative con la politica. Loro che parlano con quei termini forbiti per atteggiarsi, smarcarsi o creare una rivincita rispetto a ciò che non hanno mai avuto. Forse sono proprio loro i mali del vino. Persone autoreferenziali che, non guardando oltre il proprio naso, non sono in grado di capire cosa realmente accade nel mondo.  Dopo quella degustazione pensai che i migliori vini bianchi italiani fossero Fiano e Verdicchio. Senza nulla togliere agli altri. Amo molto il Friuli, la Slovenia. A Bracciano facciamo delle verticali con tutti i produttori che conosco dalla Val d’Aosta fino alla Sicilia anzi fino a Pantelleria. Faccio verticali da oltre 13, 14 anni. Se lavori bene gli altri ti contattano.  Lavora bene Manilo e lavora di cuore. Quello del vino non è il suo primo lavoro e forse il vino non è nemmeno un lavoro. La passione la percepisci dalle parole, dagli occhi che si illuminano, dall’enfasi che da ai singoli produttori e alle loro perle. Sarà per questo che tutti lo portano sul palmo di mano. Nelle prime due edizioni di IoVino, ormai oltre dieci anni fa, nemmeno faceva pagare i produttori.  C’erano due carissime amiche produttrici, che purtroppo non ci sono più, una delle Marche e una della Campania, che mi hanno molto sostenuto. Questa mia amica campana mi diceva sempre: Manì ma tu lo devi prendere qualche soldo. Come fai ad affrontare tutte queste spese?. Io le rispondevo che nessuno mi conosceva. Il terzo anno chiedo qualcosa e lei mi dice: ma hai chiesto così poco? Tu sei scemo! Il quarto anno aumento di 25€. E lei sempre: tu sei proprio scemo. L’amica marchigiana mi diceva lo stesso. Mi dispiace che non ci sono più perché non possono vedere dove siamo arrivati. Sono state le prime due che al primo evento mi hanno dato forza. Avevo 25 produttori e loro mi incitavano a continuare. Lo stesso incitamento, la stessa voglia di esserci che leggo negli occhi e ascolto nelle parole dei produttori presenti. Quel club aperto, quella agorà alla quale possono accedere tutti.  Manilo li va a visitare, parla con loro, assaggia i loro vini. Disquisisce. Marche e Campania. Campania e Marche. Un chiodo fisso. Un amore per Verdicchio e Fiano sopra ogni cosa ma senza disdegnare quanto di buono queste due regioni producono.  I primi due anni eravamo al Castello di Ceri. Una location spettacolare. Avevo intenzione di portare il romano fuori porta. Al romano piace fare la gira fuori porta. Il paese diciamo non era molto pronto e ci sono stati un pò di problemi. Poi c’è stato il Castello di Santa Severa. Sul mare perciò bellissimo. C’era in concomitanza un evento con alabarde, mazze chiodate. Se facevano male di brutto. Col sangue. Una situazione troppo caotica che non mi è piaciuta.  Non posso che ridere di gusto quando Manilo mi racconta, con il suo accento romanesco che però non proprio tale, dell’evoluzione di IoVino. Un racconto allegro e scanzonato, proprio di chi fa le cose con passione e rapporto. La ricerca della formula giusta con la solita diatriba tra uno e due giorni di evento. Uno sembra troppo poco; con due si rischia di occupare troppo spazio ai produttori sempre impegnati nei lavori in vigna. Lunedì si o lunedì no. Scelta dettata dal sapere molti ristoranti di Roma chiusi per riposo. Un tempo magari. Adesso, con l’invasione dei turisti, tutto somiglia ad un nastro trasportatore che si muove di continuo e senza sosta.  Poi l’ulteriore scelta di arrivare a Roma dove eventi di questo tipo faticano a trovare location che non siano hotel. Serve parcheggio e, in alcuni casi, è pure a pagamento. Cosa questa che ad uno come Manilo fa venire l’orticaria. Il solo pensiero di far pagare anche il parcheggio ai partecipanti e ai suoi produttori, non lo faceva dormire. C’era da far trovare spazio alle oltre 100 aziende che si erano unite al progetto. Serviva una location grande così che IoVino arrivò prima all’Ergife quindi a Villa Carpegna infine al Courtyard by Marriott Roma Central Park dove si è svolta l’edizione del 2025 e si svolgerà quella del 2026. Una evoluzione continua. Un fermento di vita e di idee. Quest’anno ci sarà una novità con le masterclass dedicate alla Grenache Picena per le Marche e lo Sciascinoso per la Campania. Vini splendidi. Non ce n’è uno sbagliato. Sono tutti a livello altissimo. Vorremmo fare abbinamenti con qualche cibo tipico come le olive a scolane fritte dall’albergo, il caciocavallo occhiato, la pizza. Grenache o Granaccia come la chiamano nelle Marche. Poi la Ribona, la Lacrima, la Vernaccia Nera, il Bianchello, il Pecorino, la Passerina. Quindi lo Sciascinoso e l’Asprinio di Aversa in Campania insieme a Casavecchia, Coda di Volpe, Pallagrello, Biancolella, Piedirosso. Senza poter, e dover, tralasciare i mostri sacri delle due viticolture: Verdicchio, Fiano, Greco di Tufo, Falanghina, Aglianico, Montepulciano e Sangiovese. Due regioni che, da sole, hanno ancora molto da dire e da esprimere. Così come da far conoscere. Ben vengano le Masterclass di IoVino che quest’anno cercheranno anche gli abbinamenti con i cibi tipici delle due regioni rispettando la vera essenza del vino che impone la presenza a tavola.  Ho tante cose per i miei produttori di IoVino in testa. Li chiamo i miei produttori perché ormai siamo una famiglia. Ogni tanto qualcuno in più, qualcuno in meno. Non è solo l’evento. Anche anche noi qui in famiglia siamo produttori con mia figlia che lo è diventata. Siamo legati legati in tutti i modi. Marche e Campania nemmeno confinano. Solo la dorsale appenninica ad unirli come fosse uno scheletro che si propaga verso i mari Adriatico e Tirreno. Una dorsale casuale, come quella capitata a Manilo nel corso di una degustazione. La folgorazione per due vitigni, Fiano e Verdicchio, incredibili come tanti altri dell’immenso capitale ampelografico italiano. Chissà se avesse assaggiato un Timorasso o un Vermentino cosa sarebbe stato IoVino. Al fato che ha deciso per Marche e Campania, dobbiamo solo essere grati perché è così è nato IoVino e il club aperto di produttori che hanno deciso di far parte del progetto. Il rammarico è che per vedere altri eventi così passionali per dar luce ad altre regioni italiane, temo dovremo aspettare la pensione di Manilo. Per adesso, non vedo l’ora arrivi domenica 15 marzo così da rivivere, in quel Courtyard by Marriott Roma Central Park, una nuova edizione di IoVino. Una attesa non solo mia ma, ne sono certo, anche di chi ha imparato ad apprezzare ciò che Manilo e Romina hanno portato a Roma e dei tanti produttori di Marche e Campania che considerano IoVino come un appuntamento fisso già segnato da tempo nelle loro agende. Ci vediamo il 15 marzo!   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Quando Freccianera incontra il genio creativo Arrow Right Top Bg

12 Febbraio, 2026

Quando Freccianera incontra il genio creativo

  La cantina di Franciacorta partner di Ora d’Arte 2026 al Labirinto della Masone   Per il secondo anno consecutivo Freccianera è partner di “Ora d’Arte”, la prestigiosa rassegna culturale del Labirinto della Masone-Museo Franco Maria Ricci a Fontanellato (PR), confermando una naturale affinità fondata su valori condivisi: eleganza, visione culturale e dialogo tra tradizione e contemporaneità. Dal 20 febbraio al 20 marzo 2026, il Museo del Labirinto della Masone si trasforma, in quattro appuntamenti serali, in un raffinato salotto contemporaneo: uno spazio di incontro, ascolto e condivisione, dove il racconto dell’arte si intreccia al piacere della conversazione e si conclude con un momento conviviale. Ogni serata si chiuderà con un aperitivo a cura del Ristorante Bistrot “Il Labirinto by 12 Monaci”, in collaborazione con Freccianera, che accompagnerà il pubblico alla scoperta dei suoi Franciacorta più rappresentativi. Legame storico con Franco Maria Ricci
La partnership celebra un rapporto storico e simbolico tra Freccianera e Franco Maria Ricci: fu proprio il grande designer ed editore, nei primi anni Settanta, a disegnare l’etichetta del Franciacorta Brut top di gamma dell’epoca, battezzando trent’anni dopo la bottiglia celebrativa con il nome “Freccianera”, oggi divenuto brand identitario dell’azienda. Durante la serata inaugurale di giovedì 20 febbraio è prevista una presentazione ufficiale della cantina e dei suoi Franciacorta; in ogni incontro sarà inoltre possibile iscriversi gratuitamente all’esclusivo Freccianera Club. Per il prestigio e la qualità della proposta culturale, la presenza di Freccianera si inserisce con naturalezza nel programma del Labirinto della Masone. Freccianera non è infatti solo un marchio, ma una filosofia che unisce territorio, cultura e contemporaneità, come dimostrano le collaborazioni con Brescia Musei e le mostre dedicate a grandi interpreti della fotografia contemporanea come Massimo Sestini e Claudio Micalizzi, oltre all’apertura verso esperienze culturali di respiro internazionale. Nei vigneti Freccianera si trova anche la prima Panchina Gigante della Franciacorta, parte del Big Bench Community Project: un simbolo di accoglienza e libertà che invita a osservare il paesaggio da una prospettiva diversa, fatta di entusiasmo e meraviglia. Programma Ora d’Arte 2026: anni Venti e Trenta
L’edizione 2026 di Ora d’Arte è dedicata al fascino irripetibile degli anni Venti e Trenta, decenni luminosi e contraddittori in cui arte, moda, musica e teatro dialogarono come mai prima, dando vita a nuovi linguaggi, insieme audaci e raffinati. Il percorso introduce la grande mostra primaverile “Erté. Lo stile è tutto”, dedicata a Romain de Tirtoff, detto Erté – maestro della grafica e del design e geniale interprete dell’Art Déco – che aprirà al pubblico il 28 marzo 2026. A cura di Elisa Rizzardi in collaborazione con la Fondazione Franco Maria Ricci, la rassegna prende avvio venerdì 20 febbraio con un incontro guidato da Sofia Gnoli, dedicato alla moda come espressione di una nuova idea di libertà; prosegue venerdì 6 marzo con Luca Scarlini, in una serata che unisce racconto e performance per esplorare teatro e danza; venerdì 13 marzo è la volta di Valerio Terraroli, curatore della mostra, che approfondirà la figura di Erté; il ciclo si conclude venerdì 20 marzo con Francesco Martinelli, che guiderà il pubblico in un viaggio musicale tra immagini, filmati e registrazioni d’epoca originali. Con “Ora d’Arte 2026”, Freccianera rinnova il proprio impegno a sostenere luoghi e progetti in cui il vino diventa parte integrante dell’esperienza culturale, celebrando un’eredità condivisa che guarda al futuro con la stessa curiosità e raffinatezza che hanno segnato il passato. Freccianera | A.A. Fratelli Berlucchi
www.freccianera.it | Via Broletto 2, 25040 Corte Franca (BS) | Ph. +39 030 984451 | info@freccianera.it La Redazione
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