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12 Febbraio, 2026
Lugana: tradizione che guarda avanti
Un’esperienza dinamica tra vino, cucina e contemporaneità
Si è svolto il 27 gennaio da House of Mediterraneo l’evento ideato dal Consorzio Tutela Lugana DOC in collaborazione con Tuorlo Magazine: un progetto esperienziale che ha messo in dialogo vino e cucina attraverso una cena d’autore firmata da due chef d’eccezione.
Protagonisti dell’iniziativa Vladimiro Poma, chef alla guida di Silvano, Vini e Cibi nel quartiere NoLo di Milano, e Tommaso Zoboli, giovane talento modenese, Miglior Chef Under 30 d’Italia 2021 e oggi alla guida del ristorante Patrizia a Modena. Due percorsi diversi ma complementari, accomunati da una cucina identitaria, sincera e profondamente legata alla materia prima.
La serata ha raccontato il Lugana non solo come Denominazione storica, ma come espressione viva, contemporanea e in continua evoluzione: un vino profondamente radicato nella propria origine, ma capace di esprimersi con un linguaggio attuale e di accompagnare piatti che mettono in relazione tradizione e nuove letture gastronomiche.
Edoardo Peduto, Direttore del Consorzio Tutela Lugana DOC
La partnership tra il Consorzio e Tuorlo Magazine si inserisce in un obiettivo più ampio. Creare nuove sinergie culturali, attraverso linguaggi contemporanei, in linea con quanto stiamo già facendo in altri ambiti, oltre al vino, come moda, design e lifestyle, valorizzando il Lugana come vino ad alto potenziale gastronomico, versatile, attuale, capace di dialogare con cucine e sensibilità diverse.
La serata è stata guidata da Andrea Amadei, che ha saputo tenere insieme contenuti, ritmo e partecipazione, trasformando la masterclass e la cena in un racconto continuo e condiviso.
Menu: tradizione e riletture contemporanee
Il percorso gastronomico si è sviluppato come un racconto a più voci, in cui ogni piatto ha rappresentato un capitolo di una narrazione fatta di memoria e nuove sensibilità:
Crème caramel di lasagna, cappero e limone
Lasagna con coniglio alla ligure, senape e olive taggiasche
Ribollita toscana
Indivia belga con mandarino, alici e spezie “Spagyria”
Zuppa inglese non inglese
Ricette della tradizione e riletture contemporanee hanno dialogato con il Lugana in modo sorprendente e non convenzionale, esaltandone freschezza, struttura e capacità di accompagnare piatti complessi e stratificati.
Vini Lugana in abbinamento
In abbinamento al menu sono stati proposti Lugana di diverse aziende e stili, dal Lugana d’annata alla Riserva e la Vendemmia Tardiva, a testimonianza della ricchezza espressiva della Denominazione:
Lugana Doc Brut Metodo Classico 2020 “Primessenza” – Montonale
Lugana Doc 2024 – Ottella
Lugana DOC 2024 – Tenuta Frontelago
Lugana DOC 2024 “Demesse Vecchie” – Famiglia Olivini
Lugana DOC 2024 “Lac” – Cavalchina
Lugana DOC Superiore 2023 “Molin” – Cà Maiol
Lugana DOC Riserva 2022 “Luna del Lago” – Fratelli Zenegaglia
Lugana DOC Vendemmia Tardiva 2021 “Filo di Arianna” – Tenuta Roveglia
Un percorso che ha messo in luce la versatilità del Lugana e la sua naturale vocazione all’abbinamento gastronomico.
Consorzio Lugana DOC
Il Lugana DOC nasce dalle colline che circondano il Lago di Garda, dove il terreno argilloso e il clima mite favoriscono la coltivazione della Turbiana, uva autoctona che dà vita a vini freschi, eleganti e longevi. La Denominazione, riconosciuta nel 1967 e regolamentata dal Consorzio dal 1990, ricopre oggi 2.600 ettari con 214 produttori, esportando oltre il 60% della sua produzione in 65 paesi. Il Lugana si distingue per la sua varietà di espressioni, che spaziano da fresche e giovani versioni a complesse riserve. Il Consorzio promuove anche pratiche di sostenibilità e un crescente turismo enologico, con esperienze immersive nelle cantine e percorsi enoturistici certificati. Il territorio del Lugana, ricco di storia e bellezza, è una destinazione ideale per gli appassionati di vino, cultura e benessere.
Tuorlo Magazine
Tuorlo Magazine è un media contemporaneo che racconta il mondo del cibo, del vino e della cultura gastronomica attraverso un linguaggio visivo e narrativo riconoscibile, capace di unire contenuti editoriali, progetti digitali ed esperienze dal vivo. Con una community attiva e trasversale, Tuorlo lavora sul confine tra informazione, ispirazione e intrattenimento, creando format capaci di valorizzare brand, territori e persone.
La Redazione
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12 Febbraio, 2026
Un calice di sangiovese umbro per brindare al ritmo dell'amore
Anche a San Valentino, Lungarotti celebra la Vita Lenta: tempo di qualità, pochi formalismi, connessione vera e, a tavola, il Sangiovese della Tenuta Pometo.
Una cena improvvisata, la playlist giusta, nessuna formalità, solo connessione. Per dirsi ti amo nel giorno di San Valentino non serve per forza la tovaglia ricamata, la candela a centro tavola e le posate d’argento. Basta preparare il suo piatto preferito e accompagnarlo con un vino che parla chiaro, con il giusto ritmo, senza filtri, come il Sangiovese della Tenuta Pometo di Lungarotti: autentico, diretto, sorprendentemente attuale.
Un rosso succoso, scorrevole e divertente, a partire dall’etichetta che raffigura un curioso vino-gatto con un tralcio per coda e un calice nella zampa. L’immagine è ripresa da uno degli ex libris realizzati dall’artista Andrzej Kot per il Museo del Vino di Torgiano, creato negli anni ’70 dalla famiglia Lungarotti.
Il Sangiovese Umbria IGT Pometo 2023 in bocca è dinamico con tannini delicati e una freschezza che lo rende versatile e conviviale. Si abbina con naturalezza a molti piatti tradizionali, ma anche alla pizza gourmet e alla cucina fusion informale. Sorprendente anche come aperitivo se servito leggermente fresco.
Il Sangiovese umbro è un po’ come le storie d’amore più profonde: ha carattere, ma sa ascoltare; è intenso, ma mai esplosivo; lascia il segno senza essere invadente. E allora brindiamo all’amore vero, quello semplice, spontaneo, senza clamori. Un calice alla volta.
La Redazione
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12 Febbraio, 2026
BIOdinamico & BIOlogico. La realtà oltre il mito del buon selvaggio.
IL COSA E IL DOVE
CONVIVIUM RENAISSANCE
Lo scorso 19 Gennaio, gli spazi del GARUM di Roma hanno ospitato per la prima volta CONVIVIUM RENAISSANCE, tappa italiana di un tour che si propone di promuovere il vino “vero”.
L’Evento, organizzato da Lorenzo Macinanti e Giulia Arimattei di VINI SELVAGGI con la collaborazione di SOLOVINO, ha riunito 60 Produttori consentendo loro di incontrare un vasto numero di operatori HoReCa e professionisti del settore promuovendo quel vino biodinamico che vuole essere, oggi più che mai, espressione vera di un luogo piuttosto che prodotto costruito “a tavolino” per l’edonistico piacere del consumatore.
A precedere la degustazione c’è stato un incontro-conferenza stampa con Nicolas Joly, profeta assoluto della biodinamica e fondatore del progetto CONVIVIUM RENAISSANCE.
Argomento centrale dell’incontro è stato ovviamente: “biodinamico perché si”, affermazione forse tranchant ma semplice e priva di possibili fraintendimenti.
Joly non ha usato giri di parole per definire “finto” il vino convenzionale e per decretare il fallimento delle Denominazioni in quanto strumento per salvaguardare le unicità di un Territorio.
Joly ha cavalcato a pelo paragonando il vino “convenzionale” alla chirurgia estetica affermando che come la seconda riproduce la bellezza ma si dimentica dello “charme”, il primo riproduce il gusto dimenticandosi di raccontare il Territorio.
Esattamente come sentii dire dal Prof. Scienza qualche tempo fa, Joly afferma che la vitivinicoltura moderna produce vini perfetti ma “morti”, privi cioè di identità e incapaci di esprimere il luogo.
Il “metodo Joly” per capire se un vino è realmente buono?!
“Stappate una bottiglia e conservatela senza metterla in frigo o “pompette et similia” e lasciate che l’ossidazione faccia il suo lavoro. Se quel vino ha davvero il DNA del luogo in cui è stato prodotto continuerà a raccontarlo ma, se viceversa è frutto del lavoro di un enologo beh…il contatto con l’aria non lo scalfirà perché quel vino è già morto.”
Affermazione da prendere con pinze lunghissime ma Joly è così e la fede non ammette dubbi.
Ha strali anche per i Produttori di vini “naturali, “rei” di prendere dalla biodinamica solo quello che gli fa comodo e cavalcare un’onda che gli consenta di entrare nel mercato.
E il biologico?
Il “sistema” BIO è in crisi (e certo, una legislazione che chiede a chi non usa la chimica di “certificarsi” non aiuta il Produttore) perché il climate change incide sulle produzioni mentre chi fa biodinamica da sempre si trova a gestire piante abituate a gestire lo stress, resilienti e affatto dipendenti dai fattori esterni
In chiusura Vi lascio meditare su una affermazione che, confesso, mi ha fatto grattare la testa: “L’agricoltura biologica salvaguarda la vita sulla Terra mentre la biodinamica riconnette la Terra a quel Sistema Solare che gli dà la vita.” (si, lo so, detta così e vedendo Nicolas agitare le braccia verso il cielo, è difficile non pensare a “quelli della biodinamica” come a una setta).
Meditate gente, meditate…
GLI ASSAGGI
Tanti Produttori e tanti vini, difficile anche solo pensare di poterli assaggiare tutti, anche perché l’idea degli assaggi “conviviali” era beh…sicuramente “originale” ma davvero poco “pratica”.
Nel caos della davvero tanta gente e della ricerca di un dove poter pensare a quello che stavo bevendo, in una sessantina di etichette ci ho comunque ficcato il naso.
Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP TEN”, dieci vini che a io modestissimo parere dovreste DAVVERO provare.
Voi leggete e criticate ma soprattutto assaggiate e condividete.
QUELLI DA NOVANTA
– ROMANGIA IGP ROSSO “DETTORI ROSSO” 2020, DETTORI (SARDEGNA): assaggiato a un anno di distanza sembra aver quasi trovato pace su quella sedia impagliata che, di fronte al camino, sorregge i Vostri pensieri.
Avete posato il bicchiere piccolo sulla gamba sinistra, a macchiare un pantalone che racconta terra e lavoro, lo sguardo sulla lama vissuta del coltello a serramanico con cui avete tagliato pane e formaggio, una mano che passa tra i capelli sollevando memorie…
Annusate il mirto, l’arancia rossa, un rimando di tabacco dalla borsa che avete nella tasca della giacca.
Un sorso, poi un altro, a dissetare e far alzare lo sguardo su una parete che scherma i marosi lontani, capite la frutta, apprezzate la freschezza balsamica e Vi lasciate andare sullo schienale, soddisfatti dell’oggi e pronti al domani.
92 Punti.
– VIPAVSKA DOLINA “AMPHORA EXTREME” 2020, GUERILA (SLOVENIA): un’Azienda che nel nome cela la volontà di combattere porta a porta i vitigni internazionali puntando su resistenza e resilienza di autoctoni come Malvazjja, Pinela, Zelen e naturalmente quella Rebula che, declinata qui in una delle tante interpretazioni aziendali, consente di mettere il territorio in primo piano grazie al proprio profilo aromatico non spiccatamente “aggressive”.
Un vino che dietro l’aspetto “cloudy” cela un olfatto carico dell’ultima luce prima del temporale, elettrico, ferroso prima che giallo e grasso di frutta disidratata, miele, erba secca, resine nobli e spezie di un Oriente qui vicino nell’anima più che fisicamente.
In bocca è schiaffo acido e ruvida carezza minerale.
I tannini, attesi come erinni, nascondono invece con piglio garbato i sei mesi di macerazione in anfora facendosi scudo dei due anni di esilio in legno.
Il risultato è un armonico caos di emozioni lungo quanto quel sorso che Vi affannate a rinnovare continuamente.
Hasta el Terroir, SIEMPRE!
90 Punti.
GLI ALTRI
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “PROLOGO” 2021, DE FERMO (ABRUZZO): un Montepulciano che racconta senza filtri la ruvida eleganza del Territorio di Loreto Aprutino.
Un naso schietto, di marasche e prugne in confettura, viole ed erbacee durezze, cuoio e pepe, calcare elevato e lontananze marine.
Narrazioni contadine che il tino aperto sottolinea e che in bocca diventano sostanza viva, struttura, concentrazione; i tannini paiono Dervisci rotanti ipnotizzando un sorso di imperante freschezza e morbidezze studiate.
Chiude lungo su note di radici lasciandoVi muti a contemplare la bottiglia ormai vuota.
88++ Punti.
– AJACCIO ROUGE “ANTICA” 2020, DOMAINE U STILICCIONU (CORSICA): uno schiaffo di pepe, timo, funghi e humus e una carezza di fragola e mora fanno sgranare gli occhi.
Seguono un allungo di cuoio e il ritorno dei frutti rossi.
Sorso goloso e inaspettatamente elegante, frutto di compita tannicità, freschezza fruttata e allungo non indifferente.
Sorprendentemente scorrevole e insolitamente corso (o forse no).
88+ Punti.
– VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “MASSÀL” DODÒN 2018, DENIS MONTANAR (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Merlot di quelli che strizzano l’occhio al Cabernet, affatto vergognosi del proprio animo vegetale, contadino, selvatico, fors’anche scontroso come i friulani.
La frutta rossa c’è, matura, magari sotto spirito, ci sono le spezie, il tabacco, la ruggine che intacca la lama della spada.
In bocca la freschezza comanda, il tannino graffia ma con unghie d’amante, la sostanza c’è e l’allungo dà tempo di pensare.
88+ Punti.
– CHAMPAGNE “GRILLE BESACE” PINOT BIANCO, ETIENNE SANDRIN (FRANCIA): profumatissimo nei suoi toni di susina, fiori di campo, agrumi e profondità gessose, s’allunga poi su toni della frutta secca sotto miele e pane “ottosemi” tostato.
Assaggio elegante e puntuale, con freschezza e sostanza in grande equilibrio.
Solo Pinot Bianco per uno Champagne da provare assolutamente.
88+ Punti.
– CHAMPAGNE PAS DOSÉ PREMIER CRU “L’APHRODÍSIAQUE”, DAVID LÉCLAPART (FRANCIA): né più e né meno di quello che la natura concede, niente zuccheri, solo lavoro e passione.
Uno Champagne estroverso per le note menta, intimista per quelle di frutta secca, erotico di spezie e pane tostato, succoso d’albicocca e mela Fuji croccante.
Assaggio profondo e complesso, setoso e suadente, speziato, citrino, maledettamente minerale, una costante tensione gustativa per un sorso che vuole trasgressione.
89- Punti.
– SPUMANTE BLANC DE BLANCS BRUT NATURE GRECO DI SUBUR, CLOS LENTISCUS (SPAGNA): dalla quasi estinta (e per me sconosciuta) Malvasia di Sitges, un Blanc de Blancs che fa della nocciola la portabandiera dei descrittori olfattivi.
Quasi arrogante scansa di lato l’arancia amara, l’albicocca e gli sfalci d’erba lasciando poi che i lieviti raccontino il pan brioche e il mare, affatto lontano, dica la sua.
In bocca affascina con la sua cremosità e travia con una trama salina che porta a memorie di caramello salato in un quadro di freschezze da quasi lacrime.
89- punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”.
– CHIANTI DOCG 2022 RISERVA, SINE FELLE – PODERE CASACCIA (TOSCANA): lascia che siano i terziari i primi a mettere il naso fuori.
Vi schiaffeggia con il rabarbaro e, mentre scuotete la testa, prugna, marasca e frutti di bosco scendono in campo prendendo possesso del palcoscenico lasciando che note terrose ed erbacee approntino la chorus line.
In bocca invece la frutta si riprende lo spazio che gli è proprio, spalleggiata da tannini vivaci e intriganti che, spalleggiati da sottili peposità, ritmano il sorso prolungandone il finale nel quale s’affaccia una nota di tabacco.
87++ Punti.
– VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT TEROLDEGO “MOREI” 2020, FORADORI (TRENTINO): al bosco fitto di more e mirtilli s’accostano le frescosità della scorza di arancia amara e della mentuccia mentre le violette donano un tocco di gentilezza, il pepe nero fa stropicciare il naso e un accenno di pietra focaia fa voltare la testa.
Sorso concentrato, materico, avvolto da una trama tannica tanto fitta da sembrare armatura portante della pietrosa mineralità.
Chiude lungo, a ricordare frutta, pepe e pietrisco.
88 Punti.
UN MARE DI FOGLIE – GUIDA BIO
Lo sorso 24 Gennaio nelle sale dell’Hotel VILLA PAMPHILI di Roma è stata presentata l’Edizione 2026 della GUIDA BIO, progetto editoriale che sotto la supervisione di Antonio Stanzione si propone di raccogliere il meglio della produzione vinicola “green” del nostro Paese.
La degustazione ai banchi d’assaggio è stata preceduta da un interessante convegno che ha cercato di inquadrare il senso dell’agricoltura biologica inserendola all’interno del sistema globale.
20%, questa è la quota biologica della produzione agricola e viticola italiana, percentuale forse in crescita ma comunque penalizzata da farraginosi meccanismi certificativi, costi elevati e poca attenzione nella comunicazione.
L’attenzione che il consumatore pone sempre più al prezzo non aiuta ma, se si riuscisse a far capire quanto i danni causati dall’agricoltura “convenzionale” incidono sui costi sociali, forse saremmo tutti disposti a spendere poco di più “al banco”.
Ecco dunque che sarebbe fondamentale lavorare sull’aspetto culturale rendendo consapevole il consumatore dell’importanza delle proprie scelte così come sarebbe importante che fosse garantita la giusta remunerazione a chi produce con attenzione, anello debole di una filiera che, sempre più, premia trasformazione e distribuzione costringendo anche il prezzo dei prodotti BIO alla corsa al ribasso.
Fondamentale dunque anche il ruolo della GDO nel dare maggior valore alla Qualità del cibo in maniera concreta e non soltanto in termini di marketing.
GLI ASSAGGI
Tanto da assaggiare e poco tempo (DAVVERO pochissimo) per farlo.
Tra quello in cui sono riuscito a ficcare il naso ho scelto 5 etichette, 5 vini che Vi invito come sempre ad assaggiare, criticare e condividere.
– COLLINE PESCARESI IGT “LULI” 2023, SPERANZA (ABRUZZO): un pecorino insolitamente intimista, denso nei toni pasticceri del limone e del miele con un appena di resina e una silenziata mineralità.
Il sorso è luminoso ed evidenzia sferica sostanza che evolve nel breve in un finale che, teso ed energico, sottolinea la pasta di mandorle.
87+ Punti.
– FRIULI ISONZO DOC PIGNOLO “ARBIS RÒS” 2019, BORGO SAN DANIELE (FRIULI VENEZIA GIULIA): ancora imbrigliato nell’abbraccio del legno regala dolci sensazioni di more e ciliegie in confettura con il cioccolato al latte a fare da legante e le spezie a cercare di vivacizzare.
Freschezza e tannini serrati regalano un sorso che evidenzia impudenze giovanili mentre la frutta spadroneggia nel lungo finale.
Appuntamento a fra qualche anno.
87 Punti con (forse) un +.
– COLLIO DOC FRIULANO 2023, TENUTA STELLA (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Friulano che sa di Tocai, vecchio stile nei suoi toni grassi di frutta tropicale e quella sentita nota di armellina a firmare la paternità del vitigno lasciando nell’ombra un’idea di pera e il sensuale abbraccio di burro e miele.
Il sorso mostra la sostanza delle vendemmie di un tempo con moderna leggiadria puntellandosi sulle solide basi minerali e su una freschezza forse appenaappena in affanno ma non certo doma.
Lungo, molto lungo il finale nel quale la mandorla è regina e la sapidità sigillo territoriale.
Un Friulano vero, da tenere in considerazione.
89- – Punti.
– LUGANA DOP “BIO” 2023, PERLA DEL GARDA (LOMBARDIA): dalle quinte olfattive escono prima le freschezze d’agrume ed erbe aromatiche e poi la sostanza della mela prima che la sottesa mineralità si impadronisca del palcoscenico.
Sorso snello, ben calibrato in termini fresco-sapidi e con un allungo nel quale tornano frutta e mineralità.
85- Punti.
– TOSCANA IGP MERLOT “M” 2020, LA QUERCE (TOSCANA): dalla terra del Sangiovese un Merlot con la “M” Maiuscola.
Nero e nobile nella livrea e nei dolci e intensi profumi di prugna e more, nelle intriganti atmosfere speziate di chiodi di garofano e pepe, in quelle suadenti dei legni nobili.
In bocca ha presenza senza lo sgarbo della potenza, accarezza il palato con tannini broccati e mostra il proprio lignaggio nell’allungo privo di cedimenti.
Un “giovin signore”, forse troppo.
88+ Punti.
E QUINDI?
E quindi intanto GRAZIE agli organizzatori di questi due bellissimi Eventi e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che hanno avuto la fortuna di non incappare nelle mie elucubrazioni.
Sono state due giornate davvero molto intense che oltre a farmi scoprire nuove realtà (e riconnettermi con vecchi amici) mi hanno consentito di ragionare una volta di più sulle tematiche del BIO (DINAMICO e non), soppesando filosofie produttive degne di un druido e incessante ricerca sul campo.
BIO…prefisso oggi sulla bocca di tutti, tre lettere che se da una parte vogliono dire attenzione all’identità dei Territori e alla salvaguardia del sistema “mondo”, dall’altra hanno bisogno dell’attenzione di una governance spesso attenta solo alla burocrazia.
Al contempo serve che i Produttori non trattino il biologico solo come una “moda” e non nascondano dietro di esso approssimazioni che il calice rileva con spietata freddezza.
Si stanno facendo grandi passi avanti nella Qualità di chi fa e nella consapevolezza di chi consuma ma gli assaggi di queste due intense giornate hanno evidenziato anche che sono in diversi ad avere ancora un lungo cammino da percorrere.
In ogni caso BBRAVI (con due “BB”), BBRAVI tutti
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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11 Febbraio, 2026
A San Valentino l'amore si assaggia: Caviar Milan celebra il desiderio con l'originale caviale persiano
Il caviale iraniano simbolo di piacere, raffinatezza e condivisione intima
A San Valentino l’amore si celebra anche a tavola, attraverso rituali di gusto capaci di coinvolgere tutti i sensi. C’è un lusso che non ha bisogno di parole, ma si racconta attraverso le emozioni: per la festa degli innamorati, Caviar Milan trasforma il caviale iraniano in un’esperienza di condivisione intima e sofisticata, simbolo di piacere, raffinatezza e desiderio.
Mahsa Mehrnam, Founder & CEO di Caviar Milan
Il caviale fa parte della mia cultura e della mia storia. È un prodotto che richiede rispetto, pazienza e conoscenza. Condividerlo a San Valentino significa regalare un’esperienza vera, fatta di tempo, attenzione e qualità assoluta.
Da sempre associato alla seduzione e al benessere, il caviale è naturalmente ricco di sali minerali come zinco, iodio e fosforo, elementi che contribuiscono a sostenere la produzione ormonale e il buonumore, rendendolo l’alleato ideale per celebrare l’amore. Caviar Milan è il vero e puro caviale persiano, prodotto sulle rive meridionali del Mar Caspio nel totale rispetto dell’ambiente: gli storioni vengono allevati in Iran in vasche progettate per ricreare fedelmente il loro habitat naturale, grazie all’utilizzo dell’acqua e della sabbia degli affluenti del grande lago salato, senza farmaci né interventi artificiali. La lavorazione avviene secondo tradizione, con la salatura delle uova prima del confezionamento, mentre la freschezza è garantita dal rigoroso rispetto della catena del freddo e da una distribuzione affidata a vettori logistici a temperatura controllata, con consegna rapida in tutta Italia ed Europa all’interno di un packaging refrigerato ed ecosostenibile.
Le cinque tipologie di caviale firmate Caviar Milan
Royal Baerii: dalle uova grigio chiaro che scoppiano in bocca rivelando un gusto delicato di nocciola
Imperial Osetra: dalle note morbide e al contempo complesse
Royal Beluga: apprezzato per i suoi grandi granuli e la pelle sottilissima, dal sapore estremamente cremoso e raffinato
Imperial Beluga: ottenuto da esemplari Huso Huso di razza purissima, con grandi perle grigio chiaro e un gusto elegante
Almas Beluga: il più raro e pregiato, di colore bianco brillante per la naturale assenza di melanina, il cui nome, Almas, significa diamante in persiano ed evoca un caviale destinato a veri intenditori Definito “oro nero della gastronomia”, il caviale è un’esperienza sensoriale completa: alla vista si presenta come un insieme di micro perle lucide che vanno dal grigio al bianco brillante, al palato sprigiona note di burro, noci e mare e, secondo la tradizione, andrebbe degustato sul dorso della mano, tra pollice e indice, per permettere al calore del corpo di amplificarne profumo e sapore, lasciando poi che le uova si schiaccino delicatamente contro il palato. Caviar Experience per San Valentino
Per San Valentino, Caviar Milan invita a prenotare la propria Caviar Experience nelle boutique di Milano, in Via della Moscova 27, e nel nuovo punto vendita di Roma, in Via dei Gracchi 72, due indirizzi dedicati a chi desidera celebrare l’amore con un aperitivo esclusivo o scegliere un regalo raffinato e non convenzionale. Per chi preferisce l’intimità delle mura domestiche, il caviale Caviar Milan arriva direttamente a domicilio in un’elegante confezione regalo, completa di due cucchiaini in madreperla realizzati da artigiane iraniane sulle rive del Golfo Persico. Caviar Milan
Lunedì-sabato | 10:00 – 20:00
Via della Moscova, 27 – Milano
Via dei Gracchi, 72 – Roma
info@caviarmilan.com La Redazione
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Imperial Osetra: dalle note morbide e al contempo complesse
Royal Beluga: apprezzato per i suoi grandi granuli e la pelle sottilissima, dal sapore estremamente cremoso e raffinato
Imperial Beluga: ottenuto da esemplari Huso Huso di razza purissima, con grandi perle grigio chiaro e un gusto elegante
Almas Beluga: il più raro e pregiato, di colore bianco brillante per la naturale assenza di melanina, il cui nome, Almas, significa diamante in persiano ed evoca un caviale destinato a veri intenditori Definito “oro nero della gastronomia”, il caviale è un’esperienza sensoriale completa: alla vista si presenta come un insieme di micro perle lucide che vanno dal grigio al bianco brillante, al palato sprigiona note di burro, noci e mare e, secondo la tradizione, andrebbe degustato sul dorso della mano, tra pollice e indice, per permettere al calore del corpo di amplificarne profumo e sapore, lasciando poi che le uova si schiaccino delicatamente contro il palato. Caviar Experience per San Valentino
Per San Valentino, Caviar Milan invita a prenotare la propria Caviar Experience nelle boutique di Milano, in Via della Moscova 27, e nel nuovo punto vendita di Roma, in Via dei Gracchi 72, due indirizzi dedicati a chi desidera celebrare l’amore con un aperitivo esclusivo o scegliere un regalo raffinato e non convenzionale. Per chi preferisce l’intimità delle mura domestiche, il caviale Caviar Milan arriva direttamente a domicilio in un’elegante confezione regalo, completa di due cucchiaini in madreperla realizzati da artigiane iraniane sulle rive del Golfo Persico. Caviar Milan
Lunedì-sabato | 10:00 – 20:00
Via della Moscova, 27 – Milano
Via dei Gracchi, 72 – Roma
info@caviarmilan.com La Redazione
11 Febbraio, 2026
Roma capitale del vino green: grande successo per la presentazione di Guida Bio 2026
Mille presenze all’Hotel Villa Pamphili per Foglie d’Oro e vini biologici italiani
Si è conclusa con ottimi risultati la presentazione di Guida Bio – Selezione Vini 2026, il progetto editoriale diretto da Antonio Stanzione e pubblicato da Rubbettino Editore che, da sette anni, racconta con rigore e visione la rivoluzione green del vigneto italiano.
L’evento, svoltosi sabato 24 gennaio presso l’Hotel Villa Pamphili, ha registrato circa un migliaio di presenze tra operatori del settore, stampa specializzata e appassionati, confermandosi come uno degli appuntamenti più partecipati e autorevoli dedicati al vino biologico nel panorama nazionale.
La giornata si è aperta con la cerimonia di presentazione della settima edizione di Guida Bio e con la consegna delle prestigiose Foglie d’Oro, riconoscimento che premia la perfetta sintesi tra qualità stilistica e identità territoriale. L’edizione 2026 ha segnato un’evoluzione significativa grazie all’introduzione di nuovi premi speciali dedicati ai giovani vignaioli, all’imprenditoria femminile, alle eccellenze produttive territoriali e alle aziende a bassissimo impatto ambientale, fotografando così le molteplici anime del bio italiano.
Convegno apertura: biologico come politica agricola
Grande attenzione e partecipazione ha riscosso il convegno di apertura, che ha visto alternarsi sul palco autorevoli voci istituzionali e tecniche, quali Alessandro D’Elia (Direttore Generale di Suolo e Salute), Maria Grazia Mammuccini (Presidente di FederBio), l’enologo Vincenzo Mercurio, Sabrina Alfonsi (Assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti del Comune di Roma), e Diana Lenzi (responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti). Moderato dal giornalista enogastronomico Alessandro Brizi, il dibattito ha affrontato il tema della scelta biologica come politica agricola e territoriale, analizzando opportunità, contraddizioni e sfide globali, soffermandosi sui numeri e sulle dinamiche della viticoltura bio in Italia e nel mondo e approfondendo il biologico come sistema agronomico evoluto, capace di coniugare costi, adattabilità e qualità nel medio-lungo periodo. Banchi d’assaggio dalle 15: biodiversità del vigneto bio italiano
Dalle ore 15, l’attenzione si è spostata nei calici con l’apertura dei banchi d’assaggio, momento di grande partecipazione che ha permesso al pubblico di incontrare direttamente i produttori provenienti da ogni regione italiana, esplorando la straordinaria biodiversità del vigneto nazionale attraverso una selezione di vini simbolo del futuro sostenibile della produzione enologica. Antonio Stanzione, Direttore Guida Bio La partecipazione che abbiamo registrato a Roma è il segnale più chiaro di quanto il biologico sia oggi una scelta matura, condivisa e sentita da tutto il comparto. Vedere insieme produttori, istituzioni, tecnici, stampa e appassionati dialogare con questa energia intorno ai temi della sostenibilità ci conferma che Guida Bio non è solo uno strumento editoriale, ma uno spazio reale di confronto e crescita per il vino italiano. Il successo di questa edizione è soprattutto il successo di un movimento che, anno dopo anno, dimostra di saper coniugare qualità, identità territoriale e rispetto per la terra. Media partnership
Il valore culturale e informativo dell’iniziativa è stato ulteriormente rafforzato dalla media partnership con Wine Tales Magazine, il progetto editoriale guidato da Ivan Vellucci, e con Carlo Zucchetti, il giornale enogastronomico specializzato sull’informazione wine&food di qualità. La Redazione
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Grande attenzione e partecipazione ha riscosso il convegno di apertura, che ha visto alternarsi sul palco autorevoli voci istituzionali e tecniche, quali Alessandro D’Elia (Direttore Generale di Suolo e Salute), Maria Grazia Mammuccini (Presidente di FederBio), l’enologo Vincenzo Mercurio, Sabrina Alfonsi (Assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti del Comune di Roma), e Diana Lenzi (responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti). Moderato dal giornalista enogastronomico Alessandro Brizi, il dibattito ha affrontato il tema della scelta biologica come politica agricola e territoriale, analizzando opportunità, contraddizioni e sfide globali, soffermandosi sui numeri e sulle dinamiche della viticoltura bio in Italia e nel mondo e approfondendo il biologico come sistema agronomico evoluto, capace di coniugare costi, adattabilità e qualità nel medio-lungo periodo. Banchi d’assaggio dalle 15: biodiversità del vigneto bio italiano
Dalle ore 15, l’attenzione si è spostata nei calici con l’apertura dei banchi d’assaggio, momento di grande partecipazione che ha permesso al pubblico di incontrare direttamente i produttori provenienti da ogni regione italiana, esplorando la straordinaria biodiversità del vigneto nazionale attraverso una selezione di vini simbolo del futuro sostenibile della produzione enologica. Antonio Stanzione, Direttore Guida Bio La partecipazione che abbiamo registrato a Roma è il segnale più chiaro di quanto il biologico sia oggi una scelta matura, condivisa e sentita da tutto il comparto. Vedere insieme produttori, istituzioni, tecnici, stampa e appassionati dialogare con questa energia intorno ai temi della sostenibilità ci conferma che Guida Bio non è solo uno strumento editoriale, ma uno spazio reale di confronto e crescita per il vino italiano. Il successo di questa edizione è soprattutto il successo di un movimento che, anno dopo anno, dimostra di saper coniugare qualità, identità territoriale e rispetto per la terra. Media partnership
Il valore culturale e informativo dell’iniziativa è stato ulteriormente rafforzato dalla media partnership con Wine Tales Magazine, il progetto editoriale guidato da Ivan Vellucci, e con Carlo Zucchetti, il giornale enogastronomico specializzato sull’informazione wine&food di qualità. La Redazione
11 Febbraio, 2026
Champagne Augustin. Feu, Air, Terre: la Champagne vista attraverso gli elementi
Biodinamica, energia e identità ad Avenay-Val-d’Or
Avenay-Val-d’Or, Premier Cru della Vallée de la Marne, è uno di quei villaggi che sfuggono alle definizioni rigide. Geograficamente parte della valle, stilisticamente proteso verso la Montagne de Reims. Adagiato sul versante nord della valle, in un punto di passaggio naturale verso la Montagne de Reims. Un villaggio di confine, dove la Marna perde rotondità e inizia a farsi tensione, verticalità, energia.
È qui che Marc Augustin ha costruito, in pochi anni, uno dei progetti più interessanti e coerenti della Champagne contemporanea, sicuramente una delle interpretazioni più personali.
Pur appartenendo amministrativamente alla Vallée de la Marne, Avenay guarda da vicino Ambonnay e Mutigny. I suoli gessosi affioranti, le pendenze marcate e le esposizioni prevalentemente nord e nord-est generano uve di grande freschezza naturale, con maturazioni lente e profili più affilati rispetto alla media della valle.
Il Pinot Noir mantiene struttura e tensione senza diventare massiccio, mentre lo Chardonnay assume tratti salini e sottili, lontani sia dall’opulenza della Côte des Blancs sia dalla rotondità classica della Marna.
Un’azienda giovane, già matura
Conoscevo Augustin già da qualche anno, ma la degustazione recente ha confermato una sensazione chiara: siamo di fronte a un’azienda giovane solo anagraficamente, ma già dotata di una visione solida e riconoscibile. Non c’è nulla di acerbo o irrisolto nei vini: al contrario, ogni cuvée dimostra controllo, profondità e una sorprendente capacità di raccontare il luogo.
La biodinamica, da Augustin, non è una dichiarazione d’intenti ma una grammatica operativa. Preparati, infusioni, osservazione dei cicli lunari e lavoro profondo sui suoli sono strumenti quotidiani, utilizzati per rafforzare l’equilibrio della pianta e la vitalità del terreno.
L’obiettivo non è ottenere vini “biodinamici” in senso ideologico, ma vini energeticamente leggibili, capaci di trasmettere vibrazione, movimento, precisione. È una biodinamica vissuta, non raccontata.
In cantina domina un approccio minimale: fermentazioni spontanee, uso misurato del legno di vari formati, ma anche di anfore e di acciaio, lunghi affinamenti sui lieviti, dosaggi bassissimi o nulli. Ogni cuvée è concepita come una fotografia energetica dell’annata e della parcella, più che come un prodotto replicabile.
Il risultato sono Champagne vibranti, salini, dinamici, che non puntano sull’impatto immediato ma sulla profondità e sulla progressione.
Le cuvée: gli elementi come chiave di lettura
L’identità di Augustin si esprime in modo chiaro attraverso una gamma costruita attorno agli elementi, ciascuno interpretato come espressione di una diversa energia del terroir. I suoi champagne non urlano, si muovono su registri sottili: gesso, fiori bianchi, agrumi maturi, note ferrose e una trama gustativa tesa ma fluida. Sono Champagne che parlano di equilibrio instabile, di energia in movimento, più che di potenza o ricchezza.
Feu
Cuvee che incarna la dimensione solare e strutturale del progetto. Il vino mostra profondità, materia e una trama gustativa avvolgente, senza mai perdere slancio. Il frutto è maturo ma controllato, la bocca è ampia, sostenuta da una tensione costante che evita qualsiasi deriva pesante.
Air
La cuvée più verticale a mio parere. Qui dominano finezza, precisione e trasparenza. Il sorso è teso, slanciato, con una sensazione di leggerezza dinamica che accompagna tutta la progressione gustativa. È uno Champagne che gioca sulla sottrazione e sull’eleganza più che sulla potenza.
Terre
Probabilmente la cuvée più territoriale. Radicata, profonda, salina, racconta il suolo di Avenay-Val-d’Or in modo diretto. Il vino ha una struttura più marcata, una materia compatta ma mai rigida, con un finale lungo e minerale che resta impresso.
O₂ Rosé
Un rosé di grande personalità, lontano da qualsiasi concessione estetica. Il frutto è nitido, mai caricaturale, sostenuto da una freschezza vibrante e da una trama sapida che rende il sorso gastronomico e preciso. Un rosé che parla di energia e tensione, non di colore.
Saphir
La cuvée di punta, il vertice espressivo del domaine. Saphir è profondità, silenzio, stratificazione. Il vino si apre lentamente, rivelando complessità, mineralità e una lunghezza impressionante. È uno Champagne che richiede tempo e attenzione, e che ripaga con una lettura profonda del terroir e dell’annata.
Ciò che colpisce di Augustin è la coerenza assoluta tra filosofia, vigneto e bicchiere. Tutti i vini condividono un filo conduttore fatto di energia, precisione e naturalezza, senza mai scadere nell’estremismo o nell’approssimazione.
Champagne Augustin è oggi una delle realtà più convincenti di Avenay-Val-d’Or e, più in generale, della Vallée de la Marne. Un’azienda che, pur essendo relativamente giovane, lavora già a un livello altissimo e dimostra come la biodinamica, se applicata con rigore e intelligenza, possa essere uno strumento straordinario di lettura del terroir.
Un progetto che non cerca il consenso facile, ma che parla con chiarezza a chi nello Champagne cerca identità, energia e profondità.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo
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10 Febbraio, 2026
Alkemica – Lo spirito delle donne: grappa e spirits al femminile a Firenze
Sensibilità femminile nei distillati: giornata 28 febbraio
“Alkemica – Lo spirito delle donne”: incontri, degustazioni, masterclass sul ruolo donne in grappa/spirits. Organizzato Donne della Grappa ANAG negli spazi Il Fuligno (via Faenza), valorizza competenze, sensibilità femminile.
Apertura ore 10: tavola rotonda “La gioia di essere donna. Il linguaggio segreto dei profumi: consapevolezza, orgoglio e libertà dei sensi”, moderata Anna Maria De Luca (coordinatrice Donne Grappa ANAG). Interventi:
Alessandra Biondi Bartolini (agronoma, giornalista): “Naso, cervello ed emozioni. Un viaggio attraverso l’olfatto”.
Claudia Scattolini (fragrance designer): “Il profumo come atto di libertà: identità, piacere e consapevolezza femminile”.
Terry Monroe (erborista, barlady, mixology docente): “L’importanza degli aromi nella miscelazione”.
Priscilla Occhipinti (distillatrice Nannoni): “Donne e alambicchi: storie di distillati e passione”.
Programma: masterclass, degustazioni, abbinamenti
Dalle 12 alle 19: masterclass, degustazioni guidate ANAG (calice acquistabile). Ore 12: Terry Monroe masterclass mixology aromi.
Degustazioni OAF (formaggi), Torte Pistocchi x grappe regionali, ONAS/ATAS (salumi). Gin toscano “Dal piatto al bicchiere” x piatti ‘Da Burde’; whisky Fermenthinks x sapori locali.
Chiostro Il Fuligno: grappa x sigari CTS, gelato Ballerini (grappa ingrediente/partner). Banchi ANAG: vincitori Premio Alambicco d’Oro 2025, distillati italiani.
Parole presidente e coordinatrice ANAG
Le Donne della Grappa ANAG rappresentano una risorsa fondamentale per l’associazione – afferma Marcello Vecchio, presidente nazionale ANAG – e le ringrazio per le numerose iniziative per la competenza, la passione e i nuovi linguaggi con cui promuovono e valorizzano il mondo ampio e variegato degli spirits. L’appuntamento in programma a Firenze arricchisce ulteriormente le loro attività e riunisce i valori della nostra associazione, che punta da sempre su cultura, qualità e consapevolezza del buon bere. Ringrazio le Donne della Grappa per il loro impegno quotidiano e per questa interessante iniziativa che unirà momenti di confronto a occasioni di degustazione e valorizzazione di grappa e distillati”
Anna Maria De Luca, coordinatrice
’Alkemica – Lo spirito delle donne! Nasce come occasione per celebrare la sensibilità femminile e la sua capacità di dare voce al mondo dei distillati attraverso linguaggi nuovi. Il talento e la sensibilità femminili animano l’universo della grappa e degli spiriti intrecciando linguaggi diversi: quello del profumo, della distillazione, della degustazione, del corpo e dell’emozione. Con questi obiettivi, il simbolo scelto è la farfalla, immagine sospesa tra delicatezza e forza.
ANAG: cultura grappa dal 1978
ANAG (1978 Camera Commercio Asti): corsi, eventi, degustazioni per “cultura buon bere”. Grappa: acquavite vinaccia italiana (1989). Sito anag.it, FB/IG ANAG Italia.
La Redazione
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10 Febbraio, 2026
2026 – Anno del CAVALLO di FUOCO 火⻢ (Huǒ Mǎ) BON WEI celebra il Capodanno Cinese
Con un banchetto d’alta cucina regionale cinese e 10 champagne d’artista
Il 17 febbraio 2026, secondo il calendario lunare cinese, si entra nell’Anno del Cavallo di Fuoco, settimo segno dello Zodiaco, simbolo di energia, passione, libertà e movimento. Secondo la leggenda, il Cavallo di Fuoco fu un tempo destriero celeste della Via Lattea, dopo aver mangiato il seme di un drago, venne gettato sulla Terra come un normale cavallo, diventando compagno di eroi e messaggero di successo. Unito all’elemento Fuoco, il suo spirito si accende di entusiasmo, carisma e desiderio di progresso, portando con sé prosperità, ricchezze e gioia.
Tradizionale festività per la comunità cinese, che in Cina coincide con una pausa di due settimane delle attività lavorative e scolastiche, il Capodanno Cinese è oggi un appuntamento molto celebrato anche in Italia, non solo a tavola ma anche nella moda, nel design e nell’arte contemporanea. Per Bon Wei, oltre a essere una data centrale della cultura e della tradizione cinese e un momento di festa per la famiglia Zhang, il Capodanno rappresenta l’occasione per rinnovare il dialogo tra alta cucina, arte e ritualità, consolidando progetti che guardano al futuro.
Arte e champagne: il sodalizio con Teo KayKay
Prosegue, dal 2023, l’unione tra Zhang Le, patron del ristorante e figlio dello chef Zhang Guoqing, e il Creative Designer Teo KayKay, pioniere italiano nella creazione di edizioni limitate di champagne customizzati con spray a mano libera, secondo un linguaggio che nato dalla street art si è evoluto in chiave collezionistica. Per il Capodanno Cinese 2026, dedicato al Cavallo di Fuoco, Teo KayKay ha realizzato 10 bottiglie d’autore: 2 bottiglie da collezione, destinate al progetto di archiviazione dello Zodiaco cinese di Bon Wei (una delle quali sempre acquistabile dagli ospiti) e 8 bottiglie decorate, proposte durante la serata del 17 febbraio: una volta bevute, diventano oggetti da collezione che l’ospite può portare a casa, trasformando l’esperienza gastronomica in un ricordo tangibile e unico. Per la collezione sono state decorate un N.P.U. – Nec Plus Ultra 2008, Champagne Bruno Paillard e un Brut Vieilles Vignes Françaises 2012, Champagne Bollinger, mentre le 8 bottiglie sono di Champagne Pol Roger Réserve Brut. L’intero progetto visivo della serata porta la firma di Teo KayKay: su ogni tavolo gli ospiti riceveranno una welcome card e una cartolina da collezione in edizione limitata dedicata al Cavallo di Fuoco, pensata come augurio per il nuovo anno. Teo KayKay è il Creative Designer italiano pioniere nella creazione di edizioni limitate dello champagne: il suo lavoro viene svolto con spray a mano libera come nei graffiti. Ciascun esemplare ha un proprio package ed è corredato di certificato di autenticità. Il menu del Capodanno Cinese 2026 Per la serata del 17 febbraio, lo chef Zhang Guoqing ha ideato uno speciale menu degustazione di 10 portate, un banchetto concepito come un percorso simbolico che interpreta le qualità del Cavallo di Fuoco. Sono piatti dall’anima profondamente cinese, con qualche tocco contemporaneo, risultante dal recente viaggio in patria dello chef. Dopo il Benvenuto con Tè Rosso, il viaggio si apre con l’Energia della Zuppa agropiccante di cernia, prosegue con la Passione del Cracker di riso e gamberi, polpetta di taro ripiena e della Trilogia di uovo e muscolo di manzo freddo, per poi esprimere la Forza nel Riso saltato all’uovo con verdura e tartufo. La Libertà prende forma nei Longevity Lamian con manzo al curry cantonese, dove i “longevity lamian” rappresentano l’augurio di lunga vita, seguita dalla Velocità del Branzino laccato alla shanghainese e dalla Lealtà dello Scampo in nuvola di cocco. Il percorso continua con Progresso e Successo, affidati alle Costine di maiale ai cinque aromi e alle Spugnole ripiene di manzo, petali di giglio e peperone, questi ultimi un raro fungo cinese lavorato con vera maestria. La Ricchezza chiude il menu con un dessert iconico: cioccolato fondente, mandarino e sesamo nero in forma di cavallo, firmato dalla pastry chef Sonia Latorre Ruiz. In accompagnamento, Champagne Pol Roger Réserve Brut e una selezione di vini curata da Distribuendo Wine & Spirits, con possibilità di wine pairing dedicato. 4 piatti in carta fino alla Festa delle Lanterne
Nelle due settimane successive al Capodanno, fino alla festa delle Lanterne, in carta saranno presenti 4 dei piatti protagonisti della serata: la zuppa, il branzino, le spugnole e il dolce, così da poter prolungare i festeggiamenti, e assaggiare delle nuove specialità cinesi. Informazioni pratiche – Cena del 17 febbraio 2026 Menu degustazione Capodanno Cinese (su prenotazione)
€ 110 a persona
Wine pairing: € 40 Champagne d’autore – Bottiglie decorate da Teo KayKay
Champagne Pol Roger Réserve Brut: € 220 l’una (la bottiglia diventa oggetto da collezione)
Selezione speciale Champagne:
N.P.U. – Nec Plus Ultra 2008, Champagne Bruno Paillard – Prezzo su richiesta
Brut Vieilles Vignes Françaises 2012, Champagne Bollinger – Prezzo su richiesta Fuori Carta successive 2 settimane (fino alla Festa delle Lanterne): Zuppa agropiccante di cernia 18 euro Branzino laccato alla shanghainese, soia, alloro e prugna 24 euro Spugnole ripiene di manzo, petali di giglio e peperone 30 euro Ricchezza, dessert in forma di cavallo by Sonia Latorre Ruiz 12 euro PRENOTAZIONI MENU e BOTTIGLIE CUSTOMIZZATE
c/o Bon Wei – Tel. 02 341308 ; prenotazione@bon-wei.it La Redazione
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Prosegue, dal 2023, l’unione tra Zhang Le, patron del ristorante e figlio dello chef Zhang Guoqing, e il Creative Designer Teo KayKay, pioniere italiano nella creazione di edizioni limitate di champagne customizzati con spray a mano libera, secondo un linguaggio che nato dalla street art si è evoluto in chiave collezionistica. Per il Capodanno Cinese 2026, dedicato al Cavallo di Fuoco, Teo KayKay ha realizzato 10 bottiglie d’autore: 2 bottiglie da collezione, destinate al progetto di archiviazione dello Zodiaco cinese di Bon Wei (una delle quali sempre acquistabile dagli ospiti) e 8 bottiglie decorate, proposte durante la serata del 17 febbraio: una volta bevute, diventano oggetti da collezione che l’ospite può portare a casa, trasformando l’esperienza gastronomica in un ricordo tangibile e unico. Per la collezione sono state decorate un N.P.U. – Nec Plus Ultra 2008, Champagne Bruno Paillard e un Brut Vieilles Vignes Françaises 2012, Champagne Bollinger, mentre le 8 bottiglie sono di Champagne Pol Roger Réserve Brut. L’intero progetto visivo della serata porta la firma di Teo KayKay: su ogni tavolo gli ospiti riceveranno una welcome card e una cartolina da collezione in edizione limitata dedicata al Cavallo di Fuoco, pensata come augurio per il nuovo anno. Teo KayKay è il Creative Designer italiano pioniere nella creazione di edizioni limitate dello champagne: il suo lavoro viene svolto con spray a mano libera come nei graffiti. Ciascun esemplare ha un proprio package ed è corredato di certificato di autenticità. Il menu del Capodanno Cinese 2026 Per la serata del 17 febbraio, lo chef Zhang Guoqing ha ideato uno speciale menu degustazione di 10 portate, un banchetto concepito come un percorso simbolico che interpreta le qualità del Cavallo di Fuoco. Sono piatti dall’anima profondamente cinese, con qualche tocco contemporaneo, risultante dal recente viaggio in patria dello chef. Dopo il Benvenuto con Tè Rosso, il viaggio si apre con l’Energia della Zuppa agropiccante di cernia, prosegue con la Passione del Cracker di riso e gamberi, polpetta di taro ripiena e della Trilogia di uovo e muscolo di manzo freddo, per poi esprimere la Forza nel Riso saltato all’uovo con verdura e tartufo. La Libertà prende forma nei Longevity Lamian con manzo al curry cantonese, dove i “longevity lamian” rappresentano l’augurio di lunga vita, seguita dalla Velocità del Branzino laccato alla shanghainese e dalla Lealtà dello Scampo in nuvola di cocco. Il percorso continua con Progresso e Successo, affidati alle Costine di maiale ai cinque aromi e alle Spugnole ripiene di manzo, petali di giglio e peperone, questi ultimi un raro fungo cinese lavorato con vera maestria. La Ricchezza chiude il menu con un dessert iconico: cioccolato fondente, mandarino e sesamo nero in forma di cavallo, firmato dalla pastry chef Sonia Latorre Ruiz. In accompagnamento, Champagne Pol Roger Réserve Brut e una selezione di vini curata da Distribuendo Wine & Spirits, con possibilità di wine pairing dedicato. 4 piatti in carta fino alla Festa delle Lanterne
Nelle due settimane successive al Capodanno, fino alla festa delle Lanterne, in carta saranno presenti 4 dei piatti protagonisti della serata: la zuppa, il branzino, le spugnole e il dolce, così da poter prolungare i festeggiamenti, e assaggiare delle nuove specialità cinesi. Informazioni pratiche – Cena del 17 febbraio 2026 Menu degustazione Capodanno Cinese (su prenotazione)
€ 110 a persona
Wine pairing: € 40 Champagne d’autore – Bottiglie decorate da Teo KayKay
Champagne Pol Roger Réserve Brut: € 220 l’una (la bottiglia diventa oggetto da collezione)
Selezione speciale Champagne:
N.P.U. – Nec Plus Ultra 2008, Champagne Bruno Paillard – Prezzo su richiesta
Brut Vieilles Vignes Françaises 2012, Champagne Bollinger – Prezzo su richiesta Fuori Carta successive 2 settimane (fino alla Festa delle Lanterne): Zuppa agropiccante di cernia 18 euro Branzino laccato alla shanghainese, soia, alloro e prugna 24 euro Spugnole ripiene di manzo, petali di giglio e peperone 30 euro Ricchezza, dessert in forma di cavallo by Sonia Latorre Ruiz 12 euro PRENOTAZIONI MENU e BOTTIGLIE CUSTOMIZZATE
c/o Bon Wei – Tel. 02 341308 ; prenotazione@bon-wei.it La Redazione
10 Febbraio, 2026
Terre di Toscana 2026: 140 vignaioli e oltre 700 etichette all’Hotel UNA Esperienze Versilia Lido
Domenica 22 e lunedì 23 marzo XVIII edizione tra grandi vini, vecchie annate, artigiani del gusto e navetta gratuita da Viareggio
Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, gli ampi spazi dell’Hotel UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore (LU) ospiteranno la XVIII edizione di Terre di Toscana, uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama enologico italiano. L’evento riunirà come ogni anno 140 vignaioli accuratamente selezionati, interpreti di una Toscana del vino poliedrica e in dialogo costante tra tradizione e contemporaneità, con oltre 700 etichette in degustazione ai banchi d’assaggio.
In due giornate il pubblico potrà incontrare personalmente i produttori, assaggiare denominazioni storiche e emergenti e attraversare, calice dopo calice, la mappa vinicola regionale. La formula 2026 conferma il mix tra nuove realtà e cantine che hanno fatto la storia della manifestazione, richiamando ogni anno appassionati, buyer, ristoratori, enotecari, giornalisti e professionisti della comunicazione del vino, accomunati dal desiderio di approfondire e confrontarsi.
Come da tradizione, il lunedì sarà dedicato anche alle vecchie annate: un vero viaggio nel tempo attraverso bottiglie capaci di raccontare maturità, profondità e longevità di alcune tra le etichette più rappresentative della Toscana. A completare l’esperienza ci sarà una selezione di artigiani del cibo toscano, presenti in una sala dedicata per accompagnare i percorsi di assaggio con prodotti d’eccellenza.
Il biglietto per ciascuna giornata ha un costo di 40 euro a persona (diritti di prevendita e commissioni inclusi) e consente l’assaggio di tutti i vini. I ticket sono acquistabili esclusivamente in prevendita, a partire da gennaio 2026, sul sito ufficiale, dove si trovano anche le modalità di accredito per stampa e operatori del settore. In entrambe le giornate è previsto un servizio di navetta gratuita tra la stazione ferroviaria di Viareggio e l’UNA Hotel, con minibus riconoscibili dal logo dell’evento e passaggi ogni 15-20 minuti, traffico permettendo.
Terre di Toscana è organizzato da L’Acquabuona, testata giornalistica online che dal 1999 racconta con passione e professionalità l’enogastronomia e l’agroalimentare italiano, e si svolge con il patrocinio del Comune di Camaiore. Un appuntamento ormai imprescindibile per chi vuole scoprire da vicino la ricchezza dei distretti toscani, dai grandi classici a territori meno noti, in un contesto raccolto ma ad altissimo tasso di qualità.
La Redazione
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