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29 Novembre, 2025
Stravino. Una conferma mai scontata
Anche il 2025 conferma STRAVINO come una manifestazione perfettamente riuscita. Ottima l’affluenza e l’organizzazione FISAR.
Hanno partecipato quasi 80 aziende italiane e una piccola selezione di “Petit Vigneron” francesi. Tutte realtà che si stanno fortemente impegnando per portare ad un livello top le loro creazioni.
Alcune già note nel panorama vitivinicolo italiano altre dirette da giovani intraprendenti che si stanno evolvendo velocemente.
Le regioni italiane sono state portate alla ribalta di un pubblico appassionato grazie all’ottima organizzazione e al curatissimo ambiente curato del Toscana Flair di Pistoia: un vivaio con cucina provvisto di due meravigliose serre (Serra Winter Garden e Serra Cristal) nelle quali sono stati allestiti i banchi di degustazione.
Girando, pieno di attenzioni, ho voluto porgere un saluto allo stand dei Marchesi Pancrazi, di Bagnolo, dove il loro Pinot Nero, messo a dimora negli anni 70 dal Marchese Pancrazi per un semplice errore da parte dell’agronomo, continua a stupire per eleganza e particolarità.
Ho raggiunto l’azienda agricola FILANDA DE BORON dove ho degustato il DEDIT un bianco naturale prodotto con uve Solaris, un vitigno resistente e prodotto nel cuore del parco nazionale dell’Adamello. Una ottima beva e una buona complessità e freschezza, una leggera astringenza e una serie di aromi facilmente riconoscibili, ne fanno un prodotto da seguire e di cui tenerne conto.
Ed eccomi in Abruzzo…Li ho conosciuto lo staff al completo di SASSOCRETA, azienda vincitrice di diversi premi per l’eccellenza dei suoi prodotti che mi ha fatto godere dell’assaggio di una Cococciola (BRECCIAIA) e di un Montepulciano d’Abruzzo (QUERCIAIA), passando per un classico e sempre ben fatto Trebbiano d’Abruzzo (SASSAIA).
Arrivo nelle Marche e conosco Bruno e Franca, marito e moglie. Lui enologo e lei felice proprietaria di una realtà ormai consolidata a Serrapetrona. COLLELUCE. Tirano fuori dal cappello, due chicche splendide. La prima, una vernaccia di Serrapetrona secca, famosa per le sue tre fermentazioni (hanno anche la versione dolce) davvero rara e fatta bene che mi ha piacevolmente colpito, e per finire un Serrapetrona doc (BRECCE ROSSE) con uve di Vernaccia nera e un pochino di merlot, anche questo fatto utilizzando una parte di uve appassite. Hanno poi un passito da dessert sempre da uve vernaccia nera che hanno chiamato 87Km, proprio come la distanza che percorrono tutt’ora per spostarsi da casa loro alla tenuta.
Ed eccomi in Lombardia. Mi accoglie la CANTINA PRIMAVENA con una selezione di spumanti metodo classico di tutto rispetto. Tutti prodotti dell’oltreò pavese curatissimi. Si passa da prodotti con uve Pinot nero e chardonnay ad un pas dosè di uve chardonnay (DUMA VIN) a un extra Brut rosé di pinot nero (BIBO), fino ad arrivare a un affinamento sui lieviti di 80 mesi con il pas dosè (REVERSO). Chiudendo in bellezza con un edizione limitata da brivido (CL), un pas dosè di pinot nero con almeno 160 mesi sui lieviti.
Rapido passaggio per la Puglia dalle CANTINE TORRE DI BOCCA, cantina biologica, dove scopro una piacevolezza infinite del degustare il loro nero di Troia.
Eccomi alle CANTINE VITEVIS, una cooperativa molto ben strutturata e all’avanguardia dove mi attendono delle splendide chicche. Si inizia con un Lessini Durello (LE MACINE) con 36 mesi di affinamento, un pinot grigio (TORRE DEI VESCOVI), una Lugana (MONOPOLIO) per chiudere con la CANTINA DI GAMBELLARA (Terre di Castelnuovo) che producono un mitico Amarone della Valpolicella riserva e la CANTINA CASTELNUOVO DEL GARDA con un classico Valpolicella ripasso (CA’ VEGAR). Il tutto con un rapporto qualità/prezzo davvero imbattibile.
Poi, capito quasi per caso in Campania, nel Cilento e incontro un giovane e rampante imprenditore; Paolino Serpico di CORTE LAUREANA una realtà campana che ha già chiaro il suo posto nel panorama vitivinicolo italiano. Concentrati sulla spumantizzazione, non disdegnano di produrre vini bianchi da uve fiano e aglianico, tre spumanti metodo ancestrale e due metodo classico millesimato (LE MATRESSE). Sono certo che ne sentiremo parlare intensamente in un futuro prossimo.
Girovagando, mi imbatto in una realtà locale che ho trovato a dir poco esaltante. TENUTA CASTELVECCHIO (www.tenutacastelvecchio.it) dove Romina mi accoglie insieme a sua mamma e mi riempie il calice con un Carmignano doc eccellente per poi terminare con un Vin Santo di Carmignano doc veramente di superba fattura. Eccellente rapporto qualità/prezzo!
Rimango in toscana perché incontro una realtà a me già nota e mi fermo per un rapido saluto a Giovanni. La FATTORIA DEI BARBI . Qui ci sono poche storie. Loro producono svariati Rosso di Montalcino DOC, un Chianti DOCG, un buon Ciliegiolo IGT, un Vermentino Orange IGT, un Morellino di Scansano, un vin santo del chianti DOC e quattro Brunello di Montalcino DOCG, un Riserva, un classico, un Vigna dei fiori e un tipico Colombini, tutti prodotti sempre premiati per la loro eccellenza. Con loro non ci sono aggettivi per descrivere la qualità dei prodotti. Una sicurezza.
Finiamo con la TENUTA MONTEMAGNO di Asti. E anche qui c’è poco da mettere in discussione per qualità e professionalità. Praticamente solo vini pregiati e unici! Ho degustato una serie di prodotti tutti vincitori di prestigiosi premi. Ho iniziato con Monferrato bianco (SOLIS VIS) da uve Timorasso, poi un Ruchè di castagnole Monferrato (INVICTUS), poi un Barbera d’asti superiore (MYSTERIUM) un Barolo (SORANUS). Producono anche un metodo classico TM BRUT con 36 mesi di affinamento, una Malvasia di Casorso spumante e ferma. Entrambe DOC. Tutto veramente eccellente. In definitiva, ogni vino risulta curatissimo rispecchiando in pieno le sue particolarità.
Lino Vellucci – Le Bischerate di un Sommelier
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28 Novembre, 2025
BiancaVigna nel Top 100 di Wine Spectator 2025 con il Brut Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore 2023
L’azienda di Conegliano si classifica al 61° posto con un vino descritto come vibrante, elegante e complesso da Wine Spectator
Un risultato prestigioso per BiancaVigna che entra nella classifica Top 100 di Wine Spectator posizionandosi al 61° posto con il suo Brut Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore 2023.
Alison Napjus, Senior Editor di Wine Spectator, descrive questo Prosecco con aromi di “pesca gialla succosa intrecciata a gelsomino, miele e note minerali ben amalgamate” e ne consiglia una degustazione immediata.
Elena Moschetta, socia ed enologa insieme al fratello Enrico
Questo riconoscimento conferma la qualità costantemente espressa dai nostri vini, frutto di passione familiare e di un territorio unico: la culla del Prosecco. Il percorso che abbiamo intrapreso punta a dare voce al terroir con attenzione e sostenibilità, applicando modelli di viticoltura sostenibile e neutralità climatica nella nostra cantina.
BiancaVigna nasce dalla passione di Enrico ed Elena Moschetta, che hanno ereditato dal nonno la dedizione vitivinicola su colline suggestive di Ogliano a Conegliano Valdobbiadene. La cantina è certificata CasaClimaWine per la sostenibilità e adotta pratiche di lotta integrata e biologica su alcuni vigneti. Il metodo di produzione privilegia una seconda fermentazione molto lunga e dosaggio zuccherino basso, creando vini eleganti e complessi che esprimono tre Rive d’eccezione: Ogliano, Soligo e Collalto.
La Redazione
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28 Novembre, 2025
AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita
Vivere la vita è una cosa veramente grossaC’è tutto il mondo fra la culla e la fossaSei partito da un piccolo portoDove la sete era tanta e il fiasco era cortoE adesso vivi
La vita. Le storie della vita. La storia delle persone.
Sono così tante e variegate che ogni volta che ne apprendo una rimango affascinato da quanto le nostre vite siano differenti l’una dall’altra così che solo quando due vite si uniscono, il corso di una storia o della storia in generale, muta in maniera drastica.
Avete mai pensato a cosa voglia dire un figlio? Non è solo la magia di una vita ma una nuova esistenza che, intersecandosi con quella dei genitori, determina un cambiamento nella precessione degli eventi. Cambia tutto. Anche e soprattutto la percezione dei valori della nostra esistenza. Spesso, troppo spesso, viviamo come criceti in una gabbia. Bellissimi topolini (perché di questo si tratta ancorché colorati e carini tanto che ho sempre pensato che sia una delle più grandi discriminazioni della storia) che trascorrono il proprio tempo correndo sulla ruota che fa tanto divertire i bambini. Corrono incessantemente come unico modo di muoversi, costretti, non certo per scelta, all’interno di una gabbia metallica.
Avete mai avuto la sensazione di essere proprio noi i criceti in gabbia? No? Sicuri?
Analizziamo una giornata tipo: sveglia alle 6.30. Colazione, doccia e in contemporanea figli da preparare. Poi chiusi in una scatola di latta (auto, treno, autobus) per portare i pargoli a scuola, dunque recarsi in ufficio. Secondo una ricerca di moovit.com, il tempo medio di permanenza in auto è di 52 minuti al giorno. Io devo essere fuori media perché il Grande Raccordo (Parcheggio) Anulare di Roma non mi fa scendere sotto i 90 minuti giornalieri.
Tornati a casa, bene che vada alle 19, rimane poco tempo per stare con i figli e il partner. Comprimiamo tutto nel weekend. Sempre che non ci siano altre attività da espletare.
È vita questa? Pensate adesso se quei 52 minuti giornalieri diventassero 8 ore. Delle 24 giornaliere se 8 sono già spese per il traffico e 8 di lavoro ne rimarrebbero 8 di altro. 6 di sonno volete mettercele? Bene, ne rimangono 2. Solo due dannatissime ore di vita. Altro che criceto. Vabbè ma chi è il folle che sceglie di andare al lavoro a 4 ore di distanza?
Nessuno sano di mente, chiaro. A meno che quelle quattro ore non siano l’unico modo per recarsi al lavoro. Paradossale se servissero per percorrere solo 5 km. A Mosca vivono dodici milioni di persone e sono registrate oltre quattro milioni di autovetture. I moscoviti che si considerano pendolari affermano che fino ad un’ora e mezzo di tragitto è nella norma, mentre sopra le due ore può (non deve) diventare argomento di discussione. Ogni persona può descrivere la vita e la qualità di vita in modo diverso. Per noi c’erano delle cose insopportabili. Per esempio 4 ore di traffico ogni giorno. C’erano solo 5 km dalla casa all’ufficio. Uscendo alle sette o alle otto la sera ci volevano comunque quattro ore. A meno che non si usciva alle dieci così che ce ne volevano due. In nessun modo arrivavamo a casa prima prima delle otto. Maxim Merkulov e sua moglie Elena li ho conosciuti in un caldo fine settimana romano. Al Ponte della Musica Armando Trovajoli di Roma andava in scena Calici di Stelle. Un tramonto mozzafiato, musica di sottofondo. Ero li con mia moglie per la copertura stampa dell’evento. Vengo attirato da uno stand un pò più lungo del solito sul quale facevano bella mostra di se bottiglie di bollicine con etichetta nera. Apparivano tutte uguali tanto da non capire la necessità di una simile esposizione. Dietro lo stand un ragazzo alto e una ragazza altrettanto alta. Si guardavano in un modo che non poteva che essere identificato se non con “con amore”. Il nome dell’azienda non poteva non destare attenzione: AntiCelebration. Elena e Maxim oltre ad essere due persone squisite rappresentano l’esempio vivente di come la guerra in Ucraina sia, oltre che scellerata, insensata. Ucraina lei, russo lui. Coppia dai tempi dell’università. A Mosca, dove entrambe vivevano. Una coppia come tante in Russia dove ucraini e russi hanno sempre convissuto. In pace. Sposati e con una bellissima figlia, Alice; direttrice marketing in ambito IT e vino, Elena; funzionario di banca impegnato su importanti progetti ESG (Enviromental, Social, Governance) Maxim. Una famiglia benestante a Mosca. C’era una vita molto intensa. A Mosca, quando si è giovani, ci sono tante cose diverse. Non c’è tempo di provare tutto. Il ritmo è assolutamente matto. Quanto è diversa la nostra visione della Russia e di Mosca. Maxim ne parla come una città pazzesca, sempre attiva, dinamica, frenetica, con un traffico incredibile. Una città che non dorme mai e che è sempre in movimento. Non c’è nulla di quello che un occidentale può pensare. Troppi stereotipi magari formatisi per via di una comunicazione del tutto assente. Pensateci, cosa ci arriva della Russia e della vita li? Niente. Non sappiamo niente. Nel bene e nel male. Abbiamo capito che stavamo correndo come criceti. Non si finisce mai di correre. Lavori fino alle 11 di sera. Ti svegli alle 6. Tutti i giorni così. Non vedi la tua figlia. I risultati del tuo lavoro non sono tangibili. Non li vedi. Ti svegli e vedi tutto questo. Può capitare che ti svegli un giorno e vedi tutto questo. Così come può capitare che non ti svegli mai continuando a fare quello che hai sempre fatto. Forse la discriminante è l’avere o meno un sogno. Qualcosa che viene riposto in un cassetto in attesa, prima o poi, di tirarlo fuori. Con la complicazione che quando sei una famiglia, quel sogno, non può essere solo il tuo. Deve essere il sogno di tutti. Altrimenti conviene lasciarlo nel cassetto. Ci sono tante persone che hanno il sogno della vita, noi avevamo questa sogno anche prima prima di incontrarci. Ognuno di noi aveva questo sogno di fare il vino. Il nonno di mia moglie faceva il vino in Georgia. E quindi lei da piccola diceva che da grande avrebbe fatto il vino. Ho conosciuto tante persone con il sogno di diventare produttori vino. Per la maggior parte è solo qualcosa di bohemien. Quel desiderio di ambire ad una vita in campagna, tra i filari, la vendemmia, la cantina. Desiderare, immaginare una vita diversa. In pochi arrivano però a concretizzare, a trasformare il sogno in realtà. La terra, la fatica, l’attesa, gli investimenti, la capacità, l’aiuto, il tempo, il lavoro. La terra. Già la terra con la quale sporcarsi le mani senza preoccuparsi dei calli che verranno.
Ecco perché per molti rimane solo il sogno bohemien che fa figo ogni tanto tirar fuori per ricordare a se stessi che c’è e che se non si è realizzato è solo per qualche motivo al quale crediamo solo noi. Io fin da giovane mi sono appassionato al vino e alla produzione. Feci diversi tour enogastronomici. Con il tempo e con la consapevolezza ho iniziato anche a leggere testi più tecnici, professionali ma non sono stato mai sicuro che sarebbe potuto diventare la mia vita. C’è una strada, c’è un sogno, c’è una vita reale. È così che tra due persone è possibile, anche se altamente improbabile, che le due strade si incontrino, i due sogni coincidano. Un allineamento astrale, un sei al Superenalotto. In un viaggio come turisti in Italia abbiamo visitato qualche cantina. Poi nel 2021 abbiamo pensato che saremmo stati in grado di farlo. C’è una convinzione diffusa in Russia che lasciare un lavoro di ufficio per dedicarsi a una vigna significhi andare in pensione. Noi abbiamo capito come fosse una convinzione assolutamente sbagliata. C’è tanto da fare in vigna. A meno che tu non abbia un sacco di soldi per non fare nulla. È la fine del 2021 quando Elena e Maxim decidono di fare il grande passo. Lasciare la Russia per trasferirsi in Italia. Tutto pronto. Compreso il rogito per l’acquisto di una casa e sei ettari di terra a Maiolati Spontini, vicino Ancona fissato per il 27 febbraio 2022. Sì, avete letto bene, 27 febbraio 2022. Una settimana dopo l’inizio dell’invasione Russa in Ucraina. Uno stress impensabile perché avevamo già preso questa decisione. Le persone qui in Italia con le quali lavoravamo prima di trasferirci non sapevamo come potevano aiutarci. Non eravamo solo noi, c’era anche Alice che aveva 7 anni. Ci sentivamo responsabili della sua vita, del suo futuro. Elena e Maxim non stavano scappando da niente e da nessuno. Volevano solo una vita diversa per la loro famiglia. Vivere la loro vita in un posto tranquillo dove poter affermare i loro valori. Questo per loro voleva dire determinazione. Eravamo sempre insieme e sempre pensavamo le stesse cose. Le cose che facciamo ci daranno i frutti, non adesso, ma tra qualche anno. Anche per la nostra figlia che adesso è molto contenta e super felice. Il primo giorno di scuola eravamo molto preoccupati perché non parlava italiano ed era proprio il primo giorno di scuola in assoluto. Il secondo giorno si è svegliata prima di noi e ha detto: andiamo a scuola vai vai veloce! Ci ha dato una extra motivazione per continuare. L’italiano di Maxim è eccellente. Certo, si capisce della sua provenienza per via di quell’incredibile accento fedele alle origini. Il sorriso, vero e sincero, che accompagna i suoi discorsi, sa di serenità. Di quello stato meraviglioso riuscito a raggiungere con la sua famiglia. La serenità di vivere in un luogo lontano dallo stress, dalla inutilità della vita, dai pericoli di pazzi scriteriati.
Maxim era abituato a lavorare con i progetti così, per realizzare la loro seconda vita, ha progettato tutto, nei minimi particolari e insieme ad Elena, per oltre due anni. Insieme. Sempre insieme. Per stare insieme. A Mosca, quando hai 35 anni senti che la tua vita è quasi finita. Hai la percezione che tutto va cosi veloce che pensi che la vita stia per finire. In Italia ci chiamavano giovani e per noi era strano. Lo abbiamo capito in Italia di essere giovani, di avere l’energia per fare le cose. Noi stiamo insieme come famiglia, facciamo le cose insieme, lavoriamo in vigna insieme, facciamo il vino insieme, selezioniamo il taglio per ogni prodotto, prendiamo le decisione insieme. Tutto questo insieme con la nostra figlia che vede come lavoriamo, quali sono i nostri principi. A Mosca abitava più con la babysitter che con noi e tutti i principi erano quelli della babysitter. Ecco, questo è insieme il senso della vita e la realtà di tutti i giorni.
Spesso quando torno dall’ufficio, incontro la figlia dei vicini di casa. Avrà una decina di anni. Torna a casa con zaini grandissimi insieme alla sua babysitter. La scuola fino al pomeriggio, poi magari qualche sport. Sempre senza i genitori che magari vede per cena. Quando va bene. La guardo, le guardo, penso che almeno mia figlia è stata durante il pomeriggio con i nonni. Quando sarà più grande e loro non ce la faranno, ci sarà, anche per lei, una babysitter. È così che mi chiedo se ha senso una vita del genere, una famiglia che è tale solo nei fine settimana o durante le vacanze. Ci fosse almeno la soddisfazione di realizzare qualcosa di tangibile nel proprio lavoro. Invece nemmeno quello. I frutti del lavoro in campagna sono sono concreti, sono tangibili. Ciò che ottieni dipende solo da te, dai tuoi sforzi e della natura. In Russia guadagnavamo ma la qualità della vita e la percezione dei soldi che guadagni, è assolutamente diversa. Già, ma solo il viaggio dalla Russia all’Italia basterebbe per far tremare i polsi. Cultura diversa, lingua diversa, persone diverse, ambiente diverso. Persino la religione è diversa. Oltre alla circostanza di non poco conto di passare da dietro una scrivania al trattore. Eppure, Maxim ne parla con la serenità d’animo e il sorriso di chi sa di averci guadagnato da questa pazzia. Se non in soldi, perlomeno in tranquillità. Adesso noi abbiamo due progetti dei quali il primo è AntiCelebration, dedicato sugli spumanti metodo classico. Una idea che ci è venuta quando ci siamo trasferiti e visto quanti vitigni autoctoni ci sono con i quali fare spumanti di altissima qualità. È certamente vero che oggigiorno se non hai una bollicina in gamma non sei nessuno e che se non fai un metodo classico sei un poveraccio, però è anche vero che di bollicine fuori dal comune ce ne sono, ancora poche. La maggior parte hanno al loro interno Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier. Poi abbiamo assaggiato Verdicchio, Erbaluce, Durella e siamo rimasti sorpresi nel vedere la qualità di questi piccoli produttori assolutamente sconosciuti fuori della propria zona. Vitigni non certo nuovi alla spumantizzazione anche se, oggettivamente, senza una particolare presa sul mercato. Nel 2024 l’Italia ha prodotto 1,015 miliardi di bottiglie di bollicine. Di queste 660 milioni sono di Prosecco, 19 milioni Franciacorta, 12,3 di Trento DOC. Di Erbaluce di Caluso se ne producono circa 60.000. Durella e Verdicchio non avendo dati certi possiamo presumere in poche migliaia.
Nonostante tutti gli estimatori del Metodo Classico tessano le lodi di questi vitigni, pochi poi si azzardano a portare su una tavola qualcosa che non sia Pinot Noir e Chardonnay. Abbiamo lanciato questo progetto dedicato agli spumanti per far conoscere e promuovere questo patrimonio italiano. Un progetto nato dalla passione per l’Italia e il suo patrimonio. Una sorta di ponte verso il secondo progetto, quello che sa veramente di vita e di famiglia: una cantina, una azienda. Qualcosa che Maxim ed Elena hanno voluto, cercato, sviluppato con grande senso di progettualità dove le pregresse esperienze di entrambe sono state utilizzate al massimo. Un progetto molto più tradizionale è la nostra cartina e il nostro marchio, con la nostra vigna, dove facciamo anche gli spumanti di Verdicchio, ma anche vini fermi. I nostri primi vini sono usciti pochi mesi fa. Una cosa molto familiare, piccola realtà per valorizzare il territorio. È Root Winery. La cantina che sorge proprio sul paese di Maiolati Spontini, paese che è una vera dedica al compositore italiano Gaspare Spontini. Noi abbiamo anche la missione e l’obiettivo di promuovere il patrimonio di quel compositore, perché ci piace la musica che ha creato. Assurdo come la nostra musica, la nostra storia, la nostra cultura sia conosciuta e apprezzata all’estero mentre in Italia non sappiamo nemmeno di chi si stia parlando. In Russia i bambini crescono con la musica, la danza, il teatro. Un patrimonio culturale che diviene dna. Un modo perché la cultura si propaghi nel tempo e nello spazio. Un aspetto che noi quasi rifuggiamo. Un pò come quando negli scantinati dei musei rimangono ad ammuffire opere per le quali tutti i musei del mondo farebbero follie per esporle. Una che fa 10.000 bottiglie aiuta tutti in zona coloro che vogliono iniziare la produzione del metodo classico. Questo ci ha dato anche tanta motivazione per iniziare questo progetto per far vedere il lavoro di questi piccoli produttori. L’incredibile e unico calore umano dei piccoli borghi. Dove non c’è invidia o competizione. Solo solidarietà e mutua assistenza. C’era un tempo e c’è ora. Speriamo che ci sarà sempre. Root Winery e AntiCelebration due progetti, di vita il primo, di inizio della vita il secondo. Anche se a pensarci è davvero strano.
Capisco che da neofiti, arrivati in Italia nel 2022, ci si è scontrati con l’impossibilità di far decollare in tempi brevi l’azienda della vita, ma è pur vero che pensare di impiegare il periodo intermedio con un progetto relativo al Metodo Classico vuol dire solo essere folli. Ma come li considerereste due persone che senza alcuna esperienza lasciano la Russia per trasferirsi nelle Marche? Adesso posso dire che era molto rischioso. In quel momento sembrava che non potevamo fare in altro modo perché. Quando abbiamo scelto il posto dove ci saremmo dovuti trasferire, abbiamo scelto le marche, Castelli di Jesi, per il Verdicchio e per fare metodo classico. Nel 2021 abbiamo deciso di fare questo progetto delle cantina senza sapere di fare il progetto di Anticelebration. Non era abbastanza chiaro il mercato degli spumanti in Italia. Oltre un mercato non chiaro per nulla, pensiamoci bene, una bottiglia di bollicine sa molto di allegria e festeggiamenti. Solo per le feste lo scorso anno si sono stappate oltre 355 milioni di bottiglie. Un terzo della produzione annuale. Quanto se ne sarà bevuto? Poco. Specialmente a fine dei luculliani pasti e se qualcuno non avrà annaffiato tutti. Ecco, la pessima abitudine di celebrare qualcosa spruzzando dello champagne. Nata nel 1950 al termine della gara di Formula 1 a Reims quando Juan Manuel Fangio stappò una bottiglia di Moët & Chandon. Per fortuna, si attese 16 anni prima che a Le Mans, Jo Siffer, vincitore della gara, spruzzò nuovamente lo champagne sulla folla. Jo sostenne però che il tappo era saltato. Non saltò più e ancora oggi si consumano magnum di champagne in questo modo. Per non parlare dei deficienti che si fanno il bagno nelle bollicine oppure puliscono i cerchi della Ferrari. Lasciamo perdere! Dobbiamo promuovere il metodo classico non come bevanda per farsi la doccia, per metterla nella Jacuzzi. Non si riempie la Jacussi con il vino fermo ma con le bollicine. Il metodo classico deve essere rispettato. Ecco perché sul sito di AntiCelebration si vende una bottiglia di acqua gasata che fa le stesse cose di una bottiglia di metodo classico. Tanto, a chi importa cosa esce se nessuno lo beve? AntiCelebration è un vero progetto di sviluppo e partnership realizzati insieme a piccoli produttori di metodo classico. Ogni cuvée, rigorosamente brut nature, è realizzata con uno specifico produttore rivelato sulla fascetta del collo bottiglia. I modelli di collaborazione sono diversi e dipendono dal produttore. In Piemonte compriamo il vino base oppure il tiraggio già invecchiato. Abbiamo elaborato il liqueur d’expedition e fatto la sboccatura. Non era importante come lo avremmo fatto ma che lo facciamo. Un prodotto di qualità che non c’è sul mercato. Deve essere una partnership che genera un prodotto unico. AntiCelebration vuol dire 8 vitigni autoctoni per 13 cuvée e circa 7000 bottiglie prodotte. Nebbiolo, Erbaluce, Verdicchio, Durella, Pinot Nero, Incrocio Bruni (Sauvignon, Verdiccio)+Sangiovese+Famoso. Il piano era iniziare con l’Italia perché ci sono tanti vitigni autoctoni per poi iniziare a fare le stesse cose in Francia, Sud Africa, Germania, Argentina. Con lo stesso modello di business perché i problemi dei piccoli produttori sono uguali in tutto il mondo. Noi vorremmo scoprire attraverso queste collaborazioni, piccoli produttori da tutto il mondo. Se un consumatore italiano volesse assaggiare un metodo classico del Sud Africa, con AntiCelebration avrà la sicurezza di provare qualcosa di eccellente. Un piano che non poteva prevedere solo la vigna di proprietà, prima di tutto uno spazio di sperimentazione (anche nel mondo dei degli spumanti) ma anche, principalmente dire, uno spazio di armonia familiare. Noi siamo tifosi di blend particolari. All’inizio volevamo fare solo spumante dalla nostra vigna ma poi abbiamo cambiato idea perché ci siamo resi conto che con il Verdicchio possiamo fare tante cose. Abbiamo lo stesso enologo per tutti e due i progetti. La sua visione è la nostra visione. Fortunatamente è anche della nostra zona e giovane. Noi siamo contenti e spero anche lui. AntiCelebration Cuvée I Peruzzi sboccatura 2023 è un Verdicchio con quattro anni sui lieviti.
Colore quasi dorato, sentori cremosi di crema al limone, crostata, scorsa di limone, mela cotogna (quasi cotta), fiori di campo. Poi tanto minerale.
Un gusto burroso, quasi masticabile. Poi limone e mela cotta. Si stavolta in bocca diventa cotta. Un perlage fine e determinato a donare buona persistenza lasciando la bocca pulitissima grazie ad una freschezza viva, diretta, non invadente e ad una giusta sapidità. Il finale mantiene la pienezza e la goduriosità. pieno, ampio, godurioso. AntiCelebration Cuveé VII Crosio Erbaluce di Caluso sboccatura 2024 vendemmia 2019.
Una bottiglia che assorbe la luce del sole che tramonta rendendosi luminoso. Una intensa emozione che cresce piano piano.
Crosta di pane e aromi di erbe aromatiche aprono il respiro, mentre un zest di limone, fiori di camomilla, salvia e mentuccia regalano freschezza vibrante. Un soffio di gesso ricorda la terra, il finale, accennato di mandorla, chiude con eleganza.
Bollicine finissime, quasi impalpabili, pizzicano come luce sulle onde: verticali, pulite, intense. Una bellezza che si svela sorso dopo sorso, come il tramonto che non smette di incantare. AntiCelebration Cuveé X Dama del Rovere Durello 2017 sboccatura 2024. Dal color oro, luminoso e da un perlage immediatamente fine. Sentori di crosta di pane, mela verde e tante foglia di limone che divengono, col tempo, crostata. In bocca è complesso, ampio, pieno, vegetale con la nota di limone che emerge irruenta, senza infastidire più di tanto, anche grazie a quel perlage così fine da sembrare evanescente seppur funzionale. Si sente l’ottimo lavoro fatto con il vino di base cosa questa che si ritrova nel piacevole, lungo ed intrigante finale di parzialmente amarognolo per via del limone che si fa pompelmo. Una bollicina, perfettamente bilanciata, sfruttabile a tutto pasto. Veramente veramente intrigante e, con la meravigliosa chiusura di bocca, unico. Insomma, uno, anzi, due progetti che sanno di famiglia nel senso più alto di questa parola. Essere felici ed esserlo per Elena, per Maxim, per Alice. Tutti uniti dagli stessi valori. La cantine crescerà, venderemo più vino, avremo qualche premio, ma saremo qua, saremo insieme con gli stessi valori che spero non perderemo. Perché è molto facile di scambiare i valori per per i soldi. Tradire quei principi sarebbe una grandissima sconfitta. Peggiore di qualunque altra. Quella che ho conosciuto è una coppia bellissima, determinata, forte. Forgiata da scelte radicali e complicatissime che solo un amore granitico poteva sostenere. Un viaggio di non ritorno dalla Russia (dove non sono più tornati) per andare, insieme, verso il futuro. Forse un salto nel buio ma, comunque, illuminato dalla luce dei loro occhi. PS Brindare con una bottiglia di AntiCelebration sarà il modo migliore per guardare al Natale con occhi diversi. Se non altro, vi ricorderete di non sprecarne neanche una goccia. Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Sono così tante e variegate che ogni volta che ne apprendo una rimango affascinato da quanto le nostre vite siano differenti l’una dall’altra così che solo quando due vite si uniscono, il corso di una storia o della storia in generale, muta in maniera drastica.
Avete mai pensato a cosa voglia dire un figlio? Non è solo la magia di una vita ma una nuova esistenza che, intersecandosi con quella dei genitori, determina un cambiamento nella precessione degli eventi. Cambia tutto. Anche e soprattutto la percezione dei valori della nostra esistenza. Spesso, troppo spesso, viviamo come criceti in una gabbia. Bellissimi topolini (perché di questo si tratta ancorché colorati e carini tanto che ho sempre pensato che sia una delle più grandi discriminazioni della storia) che trascorrono il proprio tempo correndo sulla ruota che fa tanto divertire i bambini. Corrono incessantemente come unico modo di muoversi, costretti, non certo per scelta, all’interno di una gabbia metallica.
Avete mai avuto la sensazione di essere proprio noi i criceti in gabbia? No? Sicuri?
Analizziamo una giornata tipo: sveglia alle 6.30. Colazione, doccia e in contemporanea figli da preparare. Poi chiusi in una scatola di latta (auto, treno, autobus) per portare i pargoli a scuola, dunque recarsi in ufficio. Secondo una ricerca di moovit.com, il tempo medio di permanenza in auto è di 52 minuti al giorno. Io devo essere fuori media perché il Grande Raccordo (Parcheggio) Anulare di Roma non mi fa scendere sotto i 90 minuti giornalieri.
Tornati a casa, bene che vada alle 19, rimane poco tempo per stare con i figli e il partner. Comprimiamo tutto nel weekend. Sempre che non ci siano altre attività da espletare.
È vita questa? Pensate adesso se quei 52 minuti giornalieri diventassero 8 ore. Delle 24 giornaliere se 8 sono già spese per il traffico e 8 di lavoro ne rimarrebbero 8 di altro. 6 di sonno volete mettercele? Bene, ne rimangono 2. Solo due dannatissime ore di vita. Altro che criceto. Vabbè ma chi è il folle che sceglie di andare al lavoro a 4 ore di distanza?
Nessuno sano di mente, chiaro. A meno che quelle quattro ore non siano l’unico modo per recarsi al lavoro. Paradossale se servissero per percorrere solo 5 km. A Mosca vivono dodici milioni di persone e sono registrate oltre quattro milioni di autovetture. I moscoviti che si considerano pendolari affermano che fino ad un’ora e mezzo di tragitto è nella norma, mentre sopra le due ore può (non deve) diventare argomento di discussione. Ogni persona può descrivere la vita e la qualità di vita in modo diverso. Per noi c’erano delle cose insopportabili. Per esempio 4 ore di traffico ogni giorno. C’erano solo 5 km dalla casa all’ufficio. Uscendo alle sette o alle otto la sera ci volevano comunque quattro ore. A meno che non si usciva alle dieci così che ce ne volevano due. In nessun modo arrivavamo a casa prima prima delle otto. Maxim Merkulov e sua moglie Elena li ho conosciuti in un caldo fine settimana romano. Al Ponte della Musica Armando Trovajoli di Roma andava in scena Calici di Stelle. Un tramonto mozzafiato, musica di sottofondo. Ero li con mia moglie per la copertura stampa dell’evento. Vengo attirato da uno stand un pò più lungo del solito sul quale facevano bella mostra di se bottiglie di bollicine con etichetta nera. Apparivano tutte uguali tanto da non capire la necessità di una simile esposizione. Dietro lo stand un ragazzo alto e una ragazza altrettanto alta. Si guardavano in un modo che non poteva che essere identificato se non con “con amore”. Il nome dell’azienda non poteva non destare attenzione: AntiCelebration. Elena e Maxim oltre ad essere due persone squisite rappresentano l’esempio vivente di come la guerra in Ucraina sia, oltre che scellerata, insensata. Ucraina lei, russo lui. Coppia dai tempi dell’università. A Mosca, dove entrambe vivevano. Una coppia come tante in Russia dove ucraini e russi hanno sempre convissuto. In pace. Sposati e con una bellissima figlia, Alice; direttrice marketing in ambito IT e vino, Elena; funzionario di banca impegnato su importanti progetti ESG (Enviromental, Social, Governance) Maxim. Una famiglia benestante a Mosca. C’era una vita molto intensa. A Mosca, quando si è giovani, ci sono tante cose diverse. Non c’è tempo di provare tutto. Il ritmo è assolutamente matto. Quanto è diversa la nostra visione della Russia e di Mosca. Maxim ne parla come una città pazzesca, sempre attiva, dinamica, frenetica, con un traffico incredibile. Una città che non dorme mai e che è sempre in movimento. Non c’è nulla di quello che un occidentale può pensare. Troppi stereotipi magari formatisi per via di una comunicazione del tutto assente. Pensateci, cosa ci arriva della Russia e della vita li? Niente. Non sappiamo niente. Nel bene e nel male. Abbiamo capito che stavamo correndo come criceti. Non si finisce mai di correre. Lavori fino alle 11 di sera. Ti svegli alle 6. Tutti i giorni così. Non vedi la tua figlia. I risultati del tuo lavoro non sono tangibili. Non li vedi. Ti svegli e vedi tutto questo. Può capitare che ti svegli un giorno e vedi tutto questo. Così come può capitare che non ti svegli mai continuando a fare quello che hai sempre fatto. Forse la discriminante è l’avere o meno un sogno. Qualcosa che viene riposto in un cassetto in attesa, prima o poi, di tirarlo fuori. Con la complicazione che quando sei una famiglia, quel sogno, non può essere solo il tuo. Deve essere il sogno di tutti. Altrimenti conviene lasciarlo nel cassetto. Ci sono tante persone che hanno il sogno della vita, noi avevamo questa sogno anche prima prima di incontrarci. Ognuno di noi aveva questo sogno di fare il vino. Il nonno di mia moglie faceva il vino in Georgia. E quindi lei da piccola diceva che da grande avrebbe fatto il vino. Ho conosciuto tante persone con il sogno di diventare produttori vino. Per la maggior parte è solo qualcosa di bohemien. Quel desiderio di ambire ad una vita in campagna, tra i filari, la vendemmia, la cantina. Desiderare, immaginare una vita diversa. In pochi arrivano però a concretizzare, a trasformare il sogno in realtà. La terra, la fatica, l’attesa, gli investimenti, la capacità, l’aiuto, il tempo, il lavoro. La terra. Già la terra con la quale sporcarsi le mani senza preoccuparsi dei calli che verranno.
Ecco perché per molti rimane solo il sogno bohemien che fa figo ogni tanto tirar fuori per ricordare a se stessi che c’è e che se non si è realizzato è solo per qualche motivo al quale crediamo solo noi. Io fin da giovane mi sono appassionato al vino e alla produzione. Feci diversi tour enogastronomici. Con il tempo e con la consapevolezza ho iniziato anche a leggere testi più tecnici, professionali ma non sono stato mai sicuro che sarebbe potuto diventare la mia vita. C’è una strada, c’è un sogno, c’è una vita reale. È così che tra due persone è possibile, anche se altamente improbabile, che le due strade si incontrino, i due sogni coincidano. Un allineamento astrale, un sei al Superenalotto. In un viaggio come turisti in Italia abbiamo visitato qualche cantina. Poi nel 2021 abbiamo pensato che saremmo stati in grado di farlo. C’è una convinzione diffusa in Russia che lasciare un lavoro di ufficio per dedicarsi a una vigna significhi andare in pensione. Noi abbiamo capito come fosse una convinzione assolutamente sbagliata. C’è tanto da fare in vigna. A meno che tu non abbia un sacco di soldi per non fare nulla. È la fine del 2021 quando Elena e Maxim decidono di fare il grande passo. Lasciare la Russia per trasferirsi in Italia. Tutto pronto. Compreso il rogito per l’acquisto di una casa e sei ettari di terra a Maiolati Spontini, vicino Ancona fissato per il 27 febbraio 2022. Sì, avete letto bene, 27 febbraio 2022. Una settimana dopo l’inizio dell’invasione Russa in Ucraina. Uno stress impensabile perché avevamo già preso questa decisione. Le persone qui in Italia con le quali lavoravamo prima di trasferirci non sapevamo come potevano aiutarci. Non eravamo solo noi, c’era anche Alice che aveva 7 anni. Ci sentivamo responsabili della sua vita, del suo futuro. Elena e Maxim non stavano scappando da niente e da nessuno. Volevano solo una vita diversa per la loro famiglia. Vivere la loro vita in un posto tranquillo dove poter affermare i loro valori. Questo per loro voleva dire determinazione. Eravamo sempre insieme e sempre pensavamo le stesse cose. Le cose che facciamo ci daranno i frutti, non adesso, ma tra qualche anno. Anche per la nostra figlia che adesso è molto contenta e super felice. Il primo giorno di scuola eravamo molto preoccupati perché non parlava italiano ed era proprio il primo giorno di scuola in assoluto. Il secondo giorno si è svegliata prima di noi e ha detto: andiamo a scuola vai vai veloce! Ci ha dato una extra motivazione per continuare. L’italiano di Maxim è eccellente. Certo, si capisce della sua provenienza per via di quell’incredibile accento fedele alle origini. Il sorriso, vero e sincero, che accompagna i suoi discorsi, sa di serenità. Di quello stato meraviglioso riuscito a raggiungere con la sua famiglia. La serenità di vivere in un luogo lontano dallo stress, dalla inutilità della vita, dai pericoli di pazzi scriteriati.
Maxim era abituato a lavorare con i progetti così, per realizzare la loro seconda vita, ha progettato tutto, nei minimi particolari e insieme ad Elena, per oltre due anni. Insieme. Sempre insieme. Per stare insieme. A Mosca, quando hai 35 anni senti che la tua vita è quasi finita. Hai la percezione che tutto va cosi veloce che pensi che la vita stia per finire. In Italia ci chiamavano giovani e per noi era strano. Lo abbiamo capito in Italia di essere giovani, di avere l’energia per fare le cose. Noi stiamo insieme come famiglia, facciamo le cose insieme, lavoriamo in vigna insieme, facciamo il vino insieme, selezioniamo il taglio per ogni prodotto, prendiamo le decisione insieme. Tutto questo insieme con la nostra figlia che vede come lavoriamo, quali sono i nostri principi. A Mosca abitava più con la babysitter che con noi e tutti i principi erano quelli della babysitter. Ecco, questo è insieme il senso della vita e la realtà di tutti i giorni.
Spesso quando torno dall’ufficio, incontro la figlia dei vicini di casa. Avrà una decina di anni. Torna a casa con zaini grandissimi insieme alla sua babysitter. La scuola fino al pomeriggio, poi magari qualche sport. Sempre senza i genitori che magari vede per cena. Quando va bene. La guardo, le guardo, penso che almeno mia figlia è stata durante il pomeriggio con i nonni. Quando sarà più grande e loro non ce la faranno, ci sarà, anche per lei, una babysitter. È così che mi chiedo se ha senso una vita del genere, una famiglia che è tale solo nei fine settimana o durante le vacanze. Ci fosse almeno la soddisfazione di realizzare qualcosa di tangibile nel proprio lavoro. Invece nemmeno quello. I frutti del lavoro in campagna sono sono concreti, sono tangibili. Ciò che ottieni dipende solo da te, dai tuoi sforzi e della natura. In Russia guadagnavamo ma la qualità della vita e la percezione dei soldi che guadagni, è assolutamente diversa. Già, ma solo il viaggio dalla Russia all’Italia basterebbe per far tremare i polsi. Cultura diversa, lingua diversa, persone diverse, ambiente diverso. Persino la religione è diversa. Oltre alla circostanza di non poco conto di passare da dietro una scrivania al trattore. Eppure, Maxim ne parla con la serenità d’animo e il sorriso di chi sa di averci guadagnato da questa pazzia. Se non in soldi, perlomeno in tranquillità. Adesso noi abbiamo due progetti dei quali il primo è AntiCelebration, dedicato sugli spumanti metodo classico. Una idea che ci è venuta quando ci siamo trasferiti e visto quanti vitigni autoctoni ci sono con i quali fare spumanti di altissima qualità. È certamente vero che oggigiorno se non hai una bollicina in gamma non sei nessuno e che se non fai un metodo classico sei un poveraccio, però è anche vero che di bollicine fuori dal comune ce ne sono, ancora poche. La maggior parte hanno al loro interno Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier. Poi abbiamo assaggiato Verdicchio, Erbaluce, Durella e siamo rimasti sorpresi nel vedere la qualità di questi piccoli produttori assolutamente sconosciuti fuori della propria zona. Vitigni non certo nuovi alla spumantizzazione anche se, oggettivamente, senza una particolare presa sul mercato. Nel 2024 l’Italia ha prodotto 1,015 miliardi di bottiglie di bollicine. Di queste 660 milioni sono di Prosecco, 19 milioni Franciacorta, 12,3 di Trento DOC. Di Erbaluce di Caluso se ne producono circa 60.000. Durella e Verdicchio non avendo dati certi possiamo presumere in poche migliaia.
Nonostante tutti gli estimatori del Metodo Classico tessano le lodi di questi vitigni, pochi poi si azzardano a portare su una tavola qualcosa che non sia Pinot Noir e Chardonnay. Abbiamo lanciato questo progetto dedicato agli spumanti per far conoscere e promuovere questo patrimonio italiano. Un progetto nato dalla passione per l’Italia e il suo patrimonio. Una sorta di ponte verso il secondo progetto, quello che sa veramente di vita e di famiglia: una cantina, una azienda. Qualcosa che Maxim ed Elena hanno voluto, cercato, sviluppato con grande senso di progettualità dove le pregresse esperienze di entrambe sono state utilizzate al massimo. Un progetto molto più tradizionale è la nostra cartina e il nostro marchio, con la nostra vigna, dove facciamo anche gli spumanti di Verdicchio, ma anche vini fermi. I nostri primi vini sono usciti pochi mesi fa. Una cosa molto familiare, piccola realtà per valorizzare il territorio. È Root Winery. La cantina che sorge proprio sul paese di Maiolati Spontini, paese che è una vera dedica al compositore italiano Gaspare Spontini. Noi abbiamo anche la missione e l’obiettivo di promuovere il patrimonio di quel compositore, perché ci piace la musica che ha creato. Assurdo come la nostra musica, la nostra storia, la nostra cultura sia conosciuta e apprezzata all’estero mentre in Italia non sappiamo nemmeno di chi si stia parlando. In Russia i bambini crescono con la musica, la danza, il teatro. Un patrimonio culturale che diviene dna. Un modo perché la cultura si propaghi nel tempo e nello spazio. Un aspetto che noi quasi rifuggiamo. Un pò come quando negli scantinati dei musei rimangono ad ammuffire opere per le quali tutti i musei del mondo farebbero follie per esporle. Una che fa 10.000 bottiglie aiuta tutti in zona coloro che vogliono iniziare la produzione del metodo classico. Questo ci ha dato anche tanta motivazione per iniziare questo progetto per far vedere il lavoro di questi piccoli produttori. L’incredibile e unico calore umano dei piccoli borghi. Dove non c’è invidia o competizione. Solo solidarietà e mutua assistenza. C’era un tempo e c’è ora. Speriamo che ci sarà sempre. Root Winery e AntiCelebration due progetti, di vita il primo, di inizio della vita il secondo. Anche se a pensarci è davvero strano.
Capisco che da neofiti, arrivati in Italia nel 2022, ci si è scontrati con l’impossibilità di far decollare in tempi brevi l’azienda della vita, ma è pur vero che pensare di impiegare il periodo intermedio con un progetto relativo al Metodo Classico vuol dire solo essere folli. Ma come li considerereste due persone che senza alcuna esperienza lasciano la Russia per trasferirsi nelle Marche? Adesso posso dire che era molto rischioso. In quel momento sembrava che non potevamo fare in altro modo perché. Quando abbiamo scelto il posto dove ci saremmo dovuti trasferire, abbiamo scelto le marche, Castelli di Jesi, per il Verdicchio e per fare metodo classico. Nel 2021 abbiamo deciso di fare questo progetto delle cantina senza sapere di fare il progetto di Anticelebration. Non era abbastanza chiaro il mercato degli spumanti in Italia. Oltre un mercato non chiaro per nulla, pensiamoci bene, una bottiglia di bollicine sa molto di allegria e festeggiamenti. Solo per le feste lo scorso anno si sono stappate oltre 355 milioni di bottiglie. Un terzo della produzione annuale. Quanto se ne sarà bevuto? Poco. Specialmente a fine dei luculliani pasti e se qualcuno non avrà annaffiato tutti. Ecco, la pessima abitudine di celebrare qualcosa spruzzando dello champagne. Nata nel 1950 al termine della gara di Formula 1 a Reims quando Juan Manuel Fangio stappò una bottiglia di Moët & Chandon. Per fortuna, si attese 16 anni prima che a Le Mans, Jo Siffer, vincitore della gara, spruzzò nuovamente lo champagne sulla folla. Jo sostenne però che il tappo era saltato. Non saltò più e ancora oggi si consumano magnum di champagne in questo modo. Per non parlare dei deficienti che si fanno il bagno nelle bollicine oppure puliscono i cerchi della Ferrari. Lasciamo perdere! Dobbiamo promuovere il metodo classico non come bevanda per farsi la doccia, per metterla nella Jacuzzi. Non si riempie la Jacussi con il vino fermo ma con le bollicine. Il metodo classico deve essere rispettato. Ecco perché sul sito di AntiCelebration si vende una bottiglia di acqua gasata che fa le stesse cose di una bottiglia di metodo classico. Tanto, a chi importa cosa esce se nessuno lo beve? AntiCelebration è un vero progetto di sviluppo e partnership realizzati insieme a piccoli produttori di metodo classico. Ogni cuvée, rigorosamente brut nature, è realizzata con uno specifico produttore rivelato sulla fascetta del collo bottiglia. I modelli di collaborazione sono diversi e dipendono dal produttore. In Piemonte compriamo il vino base oppure il tiraggio già invecchiato. Abbiamo elaborato il liqueur d’expedition e fatto la sboccatura. Non era importante come lo avremmo fatto ma che lo facciamo. Un prodotto di qualità che non c’è sul mercato. Deve essere una partnership che genera un prodotto unico. AntiCelebration vuol dire 8 vitigni autoctoni per 13 cuvée e circa 7000 bottiglie prodotte. Nebbiolo, Erbaluce, Verdicchio, Durella, Pinot Nero, Incrocio Bruni (Sauvignon, Verdiccio)+Sangiovese+Famoso. Il piano era iniziare con l’Italia perché ci sono tanti vitigni autoctoni per poi iniziare a fare le stesse cose in Francia, Sud Africa, Germania, Argentina. Con lo stesso modello di business perché i problemi dei piccoli produttori sono uguali in tutto il mondo. Noi vorremmo scoprire attraverso queste collaborazioni, piccoli produttori da tutto il mondo. Se un consumatore italiano volesse assaggiare un metodo classico del Sud Africa, con AntiCelebration avrà la sicurezza di provare qualcosa di eccellente. Un piano che non poteva prevedere solo la vigna di proprietà, prima di tutto uno spazio di sperimentazione (anche nel mondo dei degli spumanti) ma anche, principalmente dire, uno spazio di armonia familiare. Noi siamo tifosi di blend particolari. All’inizio volevamo fare solo spumante dalla nostra vigna ma poi abbiamo cambiato idea perché ci siamo resi conto che con il Verdicchio possiamo fare tante cose. Abbiamo lo stesso enologo per tutti e due i progetti. La sua visione è la nostra visione. Fortunatamente è anche della nostra zona e giovane. Noi siamo contenti e spero anche lui. AntiCelebration Cuvée I Peruzzi sboccatura 2023 è un Verdicchio con quattro anni sui lieviti.
Colore quasi dorato, sentori cremosi di crema al limone, crostata, scorsa di limone, mela cotogna (quasi cotta), fiori di campo. Poi tanto minerale.
Un gusto burroso, quasi masticabile. Poi limone e mela cotta. Si stavolta in bocca diventa cotta. Un perlage fine e determinato a donare buona persistenza lasciando la bocca pulitissima grazie ad una freschezza viva, diretta, non invadente e ad una giusta sapidità. Il finale mantiene la pienezza e la goduriosità. pieno, ampio, godurioso. AntiCelebration Cuveé VII Crosio Erbaluce di Caluso sboccatura 2024 vendemmia 2019.
Una bottiglia che assorbe la luce del sole che tramonta rendendosi luminoso. Una intensa emozione che cresce piano piano.
Crosta di pane e aromi di erbe aromatiche aprono il respiro, mentre un zest di limone, fiori di camomilla, salvia e mentuccia regalano freschezza vibrante. Un soffio di gesso ricorda la terra, il finale, accennato di mandorla, chiude con eleganza.
Bollicine finissime, quasi impalpabili, pizzicano come luce sulle onde: verticali, pulite, intense. Una bellezza che si svela sorso dopo sorso, come il tramonto che non smette di incantare. AntiCelebration Cuveé X Dama del Rovere Durello 2017 sboccatura 2024. Dal color oro, luminoso e da un perlage immediatamente fine. Sentori di crosta di pane, mela verde e tante foglia di limone che divengono, col tempo, crostata. In bocca è complesso, ampio, pieno, vegetale con la nota di limone che emerge irruenta, senza infastidire più di tanto, anche grazie a quel perlage così fine da sembrare evanescente seppur funzionale. Si sente l’ottimo lavoro fatto con il vino di base cosa questa che si ritrova nel piacevole, lungo ed intrigante finale di parzialmente amarognolo per via del limone che si fa pompelmo. Una bollicina, perfettamente bilanciata, sfruttabile a tutto pasto. Veramente veramente intrigante e, con la meravigliosa chiusura di bocca, unico. Insomma, uno, anzi, due progetti che sanno di famiglia nel senso più alto di questa parola. Essere felici ed esserlo per Elena, per Maxim, per Alice. Tutti uniti dagli stessi valori. La cantine crescerà, venderemo più vino, avremo qualche premio, ma saremo qua, saremo insieme con gli stessi valori che spero non perderemo. Perché è molto facile di scambiare i valori per per i soldi. Tradire quei principi sarebbe una grandissima sconfitta. Peggiore di qualunque altra. Quella che ho conosciuto è una coppia bellissima, determinata, forte. Forgiata da scelte radicali e complicatissime che solo un amore granitico poteva sostenere. Un viaggio di non ritorno dalla Russia (dove non sono più tornati) per andare, insieme, verso il futuro. Forse un salto nel buio ma, comunque, illuminato dalla luce dei loro occhi. PS Brindare con una bottiglia di AntiCelebration sarà il modo migliore per guardare al Natale con occhi diversi. Se non altro, vi ricorderete di non sprecarne neanche una goccia. Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
27 Novembre, 2025
Castello di Gussago La Santissima conquista quattro prestigiosi WineHunter Awards al Merano WineFestival 2025
Quattro vini di eccellenza premiati tra cui l’Animapura 2018 Franciacorta Brut Nature e il Club Cuvée 2019 Franciacorta Brut Satèn
Stock Spirits Italia è orgogliosa di annunciare un importante traguardo per Castello di Gussago La Santissima (Gussago, Brescia), che ha ottenuto quattro WineHunter Award al prestigioso Merano WineFestival 2025. Questi riconoscimenti confermano la qualità artigianale, la visione enologica d’eccellenza e l’unicità del territorio franciacortino.
I vini premiati sono:
Animapura 2018 Franciacorta Brut Nature Millesimato DOCG: un Franciacorta biologico pas dosé, affinato per almeno 36 mesi sui lieviti, espressione pura dello stile “zero dosage”, ideale per intenditori alla ricerca di autenticità e complessità.
Pomaro 2018 Curtefranca DOC: blend rosso strutturato di Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Carmenère, dal forte legame storico con Gussago, noto per intensità aromatica ed elegante evoluzione.
Club Cuvée 2019 Franciacorta Brut Satèn Millesimato DOCG: 100% Chardonnay, con affinamento di almeno 36 mesi sui lieviti. Satèn elegante e delicato, dal perlage fine e dal profumo floreale, ideale con antipasti raffinati e formaggi freschi.
Nobleblanc S.A. Franciacorta Brut Metodo Classico DOCG: giovane Blanc de Blancs biologico, fresco e informale, prodotto esclusivamente con Chardonnay, perfetto per brindisi e aperitivi eleganti.
Il Colle della Santissima, nel cuore della Franciacorta orientale, è un luogo ricco di storia e vocazione agricola che ha dato vita a questa cantina tra vigneti secolari, coltivazione biologica certificata e un microclima unico che conferisce profili qualitativi elevati ai vini.
Con i quattro premi WineHunter al Merano WineFestival 2025, Castello di Gussago La Santissima consolida la sua posizione come portavoce della Franciacorta che unisce tradizione e innovazione di qualità.
La Redazione
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27 Novembre, 2025
Valtellina Vendemmia 2025: si preannuncia un’annata positiva
Uve di qualità, condizioni climatiche favorevoli e un raccolto promettente con un Nebbiolo vibrante e uno Sforzato tra i migliori degli ultimi anni
Dopo alcune settimane dalla conclusione della vendemmia, i primi dati lasciano intravedere una raccolta di ottima qualità in Valtellina, con un equilibrato sviluppo di zuccheri, acidità e tannini.
L’andamento climatico ha visto un risveglio vegetativo regolare nonostante nevicate tardive in quota e periodi di pioggia e freddo che hanno interessato i germogli. Giugno ha mostrato temperature insolite e meteo altalenante, seguito da un luglio freddo e piovoso, mentre agosto ha rispecchiato condizioni medie stagionali.
L’invaiatura è stata precoce e la raccolta per lo Sforzato di Valtellina DOCG si è conclusa a metà settembre con livelli ideali di zucchero e un corredo polifenolico eccellente. Per il Rosso di Valtellina DOC e il Valtellina Superiore DOCG la raccolta è iniziata a fine settembre per le quote più basse, sospesa per alcune piogge, per poi terminare a ottobre con un clima favorevole caratterizzato da forte escursione termica tra giorno e notte, elemento chiave per la qualità del prodotto.
Andrea Gandossini, Direttore del Consorzio di Tutela
Il clima favorevole ha favorito una vendemmia di qualità. La raccolta manuale permette una selezione attenta che esalta le caratteristiche delle nostre denominazioni. La resa per ettaro è stata inferiore del 15% rispetto alla media.
I primi assaggi evidenziano un Nebbiolo dal colore rosso intenso, tannini vibranti, acidità equilibrata e una maturazione che produce vini con tenori alcolici medi intorno a 13 gradi. Per lo Sforzato, si prospetta una delle migliori annate degli ultimi anni, grazie agli ideali venti freddi e secchi delle Alpi che favoriscono l’appassimento.
Il Presidente Mamete Prevostini ha concluso sottolineando come la forza del terroir e la dedizione dei produttori abbiano permesso alla Valtellina di trasformare una stagione complessa in un’opportunità di valorizzazione delle sue caratteristiche uniche.
Il Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina protegge e promuove i vini delle sue DOCG e IGT, custodendo un territorio alpino con oltre 2.500 km di muretti a secco, ricco di storia e autenticità, sostenuto da iniziative di valorizzazione paesaggistica e sostenibilità.
La Redazione
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27 Novembre, 2025
Il vino parla digitale: Smart Venues debutta a Milano e cambia l’experience
Un’innovativa app intelligente trasforma il modo di scoprire vino e territori, unendo produttori, retailer e consumatori
Dal cuore della Sicilia al palcoscenico milanese: il 24 novembre 2025 è stato presentato a Milano, presso il The Westin Palace, il progetto Smart Venues di Softec SpA, azienda leader nell’innovazione tecnologica e nei servizi digitali per il settore agroalimentare.
Smart Venues offre un’esperienza rivoluzionaria nel mondo del vino e dei prodotti tipici grazie a QR code, app intelligenti e percorsi digitali che consentono al consumatore di accedere a informazioni approfondite sui vini, scoprire le cantine, ricevere consigli personalizzati e diventare protagonista di un ecosistema digitale collaborativo.
Realizzato in collaborazione con l’Enoteca Regionale della Sicilia sede del Sud-Est e supportato da partner come Cerisvi e la capofila Softec SpA, Smart Venues punta a innovare la strategia di go-to-market di brand e retailer, sia in store che nella grande distribuzione. In un mercato in cui la digitalizzazione della GDO è ancora in fase embrionale, il modello phygital si propone come leva strategica per raccogliere dati, valorizzare il racconto del prodotto e offrire al cliente un’esperienza di acquisto più consapevole ed efficiente.
Il progetto Smart Venues for Agrotech Ecosystem—finanziato con fondi europei POC 2014-2020 (CUP G79J18000670007)—intende sostenere la competitività e la trasformazione digitale e sostenibile della filiera agroalimentare siciliana tramite strumenti avanzati di marketing digitale, e-commerce e gestione della relazione cliente.
La Redazione
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27 Novembre, 2025
SPARKLE 2026: a Roma la presentazione e la grande degustazione delle migliori bollicine italiane
92 vini premiati con le “5 Sfere” nella ventiquattresima edizione della Guida ai Migliori Vini Spumanti Secchi Italiani
Sabato 29 novembre 2025, Roma ospita la presentazione di Sparkle 2026, la ventiquattresima edizione della guida ai migliori spumanti secchi italiani, edita dalla storica rivista di enogastronomia Cucina & Vini.
L’evento avrà luogo presso il The Westin Excelsior Hotel (Via Vittorio Veneto, 125) a partire dalle ore 13.30, con la premiazione di 92 etichette insignite delle prestigiose 5 Sfere, selezionate tra le 976 presenti in guida, rappresentanti il meglio delle aziende vitivinicole italiane.
Le regioni più premiate sono la Lombardia con 31 riconoscimenti (29 Franciacorta DOCG, 2 Oltrepò Pavese), seguite da Trentino (21, tutti Trento DOC) e Veneto con 21 premi, distribuiti tra Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Lessini Durello DOC e Asolo Prosecco Superiore DOCG.
Il programma prevede alle 11.30 la presentazione di FORVECARDO, un caglio vegetale innovativo sviluppato dall’Università degli Studi della Tuscia, con degustazioni comparative di formaggi ottenuti con caglio vegetale e animale.
Alle 16:00 prende il via la masterclass sulle bollicine Alta Langa DOCG, con la presenza del presidente del Consorzio Alta Langa, Giovanni Minetti. Contestualmente, si apre la grande degustazione di oltre 200 spumanti secchi italiani, aperta al pubblico, organizzata per territorio.
Sostenuta da importanti brand nazionali e internazionali, l’edizione 2026 vede il tredicesimo anno consecutivo di sponsorship tecnica di Diam, leader nella produzione di tappi in sughero, e il contributo del marchio storico Salumi King’s che, insieme ai grissini Vitavigor, accompagnerà la degustazione. Novità di quest’anno è la partecipazione di MemoryBox, startup toscana che trasforma tappi di bottiglia in oggetti di design personalizzabili.
Info utili
Ingresso SparkleDay: sabato 29 novembre 2025, ore 16-22
Costo: €30 (calice e sacca porta bicchiere inclusi)
Riduzione sommelier: €20 (tessera associativa da presentare in biglietteria)
Ingresso operatori: accredito su richiesta via mail eventi@cucinaevini.it
Biglietteria online: www.shop.cucinaevini.it
Per info: Tel. 06 98872584 – info@cucinaevini.it
La guida cartacea sarà inoltre in vendita su www.shop.cucinaevini.it, mentre online sarà disponibile il racconto esteso dei circa mille vini selezionati.
La Redazione
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27 Novembre, 2025
DERTHONA ON TOUR. Il Timorasso sbarca a Roma
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 27 Ottobre gli ampi spazi del GARUM – MUSEO DELLA CUCINA di Roma hanno ospitato la tappa romana del DERTHONA ON TOUR, Evento promosso dal Consorzio di Tutela dei Vini Tortonesi e organizzato da VINÒFORUM.
18 Aziende per raccontare un vino ma soprattutto un Territorio (o forse un vino che è simbolo di un Territorio).
IL TIMORASSO E DERTHONA O DERTHONA E IL TIMORASSO?
Il Timorasso rischiava di essere solo un lontano ricordo quando nel 1985 Walter Massa decise che era ora di invertire la rotta.
Un solo ettaro su milletrecento, una voce sola fuori dal coro, una voce cui nel 2000 si unirono altre.
Da uno gli ettari divennero tre e oggi sono 440 (330 idonei alla DOC) e da una le voci sono oggi 114.
Quelli che un quarto di secolo fa erano solo mormorii sono oggi un canto corale, il punto di arrivo di un percorso che nel nome DERTHONA (l’antico appellativo della città di Tortona) racchiude un vino un Territorio e una Storia scindendoli in qualche modo dal vitigno e al contempo legandoli a filo doppio con lo stesso.
Un nome per un unicum (come già era per il Barolo e per il Chianti e come dallo scorso anno è per Matelica) da proteggere, comunicare e rispettare in nome della Qualità.
GLI ASSAGGI
Tredici vini, uno per ciascuna delle tredici Aziende che sono riuscito ad assaggiare per ringraziarle tutte e per uscire dal seminato delle mie solite “TOP QUALCOSA” che altrimenti avrebbero necessariamente lasciato qualcuno con la bocca asciutta.
In ogni caso, di Qualità da provare ne avete fin troppa!
Date una letta ai miei personalissimi voli pindarici, criticate, suggerite, condividete e soprattutto…assaggiate!
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “FILARI DI TIMORASSO” 2014 RISERVA, BOVERI LUIGI: olfatto di raffinata aromaticità, che snocciola in ordinata successione anice e lavanda, origano e incenso, ginestra, pompelmo, mandarino, timo, maggiorana, sottili peposità, mandorle, nocciole, idrocarburi pronti all’accensione…
Sorso di sorprendente agilità, mai tronfio, che ripropone i descrittori olfattivi sottolineando le erbe officinali e le mandorle amare su un foglio di luminosa freschezza, lunghissimo.
Da una annata “complessa” un vino che racconta ma che ha in serbo ancora tante altre storie.
89+
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO “PITASSO” 2022, CLAUDIO MARIOTTO: cespugli di macchia mediterranea avvolgono anice, camomilla, miele, zafferano, resine nobili e lavanda in una atmosfera diffusa di idrocarburi.
Sorso austero e verticale, succoso, pieno, salino, con un finale lungo e di grande soddisfazione.
88++/9- Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO TERRE DI LIBARNA “ARCHETIPO” 2018, EZIO POGGIO: con classe e intenzione lascia che il naso si affermi senza essere invadente, regalando gialle sensazioni di ginestra, pesca e albicocca in una atmosfera in cui l’idrocarburo è ben più che sottile presenza.
Il mare e le erbe aromatiche arrivano con calma e introducono a un sorso morbido e sostanzioso, sorretto con leggiadria dalla viva freschezza e da una sapidità di selvatica eleganza.
Chiude lungo e in agilità, suggerendo spezie e dando soddisfazione.
88++ Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “SCALDAPULCE” 2021, BORGOGNO: mele, susine e mandorle precedono fiori d’acacia, biancospino, miele e sensazioni che più che idrocarburi ricordano il puzzo delle pietre sbattute.
Sorso ricco, che riempie e che vede il proprio peso sorretto con sorprendente agilità da solide colonne fresco-sapide che ne sollevano la consistenza conducendoci ad un finale di intensa mineralità.
Da dimenticare in cantina.
90/++ Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA 2020, LA COLOMBERA: un naso che lascia che ginestre e biancospini diano la mano a vegetalità di felce, erbe aromatiche, miele e gessosa mineralità.
Sorso caldo e morbido, di ottima struttura, viva freschezza e decisa sapidità con un finale lungo giocato tra sale e limone.
88- Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “MONTECITORIO” 2022, VIGNETI MASSA: tra mele mature, meloni invernali e ginestre alzano la voce sambuco, salvia e mentuccia, miele e nocciole mentre limoni e ampie ventate pietrose sferzano l’aria.
Sorso pieno, massiccio, caldo, di immediata, svettante freschezza che si espande presto in grandangolari panorami che richiamano i descrittori olfattivi calcando la mano sull’importante sapidità sulla quale poggia il lungo finale.
89– Punti.
– VINO BIANCO MACERATO “POLIEDRO” 2021, VIGNETI REPETTO: non sono un fan dei vini macerati ma qui armonia e complessità si danno di gomito proponendoci un naso di mela cotogna, albicocca matura, zafferano, camomilla, pasta di mandorle, erbe aromatiche, miele, un balsamico che vuole sgattaiolare fuori…
Il sorso è ricco, rotondo, caldo ma tenuto perfettamente verticale dalla viva freschezza, da una sapidità mai doma e da quel tannino che stuzzica la beva ritmando l’assaggio.
Chiude lungo, davvero lungo su note di camino spento e pensieri.
88++ Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO PICCOLO DERTHONA 2024, LA STELLARA: olfatto semplice, lineare e diretto nel sottolineare erbe aromatiche e di campo spingendo poi sui toni dell’agrume.
Il sorso ne evidenzia la gioventù, sottolinea la frutta, indica un equilibrio ancora in divenire e ci lascia con belle speranze per il futuro.
84 Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO “BIANCORNETTO” 2018, TERRE DI SARIZZOLA: al naso si percepisce un coro di albicocca, mandarino, ginestra e nocciola cui si aggiunge un sospiro di mela Granny Smith e il sottofondo marcante dell’idrocarburo.
Il sorso è morbido ma tenuto costantemente vivo dalla verticale freschezza e dall’evidente sapidità, importante ma snello e agile con un lungo e piacevolissimo finale.
88 Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “MUNTÀ (L’É RUMA)” 2022, VIGNETI GIACOMO BOVERI: naso dinamico, scorbutico forse, giallo di mimosa, ginestra e pompelmo, verde di prugna acerba e finocchio selvatico sottende toni di mandorla, note fumé, pietra e un ché di tartufo che sa di rustica eleganza.
Sorso dinamico, stratificato; l’elettrica freschezza e la rullante sapidità ne ritmano l’assaggio giocando con rimandi di roccia e frutta fino alla chiusura che racconta pepe e pasticceria di mandorle.
88++/89- Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA “REGINA” 2022 DAVICO STEFANO: olfatto complesso che spazia dal tè alla scatola di sigari, dallo zest di limone alle erbe officinali, dice di pera e spezie e sottolinea un ché di salmastro.
In bocca mostra solida struttura, al calore associa grande acidità e s’allunga (ma s’allunga s’allunga) su ricordi di frutta secca e dolcezze in una atmosfera elegantemente fumé.
86+/7- Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO “ZERBA ANTICA” 2022 RISERVA, VOLPI: si apre al naso su sentori di frutta gialla (fin troppo matura) prima di raccontare agrumi canditi (anche rossi), miele, fiori d’acacia e accenni di idrocarburo.
Sorso delicato, di compita raffinatezza, materico ma ben snellito da freschezza e verticale sapidità, complessità aromatica pari a quella dell’olfatto e con un finale di rispettabile persistenza.
87 Punti.
– COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO DERTHONA 2016, CASCINA GENTILE: un olfatto complesso e articolato che racconta di pera e albicocca, cera d’api, dolcezze di crema pasticcera e amaritudini di quasi birra, gentilezze di camomilla e rombi di idrocarburi.
In bocca “pesa” ma mostra vibrante acidità e animo profondamente sapido nel ricordare i descrittori olfattivi sottolineando l’idrocarburo e lasciandoci, nell’ultima goccia che sporca il bicchiere, sensazioni di menta, spezie e mandarino.
89- Punti.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE agli Organizzatori e a tutti i Produttori che mi hanno sopportato, è stato un pomeriggio intenso che mi ha consentito di toccare con mano quanto, in un mondo del vino in globale contrazione, il DERTHONA sia eccezione alla regola e quanto, in questo, conti l’avere una rete di giovani Produttori determinati alla crescita di un progetto culturale oltreché enoico.
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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26 Novembre, 2025
30 novembre: un pranzo per supportare la popolazione di Gaza con gli chef Filippo La Mantia e Cesare Battisti
L’iniziativa solidale “RESTA, self-service d’autore” promossa da Azione Contro la Fame si terrà alla Mensa.5 dell’Università Cattolica di Milano con ospiti speciali e musica dal vivo
Dopo oltre due anni di violenze a Gaza, gli operatori di Azione Contro la Fame restano attivi sul campo, portando aiuti vitali alla popolazione. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza di interventi umanitari continui, l’organizzazione presenta l’evento solidale “Resta Umano – Hope for Gaza”, un pranzo domenicale in self-service d’autore, domenica 30 novembre alle 12:30 presso la Mensa.5 dell’Università Cattolica di Milano.
Protagonisti in cucina saranno gli chef di fama Filippo La Mantia e Cesare Battisti, con il dessert firmato dal pasticcere Fabio Longhin della Pasticceria Chiara. Il format, ideato dallo chef Tommaso Arrigoni, unisce solidarietà e sostenibilità utilizzando eccedenze alimentari e donazioni di materie prime, con la collaborazione di numerosi partner e sponsor tra cui ABI Professional, Cielo e Terra, Educatt, e Ferrari Trento.
La giornata prevede anche momenti di musica dal vivo con Francesco Quarna, voce di Summer Camp e Radio DEEJAY, e i Patagarri, band milanese, mentre l’attrice Miriam Candurro leggerà toccanti testimonianze dalla crisi di Gaza.
Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame, invita alla partecipazione sottolineando la responsabilità di restare a fianco della popolazione in difficoltà.
L’evento è aperto a tutti con una donazione minima di 60 euro, comprensiva di servizio e vini. È obbligatoria la prenotazione tramite la pagina dedicata: azionecontrolafame.it/resta.
Le donazioni godono di agevolazioni fiscali secondo normative per le erogazioni liberali.
La Redazione
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